LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: per Yuri Lutsenko altri due anni di prigione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 18, 2012

L’ex-Ministro degli Interni costretto alla rinuncia dei beni immobili, confiscati dalle autorità. Il verdetto prolunga a sei anni l’esclusione dalla vita politica per il politico dell’Opposizione Democratica.

Detenzione prolungata, ulteriore divieto di partecipazione alla vita politica e confisca immediata di tutti beni mobili ed immobili e la pena che l’ex-Ministro degli interni ucraino, Yuri Lutsenko, e costretto a scontare dopo l’ennesimo processo celebrato a suo carico. Nella giornata di venerdì, 17 Agosto, Lutsenko e stato condannato a due anni di detenzione, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere abusato dei suoi poteri durante le indagini in merito all’avvelenamento del Presidente Yushchenko.

Come riportato dalla Giudice, Hanna Medushevska, la pena e stata ridotta per via della precedente condanna che già costringe l’ex-Ministro degli Interni a quattro anni di detenzione sempre per un altro caso di abuso d’ufficio e nepotismo.

Incredulità e stata espressa dalla Difesa di Lutsenko, che ha evidenziato come non vi sia alcuna prova della colpevolezza dell’imputato, a partire dalla dichiarazione del testimone-chiave, Valentyn Davydenko, che ha scagionato l’ex-Ministro degli Interni.

Davydenko e l’ex-autista di Volodymir Sachyuk – l’agente dei Servizi Segreti che avrebbe avvelenato Yushchenko alla vigilia delle elezioni che lo avrebbero incoronato Presidente dell’Ucraina. Egli, al momento della deposizione, ha dichiarato di non avere subito alcuna pressione da nessuno, sopratutto da
Lutsenko.

Per nulla sorpreso del verdetto e apparso l’ex-Ministro degli Interni, costretto come di consueto ad assistere alla seduta da dietro le sbarre, come se fosse già stato condannato ancor prima della lettura della sentenza. A seduta chiusa, Lutsenko ha dichiarato di non credere nella magistratura ucraina, ha accusato il Presidente, Viktor Yanukovych, di reprimere i politici dell’Opposizione Democratica con l’uso della “giustizia”, ed ha invitato i suoi elettori a ribellarsi alla malavita che, secondo lui, governa il Paese con metodi mafiosi.

Rassegnazione e invece la sensazione espressa dalla moglie di Lutsenko, Iryna, presente a tutte le udienze del processo. La moglie dell’ex-Ministro degli Interni si e detta parimenti sfiduciata nei confronti della magistratura ucraina, e pronta ad abbandonare la casa in cui ha abitato con il politico dell’Opposizione Democratica per molti anni. Il verdetto ha infatti previsto la confisca immediata della casa di Lutsenko.

L’ex-Ministro degli Interni dei Governi della coalizione democratica, “arancione” e filoeuropea è noto in Europa per avere condotto una lotta a tutto campo contro la corruzione e gli oligarchi russofoni dell’est del Paese che sponsorizzano l’attività politica dell’attuale presidente Yanukovych.

Assieme all’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko, Lutsenko ha guidato il processo democratico ucraino dell’Inverno 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione. Essi, con la salita al potere di Yanukovych, sono finiti nel mirino della magistratura: dopo processi farsa, costruiti su imputazioni motivate politicamente, hanno subito condanne a detenzioni pluriennali, che impediscono loro la partecipazione alla vita politica per i prossimi sette anni.

Le proteste dell’Occidente

Dopo la lettura del verdetto su Lutsenko, pronta e stata la reazione dell’Occidente. Con una nota diffusa dall’Ambasciata di Kyiv, gli USA hanno espresso dubbi sull’esistenza di un regime democratico in Ucraina, ed hanno invitato il Presidente Yanukovych a liberare immediatamente Lutsenko, la Tymoshenko e tutti gli altri detenuti politici appartenenti al campo arancione.

Condanna e stata espressa anche dal Consiglio d’Europa, che ha sottolineato come la condotta delle Autorità ucraine renda impossibile il percorso di avvicinamento ed integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

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Yanukovych alla Merkel: un riscatto di 7 Miliardi di Euro per la liberazione della Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2012

Il Presidente ucraino avrebbe chiesto soldi al Cancelliere tedesco per la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica. A dichiararlo e l’ex-Ministro dell’integrazione Europea, Oleh Rybachuk.

Soldi in cambio della liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, sarebbe stata l’offerta shock avanzata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, al Cancelliere tedesco Angela Merkel. A rendere nota la “proposta da non rifiutare” e stato l’ex-Ministro per l’Integrazione Europea del primo Governo Tymoshenko, Oleh Rybachyk, in un’intervista al portale Ostrov.

Secondo il politico arancione, durante un incontro ufficiale con la Merkel, Yanukovych avrebbe proposto al Cancelliere tedesco il pagamento di 7 Miliardi di Euro per la liberazione di Yulia Tymoshenko dal carcere in cui e detenuta per scontare una condanna a sette anni di detenzione.

Il Presidente ucraino avrebbe motivato la richiesta con la volontà di Kyiv di venire incontro alle continue richieste dell’Unione Europea in merito all’immediata liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, condannata dopo un processo irregolare.

“Yulia Tymoshenko ha rubato al Paese 14 Miliardi di Euro. Noi ve la lasciamo per solo la meta – avrebbe dichiarato Yanukovych alla Merkel – la volete? Pagate”.

Secondo Rybachyk, pronta sarebbe stata la risposta del Cancelliere tedesco, che avrebbe abbandonato i colloqui dichiarando di volere più avere nulla a che fare con il Presidente ucraino.

Secondo i fatti reali, il Governo tedesco ha offerto per la Leader dell’Opposizione Democratica cure mediche in Germania, mentre l’Amministrazione Presidenziale ucraina ha concesso solamente la possibilità di ingresso nel Paese di medici tedeschi per curare la Tymoshenko: affetta da un’ernia al disco trascurata a lungo dalle Autorità Carcerarie durante i primi mesi di detenzione.

Sempre secondo Rybachyk, oltre che con la Merkel, Yanukovych sarebbe stato autore di almeno due altri scivoloni che hanno compromesso il posizionamento dell’Ucraina su scala internazionale.

Il primo sarebbe avvenuto con il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che nell’unico incontro ufficiale avrebbe ricordato al Presidente ucraino come la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica secondo un Articolo risalente al Codice Penale URSS sia un fatto che testimonia l’assenza di democrazia in Ucraina.

Dal canto suo, Yanukovych avrebbe assicurato a più riprese che in Ucraina esiste una magistratura indipendente. La Clinton, visibilmente turbata, ma sempre ligia al cliché diplomatico, avrebbe abbandonato i lavori accusando problemi nella traduzione simultanea di quanto da lei detto al Capo di Stato ucraino.

L’altro episodio rivelato da Rybachyk si riferisce alla recente visita in Crimea del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha ritardato ad incontrare Yanukovych di cinque ore, senza preavviso, preferendo intrattenersi in una conversazione a base di birra con alcuni motociclisti ucraini.

“Non e mai avvenuta una situazione simile in Ucraina – ha dichiarato Rybachyk – Putin, Merkel e Clinton sono Russia, Bruxelles e Washington: con tutte e tre queste superpotenze l’Ucraina ha dimostrato di essere incapace a mantenere relazioni”.

Yanukovych effettivamente isolato

L’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America hanno congelato i rapporti diplomatici con l’Amministrazione Presidenziale ucraina dopo gli arresti dell’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko, e dell’ex-Ministero degli Interni, Yuri Lutsenko, per i quali l’Opposizione Democratica ucraina ha ritenuto responsabile Yanukovych: desideroso di eliminare dalla scena politica ucraina i due suoi più insidiosi avversari.

La Tymoshenko e Lutsenko sono stati poi oggetto di altri procedimenti giudiziari, avviati sempre dall’Amministrazione Presidenziale per prolungare la detenzione dei due esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica.

Oleh Rybachyk e stato Ministro per l’Integrazione Europea nel Primo Governo di Yulia Tymoshenko, e Capo dell’Amministrazione Presidenziale dell’ex-Capo di Stato, Viktor Yushchenko. Assieme alla Tymoshenko, Lutsenko e Yushchenko, Rybachyk e stato uno dei Leader del processo democratico in Ucraina del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: AL VIA LA CAMPAGNA ELETTORALE CON AGGRESSIONE A UN GIORNALISTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 31, 2012

Presentate le liste dei candidati alle consultazione parlamentare da parte del Partija Rehioniv e dell’Opposizione Unita Bat’kivshchyna, con qualche sorpresa e molte conferme. Aggredito il noto reporter della Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Nayem, prima del congresso del Partito del Potere, al quale non hanno potuto partecipare i rappresentanti della stampa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Prima una collisione tra la sua moto e la potente Escort nera, poi la lite vis a vis con una guardia del corpo di un parlamentare, culminata con il sequestro illegale dell’Iphone con cui il noto cronista della Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Nayem, aveva filmato l’accaduto. E’ con questa scena che nella giornata di lunedì, 30 Luglio, si è aperto il Congresso del Partija Rehioniv, nel quale il partito del potere – a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, quasi tutti i Ministri e i governatori degli enti locali – ha stabilito i nomi da inserire nella lista che concorrerà alle prossime Elezioni Parlamentari.

Ospiti sgraditi della kermesse sono stati i giornalisti. Oltre all’aggressione a Nayem – che già in passato è stato minacciato direttamente dal Presidente Janukovych per avere indagato sull’utilizzo del danaro pubblico da parte del Capo dello Stato per la costruzione della lussuosa villa a Mezhyhir’ja – gli operatori della stampa si sono visti negare l’ingresso nell’enorme edificio affittato dal Partija Rehioniv a Kyiv.

Solo i delegati hanno potuto potuto entrare. Essi, dopo circa mezz’ora, hanno potuto visionare la composizione della lista compilata precedentemente dal politbiuro e, in perfetto stile sovietico, hanno ratificato la decisione con una votazione bulgara.

Tra i primi candidati del listino del Partija Rehioniv figurano il Premier, Mykola Azarov, il Vicepremier, Serhij Tihipko, il Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, Andrij Kljujev, e il Capogruppo in Parlamento, Oleksandr Jefremov. A sorpresa, al secondo posto del listino è stata inserita la cantante Tajisa Povalij, che ha dedicato il suo discorso di investitura ad una dichiarazione di assoluta fedeltà al Presidente Janukovych: presente al Congresso nonostante il ruolo di garante della Costituzione da lui ricoperto avesse previsto la sua assenza.

Totalmente differente è apparsa la situazione nel Congresso dell’Opposizione Democratica, che si presenta alle urne come Opposizione Unita “Bat’kivshchyna” – “Patria” in ucraino. La presentazione del listino – composto anch’esso nelle sedi di partito e ratificato all’unanimità dei delegati – è avvenuta in strada, con la presenza della stampa, nel cuore del mattino a pochi passi dal Parlamento, dove poche ore più tardi è stata convocata una seduta plenaria urgente.

A guidare la lista dell’Opposizione Unita sarà Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro e carismatica leader della Rivoluzione Arancione, di recente arrestata per motivi politici. Seguono l’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, l’ex-Vice Premier Oleksandr Turchynov, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: anch’egli detenuto in carcere dopo un processo politico dalla dubbia regolarità.

A sorpresa, l’Opposizione Unita – che con tutta probabilità vedrà cancellata la candidatura della Tymoshenko e di Lucenko per via della loro reclusione – ha candidato anche la moglie dell’ex titolare del dicastero degli Interni, Iryna Lucenko, e il Direttore della televisione TVi, Mykola Knjazhyc’kyj, su cui di recente le Autorità ucraine hanno aperto un fascicolo che potrebbe portare alla chiusura di uno dei pochi canali indipendenti rimasti in Ucraina.

Oltre alla presentazione dei nominativi che compongono le liste, i congressi sono stati anche l’occasione per l’illustrazione dei programmi che le due principali forze politiche – date dai sondaggi appaiate a circa il 20% ex aequo – intendono realizzare in Parlamento. Il Partija Rehioniv, che Governa dal Marzo 2010, ha promesso l’innalzamento del PIL al 5%, stabilità finanziaria e politica, miglioramento dell’immagine dell’Ucraina nel Mondo, e l’integrazione di Kyiv sia con la Russia che con l’Europa.

L’Opposizione Unita ha invece promesso la lotta ad ogni forma dei monopolio in ogni settore dell’economia nazionale, detassazione nei confronti della popolazione, innalzamento degli stipendi minimi per alcune categorie – impiegati, medici, insegnanti ed accademici – facilitazione dell’erogazione dei crediti per gli agricoltori, procedura di impeachment per il Presidente Janukovych, e ripresa del cammino di integrazione con l’Europa con la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – che Bruxelles ha congelato dopo l’arresto politico della Tymoshenko.

L’incognita dei brogli, dell’uninominale e il precedente del 2002

Le Elezioni Parlamentari ucraine rappresentano anche un importante test per l’Ucraina, a cui sono legati i destini geopolitici di Kyiv. Infatti, se la consultazione dovesse essere caratterizzata da brogli ed irregolarità a favore delle Autorità governative – come già accaduto nel corso delle Amministrative del 2010 – l’Ucraina vedrebbe chiusa per sempre la possibilità di entrare in Europa e di avvicinarsi all’Occidente in tempi brevi.

Qualora la consultazione dovesse svolgersi in maniera regolare, a decidere la maggioranza politica potrebbe essere l’esito della consultazione nei i collegi uninominali, nei quali sono eletti la metà dei Parlamentari. Molti tra i candidati indipendenti che prendono parte alla consultazione possono infatti scegliere se entrare a far parte di una o dell’altra coalizione.

Nel 2002, l’ultimo anno in cui in Ucraina si è votato con simile sistema, i candidati eletti nell’uninominale hanno aderito in massa allo schieramento filo-presidenziale, e hanno così consegnato all’allora Capo di Stato, Leonid Kuchma, la maggioranza nonostante le urne avessero consegnato più voti al Partito di opposizione liberale e filo-occidentale Nasha Ukrajina, guidato dal futuro presidente arancione Viktor Jushchenko.

Matteo Cazzulani

Viktor Jushchenko torna in politica. Le ombre sul disegno politico dell’ex-Presidente ucraino

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 8, 2012

L’ex-Capo di Stato vara un Partito di ispirazione patriottica e conservatrice che punta a rappresentare una fetta dell’elettorato che ad oggi non si riconosce in nessuno dei Partiti esistenti. I pericoli per l’Opposizione Democratica e la reale natura di un progetto che, anziché riattualizzare il cammino di integrazione in Europa di Kyiv, riapre lo scontro interno al campo arancione con la Tymoshenko e favorisce il regime del Presidente Janukovych

Il nome non e chiaro, ma ad essere ben evidenti sono l’orientamento e il fine di quella che ha le carte in regola per diventare la terza forza politica in Ucraina. Nella giornata di sabato, 7 Luglio, l’ex-Presidente ucraino, Viktor Jushchenko, ha varato il suo progetto politico per le Elezioni Parlamentari del prossimo mese di Ottobre.

Il nuovo Partito, ancora senza nome, e nato dalla fusione tra Nasha Ukrajina – il soggetto politico di Jushchenko – il Partito Popolare Ucraino, il Congresso dei Patrioti Ucraini, e una ventina di associazioni patriottiche legati alla difesa della cultura nazionale.

Come dichiarato da Jushchenko, il Partito si basa su principi conservatori e moderati, ed ha l’obiettivo di riempire un vuoto che, a detta dell’ex-Presidente, in Ucraina deve ancora essere colmato.

Tra le linee guida del Partito, Jushchenko ha individuato il salvataggio della lingua e della cultura ucraina, che di recente sono state sminuite dalla riforma linguistica voluta dal Presidente Viktor Janukovych, che ha elevato il russo a lingua di Stato. Inoltre, l’ex-Capo di Stato ha sottolineato la necessita di salvare l’Indipendenza dell’Ucraina dalla politica espansionista della Russia.

Durante il discorso di presentazione, Jushchenko ha anche definito il bacino elettorale del suo Partito, dichiarando di puntare all’alta percentuale di ucraini che non si riconosce ne nella maggioranza filorussa di Janukovych, ne nell’Opposizione Democratica unita guidata da Arsenij Jacenjuk in vece dell’ex-Premier Julija Tymoshenko – una delle dieci personalità di spicco del dissenso imprigionate per ragioni politiche dalla salita al potere dell’attuale Presidente.

“Il 14%. Degli ucraini ha dichiarato di votare contro tutti i candidati che intendono presentarsi alle urne – ha dichiarato Jushchenko – tra questi c’e sicuramente chi potrebbe riconoscersi in una forza politica veramente patriottica, alternativa ai due schieramenti principali finora presenti sullo scenario ucraino”.

La manovra di Jushchenko ha convinto pochi tra i commentatori e i politologi ucraini. Essi son concordi nel dare al progetto dell’ex-Presidente poche chance di supporto tra l’elettorato moderato, che resta più orientato a sostenere l’Opposizione Democratica unita.

Si riattualizza la guerra intestina del campo arancione

Inoltre, il Partito dell’ex-Capo di Stato punta a sottrarre consensi proprio allo schieramento politico che ha il suo riferimento nell’ex-Premier Julija Tymoshenko, nonostante la carismatica politica, che con Jushcenko nel 2004 ha guidato il processo democratico in Ucraina, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, sia stata incarcerata e, quindi, impossibilitata a prendere parte alla competizione elettorale.

La riedizione dello scontro tra i due condottieri della Rivoluzione Arancione non fa che rafforzare i sospetti di collaborazione di Jushchenko con il Presidente Janukovych, che già in passato ha visto i due avversari politici convergere su iniziative politiche trasversali per porre in minoranza la carismatica Tymoshenko.

Ne e stato un esempio la nomina a Premier di Janukovych, voluto il 3 Agosto 2006 da Jushchenko a capo di un Governo di unita nazionale concepito per escludere dal potere il Blocco di Julija Tymoshenko, attorno alla quale si sono pero consolidati i consensi del popolo arancione.

Inoltre, una volta sconfitto al primo turno delle elezioni presidenziali del 2010, dove da Presidente uscente ha ottenuto solo il 6%, Jushchenko al secondo turno ha invitato il suo elettorato a disertare le urne per svantaggiare Julija Tymoshenko.

Ella, in caso di ricompattamento dell’elettorato arancione attorno alla sua candidatura, avrebbe con molta probabilità evitato la salita al potere di Janukovych, e la successiva ondata di repressioni politiche scatenata dal neoeletto Presidente contro il campo democratico.

A confermare i sospetti nutriti nei confronti di Jushchenko e stato il suo ex-collega di Partito, Jurij Hrymchak, che ha evidenziato come il progetto politico dell’ex-Presidente ucraino consenta a Janukovych di sottrarre consensi all’Opposizione Democratica in un bacino fortemente patriottico in cui Janukovych ha poco appeal.

Inoltre, Hrymchak ha accusato Jushchenko di connivenza con l’attuale Capo di Stato, al punto, a suo dire, da essere stato ingaggiato per condurre un progetto politico finalizzato ad ingannare l’elettorato e favorire il regime autoritario oggi al Governo in Ucraina.

“Jushchenko e stato l’unico politico non appartenente allo schieramento oggi al Governo a godere di largo spazio sui media di regime – ha dichiarato Hrymchak – questa e una chiara iniziativa di campagna elettorale voluta dalle Autorità ucraine per indebolire il dissenso e mantenere il controllo del Paese imbrogliando gli elettori. L’unico ideale che veramente anima Jushchenko e l’odio personale nei confronti di Julija Tymoshenko”.

Oltre che costola della maggioranza filorussa, il Partito di Jushchenko rischia di essere un’armata senza colonnelli. Oltre a Hrymchak, sono molti i nomi di spicco della politica ucraina ad avere abbandonato l’ex-Presidente, tra cui il Capogruppo al Parlamento di Nasha Ukrajina, Valentyn Nalyvajchenko.

Costoro hanno preferito confluire nell’Opposizione Democratica unita, nata dalla fusione dei principali soggetti partitici del campo arancione – Bat’kivshchyna, Front Zmin, Narodnyj Rukh, Narodna Samooborona e Hromad’jans’ka Pozycja – su un programma più liberale e filoeuropeo.

A contrastare l’attività politica degli arancioni e la detenzione in carcere per motivi politici di dieci dei suoi principali esponenti, tra cui la stessa sua Leader Tymoshenko, e l’utilizzo da parte del Partija Rehioniv – la forza politica di Janukovych – delle risorse statali per la conduzione della campagna elettorale.

Matteo Cazzulani

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4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

PER JULIJA TYMOSHENKO CHIESTI ALTRI 12 ANNI DI CARCERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 30, 2012

La Procura Generale invia al Tribunale di Kharkiv la documentazione per l’apertura del secondo processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, accusata di evasione fiscale e sottrazione di danaro pubblico durante la presidenza del colosso energetico JEESU. La difesa contesta l’assenza di prove e la mancanza del tempo necessario per esaminare i faldoni contenenti le imputazioni. Al via anche il secondo processo a carico dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, mentre a Roma è stato affrontato l’espatrio di Arsen Avakov

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Altri 12 anni di detenzione oltre ai 7 già inflitti da un precedente processo. Questo è il rischio che corre la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, dopo la decisione della Procura Generale di affidare al Tribunale di Kharkiv – città dove la nota esponente politica è tuttora agli arresti in una colonia penale – l’apertura del secondo processo a suo carico.

Come dichiarato dal Procuratore, Hennadij Tjurin, Julija Tymoshenko è accusata di evasione fiscale e sottrazione alle casse statali di un’ingente somma di denaro – più di 160 Milioni di Dollari – durante la presidenza del Colosso energetico JEESU, che la Leader dell’Opposizione Democratica ha guidato negli anni precedenti alla sua discesa in politica. Secondo il codice penale, la condanna potrebbe aggirarsi intorno ai 12 anni di detenzione in isolamento.

Proteste sono state espresse da parte dell’avvocato difensore della Leader dell’Opposizione Democratica, Serhij Vlasenko, che ha evidenziato come le accuse si riferiscano a un periodo successivo alla presidenza della JEESU della sua assistita. Inoltre, costui ha condannato il fatto che al pool di legali da lui coordinato è stato limitato il tempo necessario alla presa visione dei faldoni contenenti le imputazioni per la preparazione del processo.

Ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko è stata condannata l’11 Ottobre del 2011 a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali ucraine. Allora, era il Gennaio 2009, la Tymoshenko ha accettato un tariffario oneroso pur di indurre Mosca a interrompere il taglio delle forniture – operato per destabilizzare la situazione interna a Kyiv – e rinnovare quanto prima il flusso di gas verso l’Europa.

Il verdetto è maturato in seguito a un processo dalla dubbia regolarità: con l’imputata detenuta preventivamente in carcere, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove a sostengo delle accuse fabbricate ad hoc – alcune di esse addirittura datate il 31 Aprile.

Oltre a questa condanna, alla Tymoshenko è stato sentenziato un secondo arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini sull’affare JEESU: nonostante la Leader dell’Opposizione Democratica fosse già stata incarcerata e, affetta da una graffe infiammazione respiratoria trascurata dalle Autorità Carcerarie, impossibilitata a spostarsi dalla sua cella.

Continuano anche i casi Lucenko e Avakov

Sempre giovedì, 29 Marzo, la magistratura ucraina ha comunicato l’apertura di un secondo processo anche a carico dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: altro esponente di spicco dell’Opposizione Democratica già condannato a 4 anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio e corruzione, dopo un processo in cui tutti i testimoni, sopratutto quelli dell’accusa, hanno certificato l’estraneità del politico dai fatti a lui imputati.

Nel procedimento appena aperto, il politico è accusato per l’organizzazione di indagini irregolari in merito all’avvelenamento dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko: il candidato alla presidenza della Rivoluzione Arancione, guidata nel 2004 proprio dalla Tymoshenko e da Lucenko, che, dato per favorito da tutti i sondaggi, sarebbe stato vittima di un tentativo di intossicazione da parte di una persona vicina all’establishment presidenziale di Leonid Kuchma, allora al potere.

Infine, novità sono emerse anche sul caso di Arsen Avakov: importante dirigente del Partito di Julija Tymoshenko che, per fuggire all’ondata di arresti politici, è riparato in Italia, dove è stato arrestato dalla Polizia Locale di Frosinone. Secondo quanto dichiarato dal suo avvocato difensore, Jurij Vyshnevec’kyj, giovedì, 29 Marzo, presso la Corte d’Appello di Roma si è svolta la seduta preliminare del processo a suo carico – necessaria in quanto su Avakov è stato emesso un mandato di cattura internazionale – durante la quale il suo assistito si è dichiarato perseguitato politico.

Le Autorità ucraine hanno richiesto l’estradizione del politico dell’Opposizione Democratica che, se accordata dalle Autorità italiane, potrebbe comportare l’undicesimo arresto politico in Ucraina dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych. l’Opposizione Democratica si è appellata ufficialmente affinché l’Italia difenda la democrazia, e segua l’esempio della Repubblica Ceca, dove altri due esuli politici, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Tymoshenko, Oleksandr Tymoshenko, hanno ottenuto asilo politico.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH VUOLE FARE L’EUROPEO: IL “PAPERONE ARANCIONE” DIVENTA SUO MINISTRO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 24, 2012

Il Presidente ucraino nomina a Capo del Dicastero dello Sviluppo Economico e del Commercio il noto imprenditore Petro Poroshenko con l’intenzione risollevare la propria immagine agli occhi degli europei dopo la svolta autoritaria da lui impressa sulle Rive del Dnipro. Il piano di riforme liberali del principale sponsor della Rivoluzione Arancione difficili da attuare in un sistema di potere fortemente accentrato nelle mani del Capo dello Stato

Il Ministro dello sviluppo economico e del commercio ucraino, Petro Poroshenko

Il re della cioccolata passa alla corte di Janukovych. Nella giornata di venerdì, 23 Marzo, il Presidente ucraino ha emanato il decreto di nomina alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio di Petro Poroshenko: uno degli imprenditori maggiormente influenti nel Paese, noto non solo per possedere la rinomata casa dolciaria Roshen, ma, sopratutto, per essere stato il principale finanziatore della Rivoluzione Arancione.

A riportare le motivazioni del perché lo sponsor del processo democratico del 2004 abbia accettato di entrare nella squadra di Governo dell’avversario degli arancioni è la pagina Facebook dello stesso Poroshenko, a cui il re della cioccolata – com’è conosciuto in Ucraina – ha affidato il proprio comunicato ufficiale.

“Le ultime settimane sono state difficili per me – ha dichiarato Poroshenko sul noto social network – sono onorato dell’interesse che molte persone, e molti giornalisti, hanno prestato sulla mia persona. Ho messo su un piatto della bilancia le mie ambizioni personali, e, sull’altro, la difficile situazione dell’economia ucraina. La decisione l’ho presa…”.

Come successivamente rivelato da diverse fonti, Janukovych avrebbe proposto la nomina a Poroshenko da ben un mese, durante il quale il businessman ha avuto il compito di redigere un piano di azioni con cui intende amministrare il Dicastero assegnatogli.

Tra esse, secondo quanto ha dichiarato il neo-Ministro, l’adattamento dell’economia ucraina agli standard europei, uno sviluppo improntato sul rispetto della democrazia e della libera concorrenza, la chiarezza nelle azioni di compravendita da parte di soggoli imprenditori e dell’apparato statale, la divulgazione delle statistiche in merito allo sviluppo del Paese, il sostegno alla crescita nazionale, la difesa dell’imprenditoria dalla pressione dello Stato, la semplificazione nelle procedure di iscrizione di nuove imprese, e la limpidezza dell’azione di governo del suo Ministero.

“Il Ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio ha enormi responsabilità – ha dichiarato il Premier, Mykola Azarov, al momento della presentazione ufficiale di Poroshenko – è da esso che sono approvati i provvedimenti che consentono la messa in atto delle manovre del governo. Inoltre, il Dicastero è responsabile della stabilità dell’economia, della sua crescita, e della diminuzione delle bollette per le importazioni energetiche”.

Nell’aria da più di due mesi, la nomina di Poroshenko rappresenta una mossa strategica del Presidente Janukovych per cercare di risollevare la propria reputazione in Occidente: quasi del tutto compromessa in seguito all’ondata di arresti politici che ha colpito la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e un’altra decina di esponenti di spicco del campo arancione come l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Difatti, è di pochi giorni la notizia dell’avvio della fase conclusiva della stesura del testo dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, un documento – la cui firma solenne è stata congelata proprio per il deficit democratico provocato da Janukovych – che prevede il varo di una Zona di Libero Scambio tra Kyiv e Bruxelles: una delle competenze che spettano proprio al Ministero assegnato a Poroshenko.

Tuttavia, è improbabile che il re della cioccolata possa addolcire l’amarezza dell’Unione Europea, che ha dichiarato, a più riprese, come la detenzione di oppositori politici, e la loro esclusione dalla partecipazione alla vita politica, renda impossibile la firma dell’Accordo di Associazione.

Nel contempo, è difficile che Poroshenko arrivi a gestire autonomamente un Ministero in un sistema di Governo che Janukovych ha fortemente accentrato nelle sue mani: dopo avere nominato amministratori di Dicastero a lui fedeli – quasi tutti appartenenti alla sua forza politica, il Partija Rehioniv – e ridotto il Parlamento a un organo quasi consultivo.

A rischio la libertà di stampa

In aggiunta, a essere posta è anche una questione di carattere democratico, dal momento in cui all’impero di Poroshenko appartiene il 5 Kanal: una delle poche televisioni rimaste seriamente indipendenti, apprezzata per la corretta e continua informazione, che con il passaggio del suo maggiore investitore alla corte del Presidente si teme possa subire condizionamenti nella propria linea editoriale.

“Conosco Poroshenko, e questo lo escludo – ha dichiarato il Produttore Generale del 5 Kanal, Jurij Stec’ – la nostra redazione è composta da 50 giornalisti: nessuno di loro sarà convocato per imporre un linea editoriale lontana dall’indipendenza intellettuale che abbiamo sempre contrastato”.

Petro Poroshenko è nato nel 1965 nei pressi di Odessa. Oltre alla Roshen e a 5 Kanal ha posseduto la radio Niko-Fm e la fabbrica automobilistica Luaz. In politica, si è candidato nel 2000 nel Partito Socialdemocratico Unito per poi fondare, nel 2004, il movimento Solidarnist’ in sostengo alla corsa presidenziale del candidato arancione, Viktor Jushchenko, il quale, una volta insediatosi alla guida del Paese, lo ha nominato a capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e di Difesa.

Dopo aver provocato le dimissioni del Primo Governo arancione di Julija Tymoshenko nel 2005, Poroshenko si è riavvicinato all’Anima della Rivoluzione Arancione al momento del suo ritorno alla guida del Governo nel 2007: quando è stato nominato dapprima alla guida della Banca Nazionale Ucraina, poi, nel 2009, del Ministero degli Esteri.

Con la vittoria alle Elezioni Presidenziali del 2010 di Janukovych contro la Tymoshenko, e le dimissioni del Governo della Leader del campo arancione, Poroshenko è stato nominato a capo della Commissione Bilancio, e ha mantenuto la guida del Consiglio dei Revisori dei Conti della Banca Nazionale Ucraina.

Matteo Cazzulani

FESTA DELLA DONNA 2012: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 8, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina inserita nella lista dei candidati all’assegnazione del Prestigioso Premio. Ad oggi, l’Anima della Rivoluzione Arancione è detenuta in isolamento per ragioni politiche, nonostante la mobilitazione internazionale a favore della sua liberazione e le gravi condizioni di salute, che la costringono alla permanenza a letto.

Julija Tymoshenko durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Nell’8 Marzo di Julija Tymoshenko non ci saranno né mimose, né auguri da parte di marito e amici, e nemmeno spogliarelli. Solo il freddo della detenzione in isolamento in un carcere di periferia, e un forte mal di schiena che costringe la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina a giacere sul letto della sua cella: dove è sorvegliata 24 ore su 24 per mezzo di una telecamera puntata dritto sulla sua figura.

Per questa e altre ragioni, un gruppo di letterati, scrittori, politici, giornalisti e comuni cittadini hanno raccolto adesioni per presentare la candidatura di Julija Tymoshenko al conferimento del Premio Nobel per la Pace. Depositata il 15 Febbraio, la nomination della Leader dell’Opposizione Democratica è stata confermata dal Comitato Organizzatore già il 26 Febbraio.

