LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: crisi di Governo tra Parlamento, Premier e Presidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 22, 2015

L’opposizione del Partito di Yulia Tymoshenko al bilancio e le frizioni tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Poroshenko sulla lotta alla corruzione stanno minando la compattezza della coalizione filo occidentale. L’ex-Presidente georgiano Saakashvili verso un proprio Partito



Varsavia – Spesso, i numeri sono associati con la perdita del senno, e così è per quanto riguarda l’Ucraina, dove la coalizione filo occidentale di Governo sorta dopo la Rivoluzione della Dignità -processo democratico nel 2015 che ha posto fine al regime di Viktor Yanukovych- e le seguenti Elezioni Presidenziali e Parlamentari rischia di crollare sull’approvazione del bilancio statale.

Nella giornata di giovedì, 17 Dicembre, il Parlamento ucraino ha congelato l’approvazione di un bilancio che prevede, oltre ad un’entrata di 601 miliardi di Hryvne ed un’uscita di 674 Miliardi di Hryvne, il rafforzamento dell’esercito e l’incremento degli armonizzatori sociali al 19%.

Le priorità del bilancio, presentate dal Premier, Arseniy Yatsenyuk, hanno trovato il pieno sostegno del Fronte Popolare -la forza politica di Yatsenyuk- e del Blocco Poroshenko -il Partito del Presidente ucraino, Petro Poroshenko- ma non sono piaciute ad una parte consistente della maggioranza. Minacciando una mozione di sfiducia per il Governo, la leader del Partito Batkivshchyna, Yulia Tymoshenko, ha contestato la mancata protezione delle pensioni dall’inflazione e i troppo scarsi finanziamenti alla cultura.

Pronta a quella che appare come una vera e propria crisi politica è stata la risposta del Presidente Poroshenko e del Premier Yatsenyuk che, in una nota congiunta assieme al Presidente del Parlamento, Volodymyr Hroysman, hanno ribadito la continuazione dei lavori della coalizione per raggiungere gli obiettivi prefissati, tra i quali l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Euroatlantica.

A sua volta, il Capogruppo del Blocco Poroshenko, Yuri Lutsenko, ha ribadito la compattezza della maggioranza, minimalizzando l’opposizione della Tymoshenko al bilancio. Tuttavia, più che dalla Tymoshenko -che assieme a Lutsenko è stata la principale dissidente al regime di Yanukovych- la vera e propria destabilizzazione della maggioranza proviene dallo scontro in essere tra il Fronte Popolare e il Blocco Poroshenko e, più in generale, tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Presidenziale. 

Le frizioni tra le due realtà sono emerse con un litigio nel corso di una riunione del Consiglio per le Riforme -un organismo composto da Ministri e Governatori, presieduto dal Presidente Poroshenko- tra il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, e il Governatore di Odessa, Mikheil Saakashvili, che si sono accusati reciprocamente di corruzione, arrivando al lancio di una bottiglia d’acqua e allo scambio di apprezzamenti poco cordiali.

Avakov, esponente dell’entourage del Premier, ha reagito con durezza alle accuse di corruzione che Saakashvili, ex-Presidente della Georgia e stretto alleato del Presidente Poroshenko, ha rivolto a Yatsenyuk facendo riferimento ai legami del Capo del Fronte Popolare con oligarchi del calibro di Mykola Martynenko, Ihor Kolomoisky e Rinat Akhmetov -quest’ultimo già sponsor del regime Yanukovych.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Saakashvili, che in occasione dello scontro con Avakov e Yatsenyuk ha ottenuto l’appoggio del Presidente Poroshenko, non ha perso tempo e, già nella giornata di Domenica, 20 Dicembre, ha raccolto alcuni deputati del Blocco Poroshenko e del Partito Samopomich -altra forza della maggioranza- in una cena che, secondo autorevoli commentatori, segna il primo passo verso la creazione di un Partito dell’ex-Presidente georgiano.

Turchynov verso il Premierato

Secondo ipotesi molto accreditate, Saakashvili, in ascesa di gradimento come certificano i principali sondaggi, ambirebbe ad una nomina governativa come Vice Premier con delega all’Integrazione Europea, anche se tale passo appare difficile da essere realizzato per due ragioni.

In primis, per la nomina di Saakashvili mancherebbero i voti in Parlamento, ed una sua candidatura forzata da parte del Presidente Poroshenko porterebbe inevitabilmente ad un crollo della coalizione di Governo, costringendo il Blocco Poroshenko a cercare alleati nel Blocco dell’Opposizione, creatura politica filorussa sorta sulle ceneri del Partito delle Regioni di Yanukovych.

In secondo luogo, l’alleanza tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Presidenziale è vista come garanzia di stabilità da parte del Fondo Monetario Internazionale, al quale l’Ucraina è legata da un ingente debito.

Per questa ragione, è molto accreditata l’ipotesi, riportata da Radio Liberty, secondo la quale Poroshenko, in cerca di un sostituto per Yatsenyuk, in caduta libera nei sondaggi, starebbe optando per il Capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov.

Già Presidente ad interim e Speaker del Parlamento, e ancor prima Vice Premier e Premier ad interim dopo il dimissionamento di Yulia Tymoshenko per mano di Yanukovych nel 2010, Turchynov è esponente di spicco del Fronte Popolare, nonché personalità vicina al Premier Yatsenyuk.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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“Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”. Intervista con l’autore Matteo Cazzulani su Radio Liberty

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 16, 2014

Roma – “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”: questo titolo è appena uscito in Italia. L’autore è il giovane analista politico milanese Matteo Cazzulani, che ha seguito il noto processo nel 2011 a Kyiv. Questo saggio-documentativo tratta anche delle Guerre del Gas tra Ucraina e Russia, della giustizia selettiva e dell’autoritarismo in Ucraina dimostrato dalla persecuzione del politico ucraino più noto in occidente. Nello stesso tempo, come sottolinea l’autore a Radio Liberty, il saggio non è un panegirico.

-Essendo stato Lei diretto osservatore del processo a Yulia Tymoshenko, come lo descrive?

