LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Dutkiewicz dopo Tusk: anche la Polonia ha forse il suo Renzi

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 3, 2014

Come riportato dal settimanale Newsweek, il Sindaco di Wroclaw sarebbe pronto a prendere la guida del Governo in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo dell’attuale Premier. Anche il Capo della corrente interna, Grzegorz Schetyna, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e la Presidente della camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz, tra i papabili successori di Tusk.

Un sindaco molto amato di una delle città più artistiche del Paese, pronto alla scalata verso il premierato se il Premier attuale dovesse accettare un incarico in Europa. La storia qui presentata non è quella di Matteo Renzi, sindaco di Firenze diventato Premier dopo una scalata culminata con la sostituzione di Enrico Letta -che è tutt’oggi in odore di nomina in sede europea- ma di Rafal Dutkiewicz: il Sindaco di Wroclaw che, secondo l’autorevole Newsweek Polska, è il possibile prossimo Capo del Governo polacco.

Come riportato dalla versione polacca del noto settimanale, Dutkiewicz avrebbe deciso di abbandonare la guida di Wroclaw -città altrimenti nota come Breslavia- dopo 10 anni di buona amministrazione, fatta di valorizzazione del patrimonio storico e multiculturale della città e di sviluppo del centro abitato, grazie anche e sopratutto al buon utilizzo dei fondi europei e di quelli erogati dalla UEFA per l’organizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A gettare il sospetto dell’ascesa di Dutkiewicz è stato un incontro che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Sindaco di Wroclaw ha avuto, di recente, con il Premier polacco Donald Tusk: uno dei candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo con buone probabilità di nomina.

In caso di accettazione dell’incarico in Europa da parte di Tusk, il Governo polacco si troverebbe senza una guida autorevole. Per questo, secondo Newsweek, la Piattaforma Civica -PO, la forza partitica di ispirazione cristianodemocratica di Tusk di maggioranza relativa- avrebbe trovato in Dutkiewicz il sostituto in grado di arginare il crollo di consensi che l’Esecutivo polacco sta registrando dopo la pubblicazione di intercettazioni compromette di alcuni Ministri ed alte cariche dello Stato.

Secondo il progetto di scalata, Dutkiewicz, che non appartiene alla PO e che governa a Wroclaw a Capo della sua lista Alta Slesia Civica -forza partitica alleata della Piattaforma Civica- dovrebbe aderire al Partito di Tusk subito dopo la nomina in Europa del Premier e, successivamente, ricevere la guida del Governo da parte della maggioranza.

L’adesione di Dutkiewicz alla PO, e la successiva accettazione della guida del Governo, non incontra resistenze sul piano ideologico -il Sindaco di Wroclaw ha appartenuto all’Unione Democratica: la forza Partitica di ispirazione sempre cristianodemocratica precedente alla PO- ma incontra intoppi sopratutto all’interno della Piattaforma Civica.

In primis, vi è l’opposizione di Grzegorz Schetyna: il Capo della corrente interna di minoranza nella PO che intende avanzare la sua candidatura al premierato per vendicare la sconfitta subita nel Congresso Regionale della Piattaforma Civica dell’Alta Slesia per mano di Jacek Protaszewicz, un sostenitore del Premier Tusk e dell’appoggio, a Wroclaw, della forza cristianodemocratica al Sindaco Dutkiewicz.

In secondo luogo, possibile, in caso di partenza di Tusk, è la successione alla carica di Premier di Radoslaw Sikorski: attuale Ministro degli Esteri che, in caso di mancata nomina o della concessione del premierato a Schetyna, potrebbe creare una propria corrente “di destra” interna alla PO.

Tuttavia, anche Sikorski è candidato ad una posizione in Europa dopo che, con una lettera ufficiale, Tusk ha candidato il suo Ministro degli Esteri ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un ruolo che l’esponente PO dovrà contendere alla sua collega italiana Federica Mogherini, candidata, in maniera identica a quella del Capo del Governo polacco, dal Presidente del Consiglio italiano Renzi.

In terzo luogo, la scalata di Dutkiewicz è contrastata dalla possibile concessione del premierato al Presidente della Camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz.

La nomina della Kopacz avrebbe, da un lato, lo scopo di sedare la lotta tra le correnti interne alla PO e, dall’altro, quello di affidare l’interim ad una persona che, nonostante la sua appartenenza alla Piattaforma Civica, finora ha ricoperto un ruolo di garanzia istituzionale.

Se Dutkiewicz dovesse diventare Premier, la successione a Tusk richiederebbe la gestione di un’eredità pesante di sette anni di buongoverno di coalizione tra la PO e il Partito contadino PSL, che hanno permesso all’attuale Capo di Governo di essere stato il primo -e finora l’unico- ad avere ottenuto la riconferma del suo mandato dal voto popolare.

L’opposizione conservatrice verso l’alleanza con gli anti europeisti

L’uscita di scena di Tusk, e la lotta interna alla PO ad essa legata, aprirebbe tuttavia degli ampi spazi di manovra per le opposizioni, sopratutto a destra, dove i conservatori di Diritto e Giustizia -PiS: il Partito dell’ex-Premier Jaroslaw Kaczynski- hanno già riunito in un unico cartello elettorale gli altri Partiti della conservazione.

Inoltre, come riportato sempre dal Newsweek, PiS sta strizzando l’occhio ai liberal-conservatori della Nuova Destra della Repubblica -NPR- la forza partitica del politico di lungo corso, Janusz Korwin-Mikke, che ha ottenuto un’exploit elettorale nelle ultime consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Korwin-Mikke ha già presentato al Parlamento Europeo il suo vero volto antisemita, razzista, anti europeista e filo-putiniano, al punto da essere stato privato della parola dal Vicepresidente dell’emiciclo di Strasburgo, David Sassoli, dopo avere pronunciato in un discorso in Aula la parola “negro”.

A contrastare l’opposizione conservatrice alla PO non basta la minoranza di sinistra, che, nonostante i tentativi di coalizione tra i socialdemocratici del SLD e i radical-progressisti del Tuo Movimento -TR- non riesce a trovare né unità, né un necessario rinnovamento ideologico di un’impostazione troppo vetero-postcomunista ed anticlericale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Andrij Shevchenko entra in politica: siedera in Parlamento con i fuoriusciti dalla coalizione arancione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 29, 2012

L’ex centravanti di Milan e Chelsea aderisce al partito Ukrajina Vpered di Natalija Korolevs’ka. Le motivazioni della scelta del Pallone d’Oro UEFA 2004

Mens sana in corpore sano e il motto che guiderà la carriera politica di Andrij Shevchenko. L’ex-centravanti di Milan e Chelsea ha infatti deciso di appendere le scarpe al chiodo e, forte dell’ampia popolarità goduta in Ucraina, nella giornata di sabato, 28 Luglio, ha dichiarato la sua discesa in campo nel partito Ukrajina Vpered di Natalija Korolevs’ka.

