LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PUTIN MILITARIZZA LA CRIMEA E SI PREPARA ALL’INVASIONE DELL’UCRAINA DA EST

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2014

L’esercito russo posiziona cacciabombardieri e sottomarini nucleari nella penisola ucraina, rafforza le esercitazioni anche in Bielorussia e, come riportato da un dossier ben informato, aumenta la presenza militare ai confini orientali dell’Ucraina. Dopo Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e Francia, anche Danimarca e Repubblica Ceca partecipano all’incremento della difesa dei confini orientali dell’Unione Europea

Da una penisola con una consistente autonomia territoriale e linguistica, dove il rispetto delle minoranze veniva garantito dallo Stato ucraino, a base militare necessaria per l’espansione militare nel resto dell’Ucraina e forse anche in Europa da parte della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 27 Marzo, l’agenzia Interfax ha riportato la decisione del Ministero della Difesa russo di avviare fin da subito il restauro e l’ammodernamento delle basi aeree militari in Crimea, che la Federazione Russa ha appena annesso manu militari.

Nello specifico, il Ministero della Difesa russo ha stabilito di dislocare nella basi aeree della Crimea cacciabombardieri di categoria Su-27 e Tu-22M3 e velivoli di pattugliamento di categoria IL-38 e Tu-142. Allo stormo aereo si aggiungeranno anche navi e sottomarini militari che, così, andranno ad accrescere le 22 unità militari russe già presenti in Crimea così come stabilito dall’accordo firmato tra Russia ed Ucraina per la permanenza in territorio ucraino della Flotta Russa del Mar Nero.

Oltre la rafforzamento della presenza militare nel Mar Nero, una regione strategica non solo dal punto di vista geopolitico, ma anche energetico, il Comando Occidentale dell’Esercito russo ha informato in merito ad esercitazioni congiunte con le armate bielorusse a Vitebsk, in Bielorussia, da parte della 76a squadra di assalto dell’esercito russo, nota per avere partecipato alle operazioni di occupazione militare in Crimea.

Il riarmo della Russia tra Crimea e Bielorussia, che va di pari passo con le esercitazioni in Siberia e nell’enclave di Kaliningrad -ubicata tra la Polonia e la Lituania- è stato confermato da un rapporto della CIA pubblicato dalla CNN, secondo cui la concentrazione di forze militari russe ai confini orientali dell’Ucraina testimonierebbe la volontà da parte di Mosca di occupare una striscia di terra per collegare Federazione Russa e Crimea.

Una risposta all’allarme ben fondato è arrivata dalla NATO che, come richiesto espressamente dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha aumentato la presenza militare ai confini dell’Unione Europea per proteggere Paesi particolarmente esposti all’aggressione militare della Russia, come Polonia Lituania, Lettonia ed Estonia.

Già nella giornata di giovedì, 27 Marzo, la Danimarca ha inviato in Lituania sei aerei militari F-16 Falcon, mentre la Repubblica Ceca, come dichiarato dal Ministro della Difesa Martin Stropnicky -che finora si è detto scettico sulla possibilità di un attacco militare russo- ha dato il permesso per dislocare F-16 dell’esercito ceco in Polonia per prevenire possibili aggressioni da parte di Mosca.

Ben prima di Danimarca e Repubblica Ceca, anche gli USA -che hanno inviato nella base polacca di Lask 12 aerei militari multitasking- e la Gran Bretagna hanno rafforzato la presenza militare in Polonia, mentre la Francia, che ha sospeso ogni forma di collaborazione militare con la Russia, ha provveduto a dislocare suoi velivoli militari nella regione del Baltico.

Come dichiarato dal Viceconsigliere alla Difesa del Presidente Obama, Ben Rhodes, la NATO ha avviato un progetto per il dislocamento di elementi aerei e balistici a rotazione: una manovra che anticipa la realizzazione del progetto di difesa antimissilistica, altrimenti noto come Scudo Spaziale.

Il progetto, che Obama ha dichiarato essere importante, sopratutto considerata la fase geopolitica attuale, prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili privi di capacità offensiva in Polonia e Romania.

La Spagna contribuisce alla diversificazione delle forniture dalla Russia

Oltre che sul piano militare, dove, secondo l’autorevole Economist, la Russia manterrebbe una superiorità nei confronti dell’Occidente in caso di mancata dislocazione urgente di forze armate USA in Europa, anche su quello dell’energia si sta lavorando per decrementare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca.

La misura, contenuta tra le sanzioni che UE ed USA hanno approntato nei confronti della Russia, prevede l’avvio della commercializzazione del gas shale statunitense nei mercati europei, e l’implementazione di vie alternative a quella russa per l’importazione di gas naturale, ad esempio da Azerbaijan ed Israele.

Come riportato dal Financial Times, un’opportunità per diversificare ulteriormente le forniture di oro blu è stata presentata dalla Spagna che, come dichiarato dal Ministro dell’Industria e dell’Energia, José Manuel Soria, può incrementare la quantità di gas importata per supplire il venir meno del carburante russo fino a 14 Miliardi di metri cubi all’anno.

La manovra, che consente all’Europa di importare il 10% in meno del gas russo finora acquistato, è possibile grazie alla molto sviluppata rete di rigassificatori che la Spagna ha realizzato per importare oro blu da un’alta gamma di fonti, come Algeria, Qatar, Norvegia ed altri Paesi produttori di energia e carburante.

Matteo Cazzulani

OBAMA RIAVVIA DALLA POLONIA I RAPPORTI CON L’UE

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on November 8, 2013

Il Segretario di Stato Statunitense, John Kerry, ha incontrato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per superare lo scandalo intercettazioni. La Polonia appoggerà in sede europea la firma della Zona di Libero Scambio USA-UE.