“Questo processo è definibile come un Autodafé politico, ossia la pratica che ha portato gli integralisti cattolici a mandare al rogo gli ‘eretici’ in Spagna e Portogallo tra il XVI e il XVII secolo. Il processo a Yulia Tymoshenko è stato uno dei tanti Autodafé politici di cui si è servito Yanukovych [l’ex-Presidente ucraino, n.d.t.] per eliminare i suoi oppositori politici. Da un lato, il processo a Yulia Tymoshenko ha fiaccato il desiderio di giustizia e la capacità di reazione alle ingiustizie del popolo ucraino. Solo con il peggioramento della situazione interna e la mancata volontà di Yanukovych di formare l’accordo di associazione con l’UE, il popolo ucraino si è finalmente rivoltato, dando origine al nuovo Maidan”.

Alcuni ucraini ritengono che l’incarceramento dell’ex-Premier Tymoshenko ha giocato a suo favore, poiché altrimenti ci si sarebbe presto dimenticati di lei. Cosa ne pensa?

“Non credo che il processo abbia giovato a favore di Yulia Tymoshenko. È ovvio che oggi oggi lei è nota per essere la principale vittima della repressione del regime di Yanukovych, ma questa ‘gloria’ le è stata regalata dallo stesso Yanukovych in maniera inconsapevole. L’ex-Presidente non aveva lo scopo di rafforzare l’immagine della sua concorrente, ma secondo me ha agito in maniera impulsiva e incomprensibile, e così ha finito per rafforzare quella sua principale oppositrice che lui stesso voleva eliminare dalla politica per via giudiziaria”.

-Secondo i fatti descritti nel libro, Yulia Tymoshenko viene rappresentata come una donna decisa e coraggiosa in una società fortemente patriarcale e corrotta. Non è che Lei ha mitizzato un PO’ troppo la sua immagine?

“Il mio libro non è un panegirico di Yulia Tymoshenko. Io mi soffermo sul processo politico che ho osservato con i miei occhi e che ho analizzato in maniera approfondita. È così che Yulia Tymoshenko emerge essere una vittima di un processo politico. Tuttavia, tra le righe sostengo che nei confronti di Yulia Tymoshenko solamente in nuovo processo può appurare quanto effettivamente è avvenuto, anche se il mio obiettivo è solamente quello di presentare la violazione dei diritti umani durante l’era di Yanukovych. Quando alcuni media italiani definiscono ‘nazisti’ gli ucraini che si battono contro un regime autoritario sul Maidan, io dimostro che i veri nazisti sono semmai coloro che hanno sbattuto in galera gli oppositori politici”.

– Il Maidan di Kyiv ha liberato Yulia Tymoshenko ma non la ha accettata come sua leader. Che è successo? In che cosa ha sbagliato l’ex-Premier?

“Yulia Tymoshenko ha attuato una politica troppo personalistica, e non è stata abbastanza attenta al suo passato e, sopratutto, non ha fatto abbastanza chiarezza sui suoi passati legami con Pavlo Lazarenko. È normale che, come accade a tutti i politici carismatici, Yulia a Tymoshenko o la si ama, o la si odia. Ed è naturale che, dal momento in cui questo politico rimane per molto tempo al di fuori della vita politica reale, in scena appaiono nuovi leader e, purtroppo, il popolo dimentica troppo in fretta la sua precedente guida”.

– Dopo la liberazione, Yulia Tymoshenko ha perso una grossa fetta del suo elettorato, al punto che per la seconda volta ha perso le elezioni presidenziali. Come giudica le chance del suo partito nelle prossime elezioni parlamentari?

“Penso che il suo partito otterrà un’alta percentuale di consensi alle elezioni. Yulia Tymoshenko è in grande forma, è molto ben preparata e fa bene a puntare su due precisi punti nella sua campagna elettorale: integrazione dell’Ucraina nella NATO, e rafforzamento delle relazioni diplomatiche con i Paesi dell’Occidente al fine di rafforzare la posizione dell’Ucraina nella Comunità Euro atlantica. Credo che il suo Partito otterrà abbastanza voti da avere un forte peso in Parlamento e persino da ottenere almeno due posti nel Governo, tra cui il Ministero dell’Energia”.

– Ha avuto difficoltà a pubblicare questo libro in Italia. Perché?

“La maggior parte delle case editrici alle quali mi sono rivolto non ha ritenuto interessante pubblicare un libro sull’Ucraina e sulla violazione dei diritti umani rappresentata dal caso di Yulia Tymoshenko. Ciò mi lascia perplesso, poiché la storia che racconto non è inventata, ma presento ai lettori italiani fatti reali che hanno ripercussioni su tutta l’Europa. Spesso sono accreditato come una persona che sa tanto di Ucraina, e questo fa si che io possa ricoprire solo posti ‘di nicchia’ perché non rispetto certi ‘criteri’ tanto in voga in Italia, dove se ti occupi di Ucraina devi sempre tirare in ballo anche la Russia: parlare solo di Ucraina è pressoché impossibile.
Tuttavia, nel libro argomento che parlare della violazione dei diritti umani in Ucraina non è affatto una posizione anti-russa, anzi, ritengo che ciò sia molto ‘filo-russo’. Il processo di rafforzamento della democrazia in Ucraina si sviluppa molto lentamente, ma è destinato a interessare anche la Russia. C’è la speranza che anche questo Paese, la Russia, diventi un giorno anch’essa libera e democratica.

Con Matteo Cazzulani ha conversato Natalia Kudryk di Radio Liberty

Versione testuale dell’intervista qui

Versione audio del l’intervista qui

“Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko è acquistabile a questo link

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Ucraina: Poroshenko in USA e Canada nel solco dell’Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 19, 2014

Durante il suo discorso al Congresso a Camere riunite, il Presidente ucraino attinge a piene mani della dottrina dell’Internazionalismo Liberale: richiede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, aiuti per realizzare le riforme, armi e lo status di alleato NATO per Kyiv. Presso il Parlamento canadese, Poroshenko dichiara l’inizio di un percorso inarrestabile verso l’Europa

Wilsoniano, Kennediano, Reaganiano e Clintoniano negli Stati Uniti d’America, Churchilliano, invece, in Canada. Queste sono le caratteristiche dimostrate dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, durante i discorsi ufficiali al Congresso USA e al Parlamento canadese, entrambi riuniti a camere congiunte per audire il Capo di Stato dell’Ucraina.

Al Congresso, Poroshenko ha esposto le richieste dell’Ucraina all’alleato statunitense attingendo a piene mani dall’Internazionalismo Liberale: dottrina geopolitica, seguita da moltissimi tra i Presidenti che dal 1918 si sono succeduti alla Casa Bianca, che postula lo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo come condizione necessaria a garanzia della sicurezza dell’intera Comunità Atlantica.

