LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin provoca la NATO in Estonia e Lituania

Posted in NATO, Russia by matteocazzulani on August 3, 2015

Squadroni di velivoli dell’esercito della Federazione Russa violano i cieli di Estonia e Lituania a radar spenti. Gli episodi seguono le recenti minacce balistiche di Mosca a Polonia e Romania e l’occupazione militare di una porzione del territorio della Georgia fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea



Varsavia – Dopo la mini-invasione in Georgia, provocazioni militari di ampia scala nei cieli dei Paesi Baltici. Questa è la strategia della tensione della Russia, la cui aviazione militare, nell’ultima settimana, ha violato lo spazio aereo di Estonia e Lituania con almeno venti velivoli dell’esercito di Mosca.

Come riportato da una nota dell’aviazione militare britannica RAF, e ripreso dall’autorevole portale di informazione Defence24, dieci velivoli militari russi -quattro MiG-31, quattro SU-34 e due AN-26- hanno sorvolato il territorio estone a radar spenti nella giornata di venerdì, 31 Luglio.

Pronta è stata la reazione della RAF che, per scortare i velivoli russi al di fuori dei cieli dell’Estonia, ha inviato dei Typhoon 6 attualmente di stanza presso la base militare estone di Amari nell’ambito delle operazioni NATO di difesa e pattugliamento dei cieli dei Paesi Baltici.

Prima dell’episodio estone, nella giornata di mercoledì, 29 Luglio, dodici velivoli dell’aviazione militare russa, sempre a radar spenti, hanno violato lo spazio aereo della Lituania prima di essere intercettati, e scortati, da F-16 norvegesi.

Le recenti violazioni dello spazio aereo di Estonia e Lituania sono gli ultimi atti di una lunga serie che, dall’annessione militare della Crimea da parte della Russia nel Marzo del 2014, ha visto aerei e navi dell’esercito russo sconfinare, a più riprese, non solo nei cieli e nelle acque territoriali dei Paesi Baltici, ma anche quelli di altri membri della NATO, come Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Romania.

Peraltro, per via della partecipazione al sistema di difesa anti-missilistico della NATO, proprio Polonia e Romania sono finite ufficialmente nel mirino della Russia che, come dichiarato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, ha dislocato batterie di missili Iskander in Crimea puntati direttamente su Varsavia e Bucarest.

Il posizionamento degli Iskander in Crimea segue la medesima manovra che la Russia avrebbe compiuto nell’enclave di Kaliningrad dove, secondo fonti militari, l’esercito russo avrebbe dislocato batterie di Iskander puntati sulle geograficamente vicine Varsavia e Berlino.

Accanto agli sconfinamenti in zona NATO e il posizionamento di elementi balistici puntati su Paesi dell’Unione Europea -atteggiamenti che, in chiave militare, rappresentano una palese provocazione- la Russia ha anche riavviato una consistente attività militare nello spazio ex-sovietico con l’occupazione, in Georgia, di una porzione della regione georgiana dell’Ossezia Meridionale in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa.

Quest’infrastruttura è una delle principali arterie da cui l’olio dell’Azerbaijan viene esportato in Turchia, e successivamente in Unione Europea, senza transitare per il territorio russo: una ragione che ha portato Polonia, Lituania, Azerbaijan, Georgia a ritenere l’oleodotto Baku-Supsa il primo tratto di progetto infrastrutturale concepito per trasportare oro nero in Europa Centrale e, così, decrementare la dipendenza della regione dalle forniture della Russia.

Infine, oltre ad avere intensificato la presenza di reparti armati dell’esercito russo nelle regioni ucraine orientali del Donbas e di Luhansk, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avviato un pressing diplomatico presso le Cancellerie occidentali per imporre all’Ucraina la concessione di un’ampia autonomia alle regioni occupate militarmente da Mosca.

Obama contestato per essere troppo morbido con Mosca

Come riportato da TVN24, Putin, oltre al tradizionale tacito sostegno del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Capo di Stato francese, Francois Hollande, si sarebbe avvalso del supporto occasionale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per spingere il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a far votare in Parlamento modifiche costituzionali che riconoscono una formale autonomia al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Come dichiarato dal Rappresentante del Dipartimento di Stato USA per l’Europa, Victoria Nuland, la decisione di convincere Poroshenko ad approvare un provvedimento che, de facto, pone fine all’integrità territoriale dell’Ucraina -un punto che i Leader occidentali hanno sempre dichiarato di sostenere- non è una carta di scambio di cui Obama si sarebbe avvalso per ottenere il sostegno di Putin nell’ambito delle trattative sul nucleare con l’Iran.

