LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Austria sostiene il Southstream nonostante le sanzioni a Putin dell’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 4, 2014

Il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, sostiene la realizzazione del gasdotto voluto dal Presidente russo per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia. La Francia limita solo parzialmente la cooperazione armata con Mosca, mentre Germania e Italia sospendono progetti militari con il Cremlino

Tutti parlano tanto di Europa, ma quando il discorso si sposta sul gas in Austria sembra prevalere l’interesse del singolo Paese: anche a costo di fare affari con uno Stato militarmente aggressivo dalle rinnovate velleità imperiali come la Russia.

Nella giornata di lunedì, 4 Agosto, il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, ha dichiarato che le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia in reazione all’aggressione militare all’Ucraina non pregiudicano la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal carburante russo, e per bypassare l’Ucraina nell’invio di gas in territorio UE, è progettato fino all’Austria -il cui Governo ha siglato un accordo per la realizzazione del Southstream con il monopolista statale russo del gas Gazprom- attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia ed Ungheria.

“Gli ultimi 50 chilometri del Southstream, progettati in territorio austriaco, vanno realizzati: non ci sono storie a riguardo” ha dichiarato Roiss al giornale Profil in merito al gasdotto russo, che, al contrario, non è ritenuto dalla Commissione Europea un’infrastruttura prioritaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Oltre all’Austria, a non realizzare le sanzioni imposte dall’UE alla Russia lo scorso Primo di Agosto è anche la Francia, che ha fortemente voluto portare a termine la consegna di portaerei Mistral all’esercito russo, secondo un contratto varato nel 2011.

Tuttavia, la Francia, come riportato dall’agenzia Interfax, ha sospeso la realizzazione di sottomarini militari di categoria S1000 destinati all’esercito russo.

La medesima misura è stata poi presa dall’Italia, che, come riportato dall’autorevole Yevropeyska Pravda, ha posto fine alla costruzione congiunta con Mosca degli stessi sistemi navali sottomarini.

Chi, invece, ha aderito con più convinzione alle sanzioni europee alla Russia è la Germania, che, come dichiarato alla Suddeutsche Zeitung dal Ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha sospeso il rifornimento di armamenti per l’addestramento dei soldati russi.

Finora, sulla base di un contratto stipulato sempre nel 2011, la compagnia tedesca Rheinmettall ha addestrato militari russi nel campo di Mulino, ubicato nella Russia sud-occidentale.

La Romania sostituisce Turchia e Cina alla Russia

Una reazione adeguata e coerente rispetto alle sanzioni adottate dall’UE è stata presa dal Premier romeno, Victor Ponta, che, durante un’intervista alla televisione Digi24, ha ritenuto oramai superati i rapporti economici e commerciali con la Russia.

A motivare la posizione di Ponta, come dichiarato dallo stesso Premier romeno, non è stata solamente l’aggressione militare della Russia all’Ucraina orientale e l’annessione armata della Crimea, ma anche la pressione energetica e commerciale esercitata da Mosca sulla Moldova.

La Russia ha infatti minacciato di interrompere le forniture di gas per Chisinau, ed ha anche imposto un embargo sui prodotti agricoli moldavi.

“Non vedo prospettive di miglioramento delle relazioni con la Russia, anzi, ritengo che esse vadano sempre più a peggiorare -ha dichiarato Ponta- Abbiamo per questo deciso di rafforzare le relazioni con nostri nuovi partner strategici, come Turchia e Cina” ha continuato il Premier romeno.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140804-123916-45556349.jpg

Advertisements

PUTIN ANNIENTA LA FLOTTA UCRAINA IN CRIMEA E SI PREPARA ALL’INVASIONE VIA TERRA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 26, 2014

Dopo tre giorni, e un ultimo agguato di tre ore, anche l’ultima corvetta della Marina Militare di Kyiv è stata costretta a capitolare, poche ore dopo la nomina del nuovo Ministro della Difesa, Mykhaylo Koval, che deve ora gestire la ritirata delle forze armate ucraina dalla penisola sul Mar Nero. Oltre all’avanzata dalla Crimea, l’Ucraina deve fronteggiare la pressione ai confini orientali e occidentali dell’esercito russo, che ha avviato esercitazioni balistiche anche in Siberia

Una resa militare ed un terremoto politico. Nella giornata di martedì, 25 Marzo, l’esercito di occupazione russo in Crimea ha preso il controllo anche dell’ultima corvetta, la Cherkasy, rimasta fedele alle forze armate ucraine. L’agguato alla Cherkasy, il cui equipaggio ha resistito eroicamente rifiutandosi per ben tre volte di consegnare nave ed armi ai russi, è durato tre giorni, fino a quando un’operazione di tre ore con elicotteri militari e navi da assalto leggere ha costretto l’ultima corvetta dell’Ucraina alla resa.

Poche ore prima, il Parlamento ucraino ha confermato la nomina da parte del Presidente ad interim, Oleksandr Turchynov, del nuovo Ministro della Difesa, il Generale Mykhaylo Koval: un militare di lungo corso, arrestato dai russi in Crimea il 5 Marzo scorso e poi rilasciato, che prende il posto del dimissionario Ihor Tehnyuk, un Ammiraglio contestato per non avere dato una forte reazione all’invasione militare della Russia.