Con l’appello agli USA a mantenere l’impegno di rispettare l’integrità territoriale ucraina sancita nel Memorandum di Budapest del 1994 -con cui USA, Gran Bretagna e Russia hanno riconosciuto l’invio l’abilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia da parte di Kyiv alle armi nucleari- e con la richiesta al Congresso di applicare ulteriori sanzioni alla Russia in reazione all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina, Poroshenko si è rifatto alla dottrina del Presidente Woodrow Wilson.

Questo Presidente, il “padre” della dottrina dell’Internazionalismo Liberale di appartenenza democratica, nel primo dopoguerra ha ritenuto necessario per la sicurezza degli Stati Uniti adoperarsi ad ogni costo per garantire la Libertà e il rispetto dello Stato di Diritto nel Mondo.

Poroshenko ha poi richiesto al Congresso investimenti affinché l’Ucraina riesca ad attuare riforme in campo economico e giudiziario necessario per approvare riforme importanti finalizzate a soverchiare la corruzione e a garantire la giustizia sociale sulle Rive del Dnipro.

Questo appello ricalca la posizione di John Fitzgerald Kennedy, il Presidente USA di orientamento democratico che, nel solco della tradizione dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Sessanta ha postulato la realizzazione della Comunità per il Progresso: un’alleanza tra i popoli della terra, iniziando da quelli della Comunità Atlantica, per garantire nel Mondo pace e giustizia sociale come mezzo per rafforzare la Democrazia e garantire la Libertà.

Durante il suo discorso, Poroshenko ha anche richiesto agli USA di fornire aiuti di carattere logistico e militare per consentire all’Ucraina di difendersi in maniera adeguata dall’aggressione militare della Russia, dichiarando che gli ucraini vogliono la pace, e che la battaglia per la Libertà sta comportando per Kyiv un prezzo enorme.

Questa richiesta ha scaldato i cuori dell’ala repubblicana del Congresso, in quanto ha attinto a piene mani dalla dottrina del Presidente Ronald Reagan, che, sempre nel solco dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Ottanta ha postulato la necessità per il Mondo libero occidentale, di combattere a tutto campo per la difesa della Democrazia, anche per mezzo di un considerevole riarmo.

Infine, Poroshenko ha attinto dall’orientamento del Presidente democratico Bill Clinton che, negli anni Novanta, sempre facendo riferimento alla dottrina wilsoniana, ha postulato la riforma della NATO dopo la caduta dell’Unione Sovietica da patto a garanzia della sicurezza della comunità Euroatlantica ad alleanza impegnata nello sviluppo e nella tutela della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà nel Mondo.

Poroshenko, nel suo discorso, si è infatti appellato al Congresso affinché gli USA riconoscessero all’Ucraina lo status di “alleato speciale” della NATO: una carica, concessa già ad Israele, Argentina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia e Kuwait, che garantisce ai Paesi che la possiedono aiuti da parte dell’Alleanza Atlantica in caso di aggressione militare.

Prima del discorso al Congresso, Poroshenko ha parlato presso il Parlamento del Canada, un Paese tradizionalmente vicino all’Ucraina per via della consistente diaspora ucraina, che da circa un secolo vive pienamente integrata nel tessuto sociale canadese.

Dopo avere sottolineato come l’Ucraina abbia intrapreso un percorso verso l’Europa oramai inarrestabile, Poroshenko ha citato l’ex-Primo Ministro britannico Wiston Churchill nell’elogiare il difficile compito avuto dal politico inglese durante la Seconda Guerra Mondiale di frenare il nazismo dovendo guardarsi anche dal rafforzamento dei sovietici.

Il Presidente ucraino ha inoltre citato Churchill anche per condividere l’apprezzamento per il Canada come Paese impegnato nel rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo che il Primo Ministro della Gran Bretagna ha espresso a più riprese.

Aiuti finanziari e militari

I discorsi di Poroshenko in USA e Canada hanno portato a risultati contrastanti. In USA, come riportato da Radio Liberty il Senato, presso la Commissione Esteri, ha approvato un progetto di legge per riconoscere all’Ucraina lo status di alleato della NATO e armamenti per una quantità di 350 Dollari.

Nonostante il voto del Senato, come riportato dalla CNN, il Presidente USA, Barack Obama, ha dichiarato che il riconoscimento dello status di alleato NATO all’Ucraina non sia necessario, in quanto la cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e Kyiv è già a un livello superiore rispetto a quello con l’Argentina e gli altri Paesi che godono dello status richiesto dal Presidente Poroshenko.

Da parte sua, come riportato dalla Cancelleria del Capo del Governo, il Premier canadese, Stephen Harper, ha promesso l’implementazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina per i settori dell’energia, dell’agricoltura, della tecnologia e della realizzazione di macchinari.

Il Canada ha poi concesso un prestito di 200 Milioni di Dollari che l’Ucraina è chiamata ad utilizzare per il rafforzamento della sua economia, e a restituire nei prossimi 5 anni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Polonia, Ucraina e Bielorussia un’unica koiné lessicale dell’Europa: una prova linguistica per demistificare la propaganda della Russia di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 11, 2014

Se una mattina -Rano in polacco, Ranok in ucraino, Ranitsa in bielorusso, ma Utro in russo- volete un cappuccino, o meglio una frittata di uova -per stare alle tradizioni alimentari del luogo- in Polonia vi fate uno Sniadanie -colazione- che in Ucraina si chiama Snidanok, in Bielorussia Snyadania, mentre in russo è Zavtrak.

Se poi, dopo l’abbondante colazione -e non può essere diversamente in Europa Centro-Orientale- vi recate al lavoro, magari in auto, allora ecco che potreste trovarvi immersi nel Ruch, in polacco, che è Rukh anche in ucraino e in bielorusso, ma che in russo è Dvyzheniye.

Il Lavoro, appunto: grande tema di attualità e spinosa questione, sopratutto per i giovani in Italia. In polacco si dice Praca, in ucraino Pratsya, in bielorusso Pratsa, mentre in russo è Trud.

Questa, in sintesi, è una tabella pubblicata dalla sezione bielorussa di Radio Liberty sul suo account Facebook nella giornata di martedì, 10 Giugno, da cui, ad esempio, si evince che ‘scoppio’ in polacco, ucraino e bielorusso si dice Vybuch, mente in russo è Zriv, ‘bene’ si dice Dobrze in polacco, Dobro e Dobra in ucraino e bielorusso, ma Khorosho in russo, e ‘tassa’ è Podatek in polacco, Podatok in ucraino, Padatak in bielorusso, e Nalog in russo.

