LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Janukovych contro giornalisti e dissenso: Ucraina sempre più vicino alla Russia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 30, 2011

Il Presidente ucraino da dei provocatori ai media, con cui rifiuta ogni incontro oltre le interviste, e difende repressione politica all’Opposizione Democratica, avvicinamento all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, e sfruttamento di carbone come alternativa al gas.

Leopoli – La festa della Costituzione Ucraina ricordata in perfetto stile russo. Nella giornata di martedì, 28 Giugno – giorno in cui e stata varata la Carta Suprema del 1996, che consente forti poteri al Capo di Stato rispetto al parlamento – il presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha rilasciato un’intervista in cui, in primis, ha attacco i giornalisti, definiti provocatori con cui intende evitare ogni dialogo per non cadere nella loro trappola.

Un’affermazione confermata dalla negazione di ogni forma di pressione sui mass media, sopratutto quelli locali, che il Capo di Stato ha detto di conoscere bene, e visitare di frequente.

“Mi incontro spesso con i giornalisti delle oblast’ – ha dichiarato – di violazioni della Liberta di stampa su larga scala non ne ho rilevate”.

Una doccia fredda per i cronisti, e non solo per l’esposizione alla pioggia, a cui sono stati costretti durante il monologo di Janukovych – altresì riparato dall’acqua: i casi di limitazione della Liberta di informazione sono stati denunciati dalle principali ONG internazionali. Tuttavia, nessuna anomalia per un Capo di Stato che, in tutta l’intervista, ha guardato alla Russia, e non solo nel rapporto con i cronisti.

“Dobbiamo firmare l’accordo con l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka – ha spiegato – la clausola scelta e la collaborazione separata 3+1”.

Tale soluzione e stata contestata dall’Unione Europea, con cui Kyiv sta discutendo la creazione di una zona di libero scambio, che, dinnanzi alla partecipazione dell’Ucraina alla CEE euroasiatica, sarebbe impossibile.

Inoltre, a complicare la via verso Bruxelles non e solo il rapporto con i media, ma anche la repressione politica a danno dell’Opposizione Democratica, la cui Leader, Julija Tymoshenko, e processata per sterili accuse, prive di solide imputazioni, di condotta anti-statale durante le trattative per il gas del Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

“Ha scelto una difesa politica, anziché giudiziaria – ha spiegato Janukovych sull’ex-Primo Ministro – la giustizia chiarirà il suo passato”.

Peccato che a condannare tale procedimento a danno dell’anima della Rivoluzione Arancione siano stati Consiglio d’Europa, Commissione Europea, USA, OSCE, NATO, e Parlamento Europeo: quest ultimo, con una risoluzione proposta dal Partito Popolare Europeo, approvata lo scorso 9 Giugno.

L’alternativa al gas di Putin

Dunque, una vera e propria condotta alla russa, confermata da un’intervista che, solo su un punto, ha cercato di distinguersi da Mosca, ma pur sempre confermando un progetto contrario a quello UE.

“La soluzione alla dipendenza dal gas russo e il carbone – ha illustrato il Capo di Stato ucraino – ne implementeremo lo sfruttamento, per garantire calore agli ucraini” ha concluso.

Forse, dimenticando che nel in Europa ci si sta liberando con difficoltà da tale forma di energia altamente inquinante.

Matteo Cazzulani

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Ucraina nell’UE: Jerzy Buzek tiene aperta la porta

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 29, 2011

Leopoli – Il Presidente del Parlamento Europeo invita Kyiv a cessare la repressione di stampa libera ed opposizione, e la presidenza di turno polacca a continuare l’allargamento anche a Croazia e Serbia. Foratom ammette il Forum Nucleare Ucraino nell’Unione Europea dell’Energia Atomica.

L’integrazione procede, malgrado i ritardi di Kyiv in materia di rispetto di democrazia e Liberta di stampa. Questa la linea illustrata dal Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, che ha espresso le sue aspettative sugli sviluppi della politica estera continentale sotto la Presidenza di Varsavia.

Secondo quanto dichiarato alla Deutsche Welle, l’Ucraina e riuscita a raggiungere una certa stabilita, ma deve ancora lavorare sull’indipendenza di magistratura, informazione, ed attività politica dell’opposizione dalle pressioni delle autorità, inammissibili per un Paese candidato alla partnership UE.

