LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas Ucraina-Russia: l’Europa media

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 6, 2016

Il Vice Presidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, si è detto pronto a mediare la disputa tra la compagnia energetica statale ucraina Naftohaz e il monopolista statale russo del gas Gazprom. La querelle originata dalla decisione di Kyiv di rinunciare alle importazioni di gas da Mosca a seguito dell’annessione della Crimea e dell’occupazione del Donbas



Varsavia – Mediare è quasi sempre positivo, sempre che non i tratti di un equilibrismo fine a sé stesso destinato a mettere a repentaglio la sicurezza energetica europea. Nella giornata di martedì, Primo Marzo, durante il VII Forum Energetico Ucraino, organizzato a Kyiv dall’Instituto Adam Smith, il Vicepresidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, ha dichiarato che l’Unione Europea è pronta ricoprire il ruolo di mediatore nella disputa tra la compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz e il monopolista statale russo del gas Gazprom.

La contesa, che verrà analizzata presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, è originata dalla richiesta di Gazprom di un risarcimento di 30 Miliardi di Dollari per il mancato pagamento da parte di Naftohaz del contratto che le parti hanno firmato per le forniture di gas dalla Russia all’Ucraina.

Nello specifico, a partire dal 2016 Naftohaz ha bloccato l’importazione del gas di Gazprom in seguito alla decisione del Governo ucraino di rinunciare totalmente alle importazioni di energia dalla Russia come reazione all’annessione russa della Crimea e all’occupazione del Donbas.

Come pronta risposta alla decisione del Governo ucraino, Gazprom ha messo in discussione la possibilità di continuare ad esportare gas in Unione Europea, accusando l’Ucraina di non essere un partner affidabile per il transito di risorse energetiche tra Russia e UE.

Da parte sua, l’Ucraina ha garantito il transito del gas russo diretto in Unione Europea attraverso il suo Sistema Infrastrutturale Energetico: una rete capillare di gasdotti attraverso i quali Gazprom, da sempre, esporta circa l’80% del gas riservato al mercato UE.


Tra Ucraina e Russia, il gas è sempre stato uno strumento di contesa economico-politica. Da un lato, Mosca si è avvalsa della dipendenza degli ucraini dalle risorse energetiche russe per destabilizzare i Governi filo europei a Kyiv tagliando sistematicamente le forniture di oro blu. 

Così avvenne nel 2006 e nel 2009, quando l’Amministrazione Presidenziale di Viktor Yushchenko e i Governi “arancioni” di Yulia Tymoshenko decisero di intraprendere il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa.

Dall’altro, Kyiv si è avvalsa dei Diritti di transito del gas russo verso l’Unione Europea per ottenere da Gazprom un tariffario scontato: una posizione di forza che, tuttavia, l’Ucraina ha perso nel 2009. 

Allora, il Governo Tymoshenko fu costretto ad accettare un tariffario stellare a causa dell’inserimento nelle trattative per il rinnovo dei contratti tra Naftohaz e Gazprom della RosUkrEnergo, compagnia energetica posseduta da oligarchi vicini all’ex-dittatore ucraino Viktor Yanukovych appoggiata politicamente dall’Amministrazione Yushchenko.

Oltre all’Ucraina, ad avere avuto problemi contrattuali con Gazprom sono stati anche Paesi membri dell’Unione Europea, come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, che hanno lamentato l’applicazione da parte del monopolista russo di tariffari “politici”, più cari rispetto alla media di mercato.

Nel contempo, Gazprom ha valorizzato i Paesi dell’Unione Europea occidentale -maggiormente favorevoli a mantenere strette relazioni con Mosca- concedendo sconti a compagnie francesi, tedesche e italiane in cambio del supporto di Berlino, Parigi e Roma alla realizzazione del Nordstream e del Southstream: gasdotti progettati per veicolare gas dalla Russia direttamente a Germania e Italia, bypassando i Paesi UE dell’Europa Centro Orientale.


Dinnanzi alla questione, la Commissione Europea ha reagito con fermezza aprendo una procedura di infrazione contro Gazprom per l’applicazione di tariffari politicamente motivati ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale. La Commissione Europea ha anche congelato la realizzazione del Southstream per via della sua non conformità al Terzo Pacchetto Energetico Europeo: legge UE che vieta il possesso congiunto di gasdotti e gas da parte di una sola compagnia.

Tuttavia, la Commissione Europea non ha saputo chiudere la partita del Nordstream -il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012- sul quale Gazprom ha avviato un progetto di potenziamento appoggiato da potentati economici tedeschi, francesi, belgi ed olandesi. 

Da un lato, per voce di Ševčovič, la Commissione Europea ha rigettato categoricamente il prolungamento del Nordstream, denunciando il progetto come contrario sia alla legge UE, che al piano di diversificazione delle forniture energetiche che l’Unione Europea ha avviato per diminuire la dipendenza dal gas russo importando oro blu dall’Azerbaijan e LNG da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America. 

La Commissione Europea, e il Vicepresidente Ševčovič nello specifico, ha anche fortemente contestato la volontà di Gazprom di dividere la solidarietà interna all’UE facendo leva sugli interessi dei singoli Paesi membri in materia di energia.

Dall’altro, singoli Paesi membri dell’Unione Europea, come Germania e Francia, non hanno nascosto il loro pieno sostegno al Nordstream malgrado l’incompatibilità con la legge UE. 

Il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, si è fatto portavoce di un fronte pro-Nordstream al quale appartengono molti parlamentari tedeschi, francesi e olandesi, nonché membri dell’Europarlamento fortemente influenzati dalla lobby energetica russa: una delle più attive a Strasburgo.