Una passeggiata per il centro ferito dalla Seconda Guerra Mondiale di una delle Capitali d’Europa e una conversazione con alcuni studenti. Così il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha passato la pausa della tappa più delicata del suo viaggio internazionale -l’unica in Europa tra una serie di visite in Medioriente ed Africa- l’incontro con i vertici politici della Polonia.

Kerry, durante l’incontro con il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha confermato la realizzazione in Polonia dello Scudo Antimissilistico: un progetto di difesa dell’Occidente voluto dal Presidente statunitense, Barack Obama, che prevede il dislocamento in intercettori SM-3 -privi di capacita aggressiva- in Romania e nella base polacca di Redzikowo- e l’installazione di una postazione radar in Turchia.

Il Segretario di Stato USA, che prima dell’incontro con Sikorski ha visitato la tomba di Tadeusz Mazowiecki -primo Premier della Polonia post-comunista- ha anche apprezzato l’impegno che la Polonia ha profuso, e continua a profondere, per lo sviluppo della democrazia in Europa e nel Mondo.

Kerry e Sikorski non hanno poi evitato l’argomento più scomodo: le intercettazioni di politici europei da parte dell’NSA, il braccio della CIA impegnato ad intercettare conversazioni nel Mondo per una questione di sicurezza nazionale.

Il Segretario di Stato USA ha dichiarato che USA e Polonia lavoreranno congiuntamente per garantire sia la privacy dei cittadini che la loro difesa da possibili minacce, mentre Sikorski ha confermato che il Governo polacco sosterrà la firma della Zona di Libero Scambio tra UE e Stati Uniti.

Questo progetto, che rappresenta l’avvio della realizzazione dell’Unione Trans Atlantica -integrazione economica di USA ed UE che garantisce all’Occidente forza, prosperità e progresso- dopo lo scandalo intercettazioni vuole essere bloccato da alcuni Paesi europei, come la Francia.

Kerry e Sikorski hanno concluso l’incontro con la trattazione del tema Siria, per cui il Ministro degli Esteri polacco ha confermato il sostegno all’azione diplomatica volta al disarmo del dittatore siriano Bashar Al Assad.

Putin contro l’Unione Trans Atlantica

La visita di Kerry in Polonia -il Paese storicamente più vicino agli USA- è un tentativo da parte del Presidente Obama di mantenere buone relazioni con l’Unione Europea, e di riavviare le trattative per la Zona di Libero Scambio Transatlantica.

Infatti, la realizzazione del progetto è importante per permettere all’Occidente di concorrere con forza in un mercato mondiale sempre più globalizzato, in cui avversari come Cina e Russia sono pronti a soppiantare UE ed anche gli USA.

In particolare, il processo di integrazione, allargamento e consolidamento dell’UE riscchia di arrestarsi a causa della costituzione dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione soprannazionale nello spazio ex-URSS voluto dalla Russia per estendere l’egemomia di Mosca nel mondo ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che Obama mira ad arrestare, coinvolge sopratutto Ucraina e Georgia: Paesi che rappresentano uno snodo di gasdotti da cui dipenderà sempre di più la sicurezza energetica, e quindi anche quella nazionale, dei Paesi UE.

La Russia si avvale proprio della sua posizione di quasi monopolio nel mercato del gas UE per contrastare ogni tentativo di consolidamento dell’Unione Europea, ed ogni forma di integrazione dell’Europa com gli USA nell’Unione Trans Atlantica, che Mosca considera un pericoloso rivale economico.

Matteo Cazzulani

GAS: LA COMMISSIONE EUROPEA SOSTIENE LA LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 25, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha invitato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ad attenersi alle regole del libero mercato in fase di rinegoziazione dei contratti con il Governo lituano. La Russia impone tariffari diversificati per rompere l’UE al suo interno

C’è il gas, il nucleare e i missili, e la Commissione Europea prende posizione in difesa dei suoi stati membri. Nella giornata di lunedì, 23 Settembre, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato pieno sostegno alla Lituania nella negoziazione dei contratti con il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato da una nota, il Commissario Oettinger ha espresso l’intenzione della Commissione Europea di portare, tra Lituania e Russia, alla regolazione di un tariffario giusto, secondo gli standard di mercato.

Il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, ha invece lamentato il tentativo di Gazprom di imporre un prezzo superiore rispetto a quello applicato ad altri Stati membri UE per ragioni politiche.

A sostegno della posizione del Ministro Linkevicius è la politica energetica che Gazprom ha adottato negli ultimi tempi, con l’imposizione di alti tariffari ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che sono fortemente dipendenti dalle forniture della Russia.

Nel contempo, la Russia ha concesso sconti alle grandi compagnie dell’Europa Occidentale in cambio del sostegno politico di questi Paesi alla politica energetica del Cremlino in Europa, che prevede l’incremento dell’egemonia russa nel mercato del gas UE.

Il divide et impera dell’UE non è piaciuto alla Commissione Europea che, nel Settembre 2012, ha aperto un’inchiesta su Gazprom per condotta anti-concorrenziale in territorio europeo.

Mosca militarizza Kaliningrad

Al sostegno del Commissario Oettinger alla Lituania, pronta è stata la reazione della Russia, che, martedì, 24 Settembre, ha dichiarato la realizzazione di un rigassificatore nell’enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia.

L’infrastruttura mira a disturbare l’efficienza dei rigassificatori in fase di realizzazione nella lituana Klaipeda e nella polacca Swinoujscie, attraverso cui Lituania e Polonia, per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, vogliono importare LNG da Norvegia, Qatar e Stati Uniti d’America.

Inoltre, la realizzazione dei rigassificatori a Kaliningrad, da cui la Russia punta ad esportare gas liquefatto in Europa, de facto rende l’enclave russa tra la Polonia e la Lituania una zona fortemente calda.

A Kaliningrad, i russi hanno progettato la realizzazione di una centrale nucleare, ubicata vicino ai confini con Polonia e Lituania.

