LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA AVVIA IL SOUTHSTREAM IN BULGARIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 4, 2013

Alexei Miller, Capo del Monopolista russo statale del gas Gazprom, ha dichiarato l’avvio della realizzazione del Gasdotto Ortodosso in Bulgaria. Compatta a favore dell’infrastruttura una maggioranza bipartisan di socialisti e moderati, contrari, invece, come la Commissione Europea, i conservatori.

Grazie alla Bulgaria, ma non solo, l’Europa sarà più dipendente dal gas della Russia. Nella giornata di sabato, 2 Novembre, Alexei Miller, capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato l’avvio della costruzione in territorio bulgaro del Southstream.

Durante un incontro con il Premier bulgaro, Plamen Oresharski, Miller ha definito la realizzazione del gasdotto come un evento glorioso che aiuta le economie dei Paesi coinvolti dalla costruzione del Southstream, tra cui la Bulgaria.

Il Premier Oresharski, Capo del Partito Socialista Bulgaro, ha sottolineato come alla Bulgaria non spetti il pagamento di un centesimo di investimento nell’infrastruttura, che sarà in toto a carico dei russi.

A sostegno del Southstream -altrimenti noto come Gasdotto Ortodosso, c’è anche il principale partito di opposizione, il moderato GERB, il cui Leader, Boyko Borysov, da Premier, ha firmato nel 2012 i contratti per la realizzazione del gasdotto in Bulgaria.

Contrarietà al Southstream è stata espressa dal Partito conservatore Democratici per una Forte Bulgaria, che ha evidenziato come la Bulgaria, secondo contratto, sarà obbligata a garantire il transito del gas russo in Europa senza ottenere un centesimo di guadagno.

Critiche al Southstream provengono anche dalla Commissione Europea, che ha illustrato come il gasdotto russo non rispetti il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta ad enti monopolisti di controllare sia la compravendita di gas, che le infrastrutture deputate al suo trasporto.

A rischio la sicurezza nazionale degli Stati UE

Il Southstream è realizzato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalle coste meridionali russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Già fortemente dipendente dalle forniture di oro blu russo, con la realizzazione del Southstream l’Europa incrementa la dipendenza da un unico fornitore: un fatto che pone un chiaro pericolo per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea.

Per diversificare le forniture di gas dalla Russia -ed evitare i continui ricatti energetici di Mosca nei confronti degli Stati dell’Unione- la Commissione Europea supporta l’unificazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Inoltre, Bruxelles supporta la realizzazione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed Egitto e Shale a basso prezzo dagli Stati Uniti d’America.

Infine, la Commissione Europea sostiene il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura pianificata per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia, attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

LA BULGARIA HA DUBBI SUL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 3, 2013

Il Ministro dell’Energia bulgaro, Dragomir Stoynev, dichiara di voler rinegoziare le clausole contrattuali con il monopolista statale del gas russo Gazprom. Malgrado l’avvio di consultazioni con la Commissione Europea, la Bulgaria esprime sostegno al Gasdotto Ortodosso

Non solo entusiasmo, il Southstream in Bulgaria porta anche qualche perplessità. Nella giornata di mercoledì, 2 Ottobre, il Ministro dell’Energia bulgaro, Dragomir Stoynev, ha dichiarato che la Bulgaria intende rinegoziare i contratti con il monopolista statale russo Gazprom per la realizzazione del gasdotto Southstream.

Come riportato dalla Standart, il Ministro ha evidenziato come il tasso di interesse che la Bulgaria deve versare a Gazprom per la realizzazione dell’infrastruttura, pari all’8%, non sia nell’interesse nazionale del Paese.

Nel contempo, Stoynev ha ribadito che il Southstream, noto anche come Gasdotto Ortodosso, ha il pieno appoggio del Governo bulgaro, in quanto questa infrastruttura aumenta la quantità di gas ed agevola la creazione di nuovi posti di lavoro.

Infine, il Ministro dell’Energia ha sottolineato che saranno avviate consultazioni con la Commissione Europea sul Southstream.

Il dialogo con Bruxelles è dovuto all’opposizione della Commissione Europea nei confronti del Southstream, la cui realizzazione è ritenuta in opposizione alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’UE dal quasi monopolio della Russia.

Concepito per veicolare 63 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno in Austria dalle coste meridionali russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia, il Southstream incrementa notevolmente la quantità di oro blu russo importata in UE.