Il Generale Koval, che non appartiene a nessun Partito, ha dichiarato di avere avviato trattative con i russi per consentire a 6,5 Mila soldati ucraini di evacuare la Crimea con l’onore delle armi, e con la possibilità di sventolare la bandiera ucraina durante il loro ripiego in Ucraina.

Oltre al doloroso rimpatrio dalla Crimea delle forze armate ucraine, che il Presidente Turchynov ha ringraziato per avere permesso con la loro resistenza di incrementare lo stato di preparazione dell’esercito dispiegato nel resto del Paese, Koval si trova ora a gestire un’ancor maggiore pressione dei russi ai confini dell’Ucraina, come testimoniato dal Capo del Servizio Frontaliero, Mykola Lytvyn, che ha evidenziato come la Federazione Russa stia continuamente attuando provocazioni, come lo sconfinamento temporaneo in Ucraina di alcuni suoi reparti armati.

A confermare le dichiarazioni di Lytvyn sono i lanci dell’agenzia Interfax che, sempre martedì, 25 Marzo, ha certificato in Siberia, presso le Oblast di Oremburg e Omsk, il protrarsi di esercitazioni militari di reparti balistici russi, corredati da un contingente di 10 Mila uomini.

Obama protegge l’Europa e minaccia ulteriori sanzioni

Una riposta al riarmo della Russia, su cui ha lanciato l’allarme il Comandante delle forze NATO in Europa, Philip Breedlove -che ha sottolineato come le continue esercitazioni delle armate della Federazione Russa in Transnistria, dove stazionano già 1,5 Mila soldati russi, possano portare ad un attacco all’Ucraina da ovest oppure alla destabilizzazione della Moldova- è arrivato dall’Aia, dove il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha promesso aiuto e protezione ai Paesi dell’Alleanza Atlantica in caso di sconfinamento dell’esercito di Mosca in Unione Europea.

Obama, che ha messo in guardia il Presidente russo Vladimir Putin dal continuare un’escalation militare che potrebbe portare all’imposizioni di sanzioni mirate a specifici settori dell’economia ben più dure di quelle già imposte da USA ed UE, ha descritto la Russia come una potenza regionale in cerca di un prestigio militare tipico del secolo passato, poiché non è di costume di una potenza globale quello di attaccare Paesi vicini, con cui, viceversa, occorre collaborare.

Importante presa di posizione è stata anche quella dei Paesi del G7 -USA, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Italia e Germania- che, a margine del Vertice dell’Aia, hanno condannato l’aggressione militare russa in Crimea ed hanno invitato Putin ad astenersi da ulteriori azioni militari per evitare l’esclusione dal G8 e l’isola,e ti internazionale.

Nella Dichiarazione, i Paesi del G7 hanno anche invitato gli ucraini ad adoperarsi fin da subito per garantire Democrazia, Diritti Umani, rispetto delle minoranze, stabilità economica ed unita politica, e, per il prossimo 25 Maggio, Elezioni Presidenziali libere e corrette.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: ANCORA VIOLENZA MENTRE LA RUSSIA INTERVIENE CON IL GAS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 24, 2014

L’Opposizione delusa dai mancati frutti ottenuti con le trattative con il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, continua la protesta. Dopo le vittime a causa degli spari della polizia, militanti spariti e prigionieri nudi umiliati in mezzo alla neve

Presi in giro dall’Amministrazione Presidenziale, sotto la pressione del gas da parte della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 23 Gennaio, l’opposizione ucraina che da più di due mesi manifesta in supporto dell’integrazione dell’Ucraina in Europa ha ritenuto inaccettabile continuare a tentare una trattativa con il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che sa più di presa in giro.

La decisione è stata presa dopo un incontro tra i Leader del dissenso, Vitaly Klichko, Arseny Yatsenyuk e Oleh Tyahnibok, e il Capo di Stato ucraino, durante la quale l’unico obiettivo raggiunto è stata una tregua di qualche ora, senza che, tuttavia, si arrivasse a stabilire una nuova data per le Elezioni Presidenziali anticipate, come richiesto dall’Opposizione.

Nonostante la tregua, e dopo le prime cinque vittime accertate -secondo fonti ben informate ce ne sarebbero molte di più- sono continuati gli arresti politici a carico dei manifestanti feriti negli scontri e di quelli che presidiano gli ospedali in cui sono ricoverati gli attivisti del dissenso.

Sempre mercoledì, 23 Gennaio, è scomparso il leader della protesta “Automaidan” Dmytro Bulatov, mentre il suo vice, Serhiy Koba, è riparato all’estero per lanciare un appello agli Stati Europei a rafforzare la presenza diplomatica in Ucraina per concedere visti Schengen per quegli ucraini costretti ad abbandonare la Patria per motivi politici.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la polizia di regime Berkut si è resa responsabile di torture ai dammi di prigionieri, costretti a sfilare nudi in mezzo alla neve e a subire vessazioni ed umiliazioni in ogni genere.

Mosca vuole da Kyiv soldi

Pressante nel frattempo si fa anche il ruolo della Russia di Putin, che, sempre mercoledì, 22 Gennaio, ha preteso dall’Ucraina entro il 25 Gennaio il pagamento di 2,7 Miliardi di Dollari per rinnovare le forniture di gas secondo il prezzo politico scontato di 268,5 Dollari per mille metri cubi che il Presidente russo ha concesso a Yanukovych in cambio della rinuncia di Kyiv all’integrazione con l’UE.

