LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

SOCHI: PUTIN OCCUPA PARTE DELLA GEORGIA E PREPARA L’OFFENSIVA IN UCRAINA

Posted in Russia by matteocazzulani on February 6, 2014

La Russia occupa 11 chilometri del territorio georgiano per questioni di sicurezza inerenti alle Olimpiadi Invernali, ma la mossa vuole bloccare le forniture di gas dell’Azerbaijan dirette in Unione Europea. Mosca pronta a supportare la federalizzazione dell’Ucraina per separare il Paese ed annettere le regioni orientali nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Undici chilometri che limitano la sovranità territoriale di un Paese indipendente e che mettono a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa. Nella giornata di martedì, 5 Febbraio, la Federazione Russa ha dichiarato di avere occupato 11 chilometri del territorio della Georgia per garantire il controllo dei dintorni di Sochi, la sede delle Olimpiadi Invernali che i principali Capi di Stato del Mondo libero occidentale -dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, a quello tedesco, Joachim Gauck fino al Capo di Stato francese Francois Hollande- hanno deciso di boicottare per protestare contro le violazioni dei Diritti Umani da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Il territorio occupato riapre una crisi politica tra Russia e Georgia, in quanto esso appartiene all’Abkhazia: regione georgiana strappata da Mosca dopo l’aggressione militare dell’Agosto 2008, alla quale è seguita una fase di stallo che ancora vede l’esercito russo infrangere la sovranità territoriale di Tbilisi.

Oltre che una dimostrazione di forza nei confronti della Georgia, Mosca intende avvicinare la propria frontiera all’area in cui transita il Gasdotto del Caucaso Sud Orientale: infrastruttura che veicola il gas proveniente dall’Azerbaijan in Turchia da cui si rifornirà il Gasdotto Trans Adriatico -TAP, progettato dall’Unione Europea per diversificare le forniture di oro blu veicolando carburante azero in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Simile offensiva nei confronti dell’Europa è quella che la Russia sta preparando in Ucraina, dove, come dichiarato in un’intervista al Kommersant” dal Consigliere principale del Presidente Putin, Sergey Glazyev, Mosca sostiene la federalizzazione del Paese sul modello della Groenlandia, con la concessione di poteri di politica fiscale, monetaria ed estera alle singole regioni.

La proposta federalista della Russia, come dichiarato da Glazyev, permette alla parte occidentale dell’Ucraina di entrare nell’UE, mentre le regioni orientali potrebbero aderire all’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca per estendere l’influenza della Federazione Russa nel Mondo ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare l’UE nella competizione economica mondiale.

Se realizzata, la teoria federalista comporterebbe un danno enorme per l’UE, che si ritroverebbe a dovere integrare la parte occidentale dell’Ucraina economicamente più povera, anche se culturalmente più ricca, mentre la Russia di Putin prenderebbe possesso della zona più industrializzata.

Inoltre, il venir meno di un’Ucraina indipendente e unita pone a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, in quanto la Russia di Putin si sentirebbe legittimata pretendere la polverizzazione della sovranità anche di altri Paesi dell’ex-blocco sovietico per rafforzare la sua presenza nel Mondo ex-URSS ed incrementare la pressione politica ed economica su Bruxelles, continuando ad avvalersi del gas come strumento geopolitico -come finora, del resto, Mosca ha sempre fatto.

Yanukovych affida il Premierato ad Arbuzov

A proposito dell’Ucraina, continua la chiusura del Presidente, Viktor Yanukovych, alle richieste di discontinuità da parte dell’opposizione, che si sono fatte più pressanti dopo l’uccisione di almeno sette dimostranti da parte della polizia di regime Berkut e l’arresto di diverse centinaia di altri dissidenti.

Con un decreto urgente, il Presidente Yanukovych ha cambiato alcuni articoli della Costituzione per permettere al Premier ad Interim da lui nominato, Serhiy Arbuzov, e ai Ministri dimissionari -tra cui il titolare del Dicastero degli Interni, Vitaly Zakharchenko, la persona che ha autorizzato la polizia a sparare sui manifestanti dell’opposizione in diverse occasioni- di esercitare a pieno titolo le funzioni di Governo.

La mossa di Yanukovych contrasta con le richieste della Comunità Internazionale, che ha posto come condizione necessaria per evitare l’inasprirsi della crisi la formazione di un Governo tecnico di unità nazionale, incaricato di restituire al Parlamento i poteri ad esso sottratti dal Presidente ucraino nel 2010, e di organizzare nuove Elezioni libere e regolari.