La Commissione Europea ha invece incentivato la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas grazie all’oro blu naturale dell’Azerbaijan, all’LNG del Qatar e allo shale USA ma, ciò nonostante, il Governo bulgaro, quello ungherese e quello sloveno hanno preferito dare pieno supporto al Southstream.

La Russia indebolisce l’Europa

La posizione della Commissione Europea è corretta, poiché il Southstream è uno strumento geopolitico utilizzato dalla Russia per incrementare la sua influenza in Europa, ed aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas russe.

Un’Europa fortemente dipendente dalla Russia è impossibilitata a creare una posizione comune in politica estera ed energetica e, così, è destinata a rimanere un’entità debole divisa al suo interno dagli interessi dei singoli Paesi, molti dei quali palesemente filo-russi.

Matteo Cazzulani

GAS: ROMANIA E SERBIA RAVVIVANO LA COMPETIZIONE TRA NABUCCO E SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 23, 2013

Il Governo romeno intenzionato ad incentivare l’afflusso di investimenti privati per la realizzazione del Nabucco. Il Governo serbo cede i terreni al monopolista statale russo, Gazprom, per la realizzazione del Southstream. 

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

Una gestione privata per una conduttura destinata a rinforzare l’interesse nazionale ed europeo. Nella giornata di venerdì, 22 Febbraio, in Romania in Parlamento è stata presentata una Proposta di Legge -che con tutta probabilità sarà approvata- che garantisce ai privati la gestione del gasdotto Nabucco.

Come riportato dalla Bloomberg, il Progetto di Legge, che sottrae allo Stato il controllo del Nabucco, mira ad incoraggiare investimenti privati nel gasdotto concepito dalla Commissione Europea per diversificare gli approvvigionamenti di gas dell’UE tramite il trasporto diretto di oro blu dall’Azerbaijan.

Con una portata di 30 Miliardi di metri cubi di gas, il Nabucco è progettato per veicolare il gas azero dalla Turchia Occidentale in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH, e realizzato dall’italiana Saipem, il Nabucco è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Austria, Romania, Turchia, Polonia, e Slovacchia.

Il Progetto Di Legge del Parlamento romeno, che ha dato slancio alla realizzazione del gasdotto alla verdiana denominazione, è una risposta immediata al via libera dato dalla Serbia alla costruzione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per impedire la realizzazione del Nabucco, ed aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca -da cui oggi l’Unione Europea dipende per il 40% del fabbisogno continentale totale.

Nella giornata di giovedì, 20 Febbraio, il Governo serbo ha accordato la cessione dei terreni al monopolista statale russo del gas, Gazprom, e alla compagnia nazionale Srbijagaz: i due enti impegnati nella realizzazione del Southstream in Serbia.

La manovra della Serbia è necessaria per evitare al consorzio deputato alla realizzazione del gasdotto di negoziare compensazioni con i proprietari terrieri privati, e, de facto, riversa la responsabilità della cessione dei terreni unicamente sul Governo serbo.

Un gasdotto pericoloso per l’Europa

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è progettato per veicolare 63 miliardi di gas russo dalle coste meridionali della Russia in Austria tramite Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Compartecipata da Gazprom -ente controllato direttamente dal Cremlino- dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e da quella francese EDF, la conduttura è sostenuta politicamente da Russia e, più o meno palesemente, da Francia, Belgio e Germania, nonostante l’opposizione della Commissione Europea ad un progetto che mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica dell’UE.

Matteo Cazzulani

GAS: ORBAN GUARDA ORA (SOLO) ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 1, 2013

Il Premier ungherese promette al Presidente russo, Vladimir Putin, più investimenti del Cremlino nel settore dell’energia. Budapest attiva nella costruzione del Southstream: gasdotto che implementa la dipendenza dell’Europa da Mosca, e blocca i progetti di di diversificazione degli approvvigionamenti varati dalla Commissione Europea 

Il Premier ungherese, Viktor Orban

Il Premier ungherese, Viktor Orban

L’Unione Europea è sempre più debole, e i Paesi dell’Europa Centrale devono guardare a Oriente per costruire il mondo che verrà dopo la crisi economica e finanziaria. Nella giornata di giovedì, 31 Gennaio, il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban, in un incontro a Mosca con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha implementato le relazioni politiche ed economiche tra Russia e Ungheria.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Orban ha ritenuto la Russia una superpotenza politica e commerciale, ha sostenuto la necessità di aumentare gli investimenti russi in territorio ungherese, e, sopratutto, ha invitato Mosca a collocare risorse per la manutenzione del sistema infrastrutturale energetico in Ungheria.