Inoltre, a Kaliningrad restano posizionati i missili Iskander, che la Russia ha dislocato per alzare la pressione su polacchi, lituani ed altri Stati dell’Europa Centro-Orientale.

Il dislocamento degli Iskander a Kaliningrad, nel 2008, ha spinto la Polonia a sostenere la realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO, che, oggi, l’Amministrazione statunitense di Barack Obama sta realizzando con alcune modifiche rispetto al progetto originale.

Matteo Cazzulani

USA: OBAMA CAUTO SULL’OLEODOTTO KEYSTONE XL

Posted in USA by matteocazzulani on March 17, 2013

Il Presidente statunitense alle prese con la decisione sulla realizzazione di un’infrastruttura necessaria ad aumentare le importazioni di greggio dal Canada alle raffinerie del Golfo del Messico. L’opposizione degli ambientalisti e il sostegno bipartisan di Congresso e Senato.

Il Presidente USA, Barack Obama

Il Presidente USA, Barack Obama

Paziente nella politica energetica interna, deciso in quella militare estera. Nella giornata di mercoledì, 13 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha affrontato la questione della costruzione dell’oleodotto Keystone XL: conduttura di 1.700 miglia, progettata per veicolare greggio dal Canada alle raffinerie statunitensi del Golfo del Messico attraverso Montana, South Dakota, Kansas, Nebraska, Oklahoma e Texas.

Come riportato dall’Agenzia Associated Press, il Presidente Obama non ha ancora preso una decisione definitiva sul via libera all’infrastruttura che, secondo i progetti, garantisce agli Stati Uniti d’America approvvigionamenti sicuri e agevoli fino al sud del Paese.

A motivare la lunga riflessione di Obama è una molteplicità di fattori. Da un lato, il Presidente statunitense ha ritenuto inesatta la previsione secondo la quale l’oleodotto Keystone XL è destinato a creare in maniera diretta e indiretta più di 100 Mila posti di lavoro, come invece ritenuto dalla minoranza repubblicana, che, sempre mercoledì 13 Marzo, ha incontrato il Capo di Stato democratico a Capitol Hill.

Dall’altro, Obama deve affrontare l’opposizione ‘a sinistra’ dei movimenti ambientalisti, che si sono appellati al Segretario di Stato, John Kerry, affinché la realizzazione dell’oleodotto sia immediatamente interrotta per contrastare le emissioni inquinanti.

Il Presidente Obama, che ha posto la questione climatica in cima alle priorità della sua Amministrazione sin dalla prima elezione, nel 2009, si trova dunque ad un bivio.

La mancata realizzazione dell’oleodotto Keystone XL costringerebbe infatti il Canada ad avviare l’esportazione di greggio alla Cina, e, così, priverebbe gli USA della possibilità di disporre di una cospicua quantità di greggio necessaria per lo sviluppo dell’economia statunitense.

Un rapporto del Dipartimento di Stato ha inoltre ritenuto la realizzazione dell’infrastruttura necessaria per l’economia statunitense, e priva di impatti sulle emissioni inquinanti, che l’Amministrazione Presidenziale si è impegnata a ridurre entro il 2020.

Inoltre, presso la Camera dei Rappresentanti è stata presentata una mozione bipartisan per aggirare un possibile veto del Presidente -nel caso in cui Obama dovesse optare per il no all’oleodotto- sulla base della della Commerce Clause, che garantisce al Congresso piena autorità in alcuni ambiti della questione energetica.

Come riportato dal Washington Times, la mozione ha già raccolto l’adesione di alcuni esponenti di Congresso e Senato provenienti dagli Stati interessati dall’attraversamento dell’infrastruttura, tra cui i repubblicani Lee Terry -Nebraska- e John Hoeven -North Dakota- e i democratici Max Bacus e Jon Tester -entrambi del Montana.

Sì agli scudi spaziali in Alaska ed Europa

Se la cautela regna in ambito energetico, decisa è invece l’Amministrazione Presidenziale USA per quanto riguarda la politica di difesa in ambito estero.

Nella giornata di venerdì, 15 Marzo, il Capo del Pentagono, Chuck Hagel, ha dichiarato la necessità di dislocare 14 intercettori balistici in Alaska entro il 2017 per prevenire la possibile minaccia di un attacco missilistico da parte della Corea del Nord, che di recente ha intensificato la sperimentazione del lancio di vettori con testata nucleare diretti verso gli Stati Uniti d’America.

Come riportato dal Pentagono, ad oggi Pyongyang non è ancora in grado di raggiungere il territorio degli Stati Uniti, ma la misura è necessaria per prevenire ogni possibile offensiva balistica nucleare da parte del Regime nordcoreano.

Il dislocamento di elementi balistici in Alaska provocherà in altri progetti difensivi approntati per garantire la sicurezza nazionale tagli, che, secondo quanto riportato da Gazeta Wyborcza, non interessano il progetto di scudo antimissilistico preventivato in Europa.

Nel 2012, l’Amministrazione Obama ha dato il via libera alla realizzazione di una postazione radar in Bulgaria, e all’installazione in Polonia di batterie di missili SM-3 II A: intercettori di corto e medio raggio per proteggere l’Occidente da possibili attacchi balistici provenienti dall’Iran.

Lo scudo antimissilistico in Europa, che Obama ha progettato entro il 2018, è l’ennesima evoluzione di un progetto concepito nel 2008 dall’Amministrazione repubblicana di George Bush per affrontare la minaccia di Teheran con la realizzazione di una postazione radar in Repubblica Ceca, e il dislocamento in Polonia di missili Patriot: intercettori dotati anche di capacità offensiva.

Obama, chiamato dagli elettori a correggere la linea muscolare impressa da Bush in politica estera, ha sostenuto il posizionamento di intercettori mobili di categoria Aegys in navi militari chiamate ad incrociare nel Mar Mediterraneo.

