LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Balcerowicz e Mikloš i nuovi “acquisti stranieri” del Governo ucraino

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 24, 2016

Il Presidente Petro Poroshenko, nomina l’autore della “Terapia shock” polacca e il riformatore dell’economia slovacca esperti nel nuovo Esecutivo. L’alta caratura dei due riformatori potrebbe incontrare l’opposizione degli oligarchi che già hanno portato alle dimissioni della precedente coppia di riformatori “stranieri” nel Governo, Natalie Yaresko e Aivardas Abromavičius 



Varsavia – Una campagna acquisti di spessore per un Paese che cerca di mantenere alta la fiducia dell’Occidente dopo gli ennesimi casi di instabilità politica. Questa è la motivazione che ha portato il Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, a nominare nell’apparato del Governo l’ex-Vicepremier polacco, Leszek Balcerowicz, e l’ex-Vicepremier slovacco, Ivan Mikloš.

A seguito della decisione, ufficializzata nella giornata di venerdì, 22 Aprile, Balcerowicz è stato nominato rappresentante del Presidente Poroshenko presso il Governo e co-Presidente, assieme a Mikloš, di un pool di esperti incaricati di consigliare il nuovo Premier, Volodymyr Hroysman, su questioni di carattere economico.

Nello specifico, Balcerowicz avrà il compito di attrarre gli investitori stranieri in Ucraina e rappresentare il Governo ucraino nelle trattative con gli Attori della finanza internazionale. Mikloš, da parte sua, dovrà monitorare le riforme approvate dal Governo in ambito economico e superare gli eventuali problemi ad esse legate.

Sulla carta, la scelta di Poroshenko di nominare due personalità di spicco della politica dell’Europa Centro-Orientale è molto opportuna. Balcerowicz, Vicepremier nel Governo di Tadeusz Mazowiecki, è l’autore della riforma economica, altrimenti nota come “Terapia shock”, che ha trasformato la Polonia da Paese del blocco sovietico a moderna economia di mercato. Mikloš, Vicepremier nel Governo di Iveta Radičova, ha portato la Slovacchia tra i primi 32 Paesi al Mondo in materia di libertà di impresa.

Sul piano politico, la scelta di Poroshenko di nominare Balcerowicz e Mikloš rappresenta un tentativo di mantenere la fiducia dei creditori internazionali, decisamente decrementata dopo le dimissioni del precedente Governo retto da Arseniy Yatsenyuk. In esso sedevano infatti riformatori di fama internazionale costretti alle dimissioni per via dell’impossibilità di realizzare riforme atte a contrastare la corruzione e l’influenza degli oligarchi nella politica.

Natalie Yaresko, cittadina statunitense che ha rinunciato alla cittadinanza USA per accettare la nomina a Ministro delle Finanze nel Governo Yatsenyuk propostale da Poroshenko, ha saputo stringere un rapporto di stretta collaborazione, e sopratutto di fiducia, con il Fondo Monetario Internazionale.

Aivaras Abromavičius, economista lituano di formazione occidentale che a sua volta ha rinunciato alla cittadinanza lituana per accettare l’invito di Poroshenko a diventare Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Yatsenyuk, ha rassegnato le dimissioni per via dell’opposizione in seno all’Amministrazione Presidenziale al suo progetto liberalizzazione dell’economia ucraina.

Nello specifico, Abromavičius, che ha anche denunciato casi di raccomandazioni non degni di una moderna democrazia occidentale, ha proposto la “Ghigliottina”: misura che prevedeva la liberalizzazione di tutte le industrie statali nelle quali la presenza degli oligarchi è molto forte e, nel contempo, la creazione di una Autorità Anti-Corruzione per garantire un business libero e trasparente.

Considerato i precedenti di Yaresko e Abromavičius -che Poroshenko ben avrebbe fatto a reinserire nella compagine di Governo- il ruolo riformatore di Balcerowicz e Mikloš appare quantomai difficile. 

D’altro canto, Poroshenko ha comunque dimostrato di essere fedele ad una tradizione, quella della partecipazione di riformatori “stranieri” nel Governo ucraino, da lui stesso inaugurata per apportare quella ventata di modernità di cui l’Ucraina ha bisogno per abbandonare una volta per tutte il suo passato sovietico e intraprendere un cammino certo verso l’integrazione nella Comunità Euro atlantica.


Yulia Tymoshenko sempre prima nei sondaggi

Del resto, Poroshenko necessita come l’aria di migliorare il proprio consenso, dopo che un recente sondaggio, elaborato dall’autorevole agenzia Raiting, ha certificato un crollo dei consensi della sua forza politica, il Blocco Poroshenko.

Secondo il sondaggio, a beneficiare della maggior parte del sostegno degli ucraini sono le forze dell’Opposizione Democratica al Governo Hroysman, ossia il Partito Batkivshchyna dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, Samopomich del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, e il Movimento per la Pulizia del Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili.

Queste forze politiche fanno della lotta alla corruzione e alle oligarchie la loro bandiera politica, ed hanno beneficiato del fatto che il Governo Hroysman è stato varato sulla base di un’alleanza tra il Blocco Poroshenko e deputati vicini agli oligarchi Serhiy Liovochkyn e Ihor Kolomoisky.