Infine, la concessione ad Arbuzov del Premierato non crea alcuna discontinuità con il passato, quando la carica di Premier è stata ricoperta finora da Mykola Azarov: il braccio destro di Yanukovych che si è sempre dimostrato pronto a realizzare le direttive imposte dal Presidente.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: YANUKOVYCH PREPARA LO STATO DI GUERRA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 1, 2014

L’ex-Ministro degli Interni, Vitaly Zakharchenko, ha richiesto al Presidente ucraino di ampliare la dotazione degli armamenti per la polizia di Regime Berkut. Il Capo di Stato ucraino pronto alla svolta autoritaria per paura di perdere il controllo dei suoi uomini.

Lanciarazzi e armamenti a Kyiv oggi come a Beslan nel 2004. Questo è lo scenario che si starebbe preparando in Ucraina, dove, nella giornata di venerdì, 31 Gennaio, le Autorità stanno valutando sempre più seriamente l’eventualità di introdurre nel Paese lo Stato di Guerra.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnia, il Ministro degli Interni, Vitaly Zakharchenko, prima di rassegnare le dimissioni, ha inviato al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, la richiesta formale per dotare le forze speciali di polizia Berkut di armamenti eccezionali per porre fine alle manifestazioni per la democrazia e la Libertà contro il Regime dittatoriale del Presidente, che durano dal 21 Novembre scorso.

Nello specifico, Zakharchenko, che si trova in cima alla lista delle persone a cui Stati Uniti d’America e Canada hanno imposto sanzioni personali in seguito all’uccisione di almeno sette persone tra i manifestanti e a più di cento feriti, ha richiesto a Yanukovych la possibilità di utilizzare armamenti Trmel: potenti lanciarazzi utilizzati dall’esercito russo in Cecenia, sopratutto durante l’attacco alla scuola di Beslan.

A confermare la richiesta di armamenti supplementari dell’ex-Ministro, che secondo indiscrezioni dovrebbe essere nominato da Yanukovych a Capo del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, è una lettera inviata giovedì, 30 Gennaio, dalle Forze Armate ucraine al Presidente “per permettere azioni straordinarie per stabilizzare la situazione nel Paese”.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, la nota, sottoscritta dal Ministro della Difesa, Pavel Lebedev, descrive gli oppositori come “pericolosi per il mantenimento dell’ordine pubblico e dell’integrità della nazione” e, quindi, ritiene necessario l’uso delle armi per riportare l’ordine a Kyiv.

Del resto, gli armamenti per la polizia sono già stati ampliati dall’ultimo Decreto emanato dall’ex-Premier, Mykola Azarov, che, il 22 Gennaio scorso, ha permesso l’uso di una vasta gamma di granate, di gas urticanti e lacrimogeni, il lancio di proiettili ad altezza d’uomo, e l’utilizzo di idranti a temperature sotto zero.

Le prese di posizione di Zakharchenko e del Ministero della Difesa ucraino ventilano l’ipotesi di utilizzo della forza da parte del Presidente Yanukovych, che dopo avere costretto i Deputati del suo Partito delle Regioni a votare in favore di un Progetto di Legge che garantisce un’amnistia per gli oppositori incarcerati condizionata allo sgombero da l’arte dei Manifestanti degli Uffici Pubblici occupati per protesta -una presa di posizione che ha infranto gli accordi negoziati con i dimostranti pochi giorni prima- è fuggito in ospedale, ufficialmente per un’infiammazione respiratoria.

Come rilevato dall’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, con la fuga in ospedale e la visita al Parlamento per obbligare i suoi Deputati al voto, Yanukovych ha dimostrato di temere di perdere potere su quei reparti, come i Parlamentari e l’esercito, che finora gli hanno garantito il mantenimento del potere.

Azarov fugge in Austria

Un’altra figura del Regime ad avere optato per la fuga è l’ex-Premier Azarov, che, dopo essere stato dimissionato, si è trasferito in Austria, presso la residenza dovei il figlio ha una sua attività.

Come riportato dal giornale austriaco Kronen Zeitung, la scelta di Azarov è alquanto curiosa ed incoerente, in quanto proprio l’ex-Premier, uno dei più acerrimi oppositori dell’integrazione europea dell’Ucraina, ha più volte descritto l’Europa come “la Patria di deviazione culturali come il riconoscimento dell’omosessualità”.

Nello specifico, Azarov ha presentato l’Unione Europea come “una comunità di estrema sinistra” che, nell’ambito della forma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina -un documento che prevedeva la sola integrazione economica dell’economia Ucraina nel mercato unico UE- intendeva imporre la legalizzazione delle coppie omosessuali anche a Kyiv.

La Kronen Zeitung ha fatto sapere di avere fornito agli attivisti per i diritti degli omosessuali l’indirizzo dell’attività del figlio di Azarov per organizzare proteste e sit-in.

