LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

RUSSIA: L’ELECTION DAY FA TREMARE PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on September 9, 2013

Il Candidato dell’Opposizione, Alexei Navalny, ottiene un buon risultato nelle elezioni comunali di Mosca, nonostante la campagna mediatica del Cremlino volta a discreditarlo. Gli oppositori vincono a Yekaterinburg.

Da Mosca arriva un risultato ineccepibile, come la vittorie delle opposizioni al Presidente russo, Vladimir Putin. Nella giornata di Domenica, 8 Settembre, il candidato dell’opposizione, Alexei Navalny, ha ottenuto il 29% dei consensi nelle Elezioni Comunali di Mosca, contro il 51% riscosso dall’esponente sostenuto dal Cremlino, Sergei Sobyanin.

A rendere straordinaria la vittoria è stata la difficoltà incontrata da Navalny nel combattere contro il Cremlino, che ha scatenato media e sistema giudiziario contro il candidato delle opposizioni.

Navalny, che nelle ultime elezioni presidenziali ha sfidato Putin, dove ha ottenuto il 7% dei consensi, ed ha guidato le proteste nonviolente che, nel Dicembre 2012, hanno portato migliaia di persone a manifestare contro il Cremlino, è stato contrastato da una feroce campagna mediatica.

A pochi giorni dall’avvio della campagna elettorale, Navalny è stato arrestato per furto di legna, poi rilasciato in seguito a partecipate manifestazioni di piazza organizzate in suo sostegno a Mosca e a San Pietroburgo.

A rendere la corsa di Navalny ulteriormente complicata è stata anche la caratura dell’avversario Sobyanin, che, de facto, ha esercitato le funzioni di sindaco della Capitale da quando, nel 2012, è stato nominato da Putin al posto del dimissionario Yuri Luzhkov, noto per le sue posizioni omofobe e razziste.

Ciononostante, Navalny non si è abbattuto, ed ha realizzato una campagna elettorale porta a porta, che gli è valsa il consenso di giovani, professionisti colti ed intellettuali.

Il risultato di Navalny porta anche al tramonto definitivo di comunisti, nazionalisti e socialdemocratici: opposizioni-marionetta create da Putin per mascherare il suo regime agli occhi del Mondo con una pseudo-democrazia

Oltre che a Mosca, nota per essere la roccaforte delle opposizioni, il dissenso a Putin ha vinto anche a Yekaterinburg, dove il candidato Yevgeniy Royzman ha ottenuto una decisa maggioranza.

Diverso invece il quadro delle altre regioni e città dove si è votato durante l’election day, nelle quali a vincere, senza sorprese, sono stati i candidati di Russia Unita, il Partito di Putin.

Il Cremlino perde consensi

La sconfitta di Putin segna un momento topico per la Russia, dove è ben chiaro il supporto crescente dato dalla popolazione agli esponenti dell’opposizione.

Il voto a Navalny, e agli altri candidati del dissenso a Putin, è infatti un segnale di aperta opposizione al Cremlino che mina le Autorità russe dal suo interno, come già è stato dimostrato dalle manifestazioni di piazza del 2012.

Seppur circoscritto alla sola Mosca e a Yekaterinburg, la vittoria delle opposizioni è un piccolo passaggio verso l’evoluzione di una Russia autoritaria, illiberale e a tratti persino xenofoba come quella di Putin, ad un Paese che guarda finalmente alla democrazia e al modello occidentale di difesa dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: GAZPROM TAGLIA LE FORNITURE ANCHE AL SINDACO “RIBELLE”

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 25, 2012

Il monopolista russo del gas pone fine all’invio di oro blu all’unica città governata da un Primo Cittadino non appartenente al Partito del Presidente Putin. Continua l’accerchiamento energetico di Polonia e Ucraina e la divisione dell’Unione Europea tra Paesi privilegiati e Stati avversati per ragioni politiche

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un codice etico per ripulire le coscienze e meglio apparire dinnanzi alla Comunità Occidentale. Nella giornata di martedì, 24 Luglio, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha deciso l’adozione di un modus operandi interno all’azienda basato sulla trasparenza e sulla correttezza.

Come riporta un comunicato ufficiale, il monopolista russo intende avviare una lotta alla corruzione, al nepotismo, e all’infiltrazione della politica nel sistema di governo dell’azienda. Nello specifico, presso Gazprom saranno vietate le assunzioni su raccomandazione, e il possesso da parte dei dipendenti e dei soci di azioni di altri enti energetici concorrenti al grande monopolista.

Nonostante le buone intenzioni, Gazprom ha tuttavia dimostrato di non avere intenzione alcuna di mettere in pratica le linee guida adottate con il solenne comunicato “etico”. Tuttavia, il monopolista del gas è rimasto il braccio politico del Cremlino, di cui le Autorità russe continuano a servirsi con estrema puntualità per realizzare i propri scopi sia sul piano interno che su quello estero.

Lunedì, 23 Luglio, la città di Jaroslav è stata privata dei rifornimenti di gas, dell’elettricità e persino dell’acqua calda. A nulla è servito l’appello del Sindaco, Jevhenij Urlashov, che ha chiesto invano al Presidente, Vladimir Putin, un intervento urgente per permettere alla città di riavviare le proprie attività, ed evitare il nascere di proteste di piazza contro le precarie condizioni.

