LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: Georgia sotto l’assedio di Gazprom

Posted in Georgia, Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2016

Il Vice Premier georgiano, Kakha Kaladze, incerto sull’incremento delle importazioni di gas dalla Russia. L’opposizione denuncia la messa a repentaglio della sicurezza nazionale di Tbilisi



Varsavia – Il gas dalla Russia sì, anzi no, facciamo forse. Questa è la posizione che, nella giornata di venerdì, 4 Marzo, il Governo della Georgia ha assunto in seguito alla firma di un contratto per le forniture di gas con il colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, avvenuta a poche ore dal fallimento della trattativa con il monopolista statale russo del gas Gazprom per l’incremento delle importazioni di oro azzurro dalla Russia.

Nello specifico, come dichiarato dal Vice Premier con delega all’Energia, Kakha Kaladze, l’aumento di ulteriori 463 milioni di metri cubi all’anno della qualità del gas che la Georgia già importa dall’Azerbaijan è dovuta alla rinuncia, non senza esitazioni, all’importazione di un volume maggiore di oro azzurro dalla Russia.

Nello specifico, Gazprom ha proposto alla Georgia l’incremento del volume di gas che il monopolista statale russo esporta in Armenia attraverso il territorio georgiano, sul quale Tbilisi è autorizzata a trattenere il 10% come forma di pagamento dei Diritti di transito.

Inoltre, Gazprom ha proposto al Governo georgiano la rinegoziazione della forma di pagamento per il gas che la Georgia trattiene sul suo territorio, passando dall’attuale interscambio con i Diritti di transito al versamento di una somma proporzionata ai miliardi di metri cubi di oro blu russo importati all’anno da Tbilisi.

Incerta, dinnanzi alla proposta, è stata la reazione di Kaladze, che dopo avere avviato trattative con i vertici di Gazprom per cercare una mediazione con le richieste di Mosca ha finito per rigettare l’offerta, mantenendo invariate le condizioni attuali.

A contribuire alla decisione definitiva di Kaladze sono stati due fattori. In primis, il timore di mettere a repentaglio la sicurezza energetica della Georgia replicando lo scenario del 2006. Allora, la Russia tagliò le forniture di gas dirette al mercato georgiano -al tempo fortemente dipendente dalle importazioni da Mosca- dopo che Tbilisi ebbe rinunciato ad un incremento delle tariffe di importazione imposto da Gazprom senza preavviso.

Come pronta risposta, l’allora Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, denunciò la condotta di Gazprom come politicamente motivata allo scopo di destabilizzare il Governo georgiano ed impedire l’integrazione della Georgia nella comunità Euroatlantica. Inoltre, Saakashvili promosse una politica di diversificazione delle forniture di gas, avviando importazioni di oro azzurro da Azerbaijan ed Iran per decrementare la dipendenza di Tbilisi da Gazprom.

Un’altra motivazione alla base della decisione di Kaladze è stata una protesta molto partecipata organizzata dal Movimento Popolare Unito -UNM- la principale forza dell’opposizione, di orientamento moderato, alla quale ha appartenuto Saakashvili. 

Nello specifico, l’UNM ha criticato il Governo per mettere a repentaglio la sicurezza nazionale del Paese e smantellare la politica energetica di Saakashvili.

A supportare le critiche dell’opposizione è l’atteggiamento che il Governo ha assunto sulla questione energetica dal 2012, quando al potere salì Sogno Georgiano -GD- la coalizione centrista capeggiata da Bidzina Ivanishvili: imprenditore con stretti legami di affari con la Russia.

Fin dall’inizio dell’attività del nuovo Governo, Kaladze ha cercato a più riprese di incrementare le importazioni di gas dalla Russia, dovendo tuttavia rinunciare dinnanzi alle esose condizioni che il monopolista statale russo ha imposto al Governo georgiano ad ogni occasione.

Ivanishvili come Yanukovych

Oltre alla condotta accomodante nei confronti di Mosca, a preoccupare in Georgia è anche un vertiginoso regresso in materia di democrazia e rispetto dei Diritti Umani registratosi dalla salita al potere di GD per mezzo di un uso selettivo della Giustizia per fini politici.

