LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DICHIARA GUERRA ALL’UCRAINA PER IL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 30, 2012

Il Monopolista russo, Gazprom, nega gli sconti per l’importazione di oro blu chiesti dal colosso ucraino Naftohaz, e minaccia ripercussioni a livello giudiziario. Il disegno politico dietro la questione energetica e i pericoli per l’Unione Europea e l’Italia

Il Capo di Gazprom, Aleksej Miller

Per il prezzo del gas Mosca e Kyiv sono di nuovo ai ferri corti. Nella giornata di venerdì, 29 Giugno, il monopolista russo, Gazprom, ha ventilato l’ipotesi di un ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma se il colosso ucraino Naftohaz importerà una quantità inferiore di oro blu rispetto a quella pattuita da contratto.

Come dichiarato dal Capo di Gazprom, Aleksej Miller, l’Ucraina si è impegnata ad acquistare dalla Russia un minimo di 52 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e, ad oggi, non vi è alcuna possibilità di rivedere le clausole contrattuali che Kyiv si è impegnata ad onorare, in quanto il negoziato per il ritocco delle tariffe può essere aperto solo a sei mesi dall’inizio del nuovo anno.

Oltre alla fissazione di un tetto minimo, il contratto tra Gazprom e Naftohaz – imposto dalla Russia all’Ucraina nel Gennaio 2009 per consentire il riavvio delle esportazioni di gas verso Occidente che Mosca ha precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo di Kyiv – obbliga gli ucraini a pagare non meno dell’80% dell’oro blu importato nel corso di un anno.

Secondo i dati del 2012, durante il quale l’Ucraina ha importato la quota minima di 52 miliardi di metri cubi di gas, Naftohaz è dunque chiamata a saldare a Gazprom l’acquisto di 41,6 miliardi di metri cubi.

“L’Ucraina dovrà acquistare il minimo pattuito – ha dichiarato Miller all’agenzia RIA Novosti – il mancato rispetto degli accordi può costituire la base di un nostro ricorso”.

Le dichiarazioni di Miller contrastano con la posizione assunta dal Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, che ha dichiarato a più riprese l’intenzione di importare dalla Russia non più di 27 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, lo stesso Bojko ha di recente illustrato all’agenzia Interfax di avere raggiunto un accordo coi russi per l’importazione in Ucraina di una quantità di oro blu russo persino inferiore ai 27 miliardi di metri cubi di gas.

Il giallo energetico tra Russia e Ucraina – l’ennesimo di una lunga serie che si sviluppa oramai da parecchi anni – nasconde però un preciso disegno politico. Mosca infatti intende portare la discussione legata alla riconsiderazione delle tariffe per il gas sul piano politico, con la precisa intenzione di ottenere da Kyiv importanti concessioni.

A renderlo chiaro è stato il Vicecapo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, che alla UNIAN ha dichiarato come l’unica maniera per Naftohaz di ottenere uno sconto sul prezzo del gas sia la firma di un accordo internazionale tra le Autorità politiche russe e quelle ucraine.

Medvedev ha inoltre sottolineato come, ad oggi, non vi siano trattative in corso con gli ucraini, in quanto i russi non ritengono che vi siano le condizioni per la revisione delle clausole contrattuali, come invece dichiarato da Bojko.

“Se saranno raggiunti accordi che possono portare alla diminuzione del prezzo del gas, essi dovranno essere riconosciuti dal governo russo – ha dichiarato Medvedev – Il contratto attuale è ancora in corso e ha una valenza decennale dal momento della sua firma, avvenuta nel 2009”.

Su quali siano le concessioni politiche nel mirino della Russia, non vi è alcun dubbio nell’individuare la volontà di Mosca di ottenere il controllo dei gasdotti ucraini. Consapevole di non potere contare a lungo su un’alta disponibilità di gas, Gazprom sta infatti cercando di acquistare le infrastrutture energetiche dei Paesi europei per mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente anche in caso di ammanco dei rifornimenti.

I problemi per l’Italia e per l’Unione Europea

Il braccio di ferro energetico tra i russi e gli ucraini può portare a serie ripercussioni per l’Unione Europea e, in misura particolare, per singoli Paesi UE che dipendono fortemente dall’oro blu inviato dalla Russia attraverso l’Ucraina. In caso di nuovi tagli del gas e interruzioni delle forniture verso Occidente – che Mosca, così come in passato, potrebbe attuare durante i mesi invernali per costringere Kyiv a concessioni politico-contrattuali – gli Stati che più ne risentirebbero sono Slovacchia, Slovenia, Austria e Italia.

Ad oggi, questi Paesi sono privi di fonti di approvvigionamento energetico alternative in grado di supplire a una possibile carenza di gas dalla Russia, e il ritardo con cui vengono realizzati i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti energetici messi a punto dalla Commissione Europea – puntualmente contrastato da Paesi filorussi come Germania e Francia e da colossi nazionali come l’italiana ENI – non fanno che rendere dipendente una buona parte del Vecchio Continente dai disegni politici di Mosca, e dai ricatti che il Cremlino impone ai Paesi vicini per ripristinare la sua egemonia imperiale nello spazio ex-sovietico.

