LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE CAMERON AIUTA PUTIN A CONTRASTARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 8, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom prolunga in Gran Bretagna il Nordstream: gasdotto progettato per contrastare il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea. La rinuncia alla realizzazione della seconda versione del Yamal-Europa alla base della decisione

Non solo in Germania, Olanda e nel resto dell’Europa Centro Occidentale: il gas russo, con tutte le sue implicazioni geopolitiche che indeboliscono l’Europa, arriverà a grande quantità anche in Gran Bretagna. Nella giornata di mercoledì, 5 Febbraio, il monopolista statale russo del gas Gazprom ha dichiarato di avere raggiunto l’accordo per la realizzazione del prolungamento in Inghilterra del Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico nel 2012 per rifornire di gas direttamente la Germania e bypassare Paesi UE osteggiati da Mosca come Polonia, Lituania! Lettonia, Estonia e Svezia.

Come riportato dal giornale russo Vedomosti, Gazprom ha illustrato come il prolungamento alle coste inglesi del Nordstream, che ad oggi rifornisce l’Europa di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, abbia già ottenuto l’imprimatur di Finlandia, Estonia e Francia, che hanno permesso la realizzazione dell’infrastruttura nelle proprie acque territoriali.

Il prolungamento del Nordstream alla Gran Bretagna, che ha ottenuto il supporto politico del Primo Ministro britannico, David Cameron, è stato da tempo progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas dalla Russia, e per bloccare il progetto di diversificazione delle fonti di oro blu varato dalla Commissione Europea.

Per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas di Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha sostenuto la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- per veicolare in Italia dalla Grecia attraverso l’Albania gas dell’Azerbaijan, ed ha supportato la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare oro blu liquefatto da Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Gran Bretagna, che deve fare i conti con il decremento dei propri giacimenti di gas e di quelli della Norvegia, rappresenta un mercato importante per la Russia, in quanto Londra è stato il primo Paese ad avviare l’importazione dagli USA di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking che gli Stati Uniti d’America hanno iniziato a produrre in alte quantità e vendere sul mercato mondiale a prezzi stracciati.

A livello europeo, il prolungamento del Nordstream, compartecipato da Gazprom, dalla compagnia tedesca BASF, dalla francese Suez Gaz de France e dall’olandese Gasunie, permette alla Russia anche di dividere ulteriormente l’Europa tra Paesi Occidentali alleati di Mosca e quelli dell’Europa Centro-Orientale colpevoli -si fa per dire- di sostenere la politica di diversificazione delle forniture di gas dal quasi monopolio russo.

Finora, in questa geografia energetica la Gran Bretagna ha sostenuto la posizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale. Tuttavia, il prolungamento del Nordstream ha provocato un cambio nella politica energetica di Londra che, come dichiarato da ambienti conservatori, considera il gas russo necessario per la diversificazione delle forniture britanniche, senza alcuna attenzione per la situazione complessiva europea.

Come riporta l’autorevole agenzia PAP, oltre a fare emergere come la politica energetica dei Paesi UE sia priva di coordinamento e strategia comune per il bene dell’Europa, il prolungamento del Nordstream rappresenta tuttavia un ripiego dopo la rinuncia da parte di Gazprom alla realizzazione di un gasdotto dalla Russia all’Ungheria attraverso Polonia e Slovacchia.

Secondo i progetti di Gazprom, questa infrastruttura avrebbe dovuto non solo bypassare l’Ucraina -attraverso cui transitano i gasdotti che, ad oggi, riforniscono di gas russo Slovenia, Ungheria, Austria ed Italia- ma anche impedire il transito di gas russo dalla Germania in territorio ucraino attraverso le infrastrutture energetiche polacche, slovacche ed ungheresi.

Questo progetto è stato sostenuto dalle Autorità ucraine per diminuire la dipendenza dal gas della Russia, ma è stato accantonato dopo che Putin ha concesso all’Ucraina uno sconto sulla bolletta come premio per la rinuncia all’integrazione economica di Kyiv in Europa da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Contro lo shale polacco

Nonostante non sia stato realizzato, il gasdotto dalla Russia all’Ungheria -che Gazprom ha presentato come una nuova edizione del Yamal-Europa: infrastruttura che veicola il gas russo in Germania attraverso Bielorussia e Polonia- ha provocato le dimissioni in Polonia dell’allora Ministro del Tesoro, Michal Budzianowski.

