LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Dibattito Duda-Komorowski: un pareggio che lascia tutto come prima

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 18, 2015

Il candidato conservatore favorevole all’abbassamento dell’età pensionabile e al sostegno ad agricoltura, aziende polacche e famiglie con figli. Il Presidente moderato uscente promette continuità in crescita ed europeizzazione, e misure in supporto all’invecchiamento attivo



Varsavia – Un pareggio con squadre schierate sulla difensiva, poco fair play e tanto agonismo. Così si è svolto il dibattito televisivo tra il candidato conservatore Andrzej Duda e il Presidente uscente di orientamento moderato, Bronislaw Komorowski, trasmesso in diretta dalla televisione pubblica polacca TVP nella giornata di Domenica, 17 Maggio. 

Il dibattito, il primo dall’inizio della campagna elettorale per il ballottaggio delle Elezioni Presidenziali polacche, de facto non ha cambiato le carte in tavola, dal momento in cui i due contendenti si sono limitati a compattare il proprio elettorato.

Questa situazione -che vede i rapporti di forza precedenti al voto tra i due candidati totalmente invertiti- favorisce Duda, in testa al Primo Turno con il 34% dei consensi, e costringe Komorowski, fermo al 33% nel primo round della consultazione elettorale, ancora ad inseguire.

Duda, giovane Parlamentare Europeo del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR- che ha saputo evolvere il suo Partito Diritto e Giustizia -PiS- da posizioni fortemente clericali ad un conservatorismo più moderno sullo stile di quello dei Tory britannici, ha avuto un avvio incerto, ma ha poi saputo rimettersi in corsa dimostrando di avere un contatto diretto con l’elettorato. 

Inoltre, Duda, che ha sottolineato come Komorowski abbia finora evitato ogni confronto pubblico, ha guardato sempre negli occhi l’avversario, costringendolo a cadere nella sua provocazione e ad alzare i toni di un dibattito che tutti i media avevano previsto essere tranquillo e pacato.

Komorowski, sostenuto dalla Piattaforma Civica -PO, la principale forza politica del Paese di orientamento moderato a cui appartengono il Premier, Ewa Kopacz, e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- è riuscito a cancellare l’immagine di sé come politico poco attivo in campagna elettorale, ma non ha saputo spiegare adeguatamente quanto fatto durante la sua Amministrazione, né cosa il suo programma elettorale preveda per i prossimi 5 anni in caso di rielezione.

Punzecchiato dall’accusa dell’avversario di essere un ‘politico di palazzo’ lontano dalla gente, Komorowski, inoltre, ha più volte accusato Duda di essere dipendente da Jarosław Kaczynski, il Capo di PiS.

Nonostante il considerevole agonismo politico tra i contendenti, nel corso del dibattito è emersa una sostanziale differenza di vedute tra i due candidati.

Duda ha sostenuto incentivi per le famiglie con figli, sostegno alle imprese polacche, abbassamento dell’età pensionabile, supporto all’agricoltura -settore chiave dell’economia polacca- e contrarietà ad una fecondazione assistita sregolata.

Komorowski, da parte sua, ha dichiarato di volere replicare 5 anni di crescita economica, ha promesso misure per sostenere l’invecchiamento attivo, così da sostenere l’innalzamento dell’età pensionabile, ed ha promesso misure finanziarie per arginare l’emigrazione giovanile.

Duda per NATO ed Intermarium, Komorowski per UE e Germania

Anche per quanto riguarda la politica estera e di difesa, una certa differenza tra i due candidati è emersa in maniera quasi chiara.

Da un lato, Duda ha sostenuto una maggiore collaborazione con NATO e Stati Uniti d’America, ed ha evidenziato la necessità di stringere una stretta alleanza interna all’Unione Europea con Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Svezia: un nuovo Intermarium di Paesi accomunati da una medesima storia e comunanza di interessi spesso poco o non del tutto compresi da Bruxelles.

Inoltre, Duda si è detto favorevole ad armare l’esercito ucraino, ed ha dichiarato che lo scopo dell’azione diplomatica della Polonia, sopratutto presso le Istituzioni UE, deve essere il pieno ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Dall’altro lato, Komorowski ha condiviso una maggiore collaborazione con la NATO, ma ha ritenuto necessario integrare ulteriormente Varsavia nell’Unione Europea per rendere la Polonia un Paese-chiave dell’UE accanto a Germania e Francia, seguendo la rotta tracciata dai Governi Tusk.

In aggiunta, Komorowski si è detto favorevole all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, ma ha negato l’opportunità di inviare aiuti militari per permettere a Kyiv di difendersi dall’aggressione militare della Russia di Putin.

La relazione degli interventi del dibattito, pubblicata in diretta sul canale Twitter @MatteoCazzulani , è riportata in seguito all’analisi.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani


Parte Prima – Politica estera e di difesa

#Komorowski : Aiutare #Ucraina in seno a Unione Europea ma no ad aiuto militare a #Kyiv #DibattitoPolonia 

#Duda : #Ucraina deve entrare in #UnioneEuropea. Agire presso UE e #NATO per ottenere questo scopo #DibattitoPolonia

#Duda : Sí a basi polacco-americane per rafforzare fianco orientale #NATO. Errore non implementare scudo spaziale USA #DibattitoPolonia

#Komorowski : Sicurezza Polonia si costruisce anche in #UnioneEuropea. Contiamo solo su noi stessi #DibatittoPolonia

#Komorowski : Più fondi per esercito successo della mia Amministrazione per garantire sicurezza #Polonia. #DibattitoPolonia

#Duda : Esercito #Polonia in stato pessimo. Responsabilità è di chi ha governato finora #DibattitoPolonia 

#Duda : #Polonia deve rivitalizzare contatti con Gruppo Vysehrad, Baltico, Svezia: Paesi con una storia comune alla nostra #DibattitoPolonia

#Komorowski : Polonia deve essere più integrata in #UnioneEuropea per contare di più. Elezione #Tusk a Consiglio UE successo importante #DibattitoPolonia

Parte Seconda – Politica interna

#Duda : Includere tutte le fasce della popolazione su questioni sociali, come politica pro-famiglia #DibattitoPolonia

#Komorowski : Il dialogo tra tutte forze politiche unica via per risolvere questioni sociali #DibatittoPolonia