Nel 2014, l’ex-Premier, Vano Merabishvili, e l’ex-Sindaco di Tbilisi, Gigi Ugulava, entrambi esponenti di spicco del UNM, sono stati arrestati in seguito a processi costruiti su prove fabbricate ad hoc per eliminare due dei principali leader dell’opposizione dalla scena politica georgiana.

Inoltre, a finire nel mirino della giustizia georgiana è stato lo stesso Saakashvili, accusato, subito dopo la fine del suo mandato alla Presidenza del Paese, di abuso d’ufficio: una accusa generica, tradizionalmente utilizzata dai regimi autocratici nel Mondo ex-sovietico per perseguire gli avversari politici.

Accusata di abuso d’ufficio dopo un processo-farsa, e condannata a sette anni di reclusione più tre di interdizione dai pubblici uffici, è stata anche Yulia Tymoshenko: ex-Premier e leader dello schieramento democratico filo europeo ucraino finita vittima, assieme ad altri dissidenti, della giustizia selettiva dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych tra il 2010 e il 2014.

Oggi, sia Saakashvili che Tymoshenko vivono il libertà in Ucraina: l’ex-Presidente georgiano è stato nominato Governatore della Regione di Odessa, mentre l’ex-Premier ucraina è stata liberata, e pienamente riabilitata nel 2014, dopo la deposizione di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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La Georgia all’ennesimo rimpasto di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on December 26, 2015

Il Ministro degli Esteri, Giorgi Kvirkashvili, designato nuovo Premier dopo le dimissioni di Irakli Garibashvili. Accordo di Associazione con l’Unione Europea, repressioni politiche e perdita di sovranità l’eredità del Governo uscente



Varsavia – Natale di cambiamenti per la Georgia, Paese europeo che, per ragioni geopolitiche ed energetiche, non appartiene politicamente alla Grande Famiglia europea. Nella giornata di giovedì, 25 Dicembre, il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, ha approvato la nomina a Premier di Giorgi Kvirkashvili, Ministro degli Esteri proposto alla guida del Governo dai parlamentari della coalizione di Governo centrista Sogno Georgiano -GD.

Il cambio alla guida del Governo è dovuto alla decisione del Premier uscente, Irakli Garibashvili, di lasciare l’incarico dopo avere guidato l’Esecutivo del Paese dal Novembre 2013. Garibashvili, che si è detto onorato di avere servito alla guida del Governo, fu chiamato a lasciare la guida del Ministero degli Interni per rimpiazzare Bidzina Ivanishvili.

L’ex-Premier Ivanishvili -nella foto- è uno degli imprenditori più ricchi del Paese che, dopo avere fondato Sogno Georgiano, ha condotto, e vinto, una campagna elettorale interamente improntata contro la squadra di Governo dell’allora Presidente, Mikheil Saakashvili, la guida del processo democratico in Georgia noto come Rivoluzione delle Rose.

Pronta al rimpasto di Governo è stata la reazione del principale Partito dell’opposizione, il moderato Movimento Popolare Unito -UNM- che, per voce del parlamentare Giorgi Gabashvili, ha criticato l’avvicendamento alla guida dell’Esecutivo come una manovra per riparare alla caduta di consensi registrata da Sogno Georgiano negli ultimi sondaggi.

Oltre alle strategie elettorali, il Governo Garibashvili lascia dietro di sé un bilancio in chiaroscuro, fatto di qualche risultato positivo, come la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e l’ottenimento della liberalizzazione del regime dei visti UE, e molti elementi oscuri.

In primis, il Governo Garibashvili ha aperto procedimenti giudiziari e condotto arresti preventivi nei confronti di importanti esponenti del precedente Governo, nonché rappresentanti dell’opposizione, come l’ex-Premier Vano Merabishvili, Gigi Ugulava e Bacho Akalaia.

L’arresto dell’ex-Premier Merabishvili, che nelle modalità ricorda molto da vicino il trattamento subito dalla leader del dissenso democratico ucraino Yulia Tymoshenko sotto il regime di Viktor Yanukovych, è stato seguito dall’apertura di fascicoli a riguardo dell’ex-Presidente Saakashvili, nel frattempo nominato Governatore di Odessa da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Oltre alle pagine di prosecuzione politica, il Governo Garibashvili, e ancor prima quello guidato da Ivanishvili, hanno rinunciato ad ogni tentativo di riprendere il controllo delle regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud che la Russia ha annesso illegalmente nell’Agosto 2008.

I Governi Garibashvili e Ivanishvili hanno anche limitato le aspirazioni di Tbilisi a fare parte della comunità Euroatlantica. Bensì, essi hanno reso la Georgia un link tra l’Europa e l’Asia ed hanno cercato di normalizzare i rapporti con la Russia nonostante Mosca occupi illegalmente una importante porzione del territorio georgiano.

Tbilisi incrementa la dipendenza energetica dalla Russia

Infine, la Georgia ha dichiarato di volere aumentare la quantità di gas importato dalla Russia a spese delle importazioni dall’Azerbaijan. 

Questa decisione mette a serio repentaglio non solo la sicurezza nazionale di Tbilisi, considerato che Mosca si avvale del gas come arma di coercizione geopolitica, ma anche il progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

La Georgia è infatti un importante Paese di transito del Corridoio Energetico Europeo, fascio di gasdotti progettato per veicolare gas dall’Azerbaijan -e quindi diminuire la già alta dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia- all’Italia attraverso il territorio georgiano, Turchia, Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

NON SOLO IL PD IN ITALIA: A CONGRESSO IN POLONIA VA ANCHE LA PO

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 26, 2013

La Piattaforma Civica, principale Partito polacco di orientamento cristiano-democratico, va alla conta interna tra sostenitori del Premier, Donald Tusk, e del Presidente della Commissione Esteri, Grzegorz Schetyna. Il Congresso ha luogo dopo la fuoriuscita della fazione conservatrice dell’ex-Ministro della Giustizia, Jaroslaw Gowin

Congressi locali che possono influenzare gli assetti di Partito non sono solo una realtà che, sabato 26 Ottobre, interessa in Italia il Partito Democratico. In Polonia, il principale Partito, la Piattaforma Civica -PO- rinnova i suoi quadri dirigenti a livello regionale in una serie di battaglie che sanno di resa dei conti tra l’ala del Premier, Donald Tusk, e quella del Presidente della Commissione Esteri della Camera Bassa, Grzegorz Schetyna.

La PO, l’unico Partito in Polonia che è riuscito ad ottenere la riconferma al Governo del Paese -governa in coalizione con il Partito contadino PSL dal 2007- appare infatti diviso per via della inimicizia tra Tusk -che può contare sull’appoggio della corposa corrente dell’autore dello Statuto del Partito, Cezary Grabarczyk- e Schetyna, che ha servito come Ministro degli Interni nel primo Governo Tusk senza mai riuscire a costruire un rapporto sereno con il Premier.

Il vero oggetto della contesa interna ai cristiano-democratici polacchi è il posto di Segretario Generale della PO, che Schetyna vorrebbe dapprima occupare, per poi accrescere il suo peso politico ed influenzare il Governo di Tusk, che invece vuole mantenere la Carica un incarico meramente simbolico.

Per ottenere il controllo della Segreteria Generale, i due Leader PO devono conquistare quante più possibili Segreterie Regionali del Partito durante un confronto che, tra il 21 e il 26 Ottobre, appare abbastanza equilibrato.

La partita più aperta è quella della Bassa Slesia, dove per la Segreteria Regionale duellano Schetyna contro il Vice Presidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz: un sostenitore del Premier Tusk, che, due settimane fa, ha ottenuto la Segreteria del capoluogo della Regione, Wroclaw, proprio contro un candidato della fazione di Schetyna.

A rendere incerta la battaglia è il forte sostegno goduto da Schetyna al di fuori del Capoluogo della Bassa Slesia, dove l’alto numero di iscritti potrebbe portare l’ex-Vicepremier ad avere la meglio sull’attuale Vice Presidente del Parlamento Europeo.

Equilibri differenti sono invece in Malopolska, dove il candidato fedele a Tusk, Ireneusz Ras, ha rinunciato alla corsa in favore di Grzegorz Lipiec: un indipendente che ha dichiarato la volontà di sostenere il Premier a livello nazionale.

