LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: Russia e Turchia ancora divise sul Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 21, 2016

Il monopolista statale russo del gas Gazprom cerca di riattivare il gasdotto per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle risorse energetiche russe. Mentre Grecia e Bulgaria guardano a Mosca, Georgia e Ucraina sono più interessate all’intesa di Ankara con l’Azerbaijan



Varsavia – La quiete prima e dopo la tempesta sembra trasparire dalla richiesta del monopolista statale russo del gas, Gazprom, di riallacciare i rapporti con la Turchia per avviare la realizzazione del Turkish Stream: gasdotto che la Russia ha progettato per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas di Mosca. 

Nella giornata di venerdì, 18 Marzo, Gazprom, come riportato dall’agenzia RIA Novosti, ha posto la ripresa delle relazioni tra Russia e Turchia come condizione essenziale per riattivare il Turkish Stream che, secondo i progetti, dovrebbe veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo a quello turco -e successivamente alla Grecia- attraverso il fondale del Mar Nero.

Come ricordato da Gazprom, il Turkish Stream rappresenta la riedizione del Southstream. Questo gasdotto, progettato sempre dal monopolista russo per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca inviando 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria, è stato congelato dalla Commissione Europea perché non conforme al Terzo Pacchetto Energetico UE.

Oltre allo stop da parte della Commissione Europea, che ha già dichiarato che anche il Turkish Stream deve osservare il Pacchetto anti-monopolio che regola il mercato UE dell’energia, Gazprom ha incassato una risposta tiepida da parte della Turchia in merito al progetto.

Prima di essere congelato dalla Russia in seguito all’abbattimento del velivolo militare russo sconfinato in territorio turco durante le operazioni belliche in Siria lo scorso 24 Novembre, Ankara ha dato il nulla osta solamente alla costruzione di un tratto del Turkish Stream, e non due come, invece, richiesto da Gazprom.

A motivare l’opposizione della Turchia al Turkish Stream è, in primo luogo, la volontà di Ankara di non incrementare la dipendenza energetica da un paese, la Russia, che in seguito all’annessione della Crimea ha messo a repentaglio gli interessi turchi nello scacchiere del Mar Nero.

In secondo luogo, alla Turchia risulta più conveniente investire nella partnership energetica con l’Azerbaijan finalizzata alla realizzazione di progetti energetici miranti anche alla diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea. 

Come dichiarato in una nota dal Ministero dell’Energia turco, Ankara ha espresso la volontà di accelerare i lavori per la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- un’infrastruttura, compartecipata dal colosso nazionale azero SOCAR e dalla compagnia turca Botas, concepita per veicolare un massimale di 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan all’Unione Europea attraverso la Turchia.

La TANAP sarà collegata al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura deputata al trasporto del gas azero dalla Turchia all’Italia attraverso Grecia ed Albania. La TAP è stata inserita dalla Commissione Europea, assieme a una serie di rigassificatori in Polonia, Lituania, Estonia, Germania, Croazia e Finlandia, tra i progetti di interesse strategico dell’UE.


Dal punto di vista turco, la partnership con l’Azerbaijan mediante la TANAP rappresenta un punto di forza per potere creare un’intesa energetica composta da Paesi la cui sicurezza energetica è messa a serio repentaglio dalla condotta di Gazprom nel Mondo ex-sovietico, come Georgia ed Ucraina.

Nei confronti di Georgia e Ucraina, Gazprom infatti ha applicato incrementi di tariffario sistematici ogni qual volta a Tbilisi e Kyiv veniva insediato un Governo filo-Europeo: così, ad esempio, è avvenuto nel 2006 nei confronti dell’Amministrazione del Presidente georgiano Mikheil Saakashvili e nel 2009 nei confronti dell’Esecutivo ucraino di Yulia Tymoshenko.

Non a caso, negli ultimi anni dell’Amministrazione Saakashvili la Georgia ha incrementato la cooperazione energetica con l’Azerbaijan, mentre, di recente, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha messo a disposizione il sistema infrastrutturale energetico ucraino per veicolare il gas dell’Azerbaijan in Unione Europea in caso di ostruzionismo da parte della Grecia.

Proprio la Grecia, secondo il punto di vista russo, rappresenta una pedina importante che può rovinare il progetto della Commissione Europea di diversificazione delle forniture di gas per il mercato UE.


L’Europa resiste a Gazprom

La Grecia, il cui Premier, Alexis Tsipras, intrattiene un rapporto di stretta alleanza con Mosca, sostiene sia la TAP che il Turkish Stream e, assieme alla Bulgaria -altro Paese dell’UE che sostiene sia il Gasdotto Trans Adriatico che quello turco- è uno dei Paesi più inclini a rafforzare la cooperazione energetica con la Russia.

Così, Atene e Sofia sono due alleati dei quali Mosca potrebbe avvalersi per rompere il sodalizio energetico tra Unione Europea e Turchia e mantenere una posizione di egemonia nel mercato energetico UE.

Per ora, a frenare il progetto della Russia resta tuttavia la posizione ferma del Vicepresidente della Commissione Europea, Maroš Ševčovič.

Come riportato dall’agenzia Trend, Ševčovič, che presso la Commissione Europea ha la delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea, nalla giornata di venerdì, 18 Marzo, ha sottolineato come TANAP e TAP siano progetti moderni dei quali l’Europa ha bisogno per garantire sia la proroga sicurezza energetica che quella nazionale. 

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Putin provoca Obama in Ucraina e a Kaliningrad

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 10, 2014

L’esercito della Russia pianifica il dislocamento di una trentina di velivoli militari nella base aerea di Belbek, strappata agli ucraini durante l’aggressione militare in Crimea. Mosca avvia anche una possente esercitazione tra Polonia e Lituania

20 aerei militari di categoria Su-27, bombardieri Tu-142 e Il-38 addestrati per colpire sottomarini, caccia militari Ka-27 e Ka-29. Questi sono gli elementi dell’esercito russo che Mosca intende dislocare nella base militare di Belbek: una delle basi militari che la Russia, in seguito all’aggressione armata all’Ucraina, ha strappato in Crimea all’esercito ucraino.

Come riportato dal Ministero della Difesa russo, è confermato dall’agenzia RIA Novosti, i primi elementi a raggiungere la base di Belbek saranno i Su-27, ai quali, dopo un addestramento di 3 mesi, si aggiungeranno gli avieri della Crimea che hanno ammutinato l’esercito ucraino per passare alle dipendenze di quello della Russia.

Ai piani per l’utilizzo della base miliare di Belbek -che l’esercito ucraino utilizzava per lo stazionamento di 50 aerei militari, tra cui diversi Mig-29- si accompagnano quelli reali che l’esercito russo ha avviato nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

In questa regione, a pochi chilometri dall’Europa, la Flotta russa del Baltico, il reparto paracadutisti russo, e l’aviazione di Mosca hanno avviato esercitazioni di dimensioni considerevoli.

Secondo i dati russi, nelle operazioni saranno coinvolti i soldati della marina assieme agli avieri alla guida di bombardieri Su-34 trasportati dalla base militare di Pskov, e da velivoli pesanti di categoria Mi-24 veicolati da altre basi dell’esercito russo poste al centro della Federazione Russa.

Inoltre, alle operazioni partecipano bombardieri di alto raggio Tu-22M3, che stando ai piani, effettueranno voli di pattugliamento fino ai confini dello spazio aereo di Polonia e Lituania.

Come riportato sempre dal Ministero della Difesa russo, le esercitazioni militari a pochi chilometri dall’Europa sono necessarie per testare il grado di preparazione delle forze armate russe in caso di difesa, anche se a stupire è la quantità di oggetti militari coinvolti nelle operazioni.

Tuttavia, la vera natura delle operazioni, che è offensiva e non difensiva, è stata riportata dal Viceministro degli Esteri russo, Vladimir Titov, che ha messo in guardia la NATO dal possibile dislocamento di reparti militari in Europa Centro-Orientale, come promesso dal Presidente USA, Barack Obama, in occasione della sua visita a Varsavia.

Il Guardian testimonia la propaganda mediatica russa in Europa Occidentale

Obama, però, ha ventilato la possibilità di posizionare elementi NATO a rotazione per rafforzare la difesa di Polonia, Romania, Lituania, Lettonia ed Estonia: Paesi dell’Alleanza Atlantica, che dinnanzi alla violazione dell’integrità territoriale ucraina da parte della Russia hanno espresso timore per l’allargarsi dell’avanzata militare di Mosca fino ai loro confini.

L’ipotesi temuta dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, come dimostrano i piani militari di Mosca in Crimea e a Kaliningrad, sono tutt’altro che un’ipotesi irreale e per questo giustificano anche l’esercitazione Baltops, attuata, per scopi puramente difensivi, da contingenti militari provenienti da 13 Paesi NATO in Lituania, Lettonia ed Estonia.

“Non avviamo nessun progetto di installazione dello scudo spaziale in Georgia e Ucraina” ha dichiarato il Vicesegretario di Stato USA per gli Affari Europei, Victoria Nuland, a commento di una indiscrezione ventilata da fonti poco informate circolate in Bielorussia.

Del resto, la propaganda della Russia, che ha terreno fertile sopratutto in Stati dove l’anti americanismo è ben radicato, come Francia e Italia, ha sempre tentato di presentare gli USA come aggressori nello scenario ucraino.

A smontare le bufale della propaganda russa, e a gettare l’allarme sulla forza mediatica posseduta dal Cremlino, è stato l’autorevole giornale britannico Guardian.

Con un articolo ben dettagliato http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/may/04/pro-russia-trolls-ukraine-guardian-online il Guardian ha rivelato come i media russi abbiano sistematicamente fatto ricorso a fotomontaggi, false prove, commenti e ‘giornalisti’ pagati per diffondere informazioni false e tendenziose per giustificare l’invasione da parte di Russia della Crimea e delle regioni orientali dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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CALA LA PRODUZIONE DI GAS IN RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 8, 2013

Nonostante il decremento dell’esportazione dell’oro blu russo, l’Europa è sempre più legata alle forniture di Mosca. La politica energetica del Cremlino punta a mantenere l’UE dipendente dai gasdotti che veicolano carburante attraverso la Russia

Il presidente russo, Vladimir Putin

Il presidente russo, Vladimir Putin

Sul gas arretra la produzione della Russia ed aumenta il transito attraverso la Turchia. Come riportato dal potale WNP, stime ufficiali hanno certificato un calo della produzione di gas da parte dei giacimenti russi, che nel 2012 hanno prodotto 655 Miliardi di metri cubi di oro blu: il 2,9% in meno rispetto al 2011.

Il calo della produzione di gas in Russia, confermato alla RIA Novosti già il 20 di Novembre dal Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, ha influito anche sul decremento delle esportazioni: per questo, il dato può avere risvolti importanti per quanto riguarda la politica energetica di Mosca nei confronti dell’Europa, che dipende dal gas di Mosca per il 40% cerca del proprio fabbisogno.

Per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha stretto contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’Europa Occidentale in cambio di relativi sconti sulle tariffe per il carburante importato.

Inoltre, il Cremlino ha provveduto alla realizzazione di due gasdotti sottomarini per accrescere la dipendenza dell’Europa dai rifornimenti di Mosca: il Nordstream – costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno direttamente la Germania, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici – e il Southstream – progettato per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi di gas russo dalle coste meridionali della Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Dinnanzi al calo della produzione di gas, e quindi della sua esportazione verso Occidente, la Russia ha puntato sul mantenimento dell’Europa in uno stato di forte dipendenza infrastrutturale dal carburante veicolato dal territorio russo.

Una volta che sarà drasticamente calata la quantità di gas estratta dai propri giacimenti, Mosca rimarrebbe per l’UE l’unico Paese di transito dell’oro blu proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan.

Ad avvalorare questa teoria è il comportamento della stessa Russia che, coadiuvata da alcune cancellerie europee – Germania e Francia – e da potentati energetici del Vecchio Continente – i colossi francese Suez Gaz de France ed italiano ENI – sta cercando di bloccare il piano varato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan e Turkmenistan attraverso la costruzione di due gasdotti: il Nabucco – progettato per trasportare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia occidentale attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria – e il Gasdotto Trans Adriatico – TAP, concepito per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

In aggiunta alla costruzione di gasdotti per il trasporto di gas da Azerbaijan e Turkmenistan – la Commissione Europea ha già siglato un pre-accordo per lo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz – Bruxelles ha anche disposto la costruzione di un alto numero di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu da quasi monopolio della Russia.

Significativo è anche il comportamento assunto dalla Cina, che, per soddisfare la crescente domanda di energia, anziché alla Russia ha preferito rivolgersi al Turkmenistan, con cui Pechino ha siglato un accordo per l’importazione diretta di oro blu, ed ha ottenuto l’acquisizione da parte di enti cinesi di azioni in alcuni dei principali giacimenti di oro blu turkmeni.

La Turchia aiuta l’UE

Differentemente dalla Russia, a dare un aiuto concreto alla politica energetica della Commissione Europea è la Turchia che, con la costruzione del Gasdotto Trans Anatolico – TANAP, conduttura progettata in partnership con l’Azerbaijan per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero dalla Georgia alla Turchia europea – consente la messa in sicurezza dei rifornimenti di oro blu per il Nabucco e la TAP.

Inoltre, come riportato da Natural Gas Asia, Ankara ha diversificato le proprie forniture di gas, finora legate a Russia e Iran, firmando un importante accordo per l’importazione di 6 miliardi di metri cubi di gas liquefatto dall’Algeria per i prossimi 10 anni.

In aggiunta, come riportato dalla Reuters, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, ha avviato trattative con il Qatar per la costruzione di un rigassificatore nel Mar Egeo per l’importazione di altri 6 Miliardi di metri cubi di gas, destinati non solo al mercato interno della Turchia, ma anche all’esportazione in Bulgaria, Grecia, e nel resto dell’UE.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DICHIARA GUERRA ALL’UCRAINA PER IL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 30, 2012

Il Monopolista russo, Gazprom, nega gli sconti per l’importazione di oro blu chiesti dal colosso ucraino Naftohaz, e minaccia ripercussioni a livello giudiziario. Il disegno politico dietro la questione energetica e i pericoli per l’Unione Europea e l’Italia

Il Capo di Gazprom, Aleksej Miller

Per il prezzo del gas Mosca e Kyiv sono di nuovo ai ferri corti. Nella giornata di venerdì, 29 Giugno, il monopolista russo, Gazprom, ha ventilato l’ipotesi di un ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma se il colosso ucraino Naftohaz importerà una quantità inferiore di oro blu rispetto a quella pattuita da contratto.

Come dichiarato dal Capo di Gazprom, Aleksej Miller, l’Ucraina si è impegnata ad acquistare dalla Russia un minimo di 52 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e, ad oggi, non vi è alcuna possibilità di rivedere le clausole contrattuali che Kyiv si è impegnata ad onorare, in quanto il negoziato per il ritocco delle tariffe può essere aperto solo a sei mesi dall’inizio del nuovo anno.

Oltre alla fissazione di un tetto minimo, il contratto tra Gazprom e Naftohaz – imposto dalla Russia all’Ucraina nel Gennaio 2009 per consentire il riavvio delle esportazioni di gas verso Occidente che Mosca ha precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo di Kyiv – obbliga gli ucraini a pagare non meno dell’80% dell’oro blu importato nel corso di un anno.

Secondo i dati del 2012, durante il quale l’Ucraina ha importato la quota minima di 52 miliardi di metri cubi di gas, Naftohaz è dunque chiamata a saldare a Gazprom l’acquisto di 41,6 miliardi di metri cubi.

“L’Ucraina dovrà acquistare il minimo pattuito – ha dichiarato Miller all’agenzia RIA Novosti – il mancato rispetto degli accordi può costituire la base di un nostro ricorso”.

Le dichiarazioni di Miller contrastano con la posizione assunta dal Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, che ha dichiarato a più riprese l’intenzione di importare dalla Russia non più di 27 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, lo stesso Bojko ha di recente illustrato all’agenzia Interfax di avere raggiunto un accordo coi russi per l’importazione in Ucraina di una quantità di oro blu russo persino inferiore ai 27 miliardi di metri cubi di gas.

Il giallo energetico tra Russia e Ucraina – l’ennesimo di una lunga serie che si sviluppa oramai da parecchi anni – nasconde però un preciso disegno politico. Mosca infatti intende portare la discussione legata alla riconsiderazione delle tariffe per il gas sul piano politico, con la precisa intenzione di ottenere da Kyiv importanti concessioni.

A renderlo chiaro è stato il Vicecapo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, che alla UNIAN ha dichiarato come l’unica maniera per Naftohaz di ottenere uno sconto sul prezzo del gas sia la firma di un accordo internazionale tra le Autorità politiche russe e quelle ucraine.

Medvedev ha inoltre sottolineato come, ad oggi, non vi siano trattative in corso con gli ucraini, in quanto i russi non ritengono che vi siano le condizioni per la revisione delle clausole contrattuali, come invece dichiarato da Bojko.

“Se saranno raggiunti accordi che possono portare alla diminuzione del prezzo del gas, essi dovranno essere riconosciuti dal governo russo – ha dichiarato Medvedev – Il contratto attuale è ancora in corso e ha una valenza decennale dal momento della sua firma, avvenuta nel 2009”.

Su quali siano le concessioni politiche nel mirino della Russia, non vi è alcun dubbio nell’individuare la volontà di Mosca di ottenere il controllo dei gasdotti ucraini. Consapevole di non potere contare a lungo su un’alta disponibilità di gas, Gazprom sta infatti cercando di acquistare le infrastrutture energetiche dei Paesi europei per mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente anche in caso di ammanco dei rifornimenti.

I problemi per l’Italia e per l’Unione Europea

Il braccio di ferro energetico tra i russi e gli ucraini può portare a serie ripercussioni per l’Unione Europea e, in misura particolare, per singoli Paesi UE che dipendono fortemente dall’oro blu inviato dalla Russia attraverso l’Ucraina. In caso di nuovi tagli del gas e interruzioni delle forniture verso Occidente – che Mosca, così come in passato, potrebbe attuare durante i mesi invernali per costringere Kyiv a concessioni politico-contrattuali – gli Stati che più ne risentirebbero sono Slovacchia, Slovenia, Austria e Italia.

Ad oggi, questi Paesi sono privi di fonti di approvvigionamento energetico alternative in grado di supplire a una possibile carenza di gas dalla Russia, e il ritardo con cui vengono realizzati i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti energetici messi a punto dalla Commissione Europea – puntualmente contrastato da Paesi filorussi come Germania e Francia e da colossi nazionali come l’italiana ENI – non fanno che rendere dipendente una buona parte del Vecchio Continente dai disegni politici di Mosca, e dai ricatti che il Cremlino impone ai Paesi vicini per ripristinare la sua egemonia imperiale nello spazio ex-sovietico.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA IN SECONDO PIANO ANCHE NEL SOUTHSTREAM

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 22, 2012

Secondo quanto dichiarato dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, il monopolista russo Gazprom, senza fornire spiegazioni, ha deciso di dare precedenza alla costruzione del tronco del gasdotto diretto ai Balcani, e di lasciare ad una seconda fase quella del ramo che porterà il gas russo direttamente nel nostro mezzogiorno

I percorsi di Nabucco e Southstream

“Gli Italiani danno una mano ai russi nella loro marcia in Europa Centrale”. Così l’autorevole Gazeta Wyborcza ha commentato la conferenza stampa dell’Amministratore Delegato dell’ENI, Paolo Scaroni, che, nella giornata di venerdì, 20 Aprile, ha comunicato alla stampa l’avvio della costruzione del Southstream.

Questo gasdotto è destinato a trasportare gas attraverso il fondale del Mar Nero dalla Russia alla Bulgaria, da dove un tronco sarà diretto a nord verso Macedonia, Serbia e Slovenia – con arrivo previsto in Pianura Padana – e un altro ramo trasporterà l’oro blu attraverso la Grecia in Italia meridionale. Il 50% delle azioni della conduttura appartengono al monopolista russo Gazprom, il 20% al colosso italiano ENI, e il 15% rispettivamente alla compagnia francese EDF e alla tedesca BASF.

Come più volte dichiarato dalle autorità russe, questa infrastruttura ha lo scopo di bypassare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino – come Polonia, Romania, Ucraina, Ungheria e Moldova – e, come ha riportato sempre l’autorevole Wyborcza, è destinata a rafforzare il monopolio della Russia nelle forniture di gas ai Paesi dell’Unione Europea, con inevitabili ripercussioni sia sull’indipendenza nazionale dei Paesi dell’UE, sia sulla loro sicurezza nazionale.

Nonostante la cospicua fetta di azioni possedute nel gasdotto, l’Italia non sarà avvantaggiata dalla costruzione del Southstream, per lo meno nell’immediato. Come dichiarato da Scaroni, Mosca ha deciso di procedere alla realizzazione della tratta settentrionale fino all’Austria, e solo in un secondo momento all’installazione del ramo meridionale destinato ad attraversare l’Adriatico per rifornire il nostro Paese.

“Non posso spiegare il perché di questa decisione – ha dichiarato Scaroni, come riportato da Wyborcza e dall’agenzia russa RIA Novosti – ma con Gazprom siamo giunti all’accordo che il tratto meridionale sarà costruito subito dopo il termine di quello settentrionale”.

Contro la politica energetica dell’Occidente

Una possibile spiegazione del perché Gazprom abbia privilegiato il tratto settentrionale potrebbe essere dettata da una precisa scelta politica mirata a esercitare una pressione su Italia e Grecia affinché questi due Paesi desistano dal sostenere progetti concorrenti al Southstream.

Nell’ambito del progetto varato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo attraverso la costruzione di un fascio di condutture per trasportare in Europa oro blu centro-asiatico senza transitare per la Russia, un ruolo importante potrebbe essere giocato dal Gasdotto Transadriatico – TAP – che è compartecipato dalla compagnia italiana Edison, e che prevede il trasporto del carburante azero dalla Turchia fino alla Puglia attraverso l’Albania.

La Grecia, invece, nonostante la tradizionale alleanza con la Russia, ha guardato con favore all’iniziativa ciprioto-israeliana mirante allo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo Orientale Leviathan, Tamar e Aphrodite, in cui, come riportato dall’autorevole Bloomberg, si troverebbero 30 milioni di miliardi di metri cubi di gas: tanto quanto il fabbisogno terrestre per un anno.

A rendere questo progetto di estrema attualità è l’incombente presidenza di turno dell’UE di Cipro, che Israele ha individuato come partner per il trasporto del proprio gas nel Vecchio Continente, con il coinvolgimento della Grecia. Sempre secondo la Bloomberg, qualora i dati in merito alla ricchezza dei giacimenti dell’est del Mare Nostrum fossero confermati, gli equilibri energetici nel Vecchio Continente potrebbero mutare, in quanto Israele si affermerebbe come uno dei principali esportatori di gas naturale in grado di concorrere sia al Centro-Asia che alla Russia.

Matteo Cazzulani

OCCIDENTE DIVISO. PPE E REPUBBLICANI CON L’OPPOSIZIONE UCRAINA. OBAMA CON LA RUSSIA

Posted in USA by matteocazzulani on March 9, 2011

Il senatore GOP John McCain, ed il Segretario del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, contro la repressione politica ai danni di Julija Tymoshenko. Il vice-Presidente USA, Joe Biden, rafforza l’asse tra Washington e Mosca

Il presidente USA, Barack Obama

Il volto manicheo della diplomazia occidentale. Quello responsabile, attaccato ai valori di Democrazia e Diritti Umani — propri del Vecchio Continente e degli Stati Uniti d’America — e quello pragmatico, proprio di chi si arrende alla geopolitica del gas.

Nella giornata di lunedì, 8 Marzo, il senatore repubblicano USA, John McCain, ed il Segretario del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, si sono appellati alla Procura Generale ucraina, per permettere alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, la partecipazione al prossimo summit PPE.

L’anima della Rivoluzione Arancione, ex-Primo Ministro dell’Ucraina, è confinata in Patria per uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

Accuse politiche, con cui le Autorità di Kyiv, oltre alla Tymoshenko, hanno colpito una decina di esponenti di spicco del dissenso. Alcuni, addirittura detenuti in isolamento, o costretti all’esilio politico in Unione Europea.

“Bat’kivshchyna [il Partito di Julija Tymoshenko, n.d.a.] è partner PPE — riporta la nota di McCain e Martens — non si può vietare a chi lo guida di presenziare a summit di livello internazionale. Invitiamo le Autorità ucraine — conclude, riportata da Voice Of America — a riflettere su simili provvedimenti, ai danni degli oppositori”.

La realpolitik che trascura la libertà

Dunque, una politica di cuore e valori. Purtroppo, oggi minoritaria, sopratutto laddove domina il volemose bene cosmico, e l’incessante ricerca del dialogo con qualsiasi autocrate del pianeta. In primis, nell’America del Presidente democratico, Barack Obama.

Il suo vice, Joe Biden, è impegnato in una visita in Russia, con l’incarico di rinsaldare ulteriormente i rapporti tra Washington e Mosca.

Come riportato dall’autorevole Radio Liberty, su fonte RIA Novosti, il democratico ha inprogramma incontri con l’attuale Capo di Stato, Dmitrij Medvedev, ed il Primo Ministro, Vladimir Putin. Ufficialmente, per rilanciare il restart, e la collaborazione militare su scala globale.

Secondo indiscrezioni, riportate dall’autorevole Radio Liberty, per mantenere una buona amicizia con ambo i possibili candidati alle prossime elezioni presidenziali russe.

Poco probabili, dunque, richieste di spiegazioni sulle recenti repressioni a danni di giornalisti e dissidenti, che in Russia avvengono con preoccupante cadenza.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA RUSSIA VUOLE L’INCROCIATORE IN REGALO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 28, 2011

Mosca richiede la cessione gratuita della nave militare balistica Ukrajina, progettata per le esigenze militari di Kyiv

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Un regalo coi fiocchi. E coi missili. E’ stato esplicito il Ministro della Difesa russo, Anatolij Serdjukov, che nel corso di un incontro con il collega ucraino, Mykhajlo Jezhel’, ha chiesto l’elargizione dell’Ukrajina.

Come riportato dall’agenzia RIA Novosti, Kyiv sarebbe vicina al via libera per la cessione gratuita a Mosca dell’incrociatore militare, in costruzione a Mykolajev.

“Sono consapevole — ha sottolineato Jezhel’ a Vladivostok — della volontà della Russia di annoverarlo nella sua flotta. Prenderemo una decisione soddisfacente per tutti”.

A spingere l’Ukrajina verso il Cremlino, gli accordi stretti lo scorso 17 marzo tra i due Presidenti, Viktor Janukovych, e Dmitrij Medvedev, che hanno aperto ai russi nella realizzazione dell’incrociatore, progettato per le esigenze dell’esercito di Kyiv.

Lavori a singhiozzo

Inizialmente ordinato dalla marina sovietica, nel 1984, con la caduta dell’Unione Sovietica l’Ukrajina è stato messo in stand-by.

Ripreso nel 1995, ed ancora interrotto nel 1996, è stato inserito tra gli elementi delle forze armate di cui Kyiv si sarebbe dovuta dotare da un provvedimento del Ministero della Difesa, datato 1998.

L’ennesimo arresto, nel 2001. Secondo diverse fonti, motivato dalla volontà della Russia di rilevarne la proprietà.

Ulteriore prova dell’esistenza di trattative per la sua cessione, la cancellazione del nome Ukrajina, approvata dalla Rada, lo scorso 6 luglio.

Matteo Cazzulani

DOMODEDOVO: SOLIDARIETA’ A VITTIME ESPLOSIONE

Posted in Editoriale, Russia by matteocazzulani on January 24, 2011

La Voce Arancione vicina alle vittime

L'aeroporto Domodedovo. FOTO UNIAN

Lunedì, 24 Gennaio, verso le ore 17 locali, un’esplosione ha avuto luogo nel’aeroporto moscovita di Domodedovo.

Stando alle prime indiscrezioni, la tragedia sarebbe stata causata da un kamikaze suicida, appena sbarcato dal volo proveniente da Odessa.

Come comunicato dalla RIA Novosti – su cui si può seguire l’aggiornamento della tragedia, anche in inglese – 35 i morti, 130 i feriti. Un bilancio amaro. Che, si spera, non incrementi.

Ai famigliari delle vittime – tra cui, per ora, non figurano né italiani, né ucraini – la solidarietà della Voce Arancione.

Alle Autorità del Cremlino, l’invito a badare alla salute dei colpiti, senza strumentalizzare il tragico avvenimento.

Magari, al fine di reprimere ulteriormente opposizioni e minoranze nazionali. Come già in passato.

Democratici russi e Ceceni – quelli veri – si battono con le armi della non violenza. Rispettivamente, per la propria libertà ed Indipendenza, dopo secoli di dominio russo: zarista, comunista, e putiniano.

Adesso, si renda omaggio alle vittime. E si punisca, a dovere, chi è davvero responsabile.

Matteo Cazzulani

RUSSIA: ANCORA UN GIORNALISTA PICCHIATO A SANGUE

Posted in Russia by matteocazzulani on January 8, 2011

Dmitrij Derunec, volto noto della cronaca sportiva russa, ricoverato in ospedale con trauma cranico. E’ il secondo collega, in due mesi, ad essere aggredito da ignoti.

 

Il giornalista sportivo Dmitrij Derunec. FOTO RIA NOVOSTI

In Russia i giornalisti non sono proprio amati. Nella giornata di Sabato, 8 Gennaio, il cronista sportivo Dmitrij Derunec è stato picchiato a sangue da ignoti.

Ricoverato d’urgenza, con trauma cranico, il commentatore del canale TVC potrebbe necessitare di una delicata operazione. A riverarlo, la radio Govorit Moskva, presso cui Derunec presta consulenza.

Confermata dall’autorevole RIA Novosti, la notizia non è ancora stata commentata dalle Autorità.

Un altra violenza sui giornalisti

Lecito ricordare che simile sorte di quella di Derunec è toccata, lo scorso 6 Novembre, al collega Oleg Kashin, vittima di percosse da parte di ignoti.

Nonché, doveroso ribadire l’alto numero di giornalisti che, di continuo, continuano a perdere la vita nella Federazione Russa. I nomi più noti, Anna Politkovskaja e Anastasija Baburova.

Dinnanzi a tutto ciò, il silenzio di un’Europa assetata di gas. E la debolezza degli USA, oramai non più principale democrazia del pianeta, ma campione di un ipocrita, obamiano, volemose bene. Senza se e senza ma.

Matteo Cazzulani

L’UE DICHIARA LUKASHEKA PERSONA NON GRATA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on January 8, 2011

Autorità bielorusse non ammesse in Unione Europea. Bruxelles rinnoverà le sanzioni a Minsk per le violenze sulle opposizioni.

 

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Rosso diretto per Aljaksandar Lukashenka. Come riportato dalla RIA Novosti, l’Unione Europea ha programmato il ripristino delle sanzioni per il presidente bielorusso.

 

Reo, come dimostrato di recente, di reprimere con continuità gli oppositori. E delle ennesime falsificazioni elettorali, con cui, per la quarta volta, lo scorso 19 Dicembre è stato riconfermato a capo del Paese.

 

Secondo l’agenzia russa, Bruxelles varerà il provvedimento il prossimo 31 Gennaio, in occasione della riunione del Ministri degli Esteri UE.

A conferma, due note delle diplomazie di Svezia ed Ungheria, rispettivamente, coordinatrice del Partenariato Orientale, e Presidente di turno dell’Unione continentale.

 

Inoltre, come riportato dall’EU Observer, un’apposita commissione starebbe compilando la nuova lista nera di politici bielorussi a cui vietare l’ingresso in UE. Oltre, ovviamente, a Lukashenka.

 

Bat’ka recidivo

 

Lecito ricordare che simili provvedimenti sono stati approntati già nel 2006, in seguito alle precedenti consultazioni falsate, con tanto di canoniche violenze su dissidenti e stampa libera.

 

Sospese nel 2008, sono state riconsiderate l’unica possibilità per indurre alla ragione l’ultima dittatura d’Europa.

 

Matteo Cazzulani