LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

NIHIL NOVI IN BIELORUSSIA: PER LUKASHENKA UN’ALTRA “CONFERMA” DALLE URNE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 24, 2012

Caroselli elettorali, coercizione al voto, e un’opposizione divisa hanno consentito al Dittatore bielorusso di ottenere una conferma elettorale nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 23 Settembre. Pochi i giornalisti e gli osservatori internazionali ammessi per monitorare la consultazione. 

Il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka

Nel 2004, il dissidente politico bielorusso Syarhyey Kalakin in una conferenza stampa ha comunicato, grazie ad una soffiata di una talpa vicina alle Autorità, gli esiti esatti delle Elezioni Parlamentari a due settimane dal loro svolgimento, nelle quali a vincere, con percentuali plebiscitarie, sarebbe stato – come poi effettivamente avvenuto – lo schieramento fedele al Dittatore della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka.

Pronosticare l’ennesima vittoria a valanga per il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – dopo la tornata elettorale di Domenica, 23 Settembre, è ancor più semplice e scontato rispetto a quanto fatto da Kalakin nel 2004.

A consentire percentuali bulgare allo schieramento che sostiene il Presidente bielorusso sono state le solite tecniche di manipolazione del voto attuate dalle Autorità del politiche sin dalla salita al potere di Lukashenka, nel 1994.

L’Organizzazione Non Governativa bielorussa Viasna, impegnata nel rispetto dei Diritti Civili in Bielorussia, è stata affiancata da un numero esiguo di osservatori internazionali, per via delle limitazioni nel rilascio dei visti che le Autorità di Minsk hanno approntato per il periodo dello svolgimento della consultazione elettorale.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza dall’esponente di Viasna, Valancin Stefanovych, in tutto il Paese sono stati organizzati i cosiddetti “caroselli elettorali”: autobus incaricati di portare elettori a votare, ovviamente a favore dello shcieramento pro-Lukashenka, in più di un seggio.

Oltre al trasporto gratuito, presso i seggi gli elettori hanno beneficiato di vettovaglie e prodotti alimentari: offerti a quantità maggiorata ai tanti che hanno fornito prove di avere votato per lo schieramento filo-presidenziale.

Nella campagna di induzione al voto non sono mancati anche metodi coercitivi, come le minacce di licenziamento e di espulsione da scuole ed Università nei confronti di operai, impiegati e studenti: costretti a spendere ore del riposo domenicale, o a recarsi ai seggi nelle giornate di venerdì e sabato – la votazione ha avuto luogo su tre giorni – per sostenere, con il loro voto, il regime.

Cronaca di ordinaria repressione anche per quanto riguarda l’atteggiamento assunto dalla polizia nei confronti di oppositori e giornalisti. Alla vigilia dell’apertura delle urne, alcuni attivisti del movimento Di La Verità, che stavano distribuendo materiale elettorale presso un supermercato, sono stati arrestati assieme ad alcuni giornalisti della Reuters, dell’Associated Press, e di altre agenzie di stampa internazionali che stavano documentando quanto accadeva.

Nella medesima giornata, a Mohylev, sei cittadini di Unione Europea e Stati Uniti d’America sono stati rinchiusi in carcere per avere organizzato un seminario pubblico dedicato all’imminente tornata elettorale, con l’accusa di vilipendio dell’immagine della Bielorussia e diffusione di informazioni false e tendenziose.

A urne chiuse, ma a scrutini ancora in corso, il Presidente Lukashenka ha cantato vittoria, sottolineando come il suo Paese abbia dato l’ennesima prova di maturità democratica in un’Elezione Parlamentare di importanza fondamentale per il futuro dei figli del popolo bielorusso.

Inoltre, il Bat’ka ha criticato le accuse mosse a suo carico per mancato rispetto della libertà di parola e di espressione, ed ha invitato l’Occidente a prendere esempio dalla democrazia bielorussa.

Responsabilità per la vittoria a valanga di Lukashenka sono da addossare anche alle opposizioni, che non sono state in grado di cooperare ed unire le forze per creare un unico schieramento anti-governativo.

Dopo la decisione delle Autorità di non permettere la corsa a un seggio ai Leader del dissenso, tra cui lo storico oppositore di Lukashenka, Alyaksandr Milinkevich, i due principali partiti dello schieramento democratico – il Fronte Nazionale Bielorusso e il Partito Nazionale Civico – hanno ritirato tutte le loro candidature. I soggetti politici rimasti in corsa – il partito socialdemocratico Hramada, il partito Mondo Giusto, e Di La Verità – hanno optato per la battaglia in solitaria.

Lukashenka guarda alla Russia

Dopo le Elezioni Parlamentari, Alyaksandr Lukashenka resta libero di attuare una politica estera schizofrenica, destinata ad accentuare la dipendenza della Bielorussia nei confronti della Russia sul piano politico, economico ed energetico.

Nella giornata di Domenica, 16 Settembre, Lukashenka ha incontrato a Sochi il Presidente russo, Vladimir Putin, per confermare le tappe dell’integrazione della Biielorussia nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico voluto da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nell’URSS di un tempo.

Inoltre, i due Presidenti hanno concordato l’avvio della costruzione di una centrale nucleare in Bielorussia, a Ostrovets, compartecipata da compagnie russe e bielorusse.

L’asse di ferro tra Mosca e Minsk è stato confermato mercoledì, 19 Settembre, dall’incontro a Mosca tra il nuovo Ministro degli Esteri bielorusso, Uladzimir Makey, e il suo collega russo, Sergey Lavrov. Per Makey, si è trattato della prima visita da capo della Diplomazia della Bielorussia.

