LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Tusk e Merkel ancora moderatamente duri con Putin

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on April 28, 2015

Durante il vertice UE-Ucraina ed il summit intergovernativo tra Polonia e Germania il Presidente del Consiglio Europeo ed il Cancelliere tedesco sostengono la necessità di mantenere le sanzioni alla Russia. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, richiede aiuto finanziario, politico ed umanitario e la liberalizzazione dei visti

Kyiv chiama, Varsavia risponde, e forse anche Berlino. Nella giornata di martedì, 27 Aprile, a Kyiv, durante il vertice Unione Europea-Ucraina, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha invitato la Russia a mantenere gli impegni presi per garantire la pace nelle regioni orientali ucraine, nelle mani di miliziani pro-russi da oramai più di un anno.

Tusk, che prima del summit ha reso omaggio alle vittime della Rivoluzione della Dignità -il movimento democratico ucraino che, tra il Novembre 2013 e il Febbraio 2014, ha portato alla caduta del regime autoritario di Viktor Yanukovych- ha sottolineato come ogni armamento russo debba essere evacuato dal territorio dell’Ucraina, così come stabilito dagli Accordi di Minsk.

D’altro canto, Tusk, come riportato da una nota ufficiale, ha ricordato al Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, e al Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, la necessità di approntare riforme urgenti per riformare le finanze del Paese e combattere la corruzione, al fine di adattare gli standard economici, sociali e politici di Kyiv a quelli dell’Unione Europea.

Da parte sua, il Presidente Poroshenko ha richiesto all’Unione Europea assistenza a livello politico, finanziario ed umanitario, ed ha ribadito che l’Ucraina punta ad ottenere dall’UE la liberalizzazione del regime dei visti per consentire ai cittadini ucraini di viaggiare liberamente nell’area Schengen.

In linea con le posizioni di Tusk sono risultate quelle espresse dal Premier polacco, Ewa Kopacz, durante il summit intergovernativo tra Polonia e Germania, avvenuto, a Varsavia, in contemporanea con il vertice di Kyiv.

La Kopacz, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha ritenuto inappropriata l’idea di allentare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia dopo l’aggressione militare all’Ucraina, così come invece proposto da Paesi alleati di Mosca in seno all’UE, come Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Francia ed Italia.

Pronta è stata la riposta del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha giudicato necessario mantenere in vigore le sanzioni alla Russia fino alla completa realizzazione delle clausole dell’Accordo di Pace di Minsk.

Inoltre, la Merkel si è detta convinta che le sanzioni alla Russia si manterranno per molti mesi, dal momento in cui il completo rispetto delle clausole dell’Accordo di Minsk richiede molto tempo.

Il Formato Ginevra meglio del Formato Normandia

I vertici di Kyiv e Varsavia hanno dimostrato come l’Europa stia riuscendo a mantenere una posizione risoluta sulla questione Ucraina nei confronti della Russia, nonostante i Paesi filorussi ritengano che, in fondo, il Presidente russo, Vladimir Putin, vada perdonato per la sua condotta aggressiva in territorio ucraino, in piena violazione degli accordi internazionali.

Tuttavia, la posizione, seppur unitaria, dell’Unione Europea resta pur sempre troppo debole, dal momento in cui le sanzioni si stanno rivelando non sufficienti per arrestare l’aggressività di Putin, sopratutto preso atto del recente concentramento delle truppe russe nei pressi della città ucraina di Mariupol.

Da un lato, l’Unione Europea dovrebbe fare propria la richiesta del Congresso degli Stati Uniti che, in maniera bipartisan, ha invitato il Presidente statunitense, Barack Obama, a rifornire l’esercito ucraino di armamenti, così da consentire all’Ucraina la possibilità di difendere i propri confini da un esercito, quello della Russia, tecnicamente e tatticamente superiore.

Dall’altro, l’Unione Europea deve premere per il superamento del Formato Normandia: un gruppo di contatto, che finora ha portato all’approvazione degli Accordi di Minsk, composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia.

In alternativa, l’Unione Europea deve supportare la discussione delle trattative secondo il Formato di Ginevra, che, oltre a quelle di Ucraina e Russia, prevede la partecipazione anche di Stati Uniti ed Unione Europea.

Infine, l’Unione Europea deve rafforzare la presenza della NATO in Europa Centrale, così da dimostrare a Putin che ogni forma di aggressione militare a Paesi dell’Alleanza Atlantica può portare ad un conflitto aperto con un Occidente che non teme il confronto quando si tratta di difendere Democrazia e Libertà nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

Guerra Energetica: UE e Canada rafforzano la Comunità Atlantica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2014

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e il Premier canadese, Stephen Harper, firmano un accordo per implementare le relazioni energetiche. L’accordo tra Unione Europea e Ottawa va di pari passo con quello che l’Europa sta negoziando con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica.