Quello di Jaroslav è il primo caso di utilizzo politico dell’arma energetica anche sul piano interno. Urlashov è infatti l’unico Primo Cittadino di un centro abitato russo ad essere riuscito a battere il Candidato del Partito del Potere, Russia Unita, a cui appartiene il Presidente Putin, il Primo Ministro, Dmitrij Medvedev, tutti i Ministri e i Sindaci delle altre città.

Nonostante il riconoscimento formale dell’elezione di Urlashov, Russia Unita ha promesso fin da subito una pronta risposta, e ha promesso alla “città ribelle” un’adeguata risposta in tempi brevi.

Sul piano estero, il caso più evidente della condotta politica di Gazprom è quello dei rapporti con la Polonia, a cui il monopolista russo impone un tariffario per l’importazione di gas superiore a quello applicato a Paesi geograficamente più lontani, ma politicamente più vicini a Mosca, come Germania e Francia.

Sempre lunedì, 23 Luglio, il monopolista russo ha dichiarato la non-volontà di concedere sconti al colosso polacco PGNiG per non privare il Cremlino di una carta preziosa con cui ricattare la Polonia sul piano politico e, sopratutto, per non creare un precedente che possa giocare a favore dell’Ucraina.

Similmente alla PGNiG, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz è infatti scontenta dell’alto tariffario che è costretta a pagare, e, a più riprese, ha richiesto una revisione dei contratti a Gazprom, senza tuttavia riuscire a sbloccare la situazione.

Come riportato dal Kommersant” Ukrajina, Gazprom considera polacchi e ucraini due popoli energicamente accerchiati e, quindi, di secondaria importanza nella rinegoziazione dei contratti con i principali enti del Vecchio Continente.

A pesare sulla posizione di Varsavia e Kyiv è la costruzione del NordStream: un gasdotto ubicato sul fondale del Mar Baltico, realizzato da una joint venture composta da Gazprom, dalla compagnia nazionale tedesca E.On, da quella francese Suez-Gaz de France e da quella olandese Gasunie per trasportare gas russo dalla Russia alla Germania, e bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino come, per l’appunto, Polonia, Ucraina e Lituania.

La Coppa dei Campioni per mascherare un disegno politico anti-europeo

La condotta di Gazprom non può non riguardare l’Europa e, in modo particolare, l’Italia. Il monopolista russo del gas detiene infatti il controllo dell’80% del gas inviato in Unione Europea per soddisfare il fabbisogno dei 27 Paesi membri, e, in virtù di una politica orientata al mantenimento dell’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente, gestisce anche buona parte dei gasdotti di Stati UE, quali Germania, Slovacchia, Austria e Francia.

Per ingraziarsi l’opinione pubblica dell’Europa, e nascondere la politica discriminatoria attuata nei confronti di Polonia, Ucraina e Lituania per dividere l’UE al suo interno, di recente Gazprom ha ottenuto la sponsorizzazione della UEFA Champions’ League: una mossa di notevole importanza, in quanto il monopolista russo avrà il diritto di porre il proprio marchio a corredo di ogni partita della manifestazione continentale di calcio più importante e più seguita dagli sportivi.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA AL VOTO: LA SORPRESA SLOVENA, LA CONFERMA CROATA, LA FURBIZIA RUSSA

Posted in Balcani, Russia by matteocazzulani on July 1, 2012

Colpo di scena in Slovenia, con i progressisti davanti ai moderati. Conferma della annunciata vittoria del centrosinistra in Croazia. Ancora repressioni nella Russia di Putin

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Il gusto della democrazia ed il cinismo della repressione. Questo lo scenario politico di Domenica, 4 Dicembre, giorno in cui si è votato contemporaneamente per il rinnovo dei Parlamenti in Slovenia, Croazia, e Russia. Tre scenari differenti, dominati da emozioni, colpi di scena, ma manche brutali conferme.

Sorpresa per il risultato sloveno, dove ad avere la meglio è stata Slovenia Positiva: partito di centro-sinistra fondato da poco dal sindaco di Lubiana, Zoran Jankovic, popolare non solo come guida storica della capitale – rieletto nel 2010 dopo la prima investura nel 2006 – ma anche per avere guidato la catena di supermercati Mercator. Sarà lui, con il 29,6% dei consensi, ad avere la responsabilità di tenere fuori la Slovenia da una crisi dell’Euro che, dopo Grecia, Spagna, Italia, ed Irlanda, rischia di colpire l’unico Stato Balcanico ad avere adottato la divisa unica.

Nulla da fare per il moderato Partito Democratico Sloveno – SDS – dell’ex-Premier Janez Jansa, dato per favorito ma fermo al 26%, e nemmeno per la forza socialdemocratica del Capo del Governo uscente, Borut Pahor, terzo con il 10,7%.

Nihil novi per la Croazia, dove la vittoria preannunciata dell’opposizione di centro-sinistra ha avuto conferma: un risultato storico, dal momento in cui la Kukuruda – coalizione progressista, così chiamata dal nome del ristorante presso Rijeka in cui è stata fondata, guidata dal Partito Socialdemocratico della Croazia – SDP – di Zoran Milanovic – ha interrotto il lungo governo della conservatrice Comunità Democratica Croata – HDZ – dell’ex-Premier, Jadranki Kosor: al potere dall’indipendenza del Paese del 1991, ultimamente incapace di scacciare l’incubo bancarotta. Dunque, enormi responsabilità sulle spalle del 45enne Milanovic, anche perché la Croazia è in dirittura d’arrivo nel lungo cammino per l’ingresso nell’Unione Europea, che sarà finalizzato il prossimo 9 Dicembre.

