LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Putin lancia l’offensiva del gas in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 1, 2014

Dopo un incontro con il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, il Presidente russo ritira solo parzialmente l’esercito dai confini ucraini, ma riapre il discorso sullo status della Transnistria. Concessi crediti e sconti a Ungheria e Slovacchia per bloccare la strategia di diversificazione delle forniture di gas di Kyiv.

L’isolamento internazionale e le sanzioni volute dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, sono servite, ma il gas, e le lobby filorusse, hanno forse più successo in Europa della pressione diplomatica del Capo di Stato USA. Nella mattinata di lunedì, 31 Marzo, dopo circa quattro ore di colloquio a Parigi, il Segretario di Stato USA, John Kerry, inviato a discutere con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in merito alla questione ucraina, ha dichiarato che Washington consulterà sempre l’Ucraina in ogni passo delle trattative.

Kerry ha inoltre contestato la richiesta di federalizzazione dell’Ucraina che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha avanzato a Kyiv in cambio della normalizzazione delle relazioni. Secondo Kerry, la proposta è destinata a destabilizzare ulteriormente lo Stato ucraino in favore della Russia, ed ha rappresentato un interferimento di Mosca negli affari interni di un Paese sovrano ed indipendente.

Infine, il Segretario di Stato USA ha espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare russa ai confini dell’Ucraina, ed ha invitato Mosca a decrementare la tensione per evitare un’escalation del conflitto.

Pronta è stata la reazione di Putin, che, dopo poche ore, ha dato ordine di ritirare 10 Mila soldati dalla regione di Rostov: un segnale di timida apertura che, tuttavia, è stato ritenuto insufficiente dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier.

Oltre alla finta ritirata militare, Putin ha avuto una conversazione telefonica con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, con cui ha sollevato la questione della Trasnistria: territorio della Moldova occupato da truppe russe, per cui la Federazione Russa da tempo richiede il riconoscimento dell’autonomia da Chisinau.

Nella medesima giornata, Putin ha dato il via libera definitivo all’erogazione di un credito all’Ungheria per la realizzazione della centrale nucleare di Paks. La manovra è una mossa strategica per compattare il rapporto politico con il Premier ungherese, Victor Orban, che ha a più riprese dichiarato di non condividere le sanzioni poste dall’Unione Europea alla Russia per non rovinare il rapporto di collaborazione economica tra Budapest e Mosca.

Per Putin, l’Ungheria rappresenta anche una potenziale minaccia al controllo di Mosca sull’Ucraina, dal momento in cui è proprio tramite i gasdotti ungheresi che Kyiv ha previsto l’importazione di gas russo dalla Germania, venduto dalla compagnia tedesca RWE a minor prezzo rispetto a quello russo, per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu di Mosca, che coprono il 90% circa del gravi sogno complessivo ucraino.

A testimoniare l’offensiva energetica di Putin in Europa Centrale è anche la concessione di uno sconto sul prezzo del gas che il monopolista statale russo Gazprom -la longa manus del Cremlino in ambito energetico- ha concesso alla compagnia slovacca SPP. La decisione prolunga nel tempo anche il contratto che obbliga la SPP a veicolare in Austria ed Italia il gas dalla Russia e, così, rende impossibile l’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi per rifornire l’Ucraina di oro blu non russo.

La Polonia sfrutta il suo shale, l’Italia guarda a quello dagli USA

Chi, invece, persegue strategie di diversificazione energetica è la Polonia che, sempre lunedì, 31 Marzo, ha dato il via allo sfruttamento preventivo di gas shale grazie alla firma di un Accordo tra la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG e il colosso USA Chevron.

La firma dell’accordo, che riguarda lo sfruttamento dei giacimenti Tomaszow Lubelski, Wiszniow-Tarnoszyn, Zwierzyniec e Grabowiec, è in linea con la richiesta USA di sfruttare i giacimenti europei di shale per decrementare la dipendenza dall’importazione di energia dalla Russia, assieme all’importazione di gas non convenzionale che, su proposta di Obama, Washington è pronta a vendere all’UE.

Oltre alla Polonia, che secondo le stime EIA è il primo Paese per riserve di gas shale in UE, anche l’Italia ha cominciato a valutare la possibilità di decrementare la quantità di gas russo utilizzato a causa della crisi di Crimea.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha espresso dubbi sulla realizzazione del Southstream -gasdotto concepito da un accordo politico tra Putin e il Governo Berlusconi per incrementare la quantità di gas russo esportato in UE- ed ha ventilato l’ipotesi di avvalersi di forniture alternative di gas per il prossimo inverno.

Proprio Scaroni, assieme all’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha già ritenuto necessaria la realizzazione di rigassificatori per importare, anche in Italia, shale liquefatto che gli USA sono disposti a vendere.

