LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Balcerowicz e Mikloš i nuovi “acquisti stranieri” del Governo ucraino

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 24, 2016

Il Presidente Petro Poroshenko, nomina l’autore della “Terapia shock” polacca e il riformatore dell’economia slovacca esperti nel nuovo Esecutivo. L’alta caratura dei due riformatori potrebbe incontrare l’opposizione degli oligarchi che già hanno portato alle dimissioni della precedente coppia di riformatori “stranieri” nel Governo, Natalie Yaresko e Aivardas Abromavičius 



Varsavia – Una campagna acquisti di spessore per un Paese che cerca di mantenere alta la fiducia dell’Occidente dopo gli ennesimi casi di instabilità politica. Questa è la motivazione che ha portato il Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, a nominare nell’apparato del Governo l’ex-Vicepremier polacco, Leszek Balcerowicz, e l’ex-Vicepremier slovacco, Ivan Mikloš.

A seguito della decisione, ufficializzata nella giornata di venerdì, 22 Aprile, Balcerowicz è stato nominato rappresentante del Presidente Poroshenko presso il Governo e co-Presidente, assieme a Mikloš, di un pool di esperti incaricati di consigliare il nuovo Premier, Volodymyr Hroysman, su questioni di carattere economico.

Nello specifico, Balcerowicz avrà il compito di attrarre gli investitori stranieri in Ucraina e rappresentare il Governo ucraino nelle trattative con gli Attori della finanza internazionale. Mikloš, da parte sua, dovrà monitorare le riforme approvate dal Governo in ambito economico e superare gli eventuali problemi ad esse legate.

Sulla carta, la scelta di Poroshenko di nominare due personalità di spicco della politica dell’Europa Centro-Orientale è molto opportuna. Balcerowicz, Vicepremier nel Governo di Tadeusz Mazowiecki, è l’autore della riforma economica, altrimenti nota come “Terapia shock”, che ha trasformato la Polonia da Paese del blocco sovietico a moderna economia di mercato. Mikloš, Vicepremier nel Governo di Iveta Radičova, ha portato la Slovacchia tra i primi 32 Paesi al Mondo in materia di libertà di impresa.

Sul piano politico, la scelta di Poroshenko di nominare Balcerowicz e Mikloš rappresenta un tentativo di mantenere la fiducia dei creditori internazionali, decisamente decrementata dopo le dimissioni del precedente Governo retto da Arseniy Yatsenyuk. In esso sedevano infatti riformatori di fama internazionale costretti alle dimissioni per via dell’impossibilità di realizzare riforme atte a contrastare la corruzione e l’influenza degli oligarchi nella politica.

Natalie Yaresko, cittadina statunitense che ha rinunciato alla cittadinanza USA per accettare la nomina a Ministro delle Finanze nel Governo Yatsenyuk propostale da Poroshenko, ha saputo stringere un rapporto di stretta collaborazione, e sopratutto di fiducia, con il Fondo Monetario Internazionale.

Aivaras Abromavičius, economista lituano di formazione occidentale che a sua volta ha rinunciato alla cittadinanza lituana per accettare l’invito di Poroshenko a diventare Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Yatsenyuk, ha rassegnato le dimissioni per via dell’opposizione in seno all’Amministrazione Presidenziale al suo progetto liberalizzazione dell’economia ucraina.

Nello specifico, Abromavičius, che ha anche denunciato casi di raccomandazioni non degni di una moderna democrazia occidentale, ha proposto la “Ghigliottina”: misura che prevedeva la liberalizzazione di tutte le industrie statali nelle quali la presenza degli oligarchi è molto forte e, nel contempo, la creazione di una Autorità Anti-Corruzione per garantire un business libero e trasparente.

Considerato i precedenti di Yaresko e Abromavičius -che Poroshenko ben avrebbe fatto a reinserire nella compagine di Governo- il ruolo riformatore di Balcerowicz e Mikloš appare quantomai difficile. 

D’altro canto, Poroshenko ha comunque dimostrato di essere fedele ad una tradizione, quella della partecipazione di riformatori “stranieri” nel Governo ucraino, da lui stesso inaugurata per apportare quella ventata di modernità di cui l’Ucraina ha bisogno per abbandonare una volta per tutte il suo passato sovietico e intraprendere un cammino certo verso l’integrazione nella Comunità Euro atlantica.


Yulia Tymoshenko sempre prima nei sondaggi

Del resto, Poroshenko necessita come l’aria di migliorare il proprio consenso, dopo che un recente sondaggio, elaborato dall’autorevole agenzia Raiting, ha certificato un crollo dei consensi della sua forza politica, il Blocco Poroshenko.

Secondo il sondaggio, a beneficiare della maggior parte del sostegno degli ucraini sono le forze dell’Opposizione Democratica al Governo Hroysman, ossia il Partito Batkivshchyna dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, Samopomich del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, e il Movimento per la Pulizia del Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili.

Queste forze politiche fanno della lotta alla corruzione e alle oligarchie la loro bandiera politica, ed hanno beneficiato del fatto che il Governo Hroysman è stato varato sulla base di un’alleanza tra il Blocco Poroshenko e deputati vicini agli oligarchi Serhiy Liovochkyn e Ihor Kolomoisky.

Secondo il sondaggio, anche il Blocco dell’Opposizione, forza politica composta da oligarchi sponsor del regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, aumenterebbe il suo consenso, classificandosi al secondo posto dietro a Batkivshchyna e davanti a Movimento Saakashvili e Samopomich.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Tymoshenko e Saakashvili incalzano Poroshenko su rimpasto e magistratura

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2016

Il Blocco del Presidente non riesce a convincere il Partito della carismatica ex-Premier ad appoggiare il Governo Hroysman. Il Governatore della Regione di Odessa critica l’influenza degli oligarchi nella politica del Paese



Varsavia – Senza Governo, senza Procuratore Generale. Così appare oggi l’Ucraina, dopo che, nella giornata di martedì, 29 Marzo, le forze politiche del campo filo europeo non hanno raggiunto l’accordo per formare la nuova coalizione di maggioranza in appoggio ad un nuovo Esecutivo.

Nonostante la quadra sembrasse essere stata raggiunta sulla candidatura a Premier dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Hroysman, a sostenere il varo del nuovo Governo sono rimasti solo i due gruppi principali della Rada, il Blocco del Presidente, Petro Poroshenko, e il Fronte Popolare dell’attuale Premier, Arseniy Yatsenyuk.

Apparentemente indeciso sul da farsi è il partito Batkivshchyna, la cui leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko, ha posto come condizione sine qua non all’appoggio a Hroysman l’approvazione di 18 progetti di legge inerenti alla difesa dell’agricoltura, all’introduzione di tariffe calmierate per i ceti più poveri della popolazione e alla lotta alla corruzione.

Più che la qualità dei progetti di legge l’impasse nelle trattative ha riguardato la tempistica, con il Blocco Poroshenko favorevole ad approvare i progetti di legge di Batkivshchyna solo dopo il varo del nuovo Esecutivo e la Tymoshenko ferma sulla necessità di votare le sue proposte prima del voto di fiducia al nuovo Governo.

Senza il supporto di Batkivshchyna, il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare, che ha accusato la Tymoshenko di ricattare la maggioranza, non hanno i numeri necessari per approvare il rimpasto di Governo, necessario dopo che l’attuale Esecutivo ha riscosso un indice di gradimento tanto basso da non avere precedenti nella storia del Paese.

Da parte sua, la Tymoshenko ha a favore due fattori. Il primo, l’assenza nella maggioranza di Samopomich e del Partito Radicale di Oleh Lyashko, che hanno dichiarato di non intendere appoggiare il Governo Hroysman. 

In secondo luogo, la Tymoshenko ha dalla sua i sondaggi che la danno favorita sia in caso di Elezioni Parlamentari, che di Elezioni Presidenziali: un risultato ottenuto grazie ad una proposta politica basata sulla lotta alle oligarchie.

