LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: Russia e Turchia ancora divise sul Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 21, 2016

Il monopolista statale russo del gas Gazprom cerca di riattivare il gasdotto per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle risorse energetiche russe. Mentre Grecia e Bulgaria guardano a Mosca, Georgia e Ucraina sono più interessate all’intesa di Ankara con l’Azerbaijan



Varsavia – La quiete prima e dopo la tempesta sembra trasparire dalla richiesta del monopolista statale russo del gas, Gazprom, di riallacciare i rapporti con la Turchia per avviare la realizzazione del Turkish Stream: gasdotto che la Russia ha progettato per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas di Mosca. 

Nella giornata di venerdì, 18 Marzo, Gazprom, come riportato dall’agenzia RIA Novosti, ha posto la ripresa delle relazioni tra Russia e Turchia come condizione essenziale per riattivare il Turkish Stream che, secondo i progetti, dovrebbe veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo a quello turco -e successivamente alla Grecia- attraverso il fondale del Mar Nero.

Come ricordato da Gazprom, il Turkish Stream rappresenta la riedizione del Southstream. Questo gasdotto, progettato sempre dal monopolista russo per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca inviando 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria, è stato congelato dalla Commissione Europea perché non conforme al Terzo Pacchetto Energetico UE.

Oltre allo stop da parte della Commissione Europea, che ha già dichiarato che anche il Turkish Stream deve osservare il Pacchetto anti-monopolio che regola il mercato UE dell’energia, Gazprom ha incassato una risposta tiepida da parte della Turchia in merito al progetto.

Prima di essere congelato dalla Russia in seguito all’abbattimento del velivolo militare russo sconfinato in territorio turco durante le operazioni belliche in Siria lo scorso 24 Novembre, Ankara ha dato il nulla osta solamente alla costruzione di un tratto del Turkish Stream, e non due come, invece, richiesto da Gazprom.

A motivare l’opposizione della Turchia al Turkish Stream è, in primo luogo, la volontà di Ankara di non incrementare la dipendenza energetica da un paese, la Russia, che in seguito all’annessione della Crimea ha messo a repentaglio gli interessi turchi nello scacchiere del Mar Nero.

In secondo luogo, alla Turchia risulta più conveniente investire nella partnership energetica con l’Azerbaijan finalizzata alla realizzazione di progetti energetici miranti anche alla diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea. 

Come dichiarato in una nota dal Ministero dell’Energia turco, Ankara ha espresso la volontà di accelerare i lavori per la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- un’infrastruttura, compartecipata dal colosso nazionale azero SOCAR e dalla compagnia turca Botas, concepita per veicolare un massimale di 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan all’Unione Europea attraverso la Turchia.

La TANAP sarà collegata al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura deputata al trasporto del gas azero dalla Turchia all’Italia attraverso Grecia ed Albania. La TAP è stata inserita dalla Commissione Europea, assieme a una serie di rigassificatori in Polonia, Lituania, Estonia, Germania, Croazia e Finlandia, tra i progetti di interesse strategico dell’UE.


Dal punto di vista turco, la partnership con l’Azerbaijan mediante la TANAP rappresenta un punto di forza per potere creare un’intesa energetica composta da Paesi la cui sicurezza energetica è messa a serio repentaglio dalla condotta di Gazprom nel Mondo ex-sovietico, come Georgia ed Ucraina.

Nei confronti di Georgia e Ucraina, Gazprom infatti ha applicato incrementi di tariffario sistematici ogni qual volta a Tbilisi e Kyiv veniva insediato un Governo filo-Europeo: così, ad esempio, è avvenuto nel 2006 nei confronti dell’Amministrazione del Presidente georgiano Mikheil Saakashvili e nel 2009 nei confronti dell’Esecutivo ucraino di Yulia Tymoshenko.

Non a caso, negli ultimi anni dell’Amministrazione Saakashvili la Georgia ha incrementato la cooperazione energetica con l’Azerbaijan, mentre, di recente, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha messo a disposizione il sistema infrastrutturale energetico ucraino per veicolare il gas dell’Azerbaijan in Unione Europea in caso di ostruzionismo da parte della Grecia.

Proprio la Grecia, secondo il punto di vista russo, rappresenta una pedina importante che può rovinare il progetto della Commissione Europea di diversificazione delle forniture di gas per il mercato UE.


L’Europa resiste a Gazprom

La Grecia, il cui Premier, Alexis Tsipras, intrattiene un rapporto di stretta alleanza con Mosca, sostiene sia la TAP che il Turkish Stream e, assieme alla Bulgaria -altro Paese dell’UE che sostiene sia il Gasdotto Trans Adriatico che quello turco- è uno dei Paesi più inclini a rafforzare la cooperazione energetica con la Russia.

Così, Atene e Sofia sono due alleati dei quali Mosca potrebbe avvalersi per rompere il sodalizio energetico tra Unione Europea e Turchia e mantenere una posizione di egemonia nel mercato energetico UE.

Per ora, a frenare il progetto della Russia resta tuttavia la posizione ferma del Vicepresidente della Commissione Europea, Maroš Ševčovič.

Come riportato dall’agenzia Trend, Ševčovič, che presso la Commissione Europea ha la delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea, nalla giornata di venerdì, 18 Marzo, ha sottolineato come TANAP e TAP siano progetti moderni dei quali l’Europa ha bisogno per garantire sia la proroga sicurezza energetica che quella nazionale. 