#Komorowski : Continuare a creare posti di lavoro per i giovani con aiuti da fondi statali per arrestare emigrazione #DibatittoPolonia

#Duda : Riportare speranza, opportunità e certezze per i giovani, costretti così ad emigrare, favorendo le imprese polacche #DibattitoPolonia

#Duda : Elezioni importanti per cambiamento, innovare l’economia polacca sulla base di maggiore liberalizzazione #DibatittoPolonia

#Komorowski : Non occorre rinnovare economia polacca, ma continuare con crescita #DibattitoPolonia 

#Komorowski : Giusto innalzare età pensionabile e pensare a invecchiamento attivo perché #Polonia ha crisi demografica #DibattitoPolonia

#Duda : Folle fare lavorare polacchi fino alla morte. Ascoltiamo la gente e abbassiamo l’età pensionabile #DibattitoPolonia

#Duda : Da tempo sostengo riforma Costituzione per restituire sovranità alla #Polonia #DibattitoPolonia

#Komorowski : Non occorre cambiamento Costituzione, ma cambiamenti in alcune sue parti #DibattitoPolonia

Parte Terza – Confronto diretto

Nelle domande dirette #Duda attacca su Agricoltura e Sanità. #Komorowski contrattacca contestando appartenenza partitica dell’avversario #DibattitoPolonia

#Duda pone domande dirette guardando negli occhi avversario. #Komorowski legge le sue da foglio preparato #DibattitoPolonia

#Duda : #Komorowski responsabile per contratti costosi per acquisto gas da #Russia e decarbornizzazione imposta da UE #DibattitoPolonia

#Duda : Rappresento meglio io la #Polonia come Parlamentare Europeo che un #Komorowski sempre assente a #Bruxelles #DibattitoPolonia 

#Komorowski : Promesse #Duda irrealizzabili perché non hanno copertura finanziaria #DibattitoPolonia

#Komorowski : Chi è contro fecondazione assistita è retrogrado. #Duda: sono padre e sono per la vita seguendo San Giovanni Paolo II #DibattitoPolonia

#Komorowski : Mio avversario cambia troppo spesso idee. #Duda : Presidente promette tutto per recuperare voti #DibattitoPolonia

#Komorowski : Prometto #Polonia che include, garantisce concordia, si rafforza in #UnioneEuropea #DibattitoPolonia

#Duda : Prometto più lavoro, difesa interesse #Polonia in UE e nel Mondo, politica finalmente credibile vicina alla gente, difesa industria polacca #DibattitoPolonia

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Elezioni Presidenziali polacche: il dibattito Duda-Komorowski in diretta Twitter su La Voce Arancione

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 16, 2015

Il primo confronto tra il candidato conservatore e il Presidente uscente moderato rappresenta una pagina importante della storia della politica della Polonia. La relazione in diretta sul canale @MatteoCazzulani

Varsavia – Una pagina della storia della politica di un importante Paese dell’Unione Europea e della NATO, nonché la disinformazione di quei pochi media italiani che ne parlano e il totale disinteresse di tutti gli altri che non trattato affatto l’argomento. Queste sono le motivazioni che hanno portato La Voce Arancione ad effettuare una relazione in diretta del Dibattito televisivo dei candidati del Secondo Turno delle Elezioni Presidenziali polacche: il conservatore Andrzej Duda e l’uscente moderato Bronislaw Komorowski.

La vittoria di Duda, in testa al Primo Turno con circa il 34% dei consensi, può portare ad un cambiamento epocale nella politica polacca, in quanto la sua nomina a Presidente de facto pensionerebbe in un colpo solo sia l’establishment di Komorowski, sia il Capo del suo Partito Diritto e Giustizia -PiS-, Jaroslaw Kaczynski.

Duda, che è riuscito ad evolvere PiS a moderna forza partitica di orientamento conservatore più simile ai Tory di Cameron in Gran Bretagna che al vecchio Partito fortemente clericale presieduto da Jaroslaw Kaczynski, ha saputo superare Komorowski, dato in testa da tutti i sondaggi, grazie ad una campagna elettorale con punti chiari e precisi, come il rafforzamento della NATO in Polonia e l’uso dei fondi europei per concedere sussidi alle famiglie con figli, creare nuovi posti di lavoro e dare la possibilità a chi ha reddito di acquistare una propria casa.

Dal canto suo, Komorowski, supportato dalla moderata Piattaforma Civica -PO, la forza politica di maggioranza del Paese, a cui appartengono il Premier, Ewa Kopacz, e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- paga una campagna elettorale totalmente sottotono, condotta con la sicurezza di vincere al Primo Turno senza tuttavia ascoltare cittadini e territorio.

Komorowski, palesemente allarmato dall’esito delle votazioni, sta cercando il sostegno sia dei socialdemocratici attraverso l’endorsement ottenuto dall’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski, sia il voto dei sostenitori del candidato classificatosi terzo al Primo Turno, Pawel Kukiz, dichiarandosi favorevole a quasi tutti i punti del suo programma elettorale.

Il dibattito tra Duda e Komorowski, il primo tra i due contendenti dall’inizio della Campagna Elettorale -dato che il Presidente uscente ha sempre evitato il confronto pubblico con i suoi avversari- è fondamentale per comprendere, e confrontare, le proposte dei due principali competitor di una delle contese più avvincenti nella storia della Polonia.

Una relazione in diretta del confronto sarà servita da La Voce Arancione nella giornata di Domenica, 17 Maggio, alle ore 20:10, presso il canale Twitter @MatteoCazzulani e la pagina Facebook Matteo Cazzulani. La relazione può essere seguita, sia su Twitter che su Facebook, anche usando l’hashtag #DibattitoPolonia.

Un commento sul dibattito sarà poi pubblicato su La Voce Arancione con ampio spazio alla cronaca generale della Campagna Elettorale

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
@MatteoCazzulani

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La Voce Arancione riprende: informazione, passione, onestà

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 19, 2015

Dopo uno stop di qualche mese, questo blog riprende, con qualche novità, la sua attività secondo uno stile improntato sull’onestà intellettuale e sul semplice fare informazione. Un particolare ringraziamento alle diverse centinaia di attestazioni di affetto e simpatia pervenute in questi mesi.

