LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: ROMANYUK LIBERATO A MILANO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2013

L’esponente dell’Opposizione Democratica ‘arancione’ rilasciato dalla Corte d’Appello del Capoluogo della Lombardia per insussistenza del fatto alla base del mandato di arresto internazionale emanato dalle Autorità ucraine. Il Leader in pectore del dissenso in Ucraina spiato dai Servizi Segreti.

Mentre in Italia i prigionieri politici vengono scarcerati, in Ucraina gli oppositori politici che non sono ancora finiti in carcere vengono monitorati dalla polizia di regime.

Nella giornata di venerdì, 29 Marzo, l’esponente del principale partito dell’Opposizione Democrstica ‘arancione’ ucraina Batkivshchyna, Viktor Romanyuk, è stato rilasciato dalla detenzione del carcere di Milano.

La Corte di Appello di Milano ha ritenuto le motivazioni del mandato di cattura internazionale emanato dalle Autorità ucraine nei confronti di Romanyuk come inconsistenti per giustificare l’arresto dell’esponente politico ucraino, ed ha disposto l’immediato suo rilascio.

Romanyuk è stato arrestato a Milano dall’Interpol lo scorso 23 Marzo sulla base di un’accusa della polizia ucraina per appropriazione indebita di 4 Mila Euro, ma la vera ratio del provvedimento è di carattere politico.

L’esponente di Batkivshchyna nelle Elezioni Parlamentari dell’Ottobre 2012 ha denunciato le Autorità di Kyiv per il mancato riconoscimento della sua vittoria nel collegio 97 sul candidato del Partito delle Regioni: la forza politica del Presidente, Viktor Yanukovych, a cui appartengono anche il Premier, Mykola Azarov, e tutti i Ministri del Governo.

Romanyuk è l’ultima delle vittime di una persecuzione politica, scatenata in Ucraina dalla salita al potere del Presidente Yanukovych nei confronti dei politici dello schieramento ‘arancione’, che ha gia portato alla reclusione in carcere, dopo processi irregolari, l’ex Premier Yulia Tymoshenko, l’ex Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko, ed un’altra decina di esponenti del campo democratico.

Nonostante le ripetute proteste della Comunità Internazionale, la repressione delle Autorità di Kyiv non sembra essere finita.

Sabato, 30 Marzo, il Leader in pectore di Batkivshchyna, Arsenyi Yatsenyuk, è stato spiato da agenti di polizia su un auto in borghese, all’interno della quale sono state ritrovate targhe false e ricetrasmittenti.
Il fatto è stato immediatamente denunciato da Yatsenyuk, che ha contestato le politiche repressive adottate nei suoi confronti.

L’Ucraina sempre più isolata dal Mondo

In seguito all’ondata di repressione politica operata dal Presidente Yanukovych -sopratutto dopo l’arresto della Tymoshenko: la Leader degli ‘arancioni’- l’Unione Europea ha congelato il processo di integrazione economica e politica dell’Ucraina nell’UE.

Proteste per il regresso Democratico a Kyiv sono state sollevate anche da USA, NATO, ONU, OSCE, Australia, Canada, e persino dalla Federazione Russa.

Matteo Cazzulani

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POLONIA E SLOVACCHIA DANNO GAS AL CORRIDOIO NORD-SUD

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 30, 2013

Il Premier polacco, Donald Tusk, e quello slovacco, Robert Fico, sostengono la rapida messa in comunicazione dei gasdotti dei due Paesi per diversificare le fonti di approvvigionamento dell’Unione Europea. Rafforzata la cooperazione anche per le Olimpiadi del 2022

Un progetto di importanza strategica nel cuore dell’Europa. Così il Premier polacco, Donald Tusk, ed il suo collega polacco, Robert Fico, mercoledì, 27 Marzo, hanno definito il progetto di collegamento dei gasdotti di Polonia e Slovacchia.

Come ritenuto dai due Capi di Governo, il progetto, concepito già nel 2012, consente il trasporto di 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Polonia alla Slovacchia, e viceversa, attraverso la realizzazione di un gasdotto di 176 Chilometri di lunghezza che collega i sistemi infrastrutturali energetici polacco e slovacco, ad oggi isolati l’uno con l’altro.

