LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS E SCUDO SPAZIALE: BIELORUSSIA, NATO, ED UE NEL MIRINO DELLA RUSSIA

Posted in Bielorussia, Guerra del gas, NATO, Russia by matteocazzulani on November 30, 2010

Gazprom cancella gli sconti per Minsk e pretende contratti a lungo termine con i Paesi europei. Medvedev minaccia una nuova corsa agli armamenti

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

La Russia a tutto gas. Nella giornata di martedì, 30 novembre, il capo del monopolista russo Gazprom, Aleksej Miller, ha preannunciato la revoca del tariffario di favore per l’oro blu esportato in Bielorussia.

Una decisione, concordata con il vice premier di Minsk, Vladimir Semashko, dalle sicure ripercussioni politiche, in un Paese che, il 19 dicembre, affronterà le lezioni presidenziali.

Nello specifico, Gazprom ha cancellato il coefficiente di sconto, accordato dal 2008 a Beltransgaz in cambio del possesso del 50% delle sue azioni fino al 2010. Scaduto tale accordo, come ha spiegato Miller, Mosca non ha alcuna intenzione di rinnovarlo.

Ma non solo la Bielorussia. Il monopolista russo si è detto favorevole a ridurre i costi di importazione per gli acquirenti europei. Condicio sine qua non: la sigla di un contratto a lungo termine. Esempio dell’atteggiamento desiderato dai russi, quello della Polonia, il cui colosso energetico PGNiG ha accettato un contratto che la lega al gas di Mosca fino al 2022.

Gazprom soddisfa il 25% della richiesta di oro blu dei 27 Paesi dell’Unione Europea. In seguito alla crisi economica del gennaio 2008, il monopolista russo è stato costretto a ritoccare al ribasso le tariffe di esportazione, anche per gli Stati del Vecchio Continente.

Una nuova Guerra Fredda

Il presidente USA, Barack Obama

Infine, dall’arma del gas a quella missilistica. Dinnanzi al Consiglio dei Delegati della Federazione Russa, il Presidente, Dmitrij Medvedev, ha ribadito la volontà di partecipare al progetto di scudo antimissilistico NATO solo come membro alla pari. Qualora tale condizione non sarà soddisfatta da Bruxelles, Mosca ha promesso di ripristinare una corsa agli armamenti, scongiurata dalla comunità internazionale.

Noto anche come scudo spaziale, il progetto USA è stato concepito dall’amministrazione Bush per tutelare l’Occidente da possibili attacchi balistici con una postazione radar in Repubblica Ceca, e batterie di missili Patriot in Polonia.

Malgrado la firma all’accordo dei due Stati dell’Europa Centrale, l’amministrazione Obama ha stravolto i piani. Dapprima, proponendo il dislocamento di vettori mobili, privi di testata, in Romania e Polonia. Poi, contestualizzando lo scudo nella NATO, con il coinvolgimento della Russia.

Che, nel frattempo, stando a diverse fonti, mantiene i propri Iskander nell’enclave di Kaliningrad. Al confine tra due Paesi UE.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: JANUKOVYCH VETA CODICE FISCALE. NESSUNO GLI CREDE

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on November 30, 2010

L’Esame definitivo del documento, giovedì, in Parlamento. Scettici manifestanti ed Opposizione Democratica: “E’ il solito inganno, non ci arrendiamo”

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Le autorità in difficoltà ci provano con il teatrino. Dopo più di due settimane di proteste, martedì, 30 novembre, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha posto il veto sul Codice Fiscale.

Il documento, contestato da 10 mila imprenditori e lavoratori, accampati sul Majdan Nezalezhnosti, è stato rinviato per emendamenti al gruppo di lavoro per le questioni fiscali, composto dal premier, Mykola Azarov, dal Primo Vice Premier, Andrij Kljujev, dal vice premier Borys Kolesnikov, dal Ministro della Giustizia, Oleksandr Lavrynovych, e dal primo vice capo dell’Amministrazione Presidenziale, Iryna Akimova.

Il testo definitivo è atteso in Parlamento per giovedì. Modificato, con l’ausilio di esponenti della manifestazione.

Una decisione importante, annunciata all’aeroporto di Kyiv-Borispil’, immediatamente prima della partenza per Astana. Una vittoria apparente per i dimostranti. I quali, tuttavia, hanno invitato alla prudenza, e dichiarato di non credere alla mossa di Janukovych.

Infatti, i rappresentanti dell’organizzazione Vidsich, tra le più attive nell’organizzazione delle dimostrazioni, hanno spiegato di non aver ricevuto alcun invito dal governo per discutere il documento. E, di conseguenza, di non conoscere chi li rappresenterà.

Inoltre, il capo della Federazione dei Piccoli e Medi Imprenditori, V’jacheslav Roj, ha spiegato di non aver raggiunto che il primo dei tre obiettivi. Pur applaudendo il veto del Presidente, il Majdan continua a battersi per dimissioni del governo, ed elezioni anticipate.

Sulla medesima onda, l’Opposizione Democratica. Alla comunicazione della notizia, il capogruppo del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Andrij Kozhem’jakin, ha dichiarato di aspettarsi alla Rada un siparietto, con cui il provvedimento, minimamente emendato, sarà comunque approvato.

Le reazioni in Parlamento

Il capogruppo del BJuT-Bat'kivshchyna, Andrij Kozhem'jakin

Inoltre, il politico ha ribadito che la forza politica dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, presenterà un progetto alternativo, per l’introduzione di un corpo di polizia ad hoc contro la corruzione, di un fondo pensionistico generale, e di agevolazioni per piccoli e medi imprenditori.

Pronta la reazione anche della maggioranza. Il capogruppo del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov, si è detto pronto ad accettare i cambiamenti proposti dal gruppo di lavoro del governo. Inoltre, l’esponente del partito del potere si è giustificato per le imperfezioni del documento, già esaminato alla Rada in prima e seconda lettura.

Lecito ricordare che il Codice Fiscale prevede l’incremento della pressione su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi industriali, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità del lavoratore, il monitoraggio dell’attività, ed il divieto di associazione per i sindacati.

Approvato a ritmo di forza dalla maggioranza, senza possibilità di emendamenti per l’Opposizione Democratica, il provvedimento è stato aspramente contestato da 10 mila persone, accampatesi sulla piazza centrale della Capitale.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA ANCORA NEL CAOS POLITICO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 30, 2010

In flessione i comunisti, ma non abbastanza per garantire la nomina del Presidente. In forse anche il ripristino dell’Alleanza per l’Integrazione Europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

La Moldova continuerà la strada verso l’UE senza un Presidente. Al totale delle schede scrutinate, i comunisti si sono confermati la prima forza politica, seppur in flessione rispetto alle consultazioni precedenti: un 39,29% dei consensi, che in Parlamento garantisce 42 seggi su 101.

Seguono tre dei quattro soggetti finora al governo del Paese nella coalizione Alleanza per l’Integrazione Europea. Il Partito LiberalDemocratico Moldavo, guidato dal Primo Ministro, Vlad Filat, ha ottenuto un buon 29,38% dei consensi, pari a 32 seggi.

A seguire, il Partito Democratico, confermatosi al 12,72% dei voti, ergo 15 parlamentari. Chiude il Partito Liberale Moldavo con il 9,96%, che da diritto alla forza politica dello speaker del Parlamento, e Presidente ad interim, Mihai Ghimpu, a 12 deputati. Non ha ottenuto riconferma l’alleanza Moldova Noastra, sotto allo sbarramento del 4%.

Ancora senza Presidente

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

La percentuale dei comunisti non permette alla forza dell’ex Capo di Stato, Vladimir Voronin, di tornare alla guida di un Paese, già governato per 8 anni. Fino a quella Rivoluzione Twitter, che, nell’aprile 2009, con l’arma della non violenza, ha rovesciato un regime post-sovietico, reo di continue falsificazioni del voto.

Ciò nonostante, la ancora cospicua rappresentanza in Parlamento ei comunisti non permette al campo democratico l’elezione del Presidente, per la quale sono necessari 61 voti. Un’impasse burocratica, che reitera quanto già accaduto negli scorsi mesi. Quando, per due volte, l’Alleanza per l’Integrazione Europea ha cercato, invano, di eleggere alla guida del Paese un proprio candidato.

Dinnanzi a ciò, il campo democratico ha indetto un referendum, per consegnare agli elettori la scelta diretta del Presidente. Fallito, a causa della bassa affluenza, tale fatto ha provocato lo scioglimento del Parlamento, e le elezioni anticipate appena svoltesi.

L’interrogativo del PD moldavo

Il segretario del PD moldavo, Marian Lupu

Oltre alla guida del Paese, ad essere in forse è anche la ricostituzione dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Seppur confermabile nei numeri, ad essa potrebbe non aderire il Partito Democratico, potenzialmente attratto da una coalizione di governo con i comunisti.

Ad avvalorare tale sospetto, la condotta del Segretario del PD moldavo, Marian Lupu, che ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, ed alla collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo principale sponsor sulla scena internazionale.

Una collocazione che ben si concilia con le promesse di stabilità, innalzamento delle paghe sociali, e riavvicinamento alla Russia dei comunisti. E che stride con la proposta di continuare con le riforme legislative ed economiche, per avvicinare Chisinau a Bruxelles, intraprese, e difese dal PLDM e dal PLM, nel corso dell’ultima legislatura.

E che calpesta le legittime aspirazioni occidentali di un Paese culturalmente e storicamente europeo.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MAJDAN PER DIMISSIONI DEL GOVERNO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 29, 2010

In 5 mila manifestano, malgrado condizioni meteo proibitive. L’Opposizione Democratica coi dimostranti

La protesta sul Majdan. FOTO MAJDANUA.COM

Nemmeno l’ondata di gelo raffredda la protesta. Nella giornata di lunedì, 29 novembre, in 5 mila hanno partecipato all’ennesima manifestazione nazionale contro il Codice Fiscale. Come nei giorni precedenti, le persone in piazza avrebbero potuto essere molte più, se solo, oltre alle avverse condizioni meteo, non si fossero verificati poco chiari problemi nell’acquisto di biglietti ferroviari.

Dal Majdan Nezalezhnosti, una parte del corteo si è recata presso il Parlamento, dove il provvedimento è in corso di studio da esponenti della Commissione di Venezia – organismo europeo per la valutazione della conformità delle legislazioni al regolamento UE.

I manifestanti hanno declinato pubblicamente l’invito delle autorità ad un incontro per affrontare la revisione del contestato documento, ed hanno ribadito la linea adottata: veto del Presidente, e dimissioni del governo, realmente affatto intenzionato ad accogliere le richieste di imprenditori e lavoratori.

Inoltre, il Coordinatore Generale della protesta, Oleksandr Danyljuk, ha esortato le forze politiche patriottiche ad unirsi all’azione. In quanto, dinnanzi all’indifferenza delle Autorità, è necessario contare su partner a livello politico.

Un’evoluzione, dal piano economico a quello politico, necessaria per ottenere la cancellazione di un provvedimento iniquo. Difatti, il Codice Fiscale incrementa la pressione su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi imprenditori, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità privata del lavoratore, il monitoraggio dell’attività, ed il divieto di riunione per i sindacati.

Il BJuT-Bat’kivshchyna accanto ai manifestanti

Il vice speaker della Rada, Mykola Tomenko

L’invito è stato accolto dall’Opposizione Democratica. Contemporaneamente alla protesta, l’esponente del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Mykola Tomenko, ha richiesto le dimissioni del governo, qualora il Capo di Stato dovesse porre il veto. Secondo il Vice Speaker del Parlamento, la coalizione di maggioranza è responsabile dinnanzi ad un provvedimento approvato a ritmo di forza, senza possibilità per l’Opposizione Democratica di approntare emendamenti.

Inoltre, come dichiarato nei giorni scorsi dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, i Deputati Nazionali del BJuT presenteranno alla Rada un progetto alternativo, in cui è richiesta la formazione di un corpo di polizia ad hoc contro la corruzione, un fondo pensionistico generale, ed il mantenimento di esenzioni per piccoli e medi imprenditori.

Un ceto fondamentale per la ripresa economica. Che Kyiv necessita fortemente, dopo la crisi degli ultimi due anni.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA: DATI IN CONTRASTO CON GLI EXIT-POOL

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 29, 2010

Comunisti avanti a LiberalDemocratici, Democratici e Liberali. Divario tra rilevazioni sociologiche e prime proiezioni. affluenza al 58,9%

Il capo dei comunisti, Vladimir Voronin

Spoglio con giallo in Moldova. Come comunicato nel cuore della notte dal rappresentante della Commissione Elettorale Centrale, Jurij Chokan, al 30% delle schede scrutinate, a guidare sono i comunisti, con il 46% dei consensi. A seguito, il Partito LiberalDemocratico Moldavo, con il 26%, il Partito Democratico, con il 13,7% ed il Partito Liberale Moldavo, con l’8,2%.

Dati netti, che sancirebbero l’ingresso in parlamento di 4 forze politiche. Una in meno rispetto alla precedente legislatura, quando ad ottenere seggi è stata anche l’alleanza Moldova Noastra.

Ciò nonostante, le proiezioni contrastano di gran lunga gli exit-poll. Condotte da differenti enti, di diversa provenienza, le rilevazioni sociologiche hanno certificato una distanza sensibilmente minore tra i comunisti e le altre forze dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Se non addirittura, come quella della romena RIAS, un vantaggio dei LiberalDemocratici. Accolto con gioia dal suo Leader, l’attuale premier, Vlad Filat.

“Ciò dimostra che l’impossibile è diventato possibile – ha dichiarato il Premier, a commento degli exit-pool – grazie al nostro lavoro al governo, in una situazione di totale instabilità”.

Cauta, al contrario, la reazione dei comunisti, sicuri della vittoria. Difatti, già al momento del voto, il loro capo, l’ex presidente, Vladimir Voronin, ha spiegato di avere l’obiettivo di superare il 50% più uno dei voti. Per poter governare in solitudine.

Una situazione politica instabile

Il primo ministro moldavo, Vlad Filat

La situazione moldava resta instabile. Nell’aprile 2009, durante la pacifica Rivoluzione Twitter, i democratici moldavi si sono ribellati alle ennesime consultazioni falsificate dai comunisti, ed hanno ottenuto nuove elezioni. Da esse, è emersa una coalizione di governo tra PLDM, PD, PLM e Moldova Noastra – l’Alleanza per l’Integrazione Europea. Tanto variegata, quanto risicata.

Successivamente al fallimento dell’elezione del Presidente in Parlamento, per ben due tentativi, il campo democratico ha proposto un referendum, per concedere ai moldavi il voto diretto per il Capo di Stato. Il mancato raggiungimento del quorum ha comportato lo scioglimento del Parlamento, e le elezioni appena conclusesi.

I comunisti propongono stabilità politica ed economica, innalzamento delle paghe sociali, e riavvicinamento alla Russia. Il partito LiberalDemocratico, invece, miglioramenti in campo legislativo, per continuare il processo di integrazione nell’Unione Europea, che ha promesso a Chisinau l’abbattimento del regime dei visti. In direzione di Bruxelles, anche le riforme economiche promesse dai liberali, guidati dall’attuale Speaker, e Capo di Stato ad interim, Mihai Ghimpu.

Il segretario del Partito Democratico, Marian Lupu

La scelta del PD

Incognita, il Partito Democratico. Seppur parte dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, il suo Segretario, l’ex comunista Marian Lupu, ha portato la forza politica nell’internazionale socialista, ed alla collaborazione con Russia Unita: la forza politica di Vladimir Putin, suo principale sostenitore.

In virtù di tutto questo, il PD moldavo non ha declinato la possibilità di un governo con i comunisti. Il quale, seppur fornendo stabilità, arresterebbe le legittime ambizioni occidentali di un popolo europeo.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MAJDAN PER VETO ED ELEZIONI ANTICIPATE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 28, 2010

I manifestanti non credono alle promesse delle Autorità, di cui richiedono le dimissioni. Convocato uno sciopero generale per il diritto al referendum

La protesta sul Majdan. FOTO MAJDANUA.COM

Il Majdan sceglie la linea dura. Nella giornata di Domenica, 28 novembre, i manifestanti, sempre accampati nel cuore della Capitale, hanno richiesto il veto del Presidente sul Codice Fiscale, e declinato l’invito alle trattative delle Autorità.

Nello specifico, il Comitato organizzativo ha definito obiettivo della protesta la cancellazione totale del provvedimento. E, accanto a ciò, le dimissioni del governo. A spiegarlo, l’addetto stampa, Svjatoslav Shvecov, che ha constatato l’impossibilità di interagire con una controparte realmente poco interessata ad accogliere le richieste dei dimostranti.

In aggiunta, il coordinatore dell’azione, Oleksandr Danyljuk, ha indetto per lunedì, 29 novembre, uno sciopero generale in difesa della libertà di espressione. Causa dell’azione, la decisione della Commissione Elettorale Centrale di vietare un referendum per lo scioglimento del Parlamento, richiesto dai manifestanti.

Secondo il capo della Commissione, Volodymyr Shapoval, la Costituzione non lo consente. Tuttavia, l’articolo 74 della Carta Suprema ucraina prevede la consultazione popolare per questioni di ogni ambito, eccetto imposte, bilancio ed amnistia.

Il giorno scelto per l’astensione dal lavoro non è casuale. Difatti, a Kyiv è attesa una delegazione della Commissione di Venezia: organo consultivo del Consiglio d’Europa, deputato all’analisi dei provvedimenti guridico-legislativi dei Paesi del Vecchio Continente, ed alla loro correzione rispetto alla legislazione UE.

Una manifestazione duratura

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lecito ricordare che l’oggetto della protesta è un Codice Fiscale iniquo, che aumenta la pressione su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi industriali, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità del lavoratore, il monitoraggio della sua attività, ed il divieto di riunione in azioni comuni per i sindacati.

Approvato dalla maggioranza in Parlamento a ritmo di forza, senza alcuna possibilità per l’Opposizione Democratica di apportare emendamenti, il provvedimento ha provocato la mobilitazione di 10 mila imprenditori, lavoratori e studenti di tutte le province del Paese, accorsi a Kyiv in presidio permanente sul Majdan Nezalezhnosti.

Pur rispettando l’apartiticità della protesta, l’Opposizione Democratica ha offerto supporto. Come dichiarato dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, i Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna presenteranno alla Rada un progetto alternativo, per introdurre un corpo di polizia ad hoc contro la corruzione, un fondo pensionistico generale, ed il mantenimento di sgravi per piccoli e medi imprenditori.

Dopo una prima indifferenza, le autorità hanno promesso un confronto con i dimostranti. Pur senza garantire la realizzazione dei cambiamenti, invocati da un ceto chiave per la ripresa economica. Indispensabile, dopo la crisi degli ultimi due anni.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA DI NUOVO AL VOTO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 28, 2010

Chisinau alle parlamentari in un clima incerto. La scelta è tra stabilità e restaurazione del passato, e sviluppo ed integrazione europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

Moldavi alle urne per la quarta volta in due anni. Quelle di domenica, 28 novembre, sono le terze elezioni parlamentari dal2009, convocate a seguito del fallimento della coalizione di governo – l’Alleanza per l’Integrazione Europea – nel referendum per l’introduzione del presidenzialismo.

L’ennesima scocciatura per alcuni. Per altri, invece, un segno di maturità di una democrazia che ha cominciato, lentamente, a camminare. Tutto è iniziato dalla famosa Rivoluzione Twitter dell‘aprile 2009, quando in migliaia sono scesi in piazza per contestare, con l’arma della non violenza, le ennesime elezioni truccate dall’allora presidente, il comunista Vladimir Voronin.

La ripetizione del voto ha portato al governo quattro partiti liberal-pattriottici, che hanno guidato il Paese con una maggioranza stringata. Fallita per due tentativi l’elezione del Presidente in Parlamento, le forze dell’Alleanza per l’Integrazione Europea hanno indetto, il 5 settembre 2010, un referendum per introdurre l’elezione diretta del Capo dello Stato.

Fallito, a causa della bassa partecipazione incoraggiata dai comunisti, le forze politiche della coalizione hanno aperto la crisi di governo.

In cinque in Parlamento

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

Alla consultazione prendono parte 20 partiti. Solo 5, tuttavia, potrebbero entrare in Parlamento. La prima delle forze politiche è quella dei comunisti, che propone stabilità economica e politica, paghe sociali e riavvicinamento del Paese alla Russia. Già maggioranza relativa in Parlamento, gli ultimi sondaggi la danno al 35%.

A seguire, i quattro partiti dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Il primo di essi è il Partito LiberalDemocratico di Moldova, guidato dall’attuale Primo Ministro, Vlad Filat. Forte di un consolidamento della democrazia, miglioramenti in campo legislativo e buona reputazione presso l’UE – che ha semplificato il regime dei visti per la Moldova dal 2012 – il PLDM è dato al 20%.

Al terzo posto, con il 12% dei consensi, si classificherebbe il Partito Democratico. Il cui Segretario è l’ex comunista Marian Lupu, candidato, invano, alla presidenza dalla coalizione di governo per due tentativi.

Staccato di un punto il Partito Liberale di Moldova, retto dall’attuale Speaker, e presidente ad interim, Mihai Ghimpu. Il PLM propone riforme in campo economico sul modello di quelle europee, con la finalità di avvicinare quanto più possibile Chisinau a Bruxelles.

Chiude Moldova Noastra, stimata al 6% dei voti. L’alleanza di soggetti politici minori patriottico-moderati, guidata da Serafin Urechean, è la più risoluta nel contrastare il pericolo di un ritorno al potere dei comunisti.

Sviluppi imprevedibili. Cruciale l’affluenza

Il segretario del Partito Democratico, Marian Lupu

Pronosticare gli sviluppi della situazione politica moldava è altro che semplice. Qualora tutti e quattro i partito dell’Alleanza per l’Integrazione Europea si ritrovassero in Parlamento con la maggioranza, già hanno comunicato l’intenzione di ripristinare la coalizione, e continuare sul cammino di avvicinamento a Bruxelles.

Ciò nonostante, incognita è il Partito Democratico. Lupu, infatti, ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, e ad una collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo sostenitore. Indizi che fanno pensare ad una possibile alleanza di centro-sinistra con i comunisti, fatale per le speranze di sviluppo del Paese e per le sue legittime aspirazioni occidentali.

Secondo gli esperti, la chiave della contesa è l’affluenza. L’elettorato anagraficamente più anziano voterà prevalentemente per i comunisti. La speranza è riposta nei giovani, più inclini al sostegno delle forze del campo democratico. Le quali, tuttavia, si presentano divise, malgrado la promessa di un progetto comune.

Ad interessarsi della partita, anche Russia ed Occidente. La prima ha finanziato una serie di partiti che, potenzialmente, possono erodere consensi all’Alleanza per l’Integrazione Europea. L’UE ha ribadito la promessa di una veloce integrazione, mentre il Senato USA ha approvato una risoluzione in elogio ai progressi compiuti da Chisinau nello sviluppo democratico e civile.

La chiusura dei seggi è stabilità per le 23 locali. I primi dati, nei giorni seguenti.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JANUKOVYCH SUL MAJDAN

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 27, 2010

Presidente e Premier nella tendopoli della protesta. Giovedì la svolta

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Tante promesse, una tazza di tè, ed un teatrino con il Premier nella fossa dei leoni. A sorpresa, sabato, 27 novembre, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, si è recato in visita alla tendopoli sul Majdan, per incontrare i manifestanti.

Un vero e proprio colpo di scena. Dal momento in cui, dall’inizio della protesta, lunedì, 22 novembre, nessuna dichiarazione ufficiale è stata indirizzata ai 10 mila imprenditori e lavoratori, impegnati nella contestazione del Codice Fiscale.

Dinnanzi ad una tazza di tè, il Capo di Stato, assieme al Primo Ministro, Mykola Azarov, ha registrato le lamentele degli organizzatori della protesta, promesso di esaminare il documento, e, se necessario, di rinviarlo al Parlamento.

In particolare, Janukovych ha spiegato che la sua Amministrazione sta esaminando già il testo, ed ha fissato una serie di incontri per i prossimi giorni. La decisione finale, come assicurato, giovedì, 2 dicembre.

Continua la manifestazione

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

A commento del faccia a faccia – conclusosi con un siparietto, in cui Janukovych ha esortato Azarov a recarsi più spesso sul Majdan, per confrontarsi con gli imprenditori – uno dei coordinatori della protesta, Oleksandr Danyljuk, ha individuato nell’alta partecipazione alla dimostrazione la vera ratio della visita del Presidente.

Ciò nonostante, accanto alla cautela per le promesse ottenute, ha ribadito che la raccolta firme per le dimissioni del governo continua. Così come il presidio sulla piazza centrale della Capitale: simbolo di quella Rivoluzione Arancione di esattamente sei anni or sono.

Lecito ricordare che l’oggetto della manifestazione è un Codice Fiscale iniquo. Che, per compensare sgravi per i grandi imprenditori, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – incrementa la pressione su piccola e media impresa.

Inoltre, il più liberale dei sistemi di tassazione europei, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità del singolo lavoratore, il monitoraggio dell’attività, ed il divieto, per i sindacati, di unirsi in azioni comuni.

Approvato in Parlamento dalla maggioranza a ritmo di forza, senza possibilità per l’Opposizione Democratica di apportare emendamenti, il provvedimento è stato contestato da 10 mila persone, giunte a Kyiv da tutte le province. Dimostrazioni si sono verificate anche in altre città del Paese.

Pur rispettandone la connotazione apartitica, a supporto della manifestazione,

l’Opposizione Democratica, con ausilio di carattere logistico ed organizzativo.

Inoltre, come dichiarato dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, i Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna presenteranno alla Rada un progetto alternativo, in cui si esorta la creazione di un corpo di polizia ad hoc per contrastare l’evasione, un fondo pensionistico unico, e sgravi fiscali per piccoli e medi imprenditori.

Una categoria, coerentemente tutelata, fondamentale per una ripresa economica, indispensabile dopo la forte crisi degli ultimi anni.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA NICCHIA. LA RUSSIA SI RIPRENDE L’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 27, 2010

Kyiv accetta l’invito di Mosca nell‘Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Gli esperti:”scelta irreversibile”

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Ucraina sempre più lontana dall’Europa. Nella giornata di venerdì, 26 novembre, il presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha esternato la volontà di Kyiv di entrare a far parte dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka.

La dichiarazione, pronunciata a Mosca a seguito dell’incontro con il collega padrone di casa, Dmitrij Medvedev, indirizza l’Ucraina verso un’associazione di stati alternativa, ed incompatibile, a quella del Vecchio Continente. De facto, orienta chiaramente la politica estera di Kyiv in direzione di Mosca. Al contrario di quanto cercato dai governi arancioni di Julija Tymoshenko e dall’amministrazione Jushchenko, desiderosi di un’integrazione con Bruxelles.

Varata il Primo gennaio 2010, l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka è stata varata nell’ambito del Comunità Economica Euroasiatica. Dal 6 luglio, è regolata da un apposito Codice Doganale. Scopo dell’ente, l’abbattimento definitivo delle frontiere tra i Paesi aderenti, la creazione di un unico mercato del lavoro, l’introduzione di una moneta unica, e costanti programmi di scambi economici e culturali. Il tutto, previsto entro il 2012.

“Se mi si chiede – ha affermato Janukovych – se è possibile l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale, replico di sì. Sebbene ancora si debba adattare la Costituzione ai parametri della comunità. Una procedura che richiede il voto del Parlamento, ed un referendum”.

L’assenza dell’Europa

L’apertura, una vera e propria dichiarazione di intenti, è in realtà una risposta all’invito esplicito posto da Medvedev nel corso dei colloqui privati. Come poi ribadito in conferenza stampa, il Presidente Russo ha proposto la partnership a Kyiv, facendo leva sul continuo procrastinarsi, a data indefinita, dell’ingresso dell’Ucraina dell’Unione Europea.

“Bruxelles – ha illustrato Medvedev – deve scegliere quali Paesi e quando integrarli. Finora, la lista è cospicua, e gli ingressi sono bloccati. Al contrario, le porte dell’Unione Doganale sono aperte, ed entrarvi è molto meno faticoso. La Russia vuole l’Ucraina nell’organizzazione”.

Diversi gli esperti che hanno commentato l’accaduto come la certificata, definitiva rinuncia dell’Ucraina all’Unione Europea. Difatti, stando ai regolamenti, l’adesione all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka è incompatibile con quella all’UE.

Una scelta di campo a tutto tondo. Su cui le nuove autorità ucraine non hanno dubbi.

Matteo Cazzulani

HOLODOMOR: GENOCIDIO DEL POPOLO UCRAINO. NON DIMENTICHIAMO LA BARBARIE STALINIANA SOTTACIUTA

Posted in Editoriale, Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2010

La Voce Arancione, come tutto il Mondo, ricorda la carestia, frutto della barbarie comunista

Commemorazioni dello Holodomor a Kyiv

Un piccolo gesto contro il negazionismo storico. Nella giornata di Sabato, 27 novembre, l’Ucraina ricorda lo Holodomor. Una delle pagine più nere della storia dell’umanità, esclusa dai manuali di storia del Belpaese.

Noto anche come Grande Fame, si è trattato di un genocidio, avvenuto tra il 1932 ed il 1933, su preciso ordine di Stalin, per eliminare il popolo ucraino, troppo ricco e desideroso di indipendenza per essere tollerato dalle autorità sovietiche.

10 milioni le vittime accertate della carestia, provocata e pianificata artificialmente. Non solo morti per fame, ma anche fucilati e deportati. Il tutto, accuratamente sottaciuto, e giustificato dalla politica URSS di collettivizzazione forzata delle terre.

Diverse le organizzazioni che si sono mobilitate per mantenere viva la memoria dello Holodomor. Tra le altre, il Congresso Mondiale degli Ucraini, organizzatore dell’azione “La Candela della Preghiera”. Gli ucraini di tutto il mondo, ma anche persone di altra nazionalità che desiderino commemorare il genocidio, sono invitati ad accendere un cero presso le proprie abitazioni private, gli uffici ed i luoghi di lavoro.

Inoltre, con una lettera aperta, il CMU ha invitato il Presidente, Viktor Janukovych, a rispettare la legge, che certifica lo Holodomor Genocidio del popolo ucraino. Un’iniziativa doverosa, dal momento in cui, lo scorso 28 aprile, lo stesso Janukovych ha invitato il Consiglio d’Europa ad approvare una risoluzione che ha declassato l’Holodomor a tragedia mondiale di minore portata, contestualizzata nell’ambito dell’URSS.

Ciò nonostante, l’iniziativa di Janukovych solo in parte ha cancellato quanto fatto dai governi arancioni di Julija Tymoshenko, e dall’amministrazione di Viktor Jushchenko, attivi nell’istituzionalizzare il ricordo di una delle numerose ferite inferte nella storia all’Ucraina: la legge sullo Holodomor è ancora in vigore. Così, il Paese intero si raccoglie nella commemorazione della Grande Fame. Anche questo anno.

A Kyiv è prevista, per il pomeriggio, una catena umana, in marcia fino al Memoriale Nazionale dello Holodomor, dove saranno accese le candele. Una seconda accensione collettiva, alle 19:32 e 19:33, in ricordo delle date esatte del genocidio. Simili iniziative sono in programma in tutte le città del Paese, e nelle principali capitali mondiali.

Una candela in ricordo del genocidio

La Voce Arancione, fraternamente sempre accanto al popolo ucraino, invita i propri lettori ad unirsi al ricordo dell’ennesima barbarie staliniana, ancor oggi estromessa dai testi scolastici perché politically uncorrect.

Accendere una candela è un atto gratuito, spontaneo, che non richiede né ingenti investimenti, né impiego di tempo elevato.

Un atto di responsabilità morale e storica. Per non dimenticare chi è stato sterminato. Colpevole, solo, di essere ucraino, e di non accettare la dominazione sovietica.

Matteo Cazzulani