LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia invita l’Ucraina nella NATO 

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on December 19, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, invita il suo collega ucraino, Petro Poroshenko, a partecipare al vertice NATO di Varsavia. La Polonia concede un prestito per le riforme e assistenza energetica con l’esportazione del gas liquefatto da Swinoujscie all’Ucraina.  





Varsavia – Sicurezza, finanza, energia. Questi sono stati i temi principali della visita del Presidente della Polonia, Andrzej Duda, in Ucraina, dove, nella giornata di martedì, 15 Dicembre, ha incontrato in Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. La visita è stata caratterizzata dall’invito all’Ucraina a partecipare al vertice NATO di Varsavia, che Duda ha ufficialmente rivolto a Poroshenko per aiutare Kyiv ad integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche.

Oltre all’invito al vertice NATO, Duda ha preannunciato la concessione di un credito di 4 miliardi di Zloty -circa 1 miliardo di Euro- per aiutare l’Ucraina ad implementare le riforme anticorruzione -necessarie per ottenere la liberalizzazione del regime dei visti Schengen, un obiettivo al quale Kyiv ambisce da tempo- e per risollevare un’economia fortemente indebolita dalla guerra con la Russia nel Donbas.

A proposito dell’occupazione russa del Donbas, e dell’annessione armata della Crimea alla Russia, Duda ha ribadito il pieno sostegno della Polonia all’integrità territoriale ucraina. I due Presidenti hanno anche criticato il raddoppio del Nordstream -gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu russo direttamente in Germania attraverso il fondale del Mar Baltico- in quanto questo progetto bypassa sia i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale, che l’Ucraina, ad oggi il principale stato di transito del gas russo in UE.

Sempre a proposito di energia, Duda ha offerto all’Ucraina la possibilità di usufruire del rigassificatore di Swinoujscie -recentemente realizzato per importare nel mercato polacco gas liquefatto dal Qatar- per diversificare le forniture di gas, e rendere così non necessario l’acquisto di energia dalla Russia. Tuttavia, per realizzare questo punto è necessaria la realizzazione dell’Interconnettore polacco-ucraino, un’infrastruttura che il Governo polacco ha già messo in preventivo.

Soddisfazione per le proposte di Duda è stata espressa da Poroshenko, che ha ringraziato la Polonia per il sostegno politico, morale ed economico in un momento particolarmente difficile per l’Ucraina. Simili apprezzamenti sono stati espressi anche dal Premier Yatsenyuk, sopratutto in merito al sostegno energetico che la Polonia intende dare all’Ucraina.

Un nuovo periodo nei rapporti polacco-ucraini

Con la visita, Duda e Poroshenko hanno inaugurato un nuovo capitolo delle relazioni polacco-ucraine, storicamente basate sulla lungimirante dottrina elaborata nel secondo dopoguerra, a Parigi, da Jerzy Giedroyc e dei pubblicisti di Kultura. Questa dottrina prevede che l’esistenza di un’Ucraina indipendente ed amica dei suoi vicini è condizione necessaria per la sicurezza e la pace della Polonia, degli altri Paesi della regione e dell’Europa tutta.

Nello specifico, la presentazione di iniziative concrete in ambito fiscale ed energetico ha segnato l’avvio di una collaborazione pragmatica tra Polonia ed Ucraina, dopo anni in cui la partnership strategica polacco-ucraina è stata onorata spesso solo a parole.

Dopo l’epoca dell'”attivismo costruttivo” per l’emancipazione dell’Ucraina durante l’epoca della Presidenza del socialista polacco Aleksander Kwaśniewski e dell’Amministrazione ucraina di Leonid Kuchma, i rapporti polacco-ucraini hanno toccato il picco più alto con l'”era romantica” tra il Presidente polacco conservatore Lech Kaczyński e l’Amministrazione ucraina del filo europeo Viktor Yushchenko, sorta dopo la Rivoluzione Arancione del 2004.

Con l’elezione del moderato Bronisław Komorowski in Polonia e di Viktor Yanukovych in Ucraina nel 2010, le relazioni polacco-ucraine hanno vissuto uno stallo a causa del progressivo disinteresse di Varsavia nei confronti dell’Europa Orientale e del regresso democratico ucraino che ha portato agli arresti politici della leader dell’Opposizione Democratica Yulia Tymoshenko e di altri esponenti del dissenso a Yanukovych.

Ora, a seguito del ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014, e con l’elezione di Duda -che ha posto la creazione di un’alleanza regionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, di cui fa l’arte anche l’Ucraina, come priorità della sua politica estera- Polonia e Ucraina hanno un’opportunità imperdibile per rafforzare la loro partnership e garantire la sicurezza in Europa.

Tra Varsavia e Kyiv restano, tuttavia, alcune tematiche dirimenti, come la memoria storica inerente alle stragi perpetrate da ambo le parti nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale. 

Per questa ragione, Duda e Poroshenko hanno preannunciato la creazione di un Comitato Consultativo tra le due Amministrazioni per limare le differenze di vedute sulla questione.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Advertisements

Ucraina: Putin passa alla Fase Due nell’Est del Paese

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 8, 2014

Manipoli di separatisti filorussi occupano l’Amministrazione Regionale di Donetsk ed i centri di potere di Kharkiv e Luhansk, e dichiarano l’indipendenza da Kyiv dell’est ucraino russofono. La polizia ucraina riporta la situazione alla normalità a Kharkiv mentre Autorità ucraine e statunitensi sottolineano come l’azione sia stata attivamente incoraggiata da Mosca per ledere all’integrità territoriale dell’Ucraina

Prima con l’occupazione militare della Crimea, poi con la presa di possesso dei palazzi del potere delle città dell’est russofono, ma non russofilo, dell’Ucraina. Queste sarebbero le due fasi della strategia messa a punto dal Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per disgregare l’Ucraina e avvicinare le regioni meridionali ed orientali -le più ricche del Paese- alla Russia.