Considerati i precedenti tra Ucraina e Russia, e tra Russia ed Unione Europea, la disputa energetica tra Naftohaz e Gazprom si preannuncia, dunque, molto delicata.


L’importanza del Sistema Infrastrutturale Energetico ucraino

Dal punto di vista europeo, è auspicabile che la Commissione Europea assuma una posizione ferma e non-negoziabile in merito alla necessità di mantenere l’Ucraina come principale Paese di transito del gas russo nel mercato dell’Unione Europea.

Infatti, la realizzazione di gasdotti che uniscono la Russia a Paesi dell’Europa Occidentale mette a repentaglio la solidarietà interna UE in materia di energia e, più nello specifico, la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: progetto concepito dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per creare un mercato unico UE del gas. 

Inoltre, la realizzazione del Southstream e il prolungamento del Nordstream aumenterebbero la quantità di gas russo importato in Unione Europea, de facto contrastando la politica di diversificazione delle forniture che la Commissione Europea ha varato per garantire la libera concorrenza e, sopratutto, la sicurezza energetica dei Paesi UE.

Dall’altro, è importante che Ševčovič si ricordi che l’Ucraina rappresenta un Paese di transito affidabile e sicuro, grazie ad una rete di gasdotti capillare e in buono stato. 

Teoricamente, il blocco del flusso del gas russo verso l’Unione Europea attraverso l’Ucraina può verificarsi infatti solo in caso di 29 avarie contemporanee in altrettanti punti del sistema infrastrutturale energetico ucraino.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Tra Ucraina e Russia è ancora Guerra del Gas

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 24, 2016

Il Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, rinuncia all’importazione di gas da Mosca, mentre il Capo della compagnia statale energetica ucraina Naftohaz, Andriy Kolobyev, dichiara l’adozione della legislazione UE nel mercato energetico ucraino. Tra Kyiv e Mosca è l’ennesimo conflitto energetico



Varsavia – L’Europa conviene, sia per il gas che per i regolamenti. Questa è la motivazione con la quale l’Ucraina ha dichiarato la cessazione dell’importazione di gas naturale dalla Russia, il Paese dal quale, solo qualche anno fa, Kyiv dipendeva per il 90% del suo fabbisogno.

Come dichiarato durante il forum internazionale di Davos dal Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, il prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Germania attraverso i gasdotti della Slovacchia, e presto anche della Polonia, ammonta a 190 Dollari per mille metri cubi: molto di meno rispetto alla bolletta di 212 Dollari per mille metri cubi che il monopolista statale russo del gas Gazprom ha imposto alla compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz.

Nello specifico, Gazprom ha imposto un tariffario molto alto per via della formula “prendi o paga” che impone all’acquirente, l’Ucraina, il pagamento di un tetto massimo di carburante anche in caso di mancata importazione.

Come pronta risposta, il Ministro Demchyshyn ha dichiarato che l’Ucraina incrementerà le tariffe di transito del gas russo attraverso il territorio ucraino, una decisione maturata per due motivazioni strettamente legate all’integrazione europea e alla sicurezza nazionale.

In primis, come dichiarato dal Capo di Naftohaz, Andriy Sobolyev, l’Ucraina, importante Paese per il transito del gas russo diretto in Europa, ha deciso di regolamentare la propria legislazione in materia energetica con quella dell’Unione Europea, che prevede la fissazione di tariffe per il transito del gas in maniera indipendente rispetto al contratto per la compravendita del gas.

Nel contratto tra Gazprom e Naftohaz, invece, i russi concedono un ulteriore sconto sul gas esportato in Ucraina in cambio dell’applicazione da parte di Kyiv di tariffe agevolate per il transito del gas che Mosca esporta in Europa.

In secondo luogo, l’Ucraina, dopo avere dichiarato di rinunciare all’importazione del gas russo in seguito all’annessione armata russa della Crimea e allo scoppio della guerra nel Donbas, ha anche denunciato il contratto con Gazprom come politicamente motivato e pericoloso per la propria sicurezza nazionale.

L’accordo tra Gazprom e Naftohaz per l’acquisto del gas è stato firmato il 19 Gennaio 2009, quando l’allora Premier ucraina, Yulia Tymoshenko, accettò un tariffario progressivo che partiva dall’altissima base di 360 Dollari per mille metri cubi pur di ripristinare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente interrotto per destabilizzare, in Ucraina, il Governo filo europeo della Tymoshenko.

Nel 2010 e 2013, il contratto è stato riformulato, con la Russia che ha concesso uno sconto fino a 268 Dollari per mille metri cubi in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea e della fedeltà politica dell’allora Presidente, Viktor Yanukovych, al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Per quanto riguarda i rapporti energetici tra Ucraina e Russia, quella attuale non è che l’ennesima guerra del gas tra Kyiv e Mosca dopo le precedenti edizioni del 2006, 2008, e il già ricordato conflitto del 2009, al quale è seguito un confronto nel 2012.

Ad eccezione di quella del 2012, nella quale il Governo ucraino ha diminuito sua sponte la quantità di gas russo importata per abbattere il costo della bolletta, tutte le Guerre del Gas tra Ucraina e Russia hanno visto il medesimo scenario, con Mosca che taglia il gas esportato a Kyiv per destabilizzare il Governo filo europeo, salvo poi ripristinare le relazioni energetiche una volta che la parte Ucraina ha accettato condizioni sempre più onerose.

