LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Grecia da il via libera alla TAP ma guarda sempre a Gazprom

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 17, 2016

Il Governo greco approva il tratto definitivo del Gasdotto Trans Adriatico per incrementare le entrate di bilancio. Atene sempre in attesa che la Russia ripristini il Turkish Stream



Varsavia – Un progetto per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea necessario da realizzarsi sopratutto per incrementare le entrate di bilancio. Così il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è stato presentato da parte del Governo greco che, nella giornata di giovedì, 14 Gennaio, ha ufficialmente approvato l’itinerario che l’infrastruttura percorrerà nel territorio greco.

Come dichiarato dal Ministro dell’Ambiente e dell’Energia greco, Panos Skourletis,  la TAP, che transiterà attraverso 13 regioni del Paese, è un progetto necessario perché la Grecia ottenga introiti per il passaggio del gas dei quali, a giovare, saranno le finanze del Paese.

Nello specifico, la TAP è un progetto sostenuto dalla Commissione Europea per veicolare dalla Turchia all’Italia, attraverso Grecia ed Albania, gas proveniente dall’Azerbaijan da un minimo di 10 miliardi di metri cubi all’anno ad un massimo di 30 miliardi di metri cubi.

La ratio della TAP è la diminuzione della dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas da Algeria e Russia. Per questo, la TAP è stata inserita in un disegno più ampio che prevede la costruzione di un alto numero di rigassificatori in diversi Paesi dell’Unione Europea per importare gas liquefatto da Qatar, Nigeria, Egitto e, in prospettiva, dagli Stati Uniti d’America. 

Inoltre, la TAP potrebbe veicolare gas proveniente da Israele che, come dichiarato di recente dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha intenzione di avvalersi dello sfruttamento dei giacimenti Leviathan, Tamar e Dalit per esportare energia in Europa.

Nello specifico, Israele sta valutando la realizzazione di un gasdotto per collegare i giacimenti israeliani alla Turchia, dove il gas di Tel Aviv confluirebbe nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, nella TAP.

Oltre alla diversificazione delle forniture di gas secondo le linee guida della Commissione Europea, con la quale Atene intrattiene rapporti tesi, la decisione della Grecia di sostenere la TAP è da considerare come una forma di pressione che il Governo greco intende esercitare su Mosca per ottenere il rinnovo del gasdotto Turkish Stream da parte dalla Russia.

Il Turkish Stream è un gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Grecia 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso le acque territoriali della Turchia: un progetto, congelato in seguito alla recente crisi politica tra Turchia e Russia, che avrebbe messo a repentaglio la realizzazione della TAP e, con essa, buona parte del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

La Commissione Europea, del resto, ha espresso parere negativo in merito al Turkish Stream, in quanto questo progetto non è conforme al Terzo Pacchetto Energetico Europeo. Questa legge UE vieta il controllo congiunto della compravendita del gas e dei gasdotti da parte della medesima compagnia energetica, che nel caso del Turkish Stream è il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Nonostante la non conformità alle leggi UE, la Grecia ha sempre mantenuto una forte attenzione nei confronti del Turkish Stream. Il Premier greco, Alexis Tsipras, dopo essere stato tra i primi ad approvare la realizzazione del gasdotto russo, è tra i leader europei a volere fortemente la revoca delle sanzioni che l’UE ha applicato alla Russia a causa della crisi ucraina.

Da parte sua, la Russia ha dimostrato di non volere abbandonare del tutto il Turkish Stream. Come dichiarato dal Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, il gasdotto potrebbe infatti essere ripristinato come progetto prioritario per la Federazione Russa malgrado le frizioni con Turchia ed Unione Europea.

La Bulgaria lancia la concorrenza ad Atene

Un assist alla Russia è stato dato dalla Bulgaria, il cui Premier, Boyko Borysov, ha proposto la realizzazione del Bulgarian Stream: un progetto simile al Turkish Stream che permetterebbe a Gazprom di esportare il gas russo in Europa bypassando la Turchia.

Secondo quanto dichiarato dal Premier Borysov, il Bulgarian Stream consentirebbe alla Russia di veicolare il suo gas fino al terminale Balkan, che il Governo bulgaro intende realizzare per rendere la Bulgaria il principale hub di importazione di gas in Europa Centro Orientale.