Le tante email, le telefonate, i messaggi su Twitter e Facebook, e persino qualche pacca sulla spalla. Non è bastato rifletterci molto dopo diverse centinaia di attestazioni di stima e di inviti a riprendere quello che, negli ultimi mesi, è stato temporaneamente sospeso. 

La Voce Arancione,  Blog che dal Settembre 2010 informa l’opinione pubblica italiana in merito a tematiche legate all’Europa Centro-Orientale, alla geopolitica energetica ed ai rapporti Trans Atlantici, riprende la sua attività con una certa regolarità, seppur con modalità e tempistiche differenti rispetto a quanto avvenuto finora.

Oltre che per le manifestazioni di affetto, alle quali è ancora difficile dare una risposta personale per via dell’alta quantità numerica, la decisione di riprendere l’attività de La Voce Arancione è legata a fattori molteplici. 

In primis, in un’era in cui la sicurezza dei Paesi dell’Unione Europea, se non l’esistenza dell’Unione Europea stessa, è messa a serio repentaglio da minacce globali come l’ISIL e la Russia di Putin, una fonte di informazione concentrata sul fronte orientale -l’Europa Centro-Orientale per intenderci- è fondamentale per tenere informata l’opinione pubblica italiana, tradizionalmente aliena a quanto avviene nella regione per via della scarsa preparazione culturale e della quasi assente obiettività dei principali media.

In secondo luogo, il processo di finalizzazione della ratifica del Partenariato Economico ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- e, più in generale, le farraginose trattative per il rafforzamento della cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti sul piano politico, culturale e militare, richiede un’attenzione adeguata. Sempre in Italia, i principali media trattano dell’argomento poco e male, spesso sottolineando gli svantaggi piuttosto che la reale importanza di compattare la Comunità Trans Atlantica per tutelare i valori dell’Occidente dai coltelli dell’ISIL e dai carri armati di Putin.

In terzo luogo, si ritiene necessaria l’esistenza di una Voce in lingua italiana che garantisca informazione e commenti su tematiche globali di stretta attualità attingendo da fonti originali, e non, come invece la maggior parte dei media italiani tende a fare, raccontando, ad esempio, quanto accade in Europa Centro-Orientale avvalendosi prevalentemente di fonti di informazione dalla Russia. 

Così come in passato, per fare Informazione con Passione ed Onestà, La Voce Arancione ritorna a lavorare a pieno ritmo in maniera intellettualmente onesta, con rispetto per chi pensa e scrive diversamente, ma senza alcun timore nei confronti di chi, spesso in malafede, bolla come “fascista” chi, in Italia, osa assumere un punto di vista atlantista, filo occidentale e critico nei confronti della Russia di Putin.

Tuttavia, a cambiare nel nuovo corso de La Voce Arancione è il più stretto legame con l’attività pubblicistica dell’autore: laddove il solo articolo informativo potrebbe non bastare, si farà ricorso ad analisi più dettagliate per offrire ai lettori una chiave di lettura approfondita -ovviamente secondo il modesto punto di vista dell’autore.

A cambiare nella nuova attività de La Voce Arancione sarà anche la tempistica, in quanto gli articoli e le analisi saranno pubblicate con cadenza maggiormente dilatata: non più una volta al giorno, ma ogni qual volta che una notizia degna di interesse ha luogo.

Così come in passato, La Voce Arancione lavorerà in tandem con la sua versione internazionale The Orange Voice ed in collaborazione con alcuni siti di informazione amici presso i quali i post di questo blog vengono spesso pubblicati –Guerra Ucraina, Welfare Network, Lombardi Nel Mondo, LS Blog e altri.

Infine, si permetta nuovamente una nota di gratitudine a tutti coloro che, con i loro messaggi ed attestati di stima, hanno dimostrato attaccamento, simpatia ed affetto a questo blog, ed hanno chiesto all’autore di andare avanti nel suo impegno di informare, commentare e fare riflettere.

È sopratutto grazie a costoro -ancor più che grazie ai commenti dei troll filorussi che, con cadenza quasi giornaliera, accusano La Voce Arancione di essere un organi di informazione della CIA- che si è deciso di non mollare e di andare avanti in nome della Democrazia e della Libertà: i principi dell’Occidente che La Voce Arancione sposa e condivide appieno.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

Elezioni in Ucraina: il Presidente Poroshenko presenta una propria lista

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 28, 2014

Il Capo dello Stato ucraino invita gli elettori a sostenere il Blocco Poroshenko per consentirgli la realizzazione in tempi brevi del programma elettorale con cui egli ha trionfato nelle Elezioni Presidenziali dello scorso Maggio. L’ex-Premier Yulia Tymoshenko divorzia con il Premier Yatsenyuk, lo Speaker della Rada Turchynov e il Ministro degli Interni Avakov, che escono da Batkivshchyna.

Da Partito della solidarietà a grande coalizione nazionale a sostegno della figura del Presidente. Nella giornata di mercoledì, 27 Agosto, il Partito ucraino Solidarnist, forza di orientamento centrista fondata e guidata dal Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha cambiato nome in Blocco Poroshenko.

La decisione, che come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya è stata presa per acclamazione dal congresso di Solidarnist, è stata annunciata dal neoeletto capo del Blocco, Yuri Lutsenko: una figura storica della politica ucraina che, oltre ad essere stato Ministro degli Interni sotto differenti Governi, è uno dei più noti detenuti politici dell’era dell’ex-Presidente, l’autoritario filorusso Viktor Yanukovych.

A motivare il cambio del nome di Solidarnist è stato lo stesso Presidente Poroshenko, che, in un intervento dinanzi ai delegati del Congresso del suo Partito, ha evidenziato la necessità di dare vita ad una forza politica che sia realmente impegnata nel sostenere la realizzazione del programma con cui il Capo dello Stato è stato eletto alla guida dell’Ucraina nelle Elezioni Presidenziali dello scorso 25 Maggio.

Oltre alla necessità di dare una mano ad un Presidente che, ad oggi, non può contare su una solida maggioranza in Parlamento, la nascita del Blocco Poroshenko è anche una strategia di marketing elettorale tesa a raggruppare tutte le forze del campo democratico sotto un’unica lista guidata dal Presidente.