A pendere dalla parte di Tusk sono anche altre Segreterie Regionali del Paese, come quella della Pomerania, del Kujawo-Pomerania, della Mazuria, della Slesia, della Podcarpazia, e i Voivodati di Lodz e Opole.

La vittoria di esponenti vicini a Schetyna è aspettata invece in Mazovia -la Regione della Capitale Varsavia, dove invece il Partito è saldamente in mano al Sindaco Hanna Gronkiewicz-Waltz, vicina al Premier Tusk- Wielkopolska e Pomerania Occidentale, mentre i Voivodati di Swietokrzyskie e Polesia restano in bilico tra candidati afferenti ai due schieramenti.

Il Congresso PO ha una forte rilevanza politica in un Partito che, lo scorso Agosto, è stato già interessato dalla fuoriuscita dell’ala conservatrice guidata dall’ex-Ministro della Giustizia Jaroslaw Gowin.

Dopo avere lasciato la PO a governare con soli tre voti di maggioranza, Gowin sta creando una forza di destra assieme as alcuni fuoriusciti di Diritto e Giustizia: il Partito di orientamento conservatore dell’ex-Premier Jaroslaw Kaczynski, tradizionale avversario della Piattaforma Civica.

Al voto anche Repubblica Ceca e Georgia

Oltre che il principale partito della Polonia, al voto sabato 26 Ottobre vanno anche due importanti Paesi europei.

In Repubblica Ceca, Elezioni Parlamentari anticipate, convocate dopo la caduta di un governo o di centrodestra, sembrano favorire i socialdemocratici che, tuttavia, si potrebbero trovare costretti a formare una coalizione di governo con i libero-conservatori di TOP09 ed il movimento ANO, guidato dall’imprenditore Andrej Babis.

A rendere necessarie le larghe intese sarebbe l’alto consenso ottenuto dal Partito Comunista di Boemia e Moravia, e la volontà da parte del Presidente della Repubblica, Milos Zeman, Leader del poco votato Partito dei Diritti Civili, di monopolizzare il campo della sinistra per scopi personali in caso di governo con i Socialdemocratici.

In Georgia, Domenica, 27 Ottobre, la contesa è quella per le Elezioni Presidenziali tra Giorgi Margvelashvili, candidato supportato dalla colazione Sogno Georgiano del Premier Bidzina Ivanishvili, e L’ex-Speaker del Parlamemto, David Bakradze, del Movimento Popolare Unito del Presidente uscente, Mikheil Saakashvili.

Le Elezioni sono importanti per confermare lo stato della democrazia georgiana, conditio sine qua non per l’integrazione economica di Tbilisi con l’Unione Europea, minata da possibili processi a carico di Saakashvili e dall’arresto dell’ex-Premier, Vano Merabishvili.

Questo fatto ha ricordato l’uso selettivo della giustizia in Ucraina da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, nei confronti della Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko: arrestata nel 2011 per ragioni politiche.

Matteo Cazzulani

LA GEORGIA COME L’UCRAINA: EX-PRIMO MINISTRO CONDANNATO AL CARCERE

Posted in Georgia by matteocazzulani on May 23, 2013

Vano Merabishvili condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio in regime di detenzione preventiva. La Democrazia sempre più in pericolo in Europa Orientale dopo il caso ucraino della Tymoshenko.

Cambia la durata della pena, ma resta un ex-Primo Ministro condannato per abuso d’ufficio in stato di arresto preventivo, proprio come in Ucraina. Nella giornata di giovedì, 23 Maggio, l’ex-Primo Ministro georgiano, Vano Merabivshili, è stato condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio.

La sentenza, emanata dal Tribunale di Kutuaisi, è stata pronunciata con l’imputato arrestato in misura preventiva assieme all’ex-Ministro della Sanità, Zurab Chiaberashvili, rilasciato su cauzione di 13 Mila Dollari.

Pronta è stata la critica del Partito di Merabishvili, il Movimento Popolare Unito, che ha condannato la natura politica del gesto, ed ha definito l’arresto dell’ex-Primo Ministro un atto di Giustizia Selettiva.

Critico è stato anche il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, che dalla sconfitta nelle Elezioni Parlamentari del 2012 ha lamentato un uso politico della giustizia da parte del Primo Ministro, Bidzina Ivanishvili.

Contestazione velata è provenuta dagli Stati Uniti d’America che, con una nota di Patrick Ventrell, il Vice Porta Voce del Segretario di Stato USA, ha espresso particolare attenzione ai processi aperti di recente a carico dei membri del Governo sconfitto nelle ultime elezioni.

Parole di disprezzo alla misura sono state pubblicate anche dall’OSCE, che ha evidenziato come Merabishvili sia uno dei possibili candidati alle prossime Elezioni Presidenziali.

La vicenda di Merabishvili ricorda molto quella in Ucraina di Yulia Tymoshenko, Leader dell’Opposizione Democratica condannata a sette anni di detenzione, più tre di interdizione dalla vita politica, dopo un Processo Selettivo aperto a pochi mesi dal suo dimissionamento da Primo Ministro.

La Tymoshenko nel 2004 ha guidato la Rivoluzione Arancione, processo democratico non violento che ha reso l’Ucraina una democrazia occidentale per cinque anni.

Merabishvili nel 2003 è stato uno dei protagonisti della Rivoluzione delle Rose, processo democratico georgiano guidato dal Presidente Saakashvili e culminato con la transizione pacifica del potere dal campo rosa all’opposizione in Elezioni Parlamentari riconosciute come libere e regolari.

In Ucraina, la Tymoshenko è stata arrestata nel contesto di un’ondata di repressione politica organizzata dal Presidente, Viktor Yanukovych, che ha congelato il processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

In Georgia, il Presidente Saakashvili ha più volte lamentato l’uso selettivo della giustizia dalla salita al potere del Premier Ivanishvili, mettendo in allarme l’UE.

Vince Mosca

La Giustizia Selettiva sia in Ucraina che in Georgia gioca a favore della Russia, che punta a stabilire la sua influenza nello spazio ex-sovietico mediante l’ingresso di Kyiv e Tbilisi nell’Unione Doganale Eurasiatica.

A questo progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca partecipano già, oltre alla Federazione Russa, anche Bielorussia e Kazakhstan.

Matteo Cazzulani

In Georgia Saakashvili nomina un nuovo governo a poco tempo dalle Elezioni Parlamentari

Posted in Georgia by matteocazzulani on July 23, 2012

Il Presidente georgiano nomina un suo uomo di fiducia, l’ex-Ministro degli Interni Vano Merabishvili, alla guida di un ‘esecutivo con lo scopo di combattere la disoccupazione e realizzare politiche sociali. Le motivazioni della scelta del Capo dello Stato a poco dalle consultazioni legislative.

Ministro di ferro, uomo del Presidente e attento lavoratore per il funzionamento della cosa pubblica. Questo e l’identikit del Primo Ministro georgiano, Vano Merabishvili, nominato alla guida del Governo con un decreto del Presidente, Mikheil Saakashvili, a pochi mesi dalle Elezioni Parlamentari.

Merabishvili, che nella giornata di mercoledì, 4 Luglio, ha ottenuto il voto di fiducia del Parlamento, finora ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, ed e noto ai politologi del Paese per la sua stretta vicinanza al Capo dello Stato.

Il nuovo Premier ha posto in cima alle priorità della sua attività la lotta alla disoccupazione – uno dei più importanti problemi che affligge la Georgia – il rafforzamento delle politiche sociali con l’innalzamento delle paghe sociali – pensioni e sussidi minimi per i senza lavoro – dei contributi all’agricoltura, e, in ultimo, la revisione del sistema dell’educazione secondo gli standard previsti dall’Unione Europea.

A sostegno della volontà dell’esecutivo di realizzare i punti prefissati, Merabishvili ha creato ex-novo un Ministero per l’Occupazione, e, per dare nuova linfa alla squadra di governo, ha provveduto alla sostituzione di una manciata di titolari di Dicastero, tra ci quello della Reintegrazione delle regioni di Abkhazia e Ossezia del Sud – occupate illegalmente dall’esercito russo dall’Agosto del 2008 – degli Interni, dell’Educazione e della Scienza, della Difesa e di quello dei Rifugiati.

Numerose sono le motivazioni che avrebbero spinto il Presidente Saakashvili alla nomina di Merabishvili alla guida dell’Esecutivo a pochi mesi dalle Elezioni Parlamentari. Secondo molti, con la nomina a Primo Ministro di Merabishvili il Capo dello Stato avrebbe designato ufficialmente il suo candidato ideale alla corsa alla presidenza del Paese, le cui elezioni sono in programma dopo quelle per il rinnovo del Parlamento.

Saakashvili e infatti arrivato al secondo mandato, e non può ricandidarsi, ma la presenza alle urne del Primo Ministro uscente come candidato del Movimento Popolare Unito – il Partito che sostiene Saakashvili – consentirebbe il mantenimento di una continuità politica al vertice del Paese.

Inoltre, una riforma della Costituzione georgiana stabilisce che dal 1 Dicembre 2013 il Paese passera dall’essere una repubblica Presidenziale-Parlamentsre ad una Parlamentare-Presidenziale, con più poteri al Premier rispetto che al Presidente. Voci non hanno escluso l’intenzione di Saakashvili di presentarsi alle Parlamentari per essere nominato Primo Ministro e, così, mantenere la guida della Georgia.

Secondo altri esperti, la decisione di Saakashvili sarebbe frutto di un consiglio dell’Occidente, che avrebbe invitato il Presidente georgiano ad astenersi dal candidarsi alle Elezioni Parlamentari per rispettare la democrazia e comportare un effettivo rinnovamento politico nel Paese. Con la nomina di Merabishvili, il Movimento Popolare Unito avrebbe così trovato il suo naturale candidato di punta per le elezioni legislative, mentre come nuovo Capo dello Stato Saakashvili starebbe individuando un’altra candidatura a lui fedele.

A prescindere dalle tattiche di politica, che, nel bene e nel male, testimoniano la raggiunta maturità democratica della Georgia, per la realizzazione dei piani di Saakashvili resta l’incognita legata al successo nelle Elezioni Parlamentari. Recenti sondaggi danno infatti il suo Movimento Popolare Unito in testa, ma in sensibile crollo di consensi rispetto al Partito Il Sogno Georgiano del multimiliardario Bidzina Ivanishvili.

Due proposte in competizione – con uno scontro Europa vs. Russia

Secondo indiscrezioni, Ivanishvili sarebbe un candidato “tecnico” sostenuto dalla Russia con il preciso scopo di destabilizzare il governo georgiano, ed indurre Tbilisi a ritornare nell’orbita politica di Mosca e ad aderire all’Unione Eurasiatica anziché all’Unione Europea.

Di certo, sul conto di Ivanishvili e la sua determinazione a presentarsi come candidato “nuovo” in grado di imprimere una svolta al Paese basata sulla modernità e sulla lotta alla corruzione che, a suo dire, ha caratterizzato i governi dell’Amministrazione Saakashvili, alla guida dello Stato dal 2003.

A favore di Saakashvili e degli esecutivi da lui nominati giocano la realizzazione di un alto numero di riforme in ambito economico e sociale secondo gli standard previsti dall’Unione Europea, che Bruxelles ha riconosciuto ed apprezzato, confermando a Tbilisi il sostegno alle ambizioni di integrazione euro-atlantica.

Inoltre, il Presidente georgiano ha da sempre sostenuto l’ingresso della Georgia nella NATO e nell’UE come una priorità strategica che la Georgia e chiamata a realizzare nel breve tempo per garantire al Paese la sicurezza nazionale dinnanzi alla costante minaccia legata alla Russia e ai progetti di espansione politica di Mosca nel Caucaso.

Infine, Saakashvili ha confermato l’intenzione di appoggiare i progetti di diversificazione delle forniture energetiche approntati dall’Unione Europea per sfruttare i giacimenti di gas e greggio del Centro-Asia, e trasportare il carburante nel Vecchio Continente senza transitare per il territorio della Federazione Russa.

Matteo Cazzulani