LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’EUROPA VERSO SANZIONI ANCHE ENERGETICHE ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 11, 2014

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sospende le trattative per la realizzazione del Southstream e per la gestione del gasdotto OPAL. Dall’Unione pieno sostegno all’importazione di gas russo in territorio ucraino dalla Germania attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

Non solo iniziative di carattere economico e commerciale: le sanzioni imposte dall’Europa alla Russia per l’occupazione militare della Crimea potrebbero riguardare anche l’energia. Nella giornata di lunedì, 10 Marzo, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato la sospensione delle trattative con la Russia per la realizzazione e la gestione di un diverso numero di gasdotti realizzati dai russi in territorio europeo.

Come riportato dalla Welt, Oettinger ha sottolineato come alcun colloquio sarà portato avanti per quanto riguarda in primis il Southstream: gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas.

Il Southstream, la cui costruzione è stata affidata al monopolista statale russo Gazprom, è concepito per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca che, secondo i dati IEA, coprono 167 Miliardi di metri cubi di gas all’anno sui 270 importati complessivamente dai Paesi UE.

Negli scorsi mesi, il Southstream è stato fortemente criticato dalla Commissione Europea perché non in linea con la legislazione UE, che vieta ad un unico ente di controllare sia la rete dei gasdotti che il gas da esso trasportato: la Russia ha infatti firmato accordi bilaterali con i Paesi in cui il Southstream dovrebbe transitare -Bulgaria, Serbia, Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria- che prevedono la gestione unica dell’infrastruttura da parte di Gazprom.

Oltre al Southstream, ad essere sospese sono anche le trattative per la gestione dell’OPAL: conduttura, che veicola il gas russo esportato da Mosca in territorio tedesco tramite il Nordstream -gasdotto realizzato da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi UE come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia e Finlandia- dal Nord della Germania fino in Repubblica Ceca, su cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ventilato l’ipotesi di concedere a Gazprom il controllo totale, nonostante la Legge UE impossibiliti tale operazione.

Il gasdotto OPAL rappresenta uno snodo cruciale anche per l’Ucraina, in quanto è proprio da questa infrastruttura che Kyiv, per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia in reazione all’occupazione della Crimea da parte dell’esercito russo, ha avviato un progetto di importazione di gas commercializzato a buon mercato dalla compagnia tedesca RWE.

Il colosso nazionale del gas ucraino Naftohaz ha concordato l’importazione di gas russo dalla Germania in Ucraina attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria: Paesi con cui Kyiv ha già firmato accordi in merito, che, ora, l’UE ha deciso di appoggiare appieno per garantire una maggiore autonomia energetica allo Stato ucraino.

Un invito a diminuire la dipendenza dalla Russia è provenuto anche dal Premier polacco Donald Tusk, che, come riportato da EU Observer, ha chiamato la Merkel a diminuire la quantità di gas importata dalla Russia per permettere all’Europa in caso di crisi di assumere una reazione più dinamica di quella avuta finora per quanto riguarda l’Ucraina.

Per timore di subire ripercussioni di carattere economico ed energetico da parte di Mosca, molti Paesi UE non hanno contestato con la dovuta fermezza la violazione della sovranità territoriale di Kyiv attuata da Putin, lasciando che la posizione sulla questione dell’Europa venisse percepita come debole ed inconcludente.

Il Gruppo di Vysehrad chiede agli USA lo shale

Altro invito alla diversificazione delle forniture di gas per diminuire la dipendenza dalla Russia è provenuto anche dai Ministri degli Esteri del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, che hanno invitato gli Stati Uniti d’America ad avviare l’esportazione in Europa di gas shale liquefatto.

La richiesta, inviata tramite una lettera indirizzata al Capogruppo democratico al Senato Harry Reid e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, vorrebbe la rimozione per tutti i Paesi UE del divieto di esportazione dello shale USA, ad oggi commercializzato solo in alcuni Paesi che hanno con l’Amministrazione statunitense Zone di Libero Scambio, come Gran Bretagna, India, Corea del Sud e Taiwan.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità tramite sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- gli USA hanno aumentato esponenzialmente la quantità di gas prodotto, tale da potere diventare, secondo le stime EIA, il primo esportatore mondiale di gas davanti alla Russia.

Matteo Cazzulani

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UE, PROPOSTA SHOCK DELLA FRANCIA: AL MONDO ARABO I FONDI PER L’EUROPA POST-SOVIETICA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 22, 2011

Parigi, Madrid, Atene, e Roma invitano Bruxelles a trascurare Minsk e Kyiv in favore del Cairo e di Tripoli. Protestano Stoccolma, Budapest, Bucarest, e Varsavia. L’esempio responsabile di Vilna e Washinghton

Satira sulla politica francese. FOTO PRIVA DI COPYRIGHT

Per l’Europa, il Califfato Ommayade e l’Asia Minore devono avere la priorità su Granducato di Lituania e Caucaso. Questa la proposta avanzata dalla Diplomazia francese, dinnanzi ai recenti sviluppi nel Mediterraneo.

Secondo Parigi, i fondi che l’UE stanzia per il rafforzamento delle relazioni con i confinanti orientali — bielorussi, ucraini, georgiani, armeni, e moldavi, tutti popoli euopei, per cultura e tradizione — devono essere translati verso i Paesi arabi del Nordafrica.

Tra i firmatari della proposta, inoltrata al Ministro per gli Affari Esteri UE, Cathrine Ashton, anche Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Italia e Slovenia. Tutti convinti della maggiore europeicità di Cairo e Tunisi, rispetto a Minsk e Kyiv.

Ma c’è di più. Secondo quanto rilevato da diversi esperti, la mossa francese sarebbe in linea con il rafforzamento dell’Unione Mediterranea: progetto, avanzato da Sarkozy, e favorito dall’Italia di Prodi, in quanto propedeutico al rafforzamento dell’influenza transalpina, non solo nell’areale ex-coloniale, ma anche in seno all’UE.

A dimostrazione di ciò, come riportato dallo EU Observer, la convocazione della seduta del G20, presieduto dalla Francia, proprio il medesimo giorno di quella dei Paesi del Partenariato Orientale.

Forti critiche, dall’esperto romeno Nicu Popoescu, che ha evidenziato come se nel Nordafrica sono in atto ribellioni contro dittatori, ai confini est dell’Europa si sta registrando un ritorno all’autoritarismo. Sopratutto, nella Bielorusia di Aljaksandar Lukashenka, e nell’Ucraina di Viktor Janukovych.

Sulla medesima frequenza, il Capo della diplomazia ungherese, Janos Martonyi. Il quale, Presidente di turno UE, ha gettato acqua sul fuoco, riconoscendo che l’attualità del teatro arabo non può abbassare la guardia dinnanzi al resto del Mondo ex-sovietico, ancora fuori dall’Unione continentale.

Concordi con l’Ungheria, anche Svezia — Paese leader del Partenariato Orientale, Polonia — prossima Presidente di turno UE, e Paesi Baltici.

L’università bielorussa in UE

Proprio dalle tre Repubbliche, che a lungo hanno combatuto per la propria indipendenza dal gioco sovietico, arriva l’esempio di una politica estera davvero responsabile.

Come riportato da Radio Liberty, a Vilna, capitale della Lituania, opera l’Università Umanitaria Europea. Un Ateneo bilingue — bielorusso e russo — che permette la formazione, e l’inserimento nel mondo del lavoro europeo, a diversi giovani, espulsi da Minsk per le loro idee liberali e democratiche.

Fondata, nella Capitale bielorussa, nel 1994, con lo scopo di accellerare l’integrazione della ritornata Bielorussia indipendente in Europa, è stata soppressa dalla salita al potere dell’attuale dittatore, Aljaksandar Lukashenka.

Grazie all’impegno economico della Lituania, delle altre Repubbliche Baltiche, di Paesi dell’Europa Centrale — che la dittatura comunista l’hanno conosciuta per davvero — e degli Stati Uniti, essa è stata trasferita a Vilna, nel 2004.

L’anno della Rivoluzione Arancione in Ucraina. Quando, in fondo, ancora l’Europa — e gli USA, non ancora in preda al sogno dell’armonia cosmica obamiana — è stata più attenta alle sorti dei suoi fratelli più orientali.

E, forse, meno succube di oggi della politica dei gasdotti di Mosca e Tripoli.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LITUANIA CONTRO GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 26, 2011

Vilna accusa il monopolista russo di infrangere il regolamento dell’Unione Europea. Mosca nega l’uso politico dei gasdotti. Ma accorda oro blu gratuito alla Transnistria

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Condotta antieuropea. Questa l’accusa con cui la Lituania ha denunciato alla Corte Europea il monopolista russo del Gas, Gazprom.

Come riportato dall’agenzia Lenta.Ru, Vilna ha accusato Mosca di impedire la libera concorrenza nel mercato energetico interno allo Stato Baltico. E, con essa, l’applicazione delle normative di Bruxelles.

Tra esse, la più importante, il Terzo Pacchetto Energetico, che prevede l’apertura della gestione dei gasdotti a differenti soggetti. Una liberalizzazione, ad oggi impossibile in Lituania, dove Gazprom possiede cospicue azioni della compagnia statale Lietuvos Dujos.

Tante, da mandarne all’aria ogni tentativo di smembramento e re-privatizazione, approntato da Vilna.

Risoluta la risposta di Mosca. Il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, da un lato ha accusato l’UE di disturbare investimenti esteri con risoluzioni ingiuste. Dall’altro, ha denunciato il tentativo lituano di estromettere Gazprom dal Paese.

Simile tentativo è stato inizato anche da Estonia e Lettonia. Poi, convinte da Gazprom al dietrofront con la concessione di uno sconto del 15% sulla bolletta annuale.

In aggiunta, lecito evidenziare che la Lituania è il maggiore consumatore di oro blu di Mosca tra i tre Paesi Baltici.

Gas gratuito alla Transnistria

Differente, rispetto a quella con Vilna, la politica nei confronti della Transnistria. Come riportato dallo EU Observer, Tiraspol per il prossimo anno riceverà da Gazprom gas gratuito.

Una mossa politica, come rimarca la testata, approntata per rinsaldare il legame tra la repubblica separatista moldava e Mosca. Anziché, con Chisinau e Bruxelles.

Matteo Cazzulani

L’UE DICHIARA LUKASHEKA PERSONA NON GRATA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on January 8, 2011

Autorità bielorusse non ammesse in Unione Europea. Bruxelles rinnoverà le sanzioni a Minsk per le violenze sulle opposizioni.

 

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Rosso diretto per Aljaksandar Lukashenka. Come riportato dalla RIA Novosti, l’Unione Europea ha programmato il ripristino delle sanzioni per il presidente bielorusso.

 

Reo, come dimostrato di recente, di reprimere con continuità gli oppositori. E delle ennesime falsificazioni elettorali, con cui, per la quarta volta, lo scorso 19 Dicembre è stato riconfermato a capo del Paese.

 

Secondo l’agenzia russa, Bruxelles varerà il provvedimento il prossimo 31 Gennaio, in occasione della riunione del Ministri degli Esteri UE.

A conferma, due note delle diplomazie di Svezia ed Ungheria, rispettivamente, coordinatrice del Partenariato Orientale, e Presidente di turno dell’Unione continentale.

 

Inoltre, come riportato dall’EU Observer, un’apposita commissione starebbe compilando la nuova lista nera di politici bielorussi a cui vietare l’ingresso in UE. Oltre, ovviamente, a Lukashenka.

 

Bat’ka recidivo

 

Lecito ricordare che simili provvedimenti sono stati approntati già nel 2006, in seguito alle precedenti consultazioni falsate, con tanto di canoniche violenze su dissidenti e stampa libera.

 

Sospese nel 2008, sono state riconsiderate l’unica possibilità per indurre alla ragione l’ultima dittatura d’Europa.

 

Matteo Cazzulani