LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

LA MOLDOVA HA IL SUO PRESIDENTE

Posted in Moldova by matteocazzulani on March 19, 2012

Dopo tre anni di vani tentativi, il Parlamento moldavo ha concordato sulla candidatura del Capo del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicolae Timofti, proposto dalle forze della maggioranza filo-occidentale per sbloccare una situazione che, da troppo tempo, ha impedito a Chisinau di portare avanti una linea politica certa e determinata. Determinanti i voti dei tre deputati socialisti, che hanno messo in minoranza i comunisti 

Il Presidente moldavo, Nicolae Timofti

La fine di un impasse politica che consente a Chisinau di percorrere la strada verso l’Europa. Nella giornata di venerdì, 16 Marzo, il Parlamento moldavo è riuscito finalmente a eleggere il Capo dello Stato, dopo 3 anni di tentativi andati a vuoto per via dell’instabilità politica e della risicata maggioranza su cui la coalizione di governo ha potuto contare.

In una votazione a scrutinio segreto, Nicolae Timofti, candidato dell’Alleanza per l’Integrazione Europea – coalizione di maggioranza composta dal Partito Liberal-Democratico del Premier, Vlad Filat, dal Partito Liberale dell’ex-Speaker, Mihai Ghimpu, e dal Partito Democratico dell’attuale Speaker, Marian Lupu – è riuscito a ottenere 62 voti a favore: uno in più del quorum previsto per la nomina.

Fondamentale è stato il supporto del neo-formato Gruppo Socialista il quale, guidato da Igor Dodon, e formato da soli tre deputati, ha supportato la candidatura della maggioranza, e, così, ha rotto l’ostruzionismo del Partito Comunista. Forti di 61 parlamentari, ma relegati all’opposizione, i comunisti hanno sempre ostacolato l’elezione del Presidente per provocare lo scioglimento del Parlamento: previsto dalla Costituzione in caso di mancata nomina della Massima Carica dello Stato per due tentativi.

Timofti è un candidato tecnico, fino ad oggi Capo del Consiglio Superiore della Magistratura. 63enne, non ha mai ricoperto incarichi politici, ma ha condotto la propria carriera esclusivamente in ambito giudiziario. La sua nomina è stata dettata dalla necessità di individuare nel mondo politico moldavo di una personalità dall’indiscutibile competenza e imparzialità, condivisa sia dalle tre forze di maggioranza, che dai socialisti.

“Non mi sono mai occupato di politica, e mai lo farò – ha dichiarato Timofti a margine dell’elezione – ma presiederò il Paese in un delicato periodo per mezzo di una politica internazionale calibrata secondo le seguenti priorità: Ucraina, Romania, USA, Germania e Russia. La Moldova deve diventare ponte tra l’Oriente e l’Occidente”.

Aperta la via per Bruxelles

Tuttavia, il Presidente a Chisinau non possiede ampi poteri, sopratutto in politica estera: ambito in cui l’agenda è dettata solamente dall’esecutivo. Come dichiarato a più riprese dal Primo Ministro, Vlad Filat, la Moldova aspira all’integrazione europea con il varo nel breve termine di una Zona di Libero Scambio che consenta alle esportazioni moldave un collocamento agevole del mercato dell’UE.

Le riforme in ambito politico, economico e sociale approntate dalla Coalizione per l’Integrazione Europea sono state particolarmente apprezzate dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, in una recente intervista a Radio Liberty, ha ammesso come la Moldova abbia dimostrato di tenere molto al vettore euro-atlantico.

Per questa ragione, Chisinau, assieme alla Georgia, ha scavalcato tra i partner privilegiati della politica orientale dell’Unione Europea l’Ucraina: in cui le repressioni politiche scatenate dal Presidente, Viktor Janukovych, hanno reso Kyiv un Paese non pienamente democratico e, quindi, non integrabile con Bruxelles.

L’elezione di Timofti ha però un alto valore politico, in quanto riempie un vacuum che a Chisinau dura dall’Aprile 2009, quando una partecipata protesta di piazza nonviolenta – la celebre Rivoluzione Twitter: l’ultima delle rivoluzioni “colorate” finora avvenute in Europa – ha deposto dallo scranno di Capo dello Stato l’attuale Segretario del Partito Comunista, Vladimir Voronin: accusato di brogli e corruzione.

Dopo lo svolgimento di elezioni finalmente libere, la maggioranza in Parlamento è stata mantenuta dal campo filo-europeo, tuttavia, sempre con numeri esigui che hanno più volte messo a rischio la tenuta della coalizione – addirittura arrivando ad elezioni anticipate nel 2010 – Le funzioni del Presidente sono state svolte ad interim dagli Speaker Mihai Ghimpu e Marian Lupu.

Matteo Cazzulani

Moldova ancora in crisi: tra Filat e Lupu e di nuovo divorzio

Posted in Moldova by matteocazzulani on October 16, 2011

Il Partito Liberal-Democratico del Premier ed i comunisti votano congiunti per le dimissioni di alcuni funzionari statali, altresì difesi dallo Speaker del Parlamento, e Presidente ad interim. Il conflitto interno alla maggioranza come preludio dell’ennesimo crollo di governo.

Un fuoco incrociato per eliminare il capo degli 007 moldavi: questa la ragione che in una Moldova cronicamente sull’orlo dell’instabilità politica potrebbe portare all’ennesima crisi di governo.

Tuttavia, sorprende la motivazione, dal momento in cui la rottura del sistema partitico di Chisinau questa volta ha visto il Partito Liberal-Democratico del Premier, Vlad Filat, sul medesimo fronte dei comunisti di Vladimir Voronin: acerrimi rivali delle ultime elezioni.

Ad unirli, la disapprovazione dell’operato del Capo dei Servizi Segreti, Gheorghe Mihaia, dimissionato dall’incarico per mezzo di una votazione a cui contrari si sono espressi il Partito Democratico ed il Partito Liberale.

Queste due forze politiche sono partner dei liberal-democratici nell’Alleanza per l’Integrazione Europea: la coalizione di governo creata, lo scorso 10 Novembre, su un margine di voti risicato, per relegare i comunisti all’opposizione, e garantire alla Moldova la continuazione del cammino in direzione dell’integrazione UE.

Un patto per il bene del Paese che, tuttavia, potrebbe saltare in occasione della prossima votazione che vedrà Liberal-Democratici e comunisti ancora assieme: quella per le dimissioni del Procuratore Generale, Valeriu Zubco, e del Presidente della Commissione per gli Affari Commerciali e Finanziari, Mihai Cibotaru. Filat ha invitato lo Speaker del Parlamento, il Segretario del Partito Democratico, Marian Lupu – anche Presidente ad interim – a porre in votazione la fiducia ai due funzionari, pena la messa ai voti anche della fiducia nei suoi confronti.

Instabilità all’interno della coalizione di governo

Quella della Moldova e una situazione molto delicata, che, in caso di ennesima crisi parlamentare – dopo quelle del 2009 e del 2010 – rischia di bloccare l’evoluzione in chiave europea di un Paese che, grazie alla buona conduzione di governo di Vlad Filat – stimato per le riforme secondo gli standard dell’Unione Europea introdotte a Chisinau , e per questo premiato con l’avvio dei negoziati per l’Accordo di Associazione UE-Moldova – ha staccato con l’influenza russa, tuttavia ancora forte nelle richieste di Voronin e, sopratutto, dello stesso Lupu: collaboratore sul piano internazionale del Primo Ministro russo, e prossimo Presidente, Vladimir Putin.

Lecito ricordare che l’assenza della maggioranza dei due terzi in Parlamento non ha permesso l’elezione del Presidente, figura che, secondo la Costituzione, e ricoperta ad interim dallo Speaker che, così, ha accresciuto il proprio peso, e, nel caso di Lupu, spesso ha generato conflitti con il Premier: causa di una continua instabilità di cui la Moldova, ad un passo dall’Europa, non ha bisogno.

Matteo Cazzulani

IN MOLDOVA VARATA COALIZIONE FILOEUROPEA

Posted in Moldova by matteocazzulani on December 31, 2010

LiberalDemocratici, Liberali e Democratici rinnovano l’Alleanza per l’Integrazione Europea. Lupu nuovo Speaker. Ancora incertezza sull’elezione del Presidente

Lo speaker del parlamento moldavo, Marian Lupu

La voglia d’Europa vince sulla stabilità politica. Questa la scelta coraggiosa delle forze democratiche moldave, che nella giornata di giovedì, 30 dicembre, hanno ripristinato l’Alleanza per l’Integrazione Europea.

Una scelta tanto saggia, quanto coraggiosa, che ha spinto il Partito LiberalDemocratico Moldavo, il Partito Liberale Moldavo, ed il Partito Democratico a continuare, in politica estera, con il cammino verso Bruxelles. E, in campo interno, con le riforme sul modello europeo.

A risolvere un’impasse politica, in corso da un mese, il segretario del PD, Marian Lupu. Il quale, in cambio dell’elezione a Speaker, ha rinunciato all’alleanza con i comunisti, maggioranza relativa in parlamento.

Capo di Stato incognita

Subentrato al Capo del Partito Liberale, Mihai Ghimpu, il neoletto è anche Presidente ad interim. Una carica destinata ad essere ricoperta ancora per molto. Dal momento in cui, per eleggere il Capo di Stato, sono necessari i due terzi del Parlamento. Un quorum che l’Alleanza per l’Integrazione Europea, con 59 deputati su 101, non possiede.

Ciò nonostante, nelle prossime sessioni è atteso il varo dell’esecutivo. Molto probabile la conferma a Primo Ministro del Leader del Partito LiberalDemocratico, Vlad Filat, reduce da una positiva esperienza precedente.

Con due soli parlamentari di maggioranza, Filat è riuscito ad evolvere la democrazia di Chisinau, rispetto all’epoca dell’ex Presidente, Vladimir Voronin — attuale capo dei comunisti — contrassegnata da brogli elettorali, e pressioni su media ed opposizioni.

Lecito ricordare che, in seguito alle elezioni parlamentari dello scorso 28 novembre, i comunisti possiedono 42 seggi, il Partito LiberalDemocratico Moldavo 32, il Partito Democratico 15, ed il partito Liberale Moldavo 12.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA ANCORA SENZA GOVERNO

Posted in Moldova by matteocazzulani on December 29, 2010

I gruppi parlamentari trattano. A contrastare una nuova coalizione pro europea, l’ipotesi di un’alleanza PD-comunisti, sponsorizzata da Mosca

L'ex primo ministro moldavo, Vlad Filat

Falsa partenza per il nuovo Paralmento moldavo. La Prima seduta della nuova legislatura non ha portato alla formazione della Coalizione di Governo tanto attesa.

L’unico risultato, la costituzione di quattro gruppi parlamentari, tanti, quanti i partiti che hanno superato lo sbaramento del 4%. Dunque, le trattive continuano, per risolvre un’impasse che dura ormai da troppo tempo.

L’ex Primo Ministro, il Leader del partito LiberalDemocatico Moldavo, Vlad Filat, lavora per confermare l’Alleanza per l’Integrazione Europea con i liberali ed i democratici. Grazie ad essa, la Moldova, seppur in un contesto di instabilità politica, ha compiuto significativi progressi in campo democratico, e verso Bruxelles.

Del medesimo avviso l’ex Speaker, Mihai Ghimpu, che ha illustrato la necessità del varo di una qualsiasi coalizione per il bene della Moldova. Meglio, come ha affermato il Capo del Partito Liberale Moldavo, se in linea con l’esperienza precedente, a conferma del cammino verso Occidente intrapreso da Chisinau.

Il PD verso Mosca

Il segretario del PD moldavo, Marian Lupu

Ago della bilancia, il segretario del partito Democratico, Marian Lupu. Seppur membro dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, il capo del PD moldavo è spinto ad un’alleanza con i comunisti dell’ex Presidente, Vlaimir Voronin.

Motivazione, l’appatenenza all’internazionale socialista, e la collaborazione con Russia Unita, il partito del premier russo, Vladimir Putin. A conferma, le indiscrezioni circa un meeting tra Lupu, Voronin ed il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, avvenuto negli scorsi giorni, presso l’ambasciata del Cremlino a Chisinau.

In attesa, il Capo dei comunisti. Personalità nota in Moldova, in quanto autore di un’amministrazione contraddistinta da corruzione e brogli elettorali. Contro la quale i moldavi, nel 2009, sono scesi in piazza in pacifiche proteste, che ne hanno decretato la fine.

Ciò nonostante, Voronin ha ottenuto la maggioranza relativa in Parlamento. Le ultime elezioni hanno consegnato ai comunisti 42 seggi, al Partito LiberalDemocratico Moldavo 32, al Partito Democatico 15, ed al Partito Liberale di Moldova 12.

Dopo nove round di consultazioni, le forze del campo democratico non hanno trovato l’accordo per il ripristino della coalizione pro europea. I soggetti dell’Alleanza per l’Integrazione Europea hanno una potenziale maggioranza di 59 parlamentari. Due in meno, rispetto al quorum necessario per eleggere il Capo di Stato.

Una carica importante, ad oggi ancora priva di un proprietario.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA: PROTESTE CONTRO IL PATTO TRA COMUNISTI E PD

Posted in Moldova by matteocazzulani on December 13, 2010

Al via una serie di dimostrazioni contro il probabile tradimento dei principi occidentali da parte del Partito Democratico moldavo. Pronto a passare coi comunisti.

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

In mille per l’integrazione europea della Moldova. Nella giornata di Domenica, 12 dicembre, a Chisinau, più di un migliaio di manifestanti è sceso in piazza, per manifstare contro il possibile ritorno al governo dei comunisti.

L’azione, la prima di una serie, ha l’obiettivo di invitare le forze politiche a riconfermare, in Parlamento, la coalizione di governo Alleanza per l’Integrazione Europea. E a mettere in minoranza i comunisti, legati ad una stagione politica di brogli ed autoritarismo, superato dalle proteste pacifiche del 2008, note come Rivoluzione Twitter.

Dalle urne, Domenica 28 novembre, l’assetto moldavo è riemerso in un clima di instabilità, dal momento in cui nessun partito ha ottenuto una maggioranza tale da poter governare, ed eleggere il Presidente.

Su 101 seggi, i comunisti dell’ex presidente, Vladimir Voronin, ne contano 42. Il Partito LiberalDemocatico di Moldova, del Primo Ministro uscente, Vlad Filat, ne ha ottenuti 32. Mentre il partito Liberale di Moldova, guidato dallo Speaker uscente, e Presidente ad interim, Mihai Ghimpu, 12.

L’incognita PD

Decisivi, i 15 parlamentari del Partito Democratico. Già partner della coalizione democratica, con PLDM e PLM, il PD moldavo sarebbe pronto a tradire il campo europeo, e vicino ad un accordo di coalizione con i comunisti.

A facilitare l’operazione, l’appartenenza del suo segretario, Marian Lupu, all’Internazionale Socialista. E la sua collaborazione con Russia Unita, il partito del Primo Ministro russo, Vladimir Putin, contrario alla riedizione di un governo pro-europeo a Chisinau.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA ANCORA NEL CAOS POLITICO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 30, 2010

In flessione i comunisti, ma non abbastanza per garantire la nomina del Presidente. In forse anche il ripristino dell’Alleanza per l’Integrazione Europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

La Moldova continuerà la strada verso l’UE senza un Presidente. Al totale delle schede scrutinate, i comunisti si sono confermati la prima forza politica, seppur in flessione rispetto alle consultazioni precedenti: un 39,29% dei consensi, che in Parlamento garantisce 42 seggi su 101.

Seguono tre dei quattro soggetti finora al governo del Paese nella coalizione Alleanza per l’Integrazione Europea. Il Partito LiberalDemocratico Moldavo, guidato dal Primo Ministro, Vlad Filat, ha ottenuto un buon 29,38% dei consensi, pari a 32 seggi.

A seguire, il Partito Democratico, confermatosi al 12,72% dei voti, ergo 15 parlamentari. Chiude il Partito Liberale Moldavo con il 9,96%, che da diritto alla forza politica dello speaker del Parlamento, e Presidente ad interim, Mihai Ghimpu, a 12 deputati. Non ha ottenuto riconferma l’alleanza Moldova Noastra, sotto allo sbarramento del 4%.

Ancora senza Presidente

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

La percentuale dei comunisti non permette alla forza dell’ex Capo di Stato, Vladimir Voronin, di tornare alla guida di un Paese, già governato per 8 anni. Fino a quella Rivoluzione Twitter, che, nell’aprile 2009, con l’arma della non violenza, ha rovesciato un regime post-sovietico, reo di continue falsificazioni del voto.

Ciò nonostante, la ancora cospicua rappresentanza in Parlamento ei comunisti non permette al campo democratico l’elezione del Presidente, per la quale sono necessari 61 voti. Un’impasse burocratica, che reitera quanto già accaduto negli scorsi mesi. Quando, per due volte, l’Alleanza per l’Integrazione Europea ha cercato, invano, di eleggere alla guida del Paese un proprio candidato.

Dinnanzi a ciò, il campo democratico ha indetto un referendum, per consegnare agli elettori la scelta diretta del Presidente. Fallito, a causa della bassa affluenza, tale fatto ha provocato lo scioglimento del Parlamento, e le elezioni anticipate appena svoltesi.

L’interrogativo del PD moldavo

Il segretario del PD moldavo, Marian Lupu

Oltre alla guida del Paese, ad essere in forse è anche la ricostituzione dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Seppur confermabile nei numeri, ad essa potrebbe non aderire il Partito Democratico, potenzialmente attratto da una coalizione di governo con i comunisti.

Ad avvalorare tale sospetto, la condotta del Segretario del PD moldavo, Marian Lupu, che ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, ed alla collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo principale sponsor sulla scena internazionale.

Una collocazione che ben si concilia con le promesse di stabilità, innalzamento delle paghe sociali, e riavvicinamento alla Russia dei comunisti. E che stride con la proposta di continuare con le riforme legislative ed economiche, per avvicinare Chisinau a Bruxelles, intraprese, e difese dal PLDM e dal PLM, nel corso dell’ultima legislatura.

E che calpesta le legittime aspirazioni occidentali di un Paese culturalmente e storicamente europeo.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA: DATI IN CONTRASTO CON GLI EXIT-POOL

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 29, 2010

Comunisti avanti a LiberalDemocratici, Democratici e Liberali. Divario tra rilevazioni sociologiche e prime proiezioni. affluenza al 58,9%

Il capo dei comunisti, Vladimir Voronin

Spoglio con giallo in Moldova. Come comunicato nel cuore della notte dal rappresentante della Commissione Elettorale Centrale, Jurij Chokan, al 30% delle schede scrutinate, a guidare sono i comunisti, con il 46% dei consensi. A seguito, il Partito LiberalDemocratico Moldavo, con il 26%, il Partito Democratico, con il 13,7% ed il Partito Liberale Moldavo, con l’8,2%.

Dati netti, che sancirebbero l’ingresso in parlamento di 4 forze politiche. Una in meno rispetto alla precedente legislatura, quando ad ottenere seggi è stata anche l’alleanza Moldova Noastra.

Ciò nonostante, le proiezioni contrastano di gran lunga gli exit-poll. Condotte da differenti enti, di diversa provenienza, le rilevazioni sociologiche hanno certificato una distanza sensibilmente minore tra i comunisti e le altre forze dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Se non addirittura, come quella della romena RIAS, un vantaggio dei LiberalDemocratici. Accolto con gioia dal suo Leader, l’attuale premier, Vlad Filat.

“Ciò dimostra che l’impossibile è diventato possibile – ha dichiarato il Premier, a commento degli exit-pool – grazie al nostro lavoro al governo, in una situazione di totale instabilità”.

Cauta, al contrario, la reazione dei comunisti, sicuri della vittoria. Difatti, già al momento del voto, il loro capo, l’ex presidente, Vladimir Voronin, ha spiegato di avere l’obiettivo di superare il 50% più uno dei voti. Per poter governare in solitudine.

Una situazione politica instabile

Il primo ministro moldavo, Vlad Filat

La situazione moldava resta instabile. Nell’aprile 2009, durante la pacifica Rivoluzione Twitter, i democratici moldavi si sono ribellati alle ennesime consultazioni falsificate dai comunisti, ed hanno ottenuto nuove elezioni. Da esse, è emersa una coalizione di governo tra PLDM, PD, PLM e Moldova Noastra – l’Alleanza per l’Integrazione Europea. Tanto variegata, quanto risicata.

Successivamente al fallimento dell’elezione del Presidente in Parlamento, per ben due tentativi, il campo democratico ha proposto un referendum, per concedere ai moldavi il voto diretto per il Capo di Stato. Il mancato raggiungimento del quorum ha comportato lo scioglimento del Parlamento, e le elezioni appena conclusesi.

I comunisti propongono stabilità politica ed economica, innalzamento delle paghe sociali, e riavvicinamento alla Russia. Il partito LiberalDemocratico, invece, miglioramenti in campo legislativo, per continuare il processo di integrazione nell’Unione Europea, che ha promesso a Chisinau l’abbattimento del regime dei visti. In direzione di Bruxelles, anche le riforme economiche promesse dai liberali, guidati dall’attuale Speaker, e Capo di Stato ad interim, Mihai Ghimpu.

Il segretario del Partito Democratico, Marian Lupu

La scelta del PD

Incognita, il Partito Democratico. Seppur parte dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, il suo Segretario, l’ex comunista Marian Lupu, ha portato la forza politica nell’internazionale socialista, ed alla collaborazione con Russia Unita: la forza politica di Vladimir Putin, suo principale sostenitore.

In virtù di tutto questo, il PD moldavo non ha declinato la possibilità di un governo con i comunisti. Il quale, seppur fornendo stabilità, arresterebbe le legittime ambizioni occidentali di un popolo europeo.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA DI NUOVO AL VOTO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 28, 2010

Chisinau alle parlamentari in un clima incerto. La scelta è tra stabilità e restaurazione del passato, e sviluppo ed integrazione europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

Moldavi alle urne per la quarta volta in due anni. Quelle di domenica, 28 novembre, sono le terze elezioni parlamentari dal2009, convocate a seguito del fallimento della coalizione di governo – l’Alleanza per l’Integrazione Europea – nel referendum per l’introduzione del presidenzialismo.

L’ennesima scocciatura per alcuni. Per altri, invece, un segno di maturità di una democrazia che ha cominciato, lentamente, a camminare. Tutto è iniziato dalla famosa Rivoluzione Twitter dell‘aprile 2009, quando in migliaia sono scesi in piazza per contestare, con l’arma della non violenza, le ennesime elezioni truccate dall’allora presidente, il comunista Vladimir Voronin.

La ripetizione del voto ha portato al governo quattro partiti liberal-pattriottici, che hanno guidato il Paese con una maggioranza stringata. Fallita per due tentativi l’elezione del Presidente in Parlamento, le forze dell’Alleanza per l’Integrazione Europea hanno indetto, il 5 settembre 2010, un referendum per introdurre l’elezione diretta del Capo dello Stato.

Fallito, a causa della bassa partecipazione incoraggiata dai comunisti, le forze politiche della coalizione hanno aperto la crisi di governo.

In cinque in Parlamento

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

Alla consultazione prendono parte 20 partiti. Solo 5, tuttavia, potrebbero entrare in Parlamento. La prima delle forze politiche è quella dei comunisti, che propone stabilità economica e politica, paghe sociali e riavvicinamento del Paese alla Russia. Già maggioranza relativa in Parlamento, gli ultimi sondaggi la danno al 35%.

A seguire, i quattro partiti dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Il primo di essi è il Partito LiberalDemocratico di Moldova, guidato dall’attuale Primo Ministro, Vlad Filat. Forte di un consolidamento della democrazia, miglioramenti in campo legislativo e buona reputazione presso l’UE – che ha semplificato il regime dei visti per la Moldova dal 2012 – il PLDM è dato al 20%.

Al terzo posto, con il 12% dei consensi, si classificherebbe il Partito Democratico. Il cui Segretario è l’ex comunista Marian Lupu, candidato, invano, alla presidenza dalla coalizione di governo per due tentativi.

Staccato di un punto il Partito Liberale di Moldova, retto dall’attuale Speaker, e presidente ad interim, Mihai Ghimpu. Il PLM propone riforme in campo economico sul modello di quelle europee, con la finalità di avvicinare quanto più possibile Chisinau a Bruxelles.

Chiude Moldova Noastra, stimata al 6% dei voti. L’alleanza di soggetti politici minori patriottico-moderati, guidata da Serafin Urechean, è la più risoluta nel contrastare il pericolo di un ritorno al potere dei comunisti.

Sviluppi imprevedibili. Cruciale l’affluenza

Il segretario del Partito Democratico, Marian Lupu

Pronosticare gli sviluppi della situazione politica moldava è altro che semplice. Qualora tutti e quattro i partito dell’Alleanza per l’Integrazione Europea si ritrovassero in Parlamento con la maggioranza, già hanno comunicato l’intenzione di ripristinare la coalizione, e continuare sul cammino di avvicinamento a Bruxelles.

Ciò nonostante, incognita è il Partito Democratico. Lupu, infatti, ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, e ad una collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo sostenitore. Indizi che fanno pensare ad una possibile alleanza di centro-sinistra con i comunisti, fatale per le speranze di sviluppo del Paese e per le sue legittime aspirazioni occidentali.

Secondo gli esperti, la chiave della contesa è l’affluenza. L’elettorato anagraficamente più anziano voterà prevalentemente per i comunisti. La speranza è riposta nei giovani, più inclini al sostegno delle forze del campo democratico. Le quali, tuttavia, si presentano divise, malgrado la promessa di un progetto comune.

Ad interessarsi della partita, anche Russia ed Occidente. La prima ha finanziato una serie di partiti che, potenzialmente, possono erodere consensi all’Alleanza per l’Integrazione Europea. L’UE ha ribadito la promessa di una veloce integrazione, mentre il Senato USA ha approvato una risoluzione in elogio ai progressi compiuti da Chisinau nello sviluppo democratico e civile.

La chiusura dei seggi è stabilità per le 23 locali. I primi dati, nei giorni seguenti.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA AL VOTO IN NOVEMBRE. IN BILICO IL FRONTE DEMOCRATICO.

Posted in Moldova by matteocazzulani on September 30, 2010

Sciolto il Parlamento, i Moldavi di nuovo al voto dopo il referendum, fallito, dello scorso settembre. A giocarsi la partita i comunisti ed un’Alleanza per l’Integrazione Europea frammentata.
 

Lo speaker del Parlamento moldavo, leader del Partito Liberale, Mihai Ghimpu

La lotta fratricida dei democratici moldavi ha inizio. Nella giornata di martedì, 28 settembre, lo speaker del Parlamento, Mikhai Ghimpu, ha sciolto la Camera, e fissato le elezioni per il prossimo 28 novembre. Un atto dovuto, che segue il via libera datogli, la scorsa settimana, dalla Corte Costituzionale, dinnanzi all’incapacità dell’Assemblea di eleggere il Capo dello Stato.
 