Lo scopo dell’immagine è quello di mostrare come Polonia, Ucraina e Bielorussia hanno molto più in comune sul piano culturale e storico di quanto gli europei occidentali, bombardati da secoli di propaganda russa, oggi possano immaginare.

Infatti, la comunanza lessicale di queste tre lingue slave -una, il polacco, appartenente al ceppo occidentale, le altre due appartenente a quello orientale- testimonia un passato comune di cui poco si sa e si vuole parlare sopratutto in quei Paesi, come Italia e Francia, in cui è comodo accettare la vulgata secondo cui ucraini e bielorussi sarebbero cugini dei russi, talvolta un po’ deviati e nazistoidi.

Tra i secoli XIV e XVII, polacchi, ucraini e bielorussi hanno infatti convissuto nella Repubblica delle Due Nazioni Polacco-Lituana: un Commonwealth multiculturale, a cui appartenevano anche lituani, olandesi, ebrei, italiani e scozzesi, nel quale il re veniva eletto da un collegio di nobili, e dove ogni religione veniva appieno tollerata.

Non è un caso se in questa Repubblica Nobiliare, nominata anche ‘Stato senza roghi’ per via della sua apertura nei confronti di tutte le confessioni del Cristianesimo, che altrove in Europa si combattevano l’un l’altra nelle Guerre di Religione, attorno al 1600 si concentrava l’80% della popolazione ebraica.

Nel Commonwealth polacco-lituano, che ha raggiunto una superficie massima di circa 1.500.000 chilometri quadrati, gli ebrei, caso unico nel Mondo, si sono persino ruralizzati, abbandonando, per molti casi, la loro tradizionale vocazione cittadina.

Oltre che per la proto-democrazia della Repubblica Nobiliare, che sicuramente rappresentava una forma di Governo più avanzata rispetto all’Assolutismo in Europa Occidentale, e per la tolleranza religiosa, la Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana ha anche caratterizzato un esempio di progresso anche per quanto riguarda il tema dei Diritti.

Il 3 Maggio 1791, oramai alla vigilia delle spartizioni con cui gli Imperi assoluti di Russia, Prussia ed Austria avrebbero di lì a poco cancellato la Repubblica polacco-lituana dalle cartine geografiche, il Commonwealth ha approvato la prima Costituzione di stampo illuministico in Europa -la seconda al Mondo dopo quella USA del 1787.

La Konstytucja 3 Maja ha evoluto la Repubblica nobiliare a Repubblica Costituzionale con il re eletto a suffragio universale. La Carta Costituzionale ha poi affrancato i contadini dalla servitù, ed ha sancito il principio dell’uguaglianza tra i Popoli al suo interno.

I Popoli del Commonwealth, polacchi, ucraini e bielorussi, per via della simile lingua parlata, hanno sviluppato, all’interno della Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana, una koiné linguistica slava che, ancor oggi, sul piano lessicale accomuna polacco, ucraino e bielorusso.

Questo legame storico e culturale, e per certi versi anche politico e spirituale, è stato a più riprese negato dalla propaganda di Mosca, che in epoca zarista prima, sovietica poi, e putiniana oggi, ha voluto presentare all’opinione pubblica mondiale ucraini e bielorussi come popoli ‘fratelli’ della Russia.

La negazione da parte dei russi dei legami storici degli ucraini e dei bielorussi con i polacchi, è stata rafforzata da secoli di russificazione forzata, che oltre che in Bielorussia ha avuto i suoi effetti più incisivi in Ucraina orientale e in Crimea.

Inoltre i russi ha diffuso una vulgata secondo la quale la storia della Russia avrebbe avuto inizio nella Rus di Kyiv: un principato che raccoglieva le popolazioni slave dei bacini del Dnipro e del Don.

In realtà, la Rus -termine che andrebbe tradotto in maniera più appropriata come ‘Rutenia’ e non come ‘Russia’, dopo l’invasione tatara nel XIII secolo è stata inglobata nel Principato di Volodymyr-Halich. Successivamente, essa è stata integrata nel Granducato di Lituania, che nel 1385 è confluita, assieme alla Corona Polacca, nella Repubblica delle Due Nazioni.

Se studiata adeguatamente, la storia è sufficiente per spiegare quanto la propaganda russa sia forte nel plasmare la realtà a uso e consumo delle logiche neoimperiali di Putin.

Inoltre, la storia, quella vera, ci aiuta anche a capire quanto Ucraina e Bielorussia siano, come la Polonia, Paesi dell’Europa, che hanno pieno diritto a fare parte della Grande Famiglia Europea.

A proposito, ‘Paese’ in polacco si dice Kraj, così come in ucraino si dice Krayina, e in bielorusso Kraina. In russo, invece, si dice Strana.

Matteo Cazzulani
Analista Politico e studioso di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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UCRAINA: YANUKOVYCH STRUMENTALIZZA I TAFFERUGLI A KYIV. ECCO COME

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 20, 2014

Una trentina i feriti e più di venti gli arrestati dalla polizia, che durante gli sconti ha usato proiettili di gomma, gas lacrimogeno ed idranti nonostante le temperature polari. L’Opposizione contraria alla violenza.

30 feriti e più di 20 arrestati, tra cui alcuni giornalisti anche di testate internazionali sono i numeri della notte di scontri che, Domenica, 19 Gennaio, ha infiammato in Ucraina le strade della Capitale Kyiv, con le forze speciali di polizia da un lato e i militanti, divisi tra frange pacifiche e facinorosi, dall’altro.

Da parte della polizia sono volati gas lacrimogeni, proiettili di gomma e acqua sui manifestanti in una notte gelata, gettata ad hoc per congelare il più alto numero possibile tra i 2 Mila dimostranti assiepati presso lo stadio della Dinamo Kyiv.

Dall’altra, un gruppetto di manifestanti -che non è escluso siano agenti infiltrati dalle Autorità politiche per discreditare la protesta, che finora ha mantenuto carattere pacifico- ha lanciato bombe molotov ed ha incendiato un pullman delle forze speciali di polizia Berkut per cercare di raggiungere la sede dell’Amministrazione Presidenziale e il Parlamento, dove lo scorso giovedì sono state approvate Leggi che limitano il Diritto di manifestare.

Pronta è stata la reazione dei Leader dell’Opposizione, con Vitaly Klichko, ex-pugile a capo del Partito moderato UDAR, che si è posto di persona tra i manifestanti e il cordone di polizia per evitare l’escalation violenta degli scontri.

Dal palco sul Maydan, il Leader in pectore del Partito social-popolar-democratico Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, ha invitato i facinorosi a mantenere il carattere nonviolento della protesta, che finora ha contraddistinto le dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Chi esce vincitore dalla notte di scontri è il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che ha approfittato del primo atteggiamento violento di una minoranza di manifestanti per accogliere la richiesta di trattative dell’Opposizione dopo più di due mesi dalla sua formulazione.

È infatti dal 21 Novembre, da quando le manifestazioni in supporto dell’Ucraina in Europa hanno avuto inizio, che l’Opposizione chiede al Presidente colloqui urgenti per risolvere la crisi.

Invece di accogliere la richiesta, Yanukovych ha dato ordine di reprimere a più riprese le manifestazioni, ha fatto picchiare politici dell’opposizione e giornalisti, ed ha assediato la piazza in cui sono accampati i dimostranti per vietare loro gli approvvigionamenti di cibo e legname.

Ci sta prendendo in giro

Con la furba, ma tardiva apertura -enfatizzata dai media filorussi- Yanukovych cerca di accreditarsi agli occhi dell’Opinione Pubblica come tollerante e aperto.

Tuttavia, con ancora più di cento tra oppositori arrestati per ragioni politiche e una decina di dissidenti costretti all’esilio in Europa, con i media indipendenti imbavagliati, e con Leggi che de facto rendono illegale ogni forma di espressione di dissenso, sarà difficile sperare nel buon esito delle aperture di un autocrate che, in quattro anni, ha reso l’Ucraina un’autocrazia post-sovietica sul modello della Bielorussia.

Matteo Cazzulani

PUTIN SI ARMA E CACCIA DALLA RUSSIA LE ORGANIZZAZIONI AMERICANE

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2012

La USAID – ente impegnato nella tutela dell’ambiente, nello sviluppo delle strutture democratiche e nel supporto della costituzione di una società civile – estromessa dalla Federazione Russa per volere del Ministero degli Esteri alla vigilia delle Elezioni Amministrative. Il Ministero della Difesa di Mosca avvia un programma per il rafforzamento dell’aviazione militare.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Dopo la caduta del comunismo è stata attiva in Russia nell’ambito della difesa dell’ambiente, dello sviluppo socio-economico e del tentativo di rafforzamento delle strutture democratiche. Nell’anno 2012, l’organizzazione USAID è stata cacciata definitivamente dalla Russia di Putin.

Nella giornata di mercoledì, 19 Settembre, il Ministero degli Esteri russo ha dato il benservito all’organizzazione internazionale statunitense, particolarmente attiva negli ultimi tempi nel monitoraggio della preparazione delle Elezioni Regionali, in programma in Russia alla metà di Ottobre.

A dare la notizia è stata la rappresentante della Segreteria di Stato USA, Victoria Nuland, che, nonostante la cacciata della USAID, ha tuttavia confermato la cooperazione con le organizzazioni indipendenti russe impegnate nel rafforzamento della democrazia e dei diritti umani, tra cui l’associazione Memorial e l’ONG Golos.

Proprio la Golos ha espresso allarme per la chiusura della sede moscovita della USAID. Grazie a fondi dell’organizzazione statunitense, la ONG russa sta stilando una mappa dei brogli elettorali, con diversi corrispondenti dislocati nei seggi periferici per monitorare l’andamento delle votazioni amministrative, sopratutto nel Nord del Caucaso.

“Sono profondamente turbata dall’allontanamento della USAID – ha dichiarato a Radio Liberty la Direttrice di Golos, Liliya Shibanova – avevamo pianificato un accurato lavoro di monitoraggio della preparazione delle elezioni, ma l’assenza dell’organizzazione statunitense mette a rischio il nostro progetto”.

A confermare che la paternità della decisione è legata al Cremlino è stato il Ministero degli Esteri russo, che, con una nota, ha motivato l’espulsione della USAID con la volontà di allontanare dal Paese un ente straniero intenzionato ad interessarsi degli affari interni della Russia.

La cacciata della USAID rappresenta un duro colpo per l’immagine del Presidente USA, Barack Obama, che ha fatto del dialogo con il Presidente russo, Vladimir Putin, la bandiera della sua attività di politica estera.

Lo schiaffo ricevuto dal Cremlino, in piena corsa alla Casa Bianca, è un assist alle critiche mosse dallo schieramento repubblicano al Presidente democratico per avere assunto una posizione troppo morbida nei confronti dei regimi autocratici, come la Russia di Putin e l’Iran di Akhmadinedjad.

La cacciata dell’USAID è stata accompagnata dall’ennesimo step legato al rafforzamento delle strutture dell’esercito russo. Sempre mercoledì, 19 Settembre, il Ministro della Difesa russo, Dmitriy Rogozin, ha dichiarato l’avvio della costruzione di una flotta di aerei supersonici di ultima generazione, invisibili ai radar, concepiti per concorrere con il simile velivolo sperimentale statunitense Boeing X-51.

Se realizzato, il progetto di Rogozin innalzerebbe in maniera sensibile il potenziale militare dell’esercito russo, che Mosca sta nel contempo mostrando al Mondo con i missili Iskander e Tochka lanciati durante l’operazione Caucaso 2012: un’esercitazione organizzata dimostrativamente – e provocatoriamente – a pochi chilometri dal confine con la Georgia alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari.

Una vendetta gasata

Sullo sfondo dell’allontanamento della USAID, e del riarmo dell’esercito di Mosca, resta la questione energetica, di cui il Cremlino si avvale per realizzare precisi fini geopolitici a discapito dell’Occidente e, in particolare, dell’Unione Europea.

Dinnanzi alla condotta anticoncorrenziale del monopolista energetico russo, Gazprom – ente posseduto per più del 50% dal Cremlino, contestato da Bruxelles per avere legato la concessione di sconti sulle tariffe del gas alla fedeltà politica a Mosca dimostrata da alcuni Paesi dell’UE, sopratutto Germania e Francia – la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale, che potrebbe portare ad onerose sanzioni nei confronti della Russia.

