LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA RIATTUATA LA PENA DI MORTE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on March 18, 2012

Il regime bielorusso ha giustiziato i 25enni Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, condannati per l’attentato al metro di Minsk dell’11 Aprile 2011 e di altri atti di carattere terroristico precedenti. I sospetti sulla regolarità del processo e sulla fondatezza delle accuse, a cui si sono accompagnati appelli da parte dei parenti e della Comunità Internazionale contro l’esecuzione capitale

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Fucilati e seppelliti all’insaputa dei famigliari e dei mezzi di comunicazione di massa. Questa è la sorte che, in Bielorussia, è stata riservata dalle Autorità carcerarie a Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, rispettivamente operaio e perito elettronico di 25 anni, condannati alla pena capitale in quanto responsabili dell’attentato al metro di Minsk avvenuto l’11 Aprile 2011.

La notizia dell’avvenuta condanna, e della già effettuata sepoltura dei due giovani, sabato 17 Marzo, è pervenuta dapprima tramite lettera presso l’abitazione privata della famiglia Kavaliou, a Vitebsk, poi, è stata confermata dai principali media del Paese, tra cui la televisione statale – controllata dalle Autorità bielorusse – e l’autorevole Belsat.

I condannati sono stati accusati non solo per l’esplosione che ha provocato 15 vittime e 300 feriti, ma anche per altri atti di carattere terroristico, come l’attentato bombarono durante il concerto del Giorno dell’Indipendenza del 2008 a Minsk, e un simile evento nel 2005 a Vitebsk, che, in tutto, sono hanno provocato una manciata di feriti.

Nel corso del processo, Kanavalau ha riconosciuto in pieno le proprie responsabilità per ambo gli eventi, mentre Kavaliou ha rigettato le accuse, si è difeso a spada tratta di prima persona in tribunale, e si è rivolto direttamente al Presidente, Aljaksandar Lukashenka, per interrompere un procedimento giudiziario irregolare.

A confermare i sospetti sulla regolarità effettiva della questione non è solo la fretta con cui i due giovani sono stati ritenuti colpevoli, ma anche l’assenza di prove determinanti per giustificare la colpevolezza degli imputati, e il parere di diversi esperti, bielorussi ed europei, che non hanno escluso come gli attentati di Minsk e Vitebsk possano essere stati organizzati ad hoc dal KGB – i Servizi Segreti bielorussi.

Richiesta di clemenza a Lukashenka è stata inviata dalla madre di Kavaliau sulla base dell’articolo 61 della Costituzione bielorussa – che prevede la possibilità di posticipare di un anno l’esecuzione, per rendere possibile la dimostrazione da parte dell’imputato della propria non-colpevolezza – e dell’appello dell’ONU contro l’esecuzione della pena capitale.

A quella delle Nazioni Unite, si sono unite le voci del Segretario Generale e dello Speaker del Consiglio d’Europa, Thorbjon Jagland e Jean-Claude Mignon, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e dei Deputati di Germania e Lichtenstein, Marieluise Beck e Renate Wohlwend, mentre l’Incaricato per i Diritti Umani del Governo tedesco, Markus Loening, ha richiesto alle autorità bielorusse una moratoria sulla pena di morte.

Minsk sempre più lontana da Bruxelles

L’esecuzione dei due condannati non fa altro che allontanare sempre più la Bielorussia dall’Europa, nonostante il recente appello da parte dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, che ha invitato i Paesi del Vecchio Continente a porre fine al congelamento delle relazioni diplomatiche con la Bielorussia: una contromossa all’ordine di Lukashenka di espellere da Minsk gli Ambasciatori dell’Unione Europea e della Polonia.

Inoltre, l’esecuzione dei due giovani rappresenta l’ennesima macchia nel curriculum da vero dittatore di Lukashenka. Ininterrottamente al potere dal 1994, il bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – si è contraddistinto per continue repressioni a carico di giornalisti e oppositori politici, privati non solo del diritto di manifestare e di condurre la propria attività, ma anche della possibilità di riunirsi all’estero per creare un’alternativa politica al regime.

Il dittatore bielorusso si è mantenuto al potere mediante continue manipolazioni delle tornate elettorali, che gli hanno consegnato consensi in percentuali mai inferiori all’80%, tra le quali le presidenziali del 1994, del 2001, del 2006 e, infine, del 19 Dicembre 2010, quando ha provveduto all’arresto preventivo di tutti i suoi competitor di orientamento democratico, liberale, conservatore e socialdemocratico.

