LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E GERMANIA CERCANO UNA MEDIAZIONE SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 28, 2013

Vilna sospende l’avvio dello sfruttamento di oro blu non convenzionale per coinvolgere maggiormente i territori. Berlino alla ricerca di una mediazione interna al Consiglio dei Ministri e tra i due rami del Parlamento

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

Coinvolgimento dei territori e posizioni differenti nel Gabinetto dei Ministri, e Lituania e Germania arrancano. Nella giornata di mercoledì, 27 Febbraio, il Governo lituano ha bloccato le procedure di rilascio dei permessi per l’estrazione di gas shale in Samogizia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la decisione di Vilna è stata motivata dalla volontà del Primo Ministro, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, di attendere il via libera delle autorità locali prima di avviare i lavori per l’estrazione dello shale.

Nello specifico, il Primo Ministro Butkevicius, su richiesta del Ministro dell’Ambiente Valentinas Mazuronis -esponente del Partito conservatore Ordine e Giustizia- ha ritenuto opportuno un esame approfondito della questione da parte delle Commissioni Parlamentari Economia e Tutela Ambientale che, secondo le stime, dovrebbe durare poco più di un mese.

Oltre che dalla necessità di discutere una delicata questione in Parlamento, l’impasse sullo shale è stata dettata anche da una manifestazione di piazza organizzata dagli abitanti della Samogizia a Vilna contro la concessione dei permessi per l’estrazione di gas non-convenzionale.

Seppur non molto partecipata, la dimostrazione popolare è bastata per spingere il il Ministro Mazuronis a richiedere al Primo Ministro l’approfondimento in Parlamento, anche a costo di un confronto interno alla coalizione di maggioranza di centrosinistra.

Risale infatti a pochi giorni prima il sostegno pubblico esternato dal Ministro dell’Economia, Jaroslav Neverovic -esponente dell’Azione dei Polacchi di Lituania- al colosso energetico statunitense Chevron, che, assieme alla polacca Lotos, si è candidato per l’ottenimento dei diritti di sfruttamento dello shale in Lituania.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro Neverovic ha ritenuto positivo l’impegno della Chevron in Lituania, per via della creazione di nuovi posti di lavoro e dell’importazione a Vilna di sofisticati know how in grado di agevolare il progresso dell’economia del Paese.

Dinnanzi alle due posizioni distinte in seno alla coalizione, il Premier Butkevicius ha mantenuto una non facile mediazione tra le varie anime della coalizione di Governo -composta dal Partito SocialDemocratico, dal Partito Laburista, da Ordine e Giustizia e dall’Azione dei Polacchi di Lituania.

Da un lato, il Primo Ministro ha voluto dare spazio alle ragioni della protesta allo sfruttamento dello shale, ma dall’altro ha ritenuto l’avvio dell’estrazione di gas non-convenzionale -che la Lituania, secondo le stime, possiede per 50 Miliardi di metri cubi- necessario per diminuire la dipendenza della Lituania dalle forniture di oro blu della Russia, che ad oggi coprono l’89% del fabbisogno complessivo Lituano.

Una soluzione di mediazione sullo shale è la via che anche la Germania -che secondo le stime vanta una riserva di gas non convenzionale pari a 2260 Miliardi di metri cubi- sta perseguendo per approvare una legislazione definitiva entro le prossime Elezioni Federali tedesche, e superare un contrasto interno al Governo tra il Ministro dell’Ambiente, Petr Altmaier, e quello dell’Economia, Philipp Rosler.

Altmaier, esponente della cristiano-democratica CDU -il principale Partito di maggioranza, a cui appartiene anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel- si è detto favorevole all’approvazione in tempi brevi di una legge che consenta l’avvio dello sfruttamento dello shale.

Rosler, esponente dei liberali della FDP -partner di coalizione della CDU- ha invece dichiarato la necessità di considerare l’impatto che le tecniche di fracking hanno sull’ambiente interessato.

A rendere ancora più complicato lo scenario tedesco è la divisione sullo shale che persiste tra i due rami del Parlamento.

Il Bundestag, in cui la maggioranza è mantenuta dalla coalizione di centrodestra CDU-FDP, è favorevole allo sfruttamento del gas non convenzionale, mentre il Bundesrat -composto dai rappresentanti degli Stati tedeschi- è controllato dai socialdemocratici della SPD e dai Verdi: i due gruppi dell’opposizione che si sono posizionati a più riprese contro lo shale.

Lo shale un’opportunità per l’UE

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un carburante estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate in sicurezza solo in Nordamerica.

L’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale ha consentito agli Stati Uniti d’America di diventare uno dei principali Paesi esportatori di gas a livello mondiale, e di rafforzare la loro posizione nei mercati dell’Asia, sopratutto in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

Per l’Europa, lo sfruttamento dello shale -che finora è stato approvato da Polonia, Danimarca, Gran Bretagna, Austria, Romania, Spagna, Portogallo, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Paesi Bassi, Svezia e Lettonia- consente di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia e dell’Algeria, da cui l’Europa dipende per circa l’80% del fabbisogno continentale.

Secondo diversi studi, a godere dei più ricchi giacimenti di shale in Unione Europea è la Polonia, seguita da Romania, Gran Bretagna, Germania e Lituania.