La bufala russa

Amare notizie, invece, per la Russia. I media occidentali hanno salutato la perdita della maggioranza assoluta da parte di Russia Unita – il Partito del potere del tandem Putin-Medvedev – come un segnale di risveglio democratico in un Paese cronicamente affetto da elezioni falsate e riduzione violenta al silenzio del dissenso. Nulla di più sbagliato, dal momento in cui a vincere la consultazione sono stati solo partiti-satelliti del Cremlino – i Liberal-Democratici di Zhirinovs’kij, quarti con l’11,42%, i socialdemocratici di Russia Giusta, terzi con il 12,8% – oppure opposizioni vere, tollerate in quanto sostenute da una fascia minoritaria della popolazione, come i comunisti di Zjuganov, secondi con il 19,8%. Niente da fare per la vera opposizione di Jabloko, Partito liberale e filo-europeo, guarda caso non in grado di abbattere il quorum necessario per ottenere seggi alla Duma.

In aggiunta, le solite repressioni: una manifestazione del movimento di opposizione Altra Russia è stato contrastato dall’intervento violento della milicija, con la solida coda di una decina di arresti. Inoltre, i siti di Radio Ekho Moskvy e della ONG Golos – nota per l’impegno a democraticizzare la Federazione Russa – sono stati oscurati fin dalla mattinata, quando le urne stavano giusto per essere aperte nella regione di Mosca.

Matteo Cazzulani

ECCO CHI “CONTENDE” A VLADIMIR PUTIN LA PRESIDENZA DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 3, 2012

Con l’esclusione dei candidati liberali e dissidenti, le Elezioni Presidenziali Russe si apprestano a incoronare per la terza volta lo Zar del Gas sullo scranno del Cremlino. Il ritratto dei rivali nella consultazione elettorale

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Mosca non è Kyiv, e nemmeno Varsavia. Questa deduzione non è dettata dall’appartenenza o meno all’Europa delle capitali citate – sull’europeicità di Polonia e Ucraina, non solo per motivi calcistici, non ci sono dubbi, mentre è difficile inserire nel Vecchio Continente la Russia eurasiatica – ma dalla modalità con cui La Voce Arancione racconterà ai suoi lettori le Elezioni Presidenziali Russe di Domenica, 4 Marzo: purtroppo, non in diretta dalla Piazza Rossa.

Addentrarsi sull’atteggiamento poco professionale di sedicenti organizzazioni pro-democrazia, a causa del quale La Voce Arancione è rimasta a casa, è esercizio inutile che sottrarrebbe spazio all’analisi di un evento storico che, stando alle premesse, sembrerebbe confermare l’assenza di un sistema democratico in una Russia pronta a re-incoronare Vladimir Putin suo Presidente per la terza volta non consecutiva.

Attuale Primo Ministro, Leader del Partito Russia Unita e del Fronte Nazionale Panrusso – movimento creato ad hoc per sostenere la sua corsa alle elezioni – Putin proviene dalle fila dei servizi segreti URSS di Dresda, succede a Borys Jelcyn alla Presidenza della Federazione Russa nel 2000, e governa indisturbato il Paese fino ad oggi. Nel 2008, non potendosi ripresentare per un terzo mandato, si fa eleggere Primo Ministro, e pone a Capo dello Stato il suo delfino, Dmitrij Medvedev.

Il programma elettorale con cui Putin ambisce al ritorno alla Presidenza è stato illustrato “a puntate” con articoli tematici pubblicati sui principali giornali russi. In ambito interno, è improntato al raggiungimento della stabilità, alla concessione di incentivi alle famiglie con più di tre figli, al blocco dell’incremento dell’età previdenziale, a regole più severe per gli immigrati, alla costituzione di una “nuova nazione russa” che contempli la coesistenza di altre etnie purché cementate attorno al “nucleo etnico russo”, e, infine, a finanziamenti al settore chimico e nano tecnologico.

In politica estera, Putin intende rilanciare il ruolo della Russia come superpotenza a livello mondiale consolidando la propria egemonia nell’ex-URSS, dove Mosca è promotrice dell’Unione Eurasiatica: progetto a immagine e somiglianza dell’Unione Europea con cui il Cremlino intende integrare a sé prima economicamente, e poi politicamente, Kazakhstan, Kyrgystan, Uzbekistan e le altre ex-repubbliche dell’Unione Sovietica, tra cui le europee Bielorussia, Ucraina e Moldova.

Nel contempo, la Russia intende escludere l’UE dalla competizione mondiale mediante una spregiudicata politica energetica che – complici Paesi consenzienti come Germania e Francia – per mezzo della stipula di contratti per la compravendita di gas, e della presa di possesso dei gasdotti europei, divide l’Europa e contrasta ogni tentativo di autonomia del Vecchio Continente.