Accanto a ciò, Lukashenka ha cercato di barcamenarsi tra l’avvicinamento all’Europa e l’amicizia con la Russia, ma ha finito tuttavia per trascinare il Paese in un’isolamento internazionale che, in seguito a una grave crisi economica che ha colpito la Bielorussia, ha costretto Minsk ad accettare la sottomissione a Mosca.

Questa perdita di autonomia da parte della Bielorussia si è registrata sia sul piano energetico, con la cessione al monopolista energetico russo, Gazprom, dei gasdotti bielorussi, sia su quello politico, con l’ingresso di Minsk nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Cremlino, a immagine e somiglianza dell’Unione Europea, per riappropriarsi dello status di superpotenza mondiale, già goduto in epoca sovietica, a spese proprio di Bruxelles.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA MANETTE PER CHI APPLAUDE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on July 23, 2011

Decine gli arresti tra i manifestanti anti-regime, colpiti anche i giornalisti. Solidarietà ai democratici bielorussi in Polonia ed Ucraina

il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Un silenzio rotto dagli applausi, e poi gli arresti. Questo è lo scenario che, da un mese a questa parte, ha luogo a Minsk, ed in altre città della Bielorussia, dove dimostranti di orientamento liberale, democratico, e filo europeo conducono instancabilmente l’azione Rivoluzione attraverso i Social Network, per protestare contro l’autoritarismo del regime di Aljaksandar Lukashenka.

Nello specifico, i manifestanti, attraverso Facebook, Twitter, e Vkontakte, si danno appuntamento in una delle piazze principali delle città bielorusse e, dopo essersi riuniti in silenzio, esprimono la loro protesta con dei semplici applausi: un gesto tanto antico quanto semplice e spontaneo, che, puntualmente, provoca la dura reazione della milicija, che arresta una media di 40 persone.

Meno pesante, ma solo numericamente, la scure delle autorità mercoledì,20 Luglio, quando l’ennesima edizione della manifestazione pacifica ha visto l’arresto di “soli” 16 dimostranti. Colpiti, tuttavia, anche i giornalisti, rei di essere presenti in loco per testimoniare un evento di rilevante importanza. Traessi, il collega di Jevroradio, Tymofij Skybenko, trattenuto per qualche ora.

Repressione senza pausa

Inoltre, azioni in solidarietà ai democratici bielorussi sono state organizzate dinnanzi alle ambasciate ed ai consolati bielorussi polacchi ed ucraini – nello specifico, a Varsavia, Kyiv, e Leopoli.

Proteste contro il regime di Lukashenka durano ininterrottamente dallo scorso 19 Dicembre, quando il Bat’ka è stato autore di una brutale repressione delle manifestazioni spontanee, originatesi in seguito all’ennesima falsificazione delle elezioni presidenziali, durante le quali i principali avversari del dittatore bielorusso sono stati arrestati.

Condanna all’operato delle Autorità di Minsk sono state espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, ONU, e principali ONG internazionali.

Matteo Cazzulani

LUKASHENKA SOCCHIUDE ALL’OCCIDENTE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on April 24, 2011

Il Presidente bielorusso impone una sospensione delle relazioni con con l’Unione Europea. Più netta la posizione con gli USA. Dissidenti accusati di collaborazionismo

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

La cronica paura del nemico e dell’infiltrato occidentale come linea guida della propria Amministrazione. Questo il fil rouge del discorso al Parlamento ed alla Nazione del Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka. Un’occasione annuale, in cui il Capo dello Stato illustra le proprie idee su quanto realizzato, e sulle iniziative in cantiere.

Nell’uovo pasquale regalato ai bielorussi, Lukashenka ha inserito un’interruzione delle relazioni con l’Occidente. Un Time Out, come l’ha definito il bat’ka, motivato dal mancato riconoscimento della sua vittoria alle presidenziali del 19 Dicembre 2010.

Una tornata elettorale che, secondo tutti i più autorevoli organismi internazionali, non può definirsi in linea con gli standard democratici. Non solo arresti a carico di diretti concorrenti di Lukashenka, ma anche violenze sui manifestanti dell’opposizione, scesi in piazza per dimostrare la propria contrarietà – e consistenza numerica – sono bastati alla formulazione di tale severo giudizio.

