LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Turkish Stream e Nord Stream. Putin con Tsipras e Germania lancia l’offensiva energetica all’Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2015

Il Presidente russo e il Premier greco rilanciano il gasdotto progettato per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno dalla Federazione Russa in Grecia attraverso il fondale del Mar Nero. A rischio la realizzazione della TAP e la politica energetica comune dell’UE



Varsavia – L’attivismo militare russo in Ucraina e Siria non ha posto nel dimenticatoio il disegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di sottomettere l’Unione Europea sul piano energetico. Nella giornata di venerdì, 25 Settembre, Putin ha concordato con il Premier greco, Alexis Tsipras, il rilancio del gasdotto Turkish Stream, infrastruttura concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo alla Grecia attraverso il fondale del Mar Nero.

Il contatto tra Putin e Tsipras è stato confermato sia dall’ufficio stampa del Cremlino, che dalla Cancelleria del neo-rieletto Premier greco, che ha sottolineato il carattere strategico dell’alleanza tra Grecia e Russia in merito al Turkish Stream, così come stabilito da un memorandum sottoscritto da Mosca e Atene durante il recente vertice economico di San Pietroburgo.

Dal punto di vista geopolitico, il Turkish Stream è concepito dalla Russia per evitare la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura supportata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia veicolando gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.

Oltre a contrastare la TAP, per incrementare la dipendenza energetica da Mosca dell’Europa Centrale il Turkish Stream potrebbe potenzialmente avvalersi della realizzazione di un gasdotto, l’Eastring, concepito da altri Paesi membri dell’Unione Europea alleati della Russia -Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca- per veicolare il gas russo nel territorio slovacco, ungherese e ceco.

A conferma, sono arrivate le dichiarazioni del Presidente della compagnia energetica slovacca Eustream, Thomas Marecka, che ha ribadito come l’Eastring, progettato dalla Grecia alla Slovacchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, sia un progetto compatibile con la TAP ma sopratutto con il Turkish Stream.

Nonostante il vento in poppa dato dal supporto di Tsipras -che ha sempre sostenuto gli interessi energetici e commerciali russi in Europa- il Turkish Stream potrebbe subire rallentamenti per via della posizione della Turchia, che nonostante un iniziale sostegno ha poi congelato il progetto sostenendo la necessità di soppesare la possibilità di realizzare il gasdotto sul fondale delle acque territoriali turche. 

Oltre al Turkish Stream, che malgrado l’opposizione turca ha buone chance di essere realizzato grazie al supporto politico che Paesi dell’Unione Europea tradizionalmente filorussi daranno sicuramente al progetto -Grecia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria in primis- un altro mezzo della politica energetica aggressiva di Putin in Europa è il raddoppio del gasdotto Nord Stream.

L’accordo per il raddoppio dell’infrastruttura, realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente dalla Russia alla Germania, è stato sottoscritto lo scorso 4 Settembre, in occasione del Forum Economico di Vladivostok, da esponenti delle compagnie energetiche coinvolte nel progetto: il monopolista russo del gas Gazprom, il colosso olandese Shell, la compagnia austriaca OMV e la tedesca E.On.

La politica bilaterale tra Russia e Germania annichilisce l’Europa

Più che di natura commerciale, il raddoppio del Nordstream è un accordo bilaterale tra Putin e il Governo tedesco volto a rafforzare i legami energetici e politici tra Russia e Germania a discapito delle sanzioni che l’Unione Europea, e più in generale l’Occidente, hanno imposto a Mosca in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’est dell’Ucraina.

Inoltre, il Nordstream è stato realizzato per bypassare energeticamente Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, Paesi membri dell’Unione Europea fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo, in merito ai quali la Germania non ha dimostrato quella solidarietà europea che la stessa Berlino ha imposto agli Stati dell’Europa Centro Orientale in occasione delle quote obbligatorie per la distribuzione dei migranti.

