LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’ITALIA IN SECONDO PIANO ANCHE NEL SOUTHSTREAM

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 22, 2012

Secondo quanto dichiarato dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, il monopolista russo Gazprom, senza fornire spiegazioni, ha deciso di dare precedenza alla costruzione del tronco del gasdotto diretto ai Balcani, e di lasciare ad una seconda fase quella del ramo che porterà il gas russo direttamente nel nostro mezzogiorno

I percorsi di Nabucco e Southstream

“Gli Italiani danno una mano ai russi nella loro marcia in Europa Centrale”. Così l’autorevole Gazeta Wyborcza ha commentato la conferenza stampa dell’Amministratore Delegato dell’ENI, Paolo Scaroni, che, nella giornata di venerdì, 20 Aprile, ha comunicato alla stampa l’avvio della costruzione del Southstream.

Questo gasdotto è destinato a trasportare gas attraverso il fondale del Mar Nero dalla Russia alla Bulgaria, da dove un tronco sarà diretto a nord verso Macedonia, Serbia e Slovenia – con arrivo previsto in Pianura Padana – e un altro ramo trasporterà l’oro blu attraverso la Grecia in Italia meridionale. Il 50% delle azioni della conduttura appartengono al monopolista russo Gazprom, il 20% al colosso italiano ENI, e il 15% rispettivamente alla compagnia francese EDF e alla tedesca BASF.

Come più volte dichiarato dalle autorità russe, questa infrastruttura ha lo scopo di bypassare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino – come Polonia, Romania, Ucraina, Ungheria e Moldova – e, come ha riportato sempre l’autorevole Wyborcza, è destinata a rafforzare il monopolio della Russia nelle forniture di gas ai Paesi dell’Unione Europea, con inevitabili ripercussioni sia sull’indipendenza nazionale dei Paesi dell’UE, sia sulla loro sicurezza nazionale.

Nonostante la cospicua fetta di azioni possedute nel gasdotto, l’Italia non sarà avvantaggiata dalla costruzione del Southstream, per lo meno nell’immediato. Come dichiarato da Scaroni, Mosca ha deciso di procedere alla realizzazione della tratta settentrionale fino all’Austria, e solo in un secondo momento all’installazione del ramo meridionale destinato ad attraversare l’Adriatico per rifornire il nostro Paese.

“Non posso spiegare il perché di questa decisione – ha dichiarato Scaroni, come riportato da Wyborcza e dall’agenzia russa RIA Novosti – ma con Gazprom siamo giunti all’accordo che il tratto meridionale sarà costruito subito dopo il termine di quello settentrionale”.

Contro la politica energetica dell’Occidente

Una possibile spiegazione del perché Gazprom abbia privilegiato il tratto settentrionale potrebbe essere dettata da una precisa scelta politica mirata a esercitare una pressione su Italia e Grecia affinché questi due Paesi desistano dal sostenere progetti concorrenti al Southstream.

Nell’ambito del progetto varato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo attraverso la costruzione di un fascio di condutture per trasportare in Europa oro blu centro-asiatico senza transitare per la Russia, un ruolo importante potrebbe essere giocato dal Gasdotto Transadriatico – TAP – che è compartecipato dalla compagnia italiana Edison, e che prevede il trasporto del carburante azero dalla Turchia fino alla Puglia attraverso l’Albania.

La Grecia, invece, nonostante la tradizionale alleanza con la Russia, ha guardato con favore all’iniziativa ciprioto-israeliana mirante allo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo Orientale Leviathan, Tamar e Aphrodite, in cui, come riportato dall’autorevole Bloomberg, si troverebbero 30 milioni di miliardi di metri cubi di gas: tanto quanto il fabbisogno terrestre per un anno.

A rendere questo progetto di estrema attualità è l’incombente presidenza di turno dell’UE di Cipro, che Israele ha individuato come partner per il trasporto del proprio gas nel Vecchio Continente, con il coinvolgimento della Grecia. Sempre secondo la Bloomberg, qualora i dati in merito alla ricchezza dei giacimenti dell’est del Mare Nostrum fossero confermati, gli equilibri energetici nel Vecchio Continente potrebbero mutare, in quanto Israele si affermerebbe come uno dei principali esportatori di gas naturale in grado di concorrere sia al Centro-Asia che alla Russia.

Matteo Cazzulani

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