Ciò nonostante, negli Stati Uniti sono sempre più le critiche provenienti da ambiti politici e militari in merito alla politica dell’Amministrazione Obama in Europa, ritenuta troppo poco incisiva per potere arrestare l’attivismo militare della Russia e, così, garantire la sicurezza dei Paesi NATO dell’Europa Centro-Orientale.

Oltre ai principali candidati alle primarie del Partito Repubblicano -come Jeb Bush, Ted Cruz, Marco Rubio, Scott Walker e Lindsey Graham- e importanti membri repubblicani del congresso -come il Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain- anche esponenti del Partito Democratico, a cui appartiene Obama, hanno chiesto al Presidente un maggiore impegno nei confronti di Putin.

In diverse occasioni, la principale candidata alle primarie Partito Democratico, Hillary Clinton, ha espresso turbamento dinnanzi all’atteggiamento aggressivo di Putin in Europa Centrale e Orientale.

Inoltre, sia il Segretario alla Difesa, Ash Carter, che il neo-nominato Presidente del Collegio delle Forze Armate USA, Joseph Dunford -la cui nomina è stata proposta dai democratici e sostenuta dai repubblicani- hanno descritto la Russia come la principale minaccia militare da cui gli Stati Uniti devono difendersi per garantire la propria sicurezza nazionale e quella degli alleati in Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Putin provoca Obama in Ucraina e a Kaliningrad

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 10, 2014

L’esercito della Russia pianifica il dislocamento di una trentina di velivoli militari nella base aerea di Belbek, strappata agli ucraini durante l’aggressione militare in Crimea. Mosca avvia anche una possente esercitazione tra Polonia e Lituania

20 aerei militari di categoria Su-27, bombardieri Tu-142 e Il-38 addestrati per colpire sottomarini, caccia militari Ka-27 e Ka-29. Questi sono gli elementi dell’esercito russo che Mosca intende dislocare nella base militare di Belbek: una delle basi militari che la Russia, in seguito all’aggressione armata all’Ucraina, ha strappato in Crimea all’esercito ucraino.

Come riportato dal Ministero della Difesa russo, è confermato dall’agenzia RIA Novosti, i primi elementi a raggiungere la base di Belbek saranno i Su-27, ai quali, dopo un addestramento di 3 mesi, si aggiungeranno gli avieri della Crimea che hanno ammutinato l’esercito ucraino per passare alle dipendenze di quello della Russia.

Ai piani per l’utilizzo della base miliare di Belbek -che l’esercito ucraino utilizzava per lo stazionamento di 50 aerei militari, tra cui diversi Mig-29- si accompagnano quelli reali che l’esercito russo ha avviato nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

In questa regione, a pochi chilometri dall’Europa, la Flotta russa del Baltico, il reparto paracadutisti russo, e l’aviazione di Mosca hanno avviato esercitazioni di dimensioni considerevoli.

Secondo i dati russi, nelle operazioni saranno coinvolti i soldati della marina assieme agli avieri alla guida di bombardieri Su-34 trasportati dalla base militare di Pskov, e da velivoli pesanti di categoria Mi-24 veicolati da altre basi dell’esercito russo poste al centro della Federazione Russa.

Inoltre, alle operazioni partecipano bombardieri di alto raggio Tu-22M3, che stando ai piani, effettueranno voli di pattugliamento fino ai confini dello spazio aereo di Polonia e Lituania.

Come riportato sempre dal Ministero della Difesa russo, le esercitazioni militari a pochi chilometri dall’Europa sono necessarie per testare il grado di preparazione delle forze armate russe in caso di difesa, anche se a stupire è la quantità di oggetti militari coinvolti nelle operazioni.

Tuttavia, la vera natura delle operazioni, che è offensiva e non difensiva, è stata riportata dal Viceministro degli Esteri russo, Vladimir Titov, che ha messo in guardia la NATO dal possibile dislocamento di reparti militari in Europa Centro-Orientale, come promesso dal Presidente USA, Barack Obama, in occasione della sua visita a Varsavia.

