LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ANCHE LA SLOVACCHIA EQUIPARA COMUNISMO E NAZISMO

Posted in Repubblica Ceca, Slovacchia by matteocazzulani on July 24, 2011

Bratislava vicina al riconoscimento della parità tra la barbarie sovietica e quella nazifascista, già riconosciuta in Polonia, Lituania, Ungheria, e Repubblica Ceca. Praga innalza l’indennità ai reduci del regime

Campagna di divulgazione dei crimini del comunismo a Leopoli, Ucraina

Sempre più i Paesi che, nel cuore dell’Europa, riescono a fare i conti con il proprio passato in maniera equilibrata e responsabile. Nella giornata di giovedì, 21 Luglio, la Slovacchia ha registrato in Parlamento un progetto di legge per equiparare il reato di apologia del comunismo con quello del nazismo, mediante l’introduzione di pene uguali, nel tempo e nella sostanza, per chi, pubblicamente, giustifica sia i crimini sovietici, che quelli del nazionalsocialismo.

Un provvedimento necessario per la memoria di quelle 70 mila persone che, secondo l’Istituto della Memoria Nazionale di Bratislava, sono state vittime di esecuzioni, rastrellamenti, o detenzione politica perpetrate dal regime comunista a Seconda Guerra Mondiale terminata. “Per il nostro futuro è necessario insegnare che la democrazia è sempre in pericolo, e che occorre restare costantemente vigili” ha evidenziato, a Radio Liberty, il Presidente dell’Istituto, Anton Srgolec.

Tuttavia, nonostante l’importanza, l’approvazione di tale legge è stata travagliata, e trascinata a lungo nel tempo a causa dell’ostruzionismo dei partiti di una sinistra che, nel 2002, sono arrivati persino ad affossarla, mediante il veto dell’allora Presidente, Rudolf Schuster. Ripreso nel 2010 dal Leader del Partito Civico Conservatore, Peter Zajac, il progetto è stato rivisto, emendato, e riproposto in Parlamento da una maggioranza moderata che, sotto la supervisione del Ministro della Giustizia, Lucia Zitnanska – dell’Unione Democratico-Cristiana Slovacca, il principale Partito di governo – lo ha sostenuto fino in fondo, inserendolo tra le priorità della coalizione.

La Repubblica Ceca istituisce la “Terza Resistenza”

A provvedimento approvato, la Slovacchia si aggiungerà ad altri Paesi dell’Europa Centrale che, devastati dai peggiori totalitarismi del secolo scorso, hanno equiparato comunismo e nazismo sul piano legale, giuridico, e penale. Tra essi, Polonia, Lituania, Ungheria, e Repubblica Ceca. Proprio per quanto riguarda Praga, il Senato ha approvato in definitiva l’istituzionalizzazione della “Terza Resistenza”: riconoscimento a chi, tra il 1948 ed il 1989, ha combattuto il regime comunista cecoslovacco con l’arma della non violenza e del dissenso pacifico.

La legge ceca già ha riabilitato le vittime del comunismo, e concesso loro lo status di veterani militari, ma questo nuovo provvedimento concede una pensione integrativa di 11 Mila Corone che permette ad ogni reduce un tenore di vita decoroso. Approvata lo scorso 21 Luglio da 44 senatori su 81 – favorevole la maggioranza di centro-destra, contrari i comunisti – per entrare in vigore la legge attende la firma del Presidente, Vaclav Klaus, che, secondo indiscrezioni, potrebbe approvarla con una cerimonia solenne, in occasione del Giorno della Lotta per la Democrazia e la Libertà.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA MANETTE PER CHI APPLAUDE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on July 23, 2011

Decine gli arresti tra i manifestanti anti-regime, colpiti anche i giornalisti. Solidarietà ai democratici bielorussi in Polonia ed Ucraina

il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Un silenzio rotto dagli applausi, e poi gli arresti. Questo è lo scenario che, da un mese a questa parte, ha luogo a Minsk, ed in altre città della Bielorussia, dove dimostranti di orientamento liberale, democratico, e filo europeo conducono instancabilmente l’azione Rivoluzione attraverso i Social Network, per protestare contro l’autoritarismo del regime di Aljaksandar Lukashenka.

