LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Putin lancia l’offensiva del gas in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 1, 2014

Dopo un incontro con il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, il Presidente russo ritira solo parzialmente l’esercito dai confini ucraini, ma riapre il discorso sullo status della Transnistria. Concessi crediti e sconti a Ungheria e Slovacchia per bloccare la strategia di diversificazione delle forniture di gas di Kyiv.

L’isolamento internazionale e le sanzioni volute dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, sono servite, ma il gas, e le lobby filorusse, hanno forse più successo in Europa della pressione diplomatica del Capo di Stato USA. Nella mattinata di lunedì, 31 Marzo, dopo circa quattro ore di colloquio a Parigi, il Segretario di Stato USA, John Kerry, inviato a discutere con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in merito alla questione ucraina, ha dichiarato che Washington consulterà sempre l’Ucraina in ogni passo delle trattative.

Kerry ha inoltre contestato la richiesta di federalizzazione dell’Ucraina che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha avanzato a Kyiv in cambio della normalizzazione delle relazioni. Secondo Kerry, la proposta è destinata a destabilizzare ulteriormente lo Stato ucraino in favore della Russia, ed ha rappresentato un interferimento di Mosca negli affari interni di un Paese sovrano ed indipendente.

Infine, il Segretario di Stato USA ha espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare russa ai confini dell’Ucraina, ed ha invitato Mosca a decrementare la tensione per evitare un’escalation del conflitto.

Pronta è stata la reazione di Putin, che, dopo poche ore, ha dato ordine di ritirare 10 Mila soldati dalla regione di Rostov: un segnale di timida apertura che, tuttavia, è stato ritenuto insufficiente dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier.

Oltre alla finta ritirata militare, Putin ha avuto una conversazione telefonica con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, con cui ha sollevato la questione della Trasnistria: territorio della Moldova occupato da truppe russe, per cui la Federazione Russa da tempo richiede il riconoscimento dell’autonomia da Chisinau.

Nella medesima giornata, Putin ha dato il via libera definitivo all’erogazione di un credito all’Ungheria per la realizzazione della centrale nucleare di Paks. La manovra è una mossa strategica per compattare il rapporto politico con il Premier ungherese, Victor Orban, che ha a più riprese dichiarato di non condividere le sanzioni poste dall’Unione Europea alla Russia per non rovinare il rapporto di collaborazione economica tra Budapest e Mosca.

Per Putin, l’Ungheria rappresenta anche una potenziale minaccia al controllo di Mosca sull’Ucraina, dal momento in cui è proprio tramite i gasdotti ungheresi che Kyiv ha previsto l’importazione di gas russo dalla Germania, venduto dalla compagnia tedesca RWE a minor prezzo rispetto a quello russo, per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu di Mosca, che coprono il 90% circa del gravi sogno complessivo ucraino.

A testimoniare l’offensiva energetica di Putin in Europa Centrale è anche la concessione di uno sconto sul prezzo del gas che il monopolista statale russo Gazprom -la longa manus del Cremlino in ambito energetico- ha concesso alla compagnia slovacca SPP. La decisione prolunga nel tempo anche il contratto che obbliga la SPP a veicolare in Austria ed Italia il gas dalla Russia e, così, rende impossibile l’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi per rifornire l’Ucraina di oro blu non russo.

La Polonia sfrutta il suo shale, l’Italia guarda a quello dagli USA

Chi, invece, persegue strategie di diversificazione energetica è la Polonia che, sempre lunedì, 31 Marzo, ha dato il via allo sfruttamento preventivo di gas shale grazie alla firma di un Accordo tra la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG e il colosso USA Chevron.

La firma dell’accordo, che riguarda lo sfruttamento dei giacimenti Tomaszow Lubelski, Wiszniow-Tarnoszyn, Zwierzyniec e Grabowiec, è in linea con la richiesta USA di sfruttare i giacimenti europei di shale per decrementare la dipendenza dall’importazione di energia dalla Russia, assieme all’importazione di gas non convenzionale che, su proposta di Obama, Washington è pronta a vendere all’UE.