Il Guardian testimonia la propaganda mediatica russa in Europa Occidentale

Obama, però, ha ventilato la possibilità di posizionare elementi NATO a rotazione per rafforzare la difesa di Polonia, Romania, Lituania, Lettonia ed Estonia: Paesi dell’Alleanza Atlantica, che dinnanzi alla violazione dell’integrità territoriale ucraina da parte della Russia hanno espresso timore per l’allargarsi dell’avanzata militare di Mosca fino ai loro confini.

L’ipotesi temuta dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, come dimostrano i piani militari di Mosca in Crimea e a Kaliningrad, sono tutt’altro che un’ipotesi irreale e per questo giustificano anche l’esercitazione Baltops, attuata, per scopi puramente difensivi, da contingenti militari provenienti da 13 Paesi NATO in Lituania, Lettonia ed Estonia.

“Non avviamo nessun progetto di installazione dello scudo spaziale in Georgia e Ucraina” ha dichiarato il Vicesegretario di Stato USA per gli Affari Europei, Victoria Nuland, a commento di una indiscrezione ventilata da fonti poco informate circolate in Bielorussia.

Del resto, la propaganda della Russia, che ha terreno fertile sopratutto in Stati dove l’anti americanismo è ben radicato, come Francia e Italia, ha sempre tentato di presentare gli USA come aggressori nello scenario ucraino.

A smontare le bufale della propaganda russa, e a gettare l’allarme sulla forza mediatica posseduta dal Cremlino, è stato l’autorevole giornale britannico Guardian.

Con un articolo ben dettagliato http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/may/04/pro-russia-trolls-ukraine-guardian-online il Guardian ha rivelato come i media russi abbiano sistematicamente fatto ricorso a fotomontaggi, false prove, commenti e ‘giornalisti’ pagati per diffondere informazioni false e tendenziose per giustificare l’invasione da parte di Russia della Crimea e delle regioni orientali dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140610-200400-72240770.jpg

NULAND COME SNOWDEN: PUTIN CERCA DI DIVIDERE USA ED EUROPA ANCHE IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 7, 2014

Pubblicata in Russia una conversazione con l’Ambasciatore a Kyiv degli Stati Uniti d’America, Geoffrey Pyatt, in cui il Vice Segretario di Stato USA Victoria Nuland manda letteralmente a quel Paese l’Unione Europea. L’Europa invita a chiarire la modalità con cui i russi sono venuti in possesso della registrazione, mentre il Cancelliere tedesco Angela Merkel critica Washington.

Un Vaffa che ha poco di grillino e molto di spy story internazionale per destabilizzare il fronte occidentale nella situazione ucraina. Nella giornata di giovedì, 6 Febbraio, è stata resa nota la registrazione di una conversazione tra il Vice Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Victoria Nuland, e l’Ambasciatore USA a Kyiv, Geoffrey Pyatt, nella quale la Nuland dice a Pyatt di volere mandare letteralmente a quel Paese l’Unione Europea per via dell’immobilismo dimostrato nei confronti del Regime del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dopo l’uccisione di almeno sette manifestanti e il ferimento di centinaia tra i dissidenti provocati dalle forse speciali di polizia Berkut su ordine del Ministero degli Interni.

Pronta è stata la replica della stessa Nuland, che si è scusata per le frasi inopportune, descritte come una conversazione privata tra due colleghi intercettate e pubblicate da parte di chi ha un preciso interesse ad indebolire il lavoro comune che USA ed UE stanno approntando in Ucraina.

In risposta, la portavoce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Maja Kocjancic, ha declinato ogni commento, ed ha evidenziato come importante il fatto che la conversazione tra la Nuland e l’Ambasciatore Pyatt sia stata pubblicata per la prima volta su Twitter da Dmitry Loskutov, il braccio destro del Vicepremier russo Dmitry Rogozin: una delle personalità più vicine al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

A notare la coincidenza del coinvolgimento della Russia nella questione è stato il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, che ha illustrato come sia curiosa la decisione di pubblicare solo parti scelte della conversazione tra la Nuland e Pyatt.

Differente è stata la reazione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha espresso profondo turbamento per le frasi pronunciate dal Vice Segretario USA, ed ha dichiarato piena fiducia all’operato della Ashton in Ucraina, ritenuto dalla Nuland debole e inconcludente.

