LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

I DUE VOLTI DEMOCRATICI DELLA POLITICA ESTERA AMERICANA

Posted in USA by matteocazzulani on April 3, 2012

Il Vice-presidente Joe Biden attacca Romney per la mentalità da Guerra Fredda, ed evidenzia il ruolo importante ricoperto dalla Russia per gli Stati Uniti. Il noto politologo Zbigniew Brzezinski critica il candidato alle primarie repubblicane, ma mette in guardia sulla sterilità della politica estera di Obama

Il presidente USA, Barack Obama

I primi colpi della campagna elettorale per le Presidenziali americane si giocano tutti in politica estera. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, il Vice-Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha attaccato il favorito alla nomination repubblicana, Mitt Romney, per le accuse da lui mosse all’inquilino democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, in merito alla posizione remissiva che Washington intenderebbe assumere nei confronti della Russia dopo le consultazioni elettorali.

In seguito alla promessa che Obama ha rivolto al suo collega russo, Dmitrij Medvedev, di rivedere il progetto di costruzione del sistema di difesa antimissilistico in Europa, l’ex-Governatore del Massachussets ha contestato l’inquilino della Casa Bianca, ha dichiarato che la Russia è il pericolo principale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e ha promesso che, in caso di sua vittoria alle elezioni presidenziali, la politica estera di Washington non concederà mediazioni a Mosca.

“Obama ha detto la verità: Romney ha una mentalità da Guerra Fredda, e si comporta come se fossimo ancora in un’era oramai passata – ha dichiarato Biden durante il programma Face the Nation sulla CBS – la Russia ha concesso il transito delle nostre truppe in Afghanistan, ed è pronta a esportare più nafta in Europa qualora dovessimo inasprire le sanzioni verso l’Iran”.

Brzezinski corregge il tiro

A correggere la presa di posizione di Biden, che, per certi versi, ha ricalcato le critiche espresse a Romney da Medvedev, che ha accusato il possibile candidato repubblicano di appartenente ancora alla Guerra Fredda in quanto a modalità di concezione geopolitica, è stato il suo collega di partito democratico, Zbigniew Brzezinski.

Il rinomato stratega di politica internazionale, Consigliere alla Difesa dell’ex-Presidente Jimmy Carter, e attuale membro del Centro di Studi Stategici, ha più volte evidenziato come le tendenze imperiali della Russia, che non si sono mai allentate, costituiscano un problema per la sicurezza nazionale dell’Europa e, quindi, anche degli USA.

Ciò nonostante, anche Brzezinski, che è stato uno dei primi a sostenere Obama fin dalla sua candidatura alle primarie democratiche, ha criticato l’atteggiamento fatto proprio da Romney, in quanto figlio di una strategia politica tipica della precedente amministrazione repubblicana di George W Bush che, secondo il politico di origine polacca, avrebbe condotto gli Stati Uniti all’isolamento internazionale, sopratutto dopo la guerra in Irak.

“Obama ha una grande forza comunicativa che non corrisponde a una pari capacità strategica – ha dichiarato Brzezinski alla tv Bloomberg in merito alle decisioni del Capo di Stato democratico – è stato messo all’angolo nella questione nucleare iraniana, nella quale le truppe statunitensi rischiano di subire attacchi da parte di Teheran, al pari del nostro alleato israeliano, che dobbiamo aiutare”.

Nonostante la delusione per la politica estera del Presidente democratico, Brzezinski ha espresso con favore l’ipotesi di un avvicendamento alla guida del Dipartimento di Stato USA tra Hillary Clinton – che ha dichiarato di non voler continuare a dirigere la diplomazia di Washington, con l’attuale Presidente della Commissione Esteri del Senato, John Kerry.

Matteo Cazzulani

COME L’EUROPA DOVREBBE VEDERE LE PRIMARIE REPUBBLICANE E LA CORSA ALLA PRESIDENZA USA.