Difatti, come rilevato da diverse ONG indipendenti internazionali, a Kyiv e avvenuto un regresso di Liberta di stampa, informazione, ed associazione, e diversi esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko, sono colpiti da provvedimenti giudiziari politicamente motivati, che ne ostacolano l’attivita politica.

Infine, il Presidente dell’Europarlamento, erede delle battaglie di Solidarnosc per la Liberta della Polonia dall’oppressione sovietica, ha indicato la Croazia – che sara ammessa nell’Unione Europea sotto la presidenza polacca – come esempio da seguire per Kyiv, e ritenuto la Serbia il prossimo Paese da integrare a Bruxelles.

Kyiv nell’Unione Continentale dell’Atomica

Seguito alle parole di Buzek e stato dato dal Foratom: l’Unione Europea dell’energia atomica, che, sabato, 25 Giugno, ha ammesso nella sua struttura il Forum dell’Energia Atomica dell’Ucraina come membro associato. Come evidenziato, tale decisione va verso la maggiore integrazione nelle strutture dell’Unione Europea di Kyiv, oggi, parte della politica energetica comune del Vecchio Continente.

Foratom unisce i Forum Nazionali di 14 Paesi UE ed uno extraeuropeo – Belgio, Bulgaria, Ungheria, Spagna, Olanda, Slovacchia, Slovenia, Romania, Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Germania, Svezia, e Svizzera – che rappresentano gli interessi di 860 compagnie internazionali in materia di energia nucleare.

Lecito ricordare che Kyiv ha in programma la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, che prevede la creazione di una Zona di Libero Scambio, l’abbattimento del regime dei visti, ed una serie di agevolazioni economiche.

Per ottenerlo, l’Ucraina deve rispettare una serie di punti indiscutibili per partecipare alla Comunità Occidentale: tra essi, il rispetto di democrazia, Liberta politiche e di stampa, pluralismo partitico, e lotta alla corruzione.

Matteo Cazzulani

Leopoli ricorda Karol Wojtyla

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 28, 2011

Leopoli – In 400 mila alla celebrazione in ricordo della visita di Giovanni Paolo II nella città delle cinque culture organizzata dalla Chiesa Uniata. Altri 10 a quella Romano-Cattolica per accogliere le reliquie del Papa della Liberta, e dell’Europa.

Due diverse manifestazioni affollate per un unico grande uomo nella città delle cinque culture. Domenica, 26 Giugno, il calendario cattolico ha celebrato il Corpus Domini: appuntamento gia di per se di rilievo, se non fosse che, a Leopoli, ad aumentarne l’importanza e stata la coincidenza con il decennale della visita di Papa Giovanni Paolo II.

Allora, nel 2011, il Pontefice polacco e stato capace di radunare 35 Mila persone, malgrado la pioggia: i galiziani sono accorsi in massa per udire parole come Liberta, Fede, e Riscatto.

Le stesse pronunciate dal Capo della chiesa Uniata, l’Arcivescovo Svjatoslav Shevchuk, che, assieme alle maggiori autorità politiche e religiose, ha radunato questa volta 400 mila fedeli, appartenenti anche alla confessione ortodossa del patriarcato di Kyiv, accorsi per ricordare quello che ricordano come il Papa del dialogo e dell’Europa, rappresentati sull’altare dal Metropolita leopoliense, Mechyslav Mokshyc’kyj.

Oltre ai greco-cattolici – uniati – ed agli ortodossi, la celebrazione dei cattolici romani, nel centro della città: una processione seguita da altrettanti 10 Mila fedeli, iniziata nella centrale cattedrale latina, anch’essa compartecipata da diverse confessioni.

Da celebrare, la collocazione di reliquie di Karol Wojtyla, che riposeranno nella Cappella dedicata alla Madonna Di Czestochowa, a cui Giovanni Paolo e stato devoto per tutta la sua esistenza.

Presenti, così come alla cerimonia greco-cattolica presso il semicentrale monastero Sykhov, le principali autorità politiche, tra cui Sindaco, Andrij Sadovyj, l’ex-Numzio apostolico, il Legato papale Saraiva Martins ed il Console polacco, Andrzej Drozd.

“E stato un uomo di grande carisma – ha spiegato Vjacheslav, galiziano di origine polacca, fedele greco-cattolico alla processione dei latini – in grado di parlarci di Liberta ed unita. Ci ha fatto sentire europei e – ha concluso – per nulla indifferenti agli occhi dell’Occidente”.