La rivelazione della conversazione tra la Nuland e Pyatt rileva sì un atteggiamento poco elegante da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, ma dimostra come la Russia di Putin sia stata abile nell’avvalersi delle sue capacità di intercettare messaggi, che dovrebbero essere segreti, per discreditare l’Occidente e dividere USA ed UE, anche sulla questione ucraina, nella quale Washington e Bruxelles hanno collaborato strettamente in difesa della democrazia e della libertà.

Nella sostanza, la pubblicazione delle conversazioni che rischiano di rendere le relazioni tra USA ed UE ancor più tese ha come precedente quello di Edward Snowden: talpa, riparata poi in Russia, che ha rivelato il piano statunitense di monitoraggio di alcuni alleati europei come la Germania.

Lecito anche sottolineare che il caso Snowden ha provocato il congelamento delle trattative per la realizzazione dell’Unione Trans Atlantica: progetto di abbattimento delle barriere doganali tra USA e UE per creare un unico mercato dell’Occidente in grado di tutelare gli interessi europei e statunitensi in un’economia sempre più globalizzata.

Ancora feriti in Ucraina mentre Bulatov mostra le prove delle torture

In aggiunta all’incrinamento dei rapporti tra USA ed UE, le rilevazioni della conversazione tra la Nuland e Pyatt hanno permesso alla Russia di aiutare il regime di Yanukovych a distogliere l’attenzione dei media dall’escalation della violenza in Ucraina, dove un pacco bomba mascherato da confezione di medicine è esploso nel quartier generale dei manifestanti, provocando due feriti che hanno perso dita e occhio.

Oltre all’esplosione, importanti sono anche state le rivelazioni delle torture subite per mano delle forze speciali di polizia da parte dell’organizzatore della protesta Automaidan, Dmytro Bulatov.

Dalla Lituania, dove il dissidente è stato ricoverato per subire operazioni urgenti, Bulatov ha confermato in una conferenza stampa di avere subito ripetute percosse da parte di agenti professionisti dall’accento russo, che dopo averlo accusato di essere un agente pagato dagli USA, gli hanno tagliato un orecchio e lo hanno crocefisso alla porta: particolari mostrati ai giornalisti presenti in sala.

Il Parlamento Europeo chiede sanzioni, ma la Commissione non lo ascolta

In aggiunta alle violenze, da registrare è anche l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che invita la Commissione Europea a condannare con forza le repressioni sui manifestati attuate dall’Amministrazione Presidenziale.

Il Documento invita anche le Istituzioni Europee formulare un’offerta economica di aiuto all’Ucraina, anche in collaborazione con il FMI e, in caso di mancato dialogo tra il Presidente Yanukovych e i manifestanti, chiede l’imposizione di sanzioni personali, come il diniego della concessione dei visti e il congelamento dei conti bancari, per quelle Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani.

Ciò nonostante, la risoluzione del Parlamento Europeo -che non ha poteri legislativi come invece hanno i Parlamenti nazionali- non è stata accolta dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che ha dichiarato come le sanzioni siano l’ultima delle misure che l’Europa intende prendere nei confronti dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani

20140207-070254.jpg

20140207-070314.jpg

L’OCCIDENTE VERSO LE SANZIONI PER YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 16, 2014

Al Parlamento Europeo apprezzata la dimostrazione di supporto per l’Europa da parte dei manifestanti ucraini. La Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America per il rispetto della democrazia e della libertà in Ucraina

Sanzioni, democrazia ed esempio di mobilitazione per la Libertà ed i Diritti sono i concetti sull’Ucraina su cui hanno dibattuto il Parlamento Europeo e il Senato degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di martedì, 14 Gennaio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha evidenziato come la manifestazione per l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea renda chiaro l’attaccamento all’Europa di un popolo che, finora, è rimasto escluso dalle strutture politiche continentali.

Intervenuto durante la Seduta Plenaria del Parlamento Europeo, Barroso, che è anche esponente del Partito Popolare Europeo, ha sottolineato come la manifestazione pacifica degli ucraini in supporto all’integrazione europea sia da prendere da esempio per tutti quegli euroscettici che, oggi, negli Stati UE dimostrato poca fiducia nell’Europa.

Il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, a sua volta ha illustrato come la mobilitazione degli ucraini in sostegno dell’Europa sia un segnale di vitalità civile che dimostra la precisa volontà geopolitica di un popolo.