Oltre alla Polonia, che secondo le stime EIA è il primo Paese per riserve di gas shale in UE, anche l’Italia ha cominciato a valutare la possibilità di decrementare la quantità di gas russo utilizzato a causa della crisi di Crimea.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha espresso dubbi sulla realizzazione del Southstream -gasdotto concepito da un accordo politico tra Putin e il Governo Berlusconi per incrementare la quantità di gas russo esportato in UE- ed ha ventilato l’ipotesi di avvalersi di forniture alternative di gas per il prossimo inverno.

Proprio Scaroni, assieme all’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha già ritenuto necessaria la realizzazione di rigassificatori per importare, anche in Italia, shale liquefatto che gli USA sono disposti a vendere.

Matteo Cazzulani

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POLONIA E LITUANIA DANNO IL VIA AL GIPL

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 1, 2013

La Commissione Europea concede lo status di progetto strategico al gasdotto concepito per veicolare gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie al territorio lituano. L’infrastruttura necessaria per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro dalla Russia per i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia

C’è una parte dell’Europa che guarda all’indipendenza energetica, mentre un’altra pensa a fare affari con chi, all’apparenza, è il più forte. Nella giornata di mercoledì, 30 Ottobre, Polonia e Lituania hanno ottenuto il via libera dalla Commissione Europea per la realizzazione del GIPL: un gasdotto progettato per veicolare 4 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie in territorio lituano.

L’infrastruttura, compartecipata dalla compagna polacca Gaz-System e dalla lituana Amber Grid, si estenderà dalla città polacca di Rembelszczyzna a quella lituana di Jauniunai per un totale di 534 chilometri di lunghezza per un investimento di 558 Milioni di Euro.

Come riportato dalla Bloomberg, parte delle spese saranno coperte dalla Commissione Europea, che ha conferito all’infrastruttura lo status di Infrastruttura Prioritaria in quanto aiuta i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia- a diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, da qui questi Stati dipendono per più del 90% del loro fabbisogno.

Inoltre, la Commissione Europea ha inserito il GIPL tra le infrastrutture del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti unificati tra vari Paesi UE concepito per collegare il rigassificatore di Swinoujscie con il terminale di Krk, in Croazia, dai quali sarà importato gas liquefatto da Qatar, Egitto e Norvegia, e shale dagli Stati Uniti d’America.

Nonostante i tentativi di alcuni Paesi dell’Europa Centrale di diminuire la dipendenza dalla Russia, altri Stati sostengono la politica energetica di Mosca, come la Slovenia che, martedì, 28 Ottobre, ha ribadito il pieno sostegno al gasdotto Southstream.

La Slovenia sostiene il Southstream

Come riportato da Natural Gas Europe, il Ministro delle Infrastrutture e della Programmazione Spaziale sloveno, Samo Omerzel, a margine di un incontro con Alexei Miller, capo del monopolista statale russo Gazprom, ha dichiarato che il Southstream rientra nella strategia nazionale della Slovenia.

Il Southstream è però contrario al Terzo Pacchetto Energetico: Legge dell’Unione Europea che, per garantire la sicurezza dei Paesi dell’Unione, vieta ad enti fornitori di gas di possedere nel contempo le infrastrutture deputate al trasporto del carburante.

Il Southstream, in cui Gazprom, quindi il governo russo, detiene la maggioranza, è progettato per rifornire di 63 Miliardi di metri cubi di gas l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

A motivare la contrarietà della Commissione Europea al Southstream, oltre all’incompatibilità col Terzo Pacchetto Energetico, è anche l’incremento della dipendenza dal gas russo che il gasdotto di Gazprom provocherebbe in molti Paesi UE, che già dipendono fortemente dalle forniture di oro blu dalla Russia.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha dato pieno sostegno alla realizzazione di gasdotti per collegare i sistemi infrastrutturali energetici dei singoli Paesi UE e di infrastrutture per diversificare le forniture di gas.