Cronaca di tempi passati: allora, era il 2001, con quelle bandiere polacche, ucraine, ed europee unite in piazza, Wojtyla ha saputo anticipare la Rivoluzione Arancione di quattro anni più tardi. Oggi, tra i 400 mila, in pochi hanno avuto voglia di parlare di politica.

Matteo Cazzulani

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Unione Europea e Russia si contendono l’Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 27, 2011

Bruxelles e Kyiv continuano i negoziati per la Zona di Libero Scambio. Mosca irrompe e tratta con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Se l’Europa avanza lentamente, la Russia irrompe con forza. Nella giornata di sabato, 25 Giugno, il Vice-Ministro dell’Economia ucraino, Valerij P’jatnyc’kyj, ha confermato il buono stato delle trattative tra Unione Europea ed Ucraina per il varo della Zona di Libero Scambio, che, alla chiusura della sessione di Giugno, presentano un significativo avanzamento verso la fine dell’anno, quando e prevista la firma dell’accordo.

Tuttavia, come illustrato dal Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, restano tre questioni ancora in sospeso: la quota di esportazione dei prodotti agricoli, la partecipazione di automezzi ucraini ai servizi di trasporto continentali, e le compensazioni per la rinuncia di Kyiv alla denominazione geografica dei propri prodotti.

Ad essi, si aggiungono i ritardi in materia di rispetto di democrazia e liberta con cui l’Ucraina non sta rispettando ancora le clausole per la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: parte integrante dell’aspetto economico che, secondo l’Ambasciatore di Bruxelles a Kyiv, Jose Manuel Pintu Teixeira, potrebbe posticipare il tutto.

Intanto, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, e sceso in Crimea per un meeting urgente con il Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych. Sui dettagli, nessuna comunicazione ufficiale, sebbene Mosca e Kyiv si stiano preparando per la sessione della Commissione Congiunta dei due Paesi in materia economica.

Prima che con il Presidente Janukovych, Vladimir Putin ha evidenziato di aver interagito telefonicamente con il suo omologo ucraino, Mykola Azarov.

Europa contro Russia

Lecito ricordare che la Russia vuole integrare l’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, per re-inglobarla nella propria sfera di influenza geopolitica.

Per ora, Le Autorità ucraine hanno espresso interesse sia per la Zona di Libero Mercato con l’Unione Europea, sia per la CEE euroasiatica. I due progetti, tuttavia, sono incompatibili, e l’Ucraina e chiamata a scegliere.

Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: UE ed Azerbajdzhan rafforzano l’alleanza

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 27, 2011

Baku conferma gli impegni energetici con Bruxelles, e si accorda con la Bulgaria per l’incremento delle forniture.

Un fiume di oro blu centro asiatico a garanzia della diversificazione energetica del Vecchio Continente. Nella giornata di Lunedì, 20 Giugno, il Presidente del Gonsiglio Europeo, Guy Van Rompyj, ha ottenuto la conferma degli impegni energetici presi dal Capo di Stato azero, Il’kham Alijev.

In particolare, Baku ha ribadito l’intenzione di riconfermare le forniture di gas all’Unione Europea per mezzo del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti, sul fondale del Mediterraneo, che consentirà a Bruxelles di alleviare la dipendenza energetica dalla Russia.

“Gli azeri – ha dichiarato il Van Rompyj – sono imprescindibili nella per la politica energetica UE. Sono felice – ha concluso – che Alijev lo abbia riconfermato”.

Concorde il Presidente centro asiatico, che, accanto alla soddisfazione di annoverare Bruxelles tra i primi destinatari delle proprie forniture, ha ribadito l’importanza del Corridoio Meridionale.

A dimostrazione, l’accordo stretto con la Bulgaria per l’esportazione di un miliardo di metri cubi di gas, attraverso Turchia, Georgia, e Grecia, in attesa della costruzione da parte di Sofia di proprie infrastrutture, in grado di ricevere direttamente l’oro blu da Baku, solamente via Tbilisi.

Il contratto firmato dai due ministri dell’energia, Trajcho Trajkov, e Natik Alijev, conferma il piano di collaborazione della Bulgaria con i Paesi del consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – per la sicurezza energetica europea, e la sua maggiore autonomia dalla Russia.