Particolarmente ricche di gas non-convenzionale sono anche Francia e Bulgaria che, tuttavia, insieme a Belgio e Repubblica Ceca hanno posto una moratoria sullo sfruttamento dello scisto.

Matteo Cazzulani

GAZPROM VICINA AL CONTROLLO DEL GAS DI ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 27, 2013

Il monopolista statale russo firma un pre-accordo con la Levantine LNG Corporation per l’esportazione di oro blu liquefatto dal Mar Mediterraneo orientale. L’operazione mette a serio repentaglio il trasporto del gas israeliano in Europa, pianificato per diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia. 

I giacimenti israeliani Leviathan e Tamar

I giacimenti israeliani Leviathan e Tamar

Un passo nel Mediterraneo orientale, un altro nell’estremo est del continente asiatico. Nella giornata di martedì, 26 Febbraio, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha firmato un pre-accordo con l’israeliana Levantine LNG Corporation per acquisire i diritti di esportazione di gas liquefatto dai giacimenti Tamar e Dail, ubicati nel Mar Mediterraneo, al largo delle coste di Israele.

Come riportato da Natural Gas Europe, il pre-accordo, che oltre alla firma di una lettera di intenti prevede la sigla di un documento ufficiale, mira anche a rafforzare la collaborazione tra il monopolista statale russo e le compagnie impegnate nell’area: la statunitense Noble Energy, e le israeliane Delek Drilling, Avner Oil Exploration, Isramco Negev-2, e Dor Gas.

L’interesse di Gazprom per il controllo dell’esportazione del gas estratto dai giacimenti israeliani è orientato al mantenimento da parte di Mosca dell’egemonia nel mercato energetico dell’Unione Europea.

L’oro blu proveniente dalle acque territoriali di Israele è infatti considerato una fonte di approvvigionamento utile all’UE per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno complessivo dell’Unione Europea.

Per garantire il trasporto del gas dai giacimenti del Mediterraneo Orientale, Israele, Grecia e Cipro hanno varato un’alleanza a sostegno del progetto che, tuttavia, ha subito rallentamenti a causa della situazione economica di Atene, e dell’opposizione alla vendita di oro blu israeliano nel mercato UE esercitata da parte della Turchia.

La posizione di Ankara è determinata dal ruolo chiave che il territorio turco copre nel Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti che la Commissione Europea, per limitare la dipendenza energetica dalla Russia, ha progettato per veicolare direttamente in Europa gas proveniente dall’Azerbaijan.

Se da un lato l’avvio dell’importazione di gas liquefatto da Israele consente all’Europa di contare su una fonte supplementare di approvvigionamento, dall’altro mette in discussione l’importanza della Turchia come Paese unico di transito dell’oro blu alternativo a quello russo.

Con l’acquisizione del controllo delle esportazioni di gas liquefatto da Israele, Gazprom può non solo disinnescare un’insidia al suo monopolio in Europa, ma anche avviare l’esportazione di oro blu nei mercati del Medio Oriente.

Di pari passo, il monopolista statale russo ha avviato la costruzione di un rigassificatore nei pressi di Vladivistok, nell’estremo oriente della Russia, per incrementare le esportazioni di LNG della Russia nei mercati asiatici.

Un progetto politico per rafforzare la posizione della Russia nel mercato globale

La mossa di Gazprom in Estremo Oriente mira a sfidare in Asia gli Stati Uniti d’America, che con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale -gas liquefatto ubicato in rocce porose a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking operate solo in Nordamerica- hanno incrementato le esportazioni di LNG nel continente asiatico, in particolare in Corea del Sud, India, Singapore e Indonesia.

D’altro canto, l’interesse per il mercato del gas liquefatto in Asia permette a Gazprom di concorrere con il crescente ruolo nell’area acquisito dal monopolista statale russo del greggio, Rosneft, che di recente ha stretto cooperazioni con alcune compagnie giapponesi e sudcoreane, ed ha preventivato l’avvio dell’esportazione di LNG nel mercato asiatico.

Malgrado le apparenze, sia Gazprom che Rosneft sono due mezzi di cui la Russia si avvale per realizzare scopi geopolitici mediante l’utilizzo delle risorse energetiche.

Oltre al mantenimento dell’egemonia in Europa mediante la costruzione di gasdotti, come il Nordstream e il Southstream, che incrementano la dipendenza del’UE dagli approvvigionamenti di gas di Mosca, la Russia ha tra i suoi obiettivi il contrasto degli USA in Asia, ed il controllo dei ricchi giacimenti di oro blu dell’Oceano Artico, su cui il Cremlino deve competere non solo con Washington, ma anche con Norvegia, Canada e Danimarca.