Successivamente, l’Amministrazione Democratica ha stabilito la costruzione di una postazione radar in Bulgaria, e il posizionamento su terra di intercettori a rotazione tra Romania e Polonia.

Matteo Cazzulani

Lo Scudo Spaziale NATO in Europa al via ufficiale

Posted in NATO by matteocazzulani on July 27, 2012

Il Ministro della Difesa USA, Leo Panetta, conferma la presenza di soldati statunitensi in Polonia per avviare la realizzazione del progetto di difesa antimissilistico dell’Alleanza Atlantica per prevenire minacce da Oriente. La Corsa alla Casa Bianca sullo sfondo della decisione di Washington

I soldati americani saranno presenti in Europa per tutelare la NATO da possibili invasioni e provocazioni militari da parte di regimi autocratici. La notizia e stata comunicata nella giornata di giovedì, 26 Luglio, nel corso dell’incontro a Washington tra il Ministro della Difesa USA, Leo Panetta, e il suo collega polacco, Tomasz Siemoniak.

I due esponenti politici hanno reso noto il progetto di dislocamento in Polonia di un’unita di 20 soldati USA appartenenti alle forze dell’aviazione e, assieme ad essi, di velivoli di categoria F-16 ed Hercules.

Come illustrato da Panetta, la presenza dei soldati americani e finalizzata alla realizzazione del progetto dello Scudo Spaziale NATO: un sistema di difesa antimissilistico che prevede la dislocazione di una postazione radar in Romania, e di missili in Turchia e Polonia per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti da Iran e Corea del Nord.

“La presenza dell’esercito USA in Polonia apre una nuova fase nei rapporti tra Washington e Varsavia – ha dichiarato il Ministero della Difesa statunitense con una nota. “E un piccolo passo, ma importante dal punto di vista politico” ha commentato Siemoniak.

La decisione di dislocare un contingente militare in Polonia certifica la volontà degli Stati Uniti di procedere con la realizzazione del progetto di difesa antimissilistica, nonostante le opposizioni in campo internazionale della Russia.

Mosca considera la presenza di oggetti militari NATO contraria ai suoi disegni politici orientati al ristabilimento dell’egemonia politica, economica ed energetica del Cremlino nello spazio ex-sovietico e in Europa Centro-Orientale.

Per questa ragione, la Russia ha provveduto alla realizzazione di un simile progetto balistico orientato contro l’Europa, costituito da una postazione radar e una batteria di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

La decisione delle Autorità americane di implementare la realizzazione dello scudo spaziale in Europa e tuttavia legata alle logiche della campagna elettorale USA. Il candidato alla presidenza repubblicano, Mitt Romney, ha infatti criticato il Capo di Stato democratico, Barack Obama, per avere sacrificato la stretta alleanza con i polacchi per cercare di stabilire una collaborazione con la Russia impossibile da realizzare.

A differenza di Obama – che ha basato la politica estera della sua Amministrazione sulla ricerca del dialogo con Mosca e con altri regimi autocratici del pianeta, come l’Iran – Romney ha apertamente ritenuto la Russia il principale fattore destabilizzante in Europa: una superpotenza che si avvale delle risorse energetiche per imporre la propria egemonia politica in aree di interesse strategico per l’Occidente.

Le tappe precedenti dello Scudo Spaziale

A dimostrazione delle critiche di Romney e la storia legata allo scudo antimissilistico. Concepito negli anni 80 dall’Amministrazione repubblicana di Ronald Reagan per contrastare i simili progetti balistici dell’Unione Sovietica, il piano di difesa antimissilistica e stato affinato dal Presidente George W. Bush, che ha pianificato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca ed il dislocamento di missili Patriot in Polonia.

Con la salita al potere dei democratici, il Presidente Obama nel 2009 ha cancellato i contratti già firmati con Polonia e Repubblica Ceca, ed ha contestualizzato lo scudo spaziale nell’ambito della NATO, con il posizionamento di una stazione radar in Romania ed intercettori privi di capacita offensiva ubicati a rotazione tra la stessa Romania, Turchia e Polonia.

Proteste contro la decisione di Obama sono state espresse da Varsavia e Praga. Esse hanno accettato la presenza degli elementi del sistema di difesa antimissilistico in seguito all’aggressione militare della Russia alla Georgia: un fatto che ha dimostrato quanto la Russia sia oggi una potenza dalle vive velleità imperiali, pronta a fronteggiare i Paesi contrari a piegassi ai suoi disegni egemonici anche con l’arma della violenza e dell’aggressione militare.

Matteo Cazzulani

OBAMA: “CAMPI DI STERMINIO POLACCHI”. E’ BUFERA IN POLONIA

Posted in Polonia, USA by matteocazzulani on May 31, 2012

Con una gaffe in un’occasione pubblica, il Presidente statunitense definisce i lager hitleriani come polacchi anziché nazisti. Forti le critiche di Varsavia, mentre Washington chiarisce l’accaduto ma non porge le sue scuse. La rabbia del Premier Tusk: “negazionismo”

Il presidente USA, Barack Obama

Una gaffe storica fa vacillare il ben saldo ponte diplomatico tra Washington e Varsavia. Nella giornata di lunedì, 28 Maggio, nel corso di una manifestazione pubblica, il Presidente statunitense, Barack Obama, ha utilizzato il termine “campi di sterminio polacchi” per indicare i lager nazisti in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, morirono in milioni tra ebrei e resistenti al regime hitleriano.

La gaffe è avvenuta durante il conferimento della Medaglia della Libertà a Jan Karski: postino polacco dell’Armia Krajowa – l’esercito della Polonia libera che ha combattuto il nazifascismo al fianco dei britannici – che per primo denunciò in Occidente lo sterminio degli ebrei attuato dai nazisti.