Secondo il sondaggio, anche il Blocco dell’Opposizione, forza politica composta da oligarchi sponsor del regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, aumenterebbe il suo consenso, classificandosi al secondo posto dietro a Batkivshchyna e davanti a Movimento Saakashvili e Samopomich.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko lo silura, ma Yatsenyuk si salva con i voti di Yanukovych

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 17, 2016

Il Premier ucraino vince contro una mozione di sfiducia originata dalla richiesta del Presidente di dimissioni per via degli scarsi risultati ottenuti in materia di riforma del Paese in chiave europea. L’astensione degli esponenti degli oligarchi avversari del campo filo europeo fondamentale per mantenere in sella il Governo 



Varsavia – “Quando la terapia non basta ci vuole la chirurgia”. Questa è la motivazione con la quale il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha invitato il Premier, Arseniy Yatsenyuk, a dimettersi assieme all’intero Consiglio dei Ministri nella giornata di martedì, 16 Febbraio: un invito subito accolto dal Blocco Poroshenko, la forza politica del Capo dello Stato, il quale ha registrato una mozione di sfiducia che, tuttavia, non ha ottenuto il quorum necessario per dimissionare il Governo.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha espresso costernazione per lo stallo nel quale si trova la squadra di Yatsenyuk, ai minimi storici di gradimento che nessun altro Governo ha mai toccato nella storia dell’Ucraina finora, ed ha invitato i Partiti che formano la coalizione filo europea a sostenere un nuovo Esecutivo dopo che quello attuale, travolto da casi di corruzione e privo del sostegno della maggioranza dei Gruppi in parlamento, è oggi incapace di attuare le riforme necessarie per adattare il Paese agli standard europei.

Nonostante le ragioni, forti, con le quali il Presidente ha proposto le dimissioni del Governo, la mozione di sfiducia a Yatsenyuk è stata votata, nella tarda serata, solamente da 194 deputati: 36 in meno rispetto al quorum necessario per dimissionare l’Esecutivo. 

Se, da un lato, alcuni partiti della coalizione filo europea, Samopomich e Batkivshchyna, hanno sostenuto la mozione di sfiducia, i parlamentari del Fronte Popolare -la forza politica di Yatsenyuk- e molti esponenti del Blocco Poroshenko hanno abbandonato i lavori d’aula assieme ai deputati del Blocco dell’Opposizione: il gruppo sponsorizzato dagli oligarchi che, a suo tempo, finanziavano il regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych.

Pronta, all’esito della votazione, è stata la reazione di Yatsenyuk, che ha dichiarato la volontà di continuare a lavorare per realizzare gli obiettivi della sua squadra di Governo che, di recente, ha visto il reintegro di tre Ministri che precedentemente, dopo avere denunciato l’impossibilità di attuare le riforme, avevano rassegnato le proprie dimissioni.

Di sicuro, fuori dalla squadra di Governo resta il Ministro dello Sviluppo Economico, Aivaras Abromavičiuš: uno dei tre Ministri stranieri, fortemente voluti da Poroshenko per approntare le riforme in senso europeo necessarie per integrare l’Ucraina nella comunità euro atlantica, che ha rassegnato le proprie dimissioni denunciando pressioni sul suo operato da parte sia dell’Amministrazione Presidenziale, che dell’establishment del Premier.

Differente è stata la reazione dei promotori della mozione di sfiducia: se il Capogruppo del Blocco Poroshenko, Yuri Lutsenko, ha dichiarato che, in ogni caso, la composizione del Governo Yatseniuk deve essere rivista profondamente per non deludere l’elettorato, Batkivshchyna ha ritirato il suo unico Ministro dal Governo, mentre Samopomich -che già in precedenza ha ritirato il suo unico esponente nell’Esecutivo- ha deciso di boicottare i vertici di coalizione.

Andata a vuoto la mozione, Yatsenyuk e il suo Governo possono restare in carica senza temere alcun voto di sfiducia da parte del Parlamento almeno fino all’inizio della nuova sessione della Rada, quando, secondo il regolamento, sarà possibile registrare, e votare, un nuovo ordine del giorno per dimissionare il Governo. 

In ogni caso, resta difficile per il Premier sia porre rimedio alla mancata approvazione delle riforme che la Comunità Internazionale ha fortemente richiesto all’Ucraina per adattarsi agli standard occidentali in materia di trasparenza e lotta alla corruzione, sia risollevare un tasso di gradimento in caduta libera.

D’altro canto, poco chiara resta la posizione di Poroshenko che, dopo avere richiesto a gran voce le dimissioni di Yatsenyuk e del suo Esecutivo, deve ora dimostrare di andare fino in fondo per ottenere un rimpasto che il Capo dello Stato stesso ha definito non più rinviabile onde evitare una frattura con l’elettorato.

Nello specifico, il Presidente ha definito “non più rinviabile il tempo delle riforme”, un fatto che non permette nemmeno più la possibilità di apportare cambiamenti parziali alla guida di alcuni Ministeri, bensì richiede la necessità di un rimpasto totale a partire dal Premier. 

Una nuova coalizione tra Presidente, Premier e oligarchi

Nei fatti, le mancate dimissioni del Governo hanno reso chiara l’esistenza in Parlamento di una nuova, grande coalizione a sostegno dell’Esecutivo composta, da un lato, da Poroshenko e Yatsenyuk e, dall’altro, dagli oligarchi Rinat Akhmetov e Serhiy Liovochkyn: due dei principali sponsor del regime Yanukovych.

Infatti, per salvare Yatsenyuk e il suo Governo il Fronte Popolare e buona parte del Blocco Poroshenko -composta da esponenti in tempo vicini all’entourage dell’ex-Presidente Viktor Yushchenko, in stretti affari con Yanukovych- hanno necessitato della astensione dei deputati del Blocco dell’Opposizione vicini ad Akhmetov e Liovochkyn che, puntualmente, hanno abbandonato l’aula prima della messa ai voti della mozione.