Infatti, sempre secondo il Premier Borysov, il rigassificatore Balkan potrebbe servire ad importare, ed immettere nel sistema dei gasdotti dell’Europa Centrale, anche gas proveniente dall’Azerbaijan e da altri Paesi fornitori.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Su 24: Turchia e Russia senza partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2015

Il Premier turco, Ahmet Davutoglu, si accorda con il Presidente azero, Ilham Aliyev, in merito alla costruzione accelerata del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Posto in sospensione il Turkish Stream, concepito da Mosca per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa in partnership con Ankara



Varsavia – Tramonta il Turkish Stream, si accelera la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Questa è la conseguenza provocata, sul piano energetico, dall’abbattimento di un velivolo militare russo Su-24 da parte dell’esercito turco per via di uno sconfinamento non preannunciato nello spazio aereo della Turchia lo scorso 24 Novembre.

Come dichiarato dal Premier turco, Ahmet Davutoglu, durante un incontro con il Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, la realizzazione della TANAP, gasdotto progettato dal confine tra Turchia e Georgia fino allo stretto del Bosforo per veicolare da 16 a 60 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno- sarà accelerata per soddisfare la richiesta di ottenere oro blu di Baku da parte di Ankara.

La notizia del prolungamento della TANAP segue la decisione della Russia di sospendere la realizzazione del Turkish Stream, gasdotto progettato da Mosca per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo in Unione Europea attraverso il fondale del Mar Nero e la Turchia.

La fine del Turkish Stream, che secondo il Ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, è motivata dalle sanzioni che la Russia ha imposto alla Turchia in seguito all’abbattimento del velivolo militare, in realtà è legata ad un progetto fallito in partenza, dal momento che importanti frizioni tra il Cremlino ed Ankara a riguardo dell’infrastruttura non sono mancate.

Lo scorso Agosto, la Turchia ha posto la realizzazione di un solo tratto del Turkish Stream come condicio sine qua non per concedere l’imprimatur alla realizzazione dell’infrastruttura: una decisione ben lontana dai 4 tratti invece richiesti dalla Russia per centrare il vero obiettivo de gasdotto turco, ossia incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Mosca.

Infatti, il Turkish Stream è la nuova versione del Southstream, un gasdotto concepito dalla Russia per veicolare sempre 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Italia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria. 

Nonostante l’ampia coalizione di Paesi europei impegnati nella realizzazione del gasdotto, aiutata da un sodalizio tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e il colosso italiano ENI, il Southstream è stato rigettato dalla Commissione Europea perché non in linea con le leggi UE in materia di libera concorrenza.

L’Europa diversifica con la TAP

Oltre al naufragio del Turkish Stream, la buona notizia per l’Europa sta proprio nella realizzazione accelerata della TANAP che, una volta approdata sul Bosforo, sarà collegata con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Oltre alla TAP, la Commissione Europea ha dato il via alla realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America e, così, diminuire ulteriormente la già forte dipendenza dalle importazioni di oro blu dalla Russia.

Secondo indiscrezioni, anche la Turchia starebbe guardando al gas liquefatto del Qatar con un accordo che sarebbe stato firmato di recente da Ankara durante una visita del Presidente turco, Tayyip Erdogan, per aggiungere un’ulteriore fornitore di gas alternativo alla Russia -da cui l’economia turca dipende per il 50% del suo fabbisogno- dopo Azerbaijan, Iran, Algeria e Nigeria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

UNIONE EUROPEA E RUSSIA FIRMANO UNA ROAD MAP DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 25, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, e il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, impegnano Bruxelles e Mosca allo scambio di informazioni sulle attività nel settore dell’energia. I punti dirimenti, su cui Bruxelles e Mosca sono agli antipodi, rendono difficile la messa in pratica del documento.

Una tregua che mette la polvere sotto il tappeto per evitare le questioni più dirimenti, ma che presuppone aperture difficilmente realizzabili da ambo le parti. Nella giornata di venerdì, 22 Marzo, la Commissione Europea e la Federazione Russa hanno approvato una road map per la cooperazione bilaterale nel settore del gas.