“Ho deciso di impegnarmi per il bene della mia gente – ha dichiarato Shevchenko – voglio realizzare me stesso in un ambito in cui c’e bisogno per migliorare l’Ucraina grazie alla mia esperienza accumulata in Europa”.

Per Sheva, com’è noto in Italia il centravanti, l’elezione in Parlamento e quasi una certezza, dal momento in cui con tutta probabilità occuperà la seconda posizione nelle liste di Ukrajina Vpered alle prossime Elezioni Parlamentari.

Qualora la forza politica dovesse riuscire a superare lo sbarramento del 5% – gli ultimi sondaggi danno Ukrajina Vpered al 4,7% – Shevchenko Sara ufficialmente Deputato e, in base alle promesse enunciate durante la conferenza stampa con la quale ha annunciato il suo ingresso in politica, potrà impegnarsi per migliorare la sfera sociale e sportiva della nazione.

Il partito scelto dal Pallone d’Oro UEFA 2004 appartiene all’opposizione arancione. Fino allo scorso inverno, con il nome Partito Socialdemocratico Ucraino, Ukrajina Vpered e appartenuto al Blocco di Julija Tymoshenko assieme a Bat’kivshchyna – la forza partitica della Leader dell’Opposizione Democratica.

Venuta meno l’eroina della Rivoluzione Arancione dalla scena politica, a causa dell’arresto di cui e stata vittima, la Leader dei socialdemocratici Korolevs’ka ha deciso di intraprendere un percorso separato rispetto a quello dei più stretti sostenitori della Tymoshenko.

Fino a poco dalla comunicazione della notizia voci avevano ventilato l’ipotesi dell’ingresso di Shevchenko nel Partito UDAR del pugile Vitalij Klichko, ma il centravanti ex-Milan ha preferito declinare l’ipotesi, motivando la sua scelta con la necessita di non creare in Ucraina un partito degli sportivi, che nelle urne avrebbe potuto contare solo su un’alta popolarità, ma non sulla professionalizza dei suoi candidati.

Il legame con Berlusconi alla base della scelta di Sheva

Singolare e stata la spiegazione alla scelta di Shevchenko data dal noto politologo Vadym Karas’ov. Egli ha infatti sottolineato come il centravanti ucraino abbia reso omaggio ai tempi passati nel Milan e, in maniera particolare, alla sua amicizia con l’ex-Presidente del Consiglio e della squadra meneghina, Silvio Berlusconi.

Ukrajina Vpered e la traduzione ucraina di Forza Italia – letteralmente sarebbe traducibile come “Ucraina Avanti” – la forza politica con la quale Berlusconi e sceso in politica e, fino al 2008, ha rappresentato la forza principale nell’arco parlamentare italiano.

Oltre che sul piano professionale, il rapporto tra Shevchenko e Berlusconi e stato molto stretto anche dal punto di vista umano. L’ex-Premier italiano e stato infatti molto legato al suo campione ucraino, al punto da esprimere enorme felicita per la scelta di Sheva di tornare a giocare nel Milan dopo l’esperienza maturata a Londra nel Chelsea dell’oligarca russo Roman Abramovich.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: GAZPROM TAGLIA LE FORNITURE ANCHE AL SINDACO “RIBELLE”

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 25, 2012

Il monopolista russo del gas pone fine all’invio di oro blu all’unica città governata da un Primo Cittadino non appartenente al Partito del Presidente Putin. Continua l’accerchiamento energetico di Polonia e Ucraina e la divisione dell’Unione Europea tra Paesi privilegiati e Stati avversati per ragioni politiche

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un codice etico per ripulire le coscienze e meglio apparire dinnanzi alla Comunità Occidentale. Nella giornata di martedì, 24 Luglio, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha deciso l’adozione di un modus operandi interno all’azienda basato sulla trasparenza e sulla correttezza.

Come riporta un comunicato ufficiale, il monopolista russo intende avviare una lotta alla corruzione, al nepotismo, e all’infiltrazione della politica nel sistema di governo dell’azienda. Nello specifico, presso Gazprom saranno vietate le assunzioni su raccomandazione, e il possesso da parte dei dipendenti e dei soci di azioni di altri enti energetici concorrenti al grande monopolista.

Nonostante le buone intenzioni, Gazprom ha tuttavia dimostrato di non avere intenzione alcuna di mettere in pratica le linee guida adottate con il solenne comunicato “etico”. Tuttavia, il monopolista del gas è rimasto il braccio politico del Cremlino, di cui le Autorità russe continuano a servirsi con estrema puntualità per realizzare i propri scopi sia sul piano interno che su quello estero.

Lunedì, 23 Luglio, la città di Jaroslav è stata privata dei rifornimenti di gas, dell’elettricità e persino dell’acqua calda. A nulla è servito l’appello del Sindaco, Jevhenij Urlashov, che ha chiesto invano al Presidente, Vladimir Putin, un intervento urgente per permettere alla città di riavviare le proprie attività, ed evitare il nascere di proteste di piazza contro le precarie condizioni.

Quello di Jaroslav è il primo caso di utilizzo politico dell’arma energetica anche sul piano interno. Urlashov è infatti l’unico Primo Cittadino di un centro abitato russo ad essere riuscito a battere il Candidato del Partito del Potere, Russia Unita, a cui appartiene il Presidente Putin, il Primo Ministro, Dmitrij Medvedev, tutti i Ministri e i Sindaci delle altre città.

Nonostante il riconoscimento formale dell’elezione di Urlashov, Russia Unita ha promesso fin da subito una pronta risposta, e ha promesso alla “città ribelle” un’adeguata risposta in tempi brevi.

Sul piano estero, il caso più evidente della condotta politica di Gazprom è quello dei rapporti con la Polonia, a cui il monopolista russo impone un tariffario per l’importazione di gas superiore a quello applicato a Paesi geograficamente più lontani, ma politicamente più vicini a Mosca, come Germania e Francia.

Sempre lunedì, 23 Luglio, il monopolista russo ha dichiarato la non-volontà di concedere sconti al colosso polacco PGNiG per non privare il Cremlino di una carta preziosa con cui ricattare la Polonia sul piano politico e, sopratutto, per non creare un precedente che possa giocare a favore dell’Ucraina.

Similmente alla PGNiG, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz è infatti scontenta dell’alto tariffario che è costretta a pagare, e, a più riprese, ha richiesto una revisione dei contratti a Gazprom, senza tuttavia riuscire a sbloccare la situazione.

Come riportato dal Kommersant” Ukrajina, Gazprom considera polacchi e ucraini due popoli energicamente accerchiati e, quindi, di secondaria importanza nella rinegoziazione dei contratti con i principali enti del Vecchio Continente.

