LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Obama chiede al Congresso un’autorizzazione leggera per continuare ad attaccare l’ISIL

Posted in USA by matteocazzulani on February 12, 2015

Il Presidente statunitense chiede un ok temporaneo per continuare gli attacchi mirati allo Stato Islamico e l’addestramento delle truppe irachene, ma senza alcun ingaggio via terra. Repubblicani e democratici tendenzialmente favorevoli, anche se non mancano i perplessi

Philadelphia – Equilibrio e flessibilità sono le parole d’ordine della richiesta di Autorizzazione di Uso della Forza Militare contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha presentato al Congresso nella giornata di mercoledì, 11 Febbraio.

Durante una conferenza stampa di presentazione della richiesta, Obama ha sottolineato la necessità di approvare il documento presso il Congresso per dare forza agli Stati Uniti nell’ambito dell’azione di opposizione all’ISIL che l’aviazione e l’esercito di terra statunitense stanno già compiendo, per mezzo di bombardamenti mirati ed addestramento delle truppe irachene, sulla base di un decreto esecutivo del Presidente.

La richiesta, un documento molto moderato, prevede la continuazione dei bombardamenti mirati e delle operazioni di addestramento delle truppe di terra irachene che l’esercito degli Stati Uniti sta già realizzando in collaborazione con gli altri 60 Paesi della colazione mondiale anti-ISIL.

Nello specifico, la richiesta di Obama non prevede alcun ingaggio da parte delle truppe di terra, ad eccezione di operazioni di salvataggio di personale statunitense e di assistenza logistica ad azioni compiute dagli alleati impegnati sul territorio.

Inoltre, la richiesta comprende una clausola che obbliga il Congresso a riesaminare il rinnovo dell’Autorizzazione non appena il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America si sarà insediato dopo la scadenza del mandato di Obama alla Casa Bianca.

La presentazione della richiesta al Congresso è stata decisa dal Presidente Obama dopo l’uccisione dell’ennesimo ostaggio statunitense da parte dell’ISIL, che ha già barbaramente ammazzato altri prigionieri di diversa nazionalità.

Tuttavia, la richiesta di Obama potrebbe non avere approvazione facile al Congresso, dal momento in cui lo scetticismo non manca sia tra i repubblicani che tra i democratici.

Lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, pur assicurando il voto favorevole dei repubblicani, ha dichiarato la propria perplessità in merito alla possibilità che la strategia di Obama, così come annunciata, possa portare al risultato prefissato.

Alcuni democratici liberali hanno invece criticato la strategia di Obama perché essa prevede il coinvolgimento delle truppe di terra, nonostante la filosofia generale del provvedimento sia stata improntata sul disimpegno dell’esercito USA sul piano terrestre.

Il Canada a fianco degli Stati Uniti

La mossa di Obama ha trovato la pronta risposta del Canada, uno degli alleati più stretti della coalizione anti-ISIL, che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha valutato l’ipotesi di prolungare la permanenza dell’esercito canadese in Iraq per proseguire le operazioni di training delle forze armate irachene.

Come riportato dal Ministro della Difesa del Governo conservatore canadese, Jason Kenney, il prolungamento del mandato non coincide tuttavia con l’autorizzazione all’ingaggio militare via terra, che il Canada, così come gli Stati Uniti, non intende avallare.

Come pronta risposta, l’opposizione del Nuovo Partito Democratico, forza partitica di orientamento socialdemocratico, ha contestato il Premier canadese, Stephen Harper, per avere esposto le truppe di terra canadesi a ripetuti incontri armati con le forze dell’ISIL.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Obama concede l’ultima chance alla Merkel con Putin

Posted in USA by matteocazzulani on February 10, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti supporta l’iniziativa diplomatica del Cancelliere tedesco ma lascia aperta la possibilità di rifornire di armi l’esercito ucraino. Cresce il sostegno del Congresso e degli Adviser di Obama al sostegno militare all’Ucraina

Philadelphia – Passi ancora la linea morbida, quella delle pacche sulle spalle e del timore reverenziale nei confronti del Presidente della Russia, Vladimir Putin, ma se la via diplomatica non dovesse arrestare l’aggressione militare Russia in Ucraina occorrerà cambiare verso, e la Germania si accollerà tutta la responsabilità del fallimento.

Questo è il messaggio lanciato dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, durante un vertice bilaterale presso la Casa Bianca, nella giornata di lunedì, 9 Febbraio.

Pur di non rompere l’unità dell’Occidente, Obama ha dichiarato di sostenere l’iniziativa diplomatica che la Merkel ed il Presidente francese, Francois Hollande, hanno intrapreso nei confronti di Putin, nonostante ogni tentativo di mediazione con la Russia non abbia portato ad alcun miglioramento della situazione in Ucraina, dove miliziani pro-russi armati da Mosca stanno occupando le regioni dell’est ucraino.

Per questa ragione, il Presidente statunitense non ha escluso l’ipotesi di autorizzare l’invio di armi all’Ucraina per permettere agli ucraini di difendersi e di garantire l’inviolabilità dei confini nazionali, una conditio sine qua non che sia Obama che la Merkel hanno indicato come necessaria per il mantenimento della pace in Europa.

Tuttavia, la Merkel ha manifestato un’opinione differente da quella di Obama nel rifiutare categoricamente ogni invio di armi all’Ucraina, in quanto, secondo il Cancelliere tedesco, il gesto incrementerebbe l’ostilità di Putin.

