LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DICHIARA GUERRA ALL’UCRAINA PER IL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 30, 2012

Il Monopolista russo, Gazprom, nega gli sconti per l’importazione di oro blu chiesti dal colosso ucraino Naftohaz, e minaccia ripercussioni a livello giudiziario. Il disegno politico dietro la questione energetica e i pericoli per l’Unione Europea e l’Italia

Il Capo di Gazprom, Aleksej Miller

Per il prezzo del gas Mosca e Kyiv sono di nuovo ai ferri corti. Nella giornata di venerdì, 29 Giugno, il monopolista russo, Gazprom, ha ventilato l’ipotesi di un ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma se il colosso ucraino Naftohaz importerà una quantità inferiore di oro blu rispetto a quella pattuita da contratto.

Come dichiarato dal Capo di Gazprom, Aleksej Miller, l’Ucraina si è impegnata ad acquistare dalla Russia un minimo di 52 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e, ad oggi, non vi è alcuna possibilità di rivedere le clausole contrattuali che Kyiv si è impegnata ad onorare, in quanto il negoziato per il ritocco delle tariffe può essere aperto solo a sei mesi dall’inizio del nuovo anno.

Oltre alla fissazione di un tetto minimo, il contratto tra Gazprom e Naftohaz – imposto dalla Russia all’Ucraina nel Gennaio 2009 per consentire il riavvio delle esportazioni di gas verso Occidente che Mosca ha precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo di Kyiv – obbliga gli ucraini a pagare non meno dell’80% dell’oro blu importato nel corso di un anno.

Secondo i dati del 2012, durante il quale l’Ucraina ha importato la quota minima di 52 miliardi di metri cubi di gas, Naftohaz è dunque chiamata a saldare a Gazprom l’acquisto di 41,6 miliardi di metri cubi.

“L’Ucraina dovrà acquistare il minimo pattuito – ha dichiarato Miller all’agenzia RIA Novosti – il mancato rispetto degli accordi può costituire la base di un nostro ricorso”.

Le dichiarazioni di Miller contrastano con la posizione assunta dal Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, che ha dichiarato a più riprese l’intenzione di importare dalla Russia non più di 27 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, lo stesso Bojko ha di recente illustrato all’agenzia Interfax di avere raggiunto un accordo coi russi per l’importazione in Ucraina di una quantità di oro blu russo persino inferiore ai 27 miliardi di metri cubi di gas.

Il giallo energetico tra Russia e Ucraina – l’ennesimo di una lunga serie che si sviluppa oramai da parecchi anni – nasconde però un preciso disegno politico. Mosca infatti intende portare la discussione legata alla riconsiderazione delle tariffe per il gas sul piano politico, con la precisa intenzione di ottenere da Kyiv importanti concessioni.

A renderlo chiaro è stato il Vicecapo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, che alla UNIAN ha dichiarato come l’unica maniera per Naftohaz di ottenere uno sconto sul prezzo del gas sia la firma di un accordo internazionale tra le Autorità politiche russe e quelle ucraine.

Medvedev ha inoltre sottolineato come, ad oggi, non vi siano trattative in corso con gli ucraini, in quanto i russi non ritengono che vi siano le condizioni per la revisione delle clausole contrattuali, come invece dichiarato da Bojko.

“Se saranno raggiunti accordi che possono portare alla diminuzione del prezzo del gas, essi dovranno essere riconosciuti dal governo russo – ha dichiarato Medvedev – Il contratto attuale è ancora in corso e ha una valenza decennale dal momento della sua firma, avvenuta nel 2009”.

Su quali siano le concessioni politiche nel mirino della Russia, non vi è alcun dubbio nell’individuare la volontà di Mosca di ottenere il controllo dei gasdotti ucraini. Consapevole di non potere contare a lungo su un’alta disponibilità di gas, Gazprom sta infatti cercando di acquistare le infrastrutture energetiche dei Paesi europei per mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente anche in caso di ammanco dei rifornimenti.

I problemi per l’Italia e per l’Unione Europea

Il braccio di ferro energetico tra i russi e gli ucraini può portare a serie ripercussioni per l’Unione Europea e, in misura particolare, per singoli Paesi UE che dipendono fortemente dall’oro blu inviato dalla Russia attraverso l’Ucraina. In caso di nuovi tagli del gas e interruzioni delle forniture verso Occidente – che Mosca, così come in passato, potrebbe attuare durante i mesi invernali per costringere Kyiv a concessioni politico-contrattuali – gli Stati che più ne risentirebbero sono Slovacchia, Slovenia, Austria e Italia.

Ad oggi, questi Paesi sono privi di fonti di approvvigionamento energetico alternative in grado di supplire a una possibile carenza di gas dalla Russia, e il ritardo con cui vengono realizzati i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti energetici messi a punto dalla Commissione Europea – puntualmente contrastato da Paesi filorussi come Germania e Francia e da colossi nazionali come l’italiana ENI – non fanno che rendere dipendente una buona parte del Vecchio Continente dai disegni politici di Mosca, e dai ricatti che il Cremlino impone ai Paesi vicini per ripristinare la sua egemonia imperiale nello spazio ex-sovietico.

Matteo Cazzulani

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