Come riportato dall’agenzia Interfax, il monopolista statale russo del gas Gazprom ha preventivato di vendere al’Ucraina 30 Miliardi di metri cubi di gas, dopo che, in seguito all’accordo politico tra Putin e Yanukovych, Kyiv ha interrotto le forniture di carburante russo da Ovest venduto dalla compagnia tedesca RWE tramite i gasdotti di Polonia ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA DOPO CIPRO APRE ANCHE IL FRONTE UCRAINO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 22, 2013

Mosca invita apertamente l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea per concedere sconti sulle forniture di gas. Il possesso dei gasdotti di Kyiv strategico affinché il Cremlino incrementi la sua egemonia nei confronti dell’Unione Europea

L’Ucraina dopo Cipro, ma non è una novità. Nella giornata di giovedì, 21 Marzo, il Premier russo, Dmitriy Medvedev, ha dichiarato ufficialmente che la Russia ha l’obiettivo di costringere l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea.

Come riportato dall’agenzia Interfax, Medvedev ha sottolineato come il varo di un consorzio russo-ucraino, necessario affinché Kyiv possa ottenere da Mosca uno sconto forniture di gas, dipende solo dalla fuoriuscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea.

Nel 2011, l’Ucraina ha aderito alla Comunità Energetica Europea: una sorta di UE del gas, che comprende tutti i Paesi dell’Unione Europea più Ucraina, Moldova, Serbia e Croazia, finalizzata alla creazione di un mercato unico dell’energia nel Vecchio Continente.

Pronta è stata la risposta della Commissione Europea, che ritiene la cooperazione dell’Ucraina nella Comunità Energetica Europea condicio sine qua non per l’implementazione del processo di integrazione di Kyiv nell’UE.

Con una nota, Bruxelles ha illustrato come il mercato unico dell’energia sia necessario affinché l’Ucraina possa emanciparsi dalla dipendenza da un solo fornitore di gas -la Russia- ed ha invitato l’Ucraina a rispettare gli accordi presi con l’Unione Europea, sopratutto in materia di energia.

Per la Russia, il possesso dei gasdotti ucraini è un obiettivo strategico, che consente di eliminare l’unico Paese di transito rimasto nel traffico del gas da Mosca all’Unione Europea e, così, aumentare il peso del Cremlino nei confronti di un’UE ancora priva di una politica energetica comune -e che già importa dalla Russia il 40% del totale del gas importato.

Dal punto di vista ucraino, è difficile per Kyiv resistere alle sirene di Mosca, dal momento in cui il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, ha già espresso segnali di apprezzamento nei confronti di un’integrazione del suo Paese nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto sovranazionale concepito dalla Russia per sancire l’egemonia del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

Oltre all’Ucraina, altri due sono gli obiettivi della politica energetica che la Russia sta conducendo nei confronti dell’Europa.

Il primo è Cipro, di cui Mosca mira a controllare le riserve nazionali di gas naturale -stimate a 7 trilioni di piedi cubi- per impedire all’Unione Europea di limitare la dipendenza dalle forniture della Russia.

Cipro è anche impegnato in un progetto con Israele volto ad avviare l’esportazione in Europa di gas dai giacimenti Leviathan e Tamar: se realizzato, il piano consentirebbe all’UE di diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento di gas, e di arginare il monopolio di Russia e Algeria nel settore.

Anche l’Azerbaijan nel mirino

La Russia e inoltre impegnata nel bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dall’Azerbaijan.

Per contrastare il progetto, la Russia ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi all’anno dal territorio russo attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Nonostante il parere negativo al gasdotto della Commissione Europea, il Southstream è sostenuto politicamente da Ungheria e Bulgaria, ed è compartecipato, oltre che dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, anche dal colosso energetico ENI, e dalle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF.

Matteo Cazzulani

GAS: IL KURDISTAN IRACHENO CONTESO TRA RUSSIA E TURCHIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 25, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, firma accordi per lo sfruttamento di giacimenti energetici con le Autorità curde, e, sul piano politico, Mosca stringe la partnership economica e militare con Lega Araba e Brasile. Anche la Turchia impegnata progetti con Erbil per l’importazione di gas, nonostante l’opposizione del Governo nazionale dell’Iraq 

I giacimenti di greggio in Iraq

I giacimenti di greggio in Iraq

Energia, politica regionale e geopolitica mondiale attorno al ruolo del Kurdistan iracheno: sempre più conteso tra Russia, Turchia e Iraq. Nella giornata di giovedì, 21 Febbraio, il Governatore del Kurdistan Iracheno, Massoud Barzani, ha incontrato a Mosca il Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, Alexei Miller, per approfondire la cooperazione sul piano energetico e politico.

Come riportato dalla Reuters, Barzani e Miller hanno firmato protocolli d’intesa per l’avvio di nuovi progetti congiunti per l’estrazione di gas e lo sfruttamento di giacimenti di greggio, di cui il Kurdistan è particolarmente ricco.

Con una nota ufficiale, Gazprom ha inoltre dichiarato l’avvio di una cooperazione per l’individuazione di nuovi serbatoi di energia nella regione.

Le consultazioni tra Gazprom e il Kurdistan iracheno sono da collocare nello scenario della cooperazione con alcuni Paesi arabi, asiatici, africani e dell’America Latina, che la Russia sta rafforzando di recente per consolidare il suo status di superpotenza mondiale -e contrastare Stati Uniti d’America, Cina e India.

