LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Tra Ucraina e Russia è ancora Guerra del Gas

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 24, 2016

Il Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, rinuncia all’importazione di gas da Mosca, mentre il Capo della compagnia statale energetica ucraina Naftohaz, Andriy Kolobyev, dichiara l’adozione della legislazione UE nel mercato energetico ucraino. Tra Kyiv e Mosca è l’ennesimo conflitto energetico



Varsavia – L’Europa conviene, sia per il gas che per i regolamenti. Questa è la motivazione con la quale l’Ucraina ha dichiarato la cessazione dell’importazione di gas naturale dalla Russia, il Paese dal quale, solo qualche anno fa, Kyiv dipendeva per il 90% del suo fabbisogno.

Come dichiarato durante il forum internazionale di Davos dal Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, il prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Germania attraverso i gasdotti della Slovacchia, e presto anche della Polonia, ammonta a 190 Dollari per mille metri cubi: molto di meno rispetto alla bolletta di 212 Dollari per mille metri cubi che il monopolista statale russo del gas Gazprom ha imposto alla compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz.

Nello specifico, Gazprom ha imposto un tariffario molto alto per via della formula “prendi o paga” che impone all’acquirente, l’Ucraina, il pagamento di un tetto massimo di carburante anche in caso di mancata importazione.

Come pronta risposta, il Ministro Demchyshyn ha dichiarato che l’Ucraina incrementerà le tariffe di transito del gas russo attraverso il territorio ucraino, una decisione maturata per due motivazioni strettamente legate all’integrazione europea e alla sicurezza nazionale.

In primis, come dichiarato dal Capo di Naftohaz, Andriy Sobolyev, l’Ucraina, importante Paese per il transito del gas russo diretto in Europa, ha deciso di regolamentare la propria legislazione in materia energetica con quella dell’Unione Europea, che prevede la fissazione di tariffe per il transito del gas in maniera indipendente rispetto al contratto per la compravendita del gas.

Nel contratto tra Gazprom e Naftohaz, invece, i russi concedono un ulteriore sconto sul gas esportato in Ucraina in cambio dell’applicazione da parte di Kyiv di tariffe agevolate per il transito del gas che Mosca esporta in Europa.

In secondo luogo, l’Ucraina, dopo avere dichiarato di rinunciare all’importazione del gas russo in seguito all’annessione armata russa della Crimea e allo scoppio della guerra nel Donbas, ha anche denunciato il contratto con Gazprom come politicamente motivato e pericoloso per la propria sicurezza nazionale.

L’accordo tra Gazprom e Naftohaz per l’acquisto del gas è stato firmato il 19 Gennaio 2009, quando l’allora Premier ucraina, Yulia Tymoshenko, accettò un tariffario progressivo che partiva dall’altissima base di 360 Dollari per mille metri cubi pur di ripristinare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente interrotto per destabilizzare, in Ucraina, il Governo filo europeo della Tymoshenko.

Nel 2010 e 2013, il contratto è stato riformulato, con la Russia che ha concesso uno sconto fino a 268 Dollari per mille metri cubi in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea e della fedeltà politica dell’allora Presidente, Viktor Yanukovych, al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Per quanto riguarda i rapporti energetici tra Ucraina e Russia, quella attuale non è che l’ennesima guerra del gas tra Kyiv e Mosca dopo le precedenti edizioni del 2006, 2008, e il già ricordato conflitto del 2009, al quale è seguito un confronto nel 2012.

Ad eccezione di quella del 2012, nella quale il Governo ucraino ha diminuito sua sponte la quantità di gas russo importata per abbattere il costo della bolletta, tutte le Guerre del Gas tra Ucraina e Russia hanno visto il medesimo scenario, con Mosca che taglia il gas esportato a Kyiv per destabilizzare il Governo filo europeo, salvo poi ripristinare le relazioni energetiche una volta che la parte Ucraina ha accettato condizioni sempre più onerose.

Anche la Rosneft nel mirino di Poroshenko

Oltre alle misure in ambito di gas presentate dal Ministro Demchyshyn, l’Ucraina sta valutando anche l’imposizione di sanzioni relative al settore dell’olio che, come prevede un disegno di legge registrato in parlamento da deputati di diverse forze della maggioranza filo europea, colpiscono il monopolista statale russo del greggio Rosneft.

In Ucraina, la Rosneft è obiettivo particolarmente sensibile, in quanto possiede il controllo di circa 140 siti energetici in tutto il Paese.