A pesare sulla posizione di Varsavia e Kyiv è la costruzione del NordStream: un gasdotto ubicato sul fondale del Mar Baltico, realizzato da una joint venture composta da Gazprom, dalla compagnia nazionale tedesca E.On, da quella francese Suez-Gaz de France e da quella olandese Gasunie per trasportare gas russo dalla Russia alla Germania, e bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino come, per l’appunto, Polonia, Ucraina e Lituania.

La Coppa dei Campioni per mascherare un disegno politico anti-europeo

La condotta di Gazprom non può non riguardare l’Europa e, in modo particolare, l’Italia. Il monopolista russo del gas detiene infatti il controllo dell’80% del gas inviato in Unione Europea per soddisfare il fabbisogno dei 27 Paesi membri, e, in virtù di una politica orientata al mantenimento dell’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente, gestisce anche buona parte dei gasdotti di Stati UE, quali Germania, Slovacchia, Austria e Francia.

Per ingraziarsi l’opinione pubblica dell’Europa, e nascondere la politica discriminatoria attuata nei confronti di Polonia, Ucraina e Lituania per dividere l’UE al suo interno, di recente Gazprom ha ottenuto la sponsorizzazione della UEFA Champions’ League: una mossa di notevole importanza, in quanto il monopolista russo avrà il diritto di porre il proprio marchio a corredo di ogni partita della manifestazione continentale di calcio più importante e più seguita dagli sportivi.

Matteo Cazzulani

Champions’ League e Ministro Passera: continua l’imperialismo energetico di Gazprom in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 12, 2012

Il monopolista del gas russo ottiene la sponsorizzazione della Coppa dei Campioni e della Supercoppa UEFA, e incassa il sostegno del Governo Monti per la realizzazione del Southstream. La contrarietà dell’Unione Europea alla posizione russo-italiana, in pieno contrasto con l’interesse di Bruxelles.

Nuoceremo all’interesse generale europeo e contrasteremo il principio della libera concorrenza, ma in compenso avremo forniture dirette di gas e un lauto finanziamento al calcio, che per l’italiano medio rappresenta una quasi religione. Nella giornata di lunedì, 9 Luglio, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha firmato un accordo con l’UEFA per la sponsorizzazione della Champions’ League dal 2012 al 2015.

L’accordo, che prevede la sponsorizzazione da parte del monopolista russo anche della Supercoppa UEFA dal 2012 al 2014, prevede da parte di Gazprom il versamento di un’ingente quota per l’ottenimento del diritto di accompagnare al nome della più importante competizione calcistica per club quello dell’ente monopolista russo, così come finora fatto da importanti sponsor come la MasterCard.

Come dichiarato all’agenzia Interfax dal Capo di Gazprom, Aleksej Miller, la decisione di sponsorizzare la Coppa dei Campioni e legata a una logica aziendale orientata al miglioramento dell’immagine di Gazprom in Europa. Negli anni passati, tale meta ha portato il monopolista russo a investire nel campionato tedesco con l’ottenimento dei diritti di sponsor sulla squadra tedesca Schalke 04.

Il fatto che Gazprom sponsorizzi il Campionato europeo per club suona come un paradosso. Il monopolista russo e infatti il braccio armato di cui il Cremlino si serve per espandere la propria egemonia politica sull’Europa Centro-Orientale, al punto da essere il principale attore economico contrario alla realizzazione dei piani di indipendenza energetica dell’Unione Europea, che per diminuire l’alta dipendenza dal gas di Mosca del Vecchio Continente ha approntato un piano per lo sfruttamento dei giacimenti di oro blu nel centro Asia.

Nello specifico, i russi hanno approntato la costruzione del Southstream: un gasdotto costruito sul fondale del Mar Nero per rifornire del gas di Mosca direttamente i Paesi dell’Europa Occidentale, ed impossibilitare la realizzazione di simili progetti da parte dell’Unione Europea, come il Nabucco e il sistema AGRI.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione prevede la costruzione di una conduttura per trasportare l’oro blu azero e turkmeno dalla Turchia all’Austria attraverso Romania e Ungheria. L’AGRI invece preventiva l’importazione di gas dal Centro Asia fino alla Georgia, poi via mare fino alla Romania.

A dare una mani ai russi nei loro progetti energetici contrari all’interesse generale europeo e l’Italia, che nella giornata di mercoledì, 11 Luglio, ha dichiarato il pieno appoggio al Southstream. Durante un incontro a Mosca con il Ministro dell’Energia russo, Andrej Novak, il Titolare del Dicastero dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha implementato le relazioni italo-russe per la costruzione del Southstream.

Su richiesta dalla parte russa, Passera ha promesso di impegnarsi in sede europea per concedere al Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream, di cui il colosso italiano ENI possiede il 20% della proprietà – nonostante la Commissione Europea abbia a più riprese espresso la totale contrarietà a un progetto che rafforza un monopolio pericoloso per l’indipendenza energetica del Vecchio Continente e la sicurezza nazionale dei singoli Paesi UE ad esso strettamente collegata.

“Sosterremo con forza il Southstream perché l’ENI ha in esso una cospicua compartecipazione” ha dichiarato Passera, come riportato dall’agenzia Rusenergy. “Le compagnie russe e italiane lavoreranno per migliorare la situazione economica in Europa. Bruxelles ha bisogno di stabilita” ha sottolineato Novak.

La crisi politica romena mette in forse i progetti energetici di Bruxelles

Oltre all’Italia, a contribuire all’affossamento dei piani dell’Unione Europea – e a sostenere la politica energetica della Russia, mirante al mantenimento dell’egemonia politica sulla parte Centro-Orientale dell’UE – e anche la Romania. Bucarest e stata tra i principali sostenitori del Nabucco e della realizzazione del consorzio AGRI, mai recenti mutamenti politici hanno comportato un raffreddamento dell’entusiasmo romeno riposto nei confronti dei due progetti concepiti a garanzia dell’indipendenza energetica europea.

Il governo di centrosinistra del Premier Victor Ponta, che ha avviato un procedura di impeachment nei confronti del Presidente Traian Basescu, ha infatti congelato gli investimenti della Romania nel Nabucco e nell’AGRI promossi dal precedente esecutivo di centrodestra, e ha posto una moratoria alle indagini per l’individuazione di giacimenti di gas naturale al largo delle coste romene del Mar Nero voluta dal Capo dello Stato.