Più che alla Tymoshenko, la responsabilità della crisi è da addossare al Fronte Popolare, che poco ha fatto per contrastare la corruzione, tradendo le enormi aspettative che gli ucraini hanno riposto nel Governo Yatsenyuk dopo la deposizione del regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych.

Responsabile per la crisi è anche il Presidente Poroshenko, che non ha saputo prendere le distanze dall’abbraccio soffocante degli oligarchi, la cui influenza sul mondo politico è rimasta invariata, se non addirittura aumentata rispetto all’epoca della dittatura di Yanukovych.

A riprova del connubio tra Poroshenko, Yatsenyuk e gli oligarchi vi sono due fattori. In primis, il supporto che i parlamentari vicini agli oligarchi Rinat Akhmetov e Serhiy Liovochkyn, ex-sponsor del regime di Yanukovych hanno dato al Governo Yatsenyuk per mantenere la fiducia.

In secondo luogo, a gettare dubbi sulla trasparenza di Poroshenko e Yatsenyuk è la vicenda legata al Procuratore Generale, Viktor Shokin, che, prima di essere sollevato dall’incarico da un voto del parlamento, sempre nella giornata di martedì, 29 Marzo, ha dimissionato il suo Vice, Davit Sakvarelidze.

Sakvarelidze ha condotto una lotta contro la corruzione che Shokin ha più volte cercato di contrastare per evitare di creare complicazione a deputati del Blocco Poroshenko finiti nel mirino del Vice Procuratore per affari di corruzione.

Dal canto suo, Shokin, senza una decisa condanna da parte di Poroshenko, ha anche avviato una serie di provvedimenti dalla dubbia regolarità, come la richiesta di aprire un’indagine sui movimenti finanziari dell’Ambasciatore degli Stati Uniti a Kyiv, Geoffrey Pyatt.


Si rafforza il movimento anti corruzione

Come sottolineato dal Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, risulta chiaro che il siluramento di Sakvarelidze sia di matrice politica, dal momento in cui esso è avvenuto a poche ore da una richiesta ufficiale in merito al dimissionamento del Vice Procuratore inviata a Shokin da parte di Serhiy Kivalov: esponente del Blocco Poroshenko, già mentore del regime di Yanukovych.

Saakashvili, ex-Presidente della Georgia e animatore del Movimento per la Pulizia contro la corruzione, ha invitato il Presidente Poroshenko a prendere le distanze dall’accaduto, ed ha criticato l’influenza di esponenti collusi con le oligarchie e con il regime di Yanukovych nella politica ucraina.

Da parte sua, Sakvarelidze ha dichiarato di volersi dedicare all’attività pubblica. Con tutta probabilità, egli entrerà a far parte del Movimento di Saakashvili, così come già ha fatto l’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Aivardas Abromavičius.

Economista lituano di formazione statunitense chiamato da Poroshenko per riformare il Paese, Abromavičius ha rinunciato all’incarico ministeriale dopo avere denunciato pubblicamente l’Amministrazione Presidenziale e l’entourage del Premier di corruzione e nepotismo.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Hroysman e Yaresko in corsa per il premierato

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 23, 2016

Lo Speaker del Parlamento, sostenuto dal Presidente Poroshenko e dal Premier Yatsenyuk, dato in testa rispetto all’attuale Ministro delle Finanze. Cresce l’opposizione del fronte anti-corruzione ed anti-oligarchi



Varsavia – Un garante dello status quo molto politico ed un “tecnico” pronto ad escludere i politici dall’Esecutivo in un periodo di crisi. Questi sono gli identikit dei candidati Premier in Ucraina, corrispondenti rispettivamente allo Speaker del Parlamento, Volodymyr Hroysman, e al Ministro delle Finanze, Natalie Yaresko.

L’ipotesi di un Governo Hroysman è, ad oggi, la più accreditata, forte del supporto del Gruppo dei Sette: il “cerchio magico” nel quale vengono prese le decisioni politiche più importanti al quale appartengono, tra gli altri, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, Oleksandr Turchynov, e il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Borys Lozhkin.

Secondo l’accordo, il nuovo Governo godrebbe dell’appoggio delle due principali forze presenti in Parlamento: il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare di Yatsenyuk. Esso sarebbe strutturato ad hoc per mantenere gli equilibri di potere che, finora, sono gestiti per intero dal Presidente e dal Premier.

Nello specifico, nel Governo Hroysman -esponente del Blocco Poroshenko di cui il Presidente si è avvalso per controllare la situazione in Parlamento- resterebbero personalità importanti del Fronte Popolare, come il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, e il Ministro della Giustizia, Pavlo Petrenko, mentre il posto vacante di Speaker del Parlamento sarebbe ricoperto dall’attuale Vice Speaker, Andriy Parubiy, anch’egli esponente del Partito del Premier Yatsenyuk.

A rappresentare una sorpresa sarebbe, invece, la nomina alle Finanze di Nina Yuzhanina, esponente del Blocco Poroshenko nota per le sue posizioni totalmente opposte a quelle della Yaresko in ambito economico.

Importante, nel Govermo Hroysman, sarebbe anche la nomina di stranieri, come il primo Ministro dell’Economia della Polonia libera, Leszek Balcerowicz, e l’ex-Ministro delle Finanze slovacco, Ivan Mikloš.

Di differente filosofia è, invece, il Governo proposto dalla Yaresko, che, nella giornata di mercoledì, 23 Marzo, ha ribadito la sua intenzione di candidarsi alla guida di un Esecutivo formato unicamente da tecnici, senza quote di Partito.

A favorire la nomina della Yaresko sarebbero i creditori internazionali, che vedono nell’attuale Ministro delle Finanze -cittadino statunitense che ha preso la cittadinanza ucraina per ricoprire l’incarico ministeriale- un interlocutore serio ed affidabile.

Per questa ragione, l’ipotesi della Yaresko Premier ha riscosso il sostegno di Aivaras Abromavičius, l’ex-Ministro dello Sviluppo Economico -economista lituano che, come la Yaresko, è stato chiamato dal Presidente Poroshenko per riformare il Paese- le cui dimissioni hanno de facto avviato la crisi del Governo Yatsenyuk.

Per quanto riguarda l’attuale Premier, accusato di corruzione e di mancata attività nel riformare il Paese, come testimonia il basso rating di gradimento, si vocifera una sua nomina alla guida della Banca Nazionale ucraina, oppure, ipotesi più accreditata, a capo della Corte Costituzionale.

D’altro canto, il Governo Hroysman riproporrebbe la medesima ricetta politica che, ad oggi, vede Poroshenko e Yatsenyuk governare con il sostegno implicito degli oligarchi dell’est del Paese, alcuni dei quali, come Rinat Akhmetov e Serhiy Liovochkyn, ex-sponsor del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Contro a questa ipotesi si sono schierati i parlamentari del Blocco Poroshenko appartenenti alla corrente anti-corruzione, che, da tempo, assieme ad Abromavicius ruotano attorno alla figura carismatica del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili.

Saakashvili, ex-Presidente della Georgia, ha fondato il Movimento Per la Pulizia che, in nome della lotta alla corruzione e di una dura critica nei confronti dell’Esecutivo di Yatsenyuk, gode di un crescente sostegno tra la popolazione.

Posizione simile a quella del Movimento di Saakashvili è stata espressa dal Partito Samopomich, il cui leader, il Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, ha rifiutato la nomina a Premier che il Presidente Poroshenko gli ha proposto per formare un esecutivo politico retto dalla medesima coalizione di Partiti filo europei che ha sostenuto il Governo Yatsenyuk.

Altra forza che si oppone al sistema di connubio con le oligarchie è Batkivshchyna, il Partito dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, anch’esso, come Samopomich, fuoriuscito dalla coalizione di Governo in segno di protesta contro la corruzione.