Totalmente assenti sono invece i rapporti con l’Unione Europea, che ha deciso di chiudere i rapporti diplomatici con la Bielorussia dopo l’espulsione dal territorio bielorusso dell’Ambasciatore della Svezia Stefan Ericsson: ritenuto responsabile dell’azione dimostrativa organizzata dall’associazione svedese Studio Total.

Con un aereo partito da Vilna, la capitale della Lituania, attivisti della Studio Total, abbigliati con maschere da orso, hanno riversato su Minsk volantini inneggiati al rispetto della libertà di stampa e di parola: un gesto mal sopportato dalle Autorità bielorusse.

I rapporti tra l’UE e la Bielorussia si sono incrinati già nel Dicembre 2010, quando a seguito della falsificazione di massa delle Elezioni Presidenziali bielorusse – in cui i candidati alternativi a Lukashenka sono stati picchiati ed arrestati – Bruxelles ha escluso Minsk dalla Politica di Partenariato Orientale: iniziativa europea, voluta da Svezia e Polonia, per preparare i Paesi dell’Europa Orientale – Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbajdzhan ed Armenia – all’integrazione politica ed economica nelle strutture del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

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Bielorussia: Lukashenka esclude oppositori dalle liste elettorali

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 23, 2012

Divieto di partecipazione per il Leader del movimento liberale e filoeuropeo Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e per il noto dissidente Niklau Paskevych. Le divisioni del dissenso bielorusso dinnanzi ad una consultazione parlamentare in cui ad avere la meglio sono con certezza le forze politiche filo-presidenziali

Firme scorrette, moduli irregolari, dichiarazioni dei redditi incomplete e sentenze giudiziarie sono le ragioni per le quali le Autorità bielorusse hanno decimato le liste dell’Opposizione in vista delle prossime Elezioni Parlamentari. Nella giornata di mercoledì, 22 Agosto, la Commissione Elettorale Centrale ha negato la partecipazione alla consultazione legislativa al Leader del Movimento filo-europeo di orientamento liberale Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e al noto oppositore del regime di Minsk, Niklau Paskevych.

Secondo la motivazione ufficiale, i due oppositori avrebbero omesso documenti importanti durante la presentazione delle loro candidature, ma gli attivisti dell’Opposizione bielorussa accusano il regime di volere sistematicamente escludere dalle liste elettorali ogni esponente di spicco del dissenso in Bielorussia.

Così, infatti, e capitato anche ad altri due leader dell’Opposizione, Niklau Statkevych ed Uladzimir Niaklayeu. Il primo e stato condannato a sei anni di detenzione per avere protestato contro i brogli elettorali perpetrati dalle Autorità Bielorusse durante le Elezioni Presidenziali del 19 Dicembre 2010, mentre al secondo la “giustizia” bielorussa ha imposto due anni di divieto di partecipazione alla vita politica per la medesima motivazione.

Oltre che l’estromissione dei principali candidati dell’Opposizione, a penalizzare il dissenso bielorusso e anche la cronica divisione con cui le diverse forze politiche si presentano alla tornata elettorale. Il movimento Bielorussia Europea, guidato dall’ex-Candidato alla presidenza, Andrey Sannikau, e la Democrazia Cristiana Bielorussa hanno deciso di boicottare la consultazione, mentre Za Svabodu e il Partito Mondo Giusto hanno giudicato utile prendere parte al voto con propri candidati.

Più originale e la posizione del Fronte Nazionale Bielorusso – capeggiato da Alyaksey Yanukevych – e del Partito Civico Unito di Anton Labiedzka, che hanno optato per la partecipazione al voto e l’immediata rinuncia da parte dei candidati eletti al mandato parlamentare in segno di protesta.

Dal canto loro, le Autorità governative si presentano agli elettori compatte, con liste uniche in sostegno del Presidente, Alyaksandr Lukashenka. Esse sono favorite, oltre che dall’estromissione dei principali avversari mediante l’arma della magistratura, anche dall’utilizzo di risorse statali e del favore della stampa di regime.

Tra i candidati dello schieramento filo-presidenziale emergono l’esponente di spicco del KGB bielorusso, Viktar Rusak, il Procuratore Eduard Senkevych, e il generale del Ministero degli Esteri Valery Gaydukevych.

Cacciato il Ministro degli Esteri vicino a Bruxelles

A proposito del Ministero degli Esteri, ha fatto discutere la decisione presa dal Presidente Lukashenka di sostituire il Capo della Diplomazia di Minsk, Syarhey Martynau, con il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Uladzimir Makey.

Martynau e stato l’unico esponente del governo della Bielorussia a non essere stato colpito dal divieto di ingresso in Unione Europea imposto da Bruxelles in risposta alle sistematiche violazioni dei Diritti Umani e della burocrazia da parte del regime di Lukashenka.

Inoltre, l’ex-Ministro degli Esteri e stato sempre considerato dalla Commissione Europea come l’unica personalità moderata dell’entourage di Lukashenka con cui potere dialogare per mantenere vivo il difficile dialogo tra la Bielorussia e l’Occidente.

Makey, il nuovo Capo della Diplomazia Bielorussia, di formazione pedagogica e linguistica, e il braccio destro di Lukashenka, e, secondo l’autorevole Radio pubblica polacca Polskie Radio, e uno degli esponenti politici di Minsk colpiti dal divieto di ingresso in Unione Europea.

Nonostante da Capo dell’Amministrazione Presidenziale Makey sia stato l’esecutore del tiepido processo di liberalizzazione in Bielorussia avvenuto dal 2008 al 2010 secondo le indicazioni UE, egli e considerato dai più importanti politologi l’esecutore delle direttive di Lukashenka.