In alternativa al vecchio/nuovo presidente, i russi sulla scheda elettorale non troveranno alcun candidato in grado di competere con una personalità di pari carisma e un programma maggiormente evoluto di quello – a tratti sciovinista, nazionalista e post-sovietico – di Putin.

Grigorij Javlinskij – esponente del Partito Jabloko: forza politica di orientamento liberale e filo europeo – è stato escluso dalla competizione elettorale per una imprecisata scorrettezza commessa nella raccolta firme, mentre gli altri esponenti del dissenso russo – tra cui i Leader del movimento Solidarnist’, Borys Nemcov, Il’ja Jashin e Aleksej Naval’nyj – non sono stati ammessi fin dall’apertura della registrazione delle candidature. A rivalizzare con Putin restano, così, politici di medio-basso spessore.

I candidati voluti dal Cremlino

Il primo di essi è Mikhail Prorokhov. Espressione del ceto di quei “nuovi russi” che si sono arricchiti con le fortune accumulate negli anni ’90, la “novità” della politica russa si presenta al voto con un programma improntato sull’innalzamento dell’età previdenziale sopratutto per le donne, incremento delle tasse, parcellizzazione del monopolista energetico Gazprom, semplificazioni nelle procedure per la fondazione dei partiti, e liberalizzazione del sistema elettorale. Secondo i sondaggi, Prorokhov può contare sul 4% dei consensi.

Sostenuto da una percentuale simile, sempre secondo i sondaggi, è Sergej Mironov. Leader del partito socialista “Russia Giusta”, Mironov propone l’introduzione di una “scala mobile” per agevolare i ceti meno abbienti, il blocco delle tariffe per gas ed energia elettrica, e la lotta a povertà e corruzione.

Fortemente nazionalista è, invece, l’abito con cui ambisce al Cremlino, per la quarta volta di fila, Vladimir Zhirinovskij. Capo del Partito Liberal-Democratico Russo, Zhirinovskij è favorevole alla riduzione delle esportazioni di gas all’estero, e alla trasformazione della Russia da Federazione di Stati a Paese suddiviso in governatorati. Noto per la sua vicinanza al Cremlino, e per i proclami sciovinisti, Zhirinovskij propone anche il congelamento delle tasse e degli affitti per i cittadini più poveri e per i pensionati, ma, secondo i sondaggi, non può contare su più del 10%.

Infine, il principale competitor di Putin è il Capo dei comunisti, Gennadij Zjuganov, anch’egli alla quarta corsa alla presidenza. Erede diretto della tradizione URSS, Zjuganov promette la lotta alla destalinizzazione della Russia, la nazionalizzazione di industrie, agricoltura e imprese, gratuità di abitazioni e istruzione per i poveri, e rilancio della Paese in chiave internazionale secondo un programma dalle tinte nazionaliste. Secondo i sondaggi, Zjuganov potrebbe puntare al 20%: pur sempre troppo poco per contrastare un ritorno alla Presidenza di Vladimir Putin che, senza illusioni, è apparso dai primi scampoli di campagna elettorale sempre più certo.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA L’ENNESIMA MANIFESTAZIONE ANTIPUTINIANA. MA LA REPRESSIONE CONTINUA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 25, 2011

Circa 30 Mila dimostranti a Mosca protestano contro i brogli elettorali che hanno garantito al Partito del Potere la maggioranza quasi assoluta in Parlamento, ed invitano a votare contro Putin alle prossime Elezioni Presidenziali. Repressioni ed arresti a San Pietroburgo ed in provincia. Fermi anche in Ucraina

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Se Putin non fosse ortodosso avrebbe buoni motivi per digerire a fatica il panettone. Nella giornata di sabato, 24 Dicembre, a Mosca ha avuto luogo la seconda imponente manifestazione delle opposizioni alla Verticale del Potere: capaci di riempire il Prospekt Sakharov con una folla oceanica.

Secondo gli organizzatori, i dimostranti sarebbero stati cento mila, mentre per le Autorità non si può parlare di più di 30 Mila persone. Ciononostante, l’affluenza è stata ben superiore alla precedente manifestazione di massa del 10 Dicembre, a cui, in Piazza Bolotnaja, hanno partecipato in 20 Mila: numeri da capogiro se si considera il clima di terrore finora imposto dalle autorità russe, che malvolentieri hanno tollerato ogni espressione di dissenso, sia pubblica che privata.

Ai sostenitori dei movimenti di opposizione Solidarnost’ – di orientamento democratico – ed Altra Russia – liberalprogressista – si sono aggiunti militanti di ogni colore, dall’estrema destra alla sinistra, e persino privati cittadini: uniti nel protestare contro i brogli elettorali che, lo scorso 4 Dicembre, hanno garantito la maggioranza quasi assoluta alla Duma al Partito del Potere, Russia Unita.

Dopo i discorsi dal palco dei principali Leader del dissenso politico al Cremlino – il vice-capo di Solidarnost’, Boris Nemcov, l’ex-Ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, il campione di scacchi, Garri Kasparov, il blogger Aleksej Naval’nyj, la nota teleconduttrice, Ksenija Sobchak, e l’ultimo Presidente URSS, Mikhail Gorbachev – i manifestanti hanno richiesto una commissione d’inchiesta neutrale per appurare l’effettiva regolarità del voto del 4 Dicembre, ed invitato ogni cittadino russo a partecipare alle Elezioni Parlamentari del prossimo 4 Marzo per votare un candidato qualsiasi al di fuori dell’esponente della verticale del potere, l’attuale Premier, Vladimir Putin.