Nella giornata di lunedì, 7 Aprile, circa una cinquantina di manifestanti filo-russi hanno occupato l’Amministrazione Regionale di Donetsk e, dopo avere sostituito la bandiera ucraina con quella russa, ed avere privato i Consiglieri Regionali del loro mandato, hanno dichiarato la nascita della Repubblica Popolare del Donbas.

Simili azioni a quella di Donetsk, dove i separatisti hanno invocato l’intervento militare della Russia a loro tutela, sono avvenute anche nelle altre due città dell’est dell’Ucraina: Luhansk e Kharkiv, dove, secondo fonti ben informate, a dare manforte ai poco numerosi manifestanti filo-russi locali sono arrivati rinforzi dal Donbas e della adiacente Regione di Zaporizhzhya.

Pronta è stata la reazione delle Autorità ucraine che, senza provocare morti né feriti, hanno ripreso il controllo della situazione a Kharkiv, mentre a Donetsk e a Luhansk hanno dato il via ad un’azione anti-terrorismo che ha portato al blocco delle strade principali e all’isolamento degli edifici occupati dai separatisti.

Come dichiarato dal Presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turchynov, le azioni dei separatisti fanno parte della seconda fase del progetto di aggressione politica della Russia all’Ucraina, volto a disgregare il Paese non più con l’invasione militare, come accaduto in Crimea, bensì con il supporto ad azioni secessioniste nelle Regioni ucraine più ricche.

Simile è stato il commento del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha evidenziato come i russi abbiano fomentato i sentimenti separatisti della popolazione russofona delle Regioni orientali del Paese che, a differenza di quello che riporta la propaganda di Mosca, mai è stata discriminata dall’Ucraina.

Ancor più radicale è stato il commento del Portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, che, per conto degli Stati Uniti d’America, ha sottolineato come le azioni dei separatisti nell’est dell’Ucraina abbiano agito in base ad una precisa provocazione di Mosca e che, come dimostrato da diverse fonti, alcuni manifestanti siano stati finanziati dalla Federazione Russa di proposito per destabilizzare il Paese.

Gli ucraini dell’est non sono russofili

In risposta alla provocazione della Russia, che continua a mantenere consistenti reparti del suo esercito ai confini orientali dell’Ucraina, a pochissima distanza dalle città occupate dai separatisti, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha ventilato la possibilità di imporre nuove sanzioni economiche e commerciali per esponenti di spicco della Federazione Russa.

La NATO, a sua volta, ha limitato l’ingresso nei propri quartieri generali ad esponenti militari russi, ed ha provveduto a rafforzare la presenza militare in Polonia, Estonia e Romania.

L’azione dei separatisti a Donetsk, Kharkiv e Luhansk è stata attuata con il preciso scopo di presentare le regioni russofone del Paese come anche russofile: un sottile misunderstanding, a cui alcuni media italiani hanno dato risonanza, su cui di sovente la propaganda russa ha giocato per negare l’esistenza di uno Stato e di un popolo ucraino.

A dimostrare come a manifestare per l’annessione alla Russia sia solo una sparuta minoranza della popolazione dell’est ucraino è il ruolo ricoperto da Rinat Akhmetov: oligarca della metallurgia, famoso per essere stato uno dei principali finanziatori dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych, che si è offerto di mediare tra i manifestanti e la polizia pur di riportare ordine nelle due città ed evitare l’intervento militare di Mosca.

Gli oligarchi temono che l’annessione dell’est dell’Ucraina alla Federazione Russa comporti la perdita di quell’impero economico che essi si sono costruiti approfittando delle concessioni di favore e della protezione politica dei Presidenti da loro finanziati, come, oltre a Yanukovych, anche Leonid Kuchma, Leonid Kravchuk, e in parte anche Viktor Yushchenko.

Simile opinione a quella degli oligarchi è quella dimostrata dalle centinaia di dimostranti che, durante l’occupazione militare della Crimea, hanno manifestato contro l’intervento della Russia in Ucraina e in favore del mantenimento dell’integrità territoriale del Paese.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: SCHULZ FA PROPRIE LE RICHIESTE DI SANZIONI DEL PD

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 27, 2014

Il Presidente del Parlamento Europeo invita l’Europa ad essere protagonista per una mediazione tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e l’opposizione, ma non esclude misure punitive per quegli ucraini che sono responsabili del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel caso i colloqui non andassero a buon fine. Accolte le richieste inviate dal Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, dopo la sua missione a Kyiv.

Un’Europa protagonista che cerca la mediazione ma che non ha paura di imporre sanzioni per chi non rispetta la Democrazia e i Diritti Umani. Nella giornata di Domenica, 26 Gennaio, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha dichiarato che le Istituzioni Europee sono pronte ad imporre sanzioni nei confronti di quelle autorità ucraine responsabili delle aggressioni armate nei confronti di manifestanti, politici e giornalisti, che hanno provocato minimo sei morti e diverse centinaia di arrestati.