Matteo Cazzulani

OBAMA DURO CON YANUKOVYCH MENTRE VAN ROMPUY SI ARRENDE A PUTIN

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 29, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America mette in guardia il Capo di Stato ucraino dal mancato rispetto della libertà, mentre anche il Canada impone sanzioni sulle Autorità ucraine che non rispettano Democrazia e Diritti Umani a Kyiv. Il Presidente del Consiglio Europeo accorda consultazioni con il Capo di Stato russo per permettere accordi bilaterali tra Bruxelles e i Paesi dell’Europa Orientale, ed autorizza al monopolista statale russo del gas, Gazprom, di non rispettare le Leggi dell’Unione in materia di concorrenza.

Un Leader democratico che prende posizioni coraggiose oltreoceano e un Capo politico conservatore che si arrende alle pretese dello zar del gas. Nella giornata di martedì, 28 Gennaio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, il democratico Barack Obama, ha dichiarato che gli USA sostengono il Diritto del popolo ucraino alla libera espressione e alla libera decisione delle sorti del proprio Paese.

Le parole di Obama, pronunciate durante il discorso sullo Stato della Nazione, sono state anticipate dal Vicepresidente, Joe Biden, che durante una conversazione telefonica ha messo in guardia il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dalla tentazione di imporre lo Stato di Guerra in Ucraina, ed ha invitato a varare un’amnistia per tutti i detenuti politici che sono stati arrestati durante i due mesi di manifestazione pacifica da parte dell’opposizione.

Gli USA sono stati il primo Paese ad avere imposto sanzioni su quelle Autorità ucraine che non rispettano i Diritti Umani e la Democrazia: una decisione che, nella serata di martedì, 28 Gennaio, ha preso anche il Canada che, come dichiarato dal Ministro dell’Immigrazione, Chris Alexander, ha così inteso reagire alla violenza con cui la polizia di regime Berkut ha represso i manifestanti, portando negli ultimi giorni ad almeno sette vittime tra i manifestanti.

Differente è stato il comportamento dell’Unione Europea che, sempre martedì, 28 Gennaio, nel corso del Vertice UE-Russia, ha dato solo l’impressione di volere contestare il Presidente russo, Vladimir Putin, per avere imposto pressioni politiche ed economiche affinché Yanukovych rinunciasse alla firma dell’Accordo di Associazione con Bruxelles.

Come riportato da Euractiv, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha concordato periodiche consultazioni con la Russia per armonizzare gli accordi di Partenariato Orientale che l’UE ha firmato ed intende firmare con i Paesi dell’Europa Orientale, tra cui l’Ucraina, che, lecito ricordare, sono Stati indipendenti e sovrani -e non un protettorato personale di Putin.

Inoltre, come riportato da Gazeta Wyborcza, i vertici UE avrebbero dato l’ok alla gestione totale da parte del monopolista statale russo del gas Gazprom del gasdotto OPAL, che veicola in Repubblica Ceca dalla Germania 36 Miliardi di metri cubi di gas provenienti dal Nordstream: conduttura costruita dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas il territorio tedesco bypassando Paesi UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La gestione totale del OPAL è contraria alle Leggi UE che impediscono la gestione totale di un gasdotto ad enti monopolisti che controllano anche la compravendita del gas. Tuttavia, l’operazione ha ottenuto l’avvallo del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, così, ha dato via libera a Putin nel suo disegno di espansione energetica in Europa.

La debolezza UE autorizza Putin ad aumentare pressioni sul nuovo Premier ucraino

Le decisioni dei vertici UE mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale ed energetica europea, in quanto, da un lato, autorizzano a Gazprom -longa manus del Cremlino- a non rispettare le Leggi dell’Unione e, dall’altro, impediscono a Bruxelles di attuare una politica estera indipendente e sovrana senza dovere negoziare ogni passo con Putin.

Le consultazioni con Mosca sui patti tra UE e Paesi della Eastern Partnership -Ucraina, Moldova, Georgia, Bielorussia ed Azerbaijan- rafforzano il potere contrattuale della Russia, che proprio nell’area ex-sovietica intende realizzare l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale alternativo ed avversario all’Europa che lo stesso Putin ha a più riprese dichiarato di volere costituire per indebolire la già poco forte Unione Europea.

La resa dell’UE nei confronti della Russia ha già comportato la prima presa di posizione di stampo imperialistico sull’Ucraina da parte di Mosca che, secondo indiscrezioni ben informate, ha messo in dubbio l’erogazione di un prestito di 15 Miliardi di Dollari dopo le dimissioni del Premier ucraino, Mykola Azarov.

Il prestito era una misura -scarsa- che Putin ha concesso a Yanukovych come ricompensa per la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Forse è anche per questo che il Presidente ucraino, anziché restituire la parola agli elettori in elezioni finalmente libere e democratiche, ha concesso l’interim della guida del Governo al Vice di Azarov, Serhiy Arbuzov: personalità nota per realizzare alla lettera le direttive autoritarie di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH SI ARMA DOPO CHE L’OPPOSIZIONE RIFIUTA LA GUIDA DEL GOVERNO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 28, 2014

Arseniy Yatsenyuk e Vitaly Klichko rifiutano l’offerta del Presidente ucraino di guidare il Governo. Il Premier, Mykola Azarov, fa approvare al Consiglio dei Ministri misure che autorizzano limitazioni della libertà di movimento, l’acquisto urgente di munizioni e l’aumento del numero delle forze di polizia.

Un rifiuto totale all’inganno che, anche in caso di accettazione, non avrebbe evitato una conclusione violenta che il Governo ucraino sta per preparare. Nella giornata di lunedì, 27 Gennaio, il Leader del Partito social-popolar-democratico Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, e il Capo del Partito moderato UDAR, Vitaly Klichko, hanno rifiutato l’offerta del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di guidare il Governo rispettivamente come Premier e Vicepremier.

La decisione dei due Leader dell’Opposizione è stata comunicata prima della votazione al Parlamento delle Leggi Liberticide: una delle condizioni, assieme al ripristino della Costituzione del 2004 e al rilascio di tutti i prigionieri politici, che i dissidenti hanno posto a Yanukovych per accettare una proposta che, se recepita, avrebbe affossato per sempre l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Ancor prima della rinuncia, il Premier ucraino, Mykola Azarov, durante una seduta del Consiglio dei Ministri ha varato una serie di misure che inaspriscono la presenza dei militari che fronteggiano gli oppositori, e che già hanno provocato almeno sette vittime tra i manifestanti.

Nello specifico, le misure approvate dal Consiglio dei Ministri consentono l’imposizione del divieto di mobilità in alcune strade della capitale Kyiv, autorizzano l’uso di riserve monetarie per l’acquisto di armi e munizioni, ed aumentano di sei volte il numero di Grifony e Berkut -le due divisioni della polizia di regime- fino ad un numero di 30 Milioni di uomini.

Come riportato da alcuni esperti, le misure approvati dal Consiglio dei Ministri, che il Parlamento potrebbe facilmente ratificare, anticipano lo Stato di Guerra che, come si vocifera, Yanukovych potrebbe introdurre a breve.

Rinforzi russi per Yanukovych?

Resta poi un ragionamento sulla provenienza dei rinforzi di Grifony e Berkut, che Azarov ha dichiarato di volere attingere dai riservisti e dai miliari oggi dislocati in missioni in diverse aree del pianeta: secondo un calcolo, i riservisti e i militari immediatamente disponibili non permetterebbero di raggiungere la quota dell’aumento fissato da Azarov.

Questo calcolo confermerebbe indiscrezioni ben informate secondo le quali il Presidente Yanukovych si sta già avvalendo dei Spetsnaz russi travestiti da Berkut, il cui numero potrebbe aumentare dopo la fine della Olimpiadi invernali di Sochi.

Diversi giornalisti hanno infatti notato Berkut incapaci di comprendere l’Ucraino che cambiavano rubli -la moneta della Federazione Russa- in Hryvnie -la divisa ucraina.

Se la notizia fosse confermata, si avrebbe un’ennesima prova dell’inserimento della Russia di Putin negli affari interni di un Paese che sulla carta è ancora indipendente.

Matteo Cazzulani

SALGONO A CINQUE LE VITTIME TRA I DIMOSTRANTI IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 23, 2014

Quattro deceduti per colpi di arma da fuoco, di cui uno dopo un’esecuzione seguita ad un rapimento, mentre la restante persona è caduta dal colonnato dello Stadio della Dinamo Kyiv. Un confronto tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e i Leader dell’Opposizione non porta ad alcuna soluzione

Cinque morti e più di trecento feriti è il bilancio degli attacchi della polizia Ucraina ai manifestanti che sostengono l’integrazione dell’Ucraina in Europa. Senza contare l’alto numero di arresti adoperati dalla polizia nei confronti di quei manifestanti feriti durante i diversi tafferugli.

Nella giornata di mercoledì, 22 Gennaio, il numero delle vittime tra i manifestanti è salito a cinque in un solo giorno: come riportato dal Centro Medico presso il quartier generale dei dimostranti filo-europei, quattro dicessi sono morti a seguito di spari, di cui tre durante colluttazione, ed uno per via di un’esecuzione da parte di professionisti. Una persona è poi deceduta in seguito ad una caduta dal colonnato dello stadio della Dinamo Kyiv.

A rendere sconvolgente il quadro di una vera e propria guerra civile è la testimonianza di Ihor Lutsenko, attivista per i Diritti Umani rapito assieme a Yuri Verbitsky: sismologo 51enne trovato morto presso le campagne ucraine vicino a Borispil dopo essere stato torturato.

Lutsenko ha dichiarato di essere stato prelevato in ospedale assieme a Verbitsky, poi torturato, ed infine rilasciato, mentre il suo collega ha subito una fine peggiore per via della sua provenienza da Leopoli: la città che sta dando il più alto contributo umani alla protesta per l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Oltre ai decessi, l’attacco della polizia -testimoniato da un numero di video sempre più alto, che attestano come gli agenti delle forse speciali Berkut sparino dritto ai manifestanti e si avvalgano anche di granate- ha creato anche un problema di carattere ambientale, dal momento in cui i manifestanti, per difendersi, hanno dovuto bruciare spazzatura e copertoni di gomma, provocando enormi colonne di fumo nero tossico.

Così come da due mesi, la protesta non ha portato alcun risultato a livello politico, dal momento in cui un vertice urgente tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, il Capo del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, Andriy Klyuyev, e i tre Leader dell’Opposizione Vitaly Klichko, Arseny Yatsenyuk e Oleh Tyahnibok è finito senza alcun accordo.

L’Europa reagisce: sanzioni e conti in banca bloccati

Differente la reazione dell’Europa, che, a Davos, ha revocato l’invito al Forum Economico per il Premier ucraino, Mykola Azarov, che com tutta probabilità su consiglio del Presidente Yanukovych, ha ventilato la possibilità di avvalersi della forza per sedare la manifestazione in sostegno dell’Ucraina in Europa.

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protaszewicz, ha dichiarato che l’Unione Europea sta valutando l’ipotesi di congelare le relazioni diplomatiche con l’Ucraina, mentre il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, ha invitato ad approntare al più presto sanzioni nei confronti di quelle Autorità ucraine responsabili della violazione della Democrazia e dei Diritti Umani.

Secondo ben documentate indiscrezioni, il Governo austriaco avrebbe iniziato l’inventario dei conti in banca delle Autorità ucraine da congelare, mentre in Italia un invito alle sanzioni è stato inviato dalla Vicepresidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Patrizia Toia -Europarlamentare del PD.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA PRIMA VITTIMA DELL’AGGRESSIONE DELLA POLIZIA DOPO CHE YANUKOVYCH PRENDE IN GIRO L’OPPOSIZIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 22, 2014

È morto Serhiy Nihoyan a causa di quattro proiettili di gomma provenienti dalla polizia, che ancora spara sui manifestanti e che, forse, ha provocato anche una seconda vittima. Il Presidente ucraino non parla con l’opposizione, mentre il Premier, Mykola Azarov, ventila l’ipotesi della reazione violenta.

La polizia spara e aggredisce, mentre il Presidente si prende gioco dell’Opposizione e non ascolta i manifestanti che da due mesi protestano per l’integrazione dell’Ucraina in Europa, e ci scappa pure il morto. Nella giornata di martedì, 21 Gennaio, a Kyiv è morta la prima persona in seguito alle aggressioni della polizia a carico dei manifestanti.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, Serhiy Nihoyan, giovane militante della Regione di Dnipropretovsk, è stato freddato da quattro proiettili di gomma usati dalla polizia contro i manifestanti, come dimostrato da numerose foto e video.

Oltre al giovane Nihoyan, secondo la TV TSN ci sarebbe un’altra vittima, questa volta un manifestante caduto da una delle colonne dello stadio della Dinamo Kyiv che, oggi, si trova al centro dei combattimenti tra la polizia in assetto anti-sommossa, un gruppetto di facinorosi che ha reagito con la forza alla violenza delle forze armate, e la stragrande maggioranza dei dimostranti che mantiene una condotta nonviolenta.

Nonostante le due morti, mercoledì, 22 Gennaio, la polizia ha lanciato l’offensiva ed ha continuato a sparare contro manifestanti per rompere il presidio che da due giorni costringe le forze dell’ordine alla difensiva presso lo stadio per impedire ai manifestanti di raggiungere l’Amministrazione Presidenziale e la sede del Parlamento.

Intanto, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dimostrato di non volere avere un dialogo con l’opposizione, come invece proposto pochi giorni fa, poiché sempre martedì, 21 Gennaio, ha evitato di incontrare uno dei leader della protesta, il Capo del Partito UDAR Vitaly Klichko, mandando al suo posto il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Andriy Klyuyev.

Al posto di parlare con Klichko -che ha abbandonato il tavolo chiedendo di poter parlare sono con Yanukovych- il Presidente ha condotto un vertice sulla situazione economica con il Vicepremier Serhiy Arbuzov e con il Premier Mykola Azarov, che, alla TV russa Vesti 24, ha ventilato l’ipotesi di autorizzare l’uso della forza sui manifestanti.

Un noto giornalista costretto all’esilio volontario

Oltre ai due esponenti delle manifestazioni, un’altra vittima della repressione delle autorità ucraine è il noto giornalista Vitaly Portnikov che, sempre martedì, 21 Gennaio, ha dichiarato di avere lasciato l’Ucraina perché in timore per la sua incolumità.

Portnikov ha promesso di spiegare per bene l’accaduto, ma ha sottolineato di avere certezze di potere fare la medesima fine di Giria Gongadze: giornalista di opposizione, fondatore dell’Ukrayinska Pravda, barbaramente ucciso il 16 Novembre del 2000 per via della sua opposizione all’allora Presidente Leonida Kuchma -di cui Yanukovych è stato a lungo il delfino.

Matteo Cazzulani

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L’UCRAINA SEMPRE PIÙ DIVISA SU EUROPA, DEMOCRAZIA E DIRITTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 16, 2013

100 Mila manifestanti sostengono l’Associazione con l’Unione Europea, mentre l’Opposizione denuncia brogli nelle Elezioni Suppletive. Durante un meeting organizzato in sostegno del Presidente, Viktor Yanukovych, il Premier, Mykola Azarov, attacca l’UE sui diritti alle coppie omosessuali

In Ucraina ci sono due fazioni distinte: una maggioranza modernizzatrice che guarda all’Europa come Comunità di Valori -Democrazia, Diritti Umani, Pace e Progresso, ed una minoranza al Governo conservatrice, che vuole finire inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica della Russia di Putin per mantenere vive usanze dei secoli passati.

Nella giornata di Domenica, 16 Dicembre, più di 100 Mila hanno manifestato a Kyiv, nella centralissima Maydan Nezalezhnosti, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea durante un concerto del gruppo Okean Elzy che ha illuminato la piazza principale della capitale ucraina.

Oltre all’evento musicale pacifico, forte è stata la condanna delle opposizioni, che hanno denunciato brogli durante i concomitanti spogli delle Elezioni Suppletive, nelle quali, secondo diverse fonti, i tre Partiti di minoranza Batkivshchyna, UDAR e Svoboda sarebbero stati vittime di falsificazioni simili a quelle delle Elezioni Parlamentari del 2012.

Allora, come certificato dagli osservatori internazionali indipendenti, il Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha attuato falsificazioni su larga scala, come la compravendita dei voti in cambio di denaro e derrate alimentari, caroselli di autobus che conducono a votare le persone in più seggi per tutta la giornata, minacce e pressioni da parte di provocatori presso le urne con il beneplacito della polizia locale.

Come dichiarato dai manifestanti, che nonostante ripetute cariche della polizia dimostrano sotto bandiere ucraine ed europee dal 21 Novembre, dopo che il Presidente Yanukovych non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE -Documento che avrebbe integrato l’economia Ucraina nel mercato unico europeo- l’integrazione in Europa è vista come la possibilità di porre fine nel Paese non solo ai brogli elettorali, ma anche agli arresti di oppositori politici e pressioni sulla stampa indipendente, che hanno luogo dalla salita al potere del Capo dello Stato nel 2010.

L’altra faccia dell’Ucraina è quella che, prima del meeting dei 100 Mila per l’integrazione europea, si è radunata, quasi per ironia, in piazza Europa per dire no all’Associazione con l’UE e supportare l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e contrastare l’Europa unita sul piano economico e geopolitico.

Dal palco della manifestazione, partecipata da un centinaio di persone, trasportati dalle regioni orientali del Paese a pagamento, come riportato dall’Autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il Premier, Mykola Azarov, ha descritto l’Europa come un’entità pronta ad imporre all’Ucraina la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, contrari alla morale del clero ortodosso del Patriarcato di Mosca, al quale i militanti del Partito delle Regioni sono fedeli.

L’UE apre, ma Yanukovych da la colpa delle repressioni ad altri

Oltre all’Ucraina, a polarizzarsi è anche la politica internazionale, con l’UE e gli Stati Uniti d’America che, con due mozioni bipartisan approvate rispettivamente dal Parlamento Europeo e dal Senato USA, hanno condannato le violenze su manifestanti, giornalisti e politici dell’opposizione attuate dalla polizia di regime, senza però chiudere la porta all’integrazione economica di Kyiv in Europa.

Alle critiche dell’Occidente, pronta è stata la reazione del Presidente Yanukovych, che ha fatto ricadere la colpa sul Vicesegretario del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, Volodymyr Sikovych, sul Capo delle forze speciali di polizia di Kyiv, Valery Koriaka, e sul Sindaco della Capitale, Oleksandr Popov: dimissionati senza possibilità di reintegro.

Nel contempo, Yanukovych ha confermato la non volontà di formare l’Accordo di Associazione con l’UE, poiché le garanzie finanziarie offerte dall’Unione sono, a suo dire, troppo poco per compensare le ritorsioni commerciali applicate sull’economia ucraina dalla Russia di Putin.

La Russia si riarma

Oltre che con l’arma del commercio, la Russia, che senza inglobare l’Ucraina non può portare a compimento la restaurazione dell’impero russo nell’ex-URSS, si avvale anche delle pressioni militari sull’UE.

Come riportato dalla tedesca Bildt sulla base di foto da satellite, Putin ha dislocato batterie di missili Iskander-M nell’Enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania: una location che permetterebbe in poco tempo di colpire le città polacche, lituane, lettoni, estoni, svedesi ed anche Berlino.

La mossa, più volte annunciata, dimostra come, anche sull’Ucraina, la Russia intenda giocare con l’UE una partita decisiva per stabilire chi tra l’Europa e Mosca avrà la meglio nei prossimi anni nello spazio economico della nostro continente.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: EUROPA E USA CONDANNANO YANUKOVYCH PER LE REPRESSIONI SUI MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 11, 2013

L’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catrine Ashton, il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, e i Capi della Diplomazia di Polonia e Svezia criticano la condotta del Presidente ucraino. Risoluta la censura da parte del Dipartimento di Stato USA

Con la violenza niente integrazione nell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 11 Dicembre, il mondo politico occidentale ha duramente condannato le repressioni forzate dei manifestanti ucraini in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in UE, attuate dalla polizia speciale Berkut al diretto comando del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Nel tardo pomeriggio, l’Alto Rappresentante UE per la politica estera, Catrine Ashton, ha dichiarato, durante un incontro con il Presidente Yanukovych, che ogni uso della violenza sui manifestanti rende difficile le trattative tra Ucraina ed Europa per l’integrazione di Kyiv.

Pronta è stata la reazione anche del Ministro degli Esteri della Lituania -il Paese che detiene la Presidenza di turno dell’UE- Linas Linkevicius, che ha dichiarato la volontà di parlare di persona con Yanukovych per spiegare come la violenza sui dimostranti precluda ogni dialogo tra Kyiv e l’Europa.

Parole dure anche da parte della Polonia, un Paese tradizionalmente attento a tenere la porta aperta all’Ucraina, che, dopo la repressione delle manifestazioni, ha convocato l’Ambasciatore ucraino a Varsavia per consultazioni urgenti, in cui è stata espressa solidarietà ai manifestanti di Kyiv.

Forte anche la reazione degli Stati Uniti d’America, che, con una nota del Segretario di Stato, John Kerry, hanno descritto le repressioni ai manifestanti come un atto contrario al rispetto dei Diritti Umani ed indice dell’immaturità democratica dell’Ucraina.

Kyiv chiede soldi

Da parte sua, il Presidente Yanukovych sembra non sentire alcunché e, come ha dichiarato alla Ashton, ha confermato la sua intenzione di firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico europeo, che lo stesso Presidente ucraino ha rifiutato di firmare, generando l’ondata di protesta che ha raggiunto il milione di partecipanti.

Tranciante anche la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che, senza mezzi termini, ha richiesto all’Europa 20 Miliardi di Euro per firmare l’Accordo di Associazione come aiuto economico da parte dell’Europa.

Alle reazioni della politica seguono i fatti incresciosi originati dalle repressioni delle forze speciali di polizia ucraine su manifestanti, giornalisti e persino deputati dell’Opposizione, che, nel complesso, hanno portato a diverse centinaia i feriti e gli arrestati.

L’Opposizione, guidata dai Leader dei due principali Partiti Batkivshchyna e UDAR, Arseny Yatsenyuk e Vitaly Klichko, ha richiesto la formazione di un Governo Tecnico per la firma immediata dell’Accordo di Associazione e, successivamente, l’indizione di Elezioni Parlamentari e Presidenziali Anticipate per restituire la parola al popolo.

Come riportato da diversi sondaggi, la maggioranza degli ucraini è favorevole all’integrazione nell’UE -tra cui, sopratutto, i grandi oligarchi dell’est del Paese sponsor politici del Presidente Yanukovych.

Il Presidente ucraino ha però rifiutato la firma dell’Accordo di Associazione, e, così, ha mantenuto il Paese fuori dall’Europa nonostante l’espressa volontà del suo popolo, dimostrata dalla larghissima partecipazione alle manifestazioni in sostegno dell’UE.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA POLIZIA ATTACCA MANIFESTANTI, SEDI DI PARTITO E TV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 10, 2013

Le forze speciali di polizia Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, irrompono nella sede di Batkivschyna e del canale indipendente INTV. Il Leader dell’Opposizione, Arseny Yatsenyuk, promette la continuazione della manifestazione

Incursione nelle sedi di Partito, occupate le televisioni, malmentati i manifestanti in strada. Così ha visto il suo culmine la giornata in cui in a Kyiv le forze speciali Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, hanno avviato la repressione delle dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Alle ore 16 -ora italiana, in Ucraina erano le 17- la polizia ha dismesso con la forza i presidi che i manifestanti hanno avviato presso le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, mentre poco più tardi i Berkut hanno avviato cariche sporadiche contro i dimostranti presso il centralissimo Maydan Nezalezhnosti, dove le tende, nelle quali un milione di partecipanti alla manifestazione hanno dormito durante queste notti, sono state disarcionate.