Come riportato dall’agenzia PAP, nella giornata di mercoledì, 20 Febbraio, i rappresentanti diplomatici di Libano, Iraq, Egitto e della Lega Araba hanno sottoscritto con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, un accordo per la cooperazione in ambito energetico, nucleare, agricolo e militare.

Contemporaneamente, come riportato dall’agenzia Interfax, il Premier della Federazione Russa, Dmitriy Medvedev, in un incontro con il suo collega brasiliano, Dilma Rousseff, ha rafforzato la cooperazione tra Russia e Brasile sul piano industriale, commerciale e militare, e ha approvato la vendita di elementi antiaerei da parte di Mosca per consentire a Brasilia la creazione di uno scudo di difesa antimissilistico.

In merito alla firma degli accordi tra Gazprom e il Kurdistan Iracheno, non è detto che i russi e le Autorità curde riescano ad avviare i progetti preventivati a causa della strenua opposizione del Governo nazionale iracheno.

Bagdad ritiene infatti illegittimo il Governo regionale del Kurdistan iracheno, ed ha imposto una moratoria all’avvio di progetti energetici tra Erbil e compagnie energetiche appartenenti a Paesi stranieri, come Russia, Stati Uniti e Turchia.

Proprio la Turchia ha implementato la collaborazione nel settore energetico con il Kurdistan iracheno sempre giovedì, 21 Febbraio.

Secondo l’agenzia AFP, Ankara ha sottoscritto un accordo con Erbil per la costruzione di un gasdotto in grado di veicolare 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas in Turchia dai giacimenti di oro blu del Kurdistan.

Ankara alla ricerca di fonti di approvvigionamento diversificate

La notizia, non confermata dalle Autorità turche, ha scatenato l’opposizione non solo del Governo nazionale iracheno, ma anche degli Stati Uniti d’America, che temono un avvicinamento di Bagdad all’Iran.

Oltre che sul mantenimento dell’integrità territoriale dell’Iraq, Washington ha avuto frizioni con la Turchia in merito al boicottaggio delle forniture energetiche da Teheran, che Ankara non ha rispettato.

La Turchia, che è legata all’importazione di gas dalla Russia, ha argomentato la decisione di mantenere attiva l’importazione di gas e greggio da Teheran con la necessità di diversificare il quanto più possibile le fonti di approvvigionamento di gas.

Per questa ragione, il Governo turco ha implementato l’importazione di gas dall’Azerbaijan attraverso la costruzione del Gasdotto Trans Anatolico, e ha preventivato la costruzione di rigassificatori per l’importazione di oro blu liquefatto da Qatar, Norvegia, Algeria e USA.

Matteo Cazzulani

GAS: LA LITUANIA RIPRENDE A TRATTARE CON LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 10, 2013

Il Governo socialdemocratico lituano richiede tariffe giuste e concordate con il monopolista statale russo, Gazprom. Possibile la rinuncia di Vilna al ricorso presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma se Mosca concede prezzi in linea con la media UE.

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Una regione fortemente dipendente dal gas russo alla ricerca dell’indipendenza energetica. Nella giornata di mercoledì, 9 Gennaio, la Lituania ha varato una nuova strategia energetica mirata all’apertura di un negoziato con il monopolista statale russo del gas, Gazprom, per il rinnovo dei contratti per le forniture di oro blu.

Come riportato dall’agenzia Interfax, la Lituania, che dipende al 99% dalle forniture di gas della Russia, punta ad ottenere un contratto conforme alla media UE che garantisca a Vilna un approvvigionamento sicuro a lungo termine.

Come evidenziato da Primo Ministro lituano, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, particolare problema è rappresentato dalle tariffe, che la Lituania vorrebbe concordare con la Russia, e non, come finora avvenuto, essere imposte unilateralmente da Mosca.

Dal 2005, Lituania e Russia hanno rinegoziato più volte il prezzo per le forniture di gas, senza mai arrivare ad una soluzione condivisa. Negli ultimi anni, il Governo moderato di Andrijus Kubilijus si è battuto per collegare le tariffe del gas importato dalla Lituania a quelle del biogas, ma la Russia ha preferito sincronizzarle con quelle del greggio, imponendo così a Vilna l’alto prezzo di 504 Dollari per mille metri cubi.

Oltre che coi negoziati, per reagire alla dipendenza dalla Russia la Lituania ha esposto ricorso contro Gazprom per concorrenza sleale presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma.

In particolare, Vilna ha contestato la politica tariffaria della Russia, che, per ottenere il sostegno dei Paesi dell’Europa Occidentale, ha concesso sconti a Francia e Germania, mentre ha mantenuto alti i prezzi per Lituania, Polonia ed altri Stati dell’Europa Centrale.

Il Primo Ministro Butkevicius, pur avendo riconosciuto il ruolo della Russia come principale fornitore di gas per la Lituania, ha lasciato intendere la possibilità di rinunciare al ricorso qualora Gazprom decidesse di instaurare anche con Vilna relazioni contrattuali basate sul rispetto delle regole e sulla reciproca contrattazione.

Un sostegno alla Lituania è provenuto dalla Commissione Europea, che, nel Settembre 2012, ha aperto un’inchiesta ufficiale nei confronti di Gazprom per condotta anti-concorrenziale in Europa Centro-Orientale, dove Mosca, forte della quasi totale dipendenza dell’area dalle forniture russe di oro blu, ha imposto tariffe di molto superiori alla media di mercato.