Matteo Cazzulani

ENI-ROSNEFT: L’ACCORDO DI ROMA PONE IL CANE A SEI ZAMPE TRA PUTIN E MEDVEDEV

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 26, 2013

Il colosso energetico italiano rafforza la partnership con il monopolista russo del greggio sostenuto dal Presidente russo, e favorisce la sua ascesa nel mercato UE a spese del monopolista del gas Gazprom -sostenuto dal Premier della Federazione Russa. Le conseguenze sul piano geopolitico del rafforzamento degli enti controllati dal Cremlino in Europa 

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Non solo lo tsunami di Grillo, l’Italia e l’Europa stanno per essere inondate anche da un mare di greggio russo. Nella giornata di sabato, 23 Febbraio, il monopolista russo del greggio Rosneft, e il colosso energetico italiano ENI hanno firmato un accordo per lo sfruttamento di oro nero e la sua commercializzazione in Italia e nel Mondo.

L’accordo, firmato a Roma dal Capo di Rosneft, Igor Sechin, e dal Presidente di ENI Trading and Shipping, Marco Alvera, garantisce al colosso italiano la compartecipazione ad alcuni giacimenti di greggio controllati dal monopolista russo.

Come riportato all’agenzia Reuters dal Capo Esecutivo Alvera, l’accordo con la Rosneft mira a rafforzare la posizione di ENI nel trasporto mondiale del greggio. “Rosneft è il più grande produttore di greggio al mondo -ha dichiarato Alvera- e l’ENI è uno dei suoi maggiori acquirenti”

Dal punto di vista geopolitico, il rafforzamento della partnership con ENI rappresenta per Rosneft l’ennesima alleanza strategica per consolidare il monopolio dell’ente nazionale russo nel mercato mondiale dell’energia.

Di recente, Rosneft ha varato un maxiaccordo con il colosso USA ExxonMobil per l’avvio dello sfruttamento del ricco giacimento Shtokman, nell’Oceano Artico, ed ha coinvolto enti sudcoreani, giapponesi, il colosso norvegese Statoil e l’ENI nell’estrazione di carburante da altri serbatoi nell’estremo nord del pianeta.

La partnership con il monopolista statale russo non è stata avviata in maniera indolore da ENI, che per ottenere la cooperazione nello sfruttamento dei giacimenti dell’Oceano Artico, e in alcuni serbatoi nel Mar Nero, è stata costretta a cedere a Rosneft quote di partecipazione in progetti gestiti in toto dal Cane a Sei Zampe.

Con il rafforzamento della partnership con Rosneft, l’ENI mantiene una sorta di equilibrio tra il monopolista statale russo del greggio e quello del gas, Gazprom, che è sempre controllato dallo Stato, ed è partner di ENI nella costruzione del gasdotto Southstream e in altri progetti per l’estrazione di gas nel Mondo.

Tra i due monopolisti dell’energia statali russi è in atto una sorta di guerra intestina per l’ottenimento del primato delle esportazioni di carburante in Europa.

Gazprom, che mantiene saldamente l’egemonia del mercato del gas dell’Unione Europea, e che è sostenuta politicamente dall’entourage del Premier, Dmitriy Medvedev, è finita del mirino della Rosneft, che, sostenuta dal Presidente russo Vladimir Putin, dopo avere consolidato la sua posizione in Asia ha avviato un piano per incrementare la sua posizione in Europa.

Lo sfruttamento dei giacimenti dell’Oceano Artico, in cui è coinvolta l’ENI, rappresentano una chiave che permette a Rosneft di insidiare il monopolio di Gazprom in Europa: il gas proveniente dallo Shkotkman e dagli altri giacimenti della regione servono per aumentare la capienza e prolungare fino alla Gran Bretagna il Nordstream.

Questo gasdotto è stato costruito da Gazprom nel 2012 per veicolare dalla Russia direttamente alla Germania 55 miliardi di metri cubi di gas, isolare energicamente -e politicamente- i Paesi dell’UE Centro-Orientale, e incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dagli approvvigionamenti di Mosca -da cui l’UE dipende per il 40% del fabbisogno complessivo.


Il vero volto della politica energetica della Russia in Europa

Nonostante le apparenze, la concorrenza tra Rosneft e Gazprom mira a rappresentare due facce della medesima entità.

Rosneft e Gazprom sono due enti posseduti dal Cremlino animati dal comune scopo di impedire il varo di una politica comune dell’energia da parte dell’UE, e scongiurare la realizzazione dei piani di diversificazione delle forniture di gas progettata dalla Commissione Europea con l’aiuto degli Stati Uniti d’America.

Per diminuire l’importanza degli approvvigionamenti di gas da Russia e Algeria, Bruxelles ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito per veicolare direttamente in Europa oro blu proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan.

Inoltre, la Commissione Europea ha incentivato la realizzazione di rigassificatori per l’importazione di gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Proprio gli USA hanno proposto all’Unione Europea l’avvio delle esportazioni nel Vecchio Continente dello shale liquefatto: gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking adoperate solo in Nordamerica.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno già consolidato la loro posizione nel mercato dell’energia asiatico, diventando leader delle esportazioni di LNG in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

L’Amministrazione presidenziale democratica, in accordo con la minoranza parlamentare repubblicana, ha dato il via libera alle esportazioni dello shale liquefatto a prezzi competitivi anche in Europa, per aiutare l’UE ad emanciparsi dall’enorme dipendenza dalla Russia: potenza mondiale che, sopratutto in Europa, si avvale dell’energia per realizzare scopi di natura geopolitica.