Così come in diverse altre occasioni della storia -si pensi alle Spartizioni della Prima Repubblica Polacca e al Patto Molotov-Ribbentrop- la politica bilaterale tra Russia e Germania porta ad una disgregazione inesorabile dell’Europa Centro Orientale, ed oggi anche dell’Unione Europea.

Questo fatto è ben noto a Putin, che si avvale dei rapporti bilaterali della Russia con Germania, Grecia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma anche con Francia e Italia, come un mezzo per annichilire l’Europa ben più efficace dell’uso dell’esercito, peraltro oggi impegnato attivamente in Siria ed Ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Migranti. È l’ipocrisia “gasata” di Germania e Francia a distruggere Vysehrad e l’Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 25, 2015

Il voto sulle quote migranti, e il “voltafaccia” del Premier polacco, Ewa Kopacz, porta alla rottura del Gruppo formato da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Crisi politica interna nello scenario polacco, con il Presidente, Andrzej Duda, favorevole a riportare la Polonia come leader regionale



Varsavia – Divisi nella diversità, nel segno dell’ipocrisia. Nella giornata di martedì, 22 Settembre, il Consiglio dei Ministri degli Interni dei Paesi membri dell’Unione Europea ha approvato, a maggioranza, la redistribuzione di 120 migranti provenienti da Siria, Eritrea ed Iraq tra i Paesi membri dell’UE.

La votazione ha visto la divisione tra Paesi favorevoli alla misura -una coalizione guidata da Germania e Francia- e un fronte contrario composto dai Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- più la Romania che, tuttavia, al momento del voto si è a sua volta spaccato.

Infatti, nonostante il fronte di Vysehrad sembrasse compatto sul “no” alla redistribuzione dei migranti fino a poche ore dalla votazione, all’ultimo la Polonia ha sostenuto le quote proposte da Germania e Commissione Europea, lasciando Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania tra i soli Paesi contrari all’iniziativa.

Pronta è stata la reazione della Slovacchia, il cui Premier, Robert Fico, ha promesso ricorso presso la Corte Costituzionale Europea. Dal canto suo, il Premier ungherese, Viktor Orban, ha definito la misura un diktat della Germania a cui l’Unione Europea dovrebbe rispondere con un piano di collaborazione che includa Turchia e Russia.

Repubblica Ceca e Romania, dopo avere fortemente criticato la misura, hanno dichiarato di intendere realizzare i postulati del piano di ridistribuzione dei migranti nonostante la loro opposizione,così da non compromettere il meccanismo della solidarietà europea.

Differente è la situazione della Polonia, in cui il voto sui migranti ha creato un terremoto politico interno dopo che il Viceministro degli Esteri, Rafał Trzaskowski, ha individuato nella possibilità di contare di più nelle prossime trattative la ragione del cambio di fronte del Governo polacco.

In seguito alla critica della leader dell’opposizione conservatrice, Beata Szydlo, che ha definito la scelta del Governo polacco di orientamento moderato un atto grave che ha affondato la collaborazione tra i Paesi del Gruppo di Vysehrad, il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha convocato il Ministro degli Interni, Teresa Piotrowska. 

Secco, a riguardo, è stato il diniego del Premier polacco, Ewa Kopacz, che ha argomentato la decisione di evitare ogni colloquio con il Presidente Duda con la necessità di procedere con le trattative fino alla fine.

Con la scelta di cambiare schieramento all’ultimo momento, il Premier Kopacz ha inteso adottare una linea che migliorasse i rapporti della Polonia con la Germania. 

Questa strategia è già stata adottata dal Governo polacco negli ultimi anni senza che, tuttavia, la Polonia vedesse garantita dall’Unione Europea la propria sicurezza nazionale ed energetica, né che il ruolo di Varsavia in seno ad un’UE sempre più a guida franco-tedesca incrementasse.

Per questa ragione, il Presidente Duda ha proposto il rilancio della Polonia come leader regionale dell’Europa Centro Orientale attraverso il rafforzamento delle relazioni con i Paesi Baltici e con il Gruppo di Vysehrad, un disegno di lungo respiro che, tuttavia, il Governo Kopacz ha scalfito con il “voltafaccia” durante il voto.