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Advertisements

Politica USA: Obama sceglie Ash Carter come nuovo Segretario alla Difesa

Posted in USA by matteocazzulani on December 6, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti nomina un Vice Segretario di lungo corso durante Amministrazioni democratiche come nuovo Capo del Pentagono. Il prossimo Presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, il repubblicano John McCain, possibilista sulla conferma di Carter presso la Camera Alta del Congresso

Philadelphia – Avrebbe voluto diventare il Segretario alla Difesa dopo le dimissioni di Leon Panetta, ma il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, lo ha mantenuto al secondo posto della gerarchia del Dipartimento alla Difesa per gestire l’interregno di Chuck Hagel, un repubblicano con cui l’Amministrazione Presidenziale democratica non ha mai avuto un buon feeling.

Nella giornata di venerdì, 5 Dicembre, il Presidente Obama ha nominato l’ex-Vice Segretario alla Difesa, Ash Carter, il nuovo Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America, dopo le dimissioni di Chuck Hagel, che per circa due anni ha mantenuto la guida del Pentagono.

Nel presentare Carter, il quarto Segretario alla Difesa della sua Amministrazione dopo i repubblicani Gates ed Hagel ed il democratico Panetta, Obama ha apprezzato la lunga carriera interna al Pentagono effettuata da Carter, ed ha invitato il nuovo Segretario a compiere le scelte giuste per affrontare sfide importanti in cui l’esercito degli Stati Uniti è impegnato, come la lotta contro l’ISIL e la questione siriana.

Carter, che dopo avere servito come Top Buyer degli armamenti del Dipartimento alla Difesa durante l’Amministrazione del Presidente democratico Bill Clinton e come Vice Segretario di Panetta sotto l’Amministrazione Obama, è stato confermato numero due del Pentagono su precisa richiesta del Presidente USA.

Dopo frizioni con Hagel, Carter ha abbandonato per qualche tempo il Pentagono, fino a quando Obama non lo ha riconvocato alla guida del Dipartimento, per sostituire Hagel che, ufficialmente in maniera consensuale, ha interrotto la sua permanenza nell’Amministrazione Obama come Segretario alla Difesa.

Per essere confermato, Carter, che ha promesso ad Obama “candidi consigli” sulla politica estera, necessita l’approvazione del Senato, che dal prossimo Gennaio, per via della sconfitta dei democratici nelle Elezioni di Mid-Term, sarà controllato dai repubblicani.

Come riportato dall’autorevole Politico, il prossimo Presidente della Commissione dei Servizi Armati del Senato, l’ex-candidato repubblicano alla corsa alla presidenza nel 2008 John McCain, ha dato un preventivo appoggio alla nomina di Carter per via della sua preparazione nell’ambito della Difesa.

Tuttavia, McCain si è detto perplesso sulla possibilità per Carter di attuare una politica differente da quella che gli sarà imposta dall’Amministrazione Obama, avallando l’accusa, spesso mossa al Presidente, di nominare semplici passacarte delle sue decisioni come leader del Dipartimento alla Difesa.

Ciò nonostante, la biografia di Carter sembra testimoniare una personalità tutt’altro incline a passare gli ordini di Obama, con cui spesso il probabile nuovo Segretario alla Difesa sarà in disaccordo.

Chi è il probabile nuovo Segretario alla Difesa

Ad esempio, durante l’Amministrazione del repubblicano George W Bush, Carter ha sostenuto la necessità di bombardare preventivamente la Corea del Nord per evitare la proliferazione nucleare di una dittatura nel pieno cuore dell’Asia.

Durante l’Amministrazione del repubblicano Ronald Reagan, Carter è stato autore di un rapporto che ha descritto come inattuabile il piano di riarmo proposto dal Presidente USA, anche se esso ha poi consentito agli Stati Uniti di vincere la Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.

Come riportato dalla Reuters, una volta ottenuta la conferma dal Senato, Carter si troverà a gestire situazioni importanti sia sul piano estero che su quello interno.

In primis, Carter è chiamato a gestire la lotta contro lo Stato Islamico e la gestione della crisi siriana, su cui il suo predecessore Hagel ha fortemente contestato le scelte prese da Obama e dalla sua Consigliera per la Sicurezza Nazionale, Susan Rice.

Un’altra sfida a cui Carter è chiamato a dare una risposta è il riarmo della Russia, a cui gli Stati Uniti, come richiesto da una Risoluzione di recente approvata dal Congresso, potrebbero rispondere incrementando la presenza di strutture militari difensive della NATO in Europa Centro-Orientale.

Carter è chiamato infine a gestire il taglio dei fondi alla Difesa sancito dal Congresso: una misura che potrebbe portare gli Stati Uniti a ridimensionare il suo impegno nel mondo in favore della democrazia e della libertà.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

IMG_0430.PNG

UCRAINA E SIRIA: LA RUSSIA CONTRO GERMANIA E POLONIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 15, 2014

Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov accusa di ingerenza nelle questioni ucraine il suo collega tedesco, Frank Walter Steinmeier, che invece lo ha invitato collaborare per risolvere la crisi politica a Kyiv. Il Capo della Diplomazia polacca, Radoslaw Sikorski, ricorda alla Russia le pressioni diplomatiche esercitate sull’Ucraina per impedire l’abbattimento delle tariffe doganali tra Kyiv e l’Europa

La Russia da una parte, Germania e Polonia dall’altra. Nella giornata di sabato, 14 Febbraio, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, durante colloqui ufficiali con il Ministro degli Esteri tedesco, Frank Walter Steinmeier, ha accusato la Germania di intromettersi negli affari interni dell’Ucraina, ed ha dipinto i manifestanti ucraini, che pacificamente stanno manifestando dal 21 Novembre scorso per la democrazia e la libertà contro il Regime del Presidente, Viktor Yanukovych, come violenti.

In particolare, la posizione di Lavrov è stata motivata dall’imminente incontro sulla situazione in Ucraina organizzato dal Presidente della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, il popolare Elmar Brok, tra il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed i rappresentanti dei due principali Partiti dell’Opposizione ucraina: il social-popolar-democratico Batkivshchyna e il moderato UDAR.