Nello specifico, i manifestanti, attraverso Facebook, Twitter, e Vkontakte, si danno appuntamento in una delle piazze principali delle città bielorusse e, dopo essersi riuniti in silenzio, esprimono la loro protesta con dei semplici applausi: un gesto tanto antico quanto semplice e spontaneo, che, puntualmente, provoca la dura reazione della milicija, che arresta una media di 40 persone.

Meno pesante, ma solo numericamente, la scure delle autorità mercoledì,20 Luglio, quando l’ennesima edizione della manifestazione pacifica ha visto l’arresto di “soli” 16 dimostranti. Colpiti, tuttavia, anche i giornalisti, rei di essere presenti in loco per testimoniare un evento di rilevante importanza. Traessi, il collega di Jevroradio, Tymofij Skybenko, trattenuto per qualche ora.

Repressione senza pausa

Inoltre, azioni in solidarietà ai democratici bielorussi sono state organizzate dinnanzi alle ambasciate ed ai consolati bielorussi polacchi ed ucraini – nello specifico, a Varsavia, Kyiv, e Leopoli.

Proteste contro il regime di Lukashenka durano ininterrottamente dallo scorso 19 Dicembre, quando il Bat’ka è stato autore di una brutale repressione delle manifestazioni spontanee, originatesi in seguito all’ennesima falsificazione delle elezioni presidenziali, durante le quali i principali avversari del dittatore bielorusso sono stati arrestati.

Condanna all’operato delle Autorità di Minsk sono state espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, ONU, e principali ONG internazionali.

Matteo Cazzulani

REPORTERS SANS FRONTIERES DENUNCIA LA MANIPOLAZIONE DELLE INFORMAZIONI

Posted in Editoriale by matteocazzulani on March 14, 2011

Pubblicata la lista dei Paesi che censurano il Web. Ma il vero pericolo è la modifica delle informazioni per il discredito delle testate libere. Il caso della russa INOSMI con la Voce Arancione ed Il Legno Storto

Il simbolo della campagna contro la censura sul Web. FOTO REPORTERS SANS FRONTIERES

Dalla censura alla manipolazione delle informazioni. Questo l’allarme lanciato da Reporters sans Frontières, nella Giornata Mondiale del web.

La ONG internazionale, che si batte per la Libertà di Stampa nel Mondo, ha pubblicato la lista dei nemici della rete, ossia quei paesi in cui l’accesso al web è interdetto. Tra essi, Myanmar, Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Siria, Turkmenistan, Vietnam, ed Uzbekistan.

Stupisce, in parte, l’elenco degli Stati in cui l’accesso al web è libero, ma controllato. Oltre a Bahrein, Egitto, Eritrea, Libia, Malesia, Russia, Sri lanka, Tailandia, Tunisia, Emirati Arabi e Venezuela, anche Australia, Francia e Corea del Sud. Tre democrazie, secondo Reporters sans Frontières, con standard ancora troppo bassi per la regolamentazione dell’uso della Rete.

Come illustrato dal Segretario Generale dell’ONG, Jean François Julliar, almeno 119 persone sono state arrestate per avere espesso la propria idea sul Web.

Ma, fatto ancora più grave, alcune tra le autocrazie del Mondo, specie quelle che garantiscono un accesso controllato, avrebbero interrotto la censura, e preferito la manipolazione delle informazioni, mirata al discredito dell’autore.

Una fine strategia, come evidenziato dal segretario di Reporters sans Frontières, adottata in seguito alle recenti ribellioni nel mondo arabo. Organizzate, ed iniziate, al pari di quella Moldava ed Iraniana del 2009, proprio sul web.

Il precedente INOSMI con Voce Arancione e Legno Storto

A riprova di tale opinione, quanto accaduto — in più occasioni — alla Voce Arancione ed al Legno Storto. Le due testate, tra le poche in Italia attente all’areale ex-URSS, sono state vittime della disinformazione dell’agenzia russa INOSMI, che ha modificato il contenuto di alcuni articoli, pubblicandoli come fedeli traduzioni.

Scopo, non solo il discredito delle due testate, ma anche azioni positive, come il progetto Eurobus 3, ed il supporto al Dissenso nel Mondo ex-Sovietico.

Matteo Cazzulani

OBAMA NON CONVINCE NEANCHE LA MOLDOVA

Posted in Moldova by matteocazzulani on March 13, 2011

Il Vice-Presidente USA, Joe Biden, propone soluzioni non sgradite alla Russia nel rapporto tra Washington e Chisinau, e nella risoluzione del contenzioso della Transnistria. Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat, conferma la politica liberale e filoeuropea del suo esecutivo

Il primo ministro moldavo, Vlad Filat

Passi incerti e stentati. E’ questo il bilancio della visita del Vice-Presidente USA, Joe Biden, in Modova.

Secondo quanto rilevato dai principali analisti, un evento che ha rinforzato la convizione che l’Europa — sopratutto quella post-sovietica, in preda ad un dificile percorso di liberalizzazione, ed integrazione nel Mondo Occidentale — non interessa all’amministrazione democratica.

“E’ per questo che Washington ha smesso di fare pressione sulla Russia, ed aiutare Georgia, Bielorussia, Ucraina, e Moldova” ha dichiarato, a Radio Liberty, l’esperto, Vlad Spanu.

A confermare tale opinione, il fatto che Biden, Vice-Presidente, sia la carica più alta ad aver mai visitato Chisinau. E questo, nonostante il coraggio con cui la Moldova si è ribellata, nel 2009, all’autocrazia comunista, di eredità sovietica.

Una rivoluzione pacifica, colorata, passata alla storia come Rivoluzione Twitter. Che pure Biden ha lodato, dichiarando pieno appoggio allo sviluppo economico, democratico, ed agricolo del Paese.

Parole incoraggianti, annacuate dalla posizione in merito alla Transnistria, con cui Chisinau ha un contenzioso aperto. Il democratico USA si è detto favorevole alla garanzia dell’autonomia moldava, ma intenzionato ad evitare decisioni sgradite alla Russia, che vuole coinvolgere nelle trattative.

E che — fatto più importante — nella piccola regione ad est del Nistro, popolata da 500 mila persone, mantiene un contingente militare di 1500 unità. Un appoggio al regime separatista di Smirnov, non riconosciuto dalla comunità internazionale, che dal 1990 si è dichiarato autonomo dalla Moldova.

La Moldova conferma la via euroatlantica e liberale

All’altezza, invece, la risposta del Primo Ministro moldavo, Vlad Filat. Un Leader giovane, confermato alla guida del governo, dopo la vittoria alle scorse parlamentari di novembre dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, coalizione di soggetti politici liberali e moderati.

Dopo avere ringraziato Biden per la visita, Filat ha confermato che il suo Paese intende percorere la strada per la Democrazia, l’Europa, e l’Occidente.

“Farò di tutto per fare di Chisinau un modello di successo — ha dichiarato — è nostro scopo consntire a ciascun individuo la propria realizzazione”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIKTOR JANUKOVYCH AUMENTA GAS, ICI, E CONTROLLO STATALE PER IL PRESTITO FMI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 3, 2011

Il governo ucraino promette al Fondo Monetario Internazionale un ulteriore aumento delle bollette per l’oro blu ed i servizi comunali. Programmato maggiore controllo dello Stato sulle industrie termiche. Protesta l’Opposizione Democratica

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Il danaro degli ucraini come fideiussione. Nella giornata di mercoledì, 2 Marzo, il governo di Kyiv ha reso noto il Memorandum per la Politica Economica e Finanziaria, stretto, lo scorso 14 Febbraio, con il Fondo Monetario Internazionale.

Previsto un aumento del gas per la popolazione del 30%, e delle tasse per i servizi comunali al 62%. Inoltre, promesso un ritocco al rialzo anche delle tasse di proprietà, ed il controllo statale dell’operato del 90% delle industrie termiche.

Una stangata, che il governo ha giustificato con la necessità di garantire copertura per l’ottenimento del prestito FMI. Sul cui utilizzo, tuttavia, ancora non si hanno certezze.

Paga la gente

Protestano Opposizione Democratica e società civile, che hanno ricordato al Presidente, Viktor Janukovych, che le sue promesse elettorali riguardano l’incremento di pensioni e paghe sociali. Non delle bollette inerenti prime necessità.

Dunque, gas più caro per gli ucraini. Ancora una volta. Sì, perché un repentino aumento, del 50%, è già stato applicato, con scarso preavviso, lo scorso Primo di Agosto. La motivazione, la medesima, l’ottenimento della seconda tranche del prestito FMI.

Ad aggravare la situazione, la promessa di uno sconto sulle bollette, a seguito della firma dei Patti di Kharkiv, con cui il Presidente Janukovych ha ottenuto dal collega russo, Dmitrij Medvedev, una diminuzione del costo di importazione dell’oro blu del Cremlino. In cambio, la concessione del prolungamento della presenza dell’esercito di Mosca in Crimea, fino al 2042.

Nonostante le proteste di piazza di allora, il premier ucraino, Mykola Azarov, non ha esitato a ritoccare al rialzo ancora una volta le tariffe per il gas. Rigettando la colpa al precedente governo dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, e sulla sua gestione degli Affari Pubblici.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER IL WALL STREET JOURNAL UNA NUOVA RIVOLUZIONE ARANCIONE E’ POSSIBILE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 28, 2011

Secondo l’autorevole rivista americana, probabili insurrezioni antigovernative anche in Kenya ed Azerbajdzahan. Gli svedesi i più mansueti

Manifestanti ucraini durante la Rivoluzione Arancione

Dopo la Tunisia, l’Ucraina. Così preannuncia il rating del Wall Street Journal, sui Paesi maggiormente predisposti alla rivolta.

Uno studio accurato, media tra la classifica di Transparency International sulla corruzione, l’Indice UNDP sullo Sviluppo Umano sulla capacità di sviluppo della singola persona, il dato GINI sulla dispersione dei beni nella società, l’età media, ed i tassi di disoccupazione delle singole realtà.

Stato più a rischio rivolta, il Kenya, seguito da Camerun, Pakistan, Nigeria, ed Indonesia. A dormire sonni poco tranquilli, anche le Autorità di Filippine, Guatemala, Marocco, e Giordania.

Per quanto riguarda il Mondo ex-Sovietico, il primato spetta all’Azerbajdzhan, decimo, incalzato dall’Uzbekistan, quindicesimo. Poco più in basso, l’Ucraina, ventiduesima, prima della Bosnia-Herzegovina, ma immediatamente dopo la Tunisia.

Ventinovesima la Bielorussia, che anticipa la Russia, quarantesima. A sua volta, battuta da Macedonia — trentaduesima — e Romania — trentasettesima.

Svezia felix

I centroeuropei meno inclini all’insurrezione, gli Sloveni, al 66esimo posto, leggermente più soddisfatti degli Italiani, 65simi.

Il podio della sicurezza dalle sommosse è composto da Svezia, Austria, e Canada, rispettivamente 85esima, 84esima, ed 83esima. Basso, anche il valore di Germania, Gran Bretagna, USA e Francia.

A conferma della serietà della classifica, la posizione dei Paesi oggi coinvolti da proteste di piazza contro regimi autoritari. La Libia è al 13esimo posto. L’Egitto, al 16esimo.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: NATO IGNORA REPRESSIONE DELL’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 25, 2011

Nessuna condanna del regresso democratico ucraino dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen. Kyiv inclusa nello Scudo Spaziale come mediatore tra Bruxelles e Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Per Janukovych, niente bastone. Solo una carota, molto tenera. Nel corso del vertice Ucraina-NATO di giovedì, 24 Febbraio, il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, ha rassicurato il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che le vicende di politica interna non compromettono la cooperazione tra Kyiv e Bruxelles.

Sopratutto, in vista del nuovo sistema di difesa antimissilistico. In cui la NATO vuole includere anche la Russia.

Amnesia sulla repressione del dissenso

In secondo piano, dunque, il regresso della democrazia in Ucraina. Malgrado Rasmussen abbia invitato Janukovych a fare chiarezza sui processi politici, con cui esponenti dell’Opposizione Democratica sono stati arrestati, costretti all’esilio, e confinati in Patria. Tra essi, l’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

Soddisfazione da parte di Janukovych. Il quale, evitati i rimproveri, ha lodato l’intenzione NATO di coinvolgere la Federazione Russa nello Scudo Spaziale, avvalendosi dell’Ucraina come intermediario.

Più moderata, la visione dell’Opposizione Democratica. Il ministro-ombra della Difesa, Anatolij Hrycenko, ha apprezzato le aperture alla collaborazione con l’Alleanza Atlantica. Comunque utili, per l’integrazione ucraina nelle strutture occidentali.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIKTOR JUSHCHENKO PROBALILE NUOVO PREMIER

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 24, 2011

Secondo indiscrezioni, il Presidente, Viktor Janukovych, nominerebbe il suo predecessore alla guida del governo. Julija Tymoshenko critica il rafforzamento dei poteri del Capo dello Stato

L'ex presidente ucraino, Viktor Jushchenko

L’inciucio colpisce ancora. Nella giornata di mercoledì, 23 Febbraio, si è fatta sempre più insistente la voce circa la possibile nomina da parte del presidente Ucraino, Viktor Janukovych, del suo predecessore, Viktor Jushchenko, a Capo del Governo.

Ad esserne convinto, il Segretario della Jevropejs’ka Partija, Mykola Katerynchuk, già alleato del Presidente emerito. A supporto, l’immunità di cui starebbero godendo gli ex-Ministri vicini a Jushchenko.

A differenza di quelli dell’entourage della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, colpiti da arresti politici, e provvedimenti giudiziari.

“Ha tradito il Majdan, i valori liberal-patriottici, ed il popolo ucraino. Non mi stupisce”. Così sul Capo di Stato emerito l’ex-titolare egli Interni, Jurij Lucenko.

Detenuto in isolamento, il politico ha ricordato l’episodio dell’agosto del 2006, quando Jushchenko, in cambio di suoi uomini in ministeri-chiave, ha nominato Janukovych Primo Ministro. Alleandosi con l’avversario sconfitto, solo due anni prima, con la pacifica Rivoluzione Arancione.

L’unica contraria all’inciucio, allora ed oggi, Julija Tymoshenko, coerentemente fedele alla battaglia per un’Ucraina giusta, democratica, Indipendente, ed europea.

Verso un più stretto presidenzialismo

La Leader dell’Opposizione Democratica non ha commentato l’indiscrezione di Katerynchuk, preferendo concentrarsi sul progetto di modifiche costituzionali, con cui Janukovych sta cercando di aumentare i poteri del Capo dello Stato.

“E’ una manovra. Al dittatore non basta una dittatura” ha commentato dalla sua pagina Twitter.

Lecito ricordare che, durante la scorsa campagna presidenziale, Julija Tymoshenko — sconfitta per pochi voti — ha proposto cambiamenti opposti alla Carta Suprema, al fine di rafforzare il Parlamento.

Matteo Cazzulani

RIVOLTE IN EGITTO: TUTTO MERITO DI OTPOR

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 18, 2011

Manifestanti egiziani addestrati dal movimento liberale serbo, già protagonista della caduta di Slobodan Milosevic, e delle rivoluzioni colorate nel Mondo-Ex-Sovietico

Il simbolo del movimento liberale non violento serbo, Otpor

La protesta del Nordafrica dal cuore dell’Europa. Come riportato dalla Deutsche Welle, ad istruire il Movimento 6 Aprile – iniziatore delle manifestazioni anti-Mubarak – sarebbero stati i serbi di Otpor, protagonisti della caduta di Slobodan Milosevic nel 2000.

Un incontro tra le due organizzazioni, il 28 gennaio, poco prima dei fatti di Tahrir Square, quando un fiume di manifestanti ha dato inizio ad una dimostrazione non violenta.

Proprio come quelle che, ad inizio secolo, hanno detronizzato il dittatore serbo.

Un know-how della protesta pacifica, dunque, che già ha interessato altri Paesi del mondo arabo e mediorientale – Tunisia ed Iran.

E che, prima ancora, tra il 2003 ed il 2008, è stato alla base delle Rivoluzioni Colorate nel Mondo Ex-Sovietico, con cui movimenti di ispirazione liberale e democratica hanno posto fine a democrature di eredità comunista.

Tra esse, quella delle Rose in Georgia – nel 2003 – Arancione in Ucraina – nel 2004 – dei Jeans in Bielorussia – nel 2006, l’unica, purtroppo, ad essere fallita – e Twitter in Moldova – nel 2008.

“La base della filofosia di Otpor è la non violenza – ha dichiarato Srdijan Milivojevic, veterano della resistenza a Milosevic, ora Parlamentare della Demokratska Stranka – sono convinto che tale metodologia sia efficace chi brama alla libertà”.

Una rivolta culturale

Su iniziativa del movimento liberale serbo, è stato creato il Centro per l’Applicazione della Strategia Non Violenta – CANVAS – attivo non solo sul piano politico, ma anche su quello culturale.

Tra le sue attività, la diffusione degli scritti di Gene Sharp, considerato il Macchiavelli della lotta non-violenta.

Secondo i dati CANVAS, il suo “Dalla Dittatura alla democrazia”, già Bibbia di Otpor, dal 2009 è stato scaricato da un altissimo numero di utenti nel mondo arabo.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JANUKOVYCH NON TEME L’EFFETTO-MUBARAK

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 11, 2011

Il Presidente ucraino convinto del successo della sua politica di stabilità. Continuano arresti politici e rincari dei beni di prima necessità. Stato si indebita per pagare pensioni e previdenze

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

La forza dell’assuefazione della stabilità sovietica. Interpellato dal servizio ucraino della BBC, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, si è detto per nulla preoccupato di una possibile sua sorte simile a quella del collega egiziano, Hoseyn Mubarak, costretto alla fuga da proteste di piazza.

Secondo Janukovych, gli ucraini sono soddisfatti della stabilità raggiunta nel Paese. Pertanto, alcuna mobilitazione all’orizzonte in grado di destituirlo.

Una certezza che, tuttavia, ha spinto il Presidente alla prudenza. Il Majdan Nezalezhnosti, teatro della Rivoluzione Arancione, che cinque anni fa ne ha decretato la sconfitta, è stato transennato. Precauzione, come hanno commentato diversi esperti. Lavori di manutenzione, per il Capo dello Stato.

La stabilità, nel frattempo, ha colpito ancora. Sempre l’11 Febbraio, all’ex-Vice Ministro alla Giustizia, Jevhenij Kornijchuk, è stato prolungata la detenzione. A sancirlo, una sentenza della Corte d’Appello di Kyiv.

Kornijchuk è uno dei dieci esponenti dell’Opposizione Democratica colpiti dalle Autorità con provvedimenti giudiziari. Alcuni di essi, come Kornijchuk e l’ex-titolare degli Interni, Jurij Lucenko, sono detenuti in isolamento, come i peggio assassini.

Altri, come l’ex Primo Ministro, Julija Tymoshenko, oggi Leader dell’Opposizione Democratica, confinati in Patria, e costretti a giornaliere gite in Procura per sterili interrogatori.

Contro l’anima della Rivoluzione Arancione, l’accusa politica di uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di ambulanze e vaccini. Così, Julija Tymoshenko è processata per aver pagato le pensioni, e provveduto alla sanità in un periodo di crisi.

Contro tale repressione, si sono già espressi UE, USA, Consiglio d’Europa, ed altre ONG indipendenti.

Sempre colpa dell’estero

Oltre a ciò, altri successi della stabilità. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha comunicato un incremento dei costi per la popolazione per i prodotti alimentari, industriali ed energetici.

Colpa della difficile situazione internazionale, secondo quanto si è affrettato a comunicare il governo. In passato, attento ad incrementare le bollette, anche del 50%, nonostante accordi bilaterali con la Russia avessero garantito uno sconto sull’oro blu. Pagato caro, con la concessione del prolungamento dell’esercito russo in Crimea, fino al 2042.

Oltre al rincaro, le politiche sociali. Nonostante le promesse elettorali di Janukovych, il bilancio statale si è indebitato di 2 miliardi di Hryvnje per il pagamento di pensioni e sussidi.

Una situazione inammissibile, come dichiarato dalla Parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Ljudmyla Denisova, che ha invitato il governo ad urgenti misure a tutela dei lavoratori in caso di perdita del lavoro.

Matteo Cazzulani