Come rilevato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, la posizione di Bucarest rischia di rallentare la realizzazione dei progetti UE per la diversificazione delle forniture di oro blu, al punto che profonda preoccupazione per i mutamenti politici in Romania – su cui permangono forti dubbi inerenti alla sua regolarità in base alla Costituzione – e stata espressa dalle Autorità dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Matteo Cazzulani

EURO 2012: KOMOROWSKI DA LEZIONE A NAPOLITANO E MONTI SUI DIRITTI UMANI

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on July 1, 2012

Il Capo di Stato polacco assisterà alla partita finale del campionato europeo di calcio accanto al suo collega ucraino, Viktor Janukovych, ma prima incontrerà gli esponenti dell’Opposizione democratica per esprimere il suo sostengo alla sua Leader, Julija Tymoshenko, e all’altra decina di esponenti del campo arancione detenuti per motivi politici. Nulla da fare per il Presidente e il Premier italiano, che correranno alla corte del despota di Ucraina alcun incontro con i dissidenti arancioni

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

Una volta era “solo” l’economia che spingeva i politici ad adottare la realpolitik nei confronti di regimi autoritari, ma anche il calcio in questi tempi di crisi sembra avere il medesimo potere del danaro. Nella giornata di Domenica, Primo Luglio, presso lo Stadio Olimpico di Kyiv, in Ucraina, avrà luogo la finale del campionato Europeo di Calcio tra le rappresentative nazionali di Italia e Spagna. Come di consueto, dagli spalti dell’impianto sportivo della capitale ucraina assisteranno all’evento ospiti d’eccezione di alta caratura politica, che saranno invitati a sedere accanto al Presidente padrone di casa, Viktor Janukovych.

Il cliché non sarebbe per nulla strano, se non fosse che in Ucraina è in corso un’evidente involuzione della democrazia, e il Presidente Janukovych è il primo responsabile dell’intensificarsi del controllo del potere politico sui media, della sottrazione di poteri al parlamento, e dell’uso del sistema giudiziario per realizzare scopi personali come l’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Sugli spalti, Janukovych può senz’altro godere di buona compagnia grazie alla presenza del dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenka, responsabile di sistematici arresti nei confronti dei dissidenti, controllo sulla stampa, messa al bando di ogni forma di opposizione, e di recente anche dell’arresto del corrispondente polacco di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut. La nazionale della Bielorussia non ha preso parte alla fase finale dell’europeo, ma il Bat’ka – com’è definito Lukashenka in Patria – si è precipitato a fare compagnia al collega Janukovych durante la manifestazione di chiusura di Euro 2012.

Accanto ai Presidenti degli unici due regimi autoritari dell’Europa, a presenziare alla partita finale del campionato di calcio sarà una nutrita schiera di capi di Stato e di Governo di Paesi dell’Unione Europea dove, a differenza che in Ucraina e Bielorussia, la democrazia e i diritti umani sono valori imprescindibili. Tuttavia, salvo poche eccezioni, nessuno degli esponenti degli Stati UE ha programmato azioni di protesta nei confronti della svolta autoritaria che, per via della sua violenza e rapidità, sta portando Kyiv lontano da Bruxelles e sempre più vicino all’orbita della Russia.

La personalità di maggior spessore che ignorerà la detenzione della Tymoshenko e dell’altra decina di oppositori è il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ha dichiarato sin dalle prime ore successive alla vittoria della squadra azzurra in semifinale la volontà di sostenere la nazionale italiana dagli spalti dello Stadio Olimpico di Kyiv, senza tuttavia avere il buon senso di organizzare una visita né presso l’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv – dove la Tymoshenko è detenuta in isolamento in gravi condizioni di salute, né presso il Carcere Luk’janivs’kyj della capitale ucraina, dove è detenuto, sempre in isolamento, il Ministro degli Interni dei governi arancioni Jurij Lucenko.

Nulla di strano per chi ha ancora difficoltà a riconoscere l’intervento dei carri armati sovietici in Ungheria del 1956 come una brutale repressione di un processo democratico, si potrebbe dire per “giustificare” Napolitano. Peccato che l’amnesia nei confronti del regresso democratico in Ucraina abbia toccato anche il Primo Ministro italiano, Mario Monti.

Infatti, persino il Super Mario nazionale – titolo conteso con il centravanti della Squadra azzurra, Mario Balotelli – ha dichiarato la presenza a Kyiv durante la partita, ma, similmente a Napolito, non ha ritenuto opportuno recarsi in visita dalla Tymoshenko, o, come sarebbe stato forse più opportuno, approfittare dell’occasione per esprimere al Presidente Janukovych la ferma condanna del Parlamento italiano, che con una risoluzione nel mese di maggio ha chiaramente condannato le Autorità di Kyiv per l’arresto politico degli esponenti arancioni.

Lezioni di realpolitik saranno date anche dalla Spagna, rappresentata dal Principe delle Asturie, Juan Pablo Alfonso, e dal Primo Ministro, Mariano Rajoy. Se l’amnesia dell’erede al trono di Spagna – Alto Rappresentante di un Paese che, similmente all’Italia, vive di calcio e moto – non fa quasi notizia, a preoccupare è l’atteggiamento del Capo del Governo di Madrid. Egli è infatti uno dei personaggi di spicco del partito Popolare Spagnolo: forza politica che, in Europa, collabora con Bat’kivshchyna, il soggetto di Julija Tymoshenko.

Non è chiaro se la decisione di non incontrare l’eroina della Rivoluzione Arancione da parte di Rajoy sia una decisione dettata davvero dalla Realpolitik, ma il fatto che nemmeno i legami interpartitici abbiano retto alla ragion di stato del Primo Ministro spagnolo non possono che gettare un’ombra di amarezza e di profonda preoccupazione.

Chi invece darà il buon esempio a Napolitano, Rajoy e compagnia è la Polonia: Paese co-organizzatore della rassegna calcistica, che accanto a Janukovych sarà rappresentata dal Presidente, Bronislaw Komorowski. Nell’interesse geopolitico della Polonia risiede la necessità di mantenere eccellenti rapporti con l’Ucraina, e di agire in ogni maniera per integrare Kyiv nell’Unione Europea ed evitarne lo scivolamento nell’orbita della Russia, per questa ragione la presenza di Komorowski sugli spalti dello Stadio Olimpico di Kyiv è da leggere come un gesto di alta professionalità ed estrema coerenza.

Tuttavia, prima dell’incontro il Presidente polacco ha convocato i rappresentanti dell’Opposizione Democratica presso l’ambasciata della Polonia per dialogare con essi, raccogliere le loro ragioni e, secondo una nota ufficiale, esprimere la piena e totale solidarietà a Julija Tymoshenko e agli altri dissidenti arancioni arrestati dall’ondata di repressione politica scatenata da Janukovych.

A dare una conferma della maturità delle Autorità polacche, e della loro poca volontà di apparire in mondovisione in compagnia di due dittatori come Janukovych e Lukashenka, è la posizione presa dal Primo Ministro di Varsavia, Donald Tusk. Con una nota, il Capo del Governo della Polonia ha dichiarato l’impossibilità di partecipare alla cerimonia i chiusura di Euro 2012 per obblighi famigliari quali la cura dei nipoti e il desiderio di assistere alla partita assieme alla famiglia.