Tale fatto è stato interpretato dai promotori delle dimissioni del Governo come una chiara prova sia del connubio tra il Premier Yatsenyuk e il clan Akhmetov, che dell’esistenza di un tacito accordo tra l’Amministrazione Poroshenko e i vecchi esponenti del regime Yanukovych che risale ai tempi della seconda parte della Presidenza Yushchenko.

Del resto, se la contrarietà alla mozione contro il Governo è stata chiara da parte del Fronte Popolare di Yatsenyuk, oscuro resta il comportamento di Poroshenko, che sembrerebbe stato incapace di convincere l’intero suo Blocco a votare in favore di una direttiva, le dimissioni dell’Esecutivo, da lui stesso emanata.

Di sicuro, ad incrementare consenso dalla nascita della nuova grande coalizione Poroshenko-Yatsenyuk-Akhmetov-Liovochkyn sono i partiti che si sono opposti al salvataggio del Governo, Batkivshchyna e Samopomich, i quali già hanno avviato trattative per unire le forze in caso di elezioni anticipate.

Nello specifico, la leader di Batkivshchyna, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko -la principale oppositrice del regime Yanukovych- ha stretto una partnership elettorale con il Movimento Anti Corruzione di Valentyn Nalyvaychenko, mente Samopomich, nel suo Congresso, ha confermato il Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, alla guida del Partito con il chiaro obiettivo di mandare a casa il Governo.

Inoltre, a prendere sempre più consenso è il Movimento Anti Corruzione del Governatore di Odessa, Mikheil Saakashvili, ex-Presidente della Georgia che, a più riprese, ha accusato Yatsenyuk ed esponenti del Governo di collusione con gli oligarchi e corruzione: due piaghe che, a suo dire, impossibilitano l’evoluzione dell’Ucraina in chiave europea.

A nutrire le fila del Movimento di Saakashvili, che i sondaggi danno in forte ascesa tra l’elettorato, sarebbero pronti l’ex-Ministro Abromavičiuš e la pattuglia dei dissidenti al Governo Yatsenyuk interni al Blocco Poroshenko capitanata dagli ex-giornalisti ed attivisti politici Mustafà Nayyem e Serhiy Leshchenko.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH TENTA DI INDEBOLIRE IL MAYDAN CON IL DIVIDE ET IMPERA E LA PAURA DELLO STRANIERO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 25, 2014

Il Presidente ucraino difende le forze di polizia, minimizza le violenze, non cita le vittime tra i manifestanti, e nomina il responsabile delle aggressioni armate sui dimostranti Andriy Klyuyev, a Capo dell’Amministrazione Presidenziale. Svezia e Polonia condannano la violenza, mentre Italia e Francia convocano gli Ambasciatori per consultazioni urgenti

Bugiardo, scaltro, ed anche cinico. Nella giornata di venerdì, 24 Gennaio, il Presidente ucraino, Vitkor Yanukovych, ha dichiarato la volontà di dividere tra facinorosi e pacifici l’Euromaidan, la manifestazione iniziata il 21 Novembre in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa, diventata guerra civile dopo ripetuti interventi armati da parte della polizia di regime Berkut, che hanno provocato già almeno 5 morti.

Durante un vertice con le Chiese di Ucraina, il Capo di Stato ucraino ha difeso l’operato delle forze di polizia ed ha accusato i dimostranti di essere coadiuvati da agenti violenti stranieri arrivati in Ucraina per destabilizzare la situazione politica del Paese.

Il Presidente ucraino ha poi promesso una dura reazione alle occupazioni delle Prefetture delle Regioni occidentali del Paese, dove i manifestanti, assieme alle Forze dell’Ordine -che sono passate in massa con i dimostranti- hanno rovesciato i Prefetti nominati da Yanukovych.

Yanukovych ha anche dichiarato di comprendere con tristezza le condizioni in cui versano i manifestanti che, come da lui dichiarato, hanno visto anche un caso di congelamento.

Infine, il Presidente ucraino ha nominato a Capo dell’Amministrazione Presidenziale Andriy Klyuyev: ex-Capo del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, già responsabile delle aggressioni violente sui manifestanti.

Klyuyev, su cui l’Austria ha avviato un processo di congelamento dei beni immobili per essere stato responsabile della violazione dei diritti umani e della democrazia, rimpiazza Serhiy Lyovochkin: famoso nel Paese per avere assunto un linea più morbida rispetto a quella di Yanukovych.

Pronta è stata la reazione dell’Opposizione filo europea, che ha dichiarato l’intenzione di continuare la protesta in maniera pacifica, senza chiudere la porta a negoziati con il Presidente ucraino, né però tollerare ogni forma di violenza.

A livello internazionale, il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha descritto come una sconfitta il tentativo da parte del regime ucraino di risolvere la situazione con la forza, mentre in Polonia il Parlamento ha approvato una risoluzione che richiede l’imposizione di sanzioni nei confronti di quelle Autorità ucraine responsabili del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani.

Sanzioni nei confronti della Autorità ucraine -sulla base di quanto già fatto dagli Stati Uniti d’America- sono state chieste ufficialmente anche dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, mentre il Viceministro degli Esteri italiano, Marta Dassù, ha convocato l’Ambasciatore ucraino in Italia, Yevhen Perelihyn, così come fatto dal Ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius.

