LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

TRA L’UE E LA RUSSIA L’UCRAINA SCEGLIE IL CREMLINO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 26, 2012

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento l’Accordo per l’ingresso di Kyiv nella Zona di Libero Scambio CSI assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Kygyzstan ed Armenia. Motivazioni politico-energetiche alla base dell’adesione di Kyiv al progetto di integrazione sovranazionale voluto da Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Buon viso a cattivo gioco cercando di mantenere un piede in due scarpe, ma difatti la scelta è stata compiuta e l’Ucraina punta dritto tra le braccia della Russia. Nella giornata di martedì, 24 Luglio, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento la ratifica dell’accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: un progetto ideato e voluto dalla Russia per estendere la propria egemonia economica nello spazio ex-sovietico, e consolidare lo status del Cremlino di leader politico della regione dell’ex-URSS.

Secondo il calendario dei lavori della Rada, il provvedimento sarà esaminato in una delle ultime sedute dell’attuale legislatura, dove la maggioranza, composta da un patto di ferro tra comunisti e il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui, oltre al Presidente Janukovych, appartengono anche il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha già dichiarato di votare a favore dell’ingresso di Kyiv nel progetto economico di Mosca.

La decisione di Janukovych di porre ai voti il documento per ottenerne un’approvazione certa dimostra l’avvenuta scelta di campo tra l’Europa e l’Eurasia del Presidente ucraino. Finora, il Capo dello Stato si è sempre barcamenato tra la Russia e l’Unione Europea, ed ha cercato fino all’ultimo di mantenere attuali entrambi i fronti della sua politica estera.

Tale condotta è stata attuata fino a pochi giorni dalla registrazione dell’Accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI. Nella giornata di lunedì, 23 Luglio, il Ministro degli esteri di Kyiv, Kostjantyn Hryshchenko e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, hanno firmato un documento per la facilitazione del rilascio dei visti Schengen ai cittadini ucraini.

La settimana precedente, l’Amministrazione di Janukovych ha dato enorme risalto alla conclusione della stesura del testo dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio UE-Ucraina, annunciata dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Petro Poroshenko. Tuttavia, a riguardo è pervenuta la pronta rettifica da parte della Commissione Europea, che ha sottolineato come l’entrata in vigore dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio sia strettamente legata alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Con questo documento, Kyiv avrebbe ottenuto lo status di partner privilegiato dell’UE – oggi goduto da Norvegia, Islanda e Svizzera – ma esso è stato congelato da Bruxelles per via degli arresti politici a carico degli esponenti dell’Opposizione Democratica.

E’ dinnanzi alle proteste dell’Europa per l’assenza di democrazia sulle Rive del Dnipro che Janukovych ha scelto Mosca anziché Bruxelles, ed ha portato l’Ucraina nella sfera di influenza economica di Mosca assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Armenia e Kyrgyzstan: gli altri Paesi che hanno già ratificato l’ingresso nella Zona di Libero Scambio CSI.

Oltre che ai malumori dell’Occidente dinnanzi alle repressioni a carico degli arancioni, a motivare quella che appare non solo come una scelta di campo ben precisa, ma anche come una sconfitta diplomatica delle Autorità ucraine – Janukovych ha sempre richiesto l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI previo mantenimento di una cospicua autonomia che nel documento registrato alla Rada non è prevista – sono altri due fattori.

Il primo è legato alla volontà di Janukovych di mantenere il controllo del Paese per mezzo di metodi autoritari: se Kyiv avesse optato per la piena integrazione nell’Unione Europea, il Presidente ucraino avrebbe dovuto attenersi al rispetto della democrazia e del pluralismo partitico. Nella CSI, Janukovych può invece contare sulla compagnia del dittatore bielorusso, Aljaksandr Lukashenka, del regime di Alma Ata e della stessa Russia di Putin: noti per avere in più occasioni messo a tacere il dissenso con metodi poco leciti ed imbavagliato la stampa con l’uso della forza e del terrore.

La seconda motivazione riguarda il gas. Da tempo, l’Ucraina sta cercando di ottenere dal monopolista russo, Gazprom, uno sconto sulle forniture di oro blu che oggi Kyiv, per precisa scelta politica di Mosca, paga secondo un tariffario più caro rispetto a quello imposto dal Cremlino a Paesi alleati come Germania e Francia.

In più occasioni, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha lasciato intendere che Janukovych può sperare in un ribasso delle tariffe solo in seguito a concessioni alla Russia in termini politici, come il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero fino al 2042 – concessa dal Capo dello Stato ucraino nel Maggio del 2010 in cambio di un risibile sconto sulla bolletta del gas – e, per l’appunto, l’ingresso dell’Ucraina nei progetti di integrazione sovranazionali di Mosca.

I rischi per l’Europa

La Commissione Europea ha comunicato la complementarietà tra la Zona di Libero Scambio CSI e quella tra UE ed Ucraina, ma l’ingresso di Kyiv nel progetto di Mosca rappresenta un dato politico tanto chiaro quanto pericoloso per l’interesse geopolitico del Vecchio Continente. Con l’inglobamento dell’Ucraina, la Russia può autenticarsi come una superpotenza mondiale in grado di estromettere l’Europa da un Mondo sempre più globalizzato, in cui i principali attori sono Cina, India, Sud Africa, Brasile e, sempre meno, gli Stati Uniti d’America.

Dopo quattro anni di politica estera morbida, che ha portato il faro della democrazia nel Mondo a diventare il paladino dello sterile dialogo con i peggiori dittatori della terra, senza se e senza ma, Washington ha notevolmente indebolito la sua presenza in Europa Centro-Orientale, ed ha permesso alla Russia di realizzare i propri disegni geopolitici in teatri cruciali per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea, come Caucaso e Bacino del Mar Nero.

Senza dubbio, oltre alle tendenze autoritarie, e alla nostalgia per i tempi e i costumi politici dell’Unione Sovietica, a permettere a Janukovych di scegliere Mosca anziché Bruxelles è stata anche la debolezza del Presidente USA, Barack Obama.

L’Amministrazione democratica della Casa Bianca avrebbe dovuto leggere meglio la situazione geopolitica mondiale, e comprendere che l’unica possibilità di successo per le economie dell’Occidente è il consolidamento di uno stretto asse atlantico tra Bruxelles e Washington capace di concorrere con le cosiddette economie emergenti in nome di solidi principi, come il libero mercato e il rispetto della democrazia e dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

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