In un Mondo sconvolto da minacce militari provenienti da Iraq, Siria e Russia, l’Occidente ha bisogno di compattarsi e di integrarsi: anche e sopratutto sul piano energetico. Queste sono le intenzioni che, giovedì, 25 Settembre, hanno mosso Unione Europea e Canada a firmare accordi bilaterali per la cooperazione nel settore dei trasporti, delle scienze, dell’ambiente, dell’educazione e, sopratutto, dell’energia.

Come riportato dall’autorevole agenzia UPI, gli accordi, firmati a Bruxelles dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Premier canadese, Stephen Harper, prevedono lo sviluppo delle relazioni energetiche tra UE e Canada, finalizzate all’avvio delle esportazioni di gas e greggio liquefatti da Ottawa in Europa.

Il rafforzamento delle relazioni energetiche tra UE e Canada giovano ad ambo le parti: l’Europa, infatti, vede il Canada come un possibile fornitore di energia alternativo a Russia e Algeria, da cui la Commissione Europea intende decrementare l’alta dipendenza attraverso l’importazione di gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto e Norvegia.

Gli accordi con il Canada vanno di pari passo con l’acceleramento delle trattative con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica -TTIP- che prevede anche la liberalizzazione dell’esportazione di gas liquefatto dagli USA all’UE.

Per quanto riguarda il Canada, gli accordi energetici con l’UE consentono ad Ottawa di avviare la possibilità di diversificare le sue esportazioni di gas e greggio liquefatto che, ad oggi, sono orientate unicamente agli USA.

Anche la Corea del Sud nella Comunità Occidentale

Sempre nell’ambito della medesima strategia, Harper, pochi giorni prima della firma degli accordi con l’UE, martedì, 23 Settembre, a Seoul, ha firmato una Dichiarazione per l’avvio della cooperazione energetica con la Corea del Sud.

Il documento, che il Premier canadese ha firmato con la sua collega coreana, Park Geun-hye, avvia la possibilità per il Canada di esportare gas liquefatto alla Corea del Sud, che occupa il secondo posto nel ranking mondiale degli importatori di LNG.

Con l’accordo con il Canada, la Corea del Sud, considerando lo scacchiere geopolitico globale, si schiera appieno all’interno della Comunità Occidentale.

Già nel 2012, Seoul, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha infatti siglato pre-contratti che autorizzano l’importazione di gas liquefatto con gli USA una volta che il Congresso statunitense darà il via libera all’esportazione di LNG.

I pre-contratti con la Corea del Sud sono stati fortemente voluti dal Presidente USA, Barack Obama, che ha concentrato gli sforzi dell’Amministrazione statunitense nella regione dell’Asia e del Pacifico per contenere la crescente influenza della Cina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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La Grecia tratta con la Russia per limitare le sanzioni UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 7, 2014

Il Ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos, ha avviato consultazioni bilaterali con il Presidente russo, Vladimir Putin, per limitare l’effetto delle misure punitive prese dall’Unione Europea per contestare l’aggressione militare di Mosca all’Ucraina. Il sostegno al Southstream e l’opposizione alla politica di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea dietro al patto tra il Cremlino e il Leader dell’estrema sinistra di Atene, Alexis Tsipras

Indisciplinati nei conti prima, e poi addirittura vassalli di Putin per nuocere all’Europa. Nella giornata di giovedì, 7 Agosto, la Grecia ha avviato trattative bilaterali con la Russia per limitare la portata delle sanzioni che l’Unione Europea ha applicato a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina decisa dal Presidente russo, Vladimir Putin.

Come riportato dalla Bloomberg, l’iniziativa è stata avviata dal Ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos, che ha ritenuto necessario tutelare l’agricoltura della Grecia ed i buoni rapporti di Atene con la Russia prima di supportare appieno l’iniziativa presa dall’UE per dissuadere Mosca dall’uso della forza nei confronti degli ucraini.

A motivare l’iniziativa di Venizelos, che è anche il capo del Partito socialdemocratico PASOK -forza politica che partecipa al Governo delle larghe intese con i moderati di Nuova Democrazia, a cui appartiene il Premier greco, Antoni Samaras- è stata la richiesta di ritiro delle sanzioni avanzata dal Partito di estrema sinistra Syryza.

La principale forza dell’opposizione greca, che è guidata dall’ex-candidato della Sinistra Europea alla Presidenza della Commissione Europea, Alexis Tsipras, ha infatti dichiarato prioritario per la Grecia lo stabilimento di buone e solide relazioni di alleanza e collaborazione con la Russia, anche dopo l’aggressione militare dei russi all’Ucraina.

Tsipras, dopo avere vinto le Elezioni Europee in Grecia, ha avuto così la forza di imporre dall’opposizione il suo pensiero al Governo che, preoccupato dall’alto consenso goduto da Syryza, ha deciso di cavalcare anch’esso l’onda filo-putiniana così come fatto da tempo dall’estrema sinistra greca.

Del resto, il feeling tra Putin e Tsipras è datato da lungo tempo, fin da quando, con l’uscita di scena dell’ex-Premier moderato, Costas Karamanlis, il Presidente russo ha trovato nel leader dell’estrema sinistra greca il suo riferimento politico in un Paese-chiave per la geopolitica energetica in Europa.