Pronta è stata la risposta del Ministro socialdemocratico Steinmeier, che ha invitato la Russia a collaborare per cercare, anche per mezzo dei colloqui con i principali attori politici, di una soluzione pacifica ad una crisi politica che in Ucraina dura da troppo tempo, e che, per via dell’uso delle armi da fuoco da parte della polizia di regime, ha provocato almeno sette morti e diverse centinaia di feriti tra i soli manifestanti.

A sua volta, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski dalla Polonia ha sottolineato come sia proprio la Russia ad intervenire sistematicamente nelle questioni interne dell’Ucraina con ritorsioni di carattere commerciale ed economico basate su precise finalità politiche.

Intervistato da Polskie Radio, Sikorski ha ricordato la concessione di un seppur misero sconto sulla bolletta del gas e l’erogazione di un prestito di 15 Miliardi di Dollari all’Ucraina da parte del Presidente russo, Vladimir Putin, per costringere il Presidente ucraino Yanukovych a non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo senza alcun danno all’economia della Russia.

Putin, che desidera a tutti costi inglobare l’Ucraina nella sua sfera di influenza per rendere la Federazione Russa una superpotenza mondiale a danno proprio dell’UE -che con la ricostituzione di un nuovo Impero russo vedremmo minacciata la sua già fragile integrità- tende a discreditare le manifestazioni in Ucraina dipingendole come violente e popolate da nazisti sovversivi, mentre, in realtà, ad utilizzare la violenza in piazza, su preciso mandato dell’Amministrazione Presidenziale, sono solo le forze di polizia.

Lavrov accusa Obama di volere sabotare gli accordi di pace

La stessa tecnica di disinformazione da parte della Russia è stata utilizzata da Lavrov anche a riguardo della Siria, su cui ha accusato l’Occidente, in particolare il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, di volere chiudere con le trattative con Mosca per lo smantellamento dell’arsenale chimico e batteriologico detenuto dal Dittatore siriano Bashar Al Assad.

Pronta è stata la risposta di Steinmeier, che ha evidenziato come la Germania, così come altri Paesi dell’UE, tra cui l’Italia, si stanno adoperando per distruggere le armi di distruzione di massa della Siria così come previsto dagli accordi sottoscritti tra l’Occidente e la Russia.

Matteo Cazzulani

OBAMA RIAVVIA DALLA POLONIA I RAPPORTI CON L’UE

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on November 8, 2013

Il Segretario di Stato Statunitense, John Kerry, ha incontrato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per superare lo scandalo intercettazioni. La Polonia appoggerà in sede europea la firma della Zona di Libero Scambio USA-UE.

Una passeggiata per il centro ferito dalla Seconda Guerra Mondiale di una delle Capitali d’Europa e una conversazione con alcuni studenti. Così il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha passato la pausa della tappa più delicata del suo viaggio internazionale -l’unica in Europa tra una serie di visite in Medioriente ed Africa- l’incontro con i vertici politici della Polonia.

Kerry, durante l’incontro con il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha confermato la realizzazione in Polonia dello Scudo Antimissilistico: un progetto di difesa dell’Occidente voluto dal Presidente statunitense, Barack Obama, che prevede il dislocamento in intercettori SM-3 -privi di capacita aggressiva- in Romania e nella base polacca di Redzikowo- e l’installazione di una postazione radar in Turchia.

Il Segretario di Stato USA, che prima dell’incontro con Sikorski ha visitato la tomba di Tadeusz Mazowiecki -primo Premier della Polonia post-comunista- ha anche apprezzato l’impegno che la Polonia ha profuso, e continua a profondere, per lo sviluppo della democrazia in Europa e nel Mondo.

Kerry e Sikorski non hanno poi evitato l’argomento più scomodo: le intercettazioni di politici europei da parte dell’NSA, il braccio della CIA impegnato ad intercettare conversazioni nel Mondo per una questione di sicurezza nazionale.

Il Segretario di Stato USA ha dichiarato che USA e Polonia lavoreranno congiuntamente per garantire sia la privacy dei cittadini che la loro difesa da possibili minacce, mentre Sikorski ha confermato che il Governo polacco sosterrà la firma della Zona di Libero Scambio tra UE e Stati Uniti.

Questo progetto, che rappresenta l’avvio della realizzazione dell’Unione Trans Atlantica -integrazione economica di USA ed UE che garantisce all’Occidente forza, prosperità e progresso- dopo lo scandalo intercettazioni vuole essere bloccato da alcuni Paesi europei, come la Francia.

Kerry e Sikorski hanno concluso l’incontro con la trattazione del tema Siria, per cui il Ministro degli Esteri polacco ha confermato il sostegno all’azione diplomatica volta al disarmo del dittatore siriano Bashar Al Assad.

Putin contro l’Unione Trans Atlantica

La visita di Kerry in Polonia -il Paese storicamente più vicino agli USA- è un tentativo da parte del Presidente Obama di mantenere buone relazioni con l’Unione Europea, e di riavviare le trattative per la Zona di Libero Scambio Transatlantica.

Infatti, la realizzazione del progetto è importante per permettere all’Occidente di concorrere con forza in un mercato mondiale sempre più globalizzato, in cui avversari come Cina e Russia sono pronti a soppiantare UE ed anche gli USA.

In particolare, il processo di integrazione, allargamento e consolidamento dell’UE riscchia di arrestarsi a causa della costituzione dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione soprannazionale nello spazio ex-URSS voluto dalla Russia per estendere l’egemomia di Mosca nel mondo ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che Obama mira ad arrestare, coinvolge sopratutto Ucraina e Georgia: Paesi che rappresentano uno snodo di gasdotti da cui dipenderà sempre di più la sicurezza energetica, e quindi anche quella nazionale, dei Paesi UE.