Malgrado il dissapore, Lukashenka ha mantenuto la possibilità di ripristinare il dialogo con Bruxelles. Ma solo sul lato economico. Poiché, sempre secondo la sua visione, Bielorussia ed Unione Europea si necessitano l’un l’altra.

Porta serrata, invece, per gli Stati Uniti d’America, accusati di imporre le proprie regole per l’avvio di ogni trattativa. Secondo Lukashenka, il rispetto delle libertà e della democrazia sono un errore che non può essere esportato in Bielorussia.

Il Dissenso a servizio del nemico

Uno sguardo anche alle vicende interne, con l’analisi del terribile attentato che, lo scorso 11 Aprile, è costato la vita a 13 connazionali, e ferite ad altri 200. Lukashenka non ha accusato nessuno, ma ha evidenziato che nessun bielorusso sarebbe portato a piazzare una bomba in un posto affollato, come la stazione del metro Zhovtneva.

Parzialmente colpevole, però, l’opposizione. Rea non solo di criticare continuamente l’operato della sua amministrazione, ma anche di essere una quinta colonna delle potenze occidentali.

Un’idea che non è rimasta pura propaganda. Dallo scorso 11 Aprile, a più riprese Lukashenka ha preventivato l’arresto dei finanziamenti esteri ad ONG e media indipendenti.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA VARA UN NUOVO PARTENARIATO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 30, 2011

Non più due politiche distinte tra Mediteraneo ed Oriente, ma piani ad hoc per ciascun Paese, premiato dall’approvazione di riforme concrete, e punito con sanzioni per condotta illiberale. Ma Lukashenka continua con la repressione di dissidenti e giornalisti

Il corrispondente dalla Bielorussia di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut

Più riforme, più denaro. Questa la filosofia alla base della nuova Politica di Partenariato dell’Unione Europea. Presentata, martedì 29 Marzo, dal Commissario all’Allargamento, Stefan Fule.

Una necessità, dettata dall’ennesima falsificazione delle elezioni in Bielorussia, con tanto di violenze sui dissidenti, e dalle proteste in Nord Africa.

Cancellata la divisione tra Partenariato Mediterraneo ed Orientale, che ha diviso Francia e Germania, ben prima della Guerra in Libia. Bensì, politiche ad hoc per ciascun candidato alla partnership con Bruxelles, in cui ogni Paese riceverà denaro ed aiuti, solo in base a concrete riforme e progressi.

“Piani individuali per ogni Stato — ha evidenziato Fule — in cui ad essere premiato è chi davvero si attiva per l’integrazione UE”.

Soddisfatto il Ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski, vero protagonista della manovra. Secondo il Capo della diplomazia del Paese che dal prossimo semestre assumerà la guida dell’Unione Europea, è finito il tempo delle vane promesse.

La Politica di Partenariato Riformata — come è stata definita — è simile a quella adottata con Polonia ed altri Stati dell’Europa Centrale — Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, e Paesi Baltici — integrati nel 2004, in cui il cammino vrso l’UE andava costantemente dimostrato.

Inoltre, come illustrato dal polacco, sono previste sanzioni per quei Paesi confinanti, rei di violazioni dei principi di democrazia e libertà.

Lukashenka reprime altri dissidenti

Un esplicito riferimento alla Bielorussia di Lukashenka. Dove, sempre il 29 Marzo, un attivista di opposizione, Mikita Likhavid, è stato condannato a 3 anni e mezzo, colpevole di aver partecipato ad un meeting anti-governativo non autorizzato.

Giustizia alla bielorussa. La quale, nel contempo, ha rispedito al fresco anche il corrispondente da Hrodna di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut.

Per il polacco è l’ennesimo arresto, questa volta a causa di alcuni suoi articoli critici con le violazioni delle libertà a Minsk da parte del Bat’ka — come è nominato il Presidente bielorusso in Patria. Ma ora rischia due anni di detenzione.