“I partigiani hanno informato Karski sullo sterminio di massa degli ebrei, così lo hanno portato nel ghetto di Varsavia e presso i campi di sterminio polacchi”. ha dichiarato Obama nel corso della premiazione, avvenuta presso la Casa Bianca.

Sul momento, all’infelice uscita di Obama nessuno ha replicato, sopratutto perché il conferimento a Karski della prestigiosa onorificenza è stato considerato come un gesto di notevole importanza da parte dell’inquilino della Casa Bianca.

Tuttavia, il giorno successivo, complice anche lo scarso risalto dato alla questione dai principali media statunitensi – ad eccezione della Fox e di pochi altri – la Comunità polacca ha deciso di fare sentire le proprie ragioni e, anche a livello politico, ha richiesto un dietrofront da parte di Obama.

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski ha riconosciuto le parole del suo collega statunitense come inesatte e dolorose per la Polonia, ma ha illustrato come esse non rispecchino affatto la vera opinione che Obama ha nei confronti di un solido alleato.

Inoltre, Komorowski ha evidenziato come il conferimento della Medaglia della Libertà a Karski sia il riconoscimento civile più importante che un Presidente statunitense abbia mai concesso a un polacco, e ha sottolineato come l’enfatizzazione della questione possa essere dettata unicamente dalla campagna elettorale interna agli USA.

“Se Obama decidesse di scusarsi e di chiarire il suo errore, sarebbe un gesto di notevole importanza da parte degli Stati Uniti d’America per la Polonia e per tutto il Mondo, affinché tali uscite non si ripetano mai più – ha dichiarato l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek – il Capo di Stato USA dovrebbe correggere quanto a lui suggerito dai suoi assistenti, non ci sarebbe nulla di errato”.

Concorde sulla necessità da parte di Obama di porgere delle scuse alla Polonia si è detto anche Zbigniew Brzezinski. L’ex-Consigliere alla Politica Estera del Presidente Jimmy Carter – democratico come Obama – ha evidenziato come, tuttavia, non sia necessario dare troppo peso alle affermazioni dell’Inquilino della Casa Bianca, che a più riprese ha dichiarato il suo apprezzamento per il coraggio dimostrato dai polacchi nella lotta al nazifascismo e al comunismo.

Nella tarda serata di martedì, 29 Maggio, l’entourage di Obama ha diffuso i materiali nei quali il Presidente USA ha effettivamente apprezzato i polacchi. L’incaricato della Casa Bianca per i rapporti con la stampa, Jay Carney, ha poi illustrato come l’infelice uscita di Obama non si ripeterà mai più.

L’assenza delle scuse da parte del Presidente USA ha mandato su tutte le furie il Premier polacco, Donald Tusk, che, sempre nella serata di martedì, 29 Maggio, ha convocato una conferenza stampa nella quale, con parole significative, ha condannato il comportamento dell’inquilino della Casa Bianca.

“Quando qualcuno parla di campi di concentramento polacchi nega l’esistenza dei nazisti e di Hitler – ha dichiarato Tusk alla stampa – queste parole hanno sconvolto i polacchi. Abbiamo sempre reagito alle incomprensioni dovute all’ignoranza in merito al nostro passato e ai fatti della Seconda Guerra Mondiale, ma non possiamo restare indifferenti. Dagli amici ci aspettiamo rispetto. Nelle relazioni polacco-statunitensi il rispetto verso il partner più debole è fondamentale per il mantenimento del legame”.

Nonostante la forte presa di posizione di Tusk, da Obama non è pervenuta alcuna scusa per le parole pronunciate. Bensì, il Presidente USA ha preferito congratularsi con il vincitore delle Primarie repubblicane, Mitt Romney, che sfiderà nelle elezioni presidenziali, e e intrattenere contatti telefonici con i principali Capi di Stato e di Governo europei sulla crisi.

La liaison compliquée tra l’Amministrazione Obama e l’Europa Centrale

Lo strappo diplomatico tra Polonia e Stati Uniti è tuttavia lontano dall’essere una prospettiva attuabile. A Varsavia, così come nel resto dell’Occidente – eccetto poche e circoscritte eccezioni – gli Stati Uniti d’America sono riconosciuti come la superpotenza mondiale che, nel passato e nel presente, con il suo ruolo nel pianeta garantisce lo sviluppo della democrazia in aree dove essa è assente.

A rendere bene l’idea della delusione dei polacchi è stato l’autorevole Economist, che ha evidenziato come la gaffe di Obama sia l’ennesimo sgarbo dell’Amministrazione democratica ad un fedele alleato.

L’avvio si è avuto con la rinuncia da parte di Obama alla costruzione dello scudo di difesa antimissilistica con il dislocamento in Polonia di batterie di missili Patriot, rimpiazzati da intercettori privi di capacità difensiva non in grado di rassicurare Varsavia da possibili attacchi provenienti dall’Iran, e dalla Russia, da cui i polacchi si sono minacciati.

Inoltre, Obama ha rifiutato di concedere ai polacchi l’abbattimento dell’obbligo dei visti per l’ingresso negli States richiesto a più riprese dalle Autorità di Varsavia per rafforzare i legami tra le due nazioni.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA RISPONDE ALLO SCUDO SPAZIALE DELLA NATO CON I MISSILI NUCLEARI

Posted in NATO by matteocazzulani on May 22, 2012

Secondo l’agenzia IAR, Mosca ha iniziato la dislocazione sul suo territorio di intercettori dotati di testate atomiche in risposta alla decisione dell’Alleanza Atlantica di avviare l’installazione sistema di difesa antimissilistico in Europa Centrale. La polemica polacco-lituana mette a serio repentaglio la sicurezza dell’Occidente

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In Europa si starebbe per riaprire una nuova corsa agli armamenti. Come riportato dall’agenzia IAR, nella giornata di lunedì, 21 Maggio, la Russia ha avviato la dislocazione sul proprio territorio di missili di categoria RS-24: dotati di testate nucleari in grado di neutralizzare ogni forma di attacco balistico, anche atomico, alla Federazione Russa.