La decisione di sostituire Martynau – dopo nove anni di servizio a capo del Dicastero degli Esteri – e un passo voluto dal Presidente bielorusso per rafforzare il controllo diretto di ogni settore della vita politica, e, nel contempo, di chiudere l’unico canale di cui l’Occidente ha potuto finora servirsi per mantenere aperto il dialogo con Minsk.

Matteo Cazzulani

TRA SVEZIA E BIELORUSSIA E’ CRISI DIPLOMATICA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 4, 2012

Cacciato l’Ambasciatore svedese a Minsk, Stefan Ericsson, noto per il fluente bielorusso ed il ruolo attivo profuso nel rafforzamento dei rapporti bilaterali nel campo della cultura, della musica. Un’iniziativa svedese in sostegno della libertà di stampa la causa che avrebbe spinto il dittatore Alyaksandar Lukashenka ad allontanare il Diplomatico

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Via l'”Ambasciatore letterato” per il suo sostegno alla cultura bielorussa e alla libertà di stampa. Nella giornata di venerdì, 3 Agosto, l’Addetto del Ministero degli esteri bielorusso, Andrej Savinykh, ha comunicato la decisione inerente all’allontanamento dalla Bielorussia dell’Ambasciatore della Svezia, Stefan Ericsson: ritenuto dalle Autorità di Minsk persona non grata.

In particolare, il Ministero degli Esteri bielorusso ha specificato che nei confronti di Ericsson non è stato applicato alcun provvedimento di espulsione. Bensì, Minsk ha ritenuto opportuno non prolungare l’accredito dello svedese presso il corpo consolare di Stoccolma dopo sette anni di onorato servizio.

In effetti Ericsson ha passato sì sette anni in Bielorussia, ma durante i primi tre, dal 2005 al 2008, ha lavorato presso il Consolato di Minsk. Successivamente, egli è stato promosso al rango di Ambasciatore, e, in soli 4 anni, si è distinto per lo straordinario impegno profuso nello sviluppo dei rapporti tra Svezia e Bielorussia.

Ericsson è stato tra i più vivi sostenitori del Partenariato Orientale dell’Unione Europea, varato da Bruxelles, su iniziativa polacca e svedese, per avviare il processo di integrazione nell’UE dei Paesi dell’Europa Orientale: Georgia, Ucraina, Moldova, Azerbajdzhan, Armenia e, per l’appunto, Bielorussia.

Infine, l’Ambasciatore della Svezia è stato l’unico esponente di un corpo diplomatico del’UE a padroneggiare fluentemente – e senza accento – la lingua bielorussa, al punto da consacrare il tempo libero alla traduzione in svedese di opere letterarie di autori molto noti, come Vasyl Bukau e Uladzimir Arlou. Inoltre, Ericsson ha promosso a Stoccolma l’organizzazione di concerti di bande rock provenienti da Minsk.

Come riportato su Gazeta Wyborcza da Andrzej Poczobut – giornalista che in più di un’occasione è stato vittima di arresti da parte delle Autorità bielorusse per via della sua professione – a provocare l’allontanamento di Ericsson è stato l’episodio legato al volo organizzato dalla compagnia svedese Studio Total.

Essa, con un aereo partito da Vilna, è riuscita ad eludere la sorveglianza delle forze dell’aviazione bielorusse e, giunta su Minsk, ha riversato tra la gente volantini inneggianti la libertà di stampa e il diritto alla libera espressione.

Tanto sarebbe bastato per portare il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka, a decretare la cacciata dell’Ambasciatore svedese e, più in generale, l’apertura della crisi politica tra Bielorussia e Svezia. A Minsk, il Bat’ka – com’è definito Lukashenka in Patria – mal digerisce l’attività dei giornalisti non controllati dal regime, al punto da ricorrere in maniera sistematica ad arresti e repressioni di ogni genere nei confronti degli operatori della stampa e delle televisioni.

Un esempio è il trattamento riservato alla Belsat: televisione libera, promossa dal Governo polacco per dare una voce al dissenso e per rompere il monopolio delle emittenti filo-governative, che è stata più volte oscurata e privata, per mezzo di espulsioni, dei suoi corrispondenti in Bielorussia.

La crisi è anche con l’Europa

Il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha promesso una pronta risposta da parte delle Autorità della Svezia. Già due diplomatici bielorussi sono stati espulsi dalla Svezia, ed altre simili iniziative potrebbero seguire. “Lukashenka ha deciso di cacciare il nostro Ambasciatore – ha scritto Bildt sulla sua pagina Twitter – il regime in Bielorussia mostra il suo vero volto”.

Il caso legato ad Ericsson può trasformarsi presto in una questione diretta tra la Bielorussia e l’Unione Europea. La Svezia è uno dei più accesi promotori del progetto di Partenariato Orientale, e il ruolo diplomatico di Stoccolma a Minsk è fondamentale per lo sviluppo delle relazioni euro-bielorusse.

I rapporti tra Unione Europea e Bielorussia sono notevolmente peggiorati dal Dicembre 2010, quando, nel corso delle Elezioni Presidenziali, Lukashenka ha fatto arrestare, e in molti casi anche picchiare, i suoi concorrenti.