Janukovych poliziotto di Putin

Oltre a quella di Mosca – che gli organizzatori hanno promesso di replicare nei prossimi mesi – simili manifestazioni si sono svolte in centri di provincia, dove, all’oscuro delle telecamere dei principali network internazionali, si sono registrati arresti e repressioni da parte delle Autorità. A San Pietroburgo, tra i 1500 dimostranti la polizia ha fermato alcuni “provocatori”, mentre a Barnaul ad essere arrestati sono stati i quattro organizzatori della manifestazione locale, a cui hanno partecipato circa 400 persone.

In linea con il regime di Mosca è anche quello di Kyiv, dove il Presidente, Viktor Janukovych, continua a dare prove della svolta autoritaria adottata dalla sua Amministrazione: già responsabile di arresti e processi politici a carico di una decina tra giornalisti indipendenti ed esponenti dell’Opposizione Democratica. La manifestazione in solidarietà agli oppositori russi della Coalizione dei Partecipanti della Rivoluzione Arancione, sul centrale Khreshchatyk, è stata repressa dalla polizia con cinque arresti.

Ufficialmente, la simpatica dimostrazione – organizzata su una giostra – è stata interrotta con la forza per disturbo della quiete pubblica, ma è difficile escludere che, anche sulle Rive del Dnipro, il minimo dissenso inizi davvero a dare fastidio, sopratutto in seguito al congelamento dei rapporti con l’Unione Europea: turbata dinnanzi al rapido regresso della democrazia in Ucraina, con cui Janukovych sta isolando sempre più il suo Paese a livello internazionale.

Un segnale preoccupante, che dimostra come – a differenza di quanto abilmente tollerato a Mosca dalle Autorità: intenzionate a presentarsi al Mondo come realmente democratiche – il puntinismo sia ancora vivo e ben radicato non solo nella sterminata provincia russa, ma anche in Paesi europei, una volta parte dell’Unione Sovietica.

Matteo Cazzulani

Elezioni Presidenziali russe: i liberali hanno un loro candidato

Posted in Russia, Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2011

Grigorij Javlinskij alla terza corsa per il Cremlino alla guida del Partito Jabloko: filoeuropeo e legato alla libera economia. Esclusi dalle Autorità altri candidati indipendenti, ed ostacolata la corsa di pretendenti “extra-parlamentari”

Il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij

59enne economista, attivista politico di lunga data, ed autore di alcuni programmi di riforma dell’economia russa in senso occidentale. Questo l’identikit di Grigorij Javlinskij: candidato ufficiale del partito liberale e filoeuropeo Jabloko alle Elezioni Presidenziali russe del prossimo 4 Marzo.

Una nomina ottenuta a seguito di un congresso convocato ad hoc, in cui il Leader del soggetto politico filoeuropeo, con il voto favorevole di 106 delegati, ha battuto il principale rivale, l’attore Viktor Balabanov – sostenuto solo da 3 consensi – dopo che la candidatura del blogger Aleksej Naval’nyj e stata respinta. Per Javlinskij e il terzo tentativo di una corsa infinita al Cremlino che già lo ha visto quarto nel 1996 e terzo nel 2000, rispettivamente con il 7,43% ed il 5,8%.

Leader di un Partito dal programma fortemente liberale ed improntato all’avvicinamento della Russia all’Occidente, Javlinskij si pone in totale opposizione alla Verticale del Potere Putin-Medvedev, come già dimostrato dalle manifestazioni organizzate dal suo movimento in diverse città del Paese. Solo a Mosca, nella giornata di sabato, 17 Dicembre, 2 Mila dimostranti sono scesi in piazza per protestare contro i brogli nelle elezioni parlamentari dello scorso 4 Dicembre con cui Russia Unita – il Partito del Potere – ha ottenuto la maggioranza quasi assoluta dei seggi.

Democrazia ancora calpestata

Una manipolazione della consultazione democratica che potrebbe ripetersi anche per quanto riguarda le Presidenziali, come dimostrato da prime, inconfondibili avvisaglie. Come ipotizzato, il candidato del movimento di opposizione progressista-liberale Altra Russia, Eduard Limonov, e stato escluso dalle elezioni per raccolta irregolare delle firme necessarie al sostegno della candidatura. Lo scorso 11 Dicembre, il politico e stato costretto a celebrare la kermesse di investitura elettorale su un autobus parcheggiato dinnanzi l’albergo in cui avrebbe dovuto tenersi l’evento: prontamente presidiato dalle forze di polizia per impedirne l’ingresso.

Ad oggi, i candidati ammessi sono il Capo di Russia Unita, l’ex-Presidente ed attuale Premier, Vladimir Putin, il Leader dei LiberalDemocratici – lista connivente col Cremlino – Vladimir Zhirinovs’kij, il Segretario dei comunisti, Gennadij Zjuganov, ed il Leader della socialdemocratica Russia Giusta, Sergej Mironov. Ad essi, si e aggiunto l’oligarga Mikhajl Prorokhov: tuttavia chiamato alla raccolta di 2 Mila firme in aggiunta in quanto candidato di una forza politica non rappresentata in Parlamento.