“A Lukashenka — ha dichiarato Sikorski — non restano che due soluzioni. O trattare con i democratici, e seguire l’esempio di Wojciech Jaruzelski, o continuare nella repressione del dissenso, e finire come il suo collega tunisino”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JANUKOVYCH L’UNICO AMICO DI LUKASHENKA

Posted in Bielorussia, Ukraina by matteocazzulani on January 24, 2011

Kyiv ignora il boicottaggio dei Paesi dell’Unione Europea alla cerimonia di insediamento del dittatore bielorusso. Per il Ministero degli Esteri, cautela nei confronti di un importante partner economico. Gli esperti: “Pericoloso riconoscimento di un regime autoritario”

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Ucraina di Janukovych sempre più lontana dall’Europa. Tutto merito della realpolitik del Presidente, che ha incaricato l’ambasciatore di Kyiv in Bielorussia, Roman Bezsmertnyj, di prendere parte alla cerimonia di insediamento del dittatore bielorusso, Aljaksandar Lukashenka.

Una scelta chiara, in controtendenza con quella dei paesi UE, e del resto delle cancellerie del mondo libero. Le quali hanno boicottato cerimonia con cui il Bat’ka — comè definito Lukashenka in Patria — si è autoriconfermato alla guida dello Stato. Per la quarta volta consecutiva. Dopo le ennesime elezioni falsificate, e le violenze sui dissidenti.

Una realpolitik, quella di Janukovych, che a Kyiv preferiscono definire cautela. “Abbiamo relazioni economiche con Minsk — ha dichiarato l’Addetto Stampa del Ministero degli Esteri ucraino, Oleh Voloshyn — non possiamo permetterci decisioni rischiose. Tra la popolazione — ha continuato — non c’è alcun sentimento anti-bielorusso. Ciò nonostante — ha ultimato — abbiamo compreso la preoccupazione UE”.

Una pericolosa legittimazione

Sull’opportunità economica, poco da eccepire. Qualcosa, invece, sulla reale comprensione delle proteste dell’Occidente.

Centinaia di arresti tra oppositori e giornalisti liberi, tra cui cinque candidati alternativi a Lukashenka, ancora in gattabuia, non sono bastati a frenare la voglia di Janukovych di complimentarsi con il Bat’ka, già l’indomani delle consultazioni falsate, lo scorso 19 dicembre.

Critico anche il politologo Oleksandr Palij. Che, pur riconoscendo l’importanza delle relazioni econimiche con Minsk, sopratutto sul piano energetico, ha illustrato come il riconoscimento della vittoria di Lukashenka sia un segnale di pericoloso avvicinamento di Janukovych alla dittatura bielorussa.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ANCHE BIELORUSSIA ED UCRAINA SFIDANO LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 18, 2011

L’oleodotto Odessa-Brody, attraverso il territorio ucraino, garantirà nafta venezuelana ai bielorussi per due anni. Minsk diminuisce l’importazione di oro nero russo

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Per fronteggiare Mosca, Lukashenka si affida a Janukovych. Nella giornata di lunedì, 17 Gennaio, le compagnie statali Belorusskaja Neftjanaja Kompanija ed Ukrtransnafta hanno firmato l’accordo per l’utilizzo dell’oleodotto Odessa-Brody fino al centro bielorusso di Mozyr.

Un’intesa importante, che garantisce a Minsk 8 milioni di tonnellate di nafta venezuelana. Trasportate, come riportato dall’autorevole agenzia Khartija’97, dal Mar Nero, attraverso l’infrastruttura ucraina.

Soddisfatto il Ministro dell’Energia e dell’Industria di Kyiv, Jurij Bojko, che ha evidenziato non solo l’importanza del rafforzamento delle relazioni con la Bielorussia, ma anche un consistente introito finanziario, derivato dai diritti di transito.

Inoltre, il politico ucraino ha sottolineato come Kyiv si stia sempre più affermando come partner affidabile per il trasporto di carburante. Un ruolo che vuole assicurarsi anche per quanto riguarda le forniture all’Europa di gas russo.

Risposta alla Russia

Tuttavia, malgrado le rassicurazioni di Bojko, è proprio la Russia ad essere penalizzata dall’intesa bielorusso-ucraina. Grazie alla nafta latinoamericana, Minsk ha diminiuito del 41% l’importazione di oro nero russo.

Un piano del Presiente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che ha reagito alla decisione della Russia di applicare un incremento del 100% alle imposte doganali sulla propria benzina — adottata all’inizio del 2010 — stringendo un’intesa di ferro con i colleghi venezuelano ed ucraino, Hugo Chavez, e Viktor Janukovych.

Dalla questione, possibili, seppur contenute, conseguenze anche per l’UE. Con l’utilizzo dell’Odessa-Brody, la Bielorussia ha diminuito lo sfruttamento dei propri giagimenti. E, in seguito, l’esportazione di carburante verso l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

L’UE DICHIARA LUKASHEKA PERSONA NON GRATA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on January 8, 2011

Autorità bielorusse non ammesse in Unione Europea. Bruxelles rinnoverà le sanzioni a Minsk per le violenze sulle opposizioni.

 

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Rosso diretto per Aljaksandar Lukashenka. Come riportato dalla RIA Novosti, l’Unione Europea ha programmato il ripristino delle sanzioni per il presidente bielorusso.

 

Reo, come dimostrato di recente, di reprimere con continuità gli oppositori. E delle ennesime falsificazioni elettorali, con cui, per la quarta volta, lo scorso 19 Dicembre è stato riconfermato a capo del Paese.

 

Secondo l’agenzia russa, Bruxelles varerà il provvedimento il prossimo 31 Gennaio, in occasione della riunione del Ministri degli Esteri UE.

A conferma, due note delle diplomazie di Svezia ed Ungheria, rispettivamente, coordinatrice del Partenariato Orientale, e Presidente di turno dell’Unione continentale.

 

Inoltre, come riportato dall’EU Observer, un’apposita commissione starebbe compilando la nuova lista nera di politici bielorussi a cui vietare l’ingresso in UE. Oltre, ovviamente, a Lukashenka.

 

Bat’ka recidivo

 

Lecito ricordare che simili provvedimenti sono stati approntati già nel 2006, in seguito alle precedenti consultazioni falsate, con tanto di canoniche violenze su dissidenti e stampa libera.

 

Sospese nel 2008, sono state riconsiderate l’unica possibilità per indurre alla ragione l’ultima dittatura d’Europa.

 

Matteo Cazzulani

LUKASHENKA BACCHETTATO DA GERMANIA E POLONIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 5, 2011

Berlino propone sanzioni contro Minsk. Varsavia sospende i visti gratuiti

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Niente più Europa per la banda Lukashenka. Nella giornata di martedì, 4 gennaio, il governo tedesco si è assunto l’incarico di proporre in sede UE sanzioni contro Minsk.

Una risposta politica, come dichiarato da Berlino, per rendere noto ad Aljaksandar Lukashenka che Bruxelles non accetta la repressione delle opposizioni, gli arresti politici, ed il mancato rispetto della Libertà di Stampa.

La richiesta, già all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei Ministri degli Esteri UE.

Non ha perso tempo la Polonia. Che, sempre martedì, 4 gennaio, ha revocato i visti gratuiti per i bielorussi, e dichiarato persona non grata le Autorità di Minsk.

“Un segno di solidarietà — ha spiegato il Ministro deli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski — verso un popolo che vogliamo aiutare, nel cammino verso democrazia ed integrazione europea”.

La perseveranza di Minsk

Sanzioni al regime di Lukashenka sono state approntate nel 2006, dopo elezioni presidenziali falsificate. Due anni or sono, la loro sospensione, per incentivare Minsk ad una prova di maturità democratica.

Le ultime consultazioni di Domenica, 19 Dicembre, si sono concluse con la riconferma del Bat’ka — com’è definito Lukashenka in Patria — con circa l’80% dei consensi, e 150 oppositori arrestati. Tra essi, 6 candidati del campo democratico.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA E RUSSIA CONTINUANO GLI ARRESTI POLITICI

Posted in Bielorussia, Russia by matteocazzulani on January 4, 2011

A Minsk ancora in prigione quattro dei principali competitor di Lukashenka, assieme a più di cento democratici. In Russia, arrestati esponenti di Solidarnist’ e circa 300 attivisti

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Nella Bielorussia di Lukashenka uno su 150 ce la fa. Domenica, 2 gennaio, è stato liberato il candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj. Una buona notizia, se non fosse per il prolungamento della detenzione, sancito dalla Corte Suprema, per gli altri esponenti dell’opposizione, arrestati durante le elezioni presidenziali di Domenica, 19 Dicembre.

Il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, l’esponente liberale del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il poeta, candidato dell’Associazione Di la Verità, Vladimir Njakljajev, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, rischiano 15 anni di carcere.

Di sicuro, ci resteranno altri due mesi. Con loro, altri 150 attivisti, prelevati dalla polizia durante le protste contro i brogli, avvenute ad urne chiuse.

Lecito ricordare che Aljaksandar Lukashenka ha ottenuto la quarta rionferma alla presidenza con circa l’80% dei voti. A certificarlo, la Commissione Elettorale Centrale, controllata, al 99%, da nominati dal Bat’ka — com’è definito il Capo di Stato bielorusso in Patria.

A contestare il risultato, oltre alle opposizioni, OSCE, NATO, Europarlamento e Stati Uniti d’America.

Arresti in Russia

Le manifestazioni in piazza Triumfal'naja, a Mosca

Meglio non è andata ai democratici russi. Ai 250 arresti, operati dalla milicija durante la manifestazione per la Libertà di Associazione — regolarmente organizzata ogni 31 del mese a Mosca, in piazza Triumfal’naja — si sono sommati 20 supporters dei Leader del partito Solidarnist’, Boris Nemcov ed Il’ja Jashyn, anch’essi al fresco dalla vigilia di Capodanno.

Accusato di turbamento delle quiete pubblica, Nemcov ha esposto ricorso, in quanto il suo fermo è avvenuto a dimostrazione conclusa.

Anche in questo caso, dura, seppur tardiva, la condanna di Washington. Silenzio da parte dei 27 dell’UE, forse distratti dalle trattative col Cremlino per il gas.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: NEL MIRINO DI LUKASHENKA ANCORA MEDIA ED OPPOSITORI

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 28, 2010

Oltre a Radio Europea per la Bielorussia e Belsat, colpiti altri dissidenti. Nessuna notizia sulle condizioni dei candidati dell’opposizione incarcerati. Milinkevych si appella all’UE. Lukashenka nomina un nuovo governo

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Sequestro totale. Fino all’ultimo microfono. Così il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ha imbavagliato la Radio Europea Per la Bielorussia e la tv Belsat. Impegnate, con fondi UE, in una quotidiana opera di informazione, indipendente dal controllo delle Autorità di Minsk.

Nel contempo, come riportato da diverse fonti, continua la repressione dei dissidenti politici, continuamente prelevati da edifici pubblici ed abitazioni private. Persino dai treni, come accaduto a Sjarhej Marcaljev, aiutante del segretario del partito socialemocatico Hramada, Nikolaj Statkevych. Uno dei cinque candidati dell’opposizione, incarcerati il giorno delle elezioni presidenziali, Domenica, 19 dicembre.

Su di loro, nessuna notizia. Nemmeno dagli avvocati, a cui è interdetta ogni possibilità di dialogo. In particolare, preoccupa la sorte di Vladimir Njakljajev, esponente del movimento Di La Verità, imprigionato, ad urne chiuse, dopo essere stato malmenato dalla polizia. Determinata nel richiedere giustizia per il poeta bielorusso, la moglie, Ol’ga.

Chi, invece, sul coniuge non può contare è il principale avversario di Lukashenka, il coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov. Anche sua moglie, la giornalista Irina Khalip, è stata incarcerata. Forse, rea di corrispondere per la testata russa Novaja Gazeta — resa nota dalla straordinaria opera di Anna Politkovskaja.

L’appello all’Europa

Gli studi di Belsat tv

Oltre a Statkevych, Njakljajev e Sannikov, buio totale anche sul Capo del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk, e sul candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj. L’unico scampato dalle fauci delle autorità, il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev.

Un appello all’Unione Europea è stato inoltrato dal Presidente el movimento Za Svabodu, Aljaksandar Milinkevych. L’ex competitor di Lukashenka nel 2006 ha chiesto a Bruxelles la sospensione di ogni contatto con Minsk, fino a quando i dissidenti non saranno liberati.

Secca la riposta delle Autorità, che ha accusato l’OSCE di spionaggio. Nessuna reazione nemmeno dal bat’ka — com’è definito Lukashenka in Patria — che lunedì, 27 dicembre, ha sciolto il vecchio esecutivo, per rinnovarlo con sue nomine.

Matteo Cazzulani