Secondo i firmatari del progetto di legge, i proventi dell’attività della Rosneft in Ucraina, così come quelli di Gazprom, servono a finanziare le azioni militari che hanno portato all’annessione della Crimea alla Russia e alla guerra nel Donbas e nella Oblast di Luhansk.

Se approvate, le sanzioni alla Rosneft si aggiungerebbero a quelle già applicate, il 16 Settembre 2015, a circa 500 entità fisiche e giuridiche russe attive in Ucraina da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che si è detto favorevole ad estendere le sanzioni per un altro anno.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Obama può fermare Putin in Africa

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 18, 2014

A seguito del summit Stati Uniti-Africa di Washington, il Presidente USA ha surclassato l’espansione della Russia nel Continente Nero. La penetrazione economica e commerciale considerata dal Cremlino un importante mezzo per sostenere la politica aggressiva nei confronti di Kyiv.

Non tanto tre le case di Donetsk o nelle pianure del Donbas occupate dai miliziani armati dal Cremlino, bensì è in Africa che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe perdere la guerra in Ucraina. La situazione si è presentata dopo il successo ottenuto dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nel Summit USA-Africa di Washington, quando, lo scorso 4 Agosto, l’Amministrazione Presidenziale statunitense ha rafforzato la cooperazione economica con 50 Paesi del Continente Nero.

Nello specifico, il successo del Summit USA-Africa sta nell’avvio di misure che mirano al rafforzamento dei rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e i Paesi africani coinvolti nel summit.

Obama ha infatti stabilito lo stanziamento di 7 Miliardi di Dollari che, assieme ai 14 miliardi aggiuntivi stanziati da grandi colossi statunitensi -come la Coca-Cola, la General Electric, la Blackstone Energy e la Marriot Hotels- favoriranno anche lo sviluppo delle infrastrutture, del settore aviario e finanziario, e del sistema energetico degli Stati africani che hanno preso parte al summit.

A favorire il progetto di partnership tra USA e Paesi dell’Africa è anche la creazione di due organismi, quali la Consulta per lo sviluppo dell’Africa e il programma Giovani Leader Africani: quest’ultimo orientato a crescere una nuova classe dirigente preparata e aperta all’Occidente.

Come riportato dall’autorevole centro di studi geopolitici Strategia XXI, la manovra di Obama rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Putin in Africa, che, secondo il suo progetto geopolitico finora perseguito, ha considerato il rafforzamento dell’influenza di Mosca in Africa come il mezzo per sostenere una politica militarmente aggressiva in Europa Orientale, a partire da Ucraina, Georgia e Cecenia.

In effetti con l’aggressione militare all’Ucraina, Putin ha rallentato il progetto di espansione economica e geopolitica russa in Africa che, prima di allora, aveva visto la Russia molto ben presente nel Continente Nero, con accordi di partnership stretti con Algeria, Angola, Egitto, Mauritania, Marocco, Mozambico, Eritrea, Sudan, Sudan del Sud, Uganda e Zimbabwe.

In particolare, come riportato da Eurasia Review, la Russia ha instaurato rapporti di collaborazione militare con la Libia, e si è attivata per permettere ai monopolisti energetici russi del gas e del greggio, Gazprom e Rosneft, ed alle banche VEB e VTB, di ottenere importanti commesse in Africa.

Questa perdita di influenza in Africa, sempre secondo il rapporto di Strategia XXI, è destinata ad avere ripercussioni per quanto riguarda la posizione politica, economica e commerciale della Russia a livello globale.

Putin, come sintetizza il centro di studi di geopolitica, ha infatti perso una reale chance di rafforzare la posizione di Mosca nel Mondo cedendo alla tentazione di volere a tutti costi assoggettare l’Ucraina.

La ratio dell’errore di Putin è insita nella stessa cultura politica russa, che, tradizionalmente, considera il possesso dell’Ucraina da parte della Russia come il fattore geopolitico che certifica il passaggio della Russia da una connotazione federale, come quella attuale, ad un assetto imperiale di superpotenza mondiale, come quello assunto in epoca zarista e sovietica.

Gli USA in battaglia anche con la Cina

Oltre alla questione ucraina, il vertice USA-Africa ha assunto importanti conseguenze anche per quanto riguarda la rivalità per l’influenza nel Continente Nero tra Washington e la Cina, che Obama ha saputo porre su un piano ideologico, oltre che meramente finanziario.

