LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN UCRAINA IMPONENTI MANIFESTAZIONI PER LA LIBERTA DI STAMPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 9, 2012

Il canale TVi è stato oscurato in buona parte del Paese a causa delle critiche rivolte al Presidente, Viktor Yanukovych. In più di tremila, a Kyiv ed in altre città ucraine, ne hanno richiesto il ripristino della trasmissione in chiaro

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Contesta le Autorità e il Presidente Yanukovych, e per questo è cancellato da più di 60 operatori della tv via cavo nazionale. Nella giornata di sabato, 8 Settembre, a Kyiv in più di tremila manifestanti si sono riuniti presso il Monastero di San Nicola per dimostrare in favore della libertà di stampa e, sopratutto, contro l’oscuramento del canale TVi.

Negli ultimi mesi, il TVi è progressivamente sparito dai teleschermi degli ucraini: dapprima nelle regioni Centro-Orientali del Paese, poi anche in alcune zone del centro e dell’Occidente dell’Ucraina.

Secondo gli operatori, la causa è legata alla scadenza dei contratti che legano la televisione viola – il colore del TVi – alle concessionarie a cui spetta la gestione della tv via cavo ucraina. Tuttavia, in molti sono convinti che la scomparsa di uno dei canali maggiormente critici nei confronti delle Autorità sia legata ad una ratio politica.

A pensarla in questa maniera sono stati i più di tremila manifestanti accorsi alla manifestazione nel centro di Kyiv. Tra essi, oltre al Direttore del TVi, Mykola Knyazhytsky, anche personalità di spicco dell’Opposizione Democratica Unita, come il Viceleader degli arancioni, Arseniy Yatsenyuk, il Vicespeaker del Parlamento, Mykola Tomenko, l’ex-Ministro della Difesa, Anatoliy Hrytsenko, e i Deputati Nazionali Iryna Herashchenko, Valentyn Nalyvaychenko, ed Oleksandr Kuzhel.

Simili manifestazioni sono state organizzate in altre città del Paese, tra cui Zhytomir, Kharkiv, Zaporizhzhya, Leopoli, Chernihiv, e persino Donetsk e Luhansk: le roccaforti elettorali del Presidente Yanukovych.

Oltre che al ripristino dell’emissione del TVi nella televisione via cavo ucraina, i manifestanti hanno chiesto la fine della censura e della pressione sui media, e le immediate dimissioni dei responsabili di una situazione che ha trascinato l’Ucraina tra i Paesi riconosciuti come “parzialmente liberi” secondo l’ultima graduatoria di Reporters sans Frontières.

Nell’Ucraina di Yanukovych, i media indipendenti stanno vivendo un periodo poco felice. Dalla salita al potere del Presidente, nel Marzo 2010, TVi e il 5 Kanal – l’altro più importante canale indipendente del Paese – sono stati ripetutamente oggetto di pressioni, ed hanno visto notevolmente limitate le frequenze attraverso le quali essi erano ricevuti dalle televisioni di tutto il Paese.

Inoltre, si sono registrati casi legati a singoli giornalisti, come quello del colonnista dell’Ukrayinska Pravda, Mustafa Nayem – minacciato in diretta tv da Yanukovych per una domanda scomoda riguardante l’utilizzo da parte del Capo dello Stato di denaro pubblico per la costruzione della sua tenuta presidenziale di Mezhihirya – o quello della sua Direttrice, Olena Prytula: aggredita dal servizio di sicurezza del Presidente per avere osato, durante il Forum Internazionale della Carta Stampata, issare un cartello inneggiate alla libertà di stampa sulle Rive del Dnipro.

Pressione sui media e repressione politica

Lo stato della libertà di stampa va di pari passo con quello della libertà politica. Dalla salita al potere di Yanukovych sono una decina gli esponenti dell’Opposizione Democratica ad essere stati perseguitati, arrestati, e addirittura incarcerati per via della loro militanza partitica.

I casi più noti sono quello dell’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko – condannata a sette anni di carcere dopo un processo in cui la Difesa è stata privata di ogni diritto – dell’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko – condannato a quattro anni di galera dopo un procedimento in cui tutti i testimoni eccetto due hanno confermato l’innocenza del politico arancione – e quello dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, costretto all’esilio in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

CAOS IN UCRAINA: SI DIMETTE IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 5, 2012

Lo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, rassegna le dimissioni in seguito all’approvazione della riforma del sistema linguistico che indebolisce l’uso dell’ucraino negli uffici pubblici a favore del russo. Probabile il commissariamento dell’organo legislativo da parte dell’amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, intenzionato ad assumere il controllo su tutti gli ambiti del potere

Lo speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn

Due dimissioni eccellenti e una paralisi istituzionale. La giornata di mercoledì, 4 Giugno, è destinata a entrare nella storia della politica ucraina come una delle più turbolente e movimentate, con le dimissioni dello Speaker del Parlamento e del suo Vice, e l’ipotesi di scioglimento anticipato della Rada sempre più vicino.