Continua la concorrenza tra i gasdotti

Tra le iniziative dell’alleanza, la costruzione del Nabucco: gasdotto, supportato politicamente dall’UE, ed economicamente dalle compagnie energetiche romena, bulgara, ungherese, austriaca, turca, ed azera, per trasportare oro blu direttamente a Bruxelles, senza dipendere dal transito per Mosca.

Il gasdotto di verdiana denominazione e una risposta al Southstream: conduttura sottomarina, progettata, nel fondale del Mar Nero, dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano, ENI, e compartecipata dalle tedesche Wintershall ed E.On, dalla francese EDF, e dalle compagnie nazionali di Macedonia, Grecia, e Serbia, per aggirare Stati politicamente ostili al Cremlino, come Moldova, Ucraina, e Romania.

Matteo Cazzulani

Secondo giorno di processo a Julija Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 26, 2011

Il giudice rigetta le richieste della difesa, e, dopo 12 ore di seduta, nega alla Leader dell’Opposizione Democratica l’attività politica in diverse provincie del Paese. Anche gli USA protestano per il regresso della democrazia a Kyiv.

Un condizionatore in più, che ha evitato il fiume di sudore dei presenti del giorno prima, ed un paio di occhiali, che ha fatto scrivere del processo anche la stampa glamour, sono state le sorprese della seconda giornata del processo a Julija Tymoshenko.

Quelle positive, poiché, ad esse, vanno aggiunte la rissa tra i sostenitori della Leader dell’Oppposizione Democratica e provocatori presenti in aula fin dalla notte – pagati dalle autorità, secondo alcuni – la stragrande mobilitazione sia di supporter dell’anima della Rivoluzione Arancione – più di 5 mila – che di militari, e la durata della seduta: dalle 10 del mattino fino alle 22 della sera, quando il giovane giudice, Rodion Kirjejev, ha respinto tutte le richieste avanzate dalla difesa, esaminate in 5 ore di camera di consiglio.

Nello specifico, la Corte ha rigettato l’accorpamento del procedimento con quello a carico di altri due esponenti dell’Opposizione Democratica colpiti da simili processi – Anatolij Makarenko ed Ihor Didenko – e negato a Julija Tymoshenko sia la revoca del confino nella capitale, che il permesso di recarsi a Leopoli, Luhans’k ed in Volinia per attività politica.

A voler trovare altri aspetti positivi – se tali si possono definire, in un simile processo dalle condizioni disumane, come e stato definito dall’Ambasciatore UE a Kyiv, Jose Manuel Pintu Teixeira – il rinvio della seduta al prossimo 29 Giugno: decisione che lascia la Leader dell’Opposizione Democratica in liberta – seppur limitata – per almeno altri due giorni.

Un fatto non di poco rilievo, dal momento in cui la fretta con cui il magistrato cerca di chiudere il caso – senza ascoltare le ragioni della difesa – ed il pressante controllo su politici e stampa presenti in tribunale hanno fatto temere l’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, tanto da spingere anche il Dipartimento di Stato USA ad una ferma condanna della repressione politica in atto in Ucraina.

“Osserviamo con attenzione i procedimenti contro esponenti dell’opposizione – riporta la nota di Washington – e li condanniamo, in quanto politicamente motivati. Essi – conclude – sono dimostrazione dell’assenza di uno stato di diritto in Ucraina”.

L’occidente condanna la repressione politica a Kyiv

La posizione del Ministero degli Esteri statunitense e l’ennesima del mondo occidentale: a più riprese, Consiglio d’Europa, OSCE, Commissione Europea, NATO, ed ONG indipendenti hanno denunciato il regresso di democrazia e Liberta di stampa in Ucraina, da quando il Paese non e governato dagli arancioni, di cui Julija Tymoshenko e la guida.