Il Presidente USA ha infatti definito l’Africa “la terra delle opportunità per un comune sviluppo economico che apre ad ulteriori opportunità per la Comunità Internazionale”, mentre, finora, la retorica cinese nei confronti del Continente Nero si è basata sul motto “l’Africa è un ricchissimo luogo di risorse naturali, in primo luogo energetiche”.

Con la sua posizione, Obama ha posto un chiaro tratto distintivo da chi in Africa intende solo sfruttare le risorse naturali, come la Cina -e anche la Russia.

Il Presidente USA, invece, intende, con maggiore lungimiranza, dare all’Africa una prospettiva di sviluppo e prosperità facendo leva sui valori dell’Occidente -tanto avversati da Mosca- quali Democrazia, Libertà, Pace e Diritti Umani.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina, Georgia e Moldova: Obama e l’Europa puntano all’energia per invitare Putin a rispettare la pace e la democrazia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 17, 2014

I provvedimenti statunitensi colpiscono colossi energetici russi come la Rosneft, la Novatek e la Gazprombank. Il Congresso USA favorevole al riconoscimento a Ucraina, Georgia e Moldova dello status di Paese alleato

Da oltreoceano nomi concreti, mentre in Europa buone intenzioni senza dettagli, tutti ancora da decidere. Nella giornata di mercoledì, 16 Luglio, gli Stati Uniti d’America hanno applicato il terzo round di sanzioni economiche nei confronti della Russia, dopo che Mosca ha ripetutamente provocato militarmente l’Ucraina, nonostante la tregua offerta dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Le sanzioni USA colpiscono la Russia sopratutto per quanto riguarda il settore energetico ed industriale. Tra gli enti colpiti vi sono infatti la banca del monopolista statale russo del gas Gazprom, la Gazprombank, il monopolista statale del greggio Rosneft, le compagnie energetiche Novatek e Feodosiyske -quest’ultima basata in Crimea- la banca Vnyeshekombank, ed altri enti minori attivi nel settore edile, in quello di trasporti e in quello delle armi, come il colosso Kalashnikov, la Izhmash, la Bazalt, la Uralvagonzavod e la Priboroduvaniye.

Oltre agli enti giuridici, le sanzioni USA sono state applicate anche a personalità politiche, come il Vice Speaker della Duma, Sergey Nyevyerov, l’Assistente del Presidente russo Vladimir Putin, Igor Shchegolev, il Ministro per gli Affari di Crimea Oleg Savelyev, e il Primo Ministro dell’autoproclamata Repubblica russa del Donbas Aleksandr Borodar.

Oltre alle sanzioni, che, come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, si sono rivelate necessarie dopo che la Russia ha rifiutato la risoluzione diplomatica del conflitto con Kyiv, un passo importante approntato dagli Stati Uniti è la concessione dello status di Paese alleato all’Ucraina, alla Georgia e alla Moldova.

L’iniziativa, approvata dal Congresso in seconda lettura sempre mercoledì, 16 Luglio, è una misura necessaria per prevenire ulteriori aggressioni militari da parte della Russia a Ucraina, Georgia e Moldova: Paesi sovrani ed indipendenti che per il loro desiderio di avvicinarsi alla comunità occidentale Euroatlantica hanno subito ritorsioni di carattere militare ed economico da parte di Mosca.

Inoltre, il progetto votato al Congresso, che deve ancora essere approvato in lettura definitiva, consente l’aumento delle esportazioni di gas liquefatto statunitense a Ucraina, Georgia e Moldova: una misura che, assieme al rafforzamento dei programmi di sostegno logistico ed economico USAID ed OPIC, validi anche per lo sfruttamento dei giacimenti energetici locali, serve a garantire la sicurezza energetica di questi tre Paesi europei per storia, cultura e tradizioni.

L’UE rifiuta l’ampliamento dell’OPAL voluto da Gazprom

Di seguito agli USA, anche l’Unione Europea ha approntato sanzioni nei confronti della Russia per il mancato rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Come stabilito dalla riunione del Consiglio Europeo di mercoledì, 16 Luglio, l’Europa ha dato mandato alla Banca Europea per gli Investimenti e alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo di non finanziare progetti in partnership con Mosca.

Tuttavia, più che le sanzioni, a proposito delle quali l’UE non ha ancora indicato i soggetti concreti dell’economia russa che saranno interessati, a rappresentare un colpo concreto agli interessi della Russia è la decisione della Commissione Europea di rigettare l’ampliamento del gasdotto OPAL, come invece richiesto da Gazprom.