Oltre ai rigassificatori, l’UE sostiene la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

SEMPRE MENO GAS DALLA LIBIA ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 2, 2013

Assalto di ribelli alla centrale ENI di Nalout provoca l’interruzione del flusso di oro blu nel Greenstream. Il Nord Africa si rivela fonte di energia sempre meno affidabile

Non solo la crisi di Governo, negli ultimi giorni l’Italia è stata nuovamente sull’orlo dell’emergenza energetica. Nella giornata di lunedì, 30 Settembre, il gasdotto Greenstream, che veicola in Italia 8,5 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno, è stato interrotto.

Come riportato da Natural Gas Europe, a provocare lo stop del flusso di gas attraverso l’infrastruttura che collega Melillah a Gela è stato l’assalto alla stazione del colosso energetico italiano ENI di Nalout da parte di manifestanti berberi che richiedono l’inserimento della loro lingua nella Costituzione della Libia.

L’ennesima interruzione del flusso di gas dalla Libia, da cui l’Italia importa sempre meno gas, è simile a quella registrata dall’Algeria nel Gennaio 2013, quando un assedio da parte di un’organizzazione affiliata ad Al Qaeda alla centrale di Amenas -gestita dal colosso britannico British Petroleum e da quello norvegese Statoil- ha portato a allo stop delle forniture di oro blu in territorio italiano per qualche giorno.

Il venir meno del gas libico, che copre il 10% del fabbisogno di gas italiano, aumenta le forniture di oro blu in Italia da Algeria e Russia, che, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio di Milano, coprono ciascuna più del 35% del fabbisogno nazionale.

Tale incremento ha una ripercussione diretta sia sulla sicurezza nazionale, poiché l’Italia si trova completamente dipendente da due sole fonti di approvvigionamento, sia sul prezzo del gas per industrie e privati, destinato a lievitare.

Per questa ragione, è opportuno realizzare un progetto di diversificazione delle forniture di gas, così da consentire all’Italia di contare su una vasta gamma di approvvigionamenti in caso di crisi politiche in Nord Africa, oppure del taglio arbitrario delle forniture di gas che la Russia spesso attua come strumento di pressione politica nei confronti dell’Europa Centro-Orientale.

Gas azero e shale USA le soluzioni, ambientalisti permettendo

La dipendenza da Libia, Russia ed Algeria è legata alla politica energetica dei Governi Berlusconi, sotto cui i contratti per l’acquisto di gas sono stati negoziati, e firmati, sulla base dell’amicizia personale dell’ex-Premier italiano con il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Dittatore libico, Muhammar Gheddafi.

Il Governo Monti prima, e sopratutto quello Letta poi, hanno dato un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas con il sostegno alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Quest’infrastruttura è progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia -con un possibile suo prolungamento in Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna- dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Oltre che sul gas azero della TAP, l’Italia può puntare anche sull’aumento delle importazioni di gas liquefatto dal Qatar, sull’avvio delle forniture di LNG da Norvegia ed Egitto, e sull’acquisto dello shale dagli Stati Uniti d’America.

Come dichiarato sia dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, il gas liquefatto e lo shale dagli USA sono un’opportunità che l’Italia deve cogliere per mezzo della realizzazione di rigassificatori.

Secondo i progetti, terminali per l’importazione di gas liquefatto sono in programma a La Spezia, Brindisi ed Agrigento, ma la loro realizzazione può trovare ostacoli notevoli, nonostante il parere favorevole del Parlamento.

La crisi economica, che rischia di provocare un taglio negli investimenti dello Stato, è il primo impedimento alla realizzazione di infrastrutture necessarie per diversificare le forniture di gas.

Inoltre, la presenza di associazioni ambientaliste, tradizionalmente contrarie ad ogni investimento in materia energetica, può rallentare la costruzione dei rigassificatori e, con esso, privare l’Italia di infrastrutture di importanza fondamentale per la sicurezza nazionale e le casse dei cittadini.