Anche la Rosneft nel mirino di Poroshenko

Oltre alle misure in ambito di gas presentate dal Ministro Demchyshyn, l’Ucraina sta valutando anche l’imposizione di sanzioni relative al settore dell’olio che, come prevede un disegno di legge registrato in parlamento da deputati di diverse forze della maggioranza filo europea, colpiscono il monopolista statale russo del greggio Rosneft.

In Ucraina, la Rosneft è obiettivo particolarmente sensibile, in quanto possiede il controllo di circa 140 siti energetici in tutto il Paese.

Secondo i firmatari del progetto di legge, i proventi dell’attività della Rosneft in Ucraina, così come quelli di Gazprom, servono a finanziare le azioni militari che hanno portato all’annessione della Crimea alla Russia e alla guerra nel Donbas e nella Oblast di Luhansk.

Se approvate, le sanzioni alla Rosneft si aggiungerebbero a quelle già applicate, il 16 Settembre 2015, a circa 500 entità fisiche e giuridiche russe attive in Ucraina da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che si è detto favorevole ad estendere le sanzioni per un altro anno.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Gli USA avviano le esportazioni di gas in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 14, 2016

Le compagnie degli Stati Uniti Chevron e ConocoPhilips inviano gas e olio shale liquefatto rispettivamente in Gran Bretagna e Italia. L’eliminazione dell’embargo sull’esportazione di energia e la rivoluzione shale statunitense le motivazioni che portano gli USA a diventare uno dei principali esportatori



Varsavia – Una nave cargo di quasi 300 metri è destinata a mutare la geopolitica del gas mondiale. Nella giornata di martedì, 12 Gennaio, la compagnia energetica statunitense Chevron ha avviato il primo trasporto di gas shale liquefatto dagli Stati Uniti verso i mercati esteri.

Nello specifico, la commessa di LNG, in partenza dal rigassificatore di Sabine Pass, in Louisiana, è diretta alla Gran Bretagna in virtù di un accordo stipulato dalla compagnia energetica britannica BG con la Chevron per l’importazione di gas shale dagli Stati Uniti.

Oltre alla spedizione del gas della Chevron, gli Stati Uniti, nella giornata di giovedì, 31 Dicembre, hanno anche avviato la prima commessa all’estero di greggio, questa volta realizzata dalla compagnia ConocoPhilips dalla centrale di Corpus Christi, in Texas, diretta in Sardegna e Sicilia.

Le due storiche esportazioni di LNG e greggio sono state rese possibili dalla rimozione dell’embargo sull’esportazione delle risorse naturali che, di recente, il Congresso statunitense ha approvato con un sostegno bipartisan di repubblicani e democratici e l’imprimatur dell’Amministrazione del Presidente USA, Barack Obama.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha autorizzato l’esportazione di gas e olio da cinque terminali: oltre a Sabine Pass e Corpus Christi, i siti interessati sono Cameron LNG in Louisiana, Freeport LNG in Texas, Cove Point LNG nel Maryland.

Con l’avvio dell’esportazione di energia, gli Stati Uniti intendono avvalersi dell’incremento della produzione interna di gas e olio shale -estratti da rocce argillose situate a bassa profondità con sofisticate tecniche di fracking- per imporsi tra i primi esportatori di energia al Mondo, superando, secondo le stime, la Russia e restando secondi solo a Qatar ed Australia.

Nello specifico, i mercati ai quali gli Stati Uniti hanno rivolto la loro attenzione sono, principalmente, Corea del Sud, Giappone, India, Singapore e Taiwan, alleati strategici nell’area dell’Asia/Pacifico dove l’Amministrazione Obama si sta impegnando a contenere la crescente influenza della Cina.

Tuttavia, un mercato interessante per gli Stati Uniti è anche l’Europa, dove la Commissione Europea ha incentivato la realizzazione di rigassificatori per permettere ai Paesi dell’Unione Europea di diversificare le proprie forniture di gas e, così, decrementare la dipendenza energetica da Algeria, Russia e Medio Oriente.

L’Ucraina guarda all’Europa

Se l’Europa, seppur timidamente, guarda agli Stati Uniti, chi guarda all’Europa come fornitore di gas è l’Ucraina che, nella giornata di mercoledì, 13 Gennaio, ha avviato l’importazione di gas dalla Polonia mediante la compagnia Enerhiya Ukrayiny.

L’importazione, della portata di 20 Milioni di metri cubi all’anno, segue l’accordo che la compagnia energetica statale ucraina Naftohaz ha raggiunto proprio con la Polonia per trasportare in Ucraina gas proveniente dal Qatar tramite le infrastrutture polacche sul Mar Baltico.

Inoltre, l’Ucraina, che ha deciso di rinunciare all’importazione del gas dalla Russia come risposta all’annessione illegale russa della Crimea e all’occupazione armata del Donbas da parte dell’esercito di Mosca, ha già avviato l’importazione di gas russo acquistato in Germania, attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Slovacchia ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko e Saakashvili trovano importanti alleati in Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2015

Il Presidente ucraino vuole includere la Polonia nelle trattative di pace con la Russia. Il Governatore della Regione di Odessa facilita l’avvio della cooperazione energetica tra Kyiv e gli Stati Uniti



Varsavia – Diplomazia ed energia sono gli ambiti nei quali l’Ucraina intende compattare la Comunità Occidentale in una coalizione internazionale che aiuti Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare della Russia che, a quanto pare, sembra non arrestarsi.