Tra essi, il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikau, l’esponente del liberale Partito Civico Unito, Yaroslau Romanchuk, il poeta confidato dell’Associazione “Di la verità”, Uladzimir Nyaklyayeu, ed il segretario del partito scialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA RIATTUATA LA PENA DI MORTE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on March 18, 2012

Il regime bielorusso ha giustiziato i 25enni Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, condannati per l’attentato al metro di Minsk dell’11 Aprile 2011 e di altri atti di carattere terroristico precedenti. I sospetti sulla regolarità del processo e sulla fondatezza delle accuse, a cui si sono accompagnati appelli da parte dei parenti e della Comunità Internazionale contro l’esecuzione capitale

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Fucilati e seppelliti all’insaputa dei famigliari e dei mezzi di comunicazione di massa. Questa è la sorte che, in Bielorussia, è stata riservata dalle Autorità carcerarie a Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, rispettivamente operaio e perito elettronico di 25 anni, condannati alla pena capitale in quanto responsabili dell’attentato al metro di Minsk avvenuto l’11 Aprile 2011.

La notizia dell’avvenuta condanna, e della già effettuata sepoltura dei due giovani, sabato 17 Marzo, è pervenuta dapprima tramite lettera presso l’abitazione privata della famiglia Kavaliou, a Vitebsk, poi, è stata confermata dai principali media del Paese, tra cui la televisione statale – controllata dalle Autorità bielorusse – e l’autorevole Belsat.

I condannati sono stati accusati non solo per l’esplosione che ha provocato 15 vittime e 300 feriti, ma anche per altri atti di carattere terroristico, come l’attentato bombarono durante il concerto del Giorno dell’Indipendenza del 2008 a Minsk, e un simile evento nel 2005 a Vitebsk, che, in tutto, sono hanno provocato una manciata di feriti.

Nel corso del processo, Kanavalau ha riconosciuto in pieno le proprie responsabilità per ambo gli eventi, mentre Kavaliou ha rigettato le accuse, si è difeso a spada tratta di prima persona in tribunale, e si è rivolto direttamente al Presidente, Aljaksandar Lukashenka, per interrompere un procedimento giudiziario irregolare.

A confermare i sospetti sulla regolarità effettiva della questione non è solo la fretta con cui i due giovani sono stati ritenuti colpevoli, ma anche l’assenza di prove determinanti per giustificare la colpevolezza degli imputati, e il parere di diversi esperti, bielorussi ed europei, che non hanno escluso come gli attentati di Minsk e Vitebsk possano essere stati organizzati ad hoc dal KGB – i Servizi Segreti bielorussi.

Richiesta di clemenza a Lukashenka è stata inviata dalla madre di Kavaliau sulla base dell’articolo 61 della Costituzione bielorussa – che prevede la possibilità di posticipare di un anno l’esecuzione, per rendere possibile la dimostrazione da parte dell’imputato della propria non-colpevolezza – e dell’appello dell’ONU contro l’esecuzione della pena capitale.

A quella delle Nazioni Unite, si sono unite le voci del Segretario Generale e dello Speaker del Consiglio d’Europa, Thorbjon Jagland e Jean-Claude Mignon, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e dei Deputati di Germania e Lichtenstein, Marieluise Beck e Renate Wohlwend, mentre l’Incaricato per i Diritti Umani del Governo tedesco, Markus Loening, ha richiesto alle autorità bielorusse una moratoria sulla pena di morte.

Minsk sempre più lontana da Bruxelles

L’esecuzione dei due condannati non fa altro che allontanare sempre più la Bielorussia dall’Europa, nonostante il recente appello da parte dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, che ha invitato i Paesi del Vecchio Continente a porre fine al congelamento delle relazioni diplomatiche con la Bielorussia: una contromossa all’ordine di Lukashenka di espellere da Minsk gli Ambasciatori dell’Unione Europea e della Polonia.

Inoltre, l’esecuzione dei due giovani rappresenta l’ennesima macchia nel curriculum da vero dittatore di Lukashenka. Ininterrottamente al potere dal 1994, il bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – si è contraddistinto per continue repressioni a carico di giornalisti e oppositori politici, privati non solo del diritto di manifestare e di condurre la propria attività, ma anche della possibilità di riunirsi all’estero per creare un’alternativa politica al regime.

Il dittatore bielorusso si è mantenuto al potere mediante continue manipolazioni delle tornate elettorali, che gli hanno consegnato consensi in percentuali mai inferiori all’80%, tra le quali le presidenziali del 1994, del 2001, del 2006 e, infine, del 19 Dicembre 2010, quando ha provveduto all’arresto preventivo di tutti i suoi competitor di orientamento democratico, liberale, conservatore e socialdemocratico.

Accanto a ciò, Lukashenka ha cercato di barcamenarsi tra l’avvicinamento all’Europa e l’amicizia con la Russia, ma ha finito tuttavia per trascinare il Paese in un’isolamento internazionale che, in seguito a una grave crisi economica che ha colpito la Bielorussia, ha costretto Minsk ad accettare la sottomissione a Mosca.

Questa perdita di autonomia da parte della Bielorussia si è registrata sia sul piano energetico, con la cessione al monopolista energetico russo, Gazprom, dei gasdotti bielorussi, sia su quello politico, con l’ingresso di Minsk nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Cremlino, a immagine e somiglianza dell’Unione Europea, per riappropriarsi dello status di superpotenza mondiale, già goduto in epoca sovietica, a spese proprio di Bruxelles.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA E DIVISA, VINCE LA RUSSIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 13, 2011

Bruxelles non assume una posizione comune sull’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, e sembra voler fermare le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, cedendo de facto alla tentazione putiniana di una Russia dalle rinate velleità imperiali. Le singole dichiarazioni delle Diplomazie mondiali, e quella italiana, sorprendentemente in linea con Polonia e Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Rabbia, delusione, chiusura, speranza, ed un’Europa sempre più divisa che lascia la partita vinta da un solo attore, che, peraltro, finge la protesta. Questa la situazione a bocce ferme dopo la sentenza alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro arrestata per sette anni, ed obbligata ad altri tre di esclusione dalla vita politica, con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un verdetto maturato dopo un processo farsa, degno della tradizione sovietica da cui la Tymoshenko ha lottato per fare uscire il Paese, in cui le accuse sono state costruite su documentazioni sommarie, imprecise, inesatte, persino datate il 31 Aprile, ed i testimoni, nonostante fossero stati convocati a maggioranza dall’accusa – 42 contro i solo due concessi alla difesa – hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica dalle imputazione che le sono state addotte sotto la cacofonica regia di un giovane giudice inesperto, Rodion Kirejev.