Matteo Cazzulani

GAS: ROMANIA E MOLDOVA CEMENTANO IL GASDOTTO IASI-UNGHENI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 14, 2013

Il Primo Ministro moldavo, Iurie Leanca, invita il suo collega romeno, Victor Ponta, all’inaugurazione dell’infrastruttura concepita per unificare il sistema di trasporto di energia di Bucarest con quello di Chisinau. La cooperazione tra i due Paesi necessaria per ridurre la dipendenza dalle forniture russe.

L’indipendenza economica come l’indipendenza energetica. Nella giornata di venerdì, 12 Luglio, il Premier moldavo Iurie Leanca ha invitato il Premier romeno, Victor Ponta, e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, all’inaugurazione del Gasdotto Iasi-Ungheni, che avverrà in occasione della Festa dell’Indipendenza della Moldova.

Come riportato da Natural Gas Europe, la conduttura, dalla misura di 43,2 chilometri, unificherà il sistema infrastrutturale energetico moldavo con quello romeno, ed avrà una capacita di 10 Miliardi di metri cubi all’anno di gas.

Il Gasdotto Iasi-Ungheni permette alla Moldova di decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, grazie agli approvvigionamenti che perverranno dalla Romania.

Chisinau potrebbe importare lo Shale da Bucarest

La Romania ha avviato lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale e Shale sul suo territorio, ed è tra i primi promotori del progetto AGRI per veicolare gas dall’Azerbaijan in territorio romeno attraverso un trasporto misto nave-gasdotto.

La Moldova, che dipende al 99% dal gas della Russia, ha concordato con la Commissione Europea il congelamento della partnership nella Comunità Energetica Europea -una UE dell’energia di cui fanno parte i Paesi UE, Serbia, Moldova ed Ucraina- per negoziare il rinnovo delle forniture di oro blu russo.

Anche la Moldova, come la Romania, appoggia il progetto AGRI, ed ha visto nella Comunità Energetica Europea la soluzione per decrementare la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia.

Matteo Cazzulani

LA FRANCIA DICE ANCORA NO ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 13, 2013

Il Primo Ministro francese, Jean Marc Ayrault, respinge la richiesta di sospensione della moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale in territorio transalpino. Le divisioni interne allo schieramento socialista al governo

Lo shale non s’ha da sfruttare in Francia. Nella giornata di venerdì, 12 Luglio, il Primo Ministro francese, Jean Marc Ayrault, ha rigettato una richiesta di sospensione della moratoria che il Governo ha posto sullo sfruttamento di gas non convenzionale in Francia.

Come riportato da Natural Gas Europe, la richiesta è stata presentata dal Ministro per la Riforma dell’Industria, Arnaud Montebourg, appoggiato da alcuni esponenti della maggioranza socialista.

Il Ministro Montebourg ha evidenziato come lo sfruttamento di shale in Francia permetta la diminuzione della dipendenza dalle importazioni di greggio, ed incentivi la ripresa del tessuto industriale francese.

Contrario il parere del Primo Ministro, che, tuttavia, ha argomentato la necessità di ridurre sia il consumo di energia in Francia che la produzione di nucleare dal 75% al 50%.

La discussione sullo shale interna alla maggioranza di Governo francese si è inasprita con il dimissionamento del Ministro dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile, Delphine Batho.

Il Ministro Batho, dimissionata dal Presidente francese, Francois Hollande, per avere sollevato forti critiche al bilancio, è un’acerrima rivale dello sfruttamento dello shale in Francia.

Del medesimo schieramento anti-shale sono membri anche il Ministro dell’Agricoltura, Stephane Le Foll, ed il successore della Batho alla guida del Dicastero dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile, Philippe Martin.

Eppure lo shale aiuterebbe anche i francesi

La Francia, assieme a Bulgaria, Repubblica Ceca e Olanda, è uno dei pochi Paesi che hanno posto una moratoria sullo sfruttamento dello shale.

Secondo le rilevazioni EIA, la Francia possiede 137 Trilioni di Piedi Cubi di riserve di shale nel suo territorio, il secondo giacimento per grandezza dopo la Polonia.

In Europa, lo sfruttamento dello shale è stato avviato da Polonia, Gran Bretagna, Romania, Spagna e Danimarca.

Con lo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America hanno avviato l’esportazione di gas in India e Gran Bretagna.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è necessario non solo per limitare le emissioni inquinanti, ma anche per rafforzare la democrazia nel Mondo.

Lo shale consente infatti il decremento dell’uso di greggio e carbone, e la riduzione della dipendenza di Paesi post-coloniali ed ex-satelliti dell’Unione Sovietica da super potenze mondiali che si avvalgono di gas e gasdotti per imporre disegni geopolitici di stampo neo-imperialista.

Matteo Cazzulani

SHALE: LA POLONIA FA PASSI IN AVANTI, LA FRANCIA CI PENSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 6, 2013

Il licenziamento del Ministro dell’Ambiente francese Delphine Batho apre la strada allo sfruttamento di gas non convenzionale in Francia. In territorio polacco effettuata la più importante estrazione di Shale in Europa.

La Francia come gli Stati Uniti d’America: dopo la cacciata del Ministro anti-Shale forse è possibile. Nella giornata di giovedì, 4 Luglio, il Presidente francese, Francois Hollande, ha rimosso dall’incarico Il Ministro dell’Ambiente, Delphine Batho, ufficialmente per avere espresso pubblicamente critiche al bilancio.

Come riportato da Natural Gas Europe, la vera ratio dell’allontanamento del Ministro Batho è però l’opposizione all’avvio dello sfruttamento di gas Shale in Francia.

Con la nomina del nuovo Ministro all’Ambiente, Philippe Martin, la Francia potrebbe decidere per lo sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale posti sul suo territorio.

Lo sfruttamento dello Shale in Francia permetterebbe infatti la diminuzione dell’uso del nucleare, che, per adesso, ha ricoperto larga parte del fabbisogno energetico dell’economia francese.

Ad appoggiare lo sfruttamento di Shale in Francia è la compagnia energetica Suez Gaz de France, il cui Amministratore Delegato, Gerard Mestrallet, ha sottolineato come il gas non convenzionale possa contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti in territorio francese.

Il Capo dell’altra importante compagnia energetica francese Total, Jean Jacques Mosconi, ha sottolineato l’inestimabile potenziale posseduto dalla Francia, seconda solo alla Polonia in Europa per quantità di Shale presente nel suo sottosuolo.

Secondo le recenti rilevazioni EIA, la Francia possiede una riserva complessiva di 137 Trilioni di piedi cubi, vicina al record della Polonia di 148 Trilioni di piedi cubi.

Proprio la Polonia, venerdì 5 Luglio, ha registrato un record nello sfruttamento dello Shale grazie alla produzione di 120 barili al minuto da parte della compagnia San Leon presso il giacimento Lewino 1G2, nei pressi di Danzica.

Come riportato da una nota della compagnia irlandese, quello registrato a Danzica è il record più importante mai raggiunto al di fuori degli Stati Uniti d’America, dove lo sfruttamento dello Shale è già iniziato con una normale regolarità.

La Polonia, dopo avere registrato rinunce di importanti compagnie energetiche impegnate nello Shale, come la statunitense ExxonMobil, ha approvato agevolazioni per lo sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale sul suo territorio.

Avanti anche Londra, mentre Madrid si ferma

Chi procede sulla strada dello Shale è anche la Gran Bretagna, dove la compagnia Cuadrilla ha dichiarato l’intenzione di avviare lo sfruttamento del giacimento Grange Hill.

Come riportato da una nota della compagnia, lo scopo dell’operazione è dimostrare la possibile estrazione di Shale in quantità commerciali dal sottosuolo della Gran Bretagna.