Nello specifico, il Presidente Schulz, intervistato dalla Deutsche Welle, ha dichiarato che le sanzioni interessano il blocco dei conti bancari delle Autorità ucraine e la mancata concessione dei visti per l’Area Schengen, dove queste personalità mantengono ingenti capitali finanziari ed immobili.

Nella sua intervista, il Presidente del Parlamento Europeo ha dichiarato che l’Unione Europea sarà parte attiva nel processo di mediazione tra le autorità e i manifestanti, per cercare, prima di imporre sanzioni, di trovare una soluzione pacifica tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e gli oppositori, senza che le forze speciali di polizia Berkut continuino a mietere vittime.

Il modello, come ha spiegato Schulz, è quello della Rivoluzione Arancione del 2004, quando l’UE ha ricoperto un ruolo fondamentale per la risoluzione pacifica di un’impasse politica tra il regime semi-dittatoriale dell’allora Presidente Leonid Kuchma -che guardacaso appoggiava la corsa alla Presidenza dell’attuale Capo di Stato Yanukovych- e il campo democratico guidato da Yulia Tymoshenko -una delle più di cento vittime di casi di giustizia selettiva in Ucraina, che allora supportava la candidatura alla Presidenza di Viktor Yushchenko.

Le dichiarazioni di Schulz recepiscono in maniera soddisfacente l’appello lanciato dal Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, Gianni Pittella che ha incontrato a Kyiv i manifestanti ucraini, la figlia di Yulia Tymoshenko e la giornalista barbaramente picchiata Tetyana Chornovol per dare loro la solidarietà delle Istituzioni UE, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei e del Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi.

Pittella, dopo avere illustrato la necessità che l’Europa abbia una posizione forte nella questione ucraina, ha richiesto alle Istituzioni Europee l’imposizione di sanzioni per quelle Autorità ucraine che si macchiano del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, e, nel contempo, ha richiesto la liberalizzazione dei visti Schengen per quegli ucraini che desiderano viaggiare, lavorare e trasferirsi in UE.

Tusk parla con l’opposizione

L’invito di Schulz, che come Pittella appartiene al Gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, a un ruolo più attivo dell’Europa è stato recepito dal Premier polacco, Donald Tusk, che, sempre Domenica 26 Gennaio, ha intrattenuto una conversazione telefonica con il Leader del Partito social-popolar-democratico di opposizione Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, a cui il Presidente Yanukovych ha offerto la guida del Governo.

Tusk, possibile Candidato del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea, ha dichiarato pieno sostegno ai democratici ucraini, ed ha richiesto una soluzione pacifica di un conflitto che, se continuerà a generare morti, porterà l’Ucraina alla catastrofe.

Il Premier polacco ha infine informato Yatsenyuk in merito alla politica che l’UE ha approntato per l’Ucraina, ed ha invitato il Leader in pectore di Batkivshchyna -che sostituisce l’incarcerata Tymoshenko- a prendere tutte le decisioni opportune per un accordo utile e vantaggioso con il Presidente Yanukovych.

Matteo Cazzulani

ULTIM’ORA. IN UCRAINA SIAMO ALLO STATO DI GUERRA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 11, 2013

Le forze speciali di polizia caricano i manifestanti per l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea, e picchiano persino giornalisti e Deputati. Notte di ferro, fuoco e sangue con una decina di feriti e una cinquantina di arrestati

Manganellate, cariche e teste sanguinanti sono il mezzo con cui il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha deciso di porre fine alle manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. Il culmine della violenza è stato raggiunto nella notte tra martedì, 10 Dicembre, e mercoledì, 12 Dicembre, quando le forze speciali di polizia Berkut -che agiscono alle dirette dipendenze del Presidente Yanukovych- hanno caricato a Kyiv i manifestanti, percuotendo addirittura alcuni Deputati dell’Opposizione.

Nulla da fare per i dimostranti, nonostante il Servizio d’Ordine composto dai Veterani ucraini della Guerra in Afghanistan: manifestanti, giornalisti e persino i politici dell’Opposizione sono stati ripetutamente percossi durante i più di cinque tentativi da parte della polizia di sgomberare il centrale Maydan Nezalezhnosti e la via Instytutska.

A metà di una notte di ferro e fuoco, il bilancio è di almeno una decina di feriti e una cinquantina di arrestati, che si vanno a sommare al centinaio di contusi e trattenuti dalla polizia dei giorni scorsi, quando, sempre i Berkut, hanno aggredito i dimostranti, senza nemmeno distinguere tra donne, adolescenti ed operatori della stampa.

Oltre agli attacchi alla folla, nella giornata di lunedì 9 Dicembre i Berkut hanno persino effettuato un’irruzione nella sede del principale partito di opposizione Batkivschyna, dove i server somo stati sequestrati, ed hanno occupato la sede della tv indipendente INTV.

A rendere ancora più amara la situazione è stato l’invito ai manifestanti di Yanukovych a partecipare ad una Tavola Rotonda per superare la crisi, a cui, tuttavia, hanno preso parte solo l’attuale Presidente e gli ex-Capi di stato Leonid Kravchuk, Leonid Kuchma e Viktor Yushchenko.

“Le incursioni alle sedi di Partiti e tv, e le violenze sui dimostranti, sono il modo in cui Yanukovych invita l’opposizione a partecipare alle sue Tavole Rotonde” ha dichiarato il Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, commentando la mancata volontà del Presidente ucraino di includere nella tavola rotonda rappresentanti UE indicati dai manifestanti.