Il sollevamento del Ministro Budzianowski è stato deciso dopo che Gazprom ha firmato con la compagnia intermediaria EuRoPolGaz un memorandum per la realizzazione della nuova versione del Yamal-Europa all’insaputa del Governo polacco: fatto che ha provocato le dimissioni anche dell’allora Presidente della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, Grazyna Piotrowska-Oliwa.

Budzianowski è stato uno dei più attivi nel sostenere l’avvio dello sfruttamento di shale in territorio polacco, che, secondo le stime EIA, permetterebbe alla Polonia di porre fine alla dipendenza energetica dell’UE tutta dal gas della Russia.

Matteo Cazzulani

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GERMANIA E FRANCIA RUBANO LA TAP ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 21, 2013

I contratti firmati dalla compagnia tedesca E.On e della francese Suez Gaz de France con l’Azerbaijan presuppongono il prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico in Nord Europa. Si rafforza anche la posizione di Albania, Grecia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Turchia, Belgio e Svizzera

Contratti che rafforzano un progetto energetico europeo ma mettono a serio rischio la posizione dell’Italia. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, due importanti compagnie energetiche europee hanno annunciato la firma di contratti per l’importazione di gas dall’Azerbaijan attraverso il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato dall’autorevole UPI, la compagnia tedesca E.On ha firmato un contratto per l’acquisto di 1,4 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno, mentre la francese Suez Gaz de France ha concordato l’importazione di 92 miliardi di metri cubi di oro blu dell’Azerbaijan.

Proprio l’Azerbaijan dall’accordo trae il massimo del vantaggio, in quanto è riuscito ad aprire un’importante breccia nel mercato energetico dell’Europa centro-occidentale che, finora, è stato appannaggio della sola Russia.

Positiva è anche la posizione di Germania e Francia, che possono contare sul gas dell’Azerbaijan per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas sempre dal monopolio russo.

La Turchia si rafforza come Paese di transito del gas azero ai confini dell’UE, in quanto la TAP riceve l’oro blu dell’Azerbaijan dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP-, progettato dalla Georgia alle Regioni turche occidentali.

Altro importante elemento è il rafforzamento della TAP, che è stata individuata dalla Commissione Europea come il gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Oltre a greci ed albanesi, ad essere avantaggiati dai contratti delle compagnie energetiche franco-tedesche con l’Azerbaijan sono anche Montenegro, Bosnia Erzegovina e Croazia: Paesi che importeranno il gas azero dalla TAP attraverso il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

La IAP è concepita per veicolare 5 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dall’Albania attraverso il territorio montenegrino e bosniaco fino a quello croato, dove il gasdotto confluirà nel Corridoio Nord-Sud che collega il rigassificatore di Krk, sul Mare Adriatico, con quello di Swinoujscie, in Polonia.

Nonostante le ricadute positive, ad avere la posizione più delicata è l’Italia, che rischia di passare dall’essere il Paese di approdo della TAP a diventare un mero Paese di transito, senza avere negoziato in termini contrattuali il cambio di status.

La firma dei contratti con l’Azerbaijan da parte di E.On e Suez Gaz de France conferma le indiscrezioni sul prolungamento della TAP in Svizzera, Germania, Francia, Belgio e Gran Bretagna: un disegno sostenuto dalle compagnie che compartecipano la TAP.

È probabilmente interesse del colosso britannico British Petroleum, di quello norvegese Statoil, di quello azero SOCAR, della compagnia belga Fluxys, della francese Total, della tedesca E.On e della svizzera AXPO terminare la TAP in Europa Nord-Occidentale, e non in Italia.

Da hub del gas azero a Stato di transito

Se questo dovesse accadere, l’Italia si troverebbe ridotta da principale hub in UE del gas dell’Azerbaijan a Paese di transito dell’oro blu azero in Nord-Europa, senza avere negoziato diritti di trasporto del carburante in termini economici.

Per questo, è necessario che la politica italiana vigili e, immediatamente, agisca per evitare che una grande occasione, come l’afflusso del gas azero in Europa, non diventi per l’Italia un’opportunità persa.