Posted in USA by matteocazzulani on January 8, 2012

La vittoria nelle primarie repubblicane di Mitt Romney risponde all’interesse politico dell’Unione Europea, sempre meno in grado di assumere una posizione comune e sempre più in balia delle ambizioni imperiali della Russia

Il candidato alle primarie repubblicate, Mitt Romney

“Un crollo degli USA è possibile anche se ancora evitabile, e tale prospettiva avrebbe conseguenze catastrofiche per l’Occidente a livello geopolitico”. Questa affermazione non è stata pronunciata da un corrispondente italiano a Leopoli nel piccolo del suo studio, bensì dall’insigne Zbigniew Brzezinski in un articolo pubblicato sull’autorevole Foreign Affairs.

In Esso, il consigliere dell’ex-Presidente americano Jimmy Carter, e rispettato analista di politica internazionale, non esclude la caduta degli Stati Uniti come superpotenza mondiale: un evento traumatico per diversi Stati del Mondo, destinati a pagare un alto prezzo in termini di indipendenza ed autonomia.

Tra essi, per citarne alcuni, la Corea del Nord, Taiwan, ed Israele: senza USA forti, questi Paesi sarebbero esposti ad attacchi provenienti rispettivamente da Corea del Nord, Cina ed Iran, da cui non è escluso il ricorso ad armi nucleari.

Niente sonni tranquilli nemmeno per l’Europa, in cui Brzezinski ha illustrato come il venir meno del ruolo internazionale di Washington comporterà la caduta di Ucraina, Bielorussia e Georgia nelle mani della Russia. Parafrasando il consigliere di Carter, Mosca è dipinta come una potenza dalle rinate velleità imperiali a cui l’Europa non sarà in grado di reagire se alle spalle non potrà contare su un solido alleato americano.

Utilizzare le affermazioni di Brzezinski per criticare l’assenza di una comune politica estera europea che integri subito i Paesi dell’Europa Orientale – per l’appunto: Ucraina, Bielorussia, Georgia, e Moldova – per disinnescare la ricostituzione dell’impero eurasiatico sarebbe fiato sprecato.

Il lettore medio italiano – tradizionalmente affascinato dalla Russia, cresciuto su libri di testo scritti secondo la vulgata comunista, e più attento alla ripresa del campionato di calcio che alla minaccia orientale da cui il Vecchio Continente rischia di essere spazzato via – volterebbe pagina e relegherebbe questo articolo come “la solita predica domenicale di un giornalista amico della CIA”.

Siccome non si è legati ai Servizi Segreti americani, meglio riflettere sull’intuizione di Brzezinski in relazione alla politica interna americana, che, oggi, è caratterizzata dalle primarie repubblicane: evento elettorale che investirà il competitor dell’attuale Presidente, il democratico Barack Obama, nella corsa alla Casa Bianca del Novembre 2012.

Finora, nella kermesse interna al GOP – come è definito il Partito Repubblicano – poco si è parlato di politica estera da parte dei tre maggiori candidati: l’ex-governatore del Massachussetts, Mitt Romney, l’ex-senatore della Pennsylvania, Rick Santorum, ed il parlamentare Ron Paul. Costoro, tuttavia, hanno delineato una differenza di approccio alla questione internazionale con rare e stringate battute.

Alla concezione radicale di Ron Paul – esponente dell’ala libertaria dei repubblicani – di ritirare gli USA da ogni missione militare estera e ripiegare su una condotta politica attenta al solo piano interno ed economico, si è contrapposta la proposta di Romney. Seppur militante GOP “di centro”, il favorito alla corsa repubblicana ha sottolineato come il ruolo degli Stati Uniti debba ritornare ai livelli pre-Obama: Washington, garante della democrazia nel Mondo, impegnata in diversi fronti, tra cui l’Europa Orientale.

Una posizione difficile da non condividere, sopratutto se si è consapevoli di come l’Europa, oggi, non sia in grado di fare fronte comune. La colpa è solo della crisi dell’Euro, ma, da un lato, dell’asse Francia-Germania – per nulla intenzionata ad aprire il team decisionale ad Inghilterra ed Europa Centrale, e, sopratutto, pronta a sacrificare gli interessi comuni UE in cambio di rapporti bilaterali vantaggiosi con la Russia – e dall’altro, di un’opinione pubblica pregiudizialmente enfatuata dal nuovo corso della politica di Obama.

In realtà, il tanto sbandierato “cambiamento” dal Presidente democratico ha comportato conseguenze pesanti per il Vecchio Continente e, stando alle parole di Brzezinski, all’indebolimento degli USA nel Mondo: sopratutto in Europa.

Obama ha contrastato l’Europa

Appena insediatosi alla casa Bianca, Obama ha stracciato il contratto per l’installazione dello scudo spaziale americano in Europa Centrale già firmato da Polonia e Repubblica Ceca. Di conseguenza, i due Paesi alleati sono stati esposti alle minacce della Russia: già intervenuta militarmente in Georgia pochi mesi prima.

In seguito, il Presidente USA ha concepito un nuovo sistema di difesa antimissilistico con vettori mobili, privi di capacità offensiva, dislocati a rotazione in Polonia, Romania e, forse, Turchia. Seppur contestualizzato nell’ambito della NATO, e negoziato con la Russia, il nuovo progetto in risposta da Mosca ha ottenuto l’installazione di uno scudo spaziale russo: con postazione radar in Bielorussia, e missili, anche nucleari, nell’enclave di Kaliningrad, puntati dritto verso l’Europa.

A sostegno della sterilità della politica estera dell’Amministrazione Obama, e della lungimiranza delle teorie di Brzezinski – qualora alla Casa Bianca il candidato democratico dovesse permanere per un altro mandato – basti pensare anche alla recente deriva autoritaria dell’Ucraina di Janukovych.

L’ondata di repressione scatenata dal Presidente ucraino a danno di esponenti dell’Opposizione Democratica – in primis della Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko – ha comportato il congelamento dell’integrazione di Kyiv nell’UE, e lo slittamento di questo Paese europeo verso l’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione dell’area post-sovietica è stato concepito direttamente dal futuro Presidente russo, Vladimir Putin, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea. Lo scopo, è la ripresa da parte dell’orso russo dello status di potenza internazionale dei tempi dell’URSS, e dare una zampata al Vecchio Continente in un Mondo globalizzato, sempre più dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani, dove il cowboy americano gioca un ruolo sempre più minoritario.

Se davvero si ama l’occidente ed i suoi valori di democrazia e libertà, si sostiene l’Unione Europea e la sua Indipendenza, e si crede che i diritti umani e civili siano di fondamentale importanza anche nel Mondo di domani, non si può che accogliere con preoccupazione l’allarme di Brzezinski, e guardare alle elezioni presidenziali americane con la speranza che al posto dell’alfiere del cambiamento a sedere nella Casa Bianca sia l’ex-Governatore del Massachusetts.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: ARANCIONI E BLU SI CONTENDONO LA PIAZZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 7, 2011

Supporter della Leader dell’Opposizione Democratica caricati dalla polizia e contrastati dai militanti del Presidente, Viktor Janukovych. Tensioni nella notte nella tendopoli installata presso il Tribunale. Si amplia il Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed il numero delle diplomazie critiche con l’arresto politico dell’ex-Primo Ministro

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Dopo le manette il manganello. Nella giornata di Sabato, 7 Agosto, la polizia ha caricato i manifestanti di Bat’kivshchyna, riuniti in una protesta pacifica e silenziosa presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj, dove è detenuta in isolamento la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Qualche contuso, e tanto spavento, ma non abbastanza per piegare la dimostrazione che, nella notte, ha visto gli attivisti accamparsi in una tendopoli sul centralissimo Khreshchatyk: è li che è ubicato il Tribunale Pechers’kyj dove, venerdì, 5 Agosto, l’ex-Primo Ministro è stata arrestata per condotta inappropriata nei confronti della Corte, dopo che quasi tutti i testimoni convocati dall’accusa l’hanno scagionata dall’imputazione di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ad ostacolare gli attivisti, il divieto della Corte Amministrativa di dimostrare in strada – una limitazione della libertà di manifestazione ignorata dai circa 200 attivisti – i militanti “blu” del Partija Rehioniv – la forza politica del Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko il vero responsabile del processo organizzato contro di lei – posizionatisi accanto ai supporter dell’anima della rivoluzione arancione.

Si svegliano anche ucraini, Obama, e Sarko

Intanto, in linea con quanto richiesto dalla Leader dell’Opposizione Democratica in un videomessaggio pre-registrato, pubblicato dopo il suo arresto, Bat’kivshchyna ha promosso l’unione delle forze politiche patriottiche e democratiche nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, che, dopo un solo giorno dalla sua creazione, con lo slogan “Non temere, Difendi l’Ucraina!”, ha registrato nuove adesioni: al Narodnyj Rukh, Front Zmin, Hromad’jans’ka Pozycija, Nasha Ukrajina, e Pora si sono aggiunti Svoboda, UDAR, Reformy i Porjadok, il Partito Repubblicano Cristiano, ed il Congresso dei Patrioti Ucraini.

Sul piano estero, continuano le condanne di un arresto commentato come decisione politica destinata a rendere più difficile la situazione internazionale di un’Ucraina già rimproverata a più riprese. Incalzato dal senatore repubblicano John McCain, sempre attento alle sorti della democrazia sulle Rive del Dnipro, gli USA hanno invitato Janukovych ad attenersi ai principi occidentali, e liberare al più presto Julija Tymoshenko. Simile nota, circa la preoccupazione dell’Eliseo per l’involuzione della democrazia a Kyiv, è stata emanata dall’Ambasciatore francese, che, a colloquio con il vice-leader di Bat’kivshchyna, Hryhoryj Nemyr’ja, ha espresso solidarietà alla Leader dell’Opposizione Democratica. Contesta anche il Partito Popolare Europeo, a cui Bat’kivshchyna appartiene, che, per voce del Capogruppo al Consiglio d’Europa, Luca Volonte’, ha accusato le Autorità ucraine di voler estromettere dalla competizione politica la principale avversaria, e di renderle impossibile anche la partecipazione ai vertici della forza politica moderata del Vecchio Continente, malgrado gli inviti pervenuti dalle alte cariche dell’UE di essa membri, come il Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek.

Proprio l’ex-attivista di Solidarnosc, assieme ai ministeri degli esteri di Polonia, Germania, e Svezia, è stato tra i primi a criticare l’arresto politico già a poche ore dalla sua realizzazione. A definire la detenzione un errore politico, che infanga la reputazione di Janukovych anche nello spazio ex-sovietico, è stata, a sorpresa, anche la Russia. L’ONG Freedom House, invece, ha classificato l’Ucraina come Paese sempre meno democratico.

Matteo Cazzulani

CRISI LIBICA: OBAMA CONTESTATO

Posted in USA by matteocazzulani on March 21, 2011

Presidente democratico sotto il fuoco incrociato di sinistra democratica e repubblicani. Il Leader GOP, John Boehner, lo invita a riferire in Parlamento, come richiesto da prassi. Il Segretario alla Difesa, Robert Gates, auspica un maggiore coinvolgimento di Francia, Gran Bretagna, e NATO

Il presidente USA, Barack Obama

Anche con la Libia, Obama scontenta tutti. A testimonianza della goffaggine dei democratici in politica estera, lo scontro politico interno, scoppiato Domenica, 20 Marzo. Giusto all’indomani dell’inizio delle operazioni Franco-Britannico-Canadesi, a cui Washington ha aderito.

Prime proteste, quasi a sorpresa, dalla sinistra pacifista dei democratici. Il Deputato dell’Ohio, Dennis Kuchnich, ha contestato l’intervento bellico, e ricordato al suo collega di Partito la possibilità di ricorrere all’impeachment.

Le prerogative, secondo il rappresentante democratico al Congresso, sarebbero le medesime con cui, nel 2003, fu sempre lui a minacciare il precedente Capo di Stato, George Bush, a seguito dell’intervento in Irak.

Obama come Bush, sembrerebbe. Ma non è così. A spiegare la differenza, lo Speaker del Congresso, John Boehner, anch’egli critico con il Presidente.

Secondo il Leader repubblicano, prima di un intervento armato, in qualsiasi regione del pianeta, e con qualsiasi ruolo, il Capo di Stato ha l’obbligo di riferire in Parlamento. Ergo, al popolo americano.

“Obama — ha dichiarato — ha obblighi e responsabilità. E’ anche il capo delle forze armate — ha continuato, come riportato dall’autorevole Reuters — ci spieghi che cosa faremo in Libia”.

Incerti scenari

Spiegazione in parte fornita dal Segretario alla Difesa, Robert Gates. Il quale, poco prima di partire per la Russia, ha messo in chiaro che quello USA è un ruolo secondario. Inoltre, ha auspicato il comando della NATO sull’operazione — o, in alternativa, di un gabinetto franco-inglese — ed espresso incertezza per gli scenari in Libia.

“Probabile la divisione del Paese in un Occidente filo-Gheddafi, ed in un Oriente in mano agli insorti. Ma stiamo ancora discutendo”.

Affermazioni che hanno scatenato la polemica tra gli ambienti più conservatori del GOP. Il Senatore Lindsey Graham ha lamentato lo scarso impegno del suo Paese nella coalizione anti-Gheddafi.

Un dittatore, come lo ha definito il repubblicano, la cui eliminazione deve esere in cima all’operazione Odissea all’Alba.

Matteo Cazzulani

OCCIDENTE DIVISO. PPE E REPUBBLICANI CON L’OPPOSIZIONE UCRAINA. OBAMA CON LA RUSSIA

Posted in USA by matteocazzulani on March 9, 2011

Il senatore GOP John McCain, ed il Segretario del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, contro la repressione politica ai danni di Julija Tymoshenko. Il vice-Presidente USA, Joe Biden, rafforza l’asse tra Washington e Mosca

Il presidente USA, Barack Obama

Il volto manicheo della diplomazia occidentale. Quello responsabile, attaccato ai valori di Democrazia e Diritti Umani — propri del Vecchio Continente e degli Stati Uniti d’America — e quello pragmatico, proprio di chi si arrende alla geopolitica del gas.

Nella giornata di lunedì, 8 Marzo, il senatore repubblicano USA, John McCain, ed il Segretario del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, si sono appellati alla Procura Generale ucraina, per permettere alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, la partecipazione al prossimo summit PPE.

L’anima della Rivoluzione Arancione, ex-Primo Ministro dell’Ucraina, è confinata in Patria per uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

Accuse politiche, con cui le Autorità di Kyiv, oltre alla Tymoshenko, hanno colpito una decina di esponenti di spicco del dissenso. Alcuni, addirittura detenuti in isolamento, o costretti all’esilio politico in Unione Europea.

“Bat’kivshchyna [il Partito di Julija Tymoshenko, n.d.a.] è partner PPE — riporta la nota di McCain e Martens — non si può vietare a chi lo guida di presenziare a summit di livello internazionale. Invitiamo le Autorità ucraine — conclude, riportata da Voice Of America — a riflettere su simili provvedimenti, ai danni degli oppositori”.

La realpolitik che trascura la libertà

Dunque, una politica di cuore e valori. Purtroppo, oggi minoritaria, sopratutto laddove domina il volemose bene cosmico, e l’incessante ricerca del dialogo con qualsiasi autocrate del pianeta. In primis, nell’America del Presidente democratico, Barack Obama.

Il suo vice, Joe Biden, è impegnato in una visita in Russia, con l’incarico di rinsaldare ulteriormente i rapporti tra Washington e Mosca.

Come riportato dall’autorevole Radio Liberty, su fonte RIA Novosti, il democratico ha inprogramma incontri con l’attuale Capo di Stato, Dmitrij Medvedev, ed il Primo Ministro, Vladimir Putin. Ufficialmente, per rilanciare il restart, e la collaborazione militare su scala globale.

Secondo indiscrezioni, riportate dall’autorevole Radio Liberty, per mantenere una buona amicizia con ambo i possibili candidati alle prossime elezioni presidenziali russe.

Poco probabili, dunque, richieste di spiegazioni sulle recenti repressioni a danni di giornalisti e dissidenti, che in Russia avvengono con preoccupante cadenza.

Matteo Cazzulani

SCUDO SPAZIALE: OBAMA TRA TURCHIA E GEORGIA

Posted in USA by matteocazzulani on February 5, 2011

I repubblicani richiedono il coinvolgimento di Tbilisi, dopo le pretese di Ankara di escludre l’Iran tra le minacce per il mondo occidentale, ed Israele tra gli alleati. I dubbi dei firmatari sul coraggio di una Casa Bianca troppo vicina alla Russia

Il presidente USA, Barack Obama

Rinnovare l’alleanza con un partner leale. Questa la richiesta formulata ufficialmente da quattro senatori repubblicani. Una lettera al Capo del Pentagono, Robert Gates, per suggerire il coinvolgimento della Georgia nel progetto di scudo antimissile USA in Europa.

Come riportato dall’autorevole Foreign Policy, l’inizativa, fimata dai senatori John Kyl, James Risch, James Inhofe, e Marc Kirk, è una reazione alle esose pretese della Turchia.

In cambio dell’installazione della postazione radar sul suo territorio, Istambul ha preteso il presidio del sito da parte di soli suoi soldati, il divieto di passare informazioni sull’attività dell’infrastruttura ad Israele, e la cancellazione di ogni accusa all’Iran come pericolosa minaccia.

Troppo per il GOP, che ha ribadito come, da un lato, lo scudo serva proprio a proteggere il mondo occidentale dalla minaccia di Teherean. E, dall’altro, come Washington non possa accettare tale diktat, e rompere con un alleato storico come Tel Aviv.

“Crediamo che la Georgia sia un sito geograficamente ideale per l’installazione di una postazione radar — riporta la lettera — maggiormente in grado di difendere gli USA da possibili aggressioni iraniane rispetto alla Turchia”.

Una questione di coerenza

Ma c’è di più. Come rilevato da diversi esperti, e chiarito dallo stesso establishment repubblicano, la proposta è mirata al ripristino di strette relazioni militari con Tbilisi, tradizionale alleato, fino alla salita al potere dei democratici.

Reduce dall’aggressione dell’esercito russo, nell’agosto 2008, la Georgia è finita nella lista degli amici sacrificati dalla politica del volemose bene universale, senza se e senza ma, che ha portato il Presidente, Barack Obama, alla ricerca incessante del dialogo con svariati dittatori del pianeta.

Sul successo dell’iniziativa, poche sono le possibilità. Come illustrato da altri big del GOP, che hanno appoggiato la lettera, l’ex-candidato alla Casa Bianca, John McCain, il Senatore dell’Indiana Richard Lugar, e dall’indipendente John Lieberman, per Obama la Russia è troppo importante.

Così, impossibile sarà il coinvolgimento di un partner, da sempre leale con Washington. A conferma, il silenzio del Pentagono, che ha comunicato di non aver ricevuto alcuna richiesta simile.

Progettato dall’amministrazione USA di George W. Bush, inizialmente lo Scudo Spaziale ha contemplato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca, ed il dislocamento di intercettori Patriot in Polonia.

Sconfitti i repubblicani, e salito al potere Barack Obama, Washington ha rinnegato il piano, e proposto un progetto più soft, con intercettori mobili in Romania e Polonia, privi di capacità offensiva. E questo, nonostante Praga e Varsavia avessero firmato la precedente proposta, attirandosi le ire di Mosca.

Successivamente, l’amministrazione democratica ha ulteriormente rivalutato il progetto, contestualizzandolo nell’ambito NATO, con la partecipazione della Federazione Russa.

La proposta, approvata lo scorso 20 Novembre, nel summit dell’Alleanza Atlantica di Lisbona, ha avviato la ricerca di un luogo adatto per l’installazione del radar. Individuata, dalla Casa Bianca, nella Turchia.

Matteo Cazzulani

START: LA RUSSIA ASPETTA LA DECISIONE USA

Posted in Russia, USA by matteocazzulani on November 14, 2010

Obama promette una pronta ratifica al Senato del trattato per la riduzione degli armamenti nucleari, ma il GOP promette battaglia. Medvedev chiede l’appoggio di Washington per l’ingresso di Mosca nel WTO

Il presidente USA, Barack Obama

L’amicizia tra USA e Russia è nelle mani dei senatori americani. Questo, quanto emerso dall’incontro tra i Presidenti dei due Stati, Barack Obama e Dmitrij Medvedev, avvenuto a margine del vertice per la Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica, in corso a Yokoama, in Giappone.

Oggetto del meeting, il trattato START, con cui le parti si sono impegnate a ridurre del 30% i propri armamenti nucleari, e a creare regole comuni per la realizzazione dello smantellamento. Una vittoria di Pirro per Obama, dal momento in cui il documento, siglato lo scorso aprile, deve ancora essere ratificato, sia dalla Duma di Mosca, che dal Senato di Washington.

Un passaggio non semplice. Infatti, la Russia ha dichiarato di attendere l’approvazione USA, prima di provvedere a sua volta. Inoltre, presso la Camera Alta americana, i democratici non non hanno più una solida maggioranza. E l’opposizione repubblicana, galvanizzata dalla recente vittoria nelle elezioni di mid-term, non intende mutare la propria posizione dinnanzi ad un trattato da sempre osteggiato.

“La ratifica dello START – ha spiegato Obama – è una priorità per la mia amministrazione. Ho invitato i senatori alla saggezza, dinnanzi ad un voto che migliorerà le relazioni con la Russia”.

WTO e NATO nel mirino

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Oltre al disarmo, l’incontro ha toccato altre questioni care alla parte russa. In primis, l’adesione della Federazione Russa nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Obama ha promesso di spendersi per convincere la Georgia a togliere il proprio veto, imposto a seguito dell’aggressione militare subita nell’agosto 2008.

Inoltre, Medvedev ha spiegato di ritenere il prossimo vertice NATO di Lisbona un’occasione per avvicinare Mosca anche all’Alleanza Atlantica, con cui una buona collaborazione è già in essere su Afghanistan ed Iran.

A chiudere l’incontro, gli attestati di stima reciproca, e le dichiarazioni di soddisfazione dei due Capi di Stato dinnanzi alla ritrovata amicizia ed intesa. Una base su cui Obama cerca di restaurare il dialogo con Mosca. Improntato non più sulla difesa della Democrazia e dei Diritti Umani – come ci si aspetterebbe dal più importante Paese del Mondo occidentale – ma su un ostinato, pragmatico dialogo.

Come si direbbe nel Belpaese, un volemose bene. Senza se e senza ma.

Matteo Cazzulani