Swoboda ha anche osservato come la richiesta di ingresso nell’UE degli ucraini siano valori ben più forti dei soldi che, invece, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dimostrato di volere privilegiare sacrificando la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina ad un prestito di danaro dalla Russia.

Prima del dibattito al Parlamento Europeo, l’esponente popolare Michael Galer e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, il progressista Gianni Pittella, hanno avanzato l’ipotesi di applicare sanzioni personali alle Autorità ucraine che sono responsabili della violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Il tema della sanzioni è stato sollevato anche dal Vicesegretario di Stato USA con delega all’Europa, Victoria Nuland che, durante una sessione della Commissione Esteri del Senato dedicata all’Ucraina, mercoledi, 15 Gennaio, ha dichiarato che il Dipartimento di Stato sta lavorando sull’ipotesi di misure punitive nei confronti di alcune Autorità ucraine.

Il Vicesegretario di Stato, una democratica, ha anche sottolineato come gli USA si impegneranno affinché in Ucraina siamo ristabilite elezioni oneste e regolari, senza fare il tifo per nessun candidato, ed ha evidenziato come anche la questione del rilascio della Leader dell’opposizione ucraina Yulia Tymoshenko dalla detenzione politica a cui è costretta dall’Agosto 2011 sia una questione ancora aperta.

La Nuland ha anche apprezzato la mobilitazione pacifica degli ucraini, ed ha invitato l’Ucraina a rinnovare la partnership con il Fondo Monetario Internazionale per evitare di dipendere dai prestiti della Russia.

L’ex-Consigliere per la politica estera del Presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, ha criticato la propaganda del Capo di Stato russo, Vladimir Putin, che presenta gli ucraini come etnicamente russi, quando invece le radici dell’Ucraina risalgono alla Rus di Kyiv: entità statale traducibile correttamente in italiano come Rutenia, che non va confusa con la Russia.

Intervenuto durante la seduta, Brzezinski, un democratico di origine polacca che ha tra i primi ha sostenuto la Corsa alle Primarie democratiche dell’attuale Presidente USA, Barack Obama, ha anche evidenziato come la mobilitazione degli ucraini sia la dimostrazione della consapevolezza nazionale di un popolo che rivendica la sua appartenenza all’Europa.

L’ex-Consigliere del Presidente Carter ha anche sottolineato come per l’opposizione ucraina sia necessario trovare un unico candidato per battere Yanukovych, che teme elezioni libere e regolari perché consapevole di perdere.

Infine, il Senatore repubblicano John McCain ha invitato gli USA a non lasciare soli gli ucraini con i loro problemi.

L’ex avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca del 2008 ha anche sottolineato come Yanukovych sia un Capo di Stato che si avvale del potere solo per arricchirsi.

Kyiv lontana dal rispetto della democrazia

Con il pestaggio a sangue del noto dissidente Yuri Lutsenko e della giornalista indipendente Tetyana Chornovol, e, prima ancora, con le repressioni nei confronti dei manifestanti non violenti che dimostrano in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa a Kyiv dallo scorso 21 Novembre, il Presidente Yanukovych ha dimostrato di non essere in grado di rispettare principi su cui l’Europa si basa, quali Democrazia e Libertà.

A questi fatti si sommano le detenzioni politiche a carico di un centinaio di esponenti dell’opposizione -tra cui la Tymoshenko- dopo processi riconosciuti come irregolari da parte degli osservatori internazionali, la limitazione della Libertà di Stampa, le minacce alla Chiesa Greco-cattolica per avere celebrato messe durante le manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa, l’esautorazione dei poteri del Parlamento a vantaggio del Presidente, e la falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012.

Ripetute sono già state le condanne a Yanukovych inviate dal Parlamento Europeo, dalla Commissione Europea, dal Congresso USA e dalla Corte Europea dei Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

PUTIN SI ARMA E CACCIA DALLA RUSSIA LE ORGANIZZAZIONI AMERICANE

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2012

La USAID – ente impegnato nella tutela dell’ambiente, nello sviluppo delle strutture democratiche e nel supporto della costituzione di una società civile – estromessa dalla Federazione Russa per volere del Ministero degli Esteri alla vigilia delle Elezioni Amministrative. Il Ministero della Difesa di Mosca avvia un programma per il rafforzamento dell’aviazione militare.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Dopo la caduta del comunismo è stata attiva in Russia nell’ambito della difesa dell’ambiente, dello sviluppo socio-economico e del tentativo di rafforzamento delle strutture democratiche. Nell’anno 2012, l’organizzazione USAID è stata cacciata definitivamente dalla Russia di Putin.