Il documento, intitolato ‘Roadmap EU-Russia Energy Cooperation’, è stato firmato a margine del Summit UE-Russia di Mosca da parte del Commissario Ue all’Energia, Gunther Oettinger, e del Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak.

Come riportato dall’agenzia PAP, lo scopo del documento è la normalizzazione delle relazioni nel settore del gas tra UE e Russia per i prossimi decenni, mediante la fissazione di criteri comuni tesi a regolare i rapporti tra Bruxelles e Mosca.

La road map, che non ha valore vincolante, prevede lo scambio reciproco di informazioni relative alla strategia energetica di UE e Russia, sopratutto per quanto riguarda la creazione del mercato unico del gas da parte della Commissione Europea, e la realizzazione di nuove infrastrutture per veicolare carburante in Europa da parte della Federazione Russa.

Il documento prevede anche la promozione da parte dell’Unione Europea di investimenti russi nel settore energetico dell’Europa, ma raccomanda alla Russia il rispetto della libera concorrenza nel mercato UE, e richiede a Mosca l’apertura del suo mercato nazionale ad investimenti provenienti dal Vecchio Continente.

Nessuna menzione è stata invece fatta per quanto riguarda la questione dei contratti a lungo termine tarati sul prezzo del greggio secondo il listino mondiale, che la Russia ha imposto ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Il fatto ha provocato l’apertura, nel Settembre 2012, di un’inchiesta ufficiale da parte della Commissione Europea nei confronti del Cremlino per condotta anticoncorrenziale nel mercato UE.

Il documento prevede infine l’implementazione di tariffe elastiche, e l’introduzione del rapporto diretto tra fornitore e cliente del mercato dell’energia.

Nonostante gli intenti, la road map è difficilmente realizzabile, in quanto sia l’Unione Europea che la Russia mantengono posizioni divergenti sulla maggior parte delle questioni.

Per quanto riguarda la liberalizzazione del mercato del gas UE, la Commissione Europea è determinata ad unificare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione, e a liberalizzare il settore per evitare la creazione di monopoli.

Inoltre, Bruxelles è impegnata nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas per limitare la forte dipendenza dalla Russia -ad oggi pari al 40% del fabbisogno continentale complessivo- mediante l’importazione diretta di gas da Azerbaijan, Turkmenistan e Iraq, e la ricezione di LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Dal canto suo, la Russia punta a mantenere il monopolio del monopolista statale russo, Gazprom, nel mercato europeo, mediante la gestione congiunta della compravendita del gas e della sua distribuzione in UE.

Mosca ha avviato una politica contrattuale tesa alla concessione di sconti ai Paesi dell’Europa Occidentale per assicurarsi il sostegno delle cancellerie dell’Ovest dell’UE ai piani egemonici di Gazprom nel Vecchio Continente, come avvenuto per il NordStream.

Questo gasdotto è stato costruito dalla Russia nel 2012 sul fondale del Mar Nero per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas direttamente in Germania per isolare Polonia, Paesi Baltici e il resto degli Stati dell’Europa Centro-Orientale dalle relazioni del gas tra Mosca e l’Europa.

Nonostante le perplessità della Commissione Europea, il NordStream è stato realizzato con il sostegno politico di Germania, Francia e Olanda: Paesi UE che hanno anteposto il rapporto bilaterale con la Russia alle direttive dell’Unione Europea.

Inoltre, la Russia difficilmente erogherà informazioni riguardanti le infrastrutture progettate per veicolare gas in Europa, come finora dimostrato in occasione della realizzazione del Southstream.

Il gasdotto che impedisce un’Europa energicamente indipendente e sicura

Noto anche come ‘Gasdotto Ortodosso’, il Southstream è concepito per rifornire l’Europa di 63 miliardi di metri cubi di gas russo, partendo dalle coste della Federazione Russa fino all’Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il Southstream permette alla Russia di incrementata la dipendenza UE dalle forniture di gas russo, e consente a Mosca di bloccare i progetti varati dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Sul Gasdotto Ortodosso, Mosca non ha mai riferito alla Commissione Europea riguardo allo stato di avanzamento del progetto, ed ha avviato la realizzazione dell’infrastruttura basandosi su accordi bilaterali tra Gazprom -ente controllato direttamente dal Cremlino- e i singoli Paesi UE.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA AGISCE SU DUE FRONTI PARALLELI