Lo scorso 9 giugno, anche il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione – proposta da Partito Popolare Europeo, ALDE, e verdi – di condanna dei processi politici alla Leader dell’Opposizione Democratica ed altri esponenti del campo arancione, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento, come un carnefice.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, e processata per condotta anti-statale in occasione delle trattative per il gas con l’allora suo omologo russo, Vladimir Putin. Inoltre, e accusata per uso improprio del fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

Matteo Cazzulani

PROCESSO TYMOSHENKO AL VIA: UN OCEANO DI SOSTENITORI E “CONDIZIONI DISUMANE”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 26, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica, supportata da 5 mila persone, davanti al giudice, in diretta tv, per rispondere alle accuse di condotta anti-statale durante le trattative per il gas. “E’ una farsa ordita dal Presidente Janukovych” ha dichiarato l’ex-Primo Ministro. Critico sulla conduzione del procedimento anche il rappresentante UE a Kyiv

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ed il suo avvocato, Serhij Vlasenko, durante l'udienza. FOTO. TYMOSHENKO.UA

“Un processo in condizioni disumane”. Questo è stato il commento dell’Ambasciatore UE a Kyiv, José Manuel Pintu Teixeira, dinnanzi alla prima udienza del processo alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, svoltosi in un aula troppo piccola per contenere le centinaia di giornalisti e sostenitori accorsi all’udienza in un clima estivo: a testimoniarlo, le pozzanghere di sudore, immortalate delle telecamere del 5 Kanal, una delle poche televisioni indipendenti a trasmettere la diretta.

Acuta l’osservazione della stessa imputata, che ha ricordato ai presenti come in epoca sovietica i dissidenti fossero “giudicati” in spazi stretti, apposta per evitare la presenza di un alto numero di testimoni che non fossero quelli incaricati d’ufficio dal regime. Come controprova, l’ex-Primo Ministro ha indicato i militanti del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i Ministri – presenti in sala già dalla notte, ma controbilanciati dai 5 mila sostenitori di Julija Tymoshenko assiepati presso l’ingresso del Tribunale.

In aula, la Leader dell’Opposizione Democratica ed il suo legale, Serhij Vlasenko, hanno richiesto la presenza di una giuria, e, per ben due volte, l’estromissione del magistrato, Rodion Kirjejev, considerato troppo giovane per la conduzione del procedimento e, quindi, potenzialmente influenzabile dalle autorità, di cui l’imputata l’ha accusato essere la longa manus, in una “farsa organizzata dal Presidente, Viktor Janukovych, per eliminare il suo principale avversario politico”.

Ovviamente, le richieste sono state respinte, e la seduta ha proceduto fino alla serata quando, su ferma posizione della difesa, è stata aggiornata all’indomani. Nel mentre, Julija Tymoshenko si è più volte difesa di persona dalle accuse a lei rivolte, spiegando come, nel Gennaio 2009, le trattative con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, abbiano consentito al popolo ucraino un inverno finalmente al caldo, dopo anni di guerre del gas. Le imputazioni sul suo conto ritengono che l’anima della Rivoluzione Arancione avrebbe costretto Oleh Dubyna, allora capo del colosso energetico nazionale, Naftohaz, a firmare accordi da lei stretti con Mosca, senza l’avvallo del Consiglio dei Ministri. Capi tanto gravi da riempire 14 enormi faldoni, che Julija Tymoshenko non è riuscita ad esaminare nel breve tempo messo a sua disposizione dalla Procura, prima dell’avvio del procedimento giudiziario.

Integrazione nell’UE a rischio

Contro la repressione politica dell’Opposizione Democratica si sono dichiarati Consiglio d’Europa, USA, OSCE, NATO, e, lo scorso 9 Giugno, anche il Parlamento Europeo, con un’apposita risoluzione – proposta da Partito Popolare Europeo, ALDE, e verdi – per richiedere l’immediata revoca del confino in Patria imposto alla Tymoshenko, impossibilitata per tre volte di recarsi a Bruxelles per partecipare al meeting PPE, malgrado l’invito ufficiale del Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek.

Lecito ricordare che l’Ucraina aspira alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, realizzabile solo previo rispetto di una serie di punti, in linea con gli standard occidentali: tra essi, rispetto della Libertà di Stampa, Espressione, Informazione, ed Associazione. Inoltre, ad ostacolare sereni e sinceri rapporti con Bruxelles, sono anche dichiarazioni come quelle di un parlamentare della maggioranza, in risposta alle proteste dell’Ambasciatore UE: “Se a Teixeira non piace il clima della Capitale – ha spiegato, in diretta sul 5 Kanal – che se ne torni in Portogallo”.