L’OPAL è un gasdotto progettato in territorio tedesco per veicolare in Repubblica Ceca il gas russo proveniente dal Nordstream: infrastruttura realizzata da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per inviare 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania e, così, bypassare Paesi UE invisi a Mosca, come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La Commissione Europea, per rigettare l’ampliamento dell’OPAL, si è rifatta al Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta la gestione dei gasdotti europei da parte degli stessi enti che controllano anche la compravendita del gas trasportato dall’infrastruttura considerata.

Gazprom sta cercando in tutti i modi di infrangere la legislazione europea per evitare che il Terzo Pacchetto Energetico impossibiliti il rafforzamento dell’influenza russa nel mercato UE dell’Energia, nella quale la Russia è già ben presente grazie a solide partnership tra il suo monopolista statale del gas ed alcune delle principali compagnie europee del settore.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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LA RUSSIA CONTRO GLI USA: SI RAVVIVA LA GUERRA FREDDA ENERGETICA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 22, 2013

Il monopolista statale russo del greggio Rosneft e quello statale russo del gas Gazprom rafforzano contratti con Cina ed India e Corea del Sud. Cinesi, indiani e coreani del sud hanno stretto relazioni anche con gli Stati Uniti d’America per l’importazione dello shale liquefatto.

Gas naturale e greggio sono gli strumenti utilizzati dalla Russia per contrastare la presenza degli Stati Uniti d’America in Asia. Nella giornata di sabato, 18 Ottobre, il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, e il colosso energetico statale cinese CNPC hanno firmato un accordo per la cooperazione energetica in Siberia Orientale mediante la creazione di una joint venture posseduta al 51% dalla Russia e al 49% dalla Cina.

Lo scopo della nuova super-compagnia è lo sfruttamento del giacimento Srednebuotobensky, in Jacuzia -che produce 134 Milioni di tonnellate di nafta e 155 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno- e il trasporto in Cina del carburante da esso proveniente mediante l’oleodotto Siberia Orientale-Oceano Atlantico, controllato dalla Rosneft.

Lunedì, 21 Ottobre, la Rosneft ha formato pre-accordi con l’Indian Oil and Natural Gas Corporation per lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti nell’Oceano Artico, per la realizzazione di un gasdotto che rifornisce l’India di gas russo attraverso Afghanistan ed India, e per il prolungamento in territorio indiano degli oleodotti già esistenti dalla Russia alla Cina.

Nel 2011, il monopolista statale russo del gas Gazprom ha varato un accordo con la compagnia indiana GAIL per rifornire l’India di gas liquefatto, ed ha avviato un simile progetto per Giappone e Sud Corea.

La strategia della Russia in Asia è una contromossa alla forte presenza degli USA, che, grazie allo sfruttamento dei giacimenti domestici di gas shale, venduto nel mercato internazionale a minor prezzo rispetto all’oro blu naturale, hanno firmato pre-accordi con Corea del Sud, Taiwan, Singapore ed Indonesia.

Particolarmente importante è il legame che gli USA hanno stabilito con l’India, che nel 2012 ha deciso l’importazione di 5,8 Milioni di shale liquefatto statunitense all’anno grazie ad un accordo tra la GAIL e la Shipping Corporation of India.

Sempre alla GAIL, la compagnia statunitense Cheniere ha garantito l’acquisto di 3,5 milioni di tonnellate metriche di shale dal giacimento Sabin Pass, mentre la Indian Oil and Natural Gas Corporation ha rilevato il 30% della Carrizo Oil and Gas, impegnata nello sfruttamento del carburante non convenzionale in USA.

La Russia sta cercando di recuperare i rapporti anche con la Cina, che, dopo frizioni di carattere contrattuale con Mosca, ha rafforzato la cooperazione energetica con il Turkmenistan, il quarto produttore di gas al Mondo.

L’offensiva russa in Asia testimonia come lo scopo di Mosca sia quello di diventare una superpotenza mondiale concorrente a Cina e USA: una situazione che compromette l’esistenza dell’Unione Europea.

Mosca contro l’UE

Per diventare superpotenza, la Russia deve espandere la sua influenza in Europa Orientale, in particolare in Ucraina: Paese ricco di risorse agricole, industriali ed energetiche che consentono a Mosca una presenza nel continente europeo capace di ostacolare il rafforzamento dell’UE.

Per integrare l’Europa Orientale, e per contrastare l’UE, la Russia ha varato l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione soprannazionale di Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Armenia, a cui hanno dichiarato l’intenzione di aderire anche Vietnam e Mongolia, che consegna a Mosca l’egemonia nel Mondo ex-URSS.