Il Presidente ucraino omette la realtà

Le dichiarazioni di Yanukovych mirano a rovesciare in pieno sui manifestanti la responsabilità degli scontri nel pieno centro della Capitale Kyiv. Infatti, nessuna parola è stata detta dal Capo di Stato ucraino in merito agli spari ad altezza d’uomo che la polizia ha avviato per prima sui manifestanti, così come non è stato commentato il video che ha ripreso un giovane arrestato umiliato nudo in mezzo alla neve, secondo un rituale di nazista memoria.

La presentazione di una protesta equamente divisa tra falchi e colombe da parte di Yanukovych, oltre che non veritiera, è poi una forzatura che mira a indebolire una manifestazione imponente, che non ha precedenti nella storia del Paese, e che ha visto continui picchi di partecipazione addirittura verso il milione di persone.

Il Presidente ucraino cerca di fare leva sull’opinione pubblica ucraina anche rinnovando l’immaginario del complotto straniero: uno stratagemma già adottato a più riprese dalle Autorità in epoca sovietica che serve a Yanukovych per distogliere l’attenzione sull’infiltrazione di agenti russi tra i Berkut, come alcune ben documentate indiscrezioni hanno riportato.

Infine, con la dichiarazione in merito alla persona congelata, non è chiaro se il Presidente ucraino abbia fatto riferimento a Yuri Verbitsky: l’unica vittima morta per congelamento dopo essere stata rapita e torturata dalle forze dell’ordine.

Matteo Cazzulani

SALGONO A CINQUE LE VITTIME TRA I DIMOSTRANTI IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 23, 2014

Quattro deceduti per colpi di arma da fuoco, di cui uno dopo un’esecuzione seguita ad un rapimento, mentre la restante persona è caduta dal colonnato dello Stadio della Dinamo Kyiv. Un confronto tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e i Leader dell’Opposizione non porta ad alcuna soluzione

Cinque morti e più di trecento feriti è il bilancio degli attacchi della polizia Ucraina ai manifestanti che sostengono l’integrazione dell’Ucraina in Europa. Senza contare l’alto numero di arresti adoperati dalla polizia nei confronti di quei manifestanti feriti durante i diversi tafferugli.

Nella giornata di mercoledì, 22 Gennaio, il numero delle vittime tra i manifestanti è salito a cinque in un solo giorno: come riportato dal Centro Medico presso il quartier generale dei dimostranti filo-europei, quattro dicessi sono morti a seguito di spari, di cui tre durante colluttazione, ed uno per via di un’esecuzione da parte di professionisti. Una persona è poi deceduta in seguito ad una caduta dal colonnato dello stadio della Dinamo Kyiv.

A rendere sconvolgente il quadro di una vera e propria guerra civile è la testimonianza di Ihor Lutsenko, attivista per i Diritti Umani rapito assieme a Yuri Verbitsky: sismologo 51enne trovato morto presso le campagne ucraine vicino a Borispil dopo essere stato torturato.

Lutsenko ha dichiarato di essere stato prelevato in ospedale assieme a Verbitsky, poi torturato, ed infine rilasciato, mentre il suo collega ha subito una fine peggiore per via della sua provenienza da Leopoli: la città che sta dando il più alto contributo umani alla protesta per l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Oltre ai decessi, l’attacco della polizia -testimoniato da un numero di video sempre più alto, che attestano come gli agenti delle forse speciali Berkut sparino dritto ai manifestanti e si avvalgano anche di granate- ha creato anche un problema di carattere ambientale, dal momento in cui i manifestanti, per difendersi, hanno dovuto bruciare spazzatura e copertoni di gomma, provocando enormi colonne di fumo nero tossico.

Così come da due mesi, la protesta non ha portato alcun risultato a livello politico, dal momento in cui un vertice urgente tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, il Capo del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, Andriy Klyuyev, e i tre Leader dell’Opposizione Vitaly Klichko, Arseny Yatsenyuk e Oleh Tyahnibok è finito senza alcun accordo.

L’Europa reagisce: sanzioni e conti in banca bloccati

Differente la reazione dell’Europa, che, a Davos, ha revocato l’invito al Forum Economico per il Premier ucraino, Mykola Azarov, che com tutta probabilità su consiglio del Presidente Yanukovych, ha ventilato la possibilità di avvalersi della forza per sedare la manifestazione in sostegno dell’Ucraina in Europa.

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protaszewicz, ha dichiarato che l’Unione Europea sta valutando l’ipotesi di congelare le relazioni diplomatiche con l’Ucraina, mentre il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, ha invitato ad approntare al più presto sanzioni nei confronti di quelle Autorità ucraine responsabili della violazione della Democrazia e dei Diritti Umani.

Secondo ben documentate indiscrezioni, il Governo austriaco avrebbe iniziato l’inventario dei conti in banca delle Autorità ucraine da congelare, mentre in Italia un invito alle sanzioni è stato inviato dalla Vicepresidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Patrizia Toia -Europarlamentare del PD.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA PRIMA VITTIMA DELL’AGGRESSIONE DELLA POLIZIA DOPO CHE YANUKOVYCH PRENDE IN GIRO L’OPPOSIZIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 22, 2014

È morto Serhiy Nihoyan a causa di quattro proiettili di gomma provenienti dalla polizia, che ancora spara sui manifestanti e che, forse, ha provocato anche una seconda vittima. Il Presidente ucraino non parla con l’opposizione, mentre il Premier, Mykola Azarov, ventila l’ipotesi della reazione violenta.