La ricerca è incoraggiata dalla recente rilevazione dell’Ente Geologico Britannico -BGS- che ha aumentato a 1300 Trilioni di piedi cubi la stima di Shale presentemin Gran Bretagna, fissata a 26 Trilioni di piedi cubi dal rapporto EIA.

In Gran Bretagna, la compagnia Centrica è gia attiva nello sfruttamento del giacimento di gas non convenzionale Bowland, e, sostenuta dal Primo Ministro, David Cameron, è l’unico ente ad avere avviato l’importazione di Shale dagli Stati Uniti d’America.

Un altro Paese che ha espresso interesse per l’avvio delle importazioni di Shale USA è la Spagna, dove, tuttavia, lo sfruttamento dei giacimenti domestici di Shale ha subito una leggera impasse.

La compagnia Repsol, che ha ottenuto concessioni dal governo per lo sfruttamento di Shale in un’area di 290 chilometri quadrati, ha abbandonato i lavori nel nord della Penisola Iberica.

A provocare la decisione è la moratoria imposta lo scorso Aprile allo sfruttamento di Shale dal Governo regionale della Cantabria.

Ciò nonostante, il Governo nazionale spagnolo ha programmato la continuazione dei lavori nelle regioni meridionali del Paese, dove alcuni interessanti giacimenti di Shale sono presenti.

Secondo le stime EIA, la Spagna possiede una riserva di gas non convenzionale pari a 8 Trilioni di metri cubi.

Matteo Cazzulani

GAS: COMPAGNIA AUSTRALIANA INTERESSATA NEL GAS DI CIPRO E ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 1, 2013

L’ente australiano Woodside vicino alla compartecipazione nel rigassificatore cipriota di Vasillikos utile per l’importazione del gas cipriota e israeliano. Israele si rafforza come Paese esportatore

Una partnership che rafforza un progetto strategico per la sicurezza energetica europea. Nella giornata di Domenica, 30 Giugno, la compagnia australiana Woodside ha firmato un accordo con il Governo cipriota, la compagnia statunitense Noble Energy e gli enti israeliani Delek e Avner per la realizzazione di un rigassificatore a Cipro.

L’infrastruttura, pianificata nella località di Vassillikos, è progettata per importare gas liquefatto proveniente dai giacimenti marittimi di Cipro, tra cui l’Aphrodite.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’ingresso della Woodside nel progetto ha rafforzato la fattibilità dell’infrastruttura, anche per mezzo della ricezione del gas di Israele.

La Woodside è infatti tra gli enti che compartecipano nello sfruttamento del giacimento israeliano Leviathan.

Di recente, il Governo di Israele ha deciso di avviare le esportazioni del 40% del gas contenuto nel Leviathan e nell’altro giacimento israeliano, il Tamar.

L’UE interessata

L’importazione di gas da Israele e Cipro è considerata una forma di diversificazione degli approvvigionamenti di gas da parte dell’Europa.

Ad oggi, l’Unione Europea è fortemente legata alle forniture di gas di Russia ed Algeria.

Con l’apertura della TAP, l’UE avvierà anche le importazioni di oro blu dell’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani

ISRAELE DIVENTA UN PAESE ESPORTATORE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2013

Il Governo israeliano autorizza l’esportazione del 40% delle riserve nazionali di gas. L’Unione Europea resta la principale interessata alle esportazioni dell’oro blu dello Stato ebraico

Un Paese tradizionalmente povero di energia destinato a ricoprire un ruolo predominante nella politica energetica europea. Nella giornata di Domenica, 23 Giugno, Israele ha deciso di destinare il 40% delle riserve nazionali di gas all’esportazione

Come riportato da Natural Gas Europe, la decisione è stata comunicata dal Premier israeliano, Binyamin Netanyahu, insieme con il Ministro delle Finanze, Yair Lapid, ed il Governatore della Banca Nazionale di Israele, Stanley Fischer.

Nello specifico, il Governo ha stabilito di trattenere il 60% delle risorse di gas per la sicurezza energetica nazionale, mentre il restante 40% sarà utilizzato per rafforzare la posizione di Israele come Paese esportatore di energia.