Secondo il generale dell’esercito di Mosca, Sergej Karakev, il Cremlino ha iniziato il posizionamento della propria difesa nucleare già a partire al 2010. Inoltre, l’agenzia IAR ha sottolineato come molti esperti di materia militare siano convinti che la notizia costituisce una risposta della Russia all’avvio della realizzazione dello scudo antimissilistico della NATO in Europa Centrale.

Al termine della prima sessione del summit annuale di Chicago, Domenica, 20 Maggio, l’Alleanza Atlantica ha varato l’installazione di una postazione radar in Turchia e la dislocazione di missili di categoria SM3 1-A – privi di capacità offensiva – su navi statunitensi che incrociano nel Mar Mediterraneo.

Dal 2015, le batterie di intercettori saranno ubicate in Romania e, dal 2018, in Polonia. Nel comunicato ufficiale, la NATO ha auspicato la collaborazione di Mosca nel progetto. Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha evidenziato come l’ubicazione nel Mare Nostrum dei radar e dei missili certifichino come lo Scudo Spaziale sia orientato alla difesa da possibili attacchi provenienti dall’Iran.

Sempre restando in Polonia, critiche alla tempistica della realizzazione del progetto sono state sollevate dall’esponente dell’opposizione conservatrice, Witold Waszczykowski, che ha accusato il Presidente USA, Barack Obama, di non volersi assumere la piena responsabilità della realizzazione dello Scudo in Europa Centrale.

Secondo il politico polacco, la fase conclusiva della realizzazione del sistema di difesa antimissilistico è fissata per il 2018: giusto un anno dopo la scadenza di un possibile secondo mandato alla Casa Bianca dell’attuale Capo di Stato democratico.

Crisi tra Polonia e Lituania

Malgrado le polemiche, e il riarmo nucleare della Russia, a mettere a serio repentaglio la sicurezza del Vecchio Continente è stato il riaprirsi dello scontro diplomatico in Europa Centrale tra la Polonia e la Lituania.

Alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, la Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, ha accusato Varsavia di avere trascurato il dialogo con Vilna per cercare di instaurare buoni rapporti con Mosca. Durante il summit , la Grybauskaite ha poi aggiunto che l’asse polacco-russo limita le capacità difensive del suo Paese.

A risponderle è stato il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha espresso rammarico per l’affiorare della micro-polemica durante il summit NATO, e ha sottolineato come la Polonia, assieme ad Estonia, Lettonia e agli altri partner dell’Alleanza Atlantica, partecipa alla difesa aerea dello spazio del Baltico, che il vertice di Chicago ha ritenuto cruciale per la sicurezza nazionale dell’Occidente.

Matteo Cazzulani

A CHICAGO LA NATO METTE A PUNTO LA SUA POLITICA IN EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Posted in NATO by matteocazzulani on May 21, 2012

L’Alleanza Atlantica sostiene l’integrazione della Georgia nelle sue strutture e l’integrità territoriale di Tbilisi, contesta la deriva autocratica dell’Ucraina, supporta il ruolo attivo dei Paesi del Mar Nero, e invita la Russia alla cooperazione. Ridefinito il progetto dello Scudo Spaziale

La bandiera della NATO

Un plauso a Saakashvili, una bacchettata a Janukovych, e una posizione ferma nei confronti di Putin. Questo è l’atteggiamento che la NATO ha assunto nella sua dichiarazione ufficiale, emanata nella mattinata di lunedì, 21 Maggio, alla fine della prima giornata dei lavori del summit di Chicago.

Attenzione principale è stata dedicata all’Afghanistan – in cui, Francia a parte, l’Alleanza Atlantica si è impegnata a concludere l’impegno militare nel 2014 – ma significative sono le conclusioni tratte in merito all’Europa Centro-Orientale, che, come riportato dal comunicato ufficiale, è ritenuta dalla NATO uno spazio importante per la sicurezza dell’Occidente.

Dopo avere confermato la volontà di allargare la partnership all’Alleanza a tutti quei Paesi che condividono i principi del Trattato Nordatlantico, il vertice di Chicago ha espresso una nota di lode nei confronti della Georgia, a cui ha ribadito l’intenzione di tenere fede alle promesse espresse nel corso del vertice di Bucarest del 2008 in merito all’ingresso di Tbilisi. Per raggiungere tale scopo, la NATO ha raccomandato alle autorità georgiane la continuazione delle riforme in senso democratico ed economico grazie alle quali, negli ultimi anni, il Paese si è avvicinato agli standard dell’Occidente.

Collegata con Tbilisi è la questione della presenza dell’esercito russo in Abkhazija ed Ossezia del Sud. L’Alleanza Atlantica ha dichiarato pieno sostegno all’integrità territoriale della Georgia, ha espresso soddisfazione per la decisione del Presidente, Mikheil Saakashvili, di risolvere il contenzioso con Mosca sul piano della diplomazia e del dialogo, e, nel contempo, ha invitato la Russia a rivedere il riconoscimento delle due regioni georgiane – occupate in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008 – come Stati indipendenti.

Differente è stato il discorso sull’Ucraina, che l’Alleanza Atlantica ha riconosciuto come il più importante tra i Paesi-chiave per la sicurezza europea. Se da un lato la NATO ha espresso soddisfazione per la decisione di Kyiv di privarsi delle ultime riserve di uranio arricchito del Marzo 2012, dall’altro il Vertice di Chicago ha illustrato forte turbamento per la repressione attuata nei confronti di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica. Per non compromettere la collaborazione dell’Ucraina con l’Occidente, l’Alleanza Atlantica ha espressamente invitato il Presidente, Viktor Janukovych, a riformare il sistema giudiziario del Paese, e a garantire elezioni parlamentari libere e regolari.