Come dichiarato dalla stessa Tymoshenko, leader del dissenso democratico durante il regime di Yanukovych, Batkivshchyna attende la decisione in merito al nuovo Premier da parte del Blocco Poorshenko e del Fronte Nazionale, che, in quanto principali forze del Parlamento, hanno la responsabilità di tale scelta.


Yulia Tymoshenko prima nei sondaggi

La strategia attendista della Tymoshenko può essere vincente sopratutto se si considerano i recenti sondaggi dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, secondo i quali la maggioranza degli ucraini vorrebbe proprio Yulia Tymoshenko come nuovo Premier, seguita, nelle preferenze, da Saakashvili.

Oltre al ranking di Premier, Yulia Tymoshenko guida anche la classifica di gradimento come nuovo Presidente, superando l’attuale Capo dello Stato con il 20% contro il 17%.

Infine, il Partito della Tymoshenko, Batkivshchyna, risulta primo nel ranking delle preferenze degli elettori ucraini con il 18%, seguito dal Blocco di Opposizione di Akhmetov e Liovochkyn con il 13%, e dal Blocco Poroshenko con l’11%, a testimonianza del calo di consensi della compagine di Governo.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Guerra del Gas: Russia e Turchia ancora divise sul Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 21, 2016

Il monopolista statale russo del gas Gazprom cerca di riattivare il gasdotto per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle risorse energetiche russe. Mentre Grecia e Bulgaria guardano a Mosca, Georgia e Ucraina sono più interessate all’intesa di Ankara con l’Azerbaijan



Varsavia – La quiete prima e dopo la tempesta sembra trasparire dalla richiesta del monopolista statale russo del gas, Gazprom, di riallacciare i rapporti con la Turchia per avviare la realizzazione del Turkish Stream: gasdotto che la Russia ha progettato per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas di Mosca. 

Nella giornata di venerdì, 18 Marzo, Gazprom, come riportato dall’agenzia RIA Novosti, ha posto la ripresa delle relazioni tra Russia e Turchia come condizione essenziale per riattivare il Turkish Stream che, secondo i progetti, dovrebbe veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo a quello turco -e successivamente alla Grecia- attraverso il fondale del Mar Nero.

Come ricordato da Gazprom, il Turkish Stream rappresenta la riedizione del Southstream. Questo gasdotto, progettato sempre dal monopolista russo per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca inviando 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria, è stato congelato dalla Commissione Europea perché non conforme al Terzo Pacchetto Energetico UE.

Oltre allo stop da parte della Commissione Europea, che ha già dichiarato che anche il Turkish Stream deve osservare il Pacchetto anti-monopolio che regola il mercato UE dell’energia, Gazprom ha incassato una risposta tiepida da parte della Turchia in merito al progetto.

Prima di essere congelato dalla Russia in seguito all’abbattimento del velivolo militare russo sconfinato in territorio turco durante le operazioni belliche in Siria lo scorso 24 Novembre, Ankara ha dato il nulla osta solamente alla costruzione di un tratto del Turkish Stream, e non due come, invece, richiesto da Gazprom.

A motivare l’opposizione della Turchia al Turkish Stream è, in primo luogo, la volontà di Ankara di non incrementare la dipendenza energetica da un paese, la Russia, che in seguito all’annessione della Crimea ha messo a repentaglio gli interessi turchi nello scacchiere del Mar Nero.

In secondo luogo, alla Turchia risulta più conveniente investire nella partnership energetica con l’Azerbaijan finalizzata alla realizzazione di progetti energetici miranti anche alla diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea. 

Come dichiarato in una nota dal Ministero dell’Energia turco, Ankara ha espresso la volontà di accelerare i lavori per la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- un’infrastruttura, compartecipata dal colosso nazionale azero SOCAR e dalla compagnia turca Botas, concepita per veicolare un massimale di 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan all’Unione Europea attraverso la Turchia.

La TANAP sarà collegata al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura deputata al trasporto del gas azero dalla Turchia all’Italia attraverso Grecia ed Albania. La TAP è stata inserita dalla Commissione Europea, assieme a una serie di rigassificatori in Polonia, Lituania, Estonia, Germania, Croazia e Finlandia, tra i progetti di interesse strategico dell’UE.


Dal punto di vista turco, la partnership con l’Azerbaijan mediante la TANAP rappresenta un punto di forza per potere creare un’intesa energetica composta da Paesi la cui sicurezza energetica è messa a serio repentaglio dalla condotta di Gazprom nel Mondo ex-sovietico, come Georgia ed Ucraina.

Nei confronti di Georgia e Ucraina, Gazprom infatti ha applicato incrementi di tariffario sistematici ogni qual volta a Tbilisi e Kyiv veniva insediato un Governo filo-Europeo: così, ad esempio, è avvenuto nel 2006 nei confronti dell’Amministrazione del Presidente georgiano Mikheil Saakashvili e nel 2009 nei confronti dell’Esecutivo ucraino di Yulia Tymoshenko.

Non a caso, negli ultimi anni dell’Amministrazione Saakashvili la Georgia ha incrementato la cooperazione energetica con l’Azerbaijan, mentre, di recente, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha messo a disposizione il sistema infrastrutturale energetico ucraino per veicolare il gas dell’Azerbaijan in Unione Europea in caso di ostruzionismo da parte della Grecia.

Proprio la Grecia, secondo il punto di vista russo, rappresenta una pedina importante che può rovinare il progetto della Commissione Europea di diversificazione delle forniture di gas per il mercato UE.


L’Europa resiste a Gazprom

La Grecia, il cui Premier, Alexis Tsipras, intrattiene un rapporto di stretta alleanza con Mosca, sostiene sia la TAP che il Turkish Stream e, assieme alla Bulgaria -altro Paese dell’UE che sostiene sia il Gasdotto Trans Adriatico che quello turco- è uno dei Paesi più inclini a rafforzare la cooperazione energetica con la Russia.

Così, Atene e Sofia sono due alleati dei quali Mosca potrebbe avvalersi per rompere il sodalizio energetico tra Unione Europea e Turchia e mantenere una posizione di egemonia nel mercato energetico UE.

Per ora, a frenare il progetto della Russia resta tuttavia la posizione ferma del Vicepresidente della Commissione Europea, Maroš Ševčovič.

Come riportato dall’agenzia Trend, Ševčovič, che presso la Commissione Europea ha la delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea, nalla giornata di venerdì, 18 Marzo, ha sottolineato come TANAP e TAP siano progetti moderni dei quali l’Europa ha bisogno per garantire sia la proroga sicurezza energetica che quella nazionale. 

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Guerra del Gas Ucraina-Russia: l’Europa media

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 6, 2016

Il Vice Presidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, si è detto pronto a mediare la disputa tra la compagnia energetica statale ucraina Naftohaz e il monopolista statale russo del gas Gazprom. La querelle originata dalla decisione di Kyiv di rinunciare alle importazioni di gas da Mosca a seguito dell’annessione della Crimea e dell’occupazione del Donbas



Varsavia – Mediare è quasi sempre positivo, sempre che non i tratti di un equilibrismo fine a sé stesso destinato a mettere a repentaglio la sicurezza energetica europea. Nella giornata di martedì, Primo Marzo, durante il VII Forum Energetico Ucraino, organizzato a Kyiv dall’Instituto Adam Smith, il Vicepresidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, ha dichiarato che l’Unione Europea è pronta ricoprire il ruolo di mediatore nella disputa tra la compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz e il monopolista statale russo del gas Gazprom.

La contesa, che verrà analizzata presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, è originata dalla richiesta di Gazprom di un risarcimento di 30 Miliardi di Dollari per il mancato pagamento da parte di Naftohaz del contratto che le parti hanno firmato per le forniture di gas dalla Russia all’Ucraina.

Nello specifico, a partire dal 2016 Naftohaz ha bloccato l’importazione del gas di Gazprom in seguito alla decisione del Governo ucraino di rinunciare totalmente alle importazioni di energia dalla Russia come reazione all’annessione russa della Crimea e all’occupazione del Donbas.

Come pronta risposta alla decisione del Governo ucraino, Gazprom ha messo in discussione la possibilità di continuare ad esportare gas in Unione Europea, accusando l’Ucraina di non essere un partner affidabile per il transito di risorse energetiche tra Russia e UE.

Da parte sua, l’Ucraina ha garantito il transito del gas russo diretto in Unione Europea attraverso il suo Sistema Infrastrutturale Energetico: una rete capillare di gasdotti attraverso i quali Gazprom, da sempre, esporta circa l’80% del gas riservato al mercato UE.


Tra Ucraina e Russia, il gas è sempre stato uno strumento di contesa economico-politica. Da un lato, Mosca si è avvalsa della dipendenza degli ucraini dalle risorse energetiche russe per destabilizzare i Governi filo europei a Kyiv tagliando sistematicamente le forniture di oro blu. 

Così avvenne nel 2006 e nel 2009, quando l’Amministrazione Presidenziale di Viktor Yushchenko e i Governi “arancioni” di Yulia Tymoshenko decisero di intraprendere il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa.

Dall’altro, Kyiv si è avvalsa dei Diritti di transito del gas russo verso l’Unione Europea per ottenere da Gazprom un tariffario scontato: una posizione di forza che, tuttavia, l’Ucraina ha perso nel 2009. 

Allora, il Governo Tymoshenko fu costretto ad accettare un tariffario stellare a causa dell’inserimento nelle trattative per il rinnovo dei contratti tra Naftohaz e Gazprom della RosUkrEnergo, compagnia energetica posseduta da oligarchi vicini all’ex-dittatore ucraino Viktor Yanukovych appoggiata politicamente dall’Amministrazione Yushchenko.

Oltre all’Ucraina, ad avere avuto problemi contrattuali con Gazprom sono stati anche Paesi membri dell’Unione Europea, come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, che hanno lamentato l’applicazione da parte del monopolista russo di tariffari “politici”, più cari rispetto alla media di mercato.

Nel contempo, Gazprom ha valorizzato i Paesi dell’Unione Europea occidentale -maggiormente favorevoli a mantenere strette relazioni con Mosca- concedendo sconti a compagnie francesi, tedesche e italiane in cambio del supporto di Berlino, Parigi e Roma alla realizzazione del Nordstream e del Southstream: gasdotti progettati per veicolare gas dalla Russia direttamente a Germania e Italia, bypassando i Paesi UE dell’Europa Centro Orientale.


Dinnanzi alla questione, la Commissione Europea ha reagito con fermezza aprendo una procedura di infrazione contro Gazprom per l’applicazione di tariffari politicamente motivati ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale. La Commissione Europea ha anche congelato la realizzazione del Southstream per via della sua non conformità al Terzo Pacchetto Energetico Europeo: legge UE che vieta il possesso congiunto di gasdotti e gas da parte di una sola compagnia.

Tuttavia, la Commissione Europea non ha saputo chiudere la partita del Nordstream -il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012- sul quale Gazprom ha avviato un progetto di potenziamento appoggiato da potentati economici tedeschi, francesi, belgi ed olandesi. 

Da un lato, per voce di Ševčovič, la Commissione Europea ha rigettato categoricamente il prolungamento del Nordstream, denunciando il progetto come contrario sia alla legge UE, che al piano di diversificazione delle forniture energetiche che l’Unione Europea ha avviato per diminuire la dipendenza dal gas russo importando oro blu dall’Azerbaijan e LNG da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America. 

La Commissione Europea, e il Vicepresidente Ševčovič nello specifico, ha anche fortemente contestato la volontà di Gazprom di dividere la solidarietà interna all’UE facendo leva sugli interessi dei singoli Paesi membri in materia di energia.

Dall’altro, singoli Paesi membri dell’Unione Europea, come Germania e Francia, non hanno nascosto il loro pieno sostegno al Nordstream malgrado l’incompatibilità con la legge UE. 

Il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, si è fatto portavoce di un fronte pro-Nordstream al quale appartengono molti parlamentari tedeschi, francesi e olandesi, nonché membri dell’Europarlamento fortemente influenzati dalla lobby energetica russa: una delle più attive a Strasburgo.

Considerati i precedenti tra Ucraina e Russia, e tra Russia ed Unione Europea, la disputa energetica tra Naftohaz e Gazprom si preannuncia, dunque, molto delicata.


L’importanza del Sistema Infrastrutturale Energetico ucraino

Dal punto di vista europeo, è auspicabile che la Commissione Europea assuma una posizione ferma e non-negoziabile in merito alla necessità di mantenere l’Ucraina come principale Paese di transito del gas russo nel mercato dell’Unione Europea.

Infatti, la realizzazione di gasdotti che uniscono la Russia a Paesi dell’Europa Occidentale mette a repentaglio la solidarietà interna UE in materia di energia e, più nello specifico, la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: progetto concepito dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per creare un mercato unico UE del gas. 

Inoltre, la realizzazione del Southstream e il prolungamento del Nordstream aumenterebbero la quantità di gas russo importato in Unione Europea, de facto contrastando la politica di diversificazione delle forniture che la Commissione Europea ha varato per garantire la libera concorrenza e, sopratutto, la sicurezza energetica dei Paesi UE.

Dall’altro, è importante che Ševčovič si ricordi che l’Ucraina rappresenta un Paese di transito affidabile e sicuro, grazie ad una rete di gasdotti capillare e in buono stato. 

Teoricamente, il blocco del flusso del gas russo verso l’Unione Europea attraverso l’Ucraina può verificarsi infatti solo in caso di 29 avarie contemporanee in altrettanti punti del sistema infrastrutturale energetico ucraino.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: economia e sondaggi al centro della crisi di Governo

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 25, 2016

Il Blocco del Presidente Petro Poroshenko e il Partito Samopomich del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, dati in testa da due sondaggi differenti. Cresce il consenso per l’ex-Premier Yulia Tymoshenko e il Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili. 



Varsavia – Che in Ucraina tiri aria da campagna elettorale è sempre più chiaro, sopratutto dopo che, nella giornata di martedì, 13 Febbraio, è andata in scena una querelle legata alla diffusione di due sondaggi, tra essi contrastanti, in merito alle preferenze elettorali degli elettori ucraini.

Le due rilevazioni, effettuate rispettivamente dal Centro Internazionale di Sociologia di Kyiv -KMIS- e dal Centro Gorshenin, riportano infatti due differenti Partiti in testa al ranking di gradimento degli ucraini: il Blocco del Presidente Poroshenko secondo il KMIS, il Partito Samopomich, guidato dal Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, secondo il Centro Gorshenin.

Nello specifico, la rilevazione del KMIS da il Blocco Poroshenko al 16%, seguito dal Partito Batkivshchyna dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko al 15%, dal Blocco dell’Opposizione -forza politica composta dagli sponsor del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych- con il 14%, e, infine, da Samopomich all’11%. 

Al contrario, il Centro Gorshenin quota Samopomich con il 13%, seguita dal Movimento Anti Corruzione del Governatore della Regione di Odessa Mikheil Saakashvili, appaiato al 12% con Batkivshchyna. A seguire, il Blocco dell’Opposizione è dato all’11%, il Partito Radicale al 10%, e, infine, il Blocco Poroshenko al 9%.

Seppur discordanti nel complesso, le due rilevazioni dimostrano alcuni dati condivisi, come la scomparsa del Parlamento del Fronte Popolare del Premier, Arseniy Yatsenyuk, la perdita di consenso del Blocco del Presidente Poroshenko e, infine, l’aumento delle persone intenzionate a votare per Batkivshchyna. 

Questi dati sono una diretta conseguenza della crisi di Governo in atto nel Paese dopo che Batkivshchyna e Samopomich hanno abbandonato la coalizione di maggioranza filo europea. Così, ad oggi la maggioranza è composta solamente da Blocco Poroshenko e Fronte Popolare: le principali forze politiche in Parlamento i cui seggi, tuttavia, non bastano a garantire la maggioranza all’Esecutivo Yatsenyuk.