Medesimo compito che spetta a Javlinskij, in quanto Jabloko, secondo i dati ufficialmente riconosciuti dal Cremlino – malgrado i diffusi brogli, certificati dai più importanti osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa – non e riuscita a superare lo sbarramento necessario per ottenere seggi in Parlamento.

Matteo Cazzulani

PUTIN FA SUL SERIO: UN AGENTE KGB ALLA GUIDA DELLA DUMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 18, 2011

L’ex-Capo dell’Amministrazione Presidenziale, con un passato nei servizi segreti sovietici e negli enti locali di Pietroburgo, proposto dalla Verticale del Potere come Speaker del Parlamento, in cui Russia Unita – il Partito del Cremlino – ha la maggioranza certa. Protesta l’opposizione liberale e filo-europea, sull’onda della condanna dell’Occidente dei brogli perpetrati dalle Autorità durante le ultime Elezioni parlamentari

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Compagno di banco dello zar del gas nella scuola della servizi segreti sovietici prima una carriera profusa perlopiù negli enti locali. Questo è l’identikit del nuovo Speaker della Duma, Sergej Narishkin, eletto in Parlamento come indipendente, ma aperto sostenitore di Russia Unita: il Partito del Potere, guidato dal tandem Putin-Medvedev – rispettivamente ex-Premier e futuro Presidente, ed ex-Presidente e futuro Premier – che, secondo i dati delle elezioni parlamentari del 4 Dicembre riconosciuti dal Cremlino, avrebbe ottenuto la maggioranza quasi assoluta, con il 49% dei voti.

“Sono indipendente, ma appoggio Russia Unita, e sono onorato della scelta dei vertici del Partito” ha commentato Narishkin a seguito della notizia, trapelata nella serata di sabato, 17 Dicembre. Nella conduzione dei lavori del parlamento russo, l’ex compagno di banco del futuro Presidente, Vladimir Putin, potrà contare su un vice-speaker sempre espressione di Russia Unita: in lizza, sono l’ex-Vice Sindaco di Mosca, Ljudmila Shvecova, il Capo dell’esecutivo centrale del partito, Andrej Borobev, ed il Segretario del Consiglio Generale, Sergej Neverov.

Dunque, l’organo legislativo della Federazione Russa resta saldamente nelle mani della Verticale del Potere, che alla Casa Bianca sulle rive della Moscova potrà contare su uomini di propria diretta fiducia ed espressione. Oltre alla parentesi nel KGB condivisa con Putin, Narishkin, classe 1954, ha terminato l’Alta Scuola dei Servizi Segreti URSS di Minsk, si è laureato in economia, padroneggia inglese e francese, ed ha ricoperto cariche importanti nell’amministrazione cittadina di Pietroburgo – sua città natale – ed in quella regionale della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora il circondario di Pietroburgo. Il 3 Marzo 2004 è diventato Capo dell’Apparato del Governo russo col rango di Ministro, e, dal 12 Maggio 2008, nominato Direttore dell’Amministrazione Presidenziale.

Contro l’autoritarismo, anche parlamentare, è tornata a manifestare una parte dell’Opposizione alla Verticale del Potere: più di due mila persone sono scese in piazza per denunciare i brogli elettorali che hanno portato ad una distribuzione dei seggi alla Duma che garantisce a Russia Unita la maggioranza quasi assoluta, “costringendola” al governo di coalizione con i LiberalDemocratici di Zhirinovskij: lista connivente col Cremlino. Simili manifestazioni anche in alcune città di provincia, come Irkuck.

I liberali in piazza per giustizia ed Europa

Non saranno i 20 mila che, Sabato, 10 Dicembre, hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja, dando vita alla più imponente manifestazione anti-putiniana della storia organizzata dalle opposizioni unite, ma il numero dei partecipanti è notevole se si considera che la dimostrazione è stata organizzata solo da Jabloko: Partito liberale e filo-europeo, rimasto senza seggi dopo una consultazione caratterizzata da falsificazioni diffuse,certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa.

“La situazione cambierà il prossimo marzo, con le nuove Elezioni Presidenziali – ha dichiarato il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij – noi ci saremo e combatteremo per una Russia finalmente libera e democratica”.

Lecito ricordare che, lo scorso giovedì, 15 Dicembre, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna e preoccupazione per lo svolgimento irregolare della consultazione parlamentare in Russia, accodandosi alle simili proteste espresse dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton. A tali posizioni, l’attuale Presidente, Dmitrij Medvedev, ha risposto senza mezze parole, invitando l’Occidente a non badare agli affari di Mosca.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA GIA’ SI FALSIFICANO LE PROSSIME ELEZIONI PRESIDENZIALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 12, 2011

Ostacolata dalla polizia la raccolta firme del Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov, mentre la Commissione Elettorale Centrale ha già registrato la partecipazione di Vladimir Putin, candidato del Partito del Potere Russia Unita, di e Sergej Mironov, esponente della socialdemocratica Russia Giusta, alle consultazioni del 4 Marzo

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Costretto per strada alla raccolta firme in un giorno di inizio inverno russo. Così il Leader del movimento progressista di opposizione Altra Russa, Eduard Limonov, ha dovuto inaugurare la propria corsa alle elezioni presidenziali del prossimo marzo, nelle quali potrebbe rivelarsi il principale competitor dell’attuale Primo Ministro, Vladimir Putin: candidato del Partito del Potere Russia Unita.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui la kermesse convocata da Limonov per Domenica, 11 Dicembre, non ha potuto svolgersi nel luogo e nell’orario prestabilito: la Direzione dell’hotel Izmajlovo – nella periferia Nord-Est di Mosca – ha revocato l’evento all’ultimo per restauri mai comunicati in precedenza. Una doccia fredda per la direzione dell’Altra Russia, la quale, in assenza di luoghi alternativi, non ha trovato di meglio che organizzare il tutto su un autobus presso l’ingresso dell’albergo: costantemente presidiato dalla polizia in assetto antisommossa.

Ligio il comportamento dei militanti, che, nonostante la location improvvisata, sono accorsi in massa per apporre sui moduli ufficiali le 500 firme necessarie per la presentazione della candidatura di Limonov. Tuttavia, lo staff del Leader dell’Altra Russia resta cauto: la Commissione Elettorale Centrale potrebbe invalidare le sottoscrizioni a causa della differente ubicazione del luogo in cui sono state raccolte rispetto a quanto comunicato. Una possibilità non peregrina, dal momento in cui per simili “irregolarità”, più o meno volute, nel 2008 è stata resa impossibile la candidatura dell’allora Leader del Fronte Civico Unito, Garry Kasparov.

Una corsa già scritta

Dunque, nulla sembrerebbe avere cambiato l’imponente manifestazione con cui, sabato, 10 Dicembre, più di 20 mila dimostranti hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja ed i ponti adiacenti sulla Moscova: determinati nel protestare contro i brogli elettorali che hanno consegnato la maggioranza quasi assoluta alla Duma a Russia Unita. Un’elezione in salsa russa che “costringerà” il tandem Putin-Medvedev a dividere il potere con due liste civetta conniventi col Cremlino: i liberal-democratici di Zhirinovs’kij, e la socialdemocratica Russia Giusta.

Gli stessi soggetti che, senza troppi dubbi, potrebbero essere gli unici protagonisti di una corsa presidenziale di Marzo dalla regolarità sempre più sospetta: finora, la Commissione Elettorale Centrale ha accolto solo le candidature di Putin e del Segretario di Russia Giusta, Sergej Mironov.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA LA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTI-PUTIN DI SEMPRE

Posted in Russia by matteocazzulani on December 11, 2011

Più di 20 Mila dimostranti dell’opposizione liberale, democratica, e progressista scendono in Piazza Bolotnaja per manifestare contro i brogli elettorali. Le Autorità lasciano fare, ma nel contempo confermano i dati contestati, arrestano dissidenti nelle località di provincia, ed oscurano le pagine dei media scomodi, come la Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja

La protesta delle opposizioni russe. FOTO E VIDEO MUSTAFA NAJEM

“Presso il Cremlino non cambierà nulla, ma l’atmosfera della dimostrazione, anche solo per qualche ora, ha dato un nuovo volto alla Russia”. E il commento di uno stimato collega ucraino – che tra Rivoluzione Arancione e proteste in Bielorussia ha una discreta conoscenza della questione – che meglio sintetizza l’imponente manifestazione delle opposizioni russe, riunitesi, sabato 10 Dicembre, per protestare contro i brogli elettorali della Verticale del Potere, in piazza Bolotnaja.

Un’ubicazione assegnata dalle Autorità dopo un’attenta mediazione con gli organizzatori, che, reduci da proteste pacifiche spontanee nei tre giorni seguenti alle elezioni parlamentari di Domenica, 4 Dicembre – puntualmente represse dalla polizia, con violenze ed arresti a più di mille manifestanti – hanno ottenuto il permesso di dimostrare sull’isolotto dirimpetto al Cremlino, con la presenza di non più di 300 persone.

Limite oltrepassato a dismisura dall’invasione di più di 20 Mila dimostranti: giovani, anziani, donne, uomini, e bambini, assiepati persino sul ponte adiacente al palco, vista l’impossibilità di raggiungere una piazza stipata. Sorpresi sopratutto i Leader politici dell’opposizione, che mai hanno avuto modo di parlare ad una platea così ampia senza temere cariche della polizia e notti in gattabuia per illegittimo dissenso.

“Il 17 Dicembre si replica in piazza Pushkinskaja – ha dichiarato Sergej Mitrokhin, Segretario del partito liberale e filoeuropeo Jabloko, escluso dalla Duma per non essere riuscito a superare lo sbarramento secondo il conteggio del Cremlino: principale oggetto della critica di tutti gli interventi della dimostrazione – continueremo a dire no ai brogli elettorali – ha continuato – fino a quando anche a Mosca non regnerà la giustizia”.

Ulteriore appuntamento è stato proposto da uno degli esponenti di spicco del movimento liberal-progressista Altra Russia, Boris Nemcov, che ha chiamato i dimostranti ad accorrere, sempre in piazza Bolotnaja, il prossimo 24 Dicembre, con il preciso scopo di chiedere nuove elezioni, sopratutto in seguito alle irregolarità certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di Consiglio d’Europa ed OSCE.

