LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA TYMOSHENKO ACCETTA CURE MEDICHE IN GERMANIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 5, 2013

Gli inviati speciali del Parlamento Europeo, Pat Cox ed Aleksander Kwasniewski, hanno chiesto al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, il trasferimento urgente della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina per ragioni umanitarie. Forse vicino lo sblocco dell’impasse sull’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Non sarà del tutto libera, ma almeno potrà curarsi in strutture mediche dignitose, secondo gli standard occidentali. Nella giornata di venerdì, 4 Ottobre, la Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, ha accettato il trasferimento dalla colonia penale di Kharkiv in Germania per ricevere cure mediche urgenti.

Come riportato dall’Avvocato della Leader del dissenso ucraino, Serhiy Vlasenko, la richiesta di trasferimento per ragioni umanitarie e sanitarie è stata inoltrata al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dagli inviati speciali del Parlamento Europeo, l’ex-Premier irlandese Pat Cox e l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski.

Come dichiarato con una lettera presentata da Vlasenko ai media, la Tymoshenko, ex-Premier dei Governi filo-occidentali e democratici costituiti dal 2004, dopo la pacifica Rivoluzione Arancione, ha accettato le cure in Germania solo per agevolare la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

La firma di questo documento, che integra Kyiv nel mercato unico europeo, è stata congelata dalla Commissione Europea per via del mancato rispetto dei Diritti Umani da parte delle Autorità ucraine.

La Tymoshenko è stata condannata a 7 Anni di reclusione dopo un processo politico per la firma di accordi sconvenienti per il gas con la Russia nel 2011, e da allora è detenuta in condizioni disumane in una colonia penale periferica.

Come ritenuto dalla Comunità Internazionale, la Tymoshenko è una delle dieci vittime di prosecuzione selettiva da parte dell’Amministrazione del Presidente Yanukovych.

Con una risoluzione ad hoc, la Corte Europea per i Diritti Umani lo scorso Aprile ha ritenuto la Tymoshenko prigioniera politica, ed ha richiesto a Yanukovych l’immediata sua scarcerazione.

Le contromosse del Presidente ucraino

Da parte sua, il Capo di Stato non ha dato alcun segnale in merito all’accettazione della proposta UE, ma ha sollevato dalla carica di Viceprocuratore Generale il principale accusatore della Tymoshenko, Renat Kuzmin.

Il nuovo Vicecapo del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale è stato colui che ha sollevato nei confronti della Tymoshenko l’accusa di omicidio del Deputato Shcherban.

Da questo fatto, che è avvenuto nel 1996, in realtà a giovare è stato il Presidente Yanukovych, che, ora, ha tutto l’interesse a far ricadere sulla già condannata Leader dell’Opposizione la responsabilità per una pagina oscura del suo passato.

Oltre che col dimissionamento di Kuzmin, Yanukovych ha anche lanciato segnali all’Unione Europea e all’Occidente tramite l’implementazione dello sfruttamento dello shale, grazie al quale l’Ucraina, che secondo le stime EIA possiede una capienza di 128 Trilioni di Piedi Cubi di gas non convenzionale, mira a rafforzare la propria indipendenza energetica.

Lo scorso Gennaio, la compagnia olandese Shell ha firmato un contratto di 10 Miliardi di Dollari per la ricerca dello shale in Ucraina, mentre, sempre venerdì, 4 Ottobre, il colosso statunitense Chevron ha ottenuto l’imprimatur per lo sfruttamento di gas non convenzionale in Galizia, nella parte occidentale del Paese.

Coinvolta nello shale ucraino è anche il colosso italiano ENI, che ha raggiunto un accordo per l’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale in Volinia.

Matteo Cazzulani

YULIA TYMOSHENKO PERSEGUITATA POLITICA. IL VERDETTO DELL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 30, 2013

La Corte Europea per I Diritti Umani definisce il processo alla leader dell’Opposizone Democratica ucraina una violazione dei diritti umani. Gli arancioni esultano, mentre tace l’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Un processo motivato che ha costituito una violazione dei diritti umani. Questa e la sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea per i Diriti Umani di Strasburgo che, martedi, 30 Aprile, si e espressa sul caso di Yulia Tymoshenko.

La Corte ha definito l’arresto dell’ex Primo Ministro ucraino una violazione dei diritti umani politicamente motivata e, cosi, ha de facto condannato la condotta del Presidenteucraino, Viktor Yanukovych, considerato il mandante dell’incarceramento della Tymoshenko e di un’altra decina d esponnti dell’Opposizione Democratica.

Felice la reazione dello shcieramento democratico in Ucraina, che ha richiestio al Presidente Yanukovych l’immediata scarcerazione della Tymoshenko. La figlia dell’ex-Primo Ministro, Yevhenia Tymoshenko, ha sottolineato come la madre sia in precarie condizioni di salute, e per questo necessiti di essere liberata immediatamente.

Bocche chiuse presso lo schieramento del Presidente, assente dalla Capitale, Kyiv, per una vacanza: un comportamento giustificato con la necessita di visionare meglio il testo della risoluzione.

Ma Yulia resta in carcere

Yulia Tymoshenko e stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni e mezzo di carcere, piu tre di interndiziona dala vita politica, dopo un processo irregolare, in cui la difesa e stata privata dei suoi diritti, e l’imputata e stata rinchiusa in carcere in misura preventiva dal 5 Agosto 2011, a meno di un mese dall’inizio del processo.