La forte retorica anti-europea ed anti-americana di Tsipras costituisce infatti un buon humus per inculcare nelle menti dei greci che per l’interesse nazionale della Grecia è opportuno che Atene sostenga il Southstream.

Questo gasdotto è concepito da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dal gas del Cremlino, per bypassare l’Ucraina nel percorso di fornitura di gas dalla Russia all’Europa, e per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas approntata dalla Commissione Europea -che per questo si oppone a questa infrastruttura.

La Grecia ricopre infatti un ruolo importante nel piano di diversificazione delle forniture di gas UE, in quanto è proprio dal territorio greco che è prevista la partenza del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare in Italia, attraverso l’Albania, gas dall’Azerbaijan.

Con l’appoggio politico alla Russia, anche grazie ad una simile posizione delle potenti lobby filorusse in Italia, Atene potrebbe essere spinta ad arrestare sia la realizzazione della TAP, sia a scongiurare il possibile invio in Europa del gas che Israele sta pensando di esportare nel mercato UE proprio tramite la Grecia -e prima ancora Cipro o la Turchia.

La NATO interrompe la cooperazione con Mosca

A confermare le intenzioni ostili della Russia nei confronti dell’Occidente è stato, sempre giovedì, 7 Agosto, il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che, durante una visita in Ucraina, ha dichiarato che Putin non ha mai considerato l’Alleanza Atlantica come un partner, bensì come un nemico.

“Nonostante i proclami ed i buoni propostiti, ci siamo resi conto che instaurare una collaborazione con la Russia, come invece abbiamo cercato di fare negli ultimi anni, è impossibile” ha dichiarato Rasmussen, a margine dell’incontro con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Il rapporto complicato con la Russia ha anche portato il Segretario Rasmussen a dichiarare la fine della cooperazione tra NATO e Russia.

In compenso, Rasmussen ha invitato ufficialmente Ucraina e Moldova a partecipare al prossimo summit dell’Alleanza Atlantica, in segno di sostengo a due Paesi europei vittime delle ritorsioni politiche, commerciali ed economiche di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Ucraina diversifica le forniture di gas con un gasdotto dalla Slovacchia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2014

La compagnia energetica slovacca Eustream da il via libera allo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Vojani per l’invio in territorio ucraino di 16,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il colosso energetico nazionale di Kyiv Naftohaz indice un’asta per importare più energia anche da Polonia ed Ungheria

Un restauro di 20 Milioni di Euro per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina e integrare Kyiv all’Europa, per lo meno dal punto di vista dell’energia. Nella giornata di martedì, 8 Luglio, la compagnia energetica slovacca Eustream ha dichiarato che a breve sarà possibile avviare l’utilizzo del gasdotto Vojani per inviare in territorio ucraino 16,5 Miliardi di metri cubi di gas.

Come ha riportato l’agenzia Bloomberg, la manovra e possibile in seguito alla ristrutturazione del gasdotto Vojani: un’infrastruttura inattiva da 15 anni, costruita per alimentare un’industria elettrica a gas mai realizzata, che la Eustream sta ristrutturando per permettere il transito del gas da ovest verso est.

Il gasdotto Vojani -concepito inizialmente per veicolare il gas da est verso ovest- consente all’Ucraina di ricevere la giusta quantità di oro blu che, aggiunta alle riserve conservate nei siti di stoccaggio ucraini, permette a Kyiv di superare l’inverno senza temere tagli delle forniture da parte della Russia.

Per rafforzare la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Mosca, da cui Kyiv dipende per il 92% del proprio fabbisogno, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz ha indetto un’asta per appaltare la commessa per le forniture di gas attraverso i gasdotti di Ungheria e Polonia.

Ad oggi, il sistema infrastrutturale energetico ungherese e quello polacco sono sfruttati dall’Ucraina per importare 55 Milioni di metri cubi di gas per due mesi: una quantità molto bassa, che Kyiv intende incrementare ad almeno 15 Milioni di metri cubi al giorno.

Tecnicamente, l’importazione di carburante da ovest non è da definirsi una diversificazione, in quanto il gas importato dall’Ucraina attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria, è acquistato in Germania e proviene dalla Russia, che attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico, rifornisce il mercato tedesco di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Tuttavia, il gas russo, una volta giunto in Germania, è commercializzato dalla compagnia tedesca RWE secondo le regole dell’Unione Europea improntate sulla trasparenza e sulla libera concorrenza. Per questo, acquistando gas dall’UE, e non più solo dalla Russia, l’Ucraina si integra appieno nel mercato energetico europeo.

L’Unione Energetica Europea prende il via

La decisione di importare gas russo attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria è dovuta anche alla necessità di reperire energia nel più breve tempo possibile, dopo che la Russia, oltre ad avere invaso militarmente la Crimea e le regioni orientali del Paese, ha tagliato le forniture di oro blu all’Ucraina lo scorso 26 Giugno.

