LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Aggressione russa all’Ucraina: gli USA rafforzano la difesa NATO in Europa Centro-Orientale

Posted in NATO by matteocazzulani on March 29, 2015

Folle oceaniche accolgono i mezzi militari statunitensi in Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia e Lituania durante le esercitazioni Atlantic Resolve per rafforzare le strutture difensive dell’Alleanza Atlantica nella regione. Come sottolineato da Zbigniew Brzezinski, l’Europa Centro-Orientale è nel mirino di Putin dopo l’Ucraina e la Moldova

Migliaia di persone ad accogliere i soldati come liberatori, foto di rito, bambini sui carri armati, militari sorridenti e piazze in festa. Queste non sono solo scene accadute in Italia durante la guerra di Liberazione dal nazifascismo, ma quanto avvenuto a Bialystok, centro urbano della Polonia orientale, ed in altre città polacche, ceche, lituane, lettoni ed estoni.

Così come durante la guerra di Liberazione italiana, ad essere salutato come liberatore è stato l’esercito degli Stati Uniti d’America, in particolare il Terzo Squadrone del Secondo Reggimento Cavalieri delle forze armate statunitensi, impegnato nelle esercitazioni Atlantic Resolve per rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centrale ed Orientale.

Nello specifico, l’esercito degli Stati Uniti ha effettuato una girandola di esercitazioni in Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca. Questi Paesi, come dimostrano le continue provocazioni militari da parte della Russia -ripetuta violazione dello spazio aereo, tensioni innalzate volutamente sul piano politico, dislocamento di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad- vedono infatti oggi la loro sicurezza nazionale messa fortemente a repentaglio.

Non a caso, a motivare l’entusiasmo con cui l’Esercito USA è stato accolto a Bialystok e negli altri centri urbani attraversati dai mezzi statunitensi è la sensazione di protezione che i militari americani hanno saputo infondere con la loro presenza in Europa Centro-Orientale, al punto da diventare una vera e propria attrazione di massa per la popolazione locale.

Del resto, a parlare di vero e proprio allarme per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale è stato Zbigniew Brzezinski, l’Adviser dell’ex-Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter che, in un’intervista all’autorevole Gazeta Prawna, ha invitato i polacchi ad armarsi per garantirsi da soli la difesa dei propri confini, senza pensare di potere contare sul sostegno dei Paesi NATO dell’Europa Occidentale.

In particolare, Brzezinski ha sottolineato come, in caso di attacco alla Polonia da parte di Putin, la NATO sarebbe impossibilitata ad attuare l’Articolo V del suo Statuto -che prevede l’intervento armato dell’Alleanza in difesa di uno Stato membro aggredito- per via del veto che alcuni Paesi europei notoriamente filorussi, come la Grecia, potrebbero porre ad ogni misura contro Mosca.

Tuttavia, Brzezinski, che ha evidenziato come, sempre in caso di aggressione militare da parte della Russia, la Polonia possa de facto contare solo sul supporto bilaterale di USA e Gran Bretagna, ha annoverato Estonia, Lettonia e Lituania tra gli obiettivi che Putin ha nel suo mirino prima di Varsavia.

“La Polonia deve armarsi e contare solo sulle proprie forze. Presso la NATO vige la procedura dell’unanimità, che in caso di decisione su un intervento armato da attuare per contrastare un eventuale attacco della Russia a Varsavia verrebbe meno a causa del veto della Grecia. In tale eventualità, la Polonia può contare sul sostegno di alcuni partner europei come la Gran Bretagna, ed ovviamente su quello degli USA. Dopo l’Ucraina, Varsavia è davvero sotto minaccia, ma i Paesi Baltici, la Moldova e l’Azerbaijan rischiano molto di più” ha dichiarato Brzezinski.

Polonia e Lituania si armano

Le parole di Brzezinski, e l’entusiasmo delle folle di Bialystok e delle altre città della Polonia, sono stati ampiamente ascoltati dal Governo polacco, il cui Premier, Ewa Kopacz, ha di recente voluto l’approvazione di una mozione che autorizza il richiamo nell’esercito di ogni cittadino polacco arruolabile in caso di emergenza nazionale.

Inoltre, il Ministro della Difesa polacco, Tomasz Siemoniak -che è anche Vicepremier- sta lavorando alla formazione di strutture di difesa territoriali basate su squadre armate paramilitari addestrate per attuare la guerra difensiva in caso di invasione.

Oltre alla Polonia, che ha destinato il 2% delle uscite di bilancio alla difesa, anche la Lituania ha preso provvedimenti significativi a garanzia della propria sicurezza nazionale,  come l’appello lanciato dal Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, affinché la leva obbligatoria sia reintrodotta al più presto in tutto il territorio lituano.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di Tematiche Trans Atlantiche e dell’Europa Centro-Orientale

Twitter @MatteoCazzulani

Obama incorona Tusk principale interlocutore europeo degli USA

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on March 11, 2015

Il Presidente statunitense favorevole ad una posizione risoluta di Stati Uniti ed Unione Europea nei confronti della Russia. L’incontro con il Presidente del Consiglio Europeo è un segnale di disapprovazione della linea morbida adottata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Presidente francese, Francois Hollande.

Il bastone e la carota per cercare di fermare l’aggressione della Russia all’Ucraina e, possibilmente, all’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 9 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha ricevuto alla Casa Bianca il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.

Durante l’ incontro, Obama, dopo avere dichiarato l’intenzione di implementare le trattative per la finalizzazione dell’accordo di Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- ha espresso la necessità che Stati Uniti ed Unione Europea collaborino per fare fronte all’aggressione militare russa, e per garantire la sovranità territoriale dell’Ucraina. 

Il Presidente statunitense ha poi invitato l’Occidente a mantenere le sanzioni economiche applicate alla Russia dopo l’occupazione delle regioni orientali dell’Ucraina e della Crimea, ed ha invitato Stati Uniti ed Unione Europea a monitorare il comportamento dell’esercito russo in territorio ucraino.

Da parte sua, Tusk, che ha scelto Washington come prima visita ufficiale all’estero da Presidente del Consiglio Europeo, ha lamentato non solo l’aggressione militare della Russia nei confronti dei Paesi confinanti con l’Unione Europea, ma ha anche sottolineato come Mosca si avvalga massicciamente della propaganda per disunire l’Occidente.

Inoltre, il Presidente del Consiglio Europeo ha accolto l’invito di Obama affinché Stati Uniti ed Unione Europea collaborino sia sulla pronta finalizzazione del TTIP che sulla questione ucraina, ed ha illustrato la necessità di una stretta partnership tra l’Amministrazione Presidenziale statunitense e l’Europa anche per quanto riguarda la lotta al terrorismo islamico in Libia.

Oltre alla mera comunione di vedute tra Obama e Tusk, l’incontro tra il Presidente statunitense ed il Presidente del Consiglio Europeo rappresenta un chiaro segnale lanciato dall’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America ai leader europei in merito alla necessità di una politica più coraggiosa nei confronti del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Non a caso, Obama, durante l’incontro con Tusk, ha chiaramente contestato l’inefficacia della linea morbida adottata nei confronti della Russia da parte del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Presidente francese, Francois Hollande, che si sono sempre opposti alla possibilità di fornire armi all’esercito ucraino apertamente sostenuta dall’Amministrazione Presidenziale statunitense, dal Congresso USA, e da alcuni Paesi dell’Unione Europea come Gran Bretagna e Polonia.

Come riportato dall’autorevole Economist, Tusk, ex-Premier della Polonia che ben conosce l’atteggiamento della Russia in ambito internazionale, è visto da Obama come uno degli esponenti politici su cui l’Amministrazione Presidenziale statunitense può contare in Europa per mantenere alta l’attenzione dinnanzi alla crescente aggressività militare di Mosca.

Un altro leader europeo su cui Obama può contare per mantenere l’unità dell’Occidente dinnanzi all’aggressione militare della Russia è il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il cui Ministro degli Esteri, Philip Hammond, ha lamentato pubblicamente più di cento violazioni dello spazio aereo britannico da parte di velivoli militari russi durante il 2014.

Come pronta riposta alle continue provocazioni militari da parte di Putin, che oltre alla Gran Bretagna interessano anche altri Paesi NATO, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, Hammond ha rafforzato lo stato di allerta dei Servizi Segreti britannici.

Inoltre, come poi attuato anche dalla Polonia, la Gran Bretagna ha disposto l’invio di personale militare in Ucraina per addestrare l’esercito ucraino ed aiutare le forze armate di Kyiv a controbilanciare la superiorità tecnica e militare della Russia.

Il dilemma Renzi

Oltre alla linea troppo morbida manifestata da Merkel e Hollande, influenzati dai legami economici, culturali ed energetici che la Russia ha abilmente saputo tessere con Berlino e Parigi sin durante l’epoca sovietica, a motivare il rafforzamento dell’intesa tra Obama e Tusk è anche la recente visita a Mosca del Premier italiano, Matteo Renzi.

Con il suo incontro bilaterale con il Presidente russo, e sopratutto con la proposta di un coinvolgimento della marina militare russa nel Mediterraneo per contrastare l’ISIL in Libia, Renzi ha de facto interrotto l’isolamento politico di Putin che i leader Occidentali hanno attuato come risposta alla violazione della sovranità territoriale ucraina da parte della Russia, una mossa che Obama non sembra avere gradito.