Kyiv vuole l’Europa. Yanukovych solo il potere

Le manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa, a cui partecipano fino a un milione di cittadini, sono iniziate lo scorso 21 Novembre, quando il Presidente Yanukovych ha rifiutato di firmare l’Accordo di Associazione UE: un Documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Yanukovych ha preferito non ascoltare il suo popolo pur di ottenere soldi dall’UE in cambio dell’integrazione e mantenere una posizione di neutralità tra l’Europa e la Russia di Putin, che vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per ristabilire l’egemonia russa nello spazio ex-URSS.

Perché Kyiv è necessaria per l’UE

Se Yanukovych nega ancora l’integrazione dell’Ucraina in Europa, Kyiv è destinata ad essere inglobata nell’Eurasia di Putin: un disegno che, come dichiarato dallo stesso Presidente russo, è progettata per eliminare l’UE dalla competizione nell’economia mondiale.

Oltre che un danno geopolitico per l’Europa, la repressione alle manifestazioni in favore dell’UE in Ucraina rappresenta una palese violazione della democrazia e dei diritti umani, di cui Yanukovych ha già dimostrato di essere campione.

Dalla sua salita al potere nel 2010, il Presidente ucraino ha esautorato il Parlamento dei poteri, accentrato il controllo dello Stato nelle sue mani, arrestato una dozzina di esponenti dell’Opposizione, falsificato le Elezioni Parlamentari del 2012 e quelle Amministrative del 2010.

Matteo Cazzulani

20131211-023240.jpg

20131211-023333.jpg

20131211-023409.jpg

20131211-023425.jpg

20131211-023447.jpg

ULTIM’ORA. IN UCRAINA SIAMO ALLO STATO DI GUERRA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 11, 2013

Le forze speciali di polizia caricano i manifestanti per l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea, e picchiano persino giornalisti e Deputati. Notte di ferro, fuoco e sangue con una decina di feriti e una cinquantina di arrestati

Manganellate, cariche e teste sanguinanti sono il mezzo con cui il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha deciso di porre fine alle manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. Il culmine della violenza è stato raggiunto nella notte tra martedì, 10 Dicembre, e mercoledì, 12 Dicembre, quando le forze speciali di polizia Berkut -che agiscono alle dirette dipendenze del Presidente Yanukovych- hanno caricato a Kyiv i manifestanti, percuotendo addirittura alcuni Deputati dell’Opposizione.

Nulla da fare per i dimostranti, nonostante il Servizio d’Ordine composto dai Veterani ucraini della Guerra in Afghanistan: manifestanti, giornalisti e persino i politici dell’Opposizione sono stati ripetutamente percossi durante i più di cinque tentativi da parte della polizia di sgomberare il centrale Maydan Nezalezhnosti e la via Instytutska.

A metà di una notte di ferro e fuoco, il bilancio è di almeno una decina di feriti e una cinquantina di arrestati, che si vanno a sommare al centinaio di contusi e trattenuti dalla polizia dei giorni scorsi, quando, sempre i Berkut, hanno aggredito i dimostranti, senza nemmeno distinguere tra donne, adolescenti ed operatori della stampa.

Oltre agli attacchi alla folla, nella giornata di lunedì 9 Dicembre i Berkut hanno persino effettuato un’irruzione nella sede del principale partito di opposizione Batkivschyna, dove i server somo stati sequestrati, ed hanno occupato la sede della tv indipendente INTV.

A rendere ancora più amara la situazione è stato l’invito ai manifestanti di Yanukovych a partecipare ad una Tavola Rotonda per superare la crisi, a cui, tuttavia, hanno preso parte solo l’attuale Presidente e gli ex-Capi di stato Leonid Kravchuk, Leonid Kuchma e Viktor Yushchenko.

“Le incursioni alle sedi di Partiti e tv, e le violenze sui dimostranti, sono il modo in cui Yanukovych invita l’opposizione a partecipare alle sue Tavole Rotonde” ha dichiarato il Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, commentando la mancata volontà del Presidente ucraino di includere nella tavola rotonda rappresentanti UE indicati dai manifestanti.

Kyiv vuole l’Europa. Yanukovych solo il potere

Le manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa, a cui partecipano fino a un milione di cittadini, sono iniziate lo scorso 21 Novembre, quando il Presidente Yanukovych ha rifiutato di firmare l’Accordo di Associazione UE: un Documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Yanukovych ha preferito non ascoltare il suo popolo pur di ottenere soldi dall’UE in cambio dell’integrazione e mantenere una posizione di neutralità tra l’Europa e la Russia di Putin, che vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per ristabilire l’egemonia russa nello spazio ex-URSS.

Perché Kyiv è necessaria per l’UE

Se Yanukovych nega ancora l’integrazione dell’Ucraina in Europa, Kyiv è destinata ad essere inglobata nell’Eurasia di Putin: un disegno che, come dichiarato dallo stesso Presidente russo, è progettata per eliminare l’UE dalla competizione nell’economia mondiale.

Oltre che un danno geopolitico per l’Europa, la repressione alle manifestazioni in favore dell’UE in Ucraina rappresenta una palese violazione della democrazia e dei diritti umani, di cui Yanukovych ha già dimostrato di essere campione.

Dalla sua salita al potere nel 2010, il Presidente ucraino ha esautorato il Parlamento dei poteri, accentrato il controllo dello Stato nelle sue mani, arrestato una dozzina di esponenti dell’Opposizione, falsificato le Elezioni Parlamentari del 2012 e quelle Amministrative del 2010.