La NATO ha espresso parere positivo per quanto riguarda i progetti di collaborazione nella regione del Mar Nero, ha sostenuto l’indipendenza, l’autonomia e l’integrità territoriale di Azerbajdzhan, Armenia, e Moldova, e ha rivolto un auspicio affinché siano risolte le controversie politiche in Transnistria e nel sud del Caucaso. Infine, particolare attenzione è stata rivolta anche ai membri della regione del Baltico, presso le cui basi l’Alleanza Atlantica ha varato un programma di rafforzamento delle difese aeree.

Definite le tappe dello Scudo

Grande rilievo è stato riservato alla Russia e alla questione della costruzione dello scudo spaziale. Nella nota ufficiale, la NATO ha espresso la volontà di collaborare con Mosca per la costituzione di una difesa globale integrata che unisca il sistema di difesa antimissilistico dell’Alleanza Atlantica con quello progettato dalla Federazione Russa. Per questo, ha ribadito di non avere l’intenzione di implementare progetti che costituiscano una minaccia per il Cremlino.

Nello specifico, lo scudo spaziale del Patto Atlantico – che, come ribadito a Chicago, ha lo scopo di proteggere l’Occidente da minacce balistiche provenienti dall’Iran – consiste, assieme all’installazione di una postazione radar in Turchia, nel posizionamento di missili di categoria SM3 1-A su navi statunitensi che incroceranno nel Mediterraneo e nel Mar Nero fino al 2013. La tappa seguente prevede l’ubicazione della versione terrestre degli SM3 1-A – gli SM3 1B -in Romania fino al 2018, quando in Polonia saranno dislocati intercettori di categoria superiore: gli SM3 2-A.

Come dichiarato dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, il piano dello scudo spaziale non è definitivo, in quanto può subire ridimensionamenti se la minaccia di Teheran dovesse diminuire.

Il progetto di difesa antimissilistico ha origine dal piano varato negli anni Ottanta dal Presidente USA repubblicano Ronald Reagan per contrastare possibili attacchi, anche nucleari, provenienti dall’Unione Sovietica. Esso è stato ripreso all’inizio del secolo dall’Amministrazione, sempre repubblicana, di George W Bush, che per prevenire minacce dall’Iran e dalla Corea del Nord ha ipotizzato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e la dislocazione di missili Patriot in Polonia.

Malgrado Praga e Varsavia avessero firmato i contratti per la realizzazione del progetto militare, il Presidente democratico Barack Obama nel 2009 ha riconsiderato la realizzazione dello scudo spaziale, contestualizzandola nell’ambito della NATO, e sostenendo l’adozione di intercettori privi di capacità offensiva dislocati a rotazione tra Turchia, Polonia e Romania.

Parallelamente ai progetti per la sicurezza balistica dell’Occidente, la Russia ha preventivato, e con tutta probabilità anche varato, un proprio scudo spaziale con una postazione radar e la presenza di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – nell’enclave di Kaliningrad.

Matteo Cazzulani

PUTIN SI INSEDIA: LA RUSSIA AVANTI CON LA POLITICA MILITARE ED ENERGETICA

Posted in Russia by matteocazzulani on May 8, 2012

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In una cerimonia dallo stile imperiale, il Presidente russo si insedia con la promessa di accrescere il ruolo di Mosca nella politica mondiale. Represse le manifestazioni delle opposizioni con circa 600 arresti e la detenzione dei Leader del dissenso

Una città in stato d’assedio in cui è stata vietata ogni forma di protesta. Così è apparsa Mosca nella giornata di lunedì, 7 Maggio, in occasione dell’insediamento sullo scranno presidenziale della Federazione Russa di Vladimir Putin.

Le opposizioni compatte si sono riunite nella capitale, in cui il traffico è stato sospeso per consentire alle forze di polizia di scortare il corteo presidenziale fino al Palazzo del Cremlino, in una dimostrazione denominata “la marcia dei milioni” che, in seguito agli interventi del corpo speciale di sicurezza OMON, si è conclusa con circa 600 arrestati e sette feriti.

I dimostranti hanno inteso manifestare pacificamente contro i brogli perpetrati dall’establishment di Putin nel corso delle elezioni che lo hanno incoronato alla guida della nazione, ma due giorni di protesta sono stati conclusi con la conduzione in carcere dei tre Leader dell’opposizione: il blogger Aleksej Naval’nyj, il Segretario del Fronte Radicale della Sinistra, Sergej Udal’cov, e il Leader del movimento liberale Solidarnost’, che si è appellato all’Occidente per imporre sanzioni al neo eletto Capo di Stato.

“Vogliamo vivere in un Paese democratico, in cui tutti i cittadini possono godere di un’atmosfera di libertà, e sviluppare le proprie capacità nel lavoro e nella vita di tutti i giorni – ha dichiarato Putin durante la cerimonia di insediamento – Da oggi si apre una nuova era per lo sviluppo nazionale: nei prossimi anni si decide il nostro futuro e il posto che la Russia ricoprirà nel Mondo”.

Come riportato dall’agenzia Interfax, Putin – che è già stato presidente della Russia per due mandati, dal 2000 al 2008 – si è messo al lavoro fin da subito. Dopo l’avvenuta consegna nelle sue mani della valigia contenente i codici per il controllo delle armi nucleari, il Capo dello Stato ha nominato il suo predecessore, Dmitrij Medvedev, a Primo Ministro, e lo ha incaricato di formare un nuovo Governo.