Nella giornata di mercoledì, 19 Settembre, il Ministero degli Esteri russo ha dato il benservito all’organizzazione internazionale statunitense, particolarmente attiva negli ultimi tempi nel monitoraggio della preparazione delle Elezioni Regionali, in programma in Russia alla metà di Ottobre.

A dare la notizia è stata la rappresentante della Segreteria di Stato USA, Victoria Nuland, che, nonostante la cacciata della USAID, ha tuttavia confermato la cooperazione con le organizzazioni indipendenti russe impegnate nel rafforzamento della democrazia e dei diritti umani, tra cui l’associazione Memorial e l’ONG Golos.

Proprio la Golos ha espresso allarme per la chiusura della sede moscovita della USAID. Grazie a fondi dell’organizzazione statunitense, la ONG russa sta stilando una mappa dei brogli elettorali, con diversi corrispondenti dislocati nei seggi periferici per monitorare l’andamento delle votazioni amministrative, sopratutto nel Nord del Caucaso.

“Sono profondamente turbata dall’allontanamento della USAID – ha dichiarato a Radio Liberty la Direttrice di Golos, Liliya Shibanova – avevamo pianificato un accurato lavoro di monitoraggio della preparazione delle elezioni, ma l’assenza dell’organizzazione statunitense mette a rischio il nostro progetto”.

A confermare che la paternità della decisione è legata al Cremlino è stato il Ministero degli Esteri russo, che, con una nota, ha motivato l’espulsione della USAID con la volontà di allontanare dal Paese un ente straniero intenzionato ad interessarsi degli affari interni della Russia.

La cacciata della USAID rappresenta un duro colpo per l’immagine del Presidente USA, Barack Obama, che ha fatto del dialogo con il Presidente russo, Vladimir Putin, la bandiera della sua attività di politica estera.

Lo schiaffo ricevuto dal Cremlino, in piena corsa alla Casa Bianca, è un assist alle critiche mosse dallo schieramento repubblicano al Presidente democratico per avere assunto una posizione troppo morbida nei confronti dei regimi autocratici, come la Russia di Putin e l’Iran di Akhmadinedjad.

La cacciata dell’USAID è stata accompagnata dall’ennesimo step legato al rafforzamento delle strutture dell’esercito russo. Sempre mercoledì, 19 Settembre, il Ministro della Difesa russo, Dmitriy Rogozin, ha dichiarato l’avvio della costruzione di una flotta di aerei supersonici di ultima generazione, invisibili ai radar, concepiti per concorrere con il simile velivolo sperimentale statunitense Boeing X-51.

Se realizzato, il progetto di Rogozin innalzerebbe in maniera sensibile il potenziale militare dell’esercito russo, che Mosca sta nel contempo mostrando al Mondo con i missili Iskander e Tochka lanciati durante l’operazione Caucaso 2012: un’esercitazione organizzata dimostrativamente – e provocatoriamente – a pochi chilometri dal confine con la Georgia alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari.

Una vendetta gasata

Sullo sfondo dell’allontanamento della USAID, e del riarmo dell’esercito di Mosca, resta la questione energetica, di cui il Cremlino si avvale per realizzare precisi fini geopolitici a discapito dell’Occidente e, in particolare, dell’Unione Europea.

Dinnanzi alla condotta anticoncorrenziale del monopolista energetico russo, Gazprom – ente posseduto per più del 50% dal Cremlino, contestato da Bruxelles per avere legato la concessione di sconti sulle tariffe del gas alla fedeltà politica a Mosca dimostrata da alcuni Paesi dell’UE, sopratutto Germania e Francia – la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale, che potrebbe portare ad onerose sanzioni nei confronti della Russia.

In risposta, il Presidente Putin – che ha definito la Commissione Europea come schiava dei Paesi al di fuori della zona euro – ha obbligato ogni ente russo ad informare e concordare con il Cremlino le strategie da adottare nei confronti di Stati ed organizzazioni terze. De facto, egli ha assimilato la politica commerciale, economica ed energetica al diretto controllo politico della sua Amministrazione.

Matteo Cazzulani

AZERBAJDZHAN E STATI UNITI RIATTUALIZZANO IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 30, 2012

Il rappresentante della compagnia azera SOCAR considera ancora il gasdotto dalla verdiana denominazione un progetto utile per l’indipendenza energetica dell’Europa, mentre il Dipartimento di Stato USA illustra la necessità per Bruxelles di combattere il monopolio della Russia. In forse la realizzazione del ramo settentrionale del Southstream

Il percorso del Nabucco e del Southstream

Nessun progetto è escluso a priori e tutte le strade per l’indipendenza energetica sono degne di considerazione. Questo è il messaggio con cui il rappresentante della compagnia energetica azera SOCAR, Elshad Nasyrov, ha corretto la posizione espressa dalla British Petroleum in merito al Nabucco.

Secondo Nasyrov, il gasdotto dalla verdiana denominazione è un’infrastruttura valida per il trasporto del gas dai giacimenti azeri in Europa sia per quanto riguarda il suo progetto originario – che ha previsto la costruzione di una conduttura dall’Azerbajdzhan all’Austria – sia se si considera la sua variante più corta.

Per limitare le spese, ed evitare la costruzione di un’infrastruttura supplementare sul territorio turco oltre al Gasdotto Transanatolico – TANAP: una conduttura deputata al trasporto del gas azero lungo tutta la Penisola Anatolica – il consorzio incaricato di realizzare il Nabucco ha optato per un suo ridimensionamento ad un Nabucco Occidentale costruito tra l’Austria e la Turchia, e non più l’Azerbajdzhan.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato concepito dalla Commissione Europea per allentare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia grazie al trasporto diretto nel Vecchio Continente dell’oro blu estratto dal ricco giacimento di Shakh Deniz, in Azerbajdzhan. Esso è sostenuto economicamente dalla compagnia energetica austriaca OMV, turca Botas, tedesca RWE, romena Transgaz e ungherese MOL.

Lunedì, 29 Maggio, il Nabucco ha ottenuto il supporto ufficiale anche degli Stati Uniti d’America, che, per voce della Rappresentante del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, è stato considerato una proposta indispensabile per l’indipendenza energetica dell’Occidente e un incentivo per garantire la concorrenza nel mercato del gas tra diversi soggetti.

Pochi giorni prima, il portavoce della British Petroleum, Ian Conn, ha ritenuto sia il Nabucco, che il Nabucco Occidentale, due progetti inadatti per trasportare il gas azero in Europa, e ha sostenuto che l’unica infrastruttura in grado di assolvere a tale compito è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP. Questa conduttura, supportata finanziariamente dalla stessa British Petroleum e dalla SOCAR, è progettata per collegare l’Azerbajdzhan all’Europa tramite lo sfruttamento delle infrastrutture già esistenti.

“Le dichiarazioni della British Petroleum sono state espresse a titolo personale – ha dichiarato Nasyrov – per la SOCAR sia il Nabucco che il Nabucco Occidentale rappresentano possibili itinerari per il trasporto del gas dai giacimenti di Baku in Europa”.

Niente gas russo in Pianura Padana

La sovrabbondanza di proposte per diversificare le forniture di gas europee sembrerebbe avere messo in difficoltà il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente l’Europa Occidentale del proprio gas transitando per il fondale del Mar Nero, bypassando Paesi politicamente osteggiati da Mosca, come Romania, Ucraina, Moldova e Polonia, e affossando sia il Nabucco che la SEEP.

Secondo quanto dichiarato dal monoposto russo Gazprom – che sostiene il progetto assieme al colosso italiano ENI, alle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, e a quella nazionali di Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia – il Southstream potrebbe non essere realizzato nel suo ramo settentrionale che, secondo i progetti, avrebbe dovuto portare il gas dalla Russia direttamente in Pianura Padana.

D’altro canto, il monopolista russo ha confermato l’intenzione di procedere nella realizzazione del resto del progetto che prevede l’attraversamento del fondale del Mar Nero fino alla Bulgaria, e la prosecuzione di un ramo meridionale verso Grecia e Italia meridionale.

Se realizzato, il tronco settentrionale del Southstream transiterà per Macedonia, Montenegro, Repubblica Srpska, Serbia e Slovenia fino al Tavisio e ad una località del Nord Italia ancora non ufficialmente definita.

Matteo Cazzulani