Matteo Cazzulani

20131211-023240.jpg

ARRESTATO A NAPOLI TESTIMONE CHIAVE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 5, 2012

Mykola Melnychenko ha rivelato la prova più importante a sostegno del coinvolgimento dell’ex-Presidente Leonid Kuchma nell’omicidio del giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana. Ora tocca alle Autorità italiane decidere se estradarlo in Ucraina per una condanna certa o in USA per tutelare un teste delicato

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Libertà di stampa e spionaggio sono le tematiche che si mescolano in un capitolo oscuro della storia ucraina tutt’altro che chiuso. Nella giornata di sabato, 4 Agosto, presso l’Aeroporto di Napoli, le forze di polizia italiane hanno arrestato Mykola Melnychenko: ex-guardia del corpo del Presidente Leonid Kuchma, in carica alla guida dello Stato dal 1994 al 2004.

La motivazione del fermo imposto dalla polizia di frontiera italiana è legato ad un mandato di cattura internazionale emanato dalle autorità ucraine per abuso d’ufficio, pubblicazione di documenti secretati, ed ottenimento irregolare di notizie delicate per l’interesse nazionale.

Melnychenko è infatti il testimone-chiave nel procedimento per l’omicidio Gongadze: coraggioso giornalista, fondatore del sito di informazione indipendente Ukrayinska Pravda, noto per la sua strenua opposizione a Kuchma e al regime semi-dittatoriale da lui instaurato in Ucraina, barbaramente assassinato la notte del 16 Novembre 2000 presso Kyiv.

Melnychenko, che al tempo dell’assassinio di Gongadze è stato membro dello staff di sicurezza di Kuchma, dopo qualche tempo ha rivelato alla stampa registrazioni magnetiche che testimonierebbero il coinvolgimento di Kuchma nell’omicidio del giornalista di opposizione di origine georgiana.

La comparsa dei “nastri Melnychenko” ha causato una scia di proteste di piazza contro l’establishment presidenziale che ha portato il testimone ad abbandonare il Paese per riparare negli USA, dove, per qualche anno, ha ottenuto asilo politico.

In seguito all’arresto a Napoli, l’avvocato difensore di Melnychenko non esclude la sua estradizione negli Stati Uniti d’America: tra l’Italia e gli USA esiste infatti un accordo per la protezione dei testimoni.

Tuttavia, non è escluso che dall’Italia Melnychenko possa essere rispedito in Ucraina, dove ad attenderlo c’è un processo sicuro organizzato da una magistratura che, come dimostrato dal caso di Yulia Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, è stata a più riprese contestata dalla Comunità Internazionale di essere poco indipendente dalla linea dura imposta dal Presidente, Viktor Yanukovych: l’erede politico di Kuchma.

Un anno dalla detenzione di Yulia Tymoshenko

In attesa della decisione delle Autorità italiane – chiamate a risolvere una patata bollente non da poco – nella giornata di Domenica, 5 Agosto, ricorre il primo anniversario della reclusione in carcere della Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro, nota in Occidente per avere guidato nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, è stata arrestata durante il processo celebrato a suo carico per la firma di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato: prima ancora che un verdetto ne certificasse la colpevolezza.

Rinchiusa nel Carcere di massima sicurezza Lukyanivsky di Kyiv, la Tymoshenko è stata privata della possibilità di concordare la linea difensiva coi suoi avvocati. Dopo un processo in cui l’arringa è stata privata di ogni diritto, i testimoni hanno appurato l’innocenza dell’imputata, e le prove presentate dall’accusa sono risultate palesemente irregolari – alcune di esse addirittura datate il 31 Aprile! – la Tymoshenko è stata condannata in definitiva l’11 Ottobre a sette anni di detenzione in isolamento più tre di interdizione alla vita politica.

Il ricorso in Appello è stato rigettato tra le polemiche della Difesa e della comunità internazionale, che ha definito l’Ucraina un Paese in preda ad un sorprendente regresso democratico.

L’esame del procedimento in Cassazione è invece ancora fermo alle fasi preliminari: i giudici stanno facendo di tutto per portare l’imputata in carcere, malgrado la Tymoshenko sia impossibilitata a muoversi dal letto per una seria ernia al disco a lungo trascurata dalle autorità carcerarie.

In seguito all’arresto di Yulia Tymoshenko, la Commissione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un accordo con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera.

Critiche per la svolta autoritaria impressa all’Ucraina sono state rivolte al Presidente Yanukovych anche da Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, Canada, Australia, NATO, ONU, e principali ONG internazionali indipendenti come Freedom House e Amnesty International.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: AL VIA LA CAMPAGNA ELETTORALE CON AGGRESSIONE A UN GIORNALISTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 31, 2012

Presentate le liste dei candidati alle consultazione parlamentare da parte del Partija Rehioniv e dell’Opposizione Unita Bat’kivshchyna, con qualche sorpresa e molte conferme. Aggredito il noto reporter della Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Nayem, prima del congresso del Partito del Potere, al quale non hanno potuto partecipare i rappresentanti della stampa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Prima una collisione tra la sua moto e la potente Escort nera, poi la lite vis a vis con una guardia del corpo di un parlamentare, culminata con il sequestro illegale dell’Iphone con cui il noto cronista della Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Nayem, aveva filmato l’accaduto. E’ con questa scena che nella giornata di lunedì, 30 Luglio, si è aperto il Congresso del Partija Rehioniv, nel quale il partito del potere – a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, quasi tutti i Ministri e i governatori degli enti locali – ha stabilito i nomi da inserire nella lista che concorrerà alle prossime Elezioni Parlamentari.