Seppur evidente, la frattura tra Obama e la Merkel sull’atteggiamento da mantenere nei confronti di Putin è stata mitigata dallo stesso Presidente statunitense, che, come dimostrato dal suo sguardo durante la conferenza stampa, ha dato alla Germania l’ultima chance di perseguire una via diplomatica con la Russia in cui sempre meno personalità hanno oramai fiducia negli Stati Uniti.

Oltre ad una nutrita pattuglia di adviser personali del Presidente, anche Ash Carter, il candidato Segretario alla Difesa scelto da Obama, ha dichiarato di essere favorevole ad inviare armi agli ucraini per colmare il gap con l’esercito russo.

Come riportato dalla Reuters, la posizione di Obama, che finora ha dimostrato riluttanza nei confronti di ogni possibile invio di armi sia in Ucraina che in Siria, è motivata da una mozione, approvata dal Congresso lo scorso Dicembre in maniera bipartisan, che autorizza il Presidente degli Stati Uniti ad inviare equipaggiamenti militari all’esercito ucraino.

Obama ha firmato il provvedimento, ma ne ha sospeso l’esecuzione in attesa di risvolti positivi da parte di Putin che, tuttavia, non si sono verificati.

Finita la luna di miele con la Russia

Anche per questa ragione, Obama, nel National Security Strategy, un documento che enuncia le priorità del Presidente in materia di sicurezza, ha definito la Russia come un Paese che rappresenta un potenziale pericolo internazionale.

Come riportato da Politico, nella versione precedente del documento, emanata nel 2010, il Presidente statunitense ha invece ritenuto la Russia essere un potenziale partner.

La posizione di Obama, un democratico liberale che ha oramai perso fiducia nei confronti di Putin, è stata criticata dai repubblicani, che, per voce del Presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, John McCain, hanno contestato la mancata volontà di autorizzate l’invio di armi in Ucraina.

McCain, durante la conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, ha criticato la decisione di Obama di inviare agli ucraini solamente mezzi non offensivi e generi di conforto che, tuttavia, nulla possono contro le armi dell’esercito russo.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: l’attentato di Parigi spinge i repubblicani alla linea morbida con Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 9, 2015

Lo Speaker John Boehner convoca il gruppo del Partito Repubblicano alla Camera dei Rappresentanti per rivedere il congelamento delle risorse erogate al Dipartimento della Sicurezza Nazionale. Il Presidente degli Stati Uniti per la prima volta duro con il terrorismo internazionale di matrice islamica

Philadelphia – Avrebbero dovuto congelare i fondi destinati al funzionamento del Dipartimento della Sicurezza Nazionale per mettere in difficoltà il Presidente, ma gli attacchi terroristici di Parigi potrebbero spingere i repubblicani a concedere più danaro a Barack Obama proprio laddove la Casa Bianca ha più bisogno.

Nella giornata di giovedì, 8 Gennaio, all’indomani dell’attentato terroristico di matrice islamica alla redazione del settimanale francese Charlie Hebdo, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti del Congresso, John Boehner, ha convocato una riunione del gruppo del Partito Repubblicano per discutere sulle nuove misure da adottare nei confronti del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Boehner, spinto da molti esponenti del suo partito, è orientato a concedere al Dipartimento della Sicurezza Nazionale maggiori finanziamenti finalizzati unicamente all’adozione di misure contro il terrorismo.

Questa decisione, tuttavia, costringerebbe i repubblicani ad ammorbidire una linea particolarmente dura approntata per evitare ad Obama di disporre delle risorse necessarie per regolarizzare 4,7 milioni di immigrati irregolari, una misura che il Presidente ha dichiarato di volere attuare avvalendosi del suo potere esecutivo e dei fondi in possesso del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.

Lo scorso Dicembre, il Congresso ha approvato un bilancio che finanzia per tutto l’anno i Dipartimenti dell’Amministrazione Presidenziale, fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale, che ha ottenuto una proroga nella ricezione delle risorse finanziarie fino a Febbraio.

L’approvazione del bilancio è stata frutto di una mediazione tra lo Speaker Boehner ed il Presidente Obama, che, con l’erogazione di fondi ai Dipartimenti, hanno evitato lo Shut Down, ossia il blocco del funzionamento delle strutture governative.

Oltre ad ammorbidire la posizione dei repubblicani al Congresso, l’attentato terroristico di Parigi ha indurito l’atteggiamento di Obama nei confronti del terrorismo di matrice islamica, che il Presidente degli Stati Uniti ha definito essere nemico dei valori di libertà dell’Occidente per la prova volta dall’avvio della sua Amministrazione.

Come riportato da Politico, finora Obama ha mantenuto toni molto moderati nei confronti del terrorismo internazionale di matrice islamica, come quando, in seguito all’attentato terroristico di Bengasi, il Presidente USA ha condannato la realizzazione di un video critico dell’islam che avrebbe aizzato la furia dei terroristi anziché contestare il fanatismo degli assaltatori.

Charlie Hebdo entra nelle primarie presidenziali

L’attentato di Parigi è destinato a mutare anche la posizione dei principali candidati alle primarie presidenziali.