L’Estonia avanti con il rigassificatore

Se la Lituania cerca ancora di mantenere vivo il dialogo con Gazprom, l’Estonia ha implementato i lavori per la costruzione di un rigassificatore che, secondo i progetti, permetterà a Tallinn di diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Come pianificato dalla compagnia olandese Vopak, il rigassificatore sarà costruito nei pressi di Tallinn per importare gas liquefatto da Qatar, Nigeria ed Egitto.

La realizzazione dell’infrastruttura consentirà di limitare la dipendenza dalle forniture dell’oro blu naturale della Russia non solo per l’Estonia, ma anche per Lituania e Lettonia.

Per questa ragione, come riportato da Natural Gas Europe, non è escluso che la Commissione Europea possa finanziare direttamente l’infrastruttura per garantire la sicurezza energetica di tre importanti Paesi membri dell’UE.

Matteo Cazzulani

RUSSIA E UCRAINA: E’ CRISI POLITICO-ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 19, 2012

Cancellata una visita tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e quello ucraino, Viktor Yanukovych, per via del mancato accordo sull’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale. Contrasti tra i due Capi di Stato anche sul gas.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Senza accordo la visita non s’ha da fare. Nella giornata di martedì, 18 Dicembre, l’incontro tra Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e il suo collega russo, Vladimir Putin, previsto a Mosca, è stato cancellato.

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya, la ragione della cancellazione è legata al mancato accordo tra le parti sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale: progetto di integrazione politica dei Paesi dello spazio ex-sovietico voluto della Russia per restaurare la propria egemonia nel mondo ex-URSS.

Secondo la fonte, Russia e Ucraina sarebbero su due posizioni contrapposte. In cambio dell’ingresso nell’Unione Eurasiatica – a cui, oltre alla Russia, già appartengono Bielorussia e Kazakhstan – Mosca ha offerto agli ucraini condizioni vantaggiose in alcuni settori di cruciale importanza come quello energetico.

Kyiv sostiene invece un’integrazione più moderata nell’Unione Eurasiatica secondo una formula 3+1 che, secondo i calcoli del Presidente Yanukovych, permette agli ucraini di non precludere l’integrazione con l’Europa.

Oltre alla questione strettamente politica, la ragione della cancellazione dell’incontro tra Putin e Yanukovych è legata al gas.

La Russia ha condizionato il mantenimento di relazioni energetiche tra Mosca e Kyiv all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Eurasiatica, ed ha posto agli ucraini il raddoppio della quantità del gas russo importato come condicio sine qua per l’ottenimento di uno sconto per il gas.

Dinnanzi al mancato ottenimento di un ribasso delle tariffe per l’importazione di gas russo – da cui l’Ucraina dipende all’80% circa – il Presidente Yanukovych ha ordinato al Governo ucraino di limitare la quantità di carburante acquistata dalla Russia a 27 miliardi di metri cubi all’anno.

Per compensare l’ammanco del gas di Mosca, Kyiv ha aumentato l’impiego di gasolio, greggio e carbone. Inoltre, il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Boyko, ha firmato un accordo trimestrale con la compagnia tedesca RWE per l’importazione di 57 milioni di metri cubi di gas russo dalla Germania all’Ucraina via Polonia e Ungheria.

Con la cancellazione della visita tra Putin e Yanukovych, i rapporti politici ed energetici tra Russia e Ucraina sono giunti a un punto morto.

Da un lato, la scelta di Yanukovych di barcamenarsi tra la Russia e l’Europa, senza prendere una decisione netta tra Mosca e Bruxelles, ha approfondito l’isolamento internazionale di Kyiv, reso già grave dall’ondata di processi politici scatenati dal Presidente ucraino contro gli esponenti dell’opposizione democratica – tra cui la Leader del dissenso arancione, Yulia Tymoshenko.

Dall’altro, la Russia ha scelto di fare a meno dell’Ucraina nella prosecuzione di una politica energetica orientata all’aumento dell’egemonia nel mercato UE – che soddisfa il 40% del proprio fabbisogno di gas grazie alle forniture di Mosca.

Il 7 Dicembre ha preso il via la costruzione del Southstream: gasdotto progettato dal Cremlino per rifornire l’Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il Southstream è un progetto politico che isola l’Ucraina – finora principale Paese di transito del gas russo verso l’UE – aumenta la dipendenza energetica dell’Europa da Mosca, e blocca il Corridoio Meridionale: piano varato dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas in Europa importando in UE gas dall’Azerbaijan tramite nuove infrastrutture.

La Moldova tra Russia ed Europa

Un’altra vittima della politica energetica di Mosca è la Moldova. Come riportato dall’agenzia Interfax, Mosca ha concesso il prolungamento dei contratti per le forniture di gas a Chisinau per un solo anno, lasciando aperta una questione geopolitica che vede Russia e UE ancora su due fronti.

In cambio di sconti sulle forniture di gas, Mosca ha chiesto alla Moldova la rinuncia alla membership nella Comunità Energetica Europea – una sorta di UE del gas che racchiude i 27 Paesi UE, Moldova e Ucraina.