La posizione dei russi è stata presa in seguito alla rottura delle trattative con la parte ucraina e con la Commissione Europea per il rinnovo dei contratti: il monopolista statale russo Gazprom, la longa manus del Cremlino, ha imposto a Naftohaz il tariffario di 385 Dollari per mille metri cubi, mentre Kyiv, che ha accusato la natura politica del prezzo di Mosca, si è detta disposta a pagare 326 Dollari per mille metri cubi di gas.

Il braccio di ferro sul gas tra Russia e Ucraina, che ha interrotto le forniture di gas verso l’Europa, ha spinto l’UE ad accelerare la realizzazione dell’Unione energetica Europea.

Questo progetto, concepito dal Premier polacco, Donald Tusk, e sostenuto dal Presidente francese, Francois Hollande, prevede la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, la liberalizzazione del mercato dell’energia, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Un passo a supporto dell’Unione Energetica Europea è stato compiuto dal Parlamento Europeo, che, lunedì, 7 Luglio, ha eletto rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza della Commissione Energia -ITRE- due personalità che sostengono convintamente questo progetto: l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro degli Affari Comunitari italiano, Patrizia Toia.

Da attendere è anche il nome del prossimo Commissario UE all’Energia, per la cui carica il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dovrà affrontare la concorrenza dell’uscente tedesco Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
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ELEZIONI AMMINISTRATIVE USA: VINCE OBAMA, PERDE IL TEA PARTY

Posted in USA by matteocazzulani on November 6, 2013

Il progressista Bill De Blasio vince a New York con un programma basato su equità e cambiamento delle politiche dure del Sindaco uscente Mike Bloomberg. In Virginia, vince McAuliffe, sostenuto dal Presidente USA e dalla probabile candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton, sul conservatore Ken Cuccinelli.

Un vento nuovo che tira dal fronte liberal-progressista, ha condizionato le elezioni amministrative statunitensi di martedì, 5 Novembre, in cui i democratici del Presidente, Barack Obama, hanno riportato importanti vittorie. Il più importante dei risultati, almeno per gli italiani, è l’elezione a Sindaco di New York di Bill De Blasio, democratico dell’ala liberal -la più spostata a sinistra- che, con il 73% dei consensi, ha surclassato il repubblicano Joe Lhota, fermo sl 23% e supportato dall’establishment conservatore dell’ex-Primo Cittadino della Grande Mela, Rudolph Giuliani.

De Blasio ha promesso il cambiamento delle politiche rigide, sopratutto in ambito poliziesco, attuate dal Sindaco uscente Michael Bloomberg -un conservatore poi passato tra gli indipendenti- ed ha supportato l’approvazione di misure di equità per limitare le disparità sociali tra i più agiati e i meno abbienti.

Il Nuovo Progressismo -come è stato definito dal Washington Post- di De Blasio va di pari passo con l’importante vittoria in Virginia del candidato democratico Terry McAuliffe sul repubblicano di orientamento social-conservatore Ken Cuccinelli.

La vittoria di McAuliffe in uno stato fortemente polarizzato politicamente, e che è stato duramente colpito dallo Shut Down -la chiusura forzata degli uffici pubblici per via della mancata approvazione del budget dopo un ostruzionismo dei repubblicani alla camera- è una vittoria del Presidente Obama e della possibile candidata democratica alle prossime Elezioni Presidenziali, Hillary Clinton, che hanno partecipato attivamente alla campagna del neo-eletto Governatore.

Il buon risultato dei democratici in Virginia è leggibile anche come un crollo del Tea Party: l’ala più oltranzista dei repubblicani che sostiene il taglio totale delle tasse che, secondo eminenti sondaggi, è stata ritenuta dagli elettori responsabile dello Shut Down.

Del resto, lo stesso Cuccinelli è stato sostenuto da esponenti dello stato maggiore del Tea Party, come il Senatore Ted Cruz -uno dei più acerrimi avversari della riforma sanitaria del Presidente Obama- e il Governatore della Lousiana, Bobby Jindal.

Christie trionfa in New Jersey

Importante per gli scenari federali è anche la vittoria in New Jersey del repubblicano Chris Christie, Governatore uscente che, con il 60,5% dei consensi, ha vinto sulla democratica Barbara Buono, ferma al 38% dei voti.

Ritenuto un repubblicano moderato, Christie è stato abile a catalizzare un consenso bipartisan di conservatori e progressisti, grazie sopratutto ai suoi buoni rapporto con il Presidente Obama, con cui ha cooperato nella gestione dell’emergenza ambientale dovuta all’uragano Sandy.

Secondo diversi esperti, la vicinanza di Christie ad Obama ha contribuito alla sconfitta del candidato repubblicano Mitt Romney nelle Elezioni Presidenziali del 2012, ed ha permesso a molti democratici di apprezzare le capacita politiche del Governatore del New Jersey.

Proprio le elezioni presidenziali sono l’obiettivo che, come dichiarato a più riprese, Christie si è posto, pronto alle primarie repubblicane per ottenere la possibilità di correre per la Casa Bianca contro la democratica Hillary Clinton.

Una vittoria per i democratici

Il risultato elettorale, seppur legato a dinamiche locali, dimostra che l’elettorato USA ha riposto fiducia nel campo democratico, sopratutto nel Presidente Obama.

Nel contempo, i cittadini statunitensi hanno espresso contrarietà nei confronti delle politiche conservatrici, che, per due settimane lo scorso Ottobre, hanno provocato una paralisi dello Stato.

Nell’Election Day, importanti votazioni hanno visto la legalizzazione della cannabis in Colorado e la legalizzazione dei matrimoni omosessuali in Illinois.

Matteo Cazzulani

POLONIA E LITUANIA DANNO IL VIA AL GIPL

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 1, 2013

La Commissione Europea concede lo status di progetto strategico al gasdotto concepito per veicolare gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie al territorio lituano. L’infrastruttura necessaria per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro dalla Russia per i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia

C’è una parte dell’Europa che guarda all’indipendenza energetica, mentre un’altra pensa a fare affari con chi, all’apparenza, è il più forte. Nella giornata di mercoledì, 30 Ottobre, Polonia e Lituania hanno ottenuto il via libera dalla Commissione Europea per la realizzazione del GIPL: un gasdotto progettato per veicolare 4 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie in territorio lituano.

L’infrastruttura, compartecipata dalla compagna polacca Gaz-System e dalla lituana Amber Grid, si estenderà dalla città polacca di Rembelszczyzna a quella lituana di Jauniunai per un totale di 534 chilometri di lunghezza per un investimento di 558 Milioni di Euro.

Come riportato dalla Bloomberg, parte delle spese saranno coperte dalla Commissione Europea, che ha conferito all’infrastruttura lo status di Infrastruttura Prioritaria in quanto aiuta i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia- a diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, da qui questi Stati dipendono per più del 90% del loro fabbisogno.

Inoltre, la Commissione Europea ha inserito il GIPL tra le infrastrutture del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti unificati tra vari Paesi UE concepito per collegare il rigassificatore di Swinoujscie con il terminale di Krk, in Croazia, dai quali sarà importato gas liquefatto da Qatar, Egitto e Norvegia, e shale dagli Stati Uniti d’America.

Nonostante i tentativi di alcuni Paesi dell’Europa Centrale di diminuire la dipendenza dalla Russia, altri Stati sostengono la politica energetica di Mosca, come la Slovenia che, martedì, 28 Ottobre, ha ribadito il pieno sostegno al gasdotto Southstream.

La Slovenia sostiene il Southstream

Come riportato da Natural Gas Europe, il Ministro delle Infrastrutture e della Programmazione Spaziale sloveno, Samo Omerzel, a margine di un incontro con Alexei Miller, capo del monopolista statale russo Gazprom, ha dichiarato che il Southstream rientra nella strategia nazionale della Slovenia.

Il Southstream è però contrario al Terzo Pacchetto Energetico: Legge dell’Unione Europea che, per garantire la sicurezza dei Paesi dell’Unione, vieta ad enti fornitori di gas di possedere nel contempo le infrastrutture deputate al trasporto del carburante.

Il Southstream, in cui Gazprom, quindi il governo russo, detiene la maggioranza, è progettato per rifornire di 63 Miliardi di metri cubi di gas l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

A motivare la contrarietà della Commissione Europea al Southstream, oltre all’incompatibilità col Terzo Pacchetto Energetico, è anche l’incremento della dipendenza dal gas russo che il gasdotto di Gazprom provocherebbe in molti Paesi UE, che già dipendono fortemente dalle forniture di oro blu dalla Russia.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha dato pieno sostegno alla realizzazione di gasdotti per collegare i sistemi infrastrutturali energetici dei singoli Paesi UE e di infrastrutture per diversificare le forniture di gas.

Oltre ai rigassificatori, l’UE sostiene la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

KEYSTONE XL: HARPER SOSTIENE LA CRESCITA DEL CANADA NELLA GEOPOLITICA MONDIALE DELL’ENERGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 20, 2013

Il Premier canadese invita gli USA ad accellare la realizzazione dell’oleodotto concepito per rafforzare l’indipendenza energetica di Canada e Stati Uniti. I rapporti tra Ottawa e il Presidente statunitense, Barack Obama, fortemente interessati dall’infrastruttura

Il Canada come l’Arabia Saudita per rafforzare la politica energetica di Ottawa e l’indipendenza del Nordamerica dalle forniture di greggio del Venezuela.

Nella giornata di sabato, 18 Maggio, il Premier candese, Stephen Harper, in un evento pubblico a New York, ha dichiarato che l’oleodotto Keystone XL ricopre un’importanza strategica per il Canada.

Come riportato dalla Bloomberg, il Premier Harper ha fatto appello agli Stati Uniti d’America affinché la realizzazione del Keystone XL sia avviata al più presto.

Il Premier canadese ha sottolineato la necessita per gli USA di realizzare al più presto l’oleodotto, concepito per veicolare greggio dallo Stato dell’Alberta alle raffinerie Golfo del Messico.

Come illustrato dal Premier Harper, il Keystone XL rappresenta un punto di svolta nelle relazioni tra USA e Canada.

Da un lato, l’oleodotto permette al Canada di diversificare le esportazioni di greggio, arrivando a superare l’Arabia Saudita nel mercato mondiale dell’oro nero.

Dall’altro lato, per quanto riguarda gli USA, il Keystone XL permette all’economia statunitense di diversificare le importazioni di greggio, e di limitare la dipendenza dal Venezuela.

Gli USA divisi sull’oleodotto

Attenta è stata la risposta finora data dal Presidente USA, il democratico Barack Obama, che pur avendo sottolineato il suo sostegno all’infrastruttura ha rinviato la sua realizzazione in attesa del parere del Dipartimento di Stato.

Diviso appare invece lo scenario politico statunitense. I democratici, che controllano il Senato, hanno sostenuto la realizzazione del Keystone XL nel budget approvato di recente, in quanto l’infrastruttura creerà nuovi posti di lavoro.

Ciò nonostante, una minoranza interna ai democratici, vicina agli ambienti ecologisti è fortemente contraria alla realizzazione dell’infrastruttura.

Pieno sostegno al Keystone XL è invece prestato dai repubblicani, che posseggono la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti.

Matteo Cazzulani

SEMPRE PIÙ VIVA LA GUERRA ENERGETICA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 28, 2013

USA ed India rinsaldano il legame per l’importazione di gas liquefatto. Gli indiani impegnati in una contesa militare con la Cina per il controllo delle importazioni dal Golfo Persico e dall’Africa dell’Est, mentre la Russia vede il Giappone come obiettivo strategico

L’Asia sta passando dall’essere il Continente della crescita esponenziale della popolazione al centro di una contesa energetica mondiale.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, l’India ha firmato il secondo accordo per l’importazione di gas dagli Stati Uniti d’America.

L’accordo, firmato tra il colosso indiano Petronet e la compagnia statunitense United LNG, prevede l’esportazione per vent’anni di 360 Miliardi di metri cubi di gas.

L’oro blu destinato all’India sarà caricato su cargo navali presso il rigassificatore Main Pass Hub, nel Golfo del Messico.

L’accordo per l’esportazione di gas all’India entrerà in vigore non appena il Dipartimento dell’Energia USA dara il via libera all’esportazione di gas ai Paesi che non appartengono alla Zona di Libero Scambio.

La misura sta per essere approvata dopo che gli USA hanno avviato l’estrazione dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking utilizzate solo in Nordamerica.

Con il via libera del Dipartimento dell’Energia, tutti i contratti firmati dagli USA con India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia diventeranno effettivi, e Washington diverrà il primo paese esportatore di gas in Asia.

Dal punto di vista indiano, l’accordo tra la Petronet e la United LNG è il secondo contratto firmato tra i due Paesi per l’importazione di gas dagli USA all’India, dopo che un precedente documento ha permesso ad alcune compagnie indiane di avviare lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti di shale statunitensi.

L’importanza per la parte indiana dell’accordo con gli USA è data anche dalla concorrenza in atto tra India e Cina per il controllo delle risorse energetiche del Golfo Persico e dell’Est Africa che, come riportato dall’agenzia UPI, sta sfociando anche sul piano militare.

Per contrastare gli approvvigionamenti indiani di gas dal Qatar, la Cina ha insediato basi militari a Gwadar, tra Pakistan e Iran, in Sri Lanka, in Myanmar, ed in Bangladesh.

Come pronta risposta, per contrastare l’importazione di greggio della Cina sempre dal Golfo Persico e dall’Africa, l’India ha dislocato la sua flotta nelle isole Andabar e Nicobar, per controllare il Golfo del Bengala e lo Stretto di Malacca.

Il patto tra USA ed India, e la presenza della Cina nella contesa, ha messo in allarme la Russia, che teme di perdere la contesa con gli Stati Uniti d’America per il controllo del mercato dell’energia asiatico.

Come riportato dalla Bloomberg, Mosca ha avviato le operazioni per concedere al colosso statale del greggio, Rosneft, la possibilità di esportare gas liquefatto in Asia, su cui finora il monopolio è spettato al monopolista statale del gas, Gazprom.

Il 18 Aprile, la Rosneft ha inoltre firmato un accordo con la compagnia giapponese Marubeni per l’esportazione di gas liquefatto in Giappone.

Come dichiarato dal Governo giapponese, che necessita di diversificare le fonti di approvvigionamento di energia dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima, il rapporto energetico con la Russia è considerato di fondamentale importanza per il Giappone.

Il Canada cementa l’alleanza con la Cina

Oltre a USA e Russia, un altro attore nella Guerra Energetica in Asia è il Canada, che vede il mercato asiatico come uno sbocco per la produzione interna di greggio.

Come dichiarato dal Premier canadese, Stephen Harper, il Canada punta a diversificare le esportazioni di greggio dal solo invio di oro nero agli USA.

Il 17 Aprile, il Premier Harper ha favorito l’avvio di investimenti cinesi in Canada, a partire dall’acquisizione della compagnia Nexen da parte del colosso cinese CNOOC.

Matteo Cazzulani

ANCHE LA SPAGNA PENSA ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 18, 2013

Uno studio accreditato certifica la presenza di un vasto giacimento di oro blu non convenzionale tale da garantire a Madrid l’indipendenza energetica per più di 50 anni. L’esempio degli USA per un Paese ad oggi dipendente per il 99% del fabbisogno nazionale da importazioni estere

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

70 anni di indipendenza energetica per un Paese dipendente al 99% del proprio fabbisogno nazionale dalle importazioni di gas dall’estero. Nella giornata di giovedì, 14 marzo, uno studio effettuato dall’Associazione Spagnola delle Compagnie per l’Investigazione, la Produzione e l’Esplorazione di Idrocarburi ha certificato la presenza di 2.05 trilioni di gas shale nel sottosuolo della Spagna.

Nello specifico, ad essere particolarmente ricco di shale è il Bacino Basco-Cantabirico, nel Nord del Paese, a ridosso delle coste iberiche dell’Oceano Atlantico: una posizione che rende possibili i continui approvvigionamenti di acqua necessari per sfruttare il gas non convenzionale nel Paese più arido dell’Unione Europea.

Lo sfruttamento dello shale, che secondo l’autorevole Bloomberg potrebbe fruttare alle casse di Madrid 700 Milioni di Euro, è stato accolto in maniera positiva dal Ministro spagnolo dell’Industria, José Manuel Soria, che ha sottolineato come la Spagna sia pronta a dare il via alle operazioni nel pieno rispetto dei parametri ambientali.

Interesse per lo shale di Spagna è stato manifestato anche dalla compagnia canadese BNK Petroleum Inc. e dal consorzio Shale Gas Espana, composto dalle compagnie spagnole R2 Energy, Hidrocarburos de Euskadi, e San Leon Energy.

Ad oggi, la Spagna, leader in Europa per numero di rigassificatori costruiti, dipende per il 99% del fabbisogno di gas nazionale dall’estero.

Il gas liquefatto viene importato dal Qatar per il 15%, dalla Norvegia per il 9%, e dall’Egitto per il 7,5%, mentre, tramite il gasdotto Medgaz, Madrid importa oro blu naturale dall’Algeria per il 32%, e dalla Nigeria per il 20%.

Dal punto di vista geopolitico, l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale permetterebbe alla Spagna di ribaltare completamente il posizionamento di Madrid nella geopolitica energetica mondiale, passando dall’essere Paese importatore a Stato esportatore.

Tale situazione porterebbe la Spagna a seguire l’esempio degli Stati Uniti d’America, che dall’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale hanno aumentato esponenzialmente la quantità di gas liquefatto esportato, e, in poco tempo, si sono già imposti nel mercato asiatico, in particolare in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

In Europa, situazione simile a quella degli Stati Uniti d’America potrebbe essere quella della Polonia che, secondo le stime, possiede la quantità di gas shale più consistente di tutta l’Unione Europea: se sfruttata, la riserva di oro blu non convenzionale permetterebbe a Varsavia di diminuire drasticamente le importazioni di carburante dall’estero, ad oggi provenienti all’89% dalla Russia.

Le preoccupazioni dei russi all’emancipazione energetica dell’UE

Noto anche come Gas di Scisto, lo shale è un carburante ubicato in rocce porose poste a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

In Europa, permesso all’avvio dello sfruttamento dello shale è stato concesso da Polonia, Romania, Gran Bretagna, Spagna, Lituania, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Slovenia, Danimarca, Svezia, Portogallo, Grecia, Belgio ed Ungheria, mentre Paesi Bassi, Francia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Lussemburgo hanno posto una moratoria sulla ricerca di Gas di Scisto.

Alcune proteste contro lo sfruttamento dello shale sono effettuate da gruppi ambientalisti che, secondo diverse indiscrezioni, sarebbero finanziati dalla Russia.

Mosca è infatti preoccupata per la possibile emancipazione energetica dell’UE sul modello degli USA, ed è intenzionata a mantenere il Vecchio Continente dipendente dalle forniture di gas naturale del Cremlino, che ad oggi coprono già il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Matteo Cazzulani

GERMANIA E FRANCIA SI ACCORGONO DELL’EUROPA CENTRALE PER BATTERE LA CRISI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 7, 2013

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Presidente francese, Francois Hollande, cercano il sostegno dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- per controbilanciare l’Opposizione della Gran Bretagna all’integrazione UE e la difficile situazione economica degli Stati dell’Europa Mediterranea. Concordato un maggiore coinvolgimento tra Berlino Parigi, Varsavia, Budapest, Praga e Bratislava, e il varo di un esercito unico. 

Il Premier polacco, Donald Tusk

Il Premier polacco, Donald Tusk

Un’incontro storico con tre obiettivi non facili da realizzare: bilanciare la crisi interna all’Unione Europea nei Paesi Mediterranei, contrastare l’opposizione all’integrazione europea della Gran Bretagna mediante l’ausilio dell’Europa Centrale, e convincere la Francia che Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia sono Stati UE a tutti gli effetti.

Nella giornata di mercoledì, 6 Marzo, a Varsavia ha avuto luogo l’incontro dei Capi di Governo dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca- allargato -per la prima volta nella storia- al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e al Presidente francese, Francois Hollande,

I temi all’ordine del giorno hanno riguardato la politica interna UE. Oltre ad alcuni scambi di vedute su questioni energetiche, i sei Capi di Governo hanno discusso in merito alla situazione finanziaria e monetaria nell’Unione Europea, all’incremento della concorrenza interna all’UE, e alla comune politica di difesa.

Oltre all’aspetto strettamente tematico, il vertice di Varsavia ha avuto anche un aspetto politico di estrema importanza. Da un lato, i Paesi del Gruppo di Vysehrad hanno voluto dimostrare a tedeschi e francesi di essere pienamente coinvolti e responsabili in merito alla situazione interna all’Unione Europea, e, sopratutto, di essere capaci di dare risposte alla crisi.

Dall’altro, l’allargamento del vertice di Vysehrad a Germania e Francia ha aperto a Berlino e Parigi la possibilità di puntare sul rafforzamento dell’alleanza con i Paesi dell’Europa Centrale per arginare l’ostracismo della Gran Bretagna all’implementazione dell’integrazione europea e la crisi profonda degli Stati UE del Mediterraneo.

Come riportato alla Bloomberg, il Cancelliere Merkel ha evidenziato come la zona Euro non sia un gruppo chiuso e ristretto, ed ha promesso di coinvolgere pienamente gli Stati dell’Europa Centrale nel rafforzamento dell’economia europea, della concorrenza interna, e nella creazione di un’UE davvero forte ed integrata.

Aperture significative sono provenute anche dal Presidente Hollande, che, come riportato dall’agenzia PAP, ha sottolineato la forte responsabilità dei Paesi di Eurolandia al varo di politiche in difesa dell’Euro, e, nel contempo, ha apprezzato il ruolo degli Stati che non hanno ancora adottato la moneta unica nel rafforzamento di una comune casa europea, che prescinde dal mero aspetto monetario.

“L’Unione Europea deve essere fonte di unità, non di differenza -ha dichiarato il Premier polacco, Donald Tusk- dobbiamo aumentare la coesione interna all’UE, e preparare gli Stati che ancora non hanno adottato la moneta unica a compiere quei cambiamenti necessari per favorire il loro ingresso nella zona Euro”.

Il Premier slovacco, Robert Fico, ha illustrato come i Paesi dell’Europa Centrale siano oramai in stretto coordinamento con Germania e Francia per la risoluzione dei problemi comuni dell’Unione Europea, mentre il Premier ceco, Petr Necas, ha sottolineato il consistente peso politico interno all’UE acquisito dal Gruppo di Vysehrad.

“Occorre una politica che regola il deficit -ha infine commentato il Premier ungherese, Viktor Orban- c’è bisogno di un coordinamento per la limitazione del debito dei Paesi UE”.

L’unità di intenti raggiunta sul piano politico si è subito tradotta in un’iniziativa concreta nell’ambito della Difesa, con la creazione di un gruppo di contatto atto a coordinare le politiche militari di Germania, Francia e dei Paesi dell’Europa Centrale.

Gli Stati del Gruppo di Vysehrad hanno inoltre firmato una lettera di intenti per il varo di un esercito comune dei Paesi dell’Europa Centrale, da impiegare in primis per le operazioni umanitarie e di peacekeeping.

Rimangono divisioni sulla politica economica

Nonostante i punti in comune, dal vertice di Varsavia sono tuttavia emerse differenze di carattere ideologico.

Se da un lato il cancelliere cristiano-democratico Merkel ha infatti invitato i Paesi dell’Europa Centrale, in particolare la Polonia, ad adottare misure di austerità simili a quelle varate dalla Germania per arginare gli effetti della crisi, dall’altro il Presidente socialista Hollande ha posto come primo obiettivo della politica comune la crescita anziché la limitazione della spesa pubblica.

In Polonia, il Governo cristiano-democratico di Tusk ha rafforzato il legame con Berlino, ed ha posto l’adozione dell’Euro come obiettivo strategico da raggiungere entro pochi anni.

In Repubblica Ceca, l’Esecutivo conservatore di Necas è invece contrario all’adozione della moneta unica, e all’implementazione dell’integrazione europea.

In linea con Praga è anche l’Ungheria, dove il Premier conservatore Orban ha più volte criticato la moneta unica europea.

In Slovacchia -Paese che ha adottato l’Euro nel 2009- il Premier socialdemocratico Fico è impegnato nell’implementazione dell’integrazione di Bratislava nelle strutture dell’Unione.

Matteo Cazzulani