Già a seguito dell’attentato di Bengasi, Mitt Romney, allora candidato del Partito Repubblicano e probabile front-runner nelle primarie repubblicane per la Casa Bianca, ha criticato l’Amministrazione Obama per le posizioni troppo tenere nei confronti del terrorismo islamico.

L’attacco di Romney alla Casa Bianca è stato motivato dopo che contestazioni alla realizzazione del filmato critico dell’Islam sono state mosse, sempre nel 2012, da Hillary Clinton, allora Segretario di Stato e, oggi, potenziale candidata nelle primarie democratiche data per vincente da tutte le rilevazioni.

Per la Clinton, la condotta morbida assunta in occasione dell’attentato di Bengasi rappresenta un punto cruciale su cui l’esponente democratica è da tempo fortemente contestata.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: Obama guarda al Pacifico per contrastare i repubblicani al Congresso

Posted in USA by matteocazzulani on November 12, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti si accorda con il suo collega cinese per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto al 2005 entro il 2025 e accelera sul varo della Partnership Trans Pacifica. L’iniziativa di politica estera necessaria alla Casa Bianca per contrastare l’iniziativa legislativa che i conservatori stanno approntando alla Camera dei Rappresentanti e al Senato

Philadelphia – Un risultato che sa di storico, anche se ancora tutto da verificare, ed un’attività internazionale rilanciata per porre un argine al calo di consenso in patria. Nella giornata di mercoledì, 12 Novembre, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha raggiunto un accordo con il suo collega cinese, Xi Jimping, per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto i parametri del 2005 entro il 2025.

L’accordo, raggiunto a Pechino a margine del vertice della Partnership Trans Pacifica, rappresenta un risultato storico che vede i due principali Paesi responsabili per l’emissione di gas inquinanti cercare di ridurre gli effetti che stanno per portare al Global Warming: un fenomeno che preoccupa sia i cinesi che gli statunitensi.

Come dichiarato da Politico, oltre che un successo sul piano internazionale, l’accordo climatico con la Cina rappresenta per Obama una risposta al Partito Repubblicano che, dopo avere conquistato il controllo del Congresso nelle ultime Elezioni di Mid-Term, ha dichiarato che gli obiettivi che l’Amministrazione Presidenziale si è prefissata sono irrealizzabili.

Obama, forse grazie alla sconfitta alle Elezioni di Mid-Term, sembra aver capito che, così come fatto da tutti i suoi predecessori che hanno ottenuto la riconferma dalle urne, il secondo mandato del Presidente degli Stati Uniti prevede un forte impegno della Casa Bianca in tematiche di natura internazionale.

Finora, Obama ha preferito concentrarsi sulla politica interna, senza peraltro ottenere buoni risultati a causa della strenua opposizione dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, ma ora sembra avere avviato un’iniziativa più incisiva anche grazie ai risultati ottenuti a margine del vertice sulla Partnership Trans Pacifica, avvenuto sempre a Pechino.

Durante l’evento, come riportato dalla Reuters, Obama ha invitato la Cina a condividere la responsabilità che spetta a tutte le grandi potenze di mantenere la sicurezza globale in un clima di cooperazione, e non di sfiducia ed astio reciproco.

Come primo passo in tale direzione, USA e Cina hanno concordato una road map per la liberalizzazione dei regimi dei visti secondo un modello simile a quello già in vigore con alcuni Paesi dell’Unione Europea e con il Brasile.

Inoltre, Obama ha ritenuto che i tempi sono oramai maturi per il varo di una Zona di Libero Scambio tra i Paesi dell’area del Pacifico, che, con la libera circolazione delle merci consente agli Stati che si affacciano sulla Regione di trarre beneficio in termini di ricavi e mobilità anche lavorativa.

Il varo della Partnership Trans Pacifica -TPP- va di pari passo con la Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- un progetto che Obama, con lo spostarsi del baricentro dell’economia mondiale dall’Europa all’Asia-Pacifico, sembra avere posto in secondo piano: una decisione che ha provocato le critiche dei repubblicani ed anche della parte centrista del Partito Democratico vicina all’ex-Segretario di Stato Hillary Clinton.

L’Europa e l’Ucraina nell’agenda del Presidente

Anche su questo fronte, Obama sembra volere imprimere un cambiamento dopo avere inserito tra i temi di discussione con i Leader del vertice di Pechino, in primis con il Premier australiano, Tony Abbott, la questione ucraina.

Dopo avere lesinato il confronto con il Presidente russo, Vladimir Putin, la Casa Bianca ha rilasciato una nota in cui è stata condannata l’ennesima violazione da parte dell’esercito russo del confine ucraino.

Nello specifico, l’Amministrazione Presidenziale ha ribadito la sua posizione di aperto sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina, senza alcuna tolleranza per alcuno sconfinamento di truppe straniere in territorio ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama contrattacca i repubblicani

Posted in USA by matteocazzulani on November 8, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America intenzionato ad avvalersi di tutti i suoi poteri per approvare la riforma che permette la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati difficilmente rimpatriabili, ma lo Speaker della Camera dei Rappresentanti del Congresso, John Boehner, promette battaglia. Trovato un accordo sull’incremento dell’impegno USA contro ISIL

Philadelphia – Un contropiede aggressivo per reagire alla sconfitta elettorale e innalzare il rating del suo Partito. Questa è la tattica adottata dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, all’indomani della vittoria dei repubblicani sui democratici nelle Elezioni di Mid-Term, che hanno permesso ai conservatori di strappare ai liberali il controllo del Congresso con la spettacolare vittoria in quasi tutti i seggi del Senato messi a disposizione durante la consultazione dello scorso 4 Novembre.