In risposta, il Presidente Putin – che ha definito la Commissione Europea come schiava dei Paesi al di fuori della zona euro – ha obbligato ogni ente russo ad informare e concordare con il Cremlino le strategie da adottare nei confronti di Stati ed organizzazioni terze. De facto, egli ha assimilato la politica commerciale, economica ed energetica al diretto controllo politico della sua Amministrazione.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA CONTESTA L’UCRAINA: IL PARTITO DI JANUKOVYCH ABBANDONA I LAVORI

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 16, 2012

La Commissione interparlamentare UE-Ucraina approva una risoluzione che invita Kyiv all’approvazione delle riforme, e critica le autorità ucraine per l’uso della magistratura per finalità politiche. L’appello del Commissario all’Integrazione e all’Allargamento Stefan Fule a mantenere attivo il vettore europeo

Il Commissario Europeo per l’Integrazione e la Politica di Partenariato, il ceco Stefan Fure

Dall’Ucraina, l’Europa si aspetta fatti, e non promesse propagandistiche. Questo è l’invito rivolto ai deputati ucraini dal Commissario Europeo all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, intervenuto nel corso della seduta della Commissione Interparlamentare UE-Ucraina di giovedì, 14 Giugno.

Secondo il politico ceco, per continuare il processo di integrazione nelle strutture UE, l’Ucraina deve dimostrare progressi in tre ambiti: svolgimento di elezioni libere e regolari con la partecipazione degli esponenti dell’Opposizione Democratica oggi incarcerati, astensione dall’impiego del sistema giudiziario per finalità politiche con lo scopo di imbavagliare il dissenso, e realizzazione nel breve tempo di riforme in campo economico in grado di avvicinare Kyiv ai parametri dell’Occidente.

Inoltre, il Commissario UE non ha concordato con l’opinione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che in una recente dichiarazione ha ritenuto necessaria una pausa di riflessione nel dialogo tra l’Ucraina e l’Unione Europea dopo le numerose critiche, rivolte dalla Comunità Internazionale alle Autorità di Kyiv, in seguito al perdurare della detenzione di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko.

“Non bisogna più perdere tempo nel cercare ogni volta di giustificare le brutte figure dell’Ucraina sulle prime pagine dei principali giornali – ha dichiarato Fule nel corso della seduta, come riportato dall’autorevole Radio Liberty – Invece, è meglio avviare una discussione su come dimezzare i tempi per la realizzazione delle riforme”.

La seduta della Commissione, che ha valore meramente consultivo, è terminata con l’approvazione di una risoluzione con cui le Autorità ucraine sono state contestate per l’uso politico della magistratura, e la sistematica repressione del dissenso politico interno.

A votare il documento sono stati tutti i Parlamentari Europei e i Deputati della delegazione ucraina appartenenti all’Opposizione Democratica. Contrari, invece, quelli del Partija Rehioniv: il Partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Presidente Janukovych, il Premier Azarov, e la maggior parte dei Ministri.

Essi hanno abbandonato i lavori in segno di protesta contro la volontà di inserire nel documento un’invito al Capo di Stato ucraino a liberare la Tymoshenko, e hanno duramente contestato il Vice-Presidente della Commissione: l’esponente dell’Opposizione Democratica, Borys Tarasjuk.

“Tarasjuk ha abusato dei suoi poteri per mettere in votazione un documento vergognoso che discredita l’immagine dell’Ucraina in Europa – riporta una nota del Partija Rehioniv – Egli avrebbe dovuto ascoltare le proposte dei membri della delegazione ucraina appartenenti alla maggioranza parlamentare”.

Pronta la risposta di Tarasjuk che, ottenuta la solidarietà dei colleghi UE, ha ricordato come la Commissione approvi le risoluzioni a maggioranza, ma cerchi sempre di trovare un compromesso tenendo conto dei differenti punti di vista.

“Riporto il parere dei colleghi europarlamentari, secondo cui il comportamento degli esponenti del Partija Rehioniv è stato a dir poco strano – ha dichiarato Tarasjuk – purtroppo, la scelta di abbandonare i lavori dimostra che il Partito del Potere non è in grado di trovare compromessi, e non accetta altre opinioni se non le proprie”.

Il Parlamentare britannico: “L’Ucraina di Janukovych è un regime autocratico simile a quello di Kuchma”

Significativo è il parere del Parlamentare Europeo britannico Charles Tannock, che ha sottolineato come la riunione della Commissione interparlamentare sia stata caratterizzata da toni particolarmente critici nei confronti dell’Ucraina e del regresso democratico dimostrato dal Presidente Janukovych. Inoltre, l’esponente Tory ha evidenziato come Kyiv, sul piano politico, sia molto simile ai regimi autocratici al potere in Russia, Bielorussia e Centro-Asia.

“C’è una totale mancanza di fiducia nei confronti dell’Ucraina – ha dichiarato Tannock a Radio Liberty – le relazioni tra Bruxelles e Kyiv di oggi assomigliano a quelle del periodo Kuchma, quando l’allora Presidente ucraino ha perso di credibilità in Europa in seguito all’omicidio del giornalista indipendente Heorhij Gongadze”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: IL PARTITO DEL PRESIDENTE JANUKOVYCH SOSTIENE IL RUSSO COME LINGUA DI STATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2012

La maggioranza del Parlamento ucraino approva un provvedimento che rende la lingua di Pushkin ufficiale in metà del Paese. Protesta l’Opposizione Democratica per la messa in pericolo dell’unità dello Stato, mentre la polizia reprime le dimostrazioni dei manifestanti presso il Parlamento con l’uso di gas lacrimogeni.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Il russo a sud-est in più della metà del Paese, ma anche l’ungherese in Transcarpazia, il romeno in Bucovina e il tataro in Crimea potrebbero diventare le lingue ufficiali in Ucraina. Nella giornata di martedì, 7 Giugno, il Parlamento ucraino ha approvato in prima lettura una proposta di legge che permette alle minoranze linguistiche l’uso del proprio idioma preso gli uffici pubblici e le scuole accanto a quello di stato: l’ucraino.

Il disegno è stato redatto dai deputati del Partija Rehioniv – il Partito del potere in Ucraina, a cui appartiene il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – Vadym Kolesnichenko e Serhij Kyvalov con lo scopo di legalizzare lo status quo vigente in Ucraina, dove, sopratutto nelle regioni centro-orientali, la metà della popolazione all’ucraino preferisce l’impiego del russo.

Ad opporsi in maniera tenace al provvedimento è stata l’Opposizione Democratica, che ha evidenziato come il riconoscimento del russo come lingua ufficiale negli uffici pubblici, sopratutto nelle scuole, porti al totale annichilamento della cultura ucraina.

Essa, dopo secoli di russificazione forzata in epoca zarista e sovietica, solo a fatica negli ultimi decenni ha vissuto uno sviluppo, e l’esistenza di uno Stato nazionale autonomo dell’Ucraina indipendente, che riconosce l’ucraino come sola lingua nazionale, costituisce l’unica garanzia per il suo mantenimento.

Proteste sono avvenute anche presso il Parlamento, dove centinaia di manifestanti hanno dimostrato contro il progetto di legge. Essi, in pronta risposta, come provato dal corrispondente di Radio Liberty, hanno subito ripetute cariche della polizia, anche con l’uso di gas lacrimogeni.

Manifestazioni hanno avuto luogo anche a Leopoli – “culla” della lingua ucraina – ma persino in alcune città dove il russo è ampiamente diffuso, come Donec’k e Kharkiv.

In dubbio è anche il metodo con cui si è svolta la votazione in Parlamento. Dei 224 deputati che si sono pronunciati in maniera favorevole molti erano assenti e fisicamente lontani dai banchi dell’aula.

Il noto politologo Vadym Karas’ov ha sottolineato come il progetto di legge serva solo alle Autorità per distogliere l’attenzione dai reali problemi del Paese, come la crisi economica, la pauperizzazione delle fasce più deboli della popolazione, e l’isolamento politico internazionale motivato dall’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e da un’altra decina di esponenti del campo arancione.

Il Direttore dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Mohyl’jans’ka di Kyiv, Myroslav Popovych, ha evidenziato invece come il progetto di legge sia l’ennesima dimostrazione della politica aggressiva delle Autorità, che non risolve il reale problema linguistico dell’Ucraina.

Un problema di politica interna ed estera

Nel Mondo ex-sovietico la questione linguistica è un capitolo particolarmente delicato, a dispetto di quanto possa sembrare agli occhi del lettore occidentale. Per i popoli assoggettati allo zarismo e al comunismo, che con il crollo dell’Unione Sovietica hanno finalmente ottenuto la propria autonomia, la lingua nazionale è giudicata una garanzia di indipendenza politica, nonché un diritto finalmente acquisito dopo anni di imposizione del russo.

Del resto, la stessa Russia di Putin sta giocando la carta linguistica per destabilizzare la situazione politica interna nei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e ristabilire la propria egemonia su una vasta parte d’Europa che Mosca continua a ritenere una propria colonia.

In Ucraina, la questione linguistica è utilizzata in maniera strumentale dal Presidente Janukovych per cercare di invertire un trend di consensi in caduta libera, sopratutto nelle regioni orientali russofone.

Per questa ragione, la votazione in seconda lettura del provvedimento linguistico, che dovrà rendere effettivo il disegno di legge, e che sarà affrontato nelle prossime sedute in Parlamento, si prospetta un passaggio cruciale per il mantenimento dell’Indipendenza politica di Kyiv.

Matteo Cazzulani

LA MOLDOVA HA IL SUO PRESIDENTE

Posted in Moldova by matteocazzulani on March 19, 2012

Dopo tre anni di vani tentativi, il Parlamento moldavo ha concordato sulla candidatura del Capo del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicolae Timofti, proposto dalle forze della maggioranza filo-occidentale per sbloccare una situazione che, da troppo tempo, ha impedito a Chisinau di portare avanti una linea politica certa e determinata. Determinanti i voti dei tre deputati socialisti, che hanno messo in minoranza i comunisti 

Il Presidente moldavo, Nicolae Timofti

La fine di un impasse politica che consente a Chisinau di percorrere la strada verso l’Europa. Nella giornata di venerdì, 16 Marzo, il Parlamento moldavo è riuscito finalmente a eleggere il Capo dello Stato, dopo 3 anni di tentativi andati a vuoto per via dell’instabilità politica e della risicata maggioranza su cui la coalizione di governo ha potuto contare.

In una votazione a scrutinio segreto, Nicolae Timofti, candidato dell’Alleanza per l’Integrazione Europea – coalizione di maggioranza composta dal Partito Liberal-Democratico del Premier, Vlad Filat, dal Partito Liberale dell’ex-Speaker, Mihai Ghimpu, e dal Partito Democratico dell’attuale Speaker, Marian Lupu – è riuscito a ottenere 62 voti a favore: uno in più del quorum previsto per la nomina.

Fondamentale è stato il supporto del neo-formato Gruppo Socialista il quale, guidato da Igor Dodon, e formato da soli tre deputati, ha supportato la candidatura della maggioranza, e, così, ha rotto l’ostruzionismo del Partito Comunista. Forti di 61 parlamentari, ma relegati all’opposizione, i comunisti hanno sempre ostacolato l’elezione del Presidente per provocare lo scioglimento del Parlamento: previsto dalla Costituzione in caso di mancata nomina della Massima Carica dello Stato per due tentativi.

Timofti è un candidato tecnico, fino ad oggi Capo del Consiglio Superiore della Magistratura. 63enne, non ha mai ricoperto incarichi politici, ma ha condotto la propria carriera esclusivamente in ambito giudiziario. La sua nomina è stata dettata dalla necessità di individuare nel mondo politico moldavo di una personalità dall’indiscutibile competenza e imparzialità, condivisa sia dalle tre forze di maggioranza, che dai socialisti.

“Non mi sono mai occupato di politica, e mai lo farò – ha dichiarato Timofti a margine dell’elezione – ma presiederò il Paese in un delicato periodo per mezzo di una politica internazionale calibrata secondo le seguenti priorità: Ucraina, Romania, USA, Germania e Russia. La Moldova deve diventare ponte tra l’Oriente e l’Occidente”.

Aperta la via per Bruxelles

Tuttavia, il Presidente a Chisinau non possiede ampi poteri, sopratutto in politica estera: ambito in cui l’agenda è dettata solamente dall’esecutivo. Come dichiarato a più riprese dal Primo Ministro, Vlad Filat, la Moldova aspira all’integrazione europea con il varo nel breve termine di una Zona di Libero Scambio che consenta alle esportazioni moldave un collocamento agevole del mercato dell’UE.

Le riforme in ambito politico, economico e sociale approntate dalla Coalizione per l’Integrazione Europea sono state particolarmente apprezzate dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, in una recente intervista a Radio Liberty, ha ammesso come la Moldova abbia dimostrato di tenere molto al vettore euro-atlantico.

Per questa ragione, Chisinau, assieme alla Georgia, ha scavalcato tra i partner privilegiati della politica orientale dell’Unione Europea l’Ucraina: in cui le repressioni politiche scatenate dal Presidente, Viktor Janukovych, hanno reso Kyiv un Paese non pienamente democratico e, quindi, non integrabile con Bruxelles.

L’elezione di Timofti ha però un alto valore politico, in quanto riempie un vacuum che a Chisinau dura dall’Aprile 2009, quando una partecipata protesta di piazza nonviolenta – la celebre Rivoluzione Twitter: l’ultima delle rivoluzioni “colorate” finora avvenute in Europa – ha deposto dallo scranno di Capo dello Stato l’attuale Segretario del Partito Comunista, Vladimir Voronin: accusato di brogli e corruzione.

Dopo lo svolgimento di elezioni finalmente libere, la maggioranza in Parlamento è stata mantenuta dal campo filo-europeo, tuttavia, sempre con numeri esigui che hanno più volte messo a rischio la tenuta della coalizione – addirittura arrivando ad elezioni anticipate nel 2010 – Le funzioni del Presidente sono state svolte ad interim dagli Speaker Mihai Ghimpu e Marian Lupu.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: CONTINUA IL GIALLO SULLA SALUTE DELL’ANIMA DELLA RIVOLUZIONE ARANCIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 19, 2012

La figlia della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina conferma l’ernia al disco diagnosticata alla madre dall’équipe di medici tedeschi e canadesi. I dottori di Ottawa accusati di partigianeria dalle Autorità, le quali, per la detenuta politica, pretendono persino i lavori forzati

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

O l’operazione urgente fuori dal carcere, o a cucire babbucce tutto il giorno. La situazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, si fa sempre più misteriosa, preoccupante, e, nel contempo, di interesse internazionale.

Nella giornata di venerdì, 17 Febbraio, la figlia della Tymoshenko, Jevhenija, ha confermato l’indiscrezione – rivelata pochi giorni prima dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda – secondo la quale l’équipe di medici internazionali indipendenti tedesco-canadese avrebbe diagnosticato alla madre un’ernia al disco da operare al più presto per evitare complicazioni.

“I dottori hanno riscontrato un’ernia al disco che, se sarà ancora a lungo trascurata da parte delle Autorità carcerarie, costringerà mia madre ad essere operata fuori dalle mura di una colonia penale che lavora secondo gli ordini diretti del Presidente, Viktor Janukovych. Spero che i medici riveleranno al più presto l’esito delle loro analisi” ha dichiarato la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica a Radio Liberty.

Per ora, i medici tedeschi hanno rispettato alla lettera il diritto alla privacy della paziente, e si sono limitati a consegnare alla Tymoshenko il referto in una busta sigillata. I dottori canadesi, invece, sono stati costretti a replicare alle accuse mosse loro da parte di Vadym Kolesnichenko: deputato del Partito del Presidente – il Partija Rehioniv – che ha messo in dubbio la professionalità degli specialisti di Ottawa in quanto esponenti della diaspora ucraina: tradizionalmente critica nei confronti di Janukovych.

“Ogni componente del pool di medici dal Canada è altamente qualificato, come riconosciuto dai centri di studio di Ottawa – ha risposto, con una nota, il Congresso degli Ucraini nel Mondo: accusato da Kolesnichenko di essere il selezionatore dei medici al posto delle Autorità canadesi – in Canada vivono milioni di emigrati ucraini che, a differenza di molti parlamentari di Kyiv, parlano liberamente la lingua di Shevchenko [Taras, il Poeta Nazionale, M.C.]. Stupisce la politicizzazione di una questione che riguarda le condizioni di salute di un importante esponente politico”.

Opposta la reazione delle Autorità Carcerarie e del Ministero degli Interni, compatti nel ribadire a più riprese che la Tymoshenko sta bene: sopratutto grazie alle cure che, con costanza, le sono somministrate entro le mura del penitenziario di massima sicurezza. Per questa ragione, è stata inoltrata la richiesta di inclusione della Leader dell’Opposizione Democratica nella lista dei condannati ai lavori forzati.

La condanna politica che ha isolato l’Ucraina

Nota in Occidente per la bionda treccia, e per avere guidato il processo democratico del 2004 passato alla storia come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi per il rinnovo delle forniture di gas ritenuti onerosi per le casse dello Stato, ma coi quali è riuscita a ripristinare l’invio di oro blu dalla Russia, ed evitare un inverno al freddo per il suo popolo e per l’Unione Europea – l’Italia in primo luogo.

La condanna, maturata dopo un processo dalla dubbia regolarità, con la Tymoshenko detenuta in misura cautelativa dal 5 Agosto, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove in sostegno delle accuse fabbricate ad hoc – addirittura datate il 31 Aprile – è stata confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre.

Prima di allora, l’8 Dicembre, la Leader dell’Opposizione Democratica – già detenuta – ha subito un secondo arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini che la vedono imputata per evasione fiscale durante la presidenza JEESU – il colosso energetico presieduto prima della discesa in campo del 1998.

Il verdetto è maturato al termine di un processo-lampo celebrato ai limiti del macabro, con giudice e Pubblica Accusa nella cella della Tymoshenko, seduti attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica era costretta a giacere: vittima di un forte mal di schiena trascurato dalle Autorità Carcerarie.

Tale fatto ha provocato la reazione unanime dell’Occidente che, dopo avere contestato il trattamento anti-democratico di cui, oltre alla Tymoshenko, è caduta vittima una decina di esponenti del campo arancione, ha richiesto a più riprese alle Autorità ucraine il permesso di sottoporre la Leader dell’Opposizione Democratica ad analisi mediche di un’équipe internazionale.

La repressione del campo arancione, simbolizzata dal caso Tymoshenko, ha isolato sull’arena internazionale il Presidente Janukovych: ritenuto dall’Opposizione Democratica, e da più di una voce in Europa e negli Stati Uniti, il vero responsabile della svolta autoritaria che, de facto, ha reso l’Ucraina una dittatura intollerante nei confronti di ogni forma di dissenso.

Fatto esemplificativo è stato, il 19 Dicembre, il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico con cui Kyiv avrebbe ottenuto da Bruxelles il riconoscimento dello status di partner privilegiato dell’Unione Europea oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera.

Matteo Cazzulani