Matteo Cazzulani

LA LIBIA INTERROMPE ANCORA LE FORNITURE DI GAS ALL’ITALIA. IL PD DI RENZI DEVE SOSTENERE IL PROGRESSO INFRASTRUTTURALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 19, 2013

Interrotte le forniture di oro blu libico per l’instabilità politica nel Paese nordafricano, mente la Russia minaccia un nuovo stop del flusso di carburante. Il nostro Paese è ancora sull’orlo di una crisi energetica

L’instabilità energetica e la necessità di una proposta politica che non metta solo a posto i conti del Paese, ma che guardi alla sicurezza nazionale: il PD di Renzi ha una grande occasione. Nella giornata di Domenica, 17 Novembre, le forniture di gas all’Italia provenienti dalla Libia sono state interrotte a seguito di proteste presso il porto di Melillah.

Come riportato da una nota del colosso energetico libico NOC, l’attacco dei ribelli avrebbe danneggiato un supercompurer di categoria Petaflop che regola la concessione di permessi per lo sfruttamento di idrocarburi nel Paese.

Per l’Italia, l’interruzione delle formiture di gas dalla Libia -l’ennesima in poco tempo, dopo quella, avvenuta per le stesse motivazioni, del 30 Settembre- rappresenta un duro colpo alla sicurezza nazionale, poiché incrementa l’importazione di carburante da Russia ed Algeria.

Dalla Libia, secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, l’Italia importa il 10% del fabbisogno energetico nazionale attraverso il gasdotto Greenstream: realizzato tra Melillah e Gela per veicolare 8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Sempre secondo la Camera di Commercio di Milano, Russia ed Algeria ricoprono il 35% circa delle importazioni di gas dell’Italia e, in caso di interruzione delle forniture al nostro Paese, restano le uniche fonti di approvvigionamento da cui il Nostro Paese dipende fortemente, peraltro acquistando il carburante a prezzi molto alti.

Questa situazione -confermata dai dati del monopolista statale russo del gas Gazprom, che ha rilevato l’incremento della quantità di oro blu esportata in Italia negli ultimi anni, anche in seguito all’interruzione delle forniture dalla Libia- espone l’Italia ad alti costi per l’energia, e mette a repentaglio la sicurezza nazionale.

Lo scenario della Libia potrebbe però presto ripetersi anche da parte della Russia, che, di recente, per costringere l’Ucraina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea -documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico dell’UE- ha minacciato, come in passato, di interrompere le forniture di gas dirette in Europa.

Per smettere di pagare bollette troppo salate, e dipendere da soli due fonti di approvvigionamento che, molto spesso, si avvalgono dell’energia come strumento di pressione geopolitica -come il caso della Russia nei confronti dell’Ucraina- l’Italia dunque non ha che una sola soluzione: diversificare le forniture di gas.

Buono il lavoro del Premier Letta

In questo, bene ha fatto il Premier Letta a sostenere la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per veicolare in Italia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania, ma occorre fare di più.

Come ritenuto dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, e dall’Ammimistratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, l’Italia deve cogliere l’opportunità dello shale dagli Stati Uniti per importare nel nostro Paese gas a basso costo.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce argillose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di sfruttamento orizzontale e verticale- gli USA hanno incrementato espomenzialmente la produzione interna di energia, ed hanno avviato l’esportazione di oro blu a basso prezzo, sopratutto a India e Gran Bretagna.

L’Italia, che non possiede giacimenti di shale sul proprio territorio, non può dunque lasciarsi perdere l’occasione di diversificare le forniture di gas con l’importazione di oro blu non convenzionale a basso costo dagli USA.

Per farlo, come hanno sottolineato sia Zanonato che Scaroni, occorre però la realizzazione di rigassificatori: un progetto abbandonato in passato e tutt’oggi osteggiato da frange pseudo-ambientaliste afferenti all’estrema sinistra e a da esponenti politici di forze di sinistra più moderate, come il Governatore della Puglia, Nichi Vendola.

La necessità di infrastrutture per abbattere il costo dell’energia

È in questo panorama politico che il PD, sopratutto con la nuova segreteria Renzi, può trovare la propria ricetta di politica energetica, e, finalmente, iniziare a parlare in Italia di un tema, come il gas, finora trascurato dal dibattito politico.

Da un lato, il PD deve osteggiare con fermezza la politica energetica personalistica che, negli ultimi anni, ha portato l’Italia ad incrementare vertiginosamente la dipendenza dalla Russia grazie si rapporti di amicizia personale tra l’ex-Premier italiano Berlusconi e il Presidente russo Putin.

Dall’altro, il PD di Renzi deve farsi sostenitore del rilancio infrastrutturale del Paese, e sostenere la costruzione dei rigassificatori necessari per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per garantire la sicurezza nazionale dell’Italia e diminuire il costo dell’energia per industrie e privati.

Il centrosinistra a guida PD -una forza partitica a vocazione maggioritaria che ambisce senza paura al sostegno dei delusi di centrodestra- deve portare l’Italia a divenire un Paese più maturo, che non conduce le trattative energetiche in maniera personalistica, e che non teme le proteste di chi, spesso in maniera ingiustificata, è contro ogni forma di progresso ideologico ed infrastrutturale.

Matteo Cazzulani

LA GRAN BRETAGNA DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2013

La compagnia Centrica firma un contratto per l’importazione di 3 Milioni di Tonnellate di gas naturale liquefatto dal Qatar, dopo l’avvio dell’importazione di shale dagli Stati Uniti d’America. Lo sfruttamento di gas non convenzionale sul territorio britannico e il prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico le altre vie per la diversificazione.

Non solo su diritti, welfare e stile di vita politico: la Gran Bretagna sta dando al resto dell’Europa una vera e propria lezione anche sulla diversificazione delle forniture di gas. Nella giornata di mercoledì, 6 Novembre, la compagnia energetica britannica Centrica ha annunciato la firma di un accordo per l’importazione di 3 Milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto dal Qatar.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia britannico, Michael Fallon, la misura è necessaria per mantenere la sicurezza energetica di un Paese che, ad oggi, soffre il vertiginoso decremento dei giacimenti di gas nel Mar del Nord e di quelli norvegesi, da cui, finora, ha dipeso.

Per porre rimedio al venir meno del gas dal Mare del Nord e dalla Norvegia, il Governo britannico ha approvato dapprima l’importazione di LNG dal Qatar, poi, come primo Stato nell’Unione Europea, ha avviato la ricezione costante di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

L’accordo con gli USA, fissato da un contratto tra la Centrica e la compagnia statunitense Cheniere, consente alla Gran Bretagna l’importazione di gas a buon mercato, che gli Stati Uniti d’America, per via dell’alta disponibilità di shale sul proprio territorio, vendono a basso costo.

La Gran Bretagna ha anche autorizzato lo sfruttamento dello shale sul proprio territorio, forte di uno studio dell’Ente Geologico Britannico -BGS- che attesta le risorse di gas non convenzionale nell’Inghilterra centrale a 1300 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Secondo alcune ben fondate indiscrezioni, la Gran Bretagna sta valutando anche l’ipotesi di importare gas dall’Azerbaijan attraverso il prolungamento in Nord Europa del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura, sostenuta dalla Commissione Europea, che veicola 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Un no a Putin

LNG dal Qatar e shale dagli USA hanno consentito alla Gran Bretagna di evitare l’accordo con la Russia per il prolungamento del Nordstream: gasdotto che veicola gas naturale dal territorio russo a quello tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico.

Realizzato nel 2012, il Nordstream è stato progettato per bypassare Paesi UE avversati politicamente dalla Russia, come Polonia e Stati Baltici, che, ora, sono costretti ad importare il gas russo da ovest anziché da est.

In un primo momento, anche la Gran Bretagna ha espresso interesse al prolungamento del Nordstream, ma il funzionamento non ottimale di questo gasdotto, e la non convenienza ad incrementare la dipendenza energetica da un Paese, la Russia, che mantiene il monopolio della compravendita di gas in una buona parte dell’Europa, ha portato il Governo britannico ad abbandonare il progetto.

Differente è la posizione di altri Stati UE, che in materia di diversificazione sono ancora molto indietro, come la Germania -che, dopo la rinuncia al nucleare, ha incrementato la quantità di gas importata dalla Russia- e la Francia -che mantiene comvintamente il nucleare, al punto da vietare lo sfruttamento dello shale in territorio francese.

Un esempio per il Governo italiano

L’Italia, che in seguito ai contratti personalistici firmati sotto i Governi Berlusconi con Putin, Gheddafi ed altri dittatori del pianeta dipende fortemente dal gas naturale importato da Russia, Libia ed Algeria, ha l’occasione di imitare la Gran Bretagna con la realizzazione della TAP -che è stata supportata dai Governi Letta e, prima ancora, Monti- e dei rigassificatori.

L’ipotesi di riavviare la realizzazione di rigassificatori su larga scala per permettere anche in Italia l’importazione di più gas liquefatto dal Qatar e di shale a basso costo dagli USA, è stata avanzata dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato e dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni.

Parere contrario alla costruzione di terminali LNG è manifestata da frange ambientaliste, che basano la loro protesta su ragioni di carattere ecologico, spesso ignorando che l’incremento dell’uso del gas -anche e soprattutto dello shale USA- consente la riduzione delle emissioni inquinanti.

Matteo Cazzulani

SEMPRE MENO GAS DALLA LIBIA ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 2, 2013

Assalto di ribelli alla centrale ENI di Nalout provoca l’interruzione del flusso di oro blu nel Greenstream. Il Nord Africa si rivela fonte di energia sempre meno affidabile

Non solo la crisi di Governo, negli ultimi giorni l’Italia è stata nuovamente sull’orlo dell’emergenza energetica. Nella giornata di lunedì, 30 Settembre, il gasdotto Greenstream, che veicola in Italia 8,5 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno, è stato interrotto.

Come riportato da Natural Gas Europe, a provocare lo stop del flusso di gas attraverso l’infrastruttura che collega Melillah a Gela è stato l’assalto alla stazione del colosso energetico italiano ENI di Nalout da parte di manifestanti berberi che richiedono l’inserimento della loro lingua nella Costituzione della Libia.

L’ennesima interruzione del flusso di gas dalla Libia, da cui l’Italia importa sempre meno gas, è simile a quella registrata dall’Algeria nel Gennaio 2013, quando un assedio da parte di un’organizzazione affiliata ad Al Qaeda alla centrale di Amenas -gestita dal colosso britannico British Petroleum e da quello norvegese Statoil- ha portato a allo stop delle forniture di oro blu in territorio italiano per qualche giorno.

Il venir meno del gas libico, che copre il 10% del fabbisogno di gas italiano, aumenta le forniture di oro blu in Italia da Algeria e Russia, che, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio di Milano, coprono ciascuna più del 35% del fabbisogno nazionale.

Tale incremento ha una ripercussione diretta sia sulla sicurezza nazionale, poiché l’Italia si trova completamente dipendente da due sole fonti di approvvigionamento, sia sul prezzo del gas per industrie e privati, destinato a lievitare.

Per questa ragione, è opportuno realizzare un progetto di diversificazione delle forniture di gas, così da consentire all’Italia di contare su una vasta gamma di approvvigionamenti in caso di crisi politiche in Nord Africa, oppure del taglio arbitrario delle forniture di gas che la Russia spesso attua come strumento di pressione politica nei confronti dell’Europa Centro-Orientale.

Gas azero e shale USA le soluzioni, ambientalisti permettendo

La dipendenza da Libia, Russia ed Algeria è legata alla politica energetica dei Governi Berlusconi, sotto cui i contratti per l’acquisto di gas sono stati negoziati, e firmati, sulla base dell’amicizia personale dell’ex-Premier italiano con il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Dittatore libico, Muhammar Gheddafi.

Il Governo Monti prima, e sopratutto quello Letta poi, hanno dato un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas con il sostegno alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Quest’infrastruttura è progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia -con un possibile suo prolungamento in Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna- dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Oltre che sul gas azero della TAP, l’Italia può puntare anche sull’aumento delle importazioni di gas liquefatto dal Qatar, sull’avvio delle forniture di LNG da Norvegia ed Egitto, e sull’acquisto dello shale dagli Stati Uniti d’America.

Come dichiarato sia dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, il gas liquefatto e lo shale dagli USA sono un’opportunità che l’Italia deve cogliere per mezzo della realizzazione di rigassificatori.

Secondo i progetti, terminali per l’importazione di gas liquefatto sono in programma a La Spezia, Brindisi ed Agrigento, ma la loro realizzazione può trovare ostacoli notevoli, nonostante il parere favorevole del Parlamento.

La crisi economica, che rischia di provocare un taglio negli investimenti dello Stato, è il primo impedimento alla realizzazione di infrastrutture necessarie per diversificare le forniture di gas.

Inoltre, la presenza di associazioni ambientaliste, tradizionalmente contrarie ad ogni investimento in materia energetica, può rallentare la costruzione dei rigassificatori e, con esso, privare l’Italia di infrastrutture di importanza fondamentale per la sicurezza nazionale e le casse dei cittadini.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA SEMPRE PIÙ INTERESSATA ALLO SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 7, 2013

L’Amministratore Delegato di Edison, Bruno Lescoeur, si è detto intenzionato ad importare gas non convenzionale dagli Stati Uniti d’America. Altre compagnie energetiche, e la politica, iniziano ad apprezzare lo shale statunitense

Un riposizionamento della politica energetica italiana sta per avvenire grazie ad alcune aperture sia da parte della politica che da parte delle compagnie energetiche. Nella giornata di martedì, 6 Agosto, l’Amministratore Delegato della compagnia energetica Edison, Bruno Lescoeur, ha dichiarato interesse per l’importazione dello shale gas in Italia.

Come riportato in un’intervista al Corriere della Sera, Lescoeur ha illustrato come Edison possieda già azioni per lo sfruttamento dello shale negli Stati Uniti d’America, e stia valutando la possibilità di veicolare gas non convenzionale nella regione mediterranea.

La posizione di Lescoeur ricalca quella dell’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, che, nel Maggio 2012, ha supportato la necessita di aprire la mercato dello shale statunitense per assicurare all’Italia forniture di gas sicure ed economiche.

Supporto al disegno di importazione dello shale è stato espresso anche dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che ha sostenuto la necessita per l’Italia di realizzare al più presto i rigassificatori necessari per importare gas non convenzionale dagli USA.

Voci in sostegno dell’importazione dello shale statunitense in Italia sono state sono state sollevate anche da parte di alcuni Europarlamentari Italiani, come Oreste Rossi -che ha supportato la necessità di ricercare giacimenti di shale in Italia- e Patrizia Toia -che ha evidenziato l’importanza dello shale USA come fonte per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per l’Italia.

Ad oggi, l’Italia è dipendente dal gas naturale inviato via gasdotti da Russia ed Algeria, e solo in piccola parte dal Nord Europa.

Se non prolungato in Europa Nord Occidentale, la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- potrà consentire all’Italia anche oro blu dall’Azerbaijan.

I lati positivi del gas non convenzionale

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica e, in Europa, solo in Gran Bretagna.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno incrementato notevolmente la produzione interna di gas, ed hanno avviato l’esportazione di gas in Gran Bretagna ed India.

Gli USA hanno anche firmato pre-contratti per rifornire di oro blu non convenzionale Corea del Sud, Singapore e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse ad importare shale da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è utile anche per combattere il Global Warming e le emissioni inquinanti che stanno provocando mutamenti climatici in tutto il Mondo.

Matteo Cazzulani

LA COREA DEL SUD DISMETTE INVESTIMENTI ESTERI IN ATTESA DELLO SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 15, 2013

Seoul riduce le compartecipazioni al di fuori del Paese delle principali compagnie sudcoreane, come la KOGAS, la KNOC e la KORES. Il gas non convenzionale statunitense è l’alternativa per garantire energia al Paese asiatico

Investimento che non rende si cambia. Nella Giornata di Domenica, 14 Luglio, la Corea del Sud ha dichiarato l’intenzione di dismettere alcuni degli investimenti realizzati all’estero in campo energetico.

Come riportato dalla Reuters, le compagnie coinvolte nel progetto sono la KOGAS, la KNOC e la KORES, i tre principali enti energetici sudcoreani, i cui investimenti esteri sono stati ritenuti dalle Autorità di Seoul poco fruttuosi.

Del resto, la presa di posizione del Governo sudcoreano è in linea con la riduzione del 40% degli investimenti energetici in campo estero attuata negli ultimi anni in maniera progressiva ma netta.

La riduzione degli investimenti eteri in campo energetico della Corea del Sud è motivata anche dall’avvio dell’importazione del gas Shale degli Stati Uniti d’America, che Seoul ha preventivato non appena il Dipartimento di Stato USA darà il via libera all’esportazione di gas non convenzionale a Paesi che non hanno un Accordo di Libero Scambio con l’Ammimistrazione statunitense.

Lo scorso 7 Maggio, la KOGAS ha raggiunto un accordo con il Dipartimento di Stato USA per lo sfruttamento congiunto di giacimenti di oro blu non convenzionale in Corea del Sud, mentre nel Novembre 2012, la compagnia sudcoreana E1 ha firmato un pre-contratto con la statunitense USA Enterprise Products Operating per l’acquisto di 180 Mila tonnellate di gas shale dagli Stati Uniti d’America.

Nel Dicembre 2012, anche il colosso italiano ENI è entrato nella partita del gas in Corea del Sud, con la firma di un accordo con la KOGAS per l’invio in territorio sudcoreano di 28 spedizioni cargo di oro blu naturale liquefatto.

L’ENI e la KOGAS insieme per il gas cipriota

La presenza dell’ENI richiama all’attenzione un altro progetto che potrebbe essere interessato dalla campagna di riduzione degli investimenti energetici esteri da parte della Corea del Sud.

KOGAS e il colosso energetico italiano cooperano infatti nel giacimento cipriota Levantine: un’area di 4800 miglia quadrate da cui è preventivato lo sfruttamento di 12 Trilioni di piedi cubi di gas.

Venerdì, 12 Luglio, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha discusso con il Presidente cipriota, Nicolas Anastasiades, sull’implementazione dello sfruttamento del giacimento, su cui Cipro punta molto per rappresentare un fornitore di gas all’Unione Europea alternativo alla Russia.

Cipro è anche coinvolto nel progetto di trasporto in Europa del gas sfruttato dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar, nonostante Israele stia ancora valutando con grande interesse la possibilità di avviarne l’invio in UE attraverso la Turchia.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: LA ROSNEFT FA IL PIENO A PIETROBURGO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2013

Durante il noto summit economico, il monopolista statale russo del greggio rafforza le relazioni con il colosso energetico USA ExxonMobil. Firmati accordi con il colosso cinese CNPC e la compagnia giapponese Marubeni per l’esportazione di gas LNG in Asia.

Il vertice economico di Pietroburgo porta un bottino a tutto campo per la prima compagnia energetica del pianeta. Nella giornata di lunedì, 24 Giugno, il monopolista statale russo del greggio Rosneft, ha firmato un accordo con il colosso energetico statunitense ExxonMobil per la cooperazione nel Mar Nero, nel Mare di Chukchi, nel Mare di Laptev e nel Mare di Kara

Inoltre, Rosneft ed ExxonMobil hanno stabilito la realizzazione di un rigassificatore in Siberia Orientale per avviare l’ esportazione di gas liquefatto russo in Asia.

A riguardo, sempre durante il vertice di Pietroburgo, la Rosneft ha firmato un accordo per l’esportazione di 1,25 Milioni di Tonnellate di LNG all’anno in Giappone con la compagnia giapponese Marubeni.

Inoltre, la Rosneft ha accordato con il colosso nazionale cinese CNPC l’incremento del totale di greggio russo importato dalla Cina a 219 Barili all’anno dai 109 attuali.

L’accordo con la Marubeni e la CNPC -che ha rilevato il 20% del rigassificatore che i russi intendono costruire nella penisola di Yamal- consente alla Russia di rafforzare la posizione in Asia.

Nel continente asiatico, dopo l’avvio dello sfruttamento di gas Shale, gli Stati Uniti d’America, hanno incrementato la loro presenza nel mercato energetico asiatico, soprattutto in India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan.

Oltre che con la ExxonMobil, Marubeni e CNPC, la Rosneft ha firmato accordi anche con il Ministero dell’Economia della Croazia, con il colosso energetico norvegese Statoil, con quello italiano ENI, con la compagnia polacca Orlen PKN, e con le compagnie Sanors, Soneco, General Electric, Vitold e Trafigura.

Anche Gazprom si rafforza

Importanti progressi sono stati compiuti anche dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, che, sempre durante il vertice di Pietroburgo, ha dichiarato l’intenzione di realizzare un rigassificatore nella Regione di Leningrado.

Lo scopo dell’infrastruttura, secondo quanto dichiarato dal Capo di Gazprom, Alexei Miller, è l’esportazione di gas liquefatto in Europa per 10 Milioni di Tonnellate al giorno.

Miller ha anche incontrato l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, per parlare dell’avanzamento del prolungamento del Southstream.

Questo gasdotto è progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste russe attraverso il Fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Il Southstream, contestato dalla Commissione Europea, è compartecipato da Gazprom, ENI, dalla compagnia tedesca E.On e da quella francese EDF.

Matteo Cazzulani

Southstream: avviato il gasdotto di Putin e Berlusconi

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 8, 2012

Il Presidente russo apre la realizzazione della conduttura con una cerimonia solenne. Contrarie al progetto Turchia e Commissione Europea.

16 Miliardi di Euro per costruire il gasdotto più costoso al mondo ed aumentare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Venerdì, 8 Dicembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha inaugurato l’avvio dei lavori per la costruziome del Southstream.

Presenti all’inaugurazione, avvenuta in maniera solenne nella città di Anapa, nel sud della Russia, anche il capo del monopolista nazionale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, l’Amministratore Delegato del colosso Italiano ENI, Paolo Scaromi, gli esponenti delle altre due co panie coinvolte nel progetto, la tedesca Wintershall e la francese EDF.

Inoltre, all’evento hanno anche presenziato rappresentanti politici dei Paesi interessati dal gasdotto.

Degna di nota e la dichiarazione del Ministro dell’Energia turco, Tainer Yildiz, che ha illustrato come la Turchia non intenda prendere parte al Southstream, ma sostenere il piano di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per trasportare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream e una conduttura progettata per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

A prescindere dalla questione del gas, il Southstream e un progetto politico volto a rafforzare l’egemonia della Russia sull’Europa in ambito energetico. Il Gasdotto Ortodosso blocca il trasporto diretto di gas in Europa, ed aumenta la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia – che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno del Vecchio Continente.

La nascita del Southstream e legata ad un accordo personale stretto nel 2008 tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, a cui hanno successivamente dato il loro appoggio l’ex-Presidente francese Nicolas Sarkozy e il Capo di Stato serbo, il filorusso Tomislav Nikolic.

La contesa tra socialdemocratici e verdi in Germania

Come riportato da Gazeta Wyborcza, tra i sostenitori del Southstream figura anche la SPD tedesca. Il Leader dei socialdemocratici tedeschi, Henning Voscherau, e Stato nominato da Putin a capo del coordinamento dei lavori per la costruzione del Southstream.

Differente in Germania e la posizione dei verdi. Il Leader storico dei Grune, Joschka Fischer, e un acceso sostenitore del Nabucco: una delle due infrastrutture concepite dalla Commissione Europea ler trasportare gas azero in Europa.

Lecito ricordare che il Southstream e fortemente criticato dall’Unione Europea, che vede nel Gasdotto Ortodosso un pericolo per l’indipendenza energetica dei Paesi UE e la sicurezza nazionale per gli Stati del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

SOUTHSTREAM: IL GASDOTTO DI PUTIN E BERLUSCONI AL VIA DA SANT’AMBROGIO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 14, 2012

Il Capo del monopolista russo, Gazprom, comunica l’avvio della costruzione dell’infrastruttura per il 7 Dicembre 2012. La Commissione Europea contraria alla realizzazione di un progetto destinare ad impedire all’Europa di diversificare le proprie forniture di gas

La famosa mitraglia d ell’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, nei confronti di una giornalista durante una confrenza stampa con il Presidente della federazione Russa, Vladimir Putin

3600 chilometri di conduttura terrestre e sottomarina per mandare a monte l’indipendenza energetica europea, ed aumentare in maniera vertiginosa le forniture di gas provenienti dalla Russia. Nella giornata di martedì, 13 Dicembre, il Capo del monopolista statale russo Gazprom – ente posseduto per metà dal Cremlino – ha ufficialmente fissato per il 7 Dicembre 2012 il via alla costruzione del Southstream.

La notizia è stata data a margine della firma di un accordo tra Gazprom e la compagnia energetica slovena Plinovodi per la realizzazione di una sezione di 220 chilometri del Southstream in Slovenia. Un simile accordo è stato firmato alla fine di Ottobre con l’Ungheria, nel mese di Settembre con la Serbia e, nella giornata di giovedì, 15 Novembre, l’imprimatur alla costruzione del Southsream è attesa anche in Bulgaria.

A dare il via libera ufficiale alla realizzazione del gasdotto voluto da Gazprom è stato un incontro avvenuto lunedì, 12 Dicembre, tra Miller e l’Amministratore Delegato ENI, Paolo Scaroni. Come riportato da Natural Gas Europe, i due hanno stabilito l’avvio della costruzione del Southstream per il mese di Dicembre del 2012, ed hanno preventivato l’entrata in funzione della conduttura per il 2015.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto avvallato dalla Russia per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russe, ed impedire la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu per il Vecchio Continente approntato dalla Commissione Europea.

Lungo circa 3600 chilometri, il Southstream veicolerà 63 Miliardi di metri cubi di gas dalle coste russe sul mar nero al porto di Varna, in Bulgaria. Da qui, il Gasdotto Ortodosso risalirà fino a Treviso attraverso Macedonia, Serbia, Montenegro, Ungheria e Slovenia.

Oltre a Gazprom ed ENI, che possiedono rispettivamente il 50% e il 20% dell’infrastruttura, a compartecipare nel Southstream è anche la compagnia tedesca Wintershall e la francese EDF, entrambe con il 15%.

La genesi del Southstream è dovuta allo stretto legame politico tra il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi. Nel 2009, Putin – allora Premier della Russia – e Berlusconi hanno concordato la costruzione di un gasdotto sottomarino per collegare direttamente la Russia all’Italia, e ridurre il numero dei Paesi di transito nell’invio dell’oro blu da Mosca a Roma.

Critiche al Souhtstream sono state sempre mosse dalla Commissione Europea, che ha considerato fin da subito il progetto di Putin e Berlusconi come finalizzato ad aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas proveniente esclusivamente dalla Russia.

Il progetto della Commissione Europea

Per limitare le forniture da Mosca, che ad oggi coprono il 20% del fabbisogno totale UE – mentre in alcuni Paesi dell’Unione rappresentano più dell’80% – Bruxelles ha varato la costruzione del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti deputati al trasporto diretto in Europa di gas estratto dall’Azerbaijan.

Tra le infrastrutture del Corridoio Meridionale dell’UE rientra il Nabucco, conduttura di 3893 chilometridi lunghezza concepita per trasportare un massimo di 30 Miliardi di metri cubi di gas azero dalla parte occidentale della Turchia in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL, dalla tedesca RWE, dalla romena Transgaz, e dalla bulgara Bulgargaz, il Nabucco è sostenuto politicamente dalla Commissione Europea e dai Governi di Austria, Romania, Ungheria, Turchia e Bulgaria.

Altra importante infrastruttura del Corridoio Meridionale UE è il Gasdotto Transadriatico – TAP – concepito per trasportare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine turco occidentale a Brindisi, in Puglia, attraverso il territorio greco e quello albanese.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente dai Governi di Grecia, Albania e Italia, dopo che il Governo tecnico di Mario Monti ha corretto il posizionamento in politica energetica del Belpaese, conferendo alla dimensione italiana una connotazione più europea e meno “nazional-egoistica”.

L’ultimo dei progetti del Corridoio Meridionale UE è il Gasdotto Transanatolico – TANAP – concepito per trasportare 31 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dell’Azerbaijan dal confine turco-georgiano alle coste occidentali della Turchia.

Compartecipata dal colosso azero SOCAR, dalle compagnie turche Botas e TPAO, dal colosso britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, e dalla compagnia francese Total, la TANAP è sostenuta politicamente dai Governi di Azerbaijan e Turchia.

Anche la Germania a favore del Corridoio Meridionale

A benedire il piano di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea è la Germania, che ha sottolineato il ruolo fondamentale ricoperto dall’Azerbaijan per diminuire – e non rinunciare – alle forniture della Russia.

Lunedì, 12 Novembre, la rappresentante della presidenza tedesca per gli Affari di Politica Estera, Kornelia Piper, ha comunicato che Berlino ritiene la costruzione del Corridoio Meridionale un progetto di interesse strategico per l’interesse generale europeo ed anche quello nazionale tedesco.

Matteo Cazzulani

GAS: ENI E GAZPROM AI FERRI CORTI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 17, 2012

Il colosso energetico italiano chiede al monopolista russo l’eliminazione della clausola take or pay che costringe il Cane a Sei Zampe all’acquisto di una quantità di oro blu superiore al fabbisogno del Paese. Proteste nei confronti di Mosca anche da parte della compagnia nazionale polacca PGNiG

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico italiano, ENI

No a condizioni ingiuste che costringono il cane a sei zampe a clausole contrattuali onerose. Durante l’ultimo suo intervento in Senato, l’Amministratore Delegato del colosso energetico italiano, ENI, Paolo Scaroni, ha dichiarato la volontà di non prolungare il contratto con il monopolista russo, Gazprom, se la clausola take or pay non sarà eliminata.

Nello specifico, Scaroni ha illustrato come alla scadenza del contratto ad oggi in vigore, ENI non provvederà ad alcun rinnovo se Gazprom non concederà una revisione della logica con cui i nuovi accordi saranno sottoscritti.

Come riportato da Vedomosti, il colosso energetico italiano ha in previsione una diminuzione delle importazioni dal monopolista russo, ed ha chiesto il livellamento delle tariffe agli standard di mercato.

Nel 2011, ENI ha registrato spese per il gas pari a 600 Milioni di euro, e nel biennio 2009-2011 le uscite a beneficio di Gazprom stanziate per onorare la clausola take or pay hanno toccato quota di 1,5 miliardi di euro.

Di per se, la take or pay è una logica precauzione per quei Paesi, come la Russia, che puntano sulle esportazioni di gas rafforzarsi sul piano economico. La contestata clausola impone infatti ai Paesi contraenti l’acquisto di un tetto minimo di oro blu, a prescindere dal suo effettivo utilizzo.

La take or pay può tuttavia rappresentare un mezzo di pressione operato dall’ente esportatore nei confronti dell’acquirente.

Nel marzo del 2012, ENI ha rinnovato il contratto con Gazprom ottenendo uno sconto retroattivo dal 2011 pari a 600 milioni di euro che, tuttavia, il colosso energetico italiano ha dovuto restituire al monopolista russo per onorare la clausola take or pay.

Scontentezza per la clausola contrattuale che gonfia le spese per il gas è stata anche dimostrata dal colosso polacco PGNiG, che all’anno importa dalla Russia 10 miliardi di metri di gas proprio secondo la take or pay.

A peggiorare la posizione polacca rispetto a quella italiana sono però due fattori. Il primo è l’isolamento energetico operato dalla Russia nei confronti della Polonia tramite la costruzione del Nordstream.

Questo gasdotto sottomarino è stato costruito sul fondale del Mar Baltico dalle coste russe alla Germania per isolare i Paesi dell’Europa Centrale osteggiati politicamente dal Cremlino e, così, permettere a Mosca di imporre prezzi alti per le forniture energetiche a Varsavia.

L’ENI invece può contare nelle trattative con Gazprom sulla compartecipazione congiunta nel Southstream: altro gasdotto progettato dalla Russia per scopi politici per impedire alla Commissione Europea di diversificare le forniture di gas per il Vecchio Continente trasportando direttamente in Europa gas azero.

Il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – è progettato dalle coste russe del Mar Nero al porto bulgaro di Varna, da dove una diramazione è preventivata verso Grecia e Italia, mentre un’altra è pianificata per risalire la penisola attraverso Macedonia, Montenegro, Serbia, Croazia, Slovenia e Italia.

Nel progetto, Gazprom – che è posseduta a maggioranza dal Cremlino – detiene il 51% delle azioni, mentre ENI è socio con un 20% che, sempre secondo Vedomosti, potrebbe essere utilizzato dal colosso italiano come arma di pressione per l’ottenimento delle modifiche contrattuali dal monopolista russo.

ENI rafforza la cooperazione con un altra compagnia russa

Nonostante i dissidi con Gazprom, forse più apparenti che reali, ENI continua a rafforzare la sua presenza in Russia.

Nella giornata di martedì, 16 Ottobre, il colosso energetico italiano ha avviato la creazione di tre joint venture con la compagnia russa Rosneft.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, le tre compagnie compartecipate hanno il compito di verificare la presenza di giacimenti di gas e greggio nel Mar Nero e in quello di Barents.

Inoltre, le joint venture dovranno effettuare le rilevazioni sismologiche per la realizzazione di infrastrutture anche laddove è progettata la prima tratta del gasdotto Southstream.

Matteo Cazzulani