L’Europa è finita con il Nordstream

Oltre alla questione polacca, aperta è anche la faccenda legata all’opposizione del Gruppo di Vysehrad alle quote di distribuzione dei migranti, sulla quale i media dell’Europa occidentale hanno fatto troppa disinformazione.

L’opposizione del Gruppo di Vysehrad è infatti dettata dalla cronica mancanza di coerenza di Germania, Francia e Italia, che hanno accusato Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia di non rispettare la solidarietà europea quando proprio Berlino, Parigi e Roma non hanno agito in maniera solidale con l’Europa Centro Orientale negli anni passati.

Infatti, Germania, Francia e Italia hanno negato l’appoggio necessario all’Europa Centro Orientale per la realizzazione del Nabucco, gasdotto concepito per limitare la dipendenza del Gruppo di Vysehrad e della Romania dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Al contrario, Berlino, Parigi e Roma hanno stretto accordi bilaterali con la Russia. Non ultimo, l’accordo tra Russia e Germania per il raddoppio del Nordstream, gasdotto concepito da Mosca e Berlino per veicolare gas russo nel territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, isolando sul piano energetico Pseis membri dell’Unione Europea come Polonia, Paesi Baltici e il Gruppo di Vysehrad.

L’accordo per il raddoppio del Nordstream, l’ennesimo di una lunga serie di accordi bilaterali tra Russia e Germania che mettono a serio repentaglio la sicurezza dell’Unione Europea, è stato stretto in piena violazione sia delle sanzioni che l’Unione Europea ha imposto a Mosca dopo l’occupazione della’Ucraina, sia della solidarietà europea tanto sbandierata da Germania, Francia e Italia.

Un altro esempio della mancanza di solidarietà da parte di Germania, Francia e Italia nei confronti dei Paesi dell’Europa Centro Orientale è legato al dislocamento di basi permanenti NATO in Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania. 

Nonostante questo provvedimento sia richiesto a gran voce da Duda e dagli altri leader dell’Europa Centro Orientale come forma di difesa da riattivarsi del militarismo russo in Georgia ed Ucraina, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, non intende concedere aperture per non compromettere i rapporti della Germania con la Russia di Putin.

È quindi l’atteggiamento ipocrita di Germania, Francia e Italia -e non una fantomatica assenza di europeismo da parte dei Paesi dell’Europa Centro Orientale- ad avere motivato l’opposizione alle quote migranti del Gruppo di Vysehrad, Paesi dell’Unione Europea puntualmente mistrattati da un’asse franco-tedesco alla guida di un’Unione Europea sempre più obsoleta.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda a Westerplatte: “Diritto Internazionale e NATO garanzie contro nuova Guerra Mondiale”

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 2, 2015

Il Presidente polacco contesta la violazione della sovranità nazionale di Paesi europei per mantenere la pace in Europa e nel Mondo. Analizzando le dinamiche dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Duda supporta anche maggiori garanzie per la sicurezza militare dell’Europa Centro Orientale



Varsavia – Se vuoi la pace, prepara la guerra. E fa’ anche rispettare il Diritto Internazionale. Così il Presidente polacco, Andrzej Duda, ha commentato la situazione internazionale durante la commemorazione dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale a Danzica, nella giornata di martedì, Primo di Settembre. 

Duda, presente alla cerimonia assieme al Premier polacco, Ewa Kopacz, al Sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, e ad altre Autorità dello Stato, ha evidenziato come oggi, così come nel 1939, occorre reagire alla violazione della integrità territoriale di qualsiasi Paese per preservare il Diritto Internazionale, un preziosa garanzia di pace sopratutto in Europa.

Oltre al rispetto del Diritto Internazionale, come mezzo a garanzia della pace Duda ha anche menzionato il rafforzamento delle strutture difensive della Polonia e,  sopratutto, l’ottenimento di garanzie da parte della NATO circa la difesa dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, ad oggi particolarmente allarmati dinnanzi alla violazione dell’integrità territoriale di Georgia ed Ucraina da parte della Russia.

L’appello di Duda è basato su un parallelo storico molto opportuno, poiché i primi spari della Seconda Guerra Mondiale, effettuati dall’esercito nazista a Westerplatte il Primo di Settembre 1939, alle 4:45 del mattino, hanno portato alla quasi immediata spartizione di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania tra il totalitarismo nazista e quello sovietico.

Così, la violazione della sovranità nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale ha trascinato l’Europa e il Mondo nel più sanguinoso conflitto della storia, coinvolgendo numerose nazioni in altre regioni dell’Europa e del Mondo.

“Oggi, quando osserviamo questa storia, questo orgoglio, e questi momenti tragici, si può solamente dire che il passato spiega il presente, ma consente anche di costruire un futuro migliore e buono. Basti considerare come le nostre relazioni con la Germania siano basate oggi sull’amicizia grazie alla buona volontà. Sono convinto che saremo in grado di stabilire simili relazioni con gli altri Paesi che confinano con noi” ha dichiarato Duda.

Distrutta la campagna di discredito di Mosca

Con il richiamo ai rapporti di amicizia con la Germania, Duda ha rimandato alla recente visita effettuata presso il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, nella giornata di venerdì, 28 Agosto, durante la quale sono stati affrontati temi su cui Varsavia e  Berlino sono in disaccordo, come l’incremento della sicurezza NATO in Europa Centro-Orientale.

Da un lato, Duda ha notificato il desiderio da parte di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania di ottenere la presenza permanente di contingenti militari dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro Orientale, così da dissuadere la Russia da possibili aggressioni militari a Paesi membri di NATO ed Unione Europea.

Dal canto suo, la Merkel ha ribadito la necessità di implementare i postulati del vertice NATO di Newport, tra cui il rafforzamento di una Forza di Reazione Immediata dell’Alleanza Atlantica in Europa.

Nonostante le divergenze con la Merkel sulla questione della presenza permanente della NATO in Europa Centro Orientale, Duda è riuscito a dimostrare all’opinione pubblica della Germania che la sua Amministrazione non è affatto caratterizzata da complessi anti-tedeschi -come invece sostenuto da alcuni commentatori particolarmente scettici nei confronti del nuovo Presidente polacco ed inclini alla propaganda della Russia, che tende a presentare Duda come radicale oppositore di Berlino.

Ciononostante, coerentemente con le promesse elettorali, Duda intende stabilire rapporti chiari e sinceri con la Germania, esprimendo la posizione non solo della Polonia, ma anche degli altri Paesi dell’Europa Centro Orientale, una regione del Mondo la cui libertà e prosperità è strettamente collegata con la pace nel Mondo e l’opposizione ad ogni forma di autocrazia.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Violenza in Ucraina: Poroshenko rischia tutto con la devolution

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2015

Il Parlamento ucraino approva in prima lettura una controversa modifica della Costituzione che decentralizza poteri alle regioni occupate dall’esercito russo. I Partiti di estrema destra Svoboda e Pravy Sektor assaltano la Rada provocando morti e feriti tra agenti ucraini



Tre ufficiali delle forze armate ucraine uccisi e più di cento feriti, di cui uno particolarmente grave, è il bilancio della giornata di lunedì, 31 Agosto, nella quale il Parlamento ucraino ha approvato, in prima lettura, una modifica della Costituzione che concede più autonomia a Donbas e Oblast di Luhansk, le regioni dell’Ucraina occupate dall’esercito russo.

La devolution, che per diventare effettiva richiede l’approvazione in seconda lettura da parte di una maggioranza costituzionale di 300 voti, è stata incardinata in Parlamento dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per realizzare gli Accordi di Pace di Minsk, che in cambio della decentralizzazione prevedono il ritiro dell’esercito russo dalle regioni ucraine occupate.