Posted in Guerra del gas, Russia by matteocazzulani on March 19, 2013

Il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, presenta il piano di espansione di Mosca in Asia mediante l’oro blu liquefatto. in Europa, il Cremlino punta sul controllo dei gasdotti

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Cambiano gli equilibri mondiali e con essi anche la strategia energetica della Russia, che guarda ora ad Est con il gas liquefatto, e ad Ovest con i gasdotti. Nella giornata di lunedì, 18 Marzo, il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, ha dichiarato la volontà da parte della Russia di implementare l’esportazione di gas liquefatto verso l’Asia: continente divenuto centrale nella politica economica globale, ad oggi sprovvisto di gasdotti che permettono l’esportazione di carburante dalla federazione Russa.

Il Ministro Novak ha inoltre aggiunto che l’implementazione delle esportazioni di gas liquefatto prevede la liberalizzazione del settore, ad oggi controllato dal monopolista statale dell’oro blu, Gazprom.

Oltre alla seconda compagnia del gas russa, Novatek, in corsa per la conquista del mercato asiatico c’è anche il monopolista statale del greggio, Rosneft: prima Oil Company che, di recente, ha avviato una stretta cooperazione con enti sudcoreani e giapponesi.

Ad oggi, la Russia ha relazioni difficili con i Paesi del Continente asiatico. Oltre alla partnership con il Giappone, e a rapporti stretti con il Vietnam, Mosca sta cercando di avviare una collaborazione con la Cina mediante la firma di un accordo già preparato per incrementare le esportazioni di oro blu siberiano in territorio cinese.

L’attenzione rivolta dalla Russia all’Asia è dettata dal crescente ruolo ottenuto nel Continente dagli Stati Uniti d’America che, con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale – gas presente in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- hanno rafforzato la presenza in India, Corea del Sud, Singapore, ed Indonesia.

Differentemente che ad Est, ad Ovest la Russia si avvale dei gasdotti per contrastare un altro concorrente di Mosca nel mercato globale: l’Unione Europea.

Come riportato al Baltic Course dal Ministro degli Esteri britannico, William Hague, all’ordine del giorno dell’incontro tra i capi della diplomazia ed i titolari dei dicasteri della difesa di Gran Bretagna e Russia è in programma il prolungamento in Inghilterra del Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste russe direttamente alla Germania, e, così, bypassare Polonia, Paesi Baltici e il resto degli Stati dell’Europa Centrale.

Offensiva russa all’Ucraina

Di recente, il giornale russo Kommersant” ha riportato un’indiscrezione secondo cui la Russia sarebbe anche pronta a rilevare il controllo dei gasdotti dell’Ucraina mediante la creazione di un consorzio per la gestione delle condutture ucraine gestito al 50% da Mosca e Kyiv, ma de facto controllato al Cremlino.

L’operazione è una soluzione che la Russia ha proposto all’Ucraina in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas, che, ad oggi, impegnano Kyiv a pagare a Mosca 260 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Il controllo del Cremlino sui gasdotti ucraini, quasi certo in virtù dell’estrema necessità di Kyiv di ridurre le tariffe per il 90% del gas importato, ha conseguenze serie per l’Unione Europea, in quanto Mosca potrebbe controllare l’intero sistema di distribuzione del gas senza più la presenza di Stati indipendenti tra Russia e UE.

Lo scenario comporterebbe ad un’Unione Europea ancora priva di una comune politica energetica ed estera, e dipendente dal gas russo per il 40% del suo fabbisogno, l’esposizione diretta alle condizioni dettate dalla Russia, senza potere più contare su Stati intermediari obbligati, per contratto, a garantire il flusso di oro blu in Europa, come finora è stata l’Ucraina.