Matteo Cazzulani

FONTI: LA TAP VINCE SUL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 27, 2013

Il consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz sceglie il Gasdotto Trans Adriatico come principale infrastruttura per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan. Vincitori e vinti di una decisione oramai definitiva

La notizia non è definitiva, ma c’è chi canta vittoria, e chi ammette la sconfitta. Nella giornata di martedì, 25 Giugno, l’agenzia New Europe ha riportato la notizia secondo cui il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è l’infrastruttura scelta per il trasporto del gas dall’Azerbaijan in Unione Europea.

Nello specifico, la TAP è stata preferita dal consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz -il colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, quello norvegese Statoil, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total- rispetto al Nabucco.

Sempre secondo l’autorevole fonte, la scelta del Gasdotto Trans Adriatico sarebbe stata già comunicata dal Consorzio Shakh Deniz al Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, ai Paesi interessati nella realizzazione della TAP -Italia, Grecia, Svizzera ed Albania- e a quelli che sostengono il Nabucco -Austria, Romania, Ungheria, Turchia e Bulgaria.

La notizia è stata confermata da una nota della compagnia austriaca OMV, coinvolta nel Nabucco, che ha dichiarato di rispettare la decisione del consorzio Shakh Deniz, ed ha comunque ribadito l’impegno a lavorare per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa.

Anche i media della Romania, Paese in prima fila in sostegno del gasdotto dalla verdiana denominazione, hanno riportato che le possibilità di scelta della TAP sul Nabucco sono decisamente alte.

Ottimistico il parere espresso dal Governo greco, che ha dichiarato pieno sostegno alla decisione di preferire la TAP al Nabucco per il trasporto del gas azero in UE.

Positiva anche la reazione del Premier albanese, Sali Berisha, che ha sottolineato l’appoggio fornito dall’Albania alla TAP.

Concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania, la TAP è compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, dalla tedesca E.On e dalla belga Fluxys.

Il Gasdotto Trans Adriatico è supportato politicamente da Italia, Svizzera, Albania, Grecia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro.

Il Nabucco è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato economicamente dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH, dall’ungherese MMSZ e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione è appoggiato politicamente da Austria, Turchia, Romania, Ungheria, Polonia, Slovacchia, e Bulgaria.

L’UE resta dipendente dalla Russia

Se confermata, la scelta della TAP favorisce i Paesi UE del Mediterraneo -Italia, Grecia e Croazia- a ricoprire un ruolo di straordinaria importanza per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea dal monopolio di Russia ed Algeria.

Tuttavia, l’esclusione del Nabucco condanna alla totale dipendenza dalle forniture della Russia l’Europa Centrale: l’Austria è legata alle importazioni di oro blu russo per il 52% del fabbisogno nazionale, la Romania per circa l’80%, la Polonia per l’82%, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia al 99%.

L’esclusione del Nabucco da inoltre il via libera alla realizzazione del Southstream: gasdotto, contrastato dalla Commissione Europea, progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Considerato l’aumento della dipendenza dal gas della Russia, la scelta della TAP, e l’esclusione del Nabucco, è una decisione che non tutela la sicurezza energetica dell’Unione Europea per favorire non la diversificazione degli approvvigionamenti di gas, ma incrementa la presenza di Mosca nel mercato UE dell’energia.

Matteo Cazzulani

GASDOTTI: L’EUROPA CENTRALE SOSTIENE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2013

Durante il summit di Bratislava i Presidenti di Austria, Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia hanno inviato una lettera al Capo di Stato dell’Azerbaijan per il sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione. Il progetto, che coinvolge anche Polonia e Slovacchia, necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas in Europa.

Sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas per garantire la sicurezza energetica l’Europa Centrale non ha dubbi: il Nabucco è meglio della TAP. Nella giornata di Domenica, 16 Giugno, i Capi di Stato di Austria, Romania, Ungheria e Bulgaria hanno espresso pieno sostegno al gasdotto Nabucco.

Come riportato dall’agenzia UPI, a margine del Summit dei Paesi dell’Europa Centrale, a Bratislava, i Presidenti dei quattro Paesi dell’Europa Centrale hanno inviato al Capo di Stato azero, Ilham Aliyev, una lettera di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer, ha illustrato come il Nabucco consenta la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per Paesi che, oggi, sono quasi completamente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia.

Il Presidente romeno, Traian Basescu, che ha invitato i Capi di Stato dei Paesi coinvolti nel Nabucco ad esprimere pieno sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione, ha sottolineato come l’infrastruttura garantisca diversificazione delle formiture di gas anche a Polonia e Slovacchia.

Oltre al Presidente ungherese, Janos Ader, e a quello bulgaro, Rosen Plevneliev, la lettera è stata sostenuta anche dal Capo di Stato turco, Abdullah Gul.

Nabucco vs. TAP nella guerra dei gasdotti per la diversificazione delle forniture UE di gas

Il Nabucco è progettato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH,e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione conta sul sostegno politico di Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria ed Ungheria.

Il Nabucco è in concorrenza per il trasporto del gas azero con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi all’anno di oro blu in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente da Italia, Svizzera, Grecia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA LANCIA L’OFFENSIVA IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 5, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, aumenta le forniture di gas a Italia, Germania e Francia e diminuisce il prezzo dell’oro blu per ENI, Wintershall e Suez Gaz de France. In pericolo il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

Aumento delle forniture e decremento dei prezzi sono le due tecniche adottate dalla Russia per mantenere l’egemonia nel mercato del gas dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 4 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato l’intenzione di incrementare le forniture di gas all’Europa a 152 miliardi di metri cubi all’anno, dai 138 dello scorso anno, per ottenere il controllo del 32% del mercato UE dell’oro blu.

Il Vice Capo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ha dichiarato anche l’intenzione di abbassare i prezzi del gas inviato via gasdotto al colosso italiano ENI, alla compagnia francese Suez Gaz de France, e alla tedesca Wintershall, con le quali il monopolista russo avvierà anche un rapporto di stretta collaborazione per la realizzazione di nuove infrastrutture.

Tra i progetti, Medvedev ha illustrato la realizzazione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso in fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il decremento dei prezzi del gas punta ad assicurare a Gazprom il mantenimento di un’unica direttrice per l’esportazione di gas, quella dell’Europa Occidentale, dopo che il monopolista statale russo del gas sta perdendo la concorrenza con il monopolista statale del greggio, Rosneft, e con gli Stati Uniti d’America, per il controllo del crescente mercato asiatico.

La mossa di Gazprom ha conseguenze gravi per Francia, Germania e Italia, che, spinte dalle compagnie energetiche nazionali, finirebbero per incrementare la dipendenza dall’unico fornitore russo, mandando a monte i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti di gas varate dalla Commissione Europea.

Per limitare le importazioni di gas dalla Russia, Paese che si avvale delle risorse energetiche per realizzare scopi di natura geopolitica, la Commissione Europea ha progettato la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa attraverso due percorsi.

Nabucco e Gasdotto Trans Adriatico in forse

Il primo dei due gasdotti è il Nabucco, concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il Nabucco, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH, e dalla francese Suez Gaz de France, è supportato politicamente da Austria, Romania, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Turchia.

Il secondo progetto, concepito per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dalla Grecia via Albania, è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Svizzera ed Albania.

Matteo Cazzulani

NORDSTREAM: LA RUSSIA CONTRO LA RIVOLUZIONE SHALE DEGLI USA IN GRAN BRETAGNA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 22, 2013

Come riporta il portale wnp.pl, Mosca ha pianificato l’ampliamento all’Inghilterra del gasdotto concepito per incrementare il controllo del Cremlino sul mercato energetico UE. La decisione è una reazione al rafforzamento degli Stati Uniti d’America nel settore dell’energia nel Mondo.

Se l’Europa inizia a guardare allo Shale di Oltreoceano, la Russia rafforza la politica energetica europea con il classico metodo della costruzione dei gasdotti.

Nella giornata di sabato, 19 Maggio, presso l’isola di Gotland, in Svezia, ha avuto luogo una riunione del consorzio Nordstream per l’ampliamento del gasdotto russo costruito dalla Russia alla Germania sul fondale del Mar Baltico

Come riportato dal portale wnp.pl, il monopolista statale del gas russo, Gazprom, ha programmato entro il 2016 l’ampliamento dell’infrastruttura nelle acque territoriali di Finlandia, Svezia e Danimarca, oltre che di quelle di Russia e Germania.

La decisione della Russia testimonia la chiara volontà di Mosca di rafforzare la dipendenza del Vecchio Continente dalla forniture di gas del Cremlino, per reagire all’incremento della posizione degli Stati Uniti d’America nel mercato mondiale dell’energia.

Il Nordstream è stato realizzato da Mosca nel 2012 per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno dalla Russia direttamente alla Germania, bypassando Stati UE come Paesi Baltici e Polonia.

L’ampliamento dell’infrastruttura è stato concepito dalla Russia per raggiungere le coste inglesi, e rifornire del proprio gas la Gran Bretagna, ad allora legata alla produzione di oro blu interna, ed alle importazioni dalla Norvegia.

Tuttavia, la posizione della Gran Bretagna è mutata nel Marzo 2013, quando Londra ha individuato nello Shale proveniente dagli USA una soluzione per diversificare gli approvvigionamenti di gas.

Lo Shale è un gas, estratto in rocce porose poste a bassa profondità in Nordamerica mediante sofisticate tecniche di fracking, presente in USA in grandi quantità.

L’esportazione dello Shale a costi altamente convenienti -legati all’ingente presenza in diversi Stati USA- porterà gli Stati Uniti d’America ad imporsi nel mercato energetico mondiale nel 2018, con particolare forza in Asia.

L’interesse della Gran Bretagna allo Shale USA ha spinto la Russia ad implementare il Nordstream per imporre l’egemonia energetica russa in Unione Europea, e frammentare l’UE al suo interno.

Vecchioeuropei ed ecologisti la lobby filorussa in UE

Contestato dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, il Nordstream è stato appoggiato, e sponsorizzato presso la Commissione Europea, dalla compagnia energetica tedesca E.On, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Secondo le stime, l’infrastruttura sarà alimentata dal carburante estratto nell’Oceano Artico, dove la Russia sta combattendo una guerra fredda contro Canada e Stati Uniti d’America.

Inoltre, per contrastare l’avvio dell’esportazione di Shale, i russi, secondo diverse indiscrezioni, appoggiano movimenti ecologisti spinti a protestare contro lo sfruttamento di gas non convenzionale per motivi di carattere ambientale.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA ED AZERBAIJAN SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 24, 2013

Atene inserisce clausole volute dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, per ottenere il controllo della compagnia nazionale greca. L’Azerbaijan ancora in corsa per garantire la diversificazione delle forniture di oro blu all’Europa

Una partita per il controllo del sistema energetico europeo che si sta combattendo nel cuore della Civiltà mediterranea. Nella giornata di lunedì, 22 Aprile, il Governo greco ha eliminato l’obbligo di imporre un deposito del 20% non rimborsabile per concorrere alla scalata della compagnia nazionale DEPA.

Come riportato da Natural Gas Europe, il Governo greco ha anche deciso di approvare una clausola per la restituzione del capitale investito alla compagnia vincitrice della scalata alla DEPA in caso di uscita della Grecia dalla Zona Euro.

Come riportato da Natural Gas Europe, ambo i provvedimenti sono stati fortemente voluti dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, interessato alla presa di possesso della DEPA.

Per Gazprom, la Grecia rappresenta un obiettivo importante per implementare l’espansione in Unione Europea ed incrementare la posizione di monopolio nel mercato energetico dell’UE -che ad oggi dipende dalle importazioni di gas dalla Russia per il 40% del fabbisogno continentale.

A contendere la scalata alla DEPA a Gazprom è il colosso energetico azero SOCAR, che ha avanzato un’offerta alla compagnia nazionale greca per garantire la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Questa infrastruttura, sostenuta dal Governo greco, è concepita dalla Commissione Europea per veicolare in Italia gas dall’Azerbaijan partendo dalla Grecia attraverso l’Albania, con lo scopo di diversificare le fonti di approvvigionamento dal monopolio di Russia ed Algeria.

Una decisione necessaria per fermare la crisi economica

La Grecia è costretta a cedere la DEPA per ripianare i debiti contratti per le operazioni di salvataggio del Paese nel corso della crisi economica.

Alla corsa alla compagnia greca solo inizialmente hanno preso parte il colosso italiano ENI e la compagnia francese Suez-Gaz de France, che poi si sono ritirate.