La Russia si avvale proprio della sua posizione di quasi monopolio nel mercato del gas UE per contrastare ogni tentativo di consolidamento dell’Unione Europea, ed ogni forma di integrazione dell’Europa com gli USA nell’Unione Trans Atlantica, che Mosca considera un pericoloso rivale economico.

Matteo Cazzulani

GAS E GEOPOLITICA: LA CINA CONTRASTA LA RUSSIA IN ASIA CENTRALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 22, 2013

Il Presidente cinese, Xi Jimping, firma importanti accordi energetici con Turkmenistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Uzbekistan. Il rafforzamento della Cina anche sul piano commerciale

Una dimostrazione di forza che apre nuovi scenari geopolitici. Nella giornata di venerdì, 13 Settembre, il Presidente cinese, Xi Jimping, ha terminato la prima visita del suo mandato in Turkmenistan, Kazakhstan, Uzbekistan e Kyrgyzstan, finita con la firma di importanti accordi commerciali ed energetici.

Gli accordi più importanti sono quelli firmati con il Turkmenistan per la realizzazione di un gasdotto che, attraverso Uzbekistan, Tadzikistan e Kyrgyzstan, trasporta 25 Miliardi di metri cubi di gas naturale turkmeno all’anno in Cina, e per lo sfruttamento completo del più grande giacimento di gas al Mondo, il Galkynysh.

Importanti sono anche gli accordi firmati con il Kazakhstan per il controllo dell’8,33% del Kashagan, il più grande giacimento di greggio kazako, che de facto ha eliminato dalla contesa per il suo controllo il colosso energetico indiano ONGC.

La missione del Presidente Xi Jimping è servita da un lato ad implementare la sicurezza energetica della Cina, che non ha voluto varare un accordo per l’importazione di gas dalla Russia a causa di tensioni legate al prezzo.

Dall’altro, la Cina ha intensificato il controllo su un’area di espansione economica e commerciale che garantisce all’economia cinese il trasporto delle merci nazionali verso l’Occidente.

L’egemonia russa nell’area messa in discussione

Il Capo di Stato cinese, con la visita in Asia Centrale, ha dato dimostrazione di forza geopolitica alla Russia, de facto accentuando la presenza della Cina in una zona su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, non ha mai nascosto di volere estendere la propria influenza.

Con la visita in Centro Asia la Cina ha infatti dimostrato la debolezza russa nell’area, dovuta anche al fatto che, ora, gli sforzi di Putin sono concentrati unicamente sull’estensione dell’Unione Doganale Eurasiatica -progetto di integrazione sovranazionale voluto dal Cremlino per stabilire l’egemonia della Russia nell’ex-URSS- in Europa Orientale e sulla Siria.

Inoltre, la visita di Xi Jimping dimostra l’inefficienza dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che è stata creata dalla Russia per coordinare le posizioni su questioni internazionali degli Stati membri – Tadzikistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Cina e Uzbekistan.

Matteo Cazzulani

OBAMA VINCE IN SIRIA, PUTIN IN EUROPA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 15, 2013

Il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, e il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, raggiungono un accordo per la distruzione delle armi chimiche del Regime di Damasco. Gli USA avevano ragione nel sostenere il possesso di armamenti di distruzione di massa da parte di Assad.

L’attacco militare non ci sarà, ma, dopo la crisi siriana, la geopolitica mondiale è inevitabilmente cambiata, con rischi grossi per l’Europa e l’Occidente. Nella giornata di venerdì, 14 Settembre, Stati Uniti d’America e Russia hanno raggiunto un accordo per distruggere l’arsenale di armi chimiche possedute dal dittatore della Siria, Bashar Al Assad, senza costringere gli USA ad un intervento armato mirato per fermare le violenze sull’opposizione.

L’accordo, negoziato a Ginevra, in Svizzera, dal Segretario di Stato USA, John Kerry, e dal Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, prevede la consegna da parte di Assad delle armi chimiche alla comunità internazionale per la loro immediata distruzione a partire dal 2014.

L’accordo è stato necessario per superare un’impasse diplomatica che, da un lato, ha visto il Presidente USA, Barack Obama, intenzionato a punire l’uso di armi chimiche sui ribelli da parte di Assad, mentre la Russia, che sostiene politicamente il regime di Damasco, si è sempre opposta ad ogni iniziativa punitiva nei confronti della Siria.

L’accordo tra USA e Russia apre scenari geopolitici da cui potrebbe uscire penalizzata l’Europa.

In primo luogo, la consegna delle armi chimiche da parte di Assad certifica che il dittatore siriano ha posseduto, e possiede tuttora, armi chimiche, che, come ritenuto da USA e Francia, sono state utilizzate contro i ribelli.

Per questa ragione, ben ha fatto il Presidente USA Obama, anche solo per intimorire Assad, a ritenere necessario un attacco mirato per fermare una palese violazione dei diritti umani nel Mondo.

Il raggiungimento dell’accordo tra USA e Russia testimonia che la scelta di Obama di ventilare un’azione militare mirata contro il Regime di Damasco si è rivelata un efficace strumento di pressione diplomatica che, grazie all’abilità del Segretario Kerry, ha portato alla risoluzione diplomatica della questione senza ricorrere a nessun intervento armato.

Nonostante l’ottima strategia di Obama, il vero vincitore della situazione risulta essere però la Russia, che, nonostante le ripetute violazioni dei diritti umani in patria -assenza di diritti per gli oppositori, violenza su giornalisti ed attivisti sociali- si è presentata all’opinione pubblica mondiale come il difensore della pace in Medio Oriente.