Per evitare a Chisinau una scelta drastica, e mantenere vivo il processo di integrazione della Moldova nell’UE, la Commissione Europea ha concesso al Governo moldavo una deroga di tre anni per l’applicazione dei regolamenti della Comunità Energetica Europea, in attesa di una risoluzione della situazione con la Russia.

la Moldova dipende fortemente dalla forniture di gas russo. Per diminuire la dipendenza energetica della Russia, Chisinau ha sostenuto politicamente sia il Corridoio Meridionale, che il progetto AGRI: piano – ancora lontano dall’essere realizzato – studiato per rifornire di gas dell’Azerbaijan l’Europa attraverso il trasporto combinato via terra e mare del carburante attraverso Georgia, Mar Nero e Romania.

Matteo Cazzulani

TURCHIA-RUSSIA-SIRIA: IL GAS OLTRE ALLA CRISI POLITICO-MILITARE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2012

Il ripristino delle forniture di oro blu dall’Azerbaijan da parte del colosso British Petroleum hanno evitato ad Ankara di sommare un’emergenza energetica al peggioramento dei rapporti con Mosca per via delle tensioni con Damasco. L’importanza del territorio turco per la sicurezza energetica europea.

Non solo tensioni politiche a causa della Siria: tra Turchia e Russia il braccio di ferro è sopratutto energetico. Nella giornata di mercoledì, 10 Ottobre, il colosso energetico British Petroleum ha riavviato l’invio di gas dall’Azerbaijan alla Turchia dopo l’improvvisa interruzione di giovedì, 4 Ottobre

Il percorso del Gasdotto del Caucaso del Sud

Come riportato dall’autorevole Trend, lo stop del flusso di gas sarebbe dovuto ad un atto terroristico. Secondo la British Petroleum, l’interruzione di invio di oro blu in Turchia sarebbe stato invece dettato da lavori di manutenzione sulla conduttura che dal giacimento azero Shakh-Deniz, al largo di Baku, conduce il carburante presso il porto turco di Ceyan.

Il ripristino delle forniture di gas è stato possibile grazie alla presa di posizione della compagnia nazionale turca, Botas, che dinnanzi allo stop dei rifornimenti si è dapprima rivolta alla British Petroleum per un immediato ripristino delle importazioni dall’Azerbaijan, e, successivamente, ha richiesto alla Russia l’aumento del flusso di oro blu destinato alla penisola anatolica.

Con il ripristino delle forniture, la British Petroleum, che gestisce l’invio di oro blu azero in territorio turco, non solo ha posto fine ad un’emergenza nazionale, ma ha scongiurato alla Turchia l’incremento delle forniture dalla Russia: un fatto che avrebbe causato ripercussioni notevoli nei rapporti tra Ankara e Mosca anche sul piano politico.

Nella giornata di Domenica, 14 Ottobre, era infatti programmato un vertice tra il Premier turco, Tayyip Erdogan, e il Presidente russo, Vladimir Putin. Come riportato dall’autorevole Hurriyet Daily News, i due politici avrebbero dovuto discutere di tematiche energetiche, come il rafforzamento delle relazioni turco-russe nel settore del gas.

Tra i punti all’ordine del giorno vi sarebbe stata anche la costruzione nelle acque territoriali della Turchia del Southstream: gasdotto concepito da Mosca per riforniredi proprio carburante l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica e, nel contempo, impedire alla Commissione Europea di importare direttamente in Europa gas azero transitando dalle infrastrutture di Ankara.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui, nella giornata di giovedì, 11 Ottobre, Putin ed Erdogan hanno deciso di rinviare il vertice a data da destinarsi. Come riportato dall’agenzia Interfax, la motivazione è legata al caso del volo Mosca-Damasco trattenuto ad Ankara dalle forze di polizia turche il 10 Ottobre per un controllo sul carico contenuto nel velivolo: sospettato di trasportare armi dalla Russia alla Siria.

I timori turchi nei confronti dei russi sono dettati da una situazione altamente bollente. La scorsa settimana, la Turchia ha riposto ad attacchi armati siriani sul proprio territorio con azioni militari nel settentrione della Siria, volte a scoraggiare future aggressioni balistiche di Damasco in territorio turco.

Forte del voto del Parlamento nazionale, la Turchia ha agito con il pieno appoggio di NATO, UE ed ONU, mentre la Russia si è schierata a fianco della Siria e della dittatura di Bashar Al-Assad.

Se analizzata sul piano energetico, la crisi turco-russa – originatasi per via ella questione siriana – avrebbe potuto avere risvolti pesanti per la Turchia se le forniture di gas dall’Azerbaijan non fossero state ripristinate dalla British Petroleum.

Priva dei rifornimenti azeri, Ankara sarebbe arrivata al vertice tra Erdogan e Putin in una condizione di subalternità. In cambio dell’aumento immediato delle forniture di gas dalla Russia, avrebbe potuto effettuare concessioni immediate a Mosca sul Southstream e, così, avrebbe messo a repentaglio il piano di diversificazione delle forniture approntato dall’Unione Europea.

La Turchia dalla Russia all’Europa

I rapporti energetici tra Turchia e Russia sono mutati nel corso degli ultimi tempi, passando da una stretta collaborazione ad una progressiva diversificazione delle forniture da parte di Ankara, anche grazie politica del gas dell’Unione Europea.

Dopo la realizzazione dei gasdotti Tarbriz-Ankara e del Blue Stream – condutture che garantiscono alla Turchia forniture di gas da Iran e Russia – il Governo turco ha incrementato la propria sicurezza energetica grazie alla realizzazione del Gasdotto del Caucaso del Sud, con cui il carburante azero è trasportato tramite la Georgia, costeggiando l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan.