Matteo Cazzulani

TRA UCRAINA E RUSSIA LA GUERRA DEL GAS SI FA SEMPRE PIU’ ASPRA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2012

Il colosso nazionale ucraino, Naftohaz, comunica al monopolista russo, Gazprom, l’intenzione di importare una quantità di oro blu di molto inferiore al minimo contrattuale prefissato a causa delle onerose tariffe imposte dal Cremlino. Kyiv attiva anche sul fronte del Mar Nero, dove si consolida l’asse tra Azerbajdzhan, Turkmenistan, Turchia, Romania e Georgia per la realizzazione di progetti atti alla diversificazione  delle forniture dell’Unione Europea

Il Ministro dell’Energia ucraino, Aleksej Miller

E’ a Pietroburgo e a Rio che in questi giorni si stanno disegnando gli assetti geopolitici in materia energetica destinati a condizionare le politiche mondiali ed Europee dei prossimi anni. Nella giornata di giovedì, 21 Giugno, sulle sponde della Neva, dove ha luogo il Forum Economico Mondiale, si è consumato l’ennesimo capitolo del confronto energetico tra l’Ucraina e la Russia.

Come riportato dall’agenzia Interfax, il colosso ucraino, Naftohaz, ha comunicato al al monopolista russo, Gazprom, l’intenzione di abbassare la quantità del gas da acquistare per il prossimo anno a 27 Miliardi di metri cubi, contro i 52 previsti da contratto.

Il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, ha ritenuto che il tariffario imposto a Kyiv da parte di Mosca sia così oneroso da costringere l’Ucraina a una drastica diminuzione dell’importazione di oro blu.

Tuttavia, in pronta risposta, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha ricordato come la clausola del contratto Take or Pay preveda l’obbligo da parte degli ucraini di acquistare almeno 41 miliardi di metri cubi, pena il ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma e una serie di strascichi giudiziari che potrebbero costare molto caro alle casse di Naftohaz.

A complicare la questione è anche la recente decisione di Gazprom di versare un anticipo di 2 milioni di dollari per l’affitto dei siti di stoccaggio di Naftohaz. L’intenzione dei russi è quella di accumulare in essi la quantità di gas sufficiente ad assicurare le forniture di oro blu agli acquirenti dell’Europa Occidentale durante i mesi più freddi.

Questa mossa costringe Naftohaz a mantenere alta la quota di gas importata dalla Russia per potere soddisfare il proprio fabbisogno energetico, e rende Kyiv ancor più dipendente dai flussi di transito e dalle condizioni tariffarie imposte da Mosca.

Una soluzione a questa impasse potrebbe essere il coinvolgimento dell’Ucraina nell’enjeu geopolitico del Mar Nero, nel quale si stanno consolidando alleanze energetiche di particolare importanza.

Sempre nel corso del Forum Economico Mondiale di Pietroburgo, il Ministro degli Esteri turco, Taner Yildiz, ha dichiarato l’interesse del suo Paese a rifornire di gas liquido l’Ucraina. Come riportato dall’autorevole agenzia Trend, la Turchia è pronta a trasportare via mare oro blu importato dal Centro Asia fino al rigassificatore di Odessa, che oggi è ancora in fase di costruzione.

Procedono i progetti per l’indipendenza energetica dell’Europa

La posizione della Turchia è essenziale anche per quanto riguarda la realizzazione di progetti energetici di respiro europeo. Come dichiarato dall’autorevole Reuters, a breve è infatti prevista la firma solenne dell’accordo tra la Turchia e l’Azerbajdzhan per la realizzazione del Gasdotto Transanatolico – TANAP.

Questa conduttura è progettata per trasportare oro blu azero alla penisola Anatolica. Da qui, il carburante sarà inoltrato in territorio europeo mediante la costruzione del Nabucco Ovest: un’infrastruttura concepita dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dal monopolio energetico della Russia.

Proprio in occasione del vertice di Rio, il gasdotto europeo dalla verdiana denominazione è stato al centro di colloqui tra il Presidente turkmeno, Gurbanuli Berdymukhamedov, e i Capi di Stato bulgaro e ungherese, Rozen Plevneliev e Janosz Ader.

Il Turkmenistan, che assieme all’Azerbajdzhan possiede ricchi giacimenti di gas naturale, ed ha già firmato con la Commissione Europea accordi per l’invio dell’oro blu nell’UE, ha espresso pieno sostegno alla costruzione del Nabucco, e ha rilanciato il progetto del gasdotto Azerbajdzhan-Georgia-Romania.

Questa infrastruttura è progettata sul fondale del Mar Nero per collegare direttamente il Centro-Asia all’Europa attraverso il territorio della Georgia: Paese alleato dell’UE, che per difendersi dalle rinate velleità imperiali della Russia è motivato a realizzare il processo di integrazione nelle strutture euroatlantiche nel più breve tempo possibile sia sul piano politico, economico e militare che su quello energetico.

Matteo Cazzulani

NUOVI EQUILIBRI NELLA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 17, 2012

Per allentare la dipendenza dalla Russia, la Moldova vara contratti con l’Azerbajdhan, l’Ucraina ripara su Turchia e carbone, e la Polonia punta su nucleare, rigassificatori, e politica energetica comune UE. La presenza del Cremlino nel Vecchio Continente garantita da Germania e Francia

I percorsi di Nabucco e Southstream

Una mappa energetica dell’Europa del tutto diversa da quella finora concepita. Questa è la possibile conseguenza provocata dall’offensiva del monopolista russo, Gazprom, da cui quasi la totalità dei Paesi del Vecchio Continente dipende per l’importazione di gas: sopratutto nella sua parte centro-orientale.