Il Presidente russo, Vladimir Putin, è stato abile a sfruttare la situazione siriana anche per presentarsi come il garante della tenuta del Regime di Assad, che, del resto, ospita in Siria l’unica base militare che l’Esercito Russo possiede al di fuori dell’ex-Unione Sovietica.

Il vero interesse di Putin è l’Europa Orientale

A proposito dell’Unione Sovietica, la vera vittoria di Putin è l’essere riuscito a distrarre l’opinione pubblica mondiale dallo scacchiere che più interessa a Mosca: l’Europa Orientale.

Qui, proprio durante la crisi siriana, Putin ha rafforzato la pressione della Russia con provocazioni territoriali nei confronti della Georgia e commerciali nei confronti dell’Ucraina, con lo scopo di punire due Paesi indipendenti che vedono nell’integrazione europea e nella NATO un obiettivo della loro politica estera.

Durante la crisi siriana, la Russia ha perfino ottenuto l’ingresso dell’Armenia nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale, a cui già appartengono Russia, Bielorussia e Kazakhstan, gestito da Putin per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

L’ingresso dell’Armenia nell’Unione Doganale Eurasiatica, e le pressioni della Russia su Ucraina e Georgia, mettono a serio repentaglio il successo del Summit di Vilna del Partenariato Orientale Europeo: progetto varato dall’Unione Europea per avvicinare all’UE Paesi europei per storia, cultura e tradizioni, ma non ancora parte dell’Unione per motivi geopolitici.

Se il Partenariato Orientale, che interessa proprio Armenia, Ucraina e Georgia, oltre che Moldova ed Azerbaijan, dovesse fallire, l’UE si troverebbe in grande difficoltà dinnanzi ad una Russia che facilmente integrerebbe l’intera Europa Orientale nella sua sfera di influenza, avrebbe una cospicua presenza geopolitica in Europa, e potrebbe facilmente allargare la egemonia, anche avvalendosi dell’energia, nel resto dell’Unione.

L’Occidente minacciato da Putin

Del resto, come dichiarato dallo stesso Putin a più riprese, lo scopo del Cremlino è quello di annichilire l’UE, per eliminare un potenziale ostacolo alla nascita di una Russia imperiale che, così come ai tempi di zarismo e dittatura sovietica, ricopre un ruolo mondiale a discapito di nazioni, anche europee, soggiogate e represse.

La crisi siriana può dunque provocare la rinascita di una Russia imperiale che, nel lungo periodo, potrebbe nuocere non solo all’UE, ma anche agli USA.

Sarebbe dunque bene, per l’interesse di tutto l’Occidente, che dopo il necessario impegno per risolvere la questione siriana, Obama si impegnasse ora per evitare che popoli indipendenti, come georgiani ed ucraini, finiscano per essere sottomessi dalla Russia neo-imperiale di Putin.

Matteo Cazzulani

SIRIA: OBAMA HA INVIATO AL CONGRESSO LA MOZIONE

Posted in USA by matteocazzulani on September 2, 2013

Il Presidente statunitense richiede il sostegno del Congresso per impedire il proliferare di armi chimiche e batteriologiche e tutelare gli USA e i suoi alleati. Senato e Camera dei Rappresentanti favorevoli, ma determinati a porre emendamenti

I vertici dicono un sì convinto, mentre la base è più cauta. Nella giornata di Domenica, Primo di Settembre, il Presidente USA, Barack Obama, ha inviato al Congresso il testo della mozione per avviare in Siria un’azione militare mirata a punire il dittatore siriano, Bashar Al Assad, per l’uso delle armi chimiche.

Come riporta il testo emanato dalla Casa Bianca, il Presidente Obama richiede al Congresso di supportare l’azione militare per garantire l’arresto della proliferazione di armamenti non-convenzionali, e per tutelare gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati da possibili attacchi chimici e batteriologici.

La mozione specifica che l’azione militare avrà come obiettivo la distruzione, l’indebolimento e il disincentivo all’uso di armi chimiche nei confronti della Siria e di altre dittature del pianeta che fossero in possesso di tali armamenti.

“Auspichiamo che la situazione della Siria si possa risolvere con un intervento diplomatico, e per questo invitiamo tutte le parti coinvolte a prendere parte al più presto a consultazioni -riporta il testo della mozione- Un’iniziativa unificata e decisa del braccio legislativo statunitense mostrerà la volontà degli USA di risolvere la situazione”.

La mozione della Casa Bianca, che, come richiesto dal Presidente Obama, dovrà essere approvata dal Congresso affinché le operazioni militari in Siria prendano il via, segue le dichiarazioni del Segretario di Stato USA, John Kerry, che, sulla base di studi specifici, ha confermato l’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione civile da parte del regime di Assad.

Sostegno alla mozione è stato espresso dai Capigruppo al Senato e alla Camera dei Rappresentanti dei democratici -la medesima fazione del Presidente Obama- Harry Reid e Nancy Pelosi, mentre il senatore repubblicano John McCain ha invitato la Casa Bianca a non circoscrivere l’azione militare ad un solo intervento punitivo.

Meno entusiasta, ma sempre a sostegno delle misure punitive al regime siriano, sono state la reazioni di altri senatori e deputati, che, dopo avere preso visione della mozione, hanno previsto una serie di emendamenti.

“Siamo dinnanzi ad un testo che, così com’è, sarà sicuramente emendato”ha dichiarato, come riportato dall’autorevole UPI il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Patrick Leahy, mentre il senatore repubblicano, Pat Roberts, ha rivelato l’intenzione da parte della Casa Bianca di presentare nei prossimi giorni un nuovo testo.

Il deputato della Camera dei Rappresentanti Chris Van Hollen, un democratico, ha promesso emendamenti per evitare che i soldati americani siano impegnati in operazioni di terra. “Nella Camera prevalgono tendenze isolazioniste che mettono a serio repentaglio l’approvazione della mozione” ha dichiarato il Rappresentante repubblicano Peter King.

Francia, Turchia e Qatar presenti, Gran Bretagna, Germania e Polonia assenti

Oltre che sul piano politico interno, l’azione punitiva nei confronti del regime siriano ha anche visto un mutamento degli equilibri geopolitici, con la Francia che, grazie al supporto incondizionato alle operazioni militari da parte del Presidente francese, Francois Hollande, è ora il più stretto alleato USA in Europa.

Dopo un voto contrario della Camera dei Comuni, la Gran Bretagna ha rinunciato a prendere parte all’operazione punitiva se essa non sarà condotta sotto l’egida ONU, mentre Germania e Polonia -Paesi tradizionalmente sostenitori delle operazioni militari USA in sostegno dei diritti umani nel Mondo- si sono dette non interessate a prendere parte alla missione.

Favorevole all’azione USA contro la Siria sono invece Turchia e Qatar che, come consigliato dall’ex-consigliere per la politica estera del Presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, potrebbero essere coinvolte per colmare l’assenza degli europei.

Matteo Cazzulani

GAS E DIRITTI UMANI: GLI USA NON CREDONO PIU’ ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 4, 2013

Il Vice Presidente statunitense, Joe Biden, raffredda le relazioni con le Autorità russe per l’evidente differenza di vedute su democrazia, diritti umani e libertà tra l’Amministrazione democratica di Barack Obama e il Cremlino. Georgia e Siria le questioni geopolitiche più dirimenti  

Il Presidente USA, Barack Obama

Il Presidente USA, Barack Obama

Due visioni differenti del Mondo separano gli Stati Uniti d’America dalla Russia. Nella giornata di sabato, 2 Febbraio, il Vice Presidente USA, Joe Biden, ha dichiarato che l’Amministrazione democratica del Presidente, Barack Obama, ha serie difficoltà ad instaurare un dialogo con la Russia su temi come democrazia, diritti umani, allargamento NATO e Medio Oriente.

Durante il Forum Internazionale sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, Biden ha illustrato come l’espulsione dal territorio russo di ONG statunitensi impegnate nella diffusione della democrazia e del rispetto dei diritti civili – come la USAID – voluta dal Cremlino abbia complicato le relazioni tra Washington e Mosca.

Inoltre, Biden ha ritenuto un problema per il mantenimento di un dialogo orientato alla cooperazione internazionale anche la presenza dei soldati russi in Abkhazia ed Ossezia del Sud: regioni georgiane occupate dalla Russia in seguito all’aggressione militare alla Georgia dell’Agosto 2008.

Un altro aspetto che rende difficile il dialogo è la guerra civile in Siria. Biden ha ribadito il pieno sostegno di Washington all’opposizione, ed ha criticato supporto prestato dalla Russia al dittatore siriano Bashar Al Assad.

Le dichiarazioni di Biden ri-orientano la politica degli USA nei confronti della Russia. Come riportato da Radio Liberty, se nel primo mandato il Presidente Obama ha provato a ristabilire un dialogo con Mosca, l’avvio del secondo mandato del Capo di Stato democratico, complice anche il comportamento della parte russa, è stato caratterizzato da un’evidente freddezza della Casa Bianca nei confronti del Cremlino.

Oltre a democrazia e diritti umani, a rendere teso il rapporto tra USA e Russia è anche la leadership nel mercato mondiale dell’energia. Con l’avvio dello sfruttamento dei propri giacimenti di gas shale – oro blu presente in rocce porose ubicate a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking operate ad oggi solo in Nordamerica – Washington ha incrementato esponenzialmente le esportazioni di LNG, ed ha rafforzato la sua presenza nel mercato dell’Asia.

Con la firma di importanti accordi con India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia, e l’avvio di consultazioni per la stipula di contratti con il Giappone, gli USA hanno impedito alla Russia di conquistare il mercato asiatico.

Inoltre, con il sostegno della minoranza repubblicana, l’Amministrazione democratica di Obama ha preventivato l’avvio delle esportazioni dello shale liquefatto anche in Europa, con lo scopo di aiutare l’UE a diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia – che ad oggi controlla il 40% del fabbisogno di oro blu del Vecchio Continente.

Il gas statunitense per un’UE forte e unita

La battaglia in Europa è abbastanza ostica, dal momento in cui la Russia si serve del gas per mantenere la propria egemonia sull’Europa, ed impedire la creazione di un’Unione Europea forte e unita in ambito economico e politico.

Mosca, con il sostegno di Francia e Germania, delle lobby ambientaliste – spesso finanziate dal Cremlino – e dei potentati energetici dell’Europa Occidentale ha realizzato il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire il territorio tedesco di 55 Miliardi di metri cubi di gas bypassando Polonia e Paesi Baltici, e, nel contempo, condannare quattro Stati membri dell’Unione Europea all’isolamento energetico.

Inoltre, la Russia ha progettato il Southstream: gasdotto che rifornirà l’Austria di 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, concepito per aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca.

Nel contempo, la Russia con la realizzazione del Southstream mira a bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Dinnanzi allo strapotere della Russia nel mercato energetico dell’Europa, il ruolo che gli Stati Uniti d’America possono giocare per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea è dunque un’opportunità che Bruxelles deve sfruttare se davvero intende restituire forza al progetto di un’UE davvero unita e forte sullo scenario internazionale.

Matteo Cazzulani

Aerei con capacita atomica sull’Unione Europea: la Russia provoca l’Alleanza Atlantica

Posted in NATO by matteocazzulani on July 18, 2012

Quattro velivoli dell’esercito russo hanno infranto lo spazio aereo della Lituania, e sono stati scortati al di fuori dello spazio aereo dell’Europa da Mig polacchi in forza alla missione NATO di pattugliamento del Baltico. Le continue operazioni militari di Mosca per provocare l’Occidente.

Un aereo militare russo capace di trasportare armi atomiche che viola lo spazio aereo della NATO, ed i caccia dell’Alleanza Atlantica pronti ad alzarsi in volo per scortare il velivolo di Mosca in Russia. La situazione descritta non e ne uno spezzone di qualche film di fantaguerra, ne un estratto di qualche documento segreto risalente alla Guerra Fredda, bensì e un fatto reale avvenuto di recente.

Nella giornata di martedì, 17 Luglio, uno stormo di bombardieri Tu-22 dell’esercito russo ha violato lo spazio aereo della Lituania. Dopo avere sorvolato la costa del Mar Baltico, gli aerei di Mosca sono stati accompagnati al di sopra del territorio russo dai Mig-29 dell’areonautica militare polacca.

Come riportato da una nota ufficiale del Ministero della Difesa lituano, gli aerei russi appartengono ad una categoria in grado di trasportare armi nucleari, mentre i velivoli polacchi, che si sono prontamente issati in volo per difendere lo spazio aereo dell’Europa, si trovano in Lituania per la missione NATO Baltic Air Policing.

Queste operazioni sono mirate al pattugliamento dello spazio aereo confinante con quello di Mosca effettuate da mezzi aerei di Polonia e Germania per prevenire sconfinamenti in Europa da parte dell’esercito del Cremlino.

“Il 17 Luglio e stata notata un’attività militare di velivoli russi al di sopra del Mar Baltico – riporta la nota del Ministero della Difesa di Vilna – in virtù delle procedure previste dalla Air Policing, le forze aeree polacche si sono issate in volo per accompagnare i russi entro il loro territorio”.

Conferma della notizia e pervenuta dal Ministero della Difesa della Russia, che, come riportato dalla BNS, ha ammesso la realizzazione del volo militare al di fuori dello spazio aereo russo presso il Mar Baltico, e anche il Mar Nero, di quattro velivoli appartenenti alla propria flotta militare.

Secondo Mosca, le azioni sono state realizzate per testare il grado di esperienza dei piloti, e simili iniziative sono in regola con gli accordi internazionali inerenti il sorvolo delle zone aeree neutrali, senza alcuno sconfinamento nei territori dei Paesi dell’Europa.

A gettare pepe sulla questione e un’ulteriore nota del Ministero della Difesa lituano, che ha evidenziato come l’attività militare dell’areonautica russa si stia attuando a pieno regime da molto tempo. Come dichiarato dal Ministro di Vilna, Rasa Junkeviciene, i voli degli aerei miliari di Mosca avvengono più di una volta alla settimana, e, di recente, i casi di infrazione dello spazio aereo della NATO da parte dei russi si sono fatti sempre più frequenti.

“Ogni settimana, e anche più spesso, gli elementi aerei dell’Alleanza Atlantica inseriti nella missione Baltic Air Policy sono costretti a scorterebbe in territorio russo velivoli di Mosca individuati nello spazio lituano e di altri Paesi del Baltico – ha evidenziato la Junkeviciene – Tra gli aerei russi ci sono bombardieri in grado di trasportare armamenti con capacita offensiva”.

Secondo fonti militari, il sorvolo dello spazio aereo di Paesi confinanti, e la realizzazione di azioni aeree a pochi metri dall’inizio del territorio di uno Stato terzo, sono chiari atti di provocazione, finalizzati ad innalzare la tensione politica tra le parti coinvolte nell’episodio.

Già lo scorso settembre, i Ministeri della Difesa di Estonia, Lettonia e Finlandia hanno lamentato pubblicamente la presenza di velivoli militari russi nel proprio spazio aereo, ed hanno invitato la NATO a reagire ad atti di palese provocazione, che nella modalità hanno ricordato episodi della Guerra Fredda, quando l’Unione Sovietica per innalzare la tensione e stata autrice di simili manovre.

Siria e gas dietro le provocazioni militari dei russi

Il braccio di ferro tra la Russia e la NATO si colloca sullo sfondo di due capitoli della Politica Internazionale di estrema attualità. Il primo e legato alla crisi siriana: recenti notizie hanno infatti confermato la dotazione da parte della Russia di velivoli militari al regime di Bashar Al Assad, nei confronti del quale l’Occidente sta innalzando la pressione per sostenere il processo democratico di Damasco.

Il secondo aspetto riguarda l’energia. La Russia si sta infatti opponendo sistematicamente ai progetti di indipendenza energetica varati dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture di gas dal monopolio attualmente detenuto dal monopolista russo, Gazprom.

Mosca, che si avvale dell’energia per mantenere l’egemonia politica in Europa Centro-Orientale, e realizzare la politica di rinnovo dell’impero russo nello spazio ex-sovietico, ha più volte contestato l’iniziativa di Bruxelles, ed ha cercato in ogni maniera di impedire la stipula di accordi per l’importazione di gas in Europa tra l’UE e fornitori terzi, tra cui i Paesi dell’Asia Centrale, il Qatar e l’Irak.

Matteo Cazzulani

GLI USA RISCOPRONO LA DEMOCRAZIA IN MEDIO ORIENTE ED EUROPA ORIENTALE

Posted in USA by matteocazzulani on February 13, 2012

Alleanza tra il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per la lotta ai regimi dittatoriali in Siria e Ucraina. Il Presidente statunitense, Barack Obama, ripristina il rapporto con la Georgia in ambito politico ed economico

Il presidente USA, Barack Obama

Siria, Ucraina e Georgia. Questi sono i nuovi scenari della politica estera statunitense in cui l’amministrazione Obama ha deciso di impegnarsi per il sostegno della democrazia e per il rispetto dei diritti umani, ripristinando alleanze da tempo relegate in secondo piano.

Nella giornata di sabato, 11 Febbraio, il Segretario i Stato USA, Hillary Clinton, ha ringraziato telefonicamente il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per avere accettato di impegnarsi in prima persona nella questione siriana e di rappresentare, oltre alla posizione di Varsavia, anche quella della Casa Bianca.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, gli Stati Uniti d’America avrebbero designato la Polonia come propria ambasciatrice per risolvere una situazione critica che, dopo un anno di proteste contro il regime di Bashar Al-Assad, circa 6 Milioni di vittime a causa delle repressioni, e il palese appoggio alla Siria espresso in sede ONU da Russia e Cina, trascende oramai dalle mere questioni interne di Damasco.

Secondo autorevoli analisti, l’aiuto chiesto a Varsavia da Washington sarebbe stato dettato proprio dal crescente sostegno manifestato da Mosca al regime siriano: la Polonia è, nel contempo, un Paese dell’Unione Europea e uno Stato tradizionalmente sensibile allo sviluppo della democrazia nel Mondo ex-Sovietico, per il quale si è costantemente misurata col Cremlino e con la volontà della Russia di mantenere l’egemonia politica sull’Europa Orientale.

Altro fronte in cui l’asse USA-Polonia ha deciso di operare congiuntamente è l’Ucraina: Paese colpito da un’ondata di repressione politica che, in soli due anni, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, ha portato ad arresti, processi ed esili forzati di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Il caso più eccellente è quello di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro – nota per avere guidato il processo democratico nel 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione – condannata, dopo un processo palesemente irregolare, a sette anni di detenzione in isolamento, più altri tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato accordi per le forniture di gas con la Russia, ritenuti troppo onerosi per le casse di Kyiv.

Gli appelli e le iniziative in campo internazionale da parte di Washington e Varsavia volti al ripristino della democrazia in Ucraina si contano a dismisura, ma gli ultimi atti diplomatici hanno registrato un particolare irrigidimento dell’Occidente, motivato dall’assenza di progressi da parte delle Autorità ucraine.

Lo scorso 2 Febbraio, nel corso del Forum per la Sicurezza di Monaco di Baviera, la Clinton – unico esponente di rilievo ad avere accettato di incontrare Janukovych – ha ricordato al Presidente ucraino come il caso Tymoshenko sia la dimostrazione a livello internazionale della svolta autoritaria impressa dal Capo di Stato di Kyiv al Paese da lui amministrato.

Il 9 Febbraio è stata la volta di Sikorski, il quale, nella Capitale ucraina, ha espresso a Janukovych le perplessità della Polonia dinnanzi a una condotta politica che, de facto, ha congelato i piani di integrazione dell’Ucraina nell’UE: un’obiettivo geopolitico – la cui realizzazione è indispensabile per l’interesse europeo e polacco – per cui Varsavia si è costantemente battuta.

Infine, gli Stati Uniti hanno ufficialmente rinsaldato l’alleanza con la Georgia per mezzo dell’incontro del 30 Gennaio tra i due Presidenti, Barack Obama e Mikheil Saakashvili. Alla Casa Bianca, il Capo di Stato USA ha promesso al collega georgiano la firma di una Carta per la Partnership Strategica, il varo di un accordo per libero scambio, e il sostegno all’ingresso di Tbilisi nella NATO.

Come evidenziato dal Capo della Fondazione Georgiana per gli Studi Strategici Internazionali, Aleksandr Rondel, l’improvvisa “riscoperta” della Georgia – e, più in generale, dell’Europa Centro-Orientale – da parte dell’Amministrazione Obama è legata alla campagna elettorale, in cui il Leader dei democratici dovrà confrontarsi con Mitt Romney.

L’esponente repubblicano a più riprese ha contestato la debolezza della politica estera dell’attuale inquilino della Casa Bianca: una ricerca ostinata del dialogo con Russia, Iran ed altre autocrazie che, come dimostrato dai fatti, è impossibile da realizzare.

Gli errori di Obama in Europa

La ripresa dei rapporti con Tbilisi, Kyiv e Varsavia segna, forse, un cambiamento nella politica estera europea di Washington: atteso da tanto tempo e, probabilmente, troppo tardivo.

La salita alla Casa Bianca dei democratici – successiva all’aggressione militare russa in Georgia, su cui l’uscente amministrazione Bush non è intervenuta per non nuocere alla corsa presidenziale del candidato repubblicano John McCain – ha comportato una minore attenzione nei confronti delle aspirazioni occidentali dell’Ucraina e della Georgia, e la revoca degli accordi già siglati dagli USA per la dislocazione degli elementi dello scudo spaziale difensivo in Polonia e Repubblica Ceca.

Per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea, le conseguenze del “disimpegno” di Obama in Europa Centro-Orientale sono state serie. Con la salita al potere di Janukovych, l’Ucraina è ripiombata nell’epoca di autoritarismo precedente alla Rivoluzione Arancione, e la Georgia – umiliata dalla presenza dell’esercito russo sul proprio territorio – ha visto allontanarsi i sogni di integrazione con l’Occidente.

La Polonia, infine – Leader dell’Europa Centrale – ha perso un prezioso appoggio per controbilanciare in Europa Francia e Germania: Paesi che, pur di soddisfare i singoli interessi nazionali – a discapito del benessere generale dell’Unione Europea – sostengono la politica di divide et impera nell’UE della Russia sul piano economico, politico ed energetico.

Matteo Cazzulani