Nella giornata di venerdì, 21 Agosto, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato la necessità di allargare il gruppo di contatto, noto come “Formato Normandia”, che finora ha condotto nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia senza, tuttavia, evitare che Mosca infrangesse a più riprese un delicato accordo per il cessate il fuoco raggiunto, con fatica, a Minsk.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha sottolineato come il “Formato Normandia”, di cui fanno parte Ucraina, Germania e Francia, debba aprirsi alla partecipazione altri Paesi, in primis della Polonia, in grado di equilibrare una composizione che, per via degli stretti interessi che legano Berlino e Parigi con Mosca, ad oggi risulta troppo sbilanciata in favore dei russi.

L’iniziativa di Poroshenko, adottata all’indomani dell’ennesima riapertura delle ostilità da parte dell’esercito russo nel Donbas, è stata concordata con il Presidente polacco, Andrzej Duda, che, a sua volta, per porre un rimedio alla minaccia militare di Mosca si è anche prodigato per compattare i Paesi membri della NATO dell’Europa Centro-Orientale in una colazione impegnata ad ottenere la presenza permanente di contingenti NATO nella regione.

Oltre all’iniziativa diplomatica del Presidente Poroshenko, l’Ucraina è impegnata nella ricerca di solidi alleati anche nel settore dell’energia, nel quale, per Kyiv, l’urgenza è legata alla diminuzione della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, il principale fornitore di oro azzurro nel mercato ucraino.

A riguardo, particolarmente attivo è il Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, che nella giornata di giovedì, 20 Agosto, ha permesso la finalizzazione di un pre-accordo tra la compagnia nazionale ucraina Naftohaz e la compagnia statunitense Frontera Resources Corporation per l’importazione ed il trasporto in Ucraina di LNG proveniente dalla Georgia.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’accordo tra Naftohaz e la Frontera Resources Corporation, che prevede anche la partecipazione della compagnia statunitense nella ricerca e nello sfruttamento del gas shale in Ucraina, ricopre una fondamentale importanza per garantire la sicurezza dell’Ucraina nel settore dell’energia: un’arma di cui la Russia si è spesso avvalsa per destabilizzare a Kyiv le Amministrazioni Presidenziali ed i Governi “arancioni” e filo occidentali.

La Russia apre tre fronti

Lo sforzo congiunto del Presidente Poroshenko e del Governatore Saakashvili nel rafforzare i legami dell’Ucraina con importanti Paesi della Comunità Occidentale è non solo utile ma anche e sopratutto urgente, preso atto della ripresa dell’attività bellica della Russia nelle regioni orientali ucraine, in Georgia e nei Paesi Baltici.

In Georgia, l’esercito russo, che già occupa illegalmente le regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud, ha preso il controllo di una zona in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa, un’importante infrastruttura che veicola energia centro asiatica senza transitare per la Russia.

Per quanto riguarda i Paesi baltici, oltre a ripetute violazioni dello spazio aereo e marittimo di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Svezia da parte di velivoli e sottomarini dell’esercito russo, la Corte regionale di Pskov ha condannato a 15 anni di carcere Eston Kohver, ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni illegalmente arrestato in territorio estone e altrettanto illegalmente deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca.

Il caso Kohver, che ha provocato la reazione solo verbale di Unione Europea e NATO, rappresenta formalmente e tecnicamente una dichiarazione di guerra all’Occidente da parte della Russia.

Come dimostrato con il caos Kohver, e non solo, la Russia è pronta a sfruttare l’immobilismo di Bruxelles per aprire un nuovo fronte bellico nel Baltico.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: approvata la riforma del sistema infrastrutturale energetico in salsa UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2014

Il Parlamento ucraino da l’imprimatur alla liberalizzazione del controllo dei gasdotti del Paese con la partecipazione di compagnie europee e nordamericane. La Legge approvata con i voti dell’ex-coalizione ‘Scelta Europea’

Una Legge la cui approvazione integra l’Ucraina in Europa. Nella giornata di giovedì, 14 Agosto, il Parlamento ucraino ha approvato la Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico dell’Ucraina in senso europeo: un provvedimento che armonizza la legislazione di Kyiv sull’energia ai regolamenti della Comunità Energetica Europea, che comprende, oltre ai 28 Paesi dell’Unione Europea, e alla stessa Ucraina, anche Moldova, Serbia, Albania, Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Come riportato dal sito ufficiale della Rada, a permettere l’approvazione della Legge, votata in seconda e definitiva lettura, sono stati i voti del Partito di ispirazione social-popolare-democratica Batkivshchyna, a cui appartiene il Premier, Arseniy Yatsenyuk, del moderato UDAR -la forza partitica fondata dal Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Queste tre forze politiche, dopo la destituzione del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych in seguito alla pacifica ‘Rivoluzione della Dignità’ sul Maydan, hanno dato vita alla coalizione ‘Scelta Europea’, scioltasi dopo la decisione di UDAR e Svoboda di lasciare da sola Batkivshchyna a sostenere il Governo Yatsenyuk.

Tra i favorevoli alla Legge vi sono stati anche deputati indipendenti e quelli del gruppo Sviluppo Economico -composto da transfughi dall’establishment dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych- mentre, tra le fila dell’opposizione, i filorussi del Partito delle Regioni si sono astenuti, ed i parlamentari comunisti hanno votato contro.

Come riportato dal Dzerkalo Tyzhnya, la Legge prevede la cessione alla compagnia Ukrtranshaz del ramo della gestione della rete dei gasdotti ucraini da parte del colosso nazionale energetico Naftohaz, che d’ora in poi si occuperà solo della compravendita del gas.