Matteo Cazzulani

GAS: IL KURDISTAN IRACHENO CONTESO TRA RUSSIA E TURCHIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 25, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, firma accordi per lo sfruttamento di giacimenti energetici con le Autorità curde, e, sul piano politico, Mosca stringe la partnership economica e militare con Lega Araba e Brasile. Anche la Turchia impegnata progetti con Erbil per l’importazione di gas, nonostante l’opposizione del Governo nazionale dell’Iraq 

I giacimenti di greggio in Iraq

I giacimenti di greggio in Iraq

Energia, politica regionale e geopolitica mondiale attorno al ruolo del Kurdistan iracheno: sempre più conteso tra Russia, Turchia e Iraq. Nella giornata di giovedì, 21 Febbraio, il Governatore del Kurdistan Iracheno, Massoud Barzani, ha incontrato a Mosca il Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, Alexei Miller, per approfondire la cooperazione sul piano energetico e politico.

Come riportato dalla Reuters, Barzani e Miller hanno firmato protocolli d’intesa per l’avvio di nuovi progetti congiunti per l’estrazione di gas e lo sfruttamento di giacimenti di greggio, di cui il Kurdistan è particolarmente ricco.

Con una nota ufficiale, Gazprom ha inoltre dichiarato l’avvio di una cooperazione per l’individuazione di nuovi serbatoi di energia nella regione.

Le consultazioni tra Gazprom e il Kurdistan iracheno sono da collocare nello scenario della cooperazione con alcuni Paesi arabi, asiatici, africani e dell’America Latina, che la Russia sta rafforzando di recente per consolidare il suo status di superpotenza mondiale -e contrastare Stati Uniti d’America, Cina e India.

Come riportato dall’agenzia PAP, nella giornata di mercoledì, 20 Febbraio, i rappresentanti diplomatici di Libano, Iraq, Egitto e della Lega Araba hanno sottoscritto con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, un accordo per la cooperazione in ambito energetico, nucleare, agricolo e militare.

Contemporaneamente, come riportato dall’agenzia Interfax, il Premier della Federazione Russa, Dmitriy Medvedev, in un incontro con il suo collega brasiliano, Dilma Rousseff, ha rafforzato la cooperazione tra Russia e Brasile sul piano industriale, commerciale e militare, e ha approvato la vendita di elementi antiaerei da parte di Mosca per consentire a Brasilia la creazione di uno scudo di difesa antimissilistico.

In merito alla firma degli accordi tra Gazprom e il Kurdistan Iracheno, non è detto che i russi e le Autorità curde riescano ad avviare i progetti preventivati a causa della strenua opposizione del Governo nazionale iracheno.

Bagdad ritiene infatti illegittimo il Governo regionale del Kurdistan iracheno, ed ha imposto una moratoria all’avvio di progetti energetici tra Erbil e compagnie energetiche appartenenti a Paesi stranieri, come Russia, Stati Uniti e Turchia.

Proprio la Turchia ha implementato la collaborazione nel settore energetico con il Kurdistan iracheno sempre giovedì, 21 Febbraio.

Secondo l’agenzia AFP, Ankara ha sottoscritto un accordo con Erbil per la costruzione di un gasdotto in grado di veicolare 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas in Turchia dai giacimenti di oro blu del Kurdistan.

Ankara alla ricerca di fonti di approvvigionamento diversificate

La notizia, non confermata dalle Autorità turche, ha scatenato l’opposizione non solo del Governo nazionale iracheno, ma anche degli Stati Uniti d’America, che temono un avvicinamento di Bagdad all’Iran.

Oltre che sul mantenimento dell’integrità territoriale dell’Iraq, Washington ha avuto frizioni con la Turchia in merito al boicottaggio delle forniture energetiche da Teheran, che Ankara non ha rispettato.

La Turchia, che è legata all’importazione di gas dalla Russia, ha argomentato la decisione di mantenere attiva l’importazione di gas e greggio da Teheran con la necessità di diversificare il quanto più possibile le fonti di approvvigionamento di gas.

Per questa ragione, il Governo turco ha implementato l’importazione di gas dall’Azerbaijan attraverso la costruzione del Gasdotto Trans Anatolico, e ha preventivato la costruzione di rigassificatori per l’importazione di oro blu liquefatto da Qatar, Norvegia, Algeria e USA.

Matteo Cazzulani

GAS: ESTONIA E LETTONIA DICONO NO AL RIGASSIFICATORE DI GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 24, 2013

Tallinn e Riga contrarie alla realizzazione di un terminale LNG realizzato dal monopolista statale russo in Finlandia. Favorevoli invece ai tre rigassificatori progettati dall’Unione Europea per diminuire la dipendenza dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale dall’egemonia della Russia.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Sì all’indipendenza energetica del Baltico e dell’Europa, no all’infiltrazione della Russia nei progetti che garantiscono l’emancipazione di Stati UE dal gas di Mosca. Nella giornata di giovedì, 21 Febbraio, Estonia e Lettonia hanno espresso forte contrarietà al coinvolgimento del monopolista statale russo del gas, Gazprom, nella realizzazione di un rigassificatore atto a consentire ai Paesi Baltici la diminuzione della dipendenza dagli approvvigionamenti di gas della Russia -che ad oggi coprono circa il 90% del fabbisogno nazionale estone, lettone e lituano.