A favore della devolution hanno votato 265 deputati, quasi tutti i membri del Blocco Poroshenko, del Fronte Popolare del Premier, Arseniy Yatsenyuk, e tutti i rappresentanti del Blocco dell’Opposizione, composto da ex-sostenitori dell’ex-Presidente ucraino, l’autocrate Viktor Yanukovych.

Contro le modifiche costituzionali, ritenute lesive dell’unità nazionale del Paese e favorevoli solo alla Russia, hanno invece votato il movimento Samopomich, il Partito Radicale, e Batkivshchyna dell’ex-Premier e detenuta politica Yulia Tymoshenko.

Durante la votazione, altri due Partiti, Svoboda e Pravy Sektor -forze politiche di estrema destra- hanno organizzato una dimostrazione violenta fuori dal Parlamento, portando alla morte di tre ufficiali delle Forze Armate ucraine e più di 100 feriti. 

Pronta è stata la reazione del Presidente Poroshenko, che ha criticato sia l’opposizione alla devolution di natura pacifica da parte di tre Partiti della Coalizione di Governo, sia l’agguato di stampo terrorista da parte di Svoboda e Pravy Sektor, il cui atteggiamento finisce per provocare instabilità e, di conseguenza, favorire la permanenza dell’esercito russo nell’Ucraina orientale.

La posizione di Poroshenko di condanna delle due forze di estrema destra è supportata dalla condotta che, nel passato recente, Svoboda e Pravy Sektor hanno avuto nello scenario politico ucraino. 

Se, da un lato, Svoboda è stata più volte sospettata di essere supportata da Yanukovych per costringere le forze del campo democratico filo occidentale ad allearsi con un Partito antieuropeo, dall’altro Pravy Sektor ha sottratto al Governo ucraino, con le armi, il controllo della regione occidentale della Transcarpazia, mettendo a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Inoltre, Poroshenko ha dimostrato coraggio nel fronteggiare un’ampia fetta dell’opinione pubblica contraria alla devoluzione pur di realizzare gli accordi internazionali stretti a Minsk tra Ucraina, Russia, Germania e Francia che, come fine ultimo, prevedono il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina.

Duda e l’Europa Centro Orientale possono salvare Kyiv

Tuttavia, lo strenuo sostegno alla devolution da parte di Poroshenko, che come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda avrebbe ricevuto a riguardo pressioni personali da parte del Cancelliere tedesco Angela Merkel e persino del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, potrebbe rivelarsi una tattica di corto respiro.

Infatti, gli Accordi di Minsk, di cui la devoluzione di Donbas e Luhansk sono una diretta conseguenza, sono destinati a fallire per diversi motivi. Da un lato, la Russia si avvale delle trattative di pace come mezzo per congelare una guerra ibrida e, così, impedire all’Ucraina di integrarsi autonomamente nella Comunità Occidentale.

Dall’altro, la presenza negli Accordi di Minsk di Germania e Francia come soli rappresentanti dell’Unione Europea è particolarmente riduttiva e dannosa per l’Ucraina, dal momento in cui Berlino e Parigi considerano ogni forma di relazione con l’Ucraina come sussidiaria e dipendente dai rapporti diretti che i Governi tedesco e francese intrattengono con la Russia. 

Con la coalizione di maggioranza in Parlamento de facto divisa, l’immutata permanenza dell’esercito russo nelle regioni orientali, il controllo armato da parte di Pravy Sektor della Transcarpazia, ed un’opinione pubblica che inizia a non supportare le seppur coraggiose scelte del Presidente, Poroshenko si sta ora giocando quasi tutto della sua carriera politica.

Ad aiutare Poroshenko può essere sicuramente un cambio della situazione internazionale, con il superamento dell’attuale formato delle trattative di pace -composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia- e l’inclusione in esso degli Stati Uniti d’America e dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, così come proposto dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda.

Infatti, a differenza di Germania e Francia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania sono ben consapevoli che l’integrità territoriale ucraina, e ancor più l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica -NATO e Unione Europea in primis- sono condizioni fondamentali per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente e per la salvaguardia dei suoi ideali fondanti, quali Democrazia, lLbertà e Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani