LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: LA GIORDANIA CERCA IL GAS DA ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 30, 2013

Il Governo giordano pensa all’oro blu israeliano per importare energia necessaria per compensare gli approvvigionamenti dall’Egitto. Lo Stato Ebraico può rafforzare la sua posizione in Medio Oriente, l’UE può perdere una fonte alternativa di gas

Un disperato bisogno di energia può portare ad alleanze che rimescolano le carte in tavola in uno scacchiere molto caldo dal punto di vista geopolitico. Nella giornata di Domenica, 29 Settembre, Natural Gas Asia ha riportato la notizia secondo cui la Giordania è interessata all’importazione di gas da Israele.

La notizia è motivata dal considerevole bisogno di energia che la Giordania ha avuto dopo il crollo del Regime di Mubarak in Egitto, da cui l’economia giordana ha importato l’80% dell’oro blu necessario per soddisfare il fabbisogno domestico.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti Tamar, Leviathan e Karish, ubicati nel Mar Mediterraneo, Israele ha destinato il 40% del gas estratto sul suo territorio all’esportazione verso due direttrici: Paesi arabi ed Unione Europea.

La vicinanza geografica, ed il bisogno immediato di ingenti quantità di gas in Giordania, potrebbe tuttavia portare Israele a privilegiare l’esportazione di oro blu in territorio giordano, lasciando la direttrice europea in una posizione meno prioritaria.

Tale decisione, che diversi analisti danno come molto probabile, comporterebbe da un lato il rafforzamento di Israele in Medio Oriente sul piano economico e politico.

Dall’altro, l’UE, che dovrebbe importare il gas di Israele attraverso la realizzazione di un gasdotto costruito ad hoc dal territorio israeliano alla Turchia, perderebbe una possibilità per diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio detenuto da Algeria e Russia.

Gas liquefatto e solare

Per fronteggiare il venir meno del gas dall’Egitto, la Giordania, oltre che a puntare su Israele, ha anche deciso di costruire un rigassificatore presso il porto di Aqaba.

Questa infrastruttura è necessaria per importare LNG da Qatar e, possibilmente, anche shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Oltre al gas, la Giordania ha puntato sullo sviluppo delle energie rinnovabili, tra cui, grazie alla cospicua quantità di sole, l’eolico e il solare.

Matteo Cazzulani

Advertisements

ISRAELE PENSA ALL’ESERCITO PER PROTEGGERE I GIACIMENTI DI GAS NEL MEDITERRANEO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 29, 2013

Il Governo israeliano vuole adottare navi militari per proteggere da azioni terroristiche i pozzi di oro blu Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono circa 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale. Si intrica il progetto di esportazione di carburante in Europa attraverso la Turchia

L’esercito per difendere i giacimenti di gas nel Mar Mediterraneo. Nella giornata di Venerdì, 26 Luglio, Israele ha ipotizzato l’adozione di navi militari per proteggere i pozzi di oro blu individuati nelle acque territoriali israeliane, che Tel Aviv ha considerato strategicamente importanti.

Come riportato dal Globes, la proposta è stata formulata dalla Marina Militare di Israele, che, per scongiurare attacchi terroristici, ha sostenuto la necessita di acquistare navi da guerra dalla Germania.

Concorde si è detto il Ministero della Difesa che, tuttavia, ha sostenuto la necessita di acquistare le navi militari dalla Corea del Sud.

Israele ha approvato l’esportazione del 40% del gas sfruttato dai giacimenti del Mar Mediterraneo Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale.

Da sciogliere è ancora il nodo inerente alla destinazione del gas, che, inizialmente, è stato individuato nell’esportazione in Unione Europea attraversulna realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas israeliano in Turchia.

Come riportato sempre dal Globes, la soluzione turca sembra però perdere quotazioni a causa della freddezza dimostrata da Ankara nei conforti del tentativo di riavvicinamento di Tel Aviv.

Il superamento di una crisi diplomatica tra Israele e Turchia è stato sollecitato dal Presidente USA, Barack Obama, che ha invitato due Paesi amici dell’Occidente a cooperare in un settore del Mondo particolarmente delicato come il Medio Oriente.

Oro blu di Israele per il mercato cinese

Per Israele, la soluzione alternativa all’invio di gas in Europa è la realizzazione di un rigassificatore per l’invio di LNG in Asia, in particolare in alcuni Paesi Arabi e in Cina.

Il piano, che è stato valutato dalla compagnia statunitense Noble Energy e dagli enti israeliani Delek e Ratio Oil, è fortemente sostenuto dalla compagnia australiana Woodside Petroleum, che ha firmato un accordo per l’acquisto del 30% delle azioni del Leviathan.

Come riportato da Natural Gas Asia, la compagnia australiana è intenzionata a sfruttare il gas israeliano per rifornire il mercato cinese, la cui richiesta di energia è in forte crescita.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA SI ESPANDE IN VIETNAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 18, 2013

GAS: LA RUSSIA SI ESPANDE IN VIETNAM

Il monopolista statale del greggio russo Rosneft ha firmato un Memorandum di Intesa con il colosso vietnamita PetroVietnam. Il tentativo di Mosca di contrastare gli USA in Asia.

Il rafforzamento della presenza in Asia per contrastare gli Stati Uniti d’America. Nella giornata di venerdì, 17 Maggio, il monopolista statale russo del greggio Rosneft ha firmato un memorandum di intesa con il colosso vietnamita PetroVietnam.

Il documento, firmato a Sochi, prevede la cooperazione tra le due compagnie nel settore del greggio e del gas, sia in Vietnam che in Russia.

Come riportato da Natural Gas Asia, Mosca ha rafforzato la presenza nel mercato vietnamita con l’acquisizione da parte della compagnia russa TNK del 35% del Nam Con Son, un gasdotto realizzato per trasportare gas al terminale Dinh Co.

Sul piano politico, il Vietnam ha avviato trattative con la Russia per l’ingresso dell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per consolidare il predominio geopolitico del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

Lo stretto rapporto con il Vietnam rientra nei piani geopolitici della Russia per contrastare gli Stati Uniti d’America in Asia.

Con l’avvio dello sfruttamento del gas shale, gli USA, non appena il Dipartimento all’Energia darà il via libera richiesto, diventeranno il principale esportatore di gas nel mercato asiatico, in particolare in Corea del Sud, India, Singapore e Taiwan.

Questi Paesi hanno già siglato con compagnie statunitensi pre-accordi per l’importazione di shale liquefatto dagli USA.

La Rivoluzione Shale nel Mondo e in Asia

Lo shale è un gas estratto in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

In Europa, lo shale USA è oggi importato solo dalla Gran Bretagna, mentre Germania e Spagna hanno firmato pre-accordi per l’importazione di gas non-convenzionale statunitense.

Avvio alla ricerca ed allo sfruttamento di shale in Europa è stato dato da Polonia, Gran Bretagna, Germania, Lituania, Romania, Slovacchia, Paesi Bassi e Spagna, mentre Francia e Bulgaria hanno posto una moratoria.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE SCOPRE IL TERZO GIACIMENTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 17, 2013

La piattaforma Kadish individua 3 Trilioni di piedi cubi di oro blu utili per rafforzare l’indipendenza energetica israeliana. Le esportazioni di gas in Europa, tramite la Turchia, destinate ad aumentare grazie al ruolo degli USA

Prezzi competitivi, sicurezza energetica, indipendenza dall’estero e consolidamento della posizione del mercato internazionale del gas. Nella giornata di mercoledì, 15 Maggio, Israele ha scoperto un giacimento di 2 trilioni di piedi cubi di gas presso la piattaforma Karish, al largo delle coste israeliane nel Mar Mediterraneo.

Come riportato da Natural Gas Asia, il giacimento consente ad Israele di diminuire i costi della bolletta energetica per il mercato interno e le importazioni di gas dall’estero.

Il Karish è il terzo giacimento di gas scoperto da Israele negli ultimi anni; nel 2009, sempre nel Mar Mediterraneo, il giacimento Tamar è stato scoperto, seguito, nel 2010, dal Leviathan.

L’avvio dello sfruttamento del Tamar, e quello programmato più tardi del Leviathan, permetteranno ad Israele di avviare le esportazioni di gas in Unione Europea, garantendo all’UE una fonte di approvvigionamento di gas alternativa a Russia ed Algeria.

Il progetto di esportazione del gas israeliano in Europa è stato reso possibile grazie al rappacificamento con la Turchia, dopo una lunga crisi diplomatica, fortemente voluto dal Presidente USA, Barack Obama.

Israele ha progettato la realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas dei giacimenti del Mar Mediterraneo in Turchia.

I gasdotti del Corridoio Meridionale -TANAP, Nabucco e TAP- veicoleranno poi il gas israeliano in Unione Europea attraverso la penisola anatolica.

Russia, Siria e Giordania contrarie alle esportazioni di gas israeliano in UE

Il progetto, sostenuto da Israele, Turchia e dall’Unione Europea, ha incontrato l’opposizione di Giordania, Siria e Russia.

Il Cremlino ha espresso preoccupazione per la realizzazione di un disegno destinato a diminuire l’egemonia di Mosca nel mercato UE dell’energia.

Gas e gasdotti sono i mezzi di cui finora la Russia si è servita per realizzare nel Vecchio Continente scopi di natura squisitamente politica, come il controllo economico dell’Europa Orientale, e il contrasto all’allargamento dell’UE nel Mondo ex-sovietico.

Matteo Cazzulani

GAS: OBAMA RIFORNISCE DI SHALE ANCHE IL GIAPPONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 3, 2013

Il Dipartimento di Stato USA pronto ad avviare l’esportazione di LNG in Giappone per garantire a Tokyo la diversificazione degli approvvigionamenti e la diminuzione del prezzo delle importazioni di energia. Il Governo giapponese intenzionato a realizzare una Borsa dell’oro blu liquefatto

Un evento di rilevanza nella politica energetica mondiale che consente agli Stati Uniti d’America di rafforzare la propria posizione in Asia. Nella giornata di Venerdì, 29 Marzo, il Dipartimento di Stato USA ha dichiarato l’intenzione di avviare l’esportazione di gas Shale liquefatto in Giappone.

Come riportato da Natural Gas Asia, Washington ha già ricevuto più di venti offerte di cooperazione per l’avvio della partnership energetica con Tokyo, tra cui molte compagnie energetiche giapponesi interessate a stringere i rapporti con gli USA.

Con l’avvio dello sfruttamento dei cospicui giacimenti domestici di Shale -gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking adoperate solo in Nordamerica- gli Stati Uniti d’America hanno incrementato le esportazioni di LNG in Asia.

Forti del prezzo concorrenziale offerto agli acquirenti asiatici, legato alla cospicuità dello Shale posseduto nei giacimenti domestici, gli USA si sono imposti nel mercato di India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Il Giappone costituisce l’ennesimo mercato in cui Washington può avviare le proprie esportazioni per consolidare ulteriormente la propria posizione nel settore energetico asiatico.

Per quanto riguarda il Giappone, l’avvio dell’importazione dello Shale USA rappresenta una soluzione alla drastica riduzione dell’energia nucleare, decisa nel 2011 in seguito al disastro avvenuto presso la centrale atomica di Fukushima.

Inoltre, lo Shale statunitense permette al Giappone di diversificare le fonti di approvvigionamento di LNG, che ad oggi Tokyo importa principalmente da Qatar, Australia e, nei prossimi tempi, anche dalla Russia.

L’interesse del Giappone nutrito nei confronti del gas liquefatto è dato anche dalla decisione del Governo di Tokyo di istituire una Borsa dell’LNG, in cui saranno presenti anche compagnie esperte nella realizzazione di infrastrutture energetiche e termoelettriche.

Come riportato dalla Reuters, lo scopo del Governo giapponese è non solo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, ma anche la rottura degli schemi tariffari vigenti, che ad oggi legano il costo dell’oro blu a quello del greggio.

L’Europa diversifica gli approvvigionamenti grazie alla pax tra Turchia e Israele

Oltre che nel mercato asiatico, gli Stati Uniti d’America sono riusciti a dare una svolta anche alla situazione del gas in Medio Oriente quando, grazie alla mediazione del Presidente USA, Barack Obama, il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo collega turco Tayyip Erdogan, hanno posto fine ad una crisi diplomatica pluriennale.

Come riportato dalla Trend, il riavvicinamento tra Israele e Turchia è maturato nella proposta di una partnership energetica tra i due Paesi, per garantire l’esportazione del gas israeliano nel mercato Europeo attraverso il sistema infrastrutturale energetico turco.

Nello specifico, Israele ha proposto l’avvio immediato della realizzazione di un gasdotto per trasportare 16 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia dal giacimento Tamar, ubicato nel Mar Mediterraneo.

Una volta approdato in Turchia, il gas israeliano sarà trasportato in Europa attraverso il Corrodio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan tramite il territorio turco.

Se realizzato, il progetto garantirebbe all’Unione Europea la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria, le cui forniture, ad oggi, coprono circa l’80% del fabbisogno complessivo UE.

Matteo Cazzulani

IRAN E PAKISTAN CONTRO LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE CON UN GASDOTTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2013

Il Presidente iraniano, Mahmud Ahadinejad, e il Capo di Stato pakistano, Asif Ali Zardari, danno il via alla realizzazione di un’infrastruttura per rifornire di 21 Miliardi di metri cubi di gas all’anno il Pakistan. L’India guarda invece a Turkmenistan, Kazakhstan e Stati Uniti d’America. 

Il posizionamento energetico dell'India, dell'Iran e del Pakistan

Il posizionamento energetico dell’India, dell’Iran e del Pakistan

Il Pakistan guarda all’Iran, l’India al Centro Asia e agli USA. Nella giornata di lunedì, 11 Marzo, il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, e il Capo di Stato pakistano, Asif Ali Zardari, hanno inaugurato l’avvio della costruzione del Gasdotto dell’Amicizia: una conduttura di 2 mila chilometri di lunghezza progettata per veicolare dall’Iran al Pakistan 21,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’infrastruttura permette al Pakistan di aumentare la quantità di gas importato per soddisfare il fabbisogno interno, e, nel contempo, assicura all’Iran di aggirare le sanzioni imposte sull’acquisto di gas e greggio iraniano da parte della Comunità Internazionale contro la proliferazione nucleare del regime di Teheran.

Contrarietà ad un progetto che aumenta il peso politico dell’Iran è stata espressa dagli Stati Uniti d’America, che a più riprese hanno invitato il Pakistan ad interrompere la costruzione del gasdotto per non incentivare Ahmadinejad a procedere con lo sviluppo dell’arma atomica.

Parere contrario è stato espresso dall’India che, per le medesime ragioni sollevate da Washington, ha rifiutato di accettare il prolungamento del gasdotto in territorio indiano, come proposto da Teheran per garantire a Delhi una fonte di approvvigionamento di gas supplementare.

La posizione dell’India non solo è dettata dalla preoccupazione per lo sviluppo del nucleare da parte dell’Iran, ma anche da una precisa scelta geopolitica mirata a privilegiare altre fonti di approvvigionamento di energia.

Da un lato, Delhi è parte attiva nella realizzazione della TAPI: gasdotto progettato per veicolare in India, attraverso Afghanistan e Pakistan, gas dal Turkmenistan, il quarto produttore al Mondo di oro blu.

Di pari passo, l’India, sul modello della TAPI, ha concepito la costruzione di un oleodotto dal Kazakhstan per l’importazione diretta di greggio.

Come riportato da Natural Gas Asia, l’ipotesi è stata valutata durante un incontro tra il Ministro degli Esteri indiano, Salaman Khurshid, e il suo collega kazako, Erlan Idrissov.

L’importanza degli USA

Oltre agli approvvigionamenti dal Centro Asia, l’India ha anche firmato importanti accordi per l’importazione dagli Stati Uniti d’America di gas shale: oro blu ubicato in rocce porose di bassa profondità estratto mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale, gli USA si sono affermati tra i principali esportatori di gas nel mercato asiatico.

Oltre che in India, gli USA hanno rafforzato la loro presenza anche nei mercati di Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Matteo Cazzulani

CALA LA PRODUZIONE DI GAS IN RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 8, 2013

Nonostante il decremento dell’esportazione dell’oro blu russo, l’Europa è sempre più legata alle forniture di Mosca. La politica energetica del Cremlino punta a mantenere l’UE dipendente dai gasdotti che veicolano carburante attraverso la Russia

Il presidente russo, Vladimir Putin

Il presidente russo, Vladimir Putin

Sul gas arretra la produzione della Russia ed aumenta il transito attraverso la Turchia. Come riportato dal potale WNP, stime ufficiali hanno certificato un calo della produzione di gas da parte dei giacimenti russi, che nel 2012 hanno prodotto 655 Miliardi di metri cubi di oro blu: il 2,9% in meno rispetto al 2011.

Il calo della produzione di gas in Russia, confermato alla RIA Novosti già il 20 di Novembre dal Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, ha influito anche sul decremento delle esportazioni: per questo, il dato può avere risvolti importanti per quanto riguarda la politica energetica di Mosca nei confronti dell’Europa, che dipende dal gas di Mosca per il 40% cerca del proprio fabbisogno.

Per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha stretto contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’Europa Occidentale in cambio di relativi sconti sulle tariffe per il carburante importato.

Inoltre, il Cremlino ha provveduto alla realizzazione di due gasdotti sottomarini per accrescere la dipendenza dell’Europa dai rifornimenti di Mosca: il Nordstream – costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno direttamente la Germania, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici – e il Southstream – progettato per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi di gas russo dalle coste meridionali della Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Dinnanzi al calo della produzione di gas, e quindi della sua esportazione verso Occidente, la Russia ha puntato sul mantenimento dell’Europa in uno stato di forte dipendenza infrastrutturale dal carburante veicolato dal territorio russo.

Una volta che sarà drasticamente calata la quantità di gas estratta dai propri giacimenti, Mosca rimarrebbe per l’UE l’unico Paese di transito dell’oro blu proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan.

Ad avvalorare questa teoria è il comportamento della stessa Russia che, coadiuvata da alcune cancellerie europee – Germania e Francia – e da potentati energetici del Vecchio Continente – i colossi francese Suez Gaz de France ed italiano ENI – sta cercando di bloccare il piano varato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan e Turkmenistan attraverso la costruzione di due gasdotti: il Nabucco – progettato per trasportare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia occidentale attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria – e il Gasdotto Trans Adriatico – TAP, concepito per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

In aggiunta alla costruzione di gasdotti per il trasporto di gas da Azerbaijan e Turkmenistan – la Commissione Europea ha già siglato un pre-accordo per lo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz – Bruxelles ha anche disposto la costruzione di un alto numero di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu da quasi monopolio della Russia.

Significativo è anche il comportamento assunto dalla Cina, che, per soddisfare la crescente domanda di energia, anziché alla Russia ha preferito rivolgersi al Turkmenistan, con cui Pechino ha siglato un accordo per l’importazione diretta di oro blu, ed ha ottenuto l’acquisizione da parte di enti cinesi di azioni in alcuni dei principali giacimenti di oro blu turkmeni.

La Turchia aiuta l’UE

Differentemente dalla Russia, a dare un aiuto concreto alla politica energetica della Commissione Europea è la Turchia che, con la costruzione del Gasdotto Trans Anatolico – TANAP, conduttura progettata in partnership con l’Azerbaijan per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero dalla Georgia alla Turchia europea – consente la messa in sicurezza dei rifornimenti di oro blu per il Nabucco e la TAP.

Inoltre, come riportato da Natural Gas Asia, Ankara ha diversificato le proprie forniture di gas, finora legate a Russia e Iran, firmando un importante accordo per l’importazione di 6 miliardi di metri cubi di gas liquefatto dall’Algeria per i prossimi 10 anni.

In aggiunta, come riportato dalla Reuters, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, ha avviato trattative con il Qatar per la costruzione di un rigassificatore nel Mar Egeo per l’importazione di altri 6 Miliardi di metri cubi di gas, destinati non solo al mercato interno della Turchia, ma anche all’esportazione in Bulgaria, Grecia, e nel resto dell’UE.

Matteo Cazzulani

GAS: L’AUSTRALIA BATTE LA RUSSIA IN ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2012

Il colosso australiano Woodstock si aggiudica il 30% del giacimento Leviathan, e promette esportazioni di oro blu liquefatto in Asia ed Europa. Vinta la concorrenza del monopolista russo, Gazprom, interessato a controllare il serbatoio israeliano per impedire all’UE di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetiche.

I giacimenti israeliani Leviathan e Tamar

I giacimenti israeliani Leviathan e Tamar

Nella guerra del gas, Israele ha compiuto la sua scelta di campo: meglio l’occidentale Australia che la Russia neo-imperiale. Nella giornata di martedì, 4 Dicembre, il colosso energetico australiano Woodstock si è aggiudicato il 30% delle azioni per lo sfruttamento del giacimento Leviathan, ubicato nel Mar Mediterraneo, in acque territoriali israeliane.

Il colosso australiano, a cui spetta il compito di esportare il gas estratto dal Leviathan non solo in Australia, ma anche in Europa, ha battuto la concorrenza del colosso nazionale cinese CNOOC e del monopolista russo del gas, Gazprom.

Per mantenere la propria egemonia in campo energetico in Europa, la Russia è stata da sempre interessata al controllo di un giacimento di oro blu di fondamentale importanza per gli assetti geopolitici della regione e dell’Unione Europea.

Come riporta Gazeta Wyborcza, il Leviathan contiene 481 Miliardi di metri cubi di gas, tanto da coprire il fabbisogno di Israele per un decennio.

La crescente domanda di gas da parte dell’Unione Europea ha spinto Israele, in partnership con Grecia e Cipro, a presentarsi a Bruxelles come una possibile fonte di approvvigionamento alternativa al quasi monopolio della Russia, le cui forniture coprono il 40% del fabbisogno totale UE.

Con la vendita del 30% delle azioni del Leviathan al colosso australiano Woodstock, che gestirà il giacimento in partnership con la compagnia USA Noble Energy, e con le israeliane Delek Drilling, Avner Oil Exploration e Ratio Oil Exploration, Israele ha risolto solo una delle tre contese energetiche a cui è chiamato a fare fronte.

Libano e Palestina ancora questioni irrisolte

Ancora aperto resta infatti il contenzioso con il Libano, che, similmente ad Israele, ha avviato un programma di trivellazione dei fondali delle acque territoriali libanesi per la ricerca giacimenti di gas naturale.

La questione energetica ha riaperto la definizione dei confini tra le acque territoriali libanesi e quelle israeliane, su cui un accordo definivo non è ancora stato trovato.

Come riportato dal Washington Post, Cipro, presidente di turno dell’Unione Europea, ha offerto la propria mediazione affinché le parti raggiungano un accordo pacificamente.

Un altro fornite caldo che Israele si trova ad affrontare è quello palestinese, poiché Tel Aviv è intenzionato a ricercare giacimenti di gas anche al largo della Striscia di Gaza.

Come riportato da Natural Gas Asia, all’inizio di Ottobre il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, grazie alla mediazione dell’Inviato Speciale ONU, Tony Blair, per il riconoscimento alla Palestina di royalties sui giacimenti al largo di Gaza.

La recente escalation di violenze che ha contrassegnato i rapporti israelo-palestinesi ha bloccato l’operazione, che, ad oggi, resta congelata in attesa di una risoluzione ancor lontana dall’essere concordata.

Matteo Cazzulani

GAS: L’INDIA RAFFORZA LA PARTNERSHIP CON GLI USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 2, 2012

Il colosso indiano ONGC e quello statunitense ConocoPhilips danno il via ad una collaborazione modale per la ricerca dello shale. Nuova Delhi sostiene anche la costruzione di quattro rigassificatori

Il posizionamento energetico dell'India

Il posizionamento energetico dell’India

Gas non convenzionale per una potenza emergente che ha sete di energia. Nella giornata di venerdì, 29 Dicembre, il colosso indiano ONGC ha firmato un accordo con il colosso USA ConocoPhilips per l’individuazione, lo studio e lo sfruttamento di giacimenti di gas non convenzionale in India, Sudamerica e in altre parti del Mondo.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, l’India, per via della composizione geologica del suo sottosuolo, presenta vaste aree in cui è possibile la presenza di gas shale. Per soddisfare la crescente sete di energia, Nuova Delhi ha puntato molto sullo sfruttamento di gas non convenzionale come, per l’appunto, lo shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un tipo di gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking. Ad oggi, lo shale è regolarmente estratto in Nordamerica, ed ha permesso agli Stati Uniti di diventare il primo Paese esportatore di gas al Mondo, scavalcando nel rating mondiale Russia, Iran e Qatar.

Proprio gli Stati Uniti ricoprono un ruolo fondamentale per la politica energetica dell’India. Washington negli ultimi anni ha siglato accordi con Nuova Delhi per la vendita di diversi metri cubi all’anno di gas shale liquefatto.

A testimonianza del successo della cooperazione tra India e Stati Uniti è la notizia diffusa al portale Natural Gas Asia, secondo cui la compagnia indiana ha avviato la costruzione di quattro rigassificatori per aumentare la portata delle importazioni di oro blu.

La Guerra Fredda del Gas in Asia

Oltre che con l’India, gli Stati Uniti d’America hanno stabilito una partnership anche con la Corea del Sud, la cui compagnia energetica E1 si è impegnata ad acquistare 180 Mila tonnellate di gas liquefatto dagli USA.

Differente è il posizionamento del Giappone, che per soddisfare il fabbisogno di gas ha puntato su un ampio ventaglio di fornitori che va dall’Australia al Qatar fino alla Russia.

In cambio della compartecipazione nel Southstream – gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas naturale della Russia – il Giappone ha ottenuto dal Cremlino il prolungamento del gasdotto Siberia Occidentale-Oceano Pacifico fino alla località di Kozmino.

Chi in Asia è in cerca di più energia è anche la Cina, che si è affidata allo sfruttamento dei giacimenti di gas del Turkmenistan – presso i quali Ashgabat ha concesso a compagnie cinesi l’acquisto di un alto numero di azioni azioni – e al trasporto diretto a Pechino dell’oro blu proveniente dal quarto produttore di gas naturale al Mondo.

La scelta del Turkmenistan è stata per la Cina una mossa obbligata dopo che le trattative con la Russia per le forniture di gas si sono arenate per via delle differenti posizioni sull’aspetto contrattuale.

Un segno di distensione è stato dato dal Premier cinese, Wen Jabao, che, come riportato dal Business Times, ha dichiarato di voler riaprire il tavolo delle trattative con Mosca.

Oltre che sugli aspetti tariffari – la Russia non è disposta a concedere a Pechino un prezzo basso – Mosca e Pechino sono divise anche sulla costruzione di un gasdotto deputato al trasporto del gas dal territorio russo a quello cinese.

Matteo Cazzulani

L’INDIA HA SETE DI GAS E DIVERSIFICA LE PROPRIE FORNITURE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 5, 2012

Due compagnie indiane – Oil Corporation Limited e Oil India Limited – rilevano quote per lo sfruttamento di shale negli USA per la prima volta nella storia. Oltre che con Washington, New Delhi firma accordi con gli spagnoli per l’acquisto di oro blu liquefatto in rigassificatori ubicati in diverse parti del pianeta, e avvia un contratto ventennale per l’importazione di LNG con il monopolista russo, Gazprom

Il posizionamento energetico dell’India

Gas non-convenzionale dagli USA e oro blu liquido dalla Russia sono gli ingredienti adottati dall’India per assicurare una sicurezza energetica fondamentale per soddisfare la crescente domanda interna, ed affermarsi come superpotenza in Mondo sempre più globalizzato.

Nella giornata di giovedì, 4 Ottobre, ha avuto luogo la prima operazione nella storia di acquisto negli Stati Uniti da parte di compagnie non-statunitensi di azioni nell’ambito del gas shale: oro blu estratto da terreni argillosi situati in profondità inferiori rispetto ai giacimenti di gas naturale.

Come riportato da Natural Gas Asia, protagoniste dell’operazione sono state le compagnie indiane Oil India Limited e Indian Oil Corporation Limited, che, per 82,5 Milioni di Dollari, hanno rilevato il 30% della produzione della Carrizo Oil&Gas: ente specializzato nello sfruttamento dello shale in Colorado, nei pressi di Denver.

Dal punto di vista statunitense, la storica acquisizione fa parte di un piano ben più ampio stabilito tra Washington e New Delhi per rafforzare il Dialogo Energetico USA-India: una tavola rotonda attiva dal 2005 che, oltre al gas, riguarda anche nucleare, carbone, rinnovabili e nuove forme di approvvigionamento energetico.

A sottolineare l’interesse degli Stati Uniti nel rinsaldare la cooperazione energetica con l’India è stato il Dipartimento del Commercio USA, che, a pochi giorni dall’acquisizione indiana della Carrizo Oil&Gas, ha dichiarato l’opportunità di aiutare New Delhi a sviluppare le conoscenze e le tecniche di sfruttamento possedute nell’ambito del gas shale, di cui il Subcontinente secondo rilevazioni sarebbe particolarmente ricco.

Dal punto di vista dell’India, l’operazione è solo una parte di un piano ben più ampio, volto a diversificare al massimo le fonti di approvvigionamento energetiche, puntando sul gas per limitare lo sfruttamento di greggio e carbone: carburanti “banditi” dal Protocollo di Kyoto perché fortemente inquinanti.

Dopo avere avviato il processo di acquisto di azioni in rigassificatori situati in Canada, Perù, e Trinidad e Tobago – posseduti dalla compagnia spagnola Repsol – il consorzio indiano GAIL, lunedì, Primo di Ottobre, ha firmato un accordo con il monopolista russo del gas, Gazprom, per l’acquisto di 3,5 Miliardi di metri cubi di oro blu liquefatto per i prossimi vent’anni.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Gazprom potrebbe avvalersi dell’oro blu estratto dal giacimento Sakhalin, da cui provengono all’anno 10 Miliardi di metri cubi di LNG, oppure riservare all’India gas acquistato da venditori non-russi.

Così come in Europa – dove grazie all’intervento della Commissione Europea rigassificatori stanno per essere costruiti nel Mar Baltico e nel Mediterraneo per diminuire la forte dipendenza dell’UE dal gas della Russia – il gas liquefatto rappresenta un’importante forma di approvvigionamento energetico su cui in molti tra i Paesi dalle forti economie hanno puntato anche in Asia.

Anche il Giappone diversifica

Dopo l’India, particolare interesse è stato dimostrato dal Giappone, che proprio con Gazprom ha deciso di investire importanti quote nella costruzione di un terminale LNG a Vladivostok.

Nella giornata di sabato, 29 Settembre, la Banca Giapponese per la Cooperazione Internazionale ha firmato un accordo con la compagnia britannica BG per lo sviluppo e la compartecipazione nipponica in diversi progetti legati al gas liquefatto in Giappone e nel resto del Mondo.

Come riportato da una nota aziendale dell’ente britannico, la BG – che ha avviato l’invio di 61 cargo navali per l’esportazione di gas liquefatto – ha individuato il rigassificatore di Queensland, in Australia – ancora in via di costruzione – come sede per l’inizio della cooperazione con il Giappone.

Matteo Cazzulani