In particolare, a provocare la fuoriuscita delle forze politiche di Tymoshenko e Sadoviy è stata la mancata votazione di una mozione di sfiducia al Governo,  inaspettatamente salvato dai voti della corrente filo-presidenziale del Blocco Poroshenko, del Fronte Popolare e dei deputati del Blocco dell’Opposizione vicini agli oligarchi Rinat Akhmetov e Serhiy Liovochkyn: i principali sponsor del regime di Yanukovych.

La convergenza dell’intesa Blocco Poroshenko-Fronte Popolare con il Blocco dell’Opposizione ha portato la Tymoshenko ad accusare Presidente e Premier di governare il Paese in piena continuità con gli schemi di corruzione di Yanukovych. Per questa ragione, la Tymoshenko ha richiesto a gran voce Elezioni Parlamentari Anticipate.

Da parte sua, Samopomich ha escluso la necessità di tornare al voto, proponendo la creazione di un Governo tecnico, composto da professionisti lontani da appartenenze partitiche e legami con gli oligarchi, incaricato di approvare le riforme necessarie affinché l’Ucraina possa rispettare gli standard dell’Unione Europea.

L’ipotesi del rimpasto di Governo è sostenuta anche dalla corrente anticorruzione del Blocco Poroshenko che, per voce del giornalista Mustafà Nayem, ha chiesto la nomina di un nuovo Premier come, ad esempio, Saakashvili. Il Governatore della Regione di Odessa, ex-Presidente della Georgia, a sua volta ha descritto il salvataggio del Governo Yatsenyuk come un colpo di stato da parte degli oligarchi.

Accanto ai sondaggi, chiari appaiono anche i primi riposizionamenti delle forze politiche. Se, da un lato, Blocco Poroshenko e Fronte Popolare puntano al mantenimento in vita della coalizione di Governo cercando di ottenere il ritorno nella maggioranza dei radicali di Lyashko, dall’altro si sta organizzando una opposizione pro-Europea al Governo Yatsenyuk.

Infatti, Yulia Tymoshenko ha stretto un patto di alleanza con il Movimento Anti Corruzione di Valentyn Nalyvaychenko, mentre Samopomich sarebbe in trattativa per unire le forze con il Movimento Anti Corruzione di Saakashvili, sprovvisto, ad oggi di una base politica.

Dal canto suo, il Movimento di Saakashvili si appresta, con tutta probabilità, ad accogliere gli esponenti della corrente anticorruzione interna al Blocco Poroshenko, nonché personalità di spicco come l’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Aivaras Abromavičius: economista lituano, chiamato da Poroshenko per riformare il Paese in chiave europea, dimessosi dopo avere denunciato il Governo Yanukovych di corruzione e nepotismo.

Regime oligarchico, Corporazione Ucraina e Ghigliottina

Oltre che ricette differenti per approvare le riforme necessarie ad evolvere l’Ucraina in senso europeo, le forze politiche ucraine propongono diverse impostazioni in campo economico.

In primis, l’intesa tra Blocco Poroshenko e Fronte Popolare propone un’evoluzione dell’economia ucraina in senso europeo senza particolari strappi che possano mettere in discussione gli interessi delle grandi oligarchie del Paese che, come dimostrato dalla votazione della mozione di sfiducia al Governo Yatsenyuk, sono pronte a sostenere l’Esecutivo per proteggere i propri affari.

Da parte sua, Yulia Tymoshenko propone una liberalizzazione dell’economia del Paese secondo la “Corporazione Ucraina”: una dottrina, che la stessa Tymoshenko ha adottato per deoligarchizzare l’economia ucraina durante la guida del Governo nel 2005 e tra il 2007 e il 2010, che prevede l’incameramento dei beni degli oligarchi da parte dello Stato, e la loro rimessa in vendita secondo il tariffario di mercato.

Il Movimento Saakashvili, probabilmente assieme a Samopomich, propone invece la ricetta presentata da Abromavičius altrimenti nota come “Ghigliottina”, ossia la privatizzazione delle imprese statali, sopratutto di quelle nelle quali gli oligarchi hanno forti interessi, accanto alla creazione di un clima di trasparenza garantito da un’apposita Agenzia deputata al mantenimento dei principi del libero mercato.

Se la ricetta del Blocco Poroshenko e di Yatsenyuk appare quella più rassicurante, sopratutto in una società fortemente conservatrice come quella ucraina, la proposta di Yulia Tymoshenko promette la modernizzazione dell’economia del Paese per mezzo di una terapia shock che, come dimostrato dall’operato di Leszek Balcerowicz in Polonia, può avere un discreto successo nel mondo ex-sovietico.

La proposta di Saakashvili-Abromavičius, politici non ucraini formatisi negli Stati Uniti d’America e in Unione Europea, rappresenta invece l’iniziativa più moderna ed innovativa che, se realizzata, seppur non senza difficoltà e tempo, può davvero evolvere l’Ucraina in una avanzata economia occidentale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko lo silura, ma Yatsenyuk si salva con i voti di Yanukovych

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 17, 2016

Il Premier ucraino vince contro una mozione di sfiducia originata dalla richiesta del Presidente di dimissioni per via degli scarsi risultati ottenuti in materia di riforma del Paese in chiave europea. L’astensione degli esponenti degli oligarchi avversari del campo filo europeo fondamentale per mantenere in sella il Governo 



Varsavia – “Quando la terapia non basta ci vuole la chirurgia”. Questa è la motivazione con la quale il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha invitato il Premier, Arseniy Yatsenyuk, a dimettersi assieme all’intero Consiglio dei Ministri nella giornata di martedì, 16 Febbraio: un invito subito accolto dal Blocco Poroshenko, la forza politica del Capo dello Stato, il quale ha registrato una mozione di sfiducia che, tuttavia, non ha ottenuto il quorum necessario per dimissionare il Governo.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha espresso costernazione per lo stallo nel quale si trova la squadra di Yatsenyuk, ai minimi storici di gradimento che nessun altro Governo ha mai toccato nella storia dell’Ucraina finora, ed ha invitato i Partiti che formano la coalizione filo europea a sostenere un nuovo Esecutivo dopo che quello attuale, travolto da casi di corruzione e privo del sostegno della maggioranza dei Gruppi in parlamento, è oggi incapace di attuare le riforme necessarie per adattare il Paese agli standard europei.

Nonostante le ragioni, forti, con le quali il Presidente ha proposto le dimissioni del Governo, la mozione di sfiducia a Yatsenyuk è stata votata, nella tarda serata, solamente da 194 deputati: 36 in meno rispetto al quorum necessario per dimissionare l’Esecutivo. 

Se, da un lato, alcuni partiti della coalizione filo europea, Samopomich e Batkivshchyna, hanno sostenuto la mozione di sfiducia, i parlamentari del Fronte Popolare -la forza politica di Yatsenyuk- e molti esponenti del Blocco Poroshenko hanno abbandonato i lavori d’aula assieme ai deputati del Blocco dell’Opposizione: il gruppo sponsorizzato dagli oligarchi che, a suo tempo, finanziavano il regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych.

Pronta, all’esito della votazione, è stata la reazione di Yatsenyuk, che ha dichiarato la volontà di continuare a lavorare per realizzare gli obiettivi della sua squadra di Governo che, di recente, ha visto il reintegro di tre Ministri che precedentemente, dopo avere denunciato l’impossibilità di attuare le riforme, avevano rassegnato le proprie dimissioni.

Di sicuro, fuori dalla squadra di Governo resta il Ministro dello Sviluppo Economico, Aivaras Abromavičiuš: uno dei tre Ministri stranieri, fortemente voluti da Poroshenko per approntare le riforme in senso europeo necessarie per integrare l’Ucraina nella comunità euro atlantica, che ha rassegnato le proprie dimissioni denunciando pressioni sul suo operato da parte sia dell’Amministrazione Presidenziale, che dell’establishment del Premier.

