LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Klichko si allea con Poroshenko alle Elezioni Parlamentari

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 3, 2014

Il Partito moderato UDAR del Sindaco di Kyiv si allea con la coalizione elettorale del Presidente ucraino per tenere fede ai patti stretti già durante le elezioni dello scorso Maggio. Il Blocco Poroshenko invitato nel PPE

Il Sindaco di Kyiv corre con il Presidente anche alle Elezioni Parlamentari anticipate: tutto come previsto, così come già è stato del resto per le Presidenziali dello scorso Maggio.

Nella giornata di lunedì, Primo di Settembre, il Partito di ispirazione moderata UDAR del Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko, ha dichiarato di aderire al Blocco Poroshenko: lista di orientamento centrista che punta a riunire tutte le forze del campo democratico ucraino per dare un forte sostegno in Parlamento alla realizzazione del programma con cui il Presidente, Petro Poroshenko, è stato eletto dal 54% degli ucraini lo scorso 25 Maggio.

Nello specifico, Poroshenko ha promesso il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina, messa oggi a repentaglio dall’aggressione militare della Russia di Putin, e la presentazione della domanda di adesione all’Unione Europea prima della fine del suo mandato.

L’impegno europeista del Presidente ha già portato non solo alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE, ma anche all’invito ufficiale del Blocco Poroshenko nel Partito Popolare Europeo: forza politica del centrodestra dell’UE di cui, per quanto riguarda l’Ucraina, già fanno parte Batkivshchyna e UDAR.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la decisione di UDAR di aderire al Blocco del Presidente è in linea con il memorandum di collaborazione politica firmato lo scorso Marzo tra Klichko e Poroshenko per unire le forze durante campagna elettorale, e consentire così a entrambi i politici la vittoria rispettivamente nelle elezioni amministrative di Kyiv e a quelle per la nomina a Capo dello Stato.

“Con il Blocco Poroshenko stiamo ancora discutendo la modalità di collaborazione, ma si tratta solo di tecnicismi: siamo convinti della necessità di collaborare con il blocco del Presidente” ha dichiarato il Capogruppo di UDAR in Parlamento, Vitaly Kovalchuk.

Oltre ad UDAR, vicini al Blocco Poroshenko sono dati per certi anche il Premier, Arseniy Yatsenyuk, lo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, e l’ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, Andriy Parubiy, che, come confermato dalla stampa ucraina, hanno rotto quasi definitivamente con Batkivshchyna: il Partito di orientamento social-popolare-democratico guidato dall’ex-Premier, Yulia Tymoshenko.

A motivare la decisione di Yatsenyuk, Turchynov e Parubiy, manifestata lo soccorso 27 Agosto con l’uscita anticipata dalla sala durante il congresso di Batkivshchyna, è stata sia la decisione della Segreteria del Partito di lasciare le redini del Partito alla Tymoshenko, che la scelta di stabilire le alleanze dopo le Elezioni Parlamentari.

“Abbiamo persino proposto di candidare Yatsenyuk di nuovo alla guida del Governo. Yatsenyuk, Turchynov e Parubiy non hanno presentato alcuna richiesta ufficiale di lasciare il Partito” ha dichiarato il Vicecapo di Batkivshchyna, Andriy Kozhemyakin, per cercare di spegnere le polemiche.

Nonostante le rassicurazioni molto politiche di Kozhemyakin, la Tymoshenko non ha perso tempo, ed ha rilanciato l’attività politica di Batkivshchyna concentrando le proposte programmatiche in tre punti: indizione di un referendum per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, ratifica immediata dell’Accordo di Associazione in Parlamento, dichiarazione dello Stato di Guerra nelle regioni invase dall’esercito russo.

Votazioni difficili nelle zone di guerra

Proprio le zone in cui è in corso la guerra hanno portato la Commissione Elettorale Centrale ad invitare il Parlamento ad approvare misure straordinarie a tutela della sicurezza degli elettori delle regioni di Donetsk e Luhansk, e ha permesso agli sfollati di votare nei collegi elettorali delle città in cui essi sono fuggiti.

Inoltre, come riportato da Dzerkalo Tyzhnya, la Commissione ha concesso la possibilità ai cittadini della Crimea di votare presso le sezioni elettorali delle regioni adiacenti secondo le liste presentate in quei collegi.

Le Elezioni Parlamentari anticipate si svolgeranno il 26 Ottobre secondo un sistema misto: metà dei deputati sarà eletta in base a liste nazionali, mentre l’altra metà sarà scelta in collegi uninominali.

Secondo i più recenti sondaggi, l’alleanza tra Blocco Poroshenko e UDAR consentirebbe a Poroshenko e Klichko di vincere le elezioni, in quanto la forza del Presidente otterrebbe il 20,3% dei consensi, mentre quella del Sindaco di Kyiv il 9% dei voti.

A seguire, si classificherebbero il Partito Radicale ucraino di Oleh Lyashko con il 20,5% dei consensi, Batkivshchyna con il 15% dei voti, e la moderata Hromadyanska Pozytsya con il 10%.

A chiudere sarebbero la progressista Sylna Ukrayina e l’ultraconservatrice Svoboda, entrambe con il 5% dei consensi.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ELEZIONI PRESIDENZIALI UCRAINE: KLICHKO STA CON POROSHENKO, YATSENYUK CON TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2014

Il ‘Paperone Arancione’, ottenuto l’appoggio del Partito moderato UDAR, promette l’integrazione dell’Ucraina in Europa nel 2025 e invita ad avvalersi della pressione internazionale per riprendere possesso della Crimea. L’ex-Premier, candidata dalla sua forza partitica social-popolar-democratica Batkivshchyna e supportata dall’attuale Capo del Governo, ritiene necessaria la modernizzazione dell’esercito e l’integrazione ucraina nelle strutture difensive dell’Occidente

Il duello tra i due principali partiti del campo democratico ucraino era stato ampiamente preannunciato e, dinnanzi ai primi movimenti per le Elezioni Presidenziali ucraine, ha dato già vita a coalizioni ampie che potranno cambiare gli assetti politici del Paese. Nella giornata di sabato, 29 Marzo, la Commissione Elettorale Centrale ucraina ha registrato le candidature di 26 personalità, tra cui, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, a concorrere per il posto di Presidente ucraino sono però soltanto l’oligarca arancione Petro Poroshenko e l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, già Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico in diversi Governi, Poroshenko, altrimenti noto come ‘paperone arancione’ per avere sostenuto nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, può godere del favore dei sondaggi e, sopratutto, del sostegno del Partito di ispirazione moderata UDAR, guidato dal pugile convertitosi alla politica Vitaly Klichko.

Durante il Congresso di UDAR, Klichko, che in cambio ha ottenuto da Poroshenko il via libera a correre per diventare Sindaco di Kyiv, ha ritenuto necessario appoggiare il candidato con il più alto rating per unire le forze che hanno dato vita alla protesta pacifica sul Maydan contro la Dittatura dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Poroshenko, candidato in grado di intercettare sia il voto moderato che quello progressista, in un’intervista sul suo 5 Kanal ha dichiarato l’intenzione di portare l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea entro il 2025, ed ha proposto di utilizzare l’appoggio internazionale per portare la Russia, anche per mezzo di sanzioni, a restituire all’Ucraina la Crimea.

La principale avversaria di Poroshenko è Yulia Tymoshenko: ex-Premier, già eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche di Yanukovych, che, durante il congresso del suo Partito di ispirazione social-popolar-democratica, ha dichiarato la necessità di potenziare l’esercito ucraino per non concedere ai russi nemmeno un centimetro del territorio nazionale ucraino.

La Tymoshenko, che ha deciso di candidarsi malgrado gli inviti provenuti da diversi ambiti della politica ucraina che la vede come incapace di intercettare la domanda di novità proveniente dall’elettorato ucraino -ed anche da parte della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che sostiene Klichko- ha inoltre ritenuto necessario integrare l’Ucraina nelle strutture difensive Occidentali, ed ha invitato la Comunità Internazionale ad intensificare le sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

A sostenere l’eroina della Rivoluzione Arancione è stato in maniera moderata il Premier, Arseniy Yatsenyuk, che a lungo è stato Leader in pectore di Batkivshchyna durante la detenzione della Tymoshenko, e che, pur sottolineando la sua neutralità istituzionale in quanto Capo del Governo, ha illustrato di avere l’intenzione di procedere nel cammino comune con Lady Yu.

Il duello ‘arancione’ tra Poroshenko e Tymoshenko, che si fa sulla carta sempre più probabile, ha tutte le carte in regola per mutare l’assetto politico ucraino dalla storica divisione tra ovest ed est -divisione solamente elettorale e NON tra filo europei e filorussi, come certa stampa vorrebbe invece presentare- ad un sistema del tutto simile a quelli dell’Europa Centrale, oppure simile a quelli dell’Europa Occidentale con una destra cristianodemocratica ed una sinistra socialdemocratica.

Con l’accordo tra Poroshenko e Klichko, si potrebbe rafforzare una piattaforma creata sulla base di un Partito, UDAR, che riprende i principi della cristiano-democrazia tedesca -non a caso la forza partitica di Klichko è appoggiata dalla Merkel, ed ha firmato con la polacca Piattaforma Civica del Premier Tusk un Accordo di Collaborazione- con un candidato in grado di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’ vicina al grande business.

La Tymoshenko, venuto meno il sostegno della Merkel, si trova ora a scegliere se recuperare il suo passato socialdemocratico dei tempi in cui era esponente di spicco del Partito Hromada -una scelta che potrebbe implicare l’avvicinamento al Partito dei Socialisti Europei- o se portare Batkivshchyna -che come UDAR è osservatore del Partito Popolare Europeo- ad assumere posizioni più conservatrici simili a quelle dei polacchi di Diritto e Giustizia.

Quest’ultima scelta potrebbe consentire alla Tymoshenko di disinnescare la minaccia anti-europea caratterizzata dai Candidati di estrema destra Oleh Tyahnibok, Capo del Partito Svoboda, e Dmytro Yarosh di Pravy Sektor. La decisione, invece, di spostare Batkivschyna più a sinistra consentirebbe di attingere ad un potenziale bacino elettorale che potrebbe guardare al candidato dei comunisti Petro Symonenko.

Altri candidati senza speranza

Tra i candidati dati senza particolari possibilità di vittoria ci sono gli esponenti del Partito delle Regioni di Yanukovych Mykhaylo Dobkin e Serhiy Tihipko: il primo, indagato per brogli elettorali e incitamento alla sommossa contro lo Stato, ha ottenuto la nomination ufficiale della forza partitica, forte anche dell’appoggio delle oligarchie della metallurgia di Donetsk capitanate da Rinat Akhmetov.

Il secondo, Tihipko, rappresenta invece gli interessi degli oligarchi del settore chimico ed energetico, tra cui Dmytro Firtash: già principale finanziatore di Yanukovych nell’ultimo periodo di attività politica dell’ex-Presidente.

Altri candidati già registrati sono l’ex-Ministro della Difesa Anatoliy Hrytsenko per conto del Partito Posizione Civica, e l’ex-Sindaco di Leopoli Vasyl Kuybida per conto dello storico Narodny Rukh di ispirazione liberale

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
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UCRAINA: L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA IN PIAZZA CONTRO I BROGLI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 6, 2012

 

Il Leader in pectore dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Arseniy Yatseniuk, contesta il Presidente Yanukovych, e si dice pronto a rassegnare il proprio mandato, assieme agli eletti delle altre forze dello schieramento arancione, per invalidare la consultazione. Continuano i brogli in alcuni collegi maggioritari, mentre anche la NATO contesta Kyiv per lo svolgimento di Elezioni Parlamentari poco trasparenti

La composizione del parlamento ucraino secondo la legge elettorale avulsa e i brogli elettorali

La composizione del parlamento ucraino secondo la volontà popolare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No alle falsificazioni del voto, si a dimissioni collettive dell’Opposizione e alla convocazione di elezioni suppletive nei collegi ove le autorità si sono rese responsabili di evidenti brogli e falsificazioni. Nella giornata di lunedì, 5 Novembre, a otto giorni dal termine delle Elezioni Parlamentari ucraine, le forze dell’Opposizione Democratica arancione – l’Opposizione Unita Batkivshchyna, il partito UDAR e Svoboda – hanno portato più di mille manifestanti presso la Commissione Elettorale Centrale.

Come dichiarato dal Leader in pectore dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, il Presidente Viktor Yanukovych ha la diretta responsabilità circa quanto avviene presso le commissioni elettorali locali, ed è chiamato a rispondere per il sostegno dato al Partito delle Regioni: la sua forza politica, finanziata dai principali oligarchi del Paese.

Inoltre, il Leader della principale forza dello schieramento democratico arancione ha reso noto l’intenzione da parte dei deputati eletti in Parlamento di rassegnare le loro dimissioni per portare allo scioglimento della Rada e, in seguito, all’indizione di nuove Elezioni Parlamentari.

Infine, Yatsenyuk ha invitato il Capo della Commissione Elettorale Centrale, Volodymyr Shapovalov, a riconoscere la vittoria dei candidati dell’Opposizione Democratica nei collegi in cui brogli e falsificazioni hanno sovvertito il risultato delle proiezioni all’80% circa del conteggio.

I collegi uninominali in cui la lotta è particolarmente serrata si trovano nella Capitale, Kyiv. Presso uno dei seggi designati dal voto della capitale, l’esponente dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Viktor Romanyuk, si è visto soffiare la vittoria, dopo che la Commissione Elettorale Locale ha invalidato i voti provenienti dalle sezioni elettorali in cui egli aveva vinto con una netta maggioranza a favore del candidato del Partito delle Regioni, Tetyana Zasukha.

Presso il collegio 223 di Kyiv, la maggioranza dei consensi è stata ottenuta dall’esponente di Svoboda, Yuri Levchenko, ma continui rifacimenti del conteggio stanno consegnando la vittoria al candidato del Partito delle Regioni, Viktor Pylypshyn.

Il caso più palese di falsificazione durante le operazioni di voto è avvenuto nella località di Pyervomaysk, nella regione di Mykolayiv. A conteggi quasi ultimati, la Commissione Elettorale Locale ha riconosciuto la vittoria del candidato dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Arkadiy Kornatsky.

Tuttavia, dopo una verifica dei voti effettuata a porte chiuse – senza la presenza di giornalisti e di osservatori internazionali – il primo posto nel collegio è stato assegnato all’esponente del Partito delle Regioni, Vitaliy Travianko.

Altri episodi di brogli in favore del Partito del Presidente Yanukovych sono stati registrati in diverse altre regioni, come quella di Vinnytsya, Kherson e Cherkasy, dove si è arrivato a scontri fisici ed anche ad aggressioni a carico di giornalisti.

L’OSCE ha contestato la poca trasparenza nella preparazione delle elezioni, l’uso da parte del Partito delle Regioni di risorse statali per la sua campagna elettorale, e la conduzione di attività di campagna elettorale da parte della Forza politica del Presidente Yanukovych durante la giornata elettorale.

Simile protesta è stata espressa dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che nella giornata di lunedì, 5 Novembre, ha criticato il mancato rispetto di pari opportunità tra liste concorrenti, e l’assenza dalla competizione elettorale della Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro, anima del processo democratico ucraino del 2004, noto come Rivoluzione Arancione, è la vittima più illustre dell’ondata di repressione politica attuata dal presidente Yanukovych che ha portato all’incarcerazione dei principali esponenti del dissenso democratico.

Il porcellum ucraino consegna la maggioranza in Parlamento al Presidente Yanukovych

Nonostante i brogli, lo spoglio, giunto a circa il 99%, ha comunque riconosciuto alle forze dell’Opposizione Democratica un sostanziale vantaggio. Il Partito delle Regioni mantiene la leadership con il 30% dei consensi, ma è seguito dall’Opposizione Unita Batkivshchyna e dal partito UDAR, rispettivamente con il 26% e il 14%.

Seguono i comunisti – alleati del Partito delle Regioni nella coalizione di maggioranza filo-presidenziale – con il 13%, e il Partito di estrema destra Svoboda con il 10%.

A sottrarre la maggioranza dei seggi in Parlamento all’Opposizione Democratica è, oltre ai brogli, anche una legge elettorale mista, che assegna metà dei mandati alla Rada tramite collegi uninominali, dove, grazie a falsificazioni ed escamotage, a vincere sono stati esponenti filo-presidenziali.

Secondo la Commissione Elettorale centrale, il Partito delle Regioni ha ottenuto 114 seggi, l’Opposizione Unita Batkivshchyna 42, Svoboda 11, e UDAR 5.

Ai seggi del Partito delle Regioni va aggiunta la maggior parte dei 43 collegi vinti da candidati indipendenti: figure ben radicate nel territorio finanziate dall’Amministrazione Presidenziale e, per questo, pronte a confluire in una maggioranza a sostegno del Capo dello Stato una volta elette in Parlamento.

Matteo Cazzulani

Ucraina: Yulia Tymoshenko esclusa dalle liste dell’Opposizione Unita

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 9, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica non ha il diritto di voto passivo per via della condanna politica a sette anni di carcere. Radiato dalla comsultazione per la stessa motivazione anche l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko. I primi casi di irregolarità da parte del Partito del Presidente Yanukovych fissati dall’autorevole Ukrayinska Pravda

Nelle prossime elezioni parlamentari, l’Opposizione Democratica Unita ucraina Sara costretta a correre senza i suoi principali leaeder. Nella giornata di mercoledì, 8 Agosto, la Commissione Elettorale Centrale di Kyiv ha stabilito l’estromissione dalle liste del partito Batkivshchyna dell’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko, e dell’ex-Ministro degli Esteri, Yuri Lutsenko.

Secondo le giustificazioni della Commissione, i due protagonisti della Rivoluzione Arancione – processo democratico nonviolento che la Tymoshenko e Lutsenko hanno guidato nell’inverno del 2004 – non rispettano i requisiti necessari per essere ammessi alla corsa al mandato di parlamentare presso la Rada. Tymoshenko e Lutsenko sono infatti arrestati e, dovendo scontare una condanna alla detenzione pluriennale, sono privi del diritto di voto passivo.

A nulla sono servite le spiegazioni allegate alla domanda da parte dei due politici arancioni, che, nel loro curriculum vitae, hanno evidenziato come i processi organizzati sul loro conto siano stati politicamente motivati dal Presidente, Viktor Yanukovych, per eliminare dalla competizione elettorale i suoi più temibili avversari.

La Commissione Centrale ha votato a maggioranza per l’esclusione della Tymoshenko e di Lutsenko dalle liste elettorali. Astenuti i soli quattro membri nominati dall’Opposizione Democratica, che hanno promesso ricorso per permettere a due politici con ampio seguito popolare la candidatura per l’ottenimento di un seggio in Parlamento.

Chi invece e stato graziato dalla Commissione Elettorale Centrale e il figlio del Primo Ministro Mykola Azarov, che e stato ammesso nelle liste del Partiya Rehioniv – il Partito del Potere a cui appartengono il Presidente Yanukovych, il Premier Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – nonostante egli abbia vissuto negli ultimi anni a Vienna.

Il regolamento ucraino vieta a chi ha risieduto negli ultimi anni fuori dal Paese la possibilità di godere del diritto di voto passivo. Per questa ragione, a rischio e anche la candidatura di Andriy Shevchenko: il bomber di Milan e Chelsea ha infatti vissuto negli ultimi anni tra Londra e Milano, e la sua corsa nelle fila del Partito Ukrayina Vpered – formazione filogovernativa fuoriuscita dall’Opposizione Democratica Unita – potrebbe essere messa in discussione.

Yanukovych firma la legge che rende il russo lingua di Stato in Ucraina

Secondo gli ultimi sondaggi, l’Opposizione Democratica Unita gode di un lieve vantaggio sul Partiya Rehioniv, ma, alla fine, a decidere Sara l’elezione nei collegi uninominali, da cui sara designata la meta dei membri del prossimo parlamento. Molti sono infatti i candidati legati al partito del potere che si presentano agli elettori come indipendenti.

Nel frattempo, il Presidente Yanukovych continua nella campagna elettorale e, sempre mercoledì, 8 Agosto, ha firmato la legge che rende il russo lingua di stato al pari dell’ucraino.

Il provvedimento e fortemente avversato dall’Opposizione Democratica Unita e dalle principali Chiese del Paese – quella Ortodossa del Patriarcato di Kyiv, quella Romano-Cattolica e quella Greco-Cattolica – in quanto rischia fortemente di spezzare l’unita del Paese, e favorire sul piano culturale il rafforzamento della Russia, che Mosca abilmente potrebbe sfruttare per sostenere i suoi pani di egemonia politica sull’Ucraina.

Lo scenario che potrebbe ripetersi e quello della Bielorussia di Lukashenka, dove la lingua nazionale e usata da una percentuale minima della popolazione.

Infine, l’autorevole Ukrayinska Pravda ha fissato i primi casi di irregolarità nella campagna elettorale operati dal Partito del potere. In un Paesino della regione di Odessa, i vertici locali del Partiya Rehioniv hanno issato il vessillo del Partito presso il Consiglio Comunale, ed hanno trasformato il municipio in una sorta di gazebo in cui viene distribuito materiale elettorale del partito di Yanukovych.

Lecito ricordare che la regolarità delle elezioni parlamentari ucraine e un criterio fondamentale per la ripresa dei colloqui tra Unione Europea ed Ucraina per la firma dell’Accordo di Associazione: documento con cui Bruxelles concederebbe a Kyiv lo status di Partner privilegiato, congelato dall’UE dopo la detenzione di Yulia Tymoshenko: giudicato un atto politico che testimonia il regresso democratico ucraino sotto la Presidenza Yanukovych.

Matteo Cazzulani

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IN RUSSIA GIA’ SI FALSIFICANO LE PROSSIME ELEZIONI PRESIDENZIALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 12, 2011

Ostacolata dalla polizia la raccolta firme del Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov, mentre la Commissione Elettorale Centrale ha già registrato la partecipazione di Vladimir Putin, candidato del Partito del Potere Russia Unita, di e Sergej Mironov, esponente della socialdemocratica Russia Giusta, alle consultazioni del 4 Marzo

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Costretto per strada alla raccolta firme in un giorno di inizio inverno russo. Così il Leader del movimento progressista di opposizione Altra Russa, Eduard Limonov, ha dovuto inaugurare la propria corsa alle elezioni presidenziali del prossimo marzo, nelle quali potrebbe rivelarsi il principale competitor dell’attuale Primo Ministro, Vladimir Putin: candidato del Partito del Potere Russia Unita.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui la kermesse convocata da Limonov per Domenica, 11 Dicembre, non ha potuto svolgersi nel luogo e nell’orario prestabilito: la Direzione dell’hotel Izmajlovo – nella periferia Nord-Est di Mosca – ha revocato l’evento all’ultimo per restauri mai comunicati in precedenza. Una doccia fredda per la direzione dell’Altra Russia, la quale, in assenza di luoghi alternativi, non ha trovato di meglio che organizzare il tutto su un autobus presso l’ingresso dell’albergo: costantemente presidiato dalla polizia in assetto antisommossa.

Ligio il comportamento dei militanti, che, nonostante la location improvvisata, sono accorsi in massa per apporre sui moduli ufficiali le 500 firme necessarie per la presentazione della candidatura di Limonov. Tuttavia, lo staff del Leader dell’Altra Russia resta cauto: la Commissione Elettorale Centrale potrebbe invalidare le sottoscrizioni a causa della differente ubicazione del luogo in cui sono state raccolte rispetto a quanto comunicato. Una possibilità non peregrina, dal momento in cui per simili “irregolarità”, più o meno volute, nel 2008 è stata resa impossibile la candidatura dell’allora Leader del Fronte Civico Unito, Garry Kasparov.

Una corsa già scritta

Dunque, nulla sembrerebbe avere cambiato l’imponente manifestazione con cui, sabato, 10 Dicembre, più di 20 mila dimostranti hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja ed i ponti adiacenti sulla Moscova: determinati nel protestare contro i brogli elettorali che hanno consegnato la maggioranza quasi assoluta alla Duma a Russia Unita. Un’elezione in salsa russa che “costringerà” il tandem Putin-Medvedev a dividere il potere con due liste civetta conniventi col Cremlino: i liberal-democratici di Zhirinovs’kij, e la socialdemocratica Russia Giusta.

Gli stessi soggetti che, senza troppi dubbi, potrebbero essere gli unici protagonisti di una corsa presidenziale di Marzo dalla regolarità sempre più sospetta: finora, la Commissione Elettorale Centrale ha accolto solo le candidature di Putin e del Segretario di Russia Giusta, Sergej Mironov.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA LA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTI-PUTIN DI SEMPRE

Posted in Russia by matteocazzulani on December 11, 2011

Più di 20 Mila dimostranti dell’opposizione liberale, democratica, e progressista scendono in Piazza Bolotnaja per manifestare contro i brogli elettorali. Le Autorità lasciano fare, ma nel contempo confermano i dati contestati, arrestano dissidenti nelle località di provincia, ed oscurano le pagine dei media scomodi, come la Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja

La protesta delle opposizioni russe. FOTO E VIDEO MUSTAFA NAJEM

“Presso il Cremlino non cambierà nulla, ma l’atmosfera della dimostrazione, anche solo per qualche ora, ha dato un nuovo volto alla Russia”. E il commento di uno stimato collega ucraino – che tra Rivoluzione Arancione e proteste in Bielorussia ha una discreta conoscenza della questione – che meglio sintetizza l’imponente manifestazione delle opposizioni russe, riunitesi, sabato 10 Dicembre, per protestare contro i brogli elettorali della Verticale del Potere, in piazza Bolotnaja.

Un’ubicazione assegnata dalle Autorità dopo un’attenta mediazione con gli organizzatori, che, reduci da proteste pacifiche spontanee nei tre giorni seguenti alle elezioni parlamentari di Domenica, 4 Dicembre – puntualmente represse dalla polizia, con violenze ed arresti a più di mille manifestanti – hanno ottenuto il permesso di dimostrare sull’isolotto dirimpetto al Cremlino, con la presenza di non più di 300 persone.

Limite oltrepassato a dismisura dall’invasione di più di 20 Mila dimostranti: giovani, anziani, donne, uomini, e bambini, assiepati persino sul ponte adiacente al palco, vista l’impossibilità di raggiungere una piazza stipata. Sorpresi sopratutto i Leader politici dell’opposizione, che mai hanno avuto modo di parlare ad una platea così ampia senza temere cariche della polizia e notti in gattabuia per illegittimo dissenso.

“Il 17 Dicembre si replica in piazza Pushkinskaja – ha dichiarato Sergej Mitrokhin, Segretario del partito liberale e filoeuropeo Jabloko, escluso dalla Duma per non essere riuscito a superare lo sbarramento secondo il conteggio del Cremlino: principale oggetto della critica di tutti gli interventi della dimostrazione – continueremo a dire no ai brogli elettorali – ha continuato – fino a quando anche a Mosca non regnerà la giustizia”.

Ulteriore appuntamento è stato proposto da uno degli esponenti di spicco del movimento liberal-progressista Altra Russia, Boris Nemcov, che ha chiamato i dimostranti ad accorrere, sempre in piazza Bolotnaja, il prossimo 24 Dicembre, con il preciso scopo di chiedere nuove elezioni, sopratutto in seguito alle irregolarità certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di Consiglio d’Europa ed OSCE.

A chiudere l’evento, durato in tutto più di tre ore, una dichiarazione congiunta delle opposizioni, firmata, ed esposta pubblicamente, dai Leader di Jabloko, Altra Russia, e del movimento democratico Solidarnost’. Chiesta l’immediata liberazione dei detenuti politici ancora in carcere dopo le manifestazioni degli scorsi giorni, una severa punizione per i responsabili di tali violazioni del diritto di manifestazione – garantito, seppur solo formalmente, dalla Costituzione russa – la legalizzazione di tutti i partiti non allineati alla Verticale del Potere, l’indizione di nuove elezioni regolari e democratiche, e le dimissioni del Capo della Commissione Elettorale Centrale, Vladimir Churov.

La repressione e l’autoritarismo continuano

Proprio il suo vice, durante la manifestazione di piazza Bolotnaja, ha confermato i dati elettorali contestati, e ritenuto inutile verificare la regolarità delle operazioni di voto e di conteggio dei consensi. Dunque, maggioranza quasi assoluta confermata a Russia Unita: il Partito del tandem Putin-Medvedev, libero di governare in coalizione con due liste conniventi col Cremlino – i liberal-democratici di Zhirinovskij ed i socialdemocratici di Russia Giusta – e di relegare all’opposizione parlamentare i comunisti, e a quella extra-parlamentare il popolo della Bolotnaja. Colorato, festoso e determinato nell’esprimere il proprio dissenso, quest’ultimo ha saputo regalare al Mondo intero l’immagine di una Russia finalmente libera e democratica.