Matteo Cazzulani

GAS: L’EUROPA CENTRALE TRA LIBERALIZZAZIONI ‘FILOEUROPEE’ E NAZIONALIZZAZIONI ‘FILORUSSE’

Posted in Guerra del gas, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria by matteocazzulani on April 2, 2013

L’Ungheria concede il controllo dei gasdotti nazionali al colosso statale MVM, mentre la Repubblica Ceca favorisce un consorzio tedesco-canadese ad un’ente ceco. La Lituania e la Polonia applicano alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico per diversificare le forniture di oro blu, e con la Romania vanno avanti sullo Shale.

In Europa Centrale c’è chi guarda all’Europa, chi ad Oltreoceano, e chi alla Russia. Nella giornata di lunedì, Primo di Aprile, il colosso energetico statale ungherese MVM ha rilevato il controllo della gestione della compravendita e della distribuzione del gas in Ungheria dalla compagnia tedesca E.On.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, l’operazione è stata varata dal Premier, Viktor Orban, per conferire al Governo di Budapest un più forte potere contrattuale con il monopolista russo del gas, Gazprom, e, di conseguenza, rafforzare i legami con la Russia.

Il Premier Orban di recente ha definito la Russia un partner economico e politico indispensabile per Budapest, e, nel 2012, ha portato l’Ungheria tra i Paesi sostenitori della costrizione del Southstream: gasdotto progettato da Gazprom per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas di Mosca -da cui l’UE già dipende per il 40% del proprio fabbisogno nazionale.

La nazionalizzazione della compravendita di gas in Ungheria è anche un’operazione economica che ha fruttato un lauto guadagno nelle casse dello Stato: nel 2005, la E.On ha pagato al Governo 2,5 Miliardi di Euro, mentre ora ha ottenuto dalla MVM solo 1,2 Miliardi di Euro.

Sul piano politico, la manovra di Orban è però contraria al Terzo Pacchetto Energetico UE: legge emanata dalla Commissione Europea per separare l’ambito della compravendita del gas con quello del trasporto dell’oro blu,

Il Terzo Pacchetto Energetico ha la finalità di evitare la creazione di monopoli, e di porre fine all’egemonia di colossi extraeuropei nel mercato dell’energia del Vecchio Continente.

In linea con la Legge UE ha agito la Repubblica Ceca, in cui la compagnia Net4Gas, incaricata della gestione della distribuzione del gas, è stata venduta dall’ente tedesco RWE alle compagnie assicurative Allianz e a quella canadese Borealis.

La vendita del controllo dei gasdotti nazionali della Repubblica Ceca al consorzio tedesco-canadese, che ha fruttato alla RWE 1,2 Miliardi di Euro, ha impedito il rafforzamento della posizione della compagnia energetica ceca EPH nella gestione dei gasdotti dell’Europa Centrale.

Nel 2012, la EPH ha infatti acquistato per 2,9 Miliardi di Euro dalla E.On e dalla compagnia francese Suez-Gaz de France il 49% della compagnia SPP, incaricata della gestione dei gasdotti della Slovacchia.

La vendita della SPP alla EPH è stata sostenuta dal Premier slovacco, Robert Fico, in cambio dell’impegno da parte della compagnia ceca sul mantenimento di un prezzo basso del costo del gas applicato alla popolazione.

Vilna e Varsavia a sostegno dell’Europa

Così come la Repubblica Ceca, in Europa Centrale anche la Lituania ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico per diminuire la dipendenza dal gas della Russia, che ad oggi copre il 99% del fabbisogno nazionale di Vilna.

Nel Marzo 2013, il Governo lituano ha creato la Amber Grid: una compagnia incaricata di rilevare il 76% delle azioni dell’ente nazionale Lietuvos Dujos, finora possedute dalla E.On e da Gazprom.

La Lituania ha inoltre implementato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda che, come preventivato dalla Legge UE, consente di immettere nel mercato unico europeo gas liquefatto proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Così come la Lituania, per realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico anche la Polonia ha varato la costruzione di gasdotti per unire il sistema infrastrutturale energetico di Varsavia con quello degli altri Paesi dell’Europa Centrale.

La Polonia è a che attiva nella realizzazione del Corridoio Nord-Sud: conduttura concepita, con il sostegno della Commissione Europea, per unificare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk, entrambi in fase di realizzazione.