Un punto interrogativo resta sulla destinazione che Israele intende scegliere per esportare il suo gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, la prima direttrice può essere l’Europa attraverso la Turchia, per mezzo di un gasdotto costruito sul fondale del Mar Mediterraneo per collegare i giacimenti israeliani al territorio turco.

Il progetto è supportato dagli Stati Uniti d’America, che vedono nella cooperazione energetica tra Israele e Turchia un mezzo per rafforzare due alleati strategici in Medio Oriente.

Nel contempo, l’Amministrazione del Presidente statunitense, il democratico Barack Obama -che si è impegnato per ripianare una forte crisi diplomatica tra Israele e Turchia- ritiene il progetto una fonte di approvvigionamento che garantisce agli alleati dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas dalla dipendenza da Russia ed Algeria.

Secondo progetto, sempre orientato verso l’Europa, è l’esportazione di gas liquefatto a Cipro, dove la compagnia USA Noble Energy, in cooperazione con l’israeliana Delek -i due enti che sfruttano i giacimenti di oro blu di Israele- sta realizzando un rigassificatore.

La soluzione cipriota è supportata dalla Grecia, ma è opposta dalla Turchia, che vede Cipro come un potenziale avversario al mantenimento dello status di principale Paese di transito in Europa del gas necessario all’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

La terza soluzione è l’esportazione di gas liquefatto verso Egitto e Golfo Persico tramite la realizzazione di un rigassificatore nel Golfo di Eliat.

Questa soluzione porta Israele a competere nel mercato energetico mondiale con due potenze del settore, come Qatar, Iran ed Egitto.

Una decisione storica che cambia la posizione geopolitica israeliana

Il giacimento Leviathan contiene 7 trilioni di piedi cubi di gas, mentre il Tamar 10 Trilioni di piedi cubi.

Per il Governo israeliano la decisione rappresenta una pagina di storia, dal momento in cui i due giacimenti sono stati scoperti nel Mar Mediterraneo solo nel 2010.

Da allora, Israele è diventato un Paese in primo piano nel mercato energetico mondiale.

Matteo Cazzulani

GAS: LA SOCAR RILEVA LA DESFA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 23, 2013

Il colosso energetico azero rileva il controllo della compagnia greca gestore del sistema di distribuzione del gas ellenico. Sempre più accesa la contesa tra TAP e Nabucco.

Un passo in Grecia con lo sguardo in Bulgaria per garantire la sicurezza energetica all’Unione Europea. Nella giornata di sabato, 22 Giugno, il colosso nazionale azero SOCAR ha raggiunto un accordo per l’acquisto della compagnia greca DESFA, incaricata della gestione del sistema di distribuzione del gas in terreno ellenico.

Come riportato da Natural Gas Europe, la SOCAR si è accordata per acquisire il possesso parziale della DESFA dal Fondo della Repubblica Ellenica di Sviluppo, mentre il restante 35% delle azioni dell’ente incaricato della distribuzione del gas in Grecia Sara ceduto da Atene in seguito ad un’asta pubblica.

L’acquisizione della DESFA da impulso alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico è un progetto concorrente al Nabucco, conduttura progettata per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale via Romania, Ungheria e Bulgaria.

Proprio la Bulgaria e il Nabucco sono al centro degli interessi energetici di Unione Europea ed Azerbaijan, in quanto la SOCAR ha espresso l’intenzione di rifornire del proprio gas il gasdotto dalla verdiana denominazione e, tramite le condutture bulgare, anche la Grecia.

Particolare importanza è ricoperta dall’Interconnettore Grecia Bulgaria -IGB- concepito per veicolare gas dal territorio bulgaro a quello greco nel caso il Nabucco sia preferito alla TAP.

Il Nabucco e la TAP, gasdotti supportati dalla Commissione Europea, sono le due condutture candidate al trasporto del gas azero in Unione Europea tra le quali la SOCAR deve presto compiere una scelta.

La corsa alla DEPA ancora aperta

Decisiva per la realizzazione di Nabucco e TAP è anche la corsa per il controllo della compagnia nazionale DEPA, che il Governo greco ha messo all’asta per reperire le risorse necessarie a rispettare gli impegni finanziari presi con l’Unione Europea.

Dopo l’uscita dalla scalata del monopolista nazionale russo Gazprom, che è intenzionato a bloccare TAP e Nabucco per non perdere la posizione egemonica nel mercato del gas dell’UE, la SOCAR è favorita anche per l’acquisizione della compagnia nazionale greca.

Il possesso della DEPA da parte della SOCAR incentiva la realizzazione delle infrastrutture progettate dalla Commissione Europea per diversificare gli approvvigionamenti energetici UE con l’importazione diretta di gas azero.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA IMPEDISCE I PIANI DI ESPANSIONE ENERGETICA IN POLONIA DELLA RUSSIA MONOPOLISTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 19, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ritiene che il gasdotto Yamal 2, concepito dai russi per veicolare oro blu dalla Bielorussia alla Slovacchia attraverso il territorio polacco, deve rispettare la Legge dell’Unione. Tutelati i progetti di diversificazione delle forniture di gas di Bruxelles

La Polonia non è la provincia russa, e la Russia non ha alcun diritto di rivendicare le sue ambizioni di stampo imperiale sui Paesi dell”Europa Centrale. Nella giornata di martedì, 18 Giugno, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato che la realizzazione del gasdotto Yamal 2 è impossibile senza il rispetto delle leggi dell’Unione Europea.

Il Commissario ha sottolineato come il gasdotto, progettato dalla Russia per veicolare 15 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno da Kobrynie, in Bielorussia, a Veeke Kapusany, in Slovacchia, deve essere gestito da un ente differente da quello incaricato della compravendita del gas trasportato dalla conduttura, come dichiarato dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Oettinger ha illustrato come il Yamal 2 non rappresenti la continuazione del Yamal 1, come invece sostenuto dalla Russia per permettere al monopolista statale russo del gas, Gazprom, di controllare sia il gasdotto, che la compravendita di gas in Unione Europea.

Il Yamal 1, meglio noto come Yamal-Europa, è un gasdotto realizzato nel 1993 per veicolare gas russo dalla Bielorussia alla Germania attraverso la Polonia.

Ad oggi, il gasdotto è controllato dalla EuRoPolGaz: una joint venture compartecipata da Gazprom e dalla compagnia energetica polacca PGNiG.

Lo scorso Aprile, i Vertici EuRoPolGaz hanno firmato con la Russia l’accordo per la realizzazione del Yamal 2, senza però che il Governo polacco fosse informato.

Con la posizione della Commissione Europea, la realizzazione dello Yamal 2 è bloccata, anche perché la Russia non ha ancora presentato alla Commissione Europea alcun progetto riguardo alla realizzazione del gasdotto.

Lo scopo della Russia è quello di aumentare il flusso di gas esportato in UE per mantenere l’egemonia sul mercato energetico dell’Unione Europea, e contrastare i tentativi di diversificazione delle forniture di gas pianificati dalla Commissione Europea.

Mosca vuole Yerevan nell’Unione Doganale

L’utilizzo del gas come strumento geopolitico funziona pero in Armenia, dove la Russia ha proposto l’ottenimento del controllo totale della compagnia energetica armena ArmRosgazprom in cambio di uno sconto sulle forniture di oro blu.

La proposta è avvenuta a margine di un incontro tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Ministro dell’Energia armeno, Armen Movsisyan.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Armenia, per diversificare le forniture di gas, ha pensato di avviare l’importazione di oro blu dall’Iran.

La Russia è invece intenzionata a integrare l’Armenia nell’Unione Doganale: progetto di integrazione economica dei Paesi ex-URSS progettato da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

All’Unione Doganale già hanno aderito Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Ucraina -come membro osservatore, mentre interesse è stato manifestato dal Vietnam.

Matteo Cazzulani