Tutto è iniziato con la votazione in seconda lettura alla Rada del progetto di legge che istituzionalizza il russo a lingua nazionale in 13 delle 23 regioni dell’Ucraina e, de facto, indebolisce il già precario utilizzo dell’Ucraino negli uffici pubblici del Paese.

Forti sono state le resistenze da parte dell’Opposizione Democratica che, dopo l’approvazione in prima lettura, ha promesso a più riprese di non permettere la votazione definitiva di un provvedimento che il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e buona parte dei ministri del Governo – ha invece sostenuto strenuamente.

Sulla questione, il soggetto politico del Presidente Janukovych ha inoltre goduto dell’endorsement del Capo dell’Amministrazione Presidenziale della Federazione Russa, Sergej Ivanov, e dell’aperto sostegno del Capo della Commissione della Duma di Mosca per i rapporti con i Paesi ex-URSS, Leonid Sluckij.

In un Paese, come l’Ucraina, che similmente ad altri Stati dell’Europa Centro-Orientale per molti secoli è stato impossibilitato con la forza a mantenere il proprio idioma nazionale a causa delle politiche di russificazione forzata imposte dell’impero zarista e dell’Unione Sovietica, la questione linguistica è particolarmente bollente.

Ottenuta l’indipendenza nazionale nel 1991, il popolo ucraino ha finalmente potuto coltivare la propria cultura, ed ha trovato nella lingua un collante sociale in grado di mantenere unito un Paese che la Russia, per mantenere la propria egemonia sul più importante dei Paesi dell’ex-URSS, ha cercato ripetutamente di destabilizzare supportando la diffusione del russo sulle Rive del Dnipro.

Oltre che sul piano ideologico, a generare polemiche è stata la modalità di approvazione del Progetto di Legge. Esso è stato infatti calendarizzato nella prima seduta del Parlamento dopo la chiusura del campionato europeo di calcio, ed è stato votato in pochi secondi grazie a un vero e proprio blitz organizzato dai deputati del Partija Rehioniv e dal Vice-Speaker comunista, Adam Martynjuk.

A complicare il quadro è stata l’assenza dello Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e del suo vice nominato in quota all’Opposizione Democratica, Mykola Tomenko: entrambi notoriamente contrari al progetto di riforma dell’assetto linguistico.

A poche ore dall’inizio della sessione, essi sono stati convocati dal Presidente Janukovych per colloqui urgenti: la loro assenza ha così permesso a Martynjuk di assumere la presidenza del Parlamento, e mettere ai voti il progetto di legge senza aprire il dibattito come, invece, previsto da regolamento.

Come pronta reazione sia Lytvyn che Tomenko hanno rassegnato le loro dimissioni. Lytvyn in particolare, che nel 2010 pur di mantenere la Presidenza della Rada è passato con la maggioranza voluta dal neoleletto Janukovych dopo avere sostenuto la Rivoluzione Arancione, si è detto deluso per l’inganno orchestrato nei suoi confronti, e ha promesso di non firmare il progetto di legge sulla riforma linguistica fino a quando le sue dimissioni non saranno accettate e votate dal Parlamento.

La decisione di Lytvyn ha generato un terremoto istituzionale. Dapprima, il Partija Rehioniv ha chiesto allo Speaker della Rada di riconsiderare la decisione presa, e lo ha invitato a tenere da parte le emozioni legate a prese di posizione su tematiche forti quali quella linguistica. Dopo la conferma delle intenzioni di lasciare la terza carica del Paese da parte di Lytvyn, il Partito del Potere ha registrato e votato in pochi minuti un progetto di riforma del regolamento dei lavori parlamentari che abbassa il quorum per l’elezione dello Speaker della Rada da 300 voti favorevoli a soli 226.

Il Parlamento sull’orlo di un possibile commissariamento del Presidente

Subito è partito il totonomine per la successione a Lytvyn. Secondo l’autorevole Ukrajins’ka Pravda, alla presidenza del Parlamento sarà eletto il Deputato Ivan Pljushch: anch’egli, come Lytvyn, è un ex-esponente del campo arancione che ha abbandonato la fazione democratica per passare con il Partija Rehioniv dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del 2010 di Janukovych.

Molto probabile è anche lo scioglimento anticipato del Parlamento e il suo “commissariamento” da parte dell’Amministrazione Presidenziale fino alle elezioni parlamentari già programmate per l’autunno. A ventilare questa possibilità è stato lo stesso Presidente Janukovych, che, in seguito alle dimissioni di Lytvyn, ha cancellato la tradizionale conferenza stampa di inizio Luglio con i principali media nazionali e internazionali sulla situazione politica del Paese per convocare una riunione straordinaria con i capigruppo della Rada.

Durante la riunione -boicottata da Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona: i due gruppi dell’Opposizione Democratica – Janukovych ha invitato le parti a trovare un accordo per superare l’impasse istituzionale sfruttando i momenti di pausa durante i lavori d’aula. Se, come probabile, le parti non individueranno una candidatura condivisa, il Presidente ha dichiarato di essere pronto a sciogliere il Parlamento.

L’invito di Janukovych è stato colto al volo dal Leader in pectore dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk, che ha invitato il Capo dello Stato a indire non solo il rinnovo del Parlamento, ma anche nuove elezioni per designare il Presidente dell’Ucraina.

Jacenjuk ha contestato il fatto che Janukovych, una volta salito al potere, con un colpo di mano ha cambiato la Costituzione per accentrare nelle sue mani poteri sottratti al Parlamento, senza che il popolo ucraino si fosse pronunciato a favore di questa riforma radicale delle istituzioni dello Stato, che ha trasformato l’Ucraina da una democrazia a una quasi-dittatura.

Matteo Cazzulani

LA CORTE UE DEI DIRITTI UMANI: JURIJ LUCENKO E’ UN DETENUTO POLITICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 4, 2012

Il Tribunale di Strasburgo riconosce l’irregolarità del trattamento subito da una delle guide della Rivoluzione Arancione, ed obbliga lo Stato ucraino a risarcire i danni morali. Il Presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovych, esclude l’Unione Europea dagli obiettivi di politica estera di Kyiv, e avvicina il suo Paese alla Russia. La Rada approva la legge che sminuisce il ruolo della lingua nazionale, mettendo a serio repentaglio l’indipendenza dello Stato

L’ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Una vittoria di Pirro che serve solo al morale degli arancioni, ma non ad impedire la deriva autocratica di un Paese che, in maniera chiara, punta verso Mosca e non più verso Bruxelles. Nella giornata di martedì, 3 Luglio, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ritenuto illegale l’arresto e la detenzione in isolamento dell’ex-Ministro degli Interni ucraino, Jurij Lucenko, e ha obbligato lo stato ucraino a risarcire 15 Mila Euro di danni morali.

Nello specifico, il Tribunale di Strasburgo ha ritenuto il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a uno dei personaggi di spicco dell’Opposizione Democratica in contrasto con alcuni punti fondamentali della Convenzione Europea per i Diritti Umani: l’Articolo 5, che prevede il diritto alla difesa e all’incolumità personale, e l’Articolo 18, che sostiene la non-limitazione dei diritti dell’imputato in qualsiasi processo.

Altresì, il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’uso della magistratura per scopi politici attuato dalle Autorità ucraine. Secondo la sentenza, Lucenko è stato processato ed incarcerato con il preciso scopo di eliminare uno dei più carismatici esponenti dell’Opposizione Democratica dalle prossime Elezioni Parlamentari.

Il verdetto della Corte di Strasburgo non obbliga le Autorità ucraine a liberare Lucenko, ma, a detta dello stesso ex-Ministro, getta le basi per prossimi ricorsi contro i principali esponenti della Procuratura Generale, che l’Opposizione Democratica ritiene essere gli esecutori di una repressione politica voluta del presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Infatti, Lucenko è uno dei dieci dissidenti arrestati dalla salita al potere dell’attuale Capo di Stato, tra cui figura il nome eccellente dell’anima della Rivoluzione Arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko. Lucenko, che durante i Governi arancioni ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, e si è distinto per un’aspra lotta alla corruzione finalizzata ad adattare l’Ucraina agli standard europei, è stato arrestato il 26 Dicembre 2010 sotto la propria abitazione davanti a moglie e figli, al ritorno dalla passeggiata con il cane.