Il piano, presentato dai due Premier è parte del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti concepiti attraverso Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, e Croazia per mettere in collegamento il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk, entrambi in fase di realizzazione.

Sostenuto politicamente anche dalla Commissione Europea, il Corridoio Nord-Sud ha lo scopo di liberalizzare il mercato del gas all’interno dell’Unione Europea, e di garantire all’UE la diversificazione degli approvvigionamenti di energia mediante l’importazione, e la distribuzione, di LNG acquistato da Qatar, Norvegia, Egitto, e Stati Uniti d’America.

Oltre al Corridoio Nord-Sud, i colloqui tra Tusk e Fico hanno interessato anche la costruzione di una serie di altre infrastrutture trans-frontaliere in vista della candidatura congiunta di Polonia e Slovacchia all’organizzazione delle Olimpiadi Invernali del 2022.

Anche Kyiv interessata al Corridoio Nord-Sud

Interesse nei confronti del Corridoio Nord-Sud è stato espresso anche dall’Ucraina, che ha illustrato la volontà di importare gas liquefatto dal rigassificatore di Krk.

Lo scopo di Kyiv è la diversificare le proprie fonti di approvvigionamento da quelle della Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 90% del fabbisogno nazionale.

Come dichiarato dal Ministro ucraino dell’Energia, Eduard Stavytsky, all’agenzia UNIAN, il collegamento dell’Ucraina con il Corridoio Nord-Sud è un’ipotesi valutata con attenzione dalle Autorità ucraine.

Matteo Cazzulani

GAS: L’UCRAINA AVVIA LE IMPORTAZIONI DALL’UNGHERIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 29, 2013

Kyiv acquista gas russo dalla Germania e lo veicola in territorio ucraino attraverso il territorio ungherese. Il Primo Ministro, Mykola Azarov, ritiene l’avvenimento importate, mentre il Premier di Budapest, Viktor Orban, illustra il rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi.

Orban al posto di Putin per risolvere il rebus della sicurezza energetica ucraina. Nella giornata di giovedì, 28 Marzo, l’Ucraina ha avviato l’importazione dall’Ungheria di 3,5 Milioni di metri cubi di gas russo al giorno provenienti dalla Germania, venduti al mercato ucraino dalla compagnia tedesca RWE.

Soddisfazione per l’operazione è stata espressa dal Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, che ha descritto l’avvio dell’importazione di gas dall’Ungheria un momento storico che contribuisce alla messa in sicurezza degli approvvigionamenti di energia di Kyiv.

Convinto anche il Premier ungherese, Viktor Orban, che ha illustrato il ruolo strategico ricoperto per l’Ungheria dall’Ucraina: mercato potenzialmente redditizio, in cui Budapest è intenzionata ad aumentare la sua presenza, anche sul piano culturale.

L’Ungheria è il secondo Paese da cui l’Ucraina ha avviato l’importazione del gas russo da Ovest, dopo che, a partire dalla fine del 2012, a garantire il transito dell’oro blu venduto a Kyiv dalla RWE è stata la Polonia.

Secondo le stime contrattuali, il gas russo acquistato dalla RWE in Germania costa all’Ucraina circa 380 Dollari per Mille metri cubi, mentre la stessa quantità di carburante importato direttamente dalla Russia è ceduto dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, per 430 Dollari per Mille metri cubi.

L’operazione di acquisto di gas dall’Ungheria rappresenta per l’Ucraina l’ennesimo tentativo, dopo molti fallimenti, di diversificare le forniture di gas per diminuire la dipendenza dalla Russia, che ad oggi soddisfa il 90% del fabbisogno nazionale ucraino.

Nel 2012, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha disposto la diminuzione dell’importazione di gas russo ai minimi contrattuali, ed ha ordinato di compensare l’ammanco di carburante con l’incremento dello sfruttamento di carbone e gasolio.

In aggiunta, il Presidente Yanukovych ha dato impulso, invano, alla realizzazione del rigassificatore di Odessa per l’importazione di 10 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto da Algeria, Egitto e Qatar.

Tuttavia, le Autorità ucraine hanno firmato i contratti con un addetto non autorizzato della compagnia spagnola Natural Gas Fenosa: principale partner del progetto, che ha abbandonato i lavori per protesta, ed ha provocato così l’interruzione della costruzione del rigassificatore.