Matteo Cazzulani

CALA LA PRODUZIONE DI GAS IN RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 8, 2013

Nonostante il decremento dell’esportazione dell’oro blu russo, l’Europa è sempre più legata alle forniture di Mosca. La politica energetica del Cremlino punta a mantenere l’UE dipendente dai gasdotti che veicolano carburante attraverso la Russia

Il presidente russo, Vladimir Putin

Il presidente russo, Vladimir Putin

Sul gas arretra la produzione della Russia ed aumenta il transito attraverso la Turchia. Come riportato dal potale WNP, stime ufficiali hanno certificato un calo della produzione di gas da parte dei giacimenti russi, che nel 2012 hanno prodotto 655 Miliardi di metri cubi di oro blu: il 2,9% in meno rispetto al 2011.

Il calo della produzione di gas in Russia, confermato alla RIA Novosti già il 20 di Novembre dal Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, ha influito anche sul decremento delle esportazioni: per questo, il dato può avere risvolti importanti per quanto riguarda la politica energetica di Mosca nei confronti dell’Europa, che dipende dal gas di Mosca per il 40% cerca del proprio fabbisogno.

Per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha stretto contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’Europa Occidentale in cambio di relativi sconti sulle tariffe per il carburante importato.

Inoltre, il Cremlino ha provveduto alla realizzazione di due gasdotti sottomarini per accrescere la dipendenza dell’Europa dai rifornimenti di Mosca: il Nordstream – costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno direttamente la Germania, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici – e il Southstream – progettato per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi di gas russo dalle coste meridionali della Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Dinnanzi al calo della produzione di gas, e quindi della sua esportazione verso Occidente, la Russia ha puntato sul mantenimento dell’Europa in uno stato di forte dipendenza infrastrutturale dal carburante veicolato dal territorio russo.

Una volta che sarà drasticamente calata la quantità di gas estratta dai propri giacimenti, Mosca rimarrebbe per l’UE l’unico Paese di transito dell’oro blu proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan.

Ad avvalorare questa teoria è il comportamento della stessa Russia che, coadiuvata da alcune cancellerie europee – Germania e Francia – e da potentati energetici del Vecchio Continente – i colossi francese Suez Gaz de France ed italiano ENI – sta cercando di bloccare il piano varato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan e Turkmenistan attraverso la costruzione di due gasdotti: il Nabucco – progettato per trasportare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia occidentale attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria – e il Gasdotto Trans Adriatico – TAP, concepito per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

In aggiunta alla costruzione di gasdotti per il trasporto di gas da Azerbaijan e Turkmenistan – la Commissione Europea ha già siglato un pre-accordo per lo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz – Bruxelles ha anche disposto la costruzione di un alto numero di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu da quasi monopolio della Russia.

Significativo è anche il comportamento assunto dalla Cina, che, per soddisfare la crescente domanda di energia, anziché alla Russia ha preferito rivolgersi al Turkmenistan, con cui Pechino ha siglato un accordo per l’importazione diretta di oro blu, ed ha ottenuto l’acquisizione da parte di enti cinesi di azioni in alcuni dei principali giacimenti di oro blu turkmeni.

La Turchia aiuta l’UE

Differentemente dalla Russia, a dare un aiuto concreto alla politica energetica della Commissione Europea è la Turchia che, con la costruzione del Gasdotto Trans Anatolico – TANAP, conduttura progettata in partnership con l’Azerbaijan per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero dalla Georgia alla Turchia europea – consente la messa in sicurezza dei rifornimenti di oro blu per il Nabucco e la TAP.

Inoltre, come riportato da Natural Gas Asia, Ankara ha diversificato le proprie forniture di gas, finora legate a Russia e Iran, firmando un importante accordo per l’importazione di 6 miliardi di metri cubi di gas liquefatto dall’Algeria per i prossimi 10 anni.

In aggiunta, come riportato dalla Reuters, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, ha avviato trattative con il Qatar per la costruzione di un rigassificatore nel Mar Egeo per l’importazione di altri 6 Miliardi di metri cubi di gas, destinati non solo al mercato interno della Turchia, ma anche all’esportazione in Bulgaria, Grecia, e nel resto dell’UE.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA NON VUOLE RISPETTARE LA LEGGE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 16, 2012

Il Ministro del’Energia russo, Alexander Novak, chiede l’esenzione dal Terzo pacchetto Energetico UE per il Nordstream, il Southstream, e tutti i gasdotti deputati al trasporto del gas russo in Europa. Le obiezioni della Commissione Europea alla politica anti-concorrenziale del Cremlino

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In Europa esistono certe regole, ma la Russia vuole un’eccezione per i suoi gasdotti. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Ministro dell’Energia della Federazione Russa, Alexandr Novak, ha chiesto alla Commissione Europea l’esenzione del Southstream e del Nordstream dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

Secondo Il Ministro Novak, i due gasdotti che la Russia ha pianificato per aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca possono essere esclusi dalla legislazione UE tramite un accordo sovranazionale tra Bruxelles e il Cremlino, sul quale presto saranno avviati colloqui.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è una legge dell’Unione Europea che prevede la liberalizzazione del mercato del gas nei 27 Paesi UE, più Ucraina e Moldova. Inoltre, esso vieta l’impossibilità da parte del medesimo ente di controllare sia la compravendita del gas, che il suo trasporto attraverso i gasdotti ubicati in territorio UE.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è stato avversato dal monopolista statale russo, Gazprom, che oltre a controllare il 40% delle forniture di gas all’UE, mira all’ottenimento del controllo diretto e indiretto dei gasdotti nazionali di alcuni dei Paesi dell’Unione.

Nel Febbraio 2011, la Russia ha realizzato il Nordstream: gasdotto, posseduto da Gazprom, realizzato sul fondale del Mar Baltico per rifornire 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente la Germania, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

Il 7 Dicembre 2012, Gazprom ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto che rifornisce l’Austria di 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno transitando per il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

La Commissione Europea ha più volte criticato i due gasdotti della Russia, in quanto essi sono posseduti per più della metà delle azioni da Gazprom: il medesimo ente che rifornisce di gas sia il Nordstream che il Southstream.

Nel Settembre 2012, La Commissione Europea ha anche aperto un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale nel mercato UE.

Il monopolista russo ha applicato tariffe di gran lunga più alte per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, mentre ha concesso sconti sul gas venduto a Germania, Francia e Olanda, in cambio della fedeltà politica di Berlino, Parigi e Amsterdam alla realizzazione del Nordstream e del Southstream.

Un attentato alla sicurezza nazionale dei Paesi UE

La proposta di Novak di escludere i gasdotti russi dal Terzo Pacchetto Energetico UE rappresenta un’offensiva con un obiettivo ben lontano dalla situazione inerente ai soli Nordstream e Southstream.

Come riportato dalla UNIAN, il Ministro dell’Energia russo ha richiesto di estendere l’esenzione dalla legge UE anche ai gasdotti OPAL e NEL: due condutture che veicolano il gas russo approdato in Germania attraverso il Nordstream nel cuore dell’Europa.

L’obiettivo della Russia è quello di permettere a Gazprom – ente posseduto dal Cremlino – di controllare, oltre alla compravendita di gas in UE, anche tutte le infrastrutture attraverso le quali le forniture russe sono distribuite in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tale situazione avrebbe risvolti catastrofici per l’Unione Europea. Essa non solo renderebbe impossibile l’indipendenza energetica di Bruxelles da Mosca, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE.

Matteo Cazzulani

Champions’ League e Ministro Passera: continua l’imperialismo energetico di Gazprom in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 12, 2012

Il monopolista del gas russo ottiene la sponsorizzazione della Coppa dei Campioni e della Supercoppa UEFA, e incassa il sostegno del Governo Monti per la realizzazione del Southstream. La contrarietà dell’Unione Europea alla posizione russo-italiana, in pieno contrasto con l’interesse di Bruxelles.

Nuoceremo all’interesse generale europeo e contrasteremo il principio della libera concorrenza, ma in compenso avremo forniture dirette di gas e un lauto finanziamento al calcio, che per l’italiano medio rappresenta una quasi religione. Nella giornata di lunedì, 9 Luglio, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha firmato un accordo con l’UEFA per la sponsorizzazione della Champions’ League dal 2012 al 2015.

L’accordo, che prevede la sponsorizzazione da parte del monopolista russo anche della Supercoppa UEFA dal 2012 al 2014, prevede da parte di Gazprom il versamento di un’ingente quota per l’ottenimento del diritto di accompagnare al nome della più importante competizione calcistica per club quello dell’ente monopolista russo, così come finora fatto da importanti sponsor come la MasterCard.

