LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: DALLA RUSSIA NIENTE SANZIONI SE L’UCRAINA DICE NO ALL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 18, 2013

Il monopolista statale russo del gas Gazprom rinuncia all’imposizione di sanzioni e al pagamento immediato del debito da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz. Le trattative tra Mosca e Kyiv contestualizzate in quelle per la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica

Tutto come preventivato da Putin: il gas blocca l’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE. Nella giornata di Domenica, 17 Novembre, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato il ripristino dell’importazione del carburante russo in Ucraina secondo le quantità contrattuali da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz.

La nota di Gazprom ha seguito due vertici politici tra i Presidenti di Russia ed Ucraina, Vladimir Putin e Viktor Yanukovych, e tra i due Premier, Dmitriy Medvedev e Mykola Azarov, in cui Mosca e Kyiv sarebbero giunte ad un accordo per risolvere un’impasse energetica iniziata giovedì, 14 Novembre.

Allora, come reazione alla minaccia di sanzioni da parte di Gazprom in caso di mancato pagamento immediato del debito per le forniture precedenti, il colosso Naftohaz ha interrotto l’importazione del ‘Gas Tecnico’ necessario per rendere possibile il trasporto dell’oro blu dalla Russia in Unione Europea: una decisione che ha portato Mosca a ventilare una possibile interruzione duratura delle forniture di carburante all’UE durante tutto l’inverno.

Sulla risoluzione della crisi energetica è stata emanata solo una nota da parte del Premier russo Medvedev, con cui si riconosce che, nonostante la tregua temporanea, le trattative tra Russia ed Ucraina riprendono nel corso del vertice della Comunità degli Stati Indipendenti: un’associazione di Stati dello spazio ex-sovietico coordinata da Mosca.

Sull’aspetto economico non è stato rivelato alcun dettaglio, se non un’indiscrezione del giornale russo Kommersant” che ha riportato come la Russia avrebbe accordato il posticipo a data da destinarsi del pagamento del debito contratto da Naftohaz per le forniture pregresse, pari a circa 2 Miliardi di Dollari

La contestualizzazione delle trattative per il gas nell’ambito della CSI evidenzia la ratio politica dell’accordo tra Ucraina e Russia: le minacce di Gazprom a Naftohaz hanno infatti preceduto di poco la possibile firma dell’Accordo di Associazione con l’UE da parte di Kyiv.

Questo documento, che integra l’economia ucraina nel mercato unico UE, è contrastato da Mosca, che vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Putin per imporre l’egemonia della Russia nel Mondo ex-Sovietico.

Come ventilato da diversi esperti, la Russia avrebbe evitato all’Ucraina l’imposizione di sanzioni, ed il pagamento immediato del debito pregresso, in cambio della rinuncia da parte di Yanukovych alla firma dell’Accordo di Associazione tra Kyiv e l’UE.

Una sconfitta per l’UE

Questa situazione penalizza fortemente l’UE, che, in caso di mancata integrazione economica dell’Ucraina, perde una possibilità di rafforzare la propria posizione nel mercato di un Mondo sempre più globalizzato.

Se poi l’Ucraina dovesse optare per l’integrazione nell’Unione Doganale Eurasiatica di Putin, la situazione per l’UE sarebbe ancora più critica.

Infatti, o scopo del progetto di integrazione sovranazionale nell’ex-URSS è infatti dettato dalla volontà della Russia di interrompere il processo di allargamento e di integrazione interna dell’Unione per escludere l’Europa dalla competizione mondiale.

Matteo Cazzulani

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IVANISHVILI ALLA PRIMA: IMPEACHMENT PER SAAKASHVILI, BUONI RAPPORTI CON UE, NATO E RUSSIA

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 3, 2012

Il Leader della formazione vincitrice delle Elezioni Parlamentari georgiane, Sogno Georgiano, invita il Capo dello Stato a dimettersi prima che la nuova maggioranza avvii provvedimenti atti al suo sollevamento. In politica estera, il paperone di Tbilisi promette relazioni privilegiate con Bruxelles, Mosca e Azerbaijan 

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

La classe politica che ha reso la Georgia una democrazia europea sarà azzerata, e Tbilisi passerà dall’essere un attore mondiale al diventare un player regionale. Nella giornata di martedì, 2 Ottobre, il leader dell’Opposizione georgiana Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili, ha presentato le prime linee-guida del suo operato dopo avere vinto le Elezioni Parlamentari del giorno precedente.

Il primo atto promesso da Ivanishvili, che ancora non ha sciolto le riserve sul nome del Premier, né su quello dello Speaker del Parlamento – alla guida dell’Assemblea Legislativa potrebbe essere eletto l’ex-calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze: capolista di Sogno Georgiano – è l’avvio di una procedura di impeachment nei confronti del suo rivale, il Presidente Mikheil Saakashvili.

Secondo quanto dichiarato dal leader di Sogno Georgiano, il Capo dello Stato, in carica fino al 2013 – e pronto, come dichiarato ufficialmente, a nominare un Esecutivo proposto da Ivanishvili – ha chiaramente ricevuto una dimostrazione di sfiducia nelle urne dal suo popolo e, per questa ragione, sarà compito della nuova maggioranza invitare il Presidente ad abbandonare il suo posto prima della scadenza anticipata del suo mandato.

Senza lasciare spazio nemmeno alla rielezione di Ministri dell’attuale esecutivo, Ivanishvili ha inoltre assicurato un cambiamento moderato della Georgia in politica estera.

Da attore mondiale – come ha cercato di rendere il suo Paese Saakashvili grazie ai rapporti diretti con gli USA, l’Europa ed altre importanti realtà della geopolitica del pianeta – Tbilisi diventerà un player regionale che mira sempre all’integrazione con UE e NATO, ma presta attenzione anche ai rapporti coi vicini dell’area caucasica, a partire da Russia ed Azerbaijan.

In aggiunta, il Leader di Sogno Georgiano ha dichiarato la volontà di riportare sotto il controllo di Tbilisi le regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud, strappate a Tbilisi dalla Russia nell’Agosto 2008 in seguito ad un’aggressione militare che, come riportato dall’autorevole Trend, Ivanishvili ha ritenuto essere stata preparata da Mosca da circa 200 anni.

Varie sono state le reazioni della Comunità Internazionale alle prime parole di Ivanishvili. L’Ambasciatore USA a Tbilisi, Richard Norland, si è complimentato con i georgiani per la dimostrazione di democrazia data con lo svolgimento di elezioni regolari, e ha dichiarato l’intenzione di Washington di mantenere i buoni rapporti con la Georgia finora mantenuti da Saakashvili.

Soddisfazione per la vittoria di Sogno Georgiano è stata espressa dalla Russia, che per voce del Presidente della Commissione per le relazioni con i Paesi CSI, Leonid Slutsky, ha sottolineato l’occasione che ha ora Ivanishvili per migliorare un rapporto tra Tbilisi e Mosca definito come totalmente ostile.

Per questa ragione, il politico russo ha invitato il Leader della nuova maggioranza ad opporsi strenuamente a Saakashvili.

Critiche sono state sollevate dal Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfried Martens, che, dopo essersi complimentato con Saakashvili per aver reso la Georgia una democrazia europea, ha giudicato l’invito espresso da Ivanishvili alle sue dimissioni un atto di offesa dei principi democratici che hanno permesso all’opposizione di ottenere la maggioranza del Parlamento.

“L’invito [di Ivanishvili alle dimissioni di Saakashvili, n.d.a.] è totalmente inaccettabile, ed è un attacco diretto alla democrazia ed allo Stato di Diritto – riporta la nota PPE – Mi aspetto che quei politici europei che tanto si sono affrettati a congratularsi con Ivanishvili lo invitino ad un immediato dietrofront”.

I due protagonisti della politica georgiana

Uomo più ricco di Georgia – 146 nel rating Forbes – con un passato di business tra Russia e Francia – di cui possiede la cittadinanza – Ivanishvili ha vinto le Elezioni Parlamentari georgiane di Domenica, Primo di Ottobre, con il 53% dei voti. Il Partito del presidente Saakashvili, il Movimento Nazionale Unito, è invece rimasto fermo al 41%.

Saakashvili ha amministrato il Paese per otto anni, dal 2003, anno in cui egli stesso ha guidato il processo democratico nonviolento georgiano, passato alla storia come Rivoluzione Delle Rose.

Tra i risultati ottenuti dal Presidente: l’ammodernamento del sistema economico, giuridico e democratico della Georgia, che da repubblica post-sovietica è diventata rapidamente uno Stato candidato alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

A provocare la caduta dei consensi nei confronti di Saakashvili – ampiamente sostenuto dal suo popolo anche durante l’aggressione militare della Russia dell’Agosto 2008 – è stato uno scandalo legato a violenze perpetrate nelle carceri da parte delle forze di polizia, scoppiato in maniera misteriosa a pochi giorni dal voto, ma capace di discreditare agli occhi degli elettori il Governo uscente.

Matteo Cazzulani

Giorno dell’Indipendenza ucraina: Yanukovych dice no all’Europa e si alla Russia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 25, 2012

Il Presidente ucraino pone In primo piano i rapporti con Mosca a quelli con Bruxelles durante il suo discorso ufficiale, sancendo una volta ancora la rottura delle relazioni con l’UE. La voce registrata di Yulia Tymoshenko durante la protesta dell’Opposizione Democratica Unita per il ristabilimento della democrazia e del vettore occidentale in politica estera.

Non si e trattato di una novità, ma chi a Kyiv ancora sperava nel compimento del processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa ha subito una doccia fredda, proprio nel Giorno dell’Indipendenza Nazionale. Nella giornata di venerdì, 24 Agosto, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha messo in chiaro la volontà dell’Ucraina di preferire in politica estera il vettore orientale a quello occidentale.

Nello specifico, il Capo di Stato ucraino ha dichiarato che Kyiv non e intenzionata ad accettare l’integrazione nelle strutture europee per non perdere la propria indipendenza e sovranità. Al contrario, Yanukovych ha apprezzato i passi compiuti dall’Ucraina verso il rafforzamento della partecipazione ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: un progetto di integrazione sovranazionale voluto dalla Russia di Putin per ripristinare l’egemonia politica ed economica del Cremlino in Europa Orientale.

“Dobbiamo rafforzare i legami con i Paesi CSI: perché essi rappresentano il principale sbocco dei prodotti della nostra industria – ha dichiarato il Presidente ucraino – Non possiamo ignorare tutti i processi di integrazione che ci interessano, ma non siamo pronti a concedere la nostra partecipazione a qualsiasi prezzo. Aspettiamo risposte dai nostri partner europei, perché vogliamo che il dialogo con Bruxelles sia impostato su un piano bilaterale”.

La presa di posizione di Yanukovych non rappresenta una novità, dal momento in cui il Capo di Stato ucraino ha in più occasioni dimostrato più attenzione alla Russia piuttosto che all’Europa. Tuttavia, e significativo il fatto che tale presa di posizione e stata ribadita con molta evidenza durante il discorso ufficiale dedicato al Giorno dell’Indipendenza ucraina.

Del resto, i rapporti tra il Presidente ucraino e l’UE sono da tempo logori. Bruxelles male ha digerito il regresso democratico realizzato da Yanukovych dal momento della sua elezione nel Febbraio 2010, mediante processi ed arresti politici – realizzati per eliminare i suoi più temibili avversari dalla scena politica nazionale – falsificazione delle Elezioni Amministrative, accentramento dei poteri nelle sue mani a danno del Parlamento, e innalzamento della pressione sulla stampa dopo cinque anni di libertà dovuti ai progressi in senso occidentale compiuti dai Governi successivi alla Rivoluzione Arancione.

A contestare il Presidente e stata l’Opposizione Democratica Unita, che ha colto l’occasione del Giorno dell’Indipendenza per richiedere pubblicamente la liberazione dei prigionieri politici: l’ex-Primo Ministro, e guida della Rivoluzione Arancione, Yulia Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko.

Durante la manifestazione di piazza, partecipata da 5 Mila persone, gli organizzatori hanno diffuso un nastro magnetico con la voce di Yulia Tymoshenko. Dal carcere, con tono lento e intermittente – probabilmente dovuto alla malattia che l’ha colpita dal momento della sua detenzione – la Leader dell’Opposizione Democratica Unita ha invitato i suoi elettori e tutti gli ucraini a ribellarsi alla dittatura di Yanukovych per costruite un’Ucraina giusta, veramente indipendente, democratica ed europea.

Giornalista arrestata per tre ore

Oltre che dalla querelle politica, il Giorno dell’Indipendenza ucraina e stato caratterizzato anche da un giallo politico-giornalistico. Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la cronista Tetyana Chornovil e stata arrestata dalle forze di polizia per tre ore, per poi essere rilasciata dopo essere stata privata del suo telefono cellulare.

La Chornovil si e introdotta nella residenza presidenziale Mezhihirya per realizzare un reportage sul lussuoso edificio che, secondo quanto denunciato in più occasioni dalla stessa Ukrayinska Pravda, Yanukovych avrebbe realizzato con denaro pubblico.

Secondo le autorità, l’episodio sarebbe stata una semplice esercitazione anti-spionaggio, alla quale la Chornovil avrebbe partecipato sua sponte.

Matteo Cazzulani

IL CASO TYMOSHENKO 2 ANCORA FERMO MENTRE JANUKOVYCH PORTA L’UCRAINA SEMPRE PIU’ VICINO ALLA RUSSIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 2, 2012

Rinviato per la quinta volta il via al processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per malversazione finanziaria. La maggioranza parlamentare fedele al Presidente ucraino vara due provvedimenti che diminuiscono l’indipendenza nazionale di Kyiv dinnanzi ai disegni egemonici di Mosca

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo sugli accordi del gas. FOTO ® MATTEO CAZZULANI

L’eroina della Rivoluzione Arancione sarà monitorata durante le udienze del processo per garantire la sua presenza, a prescindere dalle condizioni di salute. Nella giornata di martedì, 31 Luglio, il giudice Kostjantyn Sadovs’kyj, incaricato della conduzione del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, per malversazione finanziaria durante la presidenza del colosso energetico JEESU pari a 4 milioni di Dollari – un fatto risalente a metà degli anni Novanta – ha respinto per la quinta volta l’avvio del procedimento dinnanzi all’assenza dell’imputata.

Julija Tymoshenko, affetta da una seria ernia al disco, ha rifiutato sia la presenza in Aula che il collegamento video proposto dall’accusa: la videoconferenza, come ha motivato l’ex-Primo Ministro ucraino, non permette di dialogare con gli avvocati difensori durante la seduta e, quindi, priva l’eroina della Rivoluzione Arancione di uno dei diritti fondamentali garantiti ad un imputato in un qualsiasi processo.

La posizione della Tymoshenko ha costretto Sadovs’kyj a rimandare la seduta, non prima di avere accolto la richiesta dell’accusa di prendere comunque in esame la possibilità di stabilire un contatto video per la seduta successiva. Inoltre, il Giudice ha respinto la proposta con la quale la Difesa ha richiesto il riaggiornamento del processo ad avvenuta guarigione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Secondo il pool di medici tedeschi – che hanno ottenuto il permesso di curare la Tymoshenko presso una sala dell’Ospedale dei Ferrovieri di Khar’kiv – la Leader dell’Opposizione Democratica necessita non meno di 8 settimane per ristabilirsi in maniera soddisfacente.

Lo staff medico delle Autorità carcerarie ritiene invece che l’eroina della Rivoluzione Arancione sia pronta per presenziare in aula e, sopratutto, che ella debba ritornare al più presto nel Penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, dove la Tymoshenko sta scontando sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Nel frattempo, l’assenza dalla scena politica della Tymoshenko permette ai suoi avversari – che a detta dell’Opposizione Democratica sono responsabili dei processi politici che hanno costretto l’eroina della Rivoluzione Arancione al carcere – di realizzare indisturbati una politica che allontana Kyiv dall’Europa e avvicina sempre più l’Ucraina alla Russia.

Lunedì, 30 Luglio, il Parlamento, convocato in seduta straordinaria, ha ratificato l’accordo di ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: processo di integrazione economica sovranazionale nello spazio ex-sovietico che consente alla Russia di estendere la sua egemonia sui Paesi un tempo appartenenti all’URSS oggi indipendenti.

Il progetto è stato registrato e sostenuto dal Presidente, Viktor Janukovych, che, dopo avere provocato il congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, ha deciso di perseguire il vettore eurasiatico con l’avvicinamento di Kyiv sotto la sfera di influenza della Russia.

In Ucraina si parlerà sempre più in russo

Sempre nell’ambito del processo di avvicinamento a Mosca voluto da Janukovych il Parlamento ha votato in definitiva il provvedimento che riconosce la lingua russa come idioma di Stato in Ucraina al pari dell’ucraino.

Il documento, che è già stato firmato dallo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, è fortemente contrastato dall’Opposizione Democratica, in quanto limita l’uso della lingua nazionale – che in Ucraina, così come in altri Paesi ex-URSS e, più in generale, in altre realtà ex-coloniali, rappresenta un fattore che garantisce l”unità della nazione ed il mantenimento della cultura nazionale – e aumenta l’influenza della lingua di un Paese straniero, la Russia, intenzionato a sottomettere politicamente l’Ucraina.

A forzare l’approvazione della legge linguistica è stata la maggioranza filo-presidenziale, che ha insistito per la calendarizzazione del provvedimento in una seduta straordinaria prima della pausa estiva. Il documento era già stato votato dal Parlamento in maniera frettolosa ed irregolare, al punto da portare Lytvyn a rassegnare per protesta le proprie dimissioni.

La maggioranza ha poi respinto le dimissioni dello Speaker del Parlamento in cambio del suo impegno a firmare il documento qualora esso fosse stato riapprovato in una nuova seduta nel pieno rispetto delle regole.

Matteo Cazzulani

TRA L’UE E LA RUSSIA L’UCRAINA SCEGLIE IL CREMLINO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 26, 2012

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento l’Accordo per l’ingresso di Kyiv nella Zona di Libero Scambio CSI assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Kygyzstan ed Armenia. Motivazioni politico-energetiche alla base dell’adesione di Kyiv al progetto di integrazione sovranazionale voluto da Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Buon viso a cattivo gioco cercando di mantenere un piede in due scarpe, ma difatti la scelta è stata compiuta e l’Ucraina punta dritto tra le braccia della Russia. Nella giornata di martedì, 24 Luglio, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento la ratifica dell’accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: un progetto ideato e voluto dalla Russia per estendere la propria egemonia economica nello spazio ex-sovietico, e consolidare lo status del Cremlino di leader politico della regione dell’ex-URSS.

Secondo il calendario dei lavori della Rada, il provvedimento sarà esaminato in una delle ultime sedute dell’attuale legislatura, dove la maggioranza, composta da un patto di ferro tra comunisti e il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui, oltre al Presidente Janukovych, appartengono anche il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha già dichiarato di votare a favore dell’ingresso di Kyiv nel progetto economico di Mosca.

La decisione di Janukovych di porre ai voti il documento per ottenerne un’approvazione certa dimostra l’avvenuta scelta di campo tra l’Europa e l’Eurasia del Presidente ucraino. Finora, il Capo dello Stato si è sempre barcamenato tra la Russia e l’Unione Europea, ed ha cercato fino all’ultimo di mantenere attuali entrambi i fronti della sua politica estera.

Tale condotta è stata attuata fino a pochi giorni dalla registrazione dell’Accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI. Nella giornata di lunedì, 23 Luglio, il Ministro degli esteri di Kyiv, Kostjantyn Hryshchenko e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, hanno firmato un documento per la facilitazione del rilascio dei visti Schengen ai cittadini ucraini.

La settimana precedente, l’Amministrazione di Janukovych ha dato enorme risalto alla conclusione della stesura del testo dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio UE-Ucraina, annunciata dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Petro Poroshenko. Tuttavia, a riguardo è pervenuta la pronta rettifica da parte della Commissione Europea, che ha sottolineato come l’entrata in vigore dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio sia strettamente legata alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Con questo documento, Kyiv avrebbe ottenuto lo status di partner privilegiato dell’UE – oggi goduto da Norvegia, Islanda e Svizzera – ma esso è stato congelato da Bruxelles per via degli arresti politici a carico degli esponenti dell’Opposizione Democratica.

E’ dinnanzi alle proteste dell’Europa per l’assenza di democrazia sulle Rive del Dnipro che Janukovych ha scelto Mosca anziché Bruxelles, ed ha portato l’Ucraina nella sfera di influenza economica di Mosca assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Armenia e Kyrgyzstan: gli altri Paesi che hanno già ratificato l’ingresso nella Zona di Libero Scambio CSI.

Oltre che ai malumori dell’Occidente dinnanzi alle repressioni a carico degli arancioni, a motivare quella che appare non solo come una scelta di campo ben precisa, ma anche come una sconfitta diplomatica delle Autorità ucraine – Janukovych ha sempre richiesto l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI previo mantenimento di una cospicua autonomia che nel documento registrato alla Rada non è prevista – sono altri due fattori.

Il primo è legato alla volontà di Janukovych di mantenere il controllo del Paese per mezzo di metodi autoritari: se Kyiv avesse optato per la piena integrazione nell’Unione Europea, il Presidente ucraino avrebbe dovuto attenersi al rispetto della democrazia e del pluralismo partitico. Nella CSI, Janukovych può invece contare sulla compagnia del dittatore bielorusso, Aljaksandr Lukashenka, del regime di Alma Ata e della stessa Russia di Putin: noti per avere in più occasioni messo a tacere il dissenso con metodi poco leciti ed imbavagliato la stampa con l’uso della forza e del terrore.

La seconda motivazione riguarda il gas. Da tempo, l’Ucraina sta cercando di ottenere dal monopolista russo, Gazprom, uno sconto sulle forniture di oro blu che oggi Kyiv, per precisa scelta politica di Mosca, paga secondo un tariffario più caro rispetto a quello imposto dal Cremlino a Paesi alleati come Germania e Francia.

In più occasioni, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha lasciato intendere che Janukovych può sperare in un ribasso delle tariffe solo in seguito a concessioni alla Russia in termini politici, come il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero fino al 2042 – concessa dal Capo dello Stato ucraino nel Maggio del 2010 in cambio di un risibile sconto sulla bolletta del gas – e, per l’appunto, l’ingresso dell’Ucraina nei progetti di integrazione sovranazionali di Mosca.

I rischi per l’Europa

La Commissione Europea ha comunicato la complementarietà tra la Zona di Libero Scambio CSI e quella tra UE ed Ucraina, ma l’ingresso di Kyiv nel progetto di Mosca rappresenta un dato politico tanto chiaro quanto pericoloso per l’interesse geopolitico del Vecchio Continente. Con l’inglobamento dell’Ucraina, la Russia può autenticarsi come una superpotenza mondiale in grado di estromettere l’Europa da un Mondo sempre più globalizzato, in cui i principali attori sono Cina, India, Sud Africa, Brasile e, sempre meno, gli Stati Uniti d’America.

Dopo quattro anni di politica estera morbida, che ha portato il faro della democrazia nel Mondo a diventare il paladino dello sterile dialogo con i peggiori dittatori della terra, senza se e senza ma, Washington ha notevolmente indebolito la sua presenza in Europa Centro-Orientale, ed ha permesso alla Russia di realizzare i propri disegni geopolitici in teatri cruciali per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea, come Caucaso e Bacino del Mar Nero.

Senza dubbio, oltre alle tendenze autoritarie, e alla nostalgia per i tempi e i costumi politici dell’Unione Sovietica, a permettere a Janukovych di scegliere Mosca anziché Bruxelles è stata anche la debolezza del Presidente USA, Barack Obama.

L’Amministrazione democratica della Casa Bianca avrebbe dovuto leggere meglio la situazione geopolitica mondiale, e comprendere che l’unica possibilità di successo per le economie dell’Occidente è il consolidamento di uno stretto asse atlantico tra Bruxelles e Washington capace di concorrere con le cosiddette economie emergenti in nome di solidi principi, come il libero mercato e il rispetto della democrazia e dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA AUTORITARIA GUARDA A MOSCA: DALL’UNIONE EUROPEA UNA NUOVA ROAD MAP

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on May 16, 2012

Constatato il regresso della democrazia ucraina, la Commissione Europea mette a disposizione di Kyiv fondi per le riforme in senso democratico previa loro realizzazione, e lancia un chiaro segnale di disapprovazione in occasione della riunione del gruppo di lavoro UE-Ucraina. il Presidente Janukovych promette una maggiore integrazione con la Russia, e invita Mosca nel progetto di ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico del Paese da lui guidato

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Più fai, più ricevi. Questo è lo spirito di fondo della nuova road map adottata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Ucraina, che, con una nota, è stata anticipata nella giornata di martedì, 15 Maggio.

L’iniziativa prevede la concessione di un prestito di 130 Milioni di Euro alle Autorità ucraine per la realizzazione di una serie di riforme atte a modernizzare il Paese in senso democratico e occidentale. Inserita nell’ambito del Partenariato Orientale UE, la Road Map durerà fino al 2013, e coinvolgerà anche la Bielorussia.

A motivare il varo dell’iniziativa è stato il rapporto annuale sullo stato della democrazia in Europa Orientale della Commissione Europea, dal quale è risultato che, nell’arco del 2011, in Ucraina è avvenuto un vertiginoso regresso democratico che ha messo a serio repentaglio il prosieguo del cammino di Kyiv verso l’integrazione economica e politica con l’UE.

In particolare, a preoccupare sono stati il rafforzarsi del controllo delle Autorità su stampa e giornalisti, il dilagare della corruzione in diversi ambiti dell’economia, il varo di una legge elettorale iniqua, e l’ondata di arresti politici attuata nei confronti di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko.

La conferma della profonda delusione nutrita dall’Unione Europea nei confronti delle Autorità ucraine si è avuta nel corso della seduta del gruppo di lavoro UE-Ucraina di martedì, 15 Maggio, che ha visto la presenza a Bruxelles del Primo Ministro di Kyiv, Mykola Azarov.

Ad esso, non hanno partecipato né il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, né il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, mentre il Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule, e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton, hanno espresso forte turbamento per lo stato della democrazia in Ucraina.

In contemporanea al vertice di Bruxelles, l’Ucraina, rappresentata dal Presidente, Viktor Janukovych, è stata protagonista del summit della Comunità di Stati Indipendenti: organizzazione interstatale che riunisce buona parte dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica sotto l’egida della Russia.

Come promesso al Presidente russo, Vladimir Putin, il Capo di Stato ucraino ha dichiarato l’intenzione di profondere sforzi per aderire alla zona di libero scambio interna alla CSI e di approntare una serie di misure per rafforzare la collaborazione tra Kyiv e Mosca. Inoltre, Janukovych ha richiesto l’afflusso di capitali russi nel progetto di ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – al quale, sempre secondo il Capo di Stato ucraino, saranno presenti anche investitori dall’UE – e ha invitato le Autorità del Cremlino a ricambiare la visita in occasione del campionato europeo di calcio.

Julija Tymoshenko rinuncia ancora alle cure mediche

Mentre in campo estero l’Ucraina ha parlato con Bruxelles e ha strizzato l’occhio a Mosca, all’interno del Paese si è consumata l’ennesimo capitolo del caso Tymoshenko. La Corte di Cassazione ha deciso di rinviare al 26 Giugno il vaglio del ricorso esposto dagli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica contro l’arresto sentenziato alla loro assistita per motivi politici a sette anni di carcere l’11 Ottobre 2011, poi confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre.

Il Giudice, Stanislav Mishchenko, ha infatti deciso di accogliere la richiesta della Pubblica Accusa di rimandare la seduta per via dell’assenza dell’imputata. In risposta, l’Avvocato difensore, Serhij Vlasenko, ha ritenuto la decisione come scorretta, e ha comunicato la presentazione di un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani ancor prima del pronunciamento definitivo della Cassazione.

Inoltre, la Tymoshenko – reduce da uno sciopero della fame attuato per protestare contro le percosse subite da parte delle Autorità carcerarie il 20 Aprile – ha deciso di rinunciare alle cure mediche, dopo che il Ministero della Sanità ha diffuso notizie di carattere confidenziale riguardanti lo stato di salute e il regime medico applicato alla Leader dell’Opposizione democratica.

Come dichiarato dal medico curante, il tedesco Lutz Harms, la pubblicazione di dati coperti dal segreto professionale ha fatto venir meno la fiducia della paziente, e ha messo in forse il prosieguo delle cure di cui la Tymoshenko ha bisogno per guarire da un’ernia al disco che è stata trascurata durante i primi 8 mesi di detenzione.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH SCEGLIE LA RUSSIA: TRA UCRAINA ED EUROPA RELAZIONI INTERROTTE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 21, 2012

In seguito al vertice della Comunità Economica Eurasiatica, Kyiv rinuncia all’applicazione di misure protezionistiche in caso di ritorsioni da parte di Mosca per la mancata partecipazione ai processi di integrazione sovranazionale voluti dal Cremlino per sancire la propria egemonia sull’ex-Unione Sovietica. Inoltre, il Presidente ucraino promette al suo collega, Vladimir Putin, il varo della Zona di Libero Scambio CSI in contemporanea nei Parlamenti dei due Paesi, e il riconoscimento del russo come lingua ufficiale dello Stato da lui rappresentato

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dalla Comunità Economica all’Unione politica. E’ questo lo scopo ufficializzato a Mosca, martedì, 20 Marzo, nel corso del vertice della Comunità Economica Eurasiatica: una federazione economica, gestita e controllata dalla Russia, dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica, a cui appartengono anche Tadzhikistan, Kyrgyzstan, Kazakhstan, Bielorussia, e, come Stati osservatori, Ucraina, Moldova, e Armenia.

Come sottolineato dal Presidente uscente della Russia, Dmitrij Medvedev, l’evoluzione dalla Comunità Economica all’Unione Eurasiatica è un processo politico oramai avviato: destinato ad unire i Paesi dell’area ex-URSS in una nuova entità statale dotata di indubbio peso sul piano internazionale. Inoltre, il Capo di Stato russo ha invitato le realtà coinvolte a partecipare a tutte le tappe del progetto di integrazione voluto da Mosca, pena la complicazione delle relazioni commerciali col Cremlino.

Diretto destinatario del monito di Mevedev è stata l’Ucraina, che finora ha mantenuto lo status di Paese osservatore, e ha avanzato la propria candidatura alla Comunità Economica Eurasiatica solo previo mantenimento di una cospicua autonomia. Dinnanzi ai primi passi della CEE di Mosca – inizialmente composta da Russia, Kazakhstan e Bielorussia – Kyiv ha proposto la propria compartecipazione solo secondo la formula 3+1, e ha confermato di non volere un pieno coinvolgimento anche dopo il successivo ingresso di Kyrgyzstan e Tadzikistan.

Tuttavia, la posizione risoluta dell’Ucraina si è notevolmente ammorbidita, come dimostrato dalla dichiarazione del Vice-Premier ucraino, Valerij Khoroshkovs’kyj, il quale, durante il vertice, ha dichiarato la volontà di rinunciare all’applicazione delle misure protezionistiche varate da Kyiv in caso di ritorsioni commerciali da parte di Mosca.

Durante un incontro bilaterale, il neo-rieletto Presidente russo, Vladimir Putin, ha convinto il Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych, a ratificare in contemporanea l’accordo per il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un altro progetto di integrazione economica pianificato dal Cremlino, simile alla Comunità Eurasiatica, progettato per abbattere le frontiere tra i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti – a cui appartiene quasi la totalità dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica -, stabilire principi di sussidiarietà, e istituire un solo regolamento per un’area su cui Mosca vuole esercitare la propria egemonia.

L’avvicinamento dell’Ucraina ai progetti egemonici della Russia, confermato dall’intenzione di Janukovych di rendere il russo lingua ufficiale dello Stato ucraino, ha conseguenze di notevole importanza per gli equilibri geopolitici del Vecchio Continente: da un lato, consente a Mosca il consolidamento della sua egemonia sull’ex-URSS, e, dall’altro, certifica la fine di ogni possibile integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

Anche Repubblica Ceca e Polonia ammettono la chiusura delle relazioni con Kyiv

In un’intervista all’autorevole Den’, l’Ambasciatore in territorio ucraino della Repubblica Ceca, Ivan Pocuch, ha evidenziato come il persistere a Kyiv di arresti politici, pressioni sull’Opposizione arancione, e casi di mancato rispetto della libertà di stampa abbiano provocato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo storico accordo ha previsto una parziale integrazione ucraina nell’Unione Europea, e il varo di una Zona di Libero Scambio tra Kyiv a Bruxelles, ma le trattative per il suo avvio – iniziate nel 2008: con l’Ucraina ancora guidata dagli arancioni – si sono interrotte, nel dicembre 2011, in seguito agli arresti politici della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri avversari politici di Janukovych.

Anche il Parlamentare Europeo Marek Siwiec, noto per avere sempre supportato la firma dell’Accordo di Associazione nonostante la condotta autoritaria del Presidente Janukovych, ha ammesso che la detenzione della Tymoshenko, e il regresso della democrazia ucraina, è destinato a mantenere Kyiv lontano da Bruxelles per molto tempo.

Come riportato sul suo blog ufficiale, l’esponente socialdemocratico polacco ha individuato la conduzione di Elezioni Parlamentari regolari come unica condizione per riaprire il discorso in merito all’avvicinamento dell’Ucraina all’UE, ma, nel contempo, ha riconosciuto l’esistenza di forti pressioni politiche da parte di Mosca che potrebbero inglobare una volta per tutte Kyiv nell’Unione Eurasiatica.

Matteo Cazzulani

GASATA, EURASIATICA, E MEDITERRANEA: ECCO LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on January 24, 2012

Il prossimo Presidente, Vladimir Putin, resta senza rivali “scomodi” nella corsa al Cremlino, e presenta un programma basato sulla difesa della nazionalità russa. Sul piano internazionale, Mosca persegue l’espansione imperiale sull’ex-URSS con l’ambizione di riottenere lo status di superpotenza mondiale a discapito dell’Unione Europea: annichilita tramite il gas, con la connivenza dell’asse franco-tedesco. Si rafforza la presenza russa nel Mediterraneo per mezzo di alleanze con i Paesi arabi

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Sempre più certezze sulla Russia di domani. Nella giornata di lunedì, 23 Gennaio, la Commissione Elettorale Centrale ha messo in discussione la candidatura dell’esponente liberale Grigorij Javlin’skij: nel 23% delle firme in sostegno al Leader del Partito Jabloko sarebbero state riscontare irregolarità tali da non permettergli il riconoscimento dello status di pretendente alla presidenza della Federazione Russa.

Secondo diversi esperti, se confermata, l’esclusione di Javlin’skij indicherebbe la chiara volontà da parte delle Autorità di impedire il ballottaggio nelle prossime elezioni presidenziali – dato per probabile dagli ultimi sondaggi – e, sopratutto, evitare accuse di brogli da parte della comunità internazionale: infatti, sono stati i rappresentanti di lista di Jabloko a certificare il numero più alto di irregolarità nel corso della conta dei voti durante le elezioni parlamentari dello scorso Dicembre.

Certo il vincitore, e certo il suo programma. Vladimir Putin – attuale Primo Ministro e candidato alla presidenza dell’establishment al potere al Cremlino ininterrottamente dal 2000 – in un articolo sulla Nezavisimaja Gazeta ha illustrato quale saranno le priorità della politica interna della sua amministrazione: un “patriottismo civico” teso alla costruzione di una “Forte Russia” etnicamente più omogenea possibile.

Nello specifico, Putin ha rigettato ogni politica nazionalista, ma di fatto ha preventivato un controllo più severo sulle immigrazioni, l’introduzione di un esame di lingua russa obbligatorio per tutti gli stranieri, e la costruzione di una nazione multietnica cementata attorno al “nucleo russo”. Un piano chiaro, su cui da tempo la Russia sta lavorando in maniera scientifica: le recenti tensioni con il Tadzhikistan hanno portato le autorità di Mosca ad espellere centinaia di immigrati provenienti da Dushanbe, e simili trattamenti si sono ripetuti nel recente passato nei confronti di immigrati regolari di provenienza caucasica, sopratutto georgiana.

Proprio la Georgia resta il primo obiettivo di una politica estera che Putin ha già delineato nemmeno troppo velatamente. L’aggressione russa a Tbilisi dell’Agosto 2008 è una partita tutt’altro che chiusa, che potrebbe riaprirsi proprio nei prossimi mesi. Come rilevato da diversi esperti, la congiuntura internazionale – con l’Europa debole, gli USA impegnati nella corsa alla Casa Bianca, e l’attenzione dei media internazionali incentrata sui Giochi Olimpici – è la medesima del periodo in cui i carri armati di Mosca hanno infranto la sovranità territoriale georgiana, e strappato a Tbilisi il controllo di due regioni della Georgia settentrionale: Abkhazija ed Ossezia del Sud.

A fare compagnia alla Georgia potrebbero essere tutti quei Paesi della Comunità di Stati Indipendenti che non accetteranno di buon grado l’integrazione nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, volto a riunificare l’ex-Unione Sovietica attorno alla guida della Russia che, così, riotterrebbe lo status di superpotenza internazionale.

In un Mondo sempre più dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani, l’orso russo ha come primo obiettivo l’eliminazione dalla scena globale dei banchieri europei e dei cowboy americani: una zampata vigorosa, provata dalla recente politica di Mosca sul fronte europeo ed energetico. Il monopolista russo del gas, Gazprom, ha condotto una politica di revisione dei contratti con le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente, ottenendo il prolungamento della scadenza degli accordi e fedeltà assoluta in cambio di sconti.

Inoltre, Mosca è stata abile ad inserire clausole che consentirebbero ai russi di rilevare la gestione dei gasdotti in diversi Stati europei, seppure in piena violazione della legge UE: il Terzo Pacchetto Energetico, varato dal Parlamento Europeo da più di un anno, prevede l’unificazione e la liberalizzazione delle condutture del Vecchio Continente, e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei. Nell’infrangere la legge, e gli interessi del’Unione Europea, Putin può contare su alleati di peso come Germania e Francia: legati a Mosca, oltre che dalla dipendenza energetica, anche da tradizionali rapporti di cooperazione, che già in passato hanno portato a tragici eventi.

Su espressa richiesta dell’attuale Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha richiesto alla Commissione Europea di ammorbidire il Terzo Pacchetto Energetico: sopratutto, per consentire agli enti non-UE la compartecipazione nella gestione dei gasdotti del Vecchio Continente. Uno sforzo diplomatico coraggioso ed anti-europeo, che alla Merkel è stato ripagato con il rifornimento di gas direttamente dalla Russia. Nel Novembre del 2011 è entrato in funzione il Nordstream: gasdotto sul fondale del Baltico concepito da Mosca per bypassare Paesi UE politicamente ostili al Cremlino – Polonia e Stati Baltici – e, con il benestare di Germania, Francia e Olanda, dividere l’Europa tra Paesi occidentali “buoni” e membri centrali “cattivi” – ovviamente, secondo l’ottica della Russia.

Simile progetto, in via di realizzazione, è il Southstream: gasdotto sul fondale del Mediterraneo progettato per rifornire di gas Grecia, Balcani e Italia, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Slovenia, Serbia e Macedonia. Diversamente dal Nordstream, il Gasdotto Ortodosso – com’è stato rinominato il Southstream – ha un triplice scopo: dividere l’Europa, scoraggiare le ambizioni europee di Ucraina e Moldova – Paesi europei per cultura e tradizione, su cui Mosca ha da tempo rinnovato i propri appetiti imperiali eurasiatici – e cementare l’influenza russa nel Mediterraneo.

Contro Occidente ed Israele

Proprio la presenza di Mosca nel Mare Nostrum è un segnale importante ed attuale. Come riportato dall’autorevole Kommersant”, lunedì, 23 Gennaio, la Russia ha firmato un contratto per la vendita di 36 aerei militari Jak-130 alla Siria: secondo diversi esperti, l’affare sarebbe il primo passo di un’alleanza di ferro tra Mosca e Damasco in chiave anti-occidentale, per cui ad esprimere preoccupazione è anche Israele.

Infatti, Tel Aviv deve ora fare i conti con una Russia in buoni rapporti con tutti i Paesi ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale israeliana. Lunedì, 23 Gennaio, Mosca ha duramente criticato l’embargo della nafta proveniente dall’Iran da parte dell’Unione Europea: deciso da Bruxelles per protestare contro i piani di riarmo nucleare di Teheran. Venerdì, 20 Gennaio, il Presidente dell’Autonomia Palestinese, Mahmud Abbas, ha ottenuto rassicurazioni dalla Russia sul sostegno di Mosca alla causa palestinese, ed ha riconosciuto il Cremlino tra i principali interlocutori e consiglieri nelle trattative con Israele per l’ottenimento dell’indipendenza della Palestina.

Matteo Cazzulani

WROCLAW CAPITALE DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA DI OGGI E DI DOMANI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 17, 2011

Incontro dei Presidenti polacco, tedesco ed ucraino in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Università del capoluogo slesiano, segnato dalle barbarie staliniane del secondo dopoguerra. La firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina al centro dei colloqui. La Russia fissa la data per il varo dell’Unione Eurasiatica

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La città slesiana ferita delle barbarie del Novecento come ultimo bastione per la difesa di un’Europa libera, democratica ed allargata da una Russia dalle rinate velleità imperiali. Nella giornata di martedì, 15 Novembre, i Presidenti di Polonia, Germania, ed Ucraina – Bronislaw Komorowski, Christian Wulff, e Viktor Janukovych – si sono incontrati a Wroclaw per celebrare l’anniversario di fondazione dell’Università Statale della città polacca.

Figlia della tradizione dell’Ateneo tedesco del periodo prebellico e di quello polacco di Leopoli – entrambi chiusi dopo la seconda guerra mondiale, quando, concordemente con gli accordi di Jalta, Stalin ordinò la deportazione dei polacchi del capoluogo galiziano in quello di una Slesia svuotata dell’elemento tedesco e restituita alla Polonia Popolare satellite dell’URSS – la struttura oggi non solo conserva il ricordo di un passato doloroso e tormentato, ma è uno dei centri più attivi per l’integrazione europea e la promozione del suo allargamento ad est: sopratutto ad una realtà appartenente di diritto al Vecchio Continente per storia, cultura, e tradizioni, ma ancora esclusa dall’unione politica di Bruxelles, come l’Ucraina.

Però, sul futuro europeo di Kyiv si addensano ancora troppe nubi: non solo quelle naturali, che hanno costretto l’aereo di Viktor Janukovych a posticipare l’atterraggio a Wroclaw, ma sopratutto quelle politiche, legate ad un’ondata di repressione a danno di giornalisti ed esponenti dell’Opposizione che, tra gli altri, ha portato alla condanna a sette anni di isolamento per la Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko.

Un macigno sulle trattative per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento con cui Bruxelles intende riconoscere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera – dal momento in cui il rispetto degli standard di libertà è una delle prerogative essenziali per la conclusione dei negoziati con l’Unione.

A conferma di tale problema, il contemporaneo pronunciamento del Parlamento ucraino a sfavore della decriminalizzazione dell’articolo 365 del Codice Penale ucraino, che avrebbe consentito la scarcerazione della Tymoshenko – condannata per abuso d’ufficio e gestione fraudolenta del bilancio statale durante il suo ultimo premierato, dal 2007 al 2010.

“Spero che le nubi si diradino non solo sulla Slesia, ma anche su un’Ucraina che ancora deve dimostrare di rispettare i principi democratici – ha dichiarato Wulff in seguito alla notizia – l’esempio è quello della Polonia che, liberatasi dal giogo sovietico, è oggi parte della casa europea”.

Pronta la risposta di Janukovych che, nei colloqui a tre del primo pomeriggio, ha rigettato ogni responsabilità sull’affare Tymoshenko, circoscritto l’evento alla lotta contro la corruzione – che finora ha interessato solo i suoi avversari politici – ed addossato ogni responsabilità ad una magistratura che, alla luce della modalità di conduzione dei processi agli esponenti del campo arancione – senza il rispetto dei diritti della Difesa, e basati su prove sommarie, prive di fondamento, persino datate il 31 di Aprile – è davvero difficile ritenere imparziale ed indipendente.

Sulla medesima linea di Wulff, il padrone di casa, Bronislaw Komorowski, che, nel corso dei colloqui privati con il collega ucraino, durati fino a tarda serata, ha invitato le Autorità di Kyiv a dare un chiaro segnale in controtendenza con quanto dimostrato nella mattinata dal Parlamento, e ribadito a Janukovych l’importanza della presidenza di turno polacca dell’Unione Europea: una delle poche a supportare pienamente le ambizioni occidentali dell’Ucraina.

Infatti, è proprio la Polonia è il Paese che, più di tutti, capisce l’importanza della ratifica dell’Accordo di Associazione per la sicurezza e la prosperità futura di un’Europa sempre più provincia in un Mondo dominato da tigri asiatiche ed orsi russi. L’integrazione dell’Ucraina e degli altri Paesi dell’Europa Orientale – Moldova, Georgia e Bielorussia – è condizione indispensabile per scongiurare il ripristino da parte di Mosca di una riedizione dell’Unione Sovietica in salsa sciovinista, fortemente propagandata dal Primo Ministro, Vladimir Putin, certo del ritorno sullo scranno presidenziale.

L’Eurasia di Putin la nuova URSS

Oltre ad un programma di politica estera espressamente rivolto all’eliminazione dell’Unione Europea, considerata il primo nemico da abbattere per riconquistare il rango di superpotenza perso con il crollo dell’URSS, lo zar del gas è passato ai fatti, con la costituzione dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka e della Zona di Libero Scambio CSI: progetti di integrazione economica, da evolvere quanto prima anche sul piano politico con il varo dell’Unione Eurasiatica.

Come dichiarato dallo stesso Putin, proprio poche ore prima del vertice di Wroclaw, il nuovo progetto – in cui è previsto l’ingresso di tutte le ex-Repubbliche sovietiche, tra cui l’Ucraina ed altri Paesei europei – è più che un ipotesi: retta da Commissari, e non da Presidenti e Ministri, sarà presentata simbolicamente il prossimo 25 Dicembre: anniversario del crollo di un’URSS di cui l’Eurasia putiniana si ritiene la legittima erede.

Matteo Cazzulani

ANCORA BROGLI IN UCRAINA. ECCO PERCHE’ L’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON L’UE E DA FIRMARE SUBITO.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 16, 2011

La sospetta vittoria dell’esponente del Partito del potere nelle elezioni suppletive a Simferopoli come ragione per integrare fin da subito Kyiv alle regole democratiche di Bruxelles, ed evitare il ripristino del nuovo impero russo. Il precedente della Bielorussia, e l’appello dei Ministri degli Esteri dell’Europa Centrale per coinvolgere anche Chisinau e Tbilisi

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dopo l’Ottobre 2010 il Novembre 2011, con Settembre 2012 sempre nel mirino. Nella giornata di Domenica, 13 Novembre, hanno avuto luogo le elezioni suppletive per il tredicesimo collegio maggioritario di Simferopoli del Parlamento della Repubblica Autonoma di Crimea, dopo la prematura scomparsa del parlamentare Oleksandr Anufrijev.

Una mera formalità locale che, tuttavia, ha rappresentato un test per tutta l’Ucraina, da un lato chiamata dalla Comunità Occidentale a riscattare le precedenti consultazioni amministrative del 31 Ottobre 2010 – considerate dagli osservatori internazionali non regolari – dall’altro, secondo Opposizione e diversi esperti del settore, utili per affinare nuove tecniche di falsificazione del voto in vista delle Parlamentari Nazionali del Settembre 2012.

Sull’esito della contesa, molti dubbi – seppur non eclatanti – e tanti allarmi che, provenienti persino da personalità neutrali, hanno astenuto un prudente Occidente da ogni dichiarazione ufficiale. Secondo i dati, a vincere sarebbe stato, con il 54% dei voti, Serhij Donych: ex-Ministro della Sanità della Repubblica Autonoma, candidato dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. Secondo, con il 14,68%, l’esponente dei comunisti, Oleksandr Ostapenko, davanti a Dmytro Polons’kyj, del partito filorusso Unità Russa, terzo con il 10,42%.

Un risultato che, seppur conforme all’orientamento elettorale della Crimea, ha gettato in allarme diversi politologi, turbati da come il Partito del potere si sia servito di un sovrabbondante uso di candidati tecnici, liste civetta, e totale controllo dei seggi da parte di propri esponenti, che non permettono una serena accettazione dell’esito della consultazione. Peraltro, già contestato dal principale partito dell’Opposizione, Bat’kivshchyna, il cui candidato, Oleksandr Jur’jev, ha ottenuto una percentuale bassissima.

Ad avvalorare le preoccupazioni degli esperti – che già il 31 Ottobre hanno lanciato l’allarme dall’autorevole Radio Liberty – una nuova legge elettorale che la Rada ucraina si appresta a varare per sostituire quella attuale, caratterizzata da un proporzionale puro con liste bloccate a livello nazionale, e sbarramento al 5%. La Commissione di Venezia – organo giuridico dell’Unione Europea incaricato di valutare la compatibilità di leggi e provvedimenti di Paesi non-UE alla legislazione di Bruxelles – ha suggerito l’introduzione di preferenze, ma la maggioranza di Governo sembra orientata ad approvare un’altra versione elaborata da un gruppo di lavoro vicino al Presidente, Viktor Janukovych. Essa prevede il ripristino del sistema misto proporzionale-maggioritario che fino al 2002 ha consentito al Capo di Stato di godere di un Parlamento a lui fedele, in cui i ricchi grandi industriali, eletti nei collegi uninominali non senza l’aiuto del denaro dello Stato, formavano maggioranze in grado di relegare all’Opposizione le liste uscite de facto vittoriose dalla consultazione popolare.

Un sistema di voto che, così come il ristabilimento del presidenzialismo forte – attuato lo scorso Novembre con una sospetta decisione della Corte Costituzionale, che, in un solo colpo, ha cancellato l’assetto parlamentare della Costituzione avanzata del 2004: figlia della Rivoluzione Arancione – rischia di allontanare sempre di più l’Ucraina dall’Unione Europea, sopratutto alla vigilia della firma di un Accordo di Associazione che punta a concedere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Svizzera, Islanda, e Norvegia.

Educare il barone di Donec’k per salvarci dallo zar di Mosca

A rendere difficile la chiusura dei negoziati è anche l’ondata di repressioni politiche che, nell’ultimo anno, ha portato ad arresti, processi-farsa, interrogatori e pressioni ai danni di esponenti dell’Opposizione e giornalisti indipendenti: Uno scenario desolante dinnanzi a cui l’Europa non deve rispondere cedendo alla tentazione della chiusura e dell’esclusione. La maggiore integrazione dell’Ucraina nelle strutture economiche dell’UE – sostenuto a Kyiv sia dall’Opposizione filo-occidentale, che dai principali sponsor del Presidente: ansiosi di collocare i propri prodotti nel mercato comunitario – è l’unico mezzo efficace per costringere Janukovych al rispetto di standard di libertà e democrazia che, una volta goduto dei benefici dell’Accordo di Associazione – e del varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina ad esso collegata – le Autorità ucraine dovranno giocoforza osservare: pena, l’esclusione dal patto, e l’ennesima figuraccia a livello internazionale.

Altresì, una chiusura a priori delle porte di Bruxelles – supportata da Francia e Germania – provocherebbe un ripetersi dello scenario bielorusso, dove il pugno duro nei confronti di Aljaksandar Lukashenka – tuttavia necessario in moltissime occasioni – ha lentamente consegnato un altro Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni all’influenza di una Russia che, presto guidata dalla terza presidenza di Vladimir Putin, punta a ritornare superpotenza con un programma eurasista, fortemente imperialista, mirato in primis all’annichilamento dell’Unione Europea: l’avversario politicamente più vicino ed evoluto.

Per dare una zampata all’Occidente, Mosca sta cercando in tutti i modi di inghiottire i Paesi dell’Europa Orientale nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka e nella Zona di Libero Scambio CSI: due progetti destinati secondo il Putin pensiero alla costituzione di un’Unione Eurasiatica che tanto ricorda impero zarista ed URSS e che, così come nel passato, sopratutto in seguito alla crisi dell’euro, avrà come prima conseguenza il collasso di un’Unione Europea sempre più periferia di un Mondo dominato da orsi russi e tigri asiatiche.

Per questa ragione, il piccolo caso della Crimea deve servire come spunto di riflessione per Bruxelles, affinché l’immediata integrazione di Ucraina, Moldova, Georgia, e Bielorussia diventi una priorità da realizzare quanto subito, prima che il Cremlino ci batta sul tempo.

Felicemente, in Europa c’è chi forse l’ha capito: nell’Europarlamento, i deputati polacchi del Partito Popolare Europeo, quelli conservatori ed i socialdemocratici – una convergenza bipartisan da sempre attenta allo sviluppo del fronte orientale – in seno all’UE, i Ministri degli Esteri di Polonia, Lituania, Ungheria, Estonia, Lettonia, Romania, Repubblica Ceca, e Bulgaria che, lunedì, 14 Novembre, hanno lanciato un appello per l’immediata integrazione di Tbilisi, Kyiv, e Chisinau. Una misura necessaria per controbilanciare la netta chiusura verso l’Europa Orientale dell’asse franco-tedesco: un tandem dei sorrisi meschini che, col desiderio di ridurre l’Unione in un direttorio carolingio – con buona pace di Paesi centrali e Gran Bretagna: economicamente più in salute – sta più o meno inconsapevolmente sostenendo il divide et impera politico-energetico, con cui la Russia lentamente disgrega il progetto europeo e, con esso, il nostro benessere.

Matteo Cazzulani