Differente è stata la reazione dei promotori della mozione di sfiducia: se il Capogruppo del Blocco Poroshenko, Yuri Lutsenko, ha dichiarato che, in ogni caso, la composizione del Governo Yatseniuk deve essere rivista profondamente per non deludere l’elettorato, Batkivshchyna ha ritirato il suo unico Ministro dal Governo, mentre Samopomich -che già in precedenza ha ritirato il suo unico esponente nell’Esecutivo- ha deciso di boicottare i vertici di coalizione.

Andata a vuoto la mozione, Yatsenyuk e il suo Governo possono restare in carica senza temere alcun voto di sfiducia da parte del Parlamento almeno fino all’inizio della nuova sessione della Rada, quando, secondo il regolamento, sarà possibile registrare, e votare, un nuovo ordine del giorno per dimissionare il Governo. 

In ogni caso, resta difficile per il Premier sia porre rimedio alla mancata approvazione delle riforme che la Comunità Internazionale ha fortemente richiesto all’Ucraina per adattarsi agli standard occidentali in materia di trasparenza e lotta alla corruzione, sia risollevare un tasso di gradimento in caduta libera.

D’altro canto, poco chiara resta la posizione di Poroshenko che, dopo avere richiesto a gran voce le dimissioni di Yatsenyuk e del suo Esecutivo, deve ora dimostrare di andare fino in fondo per ottenere un rimpasto che il Capo dello Stato stesso ha definito non più rinviabile onde evitare una frattura con l’elettorato.

Nello specifico, il Presidente ha definito “non più rinviabile il tempo delle riforme”, un fatto che non permette nemmeno più la possibilità di apportare cambiamenti parziali alla guida di alcuni Ministeri, bensì richiede la necessità di un rimpasto totale a partire dal Premier. 

Una nuova coalizione tra Presidente, Premier e oligarchi

Nei fatti, le mancate dimissioni del Governo hanno reso chiara l’esistenza in Parlamento di una nuova, grande coalizione a sostegno dell’Esecutivo composta, da un lato, da Poroshenko e Yatsenyuk e, dall’altro, dagli oligarchi Rinat Akhmetov e Serhiy Liovochkyn: due dei principali sponsor del regime Yanukovych.

Infatti, per salvare Yatsenyuk e il suo Governo il Fronte Popolare e buona parte del Blocco Poroshenko -composta da esponenti in tempo vicini all’entourage dell’ex-Presidente Viktor Yushchenko, in stretti affari con Yanukovych- hanno necessitato della astensione dei deputati del Blocco dell’Opposizione vicini ad Akhmetov e Liovochkyn che, puntualmente, hanno abbandonato l’aula prima della messa ai voti della mozione.

Tale fatto è stato interpretato dai promotori delle dimissioni del Governo come una chiara prova sia del connubio tra il Premier Yatsenyuk e il clan Akhmetov, che dell’esistenza di un tacito accordo tra l’Amministrazione Poroshenko e i vecchi esponenti del regime Yanukovych che risale ai tempi della seconda parte della Presidenza Yushchenko.

Del resto, se la contrarietà alla mozione contro il Governo è stata chiara da parte del Fronte Popolare di Yatsenyuk, oscuro resta il comportamento di Poroshenko, che sembrerebbe stato incapace di convincere l’intero suo Blocco a votare in favore di una direttiva, le dimissioni dell’Esecutivo, da lui stesso emanata.

Di sicuro, ad incrementare consenso dalla nascita della nuova grande coalizione Poroshenko-Yatsenyuk-Akhmetov-Liovochkyn sono i partiti che si sono opposti al salvataggio del Governo, Batkivshchyna e Samopomich, i quali già hanno avviato trattative per unire le forze in caso di elezioni anticipate.

Nello specifico, la leader di Batkivshchyna, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko -la principale oppositrice del regime Yanukovych- ha stretto una partnership elettorale con il Movimento Anti Corruzione di Valentyn Nalyvaychenko, mente Samopomich, nel suo Congresso, ha confermato il Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, alla guida del Partito con il chiaro obiettivo di mandare a casa il Governo.

Inoltre, a prendere sempre più consenso è il Movimento Anti Corruzione del Governatore di Odessa, Mikheil Saakashvili, ex-Presidente della Georgia che, a più riprese, ha accusato Yatsenyuk ed esponenti del Governo di collusione con gli oligarchi e corruzione: due piaghe che, a suo dire, impossibilitano l’evoluzione dell’Ucraina in chiave europea.

A nutrire le fila del Movimento di Saakashvili, che i sondaggi danno in forte ascesa tra l’elettorato, sarebbero pronti l’ex-Ministro Abromavičiuš e la pattuglia dei dissidenti al Governo Yatsenyuk interni al Blocco Poroshenko capitanata dagli ex-giornalisti ed attivisti politici Mustafà Nayyem e Serhiy Leshchenko.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: le dimissioni di Abromavičius provocano un terremoto politico

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 4, 2016

Il Ministro dello Sviluppo Economico, uno degli “stranieri” voluti dal Presidente Petro Poroshenko per modernizzare il Paese, si dimette per le troppe pressioni legate a corruzione e raccomandazioni. Rissa nel Blocco del Presidente Poroshenko, mentre si rafforza il Movimento Anti Corruzione del Governatore di Odessa, Mikheil Saakashvili.



Varsavia – Corruzione, raccomandazione e malaffare. Queste sono le ragioni che hanno spinto alle dimissioni il Ministro dello Sviluppo Economico ucraino, Aivaras Abromavičius, come da lui stesso comunicato, a sorpresa, nella giornata di mercoledì, 3 Febbraio. 

La decisione di Abromavičius, alla quale è seguita la rinuncia anche da parte dei suoi più stretti collaboratori, è stata dettata dall’impossibilità di realizzare un pacchetto di riforme fatto di liberalizzazioni e deregulation che avrebbero dovuto adattare l’Ucraina agli standard dell’Unione Europea.

Nello specifico, Abromavičius ha ritenuto inaccettabili le pressioni per assumere determinate persone in posti chiave del Ministero subite dal Vice capogruppo in Parlamento del Blocco Poroshenko, Ihor Kononenko, personalità molto influente in Ucraina ed ex-socio in affari del Presidente, Petro Poroshenko.

Pronta, alle dimissioni di Abromavičius, è stata la reazione dello stesso Presidente Poroshenko, che ha invitato il Ministro a rimanere alla guida di un Dicastero, a Capo del quale è stato proprio Poroshenko a volere fortemente Abramovičius.

Il Ministro Abromavičius, economista lituano che ha rinunciato alla propria nazionalità pur di servire nel Governo ucraino, è una delle cinque personalità non ucraine che Poroshenko ha nominato alla guida di posti chiave dell’Amministrazione Pubblica proprio per sconfiggere la corruzione e portare una ventata di modernità in Ucraina.

Tra gli “stranieri” ingaggiati da Poroshenko vi sono anche l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, nominato Governatore della Regione di Odessa, la sua Vice, l’avvocato russo Maria Gaidar, la statunitense Natalia Yaresko, nominata Ministro delle Finanze, e il georgiano Alexander Kvitashvili, nominato Ministro della Salute anche se, ad oggi, dimissionario come Abromavičius.

Testimonianza della buona reputazione della quale gode Abromavičius sono stati i commenti degli Ambasciatori di Stati Uniti d’America, Svezia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Polonia, Lituania, Canada, Giappone e Svizzera che, appreso delle dimissioni del Ministro di origine lituana, hanno rilasciato una nota congiunta per esprimere forte rammarico e preoccupazione per lo stato della lotta alla corruzione in Ucraina.

Oltre al sostegno di Poroshenko e degli Ambasciatori dei Paesi dell’Occidente, Abromavičius ha riscosso il supporto di Saakashvili, che ha sottolineato come il Ministro di origine lituana sia stato vittima di politici di vecchio stampo contrari ad ogni cambiamento pur di non perdere potere politico e interessi affaristici.

Come dichiarato da fonti autorevoli, alla vigilia delle dimissioni Abromavičius si è incontrato proprio con Saakashvili in un ristorante di Kyiv, lasciando presagire la sua entrata nel Movimento Anti Corruzione che il Governatore di Odessa ha lanciato per protestare contro il malaffare che, a suo dire, è ben rappresentato dal Governo del Premier Arseniy Yatsenyuk.

Proprio la dimensione politica è il lato più importante della questione, in quanto le dimissioni di Abromavičius hanno creato un vero e proprio terremoto destinato a scompigliare gli assetti politici interni.

In primis, le dimissioni di Abromavičius hanno spaccato il Blocco Poroshenko che, in una riunione interna, nella giornata di giovedì, 5 Febbraio, si è diviso tra sostenitori di Kononenko -che si è auto sospeso dalla carica di Vice capogruppo- come il Capogruppo, Yuri Lutsenko, e supporters del politico di origine lituana, come l’ex-giornalista Mustafà Nayyem.

Inoltre, il caso Abromavičius ha gettato ulteriore discredito sul Fronte Popolare, la forza politica del Premier Yatsenyuk, già finita nell’occhio del ciclone sia per alcuni affari di corruzione che hanno coinvolto alcuni suoi membri, che per le accuse di malaffare mosse da Saakashvili al Ministro degli Interni, Arsen Avakov.

Il Movimento di Saakashvili prende consenso

Le dimissioni di Abromavičius rendono ancora più rovente un clima politico che lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Hroysman, non ha esitato a definire di piena crisi, tanto da convocare un vertice di maggioranza urgente per provvedere, fin da subito, a un rimpasto di Governo.

Secondo alcuni rumors, Abromavičius, ritenuto dalla Comunità Internazionale garanzia di riforma dell’Ucraina, potrebbe essere promosso al rango di Vicepremier con delega alle Riforme, anche se lo stesso politico lituano ha fatto capire di non intendere continuare a lavorare nel Governo attuale.

Aperta, dunque, resta l’ipotesi di Elezioni Parlamentari Anticipate che, tuttavia, potrebbero indebolire i principali Partiti della coalizione uscente in favore dei membri minori della maggioranza, dell’opposizione e di nuovi soggetti politici.

Come rilevato da un recente sondaggio dell’agenzia Rating, il Blocco Poroshenko sarebbe il primo partito con il 14%, seguito di poco, al 13%, dal Blocco dell’Opposizione, forza politica composta oligarchi sostenitori dell’ex-Presidente, l’autocratico Viktor Yanukovych.

Terzo, con l’11% dei consensi, si classificherebbe il Movimento di Saakashvili, destinato ad incrementare i consensi nel caso le sue fila dovessero essere rafforzate dall’arrivo di Abromavičius e dei suoi sostenitori del Blocco Poroshenko.

Sempre all’11% si trova anche il Partito Samopomich, forza della coalizione di Governo guidata dal Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy che, come confermano molte indiscrezioni fondate, starebbe vagliando l’ipotesi di un’alleanza con il Partito Batkivshchyna dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, anch’esso all’11% secondo i sondaggi.

In caduta libera, con l’1% dei consensi, sarebbe il Fronte Popolare, che, trascinato dal rating negativo del Premier Yatsenyuk, non avrebbe diritto ad entrare in Parlamento.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: tutto sulla crisi di Governo

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 1, 2016

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, litiga col Premier, Arseniy Yatsenyuk, in merito all’indizione di un referendum sull’autonomia delle regioni interessate dalla guerra con la Russia. Tutti i nomi del possibile rimpasto di Governo



Varsavia – È un periodo traballante quello della politica ucraina, dove la coalizione di governo è alle prese con un rimpasto necessario per superare una crisi sempre più allarmante.

Nella giornata di lunedì, 25 Gennaio, si è consumato l’ennesimo scontro tra il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier, Arseniy Yatsenyuk, legato alla richiesta del Capo del Governo di indire un referendum sulla concessione dell’autonomia alle regioni orientali dell’Ucraina interessate dalla guerra con la Russia: una proposta che il Capo dello Stato ha respinto categoricamente.

Il confronto ha avuto luogo nel corso di una delicata riunione del “Gruppo dei Sette”, commissione di contatto formata da esponenti dei due principali partiti della colazione filo europea: il Presidente Poroshenko, il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Borys Lozhkin, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Hroysman, e il capogruppo in Parlamento, Yuri Lutsenko, per il Blocco Poroshenko, il Premier Yatsenyuk, il Presidente del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, Oleksandr Turchynov, e il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, per il Fronte Popolare.

Oltre alla motivazione diplomatica -l’autonomia a Donbas e Oblast di Luhansk è un provvedimento previsto degli Accordi di Minsk per la regolazione del conflitto tra Ucraina e Russia- l’opposizione di Poroshenko al referendum è legata anche al tentativo di bloccare un’iniziativa personale di Yatsenyuk atta a risollevare un rating di gradimento che, per il Premier, è in caduta libera.

Infatti, a confermare la ratio tattica della richiesta del referendum è stato un post su Facebook in favore dell’iniziativa del Premier, che ha fatto infuriare Poroshenko, scritto dal Ministro Avakov, il braccio destro di Yatsenyuk il cui dimissionamento è dato quasi per certo.

Più che il Ministero di Avakov, ad interessare il rimpasto di Governo è il premierato, che potrebbe passare dalle mani di Yatsenyuk ad uno tra Turchynov, Lozhkin e Hroysman, anche se in corsa per la guida del Governo sono, inoltre, l’attuale Ministro delle Finanze, Natalia Yaresko, e il Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili.

Un’altra posizione calda è quella del Vice Premier con delega all’Integrazione Europea, carica che l’Unione Europea ha fortemente consigliato all’Ucraina di creare e che potrebbe essere affidata a Saakashvili: politico, vicino all’Amministrazione Presidenziale, in crescita di consenso grazie alla creazione di un movimento nazionale contro la corruzione fortemente critico di Yatsenyuk, e, per questo, osteggiato dal Fronte Popolare. 

Altra pedina interessata dal rimpasto di Governo è il Ministero dell’Economia, il cui Capo, Aivaras Abromavičius, tecnico lituano, nominato in quota Poroshenko, ha lamentato l’impossibilità di lavorare in serenità per via delle interferenze di Yatsenyuk, e per questo può essere promosso dal presidente a Vice Premier con delega alle Riforme.

In forse è anche la permanenza nel Governo del Ministro dell’Energia, Volodymyr Demchyshyn, esponente del Blocco Poroshenko capace di potare a compimento la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina che, tuttavia, non piace a Yatsenyuk e al Fronte Popolare.

Questione aperta, e cruciale per la tenuta della coalizione, è il supporto al Governo dei partiti minori come Samopomich, che, dopo avere espresso forti critiche in merito all’attività dell’Esecutivo, ha ritirato il suo unico Ministro, Oleksiy Pavlenko, a cui era stato affidato il Dicastero dell’Agricoltura.

Tuttavia, Samopomich potrebbe restare nella coalizione qualora fosse accettata, sempre a Capo del Ministero dell’Agricoltura, la nomina di Ivan Miroshnichenko, personalità che tuttavia non è gradita a Yatsenyuk.

Importante è anche il ruolo del partito Batkivshchyna, la cui leader, Yulia Tymoshenko, ha dichiarato di non intendere accettare poltrone pur di mantenere l’appoggio a un Governo del quale, al contrario, la stessa Tymoshenko ha richiesto dimissioni in toto, a partire dal Premier Yatsenyuk.

Infine, a supplire alla fuoriuscita di Batkivshchyna in caso di mancato azzeramento del Governo è il Partito Radicale, forza politica già uscita una volta dalla maggioranza il cui leader, Oleh Lyashko, ha chiesto di essere nominato a Speaker in cambio dell’appoggio dei radicali all’Esecutivo.

Poroshenko e Saakashvili vs Sadoviy e Tymoshenko

Poiché la nomina a Speaker di Lyashko è improbabile, e la richiesta nella Tymoshenko quasi impossibile da realizzare, la soluzione più probabile è il varo di un nuovo Esecutivo con Yatsenyuk Premier e la carica di Vice Premier concessa a Vitaliy Kovalchuk, ex-Coordinatore della campagna elettorale di Poroshenko.

La nomina di Kovalchuk, che Yatsenyuk oppone strenuamente, garantirebbe una maggiore presenza del Presidente nel Governo, e suggellerebbe un nuovo equilibrio all’interno della maggioranza.

Di sicuro, ad essere altamente improbabili sono Elezioni Parlamentari anticipate, dal momento in cui sia Poroshenko che Yatsenyuk sono ad esse impreparati.

Da un lato, Yatsenyuk, giudicato incapace di combattere la corruzione in maniera efficace, e il Fronte Popolare sono in crollo di consensi.

Dall’altro, anche il Presidente Poroshenko lamenta un calo del rating personale di consensi.

Tuttavia, come riporta l’autorevole Ukrayinska Pravda, il Presidente sta lavorando per il varo di una coalizione in grado di ottenere la maggioranza dei consensi in caso di Elezioni Parlamentari Anticipate.

Secondo le indiscrezioni, la coalizione filo-presidenziale sarebbe composta, oltre che dal Blocco Poroshenko, anche dal Movimento Anti Corruzione di Saakashvili e da Nash Kray, un progetto politico concepito per erodere i consensi del Blocco dell’Opposizione, 

Questa forza politica, particolarmente forte nell’est del Paese, è formata da oligarchi appartenenti all’entourage dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych, autore di un regresso democratico che, tra il 2010 e il 2014, ha portato l’Ucraina dall’essere una democrazia sul modello occidentale al divenire un regime autocratico senza divisione dei poteri, libertà di stampa e rispetto del dissenso.

D’altro canto, pronti ad opporsi alla coalizione presidenziale sono Samopomich e Batkivshchyna, come dimostrano i recenti contatti intercorsi tra la Tymoshenko e il leader di Samopomich, il Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy.

Nel caso questo sviluppo dovesse tradursi in realtà, in Ucraina si assisterebbe ad una divisione della coalizione filo europea secondo le fazioni storiche che hanno governato il Paese dal 2004 al 2010, dopo il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione.

Da un lato, Poroshenko raccoglierebbe l’eredità dell’ex-Presidente, Viktor Yushchenko, ponendosi a Capo di una coalizione spiccatamente filo atlantica e, nel contempo, incline al compromesso con l’entourage di Yanukovych.

Dall’altro, la Tymoshenko tornerebbe alla guida di uno schieramento filo europeo nettamente contrapposto dalle oligarchie dell’est del Paese.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Tra Ucraina e Russia è ancora Guerra del Gas

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 24, 2016

Il Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, rinuncia all’importazione di gas da Mosca, mentre il Capo della compagnia statale energetica ucraina Naftohaz, Andriy Kolobyev, dichiara l’adozione della legislazione UE nel mercato energetico ucraino. Tra Kyiv e Mosca è l’ennesimo conflitto energetico



Varsavia – L’Europa conviene, sia per il gas che per i regolamenti. Questa è la motivazione con la quale l’Ucraina ha dichiarato la cessazione dell’importazione di gas naturale dalla Russia, il Paese dal quale, solo qualche anno fa, Kyiv dipendeva per il 90% del suo fabbisogno.

Come dichiarato durante il forum internazionale di Davos dal Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, il prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Germania attraverso i gasdotti della Slovacchia, e presto anche della Polonia, ammonta a 190 Dollari per mille metri cubi: molto di meno rispetto alla bolletta di 212 Dollari per mille metri cubi che il monopolista statale russo del gas Gazprom ha imposto alla compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz.

Nello specifico, Gazprom ha imposto un tariffario molto alto per via della formula “prendi o paga” che impone all’acquirente, l’Ucraina, il pagamento di un tetto massimo di carburante anche in caso di mancata importazione.

Come pronta risposta, il Ministro Demchyshyn ha dichiarato che l’Ucraina incrementerà le tariffe di transito del gas russo attraverso il territorio ucraino, una decisione maturata per due motivazioni strettamente legate all’integrazione europea e alla sicurezza nazionale.

In primis, come dichiarato dal Capo di Naftohaz, Andriy Sobolyev, l’Ucraina, importante Paese per il transito del gas russo diretto in Europa, ha deciso di regolamentare la propria legislazione in materia energetica con quella dell’Unione Europea, che prevede la fissazione di tariffe per il transito del gas in maniera indipendente rispetto al contratto per la compravendita del gas.

Nel contratto tra Gazprom e Naftohaz, invece, i russi concedono un ulteriore sconto sul gas esportato in Ucraina in cambio dell’applicazione da parte di Kyiv di tariffe agevolate per il transito del gas che Mosca esporta in Europa.

In secondo luogo, l’Ucraina, dopo avere dichiarato di rinunciare all’importazione del gas russo in seguito all’annessione armata russa della Crimea e allo scoppio della guerra nel Donbas, ha anche denunciato il contratto con Gazprom come politicamente motivato e pericoloso per la propria sicurezza nazionale.

L’accordo tra Gazprom e Naftohaz per l’acquisto del gas è stato firmato il 19 Gennaio 2009, quando l’allora Premier ucraina, Yulia Tymoshenko, accettò un tariffario progressivo che partiva dall’altissima base di 360 Dollari per mille metri cubi pur di ripristinare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente interrotto per destabilizzare, in Ucraina, il Governo filo europeo della Tymoshenko.

Nel 2010 e 2013, il contratto è stato riformulato, con la Russia che ha concesso uno sconto fino a 268 Dollari per mille metri cubi in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea e della fedeltà politica dell’allora Presidente, Viktor Yanukovych, al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Per quanto riguarda i rapporti energetici tra Ucraina e Russia, quella attuale non è che l’ennesima guerra del gas tra Kyiv e Mosca dopo le precedenti edizioni del 2006, 2008, e il già ricordato conflitto del 2009, al quale è seguito un confronto nel 2012.

Ad eccezione di quella del 2012, nella quale il Governo ucraino ha diminuito sua sponte la quantità di gas russo importata per abbattere il costo della bolletta, tutte le Guerre del Gas tra Ucraina e Russia hanno visto il medesimo scenario, con Mosca che taglia il gas esportato a Kyiv per destabilizzare il Governo filo europeo, salvo poi ripristinare le relazioni energetiche una volta che la parte Ucraina ha accettato condizioni sempre più onerose.

Anche la Rosneft nel mirino di Poroshenko

Oltre alle misure in ambito di gas presentate dal Ministro Demchyshyn, l’Ucraina sta valutando anche l’imposizione di sanzioni relative al settore dell’olio che, come prevede un disegno di legge registrato in parlamento da deputati di diverse forze della maggioranza filo europea, colpiscono il monopolista statale russo del greggio Rosneft.

In Ucraina, la Rosneft è obiettivo particolarmente sensibile, in quanto possiede il controllo di circa 140 siti energetici in tutto il Paese.

Secondo i firmatari del progetto di legge, i proventi dell’attività della Rosneft in Ucraina, così come quelli di Gazprom, servono a finanziare le azioni militari che hanno portato all’annessione della Crimea alla Russia e alla guerra nel Donbas e nella Oblast di Luhansk.

Se approvate, le sanzioni alla Rosneft si aggiungerebbero a quelle già applicate, il 16 Settembre 2015, a circa 500 entità fisiche e giuridiche russe attive in Ucraina da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che si è detto favorevole ad estendere le sanzioni per un altro anno.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani