LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA ROMANIA VERSO UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA DOPO IL SUPERAMENTO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 26, 2014

Il Partito Nazionale Liberale rompe l’Unione Sociale Liberale con il Partito Social Democratico dopo il mancato accordo sulle nomine dei nuovi Ministri in un rimpasto. Anche lo scontro per la candidatura comune alle elezioni presidenziali romene alla base dello scontro tra il Premier, il socialdemocratico Victor Ponta, e il Presidente del Parlamento, il liberale Crin Antonescu

Un cambio al governo che semplifica le carte in tavola per la corsa alle elezioni presidenziali ma mette a serio repentaglio la tenuta del Governo, che ora ha numeri decisamente più risicati. Nella giornata di martedì, 25 Febbraio, il Partito Nazionale Liberale -PNL ha deciso dopo consultazioni interne di ritirare i suoi ministri dal governo di Larghe Intese con il Partito Social Democratico -PSD- del Premier, Victor Ponta.

La decisione è stata presa ufficialmente dopo il diniego da parte del Premier Ponta di rassegnare le proprie dimissioni, chieste a gran voce dal Presidente del Parlamento, il Leader dei Liberali Crin Antonescu, che, tuttavia, ha dichiarato la volontà di mantenere la carica da lui ricoperta.

Il bracco di ferro tra Ponta e Antonescu è tuttavia iniziato da quando il Premier, chiamato ad un rimpasto di Governo, ha rifiutato di nominare a Capo del Ministero degli Interni il Sindaco di Sibiu Klaus Joannis: una delle figure più note ed apprezzate del PNL.

Un’altra delle motivazioni che ha portato alla rottura dell’Unione Sociale Liberale -così è nominata la colazione delle larghe intese che ha visto socialdemocratici e liberali governare insieme dal 2012- è la volontà sia del PSD che del PNL di presentare proprie candidature alle prossime elezioni presidenziali.

Secondo gli accordi di coalizione, l’Unione Sociale Liberale avrebbe dovuto presentare la candidatura unitaria di Antonescu, appoggiata dal Premier Ponta, per sconfiggere l’attuale Presidente, Traian Basescu: il Leader del moderato Partito Democratico Liberale -PDL- che, ora, ha la possibilità di mettere in seria difficoltà i socialdemocratici.

Dall’USL alla USD

Con la fuoriuscita dei liberali, Ponta può ora contare solo sull’appoggio del suo PSD, che creerebbe l’Unione Sociale Democratica -USD: un Gruppo parlamentare unico con l’Unione Nazionale per il Progresso in Romania -UNPR- e con i radicali del Partito Conservatore -PC- che già si presenterà con liste uniche alle prossime elezioni europee.

Per governare, la USD potrebbe contare senza difficoltà sull’appoggio dell’Unione degli Ungheresi in Romania -UDMR- e su quello delle altre minoranze nazionali garantite in Parlamento arrivando a possedere un totale di 317 parlamentari di maggioranza su 576.

Con il passaggio del PNL all’opposizione, che finora è stata formata dal PDL, dal Partito Popolare -PPDD- e da alcuni indipendenti, la minoranza arriva a quota 259.

Matteo Cazzulani

IN ROMANIA LA SINISTRA SI PRESENTA UNITA ALLE EUROPEE SOTTO LA GUIDA DEL PREMIER PONTA

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 14, 2014

Il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -UNPR- e il Partito Conservatore -PC- formano l’Unione Social Democratica -USD per supportare con una lista comune la candidatura alla Commissione Europea di Martin Schulz. Il progetto concepito per dare voce alle istanze sociali e del lavoro.

Una colazione di centrosinistra per supportare la giustizia sociale in Europa e per portare voti alla candidatura alla Presidenza della Commissione Europea del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz: esponente designato dal Partito Socialista Europeo per battere le destre e gli euroscettici.

Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -URPR- e il Partito Conservatore -PC- hanno firmato l’accordo per il varo dell’Unione Social Democratica -USD: un’alleanza elettorale che raccoglie tre delle quattro forze partitiche che, assieme al Partito Nazional Liberale -PNL- compongono la Coalizione di Governo Unione Social Liberale -USL- a sostegno del Premier Victoria Ponta.

Proprio Ponta, che è anche il Segretario del PSD, ha sottolineato come l’alleanza elettorale sia un fatto naturale che aggrega forze che già collaborano nella coalizione di Governo e che ambiscono ad andare oltre alla scadenza delle prossime Elezioni Europee, nelle quali l’USD si presenta con liste unitarie in sostegno alla candidatura di Schulz.

Tra gli obiettivi della coalizione, il Premier Ponta ha sottolineato la necessità di riproporre l’USD anche presso le Amministrazioni regionali, provinciali e comunali, per dare a un progetto di respiro europeo un più forte radicamento anche nei territori.

Come rilevato dal Capo del UNPR, Gabriel Oprea, il collante delle liste uniche dell’USD è costituito da principi come la socialdemocrazia, la giustizia sociale ed il dialogo tra i diversi attori del mondo del lavoro della Romania.

Per l’UNPR, la lista unica con il PSD non è una novità, dal momento in cui gli esponenti dell’Unione Nazionale per il Progresso della Romania che siedono in Parlamento sono registrati direttamente nel Gruppo del Partito Social Democratico romeno.

Il Leader del PC, Daniele Constatin, ha dichiarato che l’Unione delle tre forze di Governo permette all’USD di riunire un consistente capitale politico per portare una buona rappresentanza della società romena presso il Parlamento Europeo.

Il Partito Conservatore, nato nel 2005 dall’evoluzione del Partito Umanista di Romania -PUR- è il quarto partner per importanza, il più spostato a destra, nella coalizione di Governo, che vede i suoi pilastri nel PSD e nei liberali del PNL.

Liberali e destra contro l’USD

Proprio il PNL ha commentato la decisione dei partner di coalizione di unirsi in una lista unica per le elezioni europee come naturale, dal momento in cui l’USD aderirà al Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei e sostiene la candidatura di Schulz.

IL PNL, invece, appartiene all’ala più di destra dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e supporta da un lato la candidatura di Guy Verhofstad alla Presidenza della Commissione Europea e, dall’altro, quella dell’attuale Commissario all’Economia Olli Rehn ad un nuovo incarico nella Commissione.

Così come avviene in altri Paesi, anche in Romania le elezioni europee hanno un contraccolpo sulla scena nazionale, in quanto la possibile vittoria dell’USD potrebbe portare non solo ad un rimescolamento degli equilibri interni alla coalizione di Governo, ma anche ad una crisi del Partito Democratico Liberale -PDL- del Presidente uscente Traian Basescu.

Il PDL romeno ha già chiarito la propria appartenenza al Partito Popolare Europeo ed attende la nomina del PPE di un proprio candidato alla Presidenza della Commissione Europea da contrapporre a Schulz.

Secondo indiscrezioni, la scelta dei popolari potrebbe cadere sull’ex-Presidente dell’Eurogruppo, l’ex-Premier lussemburghese Jean Claude Juncker.

Matteo Cazzulani
Responsabile per i Rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo

IN ROMANIA IL CENTRO-SINISTRA È IN DIFFICOLTÀ

Posted in Balcani by matteocazzulani on September 20, 2013

Una manifestazione contro la cava d’oro a Rosia Montana crea dissidi all’interno della coalizione di Governo tra il Partito SocialDemocratico del Premier Ponta e il Partito NazionalLiberale del Presidente del Senato, Crin Antonescu. Differenze programmatiche ed Elezioni Presidenziali i principali punti di disaccordo

Una protesta ambientale può diventare la causa della caduta del Governo. Nella giornata di mercoledì, 18 Settembre, in Romania, presso il Comune di Rosia Montana, una manifestazione compartecipata da qualche migliaio di persone ha raggiunto le due settimane di durata.

I manifestanti protestano contro la decisione del Governo di concedere alla cava di oro locale lo status di infrastruttura di interesse nazionale strategico: un provvedimento che garantisce la concessione delle licenze necessarie per l’avvio dello sfruttamento entro breve.

Sulla spinta delle proteste, il Premier romeno, Victor Ponta, ha dichiarato che il Partito SocialDemocratico -PSD- di cui è Leader, non voterà per la concessione dello status di infrastruttura di interesse strategico per la cava, ma ha ribadito che l’operazione ha un’estrema importanza sul piano sociale ed economico.

La posizione del Premier Ponta non è piaciuta ai partner di coalizione dei socialdemocratici, il Partito NazionalLiberale -PNL, il cui Leader, Crin Antonescu, si è schierato contro l’installazione della cava.

La diversità di vedute tra i due partner dell’Unione Sociale Liberale -USL, coalizione di Governo formata dopo le elezioni del 2012, ha riaperto i dissidi tra due Partiti con vedute differenti, uniti solo dalla comune opposizione al Presidente romeno, il moderato Traian Basescu.

I socialdemocratici, che hanno una visione della politica nazionale improntata su provvedimenti di carattere sociale, stanno infatti accelerando per una riforma della Costituzione e delle Amministrazioni Locali, mentre i Nazional-Liberali, che perseguono una retorica politica simile a quella del Partito Democratico Liberale di Basescu, temono che il PSD possa rifiutare di appoggiare la candidatura di Antonescu alle prossime elezioni presidenziali romene.

La situazione energetica

Oltre che sul piano politico, la protesta contro la cava potrebbe avere conseguenze anche sul piano energetico: un ambito in cui la Romania è impegnata per l’ottenimento della propria sicurezza energetica e per quella dell’Unione Europea.

Particolarmente importante è lo sfruttamento di idrocarburi nel Mar Nero e, di recente, anche il via libera bipartisan dato allo sfruttamento del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose presenti a basse profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

La Romania, grazie sopratutto all’impegno del Presidente Basescu, ha appoggiato fortemente il Nabucco: gasdotto progettato per veicolare in Austria, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan.

Il Nabucco è stato però sostituito dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, che si estende dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania, prescelta per l’invio del gas azero in Unione Europea.

Matteo Cazzulani

LA TURCHIA INTERESSATA ALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 3, 2013

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, la compagnia energetica turca Botas è vicina all’acquisto del 15% del Gasdotto Trans Adriatico. La Romania chiede un risarcimento per la mancata realizzazione del Nabucco

C’è chi cambia posizione e chi chiede risarcimenti per una scelta geopolitica che non è andata a buon fine. Nella Giornata di lunedì, 2 Settembre, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, ha dichiarato l’intenzione da parte della Turchia di compartecipare il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato dalla Trend, il Ministro Yildiz ha sostenuto la necessita per la compagnia energetica nazionale Botas di rilevare il 15% della TAP, secondo un’offerta che il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico ha già fatto alla Turchia.

Concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania, la TAP è compartecipata dal colosso britannico British Petroleum, da quello azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, dalla belga Fluxys, dalla tedesca E.On e dalla svizzera AXPO.

Oltre all’interesse per la TAP, il Ministro Yildiz ha anche espresso sostegno per il Nabucco: gasdotto concepito per veicolare il gas dell’Azerbaijan in Austria dalla Turchia occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Sostenuto politicamente dai Paesi coinvolti, più Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, il Nabucco è stato affossato dalla scelta del Gasdotto Trans Adriatico come unica infrastruttura deputata al trasporto dell’oro blu azero in Europa.

Il Ministro Yildiz ha tuttavia dichiarato che Nabucco e TAP non sono progetti concorrenti, sopratutto considerata la crescente richiesta di gas da parte dei Paesi dell’Unione Europea.

Chi invece si è rassegnato al tramonto del Nabucco è il Presidente romeno, Traian Basescu, che, martedì 27 Agosto, ha chiesto un risarcimento per la mancata realizzazione del gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Presidente Basescu ha ricordato come, più di altri Paesi coinvolti nel progetto, la Romania abbia sostenuto la realizzazione del Nabucco, che è stato preferito fin da subito da Bucarest non solo alla TAP, ma anche al Southstream.

La politica di espansione energetica russa in UE

Quest’infrastruttura è stata concepita dalla Russia in concorrenza con il Nabucco per incrementare le forniture di gas russo all’Europa con l’invio di 63 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno in Austria dalle coste meridionali della Federazione Russa attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Sostenuto dai Paesi coinvolti nel progetto, il Southstream è compartecipato dal monopolista statale russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF.

Il Southstream è criticato dalla Commissione Europea, in quanto la sua realizzazione mette a serio repentaglio il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Il Presidente Basescu ha ritenuto la realizzazione del Southstream il consolidamento del monopolio di Gazprom, e quindi della Russia, nel mercato energetico europeo.

Matteo Cazzulani

GASDOTTI: L’EUROPA CENTRALE SOSTIENE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2013

Durante il summit di Bratislava i Presidenti di Austria, Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia hanno inviato una lettera al Capo di Stato dell’Azerbaijan per il sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione. Il progetto, che coinvolge anche Polonia e Slovacchia, necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas in Europa.

Sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas per garantire la sicurezza energetica l’Europa Centrale non ha dubbi: il Nabucco è meglio della TAP. Nella giornata di Domenica, 16 Giugno, i Capi di Stato di Austria, Romania, Ungheria e Bulgaria hanno espresso pieno sostegno al gasdotto Nabucco.

Come riportato dall’agenzia UPI, a margine del Summit dei Paesi dell’Europa Centrale, a Bratislava, i Presidenti dei quattro Paesi dell’Europa Centrale hanno inviato al Capo di Stato azero, Ilham Aliyev, una lettera di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer, ha illustrato come il Nabucco consenta la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per Paesi che, oggi, sono quasi completamente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia.

Il Presidente romeno, Traian Basescu, che ha invitato i Capi di Stato dei Paesi coinvolti nel Nabucco ad esprimere pieno sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione, ha sottolineato come l’infrastruttura garantisca diversificazione delle formiture di gas anche a Polonia e Slovacchia.

Oltre al Presidente ungherese, Janos Ader, e a quello bulgaro, Rosen Plevneliev, la lettera è stata sostenuta anche dal Capo di Stato turco, Abdullah Gul.

Nabucco vs. TAP nella guerra dei gasdotti per la diversificazione delle forniture UE di gas

Il Nabucco è progettato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH,e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione conta sul sostegno politico di Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria ed Ungheria.

Il Nabucco è in concorrenza per il trasporto del gas azero con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi all’anno di oro blu in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente da Italia, Svizzera, Grecia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

ROMANIA: PONTA APPROVA LA TOBIN TAX DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 24, 2013

Il Premier romeno innalza l’imposizione fiscale per le grandi compagnie energetiche per varare misure in aiuto dei cittadini meno abbienti. Nel mirino del Governo OMV, Romgaz, E.On e Suez Gaz de France

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Denaro dalla compagnie energetiche per garantire ai cittadini meno abbienti sussidi che consentano loro il pagamento della bolletta per il gas. Nella giornata di martedì, 22 Gennaio, il Premier romeno, il socialista Victor Ponta, ha varato l’aumento dell’imposizione fiscale per le grandi compagnie energetiche che operano nel territorio romeno.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, nel mirino del Premier romeno sono finite le compagnie Romgaz e l’austriaca OMV, che per il mantenimento delle concessioni per lo sfruttamento di gas in Romania dovranno pagare un’imposta pari al 60% del surplus di oro blu estratto dai giacimenti da loro controllati.

Inoltre, Ponta ha approvato l’imposizione di tasse anche sulle compagnie deputate al trasporto del gas in Romania: la tedesca E.On e la francese Suez-Gaz Suez.

L’obiettivo ultimo del Primo Ministro socialista è quello di incassare circa 600 Milioni di Dollari da destinare ad un fondo in sostegno ai cittadini meno abbienti, per consentire loro di superare la fase della liberalizzazione del mercato energetico nazionale.

Adeguandosi alla legge UE, anche la Romania ha pianificato la liberalizzazione del mercato energetico nazionale, aprendo il settore della compravendita del gas e della distribuzione dell’oro blu a compagnie registrate in diversi Stati dell’Unione Europea.

Temendo una ripercussione nel breve periodo, che possa comportare un rincaro delle bollette i cittadini, Ponta ha deciso di varare misure in sostegno degli utenti privati, sostenute economicamente da risorse prelevate dalle grandi compagnie energetiche.

A rischio la sicurezza energetica romena e dell’UE

Se da un lato la Tobin Tax del gas consente di tutelare il cittadino meno abbiente nel momento del bisogno, dall’altro l’incremento dell’imposizione fiscale sulle concessioni potrebbe scoraggiare le compagnie straniere a sfruttare oro blu in un Paese che, grazie alla sua ricchezza di giacimenti, consente di diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia – le cui forniture di gas coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Sostenuta dal Presidente romeno, il moderato Traian Basescu, la OMV ha avviato un piano per lo sfruttamento di giacimenti di gas naturale ubicati al largo delle coste della Romania nel Mar Nero.

Inoltre,il colosso USA Chevron ha avviato gli studi per lo sfruttamento di gas shale: oro blu presente in rocce porose ubicate a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate con sucurezza solo in Nordamerica.

A favore dello shale, il cui sfruttamento in Romania potrebbe ulteriormente diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia, si è schierato sia il Presidente Basescu – aperto sostenitore di una politica energetica comune dell’UE – che il Premier Ponta, nonostante quest’ultimo sia stato inizialmente spinto ad approvar una moratoria per soddisfare la protesta ecologista.

Secondo le informazioni finora divulgate, non è chiaro se anche la Chevron sarà coinvolta dall’aumento della tassazione per il surplus del gas prodotto nei giacimenti della Romania.

Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE I PROGRESSISITI DI ROMANIA SOSTENGONO LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 21, 2012

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta, ritira la moratoria precedentemente posta e concede alla compagnia USA Chevron il via libera per lo sfruttamento di gas non convenzionale. Bucarest tra i Paesi che sostengono lo shale come Gran Bretagna, Polonia, Germania e Lituania.

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Convenienza e sicurezza energetica nazionale possono spingere capi di governo a radicali dietrofront in campo energetico. Nella giornata di giovedì, 20 Dicembre, il Primo Ministro romeno, Victor Ponta, ha avviato gli studi e lo sfruttamento del gas shale in Romania.

Come riportato da Romania Insider, Ponta, che è stato di recente confermato dal voto popolare alla guida del Governo romeno a capo di una coalizione socialista-liberale, ha concluso le trattative con la compagnia energetica USA Chevron: già impegnata nello sfruttamento dello shale in Polonia.

Ponta ha motivato la scelta di implementare lo sfruttamento dello shale in Romania con la convenienza economica e politica. Il gas non-convenzionale da un lato consente un notevole risparmio sul costo del carburante che oggi Bucarest acquista per 450 Dollari per Mille metri cubi dal monopolista russo del gas Gazprom.

Dall’altro lato, l’avvio dello sfruttamento dello shale permette alla Romania di diminuire in maniera sensibile la dipendenza energetica dalla Russia, le cui forniture ad oggi coprono gran parte del fabbisogno romeno, e il 40% di quello complessivo dell’Unione Europea.

La decisione di Ponta rappresenta una vera e propria inversione ad u della posizione dell’Unione Socialista-Liberale – la coalizione di Governo – nei confronti dello shale.

Appena investito Primo Ministro per la prima volta, nel Maggio 2012, Ponta, cavalcando l’onda ecologista, ha posto una moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale in Romania, ed ha sostenuto la necessità di implementare le relazioni bilaterali con la Russia.

La posizione di Ponta ha comportato uno scontro con il Presidente, il moderato Traian Basescu, che, al contrario, ha sostenuto lo sfruttamento dello shale.

Inoltre, il Capo di Stato ha supportato la politica energetica varata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dal gas russo tramite la costruzione di nuovi gasdotti – il Corridoio Meridionale UE – atti al trasporto diretto di oro blu di Azerbaijan e Turkmenistan in Europa.

Con la nuova posizione del Premier Ponta, la Romania si schiera tra i Paesi UE che sostengono lo shale, al pari di Polonia – che possiede il giacimento di shake più capiente – Gran Bretagna, Germania e Lituania, dove il gas non-convenzionale è stato supportato da un altro governo di centro-sinistra.

Contrarie al gas non-convenzionale sono invece Bulgaria e Francia, dove è stata posta una moratoria sullo shale per motivazioni di carattere ambientale e pregiudiziale.

L’UE avvia consultazioni popolari sul gas non-convenzionale

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas non convenzionale ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking.

Ad oggi, lo shale è utilizzato con regolarità e sicurezza in Nordamerica, e il suo sfruttamento ha consentito agli USA di aumentare sensibilmente le proprie esportazioni di gas.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, l’Unione Europea ha avviato una pubblica consultazione sullo shale dopo che il Parlamento Europeo, grazie al voto contrario di popolari e conservatori, ha respinto una proposta di moratoria sul gas non-convenzionale avanzata da Verdi e LiberalDemocratici.

Matteo Cazzulani

Gas: L’ambigua scelta della Romania sullo shale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 11, 2012

La coalizione socialista-liberale del Premier Victor Ponta vince le Elezioni Parlamentari il 59% dei consensi, ma un referendum premia le politiche energetiche filoeuropee del Presidente moderato Traian Basescu

Si al Premier contrario allo svliluppo dello sfruttamento del gas non convenzionale, ma anche si alla continuazione dei progetti per lo studio dello shale in Romania. Nella giornata di Domenica, 9 Dicembre, l’Unione Socialista-Liberale e stata confermata alla guida del Governo nelle Elezioni Parlamentari romene.

Come riportato dalla AP, la coalizione di maggioranza, guidata dal Premier socialista, Victor Ponta, ha ottenuto il 59% dei consensi sullo schieramento moderato del Presidente, Traian Basescu, fermo al 39%.

Secondo i commentatori, ad essere premiato e stato il rilancio dell’economia voluto da Ponta tramite il blocco del taglio delle pensioni. Di pari passo, la coalizione socialista-liberale ha aumentato l’IVA al 24%, facendo della Romania il Paese con la più alta imposizione fiscale per il Valore Aggiunto.

Nonostante la schiacciante maggioranza, Ponta potrebbe non governare il Paese. Da un lato, la coalizione che lo sostiene e composta anche dai nazionalisti e dalla minoranza ungherese, che si sono presentati alle urne con programmi contrapposti.

D’altro canto, il Presidente Basescu ha dichiarato la non volontà di nominare Ponta alla guida del Governo per una seconda volta.

Il leader socialista e stato nominato alla guida del governo dal Presidente moderato nel 2012 per traghettare il Paese alle nuove Elezioni Parlamentari dopo la caduta degli esecutivi moderati, puniti per le misure di austerità anti-crisi.

Una volta preso il potere, Ponta, fortemente criticato dall’Unione Europea per tendenza all’autoritarismo, ha avviato una riforma costituzionale per limitare i poteri del Presidente ed aumentare quelli del Premier, e ha indetto un referendum, poi fallito, per dimissionare Basescu.

Oltre che sul piano politico, il contrasto tra Ponta e Basescu riguarda anche l’energia. Basescu ha avviato e sostenuto convintamente lo sfruttamento dei giacimenti di gas in territorio romeno per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia.

La Romania verso una maggiore dipendenza da Mosca

Per diversificare le forniture di gas per per la sua nazione e per l’Europa, il Capo di Stato ha inoltre supportato lo sfruttamento dello shale: carburante ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi attuate con successo solo in Nordamerica.

Ponta ha supportato la necessita di negoziare con il monopolista statale russo, Gazprom, l’aumento delle forniture di gas naturale dalla Russia, nonostante tale mossa incrementi la dipendenza di Bucarest dai rifornimenti del Cremlino.

Cavalcando l’onda ecologista, che spesso e finanziata dalla stessa Gazprom per contrastare l’adozione di politiche che possano diminuire la dipendenza dell’Europa da Mosca, Ponta ha anche posto una moratoria sullo shale, di cui ha dichiarato di essere scettico per via dell’impatto ambientale generato dalle tecniche di fracking.

Nonostante la vittoria sul piano politico, la posizione in ambito energetico di Ponta e stata contrastata dalla stessa volontà popolare. Un referendum sullo sfruttamento del gas shale in Romania non ha raggiunto il quorum necessario per essere considerato valido.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la consultazione popolare e stata organizzata presso alcune località situate nei pressi dei giacimenti di gas shale che il colosso USA Chevron ha ottenuto il diritto di sfruttare.

Formalmente, Il fallimento del referendum consente la continuazione dello sfruttamento dello shale, ma la nomina di Ponta alla guida del Governo potrebbe portare l’esecutivo a confermare la moratoria sul gas non convenzionale, e a reiterare lo scontro politico con il Capo dello Stato.

Matteo Cazzulani

GAS: L’EUROPA CONTRO LA ROMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 30, 2012

La Commissione Europea contesta il governo socialista romeno del Premier Victor Ponta per una moratoria applicata alle esportazioni di oro blu ai Paesi dell’Unione. Il Presidente moderato Basescu ribadisce sostegno alla politica energetica di Bruxelles

Il Commissario UE all'Energia, Gunther Oettinger

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Le lenzuolate romene infrangono la legge UE e generano un dibattito interno allo scenario politico romeno. Nella giornata di giovedì, 29 Novembre, il portale di informazione Natural Gas Europe ha informato circa l’avvio da parte della Commissione Europea di un procedimento di infrazione contro la Romania per mancato rispetto della legge UE in termini di libera commercializzazione delle risorse energetiche nel Vecchio Continente.

In particolare, la Commissione Europea ha reagito ad un provvedimento del Ministero dell’Economia che vieta l’esportazione di gas romeno negli altri Paesi UE. Secondo il Ministro dell’Economia, Daniel Chotoiu, il gas estratto in Romania deve essere utilizzato solo per lo sfruttamento domestico nel mercato interno romeno.

La misura del Governo romeno, al limite del protezionismo, è stata presentata dal Governo socialista del Premier Victor Ponta come una liberalizzazione del mercato energetico interno: una lenzuolata attuata per calmierare i prezzi del gas per gli acquirenti privati e le industrie nazionali.

Il provvedimento dal Governo romeno contrasta con una direttiva della Commissione Europea che, al contrario, assicura l’esportazione di gas da parte della Romania ai Paesi UE. Inoltre, Bruxelles riconosce Bucarest come uno dei Paesi produttori di oro blu fondamentale per la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture di gas della Russia, che ad oggi copre il 40% del fabbisogno continentale.

Sostegno alla politica della Commissione Europea è stato espresso dall’Amministrazione del Presidente, Traian Basescu: un moderato che in ambito energetico spesso si è scontrato con l’esecutivo socialista.

Intervistato il 22 Novembre dall’AGERPRES, il Segretario di Stato per gli Affari Energetici, Rodin Traicu, ha confermato l’intenzione da parte della Romania di affermarsi come Paese esportatore di gas nel mercato europeo.

Per realizzare il progetto, la Romania ha concepito la costruzione di tre gasdotti per collegare il sistema infrastrutturale energetico romeno con le condutture nazionali di Bulgaria, Ungheria e Moldova – rispettivamente il gasdotto Giurgu-Ruse, la conduttura Arad-Szeged, e l’infrastruttura Ungheni-Iasi.

Quello legato al veto di esportazione del gas nazionale da parte del Governo di Bucarest non è il primo caso di scontro tra la Romania e la Commissione Europea in ambito energetico.

Nel Dicembre 2011, una simile legge che vietava l’export di gas è stata approvata dal Parlamento, poi bloccata dal veto del Presidente Basescu in nome del mancato rispetto della legge dell’Unione Europea.

Lo scontro sullo shale

Anche lo scontro interno alla politica romena sul piano energetico non è al primo suo episodio. il Presidente Basescu e il Premier Ponta si sono aspramente scontrati sullo shale: gas presente in rocce a bassa profondità estraibile tramite sofisticate tecniche di fracking, ad oggi attuate solo in Nordamerica.

Il Presidente moderato ha sostenuto lo studio di giacimenti shale in Romania per aumentare le esportazioni di gas di Bucarest, e diminuire la dipendenza dalla Russia di tutta l’Unione Europea.

Il Premier socialista, cavalcando l’onda ecologista, ha invece posto una moratoria sull’individuazione dello scisto – com’è alrimenti noto lo shake – e si è espresso a favore di un rafforzamento delle relazioni energetiche con Mosca.

Matteo Cazzulani

GAS: POLONIA E ROMANIA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 19, 2012

Il colosso nazionale polacco PGNiG dichiara positivo l’esito dello sfruttamento di shale in Pomerania. In Romania un referendum per risolvere una controversia politica tra il Presidente e il Premier.

Il primo ministro polacco, Donald Tusk

La decisione della Polonia e la consultazione popolare della Romania determinano l’avanzamento dello sfruttamento di gas non convenzionale in Europa. Nella giornata di venerdì, 17 Novembre, il colosso energetico polacco PGNiG, ha dichiarato di avere eseguito con successo le prime operazioni di individuazione di gas shale nel giacimento di Opalino, in Pomerania.

Come riportato dal capo della PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, l’individuazione di gas non convenzionale a 3 mila metri di profondità ipotizza la presenza di shale anche negli altri giacimenti individuati nella regione.

Per il loro sfruttamento, il governo polacco ha concesso diritti di studio alle principali compagnie polacche – PGNiG, Lotos, Orlen, Tauron, KGHM, PGE ed Enea – e ai colossi statunitensi ConocoPhilips e Chevron.

Secondo diverse rilevazioni, la Polonia possiede la più grande riserva di gas shale in Europa in un giacimento esteso nelle sue regioni orientali, tra il sud della Masovia, il voivodato di Lublino e la Ciscarpazia. Inoltre, un altro giacimento è stato individuato in Pomerania, nella Polonia nord-occidentale.

La questione del gas non convenzionale sarà presto affrontata anche in Romania, dove un referendum servirà a porre fine ad una querelle politica tra l’Amministrazione Presidenziale ed il Governo.

Presso la città di Mangallia, dove è stata programmato l’avvio di lavori di individuazione di gas shale, il prossimo 9 Dicembre, in concomitanza con le Elezioni Parlamentari nazionali, si svolgerà un referendum locale per approvare l’avvio delle operazioni.

L’Amministrazione del Presidente Traian Basescu, un moderato che ha adottato una politica energetica basata sulla diversificazione degli approvvigionamenti, ha già concesso al colosso USA Chevron i diritti di studio.

Il Premier Victor Ponta, un socialista che ha cavalcato l’onda verde, ha tuttavia posto una moratoria sullo sfruttamento dello shale, e ha sostenuto il rafforzamento dei rapporti con la Russia.

Lo shale già usato in Nordamerica

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas situato in rocce porose poste ad alta profondità, estraibile con tecniche sofisticate di cracking e drillling orizzontale, ad oggi praticate con successo solo in Nordamerica – al punto che grazie allo shale gli USA diventeranno il primo Paese esportatore di gas al mondo.

Grazie allo sfruttamento dello shale, la Polonia potrebbe diventare totalmente autonoma dalla dipendenza dal gas russo, ed aiutare, assieme alla Romania, in maniera sensibile l’Unione Europea a diminuire il legame dalle forniture energetiche della Russia.

Matteo Cazzulani