Per la sua sopravvivenza, e per il mantenimento della forza economica e culturale -basata sul rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani- dell’Occidente nel Mondo, l’Europa e gli USA devono contrastare il rafforzamento dell’Unione Doganale Eurasiatica mediante l’allargamento dell’UE e della NATO ad Ucraina, Moldova e Georgia.

Matteo Cazzulani

GAS: PUTIN IN AZERBAIJAN PER COLPIRE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 14, 2013

Il Presidente russo sostiene la necessità di una gestione collegiale del Mar Caspio per impedire accordi bilaterali tra Baku e il Turkmenistan che nuocerebbero all’interesse energetico di Mosca. Firmati i primi accordi di cooperazione con l’Azerbaijan nel settore del gas

Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica parlava di ‘distensione’ e ‘disarmo’ per indebolire le strutture di difesa della NATO nei Paesi occidentali e, così, colpire gli Stati Uniti D’America. Oggi, la Russia di Putin usa la parola ‘pace’ per controllare il Bacino del Caspio, con lo scopo di prendere il sopravvento sull’Europa.

Nella giornata di martedì, 13 Agosto, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato il Capo di Stato azero, Ilkham Aliyev, alla cooperazione nel Mar Caspio.

Nello specifico, Putin ha espresso la volontà di fare del Caspio un mare di ‘pace, sicurezza e stabilità’, in cui Russia, Azerbaijan, Iran e Turkmenistan cooperano senza scontri.

La proposta di Putin, che vorrebbe una gestione collegiale del Mar Caspio, nasconde un’offensiva politica che punta a garantire a Mosca il controllo delle esportazioni di gas dalla regione del Caspio.

In particolare, la Russia vuole impedire la realizzazione del Gasdotto Trans Caspico: infrastruttura concordata tra Azerbaijan e Turkmenistan per rifornire di gas naturale turkmeno la Turchia e l’Europa.

A confermare la vera ratio del ‘pacifismo’ di Putin è la dichiarazione, a margine del vertice, del Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, in merito all’interesse della Russia ad investire nel settore del gas azero.

Durante l’incontro tra Putin ed Aliyev, a cui ha partecipato anche Igor Sechin, il Capo della prima compagnia energetica al mondo, il monopolista statale russo Rosneft, sono stati già firmati alcuni accordi per la cooperazione nel settore dell’energia.

A rischio TANAP e TAP

Il controllo della Russia sull’Azerbaijan rappresenta un pericolo per l’Europa, che vede messa a serio repentaglio il progetto di diversificazione delle forniture di gas.

Per diminuire la dipendenza dal gas di Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha appoggiato il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: due infrastrutture concepite per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan.

Con il controllo del mercato del gas azero, la Russia potrebbe così da un lato interrompere sul nascere le forniture di oro blu all’Europa dall’Azerbaijan.

Dall’altro, Mosca potrebbe impedire il trasporto del gas turkmeno in UE attraverso i gasdotti TANAP e TAP, collegati con il Gasdotto Trans Caspico.

Matteo Cazzulani

PATTO ROSNEFT-SOCAR: ECCO COME RUSSIA ED AZERBAIJAN SI DIVIDONO L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 27, 2013

Il monopolista statale russo del greggio interessato a rafforzare la partnership energetica con il colosso azero. A rischio la diversificazione delle fonti di approvvigionamento dell’UE.

Una nuova Yalta del gas sta forse avvenendo nello spazio ex-sovietico. Nella giornata di giovedì, 25 Luglio, Igor Sechin, il Capo del Momopolista statale russo del greggio Rosneft, la più importante compagnia energetica al Mondo, ha dichiarato l’interesse ad acquisire vuote nel giacimento Absheron.

Questo pozzo di oro blu, ubicato in Azerbaijan, contiene 300 Miliardi di metri cubi di gas, ed è ad oggi compartecipato dal colosso nazionale azero SOCAR e dalla compagnia francese Total.

Come riportato dalla Reuters, l’interesse della Rosneft nei confronti dell’Absheron riflette l’intenzione dei russi di rilevare quote nel mercato azero e, nel contempo, un nuovo orientamento nella politica energetica dell’Azerbaijan in chiave pro-Russia.

Centrale nella vicenda è la strategia adottata dalla Rosneft, che, anche grazie al sostegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, nel mercato interno russo sta soppiantando la concorrenza del momopolista statale russo del gas, Gazprom e, ora, punta a sottrarre fette di mercato all’ente energetico concorrente.