L’accusa mossa a carico della Tymoshenko e stato abuso d’ufficio per avere firmato da Primo Ministro, accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009, grazie ai quali l’Ucraina ha ripristinato, a caro prezzo, il fluso di gas verso l’Unione Europea che la Russia aveva preventivamente tagliato per destabilizzare il Governo ucraino “filooccidentale”.

La Tymoshenko ha poi subito un secondo arresto per gestione fraudolenta del colosso energetico YEESU, guidato prima della sua discesa in politica nel 1998.

Inolte, la Tymoshenko e stata accusata per l’omicidio del Deputato Yevhen Shcherba, avvenuto nel 1996 nell’aeroporto di Donetsk. Dal fatto a trarre beneficio e stato tuttavia il Presidente Yanukovych, che ha approfittato dell’uscita di scena di Shcherban per ascendere politicamente.

Il Mondo compatto attorno all Leader arancione

Condanna per il trattamento risercvato a Yulia Tymoshenko e stata espressa da Unione Europea, Stati Uniti d’America, NATO, ONU, OSCE, Consiglio d’Europa, Australia, Russa, Canada, Brasile, Vaticano, dal Dalai Lama, e da tutte le ONG Internazionali Indipendenti.

Nel 2004, la Tymoshenko e stata la guidadella Rivoluzione Arancione: processo democratico non violento che ha portato l’Ucraina a diventare, prima della salita al potere di Yanukovych, una moderna democrazia occidentale basata sulla divisione dei poteri e sul rispetto della Liberta di Stampa.

 

Matteo Cazzulani

UCRAINA: CINA E COREA DEL SUD INTERESSATE AL RIGASSIFICATORE DI ODESSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 17, 2013

Il Governo ucraino dichiara l’interessamento di investitori asiatici per la realizzazione di un’infrastruttura di importanza strategica per diversificare le forniture di oro blu. Il progetto congelato in seguito al giallo diplomatico tra Kyiv e la compagnia spagnola Natural Gas Fenosa.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Denari cinesi e investimenti coreani per cancellare la figuraccia con gli spagnoli. Nella giornata di mercoledì, 16 Gennaio, il Ministro dell’Energia ucraino, Eduard Stavytsky, ha dichiarato l’intenzione di rinnovare il progetto per la costruzione del rigassificatore di Odessa.

Nello specifico, il Ministro Stavytsky ha sottolineato come alcuni investitori provenienti da Cina e Corea del Sud abbiano espresso la volontà di collaborare con il Governo ucraino per la realizzazione di un’infrastruttura di importanza strategica per la sicurezza energetica di Kyiv.

Il palesarsi degli investitori asiatici ha rinnovato un progetto affossatosi nel Novembre 2012, quando il Governo ucraino, rappresentato dall’ex-Ministro dell’Energia, Yuri Boyko, ha firmato un contratto per l’avvio della realizzazione del rigassificatore di Odessa con un rappresentante non autorizzato della compagnia spagnola Gas Natural Fenosa.

In seguito all’incidente diplomatico, la Gas Natural Fenosa ha abbandonato il progetto, ed ha lasciato il Governo ucraino sprovvisto dell’unico partner selezionato per la realizzazione di un’infrastruttura deputata alla diversificazione delle importazioni di gas dalla Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 90% circa del proprio fabbisogno nazionale.

Concepito per importare 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno da Qatar, Egitto, Algeria, Azerbaijan e Libia, il rigassificatore di Odessa è una delle soluzioni approntate dall’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per risolvere l’impasse energetica tra Ucraina e Russia.

Dinnanzi alla mancata volontà da parte di Mosca di concedere sconti sulle tariffe per le forniture di carburante, Kyiv ha deciso di diminuire la quantità di gas importata dalla Russia al minimo contrattuale, ed ha implementato la realizzazione del rigassificatore di Odessa per compensare l’ammanco energetico con approvvigionamenti di oro blu liquefatto.

Inoltre, l’ex-Ministro Boyko – recentemente promosso a Primo Vicepremier – ha aumentato l’utilizzo di carbone e greggio per il funzionamento delle industrie nazionali, ed ha firmato un accordo trimestrale con la compagnia tedesca RWE per l’importazione di 57 Milioni di metri cubi di gas russo dalla Germania in Ucraina.

L’importazione in Ucraina di gas di provenienza russa da ovest anziché da est è stata possibile grazie allo sfruttamento in senso inverso dei gasdotti di Polonia ed Ungheria.

Con l’apertura del Nordstream, gasdotto realizzato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo, Mosca rifornisce direttamente la Germania di 55 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

L’apertura della nuova magistrale ha permesso alle compagnie energetiche tedesche di riesportare il carburante di Mosca ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale che, come Ucraina, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno perso il ruolo di Stati di Transito del gas della Russia in Europa Occidentale in seguito alla costruzione del Nordstream.

Crisi energetica e regresso democratico

L’Ucraina è riuscita a conservare lo status di Paese di transito del gas russo in Europa fino al 2011, grazie ad un contratto firmato con Mosca dall’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko – nota in Occidente per avere guidato nel 2004 il processo democratico ucraino passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Pur di garantire all’Unione Europea forniture stabili di gas dalla Russia, la Tymoshenko, nel Gennaio 2009, ha accettato tariffe onerose per l’acquisto di oro blu, che Mosca ha sapientemente imposto a Kyiv per destabilizzare la situazione politica interna ucraina.

A causa delle firma del contratto per il gas con la Russia, la Tymoshenko, perso il potere nel 2010, è stata condannata a sette anni e mezzo di carcere per abuso d’ufficio e condotta contraria all’interesse nazionale dopo un processo ritenuto irregolare dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Criticato dall’UE a causa del mancato rispetto dei diritti civili e della democrazia dimostrato con la messa in carcere della Leader dell’Opposizione Democratica “arancione”, il Presidente Yanukovych si è trovato a fronteggiare una profonda crisi energetica con la Russia, che ha continuato a imporre a Kyiv condizioni onerose per il gas.

Senza potere l’appoggio politico di Bruxelles, e privo di forniture alternative di energia disponibili nell’immediato, Yanukovych ha trascinato l’Ucraina in una crisi energetica difficile da superare.

Matteo Cazzulani

RUSSIA E UCRAINA: E’ CRISI POLITICO-ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 19, 2012

Cancellata una visita tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e quello ucraino, Viktor Yanukovych, per via del mancato accordo sull’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale. Contrasti tra i due Capi di Stato anche sul gas.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Senza accordo la visita non s’ha da fare. Nella giornata di martedì, 18 Dicembre, l’incontro tra Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e il suo collega russo, Vladimir Putin, previsto a Mosca, è stato cancellato.

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya, la ragione della cancellazione è legata al mancato accordo tra le parti sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale: progetto di integrazione politica dei Paesi dello spazio ex-sovietico voluto della Russia per restaurare la propria egemonia nel mondo ex-URSS.

Secondo la fonte, Russia e Ucraina sarebbero su due posizioni contrapposte. In cambio dell’ingresso nell’Unione Eurasiatica – a cui, oltre alla Russia, già appartengono Bielorussia e Kazakhstan – Mosca ha offerto agli ucraini condizioni vantaggiose in alcuni settori di cruciale importanza come quello energetico.

Kyiv sostiene invece un’integrazione più moderata nell’Unione Eurasiatica secondo una formula 3+1 che, secondo i calcoli del Presidente Yanukovych, permette agli ucraini di non precludere l’integrazione con l’Europa.

Oltre alla questione strettamente politica, la ragione della cancellazione dell’incontro tra Putin e Yanukovych è legata al gas.

La Russia ha condizionato il mantenimento di relazioni energetiche tra Mosca e Kyiv all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Eurasiatica, ed ha posto agli ucraini il raddoppio della quantità del gas russo importato come condicio sine qua per l’ottenimento di uno sconto per il gas.

Dinnanzi al mancato ottenimento di un ribasso delle tariffe per l’importazione di gas russo – da cui l’Ucraina dipende all’80% circa – il Presidente Yanukovych ha ordinato al Governo ucraino di limitare la quantità di carburante acquistata dalla Russia a 27 miliardi di metri cubi all’anno.

Per compensare l’ammanco del gas di Mosca, Kyiv ha aumentato l’impiego di gasolio, greggio e carbone. Inoltre, il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Boyko, ha firmato un accordo trimestrale con la compagnia tedesca RWE per l’importazione di 57 milioni di metri cubi di gas russo dalla Germania all’Ucraina via Polonia e Ungheria.

Con la cancellazione della visita tra Putin e Yanukovych, i rapporti politici ed energetici tra Russia e Ucraina sono giunti a un punto morto.

Da un lato, la scelta di Yanukovych di barcamenarsi tra la Russia e l’Europa, senza prendere una decisione netta tra Mosca e Bruxelles, ha approfondito l’isolamento internazionale di Kyiv, reso già grave dall’ondata di processi politici scatenati dal Presidente ucraino contro gli esponenti dell’opposizione democratica – tra cui la Leader del dissenso arancione, Yulia Tymoshenko.

Dall’altro, la Russia ha scelto di fare a meno dell’Ucraina nella prosecuzione di una politica energetica orientata all’aumento dell’egemonia nel mercato UE – che soddisfa il 40% del proprio fabbisogno di gas grazie alle forniture di Mosca.

Il 7 Dicembre ha preso il via la costruzione del Southstream: gasdotto progettato dal Cremlino per rifornire l’Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il Southstream è un progetto politico che isola l’Ucraina – finora principale Paese di transito del gas russo verso l’UE – aumenta la dipendenza energetica dell’Europa da Mosca, e blocca il Corridoio Meridionale: piano varato dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas in Europa importando in UE gas dall’Azerbaijan tramite nuove infrastrutture.

La Moldova tra Russia ed Europa

Un’altra vittima della politica energetica di Mosca è la Moldova. Come riportato dall’agenzia Interfax, Mosca ha concesso il prolungamento dei contratti per le forniture di gas a Chisinau per un solo anno, lasciando aperta una questione geopolitica che vede Russia e UE ancora su due fronti.

In cambio di sconti sulle forniture di gas, Mosca ha chiesto alla Moldova la rinuncia alla membership nella Comunità Energetica Europea – una sorta di UE del gas che racchiude i 27 Paesi UE, Moldova e Ucraina.

Per evitare a Chisinau una scelta drastica, e mantenere vivo il processo di integrazione della Moldova nell’UE, la Commissione Europea ha concesso al Governo moldavo una deroga di tre anni per l’applicazione dei regolamenti della Comunità Energetica Europea, in attesa di una risoluzione della situazione con la Russia.

la Moldova dipende fortemente dalla forniture di gas russo. Per diminuire la dipendenza energetica della Russia, Chisinau ha sostenuto politicamente sia il Corridoio Meridionale, che il progetto AGRI: piano – ancora lontano dall’essere realizzato – studiato per rifornire di gas dell’Azerbaijan l’Europa attraverso il trasporto combinato via terra e mare del carburante attraverso Georgia, Mar Nero e Romania.

Matteo Cazzulani

FORUM DELLA STRATEGIA EUROPEA DI YALTA: TRA UE ED UCRAINA E ROTTURA DEFINITIVA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 15, 2012

Il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, aspramente criticato dai rappresentanti dell’Unione Europea e dall’ex-Segretario di Stato USA, Condoleeza Rice, per gli arresti politici dei principali Leader dell’Opposizione Democratica. Perplessità anche da parte dell’ex-Capo di Stato polacco, Aleksander Kwasniewski, finora sempre attento al mantenimento del dialogo con Kyiv.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Si sarebbe dovuto parlare di economia, invece il tema principale è stato il destino geopolitico di un’Ucraina che appare sempre più lontana dalla comunità Occidentale. Durante i lavori di apertura del prestigioso Vertice della Strategia Europea di Yalta – YES: kermesse internazionale partecipata da centinaia di personaggi di spicco della politica e della finanza mondiale, organizzata dal businessman ucraino Viktor Pinchuk – a tenere banco è stata la forte critica espressa dall’Unione Europea e dagli Stati uniti d’America nei confronti del mancato rispetto dei diritti civili e della democrazia da parte del padrone di casa, il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Con una nota, emanata dall’Ambasciata UE di Kyiv, il Ministro degli Esteri svedese, Karl Bildt, il Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, Elmar Brok, e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, hanno notato un peggioramento nella situazione ucraina rispetto all’anno precedente, dal quale potrebbe originarsi una rottura totale delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv.

In particolare, i tre rappresentanti UE hanno contestato l’uso della magistratura per per eliminare dalla competizione elettorale gli avversari più temuti dal Presidente ucraino – come la Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko – ed hanno evidenziato come solo l’organizzazione di Elezioni Parlamentari pienamente regolari possa legittimare il nuovo Parlamento ucraino.

“L’attuale situazione impossibilita a due dei Leader dell’Opposizione di prendere parte alle prossime Elezioni Parlamentari – riporta la nota dei tre rappresentati UE – Essi sono stati condannati a seguito di processi nei quali gli standard di correttezza, trasparenza e regolarità non sono stati rispettati”.

Non di meno è stata la presa di posizione dell’ex-Segretario di Stato USA, Condoleeza Rice, che ha invitato il popolo ucraino ad esercitare pressione sulle sue Autorità per evitare che il Paese sia definitivamente emarginato dalla Comunità Occidentale.

Palese è stato anche il comportamento assunto dalla Rice al termine della prima tavola rotonda della kermesse. Finita la discussione, ella è accorsa verso il palco per salutare il Premier turco, Tajip Erdogan, ignorando apertamente il Presidente Yanukovych.

“Credo nella forza delle istituzioni democratiche e nella volontà dei popoli – ha dichiarato la Rice – tutto il Mondo guarda al caso Tymoshenko, alla sua detenzione politica, e alle prossime Elezioni Parlamentari con estremo interesse”.

La presa di posizione dell’UE, che finora ha dichiarato di attendere l’esito della consultazione parlamentare prima di chiudere definitivamente le porte all’Ucraina, sa di vero cartellino rosso per Yanukovych ancor prima del termine delle Elezioni di fine Ottobre.

Dunque, sembra essere definitivamente sospesa la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento con cui Bruxelles è pronta a concedere a Kyiv lo status di partner privilegiato e ad aprire una Zona di Libero Scambio per integrare l’economia ucraina a quella europea.

In seguito all’arresto di Yulia Tymoshenko, il 19 Dicembre 2011 la Commissione Europea ha congelato il varo dell’Accordo, ritenendo le Autorità ucraine non abbastanza mature sul piano del rispetto dei diritti civili e della democrazia per essere ammesse nella Comunità politica del Vecchio Continente.

Yanukovych guarda alla Russia e all’Eurasia

La preoccupazione dell’Occidente per la condotta antidemocratica di Yanukovych si è letta anche nelle domande poste al Presidente ucraino dal moderatore della tavola rotonda, l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski.

Il Capo di Stato polacco Emerito – che ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti con l’Ucraina nonostante le palesi violazioni della democrazia sulle Rive del Dnipro – non ha potuto esimersi dal sollevare la questione legata alla detenzione politica di Yulia Tymoshenko, senza, tuttavia, ottenere risposta alcuna da Yanukovych.

Il Presidente ucraino, pur riconoscendo lo stallo intercorso nelle relazioni tra l’Unione Europea e l’Ucraina in seguito alle richieste di Bruxelles sul caso Tymoshenko, ha ritenuto che Kyiv si stia avvicinando agli standard europei grazie alle riforme approntate dal Governo da lui instaurato dopo la sua salita al potere, nel Febbraio 2010.

Tuttavia, la posizione di Yanukovych si è dimostrata essere ben lontana dall’Europa, e molto più vicina all’Eurasia. Durante il suo discorso, il Presidente ucraino ha espresso la volontà di rafforzare la presenza del suo Paese nei processi di integrazione eurasiatici voluti dalla Russia di Putin per sancire l’egemonia politica di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Tra le priorità della politica estera ed economica dell’Ucraina, Yanukovych ha contemplato rispettivamente Russia, Cina e India, senza alcuna menzione all’UE. Inoltre, il Capo di Stato ucraino ha dichiarato ufficialmente di ambire all’ottenimento per l’Ucraina dello status di Paese osservatore dell’Unione Eurasiatica – oggi composta da Russia, Bielorussia, Kazakhstan e Kyrgyzstan.

Matteo Cazzulani

CASO TYMOSHENKO: PER ALEKSANDER KWASNIEWSKI L’UCRAINA E’ AL BIVIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2012

L’ex-Presidente polacco, inviato dal Parlamento Europeo per monitorare il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, riconosce la difficile situazione internazionale di Kyiv per via dell’arretratezza del suo sistema giudiziario. Incontri con il Presidente, Viktor Janukovych, e con esponenti del campo arancione

L’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski

In Ucraina la situazione è difficile e il Presidente Viktor Janukovych non deve scherzare ma mantenere le promesse. E’ così che nella giornata di lunedì, 11 Giugno, l’ex-Capo di Stato polacco, Aleksander Kwasniewski, ha commentato le prime ore della visita a Kyiv della missione del Parlamento Europeo incaricata di monitorare il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, Kwasniewski, che fa parte delle delegazione dell’Esecutivo di Strasburgo assieme all’ex-Presidente Parlamento Europeo, Pat Cox, ha ritenuto che la soluzione del problema legato al deficit di democrazia in Ucraina non è risolvibile nel breve termine. Inoltre, ha ritenuto la magistratura ucraina non pienamente indipendente, e per questo ha riconosciuto la necessità di eseguire un lavoro molto attento.

“L’Ucraina si trova in momento chiave per quanto riguarda il processo di integrazione nelle strutture europee – ha dichiarato Kwasniewski – Se mi si chiede di poter risolvere la situazione nell’immediato, rispondo che non è possibile. Il sistema ucraino richiede formule precise che vanno osservate. Ci saranno molte consultazioni e il lavoro non sarà facile”.

La missione del socialdemocratico polacco e del liberale irlandese, scelti dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, per osservare un caso politico a causa del quale il processo di integrazione europea dell’Ucraina è stato congelato, consiste nella presa di possesso delle carte del processo Tymoshenko e delle informazioni relative alla condanna, inflitta in appello e in primo grado, alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina.

Inoltre, Kwasniewski e Cox hanno incontrato sia il Presidente Janukovych – ritenuto dal dissenso ucraino e dalle principali cancellerie dell’Occidente il vero mandante dell’arresto della Tymoshenko – sia l’entourage degli avvocati e degli esponenti politici del Partito dell’eroina della Rivoluzione Arancione.

“Oggi abbiamo parlato con Janukovych. Gli abbiamo ricordato che è importante tenere vivo il processo di integrazione europea di Kyiv per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – ha dichiarato Kwasniewski – Auspico che il Presidente ucraino mantenga le promesse in merito alla riforma del sistema giudiziario fatte in passato all’Occidente e a me personalmente”.

Da parte dell’Amministrazione Presidenziale non è pervenuta alcuna dichiarazione ufficiale: solo uno scarno comunicato in merito all’incontro tra Janukovych e Kwasniewski, prima che il Capo di Stato ucraino si preparasse per recarsi allo stadio Olimpico per seguire il vittorioso debutto della rappresentativa dell’Ucraina ai campionati europei di calcio.

Chi invece ha relazionato sull’incontro avuto con Kwasniewski e Cox sono stati gli esponenti dell’Opposizione Democratica. Il Vice-Capo di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – Hryhorij Nemyr’ja ha evidenziato come i due esponenti del Parlamento Europeo abbiano messo in chiaro che l’Ucraina è al bivio, e che la liberazione della Leader del campo arancione, e degli altri dieci dissidenti incarcerati per ragioni politiche, è una questione indispensabile per ridare linfa al vettore occidentale della politica estera di Kyiv.

Kwasniewski vuole incontrare la Tymoshenko

“Per noi, la missione del Parlamento Europeo è la continuazione della risoluzione con cui nel mese di Maggio l’Emiciclo di Strasburgo ha severamente condannato il comportamento del Presidente Janukovych, e richiesto la liberazione di tutti i detenuti politici, tra cui mia madre, che i due inviati UE hanno espresso la volontà di incontrare in carcere” ha dichiarato Jevhenija Tymoshenko, la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica.

Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per la firma durante l’ultimo anno speso alla guida del Governo ucraino di accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

La condanna, maturata in seguito a un processo dalla dubbia regolarità, e confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre, è stata contestata da Stati Uniti d’America, Unione Europea, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Freedom House, Amnesty International e dalle altre principali ONG internazionali indipendenti.

Questi organismi hanno evidenziato come la condanna inflitta all’eroina della Rivoluzione Arancione sia esclusivamente di carattere politico e miri all’eliminazione dalla competizione elettorale del principale avversario del Presidente Janukovych.

Matteo Cazzulani

IL PARLAMENTO ITALIANO HA DECISO: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 11, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una mozione bipartisan – non appoggiata solo dalla Lega Nord – ha impegnato il Primo Ministro, Mario Monti, a sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, e ad attivarsi per il riconoscimento del Premio norvegese all’eroina della Rivoluzione Arancione. Il Deputato Enrico Farinone: “I diritti umani sono una priorità, non potevamo restare silenti”

Da correttore dei conti del Paese, come è stato presentato al momento del suo insediamento, Mario Monti sarà anche l’alfiere della democrazia in Ucraina. Nella serata di mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento italiano ha approvato una mozione che obbliga il Presidente del Consiglio ad attivarsi con ogni misura possibile in campo diplomatico per sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri esponenti del campo arancione arrestati dalla salita al potere del Presidente oggi in carica, Viktor Janukovych.

Successivamente all’incontro con la figlia della Tymoshenko, Jevhenija, e al numero crescente di iniziative in favore della liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica – tra cui l’appello de Il Legno Storto sottoscritto da centinaia di lettori, e la battaglia combattuta da portali di informazione popolari nella comunità degli italiani all’estero, come Lombardi Nel Mondo – ciascuna delle forze politiche della Camera dei Deputati ha presentato una propria risoluzione sulla questione.

Tra le proposte, quella di maggiore rilievo è stata la mozione redatta da Gianni Vernetti, dell’Alleanza Per l’Italia, sostenuta da PDL, PD, IDV, UDC e Gruppo Misto. In nome della volontà del popolo italiano, essa impegna il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ad attivarsi per la liberazione di Julija Tymoshenko, dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko,e degli altri dieci detenuti politici dell’Opposizione Democratica ucraina.

Altresì, essa obbliga il Capo del Governo a esercitare pressione affinché la Tymoshenko possa ricevere le visite di esponenti dell’Unione Europea e della Comunità Internazionale, contrariamente a quanto finora concesso dalle Autorità Carcerarie.

Inoltre, il documento invita Mario Monti a sostenere con tutti i mezzi possibili la candidatura di Julija Tymoshenko al conseguimento del Premio Nobel per la Pace, in quanto la Leader arancione è una figura attiva nella democratizzazione dell’Ucraina e nell’integrazione tra le diverse componenti della società del suo Paese.

“Quello di Julija Tymoshenko è un caso di emergenza europea che ci ha scosso – ha dichiarato Enrico Farinone, Deputato del Partito Democratico, membro del gruppo di lavoro che ha redatto il documento – non potevamo rimanere silenti, nemmeno in un periodo in cui la crisi economica e l’esito delle amministrative dettano ben altre priorità: i diritti umani vanno prima di tutto”.

Dal Majdan allo sciopero della fame

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premierato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse statali.

A questa prima condanna, maturata dopo un processo dalla dubbia regolarità, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e l’imputata incarcerata preventivamente dal 5 Agosto, si è sommato un secondo procedimento in cui la Tymoshenko è accusata di evasione fiscale e gestione fraudolenta del denaro statale.

Impossibilitata ad incontrare famigliari e avvocati, la Leader dell’Opposizione Democratica soffre di un’ernia del disco che, trascurata dalle Autorità carcerarie, le rende impossibile la deambulazione. Inoltre, il 20 Maggio la Tymoshenko è stata picchiata nella sua cella, e ha riportato evidenti ematomi all’altezza dello stomaco e su gambe e braccia.

Per questa ragione, la Leader dell’Opposizione Democratica ha intrapreso uno sciopero della fame, mentre la comunità internazionale ha apertamente protestato contro il Presidente Janukovych disertando il vertice di Jalta dei Paesi dell’Europa Centrale, e ventilando l’ipotesi di boicottare il campionato europeo di calcio, che l’Ucraina organizzerà assieme alla Polonia.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: BRONISLAW KOMOROWSKI LANCIA UN APPELLO ALL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 10, 2012

Il Presidente polacco invita le forze politiche ucraine a modificare la legislazione risalente all’epoca sovietica con la quale la Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, è stata condannata al carcere per ragioni politiche. Il Capo di Stato lituano, Dalija Grybauskaite, intenzionata a visitare l’anima della Rivoluzione Arancione nella colonia penale in cui è detenuta, e a convocare un vertice urgente tra i Paesi dell’Europa Centrale

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Dalla carota della Polonia al fioretto della Lituania, i Paesi del centro dell’Europa si sono attivati per la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e per l’integrazione europea dell’Ucraina.

Nella giornata di mercoledì, 9 Maggio, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha rivolto un appello pubblico al suo collega ucraino, Viktor Janukovych, affinché i principi della libertà e della democrazia siano rispettati sulle Rive del Dnipro, e sia così permesso il cammino di Kyiv sulla strada dell’integrazione europea.

Nello specifico, Komorowski ha ribadito come l’arresto politico della Tymoshenko sia la causa della contrarietà della maggioranza dei Paesi dell’Europa Occidentale al sostegno della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – un documento già negoziato, ma non ancora firmato, con cui Bruxelles è pronta a concedere a Kyiv lo status di partner privilegiato.

“Il completamento delle trattative per la firma dell’accordo di Associazione è un merito che riconosciamo a Janukovych: la Polonia è da sempre favorevole alla sua ratifica – ha dichiarato Komorowski – ma faccio appello a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, affinché la voce per cui è stata arrestata la signora Julija Tymoshenko, che appartiene a un’epoca oramai chiusa, sia cancellata”.

Il riferimento del Capo di Stato polacco è all’articolo 165 del Codice Penale ucraino, che risale all’epoca sovietica. E’ in nome di esso che la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento per decisioni prese sul piano politico durante il suo ultimo premierato, nel Gennaio 2009.

Komorowski avrebbe dovuto esporre il suo appello expressis verbis a Jalta, in occasione del Vertice dei Paesi dell’Europa Centrale, che Janukovych tuttavia ha cancellato per via dell’assenza della quasi totalità dei suoi colleghi: indignati per la condotta antidemocratica delle Autorità di Kyiv.

Oltre a Komorowski, tra i pochi Presidenti che hanno deciso di non boicottare il vertice di Crimea, per evitare che un aperto isolamento possa spingere l’Ucraina nella zona di influenza della Russia, sono stati anche il Presidente della Slovacchia, Ivan Gasparovic, quello della Moldova, Nicolae Timofti, e quello della Lituania, Dalija Grybauskaite.

Quest’ultima ha accettato di presenziare a Jalta solo dopo avere ottenuto la promessa da parte del collega ucraino di potere visitare la Tymoshenko presso la sua cella nella Colonia Penale Femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv. Nonostante il rinvio del summit, la Grybauskaite ha dichiarato l’intenzione di volere comunque recarsi in Ucraina per incontrare la Leader dell’Opposizione Democratica, e ha invitato i colleghi dei Paesi che hanno deciso per il no al boicottaggio del vertice di Crimea a un incontro a Kyiv dedicato alla questione dei rapporti ucraino-europei.

Continua la repressione del dissenso

Su una posizione decisamente più radicale si sono schierati gli altri Stati dell’Europa Centrale che non confinano con l’Ucraina – Ungheria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Bulgaria e Albania – e quelli dell’Europa Occidentale con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, in prima fila. Essi hanno optato per una linea dura nei confronti di Janukovych – che è riconosciuto come il vero responsabile della repressione politica a carico della Tymoshenko – mirante rispettivamente all’assenza dal vertice di Jalta, e al boicottaggio del campionato europeo di calcio, che l’Ucraina ospiterà con la Polonia.

In risposta alla presa di posizione del Vecchio Continente, a Julija Tymoshenko – che ha terminato uno sciopero della fame di due settimane – sono state concesse le cure del suo medico di fiducia, il tedesco Lutz Harms: necessarie per guarire l’ernia al disco di cui è affetta – e che finora è stata trascurata dalle Autorità carcerarie per tutti i circa nove mesi di detenzione.

Tuttavia, la condotta autoritaria dell’Amministrazione Presidenziale ucraina non si è interrotta, e nella serata di mercoledì, 9 Maggio, il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Turchynov, è stato convocato senza preavviso in Procuratura per un interrogatorio.

Oltre a Turchynov, sono circa una ventina i dissidenti ucraini ad essere stati indagati dalla magistratura per ragioni politiche, quando non addirittura processati, arrestati o costretti all’esilio.

Tra i detenuti di spessore, oltre alla Tymoshenko, figurano l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Vice Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko, e l’ex-Vice Ministro all’Ambiente, Heorhij Filipchuk, mentre l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko, hanno ottenuto asilo politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

CASO TYMOSHENKO E POLITICA ENERGETICA UE: DALL’EUROPA CENTRALE IMPORTANTI SVILUPPI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 7, 2012

Il quartetto di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – contrario al boicottaggio del campionato europeo di calcio in Ucraina, ma esprime una forte condanna in merito alle repressioni politiche in atto a Kyiv, ed assume una posizione comune a favore del ritiro delle truppe NATO dall’Afghanistan. La Romania blocca la ricerca di gas shale, e infligge un duro colpo alla politica energetica dell’Unione Europea

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Jalta no, ma l’Euro sì, e l’indipendenza energetica europea messa in forse da una decisione politica. Mentre mezza Europa è stata alle prese con consultazioni elettorali di indubbia importanza per i futuri equilibri economici e politici mondiali, il Centro dell’Europa ha preso decisioni di peso, che influiranno sulla condotta geopolitica e sulla situazione energetica del Vecchio Continente.

Dal lago di Strbske, nel nord della Slovacchia, nella giornata di Domenica, 6 Maggio, i Paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Ungheria Repubblica Ceca e Slovacchia – hanno concordato una strategia comune da adottare per il rispetto dei diritti umani e della democrazia nell’Europa Orientale, e per dare una risposta alle maggiori urgenze della politica estera mondiale.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, i quattro Stati hanno deciso di non boicottare le partite del campionato europeo di calcio che si svolgeranno in Ucraina, come invece sarà attuato da Germania, Paesi Bassi, Belgio e Commissione Europea per protestare contro il regresso della democrazia sulle rive del Dnipro, che ha visto nell’arresto politico e nelle percosse subite in carcere da parte della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, la sua piena dimostrazione.

Differente è stata la decisione presa in merito alla partecipazione al vertice dei Paesi dell’Europa Centrale di Jalta. Come illustrato dal Capo di stato padrone di casa, Ivan Gasparovic, la Slovacchia e la Polonia hanno deciso di sfruttare l’incontro con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, per affrontare vis-a-vis con il collega la questione del rispetto della democrazia e dei diritti civili in Ucraina.

D’altro canto, a Jalta non saranno presenti né il Presidente ceco, Vaclav Klaus, né quello ungherese, Janosz Ador – rappresentato a Strbske dall’ambasciatore magiaro in Slovacchia, Csaba Balogh – che assieme ai colleghi di Estonia, Lettonia, Albania, Bosnia Erzegovina, e Croazia hanno così deciso di protestare per il mancato rispetto delle promesse in merito al rispetto degli standard europei, che a più riprese sono state espresse da Janukovych.

Nonostante le divergenze in merito al vertice dei Paesi dell’Europa Centrale – che Klaus ha definito come naturali e comprensibili, in quanto Polonia e Slovacchia confinano con l’Ucraina, e quindi sono portate ad un atteggiamento più cauto nei confronti di Kyiv rispetto a quello assunto da Praga e Budapest – il quartetto di Vysegrad ha espresso forte preoccupazione per la deriva autoritaria che è in atto in un Paese europeo per cultura, storia e tradizioni, e che rischia di essere inghiottito nella sfera di influenza della Russia.

Altro punto fondamentale del summit di Strbske è stato il varo di una linea comune da assumere nel prossimo vertice della NATO di Chicago, nel quale Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca costituiranno un fronte unico dell’Europa Centrale, e voteranno compatte a favore del ritiro delle truppe dell’Alleanza Atlantica dall’Afghanistan nel 2014. Come dichiarato da Komorowski, ai quattro Paesi si aggiungeranno anche l’Estonia e la Lettonia.

Il Che romeno mette a rischio l’indipendenza energetica europea

Oltre alle decisioni politiche del quartetto di Vysehrad, di importanza rilevante è stata la decisione del governo romeno di congelare i lavori per la ricerca ed il possibile sfruttamento dei giacimenti di gas shale, con la messa in mora delle procedure di estrazione che il colosso statunitense Chevron, dopo avere ottenuto gli appositi permessi da parte del precedente esecutivo, ha già preventivato.

Nonostante il parere contrario del Presidente, Trajan Basescu, il Primo Ministro romeno, il socialdemocratico Victor Ponta, che a più riprese si è dichiarato seguace e ammiratore del rivoluzionario cubano Ernesto Che Guevara, ha bloccato i lavori per questioni di carattere geologico e ambientale, e ha sostenuto che il Paese da lui amministrato non può essere trattato come una colonia da parte delle multinazionali energetiche.

Come rilevato da diversi esperti, la decisione del governo Ponta è destinata ad avere ripercussioni di carattere continentale, in quanto la rinuncia alla ricerca di fonti di approvvigionamento alternative al gas di Mosca mette a rischio l’indipendenza energetica dell’Unione Europea, e, alla lunga, può porre a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei singoli Paesi del Vecchio Continente.

Secondo recenti studi, lo shale, che a differenza del gas naturale viene estratto in maggiore profondità – e che per questa ragione richiede l’utilizzo di apparecchiature specifiche oggi presenti solo in USA e Canada – sarebbe presente in grandi quantità nel sottosuolo della Romania e della Polonia, ed il suo utilizzo potrebbe limitare in maniera sensibile la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia.

Matteo Cazzulani

Spagna e Germania si contendono l’Europe ucraino

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 2, 2012

Il Presidente della federazione calcistica iberica propone la realizzazione delle partite ucraine in Spagna, mentre il Ministro degli Interni tedesco ritiene opportuno il trasferimento negli stadi teutonici. L’opposizione della Polonia nelle dichiarazioni dell’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski.

La Allianz arena e il Santiago Bernabeu al posto dello stadio olimpico di Kyiv e della Donbas Arena. Questa e l’idea che ha preso corpo nella giornata di martedì, Primo di Maggio, quando il Presidente della Federacalcio spagnola, Angel Maria Villar, ha proposto di spostare le partite del campionato europeo di calcio previste in Ucraina in Ispagna.

Come dichiarato alla radio Onda Zero, Villar ha preso atto del regresso democratico in atto in Ucraina, dove la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e arrestata in isolamento ed e stata percossa in carcere, per avanzare la candidatura iberica come salvagente per la realizzazione della rassegna sportiva che Kyiv organizzano con la Polonia.

A non essere concorde con la proposta e stato il Ministro degli Interni e dello Sport tedesco, Hans Petr Friedrich, che con una nota ripresa dalla Bild ha sostenuto la necessita di punire la condotta autoritaria del Presidentedell’Ucraina, Viktor Janukovych, in Germania.

Secondo il Capo dei Sindacati teutonici, Bernardo Bittgautt, gli stadi tedeschi sono già pronti per accogliere l’evento, e come dichiarato all’autorevole Deutsche Welle il progetto di realizzare la rassegna UEFA in Germania e tutt’altro che un’ipotesi.

Una proposta alternativa e provenuta dal Presidente della Commissione Sport del Bundestag, Gabriele Vograscher, che sempre alla Welle ha avanzato la proposta di effettuare le partite programmate in Ucraina in Polonia, per dare la possibilità ad altre città di questo Paese di ospitare la manifestazione sportiva, e, così, di accrescere le proprie potenzialità di attrazione turistica presso i cittadini europei.

La Polonia contro il boicottaggio

A escludere il boicottaggio del campionato europeo di calcio e stato l’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, che ha illustrato come la questione sportiva non debba essere confusa con le vicende politiche.

Nello specifico, il Capo di Stato polacco Emerito socialdemocratico, che nel 2004 ha sostenuto il processo democratico ucraino passato alla storia come Rivoluzione Arancione, guidato proprio dalla Tymoshenko, ha evidenziato come nella storia i boicottaggi non abbiano portato a nessun risultato, e come per migliorare la situazione in Ucraina siano necessarie azione politiche e non pure prese di posizione sul piano sportivo.

Come dichiarato a radio Tok Fm, Kwasniewski ha illustrato come Janukovych possa migliorare la sua situazione presso la Comunità Occidentale solo liberando Julija Tymoshenko e consentendo alla Leader dell’Opposizione Democratica cure presso le strutture mediche tedesche, come proposto a più riprese dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Altresì, l’ex-Presidente polacco si e appellato al Capo di Stato ucraino per riformare il Codice Penale ed eliminare i capitoli appartenenti all’epoca sovietica, per i quali Julija Tymoshenko e stata condannata.

L’idea di boicottare l’Europeo di calcio in Ucraina e stata espressa dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dinnanzi al regresso della democrazia ucraina e alla situazione della Leader dell’Opposizione Democratica. Concorde con lei si sono detti il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, il Segretario UDC, Pierferdinando Casini, e tanti politici tedeschi.

Ad opporsi sono stati esponenti politici della Polonia, come l’addetto del Ministro degli Esteri, il cristiano-democratico Marcin Bosacki, e il Parlamentare europeo conservatore Pawel Kowal.

Matteo Cazzulani