LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Julija Tymoshenko e come Bertino Craxi”: l’accusa chiede 7 anni di galera per la Leader arancione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 30, 2011

Deputati e cittadini espulsi dall’aula in seguito alle proteste dinnanzi alle imputazioni a carico della Leader dell’Opposizione Democratica. L’ex-Primo Ministro accusa le Autorità al potere di svendita degli interessi nazionali dell’Ucraina alla Russia, ed invita l’Europa alla pronta firma dell’Accordo di Associazione per non lasciare Kyiv nelle braccia di Mosca.

La solita farsa, nel solito luogo, con le solite facce, con un giudice nelle vesti di un arbitro dal rosso facile. Nella giornata di martedì, 27 Settembre, e ripreso il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko – ancora detenuta in isolamento, dallo scorso 5 Agosto – dopo una pausa di due settimane.

Giusto il tempo di permettere alla difesa una seppur tardiva presa visione delle imputazioni – prima della fase conclusiva del procedimento – e, sopratutto, per calmare le acque a livello internazionale, in vista della firma di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che appare sempre più in forse dinnanzi alla repressione politica ai danni degli esponenti del campo arancione.

A confermarla e stata la condotta del giovane magistrato, Rodion Kirejev, che, dopo avere rigettato la richiesta della difesa di ritornare alla fase degli interrogatori per bilanciare il numero dei testimoni ascoltati – finora 40 a 2 a favore dell’accusa – ha espulso dall’aula quattro Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna – il Partito di Jukija Tymoshenko – uno di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – la forza politica dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: come la Leader dell’Opposizione Democratica, detenuto in isolamento ancora prima della sentenza del processo politico a suo carico – ed il cittadino Mykola: anch’egli indignato per l’infondatezza delle imputazioni presentate dalla portavoce dell’accusa, il Procuratore, Lilija Frolova.

Nello specifico, per l’ex-Primo Ministro ucraino – paragonata a Bettino Craxi “in quanto Premier incastrata dalla giustizia” – sono stati chiesti sette anni di carcere, tre di divieto alla politica, ed una multa di 1,5 Miliardi di Hryvnje: tanto quanto avrebbe nociuto al bilancio statale in occasione degli accordi per il gas del Gennnaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Tra le altre accuse – oltre a quella di gestione fraudolenta di danaro pubblico – l’avere costretto Oleh Dubyna, ex Capo del colosso energetico ucraino, Naftohaz, a firmare un contratto sconveniente senza il via libera del Consiglio dei Ministri, essersi servita di tale forzatura per migliorare il proprio rating internazionale, ed avere abusato dei propri poteri per scavalcare l’allora Presidente, Viktor Jushchenko, in prospettiva elettorale.

Accuse che hanno fatto innervosire non solo i Deputati presenti, ma anche l’Ambasciatore dell’UE, Jose Manuel Pintu Teixeira, ed il Rappresentante USA: entrambi accorsi presso il Tribunale Pechers’kyj in solidarietà della Leader del campo arancione, che, nel corso di una pausa tecnica, ha espresso le proprie ragioni, ed affidato ai giornalisti messaggi politici di rilevante importanza, sopratutto per l’Europa.

Subito l’Associazione con l’UE prima che le autorità svendano Kyiv a Mosca

“Appena avrò la parola evidenzierò come queste autorità dittatoriali stiano reprimendo il dissenso arancione – ha spiegato – e, nel contempo, svendendo il patrimonio nazionale ai russi. Invito l’Opposizione Democratica ad unirsi, con o senza di me – ha continuato – il mio scopo e quello di portare nuovamente la giustizia in Ucraina, e di scalzare il Presidente, Viktor Janukovych – ha concluso – da una carica che gestisce come un dittatore”.

Interpellata sulle questioni attuali del Paese, Julija Tymoshenko ha evidenziato come le Autorità stiano cedendo la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino alla Russia, in cambio di uno sconto sul gas: a sua volta già promesso – e non concesso – da Mosca nel Maggio 2010, in seguito alla concessione del prolungamento dello stazionamento dell’esercito del Cremlino in Crimea fino al 2042.

Una sottomissione al vicino imperiale che, a sua volta, il governo Tymoshenko ha sempre contrastato, presentando un Progetto di Legge per l’intoccabilità dei gasdotti del Paese, definiti dall’ex-Primo Ministro la principale risorsa che l’Ucraina può spendere in sede internazionale.

“Mosca ora non ci considera nemmeno più un Paese di transito del gas, e, con i suoi gasdotti sottomarini, ci ha aggirati. Per questo, occorre firmare al più presto l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, anche con questi banditi al potere: e l’ultima chiamata per Bruxelles che abbiamo”.

Le continue espulsioni dei Deputati non hanno permesso alla difesa diritto di replica: udienza chiusa, senza parola alla Tymoshenko al di fuori delle pause.

“Le imputazioni sollevate dalla Pubblica Accusa sono le medesime dall’inizio del procedimento – ha evidenziato Oleksandr Plakhotnjuk, uno degli Avvocati della Leader dell’Opposizione Arancione, all’uscita dalla seduta – tutte confutate dai testimoni che, sebbene da noi non convocati, hanno riconosciuto la legalità delle azioni di Julija Tymoshenko”.

A sostegno dell’inesattezza delle accuse, anche il parere dei maggiori Capi di Stato e di Governo europei, concordi nel ritenere l’ex-Primo Ministro capace di garantire gas all’Unione Europea e, quindi, mantenere la parola data in campo internazionale.

Matteo Cazzulani

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Kholodnyj Jar: passato e presente dell’Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 29, 2011

Al confine dell’Europa una meta di importanza storica, che gli ucraini hanno nuovamente rimosso.

Un Risiko nel cuore dell’Ucraina dimenticato dall’Europa intera. Lo Kholodnyj Jar non e solamente una vallata meteoritica nella oblast’ di Cherkasy, non lontano dal Dnipro, ma una pagina di storia lunga diversi secoli, il cui momento saliente risale tra il 1918 ed il 1922. Allora, la Libera Repubblica dello Kholodnyj Jar, fedele alla Rada Popolare Ucraina, ha vissuto un periodo di indipendenza, in perenne conflitto con l’armata rossa, egemone nel resto dell’Ucraina.

A porre fine all’esistenza della repubblica nera – come la sua bandiera, con la scritta-slogan “O la Liberta dell’Ucraina, o la morte” – l’aggiunta al tavolo da gioco dei carri armati bianchi di Denikin – le forze zariste, interessati, come i bolscevichi.
all’annientamento di ogni forma di indipendenza ucraina, in nome della presunta superiorità della natio russa sul resto degli slavi – e degli anarchici di Nestor Makhno, capo di un’enclave del sud dell’Ucraina retta su principi bakuniani, avversaria dei bianchi e dei neri ed alleata dei rossi di Mosca.

La fine di tale partita e stata drammatica per le due autonomie ucraine: Makhno, tradito dagli alleati comunisti che, complici gli zaristi, hanno poi sterminato anche i patrioti ucraini, ignari della reale potenza degli aggressori.

Ancor più amara e la sorte che, nella storiografia, ha avuto tale importante episodio.

“Sotto il regime comunista, guai a parlare di banditi che, in realtà, erano patrioti, martiri per la Liberta della propria nazione – ha spiegato il guardiano dell’importante Museo Nazionale di Medvedivka, appositamente aperto per il Legno Storto – Solo l’Indipendenza ha ridato dignità allo Kholodnyj Jar – ha continuato – ma nemmeno troppa. Il periodo di massima diffusione di notizie e celebrazioni e stata la Presidenza di Viktor Jushchenko. Con la salita al potere di Viktor Janukovych, e l’instaurazione del Governo di Mykola Azarov – ha concluso – questo episodio e stato quasi cancellato dai manuali di storia, sempre più allineati ad una vulgata postsovietica”.

Una pagina europea

Triste modo di rendere omaggio al proprio passato da parte di un popolo che, occorre ammetterlo, non sempre ci ha visto chiaro in politica estera, come dimostrato sempre dalla Kholodnyj Jar: sempre qui, nel 1768 gli Hajdamaky ucraini si sono ribellati alla Repubblica delle Due Nazioni Polacca in nome dell’opposizione alla nobiltà, e dell’ortodossia contro il cattolicesimo. Il risultato, la disfatta dei ribelli di Ucraina da parte di una Polonia oramai all’agonia, che, pochi decenni più tardi, sarebbe finita spartita tra Russia e Prussia.

Ora, laddove si e consumata una delle molteplici pagine di incomprensione tra Kyiv e Varsavia, di cui si e tradizionalmente avvantaggiata Mosca, resta un interessante Monastero ed una famiglia di naturalisti, dedita a stile di vita totalmente alieno da ogni progresso della tecnica. Solo la luce e ammessa, laddove essa dovrebbe realmente illuminare la
mente di un popolo che, con i processi politici ai danni sopratutto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ha ancora una volta perso se stesso, e l’autobus per l’Europa.

Matteo Cazzulani

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GUERRA DEL GAS: LA LUNA DI MIELE TRA GERMANIA E RUSSIA E’ FINITA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 28, 2011

Le compagnie teutoniche RWE ed E.On decise a ricorrere in tribunale per rivedere le condizioni contrattuali del monopolista russo Gazprom, ritenute svantaggiose e fuori mercato. Mosca rinsalda la presenza in Europa con il varo del rodaggio del NordStream

Se il prezzo non è adeguato, la partnership di ferro, i gasdotti sottomarini, e le pacche sulle spalle possono

Il tragitto del Nordstream

Il tragitto del Nordstream

finire a carte bollate. Nella giornata di martedì, 6 Settembre, le due maggiori compagnie energetiche tedesche, RWE ed E.On, hanno dichiarato totale insoddisfazione per le condizioni contrattuali applicate dal monopolista russo, Gazprom, definite fuori dalle logiche contrattuali ed oggetto di ricorso all’Arbitrato di Stoccolma.

Come riportato dall’autorevole UkrInform, RWE avrebbe richiesto ai russi una rinegoziazione del tariffario, intervenendo sulla modalità di conteggio dell’ammontare della bolletta di un contratto che lega le due compagnie dal 1998, e che, recentemente rinnovato, scade solo nel 2035. E.On, invece, ha evidenziato come le condizioni di Gazprom non rispettino quelle del mercato attuale, ed abbiano portato la seconda compagnia teutonica a pagare l’oro blu davvero salato: con un rincaro del 22% rispetto al prezzo medio mondiale.

Qualora il ricorso venisse seriamente presentato, per E.On si tratterebbe del secondo processo contro Gazprom, dopo quello reso necessario per regolare il contratto vigente, con cui il monopolista russo, similmente ad RWE ed alle altre compagnie dell’Europa Occidentale, ha concesso uno sconto in cambio di una durata più lunga dell’accordo: una strategia necessaria per i russi, al fine di assicurare la presenza di Mosca nel Vecchio Continente, e contrastare la politica energetica della Commissione Europea, orientata alla diminuzione della dipendenza dalla Russia ed alla diversificazione delle forniture.

Nord Stream al via

A tale strategia si ascrive anche il gasdotto NordStream, che proprio martedì 6 settembre ha iniziato a funzionare, seppur ancora in regime di rodaggio. L’infrastruttura sottomarina è un progetto di Gazprom, compartecipato da E.On, dalla compagnia francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie, concepito per aggirare Paesi politicamente invisi al Cremlino, come Polonia, Ucraina, e Stati Baltici.

Durante la cerimonia inaugurale, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha sottolineato la natura politico-economica del gasdotto sul fondale del Baltico: utile a Mosca per mantenere contatti diretti con un’Europa Occidentale disposta a contrastare politiche comuni di tutta l’UE per soddisfare la propria sete di gas a prezzi più convenienti di quelli del vicino.

Matteo Cazzulani

Vertice Vladimir Putin-Dmitrij Medvedev-Viktor Janukovych. Tutto tace in Russia ed Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 27, 2011

Ancora nessun dettaglio sull’aspetto economico del meeting tra i Presidenti russo ed ucraino, ed il candidato al terzo mandato presidenziale a Mosca.

Un silenzio assordante tutto affatto che rassicurante. Questa e la maniera con cui e stato accolto il vertice tra il Premier, Vladimir Putin, ed il Presidente russi, Dmitrij Medvedev, con il collega ucraino, Viktor Janukovych, avvenuto sabato, 24 Settembre, nella tenuta estiva di Zavidovo, nella oblast’ di Tver’.

Un incontro informale, di cui sono state pubblicate solo foto dei tre Leader in maniche di camicia, e nulla conta se ad essere in sospeso sono le relazioni tra i due Paesi e, con esse, dell’Unione Europea tutta con Ucraina e Russia.

Nella serata di Domenica, 25 Settembre, l’ufficio stampa del Presidente russo ha dichiarato con una nota che il meeting e stato proficuo, e che un miglioramento delle relazioni tra i due Paesi e stato segnato.

Secondo quanto riportato dalla ad di Medvedev, Natalija Timakova, a corredo delle discussioni ha avuto luogo anche un meeting tra Aleksej Miller, Capo del monopolista russo, Gazprom, e Jurij Bojko, Ministro dell’Energia ucraino.

“E stato raggiunto un accordo sulle forniture di gas e sul transito verso l’UE – ha illustrato la fonte del Cremlino – si arriverà ad una normalizzazione”.

Qualche dettaglio in aggiunta e stato diramato da Kyiv, con l’ufficio stampa di Viktor Janukovych ad evidenziare la concordata convocazione di un summit Russia-Ucraina, in cui trattare le tematiche del gas in una cornice globale circa i rapporti tra le due realtà.

In ginocchio dallo zar del gas

Lecito ricordare che il Capo di Stato ucraino si e precipitato in Russia per correggere i rapporti energetici con Mosca.

Prima dell’incontro, ha partecipato al meeting di Russia Unita, in cui Vladimir Putin ha ricevuto l’investitura della Presidenza del Paese, per la terza volta nel giro di dieci anni.

Janukovych ha definito la candidatura “un passo importante per Kyiv” in vista della futura, stretta collaborazione.

Matteo Cazzulani

GLI USA HANNO SCELTO: LO SCUDO SPAZIALE DI OBAMA IN ROMANIA E POLONIA

Posted in NATO by matteocazzulani on September 26, 2011

Washington e Bucarest siglano l’accordo per il dispiegamento di missili SM-3 in territorio romeno, a cui seguirà un simile documento con Varsavia. Esperti divisi su una scelta debole di politica estera, sullo sfondo di uno scenario interno ancora incerto.

Il presidente USA, Barack Obama

Per alcuni, un timido segnale di risveglio, per altri, la definitiva rinuncia alla tradizionale difesa dell’Occidente e dei suoi valori. Queste le due interpretazioni date al varo dello scudo antimissilistico USA in Europa Centrale, ufficializzato, nella giornata di martedì, 13 Settembre, con la firma da parte del Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e del Ministro degli Esteri romeno, Teodor Baconschi, di un accordo per la dislocazione di una batteria di missili SM-3 in Romania – nella base aerea di Deveselu, nei pressi di Caracal – nel 2015, a cui, nel medesimo luogo, seguirà l’installazione di una postazione radar.

Secondo il progetto, ad essere coinvolti saranno circa 200 persone tra militari, civili, e tecnici, assunti dal governo romeno con l’aiuto finanziario USA. Inoltre, nel 2018 è previsto il posizionamento di altri SM-3 in Polonia, con cui Washington firmerà un relativo accordo, simile, ma separato, da quello con Bucarest. Come dichiarato dalle parti, lo scopo dello scudo spaziale è la protezione dell’Europa da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran e, in più ampia prospettiva, di tutto l’Occidente da attacchi missilistici da parte della Corea del Nord.

Una motivazione che ha lasciato perplessi in molti, poiché essa collima con la ratio del ben più convincente progetto dell’amministrazione repubblicana di George Bush: contrattualmente ratificato nel 2008, ma repentinamente rinegoziato dalla presidenza di Barack Obama, sopratutto in seguito alle proteste di una Russia neo-imperiale, poco disposta nell’accettare il coinvolgimento di Paesi dell’ex-Blocco di Varsavia in progetti militari sotto l’egida USA.

Nello specifico, il progetto Bush prevedeva un’installazione radar e la dislocazione di missili Patriot – dotati di testata e capacità aggressiva, differentemente dagli SM-3, concepiti altresì per abbattere vettori con la sola propria energia cinetica – rispettivamente in Repubblica Ceca e Polonia: Paesi che, comprensibilmente intimoriti in seguito all’aggressione militare russa in Georgia nell’Agosto 2008, e l’inesistente reazione da parte dell’UE – allora sotto la presidenza francese – in difesa dell’integrità territoriale di Tbilisi, firmarono quegli accordi visti come garanzia della propria difesa militare da Mosca, poi rotti unilateralmente da Washington dopo la vittoria democratica alle presidenziali USA di Novembre.

Un progetto in vista delle Presidenziali

Dopo ripetuti tentativi di coinvolgere la Russia nella pianificazione di un nuovo scudo spaziale su scala euroasiatica, l’amministrazione Obama ha dapprima contestualizzato il progetto nell’ambito NATO e, successivamente, elaborato una nuova versione più soft, con intercettori, privi di capacità offensiva, posizionati in Romania e Polonia – in ultimo, preferita a Turchia, Bulgaria, ed Ucraina, precedentemente selezionate come sito per la dislocazione dei missili.

Secondo diversi esperti, la firma con Bucarest sarebbe un tentativo da parte dell’establishment democratico di rispondere all’accusa di aver rinunciato alla difesa dell’Occidente e dei suoi valori – in nome una ricerca assidua del dialogo persino con ogni dittatore del Pianeta – mossa con coerenza da un campo repubblicano tornato alla guida del Congresso dopo le elezioni di mid-term del 2010, e deciso a lanciare la sfida presidenziale ad Obama sin da ora.

Matteo Cazzulani

Vertice Russia-Ucraina: nessun dettaglio del meeting tra Putin, Medvedev e Janukovych

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on September 25, 2011

Secondo indiscrezioni Mosca e Kyiv avrebbero trattato di energia e politica energetica, oltre a pesca e colloqui informali nella tenuta di Zavidovo. Ucraina e Bielorussia ai piedi dello Zar del gas, tornato alla poltrona di Presidente della Federazione Russa.

Dell’atteso vertice non sono rimaste nemmeno le cravatte. Nella giornata di Sabato, 24 Settembre, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha intrattenuto a Mosca un incontro con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, ed il Primo Ministro, Vladimir Putin. Un meeting informale, come hanno riportato gli ad di Kyiv e Mosca, avvenuto nella tenuta estiva di Zavidovo – oblast’di Tver’ – tra pesca, vino, ed abbigliamento sportivo, con cui i tre Capi di Stato e Governo sono apparsi alla stampa.

Incerti gli esiti, ma anche le tematiche toccate da Janukovych, Medvedev, e Putin: Kyiv ha illustrato l’importanza del piano energetico, su cui Ucraina e Russia sono ai ferri corti, ma Mosca ha contestualizzato il summit alle tematiche di politica estera. Infine, secondo Natalija Timakova, Addetta Stampa del Presidente russo, la resa nota delle conclusioni e prematura.

Bielorussia ed Ucraina ai piedi dello Zar del gas.

Di certo, resta la lettura dei fatti di una giornata particolarmente ricca sul piano politico. Prima dell’incontro di Zavidovo, a Mosca, nel congresso di Russia Unita, Putin ha ricevuto l’investitura alla presidenza del Paese, concedendo il Premierato a Dmitrij Medvedev: primo nelle liste del Partito del Potere, al cui summit ha partecipato lo stesso Janukovych, che ha definito il ritorno sullo scranno più alto della Verticale del Potere russa dello zar del gas un passo importante anche per l’Ucraina.

Prima del meeting, il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ha offerto a Mosca il rilevamento del controllo di importanti industrie energetiche, dopo quello del colosso nazionale del gas, Beltransgaz, di cui il monopolista russo, Gazprom, ha rilevato l’intero pacchetto azionario, e, con esso, la gestione del sistema infrastrutturale energetico di Minsk.

Unico a ribellarsi al rinato imperialismo russo, il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, che, nel corso dell’Assemblea Plenaria ONU, ha denunciato la rinata aggressività della Russia nei confronti dei Paesi ex-Unione Sovietica.

“La Guerra Fredda e finita – ha evidenziato al Palazzo di Vetro – ma i ricatti, le pressioni, ed i diktat continuano non solo in Georgia, ma anche in Ucraina, Bielorussia, e Moldova”.

Matteo Cazzulani

IL DISSENSO BIELORUSSO PROTESTA A LEOPOLI CONTRO IL GIOGO DI MOSCA DI IERI E DI OGGI

Posted in Bielorussia, Ukraina by matteocazzulani on September 23, 2011

Nel capoluogo galiziano gli oppositori ad Aljaksandar Lukashenka ricordano i detenuti politici e la Battaglia della Orsha del 1514: comune capitolo della storia di Bielorussia, Ucraina, Polonia, e Lituania di resistenza alle ambizioni imperiali di Mosca

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ed il primo ministro russo, Vladimir Putin

Nella città delle cinque culture per fuggire all’arresto per Protesta Politicamente Scorretta. Questa la motivazione che giovedì, 7 Settembre, ha spinto gli oppositori bielorussi a Leopoli, in Ucraina, per celebrare il Giorno della Gloria Militare della Bielorussia: una festa nazionale, in vigore, come la bandiera statale bianco-rossa, durante le brevi parentesi di indipendenza di Minsk – dal 1918 al 1919 e dal 1991 al 1995 – fino al definitivo divieto imposto dall’attuale presidente, Aljaksandar Lukashenka, deciso nel ristabilire la simbologia sovietica, e nel mandare al fresco chi si permette ogni forma di commemorazione patriottica.

Proprio per questa ragione, l’opposizione al Bat’ka – com’è definito Lukashenka in patria, ha caricato di estrema attualità tale ricorrenza: a dimostrarlo, i nomi dei ventisette oppositori incarcerati – tra cui l’ex-candidato alla presidenza nelle elezioni falsificate del Dicembre 2010, Njakljau Statkevych – letti nella centrale Ploshcha Rynok, trasformatasi per un giorno da cuore del capoluogo galiziano a Capitale del dissenso bielorusso.

A giustificare la scelta di Leopoli, ed evidenziare la vicinanza culturale della Città delle Cinque Culture – ucraina, polacca, armena, ebraica ed asburgica – all’opposizione a Lukashenka, il fatto storico alla base della Festa nazionale, la Battaglia della Orsha dell’8 Settembre 1514: allora, un’armata di 30 mila bielorussi, ucraini, polacchi e lituani – che dal 1569 vivranno in un’unico stato, la Repubblica delle Due Nazioni – sotto il comando del Principe Kostjantyn Ostroz’kyj sconfisse gli 80 mila soldati del Granducato di Mosca, salvando le terre dell’Europa Centrale da una dominazione straniera data per certa.

“I nostri predecessori erano persone sagge – ha dichiarato a Radio Liberty V’jacheslau Sivchyk, Leader del Movimento Razom – ci hanno mostrato cosa bisogna fare quando dall’esterno entrano nel tuo Paese, confiscano case e fabbriche, ed installano un governo voluto dal Cremlino. Siamo qui per l’unità di bielorussi ed ucraini, che – ha continuato – come polacchi e lituani sono popoli europei”.

La battaglia di cui non parlare

La Battaglia della Orsha è una pagina di storia europea davvero importante, ciò malgrado finita nel dimenticatoio in tutto il Vecchio Continente. Nella lontana Europa Occidentale, troppo interessata ad Africa e Sud America, e dimentica della parte centro-orientale dell’UE – complice anche la sete di gas -non ve n’è traccia, se non in lezioni universitarie di professori illuminati.

Ma anche in Bielorussia guai a parlarne: come dichiarato, sempre a Radio Liberty, dal dissidente bielorusso, Aljakseu Pushkin, il sito della battaglia oggi è ricoperto da sterpaglie e piantagioni di melone, e a ravvivare tale landa desolata nella Giorno della Gloria Militare ci ha pensato solo un gruppo di cantanti di poesia goliardica, appositamente inviati dalle Autorità filo-sovietiche per rendere impossibile qualsiasi celebrazione.

Matteo Cazzulani

Janukovych snobbato al Palazzo di Vetro

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 23, 2011

Il Presidente ucraino non ottiene l’appoggio di NATO ed USA, turbate dalla repressione politica in atto a Kyiv. Julija Tymoshenko a rischio tubercolosi.

Un Presidente isolato alla disperata ricerca di una legittimazione internazionale. Così e apparso mercoledì, 21 Settembre, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, nel corso della visita al quartier generale delle Nazioni Unite, a New York.

Una gita oltreoceano, in cui il Capo di Stato ucraino ha esternato promesse di ogni sorta pur di tornare in Patria con un successo, tuttavia non agguantato.

A colloquio con il Segretario NATO, Anders Fog Rasmussen, ha dichiarato piena fedeltà all’Alleanza Atlantica e, più in generale, all’Unione Europea, tralasciando il legame con la Russia – sua tradizionale alleata, malgrado i recenti dissidi energetici – e le critiche UE all’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Fredda la risposta del diplomatico danese che, oltre alle parole di protocollo, per dare seguito alle promesse ha invitato il Presidente ucraino a partecipare attivamente alle azioni NATO contro il pirantaggio.

Una prima doccia fredda, a cui e seguita la posizione del Commissario dell’Unione Europea all’Allargamento, Stefan Fule, che ha definito la detenzione in isolamento di Julija Tymoshenko un ostacolo per la ratifica dell’Accordo di Associazione da parte dei singoli Paesi UE. In aggiunta, e arrivato l’allarme dell’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Serhij Vlasenko, secondo cui l’ex-Primo Ministro sarebbe a serio pericolo tubercolosi, riscontrata nel carcere Luk’janivs’kyj, dove e detenuta dallo scorso venerdì, 5 Agosto.

Oltre alla questione di Julija Tymoshenko, evolve anche la situazione dell’altro big arancione in isolamento, Jurij Lucenko. Nel corso del processo politico orchestrato da autorità post-sovietiche, l’ennesimo testimone lo ha assolto dall’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito dell’assunzione del suo autista. Una colpa – per così dire – che e costata la cella all’ex-Ministro degli Interni, ed il conseguente peggioramento delle sue condizioni di salute.

Nulla di interessante per Janukovych, che nei corridoi del Palazzo di Vetro ha incontrato anche il collega americano, Barack Obama, con cui ha trattato la messa al bando degli armamenti nucleari.

Pure i democrats scaricano l’Ucraina

Niente in cambio, se non un plauso vuoto, che per nulla ha risposto alla volonta di barattare la rinuncia all’atomica con il silenzio di Washington sulla repressione interna al campo arancione.

Se l’Ucraina ha rinunciato alla Liberta, gli USA, seppur governati da una disastrosa amministrazione democratica, restano fedeli a certi principi cardine di un occidente sempre più staccato da Kyiv.

Matteo Cazzulani

Viktor Janukovych perde il consenso anche dei veterani URSS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 22, 2011

Manifestazione dei reduci dell’Afghanistan, contrari al taglio delle già esigue provvigioni sociali, repressa con la forza dalla polizia. In uno Stato sempre più simile alla Russia di Putin, Kyiv si allinea all’orario di Mosca.

Al Parlamento ucraino si lavora fino all’ora di cena: quando un buio autunnale accarezza il paesaggio, e le camionette della milicija smontano lo scenario dell’ennesima repressione violenta.

A tenere banco in Ucraina nella giornata di martedì, 20 Settembre, e stata la protesta dei veterani dell’Afghanistan per il taglio ai sussidi previdenziali proposto dalla maggioranza, malgrado in campagna elettorale il Presidente, Viktor Janukovych, abbia predicato il contrario.

Un centinaio di reduci della missione sovietica in Afghanistan degli anni’80 che, beffardamente, dopo avere rischiato la pelle per una madrepatria assassina, sono costantemente stati preda delle numerose crisi, costretti ad una vita in condizioni tutt’altro che rispettose del valore militare.

Cornuti e mazziati si direbbe, in questo caso anche picchiati ed asfissiati: per contenere una protesta vivace, che ha portato alcuni manifestanti a forzare la cancellata di sicurezza della Rada, la polizia – in assetto antisommossa – ha adoperato manganello e gas lacrimogeni.

Se non altro, qualche contuso e servito per svegliare il Parlamento che, in preda all’approvazione di provvedimenti dalla scarsa utilità pubblica – malgrado l’approvazione del bilancio sia fissata a breve – ha posticipato, ma non eliminato, la revisione della proposta contestata, ed inviato a mediare il Vice-Premier con delega agli Affari Sociali, Serhij Tihipko, contestato da una massa di manifestanti a dir poco arrabbiata.

A rendere il fatto rilevante non e “solo” l’ennesima repressione violenta di proteste pacifiche nell’Ucraina di Janukovych – con l’aggravante di essersi abbattuta su reduci di guerra di eta avanzata – ma il cospicuo sostegno riposto dai dimostranti nel Presidente durante la campagna elettorale ed i primi mesi della sua amministrazione: un vero e proprio segnale allarmante per un Capo di Stato che, oltre all’isolamento in politica estera – in crisi sia con l’alleato russo, sia con l’Unione Europea, turbata per l’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione – deve fare i conti con un crescente dissenso interno.

Kyiv come Mosca

Un segnale di allarme che la stessa maggioranza sembra, pero, non avere udito. Durante la manifestazione, il Parlamento e stato impegnato ad approvare l’eliminazione dell’ora solare: un provvedimento che, conclusosi il quinquennio democratico seguente la Rivoluzione Arancione, allinea sempre più l’Ucraina alla Russia, dopo la ricostituzione di un Presidenzialismo forte – alla base di una verticale del potere in cui il Parlamento e sotto il pieno controllo del Capo dello Stato, libero di creare e sciogliere maggioranze a suo piacimento – e la revisione dei manuali di storia secondo la vulgata del Cremlino.

“Risparmieremo 300 Milioni di Hryvnje all’anno” ha illustrato, ad avvenuta approvazione, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. A favore, hanno votato i Parlamentari comunisti, quelli del gruppo Riforme per il Futuro, alcuni franchi tiratori del campo arancione, e tutti quelli del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Contrari ad un provvedimento di non primaria importanza, i Deputati Nazionali del maggiore gruppo dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, in permanente protesta per la detenzione in isolamento della loro carismatica Leader, Julija Tymoshenko, sempre più in precarie condizioni di salute, vittima di un processo politico condannato dall’intera Comunità Occidentale.

Matteo Cazzulani

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Viktor Janukovych perde il consenso anche dei veterani URSS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 22, 2011

Manifestazione dei reduci dell’Afghanistan, contrari al taglio delle già esigue provvigioni sociali, repressa con la forza dalla polizia. In uno Stato sempre più simile alla Russia di Putin, Kyiv si allinea all’orario di Mosca.

Al Parlamento ucraino si lavora fino all’ora di cena: quando un buio autunnale accarezza il paesaggio, e le camionette della milicija smontano lo scenario dell’ennesima repressione violenta.

A tenere banco in Ucraina nella giornata di martedì, 20 Settembre, e stata la protesta dei veterani dell’Afghanistan per il taglio ai sussidi previdenziali proposto dalla maggioranza, malgrado in campagna elettorale il Presidente, Viktor Janukovych, abbia predicato il contrario.

Un centinaio di reduci della missione sovietica in Afghanistan degli anni’80 che, beffardamente, dopo avere rischiato la pelle per una madrepatria assassina, sono costantemente stati preda delle numerose crisi, costretti ad una vita in condizioni tutt’altro che rispettose del valore militare.

Cornuti e mazziati si direbbe, in questo caso anche picchiati ed asfissiati: per contenere una protesta vivace, che ha portato alcuni manifestanti a forzare la cancellata di sicurezza della Rada, la polizia – in assetto antisommossa – ha adoperato manganello e gas lacrimogeni.

Se non altro, qualche contuso e servito per svegliare il Parlamento che, in preda all’approvazione di provvedimenti dalla scarsa utilità pubblica – malgrado l’approvazione del bilancio sia fissata a breve – ha posticipato, ma non eliminato, la revisione della proposta contestata, ed inviato a mediare il Vice-Premier con delega agli Affari Sociali, Serhij Tihipko, contestato da una massa di manifestanti a dir poco arrabbiata.

A rendere il fatto rilevante non e “solo” l’ennesima repressione violenta di proteste pacifiche nell’Ucraina di Janukovych – con l’aggravante di essersi abbattuta su reduci di guerra di eta avanzata – ma il cospicuo sostegno riposto dai dimostranti nel Presidente durante la campagna elettorale ed i primi mesi della sua amministrazione: un vero e proprio segnale allarmante per un Capo di Stato che, oltre all’isolamento in politica estera – in crisi sia con l’alleato russo, sia con l’Unione Europea, turbata per l’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione – deve fare i conti con un crescente dissenso interno.

Kyiv come Mosca

Un segnale di allarme che la stessa maggioranza sembra, pero, non avere udito. Durante la manifestazione, il Parlamento e stato impegnato ad approvare l’eliminazione dell’ora solare: un provvedimento che, conclusosi il quinquennio democratico seguente la Rivoluzione Arancione, allinea sempre più l’Ucraina alla Russia, dopo la ricostituzione di un Presidenzialismo forte – alla base di una verticale del potere in cui il Parlamento e sotto il pieno controllo del Capo dello Stato, libero di creare e sciogliere maggioranze a suo piacimento – e la revisione dei manuali di storia secondo la vulgata del Cremlino.

“Risparmieremo 300 Milioni di Hryvnje all’anno” ha illustrato, ad avvenuta approvazione, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. A favore, hanno votato i Parlamentari comunisti, quelli del gruppo Riforme per il Futuro, alcuni franchi tiratori del campo arancione, e tutti quelli del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Contrari ad un provvedimento di non primaria importanza, i Deputati Nazionali del maggiore gruppo dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, in permanente protesta per la detenzione in isolamento della loro carismatica Leader, Julija Tymoshenko, sempre più in precarie condizioni di salute, vittima di un processo politico condannato dall’intera Comunità Occidentale.

Matteo Cazzulani

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