Ad oggi, Gazprom mantiene il monopolio delle forniture di gas all’Europa, ma, di recente, Putin ha favorito la Rosneft nella realizzazione di un rigassificatore nella penisola Yamal, in Siberia, per l’avvio delle esportazioni di gas liquefatto in Asia.

Prima ancora, sempre grazie al sostegno di Putin, la Rosneft ha concluso un accordo con il colosso energetico statunitense ExxonMobil per lo sfruttamento congiunto di giacimenti di gas nell’Oceano Artico ed in Siberia, ed in altre aree del Pianeta come America Latina e Texas.

L’accordo con la ExxonMobil, che ha sancito per la Rosneft lo status di prima compagnia energetica al Mondo, ha anche spinto il colosso USA ad abbandonare i piani per lo sfruttamento di gas shale in Polonia: un progetto, la cui realizzazione consentirebbe all’Unione Europea di porre fine alla dipendenza dalle importazioni di oro blu dalla Russia.

Il rafforzamento della presenza dei russi in Azerbaijan è supportato anche dalla possibilità, presentata sempre dalla Reuters, che la Rosneft possa acquistare quote dal colosso britannico British Petroleum: uno dei più importanti investitori stranieri nel mercato energetico azero in cerca di fondi per onorare il maxirisarcimento per i danni creati dalla catastrofe ecologica del Golfo del Messico nel 2010.

Del resto, i rapporti tra la Rosneft e la British Petroleum sono già stretti, in quanto il monopolista russo ed il colosso britannico sono stati co-proprietari della TNK-BP: la terza compagnia energetica della Russia, ora posseduta per intero dalla Rosneft per via della necessita della British Petroleum di fare cassa.

L’alleanza tra Russia ed Azerbaijan agisce in primo luogo a spese dell’Unione Europea, che sull’Azerbaijan ha puntato molto per diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio di Mosca.

Come ipotizzato da alcuni esperti, non è escluso infatti che russi ed azeri abbiano progettato una divisione dell’Europa in fasce di influenza energetica, con l’Azerbaijan protagonista in Europa Occidentale e la Russia, come da tradizione, in Europa Centro-Orientale.

In questo schema, la Russia starebbe ben posizionando le sue pedine per mantenere, ed addirittura incrementare, il controllo sul settore energetico europeo, con Gazprom forte in Europa Centro-Orientale e Rosneft presente in Europa occidentale grazie all’alleanza con azeri e britannici.

Ad avvalorare questa tesi è la decisione da parte degli azeri di rifornire l’Europa del proprio gas attraverso il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura che veicola il carburante di Baku dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania in Italia e che, secondo indiscrezioni, sarà prolungato a Germania, Olanda, Belgio, Francia e Gran Bretagna.

La scelta della TAP per il trasporto in Europa del gas azero ha escluso la realizzazione del Nabucco, gasdotto, progettato fino all’Austria dalla Turchia Occidentale tramite Bulgaria, Romania ed Ungheria, che avrebbe aiutato i Paesi delll’Europa Centro-Orientale a diminuire la dipendenza dalla Russia.

Ad avvantaggiarsi della bocciatura del Nabucco è il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire l’UE di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Gas israeliano e shale USA gli antidoti al patto tra Mosca e Baku

La soluzione per rompere il monopolio russo-azero è la veloce realizzazione di rigassificatori per importare in Europa gas liquefatto da Qatar, Nigeria, Norvegia, Egitto ed Israele.

Con la scoperta dei giacimenti Kadish, Tamar e Leviathan nel Mar Mediterraneo, lo Stato Ebraico rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento in grado di diminuire la dipendenza dell’UE da Russia ed Azerbaijan.

Inoltre, importante ruolo sarà ricoperto dalle forniture in Europa di shale liquefatto degli Stati Uniti d’America, che hanno già avviato esportazioni di gas non convenzionale a prezzi bassi in Gran Bretagna ed India.

In tutto ciò, importante è il ruolo che ricopre la realizzazione del Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che prevede la creazione di un mercato unico UE del gas per garantire approvvigionamenti diversificati anche a quei Paesi fortemente esposti al monopolio della Russia, come quelli dell’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

LA CHEVRON TIENE VIVE LE SPERANZE DELLO SHALE IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 25, 2013

La compagnia statunitense continua nello sfruttamento del gas non convenzionale in Romania, Polonia, Lituania ed Ucraina. Differente la strategia del colosso USA ExxonMobil

Una compagnia statunitense tiene voce le speranze per lo sfruttamento dello shale europeo. Nella giornata di giovedì, 25 Luglio, la compagnia USA Chevron ha dichiarato l’intenzione di procedere con lo sfruttamento di gas non convenzionale in Europa Centrale.