Similmente all’Italia, in Moldova il Presidente è eletto dal Parlamento, che, tuttavia, per ben due volte non è riuscito a raggiungere la maggioranza dei 3/5 dei deputati.  Ne è seguito un referendum per introdurre l’elezione diretta della carica, boicottato, lo scorso 5 settembre, dall’opposizione comunista, e disertato dagli elettori. Dinnanzi a tale impasse, si è deciso di restituire la decisione al popolo, e rinnovare la composizione di un Parlamento che, ad oggi, si regge su soli 9 voti di maggioranza.
 
I comunisti tentano il ritorno al potere
 

Il capo dei comunisti moldavi, l'ex Presidente, Vladimir Voronin

A sfidarsi saranno l’opposizione comunista, guidata dall’ex Capo di Stato, Vladimir Voronin, e l’Alleanza per l’Integrazione Europea – la coalizione finora al governo, composta dal Partito LiberalDemocratico di Moldova, PLDM, dal Partito Democratico di Moldova, PDM, dal Partito Liberale, PL, e dall’Alleanza “Moldova Noastra”.
 
I comunisti hanno già amministrato il Paese fino alla rivoluzione Twitter del 2008: l’ennesima contestazione colorata, pacifica e non violenta nel Mondo ex sovietico, con cui i democratici moldavi si sono ribellati ai brogli elettorali e alle velleità autoritarie di Voronin, allora presidente. Oggi, l’ex Capo di Stato promette, in campo interno, stabilità, paghe sociali ed incremento delle pensioni. In ambito estero, riavvicinamento alla Russia.
 
Idee, stando ai sondaggi, condivise da una buona fetta dell’elettorato. Ma ad agevolare i comunisti è soprattutto l’estrema litigiosità interna all’Alleanza, priva di un leader e divisa da dissidi e distinguo tra i suoi principali esponenti.
 
Il Fronte Democratico a ranghi sparsi
 

L'attuale premier, leader del Partito LiberalDemocratico moldavo, Vlad Filat

La personalità più accreditata a salvare le speranze europee di Chisinau è l’attuale primo ministro, Vlad Filat. Leader del Partito LiberalDemocratico, Filat gode di una consolidata partnership con l’ALDE e Bruxelles, da cui ha ottenuto l’impegno della semplificazione del regime dei visti dal 2012. Inoltre, il suo governo ha compiuto enormi progressi in campo legislativo e, soprattutto, spinto la Moldova ad una maturazione in senso democratico.
 
Altra figura di spicco è il già citato Mihai Ghimpu, guida del Partito Liberale. Anch’egli convinto europeista, propone un adattamento dell’economia agli standard del Vecchio Continente. Fino ad oggi Presidente ad interim, ha definito quello dell’Alleanza come l’unico governo della storia del Paese ad essere guidato da legge e Costituzione.
 
Segue Serafin Urechean, capo di Moldova Noastra: forza politica, di ispirazione liberale e patriottica, che punta tutto sulla lotta al ritorno dei comunisti al governo.
 
Ciò nonostante, ad insidiare la leadership di Filat è Marian Lupu. Fuoriuscito dal Partito Comunista, già è stato il candidato alla presidenza della maggioranza, obiettivo mancato per due volte. Inoltre, il Segretario del Partito Democratico è uno dei più accesi sostenitori dell’alleanza con Mosca. La sua forza politica collabora con Russia Unita, il partito del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, e del primo ministro, Vladimir Putin. Di recente, ha dichiarato che l’Europa è un traguardo a cui Chisinau non deve ambire, ritenendo migliore l’opzione dell’alleanza col Cremlino.
 
Forse un’altra Ucraina
 

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

Da un lato, il raggruppamento di personalità alleate e concorrenti certifica il progresso del sistema partitico moldavo. Ma, dall’altro, ricorda Paesi similmente liberatisi da autocrazie post-sovietiche, come l’Ucraina.
 
Resta la speranza che, diversamente da Kyiv, tale competizione non prevalga sull’interesse della nazione. E, in nome di personalismi ed invidie, non porti lo schieramento democratico a rompersi, ed a sacrificare la legittima volontà del popolo moldavo, per cui esso è oggi al potere: l’ingresso nell’Unione Europea, dopo anni di sofferenze.
 
Matteo Cazzulani