Napolitano e Monti pensino prima ai terremotati dell’Emilia, del Mantovano e del Veronese

Forse, l’esempio di Tusk poteva essere fatto proprio da Napolitano e Monti, che meglio avrebbero fatto a rinunciare al viaggio a Kyiv per tifare la squadra azzurra assieme alle popolazioni terremotate dell’Emilia, del Mantovano e del Basso Veronese. In questo modo, con un solo gesto avrebbero assunto una presa di posizione molto intelligente, sopratutto in un periodo di antipolitica come quello attuale.

Essi avrebbero infatti nel contempoprotestato contro la violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina, rendendo così onore al lavoro del Parlamento, avrebbero risparmiato denaro pubblico per l’acquisto dei biglietti andata e ritorno per Kyiv, e, sopratutto, avrebbero dato forza e morale alle popolazioni terremotate, a cui l’approdo in finale della nazionale italiana non potrà portare la sicurezza dell’avvio delle attività produttive e il ripristino dell’agibilità di scuole, Uffici Pubblici e Chiese entro l’inizio dell’autunno.

Matteo Cazzulani

UNA NUOVA RIVOLUZIONE ARANCIONE A KHARKIV PER JULIJA TYMOSHENKO. SENZA ANGELA MERKEL

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on June 11, 2012

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, conferma il boicottaggio del suo governo alla parte ucraina di Euro 2012, mentre i sostenitori olandesi supportano la loro nazionale con tinte arancioni e magliette inneggianti la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Violenze dei supporter russi a danno dei polacchi.

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel

Come previsto fin dall’inizio gli stadi ucraini non avranno l’onore di ospitare il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ma potranno contare della presenza molto evidente dei supporter olandesi. Nella giornata di venerdì, 8 Giugno, una nota del governo di Berlino ha confermato l’assenza del Cancelliere e di ogni altro Ministro agli incontri della fase a gironi della rappresentativa teutonica, che la Germania giocherà a Leopoli e a Kharkiv.

Nel contempo, la Merkel ha mantenuto aperta l’ipotesi della sua presenza a uno degli incontri della fase eliminatoria, a patto che la nazionale tedesca si qualifichi e, sopratutto, che la situazione in Ucraina migliori per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e della democrazia.

Il Cancelliere tedesco è stata la prima in Europa a proporre il boicottaggio della parte ucraina del campionato europeo di calcio per il caso di Julija Tymoshenko: Leader dell’Opposizione Democratica arrestata per ragioni esclusivamente politiche – secondo un articolo del codice penale di diretta origine sovietica – oggi detenuta in isolamento in condizioni disumane in una colonia penale di massima sicurezza.

All’appello della Merkel, che fino al comunicato ufficiale non ha tuttavia assunto una posizione chiara, hanno aderito le Autorità politiche di Francia, Gran Bretagna, Austria e Belgio.

A sostenere il boicottaggio della rassegna calcistica sono stati inizialmente anche i vertici dei Paesi Bassi. Tuttavia, una nota del Consiglio dei Ministri olandese ha reso noto che, in caso di approdo in finale della rappresentativa nazionale, il Primo Ministro Mark Rutte, presenzierà a Kyiv.

A compensare il dietrofront dei Paesi Bassi sono stati i suoi tifosi. In occasione della prima partita della loro nazionale – avvenuta contro la Danimarca nello stadio di Kharkiv: a pochi chilometri dal carcere dove è detenuta la Tymoshenko – molti dei supporters hanno indossato una maglietta inneggiante alla liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, la maggior parte di essi non era al corrente della situazione della Tymoshenko, ma la T-shirt con il volto della Leader dell’Opposizione Democratica accostata alle parrucche e ai vessilli arancioni – i colori della rappresentativa olandese – ha giocoforza ravvivato i ricordi del 2004, quando la carismatica politica ha guidato sul Majdan Nezalezhosti di Kyiv la pacifica Rivoluzione Arancione.

A differenza di Germania, Francia e Inghilterra, i Paesi UE che hanno deciso di non boicottare la parte ucraina della manifestazione calcistica, oltre ai Paesi Bassi, sono Polonia e Danimarca.

I supporter russi vogliono rievocare l’occupazione comunista di Varsavia

Chi ha voluto fare sentire la propria presenza sono stati anche i supporter della nazionale russa, che, sempre nella giornata di venerdì, 8 Giugno, a Wroclaw, al termine della partita Russia-Repubblica Ceca hanno aggredito i volontari del servizio di sicurezza polacco, provocando quattro feriti gravi e l’apertura da parte dell’UEFA di un’inchiesta urgente.

Oltre che per i fatti di Wroclaw, i tifosi russi hanno fatto parlare di se per avere comunicato l’intenzione di inscenare una marcia nel centro di Varsavia alla vigilia della partita tra la Polonia e la Russia, con stendardi di epoca sovietica e striscioni inneggianti alla grandezza dell’URSS.

L’iniziativa ha un carattere apertamente provocatorio, poiché rievoca pagine tristi della storia polacca del Novecento, quando la capitale della Polonia fu occupata e presidiata dai militari dell’Armata Rossa.

Nonostante gli inviti al buon senso, i tifosi russi non hanno rinunciato alla loro rievocazione storica, al punto che i supporter polacchi hanno promesso barricate per le strade di Varsavia per garantire il rispetto della sensibilità culturale dei padroni di casa.

Matteo Cazzulani

L’Euro 2012 si farà in Ucraina, ma senza politici UE

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on May 3, 2012

La UEFA conferma lo svolgimento del campionato di calcio nelle città ucraine, e la Germania propone il boicottaggio politico, a cui hanno aderito Austria, Olanda e Belgio. La Polonia e la Danimarca criticano l’iniziativa tedesca, mentre la Russia e pronta a beneficiare della rottura tra Bruxelles e Kyiv per convincere Janukovych ad entrare nella zona di influenza geopolitica di Mosca.

L’Europeo si fa, ma senza pacche sulle spalle all’amministrazione autoritaria di Viktor Janukovych. Nella giornata di mercoledì, 2 Maggio, la UEFA, con una nota, ha confermato che le partite della rassegna sportiva continentale del 2012 saranno realizzate in Ucraina, poiché la decisione di assegnare a Kyiv l’organizzazione del campionato di calcio assieme alla Polonia, presa nel 2007, e irrevocabile.

Una conferma e pervenuta dal coordinatore di Euro 2012, Michal Listskiewicz, che ha evidenziato come l’Europeo di calcio possa essere una festa dello sport destinata ad accrescere la conoscenza dei due Paesi organizzatori, e ad influire in maniera positiva sulle economie polacca ed ucraina.

La decisione di non revocare all’Ucraina la realizzazione della manifestazione calcistica dinnanzi al mancato rispetto dei diritti umani e della democrazia, testimoniato dall’arresto politico e dalle percosse subite in carcere dalla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, ha ottenuto l’assenso anche del Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, che ha ritenuto l’Euro 2012 una prova di maturità per Kyiv.

Le dichiarazioni dell’esponente della Commissione Europea non hanno pero arginato la lunga serie di critiche nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych – ritenuto responsabile dell’arresto della Tymoshenko – che ha spinto il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed altri esponenti di rilievo della politica teutonica a richiedere il boicottaggio della rassegna, la sua revoca all’Ucraina, e la sua possibile assegnazione a Paesi maggiormente preparati come la stessa Germania.

Il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha preso atto della rettifica UEFA, ma ha invitato i Paese dell’Unione Europea a protestare contro l’autoritarismo del Presidente Janukovych evitando di inviare propri esponenti ad assistere alle partite programmate in Ucraina.

Ad accogliere l’appello del Capo della Diplomazia tedesca e stata l’Austria, che ha comunicato come nessun esponente politico non solo non presenzierà ad alcun evento sportivo in programma in Ucraina, ma anche all’amichevole preparatoria tra la rappresentativa austriaca e quella ucraina, in programma ad Innsbruck poco prima dell’inizio del campionato.

Simile posizione e stata presa dall’Olanda, secondo il cui Ministro degli Esteri, Uri Rosenthal, non ha senso assistere a delle partite di calcio accanto al Capo di Stato ucraino mentre a pochi chilometri la Leader dell’Opposizione Democratica e privata della libertà e della dignità, vittima com’è di un arresto politico e di percosse. Conferma della linea e stata adottata anche dalla componente fiamminga del Governo del Belgio.

Posizione leggermente differente e stata assunta dal Presidente estone, Henryk Ilves, che ha deciso di dimostrare la sua contrarietà alla condotta del collega ucraino boicottando non l’Europeo di calcio, ma il vertice dell’Europa Centrale, programmato anch’esso in Ucraina. A questa occasione, che ha una notevole rilevanza politica, hanno dichiarato la propria assenza anche i Capi di Stato di Slovenia, Germania, Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, ed anche da quello della Croazia.

La polemica di Berlino divide l’Europa e favorisce la Russia

Il caso del campionato europeo di calcio ha provocato una rottura nel Paese che attualmente detiene la Presidenza di turno dell’UE, la Danimarca, dove la maggioranza di centro-sinistra, sul modello della posizione della Polonia e della stessa Opposizione Democratica ucraina, ha invitato a non confondere sport e politica, e a partecipare alla rassegna calcistica per non penalizzare il popolo ucraino, che dall’evento può ottenere indiscutibili vantaggi in campo economico e turistico. D’altro canto, l’opposizione danese di centro-destra ha fatto propria la posizione del fronte tedesco, e ha proposto il boicottaggio della manifestazione sportiva.

Una critica all’iniziativa tedesca e stata presa dal Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha evidenziato come il boicottaggio sia un’idea inadeguata, e come la realizzazione del campionato di calcio possa essere un concreto segnale che l’UE potrebbe lanciare al popolo ucraino per confermare l’intenzione di integrare l’Ucraina a Bruxelles anche a livello politico, nonostante il temporaneo regresso della democrazia testimoniato dal caso Tymoshenko.

Attenzione alla questione e stata prestata anche dalla Russia, che ha evidenziato come le proposte di boicottaggio mosse da parte della Germania abbiano comportato un sensibile peggioramento dei rapporti tra l’UE e Kyiv, ed abbia approfondito l’isolamento internazionale del Presidente Janukovych.

Inoltre, molti tra gli esperti di geopolitica hanno evidenziato come dalla rottura diplomatica tra l’Europa e l’Ucraina – che si e davvero intensificata in occasione della campagna per il boicottaggio della manifestazione calcistica – gli unici a trarre vantaggio sono i russi, che potranno utilizzare le chiusure di Bruxelles per convincere Kyiv a tornare sotto la zona di influenza del Cremlino.

Matteo Cazzulani

L’Unione Europea contro Viktor Janukovych: per le violenze a Julija Tymoshenko a rischio l’Europeo di calcio in Ucraina

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 1, 2012

Il Capo UEFA, Michel Platini, si e dichiarato possibilista sulla sottrazione dell’organizzazione della rassegna sportiva a Kyiv, e il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, insieme con altri esponenti politici di rilievo dell’UE, critica il Presidente ucraino per l’arresto e le violenze alla Leader dell’Opposizione Democratica. La Polonia difende la manifestazione, e gli arancioni ucraini invitano a sanzioni dirette ai membri dell’Amministrazione Presidenziale.

Niente campionato di calcio se gli oppositori sono in catene. E tanto risoluta quanto netta la posizione espressa dai maggiori leader politici dell’Unione Europea nei confronti dell’Ucraina: paese in cui, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, la repressione attuata dalle Autorità a carico degli oppositori, culminata con l’arresto e le percosse a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko, mette a rischio la realizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A inoltrare la proposta e stato il Presidente della UEFA, Michel Platini, il cui addetto stampa, in un’intervista all’autorevole Suddeutsche Zeitung, lunedì, 30 Aprile, ha evidenziato come la situazione interna all’Ucraina, aggravata dal recente scoppio di quattro ordigni a Dnipropetrovs’k, stia portando a una seria riflessione sull’opportunità di realizzare o meno la manifestazione sportiva in un Paese che si sta rivelando sempre più insicuro e autoritario.

Una forte condanna all’Ucraina e pervenuta anche dal Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, che sempre lunedì, 28 Aprile, ha rilasciato una nota all’autorevole agenzia PAP, nella quale ha evidenziato la mancata volontà di presenziare in Ucraina ad alcuna partita del campionato di calcio, e ha collegato la sua partecipazione alla risoluzione del caso Tymoshenko.

Il giorno precedente, una simile posizione e stata presa dal Commissario Europeo per la Giustizia, Vivianne Reding, che all’Eu Observer ha dichiarato come la mancata liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica pregiudichi la sua presenza accanto alle Autorità ucraine durante la rassegna sportiva UEFA.

Aperta critica a Janukovych – che dall’Opposizione Democratica e ritenuto il responsabile dell’ondata di arresti politici a carico degli arancioni – e pervenuta anche dal Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, da quello sloveno, Danilo Tuerk, e da quello austriaco, Heinz Fischer, che hanno seguito l’esempio del loro collega tedesco, Joachim Gauck, nel declinare l’invito al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale – in programma proprio a Kyiv sotto la conduzione dell’Amministrazione Presidenziale locale.

Alle innumerevoli defezioni alla rassegna UEFA registrate nella sola giornata di lunedì, 30 Aprile, occorre aggiungere quelle precedentemente dichiarate in Germania dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dal Ministro degli Interni e dello sport, Hans Peter Friedrich, da quello dell’Ambiente, Norbert Roettgen, e dal capo dell’opposizione, Sigmar Gabriel.

In Italia, simile posizione e stata sostenuta dal segretario dell’UDC, Pierferdinando Casini, mentre Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha espresso perplessità circa la reale efficacia del boicottaggio degli europei, accanto a una forte critica del regime di Janukovych, e a una crescente preoccupazione per le condizioni di salute della Tymoshenko.

Ma gli oppositori ucraini chiedono il contrario

A difendere la realizzazione del campionato di calcio e stata la Polonia, che assieme all’Ucraina organizza la manifestazione sportiva. Come dichiarato a TVN dal portavoce del Ministro degli Esteri polacco, Marcin Bosacki, ogni invito al boicottaggio dell’Europeo di calcio e priva di fondamento e di razionalità, in quanto confonde un’emergenza politica con una questione puramente sportiva.

Sulla medesima linea e stato l’appello espresso dalla figlia di Julija Tymoshenko, Jevhenja, che in una conferenza stampa a Praga – accanto al padre, che ha ottenuto l’Asilo Politico in Repubblica Ceca in quanto perseguitato in Patria a causa della sua parentela con la Leader dell’Opposizione Democratica – ha ritenuto il boicottaggio all’Euro come l’ultima delle possibilità da utilizzare per contrastare la dittatura di Janukovych, ma ha esortato la comunità Occidentale a non attuare questa misura.

Concorde con la figlia della Tymoshenko si e detto anche un altro Leader dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk, che ha invitato l’UE a non boicottare una rassegna sportiva che proprio la Tymoshenko ha fortemente voluto – e ottenuto durante l’ultimo anno da lei passato alla guida del Governo – per europeizzare il suo Paese, rinsaldare il rapporto con la vicina Polonia, e dare un’opportunità si sviluppo e benessere all’Ucraina.

In alternativa al boicottaggio, Jacenjuk ha proposto agli esponenti dell’Unione di adottare misure mirate esclusivamente alla figura del Presidente Janukovych e delle personalità della sua Amministrazione che si sono macchiate della responsabilità degli arresti politici e delle percosse alla Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

IL CASO DI JULIJA TYMOSHENKO RAFFREDDA UFFICIALMENTE LA STORICA AMICIZIA TRA POLONIA E UCRAINA

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on March 23, 2012

Nel corso di un incontro in preparazione dei campionati europei di calcio del 2012, il Premier ucraino, Mykola Azarov, è stato incalzato dalle preoccupazioni del suo collega polacco, Donald Tusk, e del Maresciallo del Sejm, Ewa Kopacz, sugli arresti politici a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Le critiche di Varsavia testimoniano come a causa delle repressioni del campo arancione, Kyiv e il suo Presidente, Viktor Janukovych, siano politicamente sempre più isolati

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

Non c’è calcio senza rispetto della democrazia. Questo è il messaggio che è emerso in seguito al vertice bilaterale di mercoledì, 21 Marzo, e giovedì, 22 Marzo, tra Polonia e Ucraina, durante il quale il Premier ucraino, Mykola Azarov, invitato nella capitale polacca per mettere a punto la road map finale per la preparazione logistica dell’organizzazione dei campionati europei di calcio – che Polonia e Ucraina si apprestano ad ospitare congiuntamente – è stato invitato a trattare di questioni ben diverse da quella sportiva.

Durante la conferenza stampa conclusiva, il Premier polacco, Donald Tusk, dopo avere valutato come soddisfacente lo stato dei lavori in vista della rassegna UEFA, ha evidenziato le forti preoccupazioni che Varsavia ha dinnanzi alla situazione interna a Kyiv, dove la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e altri esponenti di spicco del campo arancione, sono stati arrestati dopo processi dalla palese irregolarità per motivazioni che, agli occhi della Polonia, appaiono basate interamente su questioni di carattere politico.

“La situazione politica interna all’Ucraina ha un peso fondamentale nei piani di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea, che la Polonia sempre sosterrà – ha dichiarato Tusk – per questo, è necessario che Kyiv dimostri il rispetto della democrazia con l’organizzazione di elezioni parlamentari libere e regolari. L’amicizia polacco-ucraina è giunta a una verifica che ci auguriamo possa essere superata”.

In risposta a Tusk, Azarov ha sottolineato come la costruzione di infrastrutture per il trasporto dei tifosi tra i due Paesi servano, una volta terminata la rassegna sportiva, a stringere ancor più l’integrazione dell’Ucraina con la Polonia, e con essa, con l’Unione Europea. Poi però, ha dovuto commentare le conclusioni di carattere politici del suo collega polacco.

“Non possiamo legare la questione dell’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea alle sorti di una sola persona – ha illustrato il Premier ucraino – la Tymoshenko è stata condannata per avere firmato, quando è stata alla guida del Governo, accordi che obbligano Kyiv ad acquistare il gas dalla Russia a prezzi onerosi. Gli europei questo devono capirlo”.

Invece, a non comprendere come sia possibile che in un angolo d’Europa un ex-Capo di Governo possa essere processato, e poi incarcerato, sulla base di scelte politiche sono stati sia Tusk sia autorevoli esponenti della stampa polacca: scossi, questi ultimi, dalle giustificazioni addotte dal Premier ucraino. Inoltre, particolare turbamento è stato espresso dal Maresciallo del Sejm – ossia il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco: la Terza Carica dello Stato a Varsavia – Ewa Kopacz.

“L’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea sta nell’interesse sia di Varsavia che di Kyiv – ha evidenziato la Kopacz durante un incontro con Azarov precedente alla conferenza stampa di quest’ultimo con Tusk – ma la situazione di Julija Tymoshenko mi sta particolarmente a cuore, sia perché siamo entrambe politici europei, sia perché siamo entrambe donne. Il rispetto della democrazia in Ucraina è fondamentale, ed è opportuno che venga affrontato in ogni sede bilaterale”.

Oltre che a Varsavia, serie preoccupazioni da parte polacca circa la situazione della democrazia in Ucraina sono state espresse anche presso il Parlamento Europeo, dove persino l’europarlamentare Marek Siwiec – noto per avere sostenuto con forza l’integrazione dell’Ucraina nell’UE anche a prescindere dagli arresti politici della Tymoshenko e degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica – ha ammesso che, ad oggi, l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles è un capitolo congelato.

Kyiv sempre più isolata dall’Europa

La posizione severa assunta dalla Polonia nei confronti dell’Ucraina, peraltro in un occasione in cui si sarebbe dovuto trattare una tematica di tutt’altra caratura, è un atto di enorme importanza per gli equilibri europei, in quanto Varsavia si è sempre attivata presso le istituzioni del Vecchio Continente per favorire ogni forma di avvicinamento a Bruxelles di Kyiv, anche quando, durante il processo e dopo la condanna della Tymoshenko, la posizione delle Autorità ucraine è stata difficile da essere giustificata.