Come riportato dalla Bloomberg, la Chevron ha ritenuto un obiettivo importante l’ottenimento dell’indipendenza energetica da parte di Paesi che, come Romania, Polonia, Lituania ed Ucraina, dipendono fortemente dagli approvvigionamenti della Russia.

La Chevron possiede licenze per lo sfruttamento di gas in Polonia, Lituania, e Romania, dove già sono state avviate le prime operazioni di ricerca di gas non convenzionale.

Anche in Ucraina, la compagnia USA ha licenze per lo sfruttamento di shale, ma la burocrazia post sovietica rende farraginoso l’avvio delle operazioni di ricerca del gas non -convenzionale.

“Una volta messo in sicurezza lo sfruttamento dello shale, la popolazione locale sarà favorevole all’estrazione di gas non convenzionale -ha riportato la Chevron in una nota- la sicurezza energetica porterà indubbi benefici”.

Il Comportamento della Chevron è l’opposto di quello avuto dal colosso statunitense ExxonMobil che, dopo un primo interesse per lo sfruttamento di shale in Polonia, ha abbandonato i progetti polacchi per dedicarsi unicamente all’estrazione di gas non convenzionale in USA.

Secondo indiscrezioni, ad avere favorito la dipartita della ExxonMobil è stata la stretta alleanza che il colosso USA ha stabilito con il monopolista del greggio statale russo Rosneft.

Mosca contraria all’indipendenza energetica europea

La Russia è contraria all’avvio dello sfruttamento dello shale in Europa Centrale perché vuole mantenere il controllo delle forniture di gas naturale in Europa.

Sempre secondo indiscrezioni, la Russia finanzia organizzazioni ambientaliste per disinformare l’opinione pubblica sugli effetti positivi che lo sfruttamento dello shale porta all’economia dell’Europa.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: LA ROSNEFT FA IL PIENO A PIETROBURGO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2013

Durante il noto summit economico, il monopolista statale russo del greggio rafforza le relazioni con il colosso energetico USA ExxonMobil. Firmati accordi con il colosso cinese CNPC e la compagnia giapponese Marubeni per l’esportazione di gas LNG in Asia.

Il vertice economico di Pietroburgo porta un bottino a tutto campo per la prima compagnia energetica del pianeta. Nella giornata di lunedì, 24 Giugno, il monopolista statale russo del greggio Rosneft, ha firmato un accordo con il colosso energetico statunitense ExxonMobil per la cooperazione nel Mar Nero, nel Mare di Chukchi, nel Mare di Laptev e nel Mare di Kara

Inoltre, Rosneft ed ExxonMobil hanno stabilito la realizzazione di un rigassificatore in Siberia Orientale per avviare l’ esportazione di gas liquefatto russo in Asia.

A riguardo, sempre durante il vertice di Pietroburgo, la Rosneft ha firmato un accordo per l’esportazione di 1,25 Milioni di Tonnellate di LNG all’anno in Giappone con la compagnia giapponese Marubeni.

Inoltre, la Rosneft ha accordato con il colosso nazionale cinese CNPC l’incremento del totale di greggio russo importato dalla Cina a 219 Barili all’anno dai 109 attuali.

L’accordo con la Marubeni e la CNPC -che ha rilevato il 20% del rigassificatore che i russi intendono costruire nella penisola di Yamal- consente alla Russia di rafforzare la posizione in Asia.

Nel continente asiatico, dopo l’avvio dello sfruttamento di gas Shale, gli Stati Uniti d’America, hanno incrementato la loro presenza nel mercato energetico asiatico, soprattutto in India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan.

Oltre che con la ExxonMobil, Marubeni e CNPC, la Rosneft ha firmato accordi anche con il Ministero dell’Economia della Croazia, con il colosso energetico norvegese Statoil, con quello italiano ENI, con la compagnia polacca Orlen PKN, e con le compagnie Sanors, Soneco, General Electric, Vitold e Trafigura.

Anche Gazprom si rafforza

Importanti progressi sono stati compiuti anche dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, che, sempre durante il vertice di Pietroburgo, ha dichiarato l’intenzione di realizzare un rigassificatore nella Regione di Leningrado.

Lo scopo dell’infrastruttura, secondo quanto dichiarato dal Capo di Gazprom, Alexei Miller, è l’esportazione di gas liquefatto in Europa per 10 Milioni di Tonnellate al giorno.

Miller ha anche incontrato l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, per parlare dell’avanzamento del prolungamento del Southstream.

Questo gasdotto è progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste russe attraverso il Fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Il Southstream, contestato dalla Commissione Europea, è compartecipato da Gazprom, ENI, dalla compagnia tedesca E.On e da quella francese EDF.

Matteo Cazzulani

EXXONMOBIL E ROSNEFT DANNO IL VIA ALLA RICERCA DI ENERGIA NELL’ARTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 13, 2013

Il colosso statunitense investe 200 Milioni di Dollari, mentre il monopolista statale del greggio stanzia 250 Milioni di Dollari. Altri giacimenti possibilmente coinvolti

Un accordo per avviare lo sfruttamento di energia dal Nord del Mondo.

Nella giornata di mercoledì, 12 Giugno, il colosso statunitense ExxonMobil e il monopolista statale russo del greggio Rosneft hanno comunicato di avere trovato l’accordo per avviare lo sfruttamento di gas e oro nero nell’Oceano Artico.

Come riportato dall’agenzia UPI, la ExxonMobil finanziera la ricerca per 200 Milioni di Dollari, mentre Rosneft stanzierà 225 Milioni di Dollari per la realizzazione di programmi.

L’accordo è figlio di un’intesa stretta nel 2012 tra i due enti che coinvolge non solo l’Oceano Artico, ma anche diverse altri giacimenti nel Mondo.

Tra le aree interessate ci sono Siberia e il Golfo del Messico, dove, secondo gli accordi precedenti, i russi dovrebbero rilevare importanti quote.

L’alleanza tra le due più grandi compagnie del Mondo

Il sodalizio tra la ExxonMobil e la Rosneft rappresenta anche un’alleanza tra i due più importanti enti energetici del pianeta.

Con l’acquisizione della terza compagnia russa TNK dalla British Petroleum, costretta a vendere le sue azioni per riparare i danni provocato dal disastro ambientale nel Golfo del Messico del 2010, la Rosneft ha superato la ExxonMobil in cima alla classifica delle compagnie energetiche mondiali.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA LANCIA L’OFFENSIVA IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 5, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, aumenta le forniture di gas a Italia, Germania e Francia e diminuisce il prezzo dell’oro blu per ENI, Wintershall e Suez Gaz de France. In pericolo il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

Aumento delle forniture e decremento dei prezzi sono le due tecniche adottate dalla Russia per mantenere l’egemonia nel mercato del gas dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 4 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato l’intenzione di incrementare le forniture di gas all’Europa a 152 miliardi di metri cubi all’anno, dai 138 dello scorso anno, per ottenere il controllo del 32% del mercato UE dell’oro blu.

Il Vice Capo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ha dichiarato anche l’intenzione di abbassare i prezzi del gas inviato via gasdotto al colosso italiano ENI, alla compagnia francese Suez Gaz de France, e alla tedesca Wintershall, con le quali il monopolista russo avvierà anche un rapporto di stretta collaborazione per la realizzazione di nuove infrastrutture.

Tra i progetti, Medvedev ha illustrato la realizzazione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso in fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il decremento dei prezzi del gas punta ad assicurare a Gazprom il mantenimento di un’unica direttrice per l’esportazione di gas, quella dell’Europa Occidentale, dopo che il monopolista statale russo del gas sta perdendo la concorrenza con il monopolista statale del greggio, Rosneft, e con gli Stati Uniti d’America, per il controllo del crescente mercato asiatico.

La mossa di Gazprom ha conseguenze gravi per Francia, Germania e Italia, che, spinte dalle compagnie energetiche nazionali, finirebbero per incrementare la dipendenza dall’unico fornitore russo, mandando a monte i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti di gas varate dalla Commissione Europea.

Per limitare le importazioni di gas dalla Russia, Paese che si avvale delle risorse energetiche per realizzare scopi di natura geopolitica, la Commissione Europea ha progettato la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa attraverso due percorsi.

Nabucco e Gasdotto Trans Adriatico in forse

Il primo dei due gasdotti è il Nabucco, concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il Nabucco, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH, e dalla francese Suez Gaz de France, è supportato politicamente da Austria, Romania, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Turchia.

Il secondo progetto, concepito per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dalla Grecia via Albania, è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Svizzera ed Albania.

Matteo Cazzulani