Polonia, Romania e Lituania in prima fila sullo Shale

La Polonia ha inoltre implementato la ricerca dello Shale: gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità, ad oggi estratto con sofisticate tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Secondo gli studi, il territorio polacco contiene una riserva consistente di Shale tale da permettere a Varsavia di porre fine alla dipendenza dalla Russia, le cui forniture di gas naturale coprono oggi l’82% del fabbisogno energetico polacco.

In Europa Centrale, interessata allo Shale, oltre che la Polonia, ed anche la Lituania, è la Romania, il cui Premier, Victor Ponta, ha tolto la moratoria precedentemente imposta sullo sfruttamento di gas non convenzionale.

Ponta ha argomentato la decisione con la necessita di diversificare le fonti di approvvigionamento di Bucarest, e di garantire all’Europa una possibile soluzione alla forte dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero.

La Romania ha anche sostenuto apertamente la realizzazione del Nabucco: gasdotto concepito per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dall’Azerbaijan, che la Russia è intenzionata a bloccare con il Southstream per evitare di perdere il monopolio sul mercato dell’energia europeo.

Matteo Cazzulani

GAS: ORBAN E PONTA CONTINUANO NELLA CROCIATA PER LA RIDUZIONE DELLE TARIFFE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2013

Il Parlamento ungherese destina all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia, controllata dal Premier conservatore, la decisione sulla diminuzione della bolletta per l’energia del 10%. Il Capo del Governo romeno avvia consultazioni con le popolazioni locali sullo shale

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Se la Corte dice no, la decisione passa all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia. Nella giornata di giovedì, 14 Marzo, un alto numero di deputati del Partito moderato Fidesz, la forza politica di maggioranza in Parlamento, ha rigettato la sentenza con la quale la Corte Municipale per il Controllo dell’Energia Ungherese ha annullato la decisione del Premier, Viktor Orban, di tagliare del 10% la bolletta del gas per la popolazione.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, i deputati hanno votato per il conferimento della responsabilità della decisione all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia, in cui Capo è nominato direttamente dal Premier.

Il 6 Gennaio 2012, un Decreto del Governo ha imposto il taglio delle tariffe del 10% per reagire all’aumento sproporzionato delle tariffe per gas, elettricità e riscaldamento imposte ai cittadini negli ultimi due anni.

Le principali compagnie energetiche colpite dal decreto, la francese Suez-Gaz de France e la tedesca RWE, hanno esposto ricorso presso la Corte che, infine, ha condannato il Governo.

Più conciliante è stata la posizione presa dalla Romania, l’altro Paese UE in cui il Governo è intervenuto in maniera decisa per aiutare la popolazione a pagare le bollette con la creazione di un fondo sociale di 600 Milioni di Dollari, voluto dal Premier socialista, Victor Ponta.

Per reperire le risorse necessarie alla costituzione del fondo, il Governo romeno ha aumentato la pressione fiscale sul surplus di carburante sfruttato dagli enti energetici impegnati in Romania -la Romgaz e l’austriaca OMV- ed anche sulle compagnie, come Suez-Gaz de France e la tedesca E.On, che gestiscono la distribuzione del gas.

Oltre a misure dirette, il Premier Ponta ha anche dato il via libera definitivo allo sfruttamento dei giacimenti domestici di shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, ad oggi estratto con moderne tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Per fare fronte all’opposizione di una parte della popolazione preoccupata per presunti impatti ambientali delle operazioni di sfruttamento, il Premier Ponta ha avviato consultazioni pubbliche assieme con il Ministro dell’Economia, Varujan Vosganian, ed esponenti del colosso statunitense Chevron, incaricato della ricerca dello shale in Romania.

La Romania con l’Europa, l’Ungheria con la Russia

Per abbassare il prezzo del gas per la popolazione, la Romania ha anche sostenuto con forza la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Lo scopo del Nabucco è quello di diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di oro blu dalla Russia -che coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE- e, così, evitare l’imposizione di alte tariffe per l’acquisto di gas da parte di Mosca.

Differente è stata la decisione dell’Ungheria che, dopo un primo sostegno al Nabucco, nel Novembre 2012, in seguito ad una visita tra il Presidente Russo, Vladimir Putin, e il Premier Orban, ha concesso pieno supporto al Southstream.

Questo gasdotto è stato concepito dalla Russia, con la totale opposizione della Commissione Europea, per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste meridionali russe tramite il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia.

Lo scopo geopolitico del Southstream è quello di aumentare la dipendenza dell’Europa alle forniture di gas della Russia e, nel contempo, bloccare il progetto della Commissione Europea volto a veicolare gas direttamente dall’Azerbaijan per diminuire il monopolio detenuto da Mosca in ambito energetico.

Matteo Cazzulani

GAS: ESTONIA E LETTONIA DICONO NO AL RIGASSIFICATORE DI GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 24, 2013

Tallinn e Riga contrarie alla realizzazione di un terminale LNG realizzato dal monopolista statale russo in Finlandia. Favorevoli invece ai tre rigassificatori progettati dall’Unione Europea per diminuire la dipendenza dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale dall’egemonia della Russia.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Sì all’indipendenza energetica del Baltico e dell’Europa, no all’infiltrazione della Russia nei progetti che garantiscono l’emancipazione di Stati UE dal gas di Mosca. Nella giornata di giovedì, 21 Febbraio, Estonia e Lettonia hanno espresso forte contrarietà al coinvolgimento del monopolista statale russo del gas, Gazprom, nella realizzazione di un rigassificatore atto a consentire ai Paesi Baltici la diminuzione della dipendenza dagli approvvigionamenti di gas della Russia -che ad oggi coprono circa il 90% del fabbisogno nazionale estone, lettone e lituano.

Nello specifico, il Ministro dell’Economia estone, Juhan Parts, ha criticato il progetto di costruzione di un terminale LNG a Inkoo, in Finlandia, da parte di due compagnie energetiche controllate da Gazprom: la finlandese Gasum e la estone Vorgutenuus.

“Tallinn vuole rendersi indipendente dal monopolista che, ad oggi, controlla la totalità degli approvvigionamenti di gas estoni -ha dichiarato Parts- si tratta di un obiettivo nazionale strategico”.

Concorde con il collega estone è il Ministro dell’Economia lettone, Daniels Pavljuts, che, come riportato dalla Reuters, ha posto l’attenzione sulla necessità di realizzare i due altri progetti di rigassificatori che, con il sostegno dell’Unione Europea, non prevedono la compartecipazione di Gazprom: il terminale LNG di Tallin, e quello di Klaipeda.

Il rigassificatore di Inkoo -compartecipato da Gazprom- deve essere collegato con la città di Paldiski, in Estonia, tramite un gasdotto che veicola il gas dalla Finlandia ai Paesi Baltici.

Il rigassificatore di Tallinn, in fase avviata di realizzazione, è compartecipato dalle compagnie Elering AS, Talina Sadam e Vopak LNG Holding.

Quello di Klaipeda, in Lituania, è stato concepito sulla base di un pre-accordo tra il Governo lituano e la compagnia norvegese Hoeg LNG.

Ai due progetti va aggiunto il rigassificatore polacco di Swinoujscie, concepito dalla Polonia, sempre con il sostegno della Commissione Europea, per importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Dalla Pomerania -regione dove si trova Swinoujscie- il gas sarà poi inviato in Lituania e Lettonia per mezzo del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura sostenuta apertamente sempre dalla Commissione Europea.

Una risposta al divide et impera del Cremlino in Europa

Il bisogno di diversificare le forniture di gas da parte dei Paesi Baltici è dovuto all’utilizzo dell’energia da parte della Russia per la realizzazione di scopi di natura geopolitica, come il mantenimento dell’egemonia di Mosca sull’Europa, e il contrasto alla creazione di un’Unione Europea veramente forte e unita sul piano estero ed energetico.

Dimostrazione del comportamento della Russia è data dalla realizzazione del Nordstream: gasdotto costruito nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 miliardi di metri cubi di gas direttamente la Germania.

Questa infrastruttura, compartecipata da Gazprom e da alcune tra le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente come la tedesca E.On, la francese Suez Gas de France, e l’olandese Gasunie, bypassa Paesi Baltici e Polonia, e impedisce una comune iniziativa in ambito energetico da parte dell’UE.

Il Nordstream infatti stabilisce un rapporto privilegiato tra il Cremlino e i Paesi dell’Europa Occidentale, ed obbliga gli Stati dell’Europa Centro-Orientale a sottostare al diktat energetico di Mosca, accettando tariffari onerosi pur di soddisfare il fabbisogno di gas per case private ed industrie.

Matteo Cazzulani