Nello specifico, il Ministro dell’Economia estone, Juhan Parts, ha criticato il progetto di costruzione di un terminale LNG a Inkoo, in Finlandia, da parte di due compagnie energetiche controllate da Gazprom: la finlandese Gasum e la estone Vorgutenuus.

“Tallinn vuole rendersi indipendente dal monopolista che, ad oggi, controlla la totalità degli approvvigionamenti di gas estoni -ha dichiarato Parts- si tratta di un obiettivo nazionale strategico”.

Concorde con il collega estone è il Ministro dell’Economia lettone, Daniels Pavljuts, che, come riportato dalla Reuters, ha posto l’attenzione sulla necessità di realizzare i due altri progetti di rigassificatori che, con il sostegno dell’Unione Europea, non prevedono la compartecipazione di Gazprom: il terminale LNG di Tallin, e quello di Klaipeda.

Il rigassificatore di Inkoo -compartecipato da Gazprom- deve essere collegato con la città di Paldiski, in Estonia, tramite un gasdotto che veicola il gas dalla Finlandia ai Paesi Baltici.

Il rigassificatore di Tallinn, in fase avviata di realizzazione, è compartecipato dalle compagnie Elering AS, Talina Sadam e Vopak LNG Holding.

Quello di Klaipeda, in Lituania, è stato concepito sulla base di un pre-accordo tra il Governo lituano e la compagnia norvegese Hoeg LNG.

Ai due progetti va aggiunto il rigassificatore polacco di Swinoujscie, concepito dalla Polonia, sempre con il sostegno della Commissione Europea, per importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Dalla Pomerania -regione dove si trova Swinoujscie- il gas sarà poi inviato in Lituania e Lettonia per mezzo del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura sostenuta apertamente sempre dalla Commissione Europea.

Una risposta al divide et impera del Cremlino in Europa

Il bisogno di diversificare le forniture di gas da parte dei Paesi Baltici è dovuto all’utilizzo dell’energia da parte della Russia per la realizzazione di scopi di natura geopolitica, come il mantenimento dell’egemonia di Mosca sull’Europa, e il contrasto alla creazione di un’Unione Europea veramente forte e unita sul piano estero ed energetico.

Dimostrazione del comportamento della Russia è data dalla realizzazione del Nordstream: gasdotto costruito nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 miliardi di metri cubi di gas direttamente la Germania.

Questa infrastruttura, compartecipata da Gazprom e da alcune tra le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente come la tedesca E.On, la francese Suez Gas de France, e l’olandese Gasunie, bypassa Paesi Baltici e Polonia, e impedisce una comune iniziativa in ambito energetico da parte dell’UE.

Il Nordstream infatti stabilisce un rapporto privilegiato tra il Cremlino e i Paesi dell’Europa Occidentale, ed obbliga gli Stati dell’Europa Centro-Orientale a sottostare al diktat energetico di Mosca, accettando tariffari onerosi pur di soddisfare il fabbisogno di gas per case private ed industrie.

Matteo Cazzulani

GAS: ROMANIA E SERBIA RAVVIVANO LA COMPETIZIONE TRA NABUCCO E SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 23, 2013

Il Governo romeno intenzionato ad incentivare l’afflusso di investimenti privati per la realizzazione del Nabucco. Il Governo serbo cede i terreni al monopolista statale russo, Gazprom, per la realizzazione del Southstream. 

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

Una gestione privata per una conduttura destinata a rinforzare l’interesse nazionale ed europeo. Nella giornata di venerdì, 22 Febbraio, in Romania in Parlamento è stata presentata una Proposta di Legge -che con tutta probabilità sarà approvata- che garantisce ai privati la gestione del gasdotto Nabucco.

Come riportato dalla Bloomberg, il Progetto di Legge, che sottrae allo Stato il controllo del Nabucco, mira ad incoraggiare investimenti privati nel gasdotto concepito dalla Commissione Europea per diversificare gli approvvigionamenti di gas dell’UE tramite il trasporto diretto di oro blu dall’Azerbaijan.

Con una portata di 30 Miliardi di metri cubi di gas, il Nabucco è progettato per veicolare il gas azero dalla Turchia Occidentale in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH, e realizzato dall’italiana Saipem, il Nabucco è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Austria, Romania, Turchia, Polonia, e Slovacchia.

Il Progetto Di Legge del Parlamento romeno, che ha dato slancio alla realizzazione del gasdotto alla verdiana denominazione, è una risposta immediata al via libera dato dalla Serbia alla costruzione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per impedire la realizzazione del Nabucco, ed aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca -da cui oggi l’Unione Europea dipende per il 40% del fabbisogno continentale totale.

Nella giornata di giovedì, 20 Febbraio, il Governo serbo ha accordato la cessione dei terreni al monopolista statale russo del gas, Gazprom, e alla compagnia nazionale Srbijagaz: i due enti impegnati nella realizzazione del Southstream in Serbia.

La manovra della Serbia è necessaria per evitare al consorzio deputato alla realizzazione del gasdotto di negoziare compensazioni con i proprietari terrieri privati, e, de facto, riversa la responsabilità della cessione dei terreni unicamente sul Governo serbo.

Un gasdotto pericoloso per l’Europa

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è progettato per veicolare 63 miliardi di gas russo dalle coste meridionali della Russia in Austria tramite Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Compartecipata da Gazprom -ente controllato direttamente dal Cremlino- dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e da quella francese EDF, la conduttura è sostenuta politicamente da Russia e, più o meno palesemente, da Francia, Belgio e Germania, nonostante l’opposizione della Commissione Europea ad un progetto che mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica dell’UE.

Matteo Cazzulani

GAS: PUTIN VUOLE IL CONTROLLO DELL’OCEANO ARTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 22, 2013

Il Presidente russo dichiara l’estremo nord del pianeta un territorio di interesse strategico per Mosca, e richiede la revisione dello status di neutralità della regione. Il monopolista statale Rosneft stringe accordi con compagnie asiatiche per permettere alla Russia di contrastare USA e Norvegia nella corsa ai giacimenti di oro blu dell’area

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La corsa per il controllo del nord del Mondo per assicurare al Cremlino il primato mondiale dell’energia. Nella giornata di mercoledì, 20 Febbraio, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha dichiarato la volontà della Russia di stabilire il pieno controllo di Mosca sull’Oceano Artico.

Come riportato nel comunicato “Strategia di sviluppo della zona dell’Oceano Artico della Federazione Russa e garanzia della sicurezza nazionale fino al 2020”, pubblicato sul portale ufficiale dell’Amministrazione Presidenziale, Putin ha dichiarato che la Russia intende avvalersi di tutti i mezzi a sua disposizione, anche militari, per garantire i propri interessi nella Regione.

Pur riconoscendo il ruolo della Comunità Internazionale, e lo status di neutralità dell’Oceano Artico, il Presidente russo ha sostenuto la necessità di rivedere i confini delle acque territoriali della Russia.

Come riportato nel documento, per la Federazione Russa i giacimenti di gas naturale della Regione costituiscono un obiettivo strategico, che Mosca intende sfruttare con l’ausilio di finanziamenti pubblici e privati.

La posizione di Putin apre un fronte caldo della geopolitica mondiale, poiché l’Oceano Artico è conteso, oltre che dalla Russia, anche da Norvegia, Danimarca -quindi dall’Unione Europea- Canada e Stati Uniti d’America.

Oltre che per i ricchi giacimenti di gas naturale e greggio, l’Oceano Artico è appetibile anche come via di navigazione commerciale che, con lo scioglimento dei ghiacciai, rende possibile un notevole risparmio di tempo e denaro.

Lo status dell’Oceano Artico è regolato dalla Convenzione sui Diritti del Mare, emanata da un’apposita Conferenza delle Nazioni Unite nel 1982, ma non ancora ratificata dai Paesi interessati.

Il documento prevede il mantenimento della neutralità delle acque della regione, e riconosce a Russia, Canada, Danimarca, Norvegia e Stati Uniti d’America il controllo di soli 370 chilometri di mare dalle proprie coste.

Da tempo la Russia ha insistito per rivedere i principi della convenzione, sostenendo che il fondale dell’Oceano Artico appartiene ad una propaggine della placca continentale eurasiatica, su cui è ubicata la Russia.

Nonostante la reazione contraria della Comunità Internazionale alle pretese di Mosca, i russi hanno iniziato a posizionare le proprie pedine per avviare il massiccio sfruttamento dei giacimenti dell’Oceano Artico.

Nel 2012, il monopolista energetico statale russo Rosneft -controllato direttamente dal Cremlino- ha stretto un maxiaccordo per lo sfruttamento dei giacimenti della Regione con il colosso statunitense ExxonMobil e con quello norvegese Statoil, ed ha coinvolto nel progetto anche il colosso italiano ENI e alcune compagnie cinesi e sudcoreane.

Nella giornata di giovedì, 21 Febbraio, il Capo di Rosneft, Igor Sechin, ha guardato anche al Giappone, con l’invito a cooperare nello sfruttamento dell’area rivolto alle compagnie giapponesi Itachi, Marubeni, Inpex, Yapex e Sodeco.

Un pericolo per l’indipendenza energetica e politica dell’UE

Secondo i piani di Mosca, il carburante estratto dai giacimenti dell’Oceano Artico servono in primis ad aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas della Russia attraverso l’alimentazione del Nordstream.

Questo gasdotto è stato costruito nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, bypassando Paesi UE come Polonia e Stati Baltici: de facto, isolando dalla mappa dei rifornimenti di energia i Paesi dell’Unione Europea centro-orientale.

Lo sfruttamento massiccio dei giacimenti dell’Oceano Artico, tra cui lo Shtokman -su cui la Rosneft ha di recente varato un accordo con la ExxonMobil- permette alla Russia di prolungare il Nordstream all’Inghilterra, ed includere così anche la Gran Bretagna nella lunga lista dei Paesi UE legati agli approvvigionamenti di gas di Mosca.