Ma non solo a carte bollate: il regime, apparentemente sornione, ha continuato a colpire anche con notevole furbizia mediatica. Dimostranti di altre città – impossibilitati a recarsi a Mosca, ma desiderosi di solidarizzare con piazza Bolotnaja con simili presidi – sono stati arrestati, ed invitati con maniere forti ad interrompere la protesta.

Inoltre, il sito ed i telefoni della Novaja Gazeta – giornale di opposizione a Putin, celebre per avere denunciato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia per mezzo dei pezzi di Anna Politkovskaja: coraggiosa giornalista assassinata a domicilio da misteriosi sicari il giorno del compleanno dello zar del gas – sono stati oscurati ed assaliti da una registrazione automatica inneggiante alle Autorità del Cremlino. Pronto l’allarme comunicato dalla redazione, subito rilanciato dal giornale Kommersant”, da Radio Ekho Moskvy, e dall’ONG Golos: già vittime di simili attacchi mediatici nel corso della giornata elettorale e delle seguenti dimostrazioni.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MAJDAN PER VETO ED ELEZIONI ANTICIPATE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 28, 2010

I manifestanti non credono alle promesse delle Autorità, di cui richiedono le dimissioni. Convocato uno sciopero generale per il diritto al referendum

La protesta sul Majdan. FOTO MAJDANUA.COM

Il Majdan sceglie la linea dura. Nella giornata di Domenica, 28 novembre, i manifestanti, sempre accampati nel cuore della Capitale, hanno richiesto il veto del Presidente sul Codice Fiscale, e declinato l’invito alle trattative delle Autorità.

Nello specifico, il Comitato organizzativo ha definito obiettivo della protesta la cancellazione totale del provvedimento. E, accanto a ciò, le dimissioni del governo. A spiegarlo, l’addetto stampa, Svjatoslav Shvecov, che ha constatato l’impossibilità di interagire con una controparte realmente poco interessata ad accogliere le richieste dei dimostranti.

In aggiunta, il coordinatore dell’azione, Oleksandr Danyljuk, ha indetto per lunedì, 29 novembre, uno sciopero generale in difesa della libertà di espressione. Causa dell’azione, la decisione della Commissione Elettorale Centrale di vietare un referendum per lo scioglimento del Parlamento, richiesto dai manifestanti.

Secondo il capo della Commissione, Volodymyr Shapoval, la Costituzione non lo consente. Tuttavia, l’articolo 74 della Carta Suprema ucraina prevede la consultazione popolare per questioni di ogni ambito, eccetto imposte, bilancio ed amnistia.

Il giorno scelto per l’astensione dal lavoro non è casuale. Difatti, a Kyiv è attesa una delegazione della Commissione di Venezia: organo consultivo del Consiglio d’Europa, deputato all’analisi dei provvedimenti guridico-legislativi dei Paesi del Vecchio Continente, ed alla loro correzione rispetto alla legislazione UE.

Una manifestazione duratura

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lecito ricordare che l’oggetto della protesta è un Codice Fiscale iniquo, che aumenta la pressione su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi industriali, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità del lavoratore, il monitoraggio della sua attività, ed il divieto di riunione in azioni comuni per i sindacati.

Approvato dalla maggioranza in Parlamento a ritmo di forza, senza alcuna possibilità per l’Opposizione Democratica di apportare emendamenti, il provvedimento ha provocato la mobilitazione di 10 mila imprenditori, lavoratori e studenti di tutte le province del Paese, accorsi a Kyiv in presidio permanente sul Majdan Nezalezhnosti.

Pur rispettando l’apartiticità della protesta, l’Opposizione Democratica ha offerto supporto. Come dichiarato dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, i Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna presenteranno alla Rada un progetto alternativo, per introdurre un corpo di polizia ad hoc contro la corruzione, un fondo pensionistico generale, ed il mantenimento di sgravi per piccoli e medi imprenditori.

Dopo una prima indifferenza, le autorità hanno promesso un confronto con i dimostranti. Pur senza garantire la realizzazione dei cambiamenti, invocati da un ceto chiave per la ripresa economica. Indispensabile, dopo la crisi degli ultimi due anni.

Matteo Cazzulani