LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

EUROMAIDAN, HOLODOMOR E DEMOCRAZIA: TRE BUONI MOTIVI PER SCENDERE IN PIAZZA A MILANO PER L’UCRAINA NELL’UE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on November 24, 2013

Organizzata a Kyiv una grande manifestazione contro la decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di arrestare il processo di integrazione ucraino nell’UE. Il ricordo della Grande Fame: genocidio del popolo ucraino del 1932-1933 che ha portato alla morte per fame di almeno 5 Milioni di ucraini.

La Democrazia, il Ricordo e il Sogno Europeo sono tre motivazioni per le quali oggi, Domenica, 24 Novembre, è bene parlare e manifestare per l’Ucraina. Nel pomeriggio, a Kyiv, presso il centrale Maydan Nezalezhnosti, è programmata una grande manifestazione spontanea degli ucraini che sostengono l’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

La protesta, non violenta ed apartitica, prende il nome di Euromaidan e, oggi, è giunta al suo quarto giorno: da giovedì a sabato una media di tre Mila ucraini hanno manifestato non solo a Kyiv, ma anche di altre città dell’Ovest e dell’Est del Paese, resistendo alle cariche della polizia, dislocate dalle Autorità politiche per sedare la dimostrazione.

La manifestazione è stata provocata dalla decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e del Premier, Mykola Azarov, di non firmare con l’UE l’Accordo di Associazione: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo, e consente a Kyiv un vantaggio finanziario notevole, come la facilitazione per l’ottenimento del credito internazionale di cui l’Ucraina ha bisogno per porre fine ad una grave crisi che dura dal 2009.

Il niet ucraino, dimostrato con la votazione contraria della maggioranza filo-presidenziale in Parlamento ai sei Progetti di Legge che permettono cure mediche urgenti alla Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko -conditio sine qua non posta da Bruxelles per la firma dell’Accordo di Associazione- è stato motivato dagli ucraini con la mancata garanzia da parte dell’UE di rimborsi economici all’Ucraina derivanti dalle ritorsioni che la Russia avrebbe potuto apportare in caso di integrazione di Kyiv nel mercato unico europeo.

Domenica, 26 Novembre, è la ricorrenza del Grande Holodomor: genocidio del popolo ucraino voluto da Stalin nel 1932-1933, contestualizzato nel processo di collettivizzazione coatta delle terre nell’URSS, per eliminare una popolazione ritenuta troppo intraprendente, ribelle ed incline alle rivendicazioni di indipendenza ed autonomia da Mosca.

Lo Holodomor del 1932 e 1933 -anticipato da quello del 1920, e seguito da quello del 1946- ha comportato l’eliminazione di circa 5 Milioni di persone, ed è consistito nel razionamento totale delle derrate alimentari da parte dell’Armata Rossa, che ha occupato case e villaggi, e, così, ha impedito agli ucraini del centro e dell’Est del Paese di nutrirsi.

Lo Holodomor è riconosciuto come genocidio del popolo ucraino da parte di tredici stati, tra cui l’Italia, ma non dalla Russia, che ha sempre negato, e continua tuttora, che la Grande Fame sia stato un processo voluto da Mosca per eliminare la nazione ucraina.

Putin non vuole Kyiv in Europa

Proprio la Russia è protagonista nel quadro politico ucraino, dal momento in cui i russi stanno cercando in tutti i modi di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: processo di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Federazione Russa nel mondo ex-Sovietico.

L’entrata dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica è un passo fondamentale affinché la Russia ricostruisca un suo impero nello spazio ex-URSS: un’entità statale che, come dichiarato a più riprese dal Presidente Putin, deve portare alla disgregazione dell’UE, ed alla sua eliminazione dalla competizione economica mondiale.

Per questa ragione, la Russia ha contrastato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento di cui Bruxelles -così come Kyiv- ha bisogno per evitare il ricostituirsi di un impero russo ai suoi confini e, sopratutto, per integrare al più presto un Paese di fondamentale importanza sul piano economico, infrastrutturale energetico, agricolo, umano ed industriale.

Manifestazione oggi a Milano, ore 15 via Dante

Voglia di Europa da parte degli ucraini, ricordo dello Holodomor, e necessita per l’UE di aprire al più presto le porte ad un Paese con cui, soprattutto l’Italia, ha già forti legami storici, umani e sociali -si pensi alle numerose badanti ed infermiere di nazionalità ucraina che lavorano nel nostro Paese, senza contare l’alto numero di studenti attratti dalla cultura e dalla lingua italiana- sono dunque tre valide motivazioni per scendere in piazza per supportare pubblicamente l’Ucraina da italiani.

Ci troviamo oggi a Milano alle 15 in via Dante, angolo Piazza Cairoli, con indosso un qualcosa di ucraino, di europeo -basta una bandiera per chi ne è in possesso- o un capo arancione, per dire no alla condotta autoritaria di un Presidente che decide senza ascoltare il suo popolo, ed esprimere il nostro sostengo affinché l’Europa sia un sogno realizzabile anche per i nostri fratelli ucraini.

Non possiamo, come ha detto un importante poeta del romanticismo europeo, amare la libertà se non si hanno a cuore le sorti di almeno un’altro popolo oltre al nostro.

Matteo Cazzulani

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HOLODOMOR: IL RICORDO DEL GENOCIDIO DEL POPOLO UCRAINO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 24, 2012

Il 24 Novembre è la Giornata del Ricordo della Grande Fame: carestia artificiale provocata dall’Unione Sovietica nel 1932-1933 per svuotare l’Ucraina di avversari politici, sociali e nazionali. Il ricordo nel Mondo e le amnesie del Presidente Yanukovych e della storiografia occidentale

Manifesto in ricordo dello Holodomor

Uno dei più terribili genocidi della storia dell’Umanità su cui poco si scrive e poco si sa. Sabato, 24 Novembre, si è ricordato lo Holodomor: genocidio del popolo ucraino, perpetrato da regime sovietico di Stalin tra il 1932 e il 1933, che ha portato all’uccisione di sette milioni di ucraini per fame.

Contestualizzato nell’ambito della collettivizzazione forzata delle terre, lo Holodomor – “Morte per Fame” in Ucraino – è consistito nell’ordine impartito da Mosca di privare con la forza la popolazione del cibo e dell’acceso a scorte alimentari.

Lo Holodomor è definibile tout court un genocidio. Lo scopo della Morte per Fame è stato infatti quello di eliminare gli ucraini: popolo “colpevole” di essere etnicamente differente dai Russi, e politicamente ostile al regime sovietico imposto sulle Rive del Dnipro dal 1920.

Oltre all’ondata del 1932-1933, altri due Holodomor hanno avuto luogo in Ucraina. La prima Morte per Fame, tra il 1920 e il 1921, è stata organizzata da Mosca all’indomani della Rivoluzione Bolscevica, mentre la terza, tra il 1946 ed il 1947, ha avuto luogo a seguito della Seconda Guerra Mondiale, con gli ucraini fortemente indeboliti da cinque anni di occupazione nazista e sovietica.

In Ucraina, lo Holodomor è ricordato con un’apposita Giornata del Ricordo, condivisa dalle principali comunità dell’emigrazione ucraina nel Mondo, sopratutto in Canada e negli Stati Uniti d’America.

Purtroppo, quello che è stato riconosciuto a livello internazionale come un genocidio non è trattato adeguatamente nei libri di storia occidentali, ed anche in Ucraina c’è chi cerca di ridurre il significato dello Holodomor.

Il negazionismo in Europa Occidentale e l’amnesia del Presidente Yanukovych

Dopo pochi mesi dalla sua elezione, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, particolarmente attento a non irritare la Russia di Putin, ha dichiarato in sede internazionale che lo Holodomor non è stato un genocidio, bensì una grande tragedia che ha accomunato ucraini, russi ed altre popolazioni dell’ex-Unione Sovietica.

Le dichiarazioni di Yanukovych hanno cancellato l’importante lavoro del suo predecessore, Viktor Yushchenko, che assieme ai governi guidati da Yulia Tymoshenko molto si è speso tra il 2005 e il 2009, dopo la Rivoluzione Arancione, per tenere alta la memoria di una delle pagine più buie della storia d’Europa.

E’ per questa ragione, anche per colmare il gap di informazione che i media e il sistema di insegnamento occidentale commettono circa lo Holodomor, è opportuno spendere parole e tempo nel trattare la tematica del genocidio ucraino.

La verità è giusto raccontarla per  rammentarsi delle vittime innocenti. Sol così l’Europa, con onestà intellettuale, può fare davvero i conti con la sua storia.

Matteo Cazzulani

NAGORNO-KARABAKH: NON SOLO UNA QUESTIONE DI “BUONI” E “CATTIVI”

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 29, 2012

L’articolo “Genocidio armeno e Guerra del Gas”, pubblicato il 27 Gennaio sul Legno Storto, è stato oggetto di obiezioni da parte dell’Iniziativa Italiana per il Karabakh: preoccupata nell’evidenziare le sole responsabilità azere di un conflitto delicato e complesso. Il perché le questioni etniche dell’area ex-URSS non possono essere giudicate limitandosi alla circoscritta area geografica, bensì, considerando un areale più ampio: in cui le tendenze imperiali di Mosca – mai sopite – rappresentano una minaccia attuale per l’Unione Europea

La carte dell'Europa Centro-Orientale presso la sede di Praga di Radio Liberty

Le obiezioni sono legittime, ma il vero significato della questione resta poco chiaro. Di recente, l’articolo “Genocidio Armeno e Guerra del Gas” è stato oggetto di critica da parte dell’Iniziativa Italiana per il Nagorno-Karabakh che, con una lettera alla Redazione, ha obiettato su alcuni passaggi inerenti la regione contesa tra Armenia ed Azerbajdzhan.

Tra essi, viene discussa l’ampiezza della regione – 11458,00 chilometri quadrati, contro i 4500 riportati nell’articolo – è sottolineato il diritto alla nascita di questo Stato autonomo “concordemente con la legislazione dell’URSS e successivi atti giuridici della Corte Costituzionale di Mosca”, e si addossa la colpa del mancato riconoscimento della “piccola, indipendente realtà democratica del Nagorno-Karabakh” agli “interessi petroliferi dell’Occidente”.

Tralasciando ogni commento sulle obiezioni di carattere geografico – la superficie di 4500 chilometri quadrati è confermata dai più autorevoli siti di informazione, tra cui quello della BBC: da cui l’autore dell’articolo ha tratto l’informazione – restano una serie di problemi di fondo che portano a tre serie riflessioni di ordine culturale, storico, e geopolitico.

La prima, su cui l’autore dell’articolo concorda con quello della lettera, riguarda la scarsa attenzione che, salvo rare eccezioni, l’informazione e l’istruzione italiana riservano allo Spazio ex-sovietico. Nel Belpaese, tanto si parla di Africa, troppo di Sudamerica, ma poco nulla di Europa Centro-Orientale, e, quando lo si fa, sovente si traggono conclusioni superficiali: motivate dalla considerazione del problema da una prospettiva russo-centrica.

Sul perché l’Italia racconta con le lenti di Mosca presente e passato di altri Paesi europei – molti dei quali membri UE – è una questione culturale tanto consolidata quanto inaccettabile, che, di conseguenza, porta ad una scarsa informazione anche sull’area dell’ex-Unione Sovietica: tra cui, per l’appunto, il Nagorno-Karabakh.

Pertanto, bene fa l’Iniziativa Italiana per il Karabakh a “lavorare da poco più di un anno per far conoscere anche in Italia” questa realtà territoriale: sulla quale, tuttavia, nonostante le difficoltà storico-culturali, è sempre bene mantenere un equilibrio di vedute.

Proprio nella ratio storica sta il secondo punto: il conflitto del Nagorno-Karabakh è una delle molteplici frizioni etniche nell’ex-Unione Sovietica sfruttate da Mosca, sin dai tempi dello zarismo, per mantenere la propria egemonia imperiale nell’area. Un caso simile a quello del Nagorno-Karabakh è, ad esempio, quello della Crimea.

Questa penisola sul Mar Nero in epoca antica è avamposto degli sciiti, poi terra di conquista per goti, unni, e tatari dell’Orda d’Oro. Nel 1400, passa sotto l’influenza dei turchi, per poi, due secoli più tardi, essere oggetto di scontro tra la Respublica Polacco-Lituana, la Turchia, e l’Impero Russo.

Indebolitasi la prima, la Crimea – Canato multietnico e plurireligioso – diventa una questione tra turchi e russi, i quali, nel 1783, includono la penisola nell’Impero Zarista. Roccaforte dell’Armata Bianca durante la Rivoluzione Bolscevica, la Crimea, nel 1921, è inclusa nella Repubblica Socialista Sovietica Russa, ed è presto colpita dai primi due Holodomor .

Queste carestie artificiali – organizzate nel 1921-22 e nel 1932-33 nell’ambito della politica di collettivizzazione forzata delle terre di Stalin – sono provocate della autorità di Mosca per eliminare il popolo ucraino: ritenuto pericoloso ed ostile all’imposizione del comunismo. Eliminati gli ucraini, Stalin, nel 1944, convinto della collaborazione tra i tatari e i nazisti, deporta l’intera popolazione mussulmana della penisola in Siberia.

Completamente russificata dal punto di vista etnico, culturale, e linguistico, nel 1954 la Crimea è ceduta alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Indipendente da Mosca nel 1991, Kyiv deve gestire la presenza russa non solo a livello etnico, ma anche militare: la permanenza della Flotta Russa del Mar Nero nella base militare di Sebastopoli è questione attuale fino al 2042.

Di pari passo, la Russia ha gioco facile nell’appoggiare le rivendicazioni separatiste dei russi di Crimea per destabilizzare l’Ucraina, e contrastarne le legittime aspirazioni euro-atlantiche: sopratutto in seguito alla Rivoluzione Arancione del 2004.

Questo lungo excursus sulla Crimea è solo un esempio per indicare come delicate questioni di carattere etnico nell’ex-Unione Sovietica non possano essere analizzate a prescindere da un contesto più ampio della singola regione che si desidera trattare.

Così come la vicenda di Crimea non può esaurirsi alla sola questione tra russi e tatari, ma va altresì collegata alle politiche etniche sovietiche adottate anche nei confronti degli ucraini – e, in epoca odierna, ai rapporti di forza tra la Russia e l’Ucraina Indipendente – anche la questione nel Nagorno-Karabakh non può essere limitata ad un conflitto tra “buoni” e “cattivi”, azeri o armeni che siano.

Da dove proviene il maggiore pericolo per l’Unione Europea

A dover essere sottolineata è, bensì, una pericolosa costante della storia che dovrebbe allarmare in primo luogo gli Europei: nello spazio ex-sovietico, la tentazione imperiale della Russia non è mai cessata, e, nel 2012, si appresta a riemergere con ancora maggior vigore.

Oggi, in un Mondo totalmente diverso da quello in cui si è vissuti solo un decennio fa, Mosca vuole imporsi come superpotenza al pari di Cina, India, e Brasile: il tutto, chiaramente a discapito dell’Unione Europea, destinata sempre più alla provincia del pianeta.

Negli ultimi mesi, su spinta del futuro Presidente russo, Vladimir Putin, il Cremlino ha ricompattato attorno a se la vecchia URSS nell’ambito dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, concepito da Mosca, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, con il preciso scopo di eliminare Bruxelles dalla competizione globale.

Con l’UE in preda alla crisi dell’Euro, gli Stati Uniti che hanno rinunciato al ruolo di difensori dei valori occidentali nel Mondo finora esercitato, e le forniture di gas per l’Europa in mano quasi unicamente alla Russia, occorre ammettere che la minaccia principale per la Sicurezza ed il prestigio internazionale del Vecchio Continente proviene ancora da est.

Per questa ragione, e per salvaguardare il futuro nostro e delle prossime generazioni di Europei, è opportuno non lasciarsi attirare dalle sirene arabe, o preoccuparsi solo per il rafforzamento della posizione geopolitica della Turchia, ma guardare al Mondo nella sua totalità: coniugando prospettive globali con riflessioni di carattere storico, culturale, ed energetico.

Matteo Cazzulani

LA CRISI FRANCO-TURCA : UN RISCHIO PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA EUROPEA

Posted in Azerbajdzhan, Francia, Guerra del gas by matteocazzulani on January 26, 2012

Il Senato francese riconosce il diniego del genocidio degli armeni come reato, scatenando le reazioni di Turchia ed Azerbajdzhan. Oltre alla rottura tra Parigi ed Ankara, a rischio è anche il riesplodere della contesa tra armeni ed azeri per il Nagorno-Karabakh, su cui la Russia mantiene il controllo per impedire la politica di autonomia energetica dell’UE da Mosca

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy

Una miccia accesa nel Senato di Parigi infiamma Medio Oriente, centro Asia, ed interessi energetici dell’Europa. Nella giornata di lunedì, 23 Gennaio, la Camera Alta francese ha votato una proposta di legge che sanziona la negazione pubblica del genocidio degli armeni in Francia con un anno di prigione ed una multa di 45 Mila euro.

A favore del documento si è schierata una consistente maggioranza trasversale, composta dall’opposizione socialista e dalla maggioranza dell’UMP fedele al Presidente Nicolas Sarkozy: primo sostenitore di un’iniziativa parlamentare concepita per aiutare il Capo di Stato attuale alla riconferma all’Eliseo. Contrari, invece, alcuni settori della maggioranza, tra cui il Ministro degli Esteri, Alain Juppé: preoccupato per le serie ripercussioni che la proposta di legge potrebbe scatenare nei rapporti bilaterali con la Turchia.

Secondo il documento, e il giudizio di diversi storici, tra il 1915 ed il 1917, sul suolo turco, le autorità dell’Impero Ottomano hanno ucciso un milione e mezzo di armeni in un’operazione di pulizia etnica. Ankara, al contrario, ha ridotto il numero delle vittime a 500, escluso la ragione politica di tali omicidi, e ritenuto ogni condanna estera dell’avvenimento come un inopportuno inserimento nelle questioni interne alla Turchia.

Difatti, le proteste da parte turca non si sono fatte attendere. Il Ministro della Giustizia di Ankara, Sadullah Ergin, ha ritenuto l’iniziativa “vergognosa, ingiusta e segno di aperta ostilità nei confronti dello Stato turco”. In aggiunta, l’Ambasciatore turco a Parigi ha dichiarato la possibilità di arrivare ad una totale rottura, ed al declassamento dei rapporti diplomatici tra Ankara e Parigi.

Nessun passo indietro da parte della Francia: per entrare in vigore, il discusso progetto di legge attende solo una firma di Sarkozy oramai certa. A suo favore, non gioca solo l’ambizione politica del Presidente transalpino, ma anche una logica di politica estera ben precisa: la Turchia è attore sempre più importante sullo scacchiere medio-orientale – come dimostrato dal ruolo esercitato nelle crisi iraniana e siriana, e nel conflitto israelo-palestinese – su cui Parigi non intende cedere lo scettro di protagonista.

Tuttavia, ripercussioni dovute all’iniziativa francese si sono verificate anche in zone fondamentali per la sicurezza energetica europea. Il Senato transalpino ha ottenuto il plauso pubblico del Presidente armeno, Serzh Sarkisjan, che, in una lettera aperta, ha lodato il collega Sarkozy per la tradizionale attenzione prestata alla questione dei Diritti Umani nel Mondo. Una frase che ha fatto andare su tutte le furie il vicino Azerbajdzhan, il cui Ministero degli Esteri ha invitato Parigi a profondere pari sforzi politici nel denunciare anche l’occupazione armena di terre azere, e nel riconoscere i diritti dei profughi di Baku dal Nagorno-Karabakh.

La Francia litiga, l’Europa perde

Questa regione di 4500 chilometri quadrati è uno dei teatri più caldi dello spazio ex-sovietico. Inserita territorialmente negli anni venti nella Repubblica Sovietica dell’Azerbajdzhan – per premettere a Mosca di esportare il comunismo in Turchia – prima e dopo la caduta dell’URSS è stata contesa, in due guerre, nel 1987 e nel 1994, tra azeri ed armeni. Questi ultimi sono risultati vincitori, ed oggi il Nagorno-Karabakh è una repubblica indipendente non riconosciuta: inserita nel territorio dell’Armenia, ed ubicata in una regione delicata per questioni politiche ed energetiche.

Da un lato, la Russia non ha mai voluto rinunciare all’egemonia sull’ex-URSS, e si è schierata a più riprese in sostegno dell’Armenia, in cui Mosca mantiene una base militare recentemente rinnovata fino al 2044. Di contro, l’Azerbajdzhan ha trovato sponde nella Turchia e nella Georgia: Stati che sempre hanno sostenuto le ragioni di Baku sul Nagorno-Karabakh. Sullo sfondo della mera questione territoriale sta, però, la corsa all’approvvigionamento energetico dell’Unione Europea.

Azerbajdzhan, Georgia, e Turchia rientrano nel piano varato dalla Commissione Barroso per la costruzione di una rete di gasdotti per trasportare gas dai giacimenti di Baku – con cui Bruxelles ha già stretto accordi – direttamente nel Vecchio Continente: lo scopo è quello di evitare il transito per il territorio della Russia, da cui l’UE dipende quasi totalmente. Da parte sua, Mosca, utilizza la propria presenza in Armenia per ostacolare i progetti di indipendenza energetica europei e, nel contempo, mantenere in scacco azeri, georgiani e turchi con la costante minaccia della riapertura delle ostilità militari.

Come rilevato da analisti in materia energetica, la stabilità nella regione, finora mantenuta a fatica, è una delle condizioni fondamentali per la realizzazione in tempi brevi del progetto di gasdotti e condutture dal centro Asia all’Unione Europea. La riapertura di un qualsiasi conflitto, o anche solamente il peggioramento delle relazioni diplomatiche tra Turchia ed Azerbajdzhan con l’Occidente, può mantenere il Vecchio Continente energicamente dipendente dalla Russia.

Le conseguenze di tale scenario sulla sicurezza nazionale dei singoli Paesi UE sarebbero gravose e compromettenti. Per questa ragione, una crisi diplomatica tra Francia e Turchia, nel periodo attuale, è pericolosa per la realizzazione del progetto di indipendenza energetica dell’Unione Europea, e, per questo, da evitare in tutti i modi.

Non è un caso se anche presso la stampa francese sono emerse perplessità sulla tempistica – e non sulla ratio – con cui si è scelto di condannare una delle pagine più nere della storia europea, al pari delle purghe staliniane, della Shoah e dello Holodomor: genocidio del popolo ucraino, peraltro, mai riconosciuto dalle Autorità transalpine.

Matteo Cazzulani

VERITA SU STALIN ED HITLER: L’ INTEGRAZIONE UE PASSA ANCHE DALLA STORIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 28, 2011

L’iniziativa del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi presa per educare le nuove generazioni europee su un passato di sangue e violenza non adeguatamente trattato nemmeno nel presente. Il ruolo del Gruppo di Vysehrad e della presidenza polacca, particolarmente impegnata al futuro di un continente sempre più vecchio e relegato ai margini del Mondo globalizzato

Campagna di divulgazione dei crimini del comunismo a Leopoli, Ucraina

Non servirà a battere la crisi, e nemmeno a risolvere la cronica mancanza di una politica estera, di difesa, ed energetica comune, ma almeno permetterà ad un Vecchio Continente chiarezza sul proprio passato, ed un futuro maggiormente responsabile. Nella giornata di Sabato, 15 Ottobre, è stata varata la creazione del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi, una struttura per il coordinamento del lavoro di storici UE, finalizzato a ricerca, documentazione, e produzione di materiale riguardo al comunismo ed al nazismo: due grandi barbarie che, non ancora adeguatamente investigate – sopratutto nei Paesi dell’Europa Occidentale – nel secolo scorso hanno trasformato il continente in una fabbrica di morte.

Nello specifico, il Centro si occuperà di dialogare con le nuove generazioni di studenti che, nati dopo il crollo del Muro di Berlino, rischiano di smarrire la reale percezione della gravità di fatti come gulag, purghe, olocausto, shoah, holodomor ed altri crimini contro l’umanità perpetrati da sanguinari dittatori quali Stalin ed Hitler. Come illustrato nella conferenza stampa di presentazione del progetto, il Centro – che avrà sede a Praga, nel cuore dell’Europa, con una filiale a Bruxelles, la Capitale politica – ha lo scopo di rendere giustizia ai milioni di europei vittime di inaudite violenze per differente appartenenza politica, religiosa e nazionale: la cui reale portata non va né dimenticata, né ridimensionata.

A livello politico, a dare una scossa all’iniziativa europea è stato il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – che, avendo sperimentato sulla propria pelle ambo i totalitarismi fino ad una ventina di anni or sono, hanno deciso di mettere il proprio passato al servizio del futuro di una generazione europea che, nel bene o nel male, è destinata un giorno a prendere le redini del Vecchio Continente.

“E’ sulla storia delle nostre generazioni che si costruisce il futuro – ha illustrato il Primo Ministro ceco, Petr Necas – per questo l’iniziativa è di fondamentale importanza”.

Ancora un successo per Varsavia

Dunque, un’iniziativa per l’integrazione europea fortemente voluta anche dalla singola Polonia: presidente di turno UE che, non senza difficoltà, sta sfruttando il primo semestre di guida della sua storia per rafforzare le strutture comunitarie, e dare a Bruxelles una comune visione in settori chiave come l’Estero, l’Energia, e la Difesa. Se nei primi due casi un qualche minimo successo è stato raggiunto – si ricordi l’avvio dei negoziati per Accordi di Associazione con l’UE per Moldova e Georgia, e la collaborazione con la Commissione Barroso per diminuire la dipendenza dal gas russo – nel secondo, Varsavia non è riuscita a battere la cronica divisione che caratterizza il Vecchio Continente fin dalla sua nascita. Ma non si è data per vinta.

Respinta l’idea di evolvere ad esercito europeo il Gruppo di Weimar – alleanza di coordinamento degli sforzi militari tra Polonia, Francia, e Germania – a causa del veto di una Gran Bretagna maggiormente attenta a non sminuire il ruolo della NATO, il governo polacco si è rivolto proprio a Vysehrad per concepire una comune forza di intervento in crisi internazionali con la partecipazione di Georgia ed Ucraina, da allargare in primis agli Stati Baltici e, successivamente, all’Europa Occidentale.

Un programma che, se attuato, potrebbe finalmente dimostrare quanto la tanto vituperata in Occidente Nuova Europa sia molto più filo europea di molti altri Paesi. Magari, riuscendo a convincere francesi, tedeschi, ed inglesi, che dinnanzi alle crisi economiche ed umanitarie di oggi – default nel sud UE e ritorno delle velleità imperiali della Russia di Putin – l’unico modo per mantenere il continente competitivo sia l’allargamento ad est, e l’unità di azione: sopratutto in quei settori in cui singoli colossi energetici antepongono il proprio interesse a quello generale.

Matteo Cazzulani

HOLODOMOR: IL MONDO RICORDA IL GENOCIDIO DEGLI UCRAINI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2011

Il 26 Novembre è la giornata mondiale del ricordo della Grande Fame, perpetrata dal regime staliniano per eliminare il popolo ucraino da terre storicamente ambite dai russi. L’importanza di una pagina nera della storia europea, politicamente scorretta secondo la vulgata sovietica

Commemorazioni dello Holodomor a Kyiv

Spesso le parole hanno un’importanza ben maggiore della semplice comunicazione, anche a costo di essere noiosi, pedanti, e ripetitivi. Nella giornata di Sabato, 26 Novembre, il Mondo intero ricorda lo Holodomor: genocidio del popolo ucraino per mano del regime staliniano che, nell’ambito della collettivizzazione forzata delle terre, tra il 1932 ed il 1933 ha ucciso per fame circa 7 milioni di piccoli proprietari terrieri e contadini, rei di non appartenere né alla classe operaia, né ad una popolazione mansueta dinnanzi al giogo russo.

A dimostrazione del carattere nazionale della barbarie sono le regioni in cui lo Holodomor è stato acutamente organizzato: le Oblast’ di Donec’k, Dnipropetrovs’k, Kharkiv, Poltava, Kherson, Kyrovohrad, Mykolajiv, Cherkasy, Zaporizhzhja, e persino il Kuban – oggi geograficamente nella Federazione Russa – terre popolate da ucraini che i sovietici, riprendendo la politica zarista, hanno voluto russificare per legittimare il proprio dominio, dapprima con deportazioni forzate, poi con la morte per fame.

Sulle modalità di esecuzione, le testimonianze che ancor oggi si possono raccogliere in molti villaggi dell’Ucraina sono tanto chiare quanto agghiaccianti. I villaggi venivano sistematicamente isolati dai soldati dell’Armata Rossa, le vie di comunicazione presidiate, il bestiame ed ogni altro genere di conforto confiscato. Nessuna necessità di sparare, salvo quando qualche ucraino veniva scoperto con delle sementi, magari accuratamente nascoste persino nel risvolto dei calzoni.

Dettagli atroci che, ancor oggi, devono essere del tutto riabilitati. Duole constatare come non solo i libri di storia dell’Europa Occidentale – con l’eccezione di quelli britannici – continuino sistematicamente ad ignorare questo genocidio di un popolo del Vecchio Continente, ma, di recente, come persino le stesse Autorità ucraine – molto probabilmente in sudditanza psicologica di Mosca – abbiano declassato la Grande Fame ad una “grande tragedia che ha accomunato russi, bielorussi ed ucraini”.

Queste sono state le parole del Presidente, Viktor Janukovych nel maggio del 2010 presso un Consiglio d’Europa esterrefatto tanto quanto gli stessi ucraini che, immediatamente, hanno preso le distanze dalle parole del loro Capo di Stato, altresì apprezzate da una sinistra al caviale che, molto influente nella cultura europea, ben si astiene nel permettere l’insegnamento nelle scuole dell’ennesimo genocidio compiuto da Stalin e, più in generale, dall’Unione Sovietica.

Dunque, lo Holodomor è una pagina politicamente scorretta, da non leggere perché scomoda e pericolosa, oppure da raccontare in modo parziale e distorto. Una tentazione che, in qualche modo, ha colpito anche chi scrive, dimentico di precisare che quella del 1932-33 non è che la seconda ondata della Grande Fame. Prima di essa vi fu quella del 1920-1921, all’indomani della Rivoluzione Bolscevica, mentre la terza avvenne tra il 1946 ed il 1947, dopo un Secondo Conflitto Mondiale in cui, attaccati da comunisti e nazisti, quello ucraino è stato tra i popoli più duramente colpito.

A riconoscere la Grande Fame come genocidio del popolo ucraino è stata la Verkhovna Rada all’indomani dell’Indipendenza nel 1991, ma solo un decreto firmato dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, ha istituzionalizzato la ricorrenza.

Nonostante l’indifferenza delle autorità odierne, a Kyiv, ed in altre città ucraine, è prevista la classica veglia di preghiera, con l’accensione pubblica di una candela alle 16: quando il sole è già tramontato, e l’unica luce visibile è quella del simbolo della Grande Fame. Come ogni anno, a tale iniziativa partecipa anche la diaspora ucraina nel Mondo, spesso sostenuta dalle comunità locali, per nulla insensibili alla ricorrenza.

Una candela per battere lil silenzio

Forse, nel privato di ciascuno, non sarebbe una cattiva idea l’accensione di una candela anche in ogni famiglia italiana: così come questo articolo, non servirà alla riabilitazione delle vittime innocenti, ma sarà un segno di maturità civile che, si spera, possa spingere un Vecchio Continente sempre più attaccato al gas di Putin, piuttosto che ai valori dell’Occidente, a fare finalmente i conti con il proprio passato, ed a riconoscere anche quegli episodi della storia politicamente scorretti.

Una lettura onesta della storia è condizione fondamentale non solo per il rafforzamento di una comune coscienza europea, ma anche per la crescita della generazione del domani, chiamata ad affrontare tempi che, sul piano internazionale, si prospettano assai complicati.

Matteo Cazzulani

Nova Kakhovka e Dniprjany. Funzionale Federalismo a corto respiro

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 25, 2011

La quarta tappa dell’Eurobus sono due paesi nella Oblast’ di Kherson, nel sud dell’Ucraina

Tanta attenzione per il presente. Meno per futuro e passato. Questa e la situazione in cui si trovano Nova Kakhovka e Dnyprjany, due centri della Oblast’ di Kherson.

Un’isola felice, nel caso del primo dei due centri, retta da un amministrazione locale attenta ad ogni ambito della vita di tutti giorni. La cura del verde, le esercitazioni dei vigili del fuoco, la manutenzione di centri di aggregazione giovanile.

Tra essi, degno di nota particolare e lo stadio locale: roccaforte della squadra Enerhija, leader indiscussa del proprio campionato di categoria, a punteggio pieno.

A permettere tale tenore di vita, una completa autonomia fiscale. Una sorta di federalismo, molto raro nel Paese. Nova Kakhovka trattiene per se tasse ed introiti. E, grazie a tale particolare regime, riesce a garantire un adeguato tenore di vita per la sua cittadinanza.

“Vogliamo fare del nostro circondario un centro in cui tutti gli ucraini vogliono vivere” spiega Oleksandr Dmytrovych, deputato di maggioranza del consiglio comunale.

Tutto ideale, sembrerebbe. Anche sul piano politico, dove, a livello cittadino, regna una cospicua stabilita. L’intero potere e nelle mani del Partija Rehioniv, a cui, oltre al Presidente ed al Premier ucraini, appartengono 26 consiglieri di Nova Kakhovka su 50. Abbastanza per approvare senza interruzioni ogni provvedimento per il bene della vita dei cittadini di tutti i giorni.

Il presente, appunto. Questo e forse il vero problema.

“Qui si vice bene, ma nessun piano a lungo raggio garantisce sicurezza per il futuro – spiega Tamara Ivanovna, Direttrice della seconda scuola di Dniprjany – i nostri studenti sognano di studiare nell’Unione Europea. Ma e difficile ottenere visti e documentazioni necessarie”.

A questo, va aggiunto lo scarso insegnamento dell’inglese, e l’insufficiente diffusione di internet. Troppo poco per progettare un futuro all’altezza delle aspirazioni dei giovani studenti.

“Le autorità cittadine non si oppongono affatto – continua la direttrice, anch’essa deputata, indipendente, del consiglio comunale – ma si limitano al mero patrocinio. Dobbiamo fare tutto da soli. Stilare progetti, stabilire contatti, organizzare iniziative. Ovviamente, a nostre spese”.

Tuttavia, oltre al futuro, importante e anche il passato. Sempre secondo Tamara Ivanovna, storica di formazione, Nova Kakhovka e Dniprjany sono state strappate ai turchi da Caterina II. Malgrado l’appartenenza all’impero russo, la cultura ucraina ha resistito, seppur a fatica. Ed anche oggi, in un periodo di ritorno di una russificazione nelle scuole e nei media, c’è chi cerca di resistere, e di coltivare la memoria di una pagina di storia locale differente da quella dettata da Mosca.

“Malgrado la gente parli normalmente il russo – continua la Tamara Ivanovna – qui incentiviamo gli studenti ad avvalersi dell’ucraino anche tra di loro”.

Non una costrizione, come, opportunaamente, evidenzia, ma un atto di rispetto per un Paese tutt altro che diviso.

Anche qui ha colpito molto duro lo Holodomor. Ed e in ricordo del genocidio del popolo ucraino, perpetrato da Stalin nel 1932-33, che la direttrice si e strenuamente battuta per l’installazione di un monumento.

Una semplice croce di legno. Per tenere vivo un passato, in vista di un futuro migliore.

Matteo Cazzulani

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UCRAINI DI RUSSIA CONTRO JANUKOVYCH

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on February 20, 2011

Il Capo dello Stato accusato di sottacere la repressione sciovinista della cultura di Shevchenko delle Autorità russe

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Janukovych difenda la dignità degli ucraini a Mosca. E’ questo l’appello lanciato dall’Unione degli Ucraini di Russia – OUR – delusi dalle dichiarazioni del Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, circa la normalizzazione del conflitto tra il Cremlino e l’Associazione.

Alla Rada, il Capo della diplomazia di Kyiv ha comunicato la riapertura della Biblioteca di Letteratura Ucraina di Mosca, e giustificato lo scioglimento dell’Unione, in quanto lesiva della legislazione russa. Pura menzogna, dal momento in cui l’OUR, diversamente dalle accuse, non ha mai svolto attività politica.

Inoltre, sempre in contrasto con quanto sostenuto da Mosca, l’Unione possiede sedi in 45 regioni sulle 83 totali della Federazione Russa. Superando il 50%, ha diritto ad essere riconosciuta come Organizzazione di carattere nazionale.

Infine, l’OUR ha evidenziato che il Centro Culturale non ha ripreso affatto la sua attività. Oltre ai computer ed agli indici, sequestrati dalla polizia, interrotta persino la distribuzione di periodici nella lingua di Shevchenko – Taras, il Poeta nazionale Ucraino.

Kyiv e Tbilisi nel mirino

Lo scorso 27 Gennaio, la Corte di Cassazione russa ha confermato la cancellazione dell’Autonomia Nazional-Culturale degli Ucraini della Federazione.

Già il 24 Novembre 2010, il Tribunale Supremo ha giudicato pertinenti le accuse di nazionalismo rivolte dal Ministero della Giustizia.

Reo, secondo il guardasigilli di Mosca, di ricordare le vittime dello Holodomor: il genocidio del popolo ucraino, per mezzo di una carestia artificiale, pianificata da Stalin nell’ambito del programma di collettivizzazione forzata delle terre, tra il 1932 ed il 1933.

Oltre all’Autonomia Nazional-Culturale degli Ucraini della Federazione, a finire nel mirino del Cremlino anche la Biblioteca di Letteratura Ucraina di Mosca. L’unico luogo, in cui poter reperire e consultare libri e riviste nella lingua di Shevchenko, è stato oggetto di ripetute perquisizioni, sequestro di materiali, e blitz della polizia.

Oltre alla confisca di libri sulla cultura nazionale per indagini linguistico-psichiatriche, le percosse ai danni della Direttrice, Natal’ja Sharina. La quale ha esposto denuncia alla magistratura.

Gli unici a protestare, i patrioti ucraini, e le forze politiche dell’Opposizione Democratica. Accanto ad essi, il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, turbato dinnanzi ad un’ondata di nazionalismo russo che, in passato, ha colpito anche il suo popolo.

Nessun commento da suo collega ucraino, Viktor Janukovych, stretto alleato del Cremlino. Una liaison particulière, che ha spinto il Capo di Stato di Kyiv ad un clamoro silenzio, dinnanzi alla crociata sciovinista, contro ideologie ritenute dalla Russia pericolose.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA UNA NUOVA ASSOCIAZIONE DEGLI UCRAINI

Posted in Russia by matteocazzulani on February 7, 2011

L’Organizzazione Civica Panrussa degli Ucraini sorge sulle ceneri delle precedenti, liquidate dalla politica ucrainofoba del Cremlino. Poche certezze sulla sua composizione

Il Poeta Nazionale Ucraino, Taras Shevchenko

Ricostruire la rappresentanza, dopo le campagne ucrainofobe. A rendere nota la decisione, l’Ambasciatore di Kyiv a Mosca, Volodymyr Jel’chenko, che ha comunicato l’intenzione di ripristinare in Russia un’organizzazione di rappresentanza del popolo ucraino.

Come riportato da RBK-Ukrajina, su lancio 5 Kanal, a dirigere l’Organizzazione Civica Panrussa degli Ucraini — questo il suo nome — saranno 12 attivisti, già impegnati nell’organizzazione della riunione fondativa.

Ricordare la Grande Fame è un reato

Su identità ed orientamento, nessuna notizia. Di certo, resta la campagna anti-ucraina, a cui ogni associazione, impegnata a Mosca nel mantenimento della cultura di Shevchenko — Taras, il Poeta Nazionale — è stata vittima negli ultimi tempi.

Lo scorso 27 Gennaio, la Corte di Cassazione russa ha confermato la cancellazione dell’Autonomia Nazional-Culturale degli Ucraini della Federazione.

Già il 24 Novembre 2010, il Tribunale Supremo ha giudicato pertinenti le accuse di nazionalismo rivolte dal Ministero della Giustizia.

Reo, secondo il guardasigilli di Mosca, di ricordare le vittime dello Holodomor: il genocidio del popolo ucraino, per mezzo di una carestia artificiale, pianificata da Stalin nell’ambito del programma di collettivizzazione forzata delle terre, tra il 1932 ed il 1933.

Oltre all’Autonomia Nazional-Culturale degli Ucraini della Federazione, a finire nel mirino del Cremlino anche la Biblioteca di Letteratura Ucraina di Mosca. L’unico luogo, in cui poter reperire e consultare libri e riviste nella lingua di Shevchenko, è stato oggetto di ripetute perquisizioni, sequestro di materiali, e blitz della polizia.

Oltre alla confisca di libri sulla cultura nazionale per indagini linguistico-psichiatriche, le percosse ai danni della Direttrice, Natal’ja Sharina. La quale ha esposto denuncia alla magistratura.

Gli unici a protestare, i patrioti ucraini, e le forze politiche dell’Opposizione Democratica. Accanto ad essi, il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, turbato dinnanzi ad un’ondata di nazionalismo russo che, in passato, ha colpito anche il suo popolo.

Nessun commento da suo collega ucraino, Viktor Janukovych, stretto alleato del Cremlino. Una liaison particulière, che ha spinto il Capo di Stato di Kyiv ad un clamoro silenzio, dinnanzi alla crociata sciovinista, contro ideologie ritenute dalla Russia pericolose.

E contrarie alla Grandeur imperiale del Paese.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: STAMPA RUSSA CERCA DISCREDITO DI VOCE ARANCIONE E LEGNO STORTO

Posted in Editoriale, Ukraina by matteocazzulani on January 13, 2011

Il blog ed il quotidiano vittime della menzogna di “traduttori”. Tutti i dettagli della questione

La bandiera ucraina

Cronaca di ordinario discredito. Per questo aggiornamento, abbiamo scelto di scrivere in prima persona, per narrare quanto di curioso accaduto nei media ucraini negli ultimi giorni.

Un articolo, circa l’ennesimo interrogatorio ai danni dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, postato sulla Voce Arancione, è stato pubblicato, come di consueto, anche su Il Legno Storto. Come si evince dai link, quanto riportato nel pezzo rimanda alle dichiarazioni dell’ufficio stampa BJuT, da cui è stata presa la notizia.

Succede che gli “amici” del sito INOSMI.RU, dedicato alla “traduzione” in russo degli articoli della stampa estera riguardanti Russia e dintorni, riprende la notizia a modo proprio, insinuando che il Legno Storto, e l’autore dell’articolo, hanno ottenuto informazioni dal governo giapponese – !!! – circa l’effettivo uso dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali da parte dell’ex Primo Ministro. Che, lo ricordiamo, per questo, ed altri capi d’accusa, è sotto processo.

Non è la prima volta che questo sito si permette di modificare a piacere pezzi di medesimo autore e testata. Già è successo nel maggio scorso, con un articolo sul Donbas, falsificato, nella versione russa, per gettare fango sulla missione diplomatica Jevroavtobus 3.

Il problema è che la versione INOSMI viene presa per buona. E, fatto sorprendente, ripresa anche da quella stampa ucraina teoricamente seria.

In primis, il sito di Bat’kivshchyna, che pone in risalto il fatto che un giornale occidentale tratti la questione.

Segue a ruota la UNIAN — l’ANSA italiana — che, inevitabilmente, genera la reazione della maggioranza. E qui viene il bello.

Interviene il Parlamentare

A rispondere è il Parlamentare del Partija Rehioniv, Vadym Kolesnichenko, che, sempre prendendo per buona la versione INOSMI, attacca Legno Storto, etichettandolo come “rivista di secondo ordine, letta solo nella regione di Milano [che, ricordiamo a Kolesnichenko, si chiama Lombardia, n.d.a.]”.

Inoltre, l’esponente del partito di governo confronta il media italiano con quelli che definisce “giornali ben più rappresentativi dell’Italia, sopratutto in quanto stampati [Legno Storto è un quotidiano on-line, n.d.a.] tra cui La Repubblica”. Che, guarda caso, a fine dicembre ha pubblicato un’intervista a Julija Tymoshenko, in cui il collega giornalista — a cui va il nostro rispetto profesionale, ma non la condivisione intellettuale — non ha dipinto un quadro ottimale della Leader dell’Opposizione Democratica.

Senza soffermarsi sul fatto che il quotidiano preso ad esempio da Kolesnichenko appartiene ad una famiglia editoriale di cui fa parte una nota rivista di politica estera che ha negato lo Holodomor — il genocidio del popolo ucraino per fame artificiale, compiuto da Stalin tra il 1932 ed il 1933 — occorrerebbe evitare di discernere tra media più o meno rappresentativi in base alla loro diffusione nel formato stampato. Ma questa è un’altra questione.

A cascarci è anche l’autorevole Ekonomichna Pravda, versione economica della gloriosa Ukrajins’ka Pravda. Che, oltre a riprendere la notizia, cita persino nome e cognome dell’autore — nulla di male — presentandolo come informato dei fatti direttamente dal Giappone – !!!!.

Chiarimento è arrivato da un blogger, Mykola Hudkovych, che, dopo avere sentito l’autore, ha dimostrato come nessuno abbia contatti con governanti del Sol Levante. Notizia prontamente ripresa dalla televisione ucraina, Channel 24.

Per dovere di cronaca

Alla fine della questione, non prima di avere ringraziato i lettori per gli attestati di stima, solidarietà, ed indignazione — verso chi discredita — pervenuti all’autore, alcune considerazioni.

Agli amici della Ukrajins’ka Pravda: prima di riportare una notizia, APPROFONDITE LE FONTI. Siete una testata degna del più grande rispetto, per il solo fatto di essere stata fondata dal coraggioso Gija Gongadze. Avete i contatti della Voce Arancione. Chiamate o scrivete, prima di controllare la notizia.

A INOSMI: definire il vostro operato un discredito professionale è poco. Capiamo la vostra continua ricerca della polemica. E, sopratutto, del fango sui media occidentali, che coinvolge anche testate autorevoli come Voice of America, Financial Times, Rzeczpospolita ecc.

Ogni organo di stampa ha la sua ratio di esistere. Ma insinuare che si ottengano informazioni da Tokyo, significa davvero spararla grossa. E, ancor peggio del vostro operato, reo chi alle vostre calunnie ci casca, e le prende per vere.

La questione ha generato una pausa nella narrazione degli sviluppi ucraini. La Voce Arancione, indignata dinnanzi a tali calunnie, non sa ancora quanto durerà. Per questo, ce ne scusiamo con i lettori, per cui siamo diventati un punto di riferimento per una informazione non uniformata ai cliché dei vari Grandi Fratelli o Amici di Maria de Filippi.

Per questa ragione, ci limitiamo ad elencare quanto accaduto nelle 48 di nostro silenzio in Ucraina.

 

  • Il Commissario Europeo all’Integrazione, Stefan Fule, ha incontrato il Presiente ucraino, Viktor Janukovych, a cui ha presentato la possibilità di un raffreddamento delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv qualora le pressioni su dissidenti e media indipendenti non sia arrestata.
  • L’audizione del procuratore Generale alla Rada, chiesta dall’Opposizione Democratica pr chiarire lo stato dell’ondata degli arresti politici — non c’è stata. Al suo posto, un incaricato, che ha garantito come i prigioneri stiano in condizioni accettabili.
  • A carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, è stato aperto un altro capo d’accusa. Questa volta per usurpazione di 50 Milioni di Hryvnje nell’acquisto di vaccini. Nella giornata di Giovedì, 13 Gennaio, l’ex Primo Ministro è attesa in Procura per l’ennesimo interrogatorio.
  • La nomina di Stepan Bandera a Eroe di Ucraina, voluta dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, è stata revocata da un verdetto della Corte Suprema.
  • Attivisti della Asociazione Tryzub sono stati arrestati. La blogger Olena Bilozers’ka , vittima di una perquisizione.

 

Matteo Cazzulani