Matteo Cazzulani


BIELORUSSIA: SE L’UCRAINA STA FUORI DALL’UNIONE DOGANALE RUSSO-BIELORUSSO-KAZAKA CONSEGUENZE COMMERCIALI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2011

Minsk esercita pressioni su Kyiv per l’ingresso nella CEE euroasiatica, ma è costretta a cedere i gasdotti ai russi. Ora, maggiormente proprietari delle forniture all’Europa Centrale

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Il vantaggio economico ed il ricatto energetico. Nella giornata di giovedì, 23 Giugno, la Bielorussia ha invitato l’Ucraina ad aderire all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka per evitare ripercussioni a livello commerciale.

A dichiararlo, l’Ambasciatore bielorusso a Kyiv, Valentyn Velychko, secondo cui l’assenza ucraina nella CEE euroasiatica comporta un automatico decremento del flusso degli scambi, ed un inasprimento delle tariffe doganali, destinati a gravare sul bilancio dell’Ucraina.

Inviti ad un’integrazione di Kyiv all’Unione Doganale post-sovietica sono arrivati a più riprese dallo stesso presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che ha rievocato la solidarietà tra i popoli della CSI, il cui legame, anche sul piano economico, sarebbe oramai indissolubile, nonostante i tentativi delle ultime amministrazioni ucraine di guardare all’Occidente.

La Russia controlla i gasdotti

Da Kyiv – impegnata nelle trattative per la sigla dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea – nessuna risposta, mentre la fratellanza tra i popoli ha portato Lukashenka a perdere il controllo dei propri gasdotti: la vendita del 50% delle azioni di Minsk sulla compagnia statale Beltransgaz al monopolista russo, Gazprom, è stata confermata. E, in questo modo, Mosca ottiene non solo la gestione della compravendita di gas sul territorio bielorusso, ma anche del sistema infrastrutturale energetico del Paese.

Beltransgaz ha operato in una condizione di monopolio nel sistema del gas bielorusso, ed è stato proprietario di 7,5 mila chilometri di gasdotti che assicurano l’approvvigionamento di oro blu a Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, Polonia, ed enclave russa di Kaliningrad. La scalata al colosso di Minsk è iniziata nel 2007, ed ha proceduto a tappe progressive.

Simile strategia è stata approntata da Gazprom per l’acquisto del colosso ucraino, Naftohaz. A proporla al collega ucraino, Mykola Azarov, il primo Ministro russo, Vladimir Putin, nel Maggio 2010, a Sochi.

Matteo Cazzulani

DALL’UNGHERIA ALLA POLONIA: L’UCRAINA DEMOCRATICA ED EUROPEA PER LA SICUREZZA DELL’EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 25, 2011

Passaggio di consegne della presidenza di turno UE senza cambiamenti in politica estera: Budapest ratifica gli ultimi aspetti della collaborazione danubiana, mentre Varsavia accelera per il coinvolgimento europeo di Kyiv e Minsk. Visita lampo di Putin in Crimea

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

E’ a Kyiv che Ungheria e Polonia si passano lo scettro d’Europa. Nelle giornate precedenti l’inizio della presidenza di turno polacca dell’UE, ed il termine di quella ungherese, delegazioni di Budapest e Varsavia sono state molto attive nella capitale ucraina, per intensificarne le relazioni con l’Unione Europea.

In linea con quanto programmato ad inizio presidenza, lo scorso gennaio, gli ungheresi hanno definito le ultime clausole del progetto di collaborazione regionale del Danubio: un piano di sviluppo del settore fluviale, commerciale, culturale, ed economico, che unisce l’Ucraina agli altri 14 Paesi attraversati dal Grande Fiume europeo, tutti beneficiati non solo dallo stanziamento di 100 miliardi di Euro, ma anche da scambi culturali più intensi.

Da continuare, invece, il lavoro della Polonia, che, nella presentazione ufficiale della propria presidenza UE, ha riservato tra le priorità un posto anche per l’Ucraina, seppur non più in cima alla lista della politica estera. A confermarlo, le parole del Ministro degli Esteri di Varsavia, Radoslaw Sikorski, in visita al Presidente ucraino, Viktor Janukovych. I due hanno concordato sul fatto che la priorità per la politica estera ucraina deve essere l’accelerazione dell’integrazione con l’Unione Europea, da realizzarsi in tre atti, che Varsavia spera siano compiuti sotto la propria presidenza: abbattimento del regime dei visti, creazione di una zona di libero scambio, e sigla dell’accordo di associazione.