Il Presidente Obama, venerdì, 7 Novembre, durante un pranzo con 13 alti rappresentanti dell’Amministrazione Presidenziale e del Congresso, tra cui il Vicepresidente Joe Biden, il Segretario alla Difesa Chuck Hagel, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Joe Boehner, il nuovo Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il Capogruppo dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi e il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, ha dichiarato la sua intenzione di procedere con l’approvazione della riforma dell’immigrazione.

Nello specifico, Obama ha dichiarato di essere intenzionato ad avvalersi di tutti i poteri in Capo al Presidente per spingere affinché la riforma, già approvata al Senato ma bloccata alla Camera a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani, diventi al più presto una legge che permetta la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati irregolari che, a detta dei democratici, sarebbe troppo costoso e disumano rimpatriare.

Pronta è stata la riposta dello Speaker Boehner, che ha messo in guardia Obama dall’inasprire il rapporto con il Congresso che, con una solida maggioranza repubblicana, ora è in grado di approvare leggi restrittive atte a congelare importanti uscite di bilancio necessarie all’Amministrazione Presidenziale per eseguire le leggi approvate.

Oltre allo scontro sulla riforma dell’immigrazione, che secondo l’autorevole Politico ha interessato la gran parte dell’incontro, democratici e repubblicani sono tuttavia riusciti a giungere ad un accordo sulla decisione del Presidente di incrementare l’impegno degli USA nella lotta contro l’ISIL con lo stanziamento di 5,6 Miliardi di Dollari per l’addestramento dei ribelli siriani.

Un altro punto toccato dall’incontro è la richiesta di Obama di erogare 6,1 Miliardi di Dollari per la lotta contro Ebola, rafforzando la capacità degli ospedali USA di affrontare un’emergenza che sembra essere sempre più di dimensioni mondiali.

Conservatori e liberali divisi sulla liberalizzazione delle esportazioni di energia

In contemporanea all’incontro alla Casa Bianca, i repubblicani al Congresso hanno già avviato una battaglia per l’eliminazione del bando sulle esportazioni di energia imposto dopo la crisi del 1970, che, oggi, rischia di ingessare le potenziali crescenti esportazioni che gli USA possono avviare grazie allo sfruttamento del gas e del greggio shale.

A favore del disegno si è detta la nuova Presidente della Commissione Energia del Senato, la repubblicana Lisa Murkowski, che ha sostenuto la necessità di permettere alle grandi compagnie energetiche di esportare carburante per incrementare la posizione degli USA nel Mondo.

Tuttavia, come riporta l’autorevole Reuters, la posizione della Murkowski è stata presa con cautela da parte sia del Capogruppo conservatore McConnell, che da alcuni esponenti repubblicani, che hanno sollevato dubbi in merito all’opportunità che, con l’avvio delle esportazioni, i prezzi dell’energia per il mercato interno possano non abbassarsi.

Sull’energia, lo stesso dilemma divide i democratici, con la parte centrista, capeggiata da Hillary Clinton, favorevole al rafforzamento del ruolo geopolitico degli USA come potenza esportatrice di energia, mentre la parte più liberale, vicina al Vicepresidente Biden, più attenta agli impatti che la misura avrebbe sull’economia interna.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina dice no al ‘convoglio umanitario’ di Putin: “Trasporta armi dalla Russia”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 13, 2014

Il Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, si oppone al convoglio che il Presidente russo intende inviare nel Donbas senza avere specificato il contenuto. La Croce Rossa dichiara neutralità e incredulità per la condotta di Mosca

Due tentativi di invasione in una settimana è troppo per accettare un finto aiuto umanitario da parte di un Paese che, come provato, arma e finanzia miliziani impegnati ad occupare una consistente regione ucraina. Questa è la motivazione che ha portato l’Ucraina a rifiutare il convoglio che la Russia ha dichiarato di avere fatto partire per portare nelle zone occupate dai miliziani pro-russi soccorsi sanitari.

Come dichiarato dal Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, l’Ucraina teme, sulla base di prove e di numerose testimonianze, che la Russia intende avvalersi dell’operazione umanitaria per infiltrare nel Donbas arme e truppe a rinforzo dei miliziani pro-russi.

A conferma dei sospetti è anche la posizione della Croce Rossa che, nonostante le dichiarazioni del Presidente russo, Vladimir Putin, in merito alla volontà di coinvolgere l’ente internazionale, ha dichiarato di non avere ricevuto da Mosca alcuna indicazione in merito al contenuto del carico diretto dalla Russia all’Ucraina.

Nello specifico, il Portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Andre Loersch, ha invitato la Russia ad accettare presso il confine con l’Ucraina il trasbordo del contenuto su mezzi ucraini noleggiati dall’organizzazione internazionale, che, così, avrebbero potuto raggiungere il Donbas sotto l’egida di un ente impegnato a mantenere la neutralità.

Pronta è stata la risposta del Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha negato la possibilità di trasbordo dai mezzi russi a quelli ucraini del carico del cosiddetto ‘aiuto umanitario’ di Putin.