Tra le motivazioni a supporto della candidatura della Tymoshenko vi è “il suo ruolo attivo nella Rivoluzione Arancione del 2004, nella democratizzazione e nell’occidentalizzazione di un Paese appartenuto all’Unione Sovietica, e il riconoscimento della Leader dell’Opposizione Democratica come vittima di una vendetta politica da parte di un governo autoritario”.

La situazione di questa carismatica donna, nota in Occidente per la bionda treccia e per avere guidato in Ucraina nel 2004 il processo democratico passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”, ha il sapore della beffa politica e, nel contempo, dell’amarezza legata al regresso della democrazia a Kyiv: sempre più evidente da quando al potere si è instaurato l’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Scesa in politica nel 1998 dopo un passato da top-manager alla guida del colosso energetico JEESU – su cui permangono ancora molte nubi – la Tymoshenko ha dapprima guidato le proteste contro l’ex-Presidente, Leonid Kuchma – accusato di avere favorito la corruzione, repressione del dissenso, e violenze su giornalisti indipendenti – poi, in seguito alla vittoria degli arancioni di Viktor Jushchenko alle elezioni presidenziali, dal 2005 ha guidato tre dei quattro governi democratici che si sono succeduti fino al 2010.

Da Primo Ministro, la carismatica Leader è riuscita a rafforzare le strutture della democrazia ucraina, garantire la libertà di stampa, sostenere le legittime ambizioni euro-atlantiche dell’Ucraina, tenere testa alle politiche imperialiste della Russia monopolista, e condurre una decisa lotta alla corruzione con lo slogan “Banditi in galera!”.

Il coraggio dimostrato alla guida del Paese – che ha costretto molti tra gli oligarchi dalla dubbia pulizia a fare i conti con la giustizia – è stato riconosciuto come la vera causa dell’arresto della Tymoshenko. La stessa Leader dell’Opposizione Democratica ha evidenziato come l’accanimento giudiziario sul suo conto non sia altro che una vendetta politica del Presidente Janukovych sulla sua principale rivale: una posizione su cui anche la Comunità Internazionale ha presto concordato.

L’arresto – seguito ad un processo celebrato al di fuori della regolarità – è stato criticato a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti, ONU, OSCE, Amnesty International, ed altri enti internazionali indipendenti, i quali hanno invitato il Capo dello Stato ucraino ad arrestare un’ondata repressiva che, oltre alla Tymoshenko, ha portato all’arresto del suo ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, a processi politici a carico di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, e all’esilio politico in Repubblica Ceca sia dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, che del marito dell’ex-Primo Ministro, Oleksandr Tymoshenko.

Dinnanzi alla mancata collaborazione di Janukovych, l’Unione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – e la comunità occidentale ha isolato il Presidente ucraino durante i vertici internazionali di Davos e Monaco di Baviera.

Domenica, 4 Marzo, i Ministri degli Esteri dei cinque paesi UE più sensibili alle aspirazioni euroatlantiche dell’Ucraina – Polonia, Svezia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Germania – sono stati autori di una lettera pubblicata sul New York Times in cui hanno individuato nella condotta autoritaria di Janukovych la causa unica del raffreddamento delle relazioni euro-ucraine.

Il giorno successivo, a criticare il regresso democratico in Ucraina sono stati i Paesi del quartetto di Vysegrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – gli Stati Baltici – Lituania, Estonia e Lettonia – e la Danimarca Presidente di turno UE. Al termine di un summit dedicato all’Ucraina, Janukovych è stato invitato da una dichiarazione congiunta dei partecipanti al vertice a liberare la Tymoshenko e gli altri detenuti politici, e garantire loro la partecipazione a libere elezioni.

Oltre all’ambito politico, a mobilitarsi è stato anche il mondo della cultura. In un’intervista a Radio Liberty, mercoledì, 7 Marzo, il dissidente polacco Adam Michnik – uno degli esponenti più attivi di Solidarnosc: il sindacato libero polacco di opposizione al regime sovietico – ha ritenuto la condotta di Janukovych un errore che, presto o tardi, il Presidente ucraino pagherà a caro prezzo.

Se la Tymoshenko riuscirà à ad avere la meglio su altri 228 candidati al Nobel – tra cui l’ex-Presidente USA Bill Clinton, l’ex-Cancelliere tedesco, Helmut Kohl, il Presidente tunisino Monsif Marzouki, e la televisione araba Al-Jazeera – non è facile da preventivare, ma la consegna del Nobel per la Pace a una donna, che ancora nel 2012 è detenuta per ragioni politiche, ed è privata dell’assistenza medica necessaria – per altro in un Paese europeo per cultura e tradizioni come l’Ucraina – sarebbe un gesto di alta maturità democratica da parte della Comunità Internazionale.

Una paladina dell’indipendenza energetica europea vittima dell’autoritarismo post-sovietico

Per convincersi di questo, i membri della Commissione del Nobel – che in passato hanno consegnato il Premio con un po’ di leggerezza, come nel caso di Barack Obama: Presidente USA, premiato nel 2009 a soli pochi mesi dall’insediamento alla Casa Bianca – possono rifarsi non solo alle motivazioni espresse nella lettere a sostegno della candidatura, ma ai fatti reali che hanno portato all’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica e, nel contempo, alla scrittura di una delle pagine più buie della storia ucraina.

La Tymoshenko è stata condannata a 7 anni di carcere in isolamento presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti onerosi onerosi per il bilancio statale. In realtà, dovendo porre rimedio al taglio delle forniture di gas operato dalla Russia per destabilizzare la sua leadership, l’ex-Primo Ministro è stata costretta ad accettare le condizioni contrattuali imposte da Mosca pur di garantire un inverno al caldo al suo Paese, mantenere il controllo di Kyiv sula rete dei gasdotti nazionali, e ripristinare l’afflusso di oro blu russo in Unione Europea.

Per questa motivazione, la Tymoshenko è stata imputata in un processo svoltosi in maniera palesemente irregolare, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, la Leader dell’Opposizione Democratica detenuta in carcere già prima del verdetto, e prove a sostegno dell’accusa fabbricate ad hoc – addirittura datate il 31 di Aprile.

Dopo la condanna in Primo Grado – inflittale l’11 Ottobre 2011, poi confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre – alla Tymoshenko è stato sentenziato un secondo arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini in cui l’ex-Premier è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU.

Quest’ultimo verdetto è stato sentenziato l’8 Dicembre, dopo un processo lampo celebrato nella cella della Leader dell’Opposizione Democratica: con giudice e Pubblica Accusa seduti attorno al letto in cui la Tymoshenko è stata – ed è ancora – costretta a giacere per via di un malessere trascurato di continuo dalle Autorità carcerarie.

Matteo Cazzulani

JURIJ LUCENKO E JULIJA TYMOSHENKO: LA DEMOCRAZIA IN UCRAINA E’ SEMPRE PIU’ DEBOLE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 15, 2012

Per l’ex-Ministro degli Interni – in detenzione preventiva dal 26 Dicembre 2010 – chiesti quattro anni e mezzo di carcere nonostante le deposizioni a favore dell’innocenza dell’imputato da parte di quasi tutti i testimoni. Le autorità carcerarie ostacolano le visite dell’équipe di medici occidentali alla Leader dell’Opposizione Democratica richiesta da una mobilitazione europea

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Lui in tribunale, lei in una stanza di un carcere di massima sicurezza di periferia. Questa è la situazione dei due principali esponenti dell’Opposizione Democratica, Jurij Lucenko – ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni – e Julija Tymoshenko – Leader del dissenso ucraino, ex-Primo Ministro, nota per avere guidato nel 2004 il processo democratico passato alla storia come “Rivoluzione Arancione” – durante un San Valentino nient’affatto sereno.

Per Jurij Lucenko, giunto alla fine di un processo iniziato il 23 Maggio 2011, la Pubblica Accusa ha richiesto una pena di 4 anni e mezzo di detenzione, più tre di interdizione dalla copertura di cariche pubbliche, confisca dei beni materiali, e revoca del titolo di ex-funzionario dello Stato.

L’ex-Ministro degli Interni è accusato di abuso d’ufficio per avere innalzato la pensione al suo ex-autista, uso illecito del denaro pubblico per l’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008 e del 2009, e intrusione nel lavoro della magistratura nel corso delle indagini sull’avvelenamento dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Al momento della lettura della richiesta da parte della Pubblica Accusa, Lucenko ha rigettato le imputazioni, e sostenuto che il processo a suo carico è una vendetta politica organizzata dall’attuale Presidente, Viktor Janukovych, per colpire chi, dal 2005 al 2009, ha cercato di punire gli autori dei brogli elettorali con cui la Rivoluzione Arancione è stata, invano, ostacolata.

A supporto della teoria dell’ex-Primo Ministro sono le deposizioni di quasi tutti i testimoni comparsi nel processo: convinti, quasi all’unanimità, dell’innocenza del politico dell’Opposizione Democratica. Ciò malgrado, il procedimento è andato avanti, con Lucenko costretto ad assistere al processo da dietro le sbarre: come se una sentenza lo avesse già condannato.

L’ex-Ministro degli Interni è detenuto in isolamento per via cautelativa dal 26 Dicembre 2010: arrestato al rientro dalla passeggiata con il cane, davanti agli occhi di madre e figli.

Prima dell’apertura del procedimento a suo carico, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul trattamento disumano a lui riservato dalle Autorità, Lucenko è stato autore di uno sciopero della fame che ne ha seriamente compromesso le condizioni di salute.

Non più rosea appare la situazione di Julija Tymoshenko: detenuta in isolamento nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv – lontana da famiglia e politica – in preda a un’infiammazione respiratoria che ne rende impossibile la libera deambulazione.

Dopo numerosi appelli da parte della comunità internazionale, una risoluzione del Consiglio d’Europa, e gli allarmi lanciati sulla stampa Occidentale dalla figlia Jevhenija, la Autorità ucraine hanno consentito alla Leader dell’Opposizione Arancione – che finora ha sempre negato l’assistenza sanitaria interna al carcere – di essere visitata da un’équipe di medici canadesi e tedeschi.

L’accoglienza del pool di esperti occidentali non è stata, però, delle migliori:l’attrezzatura tecnica – indispensabile per le analisi – è stata trattenuta alla frontiera per quasi una giornata, e all’équipe di medici occidentali è stata affiancata una squadra di dottori autoctoni nominati dalle Autorità, che, tuttavia, la Tymoshenko ha rifiutato: anche a costo di rinunciare alle cure tedesco-canadesi.

Una mediazione è stata raggiunta solo nella serata di martedì, 14 Febbraio: i medici occidentali hanno potuto iniziare le visite con la presenza di un solo supervisore del carcere.

Julija Tymoshenko è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi onerosi con la Russia per l’immediato ripristino delle forniture di gas che Mosca – intenzionata a destabilizzare la situazione politica interna all’Ucraina – aveva tagliato: lasciando al freddo l’Ucraina e tutta l’Unione Europea.

La condanna, maturata in seguito a un processo irregolare – con la Leader dell’Opposizione Democratica detenuta preventivamente dal 5 Agosto, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove fabbricate ad hoc: addirittura datate il 29 Aprile – è stata confermata, il 24 Dicembre 2011, dalla Corte d’Appello.

Altresì, l’8 Dicembre, la Tymoshenko, accusata di evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico da lei guidato prima della discesa in campo del 1998 – ha subito un secondo arresto preventivo dopo un processo-lampo celebrato ai limiti del macabro: con giudice e Pubblica Accusa seduti attorno al letto in cui l’ex-Primo Ministro era costretta a giacere per via delle già allora critiche condizioni di salute.

L’isolamento politico dell’Ucraina

Condanne al trattamento riservato alla Leader dell’Opposizione Democratica – di cui, parimenti a Lucenko, anche la Tymoshenko ha ritenuto responsabile il Presidente Janukovych – sono state espresse da Unione Europea, Consiglio Europeo, Stati Uniti d’America, ONU, OSCE, NATO, e principali ONG internazionali.

Sul piano dell’immagine dell’Ucraina all’estero, il caso Tymoshenko ha comportato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera – e, più i generale, l’isolamento internazionale di Janukovych: Presidente di un’importante nazione, sempre più emarginato dai maggiori Capi di Stato e di Governo della terra.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA EUROPEA SEMPRE PIU A RISCHIO: BLOCCATO L’OLEODOTTO ODESSA-BRODY-DANZICA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 30, 2012

Congelato il prolungamento della conduttura che avrebbe garantito l’importazione diretta di nafta centro-asiatica in territorio europeo e diminuito la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Gli sviluppi del progetto come chiave per comprendere i rapporti tra l’UE e l’Ucraina, e l’importanza di quest’ultima per la sicurezza nazionale degli Stati Vecchio Continente

Il percorso del progetto Odessa-Brody-Plock-Danzica

Politica ed energia sono legate a stretto filo: il raffreddamento delle relazioni con i Paesi dell’Europa Orientale – dettato dalla loro involuzione democratica – può comportare il congelamento di piani indispensabili per la sicurezza dell’Unione Europea. Questo teorema geopolitico sta tutto nell’oleodotto Odessa-Brody: infrastruttura deputata all’invio di nafta dal terminale marittimo di Odessa, sul Mar Nero, fino al centro dell’Ucraina e, da qui, verso il territorio UE.

A rendere ancor più importante questo oleodotto è stato il suo prolungamento fino a Danzica: progettato per consentire l’afflusso diretto di greggio di provenienza centro-asiatica direttamente nel Vecchio Continente, e, in questo modo, diminuire la forte dipendenza che – così come per il gas – lega l’Europa alla Russia.

Il piano, non senza difficoltà, nel 2011 è stato inserito tra le priorità dell’Unione Europea grazie allo sforzo della Presidenza di turno della Polonia, il cui Premier, Donald Tusk – convinto dell’importanza strategica di una conduttura destinata a diversificare le forniture energetiche del Vecchio Continente – è riuscito anche a stanziare 120 Milioni di Euro dal budget UE per l’avvio dei lavori.

A vanificare tale slancio sono state le relazioni con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Incassato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione con l’UE il 19 Dicembre 2001 – a causa dell’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – il Capo di Stato di Kyiv si è progressivamente allontanato da Bruxelles.

A certificare tale raffreddamento è stata l’ultima dichiarazione del Premier ucraino, Mykola Azarov, il quale, sabato, 28 Gennaio, ha comunicato il blocco dei lavori per il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica, incolpando la Polonia.

“Abbiamo proposto tale progetto diverse volte ai polacchi, ma ci hanno risposto che l’infrastruttura non rientra nei loro interessi” ha riportato le parole del Capo del Governo ucraino l’autorevole Dzerkalo Tyzhnja.

Tra le parole di Azarov e i fatti di Tusk resta una palese differenza di lettura su un progetto di cruciale importanza sia per l’Ucraina che per l’Unione Europea. Quest’ultima in particolare si trova ora impossibilitata a sfruttare il canale di importazione di nafta dal Centro-Asia: indispensabile per diminuire la quantità di greggio finora acquistata, a caro prezzo, da Russia e Paesi arabi.

Un oleodotto complicato

L’Odessa-Brody-Danzica è una esemplificazione dei rapporti tra l’Ucraina e la Polonia – e, con essa, l’Unione Europea: mai del tutto decollati dall’ottenimento dell’Indipendenza da parte di Kyiv, nel 1991. Rappresentano eccezioni rare parentesi: come i cinque anni seguenti al processo democratico ucraino, passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Plock – città nei pressi di Varsavia – concepito per trasportare nafta acquistata da Turkmenistan, Azerbajdzhan e Kazakhstan direttamente in Polonia attraverso il territorio dell’Ucraina, viene preventivato nel 2001 dai Premier polacco e ucraino di quell’anno, Jerzy Buzek – fino a pochi giorni or sono Presidente del Parlamento Europeo – e Viktor Jushchenko – futuro Presidente ucraino, eletto in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Due anni più tardi, su iniziativa dei due Presidenti, Aleksander Kwasniewski e Leonid Kuchma, viene firmata con la Commissione Europea una dichiarazione di sostegno politico al progetto energetico. Inoltre, viene registrata la Sarmatia: compagnia energetica polacco-ucraina, compartecipata da enti azeri, turkmeni e georgiani, incaricata non solo di realizzare il prolungamento della conduttura fino a Danzica e ai Paesi Baltici, ma anche di garantire le forniture di greggio secondo un complicato tragitto terra-mare. Dal Bacino del Caspio, la nafta sarebbe dovuta essere trasportata via terra in Georgia, da dove, caricata su navi, avrebbe raggiunto Odessa e, quindi, il territorio polacco.

Tuttavia, nel 2004 i rapporti tra Polonia ed Ucraina peggiorano in seguito alla fallita scalata del colosso ucraino ISD all’ambito complesso metallurgico Huta Czestochowa. Per ripicca, su direttiva di Kuchma, il Premier ucraino, Viktor Janukovych – l’attuale Presidente – inverte lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da nord verso sud per trasportare nafta di provenienza russa verso il Mar Nero, ed esportarla via mare a mercati alternativi a quello polacco.

Il prolungamento dell’Odessa-Brody nel territorio dell’Unione Europea riprende attualità in seguito alla Rivoluzione Arancione. Nel 2005, i Presidenti Lech Kaczynski e Viktor Jushchenko varano un nuovo progetto per collegare con un unico oleodotto il Mar Nero al Mar Baltico: da Odessa a Danzica.

Sostenuto dall’Europa Centrale – oltre che da Polonia ed Ucraina, anche da Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici – il progetto entra nuovamente in crisi nell’agosto 2008, quando l’aggressione militare della Russia alla Georgia danneggia gravemente l’oleodotto tra il Mar Caspio e il Mar Nero: tratta da cui passa l’intera importazione di greggio centro-asiatico a Tbilisi.

Al conflitto armato russo-georgiano, in Ucraina si somma la crisi politica interna al campo arancione: la rivalità tra Jushchenko e il Primo Ministro, Julija Tymoshenko – vera e propria Leader spirituale della Rivoluzione Arancione – blocca ogni decisione sia a livello politico che energetico: tra cui, per l’appunto, l’Odessa-Brody-Danzica.

Una nuova svolta si registra nel 2010, quando il neoeletto Presidente ucraino, Viktor Janukovych – contrariamente a quanto fatto sei anni prima da Capo del Governo – ripristina lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da sud a nord per trasportare nafta venezuelana verso la Bielorussia.

L’intenzione del Capo di Stato ucraino è la realizzazione di una politica di neutralità energetica sia dall’Europa che dalla Russia, ma il ripristino del senso d’utilizzo originario dell’Odessa-Brody convince il nuovo Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ed il Premier, Donald Tusk, ad intavolare trattative per il ripristino del prolungamento della conduttura fino a Danzica, ed inserire il progetto tra le priorità strategiche dell’Unione Europea.

Tuttavia, le relazioni tra Bruxelles e Kyiv si fanno sempre più aspre a causa del processo politico alla Tymoshenko – divenuta Leader dell’Opposizione Democratica ucraina – fino a rompersi definitivamente dopo l’arresto della Lady di Ferro ucraina: come dimostra il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina. Gli sforzi profusi dalla Polonia risultano vani, e l’Ucraina si trova sempre più isolata a livello internazionale: totalmente in balia della Russia, sopratutto sul piano energetico.

Alla luce di tutto questo, occorre evidenziare quanto la condotta illiberale del Presidente Janukovych sia gravosa per la sicurezza energetica dell’Unione Europea, che, in assenza delle repressioni agli esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica a Kyiv, avrebbe potuto contare su un’Ucraina garante delle forniture di greggio alternative a quelle russe.

Matteo Cazzulani