Come dichiarato all’agenzia Interfax dal Capo di Gazprom, Aleksej Miller, la decisione di sponsorizzare la Coppa dei Campioni e legata a una logica aziendale orientata al miglioramento dell’immagine di Gazprom in Europa. Negli anni passati, tale meta ha portato il monopolista russo a investire nel campionato tedesco con l’ottenimento dei diritti di sponsor sulla squadra tedesca Schalke 04.

Il fatto che Gazprom sponsorizzi il Campionato europeo per club suona come un paradosso. Il monopolista russo e infatti il braccio armato di cui il Cremlino si serve per espandere la propria egemonia politica sull’Europa Centro-Orientale, al punto da essere il principale attore economico contrario alla realizzazione dei piani di indipendenza energetica dell’Unione Europea, che per diminuire l’alta dipendenza dal gas di Mosca del Vecchio Continente ha approntato un piano per lo sfruttamento dei giacimenti di oro blu nel centro Asia.

Nello specifico, i russi hanno approntato la costruzione del Southstream: un gasdotto costruito sul fondale del Mar Nero per rifornire del gas di Mosca direttamente i Paesi dell’Europa Occidentale, ed impossibilitare la realizzazione di simili progetti da parte dell’Unione Europea, come il Nabucco e il sistema AGRI.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione prevede la costruzione di una conduttura per trasportare l’oro blu azero e turkmeno dalla Turchia all’Austria attraverso Romania e Ungheria. L’AGRI invece preventiva l’importazione di gas dal Centro Asia fino alla Georgia, poi via mare fino alla Romania.

A dare una mani ai russi nei loro progetti energetici contrari all’interesse generale europeo e l’Italia, che nella giornata di mercoledì, 11 Luglio, ha dichiarato il pieno appoggio al Southstream. Durante un incontro a Mosca con il Ministro dell’Energia russo, Andrej Novak, il Titolare del Dicastero dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha implementato le relazioni italo-russe per la costruzione del Southstream.

Su richiesta dalla parte russa, Passera ha promesso di impegnarsi in sede europea per concedere al Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream, di cui il colosso italiano ENI possiede il 20% della proprietà – nonostante la Commissione Europea abbia a più riprese espresso la totale contrarietà a un progetto che rafforza un monopolio pericoloso per l’indipendenza energetica del Vecchio Continente e la sicurezza nazionale dei singoli Paesi UE ad esso strettamente collegata.

“Sosterremo con forza il Southstream perché l’ENI ha in esso una cospicua compartecipazione” ha dichiarato Passera, come riportato dall’agenzia Rusenergy. “Le compagnie russe e italiane lavoreranno per migliorare la situazione economica in Europa. Bruxelles ha bisogno di stabilita” ha sottolineato Novak.

La crisi politica romena mette in forse i progetti energetici di Bruxelles

Oltre all’Italia, a contribuire all’affossamento dei piani dell’Unione Europea – e a sostenere la politica energetica della Russia, mirante al mantenimento dell’egemonia politica sulla parte Centro-Orientale dell’UE – e anche la Romania. Bucarest e stata tra i principali sostenitori del Nabucco e della realizzazione del consorzio AGRI, mai recenti mutamenti politici hanno comportato un raffreddamento dell’entusiasmo romeno riposto nei confronti dei due progetti concepiti a garanzia dell’indipendenza energetica europea.

Il governo di centrosinistra del Premier Victor Ponta, che ha avviato un procedura di impeachment nei confronti del Presidente Traian Basescu, ha infatti congelato gli investimenti della Romania nel Nabucco e nell’AGRI promossi dal precedente esecutivo di centrodestra, e ha posto una moratoria alle indagini per l’individuazione di giacimenti di gas naturale al largo delle coste romene del Mar Nero voluta dal Capo dello Stato.

Come rilevato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, la posizione di Bucarest rischia di rallentare la realizzazione dei progetti UE per la diversificazione delle forniture di oro blu, al punto che profonda preoccupazione per i mutamenti politici in Romania – su cui permangono forti dubbi inerenti alla sua regolarità in base alla Costituzione – e stata espressa dalle Autorità dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Matteo Cazzulani