La nascita del Blocco Poroshenko, al quale Lutsenko ha escluso la partecipazione dell’ex-Presidente, Viktor Yushchenko -accusato di avere tradito gli ideali democratici grazie ai quali egli stesso è stato eletto nel 2004, a seguito della “Rivoluzione Arancione”- è stata rivolta in primis al Partito di ispirazione moderata UDAR del Sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko, che ha attivamente collaborato con il Presidente per garantire la sua vittoria alle scorse Elezioni Presidenziali.

L’efficacia dell’operazione politica del Blocco Poroshenko ha avuto subito ripercussioni presso il Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna dell’ex-Premier, nonché principale detenuta politica dell’era Yanukovych, Yulia Tymoshenko.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Batkivshchyna, riunita a congresso quasi in contemporanea con Solidarnist, ha registrato la fuoriuscita di importati personalità del Partito, come quella del Premier, Arseniy Yatsenyuk, dello Speaker della Rada -nonché tradizionale braccio destro della Tymoshenko- Oleksandr Turchynov, e del Ministro degli Interni, Arsen Avakov.

Come riportato da Avakov sul suo account Twitter, il divorzio dalla Tymoshenko -politicamente importante per quanto riguarda il Premier Yatsenyuk, storicamente drammatico per quanto riguarda lo Speaker Turchynov- è motivato dal dissenso sulla linea proposta dalla Segreteria Nazionale di Batkivshchyna.

la Segreteria del Partito della Tymoshenko ha chiesto la ri-candidatura di Yatsenyuk a Premier, la ri-elezione di Lady Yu -com’è denominata la Tymoshenko- a capo di Batkivshchyna, e il mantenimento della forza politica social-popolare-democratica all’opposizione del Presidente Poroshenko.

Il dissenso interno a Batkivshchyna conferma le voci in merito al passaggio del Premier Yatsenyuk alla corte del Presidente Poroshenko, che avrebbe offerto all’attuale Capo del Governo la guida della lista del suo Blocco e, in seguito, la riconferma alla guida dell’Esecutivo.

A motivare la scelta di Yatsenyuk, Turchynov e Avakov di abbandonare il loro storico Partito, a cui devono la loro crescita e l’affermazione politica, sono anche i recenti sondaggi, che danno Blocco Poroshenko molto più in alto rispetto che a Batkivshchyna.

Il nuovo Blocco è già quasi il più votato

Secondo una rilevazione sociologica dello scorso 15 Luglio, il Blocco Poroshenko sarebbe infatti la seconda forza ad entrare in Parlamento con il 20,3% dei consensi, davanti a Batkivshchyna -terza con il 15% dei voti- alla moderata Hromadyanska Pozytsya -quarta con il 10%- a UDAR -quinta con il 9%- all’ultraconservatrice Svoboda e alla progressista Sylna Ukrayina -appaiate entrambe al 5%.

A superare il Blocco Poroshenko, con il 20,5%, sarebbe, sempre secondo i sondaggi, il Partito Radicale di Ucraina del Parlamentare Oleh Lyashko: un fuoriuscito di Batkivshchyna che punta ad ottenere il voto dell’elettorato definibile come populista che finora si è orientato sul Partito della Tymoshenko.

Numeri alla mano, il Presidente è privo della possibilità di formare una coalizione a lui fedele, che sia composta dal Blocco Poroshenko, da UDAR e dalla Hromadyanska Pozytsya.

Lo scopo della coalizione pro-Poroshenko è quello di isolare in un sol colpo il Partito della Tymoshenko da un lato e, dall’altro, l’ultraconservatrice Svoboda, con cui il Presidente Poroshenko non ha mai avuto buoni rapporti.

Per innalzare il rating del suo Partito, Poroshenko ha fatto appello all’unità di tutte le forze democratiche, affinché esse possano trovare un accordo per la realizzazione di liste unitarie.

Dati alla mano, la partecipazione delle forze democratiche in una sola lista è destinata ad incrementare sensibilmente il consenso dell’elettorato alla lista di Poroshenko.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: i miliziani pro-russi uccidono un Console lituano mentre la Russia sconfina nel Donbas

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 23, 2014

Come riportato dal Ministro degli Esteri della Lituania, Linas Linkevicius, i terroristi pro-russi hanno ucciso il Console Onorario lituano a Luhansk, Mykola Zelenets, dopo averlo catturato e torturato. Mezzi tendonati della Russia violano il confine con l’Ucraina senza il permesso di Kyiv

Era un imprenditore ucraino che rappresentava gli interessi della Lituania nella regione di Luhansk, nell’estremo est dell’Ucraina: è stato catturato, torturato e barbaramente ucciso dai miliziani pro-russi che, grazie all’appoggio logistico e militare dell’esercito della Russia, stanno combattendo contro le forze regolari ucraine nel Donbas.

Nella giornata di venerdì, 22 Agosto, il Console Onorario della Lituania a Luhansk, Mykola Zelenets, ha perso la vita a causa di un’uccisione seguita ad una tortura ed una detenzione da parte dei terroristi pro-russi.

A dare la notizia è stato il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, che, su Twitter, ha dichiarato che la responsabilità del grave gesto appartiene ai miliziani impegnati a contrastare l’esercito regolare ucraino nel Donbas.

“Sono profondamente scossa dalla scomparsa di un amico ucraino del popolo lituano, che ha lavorato per rafforzare l’amicizia tra la Lituania e l’Ucraina” ha commentato il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, come riportato dall’autorevole portale Delfi.

L’uccisione del Console onorario della Lituania rappresenta un gesto grave, ma non è l’unico compiuto dai terroristi del Donbas nei confronti di un Paese dell’Unione Europea e, più in generale, della Comunità occidentale.

Lo scorso 18 Agosto, gli stessi terroristi pro-russi, grazie ad armamenti sofisticati forniti dall’esercito della Russia, ha abbattuto un Boeing malaysiano contenente 300 civili di nazionalità olandese, malaysiana, australiana e statunitense.

Oltre che nel contesto degli atti di stampo terroristico compiuti dai miliziani pro-russi, l’uccisione del Console Onorario lituano rientra nella cornice delle provocazioni militari che la Russia sta compiendo nei confronti dell’Ucraina.

Sempre venerdì, 22 Agosto, 95 dei 145 mezzi russi presenti a ridosso della frontiera con l’Ucraina, che secondo il Presidente della Russia, Vladimir Putin, sarebbero carichi di aiuti umanitari, hanno sconfinato in territorio ucraino, ed hanno circolato liberamente senza alcun permesso, né dalle Autorità ucraine, né dalla Croce Rossa, a cui tuttavia spettava la concessione del via libera.

Pronta è stata la reazione dell’Ucraina, che ritiene che i mezzi russi siano una copertura per rifornire di ulteriori armi i miliziani pro-russi. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha evidenziato come lo sconfinamento dei circa 100 mezzi russi costituisca una palese violazione del Diritto Internazionale.

“La Russia spera che alcuni di questi mezzi vengano colpiti dal fuoco ucraino” ha dichiarato, a sua volta, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, presentando la volontà dei russi di creare un casus belli per giustificare una vera e propria invasione militare dell’est dell’Ucraina.

La NATO certifica gli aiuti militari di Putin ai terroristi pro-russi

Oltre che dalla parte ucraina, una forte reazione è stata espressa anche dalla NATO che, come dichiarato dal Segretario Generale, Anders Fogh Rasmussen, ha descritto l’ingresso dei mezzi russi in Ucraina come la dimostrazione della scarsa volontà da parte di Putin di attenersi agli accordi internazionali atti ad evitare la guerra.

“L’artiglieria della Russia è stata utilizzata contro l’esercito regolare ucraino, mentre mezzi e personale armato sono stati forniti dall’esercito di Mosca ai miliziani pro-russi presenti nell’est dell’Ucraina -ha dichiarato Rasmussen, come riporta una nota della NATO- Stiamo inoltre osservando un pericoloso attivismo delle forze aeree russe a ridosso del confine orientale dell’Ucraina: è una situazione preoccupante perché rappresenta un’escalation rispetto al già finora consistente impegno armato della Russia in Ucraina”.

Condanna all’ingresso dei mezzi russi in territorio ucraino è stata espressa anche dagli Stati Uniti d’America e dalla Commissione Europea, che hanno invitato la Russia ad attenersi al rispetto degli accordi internazionali e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Sanzioni alla Russia e caso Saakashvili: la Georgia ha problemi con l’Europa

Posted in Georgia by matteocazzulani on August 9, 2014

Il Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, contesta pubblicamente le misure economiche adottate dall’UE in risposta all’aggressione militare russa all’Ucraina, poco dopo che la Corte Suprema ha autorizzato l’arresto dell’ex-Presidente e leader dell’Opposizione filo atlantica. USA, Polonia, Lituania e Svezia fortemente preoccupate per il possibile caso di giustizia selettiva

Contestare pubblicamente un’azione diplomatica approntata dai più importanti alleati del Paese che si rappresenta è segno che gli amici in questione, in fondo, non sono poi considerati tali. Questa è stata la sensazione emersa presso le cancellerie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America in seguito alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, che, nella giornata di giovedì, 7 Agosto, ha criticato le sanzioni applicate da USA e UE alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Nello specifico, la Panjikidze, come riportato da Civil Georgia, ha ritenuto le sanzioni una misura inutile, che, anzi, ha portato a contro-sanzioni da parte della Russia anche nei confronti della Georgia, come la chiusura dello spazio aereo russo alle compagnie UE: un fatto che ha aumentato il tempo di percorrenza dei voli diretti in territorio georgiano dall’Unione Europea e dall’Ucraina.

Le posizioni del Ministro degli Esteri georgiano sono opinabili nel merito, ma, dal punto di vista formale, hanno aperto un caso internazionale, dal momento in cui nessuno in Occidente si aspettava una posizione apertamente critica da parte di un Paese alleato che si appresta ad avviare un difficile percorso di integrazione euro-atlantica.

Pronta è stata la reazione del Capogruppo in Parlamento del principale Partito di opposizione Movimento Popolare Unito -UNM- Davit Bakradze, che ha evidenziato come la posizione del Ministro Panjikidze, e più in generale quella della coalizione di Governo Sogno Georgiano -GD- non sia in linea con quella dei più importanti alleati della Georgia.

Le dichiarazioni della Panjikidze -che il Ministro georgiano ha poi dichiarato essere state di proposito fraintese dall’opposizione per creare una bagarre politica- hanno gettato benzina sul fuoco che già arde i rapporti tra la Georgia e l’Occidente, notevolmente compromessi dopo la sentenza di arresto preventivo emanata dalla Corte Suprema Georgiana a carico dell’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, e di altre alte Autorità del Paese lo scorso 28 Luglio.

Saakashvili, attuale Leader UNM e protagonista del processo democratico georgiano del 2003 noto come ‘Rivoluzione delle Rose’, è stato accusato di abuso d’ufficio dopo due anni dalla fine del suo mandato alla guida del Paese: una sentenza che ha allarmato l’Occidente, perplesso dinnanzi al possibile utilizzo strumentale della giustizia a fini politici.

In effetti, la sentenza a Saakashvili ricorda molto, nei modi e nei dettagli, quella applicata all’ex-Premier ucraino, Yulia Tymoshenko: anima della ‘Rivoluzione Arancione’ del 2004 -processo democratico in Ucraina successivo a quello georgiano- che, nel 2011, è stata condannata a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio dopo un processo politico messo in atto dall’ex-Presidente, il dittatore Viktor Yanukovych, per eliminare la sua temibile avversaria politica.

Pronta, in seguito al mandato di arresto per Saakashvili, è stata la reazione del Dipartimento di Stato USA, che ha espresso forte preoccupazione per la sentenza, ed ha invitato le Autorità georgiane a mantenere il piano legale separato da quello politico, ed ha dichiarato la volontà di monitorare la situazione per constatare se il caso Saakashvili rappresenta o meno un nuovo caso di giustizia selettiva nel mondo ex-URSS.

Simile è stata la posizione assunta dal Ministero degli Esteri della Polonia -il più importante alleato della Georgia in seno all’UE- che, con una nota ufficiale, preso atto dell’atmosfera già caratterizzata da precedenti arresti di esponenti dell’opposizione, ha dichiarato il timore che l’arresto di Saakashvili possa rappresentare un caso di uso politico del mezzo giudiziario, atto ad eliminare dalla competizione politica il leader dell’opposizione.

“L’uso politico del mezzo giudiziario è incompatibile con i principi dell’Unione Europea” ha commentato su Twitter il Ministro degli Esteri della Lituania -altro Paese storicamente amico della Georgia- Linas Linkevicius, a cui ha risposto di persona il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, per illustrare come l’arresto del leader UNM sia in linea con le regole della magistratura.

“Stupisce, e duole constatare, che la Georgia critica la voce dei suoi migliori amici europei anziché ascoltarla” è stata la risposta del Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt, che si è detto stupito della presa di posizione del Premier di un Paese che ha più volte dichiarato di desiderare l’integrazione nell’Unione Europea.

L’importanza di Tbilisi per la politica di diversificazione delle forniture di gas UE

Sia le sanzioni che il caso Saakashvili hanno messo a serio repentaglio i buoni rapporti tra Georgia e l’Occidente, divenuti eccellenti dopo che Tbilisi ha firmato, lo scorso 27 Giugno, assieme a Ucraina e Moldova, l’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla firma del documento, che integra progressivamente l’economia georgiana nel mercato unico europeo, la Georgia rappresenta per l’UE un partner fondamentale nella diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per decrementare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Georgia è infatti Paese di transito del Gasdotto del Caucaso del Sud-Est: un’infrastruttura attraverso la quale il gas dell’Azerbaijan è inviato dapprima in Turchia attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, in Grecia, Albania e Italia tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Per fermare la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, la Russia sta cercando di destabilizzare la Georgia, dopo avere aggredito Tbilisi militarmente nell’Agosto del 2008 per cercare di rovesciare l’Amministrazione Saakashvili: punita da Mosca per il suo orientamento filo europeo e filo atlantico.

In particolare, la Russia intende sostituire a TANAP e TAP il Southstream: un gasdotto, che invia gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito per incrementare la dipendenza dell’Europa da Mosca, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del gas russo verso l’UE, e per annullare il progetto di diversificazione delle forniture di gas concepito dalla Commissione Europea.

Per questa ragione, lo stesso Saakashvili, che ora ripara tra Polonia e Ucraina per evitare l’arresto, ha ritenuto la sentenza a suo carico politicamente motivata da un disegno di respiro internazionale orchestrato dalla Russia per eliminare un esponente politico di spessore di orientamento filo atlantico.

In particolare, Saakashvili ritiene coinvolti nella sua condanna sia il Premier Garibashvili che capo di Sogno Georgiano Bidzina Ivanishvili: l’uomo più ricco di Georgia, cresciuto ed affermatosi in Russia, che, dopo avere fondato in poco tempo la coalizione Sogno Georgiano, nelle Elezioni Parlamentari del 2012 è riuscito nell’impresa di relegare l’UNM all’opposizione.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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TAP VINCE SU NABUCCO: SCONFITTA L’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 29, 2013

La British Petroleum conferma la scelta del Gasdotto Trans Adriatico come unica infrastruttura per il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa. Tramonta il gasdotto dalla verdiana denominazione e la politica energetica comune dell’UE

Una sconfitta politica senza se e senza ma che testimonia un’amara realtà: l’Unione Europea è incapace di avere una politica energetica comune, e nell’Europa Centro-Orientale a comandare sul piano del gas sarà sempre la Russia, salvo intervento USA.

Nella giornata di venerdì, 28 Giugno, una nota del colosso energetico britannico British Petroleum ha confermato la scelta del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- come unica conduttura per il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Svizzera, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania e Grecia.

La presenza tra i soci del Gasdotto Trans Adriatico della compagnia svizzera AXPO, della tedesca E.On, e della belga Fluxys -che controlla il sistema di condutture tra Svizzera e Germania, Belgio e Gran Bretagna, e Belgio ed Olanda- permette inoltre alla TAP di servire di gas azero i mercati energetici dei Paesi dell’Europa Nord-Occidentale.

Inoltre, un accordo per la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAT- partendo dal tratto della TAP in Albania permetterà di inviare 5 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Croazia tramite Montenegro e Bosnia Erzegovina.

Infine, l’espansione nei Balcani è garantita dalla realizzazione dell’Interconnettore Bulgaria Grecia -IBG- che consentirà al gas azero del Gasdotto Trans Adriatico di raggiungere anche il territorio bulgaro.

Ad illustrare la validità della TAP sono le dichiarazioni del Direttore Manageriale della TAP, Kjetl Tungland, che ha evidenziato come il Gasdotto Trans Adriatico sia la migliore modalità per rifornire di gas dell’Azerbaijan i mercati dell’Europa Nord-Occidentale.

Proprio nelle dichiarazioni di Tungland sta la ratio del perché la scelta della TAP è una sconfitta geopolitica per l’Unione Europea, che, seppur non ufficialmente, ha sempre sostenuto il progetto rivale al Gasdotto Trans Adriatico, il Nabucco.

Questa infrastruttura è stata concepita per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, con possibili ampliamenti in Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

Il Nabucco avrebbe quindi garantito la diversificazione delle forniture di gas per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che sono fortemente dipendenti dalle forniture di gas della Russia.

Per questo, il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato supportato politicamente dai Governi di Austria, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Repubblica Ceca.

Nello specifico, l’Austria dipende da Mosca per il 52% del proprio fabbisogno, Polonia, Repubblica Ceca e Romania per circa l’82%, mentre Bulgaria, Slovacchia ed Ungheria per il 99%.

Perdono l’Europa Centro-Orientale e quella Meridionale, Italia inclusa

Con la scelta della TAP come unica infrastruttura per il trasporto del gas azero in Europa, e, sopratutto, con il tramonto definitivo del progetto Nabucco, l’Europa Centro-Orientale resta fortemente dipendente dalla Russia.

Inoltre, il progetto di diversificazione delle forniture di gas in funzione anti-russa, progettato dalla Commissione Europea, è stato calpestato dagli interessi meramente economici di colossi dell’energia come la British Petroleum.

Oltre che all’Europa Centro Orientale, poco da sorridere resta anche all’Europa Meridionale, che dalla scelta della TAP potrebbe rimanere solo apparentemente favorita.

Le dichiarazioni del Direttore Manageriale della TAP lasciano comprendere la reale intenzione del Gasdotto Trans Adriatico di rifornire i mercati dell’Europa Nord-Occidentale, utilizzando i Paesi meridionali -Grecia, Albania e Italia- come meri stati di transito.

La realizzazione di tale scanario sarebbe devastante per l’Italia, che deve avvalersi dei rifornimenti di gas azero per diversificare ulteriormente le forniture di oro blu che, ad oggi, lega il BelPaese unicamente a Russia ed Algeria.

L’assenza di compagnie italiane tra i soci della TAP -che, oltre che dalla tedesca E.On, dalla svizzera AXPO e dalla belga Fluxys è compartecipata anche dal colosso norvegese Statoil- permette di speculare su tale scenario.

Se così fosse, l’Italia perderebbe un’occasione importante per diversificare le forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria, e, così come l’Unione Europea e l’Europa Centro-Orientale, uscirebbe sconfitta dalla selezione della TAP come unico gasdotto per il trasporto dell’oro blu azero.

Lo Shale di Obama è l’ultima speranza

Dopo il tramonto definitivo del Nabucco, ai Paesi europei che dipendono fortemente dalla Russia non resta che puntare sul gas liquefatto.

L’assunzione del gas liquefatto come alternativa al monopolio energetico della Russia, confermato dalla sconfitta del Nabucco, è stata sostenuta su Twitter dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski,che ha sottolineato l’importanza per la Polonia di accelerare la realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie.

La realizzazione massiccia di rigassificatori, progettata dalla Commissione Europea, permette l’importazione di gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Grazie allo sfruttamento dei giacimenti di Shale, gli USA sono diventati il primo produttore di gas al Mondo e, ora, supportano l’avvio delle esportazioni di LNG in Europa.

Forse, ancora una volta nella storia l’Europa potrà essere aiutata solo dagli USA a vincere una battaglia geopolitica, come l’ottenimento di una seria e cospicua diversificazione delle forniture di gas.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PRIVATA DELLE PROVE DELLA SUA INNOCENZA. JURIJ LUCENKO A RISCHIO VITA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 2, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica si vede ancora una volta respinto lo studio Ernst and Young , nonostante le accuse di parzialità al giovane giudice, Rodion Kirejev, e l’ennesima mobilitazione internazionale in suo supporto. L’ex-Ministro degli Interni affetto da Cirrosi Epatica, ma lasciato in isolamento

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Non è nemmeno la saggezza del Dalai Lama ad indurre il giovane giudice, Rodion Kirejev, ad un più equo processo, né la presenza virtuale, di una manciata di Premi Nobel ad indurre l’accusa a studiare un poco di geografia. Nella giornata di giovedì, Primo di Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, si è vista negare la liberazione dall’isolamento per la quindicesima volta, e respingere l’inserimento agli atti di materiali certificanti la sua innocenza – peraltro certificata dalla maggior parte dei testimoni, sopratutto da quelli convocati dall’accusa – in un processo in cui l’ex-Primo Ministro è accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

“Lei è un delinquente, il Suo posto è in galera – ha accusato il PM l’anima della Rivoluzione Arancione con le poche energie ancora rimaste, nonostante le precarie condizioni di salute da cui non riesce a guarire senza indispensabili visite mediche da parte dei suoi medici, continuamente negate da Kirejev -così giovane e cinico, ma qual’è la Sua educazione, quando continua a falsificare gli atti del processo?”.

Nello specifico, la corte si è rifiutata di accogliere lo studio della prestigiosa compagnia Ernst and Young ed articoli dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda certificanti gli effettivi vantaggi derivanti per le casse statali dagli accordi per il gas del Gennaio 2009: documenti che farebbero cadere ogni imputazione, tuttavia ignorati dal PM, che ha preferito accogliere una registrazione di una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – e le dichiarazioni della Tymoshenko sulla sua pagina Twitter.

Ad evidenziare la parzialità di una corte sempre più sbilanciata verso l’accusa, l’avvocato, Oleksandr Plakhotnjuk, che, nel formulare la richiesta di liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica da un isolamento che dura oramai dallo scorso 5 Agosto, si è appellato alla lettera aperta di personalità di spessore della politica e della cultura mondiale appartenenti alla Shared Concern Initiative: tra essi, l’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel, l’ex-cancelliere tedesco, Richard von Weizsacher, l’ex Vescovo di Città del Capo, il Nobel per la Pace, Desmond Tutu, il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzemberg, il saggista francese André Glucksmann, il Leader del partito di opposizione russo Jabloko di ispirazione liberale ed europea, Grigorij Javlin’skij, e, ultimo ma non meno importante, il Dalai Lama.

“Perché continuate ad appellarvi all’Occidente in questo processo – ha obiettato la maggiore accusatrice, il procuratore Lilija Frolova – quando la stessa imputata si rivolge con accuse al giudice?” “Lo studio di Ernst and Young è una prova schiacciante che Kirejev si ostina a respingere perché, a suo dire, non è pertinente col processo – le ha risposto dalla difesa l’avvocato, Mykola Siryj – e poi il Dalai Lama non mi risulta sia il Leader di una potenza occidentale”.

Jurij Lucenko gravemente malato. ma il giudice lo lascia dietro le sbarre

Se Julija Tymoshenko è sempre più spinta ad una condanna politica, ed alla perdita della libertà, c’è chi invece, in peggiori condizioni di salute, rischia addirittura la vita. L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – un’altro della decina di esponenti di spicco del campo arancione vittima della repressione da parte delle autorità di Kyiv – soffre di una grave forma di Cirrosi Epatica che, se non curata in apposite strutture, potrebbe seriamente portarlo alla conta dei suoi giorni. A certificarlo, un bollettino medico del carcere di isolamento – in cui è detenuto dallo scorso 26 Dicembre – subito impugnato dalla difesa per richiederne la scarcerazione immediata, ed il trasferimento con urgenza in strutture sanitarie.

Tentativo vano, poiché la Corte ha ammesso trattamenti medici speciali solamente all’interno del Carcere di massima Sicurezza. “Vogliono annichilire mio marito, sia fisicamente che mentalmente – ha dichiarato la sconfortata moglie Iryna – quella del PM è una violazione dello stesso codice penale, che garantisce all’imputato il diritto alla salute ed alla vita”.