Un comportamento apparentemente strano quello della politica estera della Polonia: ufficialmente, alla ricerca del dialogo con la Russia, posto in primo piano rispetto al sostegno di democrazia e diritti umani nel mondo ex-sovietico, ma, nel contempo, volto ad azioni concrete, spesso in sordina, per integrare l’Ucraina, e contrastare la deriva illiberale in Bielorussia.

A spiegarlo, a Radio Liberty, è l’esperto del Ministero degli Esteri polacco, Andrzej Brzezycki, secondo cui Varsavia non è affatto disinteressata alle sorti di Minsk e Kyiv,e, sopratutto, realmente non ha mai posto in secondo piano la questione, fondamentale sia per se che per tutta l’Europa.

“Tradizionalmente la Polonia è interessata ad avere vicini forti e solidi – ha dichiarato – che le consentano di arginare i rischi provenienti dall’ideologia imperiale russa. Ucraini e polacchi – ha continuato – hanno in comune la consapevolezza di cosa nella storia ha portato l’interesse del Cremlino verso l’Europa. Ad oggi – ha concluso – definire i rapporti tra Unione Europea e Federazione Russa idilliaci, sopratutto sul piano energetico, è arduo”.

Sempre su Radio Liberty, il parere di Brzezycki è stato condiviso da Oleksij Tolkachov, Presidente del’Organizzazione Internazionale Amici Europei dell’Ucraina, secondo cui la prospettiva UE non è solamente utile a Varsavia e Bruxelles, ma anche agli stessi grandi industriali di Kyiv, per smarcarsi dalla forte pressione di Mosca che, con l’arma energetica ed economica, sta cercando di riportare nella propria area di influenza il Paese.

Non è un caso se, a quella di Sikorski, è seguita la visita del primo Ministro russo, Vladimir Putin, accorso in Crimea per urgenti colloqui con Janukovych.

Ancora molto da fare

Lecito ricordare che, tuttavia, per la realizzazione dell’Accordo di Associazione con l’UE l’Ucraina deve rispettare una serie di clausole, ad oggi lungi dall’essere realizzate: tra esse, il rispetto della Libertà di Stampa, di Associazione, di Informazione, e del pluralismo politico.

Come ribadito da una recente risoluzione del Parlamento Europeo, i casi di pressioni sui giornalisti – testimoniati dalle maggiori ONG internazionali – ed i procedimenti giudiziari, politicamente motivati, a danno della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri esponenti del campo arancione non vanno nella direzione giusta.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA RUSSIA IMPONE LE CONDIZIONI ALL’UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2011

Mosca avanza la proposta di fusione delle compagnie energetiche, Gazprom e Naftohaz, o della creazione di un supermonopolista per diminuire il prezzo dell’oro blu imposto a Kyiv. Protesta l’Opposizione Democratica per la sempre maggiore sottomissione alla parte russa. Concluso il primo tratto del NordStream

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

In cambio di gas scontato, o la fusione, o il supermonopolista con Mosca. Queste le condizioni che, secondo quanto riportato dal Kommersant” Ukrajina, il monopolista russo, Gazprom, avrebbe avanzato al colosso ucraino, Naftohaz, in risposta alla richiesta di una diminuzione del costo dell’Oro blu.

Nello specifico, qualora le due compagnie si fondessero, crollerebbero le tariffe doganali, ed il gas potrebbe costare il 40% in meno rispetto a quanto pagato dai paesi dell’Unione Europea.

Altra opzione, il varo di un supermonopolista Gazprom-Naftohaz, che, secondo i progetti, avanzati a Sochi nel Maggio 2010 dal primo Ministro russo, Vladimir Putin, al suo collega ucraino, Mykola Azarov, consentirebbe a Mosca di gestire non solo la compravendita di oro blu, ma anche di controllare i gasdotti ucraini.

Contraria questa ipotesi, l’Opposizione Democratica, che ha illustrato come la cessione del patrimonio infrastrutturale energetico ucraino sia l’anticamera alla sottomissione politica alla Russia.

Concluso il primo settore del NordStream

Nel mentre, martedì 21 Giugno, Gazprom ha cominciato di avere completato il primo settore del NordStream: gasdotto progettato da Mosca sul fondale del Mar Baltico, concepito perrifornire direttamente la Germania, ed aggirare Paesi ritenuti politicamente ostili come Lituania, Estonia, Lettonia, e Polonia.

Oltre a Gazprom, a finanziare l’infrastruttura anche compagnia tedesca E.On, la francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani