LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: AL VIA LA CAMPAGNA ELETTORALE CON AGGRESSIONE A UN GIORNALISTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 31, 2012

Presentate le liste dei candidati alle consultazione parlamentare da parte del Partija Rehioniv e dell’Opposizione Unita Bat’kivshchyna, con qualche sorpresa e molte conferme. Aggredito il noto reporter della Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Nayem, prima del congresso del Partito del Potere, al quale non hanno potuto partecipare i rappresentanti della stampa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Prima una collisione tra la sua moto e la potente Escort nera, poi la lite vis a vis con una guardia del corpo di un parlamentare, culminata con il sequestro illegale dell’Iphone con cui il noto cronista della Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Nayem, aveva filmato l’accaduto. E’ con questa scena che nella giornata di lunedì, 30 Luglio, si è aperto il Congresso del Partija Rehioniv, nel quale il partito del potere – a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, quasi tutti i Ministri e i governatori degli enti locali – ha stabilito i nomi da inserire nella lista che concorrerà alle prossime Elezioni Parlamentari.

Ospiti sgraditi della kermesse sono stati i giornalisti. Oltre all’aggressione a Nayem – che già in passato è stato minacciato direttamente dal Presidente Janukovych per avere indagato sull’utilizzo del danaro pubblico da parte del Capo dello Stato per la costruzione della lussuosa villa a Mezhyhir’ja – gli operatori della stampa si sono visti negare l’ingresso nell’enorme edificio affittato dal Partija Rehioniv a Kyiv.

Solo i delegati hanno potuto potuto entrare. Essi, dopo circa mezz’ora, hanno potuto visionare la composizione della lista compilata precedentemente dal politbiuro e, in perfetto stile sovietico, hanno ratificato la decisione con una votazione bulgara.

Tra i primi candidati del listino del Partija Rehioniv figurano il Premier, Mykola Azarov, il Vicepremier, Serhij Tihipko, il Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, Andrij Kljujev, e il Capogruppo in Parlamento, Oleksandr Jefremov. A sorpresa, al secondo posto del listino è stata inserita la cantante Tajisa Povalij, che ha dedicato il suo discorso di investitura ad una dichiarazione di assoluta fedeltà al Presidente Janukovych: presente al Congresso nonostante il ruolo di garante della Costituzione da lui ricoperto avesse previsto la sua assenza.

Totalmente differente è apparsa la situazione nel Congresso dell’Opposizione Democratica, che si presenta alle urne come Opposizione Unita “Bat’kivshchyna” – “Patria” in ucraino. La presentazione del listino – composto anch’esso nelle sedi di partito e ratificato all’unanimità dei delegati – è avvenuta in strada, con la presenza della stampa, nel cuore del mattino a pochi passi dal Parlamento, dove poche ore più tardi è stata convocata una seduta plenaria urgente.

A guidare la lista dell’Opposizione Unita sarà Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro e carismatica leader della Rivoluzione Arancione, di recente arrestata per motivi politici. Seguono l’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, l’ex-Vice Premier Oleksandr Turchynov, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: anch’egli detenuto in carcere dopo un processo politico dalla dubbia regolarità.

A sorpresa, l’Opposizione Unita – che con tutta probabilità vedrà cancellata la candidatura della Tymoshenko e di Lucenko per via della loro reclusione – ha candidato anche la moglie dell’ex titolare del dicastero degli Interni, Iryna Lucenko, e il Direttore della televisione TVi, Mykola Knjazhyc’kyj, su cui di recente le Autorità ucraine hanno aperto un fascicolo che potrebbe portare alla chiusura di uno dei pochi canali indipendenti rimasti in Ucraina.

Oltre alla presentazione dei nominativi che compongono le liste, i congressi sono stati anche l’occasione per l’illustrazione dei programmi che le due principali forze politiche – date dai sondaggi appaiate a circa il 20% ex aequo – intendono realizzare in Parlamento. Il Partija Rehioniv, che Governa dal Marzo 2010, ha promesso l’innalzamento del PIL al 5%, stabilità finanziaria e politica, miglioramento dell’immagine dell’Ucraina nel Mondo, e l’integrazione di Kyiv sia con la Russia che con l’Europa.

L’Opposizione Unita ha invece promesso la lotta ad ogni forma dei monopolio in ogni settore dell’economia nazionale, detassazione nei confronti della popolazione, innalzamento degli stipendi minimi per alcune categorie – impiegati, medici, insegnanti ed accademici – facilitazione dell’erogazione dei crediti per gli agricoltori, procedura di impeachment per il Presidente Janukovych, e ripresa del cammino di integrazione con l’Europa con la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – che Bruxelles ha congelato dopo l’arresto politico della Tymoshenko.

L’incognita dei brogli, dell’uninominale e il precedente del 2002

Le Elezioni Parlamentari ucraine rappresentano anche un importante test per l’Ucraina, a cui sono legati i destini geopolitici di Kyiv. Infatti, se la consultazione dovesse essere caratterizzata da brogli ed irregolarità a favore delle Autorità governative – come già accaduto nel corso delle Amministrative del 2010 – l’Ucraina vedrebbe chiusa per sempre la possibilità di entrare in Europa e di avvicinarsi all’Occidente in tempi brevi.

Qualora la consultazione dovesse svolgersi in maniera regolare, a decidere la maggioranza politica potrebbe essere l’esito della consultazione nei i collegi uninominali, nei quali sono eletti la metà dei Parlamentari. Molti tra i candidati indipendenti che prendono parte alla consultazione possono infatti scegliere se entrare a far parte di una o dell’altra coalizione.

Nel 2002, l’ultimo anno in cui in Ucraina si è votato con simile sistema, i candidati eletti nell’uninominale hanno aderito in massa allo schieramento filo-presidenziale, e hanno così consegnato all’allora Capo di Stato, Leonid Kuchma, la maggioranza nonostante le urne avessero consegnato più voti al Partito di opposizione liberale e filo-occidentale Nasha Ukrajina, guidato dal futuro presidente arancione Viktor Jushchenko.

Matteo Cazzulani

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ROMANIA: FALLITO IL TENTATIVO DI SOSTITUZIONE DI BASESCU E DI RIPOSIZIONAMENTO ENERGETICO DI BUCAREST IN EUROPA

Posted in Balcani by matteocazzulani on July 30, 2012

Il referendum per le dimissioni anticipate del Presidente romeno voluto dal Premier socialista, Victor Ponta, non ottiene il quorum richiesto per la validità della consultazione. Esulta l’Unione Europea per il mantenimento della democrazia nel Paese. Gli aspetti economico-energetici della lotta ai vertici del Paese 

Il Presidente romeno, Traian Basescu

Per sconvolgere l’assetto politico del Paese ed ottenere al più presto l’insediamento di un nuovo Capo dello Stato in Romania non sono bastati nemmeno i seggi all’estero e quelli organizzati ad hoc sulle spiagge, nei ristoranti e nei bar del litorale del Mar Nero per raccogliere il massimo numero di voti possibile. Nella giornata di Domenica, 29 Luglio, solo il 45,91% degli elettori si è recato alle urne per prendere parte al referendum riguardante le dimissioni del Presidente della Romania, Traian Basescu.

Secondo i dati della Commissione Elettorale Centrale, della bassa percentuale di votanti – per essere valida la consultazione richiedeva un quorum minimo pari al 50% degli aventi diritto – l’84% degli elettori si è comunque dichiarato a favore dell’interruzione del mandato del Capo dello Stato.

Basescu è stato accusato di abuso d’ufficio dal Primo Ministro, Victor Ponta: leader di una maggioranza parlamentare socialista-liberale che, appena insediata, ha fin da subito cercato di allontanare dalla Prima Carica del Paese un Presidente appartenente a un diverso schieramento politico.

La campagna referendaria che ha preceduto la consultazione si è caratterizzata per toni decisamente aspri. Ponta ha evidenziato il valore simbolico della consultazione, e ha presentato le dimissioni anticipate di Basescu come un atto necessario per il mantenimento del rispetto delle regole e della divisione dei poteri.

Il Presidente, dal canto suo, ha sottolineato come la manovra del Premier fosse un chiaro esempio di colpo di Stato mirante a criminalizzare la Prima Carica della Romania per via di scelte politiche.

Soddisfazione per l’esito del referendum è stata espressa dall’Unione Europea, che, a più riprese, ha ritenuto l’iniziativa della maggioranza socialista-liberale un procedimento contrario alle regole della democrazia.

In particolare, la Commissione Europea ha aperto un’indagine relativa al comportamento dell’esecutivo romeno dopo la decisione di Ponta di privare la Corte Costituzionale di alcuni suoi poteri a favore dell’esecutivo, e il vano tentativo della maggioranza socialista di eliminare l’obbligo del quorum minimo per rendere valido il referendum sulle dimissioni di Basescu.

La questione del referendum interessa questioni di carattere politico, economico, e, sopratutto, energetico. L’avvio della procedura di impeachment ha avuto luogo agli inizi di Luglio, dopo che il Premier Ponta è stato accusato di plagio e corruzione.

Per distogliere l’attenzione su di se, il Premier socialista non solo ha portato la coalizione di centrosinistra a votare l’avvio della procedura di impeachment per Basescu, ma ha anche provveduto a sostituire i Presidenti di Camera e Senato a colpi di maggioranza.

La Romania è un Paese in preda a problemi finanziari di notevole gravità. In seguito all’erogazione di un prestito di 26 Miliardi di Dollari dal Fondo Monetario Internazionale, necessario per superare la crisi economica, i Governi dell’Amministrazione Basescu sono stati costretti ad intraprendere una politica di austerità caratterizzata da decisioni fortemente impopolari, come l’incremento dell’IVA e un taglio netto delle pensioni.

Ponta, divenuto Premier dopo la caduta dei Governi Boca ed Ungureanu – di orientamento moderato, così come Basescu – si è detto contrario alle manovre finanziarie intraprese dai precedenti Esecutivi, e per non pagare l’alto prezzo politico derivante dall’austerità imposta dagli obblighi internazionali ha fatto il possibile per sollevare il Capo dello Stato dalle sue competenze prima della scadenza naturale del suo mandato.

Una questione anche di gas

Sul lato energetico, Basescu ha avviato un piano di sfruttamento intensivo dei giacimenti di gas e greggio presenti nel sottosuolo romeno e nella acque territoriali della Romania del Mar Nero per diminuire la dipendenza di Bucarest dalle forniture della Russia, che, ad oggi, soddisfano circa l’80% del fabbisogno del Paese.

Inoltre, il Presidente romeno ha sostenuto con determinazione la politica energetica comune varata dalla Commissione Europea per implementare la sicurezza energetica dell’UE.

A più riprese, egli ha inoltre sostenuto la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dall’Unione Europea per trasportare direttamente nel Vecchio Continente gas di provenienza centro-asiatica, e diversificare gli approvvigionamenti energetici da quelli controllati direttamente dal monopolista russo, Gazprom.

Differente sulla questione è stato il comportamento di Ponta. Il Premier socialista ha infatti cavalcato l’onda ecologista, e ha posto un veto sia ai progetti di ricerca di nuovi giacimenti voluti da Basescu, sia all’avvio delle procedure per l’individuazione di possibili riserve di gas non-convenzionale in territorio romeno.

Inoltre, Ponta non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale sul Nabucco, né ha mai palesemente contrastato la realizzazione del gasdotto Southstream: progetto alternativo alla conduttura dalla verdiana denominazione, varato dalla Russia per impedire all’UE l’accesso diretto alle riserve di gas di Azerbajdzhan e Turkmenistan.

Letta dal punto di vista energetico, la politica di Basescu è decisamente in linea con la filosofia della Commissione Europea orientata alla diversificazione delle forniture di gas e greggio per il Vecchio Continente, e garantisce il mantenimento della sicurezza nazionale della Romania e, più in generale, di tutti i Paesi dell’UE.

Le manovre di Ponta sono invece ascrivibili ad una politica di corto raggio che accetta il ruolo della Russia come unico fornitore di gas all’Europa, e mira unicamente all’ottenimento da parte di Mosca di sconti sulle tariffe per l’acquisto di oro blu.

L’atteggiamento di Ponta, poco coraggioso e lungimirante, mette a serio repentaglio la realizzazione dei piani energetici della Commissione Europea, e rischia di lasciare il Vecchio Continente dipendente da un solo fornitore di oro blu.

Questa situazione è fortemente rischiosa, sopratutto se si considera la sempre crescente domanda di gas che, secondo le stime dei più autorevoli centri di studio, proverrà nei prossimi anni dalle economie dei Paesi UE.

Matteo Cazzulani

Andrij Shevchenko entra in politica: siedera in Parlamento con i fuoriusciti dalla coalizione arancione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 29, 2012

L’ex centravanti di Milan e Chelsea aderisce al partito Ukrajina Vpered di Natalija Korolevs’ka. Le motivazioni della scelta del Pallone d’Oro UEFA 2004

Mens sana in corpore sano e il motto che guiderà la carriera politica di Andrij Shevchenko. L’ex-centravanti di Milan e Chelsea ha infatti deciso di appendere le scarpe al chiodo e, forte dell’ampia popolarità goduta in Ucraina, nella giornata di sabato, 28 Luglio, ha dichiarato la sua discesa in campo nel partito Ukrajina Vpered di Natalija Korolevs’ka.

“Ho deciso di impegnarmi per il bene della mia gente – ha dichiarato Shevchenko – voglio realizzare me stesso in un ambito in cui c’e bisogno per migliorare l’Ucraina grazie alla mia esperienza accumulata in Europa”.

Per Sheva, com’è noto in Italia il centravanti, l’elezione in Parlamento e quasi una certezza, dal momento in cui con tutta probabilità occuperà la seconda posizione nelle liste di Ukrajina Vpered alle prossime Elezioni Parlamentari.

Qualora la forza politica dovesse riuscire a superare lo sbarramento del 5% – gli ultimi sondaggi danno Ukrajina Vpered al 4,7% – Shevchenko Sara ufficialmente Deputato e, in base alle promesse enunciate durante la conferenza stampa con la quale ha annunciato il suo ingresso in politica, potrà impegnarsi per migliorare la sfera sociale e sportiva della nazione.

Il partito scelto dal Pallone d’Oro UEFA 2004 appartiene all’opposizione arancione. Fino allo scorso inverno, con il nome Partito Socialdemocratico Ucraino, Ukrajina Vpered e appartenuto al Blocco di Julija Tymoshenko assieme a Bat’kivshchyna – la forza partitica della Leader dell’Opposizione Democratica.

Venuta meno l’eroina della Rivoluzione Arancione dalla scena politica, a causa dell’arresto di cui e stata vittima, la Leader dei socialdemocratici Korolevs’ka ha deciso di intraprendere un percorso separato rispetto a quello dei più stretti sostenitori della Tymoshenko.

Fino a poco dalla comunicazione della notizia voci avevano ventilato l’ipotesi dell’ingresso di Shevchenko nel Partito UDAR del pugile Vitalij Klichko, ma il centravanti ex-Milan ha preferito declinare l’ipotesi, motivando la sua scelta con la necessita di non creare in Ucraina un partito degli sportivi, che nelle urne avrebbe potuto contare solo su un’alta popolarità, ma non sulla professionalizza dei suoi candidati.

Il legame con Berlusconi alla base della scelta di Sheva

Singolare e stata la spiegazione alla scelta di Shevchenko data dal noto politologo Vadym Karas’ov. Egli ha infatti sottolineato come il centravanti ucraino abbia reso omaggio ai tempi passati nel Milan e, in maniera particolare, alla sua amicizia con l’ex-Presidente del Consiglio e della squadra meneghina, Silvio Berlusconi.

Ukrajina Vpered e la traduzione ucraina di Forza Italia – letteralmente sarebbe traducibile come “Ucraina Avanti” – la forza politica con la quale Berlusconi e sceso in politica e, fino al 2008, ha rappresentato la forza principale nell’arco parlamentare italiano.

Oltre che sul piano professionale, il rapporto tra Shevchenko e Berlusconi e stato molto stretto anche dal punto di vista umano. L’ex-Premier italiano e stato infatti molto legato al suo campione ucraino, al punto da esprimere enorme felicita per la scelta di Sheva di tornare a giocare nel Milan dopo l’esperienza maturata a Londra nel Chelsea dell’oligarca russo Roman Abramovich.

Matteo Cazzulani

Julija Tymoshenko senza più cure mediche. L’eroina della Rivoluzione Arancione torna in galera

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 28, 2012

Il Ministero della Salute ucraino impone il ritorno in carcere della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina per avvenuta guarigione. Protestano la difesa e i medici tedeschi incaricati dalla Comunità Internazionale di curare l’ex-Primo Ministro dall’ernia al disco di cui e affetta dal momento della sua reclusione

Indietro in galera nel breve tempo, senza cure ne contatti con il Mondo. Nella giornata di venerdì, 27 Luglio, il Ministro della Sanità ucraino, Rajisa Bohatyr’ova, ha dichiarato ufficialmente la fine delle cure mediche alla Leader dell’Opposizione Democratica presso l’Ospedale dei Ferrovieri di Kharkiv, e il rientro dell’ex-Primo Ministro in carcere per scontare la pena di sette anni di reclusione in isolamento per la firma nel Gennaio 2009 di accordi con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato.

Secondo la Bohatyr’ova, sia la commissione medica incaricata dalle Autorità ucraine, che il pool di specialisti internazionali – autorizzati a curare la Tymoshenko dopo lunghe e forti pressioni su Kyiv da parte della Comunità Internazionale – hanno dato il via libera al ritorno della Leader dell’Opposizione Democratica in carcere per avvenuta guarigione.

Inoltre, il Ministro della Salute ucraino ha illustrato la possibilità per l’eroina della Rivoluzione Arancione di presenziare fisicamente alle prossime sedute dei due processi aperti a suo carico: il ricorso in Cassazione per la sentenza sugli accordi del 2009 e il procedimento aperto a suo carico per malversazione finanziaria durante la presidenza del colosso energetico JEESU, alla meta degli anni Novanta.

Proteste sono state espresse dall’avvocato difensore, Serhij Vlasenko, che ha evidenziato come la sua assistita non sia affatto guarita dall’ernia al disco di cui e affetta e che, al contrario, sulla pelle della Tymoshenko sono comparsi lividi di notevole estensione riconducibili ad una forte allergia.

Inoltre, Vlasenko ha ritenuto una mossa esclusivamente politica la decisione di ricondurre in carcere la Leader dell’Opposizione Democratica. Priva del permesso di ricevere cure mediche in ospedale, la Tymoshenko e ora obbligata a presenziare in Tribunale, e, a detta del suo Avvocato, nulla esclude che l’anima della Rivoluzione Arancione possa essere portata in Aula con l’uso della forza.

Scettici nei confronti delle parole del Ministro della Salute ucraino si sono dimostrati anche i medici tedeschi, che hanno organizzato una spedizione urgente per sincerarsi delle effettive condizioni della Tymoshenko.

La delegazione di specialisti dalla Germania, che ha negato di avere dato l’ok al ritorno della Leader dell’Opposizione Democratica in carcere per questioni sanitarie, e composta da un neurologo, da un fisioterapista, e dal Direttore della clinica Charite di Berlino, Karl Max Einhaepul.

Impossibilitata a coordinare la vita politica degli arancioni

Oltre all’aspetto legato alle condizioni di salute, per la Tymoshenko difficile e anche la situazione legata ai contatti umani. Nella giornata di mercoledì, 25 Luglio, le Autorità carcerarie hanno vietato alla Leader dell’Opposizione Democratica di ricevere visite per avere consumato il tempo concessole per gli incontri con persone terze.

L’ex-Primo Ministro dovrà così rinunciare alle visite della figlia, dei Politici di spicco europei – che non perdono occasione di rendere visita alla Tymoshenko per sincerarsi delle condizioni di salute dell’anima della Rivoluzione Arancione – e dei colleghi dell’Opposizione Democratica, che con l’ex-Primo Ministro si stanno coordinando per la campagna elettorale per le prossime Elezioni Parlamentari.

Julija Tymoshenko e il suo entourage hanno rigettato la responsabilità dell’arresto – maturato dopo un processo farsa costruito su prove false e celebrato senza concedere alla difesa la possibilità di avvalessi dei propri diritti – sull’establishment del Presidente, Viktor Janukovych.

L’Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Canada, Australia, e principali ONG internazionali indipendenti a più riprese hanno contestato il Presidente Janukovych per gli arresti politici della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica.

Dinnanzi al regresso democratico ucraino, la Commissione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un accordo con cui Bruxelles avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Norvegia, Islanda e Svizzera.

Matteo Cazzulani

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Lo Scudo Spaziale NATO in Europa al via ufficiale

Posted in NATO by matteocazzulani on July 27, 2012

Il Ministro della Difesa USA, Leo Panetta, conferma la presenza di soldati statunitensi in Polonia per avviare la realizzazione del progetto di difesa antimissilistico dell’Alleanza Atlantica per prevenire minacce da Oriente. La Corsa alla Casa Bianca sullo sfondo della decisione di Washington

I soldati americani saranno presenti in Europa per tutelare la NATO da possibili invasioni e provocazioni militari da parte di regimi autocratici. La notizia e stata comunicata nella giornata di giovedì, 26 Luglio, nel corso dell’incontro a Washington tra il Ministro della Difesa USA, Leo Panetta, e il suo collega polacco, Tomasz Siemoniak.

I due esponenti politici hanno reso noto il progetto di dislocamento in Polonia di un’unita di 20 soldati USA appartenenti alle forze dell’aviazione e, assieme ad essi, di velivoli di categoria F-16 ed Hercules.

Come illustrato da Panetta, la presenza dei soldati americani e finalizzata alla realizzazione del progetto dello Scudo Spaziale NATO: un sistema di difesa antimissilistico che prevede la dislocazione di una postazione radar in Romania, e di missili in Turchia e Polonia per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti da Iran e Corea del Nord.

“La presenza dell’esercito USA in Polonia apre una nuova fase nei rapporti tra Washington e Varsavia – ha dichiarato il Ministero della Difesa statunitense con una nota. “E un piccolo passo, ma importante dal punto di vista politico” ha commentato Siemoniak.

La decisione di dislocare un contingente militare in Polonia certifica la volontà degli Stati Uniti di procedere con la realizzazione del progetto di difesa antimissilistica, nonostante le opposizioni in campo internazionale della Russia.

Mosca considera la presenza di oggetti militari NATO contraria ai suoi disegni politici orientati al ristabilimento dell’egemonia politica, economica ed energetica del Cremlino nello spazio ex-sovietico e in Europa Centro-Orientale.

Per questa ragione, la Russia ha provveduto alla realizzazione di un simile progetto balistico orientato contro l’Europa, costituito da una postazione radar e una batteria di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

La decisione delle Autorità americane di implementare la realizzazione dello scudo spaziale in Europa e tuttavia legata alle logiche della campagna elettorale USA. Il candidato alla presidenza repubblicano, Mitt Romney, ha infatti criticato il Capo di Stato democratico, Barack Obama, per avere sacrificato la stretta alleanza con i polacchi per cercare di stabilire una collaborazione con la Russia impossibile da realizzare.

A differenza di Obama – che ha basato la politica estera della sua Amministrazione sulla ricerca del dialogo con Mosca e con altri regimi autocratici del pianeta, come l’Iran – Romney ha apertamente ritenuto la Russia il principale fattore destabilizzante in Europa: una superpotenza che si avvale delle risorse energetiche per imporre la propria egemonia politica in aree di interesse strategico per l’Occidente.

Le tappe precedenti dello Scudo Spaziale

A dimostrazione delle critiche di Romney e la storia legata allo scudo antimissilistico. Concepito negli anni 80 dall’Amministrazione repubblicana di Ronald Reagan per contrastare i simili progetti balistici dell’Unione Sovietica, il piano di difesa antimissilistica e stato affinato dal Presidente George W. Bush, che ha pianificato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca ed il dislocamento di missili Patriot in Polonia.

Con la salita al potere dei democratici, il Presidente Obama nel 2009 ha cancellato i contratti già firmati con Polonia e Repubblica Ceca, ed ha contestualizzato lo scudo spaziale nell’ambito della NATO, con il posizionamento di una stazione radar in Romania ed intercettori privi di capacita offensiva ubicati a rotazione tra la stessa Romania, Turchia e Polonia.

Proteste contro la decisione di Obama sono state espresse da Varsavia e Praga. Esse hanno accettato la presenza degli elementi del sistema di difesa antimissilistico in seguito all’aggressione militare della Russia alla Georgia: un fatto che ha dimostrato quanto la Russia sia oggi una potenza dalle vive velleità imperiali, pronta a fronteggiare i Paesi contrari a piegassi ai suoi disegni egemonici anche con l’arma della violenza e dell’aggressione militare.

Matteo Cazzulani

TRA L’UE E LA RUSSIA L’UCRAINA SCEGLIE IL CREMLINO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 26, 2012

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento l’Accordo per l’ingresso di Kyiv nella Zona di Libero Scambio CSI assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Kygyzstan ed Armenia. Motivazioni politico-energetiche alla base dell’adesione di Kyiv al progetto di integrazione sovranazionale voluto da Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Buon viso a cattivo gioco cercando di mantenere un piede in due scarpe, ma difatti la scelta è stata compiuta e l’Ucraina punta dritto tra le braccia della Russia. Nella giornata di martedì, 24 Luglio, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento la ratifica dell’accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: un progetto ideato e voluto dalla Russia per estendere la propria egemonia economica nello spazio ex-sovietico, e consolidare lo status del Cremlino di leader politico della regione dell’ex-URSS.

Secondo il calendario dei lavori della Rada, il provvedimento sarà esaminato in una delle ultime sedute dell’attuale legislatura, dove la maggioranza, composta da un patto di ferro tra comunisti e il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui, oltre al Presidente Janukovych, appartengono anche il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha già dichiarato di votare a favore dell’ingresso di Kyiv nel progetto economico di Mosca.

La decisione di Janukovych di porre ai voti il documento per ottenerne un’approvazione certa dimostra l’avvenuta scelta di campo tra l’Europa e l’Eurasia del Presidente ucraino. Finora, il Capo dello Stato si è sempre barcamenato tra la Russia e l’Unione Europea, ed ha cercato fino all’ultimo di mantenere attuali entrambi i fronti della sua politica estera.

Tale condotta è stata attuata fino a pochi giorni dalla registrazione dell’Accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI. Nella giornata di lunedì, 23 Luglio, il Ministro degli esteri di Kyiv, Kostjantyn Hryshchenko e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, hanno firmato un documento per la facilitazione del rilascio dei visti Schengen ai cittadini ucraini.

La settimana precedente, l’Amministrazione di Janukovych ha dato enorme risalto alla conclusione della stesura del testo dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio UE-Ucraina, annunciata dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Petro Poroshenko. Tuttavia, a riguardo è pervenuta la pronta rettifica da parte della Commissione Europea, che ha sottolineato come l’entrata in vigore dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio sia strettamente legata alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Con questo documento, Kyiv avrebbe ottenuto lo status di partner privilegiato dell’UE – oggi goduto da Norvegia, Islanda e Svizzera – ma esso è stato congelato da Bruxelles per via degli arresti politici a carico degli esponenti dell’Opposizione Democratica.

E’ dinnanzi alle proteste dell’Europa per l’assenza di democrazia sulle Rive del Dnipro che Janukovych ha scelto Mosca anziché Bruxelles, ed ha portato l’Ucraina nella sfera di influenza economica di Mosca assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Armenia e Kyrgyzstan: gli altri Paesi che hanno già ratificato l’ingresso nella Zona di Libero Scambio CSI.

Oltre che ai malumori dell’Occidente dinnanzi alle repressioni a carico degli arancioni, a motivare quella che appare non solo come una scelta di campo ben precisa, ma anche come una sconfitta diplomatica delle Autorità ucraine – Janukovych ha sempre richiesto l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI previo mantenimento di una cospicua autonomia che nel documento registrato alla Rada non è prevista – sono altri due fattori.

Il primo è legato alla volontà di Janukovych di mantenere il controllo del Paese per mezzo di metodi autoritari: se Kyiv avesse optato per la piena integrazione nell’Unione Europea, il Presidente ucraino avrebbe dovuto attenersi al rispetto della democrazia e del pluralismo partitico. Nella CSI, Janukovych può invece contare sulla compagnia del dittatore bielorusso, Aljaksandr Lukashenka, del regime di Alma Ata e della stessa Russia di Putin: noti per avere in più occasioni messo a tacere il dissenso con metodi poco leciti ed imbavagliato la stampa con l’uso della forza e del terrore.

La seconda motivazione riguarda il gas. Da tempo, l’Ucraina sta cercando di ottenere dal monopolista russo, Gazprom, uno sconto sulle forniture di oro blu che oggi Kyiv, per precisa scelta politica di Mosca, paga secondo un tariffario più caro rispetto a quello imposto dal Cremlino a Paesi alleati come Germania e Francia.

In più occasioni, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha lasciato intendere che Janukovych può sperare in un ribasso delle tariffe solo in seguito a concessioni alla Russia in termini politici, come il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero fino al 2042 – concessa dal Capo dello Stato ucraino nel Maggio del 2010 in cambio di un risibile sconto sulla bolletta del gas – e, per l’appunto, l’ingresso dell’Ucraina nei progetti di integrazione sovranazionali di Mosca.

I rischi per l’Europa

La Commissione Europea ha comunicato la complementarietà tra la Zona di Libero Scambio CSI e quella tra UE ed Ucraina, ma l’ingresso di Kyiv nel progetto di Mosca rappresenta un dato politico tanto chiaro quanto pericoloso per l’interesse geopolitico del Vecchio Continente. Con l’inglobamento dell’Ucraina, la Russia può autenticarsi come una superpotenza mondiale in grado di estromettere l’Europa da un Mondo sempre più globalizzato, in cui i principali attori sono Cina, India, Sud Africa, Brasile e, sempre meno, gli Stati Uniti d’America.

Dopo quattro anni di politica estera morbida, che ha portato il faro della democrazia nel Mondo a diventare il paladino dello sterile dialogo con i peggiori dittatori della terra, senza se e senza ma, Washington ha notevolmente indebolito la sua presenza in Europa Centro-Orientale, ed ha permesso alla Russia di realizzare i propri disegni geopolitici in teatri cruciali per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea, come Caucaso e Bacino del Mar Nero.

Senza dubbio, oltre alle tendenze autoritarie, e alla nostalgia per i tempi e i costumi politici dell’Unione Sovietica, a permettere a Janukovych di scegliere Mosca anziché Bruxelles è stata anche la debolezza del Presidente USA, Barack Obama.

L’Amministrazione democratica della Casa Bianca avrebbe dovuto leggere meglio la situazione geopolitica mondiale, e comprendere che l’unica possibilità di successo per le economie dell’Occidente è il consolidamento di uno stretto asse atlantico tra Bruxelles e Washington capace di concorrere con le cosiddette economie emergenti in nome di solidi principi, come il libero mercato e il rispetto della democrazia e dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: GAZPROM TAGLIA LE FORNITURE ANCHE AL SINDACO “RIBELLE”

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 25, 2012

Il monopolista russo del gas pone fine all’invio di oro blu all’unica città governata da un Primo Cittadino non appartenente al Partito del Presidente Putin. Continua l’accerchiamento energetico di Polonia e Ucraina e la divisione dell’Unione Europea tra Paesi privilegiati e Stati avversati per ragioni politiche

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un codice etico per ripulire le coscienze e meglio apparire dinnanzi alla Comunità Occidentale. Nella giornata di martedì, 24 Luglio, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha deciso l’adozione di un modus operandi interno all’azienda basato sulla trasparenza e sulla correttezza.

Come riporta un comunicato ufficiale, il monopolista russo intende avviare una lotta alla corruzione, al nepotismo, e all’infiltrazione della politica nel sistema di governo dell’azienda. Nello specifico, presso Gazprom saranno vietate le assunzioni su raccomandazione, e il possesso da parte dei dipendenti e dei soci di azioni di altri enti energetici concorrenti al grande monopolista.

Nonostante le buone intenzioni, Gazprom ha tuttavia dimostrato di non avere intenzione alcuna di mettere in pratica le linee guida adottate con il solenne comunicato “etico”. Tuttavia, il monopolista del gas è rimasto il braccio politico del Cremlino, di cui le Autorità russe continuano a servirsi con estrema puntualità per realizzare i propri scopi sia sul piano interno che su quello estero.

Lunedì, 23 Luglio, la città di Jaroslav è stata privata dei rifornimenti di gas, dell’elettricità e persino dell’acqua calda. A nulla è servito l’appello del Sindaco, Jevhenij Urlashov, che ha chiesto invano al Presidente, Vladimir Putin, un intervento urgente per permettere alla città di riavviare le proprie attività, ed evitare il nascere di proteste di piazza contro le precarie condizioni.

Quello di Jaroslav è il primo caso di utilizzo politico dell’arma energetica anche sul piano interno. Urlashov è infatti l’unico Primo Cittadino di un centro abitato russo ad essere riuscito a battere il Candidato del Partito del Potere, Russia Unita, a cui appartiene il Presidente Putin, il Primo Ministro, Dmitrij Medvedev, tutti i Ministri e i Sindaci delle altre città.

Nonostante il riconoscimento formale dell’elezione di Urlashov, Russia Unita ha promesso fin da subito una pronta risposta, e ha promesso alla “città ribelle” un’adeguata risposta in tempi brevi.

Sul piano estero, il caso più evidente della condotta politica di Gazprom è quello dei rapporti con la Polonia, a cui il monopolista russo impone un tariffario per l’importazione di gas superiore a quello applicato a Paesi geograficamente più lontani, ma politicamente più vicini a Mosca, come Germania e Francia.

Sempre lunedì, 23 Luglio, il monopolista russo ha dichiarato la non-volontà di concedere sconti al colosso polacco PGNiG per non privare il Cremlino di una carta preziosa con cui ricattare la Polonia sul piano politico e, sopratutto, per non creare un precedente che possa giocare a favore dell’Ucraina.

Similmente alla PGNiG, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz è infatti scontenta dell’alto tariffario che è costretta a pagare, e, a più riprese, ha richiesto una revisione dei contratti a Gazprom, senza tuttavia riuscire a sbloccare la situazione.

Come riportato dal Kommersant” Ukrajina, Gazprom considera polacchi e ucraini due popoli energicamente accerchiati e, quindi, di secondaria importanza nella rinegoziazione dei contratti con i principali enti del Vecchio Continente.

A pesare sulla posizione di Varsavia e Kyiv è la costruzione del NordStream: un gasdotto ubicato sul fondale del Mar Baltico, realizzato da una joint venture composta da Gazprom, dalla compagnia nazionale tedesca E.On, da quella francese Suez-Gaz de France e da quella olandese Gasunie per trasportare gas russo dalla Russia alla Germania, e bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino come, per l’appunto, Polonia, Ucraina e Lituania.

La Coppa dei Campioni per mascherare un disegno politico anti-europeo

La condotta di Gazprom non può non riguardare l’Europa e, in modo particolare, l’Italia. Il monopolista russo del gas detiene infatti il controllo dell’80% del gas inviato in Unione Europea per soddisfare il fabbisogno dei 27 Paesi membri, e, in virtù di una politica orientata al mantenimento dell’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente, gestisce anche buona parte dei gasdotti di Stati UE, quali Germania, Slovacchia, Austria e Francia.

Per ingraziarsi l’opinione pubblica dell’Europa, e nascondere la politica discriminatoria attuata nei confronti di Polonia, Ucraina e Lituania per dividere l’UE al suo interno, di recente Gazprom ha ottenuto la sponsorizzazione della UEFA Champions’ League: una mossa di notevole importanza, in quanto il monopolista russo avrà il diritto di porre il proprio marchio a corredo di ogni partita della manifestazione continentale di calcio più importante e più seguita dagli sportivi.

Matteo Cazzulani

Caso Julija Tymoshenko 2: ennesimo rinvio del processo all’eroina della Rivoluzione Arancione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 24, 2012

Il Giudice, Kostjantyn Sadovs’kyj, ha rigettato le richieste della Difesa per la continuazione del procedimento a carico della Leader dell’Opposizione Democratica. Le proteste degli avvocati e della Comunità Internazionale

Il processo politico più noto in Europa e giunto al quarto rinvio dopo quattro tentativi di continuare le sedute in assenza dell’imputata. Nella giornata di lunedì, 23 Luglio, il secondo procedimento a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e stato spostato per impossibilita di procedere a causa della mancata presenza dell’ex-Primo Ministro.

Il giudice, Kostjantyn Sadovs’kyj, ha accolto le richieste dell’Accusa di aggiornare il processo al momento in cui la Tymoshenko può presenziare in aula per rispondere delle imputazioni mosse a suo carico.

Inoltre, il Magistrato ha inserito nelle prove un referto medico delle Autorità carcerarie che certifica la cronicità dell’ernia al disco della Leader dell’Opposizione Democratica e ritiene lo stato di salute dell’eroina della Rivoluzione Arancione sufficientemente buono per potere presenziare in Aula.

Rigettate sono state invece le richieste della Difesa e della stessa Tymoshenko, che, con una dichiarazione personale, ha invitato la Corte a procedere all’esame del caso in sua assenza.

La Leader dell’Opposizione Democratica ha aggiunto di accettare la sua presenza in aula solo previo parere positivo dei medici tedeschi che, dopo una pressione notevole della Comunità Internazionale sulle Autorità ucraine, hanno ottenuto il permesso di curare l’ex-Primo Ministro, ma che in questo periodo non si trovano in Ucraina.

Proteste sono state espresse dagli Avvocati difensori. Serhij Vlasenko ha ritenuto inaccettabile il comportamento del giudice, ed ha aggiunto la notizia secondo la quale la Tymoshenko e affetta da una malattia dermatologica che avrebbe interessato parte degli arti e che si starebbe rapidamente espandendo in tutto il corpo.

L’altro difensore, Oleksandr Plakhotnjuk, ha lamentato l’impossibilita di prendere visione con l’imputata dei capi di accusa per via dello stretto regime a cui la Tymoshenko e costretta dalle Autorità Carcerarie.

Julia Tymoshenko e accusata di malversazione fiscale per 85 Mila Dollari durante la presidenza del colossocenergetico JEESU: una pagina della storia personale della Leader dell’Opposizione Democratica avvenuta nella meta degli anni Novanta, quando ancora l’ex-Primo Ministro non aveva avviato la sua carriera politica.

Julija in carcere, l’Ucraina lontano dall’UE

Nota in Occidente per la bionda treccia e per vere guidato il processo democratico ucraino nel 2004 passato alla storia come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko e detenuta dall’11 Ottobre per scontare una condanna a sette anni di reclusione in isolamento per la firma di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Il processo e avvenuto in maniera irregolare, con la Difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, prove a sostegno delle imputazioni costruite ad hoc – alcune delle quali addirittura datate 31 Aprile – e l’ex-Primo Ministro detenuta preventivamente dal 5 Agosto.

La Comunità internazionale ha contestato il procedimento, sottolineando la natura politica delle accuse, dalle quali si evince che il processo Tymoshenko e motivato dalla volontà di rinchiudere in carcere una delle figure di spicco del dissenso ucraino e di eliminare dalla competizione la più forte concorrente dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Inoltre, l’Ucraina in seguito al procedimento a carico dell’ex-Primo Ministro ha registrato un isolamento internazionale sensibile: l’Unione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione – documento con cui Bruxelles avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Norvegia, Islanda e Svizzera.

Inoltre, USA, Canada, Australia, e altri Paesi NATO – con l’eccezione di Polonia e Slovacchia per ovvi motivi di buon vicinato – hanno rifiutato di incontrare Janukovych persino nel corso dei più importanti vertici bilaterali.

Condanna a Janukovych e a quella che rappresenta la più evidente dimostrazione del regresso democratico in Ucraina e stata espressa anche da Freedom House, Amnesty International e dale altre più importanti Organizzazioni Internazionali Indipendenti.

Matteo Cazzulani

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In Georgia Saakashvili nomina un nuovo governo a poco tempo dalle Elezioni Parlamentari

Posted in Georgia by matteocazzulani on July 23, 2012

Il Presidente georgiano nomina un suo uomo di fiducia, l’ex-Ministro degli Interni Vano Merabishvili, alla guida di un ‘esecutivo con lo scopo di combattere la disoccupazione e realizzare politiche sociali. Le motivazioni della scelta del Capo dello Stato a poco dalle consultazioni legislative.

Ministro di ferro, uomo del Presidente e attento lavoratore per il funzionamento della cosa pubblica. Questo e l’identikit del Primo Ministro georgiano, Vano Merabishvili, nominato alla guida del Governo con un decreto del Presidente, Mikheil Saakashvili, a pochi mesi dalle Elezioni Parlamentari.

Merabishvili, che nella giornata di mercoledì, 4 Luglio, ha ottenuto il voto di fiducia del Parlamento, finora ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, ed e noto ai politologi del Paese per la sua stretta vicinanza al Capo dello Stato.

Il nuovo Premier ha posto in cima alle priorità della sua attività la lotta alla disoccupazione – uno dei più importanti problemi che affligge la Georgia – il rafforzamento delle politiche sociali con l’innalzamento delle paghe sociali – pensioni e sussidi minimi per i senza lavoro – dei contributi all’agricoltura, e, in ultimo, la revisione del sistema dell’educazione secondo gli standard previsti dall’Unione Europea.

A sostegno della volontà dell’esecutivo di realizzare i punti prefissati, Merabishvili ha creato ex-novo un Ministero per l’Occupazione, e, per dare nuova linfa alla squadra di governo, ha provveduto alla sostituzione di una manciata di titolari di Dicastero, tra ci quello della Reintegrazione delle regioni di Abkhazia e Ossezia del Sud – occupate illegalmente dall’esercito russo dall’Agosto del 2008 – degli Interni, dell’Educazione e della Scienza, della Difesa e di quello dei Rifugiati.

Numerose sono le motivazioni che avrebbero spinto il Presidente Saakashvili alla nomina di Merabishvili alla guida dell’Esecutivo a pochi mesi dalle Elezioni Parlamentari. Secondo molti, con la nomina a Primo Ministro di Merabishvili il Capo dello Stato avrebbe designato ufficialmente il suo candidato ideale alla corsa alla presidenza del Paese, le cui elezioni sono in programma dopo quelle per il rinnovo del Parlamento.

Saakashvili e infatti arrivato al secondo mandato, e non può ricandidarsi, ma la presenza alle urne del Primo Ministro uscente come candidato del Movimento Popolare Unito – il Partito che sostiene Saakashvili – consentirebbe il mantenimento di una continuità politica al vertice del Paese.

Inoltre, una riforma della Costituzione georgiana stabilisce che dal 1 Dicembre 2013 il Paese passera dall’essere una repubblica Presidenziale-Parlamentsre ad una Parlamentare-Presidenziale, con più poteri al Premier rispetto che al Presidente. Voci non hanno escluso l’intenzione di Saakashvili di presentarsi alle Parlamentari per essere nominato Primo Ministro e, così, mantenere la guida della Georgia.

Secondo altri esperti, la decisione di Saakashvili sarebbe frutto di un consiglio dell’Occidente, che avrebbe invitato il Presidente georgiano ad astenersi dal candidarsi alle Elezioni Parlamentari per rispettare la democrazia e comportare un effettivo rinnovamento politico nel Paese. Con la nomina di Merabishvili, il Movimento Popolare Unito avrebbe così trovato il suo naturale candidato di punta per le elezioni legislative, mentre come nuovo Capo dello Stato Saakashvili starebbe individuando un’altra candidatura a lui fedele.

A prescindere dalle tattiche di politica, che, nel bene e nel male, testimoniano la raggiunta maturità democratica della Georgia, per la realizzazione dei piani di Saakashvili resta l’incognita legata al successo nelle Elezioni Parlamentari. Recenti sondaggi danno infatti il suo Movimento Popolare Unito in testa, ma in sensibile crollo di consensi rispetto al Partito Il Sogno Georgiano del multimiliardario Bidzina Ivanishvili.

Due proposte in competizione – con uno scontro Europa vs. Russia

Secondo indiscrezioni, Ivanishvili sarebbe un candidato “tecnico” sostenuto dalla Russia con il preciso scopo di destabilizzare il governo georgiano, ed indurre Tbilisi a ritornare nell’orbita politica di Mosca e ad aderire all’Unione Eurasiatica anziché all’Unione Europea.

Di certo, sul conto di Ivanishvili e la sua determinazione a presentarsi come candidato “nuovo” in grado di imprimere una svolta al Paese basata sulla modernità e sulla lotta alla corruzione che, a suo dire, ha caratterizzato i governi dell’Amministrazione Saakashvili, alla guida dello Stato dal 2003.

A favore di Saakashvili e degli esecutivi da lui nominati giocano la realizzazione di un alto numero di riforme in ambito economico e sociale secondo gli standard previsti dall’Unione Europea, che Bruxelles ha riconosciuto ed apprezzato, confermando a Tbilisi il sostegno alle ambizioni di integrazione euro-atlantica.

Inoltre, il Presidente georgiano ha da sempre sostenuto l’ingresso della Georgia nella NATO e nell’UE come una priorità strategica che la Georgia e chiamata a realizzare nel breve tempo per garantire al Paese la sicurezza nazionale dinnanzi alla costante minaccia legata alla Russia e ai progetti di espansione politica di Mosca nel Caucaso.

Infine, Saakashvili ha confermato l’intenzione di appoggiare i progetti di diversificazione delle forniture energetiche approntati dall’Unione Europea per sfruttare i giacimenti di gas e greggio del Centro-Asia, e trasportare il carburante nel Vecchio Continente senza transitare per il territorio della Federazione Russa.

Matteo Cazzulani

L’ALLARME DI BARROSO: INDIPENDENZA ENERGETICA DELL’EUROPA A RISCHIO PER IL PROSSIMO INVERNO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 22, 2012

In un’intervista al Centro Razumkov, il Presidente della Commissione Europea ha dichiarato preoccupazione per l’evolversi della situazione energetica in Ucraina. Secondo il portoghese, nel prossimo inverno nulla esclude l’ennesima interruzione arbitraria delle forniture all’Europa da parte della Russia

Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso

Tante nubi con possibilità di tempesta, freddo e gelo. Non si tratta delle previsioni meteorologiche per il prossimo inverno, bensì del clima che in Europa potrebbe verificarsi sul piano della politica energetica.

A riportare tale opinione è stato il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, in un’intervista all’autorevole centro di analisi geopolitica Razumkov, ha dichiarato di osservare con preoccupazione l’evolversi della politica energetica dell’Ucraina: un Paese di importanza cruciale per le forniture di gas all’UE.

Una delle questioni più dirimenti da risolvere è la ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico ucraino: i gasdotti di Kyiv, tramite i quali viene trasportato l’80% circa del gas diretto in UE, sono ad oggi in uno stato critico. Per la loro manutenzione, l’Ucraina, che sta cercando di ottenere uno sconto sulle forniture dell’oro blu dalla Russia, ha più volte sostenuto l’ipotesi di varare un consorzio trilaterale compartecipato da enti ucraini, europei e russi.

La proposta di Kyiv non ha incontrato il favore di Barroso. Il Presidente della Commissione Europea ha espresso forti dubbi in merito al successo dei colloqui tra Ucraina e Russia per la revisione al ribasso delle tariffe per il gas, e ha evidenziato come, così come nel passato, i colloqui tra Kyiv e Mosca possono portare ad un’impasse politica e all’interruzione delle forniture di oro blu, per la quale a pagare sarebbero solo gli ucraini e gli europei.

“Nel Marzo 2009, l’Unione Europea si è impegnata ufficialmente a sostenere la modernizzazione del sistema infrastrutturale ucraino, previa realizzazione a Kyiv delle riforme in senso democratico e occidentale del sistema energetico nazionale – ha dichiarato Barroso – Non siamo contrari al consorzio a tre coi russi, ma se questa dovesse essere la scelta delle Autorità ucraine i lavori dovranno essere svolti secondo le logiche del libero mercato e della libera concorrenza”.

Sullo sfondo delle parole di Barroso sta il comportamento dell’ente monopolista del gas russo, Gazprom. Esso è una vera e propria arma politica adoperata dal Cremlino per mantenere la propria egemonia politica sui Paesi dell’Europa Centro-Orientale e, più in generale, dello spazio ex-Sovietico.

Nei confronti dell’Ucraina, Gazprom ha più volte interrotto l’invio di gas – nuocendo all’Unione Europea: rimasta a secco di oro blu per diversi giorni nel pieno dell’inverno – per destabilizzare i governi di Kyiv, ed indurli ad effettuare concessioni a Mosca sul piano politico.

Nonostante la condotta del monopolista russo, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha a più riprese sottolineato la necessità di coinvolgere Gazprom nel processo di ristrutturazione dei gasdotti nazionali.

Tuttavia, la presenza dei russi nel consorzio per la modernizzazione delle condutture di Kyiv potrebbe costituire l’inizio di una scalata da parte di Gazprom al possesso del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina che, una volta effettuata, comporterebbe il totale controllo politico su Kyiv da parte di Mosca.

Significativa per comprendere la problematica legata alla forte presenza di Gazprom nei sistemi infrastrutturali energetici europei è la condotta del monopolista russo nei confronti degli enti del Vecchio Continente.

Per mantenere a se legati politicamente i Paesi dell’Europa Occidentale, la Russia ha avviato una campagna di ritocco al ribasso delle tariffe per il gas con le principali compagnie di Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia e Austria in cambio della cessione da parte di quest’ultime del controllo parziale o totale sui gasdotti nazionali.

Tra i pochi ad opporsi alla politica di Gazprom figura la Lituania, che per diminuire la quasi totale dipendenza dalle importazioni dalla Russia ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico UE, che vieta ai monopolisti registrati al di fuori dell’UE – come Gazprom – il possesso delle condutture europee.

Varsavia porta Mosca in tribunale

Un altro Paese che sta combattendo contro il monopolista russo è la Polonia. Il colosso energetico nazionale PGNiG da tempo ha avviato trattative per il ritocco al ribasso di un contratto per l’importazione di gas che, ad oggi, obbliga Varsavia a pagare l’oro blu secondo un tariffario più caro rispetto a quello imposto dai russi a tedeschi e francesi.

Dinnanzi ai continui dinieghi da parte di Gazprom, l’ente nazionale polacco ha deciso di rivolgersi all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, lamentando a più riprese l’impossibilità di arrivare a un compromesso con Mosca e, sopratutto, denunciando la mancata volontà da parte dei russi di condurre con Varsavia simili trattative rispetto a quelle intavolate con Berlino e Parigi.

“Non vediamo altra soluzione che il ricorso alla Corte Internazionale – ha dichiaratoalla Reuters la Direttrice di PGNiG, Grazyna Petrowska-Oliwa – l’Arbitrato non esclude il mantenimento della possibilità di condurre trattative, ma al momento attuale le parti sono troppo distanti per il raggiungimento di un compromesso condiviso”.

Matteo Cazzulani