Oltre alla diversificazione delle forniture, Ankara si è presentata come un importante partner dell’Unione Europea per il trasporto del gas dal giacimento di Shakh-Deniz direttamente nel Vecchio Continente.

Pur mantenendo buoni rapporti con la Russia, la Turchia ha sostenuto la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati da Bruxelles per permettere l’importazione dell’oro blu azero.

Significativo per comprendere il posizionamento energetico di Ankara è quanto avvenuto negli ultimi mesi. Dopo avere concordato in via preventiva nella primavera del 2012 il transito del Southstream presso le proprie acque nazionali, l’8 Ottobre 2012 il Governo turco ha dichiarato il proprio appoggio politico al Nabucco: il principale dei gasdotti del Corridoio Meridionale UE.

Il 10 Ottobre, il Presidente turco, Abdullah Gul, ha ratificato l’accordo intergovernativo tra Turchia e Azerbaijan per la costruzione del Gasdotto Transanatolico -TANAP: infrastruttura progettata per il trasporto di gas dal giacimento Shakh-Deniz alle coste turche occidentali, necessaria per rifornire di carburante azero il corridoio meridionale UE.

Matteo Cazzulani

GAZPROM VS EUROPA: DALLO SCONTRO ALL’INSULTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 11, 2012

Dopo le accuse di Putin ai Paesi del’Europa Centrale, il Vicepresidente del monopolista russo, Alexandr Medvedev, definisce ladra la Commissione Europea. In risposta, il Primo Ministro della Lituania, Andrijus Kubilijus, invita Mosca a rispettare le regole come gli altri attori della compravendita di gas nel Vecchio Continente

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Dalla guerra commerciale alla battaglia verbale spesso il passo è breve. Nella giornata di lunedì, 10 Settembre, è continuato il braccio di ferro tra il monopolista del gas russo, Gazprom, e la Commissione Europea, derivato dalla decisione di Bruxelles di aprire un’inchiesta ufficiale per condotta anti-concorrenziale nel settore energetico continentale da parte di Mosca.

A motivare l’inchiesta è stata l’analisi dei contratti firmati da Gazprom con gli enti energetici dei Paesi dell’Europa Centrale, dipendenti per circa l’80% dal gas della Russia. A commento dell’iniziativa, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha ritenuto che l’Unione Europea sia ostaggio di quei Paesi ammessi nell’UE nel 2004, le cui deboli economie avrebbero costretto Bruxelles ad avviare la procedura contro Mosca per ridare smalto alla sua iniziativa politica ed economica.

Malgrado la scorretta analisi di Putin – se l’UE è in crisi non è per colpa di Polonia e Lituania, il cui PIL peraltro è in crescita, bensì della situazione monetaria di Grecia, Spagna, Portogallo e Italia – a rincarare la dose ci ha pensato il Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, che ha accusato la Commissione Europea di furto internazionale.

Inoltre, il Vicepresidente del monopolista energetico ha espresso la volontà di incontrare esponenti del Governo UE per affrontare la questione a quattrocchi.

“Esiste un detto – ha dichiarato Medvedev durante un’occasione pubblica, come riportato dall’agenzia Interfax – Il cappello sta sulla testa del ladro. Oggi dovrebbe stare su quella della Commissione Europea”.

Pronta la risposta della Responsabile della Commissione Europea, Pia Hansen, che allo EUObserver ha risposto di ritenere in regola il lavoro profuso dal governo UE per garantire la concorrenza nel Vecchio Continente.

Un invito al rispetto delle regole è stato lanciato dal Primo Ministro della Lituania, Andrijus Kubilijus, che ha evidenziato l’importanza per Gazprom di sottostare nell’Unione Europea ai medesimi regolamenti rispettati dagli enti energetici di altri Paesi, Norvegia in primis.

Inoltre, Kubilijus ha evidenziato come risieda anche nell’interesse del monopolista russo il rispetto delle leggi UE, per mantenere un contatto con il suo maggiore cliente basato sulla correttezza e la lealtà.

“Il nervosismo esternato dai dirigenti di Gazprom dimostra che la modalità di compravendita del gas in Europa Centrale, dove la Russia ha sempre mantenuto il monopolio, non collima con le regole dell’Unione Europea – ha dichiarato Kubilijus all’agenzia Finance – E’ necessario che la Russia rispetti le regole europee dappertutto, sopratutto in Europa Centrale”.

Mosca continua nella sua politica del divide et impera dell’Europa

L’appello del Primo Ministro lituano è rimasto nel vuoto, dal momento che Gazprom, nella medesima giornata, ha continuato a percorrere la strada contestata dalla Commissione Europea, mantenendo rapporti privilegiati con le sole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale.

Come dichiarato sempre da Medvedev, il monopolista russo ha stanziato 1 Miliardo di Euro in favore delle compagnie energetiche di Paesi dell’Europa Occidentale, con le quali la Russia ha concordato un ritocco al ribasso delle tariffe per il gas. Secondo le stime, riportate dall’agenzia PAP, la maggior parte di questa somma sarà devoluta alla compagnia tedesca E.On, similmente a quanto accaduto all’inizio del 2012, quando Gazprom ha erogato 1,9 Milioni al colosso italiano ENI.