Matteo Cazzulani

LA DIFESA DI JULIJA TYMOSHENKO DENUNCIA LA GESTIONE ARBITRARIA DELLE IMPUTAZIONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2011

Tra i capi d’accusa inseriti persino una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino –  le dichiarazioni Twitter della Leader dell’Opposizione Democratica, e due faldoni ricomparsi nella notte. Respinti gli studi dell’autorevole Ernst and Young ed i materiali dell’Ukrajins’ka Pravda, certificanti l’innocenza dell’ex-Primo Ministro. Nuove condanne al processo politico da parte del centro-destra europeo ed americano, dagli Esteri USA, dalla Polonia, e persino dalla Federazione Russa

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo a suo carico

Nuova fase e nuove critiche internazionali, ma sempre vecchi metodi di stampo sovietico ed illiberale. Nella giornata di mercoledì, 31 Agosto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha chiuso la fase della lettura delle imputazioni, non senza le proteste della difesa che, sconcertata, ha assistito alla comparsa di due faldoni precedentemente resecati dai capi d’accusa, e, fatto assai più grave, si è vista negare l’inserimento agli atti di materiali certificanti l’innocenza dell’imputata, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julia Tymoshenko.

Nello specifico, il PM ha rifiutato l’esame in aula dello studio dell’autorevole Ernst and Young – che ha sancito come gli accordi per il gas del Gennaio 2009, per cui l’ex-Primo Ministro è accusata, alle casse statali abbiano portato guadagni, e non perdite – e simili materiali pubblicati dalla testata on-line Ukrajins’ka Pravda. Viceversa, Kirejev ha accettato la registrazione di una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – e le dichiarazioni della Tymoshenko pubblicate sulla sua pagina Twitter.

“La ricomparsa dei faldoni testimonia la fabbricazione delle imputazioni notte tempo – ha dichiarato l’avvocato difensore, Mykola Siryj – secondo il regolamento, i legali almeno dovrebbero avere del tempo per il loro esame, ma non ci è stato concesso”.

Oltre alla pausa tecnica per la presa visione delle imputazioni, ad essere negata è stata l’ennesima richiesta della difesa di liberazione di Julija Tymoshenko da una detenzione in isolamento che dura da quasi un mese – esattamente dallo scorso 5 Agosto – e che ha visibilmente indebolito la Leader dell’Opposizione Democratica, impossibilitata persino a ricevere la visita dei propri medici di fiducia. Una condizione illiberale che ha provocato l’ennesima mobilitazione internazionale: con una nota congiunta, il Presidente del partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, ed il Senatore repubblicano USA, John McCain, si sono rivolti alle Autorità ucraine per un’immediata liberazione dell’anima della Rivoluzione Arancione, illustrando come festeggiare il ventennale dell’Indipendenza dal regime sovietico reprimendo il dissenso non sia dimostrazione di maturità politica e storica. Una dichiarazione forte, subito ripresa e condivisa anche dal Dipartimento di Stato USA.

Persino la Russia contesta le Autorità ucraine

All’indomani della visita privata a Danzica, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha confermato di avere avvertito il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, che il processo e la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica rendono difficile alla Polonia il supporto delle ambizioni europee dell’Ucraina, sopratutto alla vigilia della firma di un Accordo di Associazione che, allo stato attuale, è sempre più in bilico.

A contestare Kyiv è persino la Federazione Russa, il cui Presidente, Dmitrij Medvedev, parallelamente ai tradizionali arresti di manifestanti dell’opposizione celebrati ogni 31 del mese – data in cui si organizzano manifestazioni silenziose per rivendicare la Libertà di Associazione, garantita dall’articolo 31 della Costituzione russa, ma puntualmente calpestata dalle autorità – si è detto stupito del trattamento disumano riservato alla Tymoshenko, ed ha invitato Janukovych, con cui Mosca è ai ferri corti per questioni energetiche relative al rinnovo delle forniture di gas, ad un comportamento più adeguato agli standard democratici.

Lecito ricordare che la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, è accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio del corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Oltre a Partito Popolare Europeo, USA, Polonia, e Federazione Russa, a condannare il trattamento applicato all’anima della Rivoluzione Arancione sono stati anche Unione Europea, Consiglio d’Europa, i Capi delle Chiese e delle confessioni ucraine, e le maggiori ONG internazionali indipendenti, tra cui l’autorevole Freedom House.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA MANETTE PER CHI APPLAUDE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on July 23, 2011

Decine gli arresti tra i manifestanti anti-regime, colpiti anche i giornalisti. Solidarietà ai democratici bielorussi in Polonia ed Ucraina

il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Un silenzio rotto dagli applausi, e poi gli arresti. Questo è lo scenario che, da un mese a questa parte, ha luogo a Minsk, ed in altre città della Bielorussia, dove dimostranti di orientamento liberale, democratico, e filo europeo conducono instancabilmente l’azione Rivoluzione attraverso i Social Network, per protestare contro l’autoritarismo del regime di Aljaksandar Lukashenka.

Nello specifico, i manifestanti, attraverso Facebook, Twitter, e Vkontakte, si danno appuntamento in una delle piazze principali delle città bielorusse e, dopo essersi riuniti in silenzio, esprimono la loro protesta con dei semplici applausi: un gesto tanto antico quanto semplice e spontaneo, che, puntualmente, provoca la dura reazione della milicija, che arresta una media di 40 persone.

Meno pesante, ma solo numericamente, la scure delle autorità mercoledì,20 Luglio, quando l’ennesima edizione della manifestazione pacifica ha visto l’arresto di “soli” 16 dimostranti. Colpiti, tuttavia, anche i giornalisti, rei di essere presenti in loco per testimoniare un evento di rilevante importanza. Traessi, il collega di Jevroradio, Tymofij Skybenko, trattenuto per qualche ora.

Repressione senza pausa

Inoltre, azioni in solidarietà ai democratici bielorussi sono state organizzate dinnanzi alle ambasciate ed ai consolati bielorussi polacchi ed ucraini – nello specifico, a Varsavia, Kyiv, e Leopoli.

Proteste contro il regime di Lukashenka durano ininterrottamente dallo scorso 19 Dicembre, quando il Bat’ka è stato autore di una brutale repressione delle manifestazioni spontanee, originatesi in seguito all’ennesima falsificazione delle elezioni presidenziali, durante le quali i principali avversari del dittatore bielorusso sono stati arrestati.

Condanna all’operato delle Autorità di Minsk sono state espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, ONU, e principali ONG internazionali.

Matteo Cazzulani