A chiudere l’evento, durato in tutto più di tre ore, una dichiarazione congiunta delle opposizioni, firmata, ed esposta pubblicamente, dai Leader di Jabloko, Altra Russia, e del movimento democratico Solidarnost’. Chiesta l’immediata liberazione dei detenuti politici ancora in carcere dopo le manifestazioni degli scorsi giorni, una severa punizione per i responsabili di tali violazioni del diritto di manifestazione – garantito, seppur solo formalmente, dalla Costituzione russa – la legalizzazione di tutti i partiti non allineati alla Verticale del Potere, l’indizione di nuove elezioni regolari e democratiche, e le dimissioni del Capo della Commissione Elettorale Centrale, Vladimir Churov.

La repressione e l’autoritarismo continuano

Proprio il suo vice, durante la manifestazione di piazza Bolotnaja, ha confermato i dati elettorali contestati, e ritenuto inutile verificare la regolarità delle operazioni di voto e di conteggio dei consensi. Dunque, maggioranza quasi assoluta confermata a Russia Unita: il Partito del tandem Putin-Medvedev, libero di governare in coalizione con due liste conniventi col Cremlino – i liberal-democratici di Zhirinovskij ed i socialdemocratici di Russia Giusta – e di relegare all’opposizione parlamentare i comunisti, e a quella extra-parlamentare il popolo della Bolotnaja. Colorato, festoso e determinato nell’esprimere il proprio dissenso, quest’ultimo ha saputo regalare al Mondo intero l’immagine di una Russia finalmente libera e democratica.

Ma non solo a carte bollate: il regime, apparentemente sornione, ha continuato a colpire anche con notevole furbizia mediatica. Dimostranti di altre città – impossibilitati a recarsi a Mosca, ma desiderosi di solidarizzare con piazza Bolotnaja con simili presidi – sono stati arrestati, ed invitati con maniere forti ad interrompere la protesta.

Inoltre, il sito ed i telefoni della Novaja Gazeta – giornale di opposizione a Putin, celebre per avere denunciato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia per mezzo dei pezzi di Anna Politkovskaja: coraggiosa giornalista assassinata a domicilio da misteriosi sicari il giorno del compleanno dello zar del gas – sono stati oscurati ed assaliti da una registrazione automatica inneggiante alle Autorità del Cremlino. Pronto l’allarme comunicato dalla redazione, subito rilanciato dal giornale Kommersant”, da Radio Ekho Moskvy, e dall’ONG Golos: già vittime di simili attacchi mediatici nel corso della giornata elettorale e delle seguenti dimostrazioni.

Matteo Cazzulani

Elezioni Parlamentari Russe: una bufala “democratica”

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

I media occidentali evidenziano con enfasi il crollo del partito del potere. Liste civetta conniventi con l’asse Putin-Medvedev le uniche ad entrare nella Duma, con arresti di oppositori, e repressioni sui media indipendenti

La menzogna e servita, con il tacito assenso di un occidente impaurito ed ingannato. Il risultato delle elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, e stato accolto come passo in avanti verso la democrazia da parte di una Russia palesemente autocratica, e tradizionalmente avvezza a consultazioni elettorali manipolate senza troppi mascheramenti.

In effetti, i risultati sono storici, dal momento in cui Russia Unita, il partito del potere del tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e domani certamente Presidente e Premier – ha registrato un crollo vertiginoso dei consensi: passando dal 68% al 46,0. Una maggioranza assoluta non più posseduta solo nella forma, dal momento in cui, nella sostanza, le elezioni sono state un grande bluff.

Difficile ritenere opposizione gli altri partiti entrati alla Duma: il Partito Liberal-Democratico di Zhirinovskij , quarto con il 13,2% dei voti, e apertamente sciovinista ed in linea con le politiche imperialiste con cui Putin e Medvedev si sono presentati. La sedicente socialdemocratica Russia Giusta, terza con il 14,1% dei voti, e una cozzagli a elettorale, secondo molti esperti autorevoli creata ad hoc dal Cremlino per dare una parvenza di democrazia.

Il medesimo atteggiamento tenuto dalla verticale del potere per i comunisti di Zjuganov: secondi con il 21,0%, presentati alla stampa mondiale come prova tangibile di un pluralismo partitico difficile da credere. Guarda caso fuori dal Parlamento sono rimasti i Deputati di Jabloko: unica forza di opposizione, chiaramente liberale e filo europea.

Repressioni ed arresti a corredo del “successo” dello zar del gas

Per ora, le organizzazioni non governative impegnate nell’osservazione delle consultazioni non si sono espresse, ma restano alcuni precisi segnali. In primis, le notizie della stampa russa ed internazionale: tutte allineate nell’esaltare i progressi della democrazia russa. In secondo luogo, i fatti sapientemente sottaciuti da chi ha interesse nel presentare lo zar del gas come alfiere della democrazia.

Sin dalla mattinata i siti di radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos – impegnata nel rispetto della democrazia – sono stati oscurati. Nella serata, presso piazza Triumfal’naja, più di una decina di militanti del movimento di opposizione Altra Russia sono stati arrestati: rei di avere manifestato il proprio dissenso alle elezioni-farsa organizzate da un regime che, legittimato dalle ennesime manipolazioni, e santificato da un’Occidente addormentato, resta una minaccia per l’Europa tutta.

Matteo Cazzulani