Dopo un processo in cui tutti i testimoni hanno scagionato Lucenko dalle accuse di abuso d’ufficio e di innalzamento irregolare dei vitalizi ad alcuni suoi collaboratori, l’ex-Ministro arancionestato condannato a quattro anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica.

Janukovych porta Kyiv verso Mosca

Il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani non ha spinto l’entourage del Presidente Janukovych a prendere provvedimenti per ripristinare il cammino dell’Ucraina verso l’Europa. Al contrario, il Capo di Stato ucraino ha adottato misure significative che avvicinano Kyiv alla Russia, e che lasciano presagire l’intenzione di portare il Paese nella zona di influenza economica, culturale e politica di Mosca.

Sempre martedì, 3 Luglio, in un messaggio al Parlamento sulle priorità di politica estera dell’Ucraina, il Presidente Janukovych ha escluso l’Unione Europea, e ha inserito al primo posto la Russia, seguita al terzo posto dalla Cina, e al secondo dagli Stati Uniti d’America.

Il disegno di avvicinamento a Mosca ha subito visto una realizzazione concreta. Nella medesima giornata, il Parlamento ucraino ha approvato in definitiva la legge che promuove a lingue di Stato il russo ed altri idiomi parlati da esigue minoranze linguistiche. Il provvedimento indebolisce notevolmente l’ucraino, che fin dall’ottenimento dell’Indipendenza ha garantito all’Ucraina l’unità territoriale e lo sviluppo di una cultura nazionale che le politiche repressive dell’Unione Sovietica e dell’Impero zarista hanno impossibilitato con l’uso della forza per circa tre secoli.

L’approvazione del provvedimento è avvenuta in maniera irregolare, grazie a un blitz del Vice-Speaker, il comunista Adam Martynjuk, che ha messo ai voti il disegno di legge a sorpresa, senza che esso fosse anticipato da alcun dibattito. Successivamente, le forze di polizia hanno represso con la violenza la pacifica dimostrazione organizzata dai partiti dell’Opposizione Democratica e dalle ONG filo-europee e patriottiche contro l’indebolimento della lingua ucraina.

Come documentato dall’Autorevole Ukrajins’ka Pravda, la polizia si è avvalsa persino di gas lacrimogeni per indurre i manifestanti a disperdersi e a sciogliere il presidio nonviolento organizzato presso l’Ukrajins’kyj Dim: il palazzo dove l’indomani è atteso il discorso annuale alla nazione del Presidente Janukovych.

In segno di protesta per l’approvazione del provvedimento controverso, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn e il suo vice, Mykola Tomenko, hanno rassegnato del loro dimissioni.

Matteo Cazzulani

Processo a Julija Tymoshenko: Mentre la farsa continua, la Russia si mangia l’Ucraina.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 17, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica resta in carcere anche dopo lo scontro con il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko. Mosca sempre più vicina all’annessione dei gasdotti ucraini.

“Dove si va per pranzo? Qui all’angolo c’e un ottimo Borshch, con carne e Deruny”. L’invito a tavola del Vice Speaker della Rada, Mykola Tomenko, al Parlamentare Javoryvs’kyj e l’unica nota dal sapore appetitoso della giornata di martedì, 16 Agosto. Non solo per gli spaghetti crudi rovesciati in terra da uno sparuto manipolo di sostenitori del Presidente, Viktor Janukovych, subito sovrastati a voce da quelli di Julija Tymoshenko – contro cui e stata diretta la nemmeno troppo chiara dimostrazione culinaria – ma per l’ennesimo svolgimento di una seduta di un processo sempre meno equilibrato.

Dopo un sequel di procedure burocratiche di diverse paia d’ore – utili per formulare la convocazione d’urgenza di testimoni d’eccezione, tra cui l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko – e la deposizione ell’ex-Ministro degli Affari Regionali, Vasyl’ Kujbyda – che, come quasi tutti i precedenti testimoni, ha confermato l’innocenza di Julija Tymoshenko – a tenere banco e stato lo scontro tra la Leader dell’Opposizione Democratica ed il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko:parole grosse, con cui l’ex-Primo Ministro accusare di corruzione l’attuale titolare di uno dei Dicasteri più delicati del Paese.

Nello specifico, Bojko ha ritenuto Tymoshenko irresponsabile per la firma, nel Gennaio 2009, di accordi per il gas gravosi per lo Stato, ma utili per scaricare sul debito pubblico quello privato della sua ex-impresa JEESU. Evidenziando l’assenza di prove a riguardo, la Leader dell’Opposizione Democratica altresì ha contrattaccato facendo leva sui rapporti tra il Ministro e la compagnia RosUkrEnergo: fastidioso intermediario nella compravendita del gas tra Ucraina e Russia – di proprietà del maggiore sponsor di Janukovych – istituito nel 2006, ed eliminato proprio dai patti per cui l’anima della Rivoluzione Arancione e processata. Dunque, un vero e proprio conflitto di interessi le cui prove, pero, non sono state accluse agli atti per vizi di forma.

A deciderlo, un giudice, Rodion Kirejev, che, come oramai da tradizione, ha negato anche l’ennesima richiesta di scarcerazione per Julija Tymoshenko, chiesta dagli avvocati per potere concordare con l’assistita la strategia difensiva, oggi impossibile a causa della detenzione in isolamento.

Ucraina sottomessa alla Russia col gas

Ma a perdere la partita odierna non e stata solo la democrazia, ma anche l’indipendenza ucraina, soprattutto in chiave energetica. Come emerso dall’incontro tra il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, ed il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, la Russia ha dichiarato di considerare l’Ucraina alla medesima stregua della Bielorussia, in cui, giusto lunedì, 15 Agosto, Mosca ha rilevato l’intero controllo della rete dei gasdotti, de facto, rendendo Minsk un proprio dominio.

Per quanto riguarda Kyiv, da tempo il Cremlino sta premendo per la fusione del suo monopolista, Gazprom, con il colosso energetico, Naftohaz, in un unico soggetto per il solo mercato ucraino. Uno scenario che assoggetterebbe ancora maggiormente l’Ucraina alla Russia, a cui le autorità di Kyiv non hanno mai seccamente replicato.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: PASSA LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 18, 2011

La maggioranza postsovietica innalza età pensionabile e soglia minima per la previdenza. Contraria Opposizione Democratica e comunisti

Il ministro agli affari sociali, Serhij Tihipko

Più a lungo al lavoro con più anni per la retribuzione minima e minore massimale previdenziale. Questa la sorte dei lavoratori ucraini prevista dalla riforma delle pensioni approvata dalla Rada giovedì, 16 Giugno.

Il DDL, che deve essere ancora votato in Seconda Lettura per la ratifica definitiva, istituisce l’eta minima per l’ottenimento delle nuove paghe previdenziali da 20 a 30 anni per le donne, e da 25 a 35 anni per gli uomini, e, sopratutto, innalza, seppur gradualmente, l’eta pensionabile a 62 anni per i lavoratori e a 60 per le lavoratrici, secondo uno scalino di 6 mesi all’anno, da conteggiare a partire dal Primo di Settembre 2011.

Cifre che in Italia, forse, fanno sorridere, ma non in Ucraina, dove la vita media è molto più bassa della media UE e, sopratutto, il 60% della popolazione ottiene una paga sotto la media. Questo perlomeno quanto dichiarato dal Ministro per gli Affari Sociali, Serhij Tihipko, autore di un progetto di legge fortemente contestato dalle opposizioni.

L’esponente del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Mykola Tomenko, ha contestato il documento in quanto sterile ed estremamente gravoso per il popolo ucraino. Nello specifico, il Vice-Speaker della Rada del principale partito dell’Opposizione Democratica ha evidenziato come in ogni Paese europeo la riforma delle pensioni sia il frutto di uno scrupoloso lavoro pregresso, e non, come in Ucraina, un provvedimento calato dall’alto.

Contrario anche l’ex-Speaker arancione, Arsenij Jacenjuk, che ha proposto tagli all’apparato statale, anziché alle pensioni dei lavoratori. Il Deputato nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona ha illustrato come, in proporzione, i Prefetti delle varie regioni guadagnino somme maggiori rispetto al Cancelliere della Germania.

L’Europa come esempio

Richiami all’Europa che, oltre a dimostrare l’orientamento liberale-patriottico di un’opposizione sempre più repressa, hanno convinto al voto contrario persino i comunisti, ma non il resto della maggioranza postsovietica.

A favore della riforma si sono schierati 245 Parlamentari del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – della Narodna Partija – il Partito dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn – il gruppo Riforme per il Futuro, ed il gruppo di parlamentari di Viktor Baloha e David Zhvanja, seppur formalmente ancora iscritti in Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona: contraria assieme a Bat’kivshchyna – forza moderata guidata dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko – e comunisti.

Per divenire esecutivo, il documento deve essere approvato in seconda lettura, prima della quale è possibile apportare emendamenti.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO CONFINATA IN PATRIA. GIJA GONGADZE ANCORA SENZA GIUSTIZIA. FRIZIONI NELLA MAGGIORANZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 31, 2011

Vietato il summit PPE a Bruxelles alla leader dell’Opposizione Democratica. Esecutore dell’omicidio del giornalista georgiano ancora assolto. Istruzione e pensioni scuotono la maggioranza

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Giochi di palazzo e repressione politica. Nella giornata di lunedì, 31 gennaio, la Procura Generale ha confermato il divieto di espatrio per la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

L’anima della Rivoluzione Arancione è costretta a saltare il summit del Partito Popolare Europeo – di cui è partner – di Bruxelles, a cui è stata invitata di persona dal Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek.

L’ex-Primo Ministro è accusata di uso improprio dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini, 27 autoambulanze, e 100 automobili veloci, per i medici di campagna.

Così, la Lady di Ferro ucraina è stata confinata in Patria. Rea, per così dire, di avere pagato le pensioni, e provveduto alla sanità, in un periodo di crisi economica.

Sempre la Procura Generale ha chiuso le indagini a carico di altri esponenti dell’Opposizione Democratica. Ovviamente, tutti rinviati a giudizio.

Tra gli altri, incolpato di abuso d’ufficio – ed altre futili imputazioni, che illustrano la natura puramente politica dell’operazione – l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko. I cui fratello e figlio sono stati convocati dai giudici. Con la minaccia, poi non attuata, di denuncia, per Oltraggio a Pubblico ufficiale.

Giustizia lontana per Gija

Oltre a Lucenko, un’altra decina di esponenti dei governi arancioni sono in prigione. Chi, invece, ne è fuori, i responsabili dell’omicidio di Gija Gongadze. Giornalista libero, assassinato, nel 2000, per la sua strenua opposizione all’allora Presidente, Leonid Kuchma.

La Corte competente di Kyiv ha confermato l’innocenza dell’ex-Generale del Ministero degli Interni, Oleksij Pukach. Considerato l’esecutore di un’esecuzione ordinata dall’allora ministro, Jurij Kravchenko, poi suicidatosi nel 2005.

L’avvocato della famiglia del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, parte lesa, ha preannunciato ricorso in Appello. Ed espresso sconcerto, dinnanzi al reiterarsi dell’ingiustizia nei confronti di un omicidio politico, come testimoniato da diverse prove.

Oltre alla cronaca di giornaliera repressione del dissenso, primi cedimenti nella maggioranza Un migliaio gli universitari ed i liceali che, lunedì, 31 Gennaio, ha manifestato contro incremento delle rette e limitazione dell’autonomia degli Atenei.

Tanto è bastato per uno scontro tutto interno alla maggioranza. Con la Vice Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Hanna Herman, che ha invitato il ministro dell’istruzione, Dmytro Tabachnyk, a rivedere il suo progetto di riforma.

Non l’unica crepa. A minare la stabilità interna, anche il Segretario della Federazione dei Sindacati Ucraini, Vasyl’ Khara, che ha annunciato il suo voto contrario alla riforma delle pensioni.

A turbarlo, l’innalzamento dell’età pensionabile. Un provvedimento inaccettabile per il Capo della CGIL ucraina, Parlamentare del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel aese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, la Herman, Tabachnyk, e quasi tutti gli altri membri del Consiglio dei Ministri.

Teatro dello scontro, la seduta preparatoria delle plenarie della Rada. Lo Speaker, Volodymyr Lytvyn, si è detto certo dell’abbonante vantaggio numerico della maggioranza – ben al di sopra del quorum dei 300 Deputati – per la modifica della Costituzione.

Tra le modifiche in programma, la data delle prossime elezioni, da posticipare al 2012 per le parlamentari, ed al 2015 per le presidenziali.

Chi, sicuramente, voterà contro è l’Opposizione Democratica. A dichiararlo, il vice-Presidente del Parlamento, Mykola Tomenko, del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MEMORANDUM FMI E BILANCIO PASSANO ALLA RADA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 14, 2010

Incrementate età di pensionamento, tariffe sul gas, e pressione fiscale. Diminuiti i fondi per la cultura. Per il governo, misure necessarie. L’Opposizione Democratica: “Tagli ingenti, che preoccupano”  

Il premier ucraino, Mykola Azarov

Le donne in pensione a 65 anni. La bolletta del gas più cara del 50%. Nella giornata di martedì, 14 dicembre, la Rada ha approvato un memorandum, che innalza età pensionabile e tariffe dell’oro blu per la popolazione.

Un pacchetto di misure, necessario, secondo il Premier, Mykola Azarov, per ottenere la seconda rata del prestito del Fondo Monetario Internazionale. 15 miliardi di Dollari, che le Autorità hanno assicurato di necessitare con urgenza.

Peccato che a smentire il Primo Ministro ucraino sia proprio il FMI, che mai ha confermato tale indiscrezione. Inoltre, gli sforzi imposti alla popolazione contrastano con il promesso incremento delle paghe sociali, tanto propagandato dal Presidente, Viktor Janukovych, e dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Capo di Stato, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Primo imprimatur al bilancio

Il vice speaker di Bat'kivshchyna, Mykola Tomenko

Oltre al memorandum, approvato, in prima lettura, anche il bilancio 2011. Scopo della manovra, la riduzione del deficit al 3,1%. Il mezzo, una minore ridistribuzione del PIL, tagli al funzionamento dello Stato, ed incremento della pressione fiscale su piccola e media impresa. Il tutto, per compensare sgravi ai grandi industriali, sponsor del Partija Rehioniv.

A favore, 275 Parlamentari su 425. Tra essi, tutti quelli del Partija Rehioniv e dei suoi alleati di coalizione, Narodna Partija e comunisti. Inoltre, si sono aggiunti 19 consensi da Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, ed uno dal Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna.

Pronta la risposta dell’Opposizione Democratica. Con una nota, il principale partito, Bat’kivshchyna, ha espulso dal proprio gruppo il Deputato Nazionale che ha appoggiato la manovra, definita foriera di una dilagante corruzione. Difatti, ad essere contestate sono, sopratutto, uscite per ministeri cancellati solo pochi giorni fa da un rimpasto di governo, attuato da Janukovych in persona.

Inoltre, come evidenziato dal Vice Speaker, Mykola Tomenko, anch’egli della forza politica dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, il budget è gravoso per lavoratori, e piccola e media impresa, fondamentali per la ripresa dell’economia.

Inoltre, preoccupa il taglio alle uscite per le iniziative culturali. Necessarie, in un anno in cui l’Ucraina festeggia il ventennale della propria Indipendenza.

Approvato in prima lettura, il bilancio passa al vaglio di esperti e commissioni per la revisione finale. Precedente al voto in seconda lettura, previsto per le prossime sedute.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MAJDAN PER DIMISSIONI DEL GOVERNO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 29, 2010

In 5 mila manifestano, malgrado condizioni meteo proibitive. L’Opposizione Democratica coi dimostranti

La protesta sul Majdan. FOTO MAJDANUA.COM

Nemmeno l’ondata di gelo raffredda la protesta. Nella giornata di lunedì, 29 novembre, in 5 mila hanno partecipato all’ennesima manifestazione nazionale contro il Codice Fiscale. Come nei giorni precedenti, le persone in piazza avrebbero potuto essere molte più, se solo, oltre alle avverse condizioni meteo, non si fossero verificati poco chiari problemi nell’acquisto di biglietti ferroviari.

Dal Majdan Nezalezhnosti, una parte del corteo si è recata presso il Parlamento, dove il provvedimento è in corso di studio da esponenti della Commissione di Venezia – organismo europeo per la valutazione della conformità delle legislazioni al regolamento UE.

I manifestanti hanno declinato pubblicamente l’invito delle autorità ad un incontro per affrontare la revisione del contestato documento, ed hanno ribadito la linea adottata: veto del Presidente, e dimissioni del governo, realmente affatto intenzionato ad accogliere le richieste di imprenditori e lavoratori.

Inoltre, il Coordinatore Generale della protesta, Oleksandr Danyljuk, ha esortato le forze politiche patriottiche ad unirsi all’azione. In quanto, dinnanzi all’indifferenza delle Autorità, è necessario contare su partner a livello politico.

Un’evoluzione, dal piano economico a quello politico, necessaria per ottenere la cancellazione di un provvedimento iniquo. Difatti, il Codice Fiscale incrementa la pressione su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi imprenditori, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità privata del lavoratore, il monitoraggio dell’attività, ed il divieto di riunione per i sindacati.

Il BJuT-Bat’kivshchyna accanto ai manifestanti

Il vice speaker della Rada, Mykola Tomenko

L’invito è stato accolto dall’Opposizione Democratica. Contemporaneamente alla protesta, l’esponente del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Mykola Tomenko, ha richiesto le dimissioni del governo, qualora il Capo di Stato dovesse porre il veto. Secondo il Vice Speaker del Parlamento, la coalizione di maggioranza è responsabile dinnanzi ad un provvedimento approvato a ritmo di forza, senza possibilità per l’Opposizione Democratica di approntare emendamenti.

Inoltre, come dichiarato nei giorni scorsi dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, i Deputati Nazionali del BJuT presenteranno alla Rada un progetto alternativo, in cui è richiesta la formazione di un corpo di polizia ad hoc contro la corruzione, un fondo pensionistico generale, ed il mantenimento di esenzioni per piccoli e medi imprenditori.

Un ceto fondamentale per la ripresa economica. Che Kyiv necessita fortemente, dopo la crisi degli ultimi due anni.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: UOMO DI JANUKOVYCH PROCURATORE GENERALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 4, 2010

La maggioranza approva la nomina di Viktor Pshonka, già Procuratore Regionale di Donec’k al tempo del governatorato dell’attuale Capo di Stato

Il neoeletto Procuratore Generale, Viktor Pshonka

Viktor Pshonka è il nuovo Procuratore Generale dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 4 novembre, 292 Deputati Nazionali su 421 registrati hanno approvato la nomina, proposta dal Presidente in persona, Viktor Janukovych – in aula al momento del voto.

Dimissionato Oleksandr Medved’ko, per scadenza di mandato, il Capo di Stato ucraino ha nominato un suo fedelissimo, con cui ha già lavorato ai tempi della presidenza della regione di Donec’k. Pshonka, infatti, alla fine degli anni novanta ha diretto la Procura del capoluogo del Donbas, ed è molto vicino all’oligarca Rinat Akhmetov, uno dei principali sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – nonché proprietario della squadra di calcio Shakhtar.

Nel suo discorso di insediamento, il nuovo Procuratore – che ha scelto come suo vice il concorrente, Renat Kuz’min – ha affermato di voler procedere alla revisione del Codice Penale-Processuale, ed all’approvazione di una legislazione anti corruzione. Inoltre, ha dichiarato l’intenzione di riaprire le indagini sulla morte di Vasyl’ Klyment’jev. Giornalista di opposizione, sparito, lo scorso 12 agosto, in circostanze misteriose.

Un caso ancora aperto

Klyment’jev era redattore nel Novyj Styl’, un quotidiano locale di Kharkiv, dal 2004 critico con le personalità attualmente al potere. Del cronista, è stata ritrovata solamente la carta sim, inserita in un telefono non di sua proprietà. Ciò nonostante, sulla vicenda non è stata fatta alcuna chiarezza, nonostante le legittime richieste di moglie e colleghi.

L’ennesimo caso di mancato rispetto della Libertà di Stampa, che il nuovo Procuratore si è impegnato a chiarire. “Sul caso Klyment’jev – ha spiegato – già lavorano dipendenti del Ministero degli Interni.  Dieci le versioni distinte sulla questione. Di sicuro, ci vorrà parecchio per chiudere la pratica”.

I dubbi dell’Opposizione Democratica

Il vice speaker della Rada, Mykola Tomenko

A raffreddare gli entusiasmi, il vice speaker della Rada, Mykola Tomenko. L’esponente del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna – che, compatto, non ha partecipato alla votazione – ha illustrato come Pshonka non sia solamente l’ennesima personalità vicina agli interessi economici dei grandi industriali dell’est del Paese, ma, soprattutto, un vero e proprio fedele di Janukovych.

Un’amicizia pericolosa, che rischia di minare l’autonomia della Procura Generale dall’influenza del Capo dello Stato. Un equilibrio, sancito dalla Costituzione, alla base di ogni democrazia.

Inoltre, l’esponente del principale partito dell’Opposizione Democratica ha espresso dubbi sulla reale volontà di fare chiarezza sul caso Klyment’jev. A prova di ciò, Tomenko ha ricordato il precedente di Ihor Aleksandrov: giornalista della testata tele-radiofonica TOR, ucciso il 7 luglio 2001 per aver condotto inchieste scomode su alte cariche dello Stato, tra cui l’allora Presidente, Leonid Kuchma.

Sulla questione, la procura di Donec’k, gestita da Pshonka, non è stata in grado di fare chiarezza. Ed anche famigliari e colleghi di Aleksandrov continuano ad aspettare, ed invocare, giustizia sul giornalista.

Matteo Cazzulani