In seguito, i Berkut hanno fatto irruzione nella sede del principale Partito di opposizione, Batkivshchyna, e nel canale indipendente INTV, dai quali sono stati sequestrati tutti i server, e dove sono stati semidistrutti porte e arredamento.

A riconoscere la paternità delle azioni sono stati i Servizi Segreti, che hanno scollegato la motivazione delle incursioni con la manifestazione in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina all’UE, bensì motivando il gesto come un’azione di normale controllo.

Differente l’opinione del Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, che ha sottolineato come l’azione sia stato un chiaro avvertimento del Presidente Yanukovych di partecipare alla Tavola Rotonda che ha accettato di indire per superare una crisi che dura oramai da più di due settimane.

Yanukovych a Kyiv come Lukashenka a Minsk

Le manifestazioni, che oltre all’ingresso dell’Ucraina in Europa richiedono anche le dimissioni di Yanukovych e del Premier, Mykola Azarov, sono iniziate dopo che il Presidente ucraino non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Yanukovych, che già una volta ha ordinato ai Berkut di intervenire con la forza picchiando manifestanti e giornalisti, non ha firmato l’Accordo di Associazione perché vuole mantenere l’Ucraina equidistante tra UE e Russia che, a sua volta, vuole inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che senza l’Ucraina non può compiersi, è destinato al successo, perché, così come avvenuto in Bielorussia, anche Kyiv è destinata ad essere inglobata nella Russia se chiude con l’UE.

Questo fatto avrebbe conseguenze non buone per l’UE, dato che, come dichiarato dallo stesso Putin, la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica -possibile solo con l’Ucraina- è concepita per disgregare l’Europa ed escluderla dalla competizione economica mondiale.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: A VUOTO IL SILURO AD AZAROV MENTRE YANUKOVYCH È IN CINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 4, 2013

Il Parlamento ucraino respinge la Mozione di sfiducia al Premier, poi lo Speaker, Volodymyr Rybak, non permette la discussione su una seconda richiesta di dimissioni che avrebbe ottenuto la maggioranza dei voti. l’opposizione decisa a chiedere al Presidente elezioni anticipate

Il viaggio in Cina del Presidente evita il siluro al Premier. Nella giornata di martedì, 3 Dicembre, il Parlamento ucraino ha respinto il voto di sfiducia al Premier, Mykola Azarov, chiesto dalle Opposizioni dopo l’uso della violenza da parte delle forze speciali di polizia sui partecipanti delle manifestazioni in supporto all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

Compatto in sostegno del Governo ha votato il Partito delle Regioni del Presidente Viktor Yanukovych, che durante il voto si è recato in Cina, dopodiché lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Rybak, ha chiuso in fretta la seduta, senza permettere l’esame della seconda Mozione di sfiducia presentata dai comunisti, su cui l’opposizione avrebbe votato a favore, permettendo, così, le dimissioni del Governo.

Durante il suo breve discorso -pronunciato in russo anziché in ucraino, come invece previsto dal Regolamento, Azarov si è scusato per l’uso della forza, ed ha accusato i manifestanti di avere provocato la reazione delle forze di polizia.

Pronta la reazione dell’Opposizione, che ha sottolineato come tra i manifestanti siano stati infiltrati dalle Autorità dei provocatori per degenerare la protesta da pacifica a violenta, ed ha dichiarato l’intenzione di marciare verso l’Amministrazione Presidenziale per chiedere al Presidente Yanukovych Elezioni Anticipate.

Obiettivo della protesta apartitica resta la firma immediata dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo, che Yanukovych ha rinunciato a firmare con una decisione unilaterale, presa senza il consenso della maggioranza degli ucraini, durante il Vertice del Partenariato Orientale UE di Vilna lo scorso 29 Novembre.

Come riportato da fonti ufficiali, la Commissione Europea ha comunque mantenuto aperta la porta all’Ucraina per la firma dell’Accordo, ed ha accettato per riprendere i colloqui con Kyiv di ricevere una delegazione del Governo ucraino capitanata dal Vicepremier, Serhiy Arbuzov.

Il Presidente guarda a Mosca

Nel contempo, il Presidente Yanukovych ha comunicato, una volta ultimata al visita in Cina, l’intenzione di recarsi a Mosca per colloqui con il suo omologo russo, Vladimir Putin, chensi oppone all’integrazione in Europa dell’Ucraina.

Putin vuole infatti inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale nello spazio ex-sovietico concepito dal Presidente russo per estendere l’egemonia della Russia nello spazio ex-URSS ed escludere l’UE dalla competizione globale internazionale.

Matteo Cazzulani