La polizia spara e aggredisce, mentre il Presidente si prende gioco dell’Opposizione e non ascolta i manifestanti che da due mesi protestano per l’integrazione dell’Ucraina in Europa, e ci scappa pure il morto. Nella giornata di martedì, 21 Gennaio, a Kyiv è morta la prima persona in seguito alle aggressioni della polizia a carico dei manifestanti.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, Serhiy Nihoyan, giovane militante della Regione di Dnipropretovsk, è stato freddato da quattro proiettili di gomma usati dalla polizia contro i manifestanti, come dimostrato da numerose foto e video.

Oltre al giovane Nihoyan, secondo la TV TSN ci sarebbe un’altra vittima, questa volta un manifestante caduto da una delle colonne dello stadio della Dinamo Kyiv che, oggi, si trova al centro dei combattimenti tra la polizia in assetto anti-sommossa, un gruppetto di facinorosi che ha reagito con la forza alla violenza delle forze armate, e la stragrande maggioranza dei dimostranti che mantiene una condotta nonviolenta.

Nonostante le due morti, mercoledì, 22 Gennaio, la polizia ha lanciato l’offensiva ed ha continuato a sparare contro manifestanti per rompere il presidio che da due giorni costringe le forze dell’ordine alla difensiva presso lo stadio per impedire ai manifestanti di raggiungere l’Amministrazione Presidenziale e la sede del Parlamento.

Intanto, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dimostrato di non volere avere un dialogo con l’opposizione, come invece proposto pochi giorni fa, poiché sempre martedì, 21 Gennaio, ha evitato di incontrare uno dei leader della protesta, il Capo del Partito UDAR Vitaly Klichko, mandando al suo posto il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Andriy Klyuyev.

Al posto di parlare con Klichko -che ha abbandonato il tavolo chiedendo di poter parlare sono con Yanukovych- il Presidente ha condotto un vertice sulla situazione economica con il Vicepremier Serhiy Arbuzov e con il Premier Mykola Azarov, che, alla TV russa Vesti 24, ha ventilato l’ipotesi di autorizzare l’uso della forza sui manifestanti.

Un noto giornalista costretto all’esilio volontario

Oltre ai due esponenti delle manifestazioni, un’altra vittima della repressione delle autorità ucraine è il noto giornalista Vitaly Portnikov che, sempre martedì, 21 Gennaio, ha dichiarato di avere lasciato l’Ucraina perché in timore per la sua incolumità.

Portnikov ha promesso di spiegare per bene l’accaduto, ma ha sottolineato di avere certezze di potere fare la medesima fine di Giria Gongadze: giornalista di opposizione, fondatore dell’Ukrayinska Pravda, barbaramente ucciso il 16 Novembre del 2000 per via della sua opposizione all’allora Presidente Leonida Kuchma -di cui Yanukovych è stato a lungo il delfino.

Matteo Cazzulani

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IN UCRAINA PICCHIATO A SANGUE PURE L’EX-MINISTRO LUTSENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 11, 2014

Uno dei Leader della protesta per l’integrazione ucraina in Europa ridotto in rianimazione con un trauma cranico dopo avere subito la carica delle forze speciali di polizia Berkut. Prima di lui, altre decine di dimostranti, oppositori e giornalisti malmenati dagli agenti

È stato uno dei cento dissidenti ad essere incarcerato dopo un processo politico per via della sua appartenenza all’opposizione, durante la detenzione ha subito violenze di ogni genere, e, oggi, è la vittima più recente della repressione violenta sui manifestanti in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa. Nella notte di sabato, 11 Gennaio, uno dei principali Leader dell’opposizione Ucraina, l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko, è stato picchiato a sangue dalle forze speciali di polizia Berkut, ed è ora ridotto in rianimazione con un forte trauma cranico.

Come testimoniato dalla moglie Iryna, Lutsenko è stato ripetutamente picchiato fino a quando non ha perso conoscenza. Pronti sono stati i soccorsi che hanno consentito all’oppositore ucraino un ricovero che ha impedito l’aggravarsi della situazione.

Sempre secondo quanto dichiarato dalla moglie, l’ex-Ministro degli Interni stava cercando di sedare il tentativo dei Berkut di caricare la folla di manifestanti pacifici che, presso un tribunale periferico di Kyiv, stata manifestando pacificamente contro l’ennesima condanna politica di tre attivisti dell’opposizione.

Lutsenko è uno dei più di cento oppositori arrestati dal 2010 dopo processi irregolari ed arbitrari, come riconosciuto dagli osservatori internazionali indipendenti. Per Lutsenko, la reclusione nel carcere, avvenuta il 26 Dicembre 2010 -due anni prima che il verdetto di condanna fosse emanato- è stata caratterizzata da ripetute violenze, come l’alimentazione forzata, e dall’impossibilita di curare una forte epatite per via delle restrizioni imposte dalle Autorità carcerarie.

L’esponente dell’opposizione è stato liberato il 3 Aprile 2013 dopo forti pressioni da parte di Unione Europea, Stati Uniti d’America e Canada che, tuttavia, non sono riusciti a portare a termine né la detenzione politica della Leader del dissenso Yulia Tymoshenko -arrestata il 5 Agosto 2011: prima che un verdetto irregolare la condannasse per la firma di accordi energetici sconvenienti- né di quella di un altro centinaio di attivisti detenuti dopo processi palesemente irregolari.

La violenza su Lutsenko è l’ennesima di una serie che, sempre sabato 11 Gennaio, ha coinvolto un altro manifestante. Prima ancora, tra le vittime della repressione violenta sono finiti altri manifestanti -incluso donne e bambini- politici dell’opposizione e giornalisti, tra cui, lo scorso 24 Dicembre, la cronista indipendente Tetyana Chornovol.

Sanzioni subito per chi non rispetta la democrazia a Kyiv

Con la repressione violenta del dissenso, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha raggiunto livelli di intolleranza politica che mai si sono verificati dall’Indipendenza dell’Ucraina, nel 1991.

Il rifiuto del dialogo e della tolleranza del dissenso va di pari passo con la scelta di Yanukovych di rompere le relazioni con l’Europa e rifiutare la firma dell’Accordo di Associazione: Documento che avrebbe integrato l’economia Ucraina nel mercato unico europeo.

La rottura con l’Europa da parte del Presidente ucraino, a cui sono seguiti accordi energetici che costringono l’Ucraina a cedere parti importanti della sua sovranità politica alla Russia di Putin, ha originato la manifestazione pacifica di un milione di persone che, pacificamente e sotto le bandiere dell’UE, hanno richiesto per il loro Paese giustizia, indipendenza ed integrazione nell’Europa della pace, del progresso e della libertà.

Proprio l’Europa non può tollerare che un popolo europeo per storia, cultura e tradizioni come quello ucraino -sopratutto in un Paese fondamentale per la sicurezza energetica e geopolitica dell’UE come l’Ucraina- sia ridotto in schiavitù da un regime poliziesco.

Oltre che per le violenze su manifestanti, politici e giornalisti, e per i più di cento processi selettivi celebrati per incarcerare oppositori, la Presidenza Yanukovych, iniziata nel Marzo 2010, si è contraddistinta anche per l’esautorazione de poteri del Parlamento, la progressiva limitazione della libertà di stampa, e la falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012.

Come dichiarato a Kyiv dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, e come votato dal Senato USA, è giunta l’ora di imporre sanzioni personali nei confronti di chi, in un’angolo d’Europa, è responsabile della violazione della Democrazia e dei Diritti Umani.

Dobbiamo contrastare queste nefandezze in ogni angolo della terra, perché la libertà del prossimo -in questo caso degli ucraini- è anche la nostra libertà.

Matteo Cazzulani

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“L’UCRAINA DI YANUKOVYCH È ILLIBERALE E ANTI-DEMOCRATICA”. IL PD FA PROPRIO L’ALLARME DI CHORNOVOL E TYMOSHENKO

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on January 6, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, proporrà alle Istituzioni Europee sanzioni per chi non rispetta diritti umani in Ucraina E inviterà Letta a porre la democrazia a Kyiv come priorità della Presidenza UE italiana. Da parte mia, ho invitato Yevhenia Tymoshenko e la Chornovol all’Expo di Milano per spiegare al Mondo la situazione della madre incarcerata.

ROMA – Una giornalista picchiata per avere osato indagare su autorità politiche e la figlia di una delle più importanti dissidenti costrette alla detenzione da un caso di giustizia selettiva sono le figure che hanno reso la missione in Ucraina con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, molto rosa.

Tetyana Chornovol la ricordavo con il suo sorriso smagliante a bocca chiusa e i suoi occhi lucidi carichi di passione dei tempi del processo Tymoshenko, a Kyiv, quando ancora ero giornalista e attivista per i diritti umani senza alcun ruolo politico.

Oggi, la Chornovol ha il volto tumefatto, evidenti ematomi sulle guance, e un trauma cranico che l’ha ridotta sulla sedia a rotelle.

“Sono stata aggredita su ordine del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych -ci ha dichiarato dal letto della sua stanza d’ospedale- perché ho osato indagare su come ha utilizzato in maniera poco limpida 2 Miliardi di Dollari”.

Non solo un’indagine scomoda è però la causa dell’aggressione alla Chornovol, ma anche le sue attenzioni al traffico di danaro del Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko, e il suo impegno bell’organizzare a Kyiv l’Euromaidan: la protesta in supporto dell’ingresso dell’Ucraina in Europa.

“Il Presidente Yanukovych sta portando il nostro Paese tra le braccia della Russia di Putin -continua la Chornovol- io voglio un’Ucraina indipendente ed europea: temo ulteriori aggressioni, ma non ho paura per la vita”.

Le dichiarazioni della Chornovol sono tanto pesanti quanto quelle di Yevhenia Tymoshenko, la figlia di Yulia Tymoshenko: la Leader dell’Opposizione ucraina arrestata dopo un caso di giustizia selettiva.

Durante un incontro presso la sede del partito Batkivshchyna, Yevhenia ha espresso forte preoccupazione per le condizioni di salute della madre, che sono ad oggi molto critiche: Yulia Tymoshenko è infatti internata in una colonia penale umida e buia, e necessita di un’operazione urgente

“Anche la democrazia in Ucraina è a rischio -ha continuato Yevhenia Tymoshenko- Non solo gli oppositori, ma anche i loro avvocati sono confinati in patria, come il difensore di mia mamma, Serhiy Vlasenko”.

A Yevhenia ed alla Chornovol, il Vicepresidente Pittella ed io abbiamo portato un messaggio di solidarietà e supporto rivolto a Yulia Tymoshenko e ai manifestanti per la democrazia e all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Lo abbiamo fatto a nome nostro, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei -il Gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene il Partito Democratico- e del Segretario del PD, Matteo Renzi.

Il Vicepresidente Pittella si è fatto poi promotore presso le Istituzioni Europee della richiesta di imporre sanzioni personali nei confronti di quelle Autorità ucraine che sono responsabili del mancato rispetto dei diritti umani, ed ha proposto al Premier Letta di porre la questione della democrazia in Ucraina in cima alla lista delle priorità della Presidenza di turno dell’Italia dell’Unione Europea.

Da parte mia, ho inviato a Yulia Tymoshenko un messaggio di solidarietà, ho invitato Yevhenia Tymoshenko a Milano in occasione dell’Expo 2015 per diffondere la conoscenza dello stato di salute della madre in occasione dell’Esposizione Internazionale, ed ho promesso a Tetyana Chornovol vigile attenzione sulla condizione dei giornalisti in Ucraina.

Difendere la democrazia a Kyiv oggi per tutelare anche la libertà nel nostro Paese

Un Paese dove in giornalisti vengono picchiati solo perché svolgono il loro lavoro, dove gli oppositori sono incarcerati e il dissenso viene fatto tacere con l’uso della forza -come accaduto a più riprese all’Euromaidan- non si può definire una democrazia.

Sta a noi, sopratutto come esponenti del Partito Democratico, farci difensori delle istanze di libertà e democrazia che il popolo ucraino sta chiedendo manifestando pacificamente dallo scorso 21 Novembre a temperature polari sotto le bandiere UE.

Occuparci dell’Ucraina è necessario anche perché se Kyiv resta illiberale ed asservita alla Russia di Putin, l’Europa, e sopratutto l’Italia, resterà a lungo esposta al ricatto energetico di Mosca, che ambisce alla gestione diretta dei gasdotti ucraini per aumentare il peso contrattuale nei confronti degli europei.

Infine, è importante tenere conto che la democrazia e la libertà non sono due conquiste che durano in eterno, ma che occorre ogni giorno difendere e coltivare non solo a casa nostra, ma ovunque essa sia messa a repentaglio, sia in Europa che nel Mondo.

Non ascoltare il grido di libertà che proviene dagli ucraini metterebbe a rischio anche la tenuta della nostra democrazia, che, con fatica e sacrificio, abbiamo ottenuto dopo anni di lotta partigiana e resistenza contro l’oppressione nazifascista.

Matteo Cazzulani
Responsabile per i rapporti del PD metropolitano Milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo

IL FATTO

Sabato, 4 Gennaio, il Vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente del Partito Democratico, Gianni Pittella, e il Responsabile per i Rapporti del PD Metropolitano Milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo, Matteo Cazzulani, hanno incontrato a Kyiv Yevhenia Tymoshenko, Tetyana Chornovol, il Leader del Partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, e i manifestanti in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa.

La missione è stata supportata dal Parlamento Europeo, dall’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei al Parlamento Europeo, e dal Segretario del PD, Matteo Renzi.

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VADO A KYIV CON PITTELLA. PER L’UCRAINA IN EUROPA, LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTÀ

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on January 3, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo incontrerà i manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina in Europa e la figlia della Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko. Libertà di Stampa, Diritti Umani e Progresso gli ideali alla base della missione

Non sarà una pagina di storia, ma di sicuro è un gesto di coraggio e lungimiranza che fa bene all’Europa, all’Italia, ed anche al Partito Democratico.

Nei prossimi giorni, il Vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente del Partito Democratico, Gianni Pittella, porterà a Kyiv il suo sostegno personale all’Euromaidan: la protesta pacifica in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea che, dallo scorso 21 Novembre, ha coinvolto milioni di persone in diverse città ucraine e nel Mondo.

Con la sua visita in Ucraina, che comprende anche un incontro con la figlia di Yulia Tymoshenko -la Leader dell’Opposizione arrestata nel 2011 per motivi politici- e, probabilmente, una visita in ospedale alla giornalista Tetyana Chornovol – l’organizzatrice dell’Euromaidan di Kyiv ridotta sulla sedia a rotelle dopo un’aggressione subita la Notte di Natale- Pittella intende sostenere in maniera forte e risoluta il rispetto delle libertà politiche e del Diritto alla libera espressione in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Il gesto di Pittella dimostra che la libertà in Ucraina e il rafforzamento politico dell’UE sono due aspetti legati reciprocamente, come, del resto, dimostra il milione di manifestanti dell’Euromaidan che, proprio sotto le bandiere europee, considera l’ingresso di Kyiv in Europa come l’unica garanzia di Pace, Progresso, Diritti Umani e Democrazia per il loro Paese – mentre in Europa c’è chi fa della contestazione all’UE il suo manifesto politico.

Oltre che per avere recepito un concetto per il quale mi batto da anni, esprimo la mia gratitudine a Pittella anche per avermi voluto come membro della delegazione che lo accompagnerà a Kyiv in qualità co-organizzatore ed esperto di Ucraina.

Quella del Vicepresidente del Parlamento Europeo è una decisione gratificante dopo anni di battaglie condotte contro l’indifferenza degli italiani nei confronti di un Paese da cui dipende la nostra sicurezza nazionale ed energetica.

È infatti dall’Ucraina che, ad oggi, transita il gas che l’Italia importa dalla Russia, pari al 30% circa del totale importato dal nostro Paese: una percentuale in aumento per via delle periodiche interruzioni dell’export dell’oro azzurro dal Nord Africa.

Un’Ucraina libera, indipendente e democratica evita il controllo diretto di Mosca sulle infrastrutture attraverso le quali il gas russo è inviato in Europa: una situazione che esporrebbe l’UE al ricatto energetico del quale il Presidente russo, Vladimir Putin, come noto, usa avvalersi per estendere l’egemonia geopolitica della Russia nel continente europeo a spese di Paesi sovrani, indipendenti e democratici.

L’iniziativa di Pittella rende sopratutto onore al Partito Democratico e all’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei -il Gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene il PD.

Una forza di centrosinistra deve sempre stare dalla parte della Democrazia, della Libertà e di chi vede tanto lesi i propri Diritti quanto repressa la propria volontà -come, ora, gli ucraini- senza timore nei confronti degli zar de gas, né degli sceicchi del petrolio.

Oltre che a Pittella, un riconoscimento opportuno va anche a chi da tempo condivide l’attenzione nei confronti dell’Ucraina, come la Vicepresidente del gruppo S&D, Patrizia Toia, le Parlamentari PD Lia Quartapelle e Simona Malpezzi, il Consigliere Regionale del PD della Lombardia Carlo Borghetti e Daniele Marconcini del PD di Mantova.

Un ringraziamento anche ai collaboratori della Vicepresidenza del Parlamento Europeo, con cui ho contribuito ad organizzare questa improntante missione, al Segretario del PD Metropolitano Milanese, Pietro Bussolati, per la fiducia che mi ha riposto per le questioni estere, ed anche ai miei genitori, parenti e ragazza, che con la loro pazienza, comprensione e disponibilità mi permetteranno di accettare l’invito di Pittella interrompendo un periodo di riposo nell’amata Polonia.

Senza esagerare, né peccare di presunzione, sono convinto che la missione in Ucraina del Vicepresidente del Parlamento Europeo -e, prima ancora, l’attenzione prestata all’Ucraina da parte degli esponenti politici lombardi, italiani ed europei sopra citati- renda il PD un partito davvero Democratico, e il Gruppo S&D un’Alleanza davvero Progressista.

È anche da un Partito protagonista nella difesa della Libertà e dei Diritti Umani nel Mondo che ha inizio l’opera di sprovincializzazione e ammodernamento del nostro Paese promessa dal Segretario del PD, Matteo Renzi.

Matteo Cazzulani
Responsabile PD Metropolitano Milanese per i Rapporti con i Partiti Democratici e Progressisti nel Mondo

LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: EUROPA E USA CONDANNANO YANUKOVYCH PER LE REPRESSIONI SUI MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 11, 2013

L’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catrine Ashton, il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, e i Capi della Diplomazia di Polonia e Svezia criticano la condotta del Presidente ucraino. Risoluta la censura da parte del Dipartimento di Stato USA

Con la violenza niente integrazione nell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 11 Dicembre, il mondo politico occidentale ha duramente condannato le repressioni forzate dei manifestanti ucraini in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in UE, attuate dalla polizia speciale Berkut al diretto comando del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Nel tardo pomeriggio, l’Alto Rappresentante UE per la politica estera, Catrine Ashton, ha dichiarato, durante un incontro con il Presidente Yanukovych, che ogni uso della violenza sui manifestanti rende difficile le trattative tra Ucraina ed Europa per l’integrazione di Kyiv.

Pronta è stata la reazione anche del Ministro degli Esteri della Lituania -il Paese che detiene la Presidenza di turno dell’UE- Linas Linkevicius, che ha dichiarato la volontà di parlare di persona con Yanukovych per spiegare come la violenza sui dimostranti precluda ogni dialogo tra Kyiv e l’Europa.

Parole dure anche da parte della Polonia, un Paese tradizionalmente attento a tenere la porta aperta all’Ucraina, che, dopo la repressione delle manifestazioni, ha convocato l’Ambasciatore ucraino a Varsavia per consultazioni urgenti, in cui è stata espressa solidarietà ai manifestanti di Kyiv.

Forte anche la reazione degli Stati Uniti d’America, che, con una nota del Segretario di Stato, John Kerry, hanno descritto le repressioni ai manifestanti come un atto contrario al rispetto dei Diritti Umani ed indice dell’immaturità democratica dell’Ucraina.

Kyiv chiede soldi

Da parte sua, il Presidente Yanukovych sembra non sentire alcunché e, come ha dichiarato alla Ashton, ha confermato la sua intenzione di firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico europeo, che lo stesso Presidente ucraino ha rifiutato di firmare, generando l’ondata di protesta che ha raggiunto il milione di partecipanti.

Tranciante anche la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che, senza mezzi termini, ha richiesto all’Europa 20 Miliardi di Euro per firmare l’Accordo di Associazione come aiuto economico da parte dell’Europa.

Alle reazioni della politica seguono i fatti incresciosi originati dalle repressioni delle forze speciali di polizia ucraine su manifestanti, giornalisti e persino deputati dell’Opposizione, che, nel complesso, hanno portato a diverse centinaia i feriti e gli arrestati.

L’Opposizione, guidata dai Leader dei due principali Partiti Batkivshchyna e UDAR, Arseny Yatsenyuk e Vitaly Klichko, ha richiesto la formazione di un Governo Tecnico per la firma immediata dell’Accordo di Associazione e, successivamente, l’indizione di Elezioni Parlamentari e Presidenziali Anticipate per restituire la parola al popolo.

Come riportato da diversi sondaggi, la maggioranza degli ucraini è favorevole all’integrazione nell’UE -tra cui, sopratutto, i grandi oligarchi dell’est del Paese sponsor politici del Presidente Yanukovych.

Il Presidente ucraino ha però rifiutato la firma dell’Accordo di Associazione, e, così, ha mantenuto il Paese fuori dall’Europa nonostante l’espressa volontà del suo popolo, dimostrata dalla larghissima partecipazione alle manifestazioni in sostegno dell’UE.

Matteo Cazzulani