Secondo quanto accaduto nella storia, come in Ungheria nel 1954, in Cecoslovacchia nel 1968, e in Georgia nel 2008, la Russia è solita inviare ‘aiuti fraterni’, composti da mezzi armati e truppe d’assalto, per occupare quei Paesi sovrani ed indipendenti che osano affrancarsi dall’influenza di Mosca.

Lo scorso venerdì, 8 Agosto, come dichiarato sempre dal Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, l’esercito dell’Ucraina ha fermato un simile convoglio di ‘aiuti umanitari’ proveniente dalla Russia che, in realtà, conteneva armamenti e reparti dell’esercito russo intenzionati ad entrare nel Donbas.

Per questa ragione, anche l’Ucraina ha avuto il legittimo pensiero che l”aiuto umanitario’ di Putin potesse essere motivato dalla medesima intenzione di quelli che hanno portato nel 2008 all’occupazione delle regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Renzi con Obama accanto a Kyiv

A sostegno dell’Ucraina si sono schierati il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e il Premier italiano, Matteo Renzi, che, come riportato da una nota della Casa Bianca, hanno apprezzato gli sforzi di Kyiv per ottenere aiuti umanitari, ed ha messo in guardia la Russia dal prendere iniziative unilaterali che, senza il consenso del Governo ucraino, sono da ritenere illegali.

In aggiunta, il Premier Renzi, come riporta una nota di Palazzo Chigi, durante una conversazione telefonica con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha ribadito il pieno sostegno dell’Italia all’integrità territoriale ucraina.

La posizione di Renzi, saggia e coraggiosa, porta l’Italia all’interno dell’alveo dell’Occidente dopo anni di politica marcatamente filorussa sotto i Governi dei Premier Berlusconi e Monti.

Con il sostegno all’integrità territoriale ucraina, Renzi ha attinto a piene mani all’insegnamento morale della Resistenza, che chiama gli italiani a porsi a difesa della pace, della democrazia, della libertà, del progresso e dell’Europa.

Dinnanzi all’aggressione di un Paese dalla rinata velleità militarista di stampo imperialista come la Russia, l’Italia ben fa dunque a schierarsi accanto all’Ucraina, che è un Paese europeo per storia, cultura, società, lingua, religione e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Attentato aereo in Ucraina: Hillary Clinton invita l’Europa a decrementare la dipendenza da Gazprom e ad imporre a Putin sanzioni più forti

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 18, 2014

L’ex-Segretario di Stato USA, nonché probabile candidata democratica alla Casa Bianca, invita l’Unione Europea ad implementare la diversificazione delle forniture di gas dalla Russia, ad approvare sanzioni nei confronti di Mosca più forti rispetto a quelle finora varate, e ad aiutare nel concreto la difesa ucraina. Anche il Presidente USA Obama, il Vicepresidente Biden e il Segretario di Stato Kerry condannano l’abbattimento dell’aereo

Indignazione, indipendenza energetica dalla Russia e aiuti concreti agli ucraini. Questa è la linea che l’Europa farebbe bene ad assumere in seguito all’attentato che ha provocato l’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines nell’est dell’Ucraina giovedì, 17 Luglio.

A dare il prezioso consiglio, frutto di un’analisi lucida della situazione geopolitica, è stato l’ex-Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, nonché probabile candidata democratica alle prossime Elezioni Presidenziali USA, Hillary Clinton.

La Clinton, durante un’intervista al canale PBS, ha dichiarato che, se le prove finora ottenute saranno confermate in toto, la responsabilità dell’attentato ricade tutta sulle milizie pro-russe che stanno occupando l’est dell’Ucraina, e che avrebbero abbattuto il velivolo civile avvalendosi di un equipaggiamento fornito dall’esercito della Russia.

L’esponente dei democratici USA, dopo essersi detta fortemente sorpresa per la mancata reazione di sdegno da parte dei Paesi membri dell’Unione Europea, ha invitato l’Europa a decrementare la dipendenza dal monopolista statale russo del gas Gazprom: longa manus del Cremlino di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si avvale per espandere l’influenza di Mosca sui Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

“Putin questa volta è andato troppo oltre e noi non possiamo più stare a guardare -ha dichiarato la Clinton- Se le prove del coinvolgimento di armamenti russi saranno confermate, l’Europa deve dapprima imporre più forti sanzioni a Mosca, e, successivamente, provvedere a limitare subito la dipendenza da Gazprom, dato che la Russia dipende fortemente dalla vendita del gas in Europa”.

“Inoltre -ha continuato la Clinton- l’Europa deve anche aiutare l’Ucraina a difendere i suoi confini da possibili infiltrazioni russe, fornendo anche aiuti militari per rafforzare le strutture difensive ucraine. Bisogna chiedersi chi ha davvero gli armamenti in grado di abbattere un aereo ad alta quota?”.

Link dell’intervista: http://www.theguardian.com/world/2014/jul/18/mh17-hillary-clinton-says-russian-backed-rebels-likely-shot-down-plane

La posizione della Clinton rappresenta un monito molto importante che gli Stati Uniti hanno dato non solo alla Russia, ma anche all’Europa.

Sulla medesima linea della possibile candidata democratica alla Presidenza USA si è anche schierato l’attuale Presidente, Barack Obama, che, con una nota della Casa Bianca, ha chiesto il cessate il fuoco in Ucraina orientale per permettere a tecnici indipendenti di appurare quanto sia avvenuto.