Armi e gas nella politica di Putin

Inoltre, Putin ha firmato il documento per collaborazione tra la Russia e gli Stati Uniti d’America, con il quale il Presidente russo ha dichiarato a Washington di voler difendere fermamente gli interessi di Mosca, sopratutto per quanto riguarda la costruzione del sistema di difesa antimissilistico USA in Europa, alla cui costruzione il Cremlino si appresta a rispondere in maniera risoluta.

Infine, di rilievo è stata la presenza di Putin il giorno precedente all’accordo varato tra il gigante energetico russo Rosneft’ e il colosso norvegese Statoil, grazie al quale Mosca ha ottenuto la possibilità di sfruttare i ricchi giacimenti del Mare di Barents finora amministrati dalla Norvegia, e ha garantito al Cremlino la partecipazione nei progetti di Oslo atti all’individuazione e all’estrazione di fonti di energia in altre aree del Mondo.

L’intesa tra la Rosneft’ e la Statoil, che si è sommata ai simili accordi già stretti dalla compagnia russa con il colosso statunitense Exxonmobile e con quello italiano ENI, accresce il ruolo della Russia come superpotenza energetica a livello mondiale, e fortifica il monopolio delle forniture di gas e nafta che il Cremlino già detiene in diverse aree del pianeta, tra cui l’Europa.

Matteo Cazzulani

SCUDO SPAZIALE: LA RUSSIA RIALZA LA TENSIONE CON L’OCCIDENTE

Posted in Russia by matteocazzulani on May 6, 2012

Il Capo delle Forze Armate russe, Nikolaj Makarov, minaccia attacchi militari in Europa per contrastare la realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO nel Vecchio Continente. Le rassicurazioni del Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, e del Cancelliere tedesco, Angela Merkel. Dietro le minacce di Mosca, il ritorno alla presidenza di Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La strategia della tensione e la guerra balistica tornano di moda alla vigilia dell’inaugurazione del ritorno alla presidenza di Vladimir Putin. Nella giornata di giovedì, 3 Maggio, il Capo del Quartier Generale delle forze animate della Russia, Nikolaj Makarov, non ha escluso la realizzazione di operazioni militari dirette contro alcuni Paesi dell’Unione Europea e dell’Occidente.

Nello specifico, Makarov ha sottolineato la possibilità di posizionare missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad – una fetta di territorio sulle rive del Mar Baltico tra la Polonia e la Lituania controllata dalla Federazione Russa – pronti per colpire obiettivi sensibili in Europa se la NATO non interromperà l’installazione del sistema di difesa antimissilistica nel Vecchio Continente.

“Il progetto della NATO è destabilizzante – ha dichiarato Makarov, come riportato dall’autorevole Interfax – tutti i mezzi a nostra disposizione saranno presi in considerazione durante una situazione di conflitto come quella attuale”.

Una risposta ai russi è pervenuta dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, e dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che sabato, 5 Maggio, in una conferenza stampa congiunta, hanno rigettato ogni accusa di voler instaurare un clima di terrore nel Vecchio Continente.

In particolare, Rasmussen ha ribadito come il progetto di difesa antimissilistico della NATO in Europa non sia orientato contro la Russia, ma sia privo di capacità offensiva, e concepito per rispondere ad eventuali minacce balistiche provenienti da Iran e Corea del Nord. Inoltre, il Segretario Generale della NATO ha ricordato come l’Alleanza Atlantica ha cercato a più riprese di coinvolgere anche Mosca nella realizzazione del progetto, ad esempio offrendo al Cremlino la partecipazione in una commissione congiunta per lo scambio reciproco di dati sugli armamenti.

“Continueremo con la politica del dialogo e della concertazione – ha dichiarato la Merkel – ma la Russia non ha nulla da temere, perché l’iniziativa non è orientata contro Mosca, né rappresenta una minaccia per i russi. Cerchiamo la fiducia reciproca, lo scudo spaziale rafforza la sicurezza anche del Cremlino”.

Il terzo mandato di Putin alla base delle minacce

Noto anche come Scudo Spaziale, il sistema di difesa antimissilistico NATO è uno dei punti di maggiore incomprensione tra la Russia e l’Occidente, nonostante il progetto abbia una valenza puramente difensiva.

Infatti, esso prevede l’installazione di una posizione radar in Polonia, e la dislocazione di intercettori balistici, senza alcuna testata, a rotazione nella base polacca di Redzikowo, in Pomerania, e in alcuni Paesi dell’Europa Centrale, come la Romania, la Turchia.

Secondo alcuni politologi, le minacce di Mosca nei confronti dell’Occidente sono un chiaro segnale che la Russia avrebbe lanciato alla vigilia dell’insediamento alla Presidenza della Federazione di Vladimir Putin, che durante l’ultima campagna elettorale a più riprese ha minacciato la NATO e l’Europa di ricorrere all’uso della forza per affermare la supremazia geopolitica del Cremlino nel Vecchio Continente.

Lecito evidenziare come lo scudo spaziale attualmente previsto dalla NATO, rappresenti, su pressione della presidenza USA del democratico Barack Obama, una versione di gran lunga differente rispetto al precedente piano che è stato concepito dall’amministrazione repubblicana di Ronald Reagan negli anni Ottanta, e che è stato poi elaborato durante il secondo mandato del Presidente George W Bush.

Esso ha previsto l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca, e il posizionamento di missili Patriot – questi si dotati di capacità offensiva – in Polonia.

Praga e Varsavia hanno accettato di partecipare al progetto nell’Agosto 2008, solo in seguito all’invasione dell’esercito russo in Georgia: un evento che dinnanzi al cronico immobilismo politico dell’Unione Europea – allora guidata dalla presidenza di turno del Capo di Stato francese Nicolas Sarkozy – ha spinto i Paesi dell’Europa Centrale a vedere nella NATO, e non nell’UE, l’unico soggetto in grado di tutelare l’indipendenza militare e la sicurezza militare nel cuore dell’Europa da un possibile attacco proveniente da Mosca.

Matteo Cazzulani