Da Kyiv dipende il rapporto energetico tra Bruxelles e Mosca

Per il Presidente Yanukovych, la strada dell’Europa Centrale rappresenta l’ultima carta per l’importazione di gas a basso costo per evitare l’inglobamento dell’Ucraina nell’Unione Doganale: progetto di integrazione economica voluto dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

A più riprese, la Russia ha dichiarato di essere pronta a concedere sconti all’Ucraina sul gas in cambio dell’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale, e, nel contempo, della rinuncia all’integrazione economica nell’Unione Europea.

Inoltre, Mosca ha offerto sconti a Kyiv anche in cambio della cessione parziale o totale della gestione dei gasdotti nazionali ucraini.

Questa soluzione permetterebbe a Mosca di controllare direttamente tutte le direttrici attraverso le quali il gas viene esportato in UE, ed avrebbe per Bruxelles conseguenze serie.

Ad oggi, l’UE dipende infatti dal gas della Russia per il 40% del fabbisogno nazionale complessivo di energia.

Matteo Cazzulani

GAS: GLI USA AVVIANO L’ESPORTAZIONE DI SHALE IN GRAN BRETAGNA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 28, 2013

La compagnia britannica Centrica forma un contratto per l’acquisto di gas non convenzionale dagli Stati Uniti d’America. La presenza statunitense in Europa può bilanciare il monopolio della Russia nel mercato dell’Unione Europea

Una partnership energetica che rafforza il legame tra le due sponde dell’Atlantico. Nella giornata di lunedì, 25 Marzo, la compagnia britannica Centrica ha firmato un accordo per l’importazione di 1,75 Milioni di tonnellate di gas liquefatto dall’ente statunitense Chenier Energy, fino al 2018.

L’accordo, che prevede l’importazione in Gran Bretagna di gas Shale liquefatto proveniente dal giacimento di Sabine Pass, in Louisiana, è il primo concesso dal Governo USA al di fuori della Zona di Libero Scambio statunitense.

Secondo i piani dell’Amministrazione Presidenziale di Barack Obama, gli USA hanno in programma di incrementare il numero dei progetti per l’esportazione di gas Shale liquefatto ad almeno 15, anche con l’aiuto del Canada.

Per quanto riguarda la Gran Bretagna, che importa dagli USA 16 dei 64 miliardi di metri cubi annui consumati, quello tra la Centrica e la Cheniere è il quarto contratto firmato con compagnie statunitensi.

Il colosso British Gas ha avviato l’importazione di 3,5 Tonnellate di gas liquefatto all’anno nel 2011, mentre la British Gas Gulf Coast LNG ha firmato un contratto per l’acquisto di 2 milioni di Tonnellate di oro blu all’anno nel 2012.

Lo scorso Febbraio, il colosso British Petroleum ha inoltre firmato un accordo con la compagnia statunitense Freeport per l’acquisto in Gran Bretagna di 4,4 milioni di tonnellate di LNG per 20 anni.

Soddisfazione per l’accordo è stata espressa dal Primo Ministro britannico, David Cameron, che ha sottolineato come gli Stati Uniti d’America ricoprano un ruolo rilevante nella diversificazione delle forniture di gas di Londra, che ad oggi dipende dai rifornimenti da Norvegia, Qatar e da quelli dell’oro blu domestico,in forte calo.

Il contratto tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America sancisce l’inizio della presenza degli USA nel mercato Europeo.

Lo sfruttamento dei giacimenti domestici di Shale -gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica- ha infatti permesso finora agli USA di imporsi nel mercato dell’Asia, sopratutto in India, Corea del Sud, Indonesia e Singapore.

Per favorire la diversificazione delle forniture di gas dell’UE -che dipende dal monopolio di Russia e Algeria- l’Amministrazione Obama ha concepito l’avvio delle esportazioni dello Shale liquefatto anche in Europa.

L’avvio del rifornimento del gas Shale liquefatto statunitense in Gran Bretagna permette inoltre a Londra di optare per la rinuncia al prolungamento in Inghilterra del NordStream.

Questo gasdotto è stato costruito dalla Russia nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente in Germania, e bypassare Stati baltici, Polonia, e il resto dei Paesi dell’Europa Centrale, tra cui la Romania.