“Non conosciamo ancora la dinamica dei fatti, ma sappiamo che quanto accaduto è frutto dell’escalation militare provocata dall’appoggio fornito dall’esercito della Russia ai miliziani pro-russi nell’est dell’Ucraina” riporta la nota di Obama, anch’egli democratico.

“Non ci sono dubbi che l’aereo è stato abbattuto” ha aggiunto il Vicepresidente USA, Joe Biden, mentre il Segretario di Stato USA, John Kerry -che come Biden, Clinton e Obama è anch’egli democratico- ha espresso profondo dolore per la morte di persone innocenti.

L’Occidente contesta, mentre la Merkel resta ancora cauta

Posizione dura è stata assunta anche dalla Gran Bretagna, il cui Primo Ministro, David Cameron, ha chiesto, ed ottenuto, la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per esaminare urgentemente la questione.

Critico anche il Capo del Governo australiano, Tony Abbott, che ha chiesto di assicurare alla giustizia i responsabili della morte delle vittime del velivolo, su cui viaggiavano molti cittadini dell’Australia.

A sua volta, il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato di non nutrire dubbi sul coinvolgimento dei miliziani pro-russi nell’abbattimento del velivolo malaysiano.

Molle, invece, come purtroppo da tradizione, la posizione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha invitato le parti a cessare il fuoco per permettere i lavori della Commissione Internazionale voluta da Obama.

Dal ‘Guardian’ le prove del coinvolgimento russo

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato che l’attentato all’aereo civile malaysiano è la prova tangibile dell’esistenza di una vera e propria guerra in Ucraina orientale. A sua volta, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha invitato la creazione di una Commissione Internazionale per appurare la verità sull’accaduto.

Appurare la verità sarà tuttavia difficile, dal momento in cui i miliziani pro-russi, dopo avere ammesso la loro responsabilità nell’abbattimento del velivolo malaysiano sui social network e tramite una telefonata intercettata dai Servizi Segreti Ucraini, hanno consegnato le scatole nere direttamente a Mosca, che sulla questione ha già una pozione chiaramente schierata.

Putin ha infatti addossato tutte le colpe dell’accaduto all’Ucraina, ventilando che ad avere abbattuto il velivolo malaysiano sia stato l’esercito ucraino, intenzionato invece a colpire il suo aereo privato di ritorno dal vertice BRIC in Brasile.

A smentire le accuse di Putin sono stati però esperti militari del Royal United Services Institutes che, come riportato dal Guardian, hanno confermato che l’aereo indonesiano ha potuto essere a statuto solamente dal sistema missilistico BUK, che ad oggi, nella regione, è posseduto solo dall’esercito russo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Difesa europea: Obama mantiene le promesse per l’Europa Centro-Orientale

Posted in USA by matteocazzulani on July 1, 2014

Il bilancio per la difesa proposto dall’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America prevede lo stanziamento di 1 Miliardo di Dollari per la European Reassurance Initiative, progetto per rafforzare la presenza militare USA in Europa e le strutture difensive dei Paesi UE maggiormente esposti a possibili aggressioni militari da parte della Russia di Putin. Riservati anche 5 miliardi di dollari per la lotta al terrorismo, mente 500 milioni è la quota preventivata per aiuti all’opposizione siriana

Pace e sicurezza, ma solo per un anno, sono le linee guida della proposta di bilancio che l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha inviato al Congresso per l’approvazione nel Budget definitivo per l’Anno Fiscale USA 2015.

Come riporta una nota della Casa Bianca, per le Operazioni di Contingenti Oltremare -OCO- saranno destinati 58,6 miliardi di Dollari, dei quali un miliardo sarà dedicato al progetto European Reassurance Iniziative per lo rafforzare la sicurezza degli alleati della NATO in Europa.

Nello specifico, la European Reassurance Initiative -per la quale 925 Milioni di Dollari saranno concessi dal Dipartimento della Difesa, mentre i rimanenti 75 Milioni di Dollari saranno a carico del Dipartimento di Stato- prevede il rafforzamento della presenza militare statunitense in Europa, l’incremento delle esercitazioni per innalzare la capacità difensiva degli alleati europei della NATO, anche per mezzo della concessione di nuove attrezzature militari statunitensi.

La European Reassurance Initiative, presentata da Obama durante la sua visita a Varsavia, lo scorso Giugno, è necessaria a garantire la sicurezza militare sopratutto di quei Paesi dell’Unione Europea, come Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia e Romania, che dinnanzi all’aggressione militare della Russia all’Ucraina, e all’assenza di una forte presa di posizione dell’UE nei confronti di Mosca, hanno chiesto un maggiore impegno della NATO per rafforzare le strutture difensive in caso di attacco da parte dell’esercito russo.

Tra le altre voci del budget della Difesa USA rientra il rimpatrio dei soldati statunitensi dall’Afghanistan: una promessa fatta da Obama già dai tempi della sua prima elezione a Presidente nel 2008, che nel bilancio 2015 rappresenta il capitolo più oneroso tra le spese difensive proposte dalla Casa Bianca.

Il bilancio della Difesa proposto dall’Ammimistrazione Obama prevede poi uscite pari a 5 Miliardi di Dollari per la Lotta al Terrorismo, in particolare per l’addestramento dei reparti militari dei Paesi alleati.

Infine, 500 Milioni di Dollari sono stati proposti per misure di aiuti riservati all’opposizione siriana che, così, è stata scavalcata dall’Europa tra le priorità che l’Amministrazione Obama ha posto per l’Anno Fiscale 2015.

La proposta di bilancio, la più bassa dal 2003, deve però ancora essere confermata dal Congresso, in cui cui i democratici, a cui appartiene il Presidente Obama, controllano solo il Senato, mentre presso la Camera dei Rappresentanti la maggioranza è detenuta dai repubblicani.

Per via della sua morigeratezza, è molto probabile che la proposta di bilancio della Casa Bianca, che sarà appoggiata dai liberal, dovrà essere mediata e modificata in base alle richieste dei conservatori, che, tradizionalmente, richiedono sempre un maggiore impegno da parte dell’Amministrazione Presidenziale per la difesa.

Con la proposta di bilancio Obama ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale e, sopratutto, ha mantenuto gli impegni presi con i partner europei per garantire la sicurezza degli alleati NATO dell’UE e per prevenire possibili ulteriori aggressioni militari in Europa da parte della Russia.

Gli USA sono più europeisti di Austria e Bulgaria

Nella proposta di Bilancio è sancito, però, che la European Reassurance Initiative ha carattere eccezionale, e, quindi, difficilmente sarà riproposta anche per l’Anno Fiscale successivo: una posizione che potrebbe non aiutare a presentare l’aiuto USA all’Europa Centro-Orientale come reale e determinato, sopratutto agli occhi del Presidente russo, Vladimir Putin.

Tuttavia, la decisione di assumere un impegno difensivo di un solo anno non è da considerare un disimpegno degli USA dall’Europa, bensì come un invito, molto chiaro, che l’Amministrazione Obama intende rivolgere all’UE affinché l’Europa si possa finalmente dotare di una comune politica estera, ed anche energetica.

La manovra di Obama è anche dettata dalla volontà di evitare il ripresentarsi dei comportamenti di Austria e Bulgaria, che pur di realizzare i propri interessi bilaterali con la Russia -come la costruzione del gasdotto Southstream- hanno infranto le sanzioni che USA e UE hanno imposto a Mosca per avere violato l’integrità territoriale ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ELEZIONI AMMINISTRATIVE USA: VINCE OBAMA, PERDE IL TEA PARTY

Posted in USA by matteocazzulani on November 6, 2013

Il progressista Bill De Blasio vince a New York con un programma basato su equità e cambiamento delle politiche dure del Sindaco uscente Mike Bloomberg. In Virginia, vince McAuliffe, sostenuto dal Presidente USA e dalla probabile candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton, sul conservatore Ken Cuccinelli.

Un vento nuovo che tira dal fronte liberal-progressista, ha condizionato le elezioni amministrative statunitensi di martedì, 5 Novembre, in cui i democratici del Presidente, Barack Obama, hanno riportato importanti vittorie. Il più importante dei risultati, almeno per gli italiani, è l’elezione a Sindaco di New York di Bill De Blasio, democratico dell’ala liberal -la più spostata a sinistra- che, con il 73% dei consensi, ha surclassato il repubblicano Joe Lhota, fermo sl 23% e supportato dall’establishment conservatore dell’ex-Primo Cittadino della Grande Mela, Rudolph Giuliani.

De Blasio ha promesso il cambiamento delle politiche rigide, sopratutto in ambito poliziesco, attuate dal Sindaco uscente Michael Bloomberg -un conservatore poi passato tra gli indipendenti- ed ha supportato l’approvazione di misure di equità per limitare le disparità sociali tra i più agiati e i meno abbienti.

Il Nuovo Progressismo -come è stato definito dal Washington Post- di De Blasio va di pari passo con l’importante vittoria in Virginia del candidato democratico Terry McAuliffe sul repubblicano di orientamento social-conservatore Ken Cuccinelli.

La vittoria di McAuliffe in uno stato fortemente polarizzato politicamente, e che è stato duramente colpito dallo Shut Down -la chiusura forzata degli uffici pubblici per via della mancata approvazione del budget dopo un ostruzionismo dei repubblicani alla camera- è una vittoria del Presidente Obama e della possibile candidata democratica alle prossime Elezioni Presidenziali, Hillary Clinton, che hanno partecipato attivamente alla campagna del neo-eletto Governatore.

Il buon risultato dei democratici in Virginia è leggibile anche come un crollo del Tea Party: l’ala più oltranzista dei repubblicani che sostiene il taglio totale delle tasse che, secondo eminenti sondaggi, è stata ritenuta dagli elettori responsabile dello Shut Down.

Del resto, lo stesso Cuccinelli è stato sostenuto da esponenti dello stato maggiore del Tea Party, come il Senatore Ted Cruz -uno dei più acerrimi avversari della riforma sanitaria del Presidente Obama- e il Governatore della Lousiana, Bobby Jindal.

Christie trionfa in New Jersey

Importante per gli scenari federali è anche la vittoria in New Jersey del repubblicano Chris Christie, Governatore uscente che, con il 60,5% dei consensi, ha vinto sulla democratica Barbara Buono, ferma al 38% dei voti.

Ritenuto un repubblicano moderato, Christie è stato abile a catalizzare un consenso bipartisan di conservatori e progressisti, grazie sopratutto ai suoi buoni rapporto con il Presidente Obama, con cui ha cooperato nella gestione dell’emergenza ambientale dovuta all’uragano Sandy.