Ospiti sgraditi della kermesse sono stati i giornalisti. Oltre all’aggressione a Nayem – che già in passato è stato minacciato direttamente dal Presidente Janukovych per avere indagato sull’utilizzo del danaro pubblico da parte del Capo dello Stato per la costruzione della lussuosa villa a Mezhyhir’ja – gli operatori della stampa si sono visti negare l’ingresso nell’enorme edificio affittato dal Partija Rehioniv a Kyiv.

Solo i delegati hanno potuto potuto entrare. Essi, dopo circa mezz’ora, hanno potuto visionare la composizione della lista compilata precedentemente dal politbiuro e, in perfetto stile sovietico, hanno ratificato la decisione con una votazione bulgara.

Tra i primi candidati del listino del Partija Rehioniv figurano il Premier, Mykola Azarov, il Vicepremier, Serhij Tihipko, il Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, Andrij Kljujev, e il Capogruppo in Parlamento, Oleksandr Jefremov. A sorpresa, al secondo posto del listino è stata inserita la cantante Tajisa Povalij, che ha dedicato il suo discorso di investitura ad una dichiarazione di assoluta fedeltà al Presidente Janukovych: presente al Congresso nonostante il ruolo di garante della Costituzione da lui ricoperto avesse previsto la sua assenza.

Totalmente differente è apparsa la situazione nel Congresso dell’Opposizione Democratica, che si presenta alle urne come Opposizione Unita “Bat’kivshchyna” – “Patria” in ucraino. La presentazione del listino – composto anch’esso nelle sedi di partito e ratificato all’unanimità dei delegati – è avvenuta in strada, con la presenza della stampa, nel cuore del mattino a pochi passi dal Parlamento, dove poche ore più tardi è stata convocata una seduta plenaria urgente.

A guidare la lista dell’Opposizione Unita sarà Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro e carismatica leader della Rivoluzione Arancione, di recente arrestata per motivi politici. Seguono l’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, l’ex-Vice Premier Oleksandr Turchynov, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: anch’egli detenuto in carcere dopo un processo politico dalla dubbia regolarità.

A sorpresa, l’Opposizione Unita – che con tutta probabilità vedrà cancellata la candidatura della Tymoshenko e di Lucenko per via della loro reclusione – ha candidato anche la moglie dell’ex titolare del dicastero degli Interni, Iryna Lucenko, e il Direttore della televisione TVi, Mykola Knjazhyc’kyj, su cui di recente le Autorità ucraine hanno aperto un fascicolo che potrebbe portare alla chiusura di uno dei pochi canali indipendenti rimasti in Ucraina.

Oltre alla presentazione dei nominativi che compongono le liste, i congressi sono stati anche l’occasione per l’illustrazione dei programmi che le due principali forze politiche – date dai sondaggi appaiate a circa il 20% ex aequo – intendono realizzare in Parlamento. Il Partija Rehioniv, che Governa dal Marzo 2010, ha promesso l’innalzamento del PIL al 5%, stabilità finanziaria e politica, miglioramento dell’immagine dell’Ucraina nel Mondo, e l’integrazione di Kyiv sia con la Russia che con l’Europa.

L’Opposizione Unita ha invece promesso la lotta ad ogni forma dei monopolio in ogni settore dell’economia nazionale, detassazione nei confronti della popolazione, innalzamento degli stipendi minimi per alcune categorie – impiegati, medici, insegnanti ed accademici – facilitazione dell’erogazione dei crediti per gli agricoltori, procedura di impeachment per il Presidente Janukovych, e ripresa del cammino di integrazione con l’Europa con la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – che Bruxelles ha congelato dopo l’arresto politico della Tymoshenko.

L’incognita dei brogli, dell’uninominale e il precedente del 2002

Le Elezioni Parlamentari ucraine rappresentano anche un importante test per l’Ucraina, a cui sono legati i destini geopolitici di Kyiv. Infatti, se la consultazione dovesse essere caratterizzata da brogli ed irregolarità a favore delle Autorità governative – come già accaduto nel corso delle Amministrative del 2010 – l’Ucraina vedrebbe chiusa per sempre la possibilità di entrare in Europa e di avvicinarsi all’Occidente in tempi brevi.

Qualora la consultazione dovesse svolgersi in maniera regolare, a decidere la maggioranza politica potrebbe essere l’esito della consultazione nei i collegi uninominali, nei quali sono eletti la metà dei Parlamentari. Molti tra i candidati indipendenti che prendono parte alla consultazione possono infatti scegliere se entrare a far parte di una o dell’altra coalizione.

Nel 2002, l’ultimo anno in cui in Ucraina si è votato con simile sistema, i candidati eletti nell’uninominale hanno aderito in massa allo schieramento filo-presidenziale, e hanno così consegnato all’allora Capo di Stato, Leonid Kuchma, la maggioranza nonostante le urne avessero consegnato più voti al Partito di opposizione liberale e filo-occidentale Nasha Ukrajina, guidato dal futuro presidente arancione Viktor Jushchenko.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA CONTESTA L’UCRAINA: IL PARTITO DI JANUKOVYCH ABBANDONA I LAVORI

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 16, 2012

La Commissione interparlamentare UE-Ucraina approva una risoluzione che invita Kyiv all’approvazione delle riforme, e critica le autorità ucraine per l’uso della magistratura per finalità politiche. L’appello del Commissario all’Integrazione e all’Allargamento Stefan Fule a mantenere attivo il vettore europeo

Il Commissario Europeo per l’Integrazione e la Politica di Partenariato, il ceco Stefan Fure

Dall’Ucraina, l’Europa si aspetta fatti, e non promesse propagandistiche. Questo è l’invito rivolto ai deputati ucraini dal Commissario Europeo all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, intervenuto nel corso della seduta della Commissione Interparlamentare UE-Ucraina di giovedì, 14 Giugno.

Secondo il politico ceco, per continuare il processo di integrazione nelle strutture UE, l’Ucraina deve dimostrare progressi in tre ambiti: svolgimento di elezioni libere e regolari con la partecipazione degli esponenti dell’Opposizione Democratica oggi incarcerati, astensione dall’impiego del sistema giudiziario per finalità politiche con lo scopo di imbavagliare il dissenso, e realizzazione nel breve tempo di riforme in campo economico in grado di avvicinare Kyiv ai parametri dell’Occidente.

Inoltre, il Commissario UE non ha concordato con l’opinione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che in una recente dichiarazione ha ritenuto necessaria una pausa di riflessione nel dialogo tra l’Ucraina e l’Unione Europea dopo le numerose critiche, rivolte dalla Comunità Internazionale alle Autorità di Kyiv, in seguito al perdurare della detenzione di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko.

“Non bisogna più perdere tempo nel cercare ogni volta di giustificare le brutte figure dell’Ucraina sulle prime pagine dei principali giornali – ha dichiarato Fule nel corso della seduta, come riportato dall’autorevole Radio Liberty – Invece, è meglio avviare una discussione su come dimezzare i tempi per la realizzazione delle riforme”.

La seduta della Commissione, che ha valore meramente consultivo, è terminata con l’approvazione di una risoluzione con cui le Autorità ucraine sono state contestate per l’uso politico della magistratura, e la sistematica repressione del dissenso politico interno.

A votare il documento sono stati tutti i Parlamentari Europei e i Deputati della delegazione ucraina appartenenti all’Opposizione Democratica. Contrari, invece, quelli del Partija Rehioniv: il Partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Presidente Janukovych, il Premier Azarov, e la maggior parte dei Ministri.

Essi hanno abbandonato i lavori in segno di protesta contro la volontà di inserire nel documento un’invito al Capo di Stato ucraino a liberare la Tymoshenko, e hanno duramente contestato il Vice-Presidente della Commissione: l’esponente dell’Opposizione Democratica, Borys Tarasjuk.

“Tarasjuk ha abusato dei suoi poteri per mettere in votazione un documento vergognoso che discredita l’immagine dell’Ucraina in Europa – riporta una nota del Partija Rehioniv – Egli avrebbe dovuto ascoltare le proposte dei membri della delegazione ucraina appartenenti alla maggioranza parlamentare”.

Pronta la risposta di Tarasjuk che, ottenuta la solidarietà dei colleghi UE, ha ricordato come la Commissione approvi le risoluzioni a maggioranza, ma cerchi sempre di trovare un compromesso tenendo conto dei differenti punti di vista.

“Riporto il parere dei colleghi europarlamentari, secondo cui il comportamento degli esponenti del Partija Rehioniv è stato a dir poco strano – ha dichiarato Tarasjuk – purtroppo, la scelta di abbandonare i lavori dimostra che il Partito del Potere non è in grado di trovare compromessi, e non accetta altre opinioni se non le proprie”.

Il Parlamentare britannico: “L’Ucraina di Janukovych è un regime autocratico simile a quello di Kuchma”

Significativo è il parere del Parlamentare Europeo britannico Charles Tannock, che ha sottolineato come la riunione della Commissione interparlamentare sia stata caratterizzata da toni particolarmente critici nei confronti dell’Ucraina e del regresso democratico dimostrato dal Presidente Janukovych. Inoltre, l’esponente Tory ha evidenziato come Kyiv, sul piano politico, sia molto simile ai regimi autocratici al potere in Russia, Bielorussia e Centro-Asia.

“C’è una totale mancanza di fiducia nei confronti dell’Ucraina – ha dichiarato Tannock a Radio Liberty – le relazioni tra Bruxelles e Kyiv di oggi assomigliano a quelle del periodo Kuchma, quando l’allora Presidente ucraino ha perso di credibilità in Europa in seguito all’omicidio del giornalista indipendente Heorhij Gongadze”.

Matteo Cazzulani

4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

AUNG SAN SUU KYI E JULIJA TYMOSHENKO: DONNE CHE LOTTANO PER LA DEMOCRAZIA

Posted in Birmania, Ukraina by matteocazzulani on April 2, 2012

La guida del Movimento Popolare per la Democrazia in Birmania, vincitrice delle elezioni suppletive di Domenica, Primo di Aprile, e la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, detenuta per avere guidato il dissenso al Presidente Viktor Janukovych, come due esempi di coraggio femminile e di attaccamento costante alla libertà e ai valori dell’Occidente

La Leader del Movimento Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi

La democrazia si tinge di rosa: oggi in Birmania, ieri, e forse anche un Domani, in Ucraina. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, la Leader del Fronte Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi, ha portato la sua forza politica alla netta vittoria nelle elezioni suppletive con cui il regime di Rangoon ha posto fine a venticinque anni di impasse politica, durante i quali l’Opposizione non è stata ammessa ad alcuna consultazione elettorale.

Un successo quasi plebiscitario – nel suo collegio, la carismatica politica ha ottenuto l’89% dei consensi – che ha visto il Regime dei militari battuto anche nelle roccaforti tradizionalmente a esso fedeli, ma che, dato il carattere limitato dei seggi messi in palio, non servirà a mutare la situazione del Parlamento, in cui il governo mantiene comunque una salda maggioranza.

Ciò nonostante, quella di Aung San Suu Kyi è una dimostrazione di come la tenacia e l’attaccamento ai valori di libertà e democrazia possono, prima o poi, trionfare. La leader politica birmana, figlia del leggendario generale Aung San, ha passato 15 anni agli arresti domiciliari per essersi opposta a un regime che si è reso protagonista di una sistematica violazione dei diritti umani, di una censura sulla stampa, che ha portato la Birmania all’isolamento internazionale, e che ha registrato addirittura casi di violenza su donne appartenenti alle minoranze etniche.

Con il suo coraggio, e la logica nonviolenta da lei sempre adoperata, la San Suu Kyi è riuscita a fendere questa cortina di buio, ha riacceso le speranze degli elettori – che vedono in lei la paladina della libertà, della democrazia e del progresso – e ha portato l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America a togliere le sanzioni imposte alla Birmania, nonostante quelle di Domenica non siano state consultazioni pienamente libere.

Il pavone giallo su sfondo rosso – il simbolo del Movimento Popolare per la Democrazia della San Suu Kyi – ricorda molto l’arancione che in Ucraina nel 2004 è stato adottato da un’altra donna, Julija Tymoshenko, per protestare pacificamente contro i brogli elettorali e realizzare un processo democratico che, dopo dodici anni di mancato sviluppo del Paese, e 5 anni di involuzione sotto il secondo mandato del presidente Leonid Kuchma, ha reso Kyiv capitale di un Paese libero, democratico, rispettoso dello stato di diritto e pienamente in linea con i parametri occidentali in merito a pluralismo partitico e libertà di stampa.

Tuttavia, questa parentesi europea dell’Ucraina è durata, a singhiozzo, solo un quinquennio: i contrasti in seno alla coalizione arancione tra la Tymoshenko, Primo Ministro per tre legislature, e il Presidente, Viktor Jushchenko, hanno dissipato un notevole patrimonio di consenso ottenuto durante la Rivoluzione nonviolenta del 2004 da parte di un popolo che ha visto nel Capo dello Stato, e ancor più nella carismatica Guida del Governo, paladini di democrazia, giustizia, Europa e Indipendenza dell’Ucraina.

Nel 2010, le Elezioni Presidenziali sono state vinte da Viktor Janukovych, l’avversario sconfitto dalla Rivoluzione Arancione, che, dopo soli pochi mesi, ha accresciuto i suoi poteri a spese di quelli del Parlamento, ha falsificato le Elezioni Amministrative, e ha avviato una campagna di controllo sui media e di arresti politici a carico di esponenti di spicco del campo democratico, tra cui la Tymoshenko: rimasta sempre sua Leader.

Costei, l’11 Ottobre 2011, dopo un processo palesemente irregolare, è stata condannataa sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica, per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse statali.

La situazione dell’Ucraina di Janukovych non è ai livelli della Birmania dei generali – a Kyiv non avvengono violenze sulle donne appartenenti alle minoranze etniche – ma il controllo sulla stampa, l’imprigionamento degli esponenti dell’Opposizione, la limitazione del dissenso, e l’isolamento internazionale – dopo essersi visto congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, il Capo di Stato ucraino è stato ripetutamente ignorato dai suoi colleghi mondiali in ogni occasione pubblica – sono elementi in comune tra Kyiv e Rangoon.

Anche l’Europa ha la sua San Suu Kyi

L’aggravante, dal punto di vista europeo e italiano, risiede nel fatto che l’involuzione democratica di cui è stata vittima la Tymoshenko ha colpito un Paese fondamentale per l’indipendenza energetica e la sicurezza nazionale degli Stati dell’UE: dall’Ucraina transita l’89% del gas con cui è soddisfatto il fabbisogno italiano e il 70% di quello europeo, e la presenza a Kyiv di un regime democraticamente immaturo e isolato internazionalmente, com’è quello di Janukovych, non risiede nell’interesse geopolitico del Vecchio Continente.

Altresì, Julija Tymoshenko è stata condannata per avere firmato accordi con cui, nel Gennaio 2009, ha convinto la Russia a ripristinare l’invio di gas verso l’Europa – che Mosca ha precedentemente tagliato per mettere in difficoltà il governo filo-europeo degli arancioni – ha mantenuto il possesso ucraino sui propri gasdotti nazionali, e ha garantito all’Europa l’afflusso dell’oro blu necessario per dare linfa all’economia di Bruxelles e per scaldare le case degli europei.

E’ anche per questa ragione che non è peregrino auspicare per la Tymoshenko una parabola politica simile a quella coronata dalla San Suu Kyi, affinché, in un Mondo sempre più libero, al sorriso della tenace guida del Fronte Popolare per la Democrazia birmano si possa aggiungere quello dell’altrettanto carismatica Leader dei democratici ucraini – nonché, per le ragioni illustrate, paladina dell’indipendenza energetica europea.

Per la Leader politica ucraina non sarà facile superare i sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale di periferia – a cui potrebbero sommarsene altri dodici: per via di un secondo processo montato a suo carico per evasione fiscale – ma, forse, l’esempio della Signora – com’è chiamata la San Suu Kyi in patria – potrà servire alla Lady di Ferro ucraina – come invece è stata battezzata la Tymoshenko – come motivazione in più per resistere, e progettare l’arresto di un processo di involuzione democratica che sta colpendo un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani