LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia: riforme, tradizione ed atlantismo al centro dell’Amministrazione Duda

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 1, 2015

Il Presidente Eletto polacco fa appello alla collaborazione tra tutte le forze politiche, e promette ascolto e realizzazione di un’agenda politica ambiziosa fatta di sostegno a famiglie con figli, agricoltura e imprese polacche e dialogo sociale. Rafforzamento della NATO in Polonia e creazione di un fronte comune dell’Europa Centro Orientale in seno all’Unione Europea le due direttrici principali della nuova Amministrazione Presidenziale polacca in politica estera



Varsavia – Riforme in nome di modernità e tradizione, nonostante la disinformazione di chi, in Europa Occidentale -sopratutto in Italia- lo dipinge come un “nuovo Orban pericoloso per l’Europa”. Questa, in sintesi, l’agenda politica che il Presidente Eletto della Polonia, Andrzej Duda, intende realizzare subito dopo il suo insediamento, programmato per il prossimo 6 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda nella giornata di venerdì, 29 Maggio, durante la cerimonia di consegna dell’attestato di vittoria delle Elezioni Presidenziali svoltesi una settimana prima, il Presidente Eletto della Polonia ha evidenziato come la sua Amministrazione sarà caratterizzata da un costante ascolto dei cittadini e dalla promozione di un confronto tra le varie forze politiche teso alla cooperazione e all’unità.

Le prime dichiarazioni da Presidente Eletto di Duda, effettuate alla presenza del Premier, Ewa Kopacz, e del Vicepremier e Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak -entrambi esponenti della moderata Piattaforma Civica, PO, la principale forza politica di maggioranza in Parlamento- sono state accompagnate dall’invito al Governo a non forzare l’approvazione di alcuna riforma costituzionale prima dell’insediamento della nuova Amministrazione Presidenziale.

Considerata la resistenza che un Parlamento di colore opposto potrebbe riservargli, Duda, che ha vinto le Elezioni Presidenziali da candidato del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS, principale forza politica dell’opposizione in Parlamento- con il suo appello ha dimostrato di avere ben chiare le difficoltà che, almeno nei primi mesi, fino alle prossime Elezioni Parlamentari, l’Amministrazione Presidenziale potrebbe incontrare nel realizzare un’ambiziosa agenda programmatica, improntata principalmente su tematiche di carattere sociale ed economico.

Durante la campagna elettorale, Duda, giovane Europarlamentare del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ECR, che ha saputo conquistare il voto di centro spostando PiS su posizioni conservatrici moderne -e non più clerical-radicali come nel recente passato- ha infatti promesso l’utilizzo dei Fondi Europei per erogare sostegni alle famiglie con figli, all’agricoltura e alle imprese polacche. 

Il Presidente Eletto, che subito dopo la sua elezione ha rinunciato alla tessera di Partito per garantire l’imparzialità del suo ruolo, ha poi dichiarato la sua totale contrarietà all’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, promettendone un ritocco al ribasso nel corso dei 5 anni della sua Amministrazione.

Duda, in un’intervista rilasciata al quotidiano Rzeczpospolita, ha mantenuto un atteggiamento prudente su tematiche eticamente sensibili come la Fecondazione Assistita, ma, nel contempo, ha illustrato di essere disposto ad avviare un dialogo con le Associazioni LGBT per regolarizzare lo status delle persone affettivamente vicine, pur ribadendo contrarietà assoluta alla legalizzazione delle coppie di fatto dello stesso sesso.

Oltre che sulla politica interna, Duda è all’opera anche per quanto riguarda l’Agenda di Politica Estera che, come il Presidente Eletto ha preannunciato a più riprese, punta a rafforzare sia la presenza della NATO in Polonia che il ruolo della Polonia come leader di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale in seno all’Unione Europea.

Da un lato, l’Amministrazione Duda punta ad ottenere l’istallazione di basi militari permanenti della NATO in Polonia, nonché la pronta realizzazione del sistema di difesa antimissilistico USA, così da rassicurare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale da probabili aggressioni militari da parte della Russia e, allo stesso tempo, garantirne la sicurezza nazionale. 

Dall’altro, con la proposta di costituire un fronte comune di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia ed Ungheria, il Presidente Eletto ambisce al rilancio di una moderna Intermarium: progetto politico elaborato nel periodo interbellico dal Capo dello Stato polacco, Jozef Pilsudski, rilanciato, nel 2008, dall’ex-Presidente Lech Kaczynski, esponente di PiS a cui Duda non ha mai nascosto di ispirarsi.

Quasi pronto il Gabinetto del nuovo Presidente

Come riportato da fonti vicine al Presidente Eletto, sull’agenda di Politica Estera e di Difesa -ambito su cui Duda è mediamente ferrato- fondamentale è il lavoro di Krzysztof Szczerski e Witold Waszczykowski. Questi due importanti esponenti PiS sarebbero già all’opera per organizzare la prima visita all’Estero del nuovo Capo dello Stato che, per rimarcare la vocazione atlantista della sua Amministrazione, Duda potrebbe effettuare a Washington o a Bruxelles.

Sempre secondo indiscrezioni ben fondate, a Szczerski, stimato Professore dell’Università Jagellonica di Cracovia, già Sottosegretario di Stato presso il Ministero degli Esteri nel 2007 ed Europarlamentare del Gruppo ECR, sempre secondo indiscrezioni ben fondate sarà affidata la gestione della politica estera dell’Amministrazione Duda. 

Invece, Waszczykowski, diplomatico di orientamento atlantista, anch’egli già Sottosegretario di Stato presso il Ministero degli Esteri dal 2005 al 2008, è il candidato principale a Ministro degli Esteri nel caso PiS dovesse vincere le prossime Elezioni Parlamentari.

Un’altra personalità illustre ad entrare nella nuova Amministrazione Presidenziale come responsabile della sfera sociale sarebbe lo storico ed ex-Europarlamentare del Gruppo ECR Pawel Kowal, ora Coordinatore della forza politica Polonia Insieme -PR- che, assieme a PiS, ha sostenuto la corsa di Duda alla Presidenza.

Un altro ex-Europarlamentare del gruppo ECR, il filosofo Ryszard Legutko, potrebbe entrare nell’Amministrazione Duda come consigliere per il settore dell’Educazione, mentre, per le questioni di carattere programmatico, possibile è la nomina del Professor Piotr Glinski, già candidato Premier di PiS durante i due voti di sfiducia costruttivi presentati dalla forza partitica conservatrice in Parlamento negli ultimi anni.

Infine, a Capo dell’Amministrazione Presidenziale potrebbe essere nominato Maciej Lopinski, già Capo di Gabinetto dell’ex-Presidente Lech Kaczynski.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Aggressione russa all’Ucraina: gli USA rafforzano la difesa NATO in Europa Centro-Orientale

Posted in NATO by matteocazzulani on March 29, 2015

Folle oceaniche accolgono i mezzi militari statunitensi in Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia e Lituania durante le esercitazioni Atlantic Resolve per rafforzare le strutture difensive dell’Alleanza Atlantica nella regione. Come sottolineato da Zbigniew Brzezinski, l’Europa Centro-Orientale è nel mirino di Putin dopo l’Ucraina e la Moldova

Migliaia di persone ad accogliere i soldati come liberatori, foto di rito, bambini sui carri armati, militari sorridenti e piazze in festa. Queste non sono solo scene accadute in Italia durante la guerra di Liberazione dal nazifascismo, ma quanto avvenuto a Bialystok, centro urbano della Polonia orientale, ed in altre città polacche, ceche, lituane, lettoni ed estoni.

Così come durante la guerra di Liberazione italiana, ad essere salutato come liberatore è stato l’esercito degli Stati Uniti d’America, in particolare il Terzo Squadrone del Secondo Reggimento Cavalieri delle forze armate statunitensi, impegnato nelle esercitazioni Atlantic Resolve per rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centrale ed Orientale.

Nello specifico, l’esercito degli Stati Uniti ha effettuato una girandola di esercitazioni in Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca. Questi Paesi, come dimostrano le continue provocazioni militari da parte della Russia -ripetuta violazione dello spazio aereo, tensioni innalzate volutamente sul piano politico, dislocamento di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad- vedono infatti oggi la loro sicurezza nazionale messa fortemente a repentaglio.

Non a caso, a motivare l’entusiasmo con cui l’Esercito USA è stato accolto a Bialystok e negli altri centri urbani attraversati dai mezzi statunitensi è la sensazione di protezione che i militari americani hanno saputo infondere con la loro presenza in Europa Centro-Orientale, al punto da diventare una vera e propria attrazione di massa per la popolazione locale.

Del resto, a parlare di vero e proprio allarme per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale è stato Zbigniew Brzezinski, l’Adviser dell’ex-Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter che, in un’intervista all’autorevole Gazeta Prawna, ha invitato i polacchi ad armarsi per garantirsi da soli la difesa dei propri confini, senza pensare di potere contare sul sostegno dei Paesi NATO dell’Europa Occidentale.

In particolare, Brzezinski ha sottolineato come, in caso di attacco alla Polonia da parte di Putin, la NATO sarebbe impossibilitata ad attuare l’Articolo V del suo Statuto -che prevede l’intervento armato dell’Alleanza in difesa di uno Stato membro aggredito- per via del veto che alcuni Paesi europei notoriamente filorussi, come la Grecia, potrebbero porre ad ogni misura contro Mosca.

Tuttavia, Brzezinski, che ha evidenziato come, sempre in caso di aggressione militare da parte della Russia, la Polonia possa de facto contare solo sul supporto bilaterale di USA e Gran Bretagna, ha annoverato Estonia, Lettonia e Lituania tra gli obiettivi che Putin ha nel suo mirino prima di Varsavia.

“La Polonia deve armarsi e contare solo sulle proprie forze. Presso la NATO vige la procedura dell’unanimità, che in caso di decisione su un intervento armato da attuare per contrastare un eventuale attacco della Russia a Varsavia verrebbe meno a causa del veto della Grecia. In tale eventualità, la Polonia può contare sul sostegno di alcuni partner europei come la Gran Bretagna, ed ovviamente su quello degli USA. Dopo l’Ucraina, Varsavia è davvero sotto minaccia, ma i Paesi Baltici, la Moldova e l’Azerbaijan rischiano molto di più” ha dichiarato Brzezinski.

Polonia e Lituania si armano

Le parole di Brzezinski, e l’entusiasmo delle folle di Bialystok e delle altre città della Polonia, sono stati ampiamente ascoltati dal Governo polacco, il cui Premier, Ewa Kopacz, ha di recente voluto l’approvazione di una mozione che autorizza il richiamo nell’esercito di ogni cittadino polacco arruolabile in caso di emergenza nazionale.

Inoltre, il Ministro della Difesa polacco, Tomasz Siemoniak -che è anche Vicepremier- sta lavorando alla formazione di strutture di difesa territoriali basate su squadre armate paramilitari addestrate per attuare la guerra difensiva in caso di invasione.

Oltre alla Polonia, che ha destinato il 2% delle uscite di bilancio alla difesa, anche la Lituania ha preso provvedimenti significativi a garanzia della propria sicurezza nazionale,  come l’appello lanciato dal Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, affinché la leva obbligatoria sia reintrodotta al più presto in tutto il territorio lituano.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di Tematiche Trans Atlantiche e dell’Europa Centro-Orientale

Twitter @MatteoCazzulani

La Polonia critica la Francia: “la politica bilaterale con Putin penalizza l’Europa”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 30, 2014

Il Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, lamenta la permanenza di stretti legami militari tra l’Amministrazione francese e quella russa per la vendita delle portaerei Mistral, che mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale. Il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, invita il suo collega francese, Francois Hollande, ad accelerare sull’Unione Energetica Europea

L’ombrello americano è sicuramente più europeo di quello francese. Questa è la posizione assunta dal Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, che, nella giornata di lunedì, 29 Settembre, ha commentato la gara attualmente in corso tra la società statunitense Raytheon e la francese Thales per la realizzazione in Polonia del sistema di difesa anti-missilistico.

In un’intervista al quotidiano Rzeczpospolita, Siemoniak, che è anche Ministro della Difesa, ha sottolineato come la scelta del Governo polacco potrebbe facilmente ricadere sulla compagnia con sede negli Stati Uniti d’America per via della decisione della Francia di mantenere attuale la vendita di due portaerei di categoria Mistral alla Russia.

L’accordo tra Francia e Russia, secondo Siemoniak, rafforza le strutture militari di un Paese, la Russia, a cui l’Europa, da un lato, ha applicato sanzioni economiche e commerciali in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, e la NATO, dall’altro, ha risposto fermamente alle continue provocazioni negli spazi aerei dei Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Olanda, USA e Canada incrementando le strutture difensive dei Paesi dell’Europa Centrale.

“Non posso nascondere che la questione dei Mistral non favorisce la scelta dei francesi: sono però convinto che la Francia saprà fare una scelta saggia” ha dichiarato Siemoniak, alludendo alla solidarietà europea come principio a cui la Francia dovrebbe attenersi nella sua politica militare, sopratutto in momento come quello attuale, in cui la Comunità Atlantica è de facto sotto attacco da parte del Presidente russo, Vladimir Putin.

Oltre ad essere una lamentela nei confronti dell’Amministrazione francese, la posizione di Siemoniak è anche un vero e proprio invito a rilanciare la collaborazione tra Polonia e Francia per la realizzazione, nel più breve tempo possibile, dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, già concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, è stato rilanciato di recente dall’ex-Premier polacco, Donald Tusk -attuale Presidente-Nominato del Consiglio Europeo- e dal Presidente francese, Francois Hollande.

Nello specifico, l’Unione Energetica Europea prevede la creazione di un mercato europeo unico del gas tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle importazioni di carburante mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la creazione di un ente unico UE per la compravendita del gas da Paesi terzi.

Una conferma delle intenzioni conciliatorie di Siemoniak è provenuta dalle dichiarazioni rilasciate dal Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, di cui il Vicepremier è notoriamente uno stretto collaboratore.

Il Presidente Komorowski, a margine del vertice dei Presidenti del Gruppo Arraiolos, ha sottolineato come la solidarietà tra i Paesi UE in ambito energetico sia essenziale affinché Putin capisca che l’utilizzo del gas come mezzo di coercizione geopolitica è sconveniente per la Russia stessa, che ha proprio nelle esportazioni di energia in Europa una fetta molto considerevole del suo bilancio.

Komorowski contro il Southstream

Il Presidente polacco ha inoltre fatto appello affinché i Paesi UE perseguano il progetto dell’Unione Energetica Europea senza supportare progetti bilaterali con Putin, che finiscono per incrementare, anziché diminuire, la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia, come il gasdotto Southstream.

Questa infrastruttura, concepita da Putin per veicolare gas russo dalla Russia meridionale in Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è contrastata dalla Commissione Europea, che ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto a congelare la realizzazione di un progetto che, de facto, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa.

“In molti casi, alcuni Paesi membri dell’UE agiscono con criteri imprenditoriali e non politici: è importante che l’UE non incrementi la sua dipendenza dalle forniture di gas della Russia, ad esempio realizzando il Southstream” ha dichiarato Komorowski all’autorevole agenzia PAP.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Polonia, Lituania e Ucraina varano una brigata comune

Posted in NATO by matteocazzulani on September 21, 2014

La formazione militare LitPolUkrBrig ha lo scopo di partecipare alle missioni di pace internazionali, favorire l’integrazione militare ucraina e gettare le basi per la realizzazione di un esercito unico europeo. Il progetto è anche in linea con le direttive approvate nel recente vertice NATO di Newport per la difesa dei Paesi membri più a est.

Un tempo, Lublino è stata la sede della celebre Unione che nel 1569, per mezzo della fusione tra la Corona polacca e il Granducato di Lituania, ha portato alla nascita del Commonwealth polacco-lituano: entità statale, nota anche come Repubblica delle Due Nazioni Polacco-Lituana, che si è caratterizzata per l’elezione diretta del sovrano da parte dell’assemblea di tutti i nobili e per la tolleranza nei confronti di ogni credo in un’Europa insanguinata dalle Guerre di Religione.

Oggi, Lublino non è solo la culla del Commonwealth polacco-lituano -che ha compreso fino al 1792 territori e popolazioni delle attuali Polonia, Lituania, Ucraina, Bielorussia, e di parti di Lettonia e Russia- ma è la sede della LitPolUkrBrig: una brigata, composta da reparti armati di Polonia, Lituania ed Ucraina, impegnata nelle missioni di pace internazionali e nel rafforzamento della partnership militare tra i tre Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Nello specifico, come riportato dalla Reuters, presso la base di Lublino, dove già stazionano 50 soldati polacchi, si aggiungeranno reparti lituani e ucraini fino a raggiungere un totale di 250 militari: un progetto simbolico che, secondo i progetti, può incrementare fino a diventare un modello di integrazione militare per tutta l’Unione Europea.

La genesi della LitPolUkrBrig ha inizio nel 2009, con una lettera di intenti tra i tre Paesi fondatori orientata alla realizzazione di un progetto militare per rafforzare l’integrazione Euroatlantica dell’Ucraina, rinsaldare la collaborazione tra gli eserciti nazionali nell’ambito della NATO, gettare le basi per la realizzazione di una brigata militare unica europea.

A commento della firma, avvenuta a Varsavia presso la residenza presidenziale, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha espresso rammarico per il ritardo con cui è avvenuta la realizzazione del battaglione che, nell’immediato, aiuta l’esercito ucraino a collaborare con l’Occidente.

“Voglio ricordare che Polonia e Lituania sono impegnate nel sostenere l’Ucraina non solo sul piano militare, ma anche su quello delle riforme dell’amministrazione locali e delle piccole e medie imprese” ha dichiarato Komorowski.

Positivo è stato il commento del Ministro della Difesa polacco, Tomasz Siemoniak, che ha sottolineato come la realizzazione della brigata sia in linea sia con la recente firma dell’Accordo di Associazione tra UE e Ucraina, che con gli intenti di rafforzare la partnership militare tra Kyiv e l’Occidente espressi durante il recente vertice NATO di Newport.

“La brigata aiuta a rafforzare l’amicizia tra Polonia, Lituania e Ucraina, e a garantire più sicurezza in Europa Centro-Orientale” ha commentato, a sua volta, il Ministro della Difesa lituano, Juozas Olekas.

Positivo è stato anche il commento del Ministro della Difesa ucraino, Valeriy Heletey, che, dopo avere illustrato come l’Ucraina già collabori con Polonia e Lituania in diverse missioni pace nel Mondo, dal Kosovo alla Bosnia-Erzegovina, ha evidenziato come, ad oggi, Kyiv sia vittima di un’aggressione militare da parte della Russia.

L’esercito della Russia provoca in Europa e Nordamerica

Oltre all’Ucraina, il Presidente russo, Vladimir Putin, come riportato da TVN24, ha però dimostrato con provocazioni recenti di avere anche altri obiettivi sul piano militare: l’Europa e tutta la Comunità Euroatlantica.

Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, bombardieri di categoria SU-24 hanno ripetutamente violato lo spazio aereo della Lettonia e della Svezia: un fatto che ha gettato in allarme il Governo svedese appena eletto.

Del resto, già in passato, sempre a causa degli sconfinamenti dei velivoli militari russi, Stoccolma ha cambiato i vertici militari e ha ipotizzato un suo immediato ingresso nella NATO per tutelare la sua sicurezza nazionale.

Oltre a Lettonia e Svezia, sconfinamenti di aerei militari russi si sono verificati anche in Gran Bretagna, dove, sempre venerdì, 19 Settembre, velivoli di categoria Tu-95 hanno violato lo spazio aereo britannico, e sono stati subito intercettati da aerei della Royal Air Force.

In aggiunta all’Europa, le provocazioni militari di Putin si sono verificate anche negli Stati Uniti d’America dove, come riportato dalla CNN e registrato dal NORAD, una flotta di MIG-35 e aerei cisterna si è avvicinata allo spazio aereo USA, nei cieli dell’Alaska.

Pronta è stata la risposta dell’esercito USA, che ha scortato, fino all’allontanamento dallo spazio aereo degli Stati Uniti, gli aerei militari russi che, tuttavia, si sono poi avvicinati allo spazio aereo del Canada.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Nuovo Governo in Polonia: la Kopacz applica il Manuale Cencelli per il dopo-Tusk

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 20, 2014

Il Premier-Designato polacco tiene conto dell’appartenenza di corrente interna alla cristiano-democratica Piattaforma Civica per formare il suo nuovo Esecutivo dopo la nomina dell’ex-Capo del Governo a Presidente del Consiglio Europeo. Le promozioni di Grzegorz Schetyna agli Esteri e di Tomasz Siemoniak a Vicepremier testimoniano la longa manus nella formazione del Governo del Presidente, Bronislaw Komorowski

C’è chi l’ha paragonata a Margaret Thatcher per la decisione, al suo esordio, di varare un Governo politico che bilancia tutte le componenti interne al suo Partito, ma c’è sopratutto chi l’ha già criticata per non avere nominato persone forti nelle posizioni adeguate. Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, il Premier-Designato polacco, Ewa Kopacz, ha presentato il suo Governo, chiamato ora a ottenere la fiducia del Parlamento.

Il nuovo Esecutivo, varato dopo la nomina del precedente Premier, Donald Tusk, a Presidente del Consiglio Europeo, è sempre retto dalla coalizione tra la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito a cui appartengono Tusk, la Kopacz e il Presidente, Bronislaw Komorowski- e il Partito contadino PSL, ma, questa volta, rappresenta tutte le correnti interne alla principale forza politica.

A stupire è infatti la nomina a Ministro degli Esteri di Grzegorz Schetyna: ex-Ministro degli Interni ed ex-Presidente della Camera Bassa del Parlamento, attuale Presidente della Commissione Affari Internazionali e, sopratutto, Capo della corrente interna alla PO avversaria a quella di Tusk, a cui appartiene anche la Kopacz.

Oltre a Schetyna -che grazie alla nomina ritrova spazio in politica dopo essere stato quasi definitivamente marginalizzato da Tusk- a dimostrare la natura politica del nuovo Governo è la decisione della Kopacz di affidare il Ministero della Giustizia a Cezary Grabarczyk, il Capo della terza corrente interna alla PO.

Degna di nota è la decisione di confermare Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak, che, tuttavia, assume anche il ruolo di Vicepremier: una decisione presa da un lato per innalzare il peso delle strutture difensive in un periodo di instabilità internazionale, e, dall’altro, per accontentare il Presidente Komorowski.

Molte sono infatti le voci che testimoniano come ad avere avuto l’ultima parola sulle nomine dei Ministri degli Esteri e della Difesa sia stato proprio Komorowski, che, non a caso, ha piazzato al Governo persone a lui fedeli: un segnale che fa pensare ad un tacito accordo sulle competenze, in base al quale il Presidente assume il pieno controllo della politica estera, mentre la Kopacz resta titolare della questioni interne.

Oltre ai nomi già citati, tra i nuovi Ministri figurano anche Andrzej Halicki -uomo della corrente di Schetyna- alla Digitalizzazione, Teresa Piotrowska agli Interni, Maria Wasiak alle Infrastrutture.

Confermati, invece, sono il Ministro dell’Ambiente, Maciej Grabowski, quello del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, il Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek, il Ministro dello Sport, Andrzej Biernat, il Ministro della Sanità, Bartosz Arlukowicz, il Ministro della Cultura, Malgorzata Omilanowska, il Ministro dell’Università e della Ricerca Lena Kolarska-Bobinska, il Ministro dell’Educazione, Johanna Kluzik-Rostowska.

Confermati sono anche i tre Ministri in quota PSL: Janusz Piechocinski all’Economia, Marek Sawicki all’Agricoltura, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz al Lavoro.

Scoppia il caso Sikorski

Oltre ai nuovi Ministri, a far discutere è la detronizzazione dell’ex-Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che, in sette anni di Governo Tusk, è stata l’unica pedina inamovibile per via della sua competenza, dell’ampio consenso riscosso, e dei risultati ottenuti sul campo: dal rafforzamento delle relazioni con la Germania e dalla piena integrazione della Polonia nell’Unione Europea alla detronizzazione in Ucraina del Presidente reazionario Viktor Yanukovych.

Sikorski, più volte candidato a ricoprire incarichi internazionali, come da ultimo il posto di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa UE, è stato al centro di uno scandalo intercettazioni, il cui movente resta ancor oggi incognito: un fatto che, secondo diversi commentatori, ha comportato la mancata riconferma sia del Ministro degli Esteri, che del titolare del Dicastero degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz.

Il siluramento di Sikorski, che non ha mai avuto buoni rapporti con il Presidente Komorowski e che non possiede una sua corrente interna alla PO, testimonia sopratutto la volontà del Capo di Stato di mantenere sotto il suo controllo la politica estera e quella di difesa, lasciando al Premier Kopacz e ai suoi uomini solo cariche di natura interna.

D’altro canto, la decisione di candidare Sikorski alla Presidenza della Camera Bassa del Parlamento -ruolo finora ricoperto dalla Kopacz- può essere letto come una tattica per inasprire il contrasto con il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il principale Partito di opposizione, che, secondo i sondaggi, starebbe scavalcando la PO in termini di consensi elettorali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Tusk: dopo la nomina in Europa, la Polonia è alla ricerca di un nuovo Premier

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 31, 2014

Con l’assunzione della Presidenza del Consiglio Europeo da parte del Premier polacco si apre la corsa alla successione sia alla guida del Governo, che alla Segreteria della cristiano democratica Piattaforma Civica. Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, e il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak, i principali favoriti.

Una nomina storica per la Polonia, che dopo 15 anni di libertà ha visto finalmente riconosciuto il ruolo da protagonista che le dovrebbe già da tempo spettare in Unione Europea, ed anche per l’Europa, che grazie alla guida del Consiglio Europeo da parte di un polacco appare oggi meno ‘carolingia’ e sicuramente più moderna e attenta ai suoi membri della parte centro-orientale del Continente, finora troppo colpevolmente trascurati.

La nomina del Premier polacco, Donald Tusk, alla guida del Consiglio Europeo ha rappresentato uno dei rari casi in cui l’UE ha saputo prendere una decisione in maniera unanime e decisa: a favore della guida del Consiglio da parte del Premier polacco si sono infatti espressi sia il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, sia il Primo Ministro britannico, David Cameron, che il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.

La guida del Consiglio Europeo a Tusk è anche un meritato riconoscimento ad un ex-giovane esponente del movimento democratico polacco dell’era di Solidarnosc nonché all’unico Premier della Polonia che ha saputo essere riconfermato alla guida del Governo dal voto popolare, grazie a sette anni di buona amministrazione del Paese.

Oltre ad avere mantenuto in Polonia un buon tasso di crescita e sviluppo nonostante la concomitante forte crisi che ha colpito il resto dell’Europa, Tusk ha anche il merito di aver saputo ‘europeizzare’ la Polonia stringendo buone relazioni con la Germania senza sacrificare nel contempo lo storico impegno dei Governi polacchi a sostegno della democrazia e della libertà in Ucraina e nel resto nell’Europa Orientale.

Oltre al prestigio per la Polonia, la dipartita del Premier in Europa lascia un clima di incertezza nello scenario politico polacco, nel quale due importanti posizioni dovranno essere riempite a breve: la guida dell’Esecutivo e il ruolo di Segretario della cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica fondata da Tusk che oggi governa in coalizione con il Partito contadini PSL.

L’ipotesi più probabile per la successione a Tusk al premierato è quella di Ewa Kopacz: Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, nota non solo per essere una personalità estremamente fedele al Premier, ma anche personale amica del neo-nominato Presidente del Consiglio Europeo.

Il passaggio del premierato alla Kopacz darebbe anche la possibilità al Governo di continuare sia con il programma di riforma del settore previdenziale, che con gli altri punti dell’agenda di Governo che Tusk, pochi giorni prima della sua nomina europea, ha esposto in Parlamento per rilanciare l’attività dell’esecutivo dell’esecutivo per il nuovo anno legislativo.

Tuttavia, alla Kopacz potrebbe essere preferito il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak. Questa decisione porterebbe alla guida del Governo una personalità più tecnica rispetto alla Kopacz che, così, assieme agli altri vertici di Partito sarebbe libera di preparare con più calma la candidatura a Premier per le prossime Elezioni Parlamentari.

La nomina del giovane Siemoniak a Premier potrebbe tuttavia essere dettata anche da contingenze esterne, quali la crescente minaccia militare della Russia del Presidente, Vladimir Putin, che, secondo fonti di intelligence, dopo l’Ucraina potrebbe presto aprire un fronte anche nei Paesi Baltici e in Polonia.

Sulla base di quest’ultima motivazione prende quota anche la nomina a Premier di Radoslaw Sikorski: Ministro degli Esteri, dotato di una lunga e rispettabile esperienza, che ha saputo dapprima co-realizzare la sistemazione delle relazioni tra Polonia e Germania dopo gli anni ‘bui’ dei Governi del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS.

Lo scorso Febbraio, Sikorski ha poi saputo dare un forte contributo sia all’abbattimento del regime dittatoriale di Viktor Yanukovych in Ucraina, che alla firma da parte di Georgia e Moldova -oltre che dell’Ucraina- dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla carica di Premier, resta aperta la corsa alla successione a Tusk per quanto riguarda anche la guida della PO, che è legata a stretto filo con la corsa al premierato.

Qualora la Kopacz non dovesse ottenere la guida del Governo, per il Presidente della Camera Bassa del Parlamento si aprirebbe la possibilità di guidare il Partito: una carica alla quale aspirano anche l’attuale Vice-Premier, Elzbieta Bienkowska, e il leader della corrente alternativa a Tusk interna alla PO, Grzegorz Schetyna.

La guida della PO rappresenta un nodo fondamentale per garantire alla forza di Governo cristiano democratica il mantenimento della maggioranza in Parlamento, messa in seria discussione dal crollo di consensi registrato nei recenti sondaggi.

Secondo il Professor Norbert Maliszewski dell’Università di Varsavia, la decisione di Tusk di accettare la guida del Consiglio Europeo è motivata dalla necessità di dare una spinta propulsiva all’attività di Governo della PO. Una scelta, quella di Tusk, che sarebbe simile per logica alla decisione di Matteo Renzi di diventare Premier a pochissimi mesi dalla sua elezione alla guida del Partito Democratico.

Secondo l’opinionista Renata Grochal di Gazeta Wyborcza, la decisione di Tusk di andare in Europa è invece destinata ad indebolire la PO che, priva del suo carismatico leader, sarebbe così destinata a consegnare le redini del Paese al PiS del conservatore Jarosław Kaczynski: ex-Premier famoso per la sua retorica euroscettica ed anti-tedesca.

In UE scoppia il ‘caso Vysehrad’

A parte i dilemmi di Governo e di Partito, Tusk, che ha dichiarato la necessità di adottare misure risolute per incrementare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, si troverà fin da subito a dovere risolvere un problema ben più grande legato alla posizione contraria all’inasprimento delle sanzioni UE nei confronti della Russia espressa dai suoi più strenui sostenitori alla nomina a Presidente del Consiglio Europeo: Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria.

Come riportato dal Financial Times, questi tre Paesi dell’Europa Centrale -che assieme alla Polonia fanno parte del Quartetto di Vysehrad- hanno invitato l’Europa a non adottare misure restrittive nei confronti di Putin nonostante la Russia, come oramai ampiamente confermato e documentato, ed in piena violazione del Diritto Internazionale, abbia invaso militarmente l’Ucraina.

Nello specifico, il Premier ungherese, Viktor Orban -che è legato alla Russia da interessi di carattere privato e bilaterale- si è detto pronto a capeggiare una coalizione pro-Putin all’interno dell’UE alla quale devono aderire tutti quei Paesi dell’Europa che non condividono l’inasprimento delle relazioni con la Russia.

L’invito di Orban è stato raccolto dal Premier slovacco, Robert Fico, che, come riportato dalla Reuters, ha minacciato l’uso del diritto di veto qualora le sanzioni dovessero rivelarsi dannose per la Slovacchia.

Peggiore è stata la posizione del Presidente ceco, Milos Zeman, che ha pubblicamente affermato che il processo democratico in Ucraina è stato realizzato non solo dai democratici ucraini, ma anche da nazionalisti di estrema destra.

Quella dei ‘fascisti in Ucraina’ è una menzogna, fabbricata dalla propaganda del Cremlino per discreditare il movimento democratico in Ucraina, a cui, tuttavia, il Capo di Stato della Repubblica Ceca ha creduto.

“Con l’invasione militare dell’Ucraina, che sta per ratificare l’Accordi di Associazione con l’UE, Putin ha inteso dichiarare guerra all’Europa, e non a Kyiv” è stato il commento del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, in risposta alla posizione dei tre Capi di Stato e di Governo filorussi dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ELEZIONI EUROPEE: NEL PPE È DUELLO JUNCKER-DOMBROVSKIS

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 18, 2014

L’ex-Premier lettone si candida per ottenere la nomination del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea contro l’ex-Presidente dell’Eurogruppo. Secondo i sondaggi è sempre più probabile il varo di una Grande Coalizione guidata dal Candidato del Partito Socialista Europeo Martin Schulz

A contendere al favorito lussemburghese la candidatura del Partito Popolare Europeo per la presidenza della Commissione Europea saranno dunque un lettone e un francese. Nella giornata di lunedì, 17 Febbraio, l’ex-Premier della Lettonia, Valdis Dombovskis, ha dichiarato l’intenzione di correre per la nomination del PPE per portare la sua esperienza da ex-Capo di Governo del primo Paese UE che ha fatto ricorso a prestiti internazionali per affrontare la crisi economica.

Dombovskis, che ha già ottenuto l’endorsement dei Partiti del PPE dei Paesi Baltici, è anche famoso per avere adottato misure di austerità per portare la Lettonia al di fuori dalla crisi con una politica di lacrime e sangue: uno sforzo che ha però permesso al suo Paese di entrare nell’Eurozona nel Gennaio 2014, e che oggi rischia di vedere un proprio esponente alla guida della più importante istituzione Europea.

A contendere la candidatura a Dombrovskis, Leader del Partito Vienotiba che ha rinunciato al Premierato lo scorso Novembre dopo il crollo del tetto di un supermercato che, a Riga, ha causato la morte di diverse persone, sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese di lungo corso, nonché ex-Presidente dell’Eurogruppo.

Secondo indiscrezioni, Juncker porterebbe godere del sostegno del Cancelliere Angela Merkel, che, dopo non essersi mai sbilanciata sul suo parere tra i candidati in corsa per la candidatura PPE, ha dichiarato di nutrire per l’ex-Premier lussemburghese una profonda simpatia.

Oltre a Dombrovskis e Juncker, che ha perso la carica di Premier dopo una storica sconfitta del suo Partito Popolare Cristiano Sociale nelle Elezioni Parlamentari lussemburghesi, lo scorso 20 Ottobre, tra i possibili candidati PPE c’è anche il Commissario per il Mercato Interno, il francese Michel Barnier.

La corsa di Barnier è tuttavia ostacolata dagli scarsi appoggi politici che potrebbero sostenere la corsa del Commissario transalpino all’ottenimento della candidatura PPE alla Presidenza della Commissione Europea.

La designazione del Presidente della più alta carica europea avviene, secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona, in base al risultato delle prossime elezioni europee, su segnalazione del Partito europeo che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Secondo i più recenti sondaggi, il PPE potrebbe essere superato di poco dal Partito Socialista Europeo, che candida alla Presidenza della Commissione Europea l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Sempre secondo i sondaggi, la scarsa maggioranza che il PSE otterrebbe sul PPE potrebbe costringere le due forze partitiche a formare una Grande Coalizione per porre in minoranza le forze euroscettiche che, sopratutto in alcuni Paesi come Grecia, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna, hanno sempre più consensi.

Tusk verso il Consiglio Europeo

La Grande Coalizione, che potrebbe ottenere l’appoggio esterno dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- e dei Verdi Europei, potrebbe portare la Merkel ad accettare la nomina di Schulz a Presidente della Commissione Europea, ma, in cambio, permetterebbe al PPE di mantenere la guida della seconda carica UE.

Secondo indiscrezioni, la Merkel avrebbe infatti proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la Presidenza del Consiglio Europeo: posizione finora ricoperta dal belga Herman Van Rompuy e che, secondo il Cancelliere tedesco, dovrebbe ora spettare ad un rappresentante di uno dei più solidi Paesi dell’UE che è riuscito a tenersi fuori dalla crisi economica.

Tusk, che oltre ad essere Premier è anche Segretario del principale Partito polacco, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- potrebbe essere rimpiazzato da due nomine in rosa, come quella del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Ewa Kopacz a leader della PO e quella del Ministro dello Sviluppo Regionale Elzbieta Bienkowska alla guida del Governo.

Secondo il magazine Newsweek, a contendere il Premierato alla Bienkowska sono però anche il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che è molto apprezzato dalla Merkel, e il Ministro degli Interni, Tomasz Siemoniak.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH CONTINUA A PICCHIARE ANCHE I GIORNALISTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 2, 2013

Le forze speciali di polizia Berkut, alle dirette dipendenza del Presidente ucraino, picchiano il corrispondente polacco Pawel Pieniazek pur consapevoli della sua professione testimoniata dal badge in evidenza sui vestiti del cittadino UE. Come confermato da più fonti, il Regime ucraino infiltra nella protesta provocatori per discreditare i dimostranti agli occhi dell’Opinione Pubblica mondiale e legittimare la repressione

Si dice che una Rivoluzione la si riconosce quando la polizia interviene sulla folla, mentre un regime reazionario si distingue quando ad essere picchiati sono anche i giornalisti. Nella giornata di Domenica, Primo di Dicembre, il corrispondente della testata polacca Krytyka Polityczna, Pawel Pieniazek, è stato aggredito dalle forze speciali di polizia Berkut schierate dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per reprimere le manifestazioni di un milione di dimostranti a Kyiv in supporto dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, il giornalista polacco, soccorso da una collega della TV ucraina e da un’ambulanza, è stato malmenato perché intento ad osservare uno dei tanti scontri tra i Berkut e i dimostranti avvenuti nella giornata di Domenica.

“Ho mostrato il badge da giornalista, ma non c’è stata possibilità alcuna di fermare l’aggressione delle forze speciali di polizia -ha dichiarato il corrispondente- Ho ricevuto manganellate forti, sopratutto dietro alla testa”.

I Berkut, famosi per le aggressioni violente attuate per terrorizzare i manifestanti, senza distinguere l’obiettivo che si colpisce, sono forze speciali di polizia -paragonabili agli OMON russi- alla diretta dipendenza del Presidente Yanukovych.

Le forze speciali di polizia sono in azione da venerdì, 29 Agosto, quando più di cento tra manifestanti e giornalisti sono stati picchiati, arrestati e rinchiusi in commissariato per avere preso parte alle proteste dovute alla mancata firma da parte del Presidente Yanukovych dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo.

Oltre all’opposizione all’integrazione dell’Ucraina in Europa, la reazione dei Berkut è motivata dalle azioni violenti di provocatori mascherati che, come confermato dalla deputata del Partito delle Regioni del Presidente Yanukovych, Inna Bohoslovska, sono ingaggiati dall’Amministrazione Presidenziale ucraina e da quella del Presidente russo, Vladimir Putin, tra ultras di calcio e giovani studenti dell’Accademia di Polizia per discreditare la protesta agli occhi dell’Opinione Pubblica e legittimare la repressione.

Infatti, Putin ha tutto l’interesse a presentare la protesta in supporto all’Europa degli ucraini come violenta, come hanno fatto i principali media russi -spesso citati con leggerezza dagli organi di stampa italiani- perché vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico ed eliminare l’UE dalla competizione internazionale.

L’UE a fianco dei manifestanti

Differente è stata la reazione dell’UE, che ha sostenuto convintamente i manifestanti, come dimostrato dalla presenza durante le manifestazioni di Domenica del Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protaszewicz.

Importanti sono anche le prese di posizione del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, del Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che hanno dichiarato la volontà di tenere aperta la porta per l’ingresso dell’Ucraina in UE nonostante la rinuncia unilaterale del Presidente Yanukovych.

Ad attivarsi è stata anche la Polonia, in cui il Presidente, Bronislaw Komorowski, ha convocato una seduta urgente del Comitato per la Sicurezza e la Difesa Nazionale dopo che il Premier, Donald Tusk, ha intrattenuto colloqui urgenti sull’Ucraina con il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e con quello della Difesa, Tomasz Siemoniak.

Matteo Cazzulani

RIMPASTO DI GOVERNO IN POLONIA: DA TUSK UNA LEZIONE DI EUROPA E CORAGGIO

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 21, 2013

Il Premier polacco si affida all’esperienza giovanile ed europea di Ministri nuovi e capaci determinati ad integrare l’economia polacca nell’Unione Europea. Confermati alcuni Ministri della cristianodemocratica Piattaforma Civica e quelli del partito contadino PSL.

Un esercito di quarantenni chiamati a governare un Paese dinamico in un periodo di inizio crisi secondo esperienze di respiro europeo. Nella giornata di mercoledì, 20 Novembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha presentato il rimpasto di Governo, con l’inserimento di sette nuovi ministri, tutti appartenenti alla Piattaforma Civica -PO: la forza partitica cristianodemocratica del Capo del Governo.

Il nuovo Vicepremier è Elzbieta Bienkowska: giovane ministro uscente dello sviluppo regionale a cui è stata affidata la guida del superministero dei Trasporti, Infrastrutture, Sviluppo Regionale ed Economia Marittima.

La nomina della Bienkowska alla guida del dicastero più potente è stata motivata dalla capacità che, da Ministro per lo Sviluppo Regionale, il nuovo Vicepremier ha dimostrato nell’attrarre ed utilizzare in maniera adeguata i fondi europei per la realizzazione di infrastrutture nelle regioni meno sviluppate del Paese.

Europa e giovani è il motto con cui è stato nominato il nuovo Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek: un giovane talento 38enne, già Principale Economista della Banca ING con una serie di master tra l’Università del Sussex e quella di Francoforte.

Nonostante il talento, Szczurek, la cui nomina rappresenta una vera e propria sorpresa, non è un politico: una situazione che, de facto, indebolisce il giovane Ministro, ed aumenta l’influenza della Cancelleria del Premier sulle questioni di carattere finanziario, finora affidate all’ex-Vicepremier, Jacek Rostowski.

Fondamentale è la nomina di uno dei massimi esperti di economia di mercato in Polonia, l’ex-Sortosegretario di Stato presso il Ministero delle Finanze, Maciej Grabowski, a Ministro dell’Ambiente: una carica che il nuovo Titolare di dicastero ha ricevuto per accelerare i lavori per l’avvio dello sfruttamento del gas shale.

Lo sfruttamento di questo gas -di cui il territorio polacco, secondo le stime EIA è ricco per 148 trilioni di piedi cubi- permette alla Polonia di ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, e, per questo, è osteggiata da pressioni provenienti da Mosca, che spinge in maniera più o meno lecita le compagnie internazionali impegnate nella ricerca di shale in territorio polacco ad abbandonare la loro presenza nel Paese.

Altre nomine europee sono quelle dei Parlamentari Europei Lena Kolarska-Bobinska a Ministro dell’Istruzione Superiore, e del 41enne Rafal Trzaskowski alla guida del Ministero della Digitalizzazione.

Più legate alle dinamiche di politiche interne sono invece le nomine a Ministro dell’Educazione di Joanna Kluzik-Rostowska -approdata alla PO dopo un avere servito da Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo guidato dal Capo del partito conservatore Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski- e alla guida del Ministero dello Sport di Andrzej Biernat: finora Vicecapogruppo PO alla Camera Bassa.

Confermati sono invece alcuni dicasteri di peso, tra cui il Ministero degli Esteri -saldo nelle mani di Radoslaw Sikorski, di recente promosso a Vice-Capo del consiglio dei Mimistri degli Esteri e della Difesa del Partito Popolare Europeo- e quello della Difesa -mantenuto dal giovane Tomasz Siemomiak.

Restano anche il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, della Cultura, Bogdan Zrojewski, della Sanità, Bartosz Arlukowicz, del Lavoro e Politiche Sociali, Wladyslaw Kosiniak-Kamisz, del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, e della Giustizia, Marek Biernacki.

Restano anche i due Ministri in quota al partito contadino PSL -che governa in coalizione con la PO- il titolare dell’Economia, Janusz Piechocinski, e il Capo del Dicastero dell’Agricoltura, Stanislaw Kalemba.

Il rimpasto di governo a forte vocazione europea è avvenuto dopo un importante successo politico di Tusk nell’ambito dell’approvazione del bilancio UE, da cui la Polonia risulta essere la prima beneficiaria con l’erogazione di 105,8 Milioni di Euro, prevalentemente dal Fondo Europeo di Coesione e dal primo e secondo filare della PAC.

L’Europeismo polacco e il berlusconismo-d’alemiano italiano

Tuttavia, per il premier Tusk La situazione non è tutta rosea, dal momento in cui il rimpasto di Governo è stato necessario per rimpiazzare alcune importanti caselle rimaste vuote a causa di scandali, come quello di Slawomir Nowak: ex-Ministro dei Trasporti dimessosi per avere omesso dalla dichiarazione dei redditi un costosissimo orologio mostrato in pubblico.

Il Premier Tusk paga anche un crollo di consenso per la PO dovuto agli inizi della crisi che sta avvantaggiando i conservatori di Diritto e Giustizia: pronti ad una campagna elettorale per le prossime Elezioni Europee basate su toni euroscettici.

Con la decisione di affidarsi a nuovi Ministri giovani con esperienze europee, Tusk ha dimostrato non solo coraggio, ma anche la capacità politica di dare spazio ad energie nuove che, accompagnate all’esperienza dei più anziani, deve spingere la Polonia verso un’ancora più profonda integrazione nelle strutture UE per uscire dalla crisi il quanto prima possibile.

Il comportamento di Tusk deve fare riflettere sullo stato di avanzamento politico e culturale della Polonia: un Paese che, nell’Italia Governata dagli eterni Berlusconi e D’Alema -e dai troppi tuttologi che parlano senza essersi informati- è troppo spesso vituperato in maniera gratuita, bieca, grezza e, me lo si permetta, stolta.

Matteo Cazzulani

Lo Scudo Spaziale NATO in Europa al via ufficiale

Posted in NATO by matteocazzulani on July 27, 2012

Il Ministro della Difesa USA, Leo Panetta, conferma la presenza di soldati statunitensi in Polonia per avviare la realizzazione del progetto di difesa antimissilistico dell’Alleanza Atlantica per prevenire minacce da Oriente. La Corsa alla Casa Bianca sullo sfondo della decisione di Washington

I soldati americani saranno presenti in Europa per tutelare la NATO da possibili invasioni e provocazioni militari da parte di regimi autocratici. La notizia e stata comunicata nella giornata di giovedì, 26 Luglio, nel corso dell’incontro a Washington tra il Ministro della Difesa USA, Leo Panetta, e il suo collega polacco, Tomasz Siemoniak.

I due esponenti politici hanno reso noto il progetto di dislocamento in Polonia di un’unita di 20 soldati USA appartenenti alle forze dell’aviazione e, assieme ad essi, di velivoli di categoria F-16 ed Hercules.

Come illustrato da Panetta, la presenza dei soldati americani e finalizzata alla realizzazione del progetto dello Scudo Spaziale NATO: un sistema di difesa antimissilistico che prevede la dislocazione di una postazione radar in Romania, e di missili in Turchia e Polonia per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti da Iran e Corea del Nord.

“La presenza dell’esercito USA in Polonia apre una nuova fase nei rapporti tra Washington e Varsavia – ha dichiarato il Ministero della Difesa statunitense con una nota. “E un piccolo passo, ma importante dal punto di vista politico” ha commentato Siemoniak.

La decisione di dislocare un contingente militare in Polonia certifica la volontà degli Stati Uniti di procedere con la realizzazione del progetto di difesa antimissilistica, nonostante le opposizioni in campo internazionale della Russia.

Mosca considera la presenza di oggetti militari NATO contraria ai suoi disegni politici orientati al ristabilimento dell’egemonia politica, economica ed energetica del Cremlino nello spazio ex-sovietico e in Europa Centro-Orientale.

Per questa ragione, la Russia ha provveduto alla realizzazione di un simile progetto balistico orientato contro l’Europa, costituito da una postazione radar e una batteria di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

La decisione delle Autorità americane di implementare la realizzazione dello scudo spaziale in Europa e tuttavia legata alle logiche della campagna elettorale USA. Il candidato alla presidenza repubblicano, Mitt Romney, ha infatti criticato il Capo di Stato democratico, Barack Obama, per avere sacrificato la stretta alleanza con i polacchi per cercare di stabilire una collaborazione con la Russia impossibile da realizzare.

A differenza di Obama – che ha basato la politica estera della sua Amministrazione sulla ricerca del dialogo con Mosca e con altri regimi autocratici del pianeta, come l’Iran – Romney ha apertamente ritenuto la Russia il principale fattore destabilizzante in Europa: una superpotenza che si avvale delle risorse energetiche per imporre la propria egemonia politica in aree di interesse strategico per l’Occidente.

Le tappe precedenti dello Scudo Spaziale

A dimostrazione delle critiche di Romney e la storia legata allo scudo antimissilistico. Concepito negli anni 80 dall’Amministrazione repubblicana di Ronald Reagan per contrastare i simili progetti balistici dell’Unione Sovietica, il piano di difesa antimissilistica e stato affinato dal Presidente George W. Bush, che ha pianificato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca ed il dislocamento di missili Patriot in Polonia.

Con la salita al potere dei democratici, il Presidente Obama nel 2009 ha cancellato i contratti già firmati con Polonia e Repubblica Ceca, ed ha contestualizzato lo scudo spaziale nell’ambito della NATO, con il posizionamento di una stazione radar in Romania ed intercettori privi di capacita offensiva ubicati a rotazione tra la stessa Romania, Turchia e Polonia.

Proteste contro la decisione di Obama sono state espresse da Varsavia e Praga. Esse hanno accettato la presenza degli elementi del sistema di difesa antimissilistico in seguito all’aggressione militare della Russia alla Georgia: un fatto che ha dimostrato quanto la Russia sia oggi una potenza dalle vive velleità imperiali, pronta a fronteggiare i Paesi contrari a piegassi ai suoi disegni egemonici anche con l’arma della violenza e dell’aggressione militare.

Matteo Cazzulani