Nella giornata di lunedì, 16 Gennaio, il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat, ha dichiarato l’intenzione di guardare al Caspio per diversificare le forniture di oro blu, varando contratti con i Paesi del gruppo AGRI: Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria. Come riportato in Parlamento, Filat già si è accordato a riguardo con il Presidente azero, Il’kham Alijev, lo scorso 30 Settembre, durante summit del Partenariato Orientale UE di Varsavia. A breve, è in programma un nuovo incontro a Baku, che potrebbe rendere Chisinau meno dipendente da Gazprom: ad oggi, la Moldova importa dal monopolista russo l’89% del proprio fabbisogno di gas.

Simile condizione, ma maggiormente complicata, quella dell’Ucraina. Il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, ha illustrato l’intenzione di ridurre al minimo le importazioni di gas dalla Russia, e cercare alternative in nuovi accordi con la Turchia e nel ritorno al carbone. A tale, drastica ipotesi, Kyiv è arrivata in seguito alla pressione che Mosca sta attuando per ottenere la gestione del sistema infrastrutturale ucraino: snodo di primaria importanza per l’invio di gas agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

In cambio dei gasdotti dell’Ucraina, il Cremlino da un lato ha promesso uno sconto sull’oro blu venduto al colosso ucraino, Naftohaz, dall’altro ha minacciato Kyiv – ed anche Chisinau – con la costruzione del Southstream: conduttura sottomarina – compartecipata da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia e Slovenia – progettata per rifornire direttamente Balcani ed Italia, bypassando Paesi politicamente invisi alla Russia.

Tra essi, oltre ad Ucraina, Moldova e Romania, vi è la Polonia: Stato altrettanto dipendente da Mosca. Quest’ultima, non potendo ripiegare al carbone per non infrangere i vincoli imposti all’UE dal Protocollo di Kyoto, ed in attesa di avviare l’estrazione di gas shale – oro blu di bassissima profondità, presente in cospicue quantità in territorio polacco, ma estraibile solo da apparecchiature di fabbricazione americana – ha puntato su nucleare, rigassificatori, ed Europa.

Negli ultimi mesi, Varsavia ha progettato l’installazione di quattro reattori, implementato – grazie a fondi UE – la costruzione del terminale di Swinoujscie, in Pomerania, per la ricezione di gas liquido proveniente da Qatar, Norvegia ed Irak, e sostenuto, durante la presidenza di turno dell’Unione Europea, gli sforzi della Commissione Barroso per una politica energetica comune del Vecchio Continente.

Tra i progetti perseguiti in tale ambito rientrano la costruzione del Nabucco – risposta europea al Southstream: un gasdottosul fondale del Mediterraneo progettato per accedere direttamente ai giacimenti di oro blu in centro Asia senza transitare per il territorio russo – l’allargamento della Comunità Energetica Europea a Moldova ed Ucraina, ed il varo di una legge per unificare e liberalizzare i gasdotti dei Paesi del Vecchio Continente.

Tale provvedimento, noto come Terzo Pacchetto Energetico, già ha consentito ad Estonia e Lituania di estromettere Gazprom dalla gestione dei propri sistemi infrastrutturali energetici: per gli enti in possesso dei gasdotti di Tallinn e Vilna – controllati dal monopolista russo – è stata decisa la rinazionalizzazione e l’immediata reprivatizzazione secondo parametri europei a soggetti indipendenti.

La Russia ha gli avvocati che più contano

Nel quadro finora tratteggiato, che muterebbe non di poco gli equilibri geopolitici nel Vecchio Continente, la Russia non è affatto condannata ad un ruolo di subalternità. Da tempo, il Cremlino ha consolidato il legame con le principali compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Occidentale con contratti meno onerosi ma maggiormente duraturi, ed ha progettato l’ampliamento della portata del Nordstream: progetto fotocopia del Southstream – compartecipato da Gazprom, e dalle compagnie tedesche, francese ed olandese E.On, Suez-Gaz de France e Gasunie – realizzato sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi UE come Polonia e Stati Baltici.

Mosca può contare sull’asse Francia-Germania: alleati di ferro alla guida dell’UE, che finora hanno garantito gli interessi della Russia nel Vecchio Continente in maniera nemmeno troppo velata. Parigi si è presentata come avvocato della politica energetica di Gazprom, cercando in tutti i modi di ottenere il riconoscimento dello status di “progetto di interesse europeo” per il Nordstream – finora non accordato dalla Commissione Europea.

Berlino ha accettato l’aumento della presenza del monopolista russo nelle proprie compagnie energetiche nazionali – VNG, E.On e BASF – ed aperto ad opzioni contrattuali che consentono la gestione di gasdotti e giacimenti tedeschi da parte di Mosca: seppur in pieno disaccordo con le normative UE. Di pari passo, il Bundestag ha promosso una raccolta firme bipartisan per ricorrere alla Corte Europea contro l’installazione delle centrali nucleari in Polonia.