Secondo diversi esperti, la vicinanza di Christie ad Obama ha contribuito alla sconfitta del candidato repubblicano Mitt Romney nelle Elezioni Presidenziali del 2012, ed ha permesso a molti democratici di apprezzare le capacita politiche del Governatore del New Jersey.

Proprio le elezioni presidenziali sono l’obiettivo che, come dichiarato a più riprese, Christie si è posto, pronto alle primarie repubblicane per ottenere la possibilità di correre per la Casa Bianca contro la democratica Hillary Clinton.

Una vittoria per i democratici

Il risultato elettorale, seppur legato a dinamiche locali, dimostra che l’elettorato USA ha riposto fiducia nel campo democratico, sopratutto nel Presidente Obama.

Nel contempo, i cittadini statunitensi hanno espresso contrarietà nei confronti delle politiche conservatrici, che, per due settimane lo scorso Ottobre, hanno provocato una paralisi dello Stato.

Nell’Election Day, importanti votazioni hanno visto la legalizzazione della cannabis in Colorado e la legalizzazione dei matrimoni omosessuali in Illinois.

Matteo Cazzulani

SIRIA: OBAMA HA INVIATO AL CONGRESSO LA MOZIONE

Posted in USA by matteocazzulani on September 2, 2013

Il Presidente statunitense richiede il sostegno del Congresso per impedire il proliferare di armi chimiche e batteriologiche e tutelare gli USA e i suoi alleati. Senato e Camera dei Rappresentanti favorevoli, ma determinati a porre emendamenti

I vertici dicono un sì convinto, mentre la base è più cauta. Nella giornata di Domenica, Primo di Settembre, il Presidente USA, Barack Obama, ha inviato al Congresso il testo della mozione per avviare in Siria un’azione militare mirata a punire il dittatore siriano, Bashar Al Assad, per l’uso delle armi chimiche.

Come riporta il testo emanato dalla Casa Bianca, il Presidente Obama richiede al Congresso di supportare l’azione militare per garantire l’arresto della proliferazione di armamenti non-convenzionali, e per tutelare gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati da possibili attacchi chimici e batteriologici.

La mozione specifica che l’azione militare avrà come obiettivo la distruzione, l’indebolimento e il disincentivo all’uso di armi chimiche nei confronti della Siria e di altre dittature del pianeta che fossero in possesso di tali armamenti.

“Auspichiamo che la situazione della Siria si possa risolvere con un intervento diplomatico, e per questo invitiamo tutte le parti coinvolte a prendere parte al più presto a consultazioni -riporta il testo della mozione- Un’iniziativa unificata e decisa del braccio legislativo statunitense mostrerà la volontà degli USA di risolvere la situazione”.

La mozione della Casa Bianca, che, come richiesto dal Presidente Obama, dovrà essere approvata dal Congresso affinché le operazioni militari in Siria prendano il via, segue le dichiarazioni del Segretario di Stato USA, John Kerry, che, sulla base di studi specifici, ha confermato l’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione civile da parte del regime di Assad.

Sostegno alla mozione è stato espresso dai Capigruppo al Senato e alla Camera dei Rappresentanti dei democratici -la medesima fazione del Presidente Obama- Harry Reid e Nancy Pelosi, mentre il senatore repubblicano John McCain ha invitato la Casa Bianca a non circoscrivere l’azione militare ad un solo intervento punitivo.

Meno entusiasta, ma sempre a sostegno delle misure punitive al regime siriano, sono state la reazioni di altri senatori e deputati, che, dopo avere preso visione della mozione, hanno previsto una serie di emendamenti.

“Siamo dinnanzi ad un testo che, così com’è, sarà sicuramente emendato”ha dichiarato, come riportato dall’autorevole UPI il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Patrick Leahy, mentre il senatore repubblicano, Pat Roberts, ha rivelato l’intenzione da parte della Casa Bianca di presentare nei prossimi giorni un nuovo testo.

Il deputato della Camera dei Rappresentanti Chris Van Hollen, un democratico, ha promesso emendamenti per evitare che i soldati americani siano impegnati in operazioni di terra. “Nella Camera prevalgono tendenze isolazioniste che mettono a serio repentaglio l’approvazione della mozione” ha dichiarato il Rappresentante repubblicano Peter King.

Francia, Turchia e Qatar presenti, Gran Bretagna, Germania e Polonia assenti

Oltre che sul piano politico interno, l’azione punitiva nei confronti del regime siriano ha anche visto un mutamento degli equilibri geopolitici, con la Francia che, grazie al supporto incondizionato alle operazioni militari da parte del Presidente francese, Francois Hollande, è ora il più stretto alleato USA in Europa.

Dopo un voto contrario della Camera dei Comuni, la Gran Bretagna ha rinunciato a prendere parte all’operazione punitiva se essa non sarà condotta sotto l’egida ONU, mentre Germania e Polonia -Paesi tradizionalmente sostenitori delle operazioni militari USA in sostegno dei diritti umani nel Mondo- si sono dette non interessate a prendere parte alla missione.

Favorevole all’azione USA contro la Siria sono invece Turchia e Qatar che, come consigliato dall’ex-consigliere per la politica estera del Presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, potrebbero essere coinvolte per colmare l’assenza degli europei.

Matteo Cazzulani