In particolare, il Primo Ministro ungherese ha affrontato il tema della costruzione della centrale elettrica di Paks – da cui è prodotto il 43% dell’energia elettrica consumata nel Paese – e della realizzazione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia e Austria.

Orban, inizialmente contrario alla costruzione del Southstream, ha accettato la realizzazione del gasdotto russo in Ungheria nel 2012 per ottenere uno sconto sul prezzo del gas importato dalla Russia, ma Mosca finora non ha concesso a Budapest alcun ribasso delle tariffe.

“La realizzazione del Southstream garantisce all’Ungheria investimenti pari a 610 Milioni di Euro – ha risposto Putin – oltre che entrate nel bilancio statale legate al pagamento dei diritti di transito”.

Oltre che importante partner energetico, il Presidente russo ha definito l’Ungheria il secondo partner commerciale della Russia in Unione Europea dopo la Germania, ed ha auspicato relazioni ancora più strette tra i due Paesi.

L’incremento degli investimenti russi nel campo energetico voluto da Orban danneggia in primis l’Unione Europea. Con la costruzione del Southstream, l’UE è destinata a diventare ancor più dipendente sul piano energetico dalle forniture della Russia, che già soddisfa il 40% del fabbisogno di oro blu del Vecchio Continente.

Inoltre, la realizzazione della conduttura russa impedisce la costruzione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettati da Bruxelles per diversificare gli approvvigionamenti di gas – e quindi limitare, seppur di poco, la dipendenza dalla Russia – importando oro blu direttamente dall’Azerbaijan.

Inizialmente favorevole al Corridoio Meridionale, Orban, con il suo sostegno al Southstream, ha già messo in crisi il Nabucco: il principale dei gasdotti del Corridoio Meridionale progettato per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno di provenienza azera dalla Turchia all’Austria, tramite Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Budapest rafforza la partnership energetica con Croazia e Qatar

A mitigare il riorientamento filorusso – ed antieuropeo – della politica energetica dell’Ungheria è l’attività profusa nel settore dall’Amministrazione del Premier ungherese che, lunedì, 28 Gennaio, ha implementato le relazioni con il Qatar per l’importazione di gas liquefatto in Europa.

Come riportato da Natural Gas Asia, il Segretario di Stato del Gabinetto del Premier ungherese, Peter Szijjato, ha firmato un memorandum per la collaborazione energetica con il Qatar, dichiarando la necessità da parte dell’Ungheria di non dipendere da una sola fonte di approvvigionamento – la Russia.

Nello specifico, l’esponente ungherese ha supportato l’importazione di gas liquefatto proveniente dal Qatar presso il rigassificatore di Krk, in Croazia, Paese con cui, sul piano energetico, Budapest ha stretto una partnership strategica molto forte.

Se da un lato le dichiarazioni di Orban portano l’Ungheria a tradire l’Europa, la firma del memorandum con il Qatar colloca l’Ungheria in linea con la politica energetica UE.

Sempre in nome della diversificazione delle forniture di oro blu per limitare il monopolio di Russia ed Algeria, Bruxelles sostiene la costruzione di rigassificatori – tra cui quello di Krk – per incrementare le importazioni di oro blu liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto, Libia e Stati Uniti d’America.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA NON VUOLE RISPETTARE LA LEGGE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 16, 2012

Il Ministro del’Energia russo, Alexander Novak, chiede l’esenzione dal Terzo pacchetto Energetico UE per il Nordstream, il Southstream, e tutti i gasdotti deputati al trasporto del gas russo in Europa. Le obiezioni della Commissione Europea alla politica anti-concorrenziale del Cremlino

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In Europa esistono certe regole, ma la Russia vuole un’eccezione per i suoi gasdotti. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Ministro dell’Energia della Federazione Russa, Alexandr Novak, ha chiesto alla Commissione Europea l’esenzione del Southstream e del Nordstream dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

Secondo Il Ministro Novak, i due gasdotti che la Russia ha pianificato per aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca possono essere esclusi dalla legislazione UE tramite un accordo sovranazionale tra Bruxelles e il Cremlino, sul quale presto saranno avviati colloqui.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è una legge dell’Unione Europea che prevede la liberalizzazione del mercato del gas nei 27 Paesi UE, più Ucraina e Moldova. Inoltre, esso vieta l’impossibilità da parte del medesimo ente di controllare sia la compravendita del gas, che il suo trasporto attraverso i gasdotti ubicati in territorio UE.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è stato avversato dal monopolista statale russo, Gazprom, che oltre a controllare il 40% delle forniture di gas all’UE, mira all’ottenimento del controllo diretto e indiretto dei gasdotti nazionali di alcuni dei Paesi dell’Unione.

Nel Febbraio 2011, la Russia ha realizzato il Nordstream: gasdotto, posseduto da Gazprom, realizzato sul fondale del Mar Baltico per rifornire 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente la Germania, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

Il 7 Dicembre 2012, Gazprom ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto che rifornisce l’Austria di 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno transitando per il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

La Commissione Europea ha più volte criticato i due gasdotti della Russia, in quanto essi sono posseduti per più della metà delle azioni da Gazprom: il medesimo ente che rifornisce di gas sia il Nordstream che il Southstream.

Nel Settembre 2012, La Commissione Europea ha anche aperto un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale nel mercato UE.

Il monopolista russo ha applicato tariffe di gran lunga più alte per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, mentre ha concesso sconti sul gas venduto a Germania, Francia e Olanda, in cambio della fedeltà politica di Berlino, Parigi e Amsterdam alla realizzazione del Nordstream e del Southstream.

Un attentato alla sicurezza nazionale dei Paesi UE

La proposta di Novak di escludere i gasdotti russi dal Terzo Pacchetto Energetico UE rappresenta un’offensiva con un obiettivo ben lontano dalla situazione inerente ai soli Nordstream e Southstream.

Come riportato dalla UNIAN, il Ministro dell’Energia russo ha richiesto di estendere l’esenzione dalla legge UE anche ai gasdotti OPAL e NEL: due condutture che veicolano il gas russo approdato in Germania attraverso il Nordstream nel cuore dell’Europa.

L’obiettivo della Russia è quello di permettere a Gazprom – ente posseduto dal Cremlino – di controllare, oltre alla compravendita di gas in UE, anche tutte le infrastrutture attraverso le quali le forniture russe sono distribuite in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tale situazione avrebbe risvolti catastrofici per l’Unione Europea. Essa non solo renderebbe impossibile l’indipendenza energetica di Bruxelles da Mosca, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE.

Matteo Cazzulani

GAS: USA E UE ADOTTANO UNA STRATEGIA COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 7, 2012

Stati Uniti d’America ed Unione Europea contestano la Russia monopolista, e riconoscono Ucraina, Azerbaijan e Turkmenistan come Paesi fondamentali per la diversificazione degli approvvigionamenti di oro blu per l’Europa. L’Italia conferma l’appoggio alla TAP. 

Il Commissario UE all'Energia, Gunther Oettinger

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

La Russia va bene, ma solo se rispetta la libera concorrenza. Nella giornata di giovedì, 6 Dicembre, a Bruxelles, il Consiglio USA-UE, giunto alla sua quarta edizione, ha fortemente condannato il comportamento della Russia in ambito energetico.

Ill Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, hanno ritenuto che le relazioni energetiche tra l’Occidente e la Russia devono basarsi secondo i principi della trasparenza, della correttezza, e della parità.

Come riportato dall’agenzia UPI, i rappresentanti di USA e UE hanno inoltre ribadito come l’Ucraina e il Bacino del Caspio siano due regioni di cruciale importanza per la sicurezza energetica Europea.

Da un lato, Kyiv ha il compito di assicurare il transito della maggior parte del gas naturale che la Russia ad oggi esporta in Unione Europea. Per questa ragione, USA e UE hanno invitato ucraini e russi a stabilire relazioni energetiche basate sulla parità di condizioni.

D’altro canto, i Paesi del Bacino del Caspio rappresentano un importante serbatoio di gas naturale, da cui l’Unione Europea può attingere per diversificare le proprie forniture di gas.

Per diminuire la dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia – che coprono il 40% del fabbisogno totale UE – Washington e Bruxelles hanno sostenuto la necessità di realizzare al più presto il Corridoio Meridionale.

Questo fascio di gasdotti è progettato per veicolare gas proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan direttamente nel Vecchio Continente, senza transitare per il territorio russo, né dipendere da infrastrutture controllate da Mosca.

La dura posizione dell’Occidente nei confronti della Russia è dettata dalla politica energetica di Mosca.

Per mantenere l’egemonia energetica, e quindi politica, sul Vecchio Continente, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha concesso sconti alle compagnie dell’Europa Occidentale in cambio dell’appoggio politico di Germania e Francia alle politiche energetiche della Russia.

In compenso, Gazprom ha imposto prezzi alti per le forniture di gas ai Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici – puniti per il loro sostegno al piano di diversificazione delle forniture energetiche varato dalla Commissione Europea.

Le posizioni espresse dal Consiglio USA-UE hanno ottenuto fin da subito reazioni positive. Sulla scia della posizione ufficiale espressa dal Governo Monti, l’Ambasciatore italiano in Azerbaijan, Mario Baldi, ha dichiarato il pieno sostegno del BelPaese alla realizzazione del Corridoio Meridionale.

Come riportato dall’agenzia Trend, Baldi ha evidenziato come l’Italia sia impegnata nella realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico – TAP: infrastruttura del Corridoio Meridionale, compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL e da quella tedesca E.On, progettata per trasportare 21 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Turchia e Grecia fino in Puglia, in provincia di Brindisi, attraverso l’Albania.

Nella medesima giornata, nel corso del Forum Internazionale della Regione del Caspio di Istambul, il Capo dell’Amministrazione Presidenziale azera, Ali Hasanov, ha evidenziato come Azerbaijan e Turkmenistan possiedano riserve di gas naturale in grado di soddisfare il fabbisogno mondiale per i prossimi 200 anni.

Un ostacolo allo sfruttamento diretto delle riserve di gas naturale del Bacino del Caspio da parte dell’UE è sempre dettato dalla politica energetica della Russia.

Per bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale, ed aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas russo, Mosca ha avviato, proprio il 7 Dicembre 2012, la costruzione del Southstream.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF, è concepito per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Contestato dall’Unione Europea, e dai Paesi dell’Europa Centrale, il Southstream è stato ideato nell’ambito della partnership di ferro tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex Premier italiano, Silvio Berlusconi, ed ha ottenuto l’appoggio dell’ex-Capo di Stato francese, Nicolas Sarkozy, e di quello serbo, il filorusso Tomislav Nikolic.

Obama da una mano all’Europa con lo shale

Oltre che nell’ambito del gas naturale, è opportuno sottolineare come la partnership energetica tra USA e UE si stia rafforzando anche per quanto riguarda il gas shale.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale – gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità – gli USA sono diventati in poco tempo il primo Paese esportatore di oro blu al Mondo.

Dopo avere stretto accordi per l’esportazione di gas liquefatto con India e Corea del Sud, Washington ha guardato all’Unione Europea come mercato ove collocare cospicue porzioni di LNG a prezzi più convenienti rispetto a quelli imposti dalla Russia per il gas naturale.

Cogliendo l’opportunità per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, la Commissione Europea ha invitato i Paesi UE a costruire rigassificatori per importare lo shale statunitense, ed immetterlo nel sistema energetico del Vecchio Continente per abbattere la dipendenza dall’oro blu di Putin.

Matteo Cazzulani

GAS: IL NABUCCO PERDE IL PARTNER DELLA GERMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 4, 2012

La compagnia tedesca RWE abbandona il gasdotto dalla verdiana denominazione per il lievitare dei costi e le incertezze sull’avvio della realizzazione. Si avvantaggia il progetto del Gasdotto Trans Adriatico per veicolare l’oro blu azero in Italia. 

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

I troppi costi e il prolungarsi delle operazioni di realizzazione hanno fatto che si i tedeschi abbiano abbandonato un progetto concepito per diversificare le forniture di gas dell’UE dalla Russia. Nella giornata di lunedì, 3 Dicembre, la compagnia energetica tedesca RWE ha dichiarato di voler abbandonare il consorzio deputato alla costruzione del Nabucco, e di vendere le sue azioni nel progetto alla compagnia austriaca OMV.

Come riportato da diversi media, tra cui il Financial Times, la ragione dell’abbandono della RWE è legata al lievitare dei costi e all’incertezza sulla data di avvio della costruzione dell’infrastruttura.

Il portale di informazione Natural Gas Europe ha evidenziato come la RWE non sia la prima compagnia ad avere espresso perplessità sul Nabucco. Nel Gennaio 2012, anche la compagnia ungherese MOL ha sollevato simili obiezioni ed ha minacciato l’uscita dal consorzio per la costruzione del gasdotto.

Il Nabucco è un gasdotto concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan dalla Turchia Occidentale all’Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Sul piano economico, il Nabucco è compartecipato alla pari dalla OMV, dalla MOL, dalla RWE, dalla compagnia romena Transgaz e dalla bulgara Bulgargaz. Dal punto di vista politico, il Nabucco è sostenuto dai governi di Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e dalla Commissione Europea.

Proprio il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, alla Bloomberg ha dichiarato la necessità di importare il gas dall’Azerbaijan per diversificare le forniture di oro blu di cui l’Europa si serve per soddisfare il proprio fabbisogno di energia.

Ad oggi, il gas della Russia copre il 40% del bisogno totale dell’UE, e l’oro blu dell’Azerbaijan rappresenta una fonte di approvvigionamento supplementare e alternativa al monopolio di Mosca.

La crisi del Nabucco non significa automaticamente il fallimento dell’Europa sul piano energetico, né rappresenta una cattiva notizia per l’Italia. Per trasportare il gas azero in Europa, non è stato progettato solo il gasdotto dalla verdiana denominazione, ma anche il Gasdotto Trans Adriatico – TAP.

Concepita per trasportare 21 miliardi di metri cubi di gas azero dal confine tra Turchia e Grecia fino in Puglia, a Brindisi, attraverso l’Albania, la TAP garantirebbe all’Italia di diventare l’hub in Europa dell’oro blu proveniente dall’Azerbaijan, creando posti di lavoro e aumentando il prestigio del Belpaese nel Vecchio Continente.

Politicamente, il Gasdotto Trans Adriatico è supportato dai Governi di Italia, Grecia e Albania. Lunedì, 3 Dicembre, il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, ha dichiarato che il Governo Monti profonderà tutti gli sforzi necessari affinché la TAP sia realizzata e consenta all’UE di approvvigionarsi di gas azero.

Sostenuta economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL, e dalla compagnia tedesca E.On, la TAP ha ottenuto l’interessamento anche del colosso britannico British Petroleum e della seconda compagnia energetica italiana Enel.

Il Southstream e la minaccia russa

Diversamente dall’Enel, e dall’orientamento politico del Governo Monti, il colosso energetico italiano ENI sostiene il Southstream: gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, in partnership anche con la compagnia tedesca Wintershall e la compagnia francese EDF, per rifornire l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica di 63 Miliardi di metri cubi di gas della Russia all’anno.

Il Southstream aumenta la dipendenza dell’Europa dalle forniture russe, evita la diversificazione degli approvvigionamenti di gas da parte dell’UE, e blocca la realizzazione di Nabucco e TAP.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto politico della Russia di Putin, che è stato appoggiato dai Governi i Germania e Francia e da quello italiano di Silvio Berlusconi nonostante l’opposizione della Commissione Europea.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA ALLA CONQUISTA DELLA TURCHIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 28, 2012

Il monopolista russo del gas, Gazprom, aumenta le forniture di oro blu per le compagnie private turche. Mosca cerca di minare la posizione assunta da Ankara in favore della politica energetica della Commissione Europea.

Il sistema energetico della Turchia

 

Se la politica prende un certo corso, meglio affidarsi ai privati Nella giornata di martedì, 27 Novembre, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha firmato un importante accordo che aumenta le forniture di gas dalla Russia in Turchia.

Come riportato dalla Reuters, Gazprom ha varato un contratto trentennale per la vendita di 6 miliardi di metri cubi di gas all’anno con le compagnie private turche Akfel, Bosforus e Kibal, e di 23 anni con la Bati Hatti.

L’oro blu di Gazprom sarà inviato via terra tramite il Gasdotto Transbalcanico: infrastruttura, dalla portata complessiva di 14 Miliardi di metri cubi di gas, che passa attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria, fino alla Turchia europea.

L’accordo tra il monopolista statale russo, controllato dal Cremlino, e le compagnie private turche rappresenta una precisa mossa strategica della Russia per aumentare la dipendenza della Turchia dalle forniture di Gazprom, già forti per via del gasdotto Blue Stream.

Quest’infrastruttura sottomarina, compartecipata da Gazprom, dal colosso italiano ENI, e dalla compagnia statale turca Botas, è stata costruita nel 2005 sul fondale del Mar Nero orientale per rifornire di 16 miliardi di metri cubi di gas russo la Penisola anatolica, e rende ancor oggi la Russia il primo fornitore di oro blu per la Turchia.

Il contratto tra Gazprom e le compagnie private turche permette inoltre alla Russia di porre un ultimatum alla Botas che, a causa di dispute sulle tariffe, dal 2011 non ha ancora rinnovato gli accordi per l’importazione di gas con il monopolista russo.

Il mantenimento di una Turchia fortemente dipendente dal gas russo ha per la Russia un obiettivo per più ampio dal punto di vista geopolitico.

Ankara è infatti un Paese cruciale per la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture di gas all’Europa, approntato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture di Gazprom, che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Dopo avere firmato con l’Azerbaijan un pre-accordo per l’importazione di 16 Miliardi di metri cubi di gas in Europa, la Commissione Europea ha varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito per trasportare direttamente l’oro blu dal Bacino del Caspio nel Vecchio Continente.

Il ruolo della Turchia nel Corridoio Meridionale è di prim’ordine. Oltre che Paese di transito e di partenza delle tre condutture del Corridoio Meridionale, Ankara sostiene politicamente ed economicamente due dei gasdotti progettati per veicolare il gas azero in Europa.

Il Governo turco supporta il Gasdotto Transanatolico – TANAP: infrastruttura, compartecipata dal colosso azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, da quello britannico British Petroleum, dalle compagnie turche Botas e TPAO, e dalla francese Total, che veicola il gas dell’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Georgia alle coste occidentali del Paese.

Ankara appoggia inoltre ufficialmente il Nabucco: gasdotto, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL, dalla romena Transgaz, dalla bulgara Bulgargaz, e dalla tedesca RWE, concepito per veicolare il gas in Austria attraverso Turchia occidentale, Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Infine, la Turchia guarda con interesse anche al Gasdotto Trans Adriatico – TAP – compartecipato da Statoil, dalla compagnia svizzera EGL e dalla tedesca E.On, concepito per veicolare il gas azero in Italia dal confine turco-greco attraverso Grecia ed Albania.

L’obiettivo della Russia è l’Europa

Una più forte dipendenza della Turchia dal gas della Russia potrebbe condizionare l’orientamento pro-europeo della politica energetica di Ankara, ed asservire totalmente il Governo turco ai piani di Mosca, che è contraria alla politica di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

Del resto, un avvicinamento tra la Russia e la Turchia è già stato registrato con l’imprimatur dato da Ankara a Mosca per la costruzione nel acque territoriali turche del Southstream.

Questo gasdotto, compartecipato da Gazprom, ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF, è stato avviato dalla Russia per bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale, ed aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di Mosca.

Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è concepito per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

La Commissione Europea ha aspramente criticato il Southstream, in quanto esso mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica UE e la sicurezza nazionale dei 27 Paesi membri.

Matteo Cazzulani

IRAN E SIRIA SUGGELLANO L’ALLEANZA POLITICA CON UN GASDOTTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 20, 2012

Teheran da il via ad un investimento di 10 Miliardi di Dollari per un progetto di 1200 chilometri finalizzato al rifornimento di gas iraniano in territorio siriano attraverso l’Irak. La geopolitica alla base della conduttura.

Il presidente siriano, Bashar al-Assad

Un gasdotto per evitare un totale isolamento internazionale. Nella giornata di lunedì, 19 Novembre, l’Iran ha dichiarato l’avvio della costruzione della prima tranche di 225 chilometri di un gasdotto concepito per rifornire di gas naturale la Siria attraverso l’Irak.

Come riportato dall’agenzia AP, l’infrastruttura, lunga complessivamente 1200 chilometri, è già stata concepita in Luglio, ma i risvolti geopolitici hanno portato le parti ad accelerare la costruzione del gasdotto per evitare ad Iran e Siria l’isolamento da parte della comunità internazionale.

L’Iran, secondo Paese al Mondo dopo la Russia per giacimenti di gas naturale posseduti, da tempo subisce ripercussioni commerciali dall’Occidente per via dello sviluppo del nucleare per scopi bellici.

La Siria, in preda ad una guerra civile, è governata dal regime di Bashar Al Assad, autore di una repressione del dissenso, e per questo contestato dagli Stati Occidentali – USA, Canada ed UE.

A dare risalto alla ratio politica del gasdotto è stato l’esponente governativo iraniano Ardeshir Rostami, che all’agenzia Fars ha sottolineato come l’investimento di 10 Miliardi di Dollari per la costruzione dell’infrastruttura sia giustificato per Teheran dal punto di vista geopolitico.

Oltre a rafforzare la posizione dell’Iran in Medio Oriente, e a garantire al regime siriano un consistente alleato, la costruzione del gasdotto dall’Iran alla Siria è l’ennesima infrastruttura energetica concepita per scopi meramente politici.

Il Gasdotto Ortodosso sancisce il tramonto dell’UE nel settore del gas

Altro esempio di ciò è il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per incrementare i rifornimenti all’Europa – che già dipende dal gas russo per il 40% del fabbisogno continentale – di 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno di oro blu proveniente dalla Federazione Russa.

Dalle coste meridionali russe, il Southstream arriverà in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia.

Oltre che per aumentare la dipendenza energetica del Vecchio Continente dalla Russia, il Southstream è concepito da Mosca per impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas concepito da Bruxelles per importare direttamente oro blu dall’Azerbaijan.

Nonostante il Southstream sia stato contestato dalla Commissione Europea per mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE, Germania, Francia, Belgio e Olanda hanno dato il loro appoggio all’infrastruttura, anteponendo l’interesse nazionale alla creazione di una comune politica energetica europea.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è compartecipato dal monopolista statale russo del gas Gazprom – posseduto dal Cremlino – dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF.

Matteo Cazzulani

GAS: LA CROAZIA VICINA ALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 9, 2012

Il Primo Ministro croato, Zoran Milanovic, sostiene la costruzione del gasdotto Ionico-Adriatico – IAP – per veicolare in Slovacchia il gas azero importato dal Gasdotto Transadriatico – TAP. L’esclusione dal Southstream decisa dalla Russia a favore dell’Ungheria come motivazione dell’inversione della politica energetica di Zagabria. 

Il percorso del Gasdotto Ionico Adriatico

Respinta dalla Russia, tentata dall’Azerbaijan e dai progetti dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 6 Novembre, la Croazia ha dichiarato l’interesse a collaborare con i piani di indipendenza energetica approntati dalla Commissione Europea.

Nello specifico, come riportato da New Europe, il Primo Ministro croato, Zoran Milanovic, durante un incontro con il Ministro dello Sviluppo Economico azero, Shakhin Mustafayev, ha candidato la Croazia come potenziale partner per il trasporto di gas estratto dall’Azerbaijan in Europa.

In particolare, Milanovic ha dichiarato il sostegno della Croazia alla costruzione del Gasdotto Ionico-Adriatico – IAP: un’infrastruttura concepita per trasportare in Slovacchia il 5 Miliardi di metri cubi all’anno di azero prelevato in Albania dal Gasdotto Transadriatico – TAP.

La TAP è una conduttura pianificata per trasportare direttamente in Europa 21 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dal confine turco-greco in Puglia, transitando per il territorio albanese.

Supportata politicamente dai governi di Italia, Albania e Grecia, la TAP è cofinanziata al colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL, e dalla tedesca E.On.

Inoltre, interesse nei confronti del Gasdotto Transadriatico è stato dichiarato dal colosso britannico British Petroleum, dalla compagnia italiana Enel, e dalla greca DEPA.

Il ruolo di Zagabria è fondamentale per la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture di gas varata dalla Commissione Europea per diminuire l’egemonia nei mercati del vecchio continente del monopolista statale russo, Gazprom.

Grazie al rigassificatore di Krk, la Croazia veicolerà nel sistema europeo gas liquefatto proveniente da Qatar e Stati Uniti mediante il Corridoio Nord-Sud: gasdotto che collegherà le coste croate dell’Adriatico al terminale LNG di Swinoujscie, in Polonia occidentale.

Nonostante il ruolo attivo in sostegno della Commissione Europea, Zagabria ha accolto con favore la possibilità di essere attraversata dal Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Inoltre, il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – ha lo scopo di impossibilitare a Bruxelles la diversificazione delle forniture di oro blu mediante il trasporto diretto di carburante dall’Azerbaijan.

La candidatura croata al Southstream è stata tuttavia scartata dall’ingresso dell’Ungheria, che ha garantito a Mosca la costruzione della tratta del gasdotto ortodosso dalla Serbia alla Slovenia.

BP, Statoil e Total compartecipano alla TANAP

A rafforzare la TAP e, più in generale, i progetti di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, è stato l’ingresso di importanti colossi energetici nel Gasdotto Transanatolico – TANAP.

Questa infrastruttura è deputata al trasporto di 24 Miliardi di metri cubi all’anno di gas azero dal confine tra Georgia e Turchia alla parte turca occidentale, nei pressi del confine con la Grecia – dove la TANAP si collegherà con la TAP.

Come riportato da Natural Gas Europe, il colosso nazionale azero SOCAR ha ceduto il 29% delle quote possedute nella TANAP – pari all’80% – al colosso britannico British Petroleum – 12% – a quello norvegese Statoil – 12% – ed alla compagnia francese Total – 5%.

Il restante 20% delle azioni del Gasdotto Transanatolico resta nelle mani delle compagnie turche BOTAS e TPAO.

Matteo Cazzulani