Anche la Romania da l’imprimatur definitivo allo Shale

Proprio la Romania, sempre lunedì 25 Marzo, ha eliminato la moratoria precedentemente posta sullo sfruttamento dei giacimenti domestici di Shale.

A dichiarare la decisione è stato il Premier, Victor Ponta, che ha ritenuto necessario lo sfruttamento di giacimenti romeni di gas Shale per consentire a Bucarest la sicurezza degli approvvigionamenti di carburante.

Ente designato a coadiuvare la Romania nello sfruttamento dei giacimenti di Shale è il colosso USA Chevron.

Matteo Cazzulani

GAS: L’ENEL VICINA ALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 27, 2013

Come dichiarato dal Direttore Generale Fulvio Conti, la seconda compagnia energetica italiana è interessata a rilevare il 20% del Gasdotto Trans Adriatico. In Albania il Parlamento ratifica l’Accordo Intergovernamentale per la realizzazione dell’infrastruttura.

Un passo importante per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, per l’Italia e l’Europa. Nella giornata di martedì, 26 Marzo, la seconda compagnia energetica italiana, Enel, ha supportato l’intenzione di rilevare il 20% del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

A dichiararlo, come riportato dall’agenzia Reuters, è stato il Direttore Generale della compagnia, Fulvio Conti, che ha sottolineato l’importanza dell’infrastruttura per garantire all’Enel l’importazione di gas da utilizzare per generare energia elettrica.

La decisione dell’Enel, già nell’aria da tempo, rafforza la realizzazione di un gasdotto ad oggi compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e da quella tedesca E.On.

Un’opzione sul 50% delle azioni complessive della TAP è inoltre posseduta dal colosso azero SOCAR, da quello britannico British Petroleum, e dalla compagnia Total: gli enti impegnati nello sfruttamento dello Shah Deniz, il giacimento dell’Azerbaijan da cui proverrà il carburante trasportato dal Gasdotto Trans Adriatico.

In aggiunta al piano economico, sostegno alla realizzazione della TAP è arrivato anche sul piano politico dall’Albania con la ratifica da parte del Parlamento dell’Accordo Governamentale Internazionale, firmato nel Febbraio 2013 dai Governi italiano, albanese e greco.

Il documento segue la ratifica da parte di Tirana dell’Accordo di Ospitalità e del Gas Master Plan, che impegnano il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico ad implementare la misure di sicurezza, e una serie di iniziative di carattere sociale a sostegno della popolazione e delle famiglie albanesi.

Concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania, la TAP è sostenuta dai Governi dei Paesi interessati, ed anche dalla Svizzera, che vede nel Gasdotto Trans Adriatico una possibilità concreta per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento.

Un gasdotto per battere la crisi in Italia e in Europa

Di recente, il consorzio TAP ha varato un piano alternativo che, oltre al gas dell’Azerbaijan, preventiva anche il trasporto di oro blu proveniente dal Kurdistan iracheno, su cui la Turchia ha dato il suo via libera.

La TAP rende possibile all’Europa, sopratutto all’Italia, la diversificazione delle forniture di gas, che vedono oggi l’UE dipendere dall’oro blu della Russia per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

La realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico permette all’Italia di diventare l’hub del gas azero in Europa, incrementa il peso politico del nostro Paese nella geopolitica interna dell’UE, e consente la creazione di nuovi posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Matteo Cazzulani

PUTIN CONTRO OBAMA: RUSSIA E CINA VARANO UN’ALLEANZA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 26, 2013

Nella sua prima visita a Mosca, il Presidente cinese, Xi Jinping, cementa la partnership energetica con il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, e quello nazionale del gas, Gazprom. Il Cremlino veicolerà a Pechino 31 milioni di Tonnellate all’anno di oro nero, e 60 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno

Barili di greggio e fiumi di gas hanno caratterizzato la prima visita del nuovo Presidente della Cina, Xi Jinping, a Mosca, dove il Capo dello Stato cinese ha incontrato il suo collega russo, Vladimir Putin.

L’incontro è stato contrassegnato dalla firma di 35 documenti che hanno rafforzato la partnership sino-russa in vari ambiti, tra cui quello energetico, nel quale Cina e Russia hanno stabilito una cooperazione stretta e duratura per i prossimi anni.

Il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, e il colosso nazionale cinese CNPC hanno concordato l’aumento della compravendita di carburante dalla Russia alla Cina, e la costruzione di una raffineria a Tiencin.

La CNPC ha inoltre aumentato la quantità di greggio da importare dalla Russia nei prossimi 25 anni, mentre la Rosneft ha ottenuto un credito di 2 Miliardi di Dollari dalla Banca Cinese dello Sviluppo, ed ha firmato un protocollo per il rafforzamento della partnership con la compagnia energetica Sinopec.

Per quanto riguarda il gas, il Presidente Jimping e il Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, Alexei Miller, hanno firmati un accordo per la costruzione della Eastern Route: un gasdotto che veicolerà dalla Russia alla Cina 38 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Come ha dichiarato Miller, l’accordo apre la possibilità di rinnovare al più presto l’accordo per le forniture di gas dalla Russia alla Cina, congelato nel 2012 per protesta da Pechino nei confronti delle troppo alte condizioni contrattuali imposte da Mosca per la costruzione di un gasdotto in grado di veicolare carburante direttamente tra i due Paesi.

In cambio dell’accordo con Gazprom, che secondo Miller e destinato ad incrementare il flusso di oro blu esportato dalla Russia alla Cina a 60 Miliardi di metri cubi all’anno, Mosca ha concesso alla CNPC lo sfruttamento di alcuni giacimenti di oro blu nell’Oceano Artico.

Una nuova Guerra Fredda tra Stati Uniti d’America e Russia in Asia

Il rafforzamento della partnership energetica con la Cina rappresenta una vittoria diplomatica per la Russia, che mira a contrastare l’influenza degli Stati Uniti d’America in Asia, implementata in maniera considerevole dall’Amministrazione del Presidente democratico, Barack Obama.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di Shale -gas estratto da rocce ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking- gli USA si sono imposti come principale esportatore di oro blu in India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Mosca vede nella cooperazione con la Cina, la seconda economia al Mondo, anche un modo per aprire un nuovo mercato del gas dinnanzi alla stagnazione di quello europeo, nel quale la Russia esercita un quasi totale monopolio.

Matteo Cazzulani

UNIONE EUROPEA E RUSSIA FIRMANO UNA ROAD MAP DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 25, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, e il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, impegnano Bruxelles e Mosca allo scambio di informazioni sulle attività nel settore dell’energia. I punti dirimenti, su cui Bruxelles e Mosca sono agli antipodi, rendono difficile la messa in pratica del documento.

Una tregua che mette la polvere sotto il tappeto per evitare le questioni più dirimenti, ma che presuppone aperture difficilmente realizzabili da ambo le parti. Nella giornata di venerdì, 22 Marzo, la Commissione Europea e la Federazione Russa hanno approvato una road map per la cooperazione bilaterale nel settore del gas.

Il documento, intitolato ‘Roadmap EU-Russia Energy Cooperation’, è stato firmato a margine del Summit UE-Russia di Mosca da parte del Commissario Ue all’Energia, Gunther Oettinger, e del Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak.

Come riportato dall’agenzia PAP, lo scopo del documento è la normalizzazione delle relazioni nel settore del gas tra UE e Russia per i prossimi decenni, mediante la fissazione di criteri comuni tesi a regolare i rapporti tra Bruxelles e Mosca.

La road map, che non ha valore vincolante, prevede lo scambio reciproco di informazioni relative alla strategia energetica di UE e Russia, sopratutto per quanto riguarda la creazione del mercato unico del gas da parte della Commissione Europea, e la realizzazione di nuove infrastrutture per veicolare carburante in Europa da parte della Federazione Russa.

Il documento prevede anche la promozione da parte dell’Unione Europea di investimenti russi nel settore energetico dell’Europa, ma raccomanda alla Russia il rispetto della libera concorrenza nel mercato UE, e richiede a Mosca l’apertura del suo mercato nazionale ad investimenti provenienti dal Vecchio Continente.

Nessuna menzione è stata invece fatta per quanto riguarda la questione dei contratti a lungo termine tarati sul prezzo del greggio secondo il listino mondiale, che la Russia ha imposto ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Il fatto ha provocato l’apertura, nel Settembre 2012, di un’inchiesta ufficiale da parte della Commissione Europea nei confronti del Cremlino per condotta anticoncorrenziale nel mercato UE.

Il documento prevede infine l’implementazione di tariffe elastiche, e l’introduzione del rapporto diretto tra fornitore e cliente del mercato dell’energia.

Nonostante gli intenti, la road map è difficilmente realizzabile, in quanto sia l’Unione Europea che la Russia mantengono posizioni divergenti sulla maggior parte delle questioni.

Per quanto riguarda la liberalizzazione del mercato del gas UE, la Commissione Europea è determinata ad unificare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione, e a liberalizzare il settore per evitare la creazione di monopoli.

Inoltre, Bruxelles è impegnata nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas per limitare la forte dipendenza dalla Russia -ad oggi pari al 40% del fabbisogno continentale complessivo- mediante l’importazione diretta di gas da Azerbaijan, Turkmenistan e Iraq, e la ricezione di LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Dal canto suo, la Russia punta a mantenere il monopolio del monopolista statale russo, Gazprom, nel mercato europeo, mediante la gestione congiunta della compravendita del gas e della sua distribuzione in UE.

Mosca ha avviato una politica contrattuale tesa alla concessione di sconti ai Paesi dell’Europa Occidentale per assicurarsi il sostegno delle cancellerie dell’Ovest dell’UE ai piani egemonici di Gazprom nel Vecchio Continente, come avvenuto per il NordStream.

Questo gasdotto è stato costruito dalla Russia nel 2012 sul fondale del Mar Nero per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas direttamente in Germania per isolare Polonia, Paesi Baltici e il resto degli Stati dell’Europa Centro-Orientale dalle relazioni del gas tra Mosca e l’Europa.

Nonostante le perplessità della Commissione Europea, il NordStream è stato realizzato con il sostegno politico di Germania, Francia e Olanda: Paesi UE che hanno anteposto il rapporto bilaterale con la Russia alle direttive dell’Unione Europea.

Inoltre, la Russia difficilmente erogherà informazioni riguardanti le infrastrutture progettate per veicolare gas in Europa, come finora dimostrato in occasione della realizzazione del Southstream.

Il gasdotto che impedisce un’Europa energicamente indipendente e sicura

Noto anche come ‘Gasdotto Ortodosso’, il Southstream è concepito per rifornire l’Europa di 63 miliardi di metri cubi di gas russo, partendo dalle coste della Federazione Russa fino all’Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il Southstream permette alla Russia di incrementata la dipendenza UE dalle forniture di gas russo, e consente a Mosca di bloccare i progetti varati dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Sul Gasdotto Ortodosso, Mosca non ha mai riferito alla Commissione Europea riguardo allo stato di avanzamento del progetto, ed ha avviato la realizzazione dell’infrastruttura basandosi su accordi bilaterali tra Gazprom -ente controllato direttamente dal Cremlino- e i singoli Paesi UE.

Matteo Cazzulani

PER LA TAP ANCHE GAS CURDO-IRACHENO

Posted in Birmania, Guerra del gas by matteocazzulani on March 24, 2013

Il consorzio del Gasdotto Trans Adriatico opta per un piano B in caso di mancato trasporto dell’oro blu azero. L’opportunità per l’Italia in ambito geopolitico ed energetico.

Gas curdo-iracheno e turkmeno come piano di riserva per la sicurezza energetica europea.

Nella giornata di venerdì, 22 Marzo, il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- ha ammesso la possibilità di veicolare attraverso l’infrastruttura gas proveniente dal Kurdistan iracheno.

Come dichiarato dal Direttore delle Relazioni Esterne della TAP, Michael Hoffman, il trasporto del gas dal Kurdistan iracheno, che è stato avallato dal Ministero dell’Energia turco, costituisce per il Gasdotto Trans Adriatico un’alternativa all’oro blu dell’Azerbaijan.

La TAP, sostenuta economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, e supportata politicamente dai Governi di Italia, Svizzera, Albania e Grecia, è concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Salento dal territorio greco attraverso quello albanese.

Concorrenti della TAP sono altri due gasdotti, come il Nabucco, progettato dalla Commissione Europea con il sostegno politico di Austria, Polonia, Slovacchia, Romania, Bulgaria e Turchia per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno al terminale austriaco di Baumgarten dal territorio turco occidentale attraverso quello bulgaro, romeno ed ungherese.

Competitor sia della TAP che del Nabucco è il Southstream: conduttura progettata dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dal territorio russo attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Questo gasdotto ha lo scopo politico da parte della Russia di bloccare la realizzazione sia del Nabucco che della TAP e garantire così l’egemonia di Mosca nel settore energetico in Unione Europea -che dipende dalle forniture di gas russo per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

La presenza di un piano alternativo al trasporto del gas azero fa della TAP un progetto concretamente realizzabile, anche assieme al Nabucco.

Se costruito, il Gasdotto Trans Adriatico permette all’Italia di diventare l’hub in Europa del gas dall’Azerbaijan, o dal Kurdistan iracheno, rafforza il peso politico del nostro Paese in seno all’UE, e favorisce la creazione di posti di lavoro in un momento di particolare crisi economica e sociale.

Gas turkmeno attraverso la TANAP

Oltre al gas azero e curdo, possibile per l’Europa è anche il trasporto del gas turkmeno attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP.

Questa infrastruttura, supportata dai colossi energetici britannico British Petroleum, norvegese Statoil, azero SOCAR, dalla compagnia francese Total, e da quella turca Botas, è progettata per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dalla Georgia alla Turchia occidentale.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, Ankara è intenzionata ad ammettere anche 6 miliardi di metri cubi di gas dal Turkmenistan nella TANAP per rifornire l’Unione Europea di una fonte di approvvigionamento alternativa, che sarà utile ad contrastare il quasi monopolio della Russia nel mercato energetico europeo.

Matteo Cazzulani

PACE ISRAELE-TURCHIA: IL CAPOLAVORO DI OBAMA È UN’OPPORTUNITÀ PER L’EUROPA

Posted in Guerra del gas, Uncategorized by matteocazzulani on March 23, 2013

Il Presidente democratico USA vero regista della pacificazione tra Tel Aviv ed Ankara. Washington assume un ruolo da protagonista nella lotta al terrorismo, con conseguenze di carattere geopolitico ed energetico di notevole importanza per l’Europa

Un risultato diplomatico non facile da raggiungere, che apre prospettive importanti per l’Europa e l’Occidente sul piano politico ed energetico.

Nella giornata di venerdì, 22 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha convinto il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a ricucire lo strappo diplomatico con il suo collega turco, Tayyip Erdogan.

Le relazioni tra Israele e Turchia -due Paesi che hanno sempre collaborato anche in virtù dell’appartenenza di Ankara alla NATO, e della vicinanza di Tel Aviv agli USA- sono congelate dall’attacco militare israeliano del Marzo del 2010 alla ‘Freedom Flottilla’.

L’attacco armato contro le navi, che secondo l’equipaggio della ‘Flottilla’ avrebbe dovuto consegnare viveri in Palestina, mentre Israele ha ritenuto che essa trasportasse munizioni per armare il terrorismo palestinese, ha provocato nove morti di nazionalità turca.

Nella telefonata, Netanyahu ha ritenuto l’agguato un errore dalle conseguenze imprevedibili, ed ha espresso la volontà di riprendere lo smalto del passato nelle relazioni tra Israele e Turchia.

Soddisfazione è stata espressa dal Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davitoglu, che ha sottolineato come il Premier Erdogan abbia condiviso la necessità di ripristinare le relazioni diplomatiche tra Tel Aviv ed Ankara.

Il riavvicinamento tra Israele e Turchia è una vittoria diplomatica del Presidente Obama, che consente agli USA di ricompattare il fronte turco-israeliano, necessario per proteggere l’Occidente dalle minacce costituite da Siria e Iran e, più in generale, dal terrorismo fondamentalista.

Con il sostegno al riavvicinamento tra Tel Aviv ed Ankara, e il supporto dato alla costituzione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele, il Presidente democratico ha inoltre corretto definitivamente la linea di politica estera muscolare del suo predecessore repubblicano, George W Bush, nel Mondo arabo, conferendo agli USA un’immagine meno negativa.

Il gas di Israele in Europa attraverso la Turchia, ora si può

Particolare importanza dell’attività diplomatica di Obama è anche legata all’energia, poiché il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia potrebbe portare alla realizzazione del progetto di trasporto del gas israeliano in Europa attraverso il territorio turco.