La Commissione Europea ritiene che la pratica secondo la quale la Russia concede sconti ai soli Paesi dell’Europa Occidentale, in cambio del loro appoggio politico ai disegni energetici di Mosca nel Vecchio Continente, non risponde alle regole della libera concorrenza perché impossibilitano la liberalizzazione del mercato interno del gas. Inoltre, l’atteggiamento del Cremlino contrasta con l’interesse generale di Bruxelles a livello politico.

Matteo Cazzulani

STATOIL LASCIA A GAZPROM IL CONTROLLO SU UNO DEI GIACIMENTI DI GAS PIU’ RICCHI DEL PIANETA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 8, 2012

La compagnia norvegese rimette la sua quota di azioni al monopolista russo, che ha così il controllo quasi completo dello Shtokman: serbatoio di oro blu nel Mare di Barents fondamentale per Mosca per il mantenimento in finzione del gasdotto NordStream

Il giacimento Shtokman, nel Mare di Barents

L’uscita della Norvegia dai lavori di sfruttamento di uno dei giacimenti di gas più ricchi del pianeta è un fatto destinato a cambiare sensibilmente la geopolitica energetica europea degli anni a venire. Nella giornata di martedì, 7 Agosto, il colosso energetico norvegese Statoil ha dichiarato la fine della sua collaborazione nel consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento Shtokman: compartecipato per il 51% dal monopolista russo, Gazprom, e per il 25% dalla compagnia francese Total.

Secondo quanto dichiarato dall’agenzia Interfax, e ripetuto dal portale di informazione Dn.no, la Statoil, che ha consegnato ai russi il 24% delle sue azioni, sarebbe stata portata all’abbandono dei lavori su uno dei giacimenti più ricchi della terra per via di continue incomprensioni con Gazprom, legate, in particolare, alla modalità di sfruttamento del gas naturale estratto dal sito.

I norvegesi non hanno concordato con la proposta del monopolista russo di immettere fin da subito l’oro blu dello Shtokman nel sistema dei gasdotti di Mosca per venderlo ed ottenerne profitti immediati.

La decisione della Statoil porta indiscutibili vantaggi alla Russia nella politica energetica europea e mondiale. Finora, la Norvegia – Paese ricco di giacimenti naturali che non appartiene all’Unione Europea ma è membro NATO – ha rappresentato una sorta di serbatoio di sicurezza per i Paesi nord-occidentali del Vecchio Continente.

Per questa ragione, Oslo ha inteso migliorare le tecniche di estrazione, e rilevare quote nel numero più altro possibili di giacimenti nel Nord del pianeta stringendo alleanze e partecipando in consorzi con qualsiasi compagnia energetica di qualunque Paese.

La Russia, invece, ha visto nel Mare di Barents un serbatoio di importanza strategica il cui sfruttamento immediato avrebbe permesso il mantenimento in funzione dei progetti energetici di Mosca in Europa.

In particolare, l’oro blu estratto dallo Shtokman serve a Gazprom per riempire il NordStream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire di gas la Germania e il resto dell’Europa Occidentale con l’obiettivo di bypassare ed isolare sul piano energetico Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

Finora, per il mantenimento del NordStream – progetto energetico che divide l’Europa e garantisce alla Russia il mantenimento dell’egemonia energetica sul Vecchio Continente – i russi si sono avvalsi del gas proveniente dalla Siberia che, in diverse occasioni, si è rivelato insufficiente e in via di esaurimento.

Con l’acquisizione del 24% delle azioni dei norvegesi, Gazprom ha ora via libera per destinare l’oro blu estratto dal Mare di Barents al NordStream e, così, mettere in sicurezza il funzionamento del gasdotto.

Inoltre, non è escluso che, presto, il monopolista russo possa arrivare al controllo totale del giacimento: come rivelato da una nota della compagnia francese, la Total valuterà durante il prossimo vertice degli azionisti l’opportunità o meno di mantenere il 25% delle azioni dello Shtokman.

Lo storico dello Shtokman

Il consorzio per lo sfruttamento del giacimento nel Mare di Barents, registrato in Svizzera, nel cantone di Zug, con il nome Shtokman Development AG, è stato fondato il 21 Febbraio 2008 dal monopolista russo, Gazprom, e dalle compagnie norvegese StatoilHydro e francese Total.

L’avvio dello sfruttamento risale però al 1988, dopo la scoperta del giacimento da parte del professor Vladimir Shtokman. Subito, Gazprom avvia lo sfruttamento del serbatoio assieme al consorzio Rosshelf – comprendente una ventina di compagnie russe – fino al 1995, quando nei lavori sono inserite anche la compagnia norvegese Norsk Hydro, la statunitense Conoco Inc., la finlandese Neste Oy, e la francese Total.

Abbandonato il piano nel 2000, Gazprom crea un nuovo consorzio per lo sfruttamento del giacimento nel 2002 con un’altra compagnia russa, Rosneft. Nel Giugno 2005, il monopolista russo avvia poi una sosta di asta per individuare i partner non-russi a cui concedere la compartecipazione al nuovo consorzio.

Alla selezione partecipano compagnie di ogni provenienza, ma, nel Settembre 2005, ad essere scelte sono solo le statunitensi ConocoPhilips e Chevron, le norvegesi Norsk Hydro e Statoil – poi fusesi nella Statoil -, e la Total. Il 25 Ottobre 2007, nel progetto per lo sfruttamento dello Shtokman sono escluse le due aziende USA, e, fino ad oggi, il Mare di Barents rimane prerogativa unica di un’alleanza a tre tra Russia, Norvegia e Francia.

Matteo Cazzulani