A sua volta, la Ukrtranshaz sarà divisa in due compagnie, che saranno privatizzate anche grazie all’intervento di enti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Difatti, sia la Mahystralni Hazoprovody Ukrayiny, che si occuperà della gestione dei gasdotti ucraini, che la Pidzemni Hazovi Skhovishchya, dedicata alla gestione dei centri di stoccaggio, saranno possedute per il 51% dal Governo ucraino, mentre il 49% sarà dato in concessione a compagnie statunitensi ed europee.

L’approvazione della legge è dunque importante non solo perché integra il sistema ucraino con quello europeo, ma sopratutto perché concede la possibilità a compagnie UE di gestire il sistema dei gasdotti da cui, ad oggi, transita più del 90% del gas che l’Europa importa dalla Russia.

Le compagnie UE ed USA che intenderanno compartecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, come previsto da un emendamento al testo già approvato in prima lettura, dovranno tuttavia sottoporre all’avvallo del Parlamento adeguata documentazione in merito alla loro natura azionaria.

Questa misura, fortemente voluta da UDAR e Svoboda, poi accettata anche da Batkivshchyna, consente al Parlamento di controllare, ed evitare, che la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino non finisca nelle mani di una compagnia energetica russa registrata in UE.

Kyiv vuole evitare il Southstream

A motivare questo timore è infatti il continuo ricatto a cui l’Ucraina è costretta dalla Russia, che intende rilevare il controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino per privare Kyiv della possibilità di riscuotere i diritti sul transito del gas russo attraverso il proprio territorio.

Per eliminare l’Ucraina dal traffico del gas in Europa, la Russia ha anche progettato la realizzazione del Southstream: un gasdotto, concepito fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, che incrementa la dipendenza dell’UE da Mosca.

“L’approvazione della legge è un chiaro segnale di appartenenza all’Europa che oggi l’Ucraina ha dato -ha dichiarato, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, il Premier Yatsenyuk, a margine della votazione- Occorre ora fare fronte comune per la sicurezza energetica dell’Europa, e per evitare la realizzazione del Southstream”.

Oltre all’approvazione della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo, l’Ucraina ha ottenuto l’aiuto di Slovacchia, Polonia e Germania a decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

La compagnia slovacca Eustream ha dichiarato di avviare la sperimentazione dell’invio di gas russo in Ucraina da ovest, attraverso l’utilizzo in senso invertito, del gasdotto Vojany-Uzhhorod.

In aggiunta, la compagnia tedesca RWE si è detta intenzionata ad incrementare di 8,8 milioni di metri cubi al giorno la quantità di gas che già invia in Ucraina da ovest, attraverso i gasdotti ubicati in territorio polacco.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Yatsenyuk resta Premier anche se senza maggioranza

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 1, 2014

Il Premier ucraino ottiene la fiducia con un largo consenso, anche se la coalizione ‘Scelta Europea’ resta separata. Approvato l’Assestamento di Bilancio per finanziare l’esercito impegnato contro le milizie filorusse nell’Est del Paese

Un mandato confermato a pieni voti, anche se la posizione resta ancora traballante. Nella giornata di giovedì, 31 Luglio, il Parlamento ucraino ha confermato la fiducia al Premier, Arseniy Yatsenyuk, che ha rimesso le dimissioni dalla guida del Governo al voto della Rada dopo il crollo della colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’.

A favore della permanenza di Yatsenyuk alla guida dell’Esecutivo ucraino hanno votato quasi tutti i Gruppi parlamentari, eccezion fatta per 16 deputati appartenenti al Partito delle Regioni, e indipendenti di estrazione comunista: le due forze partitiche che hanno sostenuto la Presidenza del dittatore ucraino Viktor Yanukovych.

Oltre alla conferma della fiducia a Yatsenyuk, il Parlamento ha anche approvato l’Assesstamento di Bilancio che, come richiesto dal Premier, sblocca 2,9 Miliardi di Hryvnye per sostenere l’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle Regioni orientali dell’Ucraina occupate dalle milizie pro-russe.

Nello specifico, l’Assestamento di Bilancio, necessario per evitare alle casse ucraine la bancarotta, attinge risorse da una più alta tassazione sulle rendite finanziarie delle persone fisiche e sulle vincite della Lotteria Nazionale.

“Oggi a riguardo di economia vi sono due notizie -ha dichiarato il Premier Yatsenyuk a commento della votazione- L’Argentina è in default, mentre l’Ucraina è riuscita ad evitare di fallire”.

Nonostante la vittoria politica, sostenuta anche dal Presidente, Petro Poroshenko, per Yatsenyuk la fiducia e l’Assestamento di Bilancio non bastano a ricomporre la coalizione di maggioranza, alla quale, oltre a qualche Deputato indipendente, appartiene solo la forza politica del Premier di orientamento social-democratico-popolare Batkivshchyna.

Ad avere confermato l’uscita dalla maggioranza, che de facto lascia il Governo senza un appoggio sicuro in Parlamento, sono il Partito di orientamento moderato UDAR -la forza partitica del Sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko vicina al Presidente Poroshenko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Infatti, questi due Partiti hanno affossato l’altro provvedimento che Yatsenyuk ha chiesto alla Rada di votare: la riforma del sistema nazionale energetico in chiave europea.

Ancora impasse sulla riforma del sistema infrastrutturale energetico in chiave UE

La riforma, che ha ottenuto i voti favorevoli solo di Batkivshchyna, prevede lo scorporo delle funzioni del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz -a cui resta la gestione della compravendita del gas con compagnie di Paesi terzi- del controllo del sistema infrastrutturale energetico, dei siti di stoccaggio e della distribuzione del carburante, affidate rispettivamente alle compagnie Ukrtranshaz, Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e Ukrayinska Hazotransportna Systema.

Inoltre la riforma del sistema infrastrutturale energetico ucraino, a cui si sono opposti UDAR, Svoboda e il Partito delle Regioni, prevede la cessione del 49% dei gasdotti ucraini a compagnie registrate in Unione Europea e negli Stati Uniti d’America: una prerogativa, supportata apertamente da Batkivshchyna, che armonizza la legislazione di Kyiv a quella UE.

Come dichiarato da Yatsenyuk, il provvedimento è necessario per assicurare all’Unione Europea il transito del gas russo attraverso il territorio ucraino e, nello stesso tempo, a bloccare la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo e, nel contempo, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del carburante di Mosca in territorio UE.

Malgrado la necessità di bloccare il Southstream -infrastruttura apertamente contrastata dalla Commissione Europea- la riforma del sistema energetico nazionale ucraino così com’è concepita contiene alcuni punti critici.

Come dichiarato in esclusiva a Welfare Network dal Direttore del centro-studi Nomos, Mykhaylo Honchar, la cessione da parte dello Stato del 49% dei gasdotti ucraini potrebbe favorirne l’acquisizione da parte di una società-fantoccio creata dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

“La liberalizzazione del sistema dei gasdotti ucraini, che Kyiv ha sempre voluto considerare come una sorta di territorio neutrale da non svendere a nessuno, sopratutto in un periodo di guerra come quello attuale, è un’idea prematura -ha dichiarato il Professor Honchar- Prima di stabilire la cessione dei gasdotti, il Governo deve ottenere precise proposte da parte di società europee, e non di succursali di Gazprom: in tal caso, non credo che ci saranno forze politiche pronte ad affossare il provvedimento in Parlamento”.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Yatsenyuk torna in campo per contrastare il Southstream

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 29, 2014

Il Premier ucraino invita il Parlamento a votare la riforma che adatta il sistema energetico nazionale alla Legge dell’Unione Europea. Anche l’assestamento di bilancio e la ratifica delle dimissioni del Capo del Governo tra gli argomenti trattati in una riunione a porte chiuse del Consiglio dei Ministri

Di nuovo a presiedere il Consiglio dei Ministri per dare l’ultima chance al Parlamento di garantire la sicurezza energetica e nazionale del Paese: nonostante le dimissioni già annunciate e presentate pubblicamente.

Nella giornata di lunedì, 28 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha condotto una riunione a porte chiuse del Gabinetto dei Ministri, nella quale, come già preannunciato, è stata messa all’ordine del giorno della prossima seduta del Parlamento la votazione della riforma del sistema energetico nazionale in chiave europea, dell’assestamento di bilancio e della ratifica delle dimissioni del Capo del Governo.

Yatsenyuk, che lo scorso 25 Luglio, dopo il crollo coalizione di maggioranza ‘Scelta Europea’, ha formalmente ceduto la guida del Governo al Vicepremier, Volodymyr Hroysman, è ritornato sui suoi passi: una decisione presa soprattutto per supportare l’approvazione della ristrutturazione del sistema energetico nazionale e, così, attuare un passo concreto in direzione dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Questa riforma, secondo quanto previsto dalla Legge UE, prevede lo scorporo di alcune funzioni dal colosso energetico nazionale Naftohaz, a cui spetterà solamente la compravendita del gas: la gestione dei gasdotti, la distribuzione del carburante, ed il controllo dei siti di stoccaggio saranno invece affidate rispettivamente alla compagnia Ukrtranshaz, alla Ukrayinska Hazotransportna Systema, ed alla Ukrayinski Hazovi Schovishcha.

Inoltre, la riforma del settore energetico nazionale apre il possesso del 49% della rete dei gasdotti nazionali a compagnie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America: una misura necessaria per evitare che la Russia, da cui l’Ucraina dipende per circa il 95% del proprio fabbisogno energetico, arrivi a controllare totalmente anche sistema infrastrutturale energetico di Kyiv.

“L’inclusione delle compagnie europee e statunitensi nella gestione del sistema infrastrutturale energetico del nostro Paese è un provvedimento necessario per arginare la realizzazione del Southstream” ha dichiarato Yatsenyuk, facendo riferimento al gasdotto che la Russia ha concepito sul fondale del Mar Nero per veicolare gas in Austria attraverso Bulgaria, Serbia ed Ungheria, e, così, bypassare l’Ucraina.

La posizione di Yatsenyuk è in linea con quella della Commissione Europea, che ha contestato il Southstream perché destinato ad incrementare la già alta dipendenza energetica dell’UE dalla Russia.

Mosca intende infatti avvalersi della realizzazione del gasdotto nel Mar Nero per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas che Bruxelles sta approntando per limitare l’uso dell’energia da parte della Russia come mezzo di coercizione geopolitica a spese di Stati europei sovrani ed indipendenti, come Ucraina, Polonia e Paesi Baltici.

Oltre alla battaglia per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, e sopratutto all’integrazione dell’Ucraina nel costituendo mercato unico europeo dell’energia, Yatsenyuk ha invitato il Parlamento ad approvare anche l’Assestamento di Bilancio, che prevede misure urgenti necessarie per l’ottenimento di prestiti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale di cui Kyiv ha estremo bisogno.

Oltre all’erogazione di 1,9 Miliardi di Hryvnye per sussidi supplementari all’esercito impegnato nella liberazione delle terre orientali ucraine occupate dai miliziani pro-russi, l’Assestamento -che Yatsenyuk ha dichiarato di volere rendere esecutivo anche in caso di mancata approvazione da parte del Parlamento con una forzatura istituzionale pur di erogare finanze necessarie all’esercito- prevede anche lo stanziamento di 9 Miliardi di Hryvnye per lo sviluppo delle regioni dell’Est e di quelle dell’Ovest del Paese.

Poroshenko si prepara alle elezioni parlamentari anticipate

Tuttavia, per Yatsenyuk, che ha già avviato consultazioni personali con singoli deputati, il successo potrebbe non essere scontato, dal momento in cui, ad oggi, il Premier può contare solamente sul sostegno sicuro dei parlamentari della sua forza di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna.

Le altre forze partitiche che, con Batkivshchyna, hanno partecipato alla coalizione ‘Scelta Europea’, il Partito moderato UDAR del sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko e l’ultraconservatore Svoboda, dopo essere uscite dalla maggioranza potrebbero infatti non prestare i loro voti per soddisfare la richiesta di Yatsenyuk e, così, porterebbero all’indizione in tempi ravvicinati di Elezioni Parlamentari Anticipate.

Chi, nel frattempo, si sta preparando all’eventualità di una consultazione elettorale anticipata per il rinnovo del Parlamento è il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, dato in testa in un recente sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv in caso di creazione di un proprio blocco elettorale.

Il Presidente Poroshenko, sempre lunedì, 28 Luglio, ha nominato suo consigliere Oleh Medvedev: lo stratega della sua recente vittoriosa campagna elettorale presidenziale, che ha già curato la comunicazione politica dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko tra il 2005 e il 2008, e quella dell’ex-Capo di Stato Viktor Yushchenko dal 2003 al 2005.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Premier Yatsenyuk dichiara la fine del suo Governo filo-UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 25, 2014

Il Premier ucraino, che appartiene al Partito social-popolare Batkivshchyna, decreta la fine della maggioranza ‘Scelta Europea’ dopo che il moderato UDAR e gli ultraconservatori di Svoboda hanno abbandonato la coalizione di Governo. La guida dell’Esecutivo passa al Vice di Yatsenyuk, Volodymyr Hroysman

Un Governo originato dal successo della pacifica rivoluzione della Dignità -che ha portato il popolo del Maydan a destituire il regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych- caduto per via delle frizioni interne ad una maggioranza pro-europea che sembra guardare più al rendiconto elettorale che all’interesse del Paese. Nella giornata di mercoledì, 25 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha rassegnato le proprie dimissioni dopo che, poco prima, dalla colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’ sono usciti il Partito moderato UDAR e l’ultraconservatore Svoboda.

Il Premier Yatsenyuk, che appartiene al Partito di ispirazione social-popolare Batkivshchyna, ha sostenuto la necessità di rinunciare alla guida del Governo per non aprire l’ingresso nella coalizione di maggioranza ai comunisti e al Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych: due forze politiche che hanno supportato, in maniera più o meno aperta, l’aggressione militare della Russia nelle regioni dell’est dell’Ucraina.

“Preso atto dell’uscita dalla coalizione di due delle tre forze partitiche che la hanno finora composta, non restano che due soluzioni: imbarcare comunisti e regionali o lasciare. Io preferisco dichiarare la mia decadenza dalla guida del Governo -ha dichiarato, tra gli applausi, Yatsenyuk, durante il suo ultimo discorso da Premier- Il Governo cade perché il Parlamento non ha potuto votare il bilancio, né ha approvato la riforma in senso europeo del settore energetico nazionale”.

Come dichiarato dal Premier Yatsenyuk, la maggioranza, che si è retta su numeri particolarmente risicati, non ha voluto approvare una proposta di bilancio che, come proposto da Batkivshchyna, concedeva ampie uscite all’esercito per la difesa dei confini dell’Ucraina, ad oggi posti a serio repentaglio dalla pressione delle forze armate russe.

Inoltre, la maggioranza ha fatto mancare i voti per scorporare, come previsto e richiesto dalla Legge dell’Unione Europea in materia di energia, il colosso nazionale energetico Naftohaz in tre compagnie: la Ukrayinska Hazotransportna Systema, la Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e la Ukrtranshaz, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas, alla gestione dei siti di stoccaggio e al controllo della rete dei gasdotti ucraini.

Alla decisione di Yatsenyuk, sostituito alla guida del Governo dal Vicepremier, Volodymyr Hroysman, pronta è stata la risposta del Presidente, Petro Poroshenko, che ha auspicato la continuazione dei lavori della Rada per l’approvazione del bilancio, prima dello scioglimento anticipato del Parlamento.

Il Presidente favorevole. Putin vince

Il Presidente Poroshenko, che secondo rumors ha sostenuto la caduta del Governo, in quanto egli ha già in tasca un accordo per formare un blocco filo-presidenziale tra UDAR e la sua forza politica Solidarnist, ha poi invitato il Premier Yatsenyuk a continuare a guidare il Governo, senza lasciare l’interim ad altre persone.

Differente è stata la posizione dello Speaker della Rada, Oleksandr Turchynov. Membro di Batkivshchyna, Turchynov ha invitato UDAR e Svoboda a prendersi le proprie responsabilità e, così, indicare il nome di un Premier tecnico capace di traghettare l’esecutivo alle Elezioni Parlamentari Anticipate.

“Dubito che il Parlamento voterà le dimissioni di Yatsenyuk -ha dichiarato il Capogruppo di UDAR in Parlamento, Vitaliy Kovalchuk -spetta alla Rada approvare la decisione del Premier di rinunciare alla guida del Governo”.

Le dimissioni del Governo Yatsenyuk, che ha dovuto affrontare la transizione democratica del periodo post-Yanukovych prima, e l’aggressione militare della Russia in Crimea ed Ucraina orientale poi, lasciano il Paese in una situazione molto difficile.

Per questo, il Premier Yatsenyuk ha dichiarato che il vero vincitore della crisi di governo è stato il Presidente russo, Vladimir Putin, che, così, ha gioco facile ad incrementare la pressione su un Paese senza una guida politica esecutiva.

La decisione di Yatsenyuk di lasciare il Governo, presa per la mancata approvazione di una riforma richiesta dall’Europa, è anche e sopratutto responsabilità di UDAR.

Infatti, il Partito del neoeletto sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko, preme per capitalizzare in senso elettorale l’ampio consenso ottenuto dopo avere supportato la corsa alla Presidenza di Poroshenko e quella a Sindaco della Capitale del suo carismatico leader.

Nel mirino di UDAR c’è infatti Batkivshchyna: il Partito dell’altrettanto carismatica ex-Premier Yulia Tymoshenko che, dopo avere ottenuto un basso 17% alle Elezioni Parlamentari, ha comunque dimostrato di avere a cuore le sorti del Paese, facendosi carico della guida del Governo anche a costo di assumere decisioni impopolari.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina diversifica le forniture di gas con un gasdotto dalla Slovacchia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2014

La compagnia energetica slovacca Eustream da il via libera allo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Vojani per l’invio in territorio ucraino di 16,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il colosso energetico nazionale di Kyiv Naftohaz indice un’asta per importare più energia anche da Polonia ed Ungheria

Un restauro di 20 Milioni di Euro per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina e integrare Kyiv all’Europa, per lo meno dal punto di vista dell’energia. Nella giornata di martedì, 8 Luglio, la compagnia energetica slovacca Eustream ha dichiarato che a breve sarà possibile avviare l’utilizzo del gasdotto Vojani per inviare in territorio ucraino 16,5 Miliardi di metri cubi di gas.

Come ha riportato l’agenzia Bloomberg, la manovra e possibile in seguito alla ristrutturazione del gasdotto Vojani: un’infrastruttura inattiva da 15 anni, costruita per alimentare un’industria elettrica a gas mai realizzata, che la Eustream sta ristrutturando per permettere il transito del gas da ovest verso est.

Il gasdotto Vojani -concepito inizialmente per veicolare il gas da est verso ovest- consente all’Ucraina di ricevere la giusta quantità di oro blu che, aggiunta alle riserve conservate nei siti di stoccaggio ucraini, permette a Kyiv di superare l’inverno senza temere tagli delle forniture da parte della Russia.

Per rafforzare la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Mosca, da cui Kyiv dipende per il 92% del proprio fabbisogno, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz ha indetto un’asta per appaltare la commessa per le forniture di gas attraverso i gasdotti di Ungheria e Polonia.

Ad oggi, il sistema infrastrutturale energetico ungherese e quello polacco sono sfruttati dall’Ucraina per importare 55 Milioni di metri cubi di gas per due mesi: una quantità molto bassa, che Kyiv intende incrementare ad almeno 15 Milioni di metri cubi al giorno.

Tecnicamente, l’importazione di carburante da ovest non è da definirsi una diversificazione, in quanto il gas importato dall’Ucraina attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria, è acquistato in Germania e proviene dalla Russia, che attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico, rifornisce il mercato tedesco di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Tuttavia, il gas russo, una volta giunto in Germania, è commercializzato dalla compagnia tedesca RWE secondo le regole dell’Unione Europea improntate sulla trasparenza e sulla libera concorrenza. Per questo, acquistando gas dall’UE, e non più solo dalla Russia, l’Ucraina si integra appieno nel mercato energetico europeo.

L’Unione Energetica Europea prende il via

La decisione di importare gas russo attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria è dovuta anche alla necessità di reperire energia nel più breve tempo possibile, dopo che la Russia, oltre ad avere invaso militarmente la Crimea e le regioni orientali del Paese, ha tagliato le forniture di oro blu all’Ucraina lo scorso 26 Giugno.

La posizione dei russi è stata presa in seguito alla rottura delle trattative con la parte ucraina e con la Commissione Europea per il rinnovo dei contratti: il monopolista statale russo Gazprom, la longa manus del Cremlino, ha imposto a Naftohaz il tariffario di 385 Dollari per mille metri cubi, mentre Kyiv, che ha accusato la natura politica del prezzo di Mosca, si è detta disposta a pagare 326 Dollari per mille metri cubi di gas.

Il braccio di ferro sul gas tra Russia e Ucraina, che ha interrotto le forniture di gas verso l’Europa, ha spinto l’UE ad accelerare la realizzazione dell’Unione energetica Europea.

Questo progetto, concepito dal Premier polacco, Donald Tusk, e sostenuto dal Presidente francese, Francois Hollande, prevede la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, la liberalizzazione del mercato dell’energia, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Un passo a supporto dell’Unione Energetica Europea è stato compiuto dal Parlamento Europeo, che, lunedì, 7 Luglio, ha eletto rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza della Commissione Energia -ITRE- due personalità che sostengono convintamente questo progetto: l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro degli Affari Comunitari italiano, Patrizia Toia.

Da attendere è anche il nome del prossimo Commissario UE all’Energia, per la cui carica il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dovrà affrontare la concorrenza dell’uscente tedesco Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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