Israele, che possiede un giacimento di 10 Miliardi di piedi cubi di gas, ha preventivato l’esportazione del carburante in Europa grazie ad una partnership con Cipro che, tuttavia, è stata sospesa in seguito alla situazione critica vissuta da Nicosia.

Per questa ragione, Tel Aviv potrebbe riattualizzare l’ipotesi -congelata da Ankara in seguito alla crisi diplomatica con Israele- della costruzione di un gasdotto verso la Turchia, dove il gas verrebbe immesso nelle condutture che veicolano carburante dall’Azerbaijan in Unione Europea.

Tale soluzione renderebbe possibile per l’Unione Europea l’importazione di gas da Israele, ed annullare l’azione di disturbo dell’operazione attuata dalla Russia, che sta puntando sul controllo del settore energetico di Cipro per impedire l’importazione di carburante israeliano attraverso Nicosia.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA DOPO CIPRO APRE ANCHE IL FRONTE UCRAINO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 22, 2013

Mosca invita apertamente l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea per concedere sconti sulle forniture di gas. Il possesso dei gasdotti di Kyiv strategico affinché il Cremlino incrementi la sua egemonia nei confronti dell’Unione Europea

L’Ucraina dopo Cipro, ma non è una novità. Nella giornata di giovedì, 21 Marzo, il Premier russo, Dmitriy Medvedev, ha dichiarato ufficialmente che la Russia ha l’obiettivo di costringere l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea.

Come riportato dall’agenzia Interfax, Medvedev ha sottolineato come il varo di un consorzio russo-ucraino, necessario affinché Kyiv possa ottenere da Mosca uno sconto forniture di gas, dipende solo dalla fuoriuscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea.

Nel 2011, l’Ucraina ha aderito alla Comunità Energetica Europea: una sorta di UE del gas, che comprende tutti i Paesi dell’Unione Europea più Ucraina, Moldova, Serbia e Croazia, finalizzata alla creazione di un mercato unico dell’energia nel Vecchio Continente.

Pronta è stata la risposta della Commissione Europea, che ritiene la cooperazione dell’Ucraina nella Comunità Energetica Europea condicio sine qua non per l’implementazione del processo di integrazione di Kyiv nell’UE.

Con una nota, Bruxelles ha illustrato come il mercato unico dell’energia sia necessario affinché l’Ucraina possa emanciparsi dalla dipendenza da un solo fornitore di gas -la Russia- ed ha invitato l’Ucraina a rispettare gli accordi presi con l’Unione Europea, sopratutto in materia di energia.

Per la Russia, il possesso dei gasdotti ucraini è un obiettivo strategico, che consente di eliminare l’unico Paese di transito rimasto nel traffico del gas da Mosca all’Unione Europea e, così, aumentare il peso del Cremlino nei confronti di un’UE ancora priva di una politica energetica comune -e che già importa dalla Russia il 40% del totale del gas importato.

Dal punto di vista ucraino, è difficile per Kyiv resistere alle sirene di Mosca, dal momento in cui il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, ha già espresso segnali di apprezzamento nei confronti di un’integrazione del suo Paese nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto sovranazionale concepito dalla Russia per sancire l’egemonia del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

Oltre all’Ucraina, altri due sono gli obiettivi della politica energetica che la Russia sta conducendo nei confronti dell’Europa.

Il primo è Cipro, di cui Mosca mira a controllare le riserve nazionali di gas naturale -stimate a 7 trilioni di piedi cubi- per impedire all’Unione Europea di limitare la dipendenza dalle forniture della Russia.

Cipro è anche impegnato in un progetto con Israele volto ad avviare l’esportazione in Europa di gas dai giacimenti Leviathan e Tamar: se realizzato, il piano consentirebbe all’UE di diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento di gas, e di arginare il monopolio di Russia e Algeria nel settore.

Anche l’Azerbaijan nel mirino

La Russia e inoltre impegnata nel bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dall’Azerbaijan.

Per contrastare il progetto, la Russia ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi all’anno dal territorio russo attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Nonostante il parere negativo al gasdotto della Commissione Europea, il Southstream è sostenuto politicamente da Ungheria e Bulgaria, ed è compartecipato, oltre che dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, anche dal colosso energetico ENI, e dalle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF.

Matteo Cazzulani