L’indomani del verdetto che la Tymoshenko ha definito l’ennesima prova della dittatura nel Paese del Presidente, Viktor Janukovych – che, a sua volta, ha ritenuto la decisione della Corte in linea con il Codice Penale ucraino – la Comunità Internazionale ha espresso turbamento all’unisono, ma preso posizioni differenti, che, sopratutto in ambito UE, testimoniano l’ennesima mancanza di una Comune Politica estera che Bruxelles dovrebbe attuare sopratutto in un Paese come l’Ucraina: europeo per cultura e tradizioni, ma escluso dall’appartenenza politica per ragioni energetiche.

La prima reazione è stata quella dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, secondo cui il processo, apertamente politico, non ha rispettato gli standard internazionali, e pone in serio dubbio la maturità di Kyiv, sopratutto alla vigilia della fra di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che, seppur giunto alla fase finale dei negoziati, può non essere ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri dell’Unione e, sopratutto, del Parlamento Europeo.

“Ci sono prove che il processo è politicamente motivato – ha dichiarato, con una nota, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek – l’atteggiamento dimostrato dal giudice ricorda l’epoca sovietica – ha continuato l’ex-Premier polacco, che, già militante di Solidarnosc, il comunismo lo conosce molto bene – ed una maniera di condurre processi che di rado si vede in Europa”.

Per rimanere in ambito continentale, a reagire è stato anche il Presidente del Consiglio d’Europa, Thobjoern Jagland, che ha invitato Janukovych a risolvere le questioni politiche in Parlamento, e non in Tribunale. Forte la posizione della Commissione Europea, presentata dal Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule: “Se l’Ucraina si dimostra così autoritaria, che si integri con l’Unione Euroasiatica di Putin, ma non con l’Europa”.

Critiche anche da oltreoceano, dove la Casa Bianca ha preteso l’immediata liberazione di Julija Tymoshenko, ed una nota congiunta del Senatore repubblicano, John McCain, e del suo collega democratico, Joe Lieberman, hanno definito Janukovych campione di antirecord nel rispetto della Democrazia e dei valori occidentali.

Invece, chi si gongola è l’attuale Primo Ministro russo: pronto ad un terzo mandato presidenziale che, come dichiarato, in campo estero sarà improntato su uno spiccato nazionalismo imperialista russo, orientato sopratutto verso l’Europa.

“La Tymoshenko è un’avversaria politica dalle tendenze filo-occidentali – ha dichiarato Vladimir Putin – ma la motivazione dei sette anni di galera mi è ignota. Lei non ha siglato i contratti per cui la si accusa – ha continuato, questa volta, a ragione – che, altresì, sono stati prima concordati, poi ratificati dalle due compagnie statali, Gazprom e Naftohaz, nel pieno rispetto della normativa internazionale”.

Se a Mosca il processo farsa lo si commenta all’unisono, non è così in Europa, dove, nonostante le posizioni delle maggiori istituzioni UE, ogni Diplomazia nazionale ha espresso una propria linea, dividendo il continente in due fazioni che, seppur unite nel condannare della reclusione politica della Leader dell’Opposizione Democratica, hanno dato una lettura differente sul da farsi con Kyiv nel futuro immediato.

Apertamente contrari ad ogni continuazione dei negoziati dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina si sono detti i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Svezia, in quanto la creazione di una stretta cooperazione economica – anticamera dell’integrazione – con l’Ucraina di Janukovych sarebbe un messaggio sbagliato lanciato alla Bielorussia di Lukashenka: parimenti autoritario, il regime di Minsk avrebbe tutto il diritto di pretendere da Bruxelles un simile trattamento privilegiato, nonostante le decine di detenuti politici ancora costretti a congelare nelle carceri dopo le falsate elezioni presidenziali del Dicembre 2010.

“La decisione della Corte è in segnale preoccupante per lo stato di diritto nel Paese – ha evidenziato il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – e getta una cattiva luce sull’Ucraina. Saremo vigili su come procederà non solo il caso di Julija Tymoshenko – ha continuato – ma anche degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica, imprigionati o vittime di processi politici. Da Kyiv – ha ultimato – pretendiamo il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani”.

Dall’altro lato, Europa Centrale e Gran Bretagna, deluse da una sentenza politica che rende impossibile la sigla dell’Accordo di Associazione, ma convinte della necessita di lasciare la porta dell’Integrazione aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria e sempre più simile alla Bielorussia, non può essere abbandonata alla deriva verso Mosca: un’Ucraina Indipendente e quanto più possibile europea è condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’Unione Europea tutta, sopratutto in vista del rinato imperialismo russo targato Putin tre.

Tale posizione è stata espressa da una nota del Foreign Office, sulla falsa riga di quanto dichiarato a poco dal verdetto dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Presidente di turno dell’Unione Europea.

“La condanna di Julija Tymoshenko è un grave segnale che rovina l’immagine dell’Ucraina nel Mondo come Paese orientato all’Europa – riporta un comunicato del Capo della Diplomazia polacca – la Polonia continua a sostenere le aspirazioni occidentali di Kyiv, ma quanto successo rende i nostri vicini difficilmente difendibili”.

La posizione italiana e la richiesta della Tymoshenko

Simile opinione è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri lituano, Audronius Azubalis, che, in veste di Presidente di turno dell’OSCE, ha espresso la speranza che in sede di appello – a cui gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno dichiarato di voler ricorrere – Kyiv dimostri di essere matura, e pronta a rispettare gli standard richiesti per l’avvicinamento a Bruxelles.

Sullo sfondo, stupisce la posizione della Farnesina: sorprendentemente in linea con lo schieramento anglo-polacco. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha condannato la decisione politica di arrestare la Tymoshenko, ma ha auspicato la continuazione delle trattative per il varo dell’Accordo di Associazione, sopratutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici.

Se, come augurabile, Frattini abbia preso sane lezioni di geopolitica Giedroyciana, o, più semplicemente, abbia letto le cronache de Il Legno Storto – unico media italiano a raccontare il processo farsa direttamente dall’aula – non ci è dato saperlo, ma certo è che l’Italia, forse, sembra avere compreso quale deve essere la direzione da prendere.

Del resto, è stata la stessa Julija Tymoshenko a chiedere all’Europa di firmare un documento utile sopratutto per il popolo ucraino – e non solo per i banditi al potere – ed evitare così, da un lato, di cedere alla tentazione putiniana di chiudere le porte all’Ucraina, e, dall’altro, di fare il gioco di Janukovych.

“Con la mia condanna, il Presidente vuole evitare l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles per poter mantenere il Paese al di fuori delle regole del mondo libero, e continuare a gestirlo per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor – ha evidenziato durante una delle ultime sedute del processo – L’Accordo di Associazione UE-Ucraina lo obbligherebbe al rispetto di Democrazia e Diritti Umani – ha continuato – e, quindi, al trattamento dignitoso dell’Opposizione Democratica”.

Matteo Cazzulani

“LUKASHENKA COME JARUZELSKI”: COSI IL MINISTRO DEGLI ESTERI POLACCO RIATTIVA LA POLITICA ORIETALE DELL’UE

Posted in Bielorussia, Unione Europea by matteocazzulani on August 13, 2011

Dal Financial Times, il Capo della Diplomazia di Varsavia, Radoslaw Sikorski, rilancia l’impegno ad est dell’Unione Europea, indispensabile per la sicurezza di Bruxelles. Le reazioni di autorità ed opposizione bielorusse

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Quando la Polonia è coerente e coraggiosa l’Europa Orientale – ed anche quella Occidentale – ritrova se stessa. Nella giornata di mercoledì, 3 Agosto, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha rilasciato un’intervista al Financial Times in cui ha invitato il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, a trattare l’abbandono del potere in maniera pacifica, seguendo l’esempio di Wojciech Jaruzelski: ultimo Capo della Polonia Sovietica, sconfitto dalla pacifica lotta di Solidarnosc.

Una posizione che, se da una lato ripropone alla stampa occidentale una questione tutta europea di difficile realizzazione – la Bielorussia è ritenuta da molti esperti l’ultima dittatura d’Europa – dall’altro rilancia il ruolo della Polonia come guida di una politica estera seria e responsabile, che vede nello sviluppo della democrazia e dell’indipendenza dei vicini orientali una garanzia per la sicurezza di tutta l’UE.

Difatti, sempre dalle colonne dell’autorevole FT, Sikorski ha illustrato l’importanza strategica per Bruxelles dell’apertura immediata delle trattative per la creazione della Zona di Libero Scambio con Moldova e Georgia, la necessità di concludere al più presto le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e, dopo la già stabilita integrazione della Croazia, la concessione dello status di Paese candidato alla Serbia.

“L’Europa Orientale – ha evidenziato il Ministro degli Esteri polacco – rappresenta oggi quello che l’Europa Centrale [ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Repubblica Slovacca, Romania, e Paesi Baltici, n.d.a.] è stata ieri per la Comunità Europea: solo la prospettiva di un ingresso nell’UE ha attivato un sorprendente sviluppo delle strutture statali e dell’economia”.

L’opposizione si rincuora

Parole di un’approccio orientale che non si sono udite da tempo, sopratutto da quel Settembre 2009, quando lo stesso Sikorski ha annunciato il mutamento dell’orientamento estero di Varsavia: non più jagellonico, ovvero improntato allo sviluppo della democrazia ad est, ma maggiormente conciliante con la Russia, ed allineato con la Germania.

A dimostrazione di come, invece, la via orientale sia maggiormente efficace, è stata l’imponente reazione innescata dall’articolo pubblicato sul media occidentale: il Ministro degli Esteri bielorusso, Andrjau Savinych, ha commentato la posizione di Sikorski come irrealistica ed esotica, ma, nel contempo, è stato costretto a contestare ufficialmente le dichiarazioni del premier russo, Vladimir Putin, che, qualche giorno prima, si è dichiarato a favore dell’annessione della Bielorussia alla Federazione Russa.

Ma le parole del Capo della Diplomazia polacca hanno attivato anche l’opposizione bielorussa, fortemente repressa dal regime di Lukashenka, ma rivitalizzata dalle dichiarazioni di Varsavia: Hryhorij Kostusjeu, uno dei candidati alle scorse elezioni presidenziali del 19 dicembre 2010, ha invitato l’Occidente a prestare maggiore attenzione al rinato imperialismo russo, di cui Minsk è sempre più preda. Un’altro leader del dissenso, Valadymyr Njakljau – celebre per essere stato arrestato e percosso proprio durante lo svolgimento delle ultime elezioni – ha accusato Putin di sciovinismo, ed invitato i compatrioti ad unirsi per salvare la Bielorussia dalle mire colonialiste di Mosca.

Secondo uno studio sociologico dell’indipendente NISEPI, pubblicato da Radio Liberty, a favore dell’integrazione con l’Unione Europea è il 45% della popolazione, mentre chi appoggia la proposta di Putinsarebbe solo il 31% dei bielorussi: una percentuale comunque alta, dovuta, secondo gli esperti, alla forte politica di russificazione, condotta dapprima dagli zar, poi dai sovietici, ed infine dallo stesso Lukashenka, ininterrottamente al potere dal 1994.

Matteo Cazzulani

LUKASHENKA SOCCHIUDE ALL’OCCIDENTE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on April 24, 2011

Il Presidente bielorusso impone una sospensione delle relazioni con con l’Unione Europea. Più netta la posizione con gli USA. Dissidenti accusati di collaborazionismo

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

La cronica paura del nemico e dell’infiltrato occidentale come linea guida della propria Amministrazione. Questo il fil rouge del discorso al Parlamento ed alla Nazione del Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka. Un’occasione annuale, in cui il Capo dello Stato illustra le proprie idee su quanto realizzato, e sulle iniziative in cantiere.

Nell’uovo pasquale regalato ai bielorussi, Lukashenka ha inserito un’interruzione delle relazioni con l’Occidente. Un Time Out, come l’ha definito il bat’ka, motivato dal mancato riconoscimento della sua vittoria alle presidenziali del 19 Dicembre 2010.

Una tornata elettorale che, secondo tutti i più autorevoli organismi internazionali, non può definirsi in linea con gli standard democratici. Non solo arresti a carico di diretti concorrenti di Lukashenka, ma anche violenze sui manifestanti dell’opposizione, scesi in piazza per dimostrare la propria contrarietà – e consistenza numerica – sono bastati alla formulazione di tale severo giudizio.

Malgrado il dissapore, Lukashenka ha mantenuto la possibilità di ripristinare il dialogo con Bruxelles. Ma solo sul lato economico. Poiché, sempre secondo la sua visione, Bielorussia ed Unione Europea si necessitano l’un l’altra.

Porta serrata, invece, per gli Stati Uniti d’America, accusati di imporre le proprie regole per l’avvio di ogni trattativa. Secondo Lukashenka, il rispetto delle libertà e della democrazia sono un errore che non può essere esportato in Bielorussia.

Il Dissenso a servizio del nemico

Uno sguardo anche alle vicende interne, con l’analisi del terribile attentato che, lo scorso 11 Aprile, è costato la vita a 13 connazionali, e ferite ad altri 200. Lukashenka non ha accusato nessuno, ma ha evidenziato che nessun bielorusso sarebbe portato a piazzare una bomba in un posto affollato, come la stazione del metro Zhovtneva.

Parzialmente colpevole, però, l’opposizione. Rea non solo di criticare continuamente l’operato della sua amministrazione, ma anche di essere una quinta colonna delle potenze occidentali.

Un’idea che non è rimasta pura propaganda. Dallo scorso 11 Aprile, a più riprese Lukashenka ha preventivato l’arresto dei finanziamenti esteri ad ONG e media indipendenti.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA VARA UN NUOVO PARTENARIATO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 30, 2011

Non più due politiche distinte tra Mediteraneo ed Oriente, ma piani ad hoc per ciascun Paese, premiato dall’approvazione di riforme concrete, e punito con sanzioni per condotta illiberale. Ma Lukashenka continua con la repressione di dissidenti e giornalisti

Il corrispondente dalla Bielorussia di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut

Più riforme, più denaro. Questa la filosofia alla base della nuova Politica di Partenariato dell’Unione Europea. Presentata, martedì 29 Marzo, dal Commissario all’Allargamento, Stefan Fule.

Una necessità, dettata dall’ennesima falsificazione delle elezioni in Bielorussia, con tanto di violenze sui dissidenti, e dalle proteste in Nord Africa.

Cancellata la divisione tra Partenariato Mediterraneo ed Orientale, che ha diviso Francia e Germania, ben prima della Guerra in Libia. Bensì, politiche ad hoc per ciascun candidato alla partnership con Bruxelles, in cui ogni Paese riceverà denaro ed aiuti, solo in base a concrete riforme e progressi.

“Piani individuali per ogni Stato — ha evidenziato Fule — in cui ad essere premiato è chi davvero si attiva per l’integrazione UE”.

Soddisfatto il Ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski, vero protagonista della manovra. Secondo il Capo della diplomazia del Paese che dal prossimo semestre assumerà la guida dell’Unione Europea, è finito il tempo delle vane promesse.

La Politica di Partenariato Riformata — come è stata definita — è simile a quella adottata con Polonia ed altri Stati dell’Europa Centrale — Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, e Paesi Baltici — integrati nel 2004, in cui il cammino vrso l’UE andava costantemente dimostrato.

Inoltre, come illustrato dal polacco, sono previste sanzioni per quei Paesi confinanti, rei di violazioni dei principi di democrazia e libertà.

Lukashenka reprime altri dissidenti

Un esplicito riferimento alla Bielorussia di Lukashenka. Dove, sempre il 29 Marzo, un attivista di opposizione, Mikita Likhavid, è stato condannato a 3 anni e mezzo, colpevole di aver partecipato ad un meeting anti-governativo non autorizzato.

Giustizia alla bielorussa. La quale, nel contempo, ha rispedito al fresco anche il corrispondente da Hrodna di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut.

Per il polacco è l’ennesimo arresto, questa volta a causa di alcuni suoi articoli critici con le violazioni delle libertà a Minsk da parte del Bat’ka — come è nominato il Presidente bielorusso in Patria. Ma ora rischia due anni di detenzione.

“A Lukashenka — ha dichiarato Sikorski — non restano che due soluzioni. O trattare con i democratici, e seguire l’esempio di Wojciech Jaruzelski, o continuare nella repressione del dissenso, e finire come il suo collega tunisino”.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA LUKASHENKA LIBERA OPPOSITORE MA ARRESTA ALTRI DISSIDENTI

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on January 30, 2011

Rilasciato Valadymyr Njakljajev, ora agli arresti domiciliari. Incarcerati sotto stretta osservazione ancora 3 Leader dell’opposizione. Arrestati altri dissidenti

 

L'oppositore bielorusso, Valadymyr Njakljajev, al momento del rilascio. FOTO 5 KANAL

Libero, ma nemmeno di avvicinarsi alla finestra. Questo il trattamento riservato dalle Autorità di Minsk a Valadymyr Njakljajev. Dissidente politico liberato dall’isolamento lo scorso sabato, 29 Gennaio.

 

Trasferito agli arresti domiciliari, all’oppositore del Presidente, Aljaksandar Lukashenka, è proibito l’utilizzo di telefono, fax, ed internet.

 

Sempre meglio rispetto a prima, si direbbe, quando il poeta è stato percosso con violenza dalla milicija di regime.

 

Oppure, a confronto della condizione degli altri 30 dissidenti ancora in gattabuia. Tra essi, altri 3 competitor del Presidente bielorusso alle elezioni presidenziali dello scorso 19 Dicembre. Giorno in cui sono stati arrestati.

 

Ancora violenza sugli oppositori

 

Per richiederne il rilascio, a Minsk, Domenica 30 Gennaio, un presidio dell’opposizione, presso la sede del KGB bielorusso. Alle 19 locali – ore di chiusura giornaliera della redazione – 7 sono i manifestanti già arrestati.

 

Lecito ricordare che, lo scorso 19 Dicembre, Aljaksandar Lukashenka è stato riconfermato alla guida del Paese a seguito di pressioni sui media, violenze sugli oppositori, e brogli elettorali, certificati dagli osservatori internazionali.

 

In aggiunta, candidati democratici, e centinaia di dissidenti, sono stati arrestati. Spesso, dopo percosse da parte della polizia.

 

Condanne al regime bielorusso, da Stati Uniti, Unione Europea, OSCE, NATO e Consiglio d’Europa. Oltre ad esse, una lunga lista di ONG internazionali.

 

Matteo Cazzulani

UE ED OSCE: LITUANIA ED UNGHERIA ALLA PROVA

Posted in Paesi Baltici, Ungheria, Unione Europea by matteocazzulani on January 19, 2011

Ai due Paesi della Nuova Europa, rispettivamente la Presidenza di Turno dei due organismi. I piani per risolvere le sfide più attuali

Il premier ungherese, Viktor Orban

L’una, dinnanzi alle sfide globali. L’altra, a quelle locali, con uno sguardo ad Est. Questa la doppia strategia dei due Paesi UE, che per i prossimi mesi ricopriranno enormi responsabilità. La Lituania, il coordinamento dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea. L’Ungheria, la presidenza di turno dell’Unione Europea.

Ambizioso il piano della Repubblica Baltica, che ha promesso un ruolo attivo nella risoluzione dei conflitti tra paesi OSCE. Tra essi, quello nelle repubbliche georgiane di Ossezia del Nord ed Abkhazija, tra Azerbajdzhan ed Armenia per il Nagorno-Karabakh, e le continue frizioni tra Moldova e Transnistria.

Un’operazione diplomatica delicata, sempre all’insegna della non violenza. La stessa che, come dichiarato dal Ministro degli Esteri di Vilna, Audronjus Azubalis, la Lituania intende adottare anche nei confronti della vicina Bielorussia.

Sopratutto, in seguito agli arresti politici, ed ai brogli elettorali, dello scorso 19 dicembre, che hanno confermato la natura autoritria dell’Amministrazione di Aljaksandar Lukashenka.

“Sono dispiaciuto — ha dichiarato il diplomatico — dinnanzi alla decisione della Bielorussia di chiudere la sede OSCE. Ci batteremo per ripristinare la collaborazione”.

In aggiunta, altre battaglie degne di merito. Oltre alla lotta contro il traffico di narcotici ed esseri umani, la difesa dei diritti dei giornalisti. Una categoria, come dimostrano le cronache giornaliere, purtroppo ancora scomoda in molte parti del Mondo, dove essere reporter significa rischiare ricatti e percosse. Se non peggio.

Dinnanzi a tale emergenza, Vilna ha promesso di squarciare il velo di silenzio sulla sorte dei cronisti, spesso motivato da ragioni geopolitiche: sete di gas della Vecchia Europa, e volemose bene obamiano-komorowskiano, in primis.

Budapest guarda a Kyiv

Differente la strategia magiara. L’Ungheria ha dedicato la guida semestrale UE alla regione del Danubio. 14 i Paesi coinvolti in un piano di sviluppo di trasporto fluviale, turismo, tutela dell’ambiente, e scambi culturali.

Tra essi, anche chi dell’Unione Europea non fa ancora parte, come l’Ucraina. Interessata, seppur solo parzialmente, nella Oblast’ di Odessa.

100 miliardi di euro, l’investimento stanziato per un’operazione accolta tiepidamente dagli esperti. Oltre alla non certa volontà di collaborare da parte di tutti gli Stati, ad essere criticata è la natura prettamente economica del progetto.

Non sufficiente, ad agevolare l’integrazione di Kyiv nell’Unione continentale.

Matteo Cazzulani