Inoltre, su esplicita richiesta del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha chiesto la revisione dei vincoli del Terzo Pacchetto Energetico per permettere il controllo delle infrastrutture del Vecchio Continente anche ad enti di Paesi extra-UE – come, appunto, Gazprom.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: COSI UN’UCRAINA ISOLATA SI PREPARA AL CONFLITTO CON LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 10, 2011

Kyiv si propone come forniture all’UE al posto di Mosca. Ad ostacolare il progetto, la politica russa di aggiramento energetico, e condanne di Bruxelles alle repressioni politiche

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Ucraina come ponte energetico tra Russia ed Europa è un progetto ambizioso con tanti se e troppi ma. Tale strategia di Kyiv è stata presentata, giovedì, 8 Settembre, dal Ministro del’Energia, Jurij Bojko, che, ha illustrato le contromosse ucraine alla sempre più vicina Guerra del Gas con una Russia decisa alla prova di forza con l’alleato di un tempo, l’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Secondo Bojko, l’Ucraina – che, malgrado il fabbisogno annuo di 27 Miliardi di metri cubi, è costretta ad acquistare non meno di 33 Miliardi di metri cubi di gas da Mosca, pena multe salate – si potrebbe rifare ai giacimenti nel proprio territorio per agire come unico fornitore dell’Unione Europea al posto della Russia.

A permetterlo, una recente modifica delle clausole contrattuali che, fino allo scorso Luglio, hanno vietato alla compagnia energetica statale, Naftohaz, di utilizzare le proprie riserve di oro blu al di fuori dell’utilizzo interno: dovendo far fronte ad un accordo per la fornitura di gas alla compagnia polacca PGNiG, Kyiv ha permesso l’esportazione del proprio carburante, de facto, aprendo a possibili nuovi contratti per le forniture anche ad altri Paesi.

Ad ostacolare il piano, vi è principalmente la strategia di Mosca che, dall’epoca della Rivoluzione Arancione, ha provveduto alla progettazione di gasdotti sottomarini direttamente con le compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Occidentale – tradizionalmente filo-russi – per aggirare Paesi invisi al Cremlino, come Polonia, Paesi Baltici, Ucraina, Moldova, e Romania. La prima di queste infrastrutture è il NordStream: tubatura che collega direttamente la Russia alla Germania, realizzata dal monopolista russo, Gazprom, dalla compagnia tedesca E.On, da quella francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

“E’ un progetto che ci consente di aggirare Paesi intermediari” ha dichiarato il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, in occasione del varo del gasdotto.

Inoltre, la Russia ambisce al controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino: unica condizione che Mosca è disposta ad accettare per la revisione degli accordi in essere. In merito, lo stesso Putin ha proposto al Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, la fusione tra Gazprom e Naftohaz in un unico supermonopolista per il solo mercato ucraino a cui, oltre alla compravendita del gas, spetterebbe la gestione dei gasdotti di Kyiv.

L’Unione Europea non appoggia Janukovych

In secondo luogo, la tattica dell’Ucraina prevede un appoggio dell’Europa tutt’altro che scontato: seppur potenzialmente allettata dall’idea di interagire con un nuovo possibile fornitore, l’Unione Europea sta provvedendo ad una propria politica energetica orientata alla diversificazione delle forniture, che, similmente al piano russo, prevede la costruzione di infrastrutture sottomarine per l’importazione di gas centro-asiatico.

Inoltre, i rapporti tra Kyiv e Bruxelles sono notevolmente peggiorati dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, che ha dato il via ad un’ondata di repressioni politiche a danni di media indipendenti, singoli giornalisti, ed oppositori politici, non ultima la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro dei governi arancioni, addirittura reclusa in isolamento prima della sentenza di un processo in cui è imputata per abuso d’ufficio proprio nel corso della firma degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – contratti che, opportuno sottolineare, hanno garantito gas all’Europa, l’eliminazione di fastidiosi intermediari vicini a Janukovych tra Gazprom e Naftohaz, ed un inverno finalmente al caldo per gli ucraini, dopo anni di Guerre del Gas tra Kyiv e Mosca.

L’Unione Europea ha fortemente criticato tale regresso della democrazia e della libertà, valori che, assieme alla libertà di stampa, sono condicio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e la relativa Zona di Libero Scambio: passi che servirebbero come l’aria ad un’Ucraina sempre più in crisi, sopratutto a causa dell’involuzione della classe dirigente, dopo il quinquennio arancione di libertà e reale avvicinamento all’Europa e all’Occidente.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO CHIEDE DI PROCESSARE ANCHE VIKTOR JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 27, 2011

Oltre che sull’attuale Presidente, la Leader dell’Opposizione Democratica vuole l’apertura di un procedimento anche sul Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, e sul Procuratore responsabile delle imputazioni, Oleksandr Nechvolhod, ma il giovane giudice, Rodion Kirejev, nega. Ministeri degli Interni e degli Esteri al centro di scandali riguardanti la libertà di manifestazione e le relazioni con la Francia

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Se la trasparenza delle prove e delle deposizioni giurate si coniuga con quella via etere allora si che può fare davvero paura. Nella giornata di venerdì, 26 Agosto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha negato la trasmissione in diretta delle sedute del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Una decisione fuori legge, si è lamentata la difesa, dal momento in cui il regolamento prevede il divieto di riprese audio-visive e fotografie solo durante le deposizioni dei testimoni: una tappa già chiusa dal PM, dopo che la stragrande maggioranza dei testè, peraltro, ha scagionato dalle imputazioni l’anima della Rivoluzione Arancione. La quale, con il suo tradizionale coraggio, è passata al contrattacco, chiedendo la testa del Presidente, Vikor Janukovych, e del Procuratore Oleksandr Nechvolhod.

“Julija Tymoshenko è sotto processo per avere imposto accordi che hanno mantenuto invariate le entrate per i diritti di transito del gas russo, ma incrementato le spese per l’importazione di oro blu da Mosca – ha evidenziato a Radio Liberty l’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Plakhotnjuk – ma anche con i contratti del governo Janukovych del 2007 il tariffario applicato a Kyiv è aumentato, mentre il guadagno per il passaggio del gas è addirittura diminuito. Se sussiste reato – ha concluso – allora chiediamo l’apertura di un fascicolo anche a carico dell’attuale Capo di Stato, e del suo Ministro dell’Energia, Jurij Bojko”

Differente l’accusa mossa a Nechvolhod, il Procuratore che ha aperto il fascicolo sul gas a carico di Julija Tymoshenko. Secondo la Leader dell’Opposizione Democratica, costui avrebbe ottenuto informazioni private sul suo conto servendosi dei servizi segreti, con cui avrebbe pianificato dapprima l’interrogatorio giornaliero a cui è stata sottoposta, il suo confino in Patria – che le ha reso impossibile la conduzione dell’attività politica in Ucraina ed Europa – l’apertura del procedimento giudiziario e, infine, il suo arresto in isolamento, dietro a fredde sbarre, come un animale selvaggio.

Ed è proprio con l’opinione di rendere il processo un circo che Kirejev ha negato ogni richiesta di una Tymoshenko sempre più debilitata, indebolita, e costretta ad orari proibitivi, che le rendono impossibile la preparazione alle sedute del processo a cui è imputata: anche la domanda della difesa per una pausa di qualche giorno, e per l’ammissione degli avvocati presso il Carcere di Massima Sicurezza sono state rigettate dalla Corte, che, spedita, ha continuato una noiosa lettura delle memorie scritte, sempre saltando i tomi 6 e 7, che conterrebbero le prove dell’innocenza dell’ex-Primo Ministro.

Ministeri degli Interni e degli Esteri nell’occhio del ciclone

Nel contempo, si è registrato un amaro successo di quel poco di stampa libera che ancora resta nel Paese. Durante le manifestazioni dell’Opposizione Democratica per il Giorno dell’Indipendenza Ucraina e la liberazione di Julija Tymoshenko, la polizia, in assetto antisommossa, è intervenuta con gas tossici, spruzzati addosso a militanti, “colpevoli” solo di marciare pacificamente e professare le proprie idee. A confermare la natura di tale arma, un dettagliato servizio fotografico dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, dinnanzi al quale la milicija non ha più potuto giustificare il tubetto come deodorante.

“E una dotazione speciale, che gli agenti possono adoperare in casi di particolare emergenza” ha riportato una nota del Ministero degli Interni, che ha promesso l’apertura di un’inchiesta a riguardo.

Ma non sono solo gli Interni ad essere nell’occhio del ciclone, poiché anche il Ministero degli Esteri è stato accusato di condotta inappropriata e scorretta da parte dell’Ambasciatore Francese, Jacques Faure, secondo cui sarebbe stata proprio la Farnesina ucraina a diffondere la falsa notizia della sua rimozione in seguito alla condanna da lui espressa al trattamento illiberale ed antidemocratico a cui è sottoposta Julija Tymoshenko.

“Sono dispiaciuto che tale informazione scorretta sia stata pubblicata per primo dal sito ufficiale degli esteri – ha dichiarato all’Ukrajins’kyj Tyzhden’ – è un atteggiamento scorretto, che ha provocato errori a catena anche su diversi altri media, pronti a riprendere il testo”.

Un caso di discredito a cui, lecito ricordare, in Ucraina si è spesso abituati. Lo scorso Gennaio è stato lo stesso Legno Storto ad essere contestato aver ricevuto informazioni dal governo giapponese – peraltro sotto accusa per corruzione – riguardo l’innocenza di Julija Tymoshenko. A diffondere la notizia – comparsa su diversi media ucraini – una traduzione creativa dell’agenzia russa INOSMI – specializzata nella manipolazione di articoli della stampa Occidentale  riguardanti il Mondo ex-sovietico – con il preciso scopo di gettare fango su una testata che attua una libera informazione riguardo società non più libere.

Uno scenario preoccupante, che ben illustra quanto ciò che accade in Ucraina, e, più nello specifico, alla stessa Julija Tymoshenko, sia molto più vicino al Belpaese di quando si pensi: un vero e proprio campanello d’allarme per la libertà di un occidente sempre più disposto a negoziare i propri valori per soddisfare la sete di gas, in nome di un volemose bene, senza se e senza ma, che non risolve alcunché quando si dialoga con autocrati. poco inclini a comprendere il significato di termini come Democrazia e Rispetto della Singola Persona.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIKTOR JANUKOVYCH DECIDE SUL GAS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 23, 2011

La decisione del Presidente, comunicata dal Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, provocata dal difficile stato dei rapporti energetici con Mosca. Kyiv sempre piu lontana da Bruxelles

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dal lato tecnico a quello politico. Questo il cambio di strategia che l’Ucraina intende adottare nell’ambito delle trattative per la revisione del contratto per il gas con la Russia. Nella giornata di lunedì, 22 Agosto, il Ministro del’Energia di Kyiv, Jurij Bojko, ha dichiarato che ogni decisione in materia energetica sara presa in persona dal Presidente, Viktor Janukovych, e non piu delegata al governo.

Una questione che certifica il delicato stato della situazione, dal momento in cui, solo la scorsa settimana, proprio Mosca ha prospettato per l’Ucraina uno scenario alla Bielorussa, con l’acquisizione da parte del Cremlino non solo dell’intero pacchetto di azioni della compagnia locale, Beltransgaz, ma anche del controllo del sistema infrastrutturale energetico. Nello specifico, all’Ucraina e stata proposta la creazione di una joint-venture tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso nazionale ucraino, Naftohaz, che si tradurrebbe nel controllo totale dei gasdotti di Kyiv da parte di Mosca, socio di assoluta maggioranza nel nuovo ente.

Come dichiarato in diverse occasioni pubbliche, lo stesso Janukovych ha escluso tale risoluzione, senza, pero, avanzare soluzioni alternative: la politica di integrazione con l’Unione Europea e in stallo dopo l’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – che rende impossibile la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – e la volonta di aderire all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka – incompatibile con il varo della Zona di Libero Scambio con Bruxelles – anche in forma meno vincolante, secondo la formula 3+1.

Bruxelles non vuole Kyiv

Da parte sua, Janukovych continua a sostenere la necessita per il suo Paese di una politica multipolare, che porti Kyiv a collaborare sia con Mosca che con Bruxelles. Tuttavia, ad evidenziarne l’incopatibilita e stato il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, che, cosi come l’Ambasciatore tedesco, invitto in una conferenza a Kyiv, ha evidenziato l’impossibilita di compartecipare contemporaneamente a due comunita di libro scambio.

Un piede in due scarpe imbarazzante che rende l’immagine di Janukovych nel mondo sempre piu inaffidabile, indecisa, e goffa, cosi come dimostrato dalla repressione di oppositori, media liberi ed Organizzazioni indipendenti, introdotta nel Paese dalla presa del potere, nel Febbraio 2010.

Matteo Cazzulani

Processo a Julija Tymoshenko: Mentre la farsa continua, la Russia si mangia l’Ucraina.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 17, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica resta in carcere anche dopo lo scontro con il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko. Mosca sempre più vicina all’annessione dei gasdotti ucraini.

“Dove si va per pranzo? Qui all’angolo c’e un ottimo Borshch, con carne e Deruny”. L’invito a tavola del Vice Speaker della Rada, Mykola Tomenko, al Parlamentare Javoryvs’kyj e l’unica nota dal sapore appetitoso della giornata di martedì, 16 Agosto. Non solo per gli spaghetti crudi rovesciati in terra da uno sparuto manipolo di sostenitori del Presidente, Viktor Janukovych, subito sovrastati a voce da quelli di Julija Tymoshenko – contro cui e stata diretta la nemmeno troppo chiara dimostrazione culinaria – ma per l’ennesimo svolgimento di una seduta di un processo sempre meno equilibrato.

Dopo un sequel di procedure burocratiche di diverse paia d’ore – utili per formulare la convocazione d’urgenza di testimoni d’eccezione, tra cui l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko – e la deposizione ell’ex-Ministro degli Affari Regionali, Vasyl’ Kujbyda – che, come quasi tutti i precedenti testimoni, ha confermato l’innocenza di Julija Tymoshenko – a tenere banco e stato lo scontro tra la Leader dell’Opposizione Democratica ed il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko:parole grosse, con cui l’ex-Primo Ministro accusare di corruzione l’attuale titolare di uno dei Dicasteri più delicati del Paese.

Nello specifico, Bojko ha ritenuto Tymoshenko irresponsabile per la firma, nel Gennaio 2009, di accordi per il gas gravosi per lo Stato, ma utili per scaricare sul debito pubblico quello privato della sua ex-impresa JEESU. Evidenziando l’assenza di prove a riguardo, la Leader dell’Opposizione Democratica altresì ha contrattaccato facendo leva sui rapporti tra il Ministro e la compagnia RosUkrEnergo: fastidioso intermediario nella compravendita del gas tra Ucraina e Russia – di proprietà del maggiore sponsor di Janukovych – istituito nel 2006, ed eliminato proprio dai patti per cui l’anima della Rivoluzione Arancione e processata. Dunque, un vero e proprio conflitto di interessi le cui prove, pero, non sono state accluse agli atti per vizi di forma.

A deciderlo, un giudice, Rodion Kirejev, che, come oramai da tradizione, ha negato anche l’ennesima richiesta di scarcerazione per Julija Tymoshenko, chiesta dagli avvocati per potere concordare con l’assistita la strategia difensiva, oggi impossibile a causa della detenzione in isolamento.

Ucraina sottomessa alla Russia col gas

Ma a perdere la partita odierna non e stata solo la democrazia, ma anche l’indipendenza ucraina, soprattutto in chiave energetica. Come emerso dall’incontro tra il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, ed il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, la Russia ha dichiarato di considerare l’Ucraina alla medesima stregua della Bielorussia, in cui, giusto lunedì, 15 Agosto, Mosca ha rilevato l’intero controllo della rete dei gasdotti, de facto, rendendo Minsk un proprio dominio.

Per quanto riguarda Kyiv, da tempo il Cremlino sta premendo per la fusione del suo monopolista, Gazprom, con il colosso energetico, Naftohaz, in un unico soggetto per il solo mercato ucraino. Uno scenario che assoggetterebbe ancora maggiormente l’Ucraina alla Russia, a cui le autorità di Kyiv non hanno mai seccamente replicato.

Matteo Cazzulani

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Nemmeno gli Accademici e l’Italia riescono a liberare Julia Tymoshenko: la Leader dell’Opposizione Democratica ancora in galera.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2011

Rigettata l’ennesima richiesta di liberazione per la Leader dell’Opposizione Democratica, malgrado le ennesime conferme della sua innocenza da parte di nuovi testimoni. L’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, ancora non pervenuto malgrado le richieste ufficiali.

Un abbaraccio tra madre e figlia a chiusura dell’ennesima lunga seduta, caratterizzata dalla solita, mesta colonna sonora di rimpiazzo ad un atteso incontro, rinviato non si sa a quando. Anche la seduta del
Processo alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ha registrato l’ennesimo respingimento della richiesta di liberazione per l’imputata, proposta dal presidente dell’Unione degli Scrittori Ucraini, Volodymyr Javoryvs’kyj, e presentata dalla medesima anima della Rivoluzione Arancione.

“Alle continue condanne internazionali – ha dichiarato l’ex-Primo Ministro, visibilmente avvilita nel corpo, ma non nello spirito, dall’isolamento – si sono aggiunte quelle di Italia ed Australia, ed il parere di illustri studiosi polacchi ed ungheresi, concordi nel definire il mio arresto privo di fondamento. E ora di finire questa farsa, rispettare il popolo, e riportare serietà in questo sistema giudiziario”.

Oltre ad essa, ad essere rigettata e stata anche la richiesta di riconvocazione di alcuni dei testimoni dell’accusa, già comparsi in aula, e richiesti da una difesa che, come evidenziato, li ritiene di rilevanza anche per l’arringa. Tra essi, il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, che, malgrado le accuse mosse a Julija Tymoshenko ha negato la sua colpevolezza di abuso di ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

“Nulla cambia – ha dichiarato al Legno Storto il Vice-Speaker del Parlamento, Mykola Tomenko – il processo procede lentamente, e l’ex-Primo Ministro e sempre più condannata senza prove certe. La pressione internazionale e alta, ma non necessaria”.

Una riflessione non negabile, dal momento in cui, oltre al Legno Storto, in aula gli stranieri presenti sono stati solo colleghi statunitensi, ed esponenti delle rappresentanze consolari dell’UE e degli USA.

Pochi, ma abbastanza per registrare le ennesime deposizioni di testimoni che hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica. L’Esperto dell’istituto di Diritto Statale, Volodymyr Zahrebel’nyk, ha evidenziato la correttezza del comportamento dell’ex-Primo Ministro nel firmare gli accordi per il gas senza il parere del Consiglio dei Ministri – non previsto dalla Costituzione. Peraltro, confermata dal medesimo comportamento con cui l’attuale Presidente, Viktor Janukovych, ha concluso gli Accordi di Kharkiv:!atto di svendita a Mosca dell’indipendenza militare ucraina in Crimea, in cambio di un risibile sconto sull’oro blu nemmeno capace di evitare l’incremento della bolletta del 50% nell’Agosto successivo.

Altra conferma della regolarità della condotta di Julija Tymoshenko e pervenuta da Oleksandr Shlopak, che, su domande della stessa Leader dell’Opposizione Democratica, e stato incapace di definire quale fosse la reale responsabilità dell’intermediario RosUkrEnergo – di proprietà di Dmytro Firtash, il maggiore sponsor di Jamukovych – nel calcolo del debito del colosso statale, Naftohaz, con il monopolista russo, Gazprom.

Ex-Presidente cercansi

La presenza dell’ex-Segretario dell’allora Presidente, Viktor Jushchenko, e stata da rincalzo all’assenza del medesimo Capo di Stato emerito, inserito tra intestimoni, ma rincasato dalle vacanze a Chicago solo nel pomeriggio. In cambio della sua partecipazione al processo, Jushchenko si e detto disponibile solo per una deposizione alla cancelleria.

Un rifiuto che ha suscitato la protesta della difesa, intenzionata a portare un testimone importante in aula, come gli altri big interpellati per un caso che, se Julija Tymoshenko sara condannata, potrebbe segnare la fine definitiva di quella Rivoluzione Arancione che ha portato proprio Viktor Jushchenko al vertice dello Stato.

Matteo Cazzulani

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Julija Tymoshenko resta al fresco: niente candeline per la madre giunta da Dnipropetrovs’k

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 12, 2011

Il giudice, Rodion Kirejev, respinge sia la richiesta di liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, sia quella di imputazione per il Ministro dell’Energia e del Capo dei Servizi Segreti, accusati di corruzione.

Non sono bastati gli appelli delle Autorità spirituali, degli uomini della cultura ucraina ed europea, dei giornalisti indipendenti, e di alcune NGO – persino dal Donbas che vota Janukovych – nemmeno quelli della comunità internazionale, a cui si sono aggiunti Gruppo di Vyshehrad e Consiglio d’Europa: Julija Tymoshenko resta in carcere.

Così ha sentenziato il giovane giudice, Rodion Kirejev, al termine di una lunga seduta – dalle 9 alle 18:30 – aperta con la continuazione dell’interrogatorio ad Oleksandr Turchynov, il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica. Il quale, schivando le poche insidie di un’accusa piuttosto sprovvista di argomenti, ha risposto andando all’attacco, prendendosela con l’attuale capo dei servizi segreti, Valerij Khoroshkovs’Kyj – sollevato da Capo di Controllo di frontiera dall’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e rinominato vice-Capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko – e col ministro dell’Energia, Jurij Bojko – già Capo del colosso nazionale Naftohaz – entrambi accusati di corruzione, e danno agli interessi dello Stato in favore della RosUkrEnergo, di proprietà del businessman Dmytro Firtash.

La compagnia energetica – ufficialmente registrata in Svizzera – di uno dei principali sponsor del Presidente, Viktor Janukovych, ha agito da intermediario nella compravendita del gas tra Russia ed Ucraina, dal 2006 fino ai famosi accordi del Gennaio 2009, con cui gli allora Capi di Governo, Julija Tymoshenko, e Vladimir Putin, l’hanno eliminato: un capitolo della storia ucraina per cui l’attuale Leader dell’Opposizione Democratica e processata, e detenuta in isolamento, con l’accusa ufficiale di abuso d’ufficio. Un’imputazione respinta da quasi tutti i testimoni comparsi finora nel processo, sopratutto da quelli convocati dai PM dell’accusa.

Alla fine, il magistrato ha negato alla Difesa sia la convocazione tra gli imputati di Bojko e Khoroshkovs’Kyj, sia – dopo una stretta pausa per il pranzo, e la larga continuazione dell’interrogatorio a Turchynov – la richiesta di liberazione per l’anima della Rivoluzione Arancione.

Otre alle adesioni eccellenti, tra le motivazioni a supporto del rilascio dell’imputata l’avvocato difensore, Mykola Siryj, ha aggiunto l’esagerazione dell’arresto come risposta alle imputazioni, l’assenza di reali
prove a sostegno di esse, ed il compleanno della madre dell’anima della Rivoluzione Arancione, giunta appositamente da Dnipropetrovs’k, per stare accanto alla figlia.

Ancora in isolamento

“Vi ringrazio per essere venuti – sono state le uniche parole concesse dalle forze di polizia rivolte ai presenti: giornalisti ucraini, eccetto il Legno Storto, e Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna – non molleremo. Gloria all’Ucraina”.

A cogliere il suo invito, gli stessi difensori dell’ex-Primo Ministro, che hanno deciso per il ricorso in Appello alla mancata Liberta dell’anima della Rivoluzione Arancione.

La quale, anche stasera, e stata mestamente “rincasata” nella prigione di massima sicurezza “Lukjanivs’ka”, a bordo di una grigia camionetta che, malgrado la presenza dell’esercito, ha faticato a rompere il muro dei 200 dimostranti, accampati giorno e notte presso il Tribunale Pechers’kyj in sostegno della loro guida.

Matteo Cazzulani

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GUERRA DEL GAS: RUBLI BIELORUSSI ED EURO PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 21, 2011

Minsk aiuta Kyiv nella realizzazione del terminale di Odessa per la ricezione di oro blu e nero. L’Unione Europea investe sulla ristrutturazione dei gasdotti ucraini. Gazprom rinnova con la Moldova

Il ministro dell'energia ucraino, Jurij Bojko

Non solo litigi diplomatici, tra Bielorussia ed Ucraina c’è anche una solida collaborazione energetica. Nella giornata di Lunedì, 18 Luglio, l’Ambasciatore bielorusso a Kyiv, Valentyn Velychko, ha dichiarato la disponibilità di Minsk a sensibili investimenti nella realizzazione del terminale di Odessa per la ricezione di nafta centro asiatica.

Un’infrastruttura necessaria, non solo per l’aumento delle importazioni di oro nero, ma anche per la diminuzione della dipendenza dalla Russia, da cui la Bielorussia, malgrado la comune appartenenza all’Unione Doganale euroasiatica, sta lottando, spesso potendo contare sull’appoggio dell’Ucraina.

Lo scorso Febbraio, a Davos, Minsk e Kyiv hanno concordato con l’Azerbajdzhan condizioni favorevoli per l’importazione di gas liquido, mentre nel mese di Novembre, la Bielorussia ha scelto proprio Odessa come punto di approdo per la nafta del Venezuela. Oggi, la notizia dell’investimento di Minsk di 167 Milioni di Dollari annui per la realizzazione del terminale nel porto ucraino di fondazione genovese, i cui lavori dovrebbero iniziare a breve.

Oltre al terminale, a contrastare la supremazia energetica della Russia è anche il sistema infrastrutturale energetico ucraino, presentato dalle autorità come unica, sicura alternativa ai gasdotti sottomarini NordStream e Southstream che Mosca intende costruire per rifornire direttamente gli acquirenti dell’Europa Occidentale, e bypassare Paesi ritenuti ostili – come Stati Baltici, Polonia, Moldova, Ucraina, e Romania.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, sarà avviata la ristrutturazione dei gasdotti ucraini, ad oggi in cattivo stato, attraverso i quali il gas russo sarà inviato al Vecchio Continente in una condizione di maggiore sicurezza e rispetto dell’ecologia.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Delo, la prima tratta ad essere interessata dalla manutenzione è l’Urenhoj-Pomary-Uzhhorod, su cui la Commissione Europea, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca per lo Sviluppo Europea, e la Banca Mondiale investiranno 300 milioni di Dollari: la quota concordata già il 23 Marzo 2009 dall’allora governo arancione di Julija Tymoshenko.

Gazprom più presente in Moldova

Pronta la reazione della Russia che, dinnanzi alle manovre di Bielorussia, Ucraina, ed Azerbajdzhan, ha puntato su un altro Stato dell’Europa Orientale, la Moldova, per rinnovare il contratto di fornitura energetica, prolungandolo per un quinquennio. Nello specifico, il monopolista russo, Gazprom, ha ottenuto l’esclusiva sulle forniture di oro blu a Chisinau, in cambio di un’aumento delle tariffe per il transito di gas diretto in Unione Europea concesso alla controparte, Moldovagaz, pari a 3 Dollari per mille metri cubi.

Matteo Cazzulani