Matteo Cazzulani

BULGARIA: CADE IL GOVERNO MODERATO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 21, 2013

L’incremento della bolletta per l’energia, e le proteste di piazza alla base della decisione del Premier bulgaro, Boyko Borysov. Ancora aperta la competizione elettorale in un Paese cruciale per gli equilibri energetici in Europa

Un crollo di consenso vertiginoso che mette a repentaglio la politica energetica europea. Nella giornata di mercoledì, 20 Febbraio, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, ha annunciato le dimissioni del Governo, che Sara sostituito da un esecutivo di transizione -in cui Borysov ha dichiarato che non parteciperà- fino alle prossime elezioni anticipate.

A motivare il gesto del Premier sono state le proteste di piazza, che in pochi giorni hanno assunto un tratto drammatico e violento, con un morto ed un ferito, e decine di contusi per via delle cariche della polizia.

A scatenare la protesta, oltre ad uno scandalo di corruzione intorno alla Commissione Statale per la regolazione delle imposte, è stato l’aumento della bolletta per l’energia imposta alla popolazione: una misura che il Governo moderato ha ritenuto necessaria per affrontare la crisi economica.

Per cercare di calmare la protesta, il Premier Borysov ha incolpato del rincaro la compagnia ceca CEZ -incaricata della distribuzione dell’energia nelle case- rischiando una crisi diplomatica con la Repubblica Ceca.

Sul piano politico, il Partito moderato di Borysov, il GERB, è in calo di consensi, ma resta per poco in testa rispetto al Partito Socialista Bulgaro, che propone un taglio delle tasse accompagnato da misure in sostegno della finanza pubblica.

In campo energetico, si chiude l’esperienza di un Governo che è riuscito a mantenere la Bulgaria sia tra i Paesi che sostengono la politica energetica dell’Unione Europea -volta a diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia- sia tra i più stretti partner del Cremlino.

Nel 2010, il Premier Borysov ha rinunciato alla costruzione dell’oleodotto Burgas-Alexandrupolis, progettato in partnership con alcune compagnie russe per veicolare greggio dalla Russia alla Grecia, ed ha avviato la realizzazione di gasdotti per collegare la Bulgaria -dipendente dagli approvvigionamenti di Mosca per il 100% del suo fabbisogno nazionale- ai sistemi infrastrutturali energetici di Turchia, Serbia e Romania, come previsto dalla legge UE.

Inoltre, Borysov ha sostenuto la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Austria 30 miliardi di metri cubi di gas estratto in Azerbaijan dalla Turchia attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria.

Nel 2012, il Premier bulgaro ha tuttavia cambiato fronte, ed ha dato l’imprimatur alla costruzione del Southstream: conduttura progettata dalla Russia di Putin per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in Austria tramite il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Slovenia e Italia, e, così, aumentare la dipendenza dell’UE dagli approvvigionamenti di oro blu di Mosca.

Le dimissioni che ostacolano l’UE

Le dimissioni del Premier, e la nomina di un Governo vacante incaricato solo dell’ordinaria amministrazione, potrebbe comportare un rallentamento alla realizzazione del Nabucco, che ha nella Bulgaria uno dei Paesi di transito più importante.

Viceversa, Sofia ha già firmato con la Russia il via libera definitivo per la realizzazione del Southstream, ed ha de facto concesso a Putin un considerevole vantaggio sulle politiche energetiche della Commissione Europea.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA E USA SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 20, 2013

Il monopolista russo del gas Gazprom presenta offerte faraoniche per ottenere il controllo delle compagnie nazionali energetiche greche DEPA e DESFA, e lamenta l’intervento degli Stati Uniti d’America a sostegno della corsa del colosso azero SOCAR. L’UE invita Atene a fare cassa per rispettare il piano di rientro in campo economico.

A quanto pare, la Guerra Fredda in Europa non è ancora finita, e si fa sempre più acuta nella regione del Vecchio Continente più fortemente colpita dalla crisi economica.

Come riportato dal Natural Gas Europe nella giornata di martedì, 19 Febbraio, Russia e Stati Uniti d’America stanno combattendo una battaglia su diversi fronti per controllare le compagnie energetiche nazionali greche DEPA e DESFA, che il Governo di Atene ha deciso di privatizzare per reperire risorse necessarie ad arginare il deficit dello Stato.

Molto agguerrita è la Russia, che con il monopolista statale russo, Gazprom -ente controllato dal Cremlino- ha offerto alla Grecia lauti investimenti nel sistema infrastrutturale energetico locale e uno sconto sulle forniture di gas che, ad oggi, coprono il 54,10% del fabbisogno nazionale complessivo greco.

Inoltre, Mosca ha esercitato pressioni diplomatiche su Atene affinché l’offerta presentata da Gazprom e dalla compagnia Sintez-Negusneft sia valutata con particolare attenzione, ed ha lamentato un simile coinvolgimento da parte degli Stati Uniti d’America.

La lamentela dei russi è stata confermata da un esponente del Governo greco che, mantenendo l’anonimato, sempre al Natural Gas Europe ha confermato l’attività del Dipartimento di Stato USA nell’illustrare ad Atene le serie conseguenze geopolitiche che deriverebbero dalla cessione del settore energetico della Grecia alla Russia.

A differenza dei russi, nessuna compagnia USA si è presentata all’asta per l’acquisizione della DEPA e della DESFA: Washington ha così lasciato il ruolo di principale competitor di Gazprom al colosso dell’Azerbaijan SOCAR.

Neutrale, e un poco cinica, è invece la posizione dell’Unione Europea, che al posto di prendere una posizione a favore di una delle parti, o di avanzare una propria proposta, si è limitata ad incentivare una rapida chiusura della partita per portare in cassa il quanto più denaro possibile.

A influenzare il comportamento UE sono sopratutto Germania e Austria, i cui Governi puntano molto sulla riuscita del salvataggio economico della Grecia per ottenere una nuova maggioranza nelle Elezioni Federali, in programma nel 2013.

La scalata sulla Grecia cruciale per la concorrenza tra Southstream e TAP

Dalla battaglia per le compagnie energetiche greche dipende la realizzazione di infrastrutture che possono aumentare, o diminuire, la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia, dalle cui forniture l’UE è oggi legata per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Se a vincere sarà Gazprom, la Grecia finirà per partecipare al Southstream: gasdotto concepito da Mosca dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Se a ottenere il controllo del settore energetico greco sarà la SOCAR, la Grecia vedrà confermata la sua compartecipazione al Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia tramite l’Albania.

La TAP è uno dei gasdotti progettati dalla Comunità Europea, e sostenuto dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria.

Se realizzato, il Gasdotto Trans Adriatico incrementerà il peso dell’Italia -e della Grecia- in Europa, e permetterà anche la creazione di nuovi posti di lavoro in due Paesi fortemente colpiti dalla crisi.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA DA FORZA AL GASDOTTO TRANS BALTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 19, 2013

Il progetto è concepito per veicolare il gas liquefatto dal rigassificatore polacco di Swinoujscie a Lituania e Lettonia. In forse la realizzazione del terminale LNG lituano a Klaipeda.

L’unità europea contro l’isolamento energetico dettato dagli egoismi nazionali. Nella giornata di martedì, 12 Febbraio, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha rilanciato il progetto del Gasdotto Trans Baltico: conduttura che collega il sistema infrastrutturale energetico della Polonia con quello di Lituania e Lettonia.

Nello specifico, il Gasdotto Trans Baltico consente ai Paesi Baltici di importare gas dal rigassificatore di Swinoujscie, che la Polonia sta costruendo in Pomerania -nord ovest del Paese, vicino al confine con la Germania- per importare oro blu liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Supporto all’iniziativa è stato confermato dal Premier della Lettonia, Valdis Dombrovskis, che ha sottolineato come, per la costruzione del Gasdotto Trans Baltico, i tre Paesi coinvolti nel progetto possano contare sui finanziamenti della Commissione Europea.

Il Gasdotto Trans Baltico risponde infatti appieno ai criteri del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che prevede la creazione di un mercato unico del gas mediante la liberalizzazione delle tariffe, la distinzione tra il settore della compravendita del carburante e quella delle forniture, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Sostegno al progetto è stato dato anche dalla Lituania, il cui Primo Ministro, Algirdas Butkevicius, ha posto la realizzazione dei principi del Terzo Pacchetto Energetico UE in cima alle priorità del suo Governo di centrosinistra.

Tuttavia, alla Lituania il sostegno al Gasdotto Trans Baltico potrebbe costare la rinuncia alla costruzione del rigassificatore di Klaipeda: progetto preventivato dai precedenti governi di centrodestra, e ancor oggi sostenuto dal Presidente, Dalija Grybauskaite, per diminuire la dipendenza di Vilna dalle forniture di oro blu della Russia, da cui il fabbisogno lituano dipende per l’89% del totale nazionale.

A favorire l’abbandono del terminale di Klaipeda è anche la posizione della Comunità Internazionale in sostegno al rigassificatore di Tallinn: struttura che, secondo le previsioni, consente all’Estonia di garantire anche a Lituania e Lettonia una cospicua diminuzione della dipendenza dal gas della Russia.

Secondo i progetti della Commissione Europea, per diversificare le fonti di approvvigionamento i tre Paesi Baltici devono puntare su un rigassificatore, e, tramite la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi UE prevista dal Terzo Pacchetto Energetico, importare oro blu anche dal terminale polacco di Swinoujscie.

Una risposta alla Russia di Putin

La realizzazione del Gasdotto Trans Baltico è necessaria per porre fine all’isolamento energetico provocato in Europa Centrale e nei Paesi Baltici dalla costruzione da parte di Russia e Germania del NordStream.

Questo gasdotto sottomarino, ubicato lungo il fondale del Mar Baltico, è stato costruito nel 2012 per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dal territorio russo a quello tedesco.

Bypassando Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, il NordStream risponde al disegno politico della Russia di Putin di dividere l’Europa e, nel contempo, aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca, da cui il Vecchio Continente dipende per il 40% del suo fabbisogno totale.

Nonostante lo scetticismo dimostrato dalla Commissione Europea, e le proteste di Varsavia, Vilna, Riga e Tallinn, il NordStream è stato sostenuto politicamente da Germania, Francia, Olanda e Belgio: Paesi che hanno anteposto l’interesse nazionale alla costruzione di un’Europa forte e davvero unita anche nel settore energetico.

Matteo Cazzulani