La messa in discussione di un obbiettivo che, per ragioni di carattere storico, culturale, e geopolitico, è indispensabile per la sicurezza nazionale della Polonia, testimonia come l’Ucraina del Presidente Viktor Janukovych abbia perso anche il suo principale sponsor nel Vecchio Continente, e, a causa di una palese involuzione della democrazia, sia un Paese sempre più isolato in campo internazionale.

Matteo Cazzulani

UN CONSIGLIO PER IL NUOVO ANNO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on December 31, 2011

Il caso di Julija Tymoshenko come esempio della reale situazione dell’Unione Europea: minacciata non solo dalla crisi dell’Euro, ma dalla decadenza dei valori di libertà, giustizia, e democrazia, di cui ad approfittarne, a sole spese dell’UE, è la Russia di Putin

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko . COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una treccia bionda dietro a sbarre fredde di un penitenziario buio e periferico. Non è serena l’immagine con cui si chiude l’anno appena trascorso, e si apre un 2012 che, per l’Ucraina, significa sopratutto campionato europeo di calcio. La rassegna UEFA aggiungerà nel vocabolario dell’italiano medio nomi di città come Leopoli, Kharkiv, e Donec’k – sperando che Kyiv, la capitale, abbia già trovato un suo spazio tra i nomi dei protagonisti del Grande Fratello – e l’Ucraina inizierà ad essere nota come un Paese esistente sulla carta geografica del Vecchio Continente. Miracoli del pallone, e del pressappochismo dello stivale.

Peccato che quasi nulla trasparirà sulla reale condizione di questo Paese, che la possibilità di entrare davvero a far parte dell’Europa l’ha avuta, e sprecata, più volte. L’ultima, lo scorso Dicembre, quando l’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, si è presentata impreparata alla firma di un’Accordo di Associazione UE-Ucraina che avrebbe conferito a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera.

L’Unione Europea non ha potuto finalizzare i negoziati a causa del regresso democratico in atto sulle Rive del Dnipro – per l’italiano medio, il fiume di Kyiv – con cui, in circa due anni di potere, Janukovych ha arrestato, processato, ed indagato una ventina tra esponenti dell’Opposizione Democratica, attivisti civili, e giornalisti indipendenti.

Vittima esemplare è la Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. A tale pena – maturata dopo un processo farsa, con la difesa privata dei propri diritti e prove costruite ad hoc per incastrare la Leader dell’Opposizione Democratica, addirittura datate il 31 Aprile – è stato aggiunto un secondo arresto preventivo: quasi paralizzata a letto da un forte mal di schiena – non curato dalle Autorità giudiziarie – la Tymoshenko è stata ritenuta elemento potenzialmente pericoloso per la prosecuzione del processo in cui è imputata per evasione fiscale durante presidenza della JEESU – colosso energetico guidato prima della discesa in campo del 1998.

In aggiunta, nella giornata di venerdì, 30 Dicembre, l’ex-Primo Ministro è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv: allontanata dai parenti giusto in occasione del Capodanno – che in Ucraina ha la medesima valenza del Natale cattolico, con bambini che si scambiano i doni e famiglie che si riuniscono. Il tutto è avvenuto nel buio della notte, malgrado la Tymoshenko sia impossibilitata persino a passeggiare per la propria cella: figuriamoci a percorrere centinaia di chilometri su una camionetta della polizia.

Nella medesima giornata, Janukovych ha emanato un decreto urgente con cui ha abolito il Giorno della Libertà, ovvero i festeggiamenti in ricordo della Rivoluzione Arancione: manifestazione pacifica con cui il popolo ucraino, guidato dalla Tymoshenko, ha reagito ai brogli elettorali perpetrati da Janukovych – e dal suo padrino, il Capo di Stato emerito, Leonid Kuchma – e preteso dalle proprie Autorità Europa, democrazia, e giustizia.

Guardare al Mondo, e non solo a Palazzo Chigi

Il caso ucraino deve fare riflettere tutti noi che, comodamente, passiamo il Capodanno al caldo e in compagnia: la libertà sulle Rive del Dnipro collima con la libertà nell’Unione Europea – e, quindi, dell’Italia. Nessuno scommette sulla totale innocenza della Tymoshenko – sopratutto in un Paese dall’altissima corruzione in diversi ambiti, politica in primo luogo – ma il trattamento riservato alla Lady di Ferro ucraina è disumano, illiberale, e, se si vuole, anche un po’ sessista.

Sarebbe bello se in Italia si cominciasse ad aprire gli occhi su quanto accade a Kyiv, e, magari, alcuni cari colleghi giornalisti, attivisti dei diritti umani del Belpaese, e le organizzazioni femministe iniziassero a condannare quanto perpetrato dal regime di Janukovych, anche se – diversamente dalle marachelle del dittatore bielorusso, Aljaksandar Lukashenka – questa causa non può essere usata per contestare Berlusconi, o dare addosso a certa parte politica.

In ballo è la democrazia di tutto il Vecchio Continente. Ad est di Kyiv, Putin è pronto a ripristinare una Russia imperiale che, dopo avere fagocitato l’Ucraina – gioco facile: sopratutto ora che Janukovych è sempre più isolato da Bruxelles – punta dritto all’Europa, con l’obiettivo di eliminarla dalla competizione planetaria. In un Mondo sempre più globalizzato, l’orso russo vuole giocare alla pari delle tigri asiatiche e dei puma brasiliani, senza banchieri europei e cowboy americani di mezzo.

Per questa ragione, e non ce ne vergogniamo, la Voce Arancione ha sostenuto la firma dell’Accordo di Associazione senza se e senza ma: integrare l’Ucraina è una priorità in primis per la sopravvivenza dell’Europa, anche se bisogna trattare con un tiranno post-sovietico. Una volta integrata con Bruxelles, Kyiv avrebbe giovato di una maggiore protezione dall’aggressione energetica di Mosca, e sarebbe stata costretta ad attenersi agli standard democratici dell’Unione, liberando la Tymoshenko e riconoscendo diritti alle opposizioni.

Delineato tale quadro, Auguriamo a tutti i lettori un Felice Anno Nuovo, con la speranza che chi seguirà l’Europeo di calcio sarà cosciente di quanto realmente succede in Ucraina. Ventidue atleti che corrono dietro a un pallone non bastano a fare l’Europa. Bensì, piaccia o meno, la libertà e la prosperità del Vecchio Continente sono legate alla bionda treccia della Tymoshenko: ieri, simbolo della svolta arancione, oggi della repressione post-sovietica, favorita anche dal silenzio imposto dai media politicamente corretti di casa nostra.

La Redazione