Tuttavia, tenendo conto dei buoni legami che uniscono Obama e Renzi oramai da diversi anni, non è da escludere che la visita del Premier italiano a Mosca possa essere stata una sorta di investitura che l’ex-Sindaco di Firenze ha ottenuto dal Presidente statunitense per mantenere una sorta di dialogo aperto con Putin onde evitare la diffusione del conflitto all’interno dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani / Analista di Tematiche Trans Atlantiche / Twitter @MatteoCazzulani

Netanyahu incrementa il gap con Obama sull’Iran

Posted in Medio Oriente, USA by matteocazzulani on March 4, 2015

Il Premier israeliano critica il Presidente statunitense per la politica troppo morbida nei confronti del regime di Teheran durante un discorso al Congresso degli Stati Uniti. I repubblicani sostengono Netanyahu, mentre i democratici difendono l’iniziativa di Obama.

Non è bastato abbassare i toni all’inizio di un discorso di 40 minuti circa, interrotto da più di 20 standing ovation, per evitare al Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di rendere ancora più profonda la divergenza politica con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Netanyahu, durante un discorso pronunciato presso il Congresso USA a Camere riunite, nella giornata di martedì, 3 Marzo, ha messo in guardia circa l’inefficacia di un accordo che gli Stati Uniti e l’Occidente stanno negoziando con l’Iran per limitare la proliferazione nucleare del regime di Teheran.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Netanyahu, senza svelare i dettagli dell’accordo che il Presidente Obama sta negoziando con l’Iran, ha ritenuto che i negoziati non garantiscono la rinuncia da parte di Teheran ai progetti di arricchimento dell’uranio.

In particolare, Netanyahu ha contestato la proposta di Obama di varare un accordo che vieta la proliferazione nucleare dell’Iran per dieci anni, un lasso di tempo che, secondo il Premier israeliano, non serve ad eliminare una volta per tutte la minaccia che Teheran rappresenta per la sicurezza nazionale di Israele.

Pronta è stata la risposta di Obama, che ha sempre sostenuto l’approccio morbido nei confronti dell’Iran come mezzo di successo per persuadere Teheran ad arrestare la proliferazione nucleare.

In una nota immediatamente successiva al discorso di Netanyahu, il Presidente statunitense ha dichiarato di non riscontrare alcuna proposta alternativa da parte del Premier israeliano.

Obama, un democratico, ha inoltre contestato la decisione della maggioranza repubblicana del Congresso di invitare Netanyahu a tenere un discorso alla vigilia della conclusione dei negoziati con l’Iran, ed ha sottolineato come la politica estera sia una stretta competenza dell’Amministrazione Presidenziale.

Reazione positiva al discorso di Netanyahu è stata espressa dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che similmente a molti suoi colleghi repubblicani ha ritenuto le parole del Premier israeliano chiare ed aderenti alla realtà nel descrivere la minaccia che l’Iran rappresenta per la sicurezza globale.

Opposto, invece, è stato il commento della Capogruppo dei democratici alla Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, che, come riportato da Politico, ha ritenuto le critiche di Netanyahu ai negoziati intavolati da Obama un insulto alla capacità degli Stati Uniti di contrastare la proliferazione nucleare su scala globale.

Nelle scorse settimane, la questione iraniana ha coinvolto anche il Senato, dove una maggioranza bipartisan si è detta favorevole all’inasprimento delle sanzioni già imposte dagli USA all’Iran.

Ciò nonostante, sia Obama che il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, un conservatore come Netanyahu, hanno invitato i senatori statunitensi a non innalzare la tensione per permettere agli USA e all’Occidente la finalizzazione dei negoziati con il regime di Teheran.

Alle Elezioni Parlamentari israeliane probabile un ribaltone

La querelle originatasi negli Stati Uniti per via del discorso di Netanyahu al Congresso è legata al rapporto controverso tra il Premier israeliano ed Obama, tra cui non vi è mai stato un buon feeling.

Durante la campagna elettorale per le Presidenziali statunitensi del 2012, Netanyahu, nemmeno troppo velatamente, ha sostenuto la corsa dell’avversario di Obama, il candidato repubblicano Mitt Romney.

Obama, da parte sua, non ha mai fatto mistero di preferire per Israele una leadership diversa rispetto a quella di Netanyahu per via delle posizioni troppo conservatrici espresse dal Premier israeliano sopratutto in materia di politica estera.

Oltre a dividere lo spettro politico statunitense, con i repubblicani apertamente a sostegno del discorso del Premier israeliano e i democratici scettici sulla posizione del leader di Israele apertamente in contrasto con il Presidente Obama, Netanyahu ha anche giocato una carta pesante in vista delle imminenti Elezioni Parlamentari israeliane.

Secondo i più recenti sondaggi, il Likud, il partito conservatore di Netanyahu, è superato di una manciata di punti dall’Unione Sionista, la coalizione di centro-sinistra composta dal Partito Laburista e dalla forza politica di centrosinistra Hatnuah.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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